LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO III
Della nullità degli atti

Art. 156

Rilevanza della nullità
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è comminata dalla legge.

II. Può tuttavia essere pronunciata quando l'atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.

III. La nullità non può mai essere pronunciata, se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.


GIURISPRUDENZA

Situazioni di incompatibilità con l'esercizio della professione - Incidenza sulla validità degli atti compiuti dal difensore - Esclusione.
Sulla validità degli atti processuali posti in essere dal difensore, iscritto all'albo e munito di procura, non incidono eventuali situazioni di incompatibilità con l’esercizio della professione, quali quelle discendenti dalla qualità di lavoratore subordinato, che, sanzionabili sul piano disciplinare, non lo privano della legittimazione all’esercizio della medesima professione fino a quando persista detta iscrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2017, n. 29462.


Esecuzione forzata - Precetto - Indicazione del titolo esecutivo - Omissione - Nullità del precetto - Esclusione - Condizioni - Fattispecie.
L'omessa indicazione del titolo esecutivo azionato non determina la nullità del precetto ai sensi dell'art. 480, comma 2, c.p.c., quando l'esigenza di individuazione del titolo risulti comunque soddisfatta attraverso altri elementi contenuti nel precetto stesso, la cui positiva valutazione da parte del giudice di merito - insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata - può essere utilmente ancorata al successivo comportamento del debitore. (Nella specie, il precetto impugnato era stato notificato in rinnovazione di un precedente precetto e conteneva una precisa indicazione degli estremi della sentenza di condanna, notificata assieme al primo precetto, sulla base della quale sia il primo che il secondo precetto erano stati intimati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Giugno 2017, n. 15316.


Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazione di delibera condominiale proposta, anteriormente alla l. n. 220 del 2012, con ricorso - Atto introduttivo del giudizio di gravame - Forma - Citazione - Necessità - Fondamento - Conseguenze.
In tema di condominio, l'appello avverso la sentenza che abbia deciso sull'impugnazione, avanzata nelle forme del ricorso (secondo la formulazione dell'art. 1137 c.c. antecedente alla l. n. 220 del 2012), di una delibera assembleare, va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione, in conformità alla regola generale di cui all'art. 342 c.p.c., sicché la tempestività del gravame va verificata in base alla data di notifica dell'atto e non a quella di deposito dello stesso nella cancelleria del giudice "ad quem". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Aprile 2017, n. 8839.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza – Notifica all’ente ex art. 140 c.p.c. – Nullità.
In base al nuovo testo dell'art. 145 c.p.c., la notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento non può essere eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. mediante invio a mezzo raccomandata a.r. dell'avviso di deposito presso la Casa Comunale dell'atto da notificare ex art. 48 disp. att. c.p.c. La disposizione prevede, infatti, che la notifica possa essere eseguita alternativamente e senza gradualità presso la sede dell'ente con consegna di copia dell'atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in via gradata, all'addetto alla sede, o al portiere dello stabile oppure alla persona fisica che rappresenta l'ente. Esclusivamente in tale ipotesi il comma 3, consente la notifica ex artt. 140 e 143 c.p.c., ma non quando la notifica venga eseguita presso la sede dell'ente.

Nella sentenza n. 9237 del 2012 viene affermato espressamente che mentre nel regime previgente le S.U. con la sentenza n. 8091 del 2002 avevano affermato, per supplire alla lacuna della norma processuale che non prevedeva la possibilità di una notifica agli enti ex artt. 140 e 143 c.p.c., che "esaurite le forme di notificazione previste espressamente dall'art. 145 c.p.c., si applicassero gli artt. 140 e 143, precisando, quanto alla notificazione a norma dell'art. 140 c.p.c., che ciò dovesse essere fatto nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell'atto e purché avesse un indirizzo diverso da quello della sede dell'ente; oppure, nel caso in cui la persona fisica non fosse indicata nell'atto da notificare, direttamente nei confronti della società"(...).

In base alla nuova disciplina, dunque, il vano esperimento delle forme di notificazione previste nell'art. 145 c.p.c., commi 1 e 2, consente bensì l'utilizzazione delle forme previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., per la notificazione alle persone giuridiche. Ciò, tuttavia, con la doppia precisazione che: 1) la notifica è fatta alla persona fisica che rappresenta l'ente, e non già all'ente in forma impersonale (cfr. Cass. ord. 13 settembre 2011 n. 18762), e 2) le due strade sono alternative, dovendosi seguire quella prevista dall'art. 140, se il recapito della predetta persona fisica è noto, ma sul luogo non si rinvengono persone alle quali consegnare il plico, e quella prevista dall'art. 143, nel caso d'irreperibilità della persona fisica medesima. I medesimi principi erano stati già affermati nella sentenza n. 18762 del 2012 con la quale era stata estesa anche alla notificazione presso la sede dell'ente della notificazione a mezzo posta ma si era ribadito che le forme di notificazione ex artt. 140 e 143 c.p.c., "sono riservate esclusivamente alla notifica al legale rappresentante". (principi omologhi si ritrovano anche nella sentenza n. 22957 del 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2017.


