LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO I
Dell'introduzione della causa
SEZIONE I
Della citazione e della costituzione delle parti

Art. 167

Comparsa di risposta
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue difese prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda, indicare le proprie generalità e il codice fiscale (1), i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti che offre in comunicazione, formulare le conclusioni.

II. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. Se è omesso o risulta assolutamente incerto l'oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale, il giudice, rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla integrazione.

III. Se intende chiamare un terzo in causa, deve farne dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai sensi dell'articolo 269.



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(1) L'art. 4 del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito con modificazioni nella legge 22 febbraio 2010, n. 24 ha inserito, con effetto dal 27 febbraio 2010, le parole «le proprie generalità e il codice fiscale,».

GIURISPRUDENZA

Procedimento civile - Onere del convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda - Decadenze - Esclusione - Rilievo d'ufficio - Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Onere del convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della opposizione - Decadenza relativa alle sole eccezioni in senso stretto - Fattispecie in tema di contestazione della titolarità del credito.
Se è vero che, riguardo alle difese del convenuto, l'art. 167, comma 1, c.p.c. chiede al convenuto di proporre nella comparsa di risposta tutte le difese prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda, tale disposizione, contrariamente a quanto sancito nel comma successivo, non prevede decadenze, onde la questione che non si risolva in un'eccezione in senso stretto può essere posta dal convenuto anche oltre quel termine e può essere sollevata d'ufficio dal giudice.

Lo stesso principio può estendersi all'opposizione allo stato passivo, atteso che la L. Fall., art. 99, comma 7, prevede che la memoria difensiva deve contenere a pena di decadenza solo le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio (nonchè l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti), sicchè la presa di posizione del fallimento opposto circa la titolarità del diritto affermato dall'attore, non costituendo eccezione in senso stretto, ben può essere prospettata in un momento successivo rispetto alla tempestiva costituzione in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2018, n. 4453.


Contestazione generica – Art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003 ed art. 167 c.p.c. – Effetti – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Diritto di recesso ex art. 30 TUF – Oggetto – Applicazione anche nel caso di effettuazione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro – Sussistenza
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L’art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003, rito societario, è una disposizione che replica la previsione di cui all’art. 167, comma 1, prima parte, c.p.c. da cui si desume che il convenuto, anche prima della modificazione dell’art. 115 c.p.c., era tenuto a sollevare con la comparsa contestazioni chiare e specifiche alle allegazioni di parte attrice. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)

Il diritto di recesso riconosciuto all’investitore ex art. 30 TUF, sesto comma, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non è contemplato, trova applicazione anche alle vendite fuori sede che hanno avuto esecuzione in virtù di un servizio di investimento diverso da quello di collocamento, compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2018, n. 3644.


Condominio negli edifici - Decreto ingiuntivo per il pagamento degli oneri condominiali - Opposizione - Limitazione della domanda alle spese di amministrazione e manutenzione ordinaria, in ragione della titolarità, in capo all’ingiunto, del solo diritto reale di abitazione - Ammissibilità - Fondamento.
Proposta opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto per il pagamento degli oneri condominiali, costituisce mera “emendatio libelli”, consentita, la richiesta, formulata dal condominio opposto in sede di comparsa di costituzione e risposta, di condanna dell'opponente al pagamento di un importo inferiore a quello ingiunto e corrispondente alle sole spese condominiali di manutenzione e di amministrazione ordinaria, con esclusione di quelle di straordinaria amministrazione, in ragione della titolarità, in capo all’obbligato, anziché del diritto di proprietà, come esposto nel ricorso monitorio, del diritto reale di abitazione sulla stessa unità immobiliare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Aprile 2017, n. 9920.


