LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO I
Dell'introduzione della causa
SEZIONE I
Della citazione e della costituzione delle parti

Art. 164

Nullità della citazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La citazione è nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1 e 2 dell'articolo 163, se manca l'indicazione della data dell'udienza di comparizione, se è stato assegnato un termine a comparire inferiore a quello stabilito dalla legge ovvero se manca l'avvertimento previsto dal numero 7 dell'articolo 163.

II. Se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice, rilevata la nullità della citazione ai sensi del primo comma, ne dispone d'ufficio la rinnovazione entro un termine perentorio. Questa sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono sin dal momento della prima notificazione. Se la rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell'articolo 307, comma terzo.

III. La costituzione del convenuto sana i vizi della citazione e restano salvi gli effetti sostanziali e processuali di cui al secondo comma; tuttavia, se il convenuto deduce l'inosservanza dei termini a comparire o la mancanza dell'avvertimento previsto dal numero 7 dell'articolo 163, il giudice fissa una nuova udienza nel rispetto dei termini.

IV. La citazione è altresì nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto il requisito stabilito nel numero 3 dell'articolo 163 ovvero se manca l'esposizione dei fatti di cui al numero 4 dello stesso articolo.

V. Il giudice, rilevata la nullità ai sensi del comma precedente, fissa all'attore un termine perentorio per rinnovare la citazione o, se il convenuto si è costituito, per integrare la domanda. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti quesiti anteriormente alla rinnovazione o alla integrazione.

VI. Nel caso di integrazione della domanda, il giudice fissa l'udienza ai sensi del secondo (2) comma dell'articolo 183 e si applica l'articolo 167.



________________
(2) La parola «secondo» ha sostituito, in sede di conversione, la parola «ultimo» in base al d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1° marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Dichiarazione - Comparizione del debitore che lamenti il mancato rispetto del termine ex art. 15, comma 3, l.fall. - Fissazione di nuova udienza - Ammissibilità - Fondamento.
Nell'ambito del procedimento prefallimentare, deve ritenersi consentita, in applicazione dell'art. 164, comma 3, c.p.c. ed in assenza di una previsione contraria o incompatibile dettata dalla disciplina speciale, la fissazione di una nuova udienza dopo la comparizione del debitore, il quale lamenti il mancato rispetto del termine di comparizione di cui all'art. 15, comma 3, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26945.


Notificazione di un primo atto d’impugnazione – Effetti – Nuova impugnazione – Condizioni – Termine breve – Decorrenza – Dalla proposizione della prima impugnazione.
La notifica di un primo atto di appello (o di ricorso per cassazione) determina il passaggio irretrattabile alla fase dell’impugnazione e dimostra conoscenza legale della sentenza da parte dell’impugnante, sicché l’eventuale ripetizione dell’atto, ammessa nei limiti ex art. 358 c.p.c., deve essere tempestiva in relazione al termine breve decorrente dalla data di proposizione della prima impugnazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 2016, n. 12084.


Giusto processo – Art. 111 Cost. – Pronuncia nel merito – Artt. 50, 164 co. 5, 182 c.p.c. – Sussistenza.
Il principio fondamentale, ricavabile dalla lettura sistematica degli artt. 50, 164 co. 5, 182 c.p.c. e corollario del canone del giusto processo sancito dall’art. 111 Cost., che informa l’intero sistema secondo il quale il processo tende naturalmente a un accertamento nel merito è applicabile anche al rito cautelare. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 Gennaio 2016.


Procedimento civile – Azione di nullità – Nullità dell’atto di citazione per indeterminatezza dell’oggetto.
Deve considerarsi affetto da nullità per indeterminatezza dell’oggetto l’atto di citazione nel quale l’attore chieda dichiararsi la nullità di atti negoziali dei quali non risultino specificati né i contraenti né l’oggetto. (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 17 Agosto 2015.


