LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE III
Della competenza per territorio

Art. 26-bis

Foro relativo all’espropriazione forzata di crediti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Quando il debitore è una delle pubbliche amministrazioni indicate dall'articolo 413, quinto comma, per l'espropriazione forzata di crediti è competente, salvo quanto disposto dalle leggi speciali, il giudice del luogo dove il terzo debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

II. Fuori dei casi di cui al primo comma, per l'espropriazione forzata di crediti e' competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede. (1)



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(1) Articolo aggiunto dal d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014, n. 162. La nuova disposizione si applica ai procedimenti iniziati a decorrere dall'11 dicembre 2014.

GIURISPRUDENZA

Pignoramento presso terzi – Esecutato privato non avente residenza, domicilio o dimora in Italia – Giurisdizione

Pignoramento presso terzi – Esecutato privato non avente residenza, domicilio o dimora in Italia – Competenza

Pignoramento presso terzi – Pignoramenti pendenti avanti a giudici tutti competenti – Concorso dei creditori in un unico processo esecutivo – Necessità
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L’art. 26bis, co. 2, c.p.c. (ai sensi del quale “Fuori dei casi di cui al primo comma, per l’espropriazione forzata di crediti è competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede”) disciplina la sola competenza in materia di espropriazione di crediti e non anche la giurisdizione la quale deve invece essere accertata sulla base dei criteri di giurisdizione vigenti con riferimento al rapporto dal quale il credito deriva. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui non sia applicabile la regola prevista dall’art. 26bis c.p.c., accertata la giurisdizione italiana, la competenza per l’espropriazione presso terzi dovrà essere radicata sulla base del luogo in cui risiede l’attore (art. 18, co. 2, c.p.c.). (Elisa Scorza) (riproduzione riservata)

L’esigenza di realizzare un unico processo esecutivo al fine di assicurare il concorso dei creditori e l’effettività della tutela esecutiva nei confronti del complessivo ceto creditorio deve affermarsi anche nel caso in cui il medesimo credito dell’esecutato sia oggetto di più pignoramenti eseguiti (correttamente) innanzi a diversi giudici. In tale caso (destinato a riproporsi con frequenza, considerata la regola fissata dall’art. 26bis, co. 2, c.p.c. e la maggiore mobilità dell’esecutato rispetto al terzo), non essendo ravvisabile un caso di litispendenza, né essendo possibile provvedere alla riunione o alla translatio iudicii, il concorso dei creditori dovrà realizzarsi mediante l’intervento del secondo creditore pignorante nella procedura instaurata dal primo pignorante salva l’assegnazione nel corso della seconda procedura esecutiva delle eventuali, ulteriori somme, non pignorate dal primo procedente ed oggetto invece del secondo pignoramento presso terzi. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 19 Maggio 2016.


Pignoramento presso terzi – Sequestro presso terzi – Art. 678 c.p.c. – Abrogazione – Esclusione.
La strumentalità del sequestro rispetto al pignoramento e la previsione (art. 678, co. 1, c.p.c.) per la quale il sequestro conservativo sui mobili e sui crediti si esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o presso i terzi non consentono di ritenere tacitamente abrogato il criterio di competenza previsto per il sequestro presso terzi dall’art. 678, co. 1, seconda parte c.p.c. (che ha riguardo al “tribunale del luogo di residenza del terzo”) per effetto dell’art. 26bis, co. 2, c.p.c. (che, introdotto dal d. l. n. 132/14, radica la competenza per il pignoramento di crediti nel “luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede”). Ciò non solo perché l’art. 678, co. 1, c.p.c. richiama le norme in materia di pignoramento presso terzi limitatamente all’esecuzione della misura conservativa (e non, anche, con riferimento alla competenza), ma, anche, perché non può ravvisarsi un caso di abrogazione tacita dell’art. 678 c.p.c. per effetto dell’art. 26bis, co. 2, c.p.c. atteso che l’abrogazione tacita può ravvisarsi solo quando lo ius superveniens disciplini il medesimo istituto già precedemente regolato e quando tra le due disposizioni esista una contraddizione tale da rendenerne impossibile la contemporanea operatività. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2016.