Opposizione ad ordinanza ingiunzione – Impugnazione spiegata con ricorso anziché con citazione – Sanatoria – Condizioni – Principio in tema di impugnazione delle deliberazioni condominiali – Inapplicabilità – Rimessione in termini – Esclusione.
L’appello avverso sentenze in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, pronunciate ai sensi dell’art. 23 della l. n. 689 del 1981, in giudizi iniziati prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2011, ove erroneamente introdotto con ricorso anziché con citazione, è suscettibile di sanatoria, a condizione che nel termine previsto dalla legge l’atto sia stato non solo depositato nella cancelleria del giudice, ma anche notificato alla controparte, non trovando applicazione il diverso principio, non suscettibile di applicazione al di fuori dello specifico ambito, affermato con riguardo alla sanatoria delle impugnazioni delle deliberazioni di assemblea di condominio spiegate mediante ricorso, e senza che sia possibile rimettere in termini l’appellante, non ricorrendo i presupposti della pregressa esistenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale poi disatteso da un successivo pronunciamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5295.


Procedimento civile – Impugnazioni – Tempestività dell’appello – Termine di decadenza – Atto di citazione – Opposizione a sanzione amministrativa – Verbale di accertamento – Violazione codice della strada.
Nel caso in cui il giudizio di appello, promosso avverso una sentenza emessa dal Giudice di Pace a definizione di un giudizio di opposizione a sanzioni amministrative (id est: verbali di accertamento di violazioni al Codice della Strada) instaurato successivamente all’entrata in vigore del D. Lgs. N. 150/2011, venga ad essere introdotto con la forma della citazione e non con ricorso, l’impugnazione sarà in ogni caso ritenuta proposta tempestivamente qualora l’atto sia stato depositato in Cancelleria entro e non oltre il termine di decadenza ex art. 327 c.p.c. (Federica Faramelli) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 13 Dicembre 2016.


Impugnazioni civili - Ricorso per cassazione - Deposito di atti - Della copia autentica della sentenza impugnata o della richiesta di trasmissione del fascicolo di ufficio - Deposito di copia incompleta, benché autentica, della sentenza impugnata - Procedibilità dell'impugnazione - Condizioni - Fattispecie in tema di impugnazione di decisione disciplinare del Consiglio Nazionale Forense.
In tema di ricorso per cassazione (nella specie avverso la decisione emessa in sede disciplinare dal Consiglio Nazionale Forense), il deposito di una copia incompleta, benché autentica, della sentenza impugnata non è causa di improcedibilità del ricorso stesso se, per il principio dell'idoneità dell'atto al raggiungimento dello scopo, sancito dall'art. 156, comma 3, c.p.c., esso sia tempestivo e l'impugnazione possa essere scrutinata sulla base della pur incompleta copia prodotta perchè l'oggetto cui la prima si riferisce è interamente desumibile dalla parte di sentenza risultante da tale copia. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Ottobre 2016, n. 19675.


Esecuzione forzata esattoriale – Forme dell’opposizione – Qualificazione giuridica della cartella di pagamento e dell’avviso di iscrizione ipotecaria – Vizi della notificazione della cartella di pagamento – Sanatoria ex art.156 c.p.c. – Esclusione – Nullità della cartella – Sussiste.
In ordine ai motivi che attengono al merito della pretesa contributiva (contestazioni sull’an e sul quantum, eventi estintivi, impeditivi o modificativi del credito) l’opposizione va qualificata come opposizione all’iscrizione a ruolo, costituendo quest’ultimo titolo esecutivo.
In ordine ai motivi che riguardano il difetto originario o sopravvenuto del titolo esecutivo (ad esempio inesistenza giuridica della cartella, sospensione del ruolo da parte del giudice, fatti estintivi della pretesa successivi alla formazione del titolo esecutivo) l’opposizione va qualificata come opposizione all’esecuzione.
In ordine ai motivi che attengano alla regolarità formale del titolo esecutivo, dell’intimazione di pagamento e degli atti propedeutici all’esecuzione forzata (nullità della cartella o dell’intimazione per omessa motivazione, omessa notifica della cartella, nullità o inesistenza della notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento, notifica della cartella di pagamento oltre il termine fissato a pena di decadenza, etc) l’azione va qualificata come opposizione agli atti esecutivi ex art.29 D.Lgs. 46/1999 e quindi essa è disciplinata dall’art.617 c.p.c..
La cartella di pagamento è assimilabile al precetto nell’ordinario procedimento esecutivo.
È da escludersi che l’iscrizione ipotecaria possa costituire atto dell’espropriazione forzata, configurandosi invece in termini di procedura alternativa all’espropriazione. Diretto corollario di tale affermazione è la non riconducibilità ad un atto esecutivo dell’atto prodromico a tale iscrizione: la notifica dell’intimazione in ordine all’iscrizione ipotecaria.
È all’agente della riscossione che spetta dimostrare l’integrale correttezza di tutto il procedimento notificatorio.
Il principio per cui i vizi della notificazione del precetto e del titolo esecutivo devono considerarsi sanati per raggiungimento dello scopo ex art.156 c.p.c. in virtù dell’opposizione al precetto non si riferisce ai casi in cui il vizio della notificazione per la sua gravità si traduce nell’inesistenza della medesima. La cartella di pagamento è lo strumento attraverso il quale si rende nota al debitore l’esistenza del ruolo. Lo scopo suo proprio è quello di assegnare al debitore un termine per adempiere l’obbligo risultante dal ruolo e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, l’esercizio dell’azione esecutiva. Con la conseguenza che con la mancata notifica della cartella il debitore è privato della facoltà di adempiere entro 60 giorni dalla notifica e gravato dell’ulteriore onere di adempimento nel minor termine di 30 giorni a pena di iscrizione di ipoteca si beni a proprietà. La nullità della notificazione della cartella di pagamento costituisce quindi causa di nullità della cartella medesima. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Luglio 2016.