Procedimento civile – Azione di nullità – Nullità dell’atto di citazione per indeterminatezza dell’oggetto – Sanatoria .
L’attore il quale chieda dichiararsi la nullità di atti negoziali dei quali non risultino specificati né i contraenti né l’oggetto può sanare la nullità del suo atto di citazione per indeterminatezza dell’oggetto, in difetto di un precedente provvedimento giudiziale ex art.164 cpc, fino all’udienza di precisazione delle conclusioni (nel caso di specie, avendo l’attore indicato in tale occasione il nome dei contraenti e l’oggetto di solo un parte dei molteplici negozi impugnati, il giudice ha dichiarato l’atto di citazione nullo per la restante parte). (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 17 Agosto 2015.


Domanda risarcitoria – “Danni subiti e subendi” – Genericità – Conseguenze – Sussiste.
Chi domanda in giudizio il risarcimento del danno ha l’onere di descrivere in modo concreto i pregiudizi dei quali chiede il ristoro, senza limitarsi a formule vuote e stereotipe come la richiesta di risarcimento dei “danni subiti e subendi”. Domande di questo tipo, quando non ne sia dichiarata la nullità ex articolo 164 c.p.c., non fanno sorgere in capo al giudice alcun obbligo di provvedere in merito al risarcimento dei danni che fossero descritti concretamente solo in corso di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 Giugno 2015.


Mancato rispetto della pari temporaneità nell’applicazione dell’anatocismo – Anatocismo – Commissioni di massimo scoperto – Interessi usurari – Variazione tassi di interesse – Indeterminatezza della causa petendi – Ordinanza di integrazione della citazione – Onere della prova – Non sufficiente precisione della memoria integrativa – Nullità della citazione – Estinzione del giudizio.
Qualora il difetto dell’onere di allegazione dell’attore, eccepito dal convenuto nella comparsa di costituzione e risposta, e rilevato dal G.I. con ordinanza dichiarativa della nullità della citazione, non venga sanato da parte attrice nel termine disposto dal Giudice ai sensi dell’art. 307, III comma c.p.c. per il rinnovo della citazione, il processo si estingue. (1) (Carlo Rossi Chauvenet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18 Giugno 2015.


Atto di citazione – Requisiti – Esposizione degli elementi di fatto e diritto – Modalità idonee a consentire alla controparte la conoscenza di causa petendi e petitum della pretesa attorea – Effetti – Nullità dell’atto introduttivo – Insussistenza.
E’ da escludersi la sussistenza della nullità dell’atto introduttivo del giudizio – segnatamente sotto il profilo preso in considerazione dall’art. 164, 4° comma c.p.c. - nel caso in cui l’attore abbia, nel proprio atto introduttivo, delineato i fatti costitutivi della propria pretesa in modo sufficiente ad esplicitare l’azione che il medesimo ha inteso proporre, ed in particolare abbia specificato senza incertezze – se non marginali o comunque superabili attraverso l’esame del contenuto complessivo dell’atto introduttivo – petitum e causa petendi della formulata domanda. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 12 Febbraio 2015.


Nullità della citazione ex art. 164 c.p.c. – Inosservanza dei termini o mancanza di avvertimento – Nullità – Difese nel merito – Esclusione.
Il terzo comma dell’art. 164 c.p.c., là dove, in ipotesi di nullità della citazione per inosservanza del termine di comparizione o mancanza dell’avvertimento ai sensi dell’art. 163 n. 7 c.p.c., esclude che la nullità della citazione sia sanata dalla costituzione del convento, se egli eccepisca tali nullità, ed impone al giudice di fissare nuova udienza nel rispetto dei termini, suppone una costituzione del convenuto limitata alla sola deduzione della nullità e non una costituzione che abbia luogo con la formulazione dell’eccezione, accompagnata dalla richiesta di fissazione di una nuova udienza, e, nel contempo, con lo svolgimento delle difese, dovendosi, invece, in tal caso, ritenere verificata la sanatoria della nullità della citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Ottobre 2014, n. 21910.


