Capo II
DEL PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE

Art. 5

Condizione di procedibilita' e rapporti con il processo
TESTO A FRONTE

1. Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa ad una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilita' medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari e finanziari, e' tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell'articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale. L'improcedibilita' deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e' gia' iniziata, ma non si e' conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non e' stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni (1).

1- bis. Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilita' medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita', contratti assicurativi, bancari e finanziari, e' tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell'articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 , e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale. La presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore. Al termine di due anni dalla medesima data di entrata in vigore e' attivato su iniziativa del Ministero della giustizia il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione. L'improcedibilita' deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e' gia' iniziata, ma non si e' conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all' articolo 6 . Allo stesso modo provvede quando la mediazione non e' stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37 , 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 , e successive modificazioni (2).

2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell'istruzione e il comportamento delle parti, puo' disporre l'esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale anche in sede di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente e' adottato prima dell'udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non e' prevista, prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6 e, quando la media- zione non e' gia' stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di' quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione (3) (4).

2-bis. Quando l'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l'accordo (5).

3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, ne' la trascrizione della domanda giudiziale.

4. I commi 1-bis e 2 non si applicano:

a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all'articolo 667 del codice di procedura civile;

c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all'articolo 696-bis del codice di procedura civile;

d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all'articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

e) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata;

f) nei procedimenti in camera di consiglio;

g) nell'azione civile esercitata nel processo penale (6).

5. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l'atto costitutivo dell'ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l'arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l'arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda e' presentata davanti all'organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all'articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all'atto costitutivo, l'individuazione di un diverso organismo iscritto (7) (8).

6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresi' la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all'articolo 11 presso la segreteria dell'organismo.

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(1) La Corte Costituzionale con sentenza 6 dicembre 2012, n. 272 ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma.
(2) Comma inserito dall'articolo 84, comma 1, lettera b), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto e successivamente modificato dall'articolo 1-bis, comma 2, del D.Lgs. 6 agosto 2015, n. 130. A norma dell’ articolo 2, comma 1, del D.L.gs. 130/2015, le presenti disposizioni si applicano a decorrere dal 9 gennaio 2016.
(3) Comma sostituito dall'articolo 84, comma 1, lettera c), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(4) La Corte Costituzionale con sentenza 6 dicembre 2012, n. 272 ha dichiarato, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 l'illegittimita' costituzionale del presente comma, primo periodo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e».
(5) Comma inserito dall'articolo 84, comma 1, lettera c-bis), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(6) Comma sostituito dall'articolo 84, comma 1, lettera d), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(7) Comma sostituito dall'articolo 84, comma 1, lettera e), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, con la decorrenza indicata nell'articolo 84, comma 2, del medesimo decreto.
(8) La Corte Costituzionale con sentenza 6 dicembre 2012, n. 272 aveva dichiarato in riferimento al precedente testo, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 l'illegittimita' costituzionale del presente comma, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e».

GIURISPRUDENZA

Contratto di leasing – Riconducibilità alla nozione di contratto finanziario – Sussistenza – Controversie aventi ad oggetto contratti di leasing – Obbligo di esperire il previo tentativo di mediazione – Applicabilità.
I contratti di leasing sono riconducibili alla nozione di “contratti finanziari” di cui all’art. 5, co. 1 bis, D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28 e, di conseguenza, anche con riferimento alle controversie aventi ad oggetto i contratti di leasing, deve considerarsi obbligatorio il tentativo di mediazione. In tal senso depongono, tanto la prevalente funzione di finanziamento del contratto, riconosciuta anche prima della tipizzazione dello stesso ad opera della L. 4 agosto 2017 n. 124, quanto la natura professionale della parte concedente (banche o intermediari finanziari). Tale interpretazione, inoltre, appare conforme anche alla volontà del legislatore (come evidenziata nella Relazione al D.Lgs. n. 28/2010), ove si precisa che, con l’espressione “contratti assicurativi, bancari e finanziari", lo stesso legislatore ha inteso riferirsi a controversie riguardanti “tipologie contrattuali che conoscono una diffusione di massa” “alla base di una parte non irrilevante del contenzioso”, quali sono certamente quelle relative ai contratti di leasing. (Giovanni Prearo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Maggio 2018.


Procedimento civile – Appello – Istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di I grado – Presupposti – Mancata specificazione e prova del periculum in mora – Rigetto

Mediazione disposta dal giudice – Obbligatorietà della partecipazione della parte personalmente
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Per l’adozione del provvedimento di inibitoria i presupposti del fumus boni juris (in termini di prognosi favorevole all’appellante dell’esito del giudizio) e del periculum in mora (in termini di pericolo di un grave pregiudizio derivante dal soccombente dall’esecuzione della sentenza) devono ricorrere cumulativamente e non alternativamente.
Se è vero, infatti, che è astrattamente ipotizzabile che integri un pregiudizio di per sé grave l’esecuzione di una sentenza, il gravame presenta una prognosi di accoglimento assolutamente favorevole, è parimenti vero che ciò non comporta automaticamente che detto danno sia anche irreparabile (ossia insuscettibile di riparazione integrale in caso di successivo accoglimento del gravame).
Invece è proprio tale irreparabilità, in uno alla serietà del pregiudizio ed alla prognosi favorevole dell’esito dell’impugnazione, che può giustificare una deroga al generale principio dell’esecutività delle sentenze di primo grado, tenuto conto, essendo la delibazione destinata a sfociare in un provvedimento non impugnabile, è a maggior ragione opportuno procedere ad una ponderazione globale di tutti i contrapposti interessi.
Va pertanto rigettata l’inibitoria fondata sulla mera esecuzione di sentenza ingiusta ovvero non accompagnata, a fronte della modestia degli importi oggetto della condanna, da un’adeguata prova della ricorrenza dell’irreparabilità del danno, deducendo e dimostrando che la s.r.l. creditrice ha delle significative perdite di esercizio e che le persone fisiche non hanno fonti di reddito capaci di far fronte ad un eventuale debito per la restitutoria di circa 10.000,00 euro.
Avuto riguardo alla natura della causa, al valore della lite ed alle questioni di diritto che vengono in considerazione, sussistono i presupposti per disporre l’esperimento del procedimento di mediazione ai sensi dell’art. 5, comma secondo, del D. Lgs. n. 28/10, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Al riguardo occorre sottolineare che il tentativo di mediazione non può considerarsi assolto mediante la partecipazione dei soli difensori all’incontro preliminare informativo, posto che i difensori sono già conoscenza del contenuto e delle finalità della procedura di mediazione, ma solo con la partecipazione delle parti personalmente o dei rispettivi procuratori speciali a conoscenza dei fatti e muniti di potere di conciliare. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 09 Maggio 2018.


Mediazione obbligatoria art. 5 D.Lgs. 28/2010 - Attivazione mediazione oltre il termine di 15 giorni - Termine perentorio - Omessa tempestiva attivazione - Improcedibilità.
Il termine previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, pur non essendo espressamente indicato, deve considerarsi quale termine perentorio per attivare la mediazione nei procedimenti in cui l’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità.
Una volta che il Giudice abbia rilevato l’omessa attivazione prima dell’inizio del procedimento e abbia invitato le parti ad attivare la procedura, la parte onerata di attivare il procedimento di mediazione non può beneficiare di un secondo termine di 15 giorni dovendo considerarsi quel termine come perentorio.

Nei giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di attivare la mediazione è posta a carico dell’attore/opponente il quale ha interesse alla prosecuzione del giudizio di opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 18 Aprile 2018.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di attivazione: spetta all’opponente – Perentorietà del termine di legge – Mancata o tardiva attivazione – Improcedibilità dell’opposizione – Sussiste – Esecutività del decreto opposto – Sussiste.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di attivare la procedura di mediazione è da rinvenirsi in capo all’attore-opponente, il quale ha interesse a stimolare la prosecuzione del procedimento di opposizione al fine di ottenere, in caso di fondamento delle proprie doglianze, la revoca del decreto.
Il termine di 15 giorni previsto dall’art.5, co.1 bis, D.Lgs. 4/3/2010, va ritenuto perentorio.

La mediazione tardivamente attivata provoca gli stessi effetti del mancato esperimento di essa, con conseguente applicazione della sanzione di improcedibilità della domanda giudiziale e la conferma ed esecutività del decreto ingiuntivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 18 Aprile 2018.


Procedimento civile - Liquidazione delle spese di soccombenza - Spese di mediazione - Distinzione tra spese stragiudiziali e spese giudiziali.
In ordine alla liquidazione delle spese della fase di mediazione, non si ritiene (in consapevole contrasto con Cass. 16990/2017) trattarsi di autonoma voce di danno da provarsi e da dover essere oggetto di condanna al risarcimento anzichè di mera liquidazione ex art. 91 c.p.c.

Una volta che siano state ritenute funzionali alla difesa della parte vittoriosa, non è, infatti, condivisibile la tesi che distingue il fondamento per la imputabilità delle spese legali di soccombenza a seconda che esse siano maturate nella fase stragiudiziale (come quelle relative al procedimento di mediazione) o nella successiva fase giudiziale, dovendo esso essere identico per ovvie ragioni di identità e coerenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 09 Aprile 2018.


Mediazione obbligatoria – Obbligo di assistenza legale – Sussiste – Rifiuto della parte di avvalersene – Illegittimità – Sussiste – Conseguenze.
Il D. Lgs. n. 28/10 prevede due forme di mediazione: quella obbligatoria, che prevede l’assistenza legale obbligatoria, e la mediazione volontaria, il cui tratto distintivo risiede nella centralità del ruolo dell’autodeterminazione delle parti, che sono libere di decidere se avvalersi o meno dell’assistenza legale.
Il principio di obbligatorietà dell’assistenza legale nelle forme di mediazione obbligatoria è sicuramente compatibile, sotto il profilo della onerosità della procedura, con il principio comunitario della tutela giurisdizionale effettiva, in quanto non determina a carico delle parti, che devono sostenere il peso economico dell’attività di assistenza dei rispettivi avvocati, costi qualificabili come ingenti.

La condotta della parte che si reca personalmente al primo incontro di mediazione, rifiutandosi di farsi assistere da un avvocato è illegittima perché assunta in violazione delle prescrizioni del D. Lgs. n. 28/10 che impongono alle parti l’obbligo di assistenza legale per tutta la durata della procedura di mediazione.
Il rifiuto di farsi assistere da un avvocato, costituendo un comportamento antidoveroso assunto in violazione di un preciso obbligo di legge, espone la parte che decide di presenziare da sola alla procedura di mediazione al rischio di subire le conseguenze sanzionatorie, sia sul piano economico che processuale, previste dagli artt. 5 e 8, comma 4 bis, del D. Lgs. n. 28/10.

In particolare, se il rifiuto della assistenza legale proviene dalla parte istante, deve ritenersi che la condizione di procedibilità della domanda giudiziale non si sia avverata. Se, invece, il rifiuto proviene dalla parte invitata si verifica un presupposto per l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10, oltre che un fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 09 Aprile 2018.


Condominio – Risarcimento danni – Mancato avvio del tentativo di negoziazione assistita obbligatoria – Ammissibilità in alternativa della mediazione – Procedibilità della domanda.
L’art. 3 del D.L. n. 132/2014 come modificato dalla L. n. 162/2014 prevede che chi intende proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro fuori dei casi previsti dall’art. 5, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 28/2010, deve invitare l’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita, pena l’improcedibilità della domanda.

Dalla lettura del citato art. 3 – che al primo comma prevede l’obbligatorietà del procedimento di negoziazione assistita fuori dai casi dell’art. 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, ed al quinto comma fa salve le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di mediazione e conciliazione comunque denominati – si evince che il legislatore ha inteso dare prevalenza al procedimento di mediazione obbligatoria.

Pertanto, deve ritenersi che l’esperimento del tentativo di mediazione, in luogo del procedimento di negoziazione assistita – ancorché in un’ipotesi non assoggettata alla mediazione obbligatoria ex art. 5 del D. Lgs. 28/2010 – risponda comunque alla ratio della normativa in tema di negoziazione assistita in quanto tende ad assicurare l’esperimento di un tentativo di definizione stragiudiziale della controversia con modalità più stringenti ed, almeno in ipotesi, più efficaci rispetto a quello prescritto dal legislatore. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 23 Marzo 2018.


Mediazione obbligatoria – Sfratto per morosità – Mutamento del rito conseguente a opposizione del conduttore – Onere di introdurre la mediazione – Spetta al locatore intimante – Conseguenze – Improcedibilità delle domande avanzate dall’intimante.
In un procedimento di sfratto per morosità, ove il giudice abbia disposto il mutamento del rito conseguente all’opposizione presentata dal conduttore e invitato le parti ad attivare la procedura di mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5, d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, spetta al locatore-intimante l’onere di introdurre la mediazione, a pena di improcedibilità delle domande avanzate in sede di intimazione di sfratto. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 20 Marzo 2018.


Mediazione obbligatoria – Improcedibilità – Limiti del principio di riservatezza – Ammissibilità della prova orale e del mediatore quale testimone.
Il principio di riservatezza di cui all’art. 10 del D. Lgs. n. 28 del 2010 non si può applicare a c.d. fase di identificazione (fase preliminare nella quale il mediatore procede all’identificazione delle parti, dei loro delegati e dei loro difensori, al fine di verificare se vi siano i presupposti soggettivi per dar corso alla procedura di mediazione e, quindi, all’informativa di cui al primo comma dell’art. 8 del D. Lgs n. 28 del 2010) poiché il suddetto principio riguarda le dichiarazioni delle parti riferite al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione e cioè al merito della lite.