Prova civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Rilievi delle parti - Distinzione quanto alla tempestività - Osservazioni di contenuto non giuridico - Inserimento nella comparsa conclusionale - Ammissibilità - Limiti.
I rilievi delle parti alla consulenza tecnica di ufficio, ove non integrino eccezioni di nullità relative al suo procedimento, come tali disciplinate dagli artt. 156 e 157 c.p.c., costituiscono argomentazioni difensive, sebbene non di carattere tecnico giuridico, che possono essere svolte nella comparsa conclusionale sempre che non introducano in giudizio nuovi fatti costitutivi, modificativi od estintivi, nuove domande o eccezioni o nuove prove, e purchè il breve termine a disposizione per la memoria di replica, comparato con il tema delle osservazioni, non si traduca, con valutazione da effettuarsi caso per caso, in un'effettiva lesione del contraddittorio e del diritto di difesa, spettando al giudice sindacare la lealtà e correttezza di una siffatta condotta della parte alla stregua della serietà dei motivi che l'abbiano determinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2016, n. 15418.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Giudizio di rinvio - Procedimento - Riassunzione - Citazione - Notificazione - Ricorso per cassazione - Luogo di notificazione - Vizi della sua individuazione - Rilevanza - Sanabilità.
Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell'atto, sicché i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell'ambito della nullità dell'atto, come tale sanabile, con efficacia "ex tunc", o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ex art. 291 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Luglio 2016, n. 14916.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notificazione del ricorso e del decreto di convocazione - Inosservanza del termine dilatorio ex art. 15, comma 3, l.fall., e mancata espressa abbreviazione ex art. 15, comma 5, l.fall. - Conseguenze - Nullità della "vocatio in ius" - Automaticità - Esclusione - Condizioni - Partecipazione all'udienza del debitore - Sanatoria della nullità - Fondamento.
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, il mancato rispetto del termine di quindici giorni che deve intercorrere tra la data di notifica del decreto di convocazione del debitore e la data dell'udienza (come previsto dalla nuova formulazione dell'art. 15, comma 3, l.fall.) e la sua mancata abbreviazione nelle forme rituali del decreto motivato sottoscritto dal presidente del tribunale, previste dall'art. 15, comma 5, l.fall., costituiscono cause di nullità astrattamente integranti la violazione del diritto di difesa, ma non determinano - ai sensi dell'art. 156 c.p.c., per il generale principio di raggiungimento dello scopo dell'atto - la nullità del decreto di convocazione se, il debitore, pur eccependo la nullità della notifica, abbia attivamente partecipato all'udienza, rendendo dichiarazioni in merito alle istanze di fallimento, senza formulare, in tale sede, rilievi o riserve in ordine alla ristrettezza del termine concessogli, né fornendo specifiche indicazioni del pregiudizio eventualmente determinatosi, sul piano probatorio, in ragione del minor tempo disponibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2016, n. 14814.


Processo fallimentare – Opposizione allo stato passivo – Depositata telematicamente alla scadenza del termine – Indirizzata a registro non pertinente – Nullità del deposito – Inammissibilità e decadenza.
Il deposito telematico di un atto processuale in un fascicolo non pertinente è affetto da nullità perché mancante dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo ex art.156 c.p.c.. Il deposito in cancelleria infatti ha la funzione di comunicare l’atto alla controparte oltre che al giudice. Questa funzione viene del tutto a mancare se l’atto non può essere reso accessibile nel pertinente fascicolo telematico perché indirizzata altrove.
La circostanza che il deposito del ricorso, tempestivamente effettuato, era stato rifiutato dal sistema soltanto per erroneità del registro di riferimento non rende l’iniziativa processuale immune dalla decadenza/inammissibilità. Se il deposito è nullo, non vale a far salvo il rispetto del termine la circostanza che la ricevuta di accettazione sia stata generata entro la fine del giorno di scadenza. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 04 Luglio 2016.


Esecuzione forzata – Atto di precetto – Assenza dell’avvertimento al debitore della possibilità di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi da sovraindebitamento – Nullità – Esclusione.
Il legislatore, pur prevedendo come obbligatorio l’avvertimento di cui all’art 480, 2° comma, c.p.c., come modificato dall’art.13, comma 1, lett. a), del D.L. 83/2015, nessuna sanzione ha previsto in caso di mancata osservanza dello stesso.
Nel silenzio del legislatore, devono trovare applicazione i principi generali dettati dall’art.156 c.p.c., secondo cui un atto processuale può essere considerato nullo nel caso in cui la nullità per inosservanza della forma sia comminata dalla legge ovvero quando, anche in mancanza di tale sanzione, l’atto comunque manchi dei requisiti formali indispensabili per raggiunger il suo scopo.
Il precetto è, nella sostanza, un’intimazione ad adempiere, per cui si deve ritenere che esso adempia alla funzione che gli è propria pur nella mancanza dell’avvertimento al debitore di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi previsti dalla legge 27 gennaio 2012, n.3. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 22 Giugno 2016.


