LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE III
Dell'istruzione probatoria
PARAGRAFO 8
Della prova per testimoni

Art. 244

Modo di deduzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La prova per testimoni deve essere dedotta mediante indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti, formulati in articoli separati, sui quali ciascuna di esse deve essere interrogata.


GIURISPRUDENZA

Dichiarazioni rese al difensore – Prova – Natura giuridica – Documento – Esclusione – Testimonianza – Sussiste .
L’art. 257-ter c.p.c., nella sostanza, costituisce una prova testimoniale e non documentale e deve essere raccolta nel rispetto delle prescrizioni di legge. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Novembre 2014.


Procedimento civile - Prova testimoniale - Modalità di deduzione - Identità delle circostanze articolate - Autonomia reciproca - Sussistenza - Conseguenze - Incidenza reciproca di eventuali vizi - Insussistenza..
La corrispondenza, in termini di identità delle circostanze di fatto oggetto dei relativi capitoli di prova, tra le prove testimoniali rispettivamente articolate da due diversi convenuti, conseguente all'adesione che uno dei convenuti manifesta rispetto alla prova orale articolata dall'altro convenuto, facendola propria nel rispetto dei termini processuali, impedisce che eventuali vizi della prova richiesta dal primo convenuto possano propagarsi alla medesima prova articolata dall'altro convenuto che vi ha fatto adesione, risultando i due mezzi istruttori tra loro autonomi ed indipendenti. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 03 Dicembre 2013.


Richieste istruttorie – Divieto di giudizi valutativi – Art. 244 c.p.c. – Richiesta al teste di riferire circa una “relazione extraconiugale” – Capitolazione inammissibile – Sussiste..
La nozione di “relazione extraconiugale” assorbe, in sé, almeno tre connotazioni specifiche: 1) una nozione socio-culturale, nel senso di rivelare un fatto deprecabile, in quanto si fa riferimento ad un approccio sentimentale che interviene fuori dal matrimonio e in violazione del dovere di fedeltà; 2) una nozione giuridica, in quanto si richiama una relazione di fatto, denotata da stabilità e continuità; 3) una connotazione antropologica: perché si fa riferimento ad un vincolo affettivo, la “relazione”, in cui c’è lo scambio del sentimento e degli interessi. Si tratta, allora, di una concetto che non può essere deferito al teste dovendo la parte interessata, dimostrare una eventuale relazione, mediante “fatti” e non tramite descrizioni valutative. Ad esempio: provando lo scambio di comuni abitudini di vita; la frequenza di occasioni di incontro o viaggio; l’adesione a circostanze di comunanza di vita; etc.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Ottobre 2013.


Rapporti degli investigatori privati – Efficacia probatoria – Utilizzabilità nel processo –  Mediante escussione dell’investigatore privato, a conferma del rapporto – Ammissibilità – Sussiste. .
I rapporti degli investigatori privati possono avere accesso nel processo, come prova, mediante escussione del soggetto che abbia percepito direttamente i fatti, confermandoli in sede di escussione testimoniale. Va, dunque, ribadita la necessità che i fatti e le circostanze poste a fondamento della decisione siano acquisite al processo civile nel rispetto del principio dell'oralità e del contraddittorio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Procedimento sommario di cognizione – Domanda da rigettare perché infondata in assenza di idonee prova – Decisione nelle forme del sommario – Sussiste.

Formulazione delle istanze istruttorie – Rispetto dell’art. 244 c.p.c. – Sussiste.
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La valutazione di compatibilità del rito sommario di cognizione rispetto alla complessità dell’istruttoria necessaria per la decisione della domanda, deve essere compiuta considerando la tipologia di istruttoria da compiersi, per quantità e qualità di atti istruttori necessari per accertare i fatti giuridici allegati a fondamento della domanda e delle eccezioni sollevate, considerando le contestazioni e le questioni non contestate (che pertanto non necessitano di attività istruttoria per il loro accertamento) e considerando le prove che le parti hanno dedotto nei rispettivi atti di costituzione. Infatti, la specificità del rito sommario ex art. 702 bis cpc sta anche nella necessità che le parti, ma soprattutto il ricorrente, deducano negli atti di costituzione tutte le istanze istruttorie che ritengono di formulare per adempiere al loro onere probatorio ex art. 2697 c.c. perché solo attraverso le concrete allegazioni del thema decidendum e probandum delle parti il giudice può valutare nell’ambito di quel processo se la causa possa o meno essere decisa con una istruzione sommaria e in caso di valutazione negativa disporre il mutamento del rito ex art. 702 ter cpc. Se la valutazione del thema decidendum e delle prove dedotte dalle parti è tale da ritenere non provata la domanda, nonostante l’istruttoria che potrebbe essere necessaria per la dimostrazione dei fatti costitutivi, il giudice deve semplicemente rigettare la domanda ritenendola non fondata sulla base delle prove dedotte. La valutazione circa la conversione del rito non può essere condotta sulla base dell’insufficienza o inidoneità delle prove dedotte a fondamento della domanda, perché così facendo con la conversione del rito si rimetterebbe nei termini parte ricorrente per le allegazioni istruttorie, aprendo ad ipotesi di conversione del rito determinate non dalla natura dell’istruttoria non sommaria da compiere, ma da carenze nelle deduzioni delle prove, ipotesi di conversione del rito non contemplata dall’art. 702 ter cpc. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel rito sommario di cognizione va respinta la prova orale che sia articolata senza il rispetto dell’art. 244 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 11 Luglio 2013.