Se, invece, le dichiarazioni delle parti riguardano le modalità della loro partecipazione alla mediazione ed allo svolgimento della stessa, non avendo ad oggetto il merito della lite, dev’essere ammesso non solo l’utilizzo del verbale di mediazione, ma anche la prova orale volta ad accertare la partecipazione delle parti al procedimento di mediazione tutte quelle volte in cui il verbale di mediazione risulti lacunoso ed il mediatore non abbia correttamente e dettagliatamente trascritto tutte le circostanze inerenti la partecipazione delle parti.

Nel momento in cui, terminata la procedura di mediazione, una delle parti all’udienza fissata ex art. 5 del D. Lgs. n. 28 del 2010 eccepisca l’improcedibilità della domanda per la mancata partecipazione personale della controparte all’incontro di mediazione, il Giudice, prima di chiudere il giudizio con una mera pronuncia di improcedibilità della domanda, deve, sulla base delle allegazioni e deduzioni fornitegli, poter verificare l’effettiva presenza o meno del soggetto, accertando e conoscendo gli elementi fattuali di cui alla c.d. fase di identificazione. Ne consegue che, se tale verifica risulti impedita per un’incompiuta verbalizzazione del mediatore, non si può ritenere di per sé inammissibile l’istanza di prova orale formulata dalla parte destinataria dell’eccezione di improcedibilità volta a provare la propria presenza all’incontro di mediazione. Il Giudice è, quindi, tenuto a prendere in considerazione l’istanza e, se ne sussistono i presupposti, ad ammettere la prova orale ed il mediatore quale testimone in quanto trattasi di deposizione volta a rappresentare al Giudice quanto avvenuto nella fase c.d. di identificazione che, per sua natura, non può e non ha alcun contenuto sostanziale, non avendo ancora affrontato e trattato l’oggetto della lite tra le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 07 Marzo 2018.


Gratuito patrocinio - Procedimento di mediazione - Applicabilità - Esclusione.
La disciplina del gratuito patrocinio non può essere applicata alla procedura di mediazione, la quale non ha natura giudiziale, e ciò anche nel caso in cui la parte sia stata ammessa al beneficio e si versi in ipotesi di mediazione obbligatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2018.


Mediazione – Materia condominiale – Revoca dell’amministratore – Condizione di procedibilità della mediazione – Affermazione.
Non possono sussistere dubbi in ordine alla applicabilità al procedimento di revoca dell’amministratore condominiale della procedura di mediazione quale condizione di procedibilità.
In senso contrario non può rilevare la previsione contenuta nell’art.5, comma 4, lettera f, D.Lgs. 28/2010 che esclude in via generale l’applicabilità del comma 1 bis per i procedimenti in camera di consiglio, atteso che è evidente che gli artt.71 quater e 64 disp.att. c.c. rappresentano norma speciale nella specifica materia del condominio, dovendosi peraltro considerare che a ritenere il contrario le due norme risulterebbero in parte qua sostanzialmente abrogate implicitamente, risultando del tutto inapplicabili; mentre, ravvisando il rapporto di specialità nel senso prospettato, l’art.5, comma 4, lettera f, del D.Lgs. 28/2010 manterrebbe un ampio spettro applicativo per tutti gli ulteriori procedimenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 10 Gennaio 2018.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere di proporre la domanda di mediazione obbligatoria – A carico di di parte opponente – Sussistenza – Conseguenze.
Nelle controversie per le quali è prevista l’obbligatorietà della mediazione, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di proporre la relativa domanda è posto ad esclusivo carico dell’opponente che, avendo scelto di introdurre il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, è chiamato a compiere ogni attività necessaria a consentire la prosecuzione del giudizio sino al suo esito naturale, e quindi anche a far in modo che si verifichi la condizione di procedibilità rappresentata, per tale giudizio, dall’introduzione del procedimento di mediazione. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 05 Dicembre 2017.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Mediazione obbligatoria - Onere di avvio della procedura di mediazione .
È improcedibile la domanda di opposizione a decreto ingiuntivo proposta dal debitore opponente che non abbia, preventivamente, esperito la procedura di mediazione poiché, essendo l'opponente la parte che ha interesse ad avviare il giudizio di cognizione, su di lui grava l'onere di avviare la mediazione. (Francesco Namio) (Valeria Barresi) (riproduzione riservata) Tribunale Termini Imerese, 15 Novembre 2017.


Mediazione civile – In caso di opposizione a decreto ingiuntivo – Onere gravante sull’opponente – Affermazione.
L’onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte che ha l’interesse ad introdurre il giudizio di cognizione è il debitore, sul quale, pertanto, grava l’onere di avviare la mediazione.
Il mancato esperimento determina il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art.653 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Termini Imerese, 15 Novembre 2017.


Mediazione – Delegata – In procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Onere di attivazione della mediazione – Spetta all’opponente

Proposizione della domanda oltre il termine assegnato dal giudice – Improcedibilità della domanda – Negazione – Mancata conclusione della mediazione entro la data dell’udienza di rinvio – Improcedibilità della domanda – Affermazione
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In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di avviare la procedura di mediazione delegata grava sulla parte opponente, con la conseguenza che la mancata attivazione della mediazione comporta la declaratoria di improcedibilità dell’opposizione e la definitività del decreto ingiuntivo opposto, che acquista l’incontrovertibilità tipica del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il termine assegnato dal giudice per la presentazione della domanda di mediazione ha natura non perentoria, per: a) la mancanza di una espressa previsione di legge di perentorietà del termine; b) sulla base dello scopo che il termine persegue, che è quello di compulsarle parti all’attivazione della procedura, in modo che essa possa essere portata a termine prima della celebrazione dell’udienza di rinvio, che – a sua volta – deve essere fissata dopo la scadenza del termine di durata della mediazione.
La sanzione di improcedibilità della domanda giudiziale non consegue alla mancata proposizione della domanda di mediazione, bensì all’omesso esperimento del procedimento entro il termine di celebrazione dell’udienza di rinvio del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 27 Settembre 2017.


Mediazione obbligatoria – Opposizione a decreto ingiuntivo – Avvio della mediazione su iniziativa dell’opposto – Mancata comparizione dell’opponente avanti al mediatore – Improcedibilità del giudizio di opposizione – Esclusione.
La mancata comparizione dell’opponente dinanzi al mediatore, a seguito di iniziativa assunta dall’opposto, non può comportare l’improcedibilità del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo atteso che le conseguenze della mancata comparizione dinanzi al mediatore della parte costituita sono già previste dall’art. 8, comma 4 bis del d. lgs. 28/10 e che non appare possibile differenziare gli effetti della mancata comparizione a seconda che la stessa riguardi l’opposto o l’opponente, tenuto conto del fatto che, ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis del d. lgs 28/10, il giudice deve assegnare il termine per attivare il procedimento di mediazione a tutte le parti e non solo a quella che, in concreto, abbia interesse alla procedibilità della domanda. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 20 Settembre 2017.


Processo civile – Mediazione obbligatoria – Onere a carico dell’opponente.
E’ sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, prevista quale condizione di procedibilità del giudizio dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12 Settembre 2017.


Mediazione – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mancato esperimento del procedimento di mediazione – Onere a carico dell’opponente – Improcedibilità del giudizio – Conferma del decreto ingiuntivo opposto.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, ove, nel corso del giudizio, venga disposta dal Giudice la mediazione delegata, ai sensi dell’art. 5, 4° comma lettera a) del DLgs 28/2010 e successive modifiche, l’onere di promuovere la stessa grava su parte opponente in quanto unico soggetto processuale avente il concreto interesse alla prosecuzione del giudizio.

Il mancato esperimento, nel termine assegnato, determina la dichiarazione di improcedibilità della causa d’opposizione e la pronuncia accessoria della conferma e definitiva esecutività del decreto ingiuntivo opposto. (Luigi Carlo Ravarini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 19 Luglio 2017.


Mediazione – Termine per instaurare il procedimento mediativo – Natura processuale perentoria – Esclusione.
Il termine che il giudice assegna per instaurare la mediazione non ha natura processuale ma sostanziale o, comunque, meramente procedimentale. È un termine finalizzato a regolare l’avvio di un procedimento alternativo a quello giurisdizionale e non può̀ avere effetti processuali regolati da norme riferibili solo al procedimento ordinario, anche considerato che altrimenti verrebbero frustrate le finalità̀ di derivazione eurounitaria volte a tutelare una disciplina orientata ad incentivare soluzioni delle controversie pacifiche e alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire. D'altronde, la condizione di procedibilità̀ è collegata all'esperimento della mediazione e non all'avvio della mediazione nel termine fissato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 17 Luglio 2017.


Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Procedure di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) – Direttiva 2008/52/CE – Direttiva 2013/11/UE – Articolo 3, paragrafo 2 – Opposizione proposta da consumatori nell’ambito di un procedimento per ingiunzione di pagamento promosso da un istituto di credito – Diritto di accesso alla giustizia – Normativa nazionale che prevede il ricorso obbligatorio a una procedura di mediazione – Obbligo di essere assistito da un avvocato – Condizione di procedibilità del ricorso giurisdizionale.
La direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull’ADR per i consumatori), dev’essere interpretata nel senso che essa non osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che prevede il ricorso a una procedura di mediazione, nelle controversie indicate all’articolo 2, paragrafo 1, di tale direttiva, come condizione di procedibilità della domanda giudiziale relativa a queste medesime controversie, purché un requisito siffatto non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario.

La medesima direttiva dev’essere invece interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, la quale prevede che, nell’ambito di una mediazione siffatta, i consumatori debbano essere assistiti da un avvocato e possano ritirarsi da una procedura di mediazione solo se dimostrano l’esistenza di un giustificato motivo a sostegno di tale decisione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE, 14 Giugno 2017.


Mediazione – Termine per rilevare la improcedibilità – Concessione dei termini ex art. 183 comma VI c.p.c. – Sussiste.
In base a quanto previsto dall’art. 5 del d.lgs. 28/10, l’improcedibilità per omesso esperimento del tentativo di mediazione deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza; il concetto di prima udienza deve essere letto non in relazione alla sua configurazione formale ma a quella sostanziale, ossia a quella di udienza ex art. 183 c.p.c., con la conseguenza che il rilievo d'ufficio può essere effettuato, nel caso in cui la prima udienza si sia articolata, formalmente, in più udienze, anche dopo la prima (sul punto cfr., per casi analoghi Cass. (ord.) 19410/2010 e 1167/2007), ma comunque fino al momento in cui il giudice può porre alle parti, ex art. 183, comma 4, c.p.c., le questioni rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione. Ecco che, concessi i termini ex art. 183, comma 6, c.p.c. o ammessi i mezzi istruttori, non può più effettuarsi il rilievo officioso dell’improcedibilita. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 27 Maggio 2017.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Mancato avvio della mediazione – Carattere perentorio del termine di giorni 15 di cui all’ art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice all’opponente – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Tardivo avvio del procedimento di mediazione rispetto al termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Improcedibilità dell’opposizione – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Dichiarazione di improcedibilità dell’opposizione per mancato rispetto del termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Lesione del diritto ad agire costituzionalmente garantito – Sussiste
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Il mancato rispetto del termine di 15 giorni assegnato dal giudice per avviare il tentativo di mediazione, alla stregua della legge sulla mediazione processuale, non può dirsi equivalente al mancato tentativo di mediazione nei casi in cui esso sia previsto come obbligatorio, situazione –quest’ultima- che determina l’improcedibilità del giudizio ordinario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Nessuna norma del D.Lgs n. 28/2010 attribuisce allo spirare del termine di cui al comma 1 dell’art. 5, un effetto preclusivo dell’attività di mediazione. Nella normativa in esame, invero, l’unico termine perentorio stabilito dalla legge (v. art. 6, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010, come modificato dalla L. n. 98 del 9.8.2013), è riferito al termine di sospensione di tre mesi del giudizio che il giudice non potrebbe superare per consentire l’espletamento del tentativo di mediazione, sia esso obbligatorio che demandato dal giudice. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Si deve assumere che nel procedimento de quo, nonostante il tentativo di conciliazione sia stato espletato, il giudizio ordinario di opposizione a decreto ingiuntivo sia stato erroneamente dichiarato improcedibile sul rilievo dello spirare di un termine per l’attivazione del procedimento di mediazione che non è previsto dalla legge come processuale, posto che il procedimento di mediazione non è assimilabile al procedimento ordinario e costituisce uno strumento di risoluzione delle liti alternativo al procedimento ordinario e non giurisdizionale. Sicché la mancata osservanza di un termine finalizzato a regolare un procedimento alternativo a quello giurisdizionale, non potrebbe certamente avere effetti processuali regolati da norme riferibili solo al procedimento ordinario e, tanto meno, essere interpretata alla stregua di un mancato avveramento di una condizione di procedibilità dell’azione, con definitiva compressione del diritto d’azione costituzionalmente garantito. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il tentativo di mediazione, pur costituendo imprescindibile condizione di procedibilità nella fase preliminare di alcuni contenziosi civili, rimane pur sempre una disciplina orientata a incentivare soluzioni delle controversie pacifiche ed alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire, il quale non potrebbe essere impedito frapponendo ulteriori ostacoli temporali o decadenze processuali incompatibili con il principio del giusto processo e con il diritto di libero accesso alla giustizia, di matrice costituzionale e convenzionale (v. art. 24 Cost. e art. 6 Convenzione dei diritti dell’Uomo). (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 24 Maggio 2017.