Citazione priva della vocatio in ius - Non sanabilità della nullità.
Nel caso in cui la citazione sia priva non solo dell’indicazione della data di prima comparizione, ma anche della stessa vocatio in ius, la nullità è insanabile, non potendosi applicare l’articolo 164, comma 1, c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 02 Settembre 2014.


Fallimento della parte - Dopo la pubblicazione della sentenza e durante la decorrenza del termine per il ricorso per cassazione - Notificazione del ricorso al soggetto "in bonis" presso il procuratore domiciliatario - Nullità del ricorso - Notifica in rinnovazione al curatore - Sanatoria.
In tema di impugnazioni, qualora dopo la sentenza di secondo grado ed in pendenza del termine per la proposizione del gravame, intervenga il fallimento della parte, il ricorso per cassazione dev'essere proposto e notificato nei confronti del fallimento, mentre ove sia proposto nei confronti del soggetto "in bonis" e notificato al procuratore domiciliatario nel giudizio d'appello, è nullo ai sensi degli artt. 163 e 164 cod. proc. civ., ma la nullità è sanata dalla notifica effettuata, in rinnovazione, al curatore fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Luglio 2014, n. 16070.


Azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Natura sociale dell’azione – Legittimazione sostitutiva del socio – Litisconsorzio necessario tra società e socio – Sussistenza.

Revoca cautelare dell’amministratore della SRL – Presupposti – Gravi irregolarità nella gestione della società – Danno effettivo o danno potenziale quale conseguenza di tali irregolarità – Natura conservativa o anticipatoria della misura cautelare – Strumentalità della misura rispetto all’azione di responsabilità o all’azione di revoca dell’amministratore.

Responsabilità dell’amministratore di SRL nei confronti del socio – Azione individuale – Danno diretto – Sussistenza – Danno riflesso – Esclusione.

