LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VI
Del procedimento in contumacia

Art. 291

Contumacia del convenuto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione, fissa all'attore un termine perentori per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza.

II. Se il convenuto non si costituisce neppure all'udienza fissata a norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell'articolo 171, ultimo comma.

III. Se l'ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell'articolo 307, comma terzo.

IV. Il primo comma si applica anche nei giudizi davanti ai giudici amministrativi e contabili.



________________
(1) In base all’art. 46, comma 24, della l. 18 giugno 2009, n. 69, il primo comma dell’art. 291 si applica anche ai giudizi amministrativi e contabili. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Procedimento civile - Iscrizione della causa a ruolo a seguito di prima notifica dell'atto di citazione non andata a buon fine - Convenuto non costituitosi - Tardività della costituzione dell’attore - Esclusione - Conseguenze - Ordine di rinnovazione della notificazione della citazione - Nuova iscrizione della causa a ruolo - Necessità - Esclusione.
La costituzione in giudizio dell’attore, avvenuta dopo il decimo giorno successivo al compimento di un'invalida notificazione dell'atto di citazione, non è qualificabile come tardiva, ex art. 171 c.p.c., giacché il termine di cui all'art. 165 c.p.c. decorre solo in presenza di una notifica valida; pertanto, ove, in simile ipotesi, il convenuto non si sia costituito (così sanando la nullità verificatasi), il giudice deve provvedere ai sensi dell'art. 291 c.p.c. e l'attore, rinnovata con successo la notifica, non deve reiterare la propria costituzione in giudizio, iscrivendo nuovamente la causa a ruolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Maggio 2017, n. 13775.


Contratti bancari – Forma – Contratto cd. monofirma – Predisposto dalla banca – Validità – Affermazione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza per il computo del tasso effettivo ante DL 185/08 – Affermazione 
.
La firma della banca non è da reputare necessaria qualora risultino la predisposizione del contratto da parte della stessa, la firma del correntista e la consegna del contratto al cliente, fatti che rendono non necessaria l’ulteriore approvazione del preponente, dal momento che la volontà negoziale è già espressa nel documento da lui predisposto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per il periodo fino al 31/12/209, occorre provvedere a ricalcolare il tasso effettivo medio globale sulla base dei dati esistenti relativi alla commissione massimo scoperto sul sito internet della Banca d’Italia, secondo i criteri previsti dalla Legge n.108/96. Questo tasso dovrà poi essere confrontato con il TEG applicato dalla banca, nel quale dovranno essere computati “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

La sentenza della Cass. Civ. 22.6.2016 n.12965 non può costituire un punto di svolta su cui ancorare la decisione in merito alla predetta questione: il precetto normativo è quello indicato dal’art.644 c.p. comma IV e non dalla prassi che lo ha attuato; si è verificato un fenomeno connotato da un’applicazione concreta contra legem della norma, attraverso un meccanismo per cui la commissione massimo scoperto veniva sì rilevata, ma non conteggiata nel TEGM.

Nessun istituto di credito nei suoi vertici può legittimamente affermare di non avere compreso il chiaro disposto della norma e la difformità applicativa; applicare tassi e commissioni tali da sfiorare o superare i tassi soglia è dunque stata “un’attività pericolosa” liberamente scelta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 20 Aprile 2017.


Impugnazioni – Appello – Notifica al difensore volontariamente cancellato dall'albo professionale – Inesistenza – Esclusione – Nullità -Sanatoria mediante rinnovazione.
La notifica dell'atto d'appello eseguita al difensore dell'appellato che, nelle more del decorso del termine di impugnazione, si sia volontariamente cancellato dall'albo professionale, non è inesistente - ove il procedimento notificatorio, avviato ad istanza di soggetto qualificato e dotato della possibilità giuridica di compiere detta attività, si sia comunque concluso con la consegna dell'atto - ma nulla per violazione dell'art. 330, comma 1, cod. proc. civ., in quanto indirizzata ad un soggetto non più abilitato a riceverla, atteso che la volontaria cancellazione dall'albo degli avvocati importa per il professionista la simultanea perdita dello ius postulandi tanto nel lato attivo quanto in quello passivo.

