TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 99

Procedimento (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Le impugnazioni di cui all’articolo precedente si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui all’articolo 97 ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento.

II. Il ricorso deve contenere:

1) l'indicazione del tribunale, del giudice delegato e del fallimento;

2) le generalità dell'impugnante e l'elezione del domicilio nel comune ove ha sede il tribunale che ha dichiarato il fallimento;

3) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l’impugnazione e le relative conclusioni;

4) a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

III. Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, al quale può delegare la trattazione del procedimento, e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.

IV. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del ricorrente, al curatore ed all’eventuale controinteressato entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.

V. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.

VI. Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale.

VII. La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria difensiva contenente, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.

VIII. L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste.

IX. Il giudice provvede, anche ai sensi del terzo comma, all'ammissione ed all'espletamento dei mezzi istruttori.

X. Il giudice delegato al fallimento non può far parte del collegio.

XI. Il collegio provvede in via definitiva sull'opposizione, impugnazione o revocazione con decreto motivato entro sessanta giorni dall'udienza o dalla scadenza del termine eventualmente assegnato per il deposito di memorie.

XII. Il decreto è comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 con effetto dal 1 gennaio 2008. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Accertamento del passivo - Rivendicazione, Restituzione, Separazione di cose - Credito documentato da scrittura privata priva di data certa - Prova del momento della conclusione del negozio - Deduzione di fatto diverso da quelli tipizzati nell'art. 2704 c.c. - Valutazione del giudice - Fattispecie.
In sede di accertamento dello stato passivo, ai fini della decisione circa l'opponibilità al fallimento di un credito documentato con scrittura privata non di data certa, il giudice di merito, quando voglia darsi la prova del momento in cui il negozio è stato concluso, ove sia dedotto un fatto diverso da quelli tipizzati nell'art. 2704 c.c. ha il compito di valutarne, caso per caso, la sussistenza e l'idoneità a stabilire la certezza della data del documento, con il limite del carattere obiettivo del fatto, il quale non deve essere riconducibile al soggetto che lo invoca e deve essere, altresì, sottratto alla sua disponibilità. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione del giudice di merito, che aveva ritenuto non consentito dimostrare la data certa di un contratto di mutuo, attraverso la prova del momento in cui il mutuante aveva erogato le somme al mutuatario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2018, n. 4509.


Fallimento soggetto alla disciplina del d.lgs. n. 5 del 2006 – Opposizione allo stato passivo – Revoca o chiusura del fallimento – Interruzione dei processi in cui sia parte il curatore – Riassunzione del giudizio nei confronti del debitore tornato "in bonis" – Esclusione – Improcedibilità della lite – Fondamento.
Nel caso di fallimento sottoposto al regime introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, la sopravvenuta revoca o chiusura della procedura concorsuale rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo per la sua natura endofallimentare, restando esclusa ai sensi dell’art. 120 l.fall. l’efficacia ultrafallimentare del provvedimento con il quale il credito è stato ammesso al concorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19752.


Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento.
In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Agosto 2017, n. 19734.


Telefax - Prova dell'invio - Presunzione di avvenuta ricezione - Sussistenza - Condizioni - Conseguenze.
Una volta dimostrato l'avvenuto corretto inoltro del documento a mezzo telefax al numero corrispondente a quello del destinatario, deve presumersene il conseguente ricevimento e la piena conoscenza da parte di costui, restando, pertanto, a suo carico l'onere di dedurre e dimostrare eventuali elementi idonei a confutare l'avvenuta ricezione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2017, n. 18679.


Opposizione allo stato passivo - Onere del curatore di riproporre un'eccezione in senso stretto accolta nella fase sommaria - Esclusione - Fattispecie in tema di prescrizione presuntiva.
Il curatore non ha l’onere di riproporre nel giudizio di opposizione allo stato passivo un’eccezione in senso stretto, come quella di prescrizione presuntiva, già sollevata ed accolta nella fase sommaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2017, n. 6522.


Giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall. - Mancata contestazione dell'ammissibilità del credito - Conseguenze.
Nel giudizio di verificazione del passivo è pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall., sicché, ove il creditore, ammesso al passivo in collocazione chirografaria, abbia opposto il decreto di esecutività per il mancato riconoscimento del privilegio richiesto senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il curatore si sia costituito ed abbia contestato l’ammissibilità stessa del credito, il giudice dell'opposizione non può, "ex officio", prendere nuovamente in considerazione la questione relativa all'ammissione del credito ed escluderlo dallo stato passivo in base ad una rivalutazione dei fatti già oggetto di quel provvedimento, essendo l'ammissione coperta dal predetto giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Marzo 2017, n. 6524.


Ammissione al passivo - Crediti tributari - Privilegio - Sospensione degli interessi ex art. 55 l.fall. - Inapplicabilità.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, la sospensione del corso degli interessi prevista dall'art. 55 l.fall. non si applica ai crediti tributari in quanto assisti da privilegio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Marzo 2017, n. 6319.