Rapporti degli investigatori privati – Efficacia probatoria – Utilizzabilità nel processo – Scritti del terzo in funzione testimoniale – Necessaria acquisizione della prova mediante assunzione orale o nelle forme ex art. 257-bis c.p.c. – Sussiste – Richiesta di audizione dell’investigatore mediante conferma del suo rapporto – Ammissibilità – Esclusione – Utilizzabilità del rapporto prodotto senza il rispetto delle formalità richieste – Esclusione (artt. 101, 244, 257-bis c.p.c.)..
L’attività di investigatore privato è volta alla produzione di un servizio di acquisizione di dati e di elaborazione degli stessi e resta dunque confinata nell’ambito delle attività senza valenza pubblicistica, costituendo attività professionale collocabile nel settore del commercio. Ne consegue che i rapporti formati dall’investigatore - su mandato di una delle parti processuali, per ottenere argomenti da utilizzare avverso la controparte - sono qualificabili, quanto alla valenza probatoria, in termini di «scritti del terzo» e costituiscono, dunque, una prova atipica. Si versa, in particolare, nell’ambito degli scritti formati in funzione testimoniale, poiché redatti da terzi nell’interesse della parte a formare il convincimento del giudice circa una tesi sostenuta. Qualificate le relazioni degli investigatori privati come scritti del terzo in funzione di supporto testimoniale alla tesi della parte che li ha incaricati (premessa minore), ne consegue che, nel processo civile, non possono essere utilizzate le dichiarazioni testimoniali degli investigatori ma, semmai, i fatti precisi, circostanziati e chiari che il terzo (investigatore) abbia appreso con la sua percezione diretta: e ciò mediante la raccolta della prova orale nel processo. Conseguentemente, è inammissibile la richiesta istruttoria con cui l’istante si limiti a chiedere al giudice che l’investigatore venga a “confermare” il rapporto investigativo versato in atti; rapporto che, contenendo «fatti» non assunti in giudizio nel contraddittorio e con le forme di legge, non è utilizzabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Aprile 2013.


Processo civile – Prova per testimoni – Mancata deduzione ai sensi e per gli effetti dell’art. 244 c.p.c. e inderogabilità della indicazione – Impossibilità di sostituzione di testi – Sostituzione del teste deceduto con altro teste non ritualmente indicato..
Nel processo civile, ciascuna parte che intenda avvalersi della prova per testimoni, ha l'onere di indicare, a pena di decadenza ex art. 183 c.p.c. – nel processo ordinario di cognizione - o 414 c.p.c. – nelle controversie in materia di lavoro - , tutti i soggetti in grado di confermare i fatti controversi nel giudizio e non è consentita, quindi, la sostituzione dei testi, che non siano in grado di riferire sui fatti, con altri non originariamente indicati nelle memorie istruttorie ovvero nel ricorso introduttivo cosicché l'assunzione di testi che non siano stati preventivamente e specificamente indicati nel rispetto di dette norme è consentita solamente nei casi previsti dall'art. 257 c.p.c., la cui enunciazione deve ritenersi tassativa, dal momento che l'obbligo della rituale indicazione di cui all’art. 244 c.p.c. è inderogabile. Ne consegue l’impossibilità, pertanto, di sostituire, anche, i testi deceduti prima della assunzione, con altri che non siano stati indicati, dalla parte stessa che ne chiede la sostituzione, nei modi e nei termini di cui all'art. 244 c.p.c.. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 15 Gennaio 2013.