LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO I
Delle forme degli atti e dei provvedimenti
SEZIONE I
Degli atti in generale

Art. 125

Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il ricorso, la comparsa, il controricorso, il precetto debbono indicare l'ufficio giudiziario, le parti, l'oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o la istanza, e, tanto nell'originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore che indica il proprio codice fiscale. Il difensore deve altresì indicare il proprio numero di fax. (1)

II. La procura al difensore dell'attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell'atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata.

III. La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta dal difensore munito di mandato speciale.



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(1) L'art. 45 del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114 ha sostituito, con effetto dal 19 agosto 2014, il secondo periodo del primo comma con le prole «Il difensore deve altresi' indicare il proprio numero di fax». Il periodo sostituito recitava «Il difensore deve altresì indicare l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine e il proprio numero di fax.»

GIURISPRUDENZA

PCT – Riassunzione – In forma cartacea – Ammissibilità.
Ogni nuova costituzione dinanzi a un nuovo giudice, a prescindere se fatta per avviare ex novo un processo o per proseguirne uno da giudice incompetente, può, ai sensi della normativa sul PCT, essere fatta anche in forma cartacea, non essendo, a quei fini, atto endoprocessuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 12 Giugno 2018.


Atto di riassunzione - Estremi - Mancanza - Nullità - Esclusione - Limiti - Fattispecie in tema di reclamo avverso sentenza di fallimento.
Costituiscono elementi essenziali dell'atto di riassunzione il riferimento esplicito alla precedente fase processuale e la manifesta volontà di riattivare il giudizio attraverso il ricongiungimento delle due fasi in un unico processo; la mancanza di uno o più dei requisiti di cui all'art. 125 c.p.c. non provoca la nullità dell'atto, non comminata da alcuna disposizione di legge, salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dell'atto di riassunzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che la comparsa di costituzione depositata dal curatore fallimentare dopo l’estinzione del giudizio dichiarata dalla corte d’appello a seguito di reclamo della società fallita costituisse un valido atto di riassunzione e che la mancanza di una richiesta di fissazione dell'udienza di discussione non escludesse l'idoneità di tale atto ad impedire l'estinzione del giudizio, tenuto conto dell'avvenuto deposito prima della scadenza del termine per la riassunzione, dell'esplicito riferimento della parte al reclamo pendente dinanzi alla corte d'appello e della proposizione delle conclusioni di merito, da cui emergeva la volontà del curatore di ottenere una decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2017, n. 2491.


Atto introduttivo del giudizio – Mancata sottoscrizione del difensore – Sussistenza di altri elementi idonei a indicare la provenienza dal difensore – Nullità dell’atto – Esclusione.
La mancanza della sottoscrizione del difensore nella citazione o nel ricorso introduttivo del giudizio, a norma degli artt. 163, ult. comma e 125, 1° comma, c.p.c., non determina la nullità dell’atto, quando la sua provenienza da un difensore provvisto di valido mandato sia desumibile da altri elementi indicati nell’atto stesso, come il conferimento della procura alle liti, perché in tale caso la sottoscrizione apposta dal difensore per certificare l’autenticità della firma di rilascio, redatta in calce o a margine dell’atto stesso, assolve il duplice scopo di certificare l’autografia del mandato e di sottoscrivere l’atto (cfr. in tal senso: Cassazione civile, sez. I, 06/04/2006 n. 8042 in Giust. civ. 2007, 7-8, I, 1719). (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22 Gennaio 2016.


Notifica della sentenza presso Cancelleria del Tribunale – Indirizzo PEC avvocato indicato nell’atto – Non sussiste domiciliazione ex lege presso la cancelleria.
Dalla mancata osservanza dell’onere di elezione di domicilio di cui all’art. 82 RD 37/1934, per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori dalla circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, consegue la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c., non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata al proprio ordine. (Nel caso di specie la Corte di Appello di L’Aquila ha stabilito che, vista l’indicazione nel ricorso dell’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, il procuratore appellante non poteva ritenersi domiciliato ex lege presso la cancelleria del Tribunale di Avezzano). (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 23 Ottobre 2014.


Notificazioni e comunicazioni – Comunicazione del decreto di fissazione udienza – Violazione del termine minimo – Art. 291 c.p.c. – Inapplicabile.
Ogni avvocato, dopo la comunicazione del proprio indirizzo di PEC al Ministero della Giustizia attraverso il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, diventa responsabile della gestione della propria PEC, nel senso che se non la apre ne risente le conseguenze. È pertanto valida a tutti gli effetti la comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza di prima comparizione nel giudizio di appello, operata dalla cancelleria a mezzo PEC e, conseguentemente, improcedibile l’appello, non avendo l’appellante provveduto ad effettuare la notifica alla controparte dell’atto di appello e del pedissequo decreto di comparizione entro il termine minimo di venticinque giorni prima della data della udienza di cui all’art. 435, terzo comma, cod. proc. civ.. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)

