LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO V
Della correzione delle sentenze e delle ordinanze

Art. 287

Casi di correzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello (1) e le ordinanze non revocabili possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.



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(1) La Corte cost., con sentenza 10 novembre 2004, n. 335, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo limitatamente alle parole «contro le quali non sia proposto appello».

GIURISPRUDENZA

Sentenze e ordinanze - Casi di correzione - Ammissibilità del procedimento di cui all'articolo 287 c.p.c. per il caso di erronea indicazione della parte soccombente nel capo della pronuncia di condanna alla refusione delle spese di lite - Esclusione della necessità di ricorrere al gravame.
E’ ravvisabile un errore emendabile, che affligge il capo di condanna alla refusione delle spese di lite, allorché il dictum giudiziale è ricostruibile negli stessi termini, tanto attingendo alla parte motivazionale, quanto al dispositivo del decreto, in merito alla effettiva identità della parte soccombente.
In particolare, quando dalla parte motivazionale e dal dispositivo del decreto promana la volontà del giudice come diretta, da un lato all’accoglimento della tesi prospettata nelle conclusioni di una parte, e dall’altro alla condanna della stessa parte vittoriosa a rifondere le spese di giudizio all’altra parte (le cui conclusioni sono state invece rigettate, ed è perciò parte soccombente), si tratta inequivocabilmente di un errore materiale, emendabile con il procedimento di cui all’art. 287 c.p.c., perché la contraddizione è evidente e facilmente spiegabile sub specie di mero errore intervenuto durante la stesura del provvedimento. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 21 Febbraio 2017.


Ordinanza cautelare - Errore materiale - Procedimento di correzione ex art. 287 e ss.cpc. - Ammissibilità

Ordinanza cautelare - Omessa pronuncia sulla distrazione delle spese - Proposizione degli ordinari mezzi di impugnazione - Non sussiste - Esperibilità del procedimento di correzione di errore materiale ex art. 287 c.p.c. - Sussiste
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Nella ipotesi di errore materiale contenuto in ordinanza cautelare (nel caso di specie emessa in seguito a ricorso ex art. 700 cpc) è esperibile,anche in assenza di una espressa previsione legislativa,il rimedio di cui all’art. 287 e ss c.p.c.,ciò che risponde ad un principio di economia processuale e di ragionevole durata del processo. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)

L’omessa pronuncia sulla distrazione delle spese costituisce una omissione correggibile con la procedura di cui agli artt. 287 e ss. c.p.c. e non già attraverso gli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi come domanda autonoma. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)
Tribunale Enna, 24 Marzo 2016.


Fallimento - Decreto di liquidazione del compenso - Indicazione, nell'intestazione, del nome di un magistrato non componente il collegio - Nullità del decreto - Esclusione - Errore materiale - Sussistenza - Fondamento.
L'indicazione, nell'intestazione del decreto pronunciato dal tribunale (nella specie, in sede di reclamo ex art. 26 l.fall. avverso la liquidazione del compenso ad un professionista per l'attività da lui prestata nell'interesse di un fallimento), del nome di un giudice diverso da quelli componenti il collegio dinanzi al quale il procedimento è stato discusso e che lo ha trattenuto in decisione, va ascritta ad un mero errore materiale, come tale non comportante la nullità del provvedimento, ma suscettibile di correzione ai sensi dell'art. 287 c.p.c., atteso che l'intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria, si esaurisce nella riproduzione dei dati del verbale di udienza e, in difetto di elementi contrari, debbono ritenersi coincidenti i magistrati indicati nel verbale come componenti del collegio giudicante con quelli che, in concreto, hanno partecipato alla deliberazione del decreto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 2016, n. 2318.


Sentenze e ordinanze - Casi di correzione - Omessa pronuncia in ordine alle spese di CTU - Ammissibilità del procedimento di cui all'articolo 287 c.p.c. - Condizioni.
Rientra nel novero dei casi contemplati dall'articolo 287 c.p.c., il quale consente la correzione delle decisioni da omissioni o errori materiali di calcolo, la sentenza nella quale il giudice abbia nel dispositivo omesso di disporre in ordine alle spese della consulenza tecnica d'ufficio, qualora l'omissione consista in una mera disattenzione che non assurge al rango di condizione di ammissibilità del gravame. (Nel caso di specie, nella motivazione, il giudice aveva posto le spese di lite interamente a carico del soccombente per cui poteva essere esclusa, per coerenza con la ratio decidendi, la volontà, implicita, del giudicante di restringere la portata della regola di soccombenza già espressa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 25 Gennaio 2015.


Separazione consensuale – Intese dei coniugi costituenti negozi atipici – Errore – Correzione – Ricorso all’art. 287 c.p.c. – Esclusione – Rettifica da parte del notaio – Possibilità – Sussiste – Art. 59-bis d.lgs. 110/2010 (artt. 287 c.p.c., 59-bis dlgs 110/2010)..
Le intese dei coniugi che, seppur racchiuse nel contenuto degli accordi di separazione, esulano dagli elementi essenziali della separazione consensuale, si collocano nella ampia categoria dei negozi atipici, rispetto ai quali non è ammissibili la correzione dell’errore materiale di cui agli artt. 287 e ss c.p.c., potendo provvedere alla rettifica dell’eventuale errore gli stessi contraenti oppure – in caso di contratti solenni esecutivi degli impegni assunti – il notaio chiamato a rogare l’atto, ai sensi dell’ art. 59-bis del D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 110. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Maggio 2013.


Estinzione del processo – Ordinanza pronunciata senza l’ordine di cancellazione della domanda giudiziale trascritta – Rimedi – Art. 2668 c.c. – Condizioni..
L’ordine giudiziale di cancellazione può essere ottenuto sia in giudizio autonomo di cognizione che in procedura camerale; esigenze di economica processuale, però, suggeriscono l’adesione, in via primaria, al modello integrativo dei provvedimenti recanti omissioni (v. art. 287 c.p.c.) in modo da evitare la “creazione” di nuove procedure al solo fine di ottenere l’ordine. E’, però, ovvio che la “via breve” per l’estinzione presuppone che la domanda per l’estinzione sia promossa da entrambe le parti del processo estinto: in tal modo si giustifica, infatti, l’adozione del provvedimento “de plano” senza necessità di alcun accertamento (v., infatti, art. 288 comma I c.p.c.). Ne consegue che: se c’è l’accordo delle parti, queste possono ottenere l’estinzione ai sensi dell’art. 288 comma I c.p.c. già mediante la procedura di correzione, le cui potenzialità sono aoggi amplificate in conseguenza della lettura costituzionalmente orientata offerta dalle Sezioni Unite della Suprema Corte (v. SS.UU. civili, sentenza 7 luglio 2010, n. 16037); sempre in caso di accordo, le parti possono optare per un procedimento camerale, nel rispetto, però, dei requisiti di cui agli artt. 2657, 2668 c.c.; dove, invece, l’accordo non vi sia, allora sarà necessario un autonomo giudizio ordinario (in cui si reputa necessaria la integrazione del contraddittorio anche verso il Conservatore) oppure la procedura ex art. 287 c.p.c. ma nella forma contenziosa (art. 288 comma II c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Ottobre 2012.