Capo II
DEL PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE

Art. 6

Durata
TESTO A FRONTE

1. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi (1).

2. Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del sesto o del settimo periodo del comma 1bis dell'articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell'articolo 5, non e' soggetto a sospensione feriale (2) (3).

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(1) Comma modificato dall'articolo 84, comma 1, lettera f) del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(2) Comma sostituito dall'articolo 84, comma 1, lettera f-bis) del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(3) La Corte Costituzionale con sentenza 6 dicembre 2012, n. 272 aveva dichiarato, riguardo il precedente testo, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 l'illegittimita' costituzionale del presente comma, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell'articolo cinque,».

GIURISPRUDENZA

Negoziazione assistita in materia di famiglia – Accordo per la modifica delle condizioni di divorzio – Accordo sottoscritto dai genitori e dal figlio maggiorenne – Diniego del P.M. di autorizzare l’accordo poiché “trilatero” – Correttezza – Sussiste

Negoziazione assistita in materia di famiglia – Accordo per la modifica delle condizioni di divorzio – Diniego del P.M. – Intervento del Presidente – Ruolo e funzione – Possibilità di riesaminare l’accordo e, senza modificarlo, pervenire a conclusioni diverse da quelle rassegnate dal P.M. – Sussiste

Negoziazione assistita in materia di famiglia – Natura giuridica del procedimento – Volontaria giurisdizione – Sussiste
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In materia di negoziazione assistita da avvocati di cui alla L. 162/2014 di conversione del D.L. 132/2014, il P.M. non può concedere l’autorizzazione richiesta ove rilevi che l’accordo sottoposto alla sua attenzione sia stato sottoscritto anche dal figlio maggiorenne, non prevedendo la legge 162 cit. la possibilità di accordi trilateri: tuttavia, dinanzi al Presidente successivamente adito, i coniugi possono modificare l’accordo escludendo la partecipazione del figlio e così ottenendo, verificati positivamente gli altri presupposti, l’autorizzazione direttamente dal giudice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di negoziazione assistita da avvocati di cui alla L. 162/2014 di conversione del D.L. 132/2014, in caso di diniego del P.M. nel concedere l’autorizzazione richiesta, la competenza demandata al Presidente non comporta una conversione della procedura e l’insaturazione di un giudizio ordinario di separazione, divorzio o modifica delle relative condizioni, ma introduce una procedura nuova e in parte atipica poiché al Presidente stesso è demandata la decisione circa la congruità dell’accordo privato, disatteso dalla Procura della Repubblica, persino in casi in cui, sulla base delle disposizioni processuali vigenti – e qui sta uno degli aspetti atipici – , la competenza spetterebbe al Tribunale in composizione collegiale (artt. 710 c.p.c., 9 legge divorzio). Per quanto concerne lo “spazio di azione” del Presidente in presenza del rifiuto del P.M., pur dovendosi escludere la possibilità di autorizzare condizioni troppo differenti da quelle depositate alla Procura della Repubblica, pena, diversamente opinando, lo svuotamento della funzione che la normativa attribuisce a tale organo, insieme ai difensori dei coniugi “protagonista principale” del percorso di negoziazione assistita, va nello stesso tempo affermato come, in linea con i principi generali che presiedono al rapporto tra parte pubblica e organo giudicante, al Presidente sia demandato altresì un riesame delle conclusioni cui il P.M. è pervenuto con il proprio diniego che, in qualche caso, potrebbe risultare non fondato o anche solo non condivisibile alla luce di una più attenta considerazione della condizione e delle esigenze dei figli, valutazioni indubbiamente facilitate dalla comparizione delle parti nel corso dell’udienza, con i chiarimenti che essa può apportare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il procedimento di negoziazione assistita da avvocati di cui alla L. 162/2014 di conversione del D.L. 132/2014, celebrato dinanzi al Presidente adito dopo il diniego di autorizzazione del P.M., va qualificato come procedura di volontaria giurisdizione che si conclude con decreto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 20 Aprile 2015.


Sospensione del giudizio ai sensi dell’art. 48 c.p.c. - conseguente sospensione del procedimento di mediazione delegata disposto nel frattempo - Esclusione.