Processo civile telematico - Deposito telematico dell'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo - Ammissibilità.
A decorrere dal 30 giugno 2014, è ammissibile - nella disciplina dell'art. 16-bis del decreto-legge n, 179 del 2012, inserito dall'art. 1, comma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, nel testo anteriore al decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132 (che, con l'art. 19, comma 1, lettera a, numero 1, vi ha aggiunto il comma 1-bis) - il deposito con modalità telematiche dell'atto di opposizione a decreto ingiuntivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Processo civile telematico - Deposito degli atti introduttivi in via telematica - Mancanza di sanzioni espresse di nullità - Irrilevanza della prescrizione formale se l'atto viziato ha egualmente raggiunto lo scopo.
In mancanza di una sanzione espressa di nullità del deposito degli atti introduttivi in via telematica, la questione va risolta considerando che, secondo il principio cardine di strumentalità delle forme desumibile dal combinato disposto degli artt. 121 e 156 cod. proc. civ. (cfr. Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22726; Sez. Un., 18 aprile 2016, n. 7665), le forme degli atti del processo non sono prescritte dalla legge per la realizzazione di un valore in sé o per il perseguimento di un fine proprio ed autonomo, ma sono previste come lo strumento più idoneo per la realizzazione di un certo risultato, il quale si pone come l'obiettivo che la norma disciplinante la forma dell'atto intende conseguire. Il tessuto normativa del codice di rito, ispirato ad un principio di economia conservativa, mostra di ritenere la nullità come un sistema di limiti e di rimedi. Considerando irrilevante l'eventuale inosservanza della prescrizione formale se l'atto viziato ha egualmente raggiunto lo scopo cui è destinato, l'ordinamento decrementa le volte che il processo civile si conclude con una pronuncia di carattere meramente processuale, incapace di definire il merito della lite con una distribuzione del torto e della ragione tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Deposito degli atti - Deviazioni dallo schema legale - Mera irregolarità.
In tema di deposito degli atti, la deviazione dallo schema legale deve essere valutata come una mera irregolarità, in quanto non è prevista dalla legge una nullità in correlazione a tale tipo di vizio, giungendo alla conclusione che l'attestazione da parte del cancelliere del ricevimento degli atti e il loro inserimento nel fascicolo processuale integrano il raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario, e che, in tal caso, la sanatoria si produce dalla data di ricezione dell'atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quello di spedizione (Cass. civ., Sez. Un., 4 marzo 2009, n. 5160; Cass. civ., sez. I, 17 giugno 2015, n. 12509). Applicando tale principio, va esclusa una valutazione di radicale difformità del deposito per via telematica, da parte del difensore, dell'atto introduttivo del giudizio rispetto a quello, tipico, che si realizza con modalità cartacee secondo le forme supposte dall'art. 165 cod. proc. civ. e dalle pertinenti disposizioni di attuazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento civile - Deposito degli atti - Deviazioni dallo schema legale - Scopo del deposito di un atto processuale - Presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario - Deposito in via telematica anziché con modalità cartacee dell'atto introduttivo del processo di cognizione - Mera irregolarità - Mancanza di un provvedimento ministeriale autorizzativo - Irrilevanza.
Poiché lo scopo del deposito di un atto processuale consiste nella presa di contatto fra la parte e l'ufficio giudiziario dinanzi al quale la controversia è instaurata e nella messa a disposizione delle altre parti processuali, il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell'atto introduttivo del processo di cognizione si risolve in una mera irregolarità: una imperfezione non viziante la costituzione in giudizio dell'attore e non idonea ad impedire al deposito stesso di produrre i suoi effetti tipici tutte le volte che l'atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell'ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, ex art. 16-bis, coma 7, del decreto-legge n. 179 del 2012. Questa conclusione non è ostacolata dalla mancanza di un provvedimento ministeriale autorizzativo, riferito al singolo tribunale in cui si svolge la controversia, che specificamente comprenda l'atto introduttivo del giudizio tra quelli per i quali opera l'abilitazione al deposito telematico. Infatti, il citato art. 35 del decreto ministeriale n. 44 del 2011, in vista dell'attivazione della trasmissione dei documenti informatici da parte dei soggetti abilitati esterni, si limita a conferire al decreto dirigenziale del Ministero il compito di accertare l'installazione e l'idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio. Non rientra, pertanto, in quest'ambito di potere accertativo di funzionalità tecniche l'individuazione, altresì, del novero degli atti depositabili telematicamente, la quale discende dalla normativa primaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Notificazioni e comunicazioni - Nullità - Raggiungimento dello scopo - Notificazione a mezzo PEC - Consegna telematica dell'atto all'indirizzo PEC indicato nell'atto introduttivo - Luogo virtuale - Raggiungimento dello scopo - Difformità tra il testo recapitato e quello cartaceo depositato in cancelleria - Irrilevanza - Trasmissione del testo con estensione".doc" in luogo del formato ".pdf" - Irrilevanza.
Il principio, sancito in via generale dall'art. 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, vale anche per le notificazioni, anche in relazione alle quali, pertanto, la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l'atto, malgrado l'irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario" (Cass., sez. lav., n. 13857/2014; conf., sez. trib., n. 1184/2001 e n. 1548/2002). Il risultato dell'effettiva conoscenza dell'atto che consegue alla consegna telematica dello stesso nel luogo virtuale, ovverosia l'indirizzo di PEC espressamente a tale fine indicato dalla parte nell'atto introduttivo del giudizio di legittimità, determina infatti il raggiungimento dello stesso scopo perseguito dalla previsione legale del ricorso alla PEC.

La denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non tutela l'interesse all'astratta regolarità del processo, ma garantisce solo l'eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione (Cass., sez. trib., n. 26831 del 2014).

Ne consegue che è inammissibile l'eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l'erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte.

(Nella specie, i ricorrenti non hanno addotto né alcuno specifico pregiudizio al loro diritto di difesa, né l'eventuale difformità tra il testo recapitato telematicamente, sia pure con estensione ".doc" in luogo del formato ".pdf", e quello cartaceo depositato in cancelleria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2016, n. 7665.


Fallimento del contribuente - Atto impositivo non notificato al fallito - Invalidità - Esclusione - Fondamento.
In materia di accertamento, l'omessa notifica al fallito dell'atto impositivo, pur in presenza di regolare notifica al curatore del fallimento e conseguente impugnazione da parte della curatela non determina irritualità, nullità o inesistenza di tale atto, poiché l'obbligo di notificazione al contribuente fallito è strumentale a consentire allo stesso l'esercizio in via condizionata del diritto di difesa, azionabile solo nell'inerzia degli organi della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Marzo 2016, n. 5384.


Espropriazione forzata - Atto di precetto - Omessa indicazione dell’avviso relativo all’attivazione della procedura di sovraindebitamento - Conseguenze - Valutazione del giudice - Ratio della norma - Fattispecie.
Le conseguenze dell’omessa indicazione, nell’atto di precetto, della possibilità per il debitore di attivare la procedura di sovraindebitamento, sono rimesse alla valutazione del giudice, il quale dovrà tenere presente l’esigenza che tale avviso svolge di rappresentare al destinatario dell’atto l’esistenza di situazioni giuridiche che un soggetto normalmente sfornito di cognizioni tecniche non è in grado di conoscere ed altresì di evitare la rinnovazione di atti che non siano in grado di offrire risultati diversi rispetto a quelli già prodotti.

Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha rigettato l’opposizione del debitore, fondata sulla mancanza dell’avvertimento in questione, in ragione del fatto che lo stesso non ha provato di aver instaurato alcuna procedura di sovraindebitamento, né di essere legittimato alla presentazione della relativa domanda. Il giudice ha quindi ritenuto che la rinnovazione del precetto si sarebbe tradotta nell’imposizione al creditore dell’obbligo di rinnovare un atto che non avrebbe prodotto risultati diversi da quelli già ottenuti, non avendo il debitore manifestato alcun interesse per l’attivazione delle procedure di cui alla legge n. 3/2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Febbraio 2016.


Opposizione a precetto - Omissione avvertimento introdotto nel nuovo art. 480, secondo comma, c.p.c. - Sovraindebitamento - Nullità - Esclusione.
Atteso che, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., la nullità di un atto processuale può essere pronunciata esclusivamente nei casi in cui la stessa è comminata dalla legge e che l'’avvertimento che il debitore può, con l’'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, non rientra tra i requisiti che l'’atto di precetto deve contenere a pena di nullità, come reso palese dal testo della legge. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Gennaio 2016.


Cartella esattoriale - Raccomandate informativa - Omessa spedizione - Nullità della notifica - Esclusione.
L’omessa spedizione della “raccomandata informativa” dell’effettuata notifica della cartella esattoriale (dopo l’entrata in vigore del D.L. 4 luglio 2006 n. 223) non comporta la nullità della notifica, tuttavia può rilevare allorquando, oltre alla conoscenza legale, il legislatore attribuisca importanza anche alla conoscenza effettiva (ai fini di una richiesta, ad esempio, di rimessione in termini). (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Napoli, 07 Gennaio 2016.


Opposizione a precetto – Mancanza dell'avvertimento introdotto dal D.L. 83/2015 – Nullità – Sussiste.
E' nullo l'atto di precetto nel quale venga omesso l'avvertimento introdotto dal D.L. 83/2015. (Fabrizio Faustini) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Dicembre 2015.


Processo civile telematico - Ricorso per ingiunzione - Deposito in forma di "pdf scansione" anziché in formato "pdf testuale" - Inesistenza - Esclusione - Nullità - Esclusione.
Il decreto ministeriale n. 44 del 2011 non prevede alcuna sanzione di nullità per il caso in cui il ricorso per decreto ingiuntivo telematico venga depositato in forma di "pdf scansione" anziché in formato "pdf testuale", ipotesi nella quale non si potrebbe parlare di inesistenza dell'atto ma semmai di nullità ai sensi dell'articolo 156, comma 2 c.p.c. sanabile dalla proposizione dell'opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 04 Dicembre 2015.