Ricorso per cassazione - Motivi del ricorso - Vizi di motivazione - Omessa ammissione di prova testimoniale o di altra prova - Vizio di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia - Configurabilità - Condizioni - Denuncia in sede di legittimità - Requisiti - Fattispecie.
Il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto carente di motivazione la mancata ammissione delle prove testimoniali, articolate in un ricorso di opposizione allo stato passivo fallimentare e letteralmente riprodotte nel ricorso per cassazione, miranti a dimostrare l’“an debeatur” del credito e, quindi, inerenti a circostanze decisive ai fini della richiesta di ammissione al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5654.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Richiesta dei termini di cui all'art. 183, comma 6, n. 2, c.p.c. - Inammissibilità - Mancata concessione del termine per il deposito di memorie conclusive - Violazione del diritto di difesa - Esclusione.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, integralmente disciplinato dall’art. 99 l.fall., la mancata indicazione, nel ricorso, dei mezzi istruttori necessari a provare il fondamento della domanda comporta la decadenza dagli stessi, non emendabile con la concessione dei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. e, in particolare, di quello indicato al n. 2 della menzionata disposizione, previsto solo per consentire la replica e la richiesta di mezzi in conseguenza di domande ed eccezioni nuove della parte convenuta, laddove l’onere di provare il fondamento della domanda prescinde da ogni eccezione di controparte. Né può invocarsi la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione del termine per memorie conclusive ai sensi dell’art. 99, comma 11, l.fall., che può essere accordato, o meno, dal tribunale in base ad una valutazione discrezionale, avuto riguardo all'andamento del giudizio, che potrebbe anche rendere superflua un’appendice scritta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Marzo 2017, n. 5596.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare.
In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017, n. 5346.


Opposizione allo stato passivo – Tempestività – Verifica d’ufficio da parte del giudice dell'opposizione – Necessità – Conseguenze – Fattispecie in tema di indicazione di un termine erroneo da parte dell'opponente.
La verifica della tempestività dell'opposizione ex art. 98 l. fall. è questione rilevabile d’ufficio, indipendentemente dall’eccezione di parte e dalla eventuale contumacia del curatore, ed è pertanto dovere del giudice controllare la data di ricezione dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione dello stato passivo allegata al fascicolo fallimentare (previa sua acquisizione) o al ricorso in opposizione. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che aveva dichiarato la tardività dell'opposizione allo stato passivo facendo esclusivo riferimento alla data di comunicazione erroneamente indicata nel ricorso, senza effettuare il doveroso riscontro officioso con la documentazione allo stesso allegata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2016, n. 24551.


Fallimento - Opposizione alla stato passivo - Incompatibilità del giudice delegato a far parte del collegio giudicante - Nullità della pronuncia - Esclusione - Fondamento - Limiti.
L'incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo, a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione, non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità, salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, può dar luogo soltanto all'esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha l'onere di far valere, in caso di mancata astensione, nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2016, n. 22835.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità - Qualificazione della domanda come insinuazione tardiva - Ammissibilità - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'opposizione allo stato passivo, ove inammissibile come tale, dev'essere qualificata, in ossequio ai principi generali di conservazione degli atti giuridici e di economia dei mezzi processuali, come domanda di insinuazione tardiva, ove della stessa abbia tutti i requisiti di ammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Novembre 2016, n. 22880.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Copia autentica del decreto impugnato - Omessa produzione - Improcedibilità dell'opposizione - Esclusione - Art. 347 c.p.c. - Applicazione - Finalità.
In tema di opposizione allo stato passivo del fallimento nel regime previsto dal d.lgs. n. 169 del 2007, la mancata produzione della copia autentica del provvedimento impugnato non costituisce causa di improcedibilità del giudizio, atteso che tale opposizione, ancorché di natura impugnatoria, non è qualificabile come appello, né l'art. 99 l.fall., nell'indicare il contenuto del corrispondente ricorso, impone la necessaria allegazione dell'atto impugnato, fermo restando che l'art. 347 c.p.c., comunque applicabile, pone l'onere per l'appellante di inserire nel proprio fascicolo la copia della sentenza impugnata al solo scopo di assicurarne la possibilità dell'esame da parte del giudice del gravame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2016, n. 17086.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Trattazione davanti ad uno dei componenti del collegio delegato dal presidente - Rimessione al collegio per la decisione - Modalità - Disciplina del rito ordinario di cognizione - Inapplicabilità - Fondamento.
Ai sensi dell'art. 99 l.fall. (nella formulazione derivante dalle modifiche di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), la trattazione dei procedimenti di impugnazione di cui all'art. 98, ivi compreso quello di opposizione allo stato passivo, può avvenire davanti al collegio o ad uno dei suoi componenti, delegato dal presidente ai sensi del comma 3, e, ove si sia optato per questa seconda modalità, l'investitura del collegio per la decisione - possibile anche in via breve da parte del giudice designato, in coerenza con la deformalizzazione tipica del nuovo rito speciale, ispirata ad esigenze di celerità, e senza la concessione dei termini previsti dall'art. 99, comma 11, l.fall., puramente eventuale e facoltativa - non è disciplinata dalle norme del codice di procedura civile, che riguardano il rito ordinario e non sono applicabili, neppure per ragioni logico-sistematiche, allo speciale rito delle impugnazioni dello stato passivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016, n. 12116.


Liquidazione coatta amministrativa - Opposizione allo stato passivo - Modifica o integrazione della domanda presentata al commissario liquidatore ex art. 208 l. fall. - Ammissibilità - Fondamento.
Nella liquidazione coatta amministrativa, la cui prima fase ha natura amministrativa e non giurisdizionale, le operazione di verifica dei crediti sono affidate al commissario liquidatore, organo estraneo alla giurisdizione, e prescindono dalla domanda di parte e dal suo contenuto, sicché deve ritenersi consentito al creditore, con l'opposizione allo stato passivo, di modificare o integrare l'istanza eventualmente presentata al commissario suddetto ai sensi dell'art. 208 l. fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 2016, n. 2917.


Aggio – Non assimilabilità ad accessorio del credito tributario – Non applicabilità art. 2749 c.c. – Credito chirografario.
Il compenso (aggio) spettante al concessionario del servizio di riscossione non è assimilabile alle spese ordinarie di intervento nelle procedure esecutive e, pertanto, non è qualificabile alla stregua di accessorio del credito tributario; proprio alla luce di ciò, la mancata estensione del privilegio di cui gode il credito tributario ex art. 2749 comma primo c.c. non è in contrasto con la Costituzione (C. Cost. n. 7/1993).