Nullità del contratto di credito al consumo sottoscritto tra il venditore ed il consumatore per omissione della descrizione analitica del bene finanziato, del prezzo di acquisto e delle condizioni del trasferimento  del diritto di proprietà, ove non contestuale – Sussiste

Diritto della banca che ha erogato il finanziamento al rivenditore di pretendere la restituzione dell’importo nei confronti del consumatore – Non sussiste

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, ammissibilità dell’eccezione di nullità del contratto da cui il credito deriva sollevata con la memoria ex art. 183 VI co. c.p.c. – Sussiste
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Ai sensi dell’art. 124 n. 3 TUB ( D. Lgs. 385/93), nel testo ratione temporis applicabile, con riferimento ai contratti che abbiano ad oggetto determinati beni o servizi, deve ritenersi la fondatezza dell’eccezione di nullità del contratto di finanziamento sottoscritto tra il venditore ed il consumatore, ove il testo contrattuale non contenga la descrizione analitica del bene, il prezzo di acquisto e le condizioni del trasferimento del diritto di proprietà, nei casi in cui il passaggio di proprietà non sia immediato, atteso che si tratta di requisiti di forma-contenuto previsti a pena di nullità. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Stante la nullità del contratto di finanziamento, l’erogazione della somma al venditore configura, in sostanza, un indebito oggettivo, per il quale tenuto alla restituzione è il solo percipiente, nella specie il venditore. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Sono ammissibili le eccezioni nuove relative alla nullità totale del contratto da cui il credito deriva, introdotte con la memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c., poiché, trattandosi di eccezioni rilevabili d’ufficio ai sensi dell’art. 1421 c.c., non opera il limite temporale della loro proposizione nell’atto di citazione che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, è equivalente alla comparsa di risposta del convenuto nel rito ordinario. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 01 Agosto 2015.


Procedimento civile - Attività assertive delle parti - Intervento del terzo - Preclusioni.
Maturate per le parti originarie le preclusioni assertive di cui agli artt. 167 e 183 c.p.c., il terzo può svolgere solo intervento adesivo dipendente, con esclusione assoluta di “nova". (Andrea Mirenda) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Febbraio 2015.


Procedimento civile - Principio di non contestazione - Contestazione sull'an debeatur - Contestazione del quantum debeatur - Valutazione del caso concreto..
La questione se la contestazione sull'an debeatur si estenda o meno alla contestazione del quantum della pretesa non può essere risolta sulla base di criteri astratti, ma caso per caso, verificando se i fatti allegati ai fini della quantificazione della pretesa sono investiti dalla contestazione sull’an debeatur. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che qualora il convenuto contesti in radice la pretesa di pagamento dell'attore, egli non sia anche tenuto a contestare i conteggi allegati per la sua determinazione) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Gennaio 2014.


Procedimento monitorio - Esecuzione provvisoria in pendenza di opposizione - Contestazione generica dell'opponente - Illegittima applicazione dei tassi di interesse e applicazione di un tasso effettivo globale usurario - Mancata contestazione dei fatti posti dall'attore a fondamento della domanda..
Non è idoneo a contrastare la richiesta di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto ai sensi dell'articolo 648 c.p.c. il comportamento dell'opponente che si limiti a dedurre genericamente la illegittimità dell'applicazione di tassi di interesse, commissioni spese, e l'applicazione di un tasso effettivo globale qualificabile come usurario e non adempia, invece, al dovere prescritto dall'articolo 167 c.p.c. di proporre tutte le sue difese prendendo posizione, contestandoli, sui fatti posti a dall'attore a fondamento della domanda. Tribunale Pescara, 16 Agosto 2013.


Obbligazioni e contratti – Nullità – Rilievo d’ufficio – Azione di risoluzione per inadempimento – Sentenza che decide sul merito della domanda – Giudicato implicito – Primato della questione più liquida.
Debbono essere investite nuovamente le Sezioni Unite in merito al principio di diritto dalle stesse affermato nella sentenza n. 14828 del 4.9.2012, ove, per un verso, si è affermato che, poiché la risoluzione contrattuale è coerente solo con l'esistenza di un contratto valido, il giudice di merito, investito della domanda di risoluzione del contratto, ha il potere-dovere, previa provocazione del contraddittorio sulla questione, di rilevare ogni forma di nullità del contratto stesso (salvo che non sia soggetta a regime speciale), e, per altro verso, si è asserito che il medesimo giudice di merito accerta la nullità incidenter tantum senza effetto di giudicato, a meno che non sia stata proposta la relativa domanda, pervenendosi, tuttavia, alla conclusione che il giudicato implicito sulla validità del contratto si forma tutte le volte in cui la causa relativa alla risoluzione sia stata decisa nel merito (persino in ipotesi di suo rigetto per effetto della ritenuta "ragione più liquida", ossia in virtù dell'esclusivo esame di una questione assorbente idonea, da sola, a sorreggere la decisione del giudice adito, che non abbia richiesto alcuna valutazione - nemmeno meramente incidentale - sulle questioni concernenti l'esistenza e la validità del contratto stesso). (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 03 Luglio 2013.