Tale nullità della notifica - ove non sia stata sanata, con efficacia retroattiva, mediante sua rinnovazione dando tempestivamente seguito all'ordine ex art. 291, comma 1, cod. proc. civ. o grazie alla volontaria costituzione dell'appellato - importa nullità del procedimento e della sentenza d'appello, ma non anche il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, giacché l'art. 301, comma 1, cod. proc. civ. deve ricomprendere tra le cause di interruzione del processo, secondo interpretazione costituzionalmente conforme in funzione di garanzia del diritto di difesa, anche l'ipotesi dell'avvocato che si sia volontariamente cancellato dall'albo, con l'ulteriore conseguenza che il termine di impugnazione non riprende a decorrere fino al venir meno della causa di interruzione o fino alla sostituzione del difensore volontariamente cancellatosi.
Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Febbraio 2017, n. 3702.


Rito del lavoro: l’inosservanza del termine dilatorio a comparire non comporta nullità dell’atto di appello – Differenza con il rito ordinario – Nullità della sola notificazione sanabile con la costituzione spontanea dell'appellato o ex art. 291 c.p.c. – Efficacia “ex tunc” della sanatoria ex art. 291 c.p.c. applicabile a tutte le nullità in genere della notificazione, derivanti da vizi che non consentono all'atto di raggiungere lo scopo a cui è destinato, ossia la regolare costituzione del rapporto processuale.
Nel rito del lavoro l'inosservanza, in sede di ricorso in appello, del termine dilatorio a comparire non è configurabile come vizio di forma e di contenuto dell'atto introduttivo, atteso che, a differenza di quanto avviene nel rito ordinario, essa si verifica quando l'impugnazione è stata già proposta mediante il deposito dei ricorso in cancelleria, mentre nel procedimento ordinario di cognizione il giorno dell'udienza di comparizione è fissato dalla parte, considerato altresì, che tale giorno è fissato, nel rito dei lavoro, dal giudice col suo provvedimento. Pertanto, tale inosservanza non comporta la nullità dello stesso atto di appello, bensì quella della sua notificazione, sanabile "ex tunc" per effetto di spontanea costituzione dell'appellato o di rinnovazione, disposta dal giudice ex art. 291 c.p.c., costituendo questa norma espressione di un principio generale dell'ordinamento, riferibile ad ogni atto che introduce il rapporto processuale e lo ricostituisce in una nuova fase giudiziale, per cui sono sanabili "ex tunc", con effetto retroattivo a seguito della rinnovazione disposta dal giudice, non solo le nullità contemplate dall'art. 160 c.p.c., ma tutte le nullità in genere della notificazione, derivanti da vizi che non consentono all'atto di raggiungere lo scopo a cui è destinato, ossia la regolare costituzione del rapporto processuale, senza che rilevi che tali nullità trovino la loro origine in una causa imputabile all'ufficiale giudiziario o alla parte istante. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Ottobre 2016, n. 20335.


Adozione - Adozione dei minori d'età - Adottandi - Adottabilità - Opposizione - Procedimento - Impugnazione - Rito camerale - Termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza - Carattere perentorio - Esclusione - Conseguenze - Fattispecie relativa al procedimento per declaratoria di stato di adottabilità di un minore.
L'omessa notifica, nel termine assegnato dal giudice, del ricorso introduttivo dell'appello avverso la declaratoria dello stato di adottabilità e del relativo decreto di fissazione di udienza (nella specie, per la rilevata mancanza di prova della ricezione della stessa, effettuata a mezzo posta elettronica certificata), non comporta, in assenza di una espressa previsione in tal senso, l'improcedibilità dell'impugnazione, dovendosi evitare interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale, ma solo la necessità dell'assegnazione di un nuovo termine, perentorio, in applicazione analogica dell'art. 291 c.p.c., sempre che la parte appellata non si sia costituita, così sanando il vizio della notificazione con effetto "ex tunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2016, n. 16335.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Giudizio di rinvio - Procedimento - Riassunzione - Citazione - Notificazione - Ricorso per cassazione - Luogo di notificazione - Vizi della sua individuazione - Rilevanza - Sanabilità.
Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell'atto, sicché i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell'ambito della nullità dell'atto, come tale sanabile, con efficacia "ex tunc", o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ex art. 291 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Luglio 2016, n. 14916.


Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Contumacia convenuto opposto – Esclusione

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto – Inammissibilità
.
Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo porta necessariamente ad escludere l’ipotesi che possa essere dichiarata la contumacia della parte opposta (artt. 291 e 645 c.p.c.). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)

Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo comporta l’ulteriore effetto conseguenziale, sul piano strettamente processuale, costituito dall’inammissibilità di un deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto, dal momento che, essendo la parte già costituita, detto atto non può che essere considerato come endoprocessuale e, quindi, assoggettato all’obbligatorietà del suo deposito telematico (artt. 166 e 645 c.p.c.; art. 16 bis D.L. 179/2012, inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2) L. 228/2012, modificato dal D.L. 83/2015). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Giugno 2016.