Non può trovare applicazione l’art. 291, cod. proc. civ., che riguarda tutt’altra situazione, e neppure può lamentarsi la mancata trasmissione a mezzo telefax, ovvero la mancata notifica tramite ufficiale giudiziario, perché, in base all’art. 136, terzo comma, cod. proc. civ., a tali forme di trasmissione può ricorrersi soltanto quando non è possibile procedersi a mezzo PEC. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)

(Caso in cui, ancorché la cancelleria avesse regolarmente comunicato a mezzo PEC al difensore il decreto di fissazione dell'udienza di discussione nel giudizio di appello, lo stesso difensore dell'appellante non aveva effettuato la notifica alla controparte, unitamente all'atto di appello, entro il termine di rito; la S.C. ha dunque confermato la statuizione della Corte di Appello di improcedibilità del ricorso). (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Luglio 2014, n. 15070.


Procedimento civile - Indicazione dell'indirizzo pec del difensore - Domiciliazione in cancelleria dei difensori non domiciliati presso il circondario del tribunale - Inapplicabilità. .
A seguito della modifica dell’art. 125 c.p.c. apportata dall’art. 25 della L. n. 183/2011, per il difensore che abbia indicato la propria PEC non opera la domiciliazione ex lege in Cancelleria ex art. 82 R.D. n. 37/1934 relativa ai difensori non domiciliati presso il Circondario del Tribunale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 13 Ottobre 2012.


Contenuto di sottoscrizione degli atti di parte - Sottoscrizione del procuratore nella copia notificata - Incidenza sulla validità della coppia - Esclusione..
La firma del difensore sugli atti di cui all’art. 125 c.p.c., apposta anche solo sotto la certificazione dell’autenticità della sottoscrizione della parte, ha lo scopo, oltre che di certificare l’autografia del mandato, di sottoscrivere tale atto, con la conseguenza che non sussiste la nullità dell’atto stesso per mancata sottoscrizione del procuratore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 06 Agosto 2012.


Affidamento che le parti fanno nella stabilità dell'interpretazione giurisprudenziale delle regole del processo – Principio di Precauzione – Preferenza della interpretazione consolidatasi nel tempo – “Stare Decisis”.

Affidamento che le parti fanno nella stabilità dell'interpretazione giurisprudenziale delle regole del processo – Overruling – Tutela dell'affidamento.

Art. 82 r.d. 37 del 1994 – Elezione del domicilio nel circondario del tribunale – Domiciliazione ex lege in cancelleria – Solo se non vi sia stata la indicazione dell'indirizzo di posta certificata.
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Le regole del processo civile hanno carattere strumentale della tutela dei diritti e la loro interpretazione, rispetto all'evoluzione di questi (ossia delle situazioni sostanziali), è tendenzialmente stabile sicché la fedeltà ai precedenti (stare decisis), in cui si esprime la funzione nomofilattica della Suprema Corte, ha una valenza maggiore, così come è in linea di massima giustificato (e tutelabile) l'affidamento che le parti fanno nella stabilità dell'interpretazione giurisprudenziale delle regole del processo. In proposito le Sezioni Unite (Cass. civ., sez. un., 18 maggio 2011, n. 10864) hanno elaborato una sorta di principio di precauzione, affermando che dinanzi a due possibili interpretazioni alternative della norma processuale, ciascuna compatibile con la lettera della legge, le ragioni di economico funzionamento del sistema giudiziario devono indurre l'interprete a preferire quella consolidatasi nel tempo, a meno che il mutamento dell'ambiente processuale o l'emersione di valori prima trascurati non ne giustifichino l'abbandono e consentano, pertanto, l'adozione dell'esegesi da ultimo formatasi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il mutamento della propria precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia, che porti a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, ove tale "overruling" si connoti del carattere dell'imprevedibilità, si giustifica una scissione tra il fatto (e cioè il comportamento della parte risultante "ex post" non conforme alla corretta regola del processo) e l'effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che deve escludersi l'operatività della preclusione o della decadenza derivante dall'"overruling" nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità dell'arresto nomofilattico correttivo, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa, la quale, sebbene soltanto sul piano fattuale, aveva comunque creato l'apparenza di una regola conforme alla legge del tempo. Si tratta di una limitata applicazione della dottrina del c.d. prospettive overruling: l'atto processuale compiuto al tempo della precedente giurisprudenza non è travolto da decadenza (o preclusione) sulla base di una nuova giurisprudenza, se connotata da imprevedibilità, la quale, sotto questo limitato aspetto, opera, in un certo senso, solo per il futuro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'art. 82 r.d. n. 37 del 1934 - che prevede che gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all'atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l'autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, e che in mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria - trova applicazione in ogni caso di esercizio dell'attività forense fuori dalla circoscrizione cui l'avvocato è assegnato per essere iscritto al relativo ordine professionale del circondario e quindi anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d'appello e l'avvocato risulti essere iscritto ad un ordine professionale di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d'appello, ancorché appartenente allo stesso distretto della medesima corte d'appello. Tuttavia, dopo l'entrata in vigore delle modifiche degli artt. 366 e 125 c.p.c, apportate rispettivamente dall'art. 25, comma 1, lett. i), n. 1), l. 12 novembre 2011, n. 183, e dallo stesso art. 25, comma 1, lett. a), quest'ultimo modificativo a sua volta dell'art. 2, comma 35-ter, lett. a), d.l. 13 agosto 2011, n. 138, conv. in l. 14 settembre 2011, n. 148, e nel mutato contesto normativo che prevede ora in generale l'obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, si ha che dalla mancata osservanza dell'onere di elezione di domicilio di cui all'art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati consegue la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art. 125 c.p.c., non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Giugno 2012, n. 10143.