MY Way - Nullità ai sensi dell’art. 30 comma 7 D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso nel modulo - Collegamento negoziale e nullità - Inadeguatezza della operazione agli obiettivi di investimento - Omesso adempimento da parte della banca degli obblighi informativi - Responsabilità precontrattuale della banca - Annullabilità dell’operazione negoziale per errore essenziale e riconoscibile..
Il contratto MY Way sottende una operazione negoziale complessa, e ad alto rischio per l’investitore, caratterizzata dal collegamento negoziale tra il finanziamento concesso dalla banca per l’acquisto dei titoli che rappresentano al contempo l’oggetto dell’investimento al quale contestualmente viene destinata la somma ricevuta a titolo di mutuo da restituirsi in un arco temporale di 15-30 anni tramite rate mensili comprensive di capitale ed interessi. La nullità stabilità dall’art. 30 comma 7 del D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso quando il modulo contrattuale riferito all’investimento venga sottoscritto fuori dai locali commerciali della banca, determina la nullità di tutti i negozi collegati. La banca è quindi obbligata a restituire al cliente gli importi dal medesimo versati a titolo di rimborso delle rate di finanziamento. L’operazione così concepita si rivela inoltre inadeguata rispetto agli obiettivi di “pura redditività” e “minimo rischio a breve periodo” che vengono fatti dichiarare al cliente tramite apposite clausole preconfezionate e che corredano il modulo contrattuale. Di qui anche la responsabilità precontrattuale, che è altresì avvalorata pure dalla insussistenza di adeguata informazione sulla composizione del fondo di investimento. L’impianto contrattuale è tale da determinare l’annullabilità di tutti i negozi collegati per errore essenziale e riconoscibile, che il cliente può far valere, e nei cui confronti va esclusa una ipotesi di concorso di colpa che possa abbattere l’ammontare delle somme che la banca è tenuta a restituire, dato l’elevato tecnicismo della fattispecie. (Aurelio Arnese) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 08 Marzo 2013.


Intervento del terzo - Effetto delle preclusioni già verificatesi a carico delle parti - Accettazione del processo nello stato in cui si trova - Soggezione dell'interveniente alle limitazioni della parte che per prima è incorsa nelle preclusioni - Limiti all'attività dell'interveniente adesivo..
La disposizione di cui al primo comma dell'articolo 268 c.p.c., secondo la quale "il terzo non può compiere atti che al momento dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna altra parte, salvo che comparisca volontariamente per l'integrazione necessaria del contraddittorio", comporta che il terzo che intervenga in un giudizio già pendente deve accettare il processo nello stato in cui si trova e non può sottrarsi agli effetti delle preclusioni già verificatesi a carico delle parti, con la precisazione che la norma fa riferimento agli atti preclusi ad almeno una delle parti, così che l'attività dell’interveniente subisce le medesime limitazioni cui è soggetta la parte che per prima incorre nelle preclusioni. Gli interventi "principale" e "litisconsortile", con i quali il terzo propone sempre una domanda nuova, devono, quindi, ritenersi ammissibili solo nel termine stabilito per la costituzione del convenuto, mentre l'intervento "adesivo" deve ritenersi ammissibile anche oltre il termine di cui all'articolo 166 c.p.c., poiché, in questo caso, il terzo, non proponendo una domanda autonoma e limitandosi a chiedere l'accoglimento di quella della parte adiuvata, non è soggetto al regime di preclusioni delineato dagli articoli 166 e 167 c.p.c., pur dovendo sottostare alle limitazioni derivanti da altre preclusioni (ad esempio istruttorie) nel frattempo verificatesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Novembre 2012.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Domanda riconvenzionale del convenuto opposto - Inammissibilità..
L’opposto, convenuto formale ma attore in senso sostanziale, non può porre in essere una domanda riconvenzionale, a meno che trattasi di reconventio reconventionis. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Ottobre 2012.


Onere di contestazione – Art. 167 c.p.c. – Interpretazione costituzionalmente orientata – Esigenza di contestazione specifica – Sussiste.

Onere di contestazione – Tempestività – Sussiste.