Mediazione demandata – Mancata prosecuzione oltre il primo incontro – Conseguenze – Improcedibilità dell’azione.
In materia di mediazione obbligatoria, non può considerarsi assolta la condizione di procedibilità prevista dall’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 ove le parti si siano limitate a presenziare al primo incontro preliminare informativo davanti al mediatore dichiarando di non voler proseguire oltre (nella specie, il giudice di merito aveva inviato le parti in mediazione, le quali al primo incontro informativo avevano dichiarato al mediatore di non volersi avvalere delle procedura, manifestando così il loro disinteresse ad una definizione concordata della lite). (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 Maggio 2017.


Mediazione - Condizione di procedibilità e non di proponibilità della domanda - Rinvio alla udienza successiva - Differimento delle attività da svolgersi nel giudizio già pendente - Nullità - Esclusione.
La mediazione costituisce condizione di procedibilità e non di proponibilità della domanda, e che, in mancanza di essa, ai sensi dell'art. 5, comma 1, del decreto legislativo n. 28/2010, il giudice opera un semplice rinvio della "successiva udienza" ("il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'art. 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione"); di conseguenza, laddove la domanda giudiziale sia proposta in mancanza del previo esperimento del procedimento di mediazione ed il convenuto proponga la relativa eccezione, si determina un semplice differimento delle attività da svolgersi nel giudizio già pendente, ma non la nullità di quelle fino a quel momento svolte, e restano pertanto ferme le decadenze già verificatesi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2017, n. 9557.


Mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione – Preclusioni – Attività giudiziale svolta – Nullità – Esclusione.
Il differimento della prima udienza di comparizione in virtù del mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione non determina anche il differimento delle barriere preclusive poste a carico del convenuto: i termini decadenziali per la costituzione in giudizio vanno calcolati rispetto alla prima udienza tenuta e non a quella fissata per la verifica della condizione di procedibilità. (Stefano De Luca Musella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2017, n. 9557.


Mediazione – Mancata adesione del soggetto invitato – Comunicazione scritta di diniego prima del primo incontro – Validità del diniego – Non sussiste – Responsabilità ex art.8, comma 4bis, D.Lgs.28/2010: sussiste.
Il diniego del consenso ad intraprendere un percorso di mediazione può essere validamente espresso solo se la manifestazione di volontà negativa che la parte esprime sia: a) preceduta da un’adeguata opera di informazione del mediatore circa la ratio dell’istituto, le modalità di svolgimento della procedura, i possibili vantaggi rispetto ad una soluzione giudiziale della controversia, i rischi ragionevolmente prevedibili di un eventuale dissenso e l’esistenza di efficaci esiti alternativi del conflitto; b) per altro verso, supportata da adeguate ragioni giustificatrici che siano non solo pertinenti rispetto al merito della controversia, ma anche dotate di plausibilità logica prima ancora che giuridica.
Quando la parte invitata, senza partecipare alle attività informative e di interpellanza da espletarsi al primo incontro annuncia la propria assenza si deve ritenere che il dissenso così manifestato non sia stato validamente espresso, perché – a prescindere dalla validità delle argomentazioni giustificative – la parte non si è posta nelle condizioni di esprimere una volontà consapevole e informata.
Ne deriva che l’organismo di mediazione non è tenuto a prendere in considerazione o ad esaminare ne merito detta comunicazione. [Fattispecie in materia di mancata adesione alla mediazione da parte di un istituto bancario, che il Giudice ha condannato ai sensi dell’art.8, comma 4bis, D.L. 28/10.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 20 Febbraio 2017.


Mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5 del d. lgs. 28/2010 - Comunicazione a mezzo legale di non adesione all’invito alla mediazione - Mancata partecipazione all’incontro della parte costituita – Giustificazione - Insussistenza.
La mancata partecipazione della parte all’incontro fissato dall’organismo di mediazione ai sensi dell’art. 8 del d. lgs. 28/2010, non è giustificata dal mero invio di comunicazione da parte del proprio legale che essa non intende aderire al tentativo di mediazione, dovendo lo stesso essere effettivo e, quindi, potendo concretamente esplicarsi solo nel caso in cui vi sia stata la diretta partecipazione della parte, personalmente ovvero tramite un suo legale munito di mandato. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Ottobre 2016.


Mediazione – Disposta dal giudice entro un termine assegnato – Avvio tardivo del procedimento di mediazione – Improcedibilità della domanda – Non sussiste.
Non è peregrina la tesi che in forza del disposto di legge l'improcedibilità della domanda possa derivare solo dal mancato esperimento della mediazione. [Con l’ordinanza in oggetto, la Corte ha confermato la sospensiva di una sentenza di primo grado che aveva dichiarato improcedibile un’opposizione a decreto ingiuntivo per avvio del procedimento di mediazione, da parte dell'opponente, oltre il termine assegnato dal giudice.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 14 Ottobre 2016.


Processo civile - Appello - Mediazione disposta dal giudice -  Inottemperanza - Conseguenze - Improcedibilità dell’impugnazione.
Nel caso di mediazione disposta nel giudizio di appello ai sensi dell’art. 5, comma 2, D. lgs. n. 28/2010 e così come nella affine materia del giudizio di primo grado nella opposizione a decreto ingiuntivo, la locuzione “improcedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello”, non può che intendersi nel senso di improcedibilità dell’appello, ovvero dell’opposizione a decreto ingiuntivo, e non come improcedibilità della originaria domanda sostanziale attorea. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 13 Ottobre 2016.


Procedimento di mediazione obbligatoria disposto dal Giudice nel corso del giudizio – Tardiva proposizione – Improcedibilità – Non sussiste.
Il tentativo di mediazione obbligatorio esperito ancorché successivamente al termine di 15 giorni assegnato dal Giudice, non consente di ritenere operante la improcedibilità prevista per il mancato esperimento del procedimento, in assenza di espressa previsione di perentorietà del termine assegnato dal giudice ex art. 5 d. l.vo 4 marzo 2010 n. 28, dovendosi dare prevalenza all’effetto sostanziale dello svolgimento del procedimento. (Marco Beltrametti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Settembre 2016.


Mediazione - Tempestività della presentazione della domanda di mediazione - Invio della comunicazione raccomandata.
Ai fini della verifica in ordine alla tempestività della “presentazione” della domanda di mediazione non si deve avere riguardo alla data di deposito della domanda di mediazione presso l’organismo adito, bensì, in caso di utilizzo della posta raccomandata, a quella di invio della medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 Settembre 2016.


Mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5 del d. lgs. 28/2010 – Mancata attivazione della mediazione nei confronti di un terzo chiamato – Improcedibilità del giudizio – Insussistenza.
La mediazione obbligatoria di cui all’art. 5 del d. lgs. 28/2010 deve essere esperita unicamente in relazione alle domande proposte dall’attore nei confronti del convenuto ma non con riguardo alle domande proposte da quest’ultimo nei confronti di terzi chiamati in quanto a) una diversa soluzione comporterebbe un notevole allungamento dei tempi di definizione del processo, in contrasto con il principio di ragionevole durata dello stesso stabilito dall’art. 111 Cost.; b) le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità, costituendo deroga al diritto di azione, sono di stretta interpretazione; c) l’art. 5 del d. lgs. 28/2010 menziona solo il convenuto quale soggetto legittimato a dedurre il difetto del previo esperimento del tentativo di conciliazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 14 Giugno 2016.


Processo civile – Mediazione obbligatoria ex D.Lgs. 28/2012 – Applicabilità alla domanda riconvenzionale non discussa nella precedente mediazione instaurata dall’attore.
L’onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione sussiste anche nei confronti del convenuto che proponga una domanda riconvenzionale cd. inedita, se anch’essa soggetto a mediazione ai sensi dell’art.5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010. Infatti, l’esclusione della domanda del convenuto dall’ambito di applicazione di tale norma provocherebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra attore e convenuto, del tutto illegittima.
Il termine “convenuto” utilizzato dall’art.5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010 per indicare il soggetto che eccepisce l’improcedibilità della domanda ben può essere riferito all’attore rispetto alla domanda riconvenzionale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 12 Maggio 2016.


Possibilità di cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e altre condizioni di procedibilità – Sussiste – Condizioni

Domanda di condanna al pagamento di un importo inferiore ad euro 50.000,00, soggetta in astratto sia a mediazione che a negoziazione assistita – Necessità dell’esperimento di entrambe le condizioni di procedibilità dell’art. 3, comma 5, del d.l. 132/2014 – Esclusione – Sufficienza dell’esperimento della sola mediazione
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L’art. 3, comma 5, del d.l. 132/2014 consente il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e altre condizioni di procedibilità, e quindi richiede che tutte le condizioni siano realizzate, ma una interpretazione costituzionalmente orientata di tale norma induce a limitarne l’ambito di applicazione ai casi in cui la medesima domanda, o una pluralità di domande distinte siano soggette a condizioni di procedibilità diverse. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il caso in cui l’attore abbia proposto una domanda di condanna al pagamento di un importo inferiore ad euro 50.000,00, fondata, per lo stesso fatto, su due titoli di responsabilità, che in astratto implichino due diverse condizioni di procedibilità ovvero la concorrenza sleale e la diffamazione a mezzo stampa, esula dall’ambito di applicazione dell’art. 3, comma 5, del d.l. 132/2014 in virtù del disposto dell’art. 3, comma 1, primo periodo dello stesso decreto che esclude dalla negoziazione assistita le controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, quale quella fondantesi su una prospettata condotta di diffamazione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 12 Maggio 2016.


Primo incontro nella procedura di mediazione – Realizzazione della condizione di procedibilità qualora le parti manifestino l’intenzione di non proseguire nella procedura – Sussiste.
L’art. 8, comma 1, D.Lgs. 28/10 va interpretato nel senso che il primo incontro tra le parti e il mediatore ha la funzione di verificare la volontà e disponibilità delle prime, informate sulla natura e funzione della mediazione cui il mediatore intende procedere, ad ‘autorizzare’ l'avvio della procedura, consentendo loro altresì di fornire le eventuali giustificazioni per non procedervi. A tale conclusione induce l’art. 5, comma 2 bis, che, nell’affermare espressamente che “…la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l'accordo”, implicitamente ammette che il primo incontro informativo non è un momento estraneo alla ricerca dell’accordo e che la mediazione possa legittimamente chiudersi al primo incontro, sicchè nell’espressione ‘senza l’accordo’ deve necessariamente rientrare anche l’ipotesi che le parti o una di esse non intendano tout court proseguire con la mediazione, ritenendo preferibile che la controversia sia conosciuta dall’autorità giudiziaria. (Eugenia Tommasi Di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 24 Marzo 2016.


Mediazione obbligatoria – Domanda riconvenzionale – Suo assoggettamento alla mediazione – Esclusione.
Sul tema dell’assoggettamento alla mediazione obbligatoria della domanda riconvenzionale (inedita o meno) rientrante nelle materie di cui al D.Lgs. 28/10 (come anche delle domande dei terzi chiamati in causa, delle domande trasversali, della reconventio reconventionis), deve ritenersi preferibile la più ragionevole e razionale tesi negativa, che si fonda: A) sull’esigenza di interpretare l’art. 5 D.Lgs. 28/10 alla luce dei principi: 1) di ragionevole durata del processo; 2) di efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale rispetto alle norme di deroga alla giurisdizione alla luce dell’art. 24 Cost.; 3) di equilibrio nella relazione tra procedimento giudiziario e mediazione come espresso dalla Direttiva 2008/52/CEE; B) sull’esigenza di rispettare l’autentica finalità dell’istituto mediatorio che è marcatamente deflattiva, tenuto conto che, rispetto alla domanda riconvenzionale, l’esperimento della mediazione non sortisce l’effetto di chiudere il giudizio in corso non essendo generalmente idoneo, dopo il fallimento del procedimento di mediazione sulla domanda principale, a porre fine al giudizio idoneo; C) sull’esigenza di evitare la formulazione di domande riconvenzionali ‘strumentali’ al solo fine di imporre al giudice l’invio in mediazione, con conseguente allungamento dei tempi processuali anche per la definizione della domanda principale. (Eugenia Tommasi Di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 24 Marzo 2016.


Mediazione cd. delegata in materia bancaria – Indicazione dei temi della conciliazione da parte dell’AG per la futura mediazione – Poteri del giudice.
In materia bancaria, il Giudice può delegare la mediazione ex art. 5, comma 2 d.lvo 28/10 indicando altresì alle parti i “temi della conciliazione” al fine di delimitare il thema decidendum e fornire gli elementi tecnici per giungere alla definizione della controversia, quale espressione del generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc e degli “obblighi collaborativi” gravanti sulle parti. (Laura Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26 Febbraio 2016.


Mediazione in genere – Mediazione obbligatoria – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della mediazione – Incombe sull’opposto .
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ed esaurita la fase attinente alla concessione, od alla sospensione, della provvisoria esecuzione, la parte onerata di proporre la domanda di mediazione è il creditore opposto essendo essa – come da costante giurisprudenza della Suprema Corte – parte attrice in senso sostanziale con l’esercizio in giudizio dell’azione monitoria, di cui la fase di opposizione rappresenta mera prosecuzione eventuale.

Sul punto non appare convincente l’opinione contraria del tutto recentemente ammessa dalla Suprema Corte (Sezione III, 03.12.2015 n. 24629) secondo la quale l’ingiungente creditore, attraverso il decreto ingiuntivo, ha scelto la linea deflattiva coerente con la logica dell’efficienza processuale e della ragionevole durata del processo, nel mentre è l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore, opinione non convincente in quanto all’opponente non è data altra alternativa del procedimento di cognizione per far valere le proprie eccezioni, sia in quanto, come espressamente indicato dalla legge, è onerata dell’attivazione la parte che intende esercitare in giudizio un’azione, con onere della prova dei relativi fatti costitutivi, e non la parte che, genericamente, ha interesse ad introdurre un giudizio di merito, indispensabile, in questo caso, ai soli fini di far accertare fatti modificativi, impeditivi o estintivi del diritto fatto valere dell’ingiungente con l’azione monitoria esercitata, sia infine – ma non ultimo – in quanto sempre per espressa previsione legislativa il tentativo di mediazione nel caso di procedimento monitorio è differito in esito all’ordinanza sulla sospensione o concessione della provvisoria esecuzione e dunque – necessariamente - ad opposizione già introdotta. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 16 Febbraio 2016.