Il credito relativo all’aggio deve essere, quindi, ammesso al passivo in via chirografaria, non trovando applicazione l’art. 2749 c.c. (Fiorenza Chiara Villa)
Tribunale Massa, 19 Gennaio 2016.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Fideiussore del fallito - Legittimazione all'impugnazione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Il fideiussore dell'imprenditore fallito non è attivamente legittimato alle impugnazioni allo stato passivo di cui all'art. 98 l.fall., atteso che, da un lato, la sua posizione è accessoria a quella del debitore principale, a sua volta privo di interesse a veder ridotta la consistenza del proprio passivo, essendo stata la relativa legittimazione attribuita, in sua vece, al curatore fallimentare, e, dall'altro, è estraneo alle ragioni sottostanti all'ammissione dei crediti e, quindi, alla stessa formazione dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 119.


Fallimento - Stato passivo - Impugnazione - Proponibilità prima del deposito in cancelleria - Ammissibilità.
I provvedimenti assunti dal giudice vengono ad esistenza con la loro pronuncia, non rilevando a tal fine l'eventuale successivo deposito in cancelleria; deve, pertanto, ritenersi ammissibile l'opposizione allo stato passivo proposta dal creditore prima del deposito in cancelleria dello stato passivo ma successivamente all'udienza nel corso della quale è stato pronunciato il provvedimento oggetto di impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Novembre 2015, n. 24323.


Ammissione al passivo - Credito tributario - Insinuazione tardiva - Termine annuale - Applicabilità - Termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie.
Per far valere il credito tributario nei confronti del fallimento l'Amministrazione finanziaria o l'esattore devono presentare l'istanza di insinuazione tardiva nel termine annuale previsto dall'art. 101 l.fall., senza che i diversi e più lunghi termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle, ai sensi dell'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, costituiscano di per sé ragioni di scusabilità del ritardo, potendosi considerare, a tal fine, esclusivamente i tempi strettamente necessari all'Amministrazione finanziaria per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo. (Nella specie, la S.C., confermando il decreto di esclusione del credito impugnato dall'esattore in quanto insinuato oltre l'anno dall'esecutività dello stato passivo, ha ritenuto irrilevante, perché riguardante il rapporto interno tra esattore ed ente impositore, l'imputabilità del ritardo a quest'ultimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Settembre 2015, n. 17787.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Interrogatorio formale o giuramento del fallito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa al cd. regime intermedio.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo (nel regime cd. intermedio di cui al d.lgs. n. 5 del 2006), il fallito, per quanto destinatario della notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, non assume la qualità di parte del giudizio e non può, quindi, rendere interrogatorio formale sui fatti oggetto della domanda, né gli è deferibile il giuramento suppletorio o decisorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2015, n. 15570.


Accertamento del passivo - Giudizio di opposizione allo stato passivo - Principio dispositivo - Onere dell'opponente di indicare e produrre i mezzi di prova dedotti in sede di verifica avanti al giudice delegato..
Poiché il giudizio di opposizione allo stato passivo non può essere considerato come una mera prosecuzione della fase di verifica dei crediti ed è regolato dal principio dispositivo, al pari di qualunque altro ordinario giudizio di cognizione, ove il materiale probatorio è esclusivamente quello prodotto dalle parti, il creditore opponente è onerato dell'indicazione e della produzione dei mezzi di prova che hanno già formato oggetto di valutazione da parte del giudice delegato in sede di verifica dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 17 Aprile 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Mancata produzione di copia autentica del provvedimento impugnato – Irrilevanza..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo la mancata produzione di copia autentica del provvedimento impugnato non costituisce causa di improcedibilità del giudizio, non trovando applicazione in materia la disciplina di cui all’art. 339 c.p.c., versandosi in un giudizio diverso da quello ordinario di cognizione e non potendo la predetta opposizione essere qualificata come un appello, pur avendo natura impugnatoria, nè essendo tale onere prescritto dall’art. 99 della legge fallimentare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Mancata produzione di copia del fascicolo dell’insinuazione – Irrilevanza..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo la mancata produzione di copia del fascicolo dell’insinuazione non costituisce causa di improcedibilità del giudizio, poichè il relativo deposito appare essenziale solamente ove i documenti in esso contenuti appaiano indispensabili all’accoglimento della domanda. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Onere probatorio..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo l’onere di dimostrare l’esistenza del credito, cioè di aver contratto l’obbligazione e di aver eseguito la relativa prestazione, grava sull’opponente e non può essere assolto, in presenza di specifica contestazione, con la produzione delle sole fatture, trattandosi di documenti unilateralmente prodotti dalla medesima parte che chiede l’accertamento dell’esistenza del proprio credito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Mancata allegazione del ricorso ex art. 93 legge fall. - Acquisizione da parte del tribunale - Fondamento - Limiti.
Il ricorso con il quale, a norma dell'art. 93 legge fall., si propone domanda di ammissione allo stato passivo non è un documento probatorio del credito e non può, pertanto, ritenersi compreso fra i documenti che, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia respinto, in tutto o in parte, la domanda, devono essere prodotti a pena di decadenza, ai sensi dell'art. 99, secondo comma, legge fall., al momento del deposito del ricorso in opposizione. Ne deriva che qualora, in sede di opposizione allo stato passivo, una copia della domanda di ammissione non risulti allegata né al fascicolo di ufficio, né a quello di una delle parti, il tribunale, che non sia in grado di ricostruire sulla scorta degli ulteriori atti processuali il contenuto di quella e che ne ritenga l'esame indispensabile alla decisione, deve provvedere alla sua acquisizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2014, n. 3164.


