LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO V
Della correzione delle sentenze e delle ordinanze

Art. 288

Procedimento di correzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice provvede con decreto.

II. Se è chiesta da una delle parti, il giudice, con decreto da notificarsi insieme col ricorso a norma dell'articolo 170, primo e terzo comma, fissa l'udienza nella quale le parti debbono comparire davanti a lui. Sull'istanza il giudice provvede con ordinanza, che deve essere annotata sull'originale del provvedimento.

III. Se è chiesta la correzione di una sentenza dopo un anno dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle altre parti personalmente.

IV. Le sentenze possono essere impugnate relativamente alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l'ordinanza di correzione.


GIURISPRUDENZA

Estinzione del processo – Ordinanza pronunciata senza l’ordine di cancellazione della domanda giudiziale trascritta – Rimedi – Art. 2668 c.c. – Condizioni..
L’ordine giudiziale di cancellazione può essere ottenuto sia in giudizio autonomo di cognizione che in procedura camerale; esigenze di economica processuale, però, suggeriscono l’adesione, in via primaria, al modello integrativo dei provvedimenti recanti omissioni (v. art. 287 c.p.c.) in modo da evitare la “creazione” di nuove procedure al solo fine di ottenere l’ordine. E’, però, ovvio che la “via breve” per l’estinzione presuppone che la domanda per l’estinzione sia promossa da entrambe le parti del processo estinto: in tal modo si giustifica, infatti, l’adozione del provvedimento “de plano” senza necessità di alcun accertamento (v., infatti, art. 288 comma I c.p.c.). Ne consegue che: se c’è l’accordo delle parti, queste possono ottenere l’estinzione ai sensi dell’art. 288 comma I c.p.c. già mediante la procedura di correzione, le cui potenzialità sono aoggi amplificate in conseguenza della lettura costituzionalmente orientata offerta dalle Sezioni Unite della Suprema Corte (v. SS.UU. civili, sentenza 7 luglio 2010, n. 16037); sempre in caso di accordo, le parti possono optare per un procedimento camerale, nel rispetto, però, dei requisiti di cui agli artt. 2657, 2668 c.c.; dove, invece, l’accordo non vi sia, allora sarà necessario un autonomo giudizio ordinario (in cui si reputa necessaria la integrazione del contraddittorio anche verso il Conservatore) oppure la procedura ex art. 287 c.p.c. ma nella forma contenziosa (art. 288 comma II c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Ottobre 2012.