Decreto ingiuntivo – Giudizio di opposizione – Mancata adesione della Banca alla procedura di mediazione – Revoca

Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di attivazione della mediazione

Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Applicazione della normativa in materia
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La mancata adesione, da parte della Banca creditrice, alla procedura di mediazione obbligatoria attivata in sede di opposizione a decreto ingiuntivo comporta la revoca del medesimo, in quanto determina l’improcedibilità (non già dell’opposizione, bensì) della domanda azionata in sede monitoria. (Chiara Tenella) (riproduzione riservata)

Contrariamente a quanto sostenuto dalla Suprema Corte (sent. 3 dicembre 2015, n. 24629), nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di attivare la mediazione obbligatoria incombe sul creditore opposto, atteso che egli riveste la natura di parte attrice e che l’azione cui si riferisce l’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010 è la domanda monitoria, non già l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso in accoglimento della stessa. (Chiara Tenella) (riproduzione riservata)

La mediazione obbligatoria non costituisce un formale adempimento burocratico privo di contenuto funzionale e sostanziale, ma l’occasione per cercare una soluzione stragiudiziale della vertenza in termini più rapidi e soddisfacenti rispetto alla risposta che può fornire il giudice. In quest’ottica, non si può ritenere che, nei giudizi in cui la mediazione è condizione di procedibilità ex art. 5 d. lgs. 28/2010, detta condizione sia perfezionata laddove le parti pongano in essere condotte elusive del dettato normativo e della ratio legis. (Chiara Tenella) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio, 03 Febbraio 2016.


Mediazione in genere – Mediazione obbligatoria – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della mediazione – Incombe sull’opposto.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ed una volta che sia stata resa la pronunzia sulla concessione o sulla revoca della provvisoria esecuzione, la parte onerata di proporre la domanda di mediazione è il creditore opposto.
La conseguenza di quanto affermato è che l’improcedibilità non colpisce la domanda dell’opponente (domanda che tale non è, salve le riconvenzionali), bensì quella dell’opposto: e, pertanto, il decreto ingiuntivo dev’essere revocato.
Il co. 1 bis dell’art. 5, d. lgs. 28/2010, onera della mediazione chi intende esercitare in giudizio un’azione, ed è jus receptum che, nel caso del procedimento monitorio, seguito da opposizione, chi esercita l’azione, ossia l’attore, è il creditore, che insta per l’emanazione del decreto ingiuntivo (e, del resto, la pendenza della lite tra ricorrente e debitore risale, ai sensi dell’art. 643, co. 3, c.p.c., alla notificazione del ricorso e del decreto): anzi, prim’ancora, che chiede al Giudice l’attribuzione di un bene della vita.
L’opponente, al contrario, subisce la domanda, ed appare anomalo e vessatorio imporgli di adempiere ad un onere, posto come condizione di procedibilità, quando, evidentemente, nessun interesse esso nutre, contrariamente al creditore opposto, all’emissione di una condanna contro di lui.
La S.C., recentemente (Cass. civ., Sez. III, 7.10.2015-3.12.2015, n. 24629), ha affermato che sull’opponente deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga, e che, del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.
Tali asserzioni sono difficilmente compatibili col testo dell’art. 5, co. 4, d. lgs. 4.3.2010, n. 28, secondo cui i commi 1 bis e 2 non si applicano nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.
Ciò significa che:
1) non è vero che l’opponente abbia inteso precludere la via breve per percorrere la via lunga: l’opponente, infatti, prima della pronunzia sulle istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione, non deve esperire la mediazione: sicché non gli si può imputare di averla omessa;
2) non è vero che al creditore sia imposto l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo: la questione, infatti, che si pone nei casi come quello di specie, non è certo se il creditore, che abbia depositato il ricorso monitorio, debba proporre la domanda di mediazione prima che la controparte abbia sollevato l’opposizione (e, dunque, senza neppure sapere se opposizione sorgerà): il problema, invece, è di verificare quale delle parti debba esperire la mediazione medesima, ma solo una volta proposta l’opposizione ed esaurita la fase attinente alla concessione, od alla sospensione, della provvisoria esecuzione. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Gennaio 2016.


Cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e altre procedure stragiudiziali obbligatorie ai sensi dell’art. 3, comma 5 primo periodo del d.l. 132/2014 – Sussiste

Esito infruttuoso della negoziazione assistita su una controversia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege – Necessità di esperire la mediazione a pena di improcedibilità della domanda giudiziale – Sussiste
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L’art. 3, comma 5 primo periodo del d.l. 132/2014, convertito nella legge 162/2014, laddove prevede che: “Restano ferme le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di mediazione e conciliazione, comunque denominati…”, impone espressamente il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e procedure stragiudiziali obbligatorie, per legge o per previsione contrattuale o statutaria, salvo che la controversia non sia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege, perché in tal caso solo questa procedura va esperita. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’esito infruttuoso della negoziazione assistita facoltativa esperita non esonera le parti dall’esperimento della mediazione, qualora quest’ultima costituisca condizione di procedibilità della domanda giudiziale, tanto più sei si considera che una simile sequenza non appare in astratto inutilmente dilatoria, a differenza di quella inversa (negoziazione esperita dopo il fallimento della mediazione) poichè consente il passaggio ad una procedura stragiudiziale che presenta un valore aggiunto rispetto alla prima, costituito dall’intervento di un terzo imparziale, che può favorire l’esto conciliativo. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 23 Dicembre 2015.


Procedimento per decreto ingiuntivo – Opposizione – Onere della mediazione ex art. 5 dlgs 28 del 2010 – Parte onerata – Parte opposta – Esclusione – Parte opponente – Sussiste .
Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, la parte su cui grava l’onere di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione, ai sensi del d.lgs. 28 del 2010, è la parte opponente: infatti, è proprio l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E’ dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intendere precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà l’opposizione allo stesso decreto ingiuntivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Dicembre 2015, n. 24629.


Mediazione - Opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti di due fideiussori - Natura bancaria della controversia - Esclusione.
Ai fini dell'applicabilità della disciplina della mediazione, in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto contro due fideiussori di un correntista, la sola qualità di istituto di credito di una delle parti di una fideiussione non è elemento sufficiente a far qualificare il contratto come bancario ex art. 5 dlgs 28/2010. (Paolo Puliti) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 26 Novembre 2015.


Condanna ai sensi dell’art. 8, comma 5, secondo periodo del d. lgs. 28/2010 – Natura sanzionatoria – Possibilità di emetterla nei confronti di ciascuna dei soggetti-parti processuali che non hanno partecipato alla mediazione – Sussistenza.
La condanna di cui all’art. 8 comma 5 secondo periodo del d. lgs. 28/2010, avendo natura sanzionatoria, va adottata nei confronti di ciascuna delle parti che non abbiano partecipato al procedimento di mediazione senza giustificato motivo, a fortiori quando le loro posizioni non siano inscindibili ed esse possano quindi valutare indipendentemente l’una dall’altra di aderire alla prospettiva conciliativa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Novembre 2015.


Controversia instaurata dall’ex coniuge per la quota del TFR – Mediazione civile – Applicabilità – Sussiste.
L’istituto della mediazione civile, previsto dall’art. 5 d.lgs. 28 del 2010, è applicabile anche alle controversie familiari, là dove il diritto non sia indisponibile. In particolare, è applicabile alla controversia instaurata dalla ex moglie affinché sia accertato il suo diritto, ex art. 12-bis l. 898 del 1970, a una quota – pari al 40% - del trattamento di fine rapporto lavorativo liquidato all’ex marito. Si versa, infatti, in una lite che ha ad oggetto un diritto di credito, seppur nel contesto più ampio di un conflitto familiare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 Ottobre 2015.


Negoziazione assistita cd. obbligatoria – Controversia instaurata dall’Avvocato contro il cliente per il pagamento del compenso ex art. 14 d.lgs 150 del 2011 – Applicabilità – Esclusione – Causa in cui la parte può stare in giudizio personalmente

Controversia instaurata dall’Avvocato contro il cliente per il pagamento del compenso ex art. 14 d.lgs 150 del 2011 – Plurime azioni giudiziali – Frazionamento del credito – Mediazione civile – Opportunità – Sussiste
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La pretesa creditoria che rimanga contenuta nei limiti di 50.000 euro richiede, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, il preventivo tentativo di negoziazione assistita, salvo si tratti di controversia riconducibile alla categoria di quelle per le quali le parti possono stare in giudizio personalmente. In questa categoria ricade la domanda introdotta dall’Avvocato per recuperare un suo credito, là dove questi si avvalga della procedura speciale di cui all’art.14 d. lgs.150/2011 ove, al comma III, è espressamente previsto che «nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui l’Avvocato abbia agito con distinte azioni per recuperare diversi compensi contro il medesimo cliente, si rivela opportuno il procedimento di mediazione civile prescritto dal giudice, anche per consentire alle parti di evitare di incorrere nelle conseguenze processuali che discendono dall’intervenuto frazionamento di un credito unitario e pure per consentire al mediatore di risolvere il conflitto nella sua globalità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Ottobre 2015.


Improcedibilità dell’opposizione per omesso esperimento del tentativo di conciliazione - Improcedibilità dell’opposizione per mancata comparizione di tutte le parti davanti al mediatore - Infondatezza.
E’ infondata la questione pregiudiziale rispetto ad ogni altra, relativa alla pretesa (da parte dell’Istituto opposto) di improcedibilità dell’opposizione per omesso esperimento del tentativo di mediazione obbligatorio da parte dei garanti, persone fisiche (unica questione tempestivamente eccepita dalla parte e rilevata dallo scrivente in sede di prima udienza) nonché per mancata comparizione personale di tutte le parti opponenti dinanzi al mediatore (questione in verità non eccepita dalla parte e non rilevata entro quel rigoroso termine preclusivo, ma solo nell’ambito delle conclusionali ex art. 190 cpc). (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 08 Settembre 2015.


Mediazione demandata dal giudice – Espunzione dell’istituto dal dlgs 28 del 2010 ad opera del dl 69 del 2013 – Persistente del potere in capo al giudice – Sussiste.
La nuova formulazione normativa dell’art. 5 comma II d.lgs. 28 del 2010 non è incompatibile con un generale potere del giudice (art. 175 c.p.c.) di sollecitare un percorso volontario di mediazione mediante un invito: invito che, se seguito dalla adesione delle parti, ha il vantaggio (per le parti stesse) di non comportare conseguenze in punto di procedibilità della domanda. Infatti, la mediazione demandata dal giudice, altro non è se non una forma di mediazione volontaria, veicolata dal suggerimento del magistrato: l’espunzione dell’istituto della cd. mediazione demandata dal giudice (a seguito del d.l. 69 del 2013), pertanto, non esclude e nemmeno limita la facoltà del giudicante di sollecitare una riflessione nei litiganti, mediante invito a rivolgersi spontaneamente ad un organismo di mediazione. Si ricade nell’ambito dei normali poteri di governance giudiziale (175 c.p.c.). Né più e né meno di quanto già avviene per il celebre «invito a coltivare trattative». Pertanto, è sempre possibile – pur nella vigenza dell’attuale versione normativa del dlgs 28 del 2010 – che il giudice inviti le parti ad avviare il procedimento di mediazione, su scelta volontaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Luglio 2015.


Mediazione civile demandata dal giudice – Esperibilità in processi aventi ad oggetto diritti indisponibili – Possibilità – Sussiste – Condizioni.
La presenza del «diritto indisponibile» nel procedimento civile non esclude la co-presenza di diritti del tutto disponibili e, quindi, negoziabili. E, in genere, a fronte di una azione che ricada su diritti disponibili è sussistente un interesse sostanziale della parte che (anche solo) indirettamente mira al soddisfacimento di situazione giuridiche soggettive negoziabili. In un habitat processuale in cui convivano pretese a giurisdizione necessaria e interessi suscettibili di transazione, deve trovare spazio il principio secondo il quale la mediazione civile è suscettibile di trovare applicazione per quella “parte” di procedimento in cui imperano interessi disponibili e, perciò, negoziabili. L’eventuale accordo sulla parte disponibile del processo può, infatti, avere poi ricadute sul procedimenti in generale: infatti, la composizione del conflitto “spegne” l’interesse delle parti per la procedura giudiziale che può, a questo punto, essere oggetto di atti dispositivi anche indiretti (negozi processuali. Si pensi al caso della parte attrice che rinuncia alla domanda giudiziale avente ad oggetto diritti indisponibili). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Luglio 2015.


Domanda di risarcimento del danno per lesione del diritto alla salute, indeterminata nel quantum, connessa a domanda di accertamento di un diritto reale, come tale soggetta a mediazione obbligatoria – Sottoposizione a mediazione obbligatoria anche della prima domanda – Esclusione – Sua sottoposizione a negoziazione assistita – Esclusione .
La domanda, indeterminata nel quantum, con la quale una parte lamenti la lesione del diritto alla salute e non quella della componente non patrimoniale del diritto reale, seppure connessa a quella di accertamento di un diritto reale, non è soggetta, a differenza della seconda, a mediazione ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010 e nemmeno a negoziazione assistita ai sensi dell’art.3, comma 1 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 25 Giugno 2015.


