LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO I
Dell'introduzione della causa
SEZIONE I
Della citazione e della costituzione delle parti

Art. 166

Costituzione del convenuto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il convenuto deve costituirsi a mezzo del procuratore, o personalmente nei casi consentiti dalla legge, almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione, o almeno dieci giorni prima nel caso di abbreviazione di termini a norma del secondo comma dell'articolo 163-bis, ovvero almeno venti giorni prima dell'udienza fissata a norma dell'articolo 168-bis, quinto comma, depositando in cancelleria il proprio fascicolo contenente la comparsa di cui all'articolo 167 con la copia della citazione notificata, la procura e i documenti che offre in comunicazione.


GIURISPRUDENZA

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Contumacia convenuto opposto – Esclusione

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto – Inammissibilità
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Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo porta necessariamente ad escludere l’ipotesi che possa essere dichiarata la contumacia della parte opposta (artt. 291 e 645 c.p.c.). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)

Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo comporta l’ulteriore effetto conseguenziale, sul piano strettamente processuale, costituito dall’inammissibilità di un deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto, dal momento che, essendo la parte già costituita, detto atto non può che essere considerato come endoprocessuale e, quindi, assoggettato all’obbligatorietà del suo deposito telematico (artt. 166 e 645 c.p.c.; art. 16 bis D.L. 179/2012, inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2) L. 228/2012, modificato dal D.L. 83/2015). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Giugno 2016.