Strumenti cautelari per il socio in caso di azione individuale di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Revoca e/o decadenza dell’amministratore – Esclusione.
.
L’attenuazione del nesso di strumentalità necessaria ed il venir meno della necessaria fase di merito - conseguenti alla inserzione dei nuovi commi 6 e 7 nell'art. 669-octies c.p.c., attuata dal D.L. n. 35/2005, convertito in L. n. 80/2005 - non elimina la possibilità che venga instaurato un processo di cognizione avente ad oggetto la domanda (di merito), con la conseguente necessità, per chi invoca la tutela cautelare, di indicare specificamente l'azione di merito cui il ricorso è strumentale ai sensi dell’art. 125 cpc. E’ sufficiente una prospettazione dei fatti costitutivi e delle richieste che faccia individuare implicitamente la tutela che s’intende azionare in sede di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La conseguenza dell’omessa indicazione dell’azione di merito va rinvenuta in una pronunzia di rito che rigetti l’istanza, non apparendo applicabile alla fattispecie il meccanismo della rinnovazione integrazione dell’atto introduttivo previsto dall’art. 164 cpc. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476 c.c., comma 3 c.c., prevede la legittimazione sostitutiva del socio a promuovere l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di Srl. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’azione prevista da tale norma è azione di tipo sociale. Infatti l’amministratore risponde nei confronti della società, della correttezza e legittimità della sua attività di gestione; può dirsi, più precisamente, che la società sia creditrice dell’adempimento dell’obbligo gestorio nei riguardi di chi l’amministra e, quindi, di quello risarcitorio nei casi in cui l’attività non sia svolta nel rispetto della legge e dello statuto, provocando danni all’ente. Nei suddetti termini, un’interpretazione dell’art. 2476 che voglia essere conforme al dettato Costituzionale e, segnatamente, ai diritti contemplati dall’art. 24 della Carta, non può che imporre il riconoscimento alla società della legittimazione ad agire per tutela dei crediti appena evidenziati. D’altra parte, è prevista espressamente che l’azione di cui si discute sia oggetto di rinunzia o transazione da parte della società ( salva deroga statutaria); ciò costituisce conferma di un potere dispositivo, che altrimenti non può giustificarsi se non quale contraltare di una legittimazione sostanziale e processuale della società nei confronti del suo amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476, comma 3°cit., ove prevede la possibilità di richiedere la revoca cautelare dell’amministratore di Srl, è tuttora oggetto di due lettura; una, per cui tale misura sarebbe strumentale all’azione sociale di responsabilità, tale per cui la richiesta potrebbe essere proposta solo in caso di gravi irregolarità di gestione che abbiano già provocato un danno al patrimonio sociale. Altra lettura è invece nel senso che l’azione (cautelare) di revoca (anticipata) dell’amministratore costituisca, in realtà, una misura tipica volta non a cautelare il proficuo esercizio dell’azione sociale di responsabilità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Di fronte al medesimo fatto, doloso o colposo, costituente “inosservanza da parte degli amministratori ai doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società” ex art. 2476, comma 1°, c.c. ovvero espressione o sintomo di “gravi irregolarità nella gestione”, il singolo socio, in nome proprio e nell’interesse esclusivo della società, potrebbe quindi promuovere (secondo una delle interpretazioni riportate) l’azione di responsabilità sociale, chiedendo, prima ovvero in corso di causa, le misure cautelari, tipiche (la revoca) o atipiche, che sono strumentali alla conservazione dello status quo o del credito azionato; viceversa (secondo l’altra impostazione) proporre l’azione di revoca dell’amministratore incolpato, per la sua rimozione anticipata dalla carica ricoperta, se del caso promuovendone la revoca cautelare (o provvisoria), quale misura tipicamente anticipatoria degli effetti della decisione di merito, e cioè la revoca definitiva, durante il giudizio di merito ma, a ben vedere, anche prima della sua proposizione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'azione individuale del socio è da collegare all'avverbio "direttamente" contenuto sia nell’art. 2476, comma 6, che nell’art. 2395, delimitandosi l'ambito della sua esperibilità solo ai pregiudizi che si verifichino nel patrimonio del socio quale conseguenza immediata e diretta (non riflessa) del comportamento colposo o doloso dell’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il socio che intenda agire con l’azione risarcitoria diretta nei confronti dell’amministratore della società cui partecipa, deve poter chiedere una misura (atipica) volta a cautelare il suo credito, con funzione latu sensu conservativa. Più segnatamente, oltre al rimedio tipico diretto a cautelare la garanzia offerta dal patrimonio del suo debitore, rispetto ad eventuali atti di dispersione e/o distrazione (il sequestro conservativo), si può immaginare che questi possa invocare ed ottenere un provvedimento che lo sottragga dal rischio del perpetuarsi di condotte gestorie che gli arrechino danni diretti. Tuttavia detta misura non può consistere nella decadenza qui richiesta. Ad avviso del giudicante quest’ultima, così come la revoca cautelare, integra la natura di rimedio nella disponibilità della sola società, che ha un rapporto di mandato con l’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La revoca e la decadenza costituiscono misure che – pur in ipotesi con diversa natura (costitutiva o dichiarativa) – mirano a conseguire (o accertare) l’effetto della risoluzione (scioglimento) di detto rapporto, che appunto esiste solo tra la società e l’organo di gestione. Ciò in coerenza con il dettato normativo di cui all’art. 2475 c.c. (e, in questo caso, anche con quello statutario) secondo cui il potere di nomina e di revoca degli amministratori è rimesso ala decisione assunta da tutti i soci, secondo lo schema di cui agli artt. 2479 e 2479 bis. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2382 c.c. individua nell’interdizione (anche temporanea) dagli uffici direttivi di persone giuridiche una causa d’immediata ed automatica decadenza dell’amministratore. Pertanto, al verificarsi di una tale condizione di decadenza, i soci dovrebbero piuttosto adottare le decisioni di (presa d’atto e) sostituzione dell’organo decaduto, secondo gli schemi decisionali stabiliti dalla legge o dallo statuto. In ipotesi d’impossibilità di addivenire alla decisione, del caso per l’inerzia dell’organo gestionale nel provvedere alla convocazione, o procedere in nome proprio ma nell’interesse della società con gli strumenti cautelari previsti dall’art. 2476 c.c. ovvero a sollecitare l’accertamento giudiziale del verificarsi eventuale di una causa di scioglimento della società (per sua impossibilità di funzionamento). Ad ogni modo (l’accertamento del) la decadenza non può costituire oggetto di una domanda cautelare da parte del socio uti singulus, perché ciò vorrebbe significare il poter per questi di ottenere in via d’urgenza di più di quanto gli sarebbe possibile conseguire con l’azione di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 07 Novembre 2013.