Procedimento civile – Processo civile telematico – Deposito telematico di atto processuale in fascicolo non pertinente per errore nella compilazione del file DatiAtto – Nullità del deposito
 
Procedimento civile – Processo civile telematico – Deposito telematico di atto processuale – Nullità del deposito – Irrilevanza del perfezionamento al momento di generazione della “ricevuta di avvenuta consegna”

Procedimento civile – Processo civile telematico – Remissione in termini – Condizioni
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Il deposito di un atto processuale in un fascicolo non pertinente (per errore nella compilazione del file DatiAtto) è affetto da nullità perché mancante dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo (art. 156 cpv. c.p.c.), ossia di comunicare la memoria alla controparte (art. 170 co. 4 c.p.c.), oltre che al giudice. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

L’art. 16-bis co. 7 legge 17.12.2012 n. 221, secondo cui “Il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza”, ha la funzione di esonerare il depositante dal rischio di tardività del deposito per ritardi di lavorazione a lui non imputabili, ma non dal rischio di nullità del deposito per carenza dei requisiti indispensabili (nella specie è stato giudicato tardivo il deposito dell’atto telematico, nel corretto fascicolo, a seguito di rifiuto del primo deposito da parte della cancelleria). (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

La parte che è incorsa in una decadenza a lei non imputabile nel deposito di un atto telematico (memoria ex art. 183 c.p.c.) può essere rimessa in termini. In linea di principio, la remissione in termini richiede il verificarsi di almeno una tra queste due condizioni: a) non imputabilità della causa di rifiuto del deposito; b) grave ritardo del cancelliere nell’esecuzione dei controlli manuali, accettazione/rifiuto dell’atto (Nella specie è stata esclusa la remissione in termini poiché l’errore di compilazione ricade nella sfera della parte e la cancelleria ha rifiutato l’atto erroneamente indirizzato nel giorno lavorativo immediatamente successivo). (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 11 Giugno 2015.


Processo telematico – Ammissibilità della costituzione delle parti in via telematica – Irrilevanza della mancata menzione della comparsa di risposta e dei documenti allegati nei Decreti adottati dal Direttore della DGSIA ex art. 35, co. 1 D.M.G 44/2011 relativamente al Tribunale di Roma.
La comparsa di costituzione e risposta depositata telematicamente deve essere considerata ammissibile a prescindere dall’esistenza del decreto dirigenziale previsto dalla normativa vigente in materia di PCT. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

La DGSIA (Direzione Generale per i Servizi Informativi Automatizzati) è priva, per legge o regolamento, del potere di individuare il novero degli atti depositabili telematicamente oppure la tipologia di procedimento rispetto alla quale esercitare la facoltà di deposito digitale. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

Spetta al Giudice, sulla base della normativa costituzionale, processuale e telematica, verificare l’idoneità del suddetto deposito al raggiungimento dello scopo cui è deputato. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi quindi ammissibile avanti il Tribunale di Roma il deposito telematico di atti e provvedimenti non espressamente contemplati dal decreto autorizzatorio secondo il principio generale contenuto nell'art. 121 c.p.c. per il quale gli atti del processo, per cui la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo ed inoltre trova applicazione il principio generale di cui all’art. 156 c.p.c. per il quale l’atto eventualmente invalido, se ha raggiunto lo scopo cui è destinato, non può essere dichiarato nullo. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

Deve perciò aversi riguardo all’accettazione dell’atto da parte della Cancelleria, con immediata visibilità per il Giudice e per tutte le altre parti del processo. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 24 Gennaio 2015.


Processo civile telematico - Ricorso ex articolo 700 c.p.c. depositato con modalità telematiche - Inammissibilità - Applicazione del principio del raggiungimento dello scopo - Esclusione - Vizio genetico riguardante la costituzione materiale dell’atto.
Poiché nessun norma dell’ordinamento processuale consente il deposito in forma telematica dell’atto introduttivo del giudizio, il ricorso ex articolo 700 c.p.c. depositato con modalità telematiche deve essere dichiarato inammissibile. Nella fattispecie non può, infatti, trovare applicazione il principio di libertà delle forme di cui all’articolo 121 c.p.c., in quanto enunciato esclusivamente in via residuale per l’eventualità che non sia stato previsto il rispetto di forma alcuna e che, in ogni caso, non si riferisce alla struttura materiale (cartacea o telematica) che contiene l’atto stesso, non potendosi parlare di raggiungimento dello scopo, ex art.156, comma 3, c.p.c., di fronte ad un vizio genetico dell’atto che riguardi la sua stessa costituzione materiale e che, comportandone l’inammissibilità, non è, appunto, soggetto a sanatoria per raggiungimento dello scopo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Ottobre 2014.


Processo civile telematico - Comparsa di costituzione e risposta

Processo civile telematico - Competente della DGSIA - Individuazione degli atti che possono essere depositati in via telematica - Idoneità allo scopo - Valutazione
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La comparsa di costituzione e risposta depositata telematicamente deve essere in ogni caso considerata rituale e quindi pienamente efficace. (Giuseppe Vitrani) (riproduzione riservata)

Poiché  l’art. 35 del DM 44/11 si limita a prevedere che alla DGSIA spetti esclusivamente il potere di accertare e dichiarare “l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio”, non può essere demandata alla stessa DGSIA la individuazione di quali atti possano o meno essere depositati in via telematica, ma occorre esclusivamente verificare se l’atto depositato telematicamente sia idoneo allo scopo per cui è destinato e se esiste nel nostro ordinamento una sanzione di carattere processuale per il deposito degli atti introduttivi e di costituzione nel giudizio. (Giuseppe Vitrani) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 07 Ottobre 2014.