Procedimento europeo per le controversie di modesta entità – Contumacia del convenuto – Applicabilità del meccanismo automatico della fictia confessio – Esclusione – Criteri di liquidazione delle spese processuali.
In materia di procedimento europeo per le controversie di modesta entità, di cui al Regolamento Europeo n.861/2007, dichiarata la contumacia della parte convenuta non trova applicazione, nel nostro ordinamento, il meccanismo automatico di ficta confessio, non espressamente contemplato nel diritto processuale italiano.
Le spese vanno liquidate tenendo conto dei valori modesti della causa, degli obiettivi che si propone il procedimento europeo, di semplicità e contenimento delle spese processuali, oltre che di proporzione con il valore della causa e di necessità delle spese sostenute. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 26 Maggio 2016.


Fallimento – Notifica del ricorso introduttivo – Diretta presso la sede legale non rinvenuta – Mancata riattivazione del procedimento notificatorio – Inesistenza della notifica: affermazione – Facoltà di rinotifica: esclusione – Rimessione in termini: esclusione – Improcedibilità del ricorso: sussiste.
La richiesta sostanzia una richiesta di rimessione in termini, che potrebbe essere accolta solamente laddove venisse dimostrata la non imputabilità a parte ricorrente del mancato perfezionamento della notifica. [Nella fattispecie, a seguito del cattivo esito della notifica presso la sede legale della società, l’istante non aveva provveduto a riattivare il procedimento chiedendo all’ufficiale giudiziario il deposito dell’atto presso la casa comunale. Il Giudice dichiarava pertanto l’improcedibilità del ricorso per dichiarazione di falliemento, per mancato perfezionamento della notifica ai sensi dell’art.15 L.F.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 02 Dicembre 2015.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Omessa notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza - Inammissibilità dell'impugnazione - Esclusione - Assegnazione al ricorrente di un nuovo termine perentorio per la notifica.
Nei giudizi di impugnazione dello stato passivo ex articolo 99 L.F., l'omessa notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza al curatore ed agli eventuali creditori contro interessati entro il termine ordinatorio assegnato dal giudice non comporta l'inammissibilità dell'impugnazione, atteso che tale sanzione non è prevista dalla legge né può essere ricavata, in via interpretativa, in base al principio della ragionevole durata del processo, dovendosi evitare interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale. Ove, pertanto, il curatore e i creditori contro interessati non si siano regolarmente costituiti in giudizio, in tal modo sanando, con effetto "ex tunc", il vizio della notificazione, il giudice dovrà limitarsi ad assegnare al ricorrente un nuovo termine, perentorio, per la notifica, in applicazione analogica dell'articolo 291 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015, n. 19653.


Ricorso per cassazione contro la P.A. – Notifica presso l'avvocatura distrettuale anziché presso quella generale – Nullità – Conseguenze.
In caso di ricorso per cassazione proposto nei confronti della P.A., la nullità della notificazione eseguita presso l’Avvocatura distrettuale anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato resta sanata, con effetto ex tunc, non soltanto dalla costituzione in giudizio, anche dopo il decorso del termine dell’art. 370 c.p.c., dell’Amministrazione medesima rappresentata dall’Avvocatura generale, ma anche dalla rinnovazione della notificazione stessa presso detta Avvocatura generale, ancorché posteriore alla scadenza del termine per impugnare, sia quando il ricorrente a ciò provveda di propria iniziativa, anticipando l’ordine contemplato dall’art. 291 cpc, sia quando agisca in esecuzione di tale ordine. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Gennaio 2015, n. 608.


Notificazioni e comunicazioni – Comunicazione del decreto di fissazione udienza – Violazione del termine minimo – Art. 291 c.p.c. – Inapplicabile.
Ogni avvocato, dopo la comunicazione del proprio indirizzo di PEC al Ministero della Giustizia attraverso il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, diventa responsabile della gestione della propria PEC, nel senso che se non la apre ne risente le conseguenze. È pertanto valida a tutti gli effetti la comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza di prima comparizione nel giudizio di appello, operata dalla cancelleria a mezzo PEC e, conseguentemente, improcedibile l’appello, non avendo l’appellante provveduto ad effettuare la notifica alla controparte dell’atto di appello e del pedissequo decreto di comparizione entro il termine minimo di venticinque giorni prima della data della udienza di cui all’art. 435, terzo comma, cod. proc. civ.. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)