Accertamento del passivo - Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Decadenza dalla possibilità di proporre opposizione - Esclusione.
In tema di accertamento del passivo, la mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore non comporta acquiescenza alla proposta e conseguente decadenza dalla possibilità di proporre opposizione; infatti, non può trovare applicazione il disposto dell'art. 329 cod. proc. civ., rispetto ad un provvedimento giudiziale non ancora emesso, inoltre l’articolo 95, comma 2, L.F. introdotto dal D.Lgs. 12 dicembre 2007, n. 169, prevede che i creditori possano esaminare il progetto, senza porre a loro carico un onere di replica alle difese e alle eccezioni del curatore entro la prima udienza fissata per l'esame dello stato passivo; deve, pertanto, escludersi che il termine predetto sia deputato alla definitiva e non più emendabile individuazione delle questioni controverse riguardanti la domanda di ammissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2014, n. 321.


Fallimento - Opposizione a stato passivo - Condanna ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c..
Proposta dal locatore opposizione a stato passivo avverso il decreto del G.D. che abbia rigettato sia l'istanza di ammissione del credito per canoni non pagati e indennità di occupazione, sia l'istanza di restituzione di immobile locato, allorquando emerga in giudizio la contemporanea proposizione da parte del medesimo locatore  opponente di un autonomo procedimento di sfratto per il medesimo immobile nei confronti di un soggetto conduttore differente dal fallito, e la opposizione a stato passivo risulti così proposta e coltivata in assenza di ragioni fondate  e per finalità estranee a quelle previste nella legge fallimentare, ricorre il presupposto per la condanna dell’opponente al pagamento di somma ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c., liquidata in misura pari a metà delle spese di lite poste a carico dell’opponente risultato soccombente. (Sergio Cosmai) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 31 Dicembre 2013.


Fallimento – Accertamento dei crediti – Opposizione allo stato passivo – Procedimento – Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza – Termine dei dieci giorni – Natura ordinatoria – Effetti preclusivi del decorso del termine..
Il termine fissato con decreto per la notificazione del ricorso in opposizione allo stato passivo e del decreto medesimo, ai sensi dell’art. 99, IV co.del R.D. n. 267/1942, è ordinatorio e non perentorio. Tuttavia, l’inosservanza del termine ordinatorio non è priva di effetti posto che il suo inutile decorso produce gli stessi effetti preclusivi della scadenza del termine perentorio ed impedisce la concessione di un nuovo termine per svolgere la medesima attività. Al riguardo, infatti, non ha rilievo la possibilità di chiedere la proroga del termine ordinatorio ex art. 154 c.p.c. in quanto tale istanza deve essere proposta prima della scadenza medesima. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 02 Dicembre 2013.


IRAP - Privilegio ex art. 2752, primo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 39 del d.l. n. 159 del 2007 - Applicazione anche ai crediti sorti in epoca anteriore alla modifica - Fondamento - Art. 23, comma 37, del d.l. n. 98 del 2011 - Sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2013 - Effetti.
Il privilegio generale sui mobili, per quanto riguarda l'IRAP, deve essere riconosciuto anche per il periodo antecedente alla intervenuta modifica dell'art. 2752, primo comma, cod. civ., che ha esteso il privilegio a tale credito, ad opera dell'art. 39 del d.l. 1° ottobre 2007, n. 159, conv. con modif. nella legge 29 novembre 2007, n. 222, dovendosi ritenere la previsione del privilegio implicitamente inclusa in tale norma, in forza di una consentita interpretazione estensiva della stessa, come confermato dall'art. 23, comma 37, del d.l. del 6 luglio 2011, n. 98, conv. con modif. nella legge 15 luglio 2011, n. 111. Né su tale interpretazione ha inciso la dichiarazione di incostituzionalità dell'ultimo periodo del comma citato (e del comma 40) ad opera della sentenza della Corte costituzionale del 4 luglio 2013, n. 170, i cui effetti devono ritenersi limitati all'ipotesi in cui le menzionate norme consentivano, in epoca successiva alla maturazione della preclusione endofallimentare, il riconoscimento della causa di prelazione anche ai crediti erariali già ammessi definitivamente al passivo in via chirografaria, e non si estendono ai casi in cui tale preclusione non si sia ancora verificata, per l'essere ancora in corso l'accertamento del passivo (come, nel caso di specie, in pendenza di opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2013, n. 26125.


Opposizione allo stato passivo - Intervento e chiamata in causa di terzi nel giudizio - Esclusione..
Dopo la riforma della legge fallimentare del 2006 non è più ammissibile l’intervento ex art. 107 c.p.c. né la chiamata in causa di terzi nel giudizio di opposizione allo stato passivo, trattandosi di un giudizio esclusivamente endofallimentare che viene deciso non con sentenza ma con decreto e che assume rilievo unicamente ai fini del concorso, rivelandosi quindi inidoneo a produrre effetti nei confronti di soggetti diversi dal fallimento e dai creditori concorrenti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Agosto 2013.


Fallimento - Controversie concernenti l'ammissione al passivo - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dal citato art. 3, che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (Nella specie, la S.C. ha applicato il principio al credito derivante dal rapporto tra l'amministratore e la società per azioni poi fallita, qualificato come di lavoro parasubordinato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Luglio 2013, n. 16494.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - In genere - Eccezioni - Proponibilità - Mancata presentazione delle osservazioni ex art. 95 legge fall. - Irrilevanza - Fondamento..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento il creditore, il cui credito sia stato escluso o ridotto nel progetto del curatore, può proporre le eccezioni e depositare i documenti ritenuti rilevanti ancorché non abbia presentato alcuna preventiva osservazione ex art. 95, secondo comma, legge fall., dovendosi escludere che il mancato esercizio di tale facoltà comporti il prodursi di preclusioni, attesa la non equiparabilità del suddetto giudizio a quello d'appello, con conseguente inapplicabilità dell'art. 345 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11026.


Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Termine decadenziale per sollevare eccezioni in senso stretto da parte del curatore..
La struttura del procedimento di accertamento dello stato passivo, connotata da una prima fase di cognizione sommaria dove non è prevista la formale costituzione del curatore a mezzo di difensore tecnico, implica che il curatore stesso possa proporre le eccezioni in senso stretto, non sollevate in sede di verificazione del passivo, nel giudizio di opposizione allo stato passivo. (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Art. 111 legge fall. - Crediti per costi di bonifica di immobili acquisiti alla massa - Soddisfacimento in prededuzione in sede di riparto - Condizioni - Utilità per la massa - Sussistenza - Fondamento.
Poiché l'avvenuta bonifica di immobili acquisiti alla massa fallimentare arreca un vantaggio a quest'ultima, escludendo che tali cespiti, in sede di liquidazione dell'attivo, vengano alienati gravati dall'onere reale di cui all'art. 17, comma 10, del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, il credito per i corrispondenti costi si qualifica come prededucibile, sussistendone il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, oggi menzionato dall'art. 111 legge fall., da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando, così, la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2013, n. 5705.


Opposizione allo stato passivo - Ammissione in base a documentazione prodotta in sede di opposizione - Compensazione delle spese..
Quando l'opponente venga ammesso al passivo solo sulla base della documentazione prodotta in sede di opposizione, le spese del giudizio non possono gravare sulla curatela, ma devono quantomeno essere compensate, dovendo essere valutata la condotta dell'opponente e la sua eventuale responsabilità nel aver dato causa al giudizio in questione. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 07 Dicembre 2012.


Domanda d'ammissione al passivo - Inammissibilità dichiarata "de plano" per tardività - Opposizione ai sensi degli artt. 98 e 99 legge fall. - Proponibilità - Fattispecie.
Il decreto del giudice delegato che, senza fissazione di udienza, sancisca l'inammissibilità della domanda tardiva di credito, perché formulata oltre il termine di cui all'art. 101 l. fall., così impedendo alla parte istante di fornire la prova della non imputabilità ad essa del ritardo, è impugnabile con l'opposizione di cui all'art. 99 legge fall., trattandosi di provvedimento che concorre alla formazione definitiva dello stato passivo ed incide sul diritto alla partecipazione al concorso del creditore. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha cassato la sentenza impugnata, che aveva erroneamente riqualificato come reclamo ex art. 26 legge fall. l'opposizione, invece correttamente proposta dal creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012.


Opposizione allo stato passivo - Facoltà di sollevare nuove eccezioni - Ammissibilità..
Sia il creditore istante che la curatela fallimentare (costituendosi tempestivamente nei dieci giorni prima dell'udienza) possono sollevare in sede di opposizione nuove eccezioni rispetto alla fase così detta necessaria, sicché sono ammissibili le eccezioni svolte dalla curatela per la prima volta in sede di opposizione. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 07 Novembre 2012.


Opposizione allo stato passivo - Inapplicabilità delle norme dettate per l'appello - Mancata comparizione della parte opponente già costituita - Conseguenze - Procedibilità dell'opposizione.
L'opposizione allo stato passivo è regolata dall'art. 99 della legge fall., anche in relazione alle domande tardive non accolte, per il rinvio operato dall'art. 101 della legge fall. Pertanto, stante l'inapplicabilità delle norme dettate per l'appello al giudizio di opposizione allo stato passivo, la mancata comparizione della parte opponente, la quale si sia costituita nei termini, in udienza successiva alla prima, peraltro fissata dal tribunale per l'ammissione dei mezzi di prova, non può dar luogo a pronuncia di improcedibilità dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2012, n. 19145.