Procedimento Civile – Costituzione in giudizio – Costituzione mediante deposito telematico – Ammissibilità – Sussiste.
E’ ammissibile la comparsa di costituzione e risposta depositata telematicamente: ciò che non è previsto non può ritenersi per ciò solo vietato, stante il principio di libertà di forme (art. 121 c.p.c.), ed avendosi riguardo al divieto di pronunciare la nullità di un atto del processo se la nullità non è comminata dalla legge, e comunque mai ove risulti accertato che l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato (art. 156 c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 07 Ottobre 2014.


Deposito telematico della comparsa di costituzione e risposta - Ammissibilità anche in caso di assenza nell’ufficio giudiziario di decreto dirigenziale ex art. 35 del D.M. 21 febbraio 2011 n.44.
La comparsa di costituzione e risposta può essere depositata telematicamente a prescindere dal decreto dirigenziale ex art.35 del D.M. 21 febbraio 2011 n.44 che l’autorizzi, in ragione del principio della libertà di forme e dell’impossibilità di dichiarare la nullità di un atto per requisiti formali se l’atto ha raggiunto il suo scopo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2014.


Procedimento Civile – Costituzione in giudizio – Costituzione mediante deposito telematico – Ammissibilità – Sussiste (art. 156 c.p.c.).
E’ ammissibile il deposito telematico di atti e provvedimenti non espressamente contemplati dal decreto autorizzatorio: secondo il principio generale contenuto nell'art. 121 c.p.c. gli atti del processo, per cui la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo.  Inoltre, trova applicazione il principio generale di cui all’art.156 c.p.c. per il quale l’atto eventualmente invalido, se ha raggiunto lo scopo cui è destinato, non può essere dichiarato nullo, mentre qualora lo scopo non fosse stato raggiunto, sarebbe stata disposta la rinnovazione della notifica, con salvezza dell'atto. Quanto alle modalità di deposito, non si ritiene condivisibile la tesi dell’inammissibilità, posto che la suddetta categoria giuridica è prevista dal nostro ordinamento processuale nei casi tassativamente previsti e solo in due ipotesi (opposizione di terzo, e revocazione) per gli atti introduttivi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 16 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Omologazione - Giudizio di reclamo - Omessa notifica dell'atto introduttivo nel domicilio eletto dal reclamato - Conseguenze - Nullità degli atti successivi e del decreto.
Nel giudizio di reclamo avverso il decreto di omologazione del concordato preventivo, l'omessa notifica dell'atto introduttivo nel domicilio eletto dal reclamato determina la nullità di tutti i successivi atti del processo, ivi compreso il decreto di revoca dell'omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2014, n. 7398.


Domanda di ammissione al passivo con riserva - Riserva atipica - Idoneità ai fini della interruzione della prescrizione - Sussistenza - Fondamento.
La richiesta di ammissione al passivo con riserva, in ipotesi di riserva atipica, non determina la nullità della domanda, bensì la sua infondatezza e non incide sull'idoneità dell'atto ai fini della interruzione della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2013, n. 25286.


Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione  - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Forma - Ricorso - Inosservanza - Appello proposto con citazione - Conversione dell'atto processuale nullo - Condizioni..
L'appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anziché con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ex art. 156 cod. proc. civ., a condizione che, nel termine previsto dalla legge, l'atto sia stato non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella cancelleria del giudice. (massima ufficiale)  Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Sentenze del giudice di pace - Appello - Normativa applicabile - Disciplina ordinaria in grado di appello

Appello - Sentenza del giudice di pace - Proposizione mediante ricorso anziché con citazione - Idoneità al raggiungimento dello scopo

Procedimento civile - Notificazione - Alla residenza, dimora, domicilio - Assenza del destinatario - Persone possibili consegnatarie della copia dell'atto da notificare - Ordine di successione - Tassatività - Notificazione a mani del portiere - Omessa attestazione nella relata del mancato rinvenimento delle altre persone indicate nel secondo comma dell'art. 139 cod. proc. civ. - Nullità della notificazione - Configurabilità - Fattispecie
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Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare:
- l’art. 341 c.p.c., il quale prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale;
- l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”;
- il combinato disposto degli artt. 50-bis e 350, comma 1, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico;
- l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotta con “ricorso” anziché con “citazione”, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal comma 2 dell’art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita: è pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Sentenza, ordinanza e decreto in materia civile – Nullità ed inesistenza della sentenza – Insussistenza – Verbale d’udienza – Funzione – Lavoro subordinato (controversie individuali di) – Lettura del dispositivo in udienza – Attestazione nel verbale d'udienza – Necessità – Attestazione contenuta nella narrativa della sentenza – Rilevanza – Esclusione – Fondamento..
Scopo del verbale d’udienza è in generale l’attestazione che l’udienza si sia effettivamente celebrata, e – per quanto riguarda specificamente il rito del lavoro – l'attestazione della lettura del dispositivo all'udienza di discussione della causa. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata)

La nullità della sentenza si configura solo ove emerga un vizio del procedimento tale da impedire all’atto viziato (rectius, assente) di conseguire il proprio scopo, e solo a condizione che vi sia una espressa contestazione del vizio procedimentale da parte del difensore. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata)

Con la pubblicazione del dispositivo, in quanto atto idoneo a certificare – in ragione del rito applicabile – la lettura del dispositivo, ed a fortiori la celebrazione dell’udienza, può ritenersi aliunde conseguito lo scopo che la legge attribuisce al verbale d’udienza, di guisa che l’assenza dello stesso nel fascicolo d’ufficio costituisce mera irregolarità e non già vizio di nullità della sentenza; e ciò in conformità alle prescrizioni dell’art. 156 c.p.c., a mente del quale la nullità può essere dichiarata ove espressamente prevista, e mai quando sia stato comunque raggiunto lo scopo cui era destinato l’atto viziato. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 12 Febbraio 2013.