Onere di contestazione – Principio del Giusto Processo – Ragionevole Durata – Esigenza di contestazione specifica – Fondamento – Giudizi instaurati prima della entrata in vigore della legge 69/2009 che ha modificato l'art. 115 c.p.c..
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Ai sensi dell'art. 167 c.p.c., la mancata presa di posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso, comporta di per sè una linea di difesa incompatibile con la negazione della pretesa, rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsiasi controllo probatorio.
(Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il potere di contestazione, concorrendo con quello di allegazione nell'individuazione del thema decidendum e probandum, soggiace agli stessi limiti preclusivi di quest'ultimo, costituiti dall'udienza di trattazione, di cui agli artt. 183 e 420, per il processo del lavoro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Se fosse sufficiente una contestazione generica e di stile affinché l’attore sia tenuto a provare tutti i fatti costitutivi della domanda, dovremmo concludere che, in questo caso, non opererebbe l'onere di contestazione tempestiva. Onere che si fonda su tutto il sistema processuale. A tal fine rilevano: il carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena; il sistema di preclusioni, che comporta per entrambe le parti l'onere di collaborare, fin dalle prime battute processuali, a circoscrivere la materia controversa; i principi di lealtà e probità posti a carico delle parti; il generale principio di economia che deve informare il processo, avuto riguardo al novellato art. 111 Cost. (Cass. 13 giugno 2005, n. 12636). Inoltre, l'attore che non volesse correre il concreto rischio del rigetto della domanda allegherebbe la sussistenza di tutti i requisiti e articolerebbe sugli stessi le relative prove, con conseguente incidenza sulla rapida definizione del giudizio, indipendentemente da una effettiva contestazione della controparte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 18 Maggio 2011, n. 10860.


Domanda giudiziale del convenuto contro altro convenuto – Cd. domanda trasversale – Chiamata del terzo ex art. 269 c.p.c. – Esclusione – Mancata costituzione del convenuto destinatario della domanda trasversale – Notifica della domanda ex art. 292 c.p.c. – Sussiste. (20/07/2010).
La domanda cd. trasversale non richiede l’adempimento ex art. 269 codice procedura civile, potendo il convenuto introdurla direttamente in comparsa: se, poi, il convenuto chiamato si costituisce in giudizio, a sua richiesta il giudice assegnerà allo stesso un termine per difendersi; se, invece, non si costituisce, il giudice disporrà la notifica ex art. 292, comma I, codice procedura civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 01 Luglio 2010.


Procedimento monitorio - Opposizione - Domanda riconvenzionale dell'opposto - Mutamento in senso ampliativo o restrittivo della quantificazione monetaria del dovuto..
In tema di ammissibilità della riconvenzionale avanzata dall’opposto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, si può definire mera modifica della domanda (e come tale consentita anche all'opposto indipendentemente dalle riconvenzionali avversarie) quella che, lasciando immutati causa petendi e petitum immediato, modifichi in senso ampliativo o restrittivo la mera quantificazione monetaria del dovuto. È dunque ammissibile la domanda riconvenzionale dell’opposto che, non comportando immutazione dei fatti posti a fondamento dell'azione e non introducendo un tema d'indagine completamente nuovo, chieda la condanna dell’opponente al pagamento dei premi assicurativi successivi all’emissione del decreto ingiuntivo opposto. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata)

In tema di contratto di assicurazione, qualora l’agente non abbia ricevuto il potere specifico di convenire clausole di rescindibilità, esse non sono efficaci nei confronti del rappresentato, versandosi nell’ipotesi di cui all’art. 1398 c.c.. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona, 03 Gennaio 2010.


Processo civile – Preclusioni – Eccezioni del convenuto non rilevabili d’ufficio – Domande riconvenzionali – Deduzione in comparsa di risposta – Necessità..
A seguito della modifica del secondo comma dell’art. 167 c.p.c. (sostituito dall’art. 3 del D.L. n. 238/1995, reiterato con l’art. 3 del D.L. n. 347/1995, nonché con l’art. 3 del D.L. n. 432/1995, convertito con modificazioni dalla Legge n. 534/1995 e, infine, modificato dall’art. 2 del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005), deve ritenersi che, a pena di decadenza, il convenuto debba proporre in comparsa di risposta sia “le eventuali domande riconvenzionali” sia  “le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio” e che, inoltre, debba anche costituirsi tempestivamente, ossia: i) almeno venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione; ii) almeno dieci giorni prima nel caso di abbreviazione di termini a norma dell’art. 163 bis c.p.c.; iii) almeno venti giorni prima dell’udienza fissata a norma dell’art. 168 bis, 5° comma, c.p.c. (cfr. artt. 167, 2° comma, 171, 2° comma, e 166 c.p.c.). (edc) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Aprile 2009, n. 0.