Rilevanza ai fini della determinazione della competenza per territorio dell’organismo di mediazione dei criteri diversi da quelli previsti dalla sezione III del titolo primo del c.p.c. - Esclusione.
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In linea generale, può escludersi che la sospensione del giudizio possa determinare anche sospensione del procedimento di mediazione che sia stato disposto nel corso di esso, dal momento che questo incidente, pur inserendosi nel giudizio, ha una propria autonomia, ricollegabile alla sua esclusiva finalità conciliativa, cosicchè non pare risentire delle sorti del processo (un riscontro a tale ricostruzione è rinvenibile nel disposto dell’art. 6,. comma 2, d. Lgs. 28/2010 che prevede che il termine per lo svolgimento della mediazione non è soggetto a a sospensione feriale). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 4, comma 1, d.Lgs. 28/2010, come introdotto dall’art. 84, comma 1, lett. b, del D.L. 21 giugno 2013 n.69, convertito con modificazioni nella L.9 agosto 2013 n.98, non attribuisce rilievo, ai fini della determinazione della competenza per territorio dell’organismo di mediazione, a criteri diversi da quelli contenuti nella sezione III del titolo primo del c.p.c., cosicchè non rilevano, al fine suddetto, eventi processuali come la litispendenza o la continenza. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 27 Gennaio 2014.


Mediazione cd. delegata (su invito del giudice) – Adesione delle parti – Rinvio dell’udienza oltre il termine di quattro mesi – Art. 5, comma III, d.lgs. 4 marzo 2010 – Superamento del termine – Richiesta delle parti di ulteriore rinvio – Ammissibilità – Sussiste..
Ai sensi dell’art. 5, comma 3, d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, il giudice può invitare le parti a valutare la possibilità di un tentativo stragiudiziale di mediazione. In caso di adesione dei litiganti, il termine di quattro mesi per la mediazione stessa non è perentorio e, dunque, le parti del tavolo di conciliazione possono ottenere un rinvio dal giudice per proseguire con le attività conciliative ancora in corso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Giugno 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Dlgs 28/2010 – Compatibilità con la Direttiva 2008/52/CE – Onerosità e obbligatorietà della mediazione – Parere della Commissione UE - Negativo..
La direttiva 2008/52/CE, letta alla luce dell'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, non osta ad una normativa nazionale, come quella italiana, che prevede per l'esperimento della mediazione obbligatoria un termine di quattro mesi che in determinate circostanze sia destinato ad aumentare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione Europea, 02 Aprile 2012.


Sequestro ante causam – Controversia rientrante nella mediazione obbligatoria ex art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Instaurazione del giudizio di merito – Preventivo tentativo di mediazione – Conciliazione dei termini..
La parte che abbia richiesto ed ottenuto un sequestro “ante causam” per una controversia rientrante in una delle materie di cui all’art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010, pur volendo esperire il procedimento di mediazione non potrà esimersi dall’instaurare il giudizio di merito ex art. 669octies c.p.c. prima o nel corso della mediazione stessa, in quanto, il termine di durata della procedura conciliativa ai sensi dell’art. 6 d.lgs. n. 28/2010 può spingersi fino a 4 mesi, ed è dunque più ampio rispetto al termine perentorio di cui all’art. 669-octies, comma 1 c.p.c. Di conseguenza, la parte interessata, ove volesse attendere l’esito della media-conciliazione prima di introdurre il giudizio di merito, rischierebbe, in caso di mancato accordo, di vedere vanificata anche la tutela conservativa già ottenuta a seguito dell’inefficacia ex art. 669-novies c.p.c.  Paradossalmente, le altre due strade ipotizzabili, se da un lato consentirebbero di evitare il suddetto rischio, dall’altro produrrebbero comunque un irragionevole aggravio per il diritto di difesa (in primis sul piano dei costi processuali) poiché: attivando la mediazione contestualmente all’instaurazione del giudizio di merito, specie ove la mediazione stessa si dovesse concludere positivamente, la parte avrebbe sopportato invano anche le spese per introdurre il giudizio, poi non più necessario; instaurando solo il giudizio, la parte stessa andrebbe incontro ad una pronunzia giudiziale di improcedibilità alla prima udienza, con conseguente invito a procedere a mediazione ed a sopportarne i relativi costi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 09 Gennaio 2012.