Atto giuridico compiuto in abuso del diritto – Conseguenze – Inefficacia..
L’atto giuridico (sostanziale o processuale) compiuto in abuso del diritto fuoriesce dallo schema legale o convenzionale tipico ed è quindi inefficace. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 24 Dicembre 2012.


Mezzi di impugnazione - Ammissibilità - Irrilevante del nomen juris attribuito dal giudice - Prevalenza della sostanza sulla forma.

Notificazione - Nullità e inesistenza - Opposizione agli atti esecutivi di cui all'articolo 617 c.p.c.
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Al fine di stabilire l'ammissibilità del mezzo di impugnazione deve farsi applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma essendo irrilevante il nomen juris attribuito dal giudice del provvedimento impugnato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione ai sensi dell'articolo 617 c.p.c. rappresenta il mezzo idoneo a far valere le nullità assolute dei singoli atti di esecuzione e non piuttosto quei vizi che possono considerarsi sanati con la proposizione dell'opposizione medesima. A tale mezzo di gravame si dovrà quindi far ricorso per far valere l'inesistenza della notificazione, la quale, come è noto, ricorre quando la notifica manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dal codice di rito, tale, cioè che non possa essere sussunta nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge; comporta, invece, semplice nullità l'effettuazione di essa in luogo o a persone diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre riferimento con il destinatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 29 Ottobre 2012.


Notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti - Mancanza dei presupposti - Nullità - Sanatoria mediante opposizione e l'articolo 617 c.p.c...
Benché la notifica effettuata ai sensi dell'articolo 143 c.p.c. (notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti) effettuata in mancanza dei presupposti di legge sia nulla, va tenuto presente che nell'ambito del procedimento di espropriazione forzata i vizi nullità della notifica devono essere fatti valere nel termine di venti giorni dalla conoscenza legale del primo atto esecutivo e che, in ogni caso, la proposizione dell'opposizione ai sensi dell'articolo 617 c.p.c. comporta la sanatoria della notificazione per raggiungimento dello scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 06 Agosto 2012.


Notificazione - Notificazione persona giuridica in luogo diverso dalla sede - Nullità - Sanatoria..
La notificazione a persona giuridica effettuata in luogo diverso dalla sede ufficiale od effettiva non è inesistente bensì nulla, con la conseguenza che tale vizio risulta sanato con effetto ex tunc dalla successiva e tempestiva costituzione in giudizio della parte interessata (sanatoria per raggiungimento dello scopo) ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c.. (Marco Bergamaschi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Marzo 2012.


Citazione in materia civile – Notifica a società estinta perché incorporata a seguito di fusione – Costituzione in giudizio della società incorporante – Nullità della citazione – Esclusione – Sanatoria ex tunc tramite costituzione del convenuto – Sussistenza - Contenuto delle difese del convenuto – Irrilevanza. .
La nullità della citazione notificata a società estinta perché incorporata a seguito di fusione divenuta efficacie prima della notifica, è sanata con effetto ex tunc dalla costituzione in giudizio della società incorporante, posto che, con la costituzione del convenuto in senso sostanziale, l’atto ha comunque raggiunto lo scopo e ciò indipendentemente dal contenuto delle difese in concreto svolte dal convenuto. (bi) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2008, n. 14066.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Ricorso e sua notificazione - Erronea indicazione della parte convenuta - Nullità - Costituzione del vero destinatario - Sanatoria con effetto retroattivo - Configurabilità - Già avvenuta decorrenza del termine per la proposizione dell'impugnazione - Irrilevanza.
In tema di impugnazione dei crediti ammessi "ex" art. 100 legge fall., la nullità del ricorso introduttivo e della sua notificazione per erronea indicazione della parte convenuta resta sanata con efficacia "ex tunc" per effetto della costituzione in giudizio dell'effettivo destinatario, a nulla rilevando che detta costituzione sia avvenuta quando già era decorso il termine di quindici giorni per proporre l'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Elezione di domicilio "ex" art. 93 legge fall. - Conseguenze - Notificazione dell'impugnazione ai sensi dell'art. 100 legge fall. al domicilio eletto - Necessità - Inosservanza - Nullità della notificazione - Costituzione in giudizio del creditore - Sanatoria con effetto "ex tunc" - Configurabilità.
In tema di domande di ammissione al passivo fallimentare, l'elezione di domicilio da parte di uno dei creditori istanti "ex" art. 93 legge fall. comporta che tutte le successive notificazioni vengano effettuate al domicilio eletto, con conseguente nullità della notifica del ricorso in impugnazione, ai sensi dell'art. 100 della medesima legge, che sia effettuata - anziché presso il domicilio eletto - presso la sede legale del creditore la cui ammissione al passivo sia contestata. Tale nullità, peraltro, resta sanata, con efficacia "ex tunc", dall'avvenuta costituzione in giudizio del creditore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.