Processo civile telematico - Procedimenti contenziosi iniziati dal 30 giugno 2014 anteriormente alle modifiche di cui al D.L. 83 del 2015 - Deposito telematico dell'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo - Nullità - Esclusione - Mera irregolarità - Raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti.
In tema di processo civile telematico, nei procedimenti contenziosi iniziati dinanzi ai tribunali dal 30 giugno 2014, nella disciplina dell'art. 16-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, inserito dall'art. 1, coma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, anteriormente alle modifiche apportate dal decreto-legge n. 83 del 2015 (che, con l'art. 19, comma 1, lettera a, n. 1), vi ha aggiunto il comma 1-bis), il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell'atto introduttivo del giudizio, ivi compreso l'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, non dà luogo ad una nullità della costituzione dell'attore, ma ad una mera irregolarità, sicché ogniqualvolta l'atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell'ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, deve ritenersi integrato il raggiungimento della scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti. (Principio di diritto enunciato dalla Corte) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento per ingiunzione - Opposizione - Inammissibilità dell'opposizione - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Valore sostanziale di sentenza - Appellabilità.
Il provvedimento dichiarativo della inammissibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per difetto di costituzione dell'opponente o per ritardata costituzione del medesimo non è direttamente impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., essendo esso soggetto a gravame secondo i normali criteri del giudizio di cognizione. Invero, nell'opposizione a decreto ingiuntivo, che introduce un ordinario giudizio di cognizione, il decreto di inammissibilità dell'opposizione, adottato per il riscontrato difetto di rituale costituzione dell'opponente, assume valore sostanziale di sentenza ed è pertanto suscettibile di impugnazione mediante appello, con tale mezzo realizzandosi, attraverso la normale garanzia giurisdizionale e nel contraddittorio delle parti interessate, un controllo circa la sussistenza dei presupposti legittimanti la dichiarata inammissibilità (Cass. civ., sez. I, 15 dicembre 1982, n. 6908). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Processo civile telematico - Deposito telematico dell'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo - Ammissibilità.
A decorrere dal 30 giugno 2014, è ammissibile - nella disciplina dell'art. 16-bis del decreto-legge n, 179 del 2012, inserito dall'art. 1, comma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, nel testo anteriore al decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132 (che, con l'art. 19, comma 1, lettera a, numero 1, vi ha aggiunto il comma 1-bis) - il deposito con modalità telematiche dell'atto di opposizione a decreto ingiuntivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Processo civile telematico - Deposito degli atti introduttivi in via telematica - Mancanza di sanzioni espresse di nullità - Irrilevanza della prescrizione formale se l'atto viziato ha egualmente raggiunto lo scopo.
In mancanza di una sanzione espressa di nullità del deposito degli atti introduttivi in via telematica, la questione va risolta considerando che, secondo il principio cardine di strumentalità delle forme desumibile dal combinato disposto degli artt. 121 e 156 cod. proc. civ. (cfr. Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22726; Sez. Un., 18 aprile 2016, n. 7665), le forme degli atti del processo non sono prescritte dalla legge per la realizzazione di un valore in sé o per il perseguimento di un fine proprio ed autonomo, ma sono previste come lo strumento più idoneo per la realizzazione di un certo risultato, il quale si pone come l'obiettivo che la norma disciplinante la forma dell'atto intende conseguire. Il tessuto normativa del codice di rito, ispirato ad un principio di economia conservativa, mostra di ritenere la nullità come un sistema di limiti e di rimedi. Considerando irrilevante l'eventuale inosservanza della prescrizione formale se l'atto viziato ha egualmente raggiunto lo scopo cui è destinato, l'ordinamento decrementa le volte che il processo civile si conclude con una pronuncia di carattere meramente processuale, incapace di definire il merito della lite con una distribuzione del torto e della ragione tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Deposito degli atti - Deviazioni dallo schema legale - Mera irregolarità.
In tema di deposito degli atti, la deviazione dallo schema legale deve essere valutata come una mera irregolarità, in quanto non è prevista dalla legge una nullità in correlazione a tale tipo di vizio, giungendo alla conclusione che l'attestazione da parte del cancelliere del ricevimento degli atti e il loro inserimento nel fascicolo processuale integrano il raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario, e che, in tal caso, la sanatoria si produce dalla data di ricezione dell'atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quello di spedizione (Cass. civ., Sez. Un., 4 marzo 2009, n. 5160; Cass. civ., sez. I, 17 giugno 2015, n. 12509). Applicando tale principio, va esclusa una valutazione di radicale difformità del deposito per via telematica, da parte del difensore, dell'atto introduttivo del giudizio rispetto a quello, tipico, che si realizza con modalità cartacee secondo le forme supposte dall'art. 165 cod. proc. civ. e dalle pertinenti disposizioni di attuazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Deposito degli atti - Deviazioni dallo schema legale - Scopo del deposito di un atto processuale - Presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario - Deposito in via telematica anziché con modalità cartacee dell'atto introduttivo del processo di cognizione - Mera irregolarità - Mancanza di un provvedimento ministeriale autorizzativo - Irrilevanza.
Poiché lo scopo del deposito di un atto processuale consiste nella presa di contatto fra la parte e l'ufficio giudiziario dinanzi al quale la controversia è instaurata e nella messa a disposizione delle altre parti processuali, il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell'atto introduttivo del processo di cognizione si risolve in una mera irregolarità: una imperfezione non viziante la costituzione in giudizio dell'attore e non idonea ad impedire al deposito stesso di produrre i suoi effetti tipici tutte le volte che l'atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell'ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, ex art. 16-bis, coma 7, del decreto-legge n. 179 del 2012. Questa conclusione non è ostacolata dalla mancanza di un provvedimento ministeriale autorizzativo, riferito al singolo tribunale in cui si svolge la controversia, che specificamente comprenda l'atto introduttivo del giudizio tra quelli per i quali opera l'abilitazione al deposito telematico. Infatti, il citato art. 35 del decreto ministeriale n. 44 del 2011, in vista dell'attivazione della trasmissione dei documenti informatici da parte dei soggetti abilitati esterni, si limita a conferire al decreto dirigenziale del Ministero il compito di accertare l'installazione e l'idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio. Non rientra, pertanto, in quest'ambito di potere accertativo di funzionalità tecniche l'individuazione, altresì, del novero degli atti depositabili telematicamente, la quale discende dalla normativa primaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Intervento volontario – Limiti – Costituzione oltre l'udienza di prima comparizione – Possibilità di formulare domande nuove – Inammissibilità.
L’intervento adesivo autonomo è inammissibile oltre il termine stabilito per la costituzione del convenuto quando viene proposta una domanda nuova, ovvero una domanda con un diritto autonomo e dipendente dal titolo dedotto in giudizio. La ratio sottesa a tale limite è quella di ridurre al minimo la possibilità che il processo assuma un carattere “cumulativo” e, pertanto, che ostacoli una sua pronta definizione.  

Il terzo che non rispetta tali termini amplia l’oggetto del giudizio rendendo più gravoso il processo, ritardandone la conclusione. Diversamente opinando verrebbero resi due principi cardine del sistema processuale, quello del contraddittorio e quello della celerità. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino, 25 Maggio 2015.


Processo civile telematico - Invio degli atti introduttivi del giudizio - Mancata previsione ex articolo 35 D.M. 44/2011 - Esclusione.
Il fatto che l’articolo 16 bis del D.L. 179/2012 (non interessato dalle recenti disposizioni di cui al D.L. 90/2014) preveda, al primo comma,  l’obbligo dell’invio con modalità telematiche degli atti endoprocedimentali non esclude che tali modalità siano adottate con riferimento agli atti introduttivi di attore e convenuto; ciò nonostante si deve ritenere che l’invio per via telematica degli atti introduttivi, e quindi anche della comparsa di risposta, sia da escludere qualora, con riferimento allo specifico ufficio giudiziario, sia stato adottato il decreto autorizzativo di cui all’articolo 35, comma 1, del D.M. 44/2011, il quale preveda l’attivazione dei servizi telematici esclusivamente per alcuni tipi di atti e non per quelli introduttivi di attore e convenuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 01 Settembre 2014.


