LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE IV
Dell'intervento di terzi e della riunione di procedimenti
PARAGRAFO 1
Dell'intervento di terzi

Art. 269

Chiamata di un terzo in causa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell'articolo 106, la parte provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell'articolo 163-bis.

II. Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato dal cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.

III. Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a chiamare in causa un terzo, l'attore deve, a pena di decadenza, chiederne l'autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se concede l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. La citazione è notificata al terzo a cura dell'attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.

IV. La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione notificata entro il termine previsto dall'articolo 165, e il terzo deve costituirsi a norma dell'articolo 166.

V. Nell'ipotesi prevista dal terzo comma restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto comma dell'articolo 183 sono fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo (1).



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(1) Comma così sostituito dalla l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Società - Di capitali - Società cooperative - Capitale sociale - Partecipazione dei soci - Esclusione del socio - Delibera di esclusione - Giudizio di impugnazione - Chiamata in causa di un terzo ad opera dell'attore - Ammissibilità - Limiti.
Nel giudizio di impugnazione della deliberazione di esclusione del socio di una società cooperativa, l'attore può chiedere di essere autorizzato a chiamare in causa un terzo solo se la relativa esigenza è sorta in conseguenza delle difese della parte convenuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16617.


Opposizione allo stato passivo fallimentare - Riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo - Giudizio promosso dal concessionario - Litisconsorzio necessario con l'ente creditore - Sussistenza.
Nell'opposizione allo stato passivo fallimentare promossa dal concessionario dei servizi di riscossione di contributi previdenziali ex art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999, qualora il debitore deduca fatti o circostanze che incidono sul merito della pretesa creditoria, o eccepisca in compensazione un proprio controcredito, sussiste il litisconsorzio necessario con l'ente impositore, unico reale legittimato a stare in giudizio, essendo quella del concessionario una legittimazione meramente processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 16 Giugno 2016, n. 12450.


Contributi assicurativi - Riscossione - Riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo - Giudizio promosso da o nei confronti del concessionario - Litisconsorzio necessario tra quest'ultimo ed ente creditore - Esclusione - Fondamento - Fattispecie in tema di opposizione allo stato passivo fallimentare.
In tema di riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo, deve escludersi la configurabilità di un litisconsorzio necessario tra l'ente creditore ed il concessionario del servizio di riscossione qualora il giudizio sia promosso da quest'ultimo o nei confronti dello stesso, non assumendo a tal fine alcun rilievo che la domanda (proposta, nella specie, con l'opposizione allo stato passivo fallimentare) abbia ad oggetto, non la regolarità o la ritualità degli atti esecutivi, ma l'esistenza stessa del credito, posto che l'eventuale difetto del potere di agire o di resistere in ordine a tale accertamento comporta l'insorgenza solo di una questione di legittimazione, la cui soluzione non impone la partecipazione al giudizio dell'ente creditore. La chiamata in causa di quest'ultimo, prevista dall'art. 39 del d.lgs. n. 112 del 1999, dev'essere, pertanto, ricondotta all'art. 106 c.p.c. ed è, come tale, rimessa alla esclusiva valutazione discrezionale del giudice del merito, il cui esercizio non è censurabile né sindacabile in sede d'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2016, n. 9016.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata del terzo da parte dell’opposto – Autorizzazione del giudice – Necessità – Sussiste..
In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, anche tardiva ai sensi dell'art. 650 cod. proc. civ., per effetto dell'opposizione non si verifica alcuna inversione della posizione sostanziale delle parti nel giudizio contenzioso, nel senso che il creditore mantiene la veste di attore e l'opponente quella di convenuto, il che esplica i suoi effetti anche in ordine ai poteri e alle preclusioni di ordine processuale rispettivamente previsti per ciascuna delle due parti. Ne consegue che, ai fini della chiamata in causa del terzo da parte dell'opposto, attore in senso sostanziale, trova applicazione, non l'art. 269, secondo comma, cod. proc. civ., ma il terzo comma della stessa disposizione, essendo la detta chiamata subordinata alla valutazione discrezionale, da parte del giudice istruttore, che l'esigenza dell'estensione del contraddittorio al terzo sia derivata effettivamente dalle difese dell'opponente, convenuto in senso sostanziale (cfr. Cass., Sez. I, 27 giugno 2000, n. 8718; Cass., Sez. III, 27 gennaio 2003, n. 1185; Cass., Sez. III, 1 marzo 2007, n. 4800). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 07 Giugno 2013, n. 14444.