Non può trovare applicazione l’art. 291, cod. proc. civ., che riguarda tutt’altra situazione, e neppure può lamentarsi la mancata trasmissione a mezzo telefax, ovvero la mancata notifica tramite ufficiale giudiziario, perché, in base all’art. 136, terzo comma, cod. proc. civ., a tali forme di trasmissione può ricorrersi soltanto quando non è possibile procedersi a mezzo PEC. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)

(Caso in cui, ancorché la cancelleria avesse regolarmente comunicato a mezzo PEC al difensore il decreto di fissazione dell'udienza di discussione nel giudizio di appello, lo stesso difensore dell'appellante non aveva effettuato la notifica alla controparte, unitamente all'atto di appello, entro il termine di rito; la S.C. ha dunque confermato la statuizione della Corte di Appello di improcedibilità del ricorso). (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Luglio 2014, n. 15070.


Diritto Societario - Impugnativa di bilancio - Competenza arbitrale - Esclusione - Competenza del tribunale delle Imprese.
L’impugnativa di bilancio di società di capitali non è arbitrabile, anche dopo la riforma del diritto societario. (Paolo Pautriè) (riproduzione riservata)

La redazione bilancio presenta margini di discrezionalità esclusivamente entro i limiti puntualmente definiti dalle regole in tema di redazione del documento contabile. (Paolo Pautriè) (riproduzione riservata)

La disponibilità dell’azione non deve essere confusa con la disponibilità del diritto e con l’oggetto dell’impugnazione. (Paolo Pautriè) (riproduzione riservata)

Va confermato il principio per cui, perché l’interesse sia qualificato come indisponibile, è necessario che la sua protezione sia assicurata  mediante la proposizione di norme inderogabili, la cui violazione  determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte, come, ad esempio, proprio per le norme dirette a garantire la  chiarezza e precisione del bilancio di esercizio. (Paolo Pautriè) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 Giugno 2014, n. 14337.


Giustizia amministrativa - Riordino del processo amministrativo - Nullità della notificazione del ricorso e mancata costituzione in giudizio del destinatario - Previsione della possibilità per il giudice di stabilire un termine perentorio per il rinnovo della notificazione solo nell'ipotesi in cui ritenga che l'esito negativo della notificazione dipenda da cause non imputabili al ricorrente..
La peculiare struttura del giudizio amministrativo è di per sé ostativa all’applicabilità della regola processuale civilistica di cui al primo comma dell’art. 291 del codice di procedura civile la quale, dunque, non è espressiva di un principio generale del processo. E, invero, nel giudizio amministrativo - caratterizzato da brevi termini perentori per la sua introduzione e dall’assenza dell’istituto della contumacia - vige l’opposto principio per cui, ai fini della regolare instaurazione del rapporto processuale, il ricorso deve, entro il prescritto termine di decadenza, essere ritualmente notificato all’amministrazione resistente (ed almeno a un contro interessato). Tale essendo, dunque, il contesto strutturale e normativo del processo amministrativo, legittimamente il legislatore, delegato al correlativo riordino, ha introdotto la disposizione, di cui al comma 4 dell’art. 44, a torto impugnata dal rimettente, con la quale si esplicita l’esistenza di un onere di diligenza, per il ricorrente, in sede di notifica del ricorso. E coerentemente, lo stesso legislatore delegato, con l’art. 4, comma 1, numero 42), dell’Allegato 4, del citato d.lgs. n. 104 del 2010, ha abrogato, per incompatibilità, la disposizione che aveva precedentemente esteso al giudizio amministrativo l’applicabilità dell’art. 291, primo comma, cod. proc. civ.: disposizione, quest’ultima, che, seppur contenuta nella stessa legge n. 69 del 2009, non si inseriva però all’interno della delega di cui all’art. 44, bensì nel diverso quadro normativo del processo civile, di cui al successivo art. 46. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale Roma, 28 Gennaio 2014, n. 18.


Sentenze del giudice di pace - Appello - Normativa applicabile - Disciplina ordinaria in grado di appello

Appello - Sentenza del giudice di pace - Proposizione mediante ricorso anziché con citazione - Idoneità al raggiungimento dello scopo

Procedimento civile - Notificazione - Alla residenza, dimora, domicilio - Assenza del destinatario - Persone possibili consegnatarie della copia dell'atto da notificare - Ordine di successione - Tassatività - Notificazione a mani del portiere - Omessa attestazione nella relata del mancato rinvenimento delle altre persone indicate nel secondo comma dell'art. 139 cod. proc. civ. - Nullità della notificazione - Configurabilità - Fattispecie
.
Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare:
- l’art. 341 c.p.c., il quale prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale;
- l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”;
- il combinato disposto degli artt. 50-bis e 350, comma 1, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico;
- l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotta con “ricorso” anziché con “citazione”, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal comma 2 dell’art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita: è pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Giudizio di Divorzio – Ordinanza presidenziale contenente i provvedimenti provvisori – Omessa notifica al coniuge non comparso – Estinzione del giudizio – Esclusione – Nullità sanabile – Sussiste – Articolo 709 c.p.c. previsto per la separazione – Applicabilità – Esclusione – Norma speciale ad hoc: art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970.