Accertamento del passivo - Revocazione - Nuova formulazione dell'articolo 98, comma 4 - Necessità che il fallimento sia ancora aperto - Esclusione..
Diversamente dall'abrogato l'articolo 102, legge fallimentare, il quale disciplinava la revocazione nei confronti dei crediti ammessi al passivo, il nuovo articolo 98, comma 4 non prevede più, quale condizione essenziale di procedibilità dell'azione, la circostanza che il fallimento sia ancora aperto e che non sia stato pronunciato dal tribunale il decreto previsto dall'articolo 109. Il legislatore della riforma ha, infatti, introdotto un termine perentorio entro il quale far valere, a pena di decadenza, il mezzo in esame, termine identificabile in 30 giorni dalla scoperta del fatto o del documento (articolo 99, comma 1). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Dolo, falsità ed errore - Scoperta posteriore al decorso dei termini per l'opposizione o impugnazione - Ratio legis..
Presupposto per il rimedio della revocazione di cui all'articolo 98, comma 4, legge fallimentare, è costituito dalla circostanza che la scoperta del dolo, della falsità o dell'errore, ovvero la mancata conoscenza di documenti decisivi, siano posteriori al decorso dei termini per la proposizione dell'opposizione o dell'impugnazione e ciò al fine di consentire il ricorso a questo rimedio di carattere straordinario solo nei casi in cui il ricorrente sia stato nell'impossibilità di impugnare nei modi ordinari il provvedimento contestato e non anche nei casi in cui egli sia rimasto inerte per motivo a lui imputabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Errore di fatto - Falsa percezione materiale di un fatto - Esclusione di processi interpretativi - Presupposti..
L'errore di fatto che giustifica il ricorso al rimedio straordinario della revocazione nei confronti dei provvedimenti di accoglimento o di rigetto adottati dal giudice delegato nell'ambito dell'accertamento del passivo è quell'errore dovuto a falsa percezione materiale di un fatto dovuta all'ignoranza di documenti decisivi successivamente rinvenuti, ignoranza che ha indotto il giudice a ritenerlo esistente mentre non esisteva, con esclusione, in ogni caso, di qualsiasi rilevanza dei processi interpretativi rimessi alla valutazione del giudice stesso. Per la sussistenza dell'errore di fatto occorrono, in generale, i seguenti quattro presupposti: a) la mancanza di qualsiasi componente valutativo-ricostruttiva; b) il contrasto totale tra l'assunzione dei fatti erroneamente percepiti e gli atti e documenti di causa; c) la decisività del fatto cui attiene l'errore e pertanto il rapporto di causalità tra l'erronea percezione del giudice e la pronuncia da lui emessa tale che, una volta eliminato quest'ultimo, cade il presupposto su cui la pronuncia è basata; d) l'insussistenza di un contrasto tra le parti sul punto erroneamente prospettato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Rinvenimento di documenti decisivi - Disposizione restrittiva del nuovo articolo 98 l.f. - Rinvenimento dei documenti decisivi che la parte non ha potuto produrre in giudizio per causa non imputabile - Ignoranza dei documenti decisivi - Necessità..
Quanto al motivo di revocazione del rinvenimento di documenti decisivi, va rilevato che mentre nella normativa previgente (articolo 102 l.f.) era sufficiente il rinvenimento di documenti decisivi “prima ignorati”, il novellato quarto comma dell'articolo 98, legge fallimentare richiede, più restrittivamente, la “mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile”, formula, questa, che riecheggia quella dell'articolo 395 c.p.c., laddove tale disposizione si riferisce al rinvenimento di documenti decisivi “che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario”. Appare, inoltre, opportuno precisare che la non imputabilità non deve essere riferita alla mancata produzione tempestiva dei documenti, come sembrerebbe suggerire il tenore letterale del citato articolo 98, ma deve piuttosto investire l'ignoranza dei documenti decisivi, in quanto altrimenti si finirebbe per rinnegare il riferimento iniziale alla mancata conoscenza del documento poi reperito, giustificando l’stanza di rievocazione sulla base di documenti di cui fosse precedentemente nota l'esistenza ma che non fosse stato possibile acquisire in giudizio per fatto non imputabile alla parte, come nel caso di inottemperanza del detentore del documento ad un eventuale ordine di esibizione  ex articolo 210 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Mancata conoscenza di documenti decisivi - Nozione di documento - Qualunque elemento del mondo esterno dal quale possa derivare una prova decisiva - Irrilevanza di eventuali fatti sopravvenuti..
Il documento, la cui mancata conoscenza giustifica la proposizione del rimedio straordinario della revocazione nei confronti dei provvedimenti di accoglimento o di rigetto adottati dal giudice delegato in sede di accertamento del passivo, non è solamente quello scritto, ma altresì qualunque elemento del mondo esterno dal quale possa derivare una prova avente carattere di decisività, purché si tratti di falsa percezione di documenti o circostanze già esistenti al momento della decisione oggetto di revocazione, essendo per contro irrilevanti eventuali fatti sopravvenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Chiamata in causa di terzi - Inammissibilità - Applicazione delle disposizioni che regolano il giudizio ordinario - Esclusione..
Le modifiche apportate alla legge fallimentare dalla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 ed al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 consentono di escludere che nel giudizio di opposizione allo stato passivo possa farsi luogo alla chiamata in causa dei terzi e, più in generale, in considerazione della specialità del procedimento, all'applicazione in via analogica delle disposizioni dettate dal legislatore per regolare il giudizio ordinario di cognizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Ottobre 2012.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria del giudizio - Immutabilità della domanda..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo ha natura impugnatoria ed è quindi caratterizzato dal principio di immutabilità della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 26 Luglio 2012.


Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Mancato deposito del provvedimento impugnato - Inammissibilità del gravame - Esclusione - Inapplicabilità delle norme sull'appello all'opposizione allo stato passivo..
Il mancato deposito del provvedimento impugnato con l'opposizione allo stato passivo non è causa di improcedibilità né di inammissibilità del gravame poiché le cause di definizione in rito del procedimento hanno carattere tassativo e le norme dettate dal codice di procedura civile in tema di appello non sono applicabili in via analogica allo speciale procedimento di opposizione allo stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 20 Luglio 2012.


Chiusura del fallimento - Pendenza di giudizio di opposizione o di domande tardive di ammissione al passivo - Impedimento alla chiusura - Esclusione..
Deve essere confermato l'orientamento della giurisprudenza di legittimità, formatosi in epoca precedente la riforma della legge fallimentare, secondo il quale la chiusura del fallimento, nei casi espressamente previsti, può essere dichiarata nonostante la pendenza di giudizi di opposizione allo stato passivo o di domande tardive di ammissione al passivo. L'applicazione di questo principio comporta che neppure la sopravvenuta ammissione al passivo della domanda proposta in via tardiva possa far venir meno la causa di chiusura del fallimento e comportare l'obbligo di accantonamento dell'importo ammesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Casi di chiusura previsti dall'articolo 118 l.f. - Discrezionalità degli organi fallimentari di protrarre la chiusura - Esclusione..
In presenza di una delle ipotesi previste dall'articolo 118, legge fallimentare nessuna facoltà discrezionale e data agli organi fallimentari di protrarre la procedura e di differirne chiusura. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Causa di chiusura prevista dall'articolo 118, comma 1, n. 1, l.f. - Domande tempestive di ammissione al passivo..
Il termine della presentazione delle domande di ammissione al passivo cui fa riferimento l'articolo 118, comma 1, n. 1, legge fallimentare, il quale prevede la causa di chiusura della procedura di fallimento, è esclusivamente quello di trenta giorni anteriori all'udienza fissata per l'accertamento delle domande tempestive. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Fallimento - Opposizione lo stato passivo - Divieto di jus novorum - Esclusione..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, nonostante la sua natura impugnatoria, non opera la preclusione posta dall’art. 345 c.p.c. in materia di jus novorum e, pertanto, il curatore non è tenuto a circoscrivere le proprie difese nell’ambito delle eccezioni dedotte nella fase precedente, poiché il thema probandum può essere ampliato dalla curatela con nuove allegazioni istruttorie e con la formulazione di eccezioni in senso ampio non preventivamente sottoposte all’esame del giudice delegato, al fine di non comprimerne il diritto di difesa. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2012, n. 8929.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Regime successivo al d.lgs. n. 5 del 2006 - Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza - Termine dei dieci giorni - Natura ordinatoria - Configurabilità - Fondamento..
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare, il termine di dieci giorni per la notifica al curatore del ricorso, con il decreto di fissazione dell'udienza davanti al giudice delegato, deve considerarsi ordinatorio, dal momento che l'obbligo di notifica al curatore è stato disciplinato dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in maniera identica a quello previsto per la notifica al fallito, restando, a tali fini, irrilevante la soppressione di quest'ultimo con il decreto correttivo del 12 settembre 2007, n. 169. Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2012, n. 8439.


