LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO V
Della correzione delle sentenze e delle ordinanze

Art. 289

Integrazione dei provvedimenti istruttori
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I provvedimenti istruttori, che non contengono la fissazione dell'udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali, possono essere integrati, su istanza di parte o d'ufficio, entro il termine perentorio di sei mesi dall'udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.

II. L'integrazione è disposta dal presidente del collegio nel caso di provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli altri casi, con decreto che è comunicato a tutte le parti a cura del cancelliere.


GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione ex art. 615 c.p.c. - Provvedimento che sospende o chiude il processo esecutivo - Fissazione del termine per l’instaurazione della fase di merito - Necessità - Omissione da parte del giudice - Rimedi - Riassunzione dell’esecuzione all’esito dell’opposizione - Ammissibilità - Limiti.
Quando è stata proposta un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile, per la parte interessata, chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente all’instaurazione del suddetto giudizio di merito; peraltro, solo se il procedimento esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione, mentre, se il processo esecutivo è stato, invece, definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Processo esecutivo - Art. 624, comma III, c.p.c. - Finalità deflattiva - Sospensione concessa in sede di reclamo - Applicabilità.
Stante la finalità deflattiva della norma, l'art. 624, comma III, c.p.c. che, nella sua più recente formulazione, prevede la stabilizzazione degli effetti della sospensione dell'esecuzione e quindi l'estinzione del procedimento esecutivo quando non sia stata introdotta nei termini la causa di merito, si applica estensivamente anche all'ipotesi in cui la sospensione sia stata concessa in sede di reclamo, in riforma dell'ordinanza di rigetto originariamente resa dal Giudice dell'Esecuzione.

Qualora, nel concedere la sospensione dell'esecuzione, il Collegio non abbia anche fissato il termine perentorio per l'introduzione della causa di merito, la parte interessata ha facoltà di richiedere l'integrazione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 289 c.p.c. nel termine ivi previsto, fermo il diritto all'avvio dell'azione di merito, di autonoma iniziativa, nel medesimo termine (cfr. Cass. Civ. n. 5060/2014). (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 07 Febbraio 2017.