Mediazione – Obbligatoria – Mancata partecipazione dell’attore – Improcedibilità della domanda – Esclusione.
Il perseguimento dello scopo dell’effettività della mediazione non può spingersi sino al punto di ritenere che si applichi la sanzione dell’improcedibilità quando l’attore si rifiuti di partecipare immotivatamente alla mediazione sin dalla fase preliminare.
L’avere la legge previsto per la mancata partecipazione al procedimento di mediazione senza giustificato motivo la sanzione ex art.116 c.p.c. implica necessariamente la prosecuzione del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 16 Aprile 2015.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di promozione della mediazione – Grava sull’opposto.
L’atto di opposizione a decreto ingiuntivo non costituisce l’esercizio di un’azione né un’iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di promuovere la mediazione e, quindi, l’interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità spetta al convenuto opposto, ossia l’unico soggetto che propone la “domanda giudiziale” e che pertanto dovrebbe subire gli effetti della declaratoria di improcedibilità.
In caso di inottemperanza, la domanda proposta con il ricorso monitorio va dunque dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo va conseguentemente revocato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 26 Marzo 2015.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di promozione della mediazione – Grava sull’opposto.
L’atto di opposizione a decreto ingiuntivo non costituisce l’esercizio di un’azione né un’iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di promuovere la mediazione e, quindi, l’interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità spetta al convenuto opposto, ossia l’unico soggetto che propone la “domanda giudiziale” e che pertanto dovrebbe subire gli effetti della declaratoria di improcedibilità.
In caso di inottemperanza, la domanda proposta con il ricorso monitorio va dunque dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo va conseguentemente revocato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 26 Marzo 2015.


Mediazione demandata – Mancata comparizione personale delle parti – Improcedibilità della domanda.
Così come per la mediazione obbligatoria da svolgersi prima del giudizio ex art. 5, comma 1 bis, D. Lgs. n. 28/2010, che per la mediazione demandata dal giudice, ex art. 5, comma 2, è necessario – ai fini del rispetto della condizione di procedibilità della domanda – è necessario che le parti compaiano personalmente (assistite dai propri difensori, come previsto dal successivo art. 8) all’incontro con il mediatore. Graverà su quest’ultimo, in qualità di soggetto istituzionalmente preposto ad esercitare funzioni di verifica e di garanzia della puntuale osservanza delle condizioni di regolare espletamento della procedura, l’onere di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro, sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione, ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore), per il caso di assoluto impedimento a comparire.

La parte che avrà interesse contrario alla declaratoria di improcedibilità della domanda avrà l’onere di partecipare personalmente a tutti gli incontri di mediazione, chiedendo al mediatore di attivarsi al fine di procurare l’incontro personale tra i litiganti; potrà, altresì, pretendere che nel verbale d’incontro il mediatore dia atto della concreta impossibilità di procedere all’espletamento del tentativo di mediazione, a causa del rifiuto della controparte di presenziare personalmente agli incontri. Solo una volta acclarato che la procedura non si è potuta svolgere per indisponibilità della parte che ha ricevuto l’invito a presentarsi in mediazione, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata, essendo in questo caso impensabile che il convenuto possa, con la propria colpevole o volontaria inerzia, addirittura beneficiare delle conseguenze favorevoli di una declaratoria di improcedibilità della domanda, che paralizzerebbe la disamina nel merito delle pretese avanzate contro di sè. Negli altri casi e, segnatamente, quando è la stessa parte che ha agito (o che intende agire) in giudizio a non presentarsi personalmente in una procedura di mediazione da lei stessa attivata (anche su ordine del giudice), la domanda si espone al rischio di essere dichiarata improcedibile, per incompiuta osservanza delle disposizioni normative che impongono il previo corretto esperimento del procedimento di mediazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 09 Marzo 2015.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo della preventiva mediazione – Parte del processo soggetta all’obbligo – Parte Opponente – Sussiste.
In materia di mediazione obbligatoria ex art. 5 dlgs 28 del 2010, in caso di procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, il mancato esperimento della mediazione giova al "convenuto opposto" e comporta la definitività del decreto ingiuntivo opposto in applicazione (analogica) dell’articolo 647 comma 1 c.p.c., in quanto: a. è l’opponente, e non l’opposto, ad avere interesse a che proceda il giudizio di opposizione diretto alla rimozione di un atto giurisdizionale (il decreto ingiuntivo) suscettibile altrimenti di divenire definitivamente esecutivo; pertanto è l’opponente a dovere subire le conseguenze del mancato o tardivo esperimento del procedimento di mediazione delegata; b. la condizione di procedibilità opera solamente nella fase di opposizione; se si andasse di diverso avviso, si introdurrebbe una sorta di improcedibilità postuma della domanda monitoria, ossia una improcedibilità che pur non sussistente al momento in cui è stato proposto il ricorso e ottenuto il decreto ingiuntivo, sarebbe accertata solo successivamente in una fase posteriore; si applicherebbe poi un regime speciale alla improcedibilità non contemplato dal d. lgs. 28/2010, in contrasto con il disposto dell’articolo 647 c.p.c. (il quale, in caso di improcedibilità per mancata o tardiva costituzione dell’opponente, prevede che il giudice su istanza anche verbale del ricorrente dichiari esecutivo il decreto opposto) e pure in contrasto con il tendenziale principio della stabilità dei provvedimenti emessi a cui è informato il procedimento di ingiunzione. Pertanto, l’espressione "condizione di procedibilità della domanda giudiziale" contenuta nell’articolo 5 co. 2 citato va interpretata alla stregua di improcedibilità/estinzione dell’opposizione e non come improcedibilità della domanda monitoria consacrata nel provvedimento ingiuntivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 20 Gennaio 2015.


Mediazione - Mediazione disposta dal giudice - Condizione di procedibilità della domanda - Mancato o tardivo esperimento - Conseguenze.
L’invio delle parti in mediazione (c.d. mediazione delegata o disposta dal giudice) costituisce potere discrezionale dell’ufficio che può essere esercitato “valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione ed il comportamento delle parti” sempreché non sia stata tenuta l’udienza di precisazione delle conclusioni. Ove la mediazione venga disposta, il suo esperimento “è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” (art. 5, II co. D.Lgs. cit.), con la conseguenza che il mancato o tardivo esperimento del procedimento di mediazione vizia irrimediabilmente il processo, impedendo l’emanazione della sentenza di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 04 Giugno 2014.


Mediazione - Mediazione disposta dal giudice - Condizione di procedibilità della domanda - Natura perentoria del termine assegnato dal giudice - Mancato o tardivo esperimento - Improcedibilità.
Il termine assegnato dal giudice per l'esperimento del procedimento di mediazione ha natura perentoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 04 Giugno 2014.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Mancato esperimento del tentativo di mediazione - Improcedibilità dell'opposizione - E revocabilità del decreto monitorio.
Qualora nei procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo non venga esperito il tentativo di mediazione, la sanzione dell'improcedibilità non colpisce la pretesa creditoria azionati in via monitoria, bensì l'opposizione, con la conseguenza che il decreto ingiuntivo diviene irrevocabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 24 Aprile 2014.


Mediazione - Primo incontro avanti al mediatore - Interpretazione.
Il "primo incontro" di cui all'articolo 5, comma 2 bis, d.lgs n. 28 del 2010 è quello fissato avanti al mediatore per la partecipazione di tutte le parti al tentativo di mediazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21 Aprile 2014.


Mediazione - Primo incontro avanti al mediatore - Attività del mediatore - Informazione su funzione e modalità della mediazione - Svolgimento di vera e propria attività di mediazione - Necessità.
Al primo incontro avanti al mediatore di cui all'articolo 5, comma 2 bis, d.lgs n. 28 del 2010, il mediatore non deve limitarsi ad un'attività informativa circa la funzione e le modalità della mediazione, ma anche effettuare una vera e propria attività di mediazione sul merito delle questioni oggetto della lite, salva la facoltà delle parti di non procedere oltre nella mediazione, ove non sia raggiunto un accordo al primo incontro. Infatti, diversamente opinando ed assumendo che il primo incontro possa avere solo funzione informativa, il processo civile verrebbe a subire un'intralcio per l'espletamento di un'incombente meramente burocratico e rituale, senza cioè lo svolgimento di alcuna mediazione, unica attività che può dare alle parti una concreta chance di definizione transattiva della controversia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21 Aprile 2014.


Mediazione - Sanzione dell'improcedibilità - Sanzione a carico della parte onerata - Comparizione al primo incontro - Necessità.
Va sanzionato con l'improcedibilità il comportamento della parte onerata ex lege che, a prescindere dal fatto che il procedimento di mediazione sia stato attivato dalle altre parti, non lo coltiva non comparendo al primo incontro avanti al mediatore, mentre la mancata partecipazione alla mediazione della parte non onerata non potrà avere alcuna rilevanza ai fini della procedibilità della domanda, non potendo certo la parte diligente subire un pregiudizio per la mancata collaborazione di quella che non vi ha interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21 Aprile 2014.


Proposta conciliativa del giudice – Art. 185-bis c.p.c. – Corso sproporzionato della lite – Riserva di mediazione in caso di rifiuto immotivato della proposta – Sussiste..
Al cospetto di una causa che, già in itinere, abbia avuto un corso sproporzionato rispetto ai termini reali della controversia, è opportuno che il giudice formuli una proposta conciliativa, sulla base dei fatti pacifici e non contestati; ove le parti rifiutino immotivatamente la proposta, il giudice ben può avviarle alla mediazione ai sensi dell’art. 5 comma II d.lgs. 28/2010 (cd. mediazione ex officio). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Marzo 2014.


Mediazione disposta dal giudice (mediazione ex officio) – Condizione di procedibilità – Esigenza che le parti svolgano effettivamente il procedimento di mediazione – Sussiste (art. 5 comma II, dlgs 28/2010)..
Nel caso in cui il giudice disponga la mediazione, la condizione di procedibilità non è soddisfatta quando i difensori si recano dal mediatore e, ricevuti i suoi chiarimenti su funzione e modalità della mediazione, dichiarano il rifiuto di procedere oltre. In caso di mediazione ex officio, è necessario che le parti compaiano personalmente (assistite dai propri difensori come previsto dall'art. 8 d.lgs. n. 28/2010) e che la mediazione sia effettivamente avviata (Trib. Firenze, 19 marzo 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 19 Marzo 2014.


Condominio negli edifici – Impugnazione delibera assembleare – Tempestiva comunicazione deposito istanza mediazione – Decadenza per tardività dell’impugnazione delibera.
Il dettato della legge è chiaro nel collegare gli effetti impeditivi della decadenza, alla comunicazione della domanda di mediazione alle parti, e non già al mero deposito della domanda di mediazione presso l’organismo prescelto; Ciò tanto è vero che, attese le conseguenze così pregnanti per la parte proponente la procedura di conciliazione, l’art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 28/2010 prevede che la domanda di mediazione possa essere comunicata direttamente alla controparte «anche a cura della parte istante», onde evitare che lo stesso possa essere pregiudicato da tempistiche proprie dell’ente di mediazione. (Loredana Ermia) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 02 Marzo 2014.


Mediazione disposta dal giudice (mediazione cd. ex officio) – Ipotesi applicative – Utilizzo in caso di fasi di stasi del processo..
L’istituto della mediazione ex officio – introdotto dalla l. 98/2013 – è applicabile ai processi pendenti e merita in genere applicazione nelle controversie in materia di diritti reali e rapporti di vicinato; in particolare, il giudice può far uso dell’istituto anche per far fronte ad eventuali fasi di stasi del processo, per motivi che prescindono dalle parti, come lo smarrimento di atti di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 28 Novembre 2013.


Mediazione disposta dal giudice (mediazione cd. ex officio) – Ipotesi applicative – Utilizzo in caso di fasi di stasi del processo..
L’istituto della mediazione ex officio – introdotto dalla l. 98/2013 – è applicabile ai processi pendenti e merita in genere applicazione nelle controversie in materia di diritti reali e rapporti di vicinato; in particolare, il giudice può far uso dell’istituto anche per far fronte ad eventuali fasi di stasi del processo, per motivi che prescindono dalle parti, come lo smarrimento di atti di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 28 Novembre 2013.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Mediazione disposta dal Giudice (cd. mediazione ex Officio) – Rinvio delle parti in mediazione dopo la formulazione di una proposta conciliativa – Sussiste..
La legge 9 agosto 2013 n. 98 (modificando il d.lgs. 28/2010), ha previsto la possibilità per il giudice di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione (cd. mediazione ex officio). Nel caso in cui il giudicante formuli alle parti una proposta conciliativa ed emerga la possibilità che la stessa trovi il consenso delle stesse, è indubbiamente opportuno che il Tribunale si avvalga del citato istituto disponendo d’ufficio che i litiganti diano inizio ai lavori di mediazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Novembre 2013.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Mediazione disposta dal Giudice (cd. mediazione ex Officio) – Applicabilità ai processi pendenti – Sussiste – Valutazione di mediabilità – Elementi.