Citazione in materia civile - Nullità della citazione - Sanatoria - Nullità della citazione per vizi afferenti alla vocatio in ius - Costituzione in giudizio del convenuto - Conseguenze..
Il vizio di vocatio in jus assume rilevanza quale vizio di nullità dell’atto introduttivo se ed in quanto abbia inficiato la regolarità del contraddittorio recando all’insopprimibile diritto di difesa, costituzionalmente garantito, un vulnus tale da rendere impraticabile ogni ipotesi di sanatoria; e cioè se ed in quanto si accerti la concreta ed effettiva lesione del diritto di difesa. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 27 Giugno 2013.


Giudizio di Divorzio – Ordinanza presidenziale contenente i provvedimenti provvisori – Omessa notifica al coniuge non comparso – Estinzione del giudizio – Esclusione – Nullità sanabile – Sussiste – Articolo 709 c.p.c. previsto per la separazione – Applicabilità – Esclusione – Norma speciale ad hoc: art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970.

Giudizio di Divorzio – Ordinanza presidenziale contenente i provvedimenti provvisori – Omessa notifica al coniuge non comparso – Art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970 – Estinzione del giudizio – Esclusione – Applicabilità artt. 164, 291 c.p.c. – Sussiste.
.
Nel processo divorzile, il coniuge che ometta di notificare il provvedimento presidenziale reso all’udienza di comparizione delle parti dinanzi a lui, non incorre nella declaratoria di estinzione ex art. 307 c.p.c., configurandosi, in ragione della particolare natura del giudizio, una ipotesi di nullità da emendare ai sensi degli artt. 164, comma I, 291 c.p.c. Al rito divorzile, infatti, non si applica l’art. 709 c.p.c. - che, appunto, prevede la necessità di assegnare al ricorrente un termine perentorio per la notifica del verbale di udienza al coniuge non comparso - ma l’art. 4, commi 9 e 10, della legge 898/1970 (come novellati dalla legge 6 marzo 1987, n. 74 prima e poi dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modifiche dalla legge 14 maggio 2005, n. 80), che non prevedono un termine perentorio per la notifica dell’ordinanza al coniuge non comparso, disponendo che quest’ultima debba avere luogo nel rispetto dei termini a comparire di cui all’art. 163 bis c.p.c. dimidiati (deve ritenersi, peraltro, che la scelta del legislatore sia stata voluta, in quanto l’art. 4 l. 898/1970, nella formulazione antecedente alla novella del 1987, prevedeva, al pari dell’art. 709 c.p.c., l’assegnazione di un termine perentorio per la notifica al coniuge non comparso del verbale dell’udienza presidenziale). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel processo divorzile, in caso di omessa notificata al coniuge contumace del provvedimento presidenziale reso all’udienza di comparizione delle parti dinanzi a lui, è da ritenere che debba farsi applicazione analogica dell’art. 164, comma 1, c.p.c. e dell’art. 291 c.p.c., anche in considerazione del contenuto di vocatio in ius che permea l’ordinanza presidenziale all’esito delle indicate riforme di legge, rendendola assimilabile, almeno sotto tale profilo, all’atto di citazione, nel raccordo tra le due fasi in cui il procedimento si scinde. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 10 Maggio 2012.


Atto di citazione - Nullità - Mancata indicazione del termine a comparire - Raggiungimento dello scopo - Impossibilità di fissazione di nuova udienza - Rimessione in termini.