Prova civile - Testimoniale - Capacità a testimoniare - Persone aventi interesse nel giudizio - Incapacità a testimoniare ex art. 246 cod. proc. civ. - Presupposti - Interesse che legittima la partecipazione al giudizio - Caratteri - Incapacità del creditore ammesso allo stato passivo a testimoniare nel giudizio di opposizione promosso da altro creditore - Sussistenza in astratto - Esclusione - Verifica in concreto - Necessità - Fondamento..
L'interesse che determina l'incapacità a testimoniare, ai sensi dell'art. 246 cod. proc. civ., è solo l'interesse giuridico, personale, concreto ed attuale, che comporta o una legittimazione principale a proporre l'azione o una legittimazione secondaria a intervenire nel giudizio proposto da altri. Pertanto, attese l'interpretazione restrittiva del divieto di testimoniare, incidente sul diritto di difesa, e la natura dell'opposizione allo stato passivo fallimentare, divenuta giudizio a trattazione singolare con la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, deve escludersi che il creditore ammesso allo stato passivo sia, in quanto tale, incapace di testimoniare nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso da altro creditore, occorrendo viceversa apprezzare in concreto se l'eventuale intervento ex art. 99, comma 8, legge fall., come sostituito dal d.lgs. n. 169 citato, si correli a un interesse giuridico, personale, concreto ed attuale, alla definizione del predetto giudizio. Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8239.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo del creditore privilegiato - Costituzione del Curatore nei giudizi di opposizione allo stato passivo - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione..
Il giudizio di opposizione, così come il suo sviluppo nella fase di legittimità, rappresenta un’ipotesi di contestazione dei crediti, per il quale la decisione di stare in giudizio è rimessa alla sola volontà del curatore. Tale autonomia deroga al disposto normativo di cui agli artt. 25 e 31, legge fallimentare, poiché è strettamente correlata all’attività di formazione dello stato passivo ad egli attribuita, e, pertanto, non necessita dell’autorizzazione del giudice delegato, al quale, a seguito della riforma del 2005, spetta esclusivamente un compito di controllo e vigilanza sulla regolarità della procedura. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2012, n. 8929.


Liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR - Opposizione allo stato passivo - Notifica a uno solo dei commissari liquidatori.
In tema di liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR, ai fini della proposizione della opposizione allo stato passivo, è sufficiente la notificazione effettuata a uno dei due commissari liquidatori, essendo il ricorso in opposizione indirizzato a una sola parte processuale ed essendo la legittimazione congiunta dei commissari richiesta unicamente per la legittimazione attiva e non anche per quella passiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione - Titolarità formale e legittimazione ad agire in giudizio della SGR.
I fondi comuni di investimento (ivi compresi i fondi immobiliari chiusi) sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, in quanto costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale assume la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per fare accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Accertamento del passivo - Domanda tardiva relativa a credito già ammesso - Inammissibilità - Domanda tardiva per interessi attinenti a credito già messo in linea capitale - Domanda tardiva per ritenute fiscali relative a credito di lavoro già insinuato al netto delle ritenute - Inammissibilità..
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. In forza di tale principio, deve ritenersi inammissibile la domanda tardiva di interessi relativa ad un credito già ammesso in linea capitale, così come è inammissibile la domanda tardiva per ritenute fiscali di un credito di lavoro già ha insinuato al passivo al netto di tali ritenute, posto che tali  domande tardive sono fondate sulla stessa causa pretendi di quelle già ammesse al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 15 Marzo 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Decisione assunta con sentenza - Ricorso diretto per cassazione - Ammissibilità - Condizioni..
In materia di impugnazioni, il principio cosiddetto di apparenza e affidabilità comporta necessariamente un'indagine sugli atti, al fine di accertare se l'adozione da parte del giudice di merito di quella determinata forma del provvedimento decisorio sia stata o meno il risultato di una consapevole scelta, ancorché non esplicitata con motivazione "ad hoc", nel qual caso decisiva rilevanza va attribuita alle concrete modalità con le quali si è svolto il procedimento; pertanto, è ammissibile il ricorso diretto per cassazione avverso la "sentenza" che decide all'esito di un procedimento azionato con ricorso per opposizione allo stato passivo, svoltosi con modalità corrispondenti al procedimento ex art. 99 legge fall., qualora la forma del provvedimento non sembri frutto di una meditata valutazione del decidente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Marzo 2012, n. 3672.