Mediazione delle controversie civili e commerciali – Mediazione disposta dal Giudice (cd. mediazione ex Officio) – Competenza territoriale – Derogabilità – Sussiste.
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La legge 9 agosto 2013 n. 98 (di conversione del d.l. 21 giugno 2013 n. 69), riscrivendo parzialmente il tessuto normativo del d.lgs. 28/2010, ha previsto la possibilità per il giudice (anche di appello) di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione (cd. mediazione ex officio). Si tratta di un addentellato normativo che inscrive, in seno ai poteri discrezionali del magistrato, una nuova facoltà squisitamente processuale: trattasi, conseguentemente, di una norma applicabile ai procedimenti pendenti. Peraltro, il fascio applicativo della previsione in esame prescinde dalla natura della controversia (e, cioè, dall’elenco delle materie sottoposte alla cd. mediazione obbligatoria: art. 5 comma I-bis, d.lgs. 28/2010) e, per l’effetto, può ricadere anche su un controversia quale quella in esame, avente ad oggetto il recupero di un credito rimasto insoddisfatto. Giova, peraltro, ricordare come i mediatori ben potrebbero estendere la «trattativa (rectius: mediazione)» ai fatti emersi successivamente alla instaurazione della lite e non fatti valere nel processo, così essendo evidente che l’eventuale soluzione conciliativa potrebbe definire il conflitto, nel suo complesso, mentre la sentenza conclusiva del procedimento civile potrebbe definire, tout court, solo una lite, in modo parziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Anche per le mediazioni attivate su disposizione del giudice, è vincolante la previsione di cui al novellato art. 4 comma III d.lgs. 28/2010: la domanda di mediazione, pertanto, va presentata mediante deposito di un’istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. Ovviamente, trattandosi di norme legate alla mera competenza territoriale, è chiaro che le parti – se tutte d’accordo – possono porvi deroga rivolgendosi, con domanda congiunta, ad altro organismo scelto di comune accordo. La domanda di mediazione presentata unilateralmente dinanzi all’organismo che non ha competenza territoriale non produce effetti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Ottobre 2013.


Comportamento delle parti in udienza – Richiesta congiunta di “rinvio per trattative” – Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Mediazione cd. demandata dal giudice – Invito alle parti a valutare il percorso di mediazione – Sussiste..
Dove le parti del processo, concordemente, in udienza, richiedano un “rinvio per trattative”, il giudice, in luogo del mero differimento del procedimento, può invitare le parti a valutare l’opportunità di avvalersi della mediazione ex art. 5 comma II d.lgs. 28/2010, per attivare o proseguire davanti agli stessi, i canali conciliativi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 11 Gennaio 2013.


Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Mediazione Obbligatoria – Declaratoria di incostituzionalità dell’art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Corte cost. sentenza 272/2012 – Mediazione cd. delegata – Persistente vitalità – Sussiste – Diritto del litigante alla possibilità di sperimentare il tentativo di mediazione – Sussiste – Obbligo della mediazione e Diritto alla mediazione..
La sentenza della Corte Costituzione n. 272/2012 ha colpito solo la mediazione cd. obbligatoria ma non quella cd. delegata (su invito del giudice): l’art. 5 comma III dlgs 28/2010, infatti, è espressione del diritto del destinatario del Servizio Pubblico di Giustizia di potere sperimentare il tentativo di mediazione. Ne consegue che, espunto dall’ordinamento l’Obbligo della Mediazione, rimane comunque vivo il Diritto alla Mediazione, che trova respiro attraverso l’eventuale adesione delle parti, all’invito sottoposto dal giudice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 14 Dicembre 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Obbligatorietà della mediazione – Art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Incostituzionalità per eccesso di delega – Sussiste. .
Sussiste eccesso di delega legislativa, in relazione al carattere obbligatorio dell’istituto di conciliazione e alla conseguente strutturazione della relativa procedura come condizione di procedibilità della domanda giudiziale nelle controversie di cui all’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010. La Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali); e dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale: a) dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo («L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»; b) dell’art. 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»; e) dell’art. 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo cinque,»; f) dell’art. 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1»; g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché «computa»; h) dell’art. 8, comma 5, del detto decreto legislativo; i) dell’art. 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo «Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13»; l) dell’intero art. 13 del detto decreto legislativo, escluso il periodo «resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile»; m) dell’art. 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell’art. 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o), dell’art. 24 del detto decreto legislativo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 27 Novembre 2012, n. 272.


Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Mediazione su invito del giudice – Adesione delle parti – Declaratoria di incostituzionalità dell’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010 – Irrilevante ai fini della mediazione delegata..
L’istituto della mediazione cd. delegata (su invito del giudice) «resiste» nell’ordinamento anche all’indomani della declaratoria di incostituzionalità dell’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 09 Novembre 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Mediazione Obbligatoria – Declaratoria di incostituzionalità dell’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010 – Attesa della motivazione della sentenza – Sopravvenienza della decisione dopo il rinvio della causa per la mediazione obbligatoria – Riqualificazione del rinvio come invito alle parti per valutare la mediazione cd. delegata..
La causa afferente a rapporti bancari, rientra nel campo di applicazione dell’art. 5, comma 1, del d.lgs 4 marzo 2010, n. 28 e una volta consumato il potere delle parti di chiedere i provvedimenti di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c. essa risulta assoggettata a mediazione obbligatoria, sicché viene fissato termine per l’instaurazione della relativa procedura. La menzionata norma è ancora valida ed efficace al momento dell’emanazione della presente ordinanza, non essendo stata depositata né pubblicata la preannunciata (cfr. comunicato della Corte Costituzionale) sentenza che ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per eccesso di delega (cfr. art. 30 legge 87/1953); peraltro, dovendosi presumere che l’incostituzionalità abbia riguardato la sola previsione dell’obbligatorietà della mediazione, ove nelle more del decorso del termine assegnato dovesse essere pubblicata la citata sentenza caducatoria, la prescrizione di cui al dispositivo dovrà intendersi come mediazione su invito del giudice, ai sensi del comma 2 dell’art. 5, considerata la natura della controversia e la possibilità di valutare una trattativa alla luce delle indicazioni contenute nel presente provvedimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 08 Novembre 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Mediazione Obbligatoria – Declaratoria di incostituzionalità dell’art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Attesa della motivazione della sentenza – Sopravvenienza della decisione dopo il rinvio della causa per la mediazione obbligatoria – Riqualificazione del rinvio come invito alle parti per valutare la mediazione cd. delegata..
Rientrando la causa nel campo di applicazione dell’art. 5, comma 1, del d.lgs 4 marzo 2010, n. 28, una volta consumato il potere dell’opposto di chiedere la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo impugnato essa risulta assoggettata a mediazione obbligatoria, sicché viene fissato termine per l’instaurazione della relativa procedura. La norma, invero, è ancora valida ed efficace al momento dell’emanazione della presente ordinanza, non essendo stata depositata né pubblicata la preannunciata (cfr. comunicato della Corte Costituzionale) sentenza che ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per eccesso di delega (cfr. art. 30 legge 87/1953). Dovendosi, peraltro, presumere che l’incostituzionalità abbia riguardato la sola previsione dell’obbligatorietà della mediazione, ove nelle more del decorso del termine assegnato dovesse essere pubblicata la citata sentenza caducatoria, la prescrizione di cui al dispositivo dovrà intendersi come mediazione su invito del giudice, ai sensi del comma 2 dell’art. 5, considerata la natura della controversia e la possibilità di valutare una trattativa alla luce delle indicazioni contenute nel presente provvedimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 08 Novembre 2012.


Procedimenti cautelari - Termine per l'inizio del giudizio di merito - Sospensione durante la pendenza del procedimento di mediazione obbligatoria..
Il termine per iniziare il giudizio di merito ex art. 669 octies c.p.c. a seguito della concessione di un provvedimento cautelare anticipatorio, rimane sospeso durante la pendenza del procedimento di mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. n. 28/2010. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 13 Ottobre 2012.


Mediazione delle controversie civili – D.lgs. 28/2010 – Invito del Giudice alla mediazione cd. delegata – Rinvio del processo per acquisire il consenso o dissenso delle parti – Presentazione spontanea di domanda di mediazione cd. facoltativa, da parte di uno dei litiganti, nelle more – Conseguenze..
Il sollecito per una mediazione delegata non impedisce alle parti di attivarsi comunque per provocare la cd. mediazione volontaria; in quel caso, la pendenza dell’una impedisce la pendenza anche dell’altra, sugli stessi fatti e tra le stesse parti, poiché pur essendo diversa la fonte (volontà della parte; invito del giudice) uguale resta il procedimento. Da ciò consegue che, se in pendenza dei termini dati dal giudice alle parti per valutare l’invito alla mediazione cd. delegata, uno dei litiganti nelle more presenti spontaneamente istanza di mediazione cd. facoltativa, resta ferma la libertà della controparte di aderire o non all’istanza già depositata e, comunque, resta ferma la libertà del giudice, dinanzi al fallimento di quel procedimento, di provocarne un altro per via giudiziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 28 Settembre 2012.


Mediazione – D.lgs. 28/2010 – Controversia introdotta mediante consulenza tecnica preventiva – Applicabilità dell’art. 5 comma I d.lgs 28/2010 – Esclusione..
L’ambito dell’art. 696-bis c.p.c. è escluso dall’obbligatorietà della mediazione sancita dall’art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 per almeno tre diverse ragioni. In primo luogo, l’istituto, almeno secondo l’indirizzo delle Sezioni Unite, conserva natura “cautelare formale” (Cass. civ., Sez. Un., 20 giugno 2007 n. 14301 in Giur. It., 2007, 11, 2525) e trova quindi applicazione l’esclusione ex lege prevista dall’art. 5, comma IIII, decreto cit.  Inoltre, in adesione ai puntuali rilievi della Dottrina,  l’istituto disciplinato dall’art. 696 bis c.p.c. non introduce, a norma dell’art. 2 del decreto legislativo 28/2010, “una controversia in materia di diritti disponibili” e, dunque, non trova applicazione l’art. 5, comma 1, del medesimo decreto (mediazione obbligatoria) in ragione dell’art. 2, comma 1, del decreto cit. (“chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili”). In ogni caso, la consulenza tecnica preventiva, pur non avendo “sostanziale” carattere cautelare, conserva una relazione di accessorietà rispetto all’eventuale futuro giudizio di merito, posto che se la conciliazione non riesce, “ciascuna delle parti può chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito” (art. 696-bis, comma V, c.p.c.). Incidendo, pertanto, sui tempi di definizione dell’eventuale futuro giudizio di merito, se ne deve quantomeno riconoscere il carattere “urgente”, in adesione alla collocazione formale dell’istituto nell’ambito dei procedimenti di istruzione preventiva, pur là dove non si voglia attibuire alla CTU preventiva la natura “cautelare formale”, proposta dalle Sezioni Unite. Ne discende l’esclusione dell’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010 in ragione della deroga di cui al successivo terzo comma della medesima disposizione. Sul piano squisitamente logico-giuridico, non può poi, comunque, non segnalarsi l’aporia del “mediare per chiedere di mediare” posto che con il ricorso ex art. 696-bis c.p.c. la parte non chiede la distribuzione di torti e ragioni ma di sperimentare un tentativo di risoluzione della lite con modalità alternative. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 24 Luglio 2012.


Decreto legislativo 28/2010 – Mediazione obbligatoria – Controversie in materia di sinistri stradali – Applicabilità ai processi “iniziati” a partire dal 21 marzo 2012 – Decorrenza dal perfezionamento della notifica verso il destinatario – Rilevanza della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, per la spedizione – Esclusione..
Poiché l’art. 24 del D.lgs. 28/2010 prevede che le disposizioni sulla condizione di procedibilità di cui al comma 1 dell’art. 5 si applicano ai processi “iniziati” a partire dal 21 marzo 2011 (ossia dopo la data di entrata in vigore del decreto, che era domenica 20 marzo 2011, termine prorogato di un anno per i sinistri stradali) e considerato che la pendenza del giudizio ed il suo “inizio” si hanno dalla notificazione della citazione, allora devono ritenersi allo stato improcedibili le domande contenute in citazioni (relative a materie soggette a mediazione obbligatoria) notificate in tema di sinistri stradali al destinatario a partire dal 21 marzo 2012 (in questo senso da ultimo anche Trib. Trapani 19.6.2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 20 Luglio 2012.


Art. 8 comma V, Decreto legislativo 28/2010 – Mediazione obbligatoria – Omessa partecipazione della parte costituita al procedimento di mediazione, senza giustificato motivo – Sanzione – Sussiste – Attesa della sede decisoria – Esclusione – Condanna ex lege “automatica” – Sussiste..
Ai sensi dell’art. 8 comma V d.lgs. 28/2010, come modificato dalla legge 148/2011, "il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall'articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio". Si tratta di misura a carattere sanzionatorio come è reso evidente dal fatto che il pagamento non viene ordinato in favore dell'attore ma in favore dello Stato. E proprio perché si tratta di una sanzione imposta dallo Stato e non di un rimborso all'attore delle spese per il contributo unificato, non vi è la necessità che la valutazione del giudice sull'imposizione di tale sanzione venga fatta in sede di decisione sul regime delle spese di lite in sentenza. Nulla esclude che anche prima della sentenza il giudice possa emettere la condanna in questione. Certo, occorre che sia chiaro il motivo della mancata comparizione, motivo che può essere esplicitato dal convenuto già in comparsa di risposta o alla prima udienza, con conseguente possibilità di emettere in quest'ultima sede la relativa condanna. Si dovrà invece aspettare la scadenza delle preclusioni istruttorie di cui ai termini ex art. 183, comma 6, c.p.c. o la fine della fase istruttoria quando il motivo sia allegato e si intenda provarlo per testimoni o con documenti da depositare nei detti termini. La valutazione sulla sanzione economica in questione andrà infine effettuata nella fase decisoria quando essa sia costituita, ad esempio, dalla temerarietà della lite. Se poi non viene addotta alcuna ragione della mancata partecipazione o se il motivo fatto valere non è ritenuto dal giudice giustificato la condanna è automatica. La legge non attribuisce al giudice alcun potere discrezionale. La norma prevede che in assenza di giustificato motivo il “giudice condanna”. Non è utilizzata l’espressione “può condannare”, che sarebbe stata invece indicativa di una facoltà attribuita al giudice. Il “può” è impiegato nella prima parte del comma 5 a proposito degli argomenti di prova, ma non anche per l’applicazione della sanzione economica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 20 Luglio 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali, d.lgs. 28/2010 – Rinvio del procedimento per mediazione su invito del giudice cui hanno aderito le parti – Udienza di rinvio – Mancata comparizione delle parti – Applicazione dell’art. 309 c.p.c. – Sussiste..
Non è imposto alle parti, in caso di esito favorevole della mediazione, di darne atto nel processo ben potendo semplicemente non comparire per provocare l’estinzione del giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 06 Luglio 2012.


