LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
SEZIONE II
Dell'interruzione del processo

Art. 301

Morte o impedimento del procuratore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se la parte è costituita a mezzo di procuratore, il processo è interrotto dal giorno della morte, radiazione o sospensione del procuratore stesso.

II. In tal caso si applica la disposizione dell'articolo 299.

III. Non sono cause d'interruzione la revoca della procura o la rinuncia ad essa.


GIURISPRUDENZA

Avvocati dipendenti di enti pubblici iscritti nell'Albo speciale - Cessazione del rapporto di pubblico impiego - Conseguenze in tema di "ius postulandi" - Permanenza dell'iscrizione all'Albo speciale e mantenimento della casella PEC - Irrilevanza - Notifica della sentenza all'avvocato cessato dall'impiego - Effetti.
Gli avvocati dipendenti di enti pubblici, iscritti nell'albo speciale annesso a quello professionale, sono abilitati al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera, onde la cessazione del rapporto di impiego, determinando la mancanza di legittimazione a compiere ed a ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell'ente, comporta il totale venir meno dello "ius postulandi" per una causa equiparabile a quelle elencate dall'art. 301 c.p.c., a nulla rilevando l'eventuale formale permanenza dell'iscrizione nell'albo speciale ed il mantenimento della medesima casella di posta elettronica certificata (PEC). Ne consegue che la notifica della sentenza, diretta all'ente pubblico, al precedente avvocato investito della causa in base al cessato rapporto d'impiego deve ritenersi inesistente e, pertanto, inidonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione, non essendo ipotizzabile la protrazione dell'attività lavorativa dell'avvocato-funzionario oltre il limite di durata del rapporto di lavoro subordinato ed essendo perciò inapplicabile alla fattispecie la disciplina dettata dall'art. 85 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Dicembre 2016, n. 25638.


Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Fallimento del convenuto debitore - Riassunzione del creditore attore - Nei confronti del curatore del fallimento - Notificazione personale al fallito - Effetti - Valida partecipazione del fallito al giudizio - Efficacia nei suoi confronti della successiva rinuncia alla domanda proposta dalle controparti - Esclusione - Conseguenze - Nullità insanabile della sentenza

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Nel caso di interruzione del giudizio per fallimento della parte convenuta, la riassunzione effettuata nei confronti del curatore fallimentare, che sia stata notificata personalmente al fallito, non comporta la valida partecipazione di quest'ultimo al giudizio, ne', correlativamente l'efficacia nei suoi riguardi della successiva rinuncia alla domanda manifestata dalle controparti nei confronti del solo fallimento con la espressa volontà di ottenere sentenza di condanna del fallito da far valere al suo rientro "in bonis", con la conseguenza che detta sentenza ove pronunciata è nulla insanabilmente per violazione del principio del contraddittorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Maggio 1987, n. 4709.