Art. 82 r.d. 37 del 1994 – Elezione del domicilio nel circondario del tribunale – Domiciliazione ex lege in cancelleria – Solo se non vi sia stata la indicazione dell'indirizzo di posta certificata..
L'art. 82 r.d. n. 37 del 1934 - che prevede che gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all'atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l'autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, e che in mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria - trova applicazione in ogni caso di esercizio dell'attività forense fuori dalla circoscrizione cui l'avvocato è assegnato per essere iscritto al relativo ordine professionale del circondario e quindi anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d'appello e l'avvocato risulti essere iscritto ad un ordine professionale di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d'appello, ancorché appartenente allo stesso distretto della medesima corte d'appello. Tuttavia, dopo l'entrata in vigore delle modifiche degli artt. 366 e 125 c.p.c, apportate rispettivamente dall'art. 25, comma 1, lett. i), n. 1), l. 12 novembre 2011, n. 183, e dallo stesso art. 25, comma 1, lett. a), quest'ultimo modificativo a sua volta dell'art. 2, comma 35-ter, lett. a), d.l. 13 agosto 2011, n. 138, conv. in l. 14 settembre 2011, n. 148, e nel mutato contesto normativo che prevede ora in generale l'obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, si ha che dalla mancata osservanza dell'onere di elezione di domicilio di cui all'art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati consegue la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art. 125 c.p.c., non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Giugno 2012.


Procedimento civile – Sottoscrizione degli atti di parte – Sottoscrizione del difensore della sola procura – Effetto di sottoscrizione dell’atto che la contiene – Sussistenza..
La firma del difensore sugli atti di cui all’art. 125 c.p.c., apposta anche solo sotto la certificazione dell’autenticità della sottoscrizione della parte, ha lo scopo, oltre che di certificare l'autografia del mandato, di sottoscrivere tale atto, con la conseguenza che non sussiste la nullità dell'atto stesso per mancata sottoscrizione del procuratore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 18 Ottobre 2011.


Procedimento di opposizione di cui alla legge 689/1981 – Grado di appello – Facoltà delle parti di stare in giudizio personalmente – Esclusione – Mancanza di procura ad litem – Inesistenza dell’atto di impugnazione..
Nel giudizio di appello relativo al procedimento di opposizione di cui alla legge n. 689/1981 le parti possono stare in giudizio solo con il ministero di un difensore e poiché la procura alle liti costituisce un requisito essenziale dell’atto di appello, la sua mancanza comporta l’inesistenza giuridica dell’atto di impugnazione, la quale non può ritenersi sanata dal rilascio della procura da parte dell’appellante in un momento successivo al deposito del ricorso, atteso che nel processo del lavoro non può trovare applicazione la disposizione dell’art. 125, comma 2, c.p.c. che stabilisce che la procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notifica dell’atto di citazione, purché anteriore alla costituzione della parte rappresentata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 15 Gennaio 2007.


Ricorso per cassazione proposto dal legale rappresentante di società successivamente alla dichiarazione di fallimento di questa - Ammissibilità - Esclusione - Revoca del fallimento - Sanatoria della procura alla lite - Esclusione.
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal legale rappresentante di una società successivamente alla dichiarazione di fallimento di questa, ancorché il fallimento sia revocato nelle more del giudizio di legittimità, perché il vizio della procura rilasciata al difensore non potrebbe essere sanato "ex tunc" dalla sopravvenuta revoca del fallimento, atteso che, sulla base delle norme degli artt. 125, terzo comma, e 370 cod. proc. civ., deve escludersi la possibilità della sanatoria del vizio che invalida l'instaurazione del rapporto processuale tutte le volte in cui sia richiesta una procura speciale, come avviene per il ricorso per cassazione, per la valida proposizione del quale si richiede, dall'art. 365 cod. proc. civ., che detta procura sia validamente conferita in epoca anteriore alla notificazione del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2003, n. 6589.