Obbligo della mediazione ex art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Omissione del procedimento di mediazione – Conseguenze – Improcedibilità della domanda giudiziale..
Va dichiarata (con sentenza) l’improcedibilità della domanda giudiziale dove, pur dopo il sollecito giudiziale, non sia stato esperito il tentativo obbligatorio di mediazione ai sensi dell’art. 5 d.lgs. 28/2010. Le spese di lite vanno poste a carico di chi ha dato impulso all’attività processuale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 22 Giugno 2012.


Mediazione cd. delegata (su invito del giudice) – Adesione delle parti – Rinvio dell’udienza oltre il termine di quattro mesi – Art. 5, comma III, d.lgs. 4 marzo 2010 – Superamento del termine – Richiesta delle parti di ulteriore rinvio – Ammissibilità – Sussiste..
Ai sensi dell’art. 5, comma 3, d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, il giudice può invitare le parti a valutare la possibilità di un tentativo stragiudiziale di mediazione. In caso di adesione dei litiganti, il termine di quattro mesi per la mediazione stessa non è perentorio e, dunque, le parti del tavolo di conciliazione possono ottenere un rinvio dal giudice per proseguire con le attività conciliative ancora in corso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Giugno 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Obbligatorietà del procedimento di mediazione ex art. 5 d.lgs. 28/2010 – Sfratto per morosità – Parte tenuta all’incombente – Intimante/locatore – Sussiste..
In materia di mediazione obbligatoria, di cui all’art. 5 D.lvo 2010 n. 28, nel giudizio conseguente all’opposizione della convalida dello sfratto, è la parte intimante che ha l’onere di promuovere il tentativo di mediazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 15 Giugno 2012.


Procedimento civile – Mediazione – Ricorso ex art. 696 bis c.p.c. – Inammissibilità..
La mancata previsione, tra le materie sottratte alla disciplina della mediazione obbligatoria, del procedimento di cui all’art. 696 bis c.p.c. comporta che, laddove il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. verta su una delle materie di cui al primo comma dell’art. 5 del d. lgs. n. 28/2010, lo stesso sia inammissibile. La medesima finalità conciliativa che anima i due istituti e la ratio della disciplina della mediazione obbligatoria portano ad escludere l’alternatività tra i due istituti. (Fabio Mangano) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 14 Giugno 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma 4, d.lgs. 28/2010 – Procedimento sommario di cognizione ex art. 702 bis e 702 ter c.p.c. – Obbligo della mediazione preventiva – Non sussiste. .
La mediazione cd. obbligatoria, prevista dall’art. 5, commi 1 e 4, d.lgs. 28/2010, è esclusa per le cause introdotte nelle forme del procedimento sommario di cognizione ex art. 702 bis e ss. c.p.c. salvo che, per la complessità istruttoria o contenutistica della controversia, sia necessario procedere ad un’istruzione non sommaria che imponga la conversione del processo nel rito ordinario di cognizione, nel qual caso dovrà procedersi secondo quanto previsto dal primo comma dell’art. 5 d.lgs. 28/2010. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 22 Maggio 2012.


Accertamento tecnico preventivo – Mediazione obbligatoria – Alternatività – Esclusione..
La coesistenza nell’ordinamento processuale dei due istituti dell’accertamento tecnico preventivo e del procedimento di mediazione obbligatoria non è prevista in termini di alternatività, sì che l’espletamento dell’uno non esclude la necessità di ricorrere al secondo. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Aprile 2012.


Controversia in materia di contratti bancari – Procedimento per decreto ingiuntivo – Pronuncia sulla provvisoria esecuzione – Onere di attivazione del procedimento di mediazione a pena di improcedibilità – Art. 5 comma IV d.lgs. 28/2010 – Domanda che viene colpita dalla improcedibilità in caso di omessa mediazione – Formale atto di opposizione – Esclusione – Domanda del creditore, introdotta con il ricorso monitorio – Sussiste..
Dove la causa rientri nel campo di applicazione dell’art. 5 del d.lgs 4 marzo 2010, n. 28, una volta consumato il potere dell’opposto di chiedere la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo impugnato essa risulta assoggettata a mediazione obbligatoria, sicché viene fissato termine per l’instaurazione della relativa procedura a pena di improcedibilità; la sanzione in rito, nel caso del processo monitorio, riguarda l’attore sostanziale e, dunque, la parte opposta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 19 Aprile 2012.


Convalida di sfratto – Mediazione ex art. 5 d.lgs. 28/2010 – Onere della parte di avviare il procedimento di mediazione all’esito del mutamento del rito..
Per il procedimento per convalida di fratto il tentativo di mediazione, previsto dall’art. 5 del d.lgs. 28/2010, diviene condizione di procedibilità solo dopo la pronuncia dei provvedimenti adottati nella fase cd. sommaria, e per il giudizio a cognizione piena derivato dalla opposizione e dal successivo mutamento del rito. E’ onere della parte avviare il procedimento di mediazione all’esito del mutamento del rito, e di conseguenza la verifica di cui al 1° comma del citato art. 5 andrà operata solo all’udienza fissata ex art. 667 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Aprile 2012.


Mediazione - Cause relativi a contratti assicurativi - Interpretazione - Criterio distintivo fondato sulla qualità professionale di impresa di assicurazione che ha assunto l'obbligazione di pagamento - Polizza fideiussoria sottoscritta da una compagnia assicuratrice o da una banca - Natura fideiussoria o di garanzia atipica.

Mediazione - Cause tra attore e terzi chiamati a opportunità della mediazione - Sussistenza - Acquisizione del consenso delle parti interessate.

Mediazione - Opposizione a decreto ingiuntivo - Cumulo soggettivo di domande proposte nel giudizio di opposizione - Istanza di provvisoria esecuzione - Decisione alla prima udienza - Rinvio dell'assegnazione dei termini per l'attivazione del procedimento di mediazione al momento in cui il contraddittorio è stato integrato nei confronti dei terzi.
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Il criterio discretivo utile per definire la tipologia di rapporti riconducibili alla categoria dei contratti assicurativi soggetti alla mediazione in base al primo comma dell’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010 è quello di carattere soggettivo fondato sulla qualità professionale di impresa di assicurazione del soggetto che ha assunto l’obbligazione di pagamento, a prescindere dalla natura di quest’ultima. Tra i rapporti in questione può pertanto ricomprendersi anche la polizza fideiussoria sottoscritta da una compagnia assicuratrice (analogamente rientrerà nella tipologia dei contratti bancari quella rilasciata da un istituto di credito), sebbene essa abbia natura di fideiussione o di garanzia atipica se stipulata a garanzia delle obbligazioni assunte da un appaltatore (cfr. Cass. Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3947. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Allo scopo di favorire la possibilità di successo della mediazione è opportuno che anche le cause tra attore e terzi chiamati vengano demandate alla mediazione mediante l'istituto di cui all'articolo 5, comma 2, d.lgs. 28/2010 previa acquisizione del consenso delle parti interessate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Al fine di contemperare l’interesse del convenuto opposto con quello, più generale, alla definizione conciliativa dell’intera controversia è preferibile ritenere che, in ipotesi di cumulo soggettivo di domande proposte in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice possa decidere alla prima udienza sulla istanza di provvisoria esecuzione e rinviare al momento in cui il contraddittorio sia stato integrato nei confronti dei terzi l’assegnazione del termine per attivare il procedimento di mediazione. Non costituisce ostacolo a tale soluzione la circostanza che l’art. 5, comma 1, d. lgs. 28/2010 stabilisca che la predetta sollecitazione del giudice alle parti sia “contestuale” al rilievo della mancanza della condizione di procedibilità, giacchè a quest’ultimo termine ben può essere attribuirsi il significato di raccomandazione ad una tempestiva attivazione del procedimento di mediazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 04 Aprile 2012.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – D. lgs. 28/2010 – Locazione – Intimazione di sfratto per morosità – Mutamento del rito – Obbligatorietà della mediazione ex art. 5 – Invio alla mediazione – Mancato esperimento – Pronuncia di improcedibilità e condanna dell'intimante alle spese di lite..
Il mancato avvio della mediazione entro l’udienza successiva alla prima in cui il giudice ha invito le parti ad adire un organismo, determina l’improcedibilità della domanda. (Riccardo Vitolo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 26 Marzo 2012.


Procedimento avanti al giudice di pace - Mediazione obbligatoria ex art. 5 d.lgs. 28/10 - Applicazione - Esclusione..
Le disposizioni sulla mediazione obbligatoria di cui al d.lgs. 28/10 non si applicano al procedimento avanti al giudice di pace, il quale già prevede forme di conciliazione agli articoli 320, comma 1, e 322 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Napoli, 23 Marzo 2012.


Giudice di Pace – Mediazione in funzione di conciliazione – D.lgs. 28 del 2010 – Inapplicabilità..
In ragione del fatto che nel procedimento dinnanzi al Giudice di Pace è già prevista sia una conciliazione in sede contenziosa, in virtù del primo comma dell’art. 320 c.p.c., che in sede non contenziosa, ai sensi dell’art. 322 c.p.c., l’istituto della mediazione in funzione di conciliazione previsto dal d.lgs. 28/2010 non trova applicazione, stante, da una parte, il principio interpretativo secondo il quale lex posterior generalis non derogat priori speciali e, dall’altra, l’insussistenza di alcun richiamo nel decreto medesimo né l’espressa abrogazione degli articoli succitati. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Napoli, 23 Marzo 2012.


Contratto di opzione su azioni - Contratto stipulato tra privati - Mediazione obbligatoria - Esclusione.

Mediazione obbligatoria - Individuazione delle controversie relative a "contratti assicurativi, bancari e finanziari" - Riferimento alla natura professionale di una delle parti.
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Il contratto di opzione su azioni stipulato tra privati senza l'intervento di un operatore professionale o finanziario non rientra nell'ambito delle controversie in materia di contratti finanziari, per le quali il legislatore all'articolo 5 del d.lgs. 28/2010 ha previsto la mediazione obbligatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'espressione letterale dell'articolo 5 del d.lgs. 28/2010 nonché la Relazione al citato d.lgs. consentono di ritenere che, allo scopo di individuare la categoria delle controversie soggette a mediazione obbligatoria relative a "contratti assicurativi, bancari e finanziari" si debba fare riferimento alla natura "professionale" di una delle parti piuttosto che alle specifiche tipologie contrattuali, le quali sono di per se stesse di difficile ricostruzione sistematica sulla scorta del nomen juris utilizzato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 16 Marzo 2012.


Mediazione obbligatoria – Art. 5 comma I dlgs 28/2010 – Domande riconvenzionali – Applicabilità – Sussiste..
Le domande riguardanti materie soggette a mediazione obbligatoria sono sottoposte alla disciplina per tale procedimento prevista quale che sia la parte proponente e la fase del giudizio nella quale la domanda viene introdotta. Più specificamente, nulla (se non imperfezioni di tecnica legislativa) autorizza a ritenere il contrario. La legge non distingue fra domanda dell’attore e domanda riconvenzionale del convenuto (o del terzo). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Marzo 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Controversie in materia di usucapione – Obbligatorietà – Condizioni..
Considerato che in forza dell’art. 2 D. lgs. n. 28/10  l’accesso alla mediazione per la conciliazione è limitato alle controversie vertenti su diritti disponibili, si deve ritenere che solo l’accertamento del possesso ad usucapionem con effetti limitati alle parti può essere demandato all’autonomia negoziale e non anche l’accertamento del diritto di proprietà per intervenuta usucapione con valenza erga omnes, in quanto simile accertamento rientra, come su detto, nel novero degli atti riservati al giudice. Quindi, dal raffronto degli artt. 2 e 5 del D. Lgs n. 28/10 si può ritenere che la mediazione in materia di usucapione debba essere circoscritta solo al superamento della lite riguardo all’esistenza dei presupposti di fatto. Pertanto, si potrà, anzi meglio si dovrà, attesa l’obbligatorietà della mediazione, ricorrere alla via conciliativa solo quando sussiste una controversia in fatto, con la conseguenza che  se il fatto è pacifico tra le parti l’usucapiente potrà direttamente instaurare il processo innanzi all’autorità giudiziaria, la quale, preso atto della mancanza della lite da conciliare, non potrà rilevare l’improcedibilità della domanda. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Febbraio 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Controversie in materia di usucapione – Mediazione Obbligatoria – Sussiste – Eventuale accordo – Trascrittibilità – Sussiste – Art. 2643 n. 13 cod. civ..
Le domande in tema di usucapione rientrano nell'ambito della mediazione obbligatoria costituendo domande relative a "controversie in materia di diritti reali" (art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010). Non è condivisibile l’opinione per cui, in caso di azione di usucapione, la mediazione non sarebbe esigibile non potendo le parti ottenere, tramite l’accordo conciliativo, il medesimo risultato giuridico ottenibile con la sentenza. L’accordo di mediazione, in primis, ha ad oggetto il diritto reale, e non il fatto attributivo di esso, ossia l’avvenuta usucapione. Pertanto, la parte che si vede trasferito il bene lo acquista a titolo derivativo in quanto lo strumento utilizzato per la traslazione è il verbale di mediazione e non a titolo originario come invece nel caso di accertata usucapione mediante sentenza. Ciò, inoltre, vuol dire che l’accordo di mediazione con cui si attribuisce un diritto reale è trascrivibile ai sensi dell’art. 2643 n. 13 c.c. in relazione all’art 11 del D Lgs n 28/2010, perché in esso non vi è altro che una transazione Del resto, occorre prendere atto della scelta adottata dal legislatore nell’art 11 del citato decreto e interpretarla in modo da favorire l’applicazione del procedimento di mediazione in funzione deflattiva del contenzioso giudiziario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 02 Febbraio 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Domanda riconvenzionale – Sussiste..
Sussiste la necessità di assoggettare a mediazione anche la domanda riconvenzionale per la quale non risulta sperimentato il tentativo di mediazione omesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 02 Febbraio 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Domanda riconvenzionale – Omesso tentativo – Domanda principale – Tentativo esperito – Separazione del processo – Consenso delle parti al rinvio cd. promiscuo..
Dove il tentativo preliminare di mediazione sia stato esperito solo per la domanda principale e non per quella riconvenzionale, il giudice è tenuto a disporre la separazione del processo, in modo che il differimento dell’udienza, per la mediazione omessa, non rallenti la causa principale ma solo quella riconvenzionale. Non va sottaciuto però che la separazione, creando lo sdoppiamento della causa può pregiudicare sia il ruolo, già gravoso, dell’Ufficio sia l'interesse delle parti che dovranno sopportare il peso e il costo di due cause. Prima della separazione, è, quindi, opportuno acquisire l’eventuale consenso delle parti per portare davanti ai mediatori non solo la domanda riconvenzionale ma anche la domanda principale, atteso l’intimo collegamento tra le due domande dell’attore e del convenuto (1). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 02 Febbraio 2012.