Atto di citazione - Termine a comparire - Indicazione specifica del termine - Necessità.
.
Nel caso in cui si verifichino vizi dell’atto di citazione diversi dalle nullità previste dall’art. 164 c.p.c. (mancata indicazione del termine a comparite di gg. 20) e l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo, e non sia possibile fissare nuova udienza ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. per essersi verificato un vizio diverso da quelli previsti nel citato comma, soccorre la remissione in termini di cui all’art. 153 c.p.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

Nell’atto di citazione a giudizio non è sufficiente indicare l’articolo di legge che prevede i termini a comparire – art. 166 c.p.c. – dovendo l’attore indicare specificatamente il termine di gg 20 prima dell’udienza di comparizione quale termine per costituirsi per non incorrere nelle decadenza prescritte dalla normativa. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Atto di citazione - Nullità - Mancata indicazione del termine a comparire - Raggiungimento dello scopo - Impossibilità di fissazione di nuova udienza - Rimessione in termini..
Nel caso in cui si verifichino vizi dell’atto di citazione diversi dalle nullità previste dall’art. 164 c.p.c. (mancata indicazione del termine a comparite di gg. 20) e l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo, e non sia possibile fissare nuova udienza ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. per essersi verificato un vizio diverso da quelli previsti nel citato comma, soccorre la remissione in termini di cui all’art. 153 c.p.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Omessa indicazione del codice fiscale del convenuto - Nullità della citazione ai sensi degli artt. 163 e 164 c.p.c. - Esclusione..
Poiché il codice fiscale ha la funzione di identificare a fini fiscali le persone residenti sul territorio italiano e atteso che tale dato attiene unicamente ai rapporti fra le parti e l’amministrazione finanziaria e non a quelli fra i soggetti del processo, deve ritenersi che la violazione di una norma che disciplina un rapporto estraneo al processo non possa esplicare i suoi effetti sul medesimo sicché la evidenziata irregolarità non comporta la nullità della citazione, sanzione peraltro che confliggerebbe irragionevolmente con il principio di ragionevole durata del processo. (mb) (riproduzione riservata) (1) Tribunale Mantova, 16 Novembre 2010.


Obbligo di indicazione del Codice Fiscale - Omissione - Nullità dell’atto -  d.l. 193/2009 conv. in legge 24/2010 - Esclusione..
Non può dichiararsi la nullità dell’atto introduttivo del giudizio per mancata indicazione della residenza e del codice fiscale della società opponente e del codice fiscale del difensore, come prescritto dall’art. 163 nella formulazione vigente a seguito delle modifiche apportate dalla legge 24/2010 (di conversione del d.l. 29 dicembre 2009, n. 193): la nullità di un atto processuale, infatti, per principio generale (art. 156 c.p.c.) non può essere pronunciata ove l’atto stesso abbia raggiunto lo scopo cui è preordinato. Nel caso di specie, l’omissione dei requisiti prescritti dal n. 3 dell’art. 163 c.p.c. (e dall’art. 167 c.p.c. per quanto riguarda la comparsa di costituzione e risposta) può condurre, a parere di questo giudice, alla declaratoria di nullità dell’atto introduttivo del giudizio solo ove si traduca in una situazione di incertezza assoluta in ordine all’individuazione della parte processuale, risolvendosi, altrimenti, in una mera irregolarità formale non invalidante l’atto giudiziale (in tal senso, in seno alla giurisprudenza di merito, si veda Trib. Varese, ord. 16 aprile 2010), ferma restando l’applicabilità delle sanzioni previste dalla normativa speciale fiscale, al cui rispetto le prescrizioni di cui alla legge 24/2010 sono preordinate. Esclusa la possibilità di dichiarare la nullità (non essendovi incertezza sull’identità dell’opponente, peraltro identificato e individuato dallo stesso opposto eccipiente in sede monitoria, ai fini dell’emanazione del richiesto decreto ingiuntivo) è opportuno sollecitare una condotta diretta alla rimozione della irregolarità riscontrata, invitandosi il procuratore di parte opponente a indicare nei propri scritti difensivi il proprio codice fiscale e quello della parte rappresentata. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 26 Ottobre 2010.