Procedimento civile - domanda di risarcimento del danno chiamata in causa del proprio assicuratore della responsabilita' civile da parte del convenuto - intempestiva riassunzione della domanda di garanzia - estensione dell'effetto estintivo anche alla domanda principale.
Nel processo con pluralità di parti cui dà luogo la chiamata in causa dell’assicuratore prevista dall’art. 1917, quarto comma, cod. civ., l’evento interruttivo che in primo grado colpisca l’assicuratore determina la sola interruzione del giudizio relativo alla domanda di indennità, ancorché il processo debba essere mantenuto in stato di rinvio sino alla scadenza del termine per la prosecuzione da parte dei successori del chiamato o della riassunzione da parte del chiamante; conseguentemente, l’onere della riassunzione grava sul convenuto che ha eseguito la chiamata in causa e, mancata ad opera di alcuna delle parti attività processuale utile alla prosecuzione del relativo giudizio, il processo di estingue solo per la parte che riguarda la domanda proposta con la chiamata in causa. Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Aprile 2013, n. 9686.


Procedimento civile - domanda di risarcimento del danno chiamata in causa del proprio assicuratore della responsabilita' civile da parte del convenuto - intempestiva riassunzione della domanda di garanzia - estensione dell'effetto estintivo anche alla domanda principale.
Nel processo con pluralità di parti cui dà luogo la chiamata in causa dell’assicuratore prevista dall’art. 1917, quarto comma, cod. civ., l’evento interruttivo che in primo grado colpisca l’assicuratore determina la sola interruzione del giudizio relativo alla domanda di indennità, ancorché il processo debba essere mantenuto in stato di rinvio sino alla scadenza del termine per la prosecuzione da parte dei successori del chiamato o della riassunzione da parte del chiamante; conseguentemente, l’onere della riassunzione grava sul convenuto che ha eseguito la chiamata in causa e, mancata ad opera di alcuna delle parti attività processuale utile alla prosecuzione del relativo giudizio, il processo di estingue solo per la parte che riguarda la domanda proposta con la chiamata in causa. Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Aprile 2013, n. 9686.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Chiamata di terzo da parte dell'opponente - Autorizzazione del giudice - Necessità - Modalità..
L’opponente, essendo convenuto in senso sostanziale, non può citare il terzo direttamente, ma deve domandare con lo stesso atto introduttivo l’autorizzazione al Giudice per la sua chiamata, analogicamente all’art. 269, comma 2, c.p.c., limitandosi a citare il solo ricorrente in via monitoria, non potendo le parti originarie essere altri che ingiungente ed ingiunto, e dovendo poi il giudice autorizzare la chiamata nel corso della prima udienza, a pena di nullità della chiamata diretta del terzo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 07 Giugno 2012.


Risarcimento del danno - Bene concesso in leasing - Legittimazione del concedente - Sussistenza - Condizioni - Limiti.

Procedmento civile - Automatica estensione della domanda attorea chiamata in causa del convenuto - Condizioni - Domanda del convenuto di liberazione - Unicità del rapporto controverso - Necessità.
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Chi si trova ad esercitare un potere materiale sulla cosa può subire dal danneggiamento della stessa un danno al suo patrimonio, indipendentemente dal diritto dominicale sulla stessa: legittimato pertanto all’azione risarcitoria da danno ingiusto non è allora solo il proprietario del bene, ma anche chi al momento del fatto illecito ne aveva la materiale disponibilità ed era tenuto a restituirlo intero al proprietario. Ne consegue che la legittimazione ad agire per il risarcimento del danno ad una cosa concessa in leasing, spetta all’utilizzatore qualora lo stesso sia obbligato ad eseguire le opere di manutenzione e gli siano trasferiti i rischi inerenti alla cosa al momento della conclusione del contratto e del trasferimento della medesima. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Affinchè la domanda attorea possa considerarsi automaticamente estesa al chiamato in causa da parte del convenuto, senza bisogno di istanza espressa dell’attore, occorre che il convenuto chiami in causa il terzo non al fine di fare valere nei suoi confronti un rapporto di garanzia cd. impropria, avente cioè una causa petendi diversa da quella dedotta dall’attore; ma al fine di ottenere la propria liberazione e l’individuazione del chiamato quale unico e diretto responsabile, prevedendo la legge un collegamento tra la posizione sostanziale dell’attore e del terzo chiamato, sicché la chiamata assolve il compito di supplire al difetto di citazione in giudizio da parte dell’attore del soggetto indicato dal convenuto come obbligato in sua vece, e l’estensione automatica della domanda originaria ha così quale indispensabile presupposto l’unicità del rapporto controverso tipico della cosiddetta garanzia propria. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 18 Ottobre 2011.