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La domanda riconvenzionale impropria (ossia quella proposta da un convenuto nei confronti di un altro) soggiace all’ordinario regime delle preclusioni previste per la comparsa di risposta. (Luca Bertozzi e Wenner Gatta) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 04 Settembre 2013.


Intervento del terzo - Effetto delle preclusioni già verificatesi a carico delle parti - Accettazione del processo nello stato in cui si trova - Soggezione dell'interveniente alle limitazioni della parte che per prima è incorsa nelle preclusioni - Limiti all'attività dell'interveniente adesivo..
La disposizione di cui al primo comma dell'articolo 268 c.p.c., secondo la quale "il terzo non può compiere atti che al momento dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna altra parte, salvo che comparisca volontariamente per l'integrazione necessaria del contraddittorio", comporta che il terzo che intervenga in un giudizio già pendente deve accettare il processo nello stato in cui si trova e non può sottrarsi agli effetti delle preclusioni già verificatesi a carico delle parti, con la precisazione che la norma fa riferimento agli atti preclusi ad almeno una delle parti, così che l'attività dell’interveniente subisce le medesime limitazioni cui è soggetta la parte che per prima incorre nelle preclusioni. Gli interventi "principale" e "litisconsortile", con i quali il terzo propone sempre una domanda nuova, devono, quindi, ritenersi ammissibili solo nel termine stabilito per la costituzione del convenuto, mentre l'intervento "adesivo" deve ritenersi ammissibile anche oltre il termine di cui all'articolo 166 c.p.c., poiché, in questo caso, il terzo, non proponendo una domanda autonoma e limitandosi a chiedere l'accoglimento di quella della parte adiuvata, non è soggetto al regime di preclusioni delineato dagli articoli 166 e 167 c.p.c., pur dovendo sottostare alle limitazioni derivanti da altre preclusioni (ad esempio istruttorie) nel frattempo verificatesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Novembre 2012.


Atto di citazione - Nullità - Mancata indicazione del termine a comparire - Raggiungimento dello scopo - Impossibilità di fissazione di nuova udienza - Rimessione in termini.

Atto di citazione - Termine a comparire - Indicazione specifica del termine - Necessità.
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Nel caso in cui si verifichino vizi dell’atto di citazione diversi dalle nullità previste dall’art. 164 c.p.c. (mancata indicazione del termine a comparite di gg. 20) e l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo, e non sia possibile fissare nuova udienza ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. per essersi verificato un vizio diverso da quelli previsti nel citato comma, soccorre la remissione in termini di cui all’art. 153 c.p.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

Nell’atto di citazione a giudizio non è sufficiente indicare l’articolo di legge che prevede i termini a comparire – art. 166 c.p.c. – dovendo l’attore indicare specificatamente il termine di gg 20 prima dell’udienza di comparizione quale termine per costituirsi per non incorrere nelle decadenza prescritte dalla normativa. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Atto di citazione - Termine a comparire - Indicazione specifica del termine - Necessità..
Nell’atto di citazione a giudizio non è sufficiente indicare l’articolo di legge che prevede i termini a comparire – art. 166 c.p.c. – dovendo l’attore indicare specificatamente il termine di gg 20 prima dell’udienza di comparizione quale termine per costituirsi per non incorrere nelle decadenza prescritte dalla normativa. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Processo civile – Costituzione del convenuto – Decadenze e preclusioni – Domande riconvenzionali ed eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio..
Ai sensi dell’art. 167 c.p.c., coordinato con il successivo art. 171, 2° comma, c.p.c., il convenuto che non si costituisce nel termine assegnatogli dall’art. 166 c.p.c. (bensì tardivamente), decade sia dalla facoltà di proporre domande riconvenzionali sia dalla facoltà di proporre eventuali eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. La tempestiva costituzione in giudizio tramite comparsa di risposta rappresenta, pertanto, per il convenuto il primo ed ultimo momento utile per far valere qualsiasi difesa qualificabile come “eccezione processuale e/o di merito non rilevabile d’ufficio”. D'altronde, l’aver ancorato alla comparsa di risposta il rilievo delle eccezioni in senso stretto non può procurare alcuna menomazione del diritto di difesa del convenuto, anche perché con la Legge n. 263/2005 i termini a comparire di cui all’art. 163 bis c.p.c. sono stati ampliati (da 60 a 90 giorni se se l’atto va notificato in Italia, e da 120 a 150 giorni, se va notificato all’estero). (edc) Tribunale Torino, 06 Novembre 2008, n. 0.