Procedimento civile – Appello – Nullità della citazione – Applicazione dell’art. 164 c.p.c...
La disciplina della nullità della citazione prevista dall’art. 164 cod. proc. civ. si applica anche all’atto di citazione in grado di appello, in forza del rinvio operato dall’art. 359 (cfr. per tutte Cass. civile , sez. lav., 23 novembre 2007, n. 24437). (edc) Tribunale Torino, 19 Novembre 2008, n. 0.


Procedimento civile – Rinnovazione e integrazione della citazione nei confronti di parti costituite – Notifica al procuratore costituito..
Nel caso in cui il giudice disponga la rinnovazione e l’integrazione dell’atto di citazione al convenuto, o al terzo chiamato, già costituito in giudizio, tale attività dovrà essere eseguita mediante notifica dell’atto al procuratore ai sensi dell’art. 170, comma 1, cod. proc. civ. oppure mediante deposito del medesimo in cancelleria con attestazione dell’avvenuto scambio con il procuratore medesimo. (fb) Tribunale Torino, 19 Novembre 2008, n. 0.


Procedimento civile – Ordine di rinnovazione e integrazione della citazione – Violazione – Conseguenze..
Nel caso in cui la parte non ottemperi alla rinnovazione o integrazione della domanda ordinate dal giudice ai sensi dell’art. 164, comma 5, cod. proc. civ., la conseguenza sarà l’estinzione del processo ai sensi dell’art. 307, comma 3, nella prima ipotesi (omessa rinnovazione) e la nullità da dichiararsi con sentenza nella seconda. (fb) Tribunale Torino, 19 Novembre 2008, n. 0.


Citazione in materia civile – Notifica a società estinta perché incorporata a seguito di fusione – Costituzione in giudizio della società incorporante – Nullità della citazione – Esclusione – Sanatoria ex tunc tramite costituzione del convenuto – Sussistenza - Contenuto delle difese del convenuto – Irrilevanza. .
La nullità della citazione notificata a società estinta perché incorporata a seguito di fusione divenuta efficacie prima della notifica, è sanata con effetto ex tunc dalla costituzione in giudizio della società incorporante, posto che, con la costituzione del convenuto in senso sostanziale, l’atto ha comunque raggiunto lo scopo e ciò indipendentemente dal contenuto delle difese in concreto svolte dal convenuto. (bi) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2008, n. 14066.


Atto di citazione – Esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda mediante richiamo ad analoghe controversie – Nullità Sussistenza – Integrazione della domanda ex art. 164 cod. proc. civ. – Processo societario – Esclusione..
Non è consentito assolvere all’onere prescritto dall’art. 163, comma 1 n. 4 cod. proc. civ. (esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda) mediante il solo richiamo a fattispecie analoghe oggetto di altre controversie riportate in atti prodotti in causa. In detta ipotesi, deve essere dichiarata la nullità dell’atto di citazione e, nell’ambito del processo societario, la nullità non può essere sanata mediante ricorso alla norma di cui all’art. 164, comma 5, cod. proc. civ., essendo l’istituto incompatibile con tale tipo di processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 06 Maggio 2008.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Ricorso e sua notificazione - Erronea indicazione della parte convenuta - Nullità - Costituzione del vero destinatario - Sanatoria con effetto retroattivo - Configurabilità - Già avvenuta decorrenza del termine per la proposizione dell'impugnazione - Irrilevanza.
In tema di impugnazione dei crediti ammessi "ex" art. 100 legge fall., la nullità del ricorso introduttivo e della sua notificazione per erronea indicazione della parte convenuta resta sanata con efficacia "ex tunc" per effetto della costituzione in giudizio dell'effettivo destinatario, a nulla rilevando che detta costituzione sia avvenuta quando già era decorso il termine di quindici giorni per proporre l'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.