Processo civile – Preclusioni – Accordo delle parti – Irrilevanza – Interesse pubblico al funzionamento del processo – Sussistenza..
Le preclusioni previste dal codice di procedura civile possono essere rilevate dal giudice anche d’ufficio e non possono ritenersi “superate” neppure dalla concorde volontà delle parti. Le norme sulle preclusioni non sono, infatti, poste soltanto a garanzia del contraddittorio, ma soddisfano anche e soprattutto ragioni di ordine pubblico attinenti al funzionamento stesso del processo, in aderenza ai principi di immediatezza, oralità e concentrazione che lo caratterizzano, con al conseguenza la natura pubblicistica dell’interesse generale ad un processo rapido ed ordinato impone sempre la rilevabilità d’ufficio e la insanabilità per accordo delle parti delle eventuali deduzioni tardive. (edc) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Aprile 2009, n. 0.


Processo civile – Costituzione del convenuto – Decadenze e preclusioni – Domande riconvenzionali ed eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio..
Ai sensi dell’art. 167 c.p.c., coordinato con il successivo art. 171, 2° comma, c.p.c., il convenuto che non si costituisce nel termine assegnatogli dall’art. 166 c.p.c. (bensì tardivamente), decade sia dalla facoltà di proporre domande riconvenzionali sia dalla facoltà di proporre eventuali eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. La tempestiva costituzione in giudizio tramite comparsa di risposta rappresenta, pertanto, per il convenuto il primo ed ultimo momento utile per far valere qualsiasi difesa qualificabile come “eccezione processuale e/o di merito non rilevabile d’ufficio”. D'altronde, l’aver ancorato alla comparsa di risposta il rilievo delle eccezioni in senso stretto non può procurare alcuna menomazione del diritto di difesa del convenuto, anche perché con la Legge n. 263/2005 i termini a comparire di cui all’art. 163 bis c.p.c. sono stati ampliati (da 60 a 90 giorni se se l’atto va notificato in Italia, e da 120 a 150 giorni, se va notificato all’estero). (edc) Tribunale Torino, 06 Novembre 2008, n. 0.


Processo civile – Costituzione del convenuto – Decadenze – Onere del convenuto di proporre in comparsa di risposta domande riconvenzionale ed eccezioni non rilevabili d’ufficio – Sussistenza – Costituzione in giudizio venti giorni prima dell’udienza – Necessità..
A seguito della modifica del secondo comma dell’art. 167 c.p.c. (sostituito dall’art. 3 del D.L. n. 238/1995, reiterato con l’art. 3 del D.L. n. 347/1995, nonché con l’art. 3 del D.L. n. 432/1995, convertito con modificazioni dalla Legge n. 534/1995 e, infine, modificato dall’art. 2 del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005), deve ritenersi che, a pena di decadenza, il convenuto debba proporre sia “le eventuali domande riconvenzionali” sia  “le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio” in comparsa di risposta, e costituirsi almeno venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione o almeno dieci giorni prima nel caso di abbreviazione di termini a norma dell’art. 163 bis ovvero almeno venti giorni prima dell’udienza fissata a norma dell’art. 168 bis, quinto comma (cfr. artt. 167, 2° comma, 171, 2° comma, e 166 c.p.c.). (edc) Tribunale Torino, 05 Novembre 2008, n. 0.


Processo civile – Preclusioni – Rilevabilità d’ufficio – Sussistenza – Concorde volontà delle parti volta a superare le preclusioni maturate – Irrilevanza..
Anche a seguito della Riforma al codice di procedura civile del 2005 (D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005 e Legge n. 263/2005) deve ritenersi che le preclusioni previste dal codice di procedura civile possano e debbano essere rilevate dal giudice anche d’ufficio e non possano ritenersi “superate” neppure dalla concorde volontà delle parti. (edc) Tribunale Torino, 05 Novembre 2008, n. 0.