Domanda giudiziale del convenuto contro altro convenuto – Cd. domanda trasversale – Chiamata del terzo ex art. 269 c.p.c. – Esclusione – Mancata costituzione del convenuto destinatario della domanda trasversale – Notifica della domanda ex art. 292 c.p.c. – Sussiste. (20/07/2010).
La domanda cd. trasversale non richiede l’adempimento ex art. 269 codice procedura civile, potendo il convenuto introdurla direttamente in comparsa: se, poi, il convenuto chiamato si costituisce in giudizio, a sua richiesta il giudice assegnerà allo stesso un termine per difendersi; se, invece, non si costituisce, il giudice disporrà la notifica ex art. 292, comma I, codice procedura civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 01 Luglio 2010.


Processo civile – Intervento in causa di terzi – Richiesta di fissazione di nuova udienza per la chiamata di terzo ad istanza di parte – Provvedimento discrezionale del giudice. (22/03/2010).
Il giudice cui sia tempestivamente chiesta dal convenuto la chiamata in causa, in manleva o in regresso, del terzo, può rifiutare di fissare una nuova prima udienza per la costituzione del terzo, motivando la trattazione separata delle cause per ragioni di economia processuale e per motivi di ragionevole durata del processo intrinseci ad ogni sua scelta, dopo la novella dell’art. 111 della Costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Febbraio 2010, n. 4039.


Opposizione e decreto ingiuntivo – Chiamata in causa di terzo da parte dell’opponente – Modalità – Citazione diretta alla prima udienza..
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente, rivestendo la posizione di attore in senso formale e di convenuto in senso sostanziale, ove intenda chiamare in causa un soggetto diverso dal ricorrente in fase monitoria e convenuto-opposto, deve farlo, a pena di decadenza, citandolo direttamente per la prima udienza insieme al convenuto-opposto, nel rispetto dei termini per comparire, salvo il caso in cui l’interesse dell’attore-opponente alla chiamata in causa sia sorto a seguito delle difese svolte dal convenuto-opposto nella comparsa di risposta. (edc) Tribunale Torino, 08 Ottobre 2008, n. 0.


Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata in causa di un terzo da parte dell’opponente – Modalità – Autorizzazione del giudice – Non necessità – Chiamata in causa di terzo da parte del convenuto – Opposto – Modalità..
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’attore-opponente, ove intenda chiamare in causa un soggetto diverso dal ricorrente in fase monitoria e convenuto-opposto, deve farlo, a pena di decadenza, citandolo direttamente per la prima udienza insieme al convenuto-opposto, nel rispetto dei termini per comparire, salvo il caso in cui l’interesse dell’attore-opponente alla chiamata in causa sia sorto a seguito delle difese svolte dal convenuto-opposto nella comparsa di risposta. L’attore-opponente può dunque chiamare un terzo in causa senza necessità di richiedere alcuna autorizzazione al giudice o di instare per il differimento della prima udienza a tal fine, non essendovi alcuna norma che vieti all’opponente di evocare nel giudizio, quali convenuti in senso formale, soggetti diversi ed ulteriori rispetto alla parte che ha richiesto ed ottenuto l’ingiunzione. Il convenuto-opposto potrà chiedere lo spostamento dell’udienza di prima comparizione, ai sensi dell’art. 269, 2° comma, c.p.c., quando voglia chiamare altri ancora, senza peraltro necessitare - neppure lui - di autorizzazione alla chiamata, non più prevista nella disciplina novellata. (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26 Febbraio 2008.