Giudizio di Divorzio – Ordinanza presidenziale contenente i provvedimenti provvisori – Omessa notifica al coniuge non comparso – Art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970 – Estinzione del giudizio – Esclusione – Applicabilità artt. 164, 291 c.p.c. – Sussiste.
.
Nel processo divorzile, il coniuge che ometta di notificare il provvedimento presidenziale reso all’udienza di comparizione delle parti dinanzi a lui, non incorre nella declaratoria di estinzione ex art. 307 c.p.c., configurandosi, in ragione della particolare natura del giudizio, una ipotesi di nullità da emendare ai sensi degli artt. 164, comma I, 291 c.p.c. Al rito divorzile, infatti, non si applica l’art. 709 c.p.c. - che, appunto, prevede la necessità di assegnare al ricorrente un termine perentorio per la notifica del verbale di udienza al coniuge non comparso - ma l’art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970 (come novellati dalla legge 6 marzo 1987, n. 74 prima e poi dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modifiche dalla legge 14 maggio 2005, n. 80), che non prevedono un termine perentorio per la notifica dell’ordinanza al coniuge non comparso, disponendo che quest’ultima debba avere luogo nel rispetto dei termini a comparire di cui all’art. 163 bis c.p.c. dimidiati (deve ritenersi, peraltro, che la scelta del legislatore sia stata voluta, in quanto l’art. 4 l. 898/1970, nella formulazione antecedente alla novella del 1987, prevedeva, al pari dell’art. 709 c.p.c., l’assegnazione di un termine perentorio per la notifica al coniuge non comparso del verbale dell’udienza presidenziale). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel processo divorzile, in caso di omessa notificata al coniuge contumace del provvedimento presidenziale reso all’udienza di comparizione delle parti dinanzi a lui, è da ritenere che debba farsi applicazione analogica dell’art. 164, comma 1, c.p.c. e dell’art. 291 c.p.c., anche in considerazione del contenuto di vocatio in ius che permea l’ordinanza presidenziale all’esito delle indicate riforme di legge, rendendola assimilabile, almeno sotto tale profilo, all’atto di citazione, nel raccordo tra le due fasi in cui il procedimento si scinde. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 10 Maggio 2012.


Procedimento civile - Termini processuali - Mancata costituzione nel giudizio di primo grado a causa di infedele patrocinio del difensore - Istanza di rimessione in termini in appello ex art. 184 bis cod. proc. civ. - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
La rimessione in termini, disciplinata dall'art. 184 bis cod. proc. civ., "ratione temporis" applicabile, non può essere riferita ad un evento esterno al processo, impeditivo della costituzione della parte, quale la circostanza dell'infedeltà del legale che non abbia dato esecuzione al mandato difensivo, giacchè attinente esclusivamente alla patologia del rapporto intercorrente tra la parte sostanziale e il professionista incaricato ai sensi dell'art. 83 cod. proc. civ. che può assumere rilevanza soltanto ai fini di un'azione di responsabilità promossa contro quest'ultimo, e non già, quindi, spiegare effetti restitutori al fine del compimento di attività precluse alla parte dichiarata contumace, o, addirittura, comportare la revoca, in grado d'appello, di tale dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Marzo 2011, n. 5260.


Processo esecutivo – Pignoramento – Notifica – Nullità – Rilievo d’ufficio – Necessità..
Nel caso in cui risulti dagli atti che la notifica del pignoramento immobiliare sia stata invalidamente eseguita, il giudice dell’esecuzione deve rilevare, anche ex officio, la nullità, ove non sanata, in quanto idonea ad incidere per ripercussione sul valido compimento degli atti successivi, e disporre subito la rinnovazione degli atti viziati, alla stregua di una interpretazione delle norme del processo esecutivo costituzionalmente orientata alla puntuale attuazione dei principi del nuovo art. 111 della Carta fondamentale e, se si vuole, in applicazione del principio generale sotteso al disposto di cui all’art. 291 codice procedura civile, dettato per il processo di cognizione. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 14 Gennaio 2010.