Mediazione obbligatoria – Diritti reali – Azione di restituzione – azione di rivendica – Differenze..
La domanda di restituzione di un bene, richiede l’obbligo del preliminare tentativo di mediazione, ex d.lgs. 28/2010, solo dove si tratti di azione (reale) di rivendica e non anche se si tratti, invece, di azione (personale) restitutoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Gennaio 2012.


Mediazione obbligatoria - Pendenza della lite - Perfezionamento della notifica dell'atto introduttivo del giudizio - Consegna al destinatario..
Qualora si tratti di stabilire la pendenza del giudizio ai fini dell'applicazione delle disposizioni relative alla mediazione obbligatoria, si deve avere riguardo alla consegna al destinatario dell'atto introduttivo del giudizio e non alla richiesta di notifica all'ufficiale giudiziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 18 Gennaio 2012.


Sequestro ante causam – Controversia rientrante nella mediazione obbligatoria ex art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Instaurazione del giudizio di merito – Preventivo tentativo di mediazione – Conciliazione dei termini..
La parte che abbia richiesto ed ottenuto un sequestro “ante causam” per una controversia rientrante in una delle materie di cui all’art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010, pur volendo esperire il procedimento di mediazione non potrà esimersi dall’instaurare il giudizio di merito ex art. 669octies c.p.c. prima o nel corso della mediazione stessa, in quanto, il termine di durata della procedura conciliativa ai sensi dell’art. 6 d.lgs. n. 28/2010 può spingersi fino a 4 mesi, ed è dunque più ampio rispetto al termine perentorio di cui all’art. 669-octies, comma 1 c.p.c. Di conseguenza, la parte interessata, ove volesse attendere l’esito della media-conciliazione prima di introdurre il giudizio di merito, rischierebbe, in caso di mancato accordo, di vedere vanificata anche la tutela conservativa già ottenuta a seguito dell’inefficacia ex art. 669-novies c.p.c.  Paradossalmente, le altre due strade ipotizzabili, se da un lato consentirebbero di evitare il suddetto rischio, dall’altro produrrebbero comunque un irragionevole aggravio per il diritto di difesa (in primis sul piano dei costi processuali) poiché: attivando la mediazione contestualmente all’instaurazione del giudizio di merito, specie ove la mediazione stessa si dovesse concludere positivamente, la parte avrebbe sopportato invano anche le spese per introdurre il giudizio, poi non più necessario; instaurando solo il giudizio, la parte stessa andrebbe incontro ad una pronunzia giudiziale di improcedibilità alla prima udienza, con conseguente invito a procedere a mediazione ed a sopportarne i relativi costi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 09 Gennaio 2012.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Controversie in materia di usucapione – Mediazione Obbligatoria – Sussiste..
Le domande in tema di usucapione rientrano nell'ambito della mediazione obbligatoria costituendo domande relative a "controversie in materia di diritti reali" quelle volte ad ottenere l'accertamento dell'avvenuto acquisto, per possesso prolungato nel tempo, del diritto reale di proprietà o di un diritto reale di godimento. Le azioni di usucapione, conseguentemente, sono soggette a mediazione obbligatoria. Al riguardo, non è condivisibile quell'impostazione per cui - poiché la mediazione in tema di usucapione non può avere il medesimo effetto della sentenza (posto che non sarebbe trascrivibile il negozio di accertamento dell'acquisto della proprietà per usucapione) - allora un'interpretazione costituzionalmente orientata del d.lgs. 28/2010 dovrebbe portare ad escludere le controversie in materia di usucapione dalla mediazione obbligatoria. Il procedimento di mediazione, infatti, tende a fare trovare un accordo che impedisca il sorgere del contenzioso giudiziario, senza che necessariamente tale accordo debba coincidere con il contenuto della pronuncia giudiziaria richiesta da parte attrice e senza che necessariamente l’eventuale accordo sia trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 30 Dicembre 2011.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Controversie in materia di usucapione – Mediazione Obbligatoria – Non sussiste..
L’art. 5 comma 1, d.lgs. 28/2010 deve essere interpretato secundum constitutionem e deve, dunque, essere esclusa la mediazione obbligatoria là dove essa verrebbe imposta nella consapevolezza che i litiganti non potrebbero comunque pervenire ad un accordo conciliativo. L’incostituzionalità sarebbe evidente, in casi del genere, poiché viene frustrata la stessa ratio dell’istituto: operare come un filtro per evitare il processo; ma se il processo non è evitabile, l’istituto è una appendice formale imposta alle parti con irragionevolezza (e, quindi, violazione dell’art. 3 Cost.). Nel caso delle azioni di usucapione, non potendo la sentenza essere surrogata dall’accordo, la mediazione non è obbligatoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Dicembre 2011.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 –  Controversie in materia di da responsabilità da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità – Diffamazione a mezzo di voce e telefono – Condizione di Procedibilità – Non sussiste..
La mediazione cd. obbligatoria, prevista dall’art. 5, comma 1, d.lgs. 28/2010, costituisce una limitazione alla regola generale dell’accesso diretto alla Giustizia, e, come tutte le ipotesi di giurisdizione cd. condizionata, costituisce quindi una norma eccezionale non suscettibile di interpretazione estensiva o analogica. Ne consegue che l’azione in materia di da responsabilità da diffamazione è sottoposta alla mediazione obbligatoria solo se realizzata “con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità”, non anche con il telefono o la voce. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Dicembre 2011.


Mediazione obbligatoria - Accertamento di diritti reali - Trascrizione della domanda - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza.

Mediazione obbligatoria - Accertamento di diritti reali - Trascrizione della domanda di mediazione - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza.

Mediazione obbligatoria - Condizione di procedibilità - Carattere oneroso del procedimento - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza.

Mediazione obbligatoria - Possibilità per il solo convenuto di non aderire al procedimento di mediazione - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza.
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E’ rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 24 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5 Dlgs n. 28/2010 nella parte in cui prevede l'esperimento del procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale solo per le materie espressamente elencate nel comma primo.

E’ rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5 Dlgs n. 28/2010 e dell'art. 2653 c. 1 n. 1 c.c. nella parte in cui non prevedono, per le domande dirette all'accertamento di diritti reali, la possibilità di trascrivere la domanda di mediazione e direttamente il verbale di mediazione, con efficacia prenotativa della prima anche rispetto al provvedimento giurisdizionale conclusivo del procedimento giudiziario.

E’ rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 24 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5 Dlgs n. 28/2010 e dell'art. 16 d.m. 180/2010 nella parte in cui prevedono l'esperimento del procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, prevedendone altresì il carattere oneroso.

E’ rilevante e non manifestamente infondata, in relazione all'art. 3 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 5 Dlgs 28/2010 e 16 d.m. 180/2010, nella parte in cui prevedono che solo il convenuto possa non aderire al procedimento di mediazione.
Tribunale Genova, 18 Novembre 2011.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 – Contratti bancari – Azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – Obbligo della mediazione preventiva – Non sussiste. .
La mediazione cd. obbligatoria, prevista dall’art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010, costituisce una condizione per l'esercizio dell'azione giudiziaria, altrimenti libero, con la conseguenza che l'elenco di materie, contenuto nella norma, in relazione alla quali il previo esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità, deve essere interpretato restrittivamente. Ne deriva che l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., anche se giustificata da un contratto bancario che ricade sotto il fascio applicativo dell’art. 5, I cit., non deve essere preceduta dall’obbligo preliminare della mediazione. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 27 Ottobre 2011.


Art. 5 comma I D.Lgs. 28/2010 – Applicabilità – Dies a quo – Giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore della legge – Coincidenza con la data di spedizione della citazione – Esclusione – Coincidenza con la data di notifica della citazione - Sussiste.

Art. 5 comma I D.Lgs. 28/2010 – Questione di legittimità costituzionale – ART. 24 Cost. – Manifesta infondatezza.

Art. 5 comma I D.Lgs. 28/2010 – Questione di legittimità costituzionale – Assenza dell'assistenza legale obbligatoria nella fase di mediazione – Manifesta infondatezza.

Art. 5 comma I D.lgs. 28/2010 – Questione di legittimità costituzionale – Eccesso di delega – Manifesta infondatezza.
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Le norme sulla condizione di procedibilità si applicano ai processi instaurati dopo 18 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs. 28/2010; instaurazione che non può che coincidere con il perfezionamento della notifica dell’atto introduttivo del giudizio e non anche, quindi, con la data di spedizione della citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il diritto di azione non si sostanzia nella possibilità di accesso immediato alla giustizia, ben potendo la legge imporre oneri – con conseguenti dilazioni - finalizzati a salvaguardare “interessi generali”, quali quelli presidiati dal d.lgs. 28/2010, sempre che siano garantite le esigenze di carattere cautelare e urgente e il ricorso alla tutela giurisdizionale non sia inibito per un periodo di tempo irragionevolmente lungo e non sia reso impossibile o eccessivamente difficile. Tutte queste caratteristiche si riscontrano nella disciplina di cui al d.lgs. 28/2010: infatti, il procedimento di mediazione obbligatorio non può durare più di quattro mesi; non preclude la tutela cautelare e la trascrizione della domanda giudiziale; produce, sulla decadenza e sulla prescrizione, effetti simili a quelli propri della domanda giudiziale. Il sacrificio in termini di tempo e costi imposto dalla mediazione obbligatoria, inoltre, è potenzialmente giustificato e reso ragionevole dal “vantaggio” che può ottenersi in caso di esito positivo della procedura, in considerazione dei tempi e dei costi che nel contesto attuale inevitabilmente si legano al processo civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il fatto che il d.lgs. 28/2010 non preveda la necessaria assistenza di un difensore non significa che alla parte sia vietato avvalersi di un avvocato nel corso della procedura e, comunque, la mediazione opera su un piano esclusivamente negoziale, potendo, sotto tale profilo, essere avvicinata alla disciplina dell’arbitrato, in cui non è prevista per le parti l’assistenza obbligatoria dell’avvocato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’articolo 60 della legge n. 69 del 2009 nulla ha previsto in ordine alla facoltatività od obbligatorietà del preventivo ricorso alla mediazione e la scelta della obbligatorietà fatta dal legislatore non è una scelta irragionevole, in quanto non si pone fuori dalla tradizione processuale italiana, che conosce, come noto, varie ipotesi di tentativi obbligatori di conciliazione, come quello previsto per le controversie di lavoro o per le controversie agrarie ovvero in materia di telecomunicazioni (art. 84 d.lgs. 1 agosto 2003, n. 254). La costituzionalità della normativa citata, per tutte le ragioni sopra illustrate, permette di affermarne anche la compatibilità con il diritto comunitario, per come evincibile anche dalla sentenza del 18 marzo 2010 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, pronunciatasi (nelle cause riunite C-317 08, C-318 08, C-319 08 e C-320 08) proprio sulla previsione, da parte dello Stato italiano, di un tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di telecomunicazioni. La Corte di Lussemburgo, infatti, ha affermato che il diritto alla tutela giurisdizionale, quale diritto fondamentale dell’individuo, può anche soggiacere a restrizioni, purché le stesse risultino proporzionate e funzionali al soddisfacimento di interessi generali, quali, appunto, il decongestionamento dei Tribunali o la definizione più spedita e meno onerosa delle controversie in materia di comunicazioni elettroniche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 01 Agosto 2011.


Art. 5 comma I D.Lgs. 28/2010 – Applicabilità – Dies a quo – Giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore della legge – Coincidenza con la data di spedizione della citazione – Esclusione – Coincidenza con la data di notifica della citazione - Sussiste..
Le norme sulla condizione di procedibilità si applicano ai processi instaurati dopo 18 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs. 28/2010; instaurazione che non può che coincidere con il perfezionamento della notifica dell’atto introduttivo del giudizio e non anche, quindi, con la data di spedizione della citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 01 Agosto 2011.