Accertamento del passivo - Produzione di nuovi documenti - Ammissibilità - Divieto di “nova” vigente nel giudizio ordinario d'appello - Applicabilità - Esclusione..
Nel procedimento di opposizione allo stato passivo non trova applicazione il divieto di “nova”, ivi comprese le produzioni documentali, vigente nel giudizio ordinario d'appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 09 Dicembre 2011.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Fallimento del datore di lavoro - Giudicato interno su credito retributivo insinuato tempestivamente - Preclusione all'insinuazione tardiva di credito retributivo inerente periodo diverso del medesimo rapporto - Insussistenza - Fondamento - Fattispecie.
La pretesa retributiva inerente un segmento temporale del rapporto di lavoro è differente per "petitum" e "causa petendi" dalla pretesa retributiva inerente altro segmento temporale del medesimo rapporto, sicché il giudicato interno, formatosi per l'una pretesa in sede di ammissione tempestiva al passivo fallimentare del datore di lavoro, non impedisce di esercitare l'altra pretesa con insinuazione tardiva, salvo il regolamento delle spese per l'ipotesi di frazionamento ingiustificato della domanda. (Affermando il principio, la S.C. ha cassato la declaratoria di inammissibilità della domanda tardiva per l'ammissione del credito relativo alle ultime tre mensilità di retribuzione proposta da un lavoratore già tempestivamente insinuatosi nel fallimento del datore di lavoro per altre mensilità, oltre che per il trattamento di fine rapporto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2011, n. 26377.


Infrazionabilità del credito - Ammissione tardiva al passivo - Presupposti - Diversità di "petitum" e "causa petendi" - Diversità di titolo - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti restitutori e risarcitori sorti da un contratto di appalto pubblico rescisso.
In tema di ammissione al passivo in una procedura di amministrazione straordinaria, il principio di infrazionabilità del credito, secondo cui un credito, per poter essere insinuato in via tardiva, deve essere diverso per "petitum" e "causa petendi" da quello fatto valere in via tempestiva, non può essere interpretato in maniera formalistica, così da determinare la preclusione di qualsiasi domanda che, pur trovando la propria fonte nel medesimo fatto storico dal quale è sorto il credito già ammesso in sede di verifica, sia fondata su un titolo diverso, integrante una nuova fattispecie giuridica sostanziale, alla quale si ricolleghi un diverso tema di indagine e di decisione. (Nella specie, la S.C. ha confermato, pur correggendone la motivazione, la sentenza impugnata che aveva accolto la domanda di ammissione tardiva di un credito vantato - verso la società appaltatrice insolvente - a titolo di risarcimento del danno conseguente alla rescissione di un contratto di appalto pubblico, riconoscendo la diversità di titolo rispetto al credito restitutorio, facente capo allo stesso appaltante e già ammesso in via tempestiva, a seguito della menzionata rescissione, operata unilateralmente dalla committente ex art. 340 della legge n. 2248 del 1865, All. F). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011, n. 18962.


Fallimento - Impugnazione dei crediti ammessi - Legittimazione del creditore - Onere di contestazione nella fase di accertamento del passivo - Insussistenza.

Fallimento - Stato passivo - Ammissione con privilegio - Impresa in forma societaria - Privilegio dell'agente.
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Con riferimento alla legittimazione del creditore all'impugnazione ex artt. 98 e 99 l.f. dell'ammissione di altro credito, deve ritenersi che non sussista a carico del creditore un onere di formale "contestazione" del credito concorrente già nell'ambito della fase necessaria della verifica dello stato passivo (ai fini della configurabilità sia del requisito della soccombenza formale sia e comunque dell'interesse a impugnare). (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Ciò che rileva, ai fini dell'attribuzione del privilegio di cui all'art. 2751 bis n. 3 cc., non è la forma societaria o meno in cui viene svolta l'attività, ma la sostanza del rapporto di lavoro che è alla base e la natura prettamente personale dell'attività svolta. In ipotesi di agente che svolge la propria attività in forma societaria (in analogia con quanto si ritiene per l'artigiano e per il piccolo imprenditore) occorre, pertanto, verificare se il rapporto di agenzia è svolto prevalentemente con il lavoro proprio dei titolari e se nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 21 Luglio 2011.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione di credito fondata su titoli diversi ed alternativi - Ammissibilità.

Fallimento - Affitto di ramo d'azienda - Obbligo della curatela di pagamento dei canoni - Prededuzione.
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E' del tutto legittimo che il ricorrente in opposizione allo stato passivo prospetti a fondamento della pretesa svolta nei confronti della curatela diversi titoli, tra loro alternativi; è, pertanto, infondata la eccezione di nullità che deduca l’incertezza della domanda così proposta. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)

La curatela non è liberata dall'obbligo di corrispondere i canoni relativi ad un contratto di affitto di ramo di azienda per il periodo successivo alla cessione dell'azienda e sino alla liberazione dei locali. Al momento della scadenza del contratto, la curatela è, infatti, tenuta a restituire la cosa locata dovendo altrimenti pagarne i canoni, credito che va senz'altro ammesso in prededuzione, in quanto sorto in occasione, oltre che in funzione, della procedura concorsuale. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 14 Luglio 2011.


Opposizione allo stato passivo - Onere di produzione dei documenti prodotti in sede di verifica dello stato passivo - Acquisizione d'ufficio o su istanza di parte - Esclusione.

Opposizione allo stato passivo - Produzione di documenti ulteriori rispetto a quelli prodotti con il ricorso in opposizione - Esclusione - Decadenza.
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La parte che propone l'opposizione allo stato passivo ha l'onere di versare in causa i documenti di cui si è avvalsa nella fase di impugnazione, non potendo, in difetto, il tribunale acquisire detta documentazione d'ufficio o su istanza di parte. Deve, pertanto, essere dichiarata la tardività e quindi la inammissibilità della produzione documentale che l'opponente effettui all'udienza di comparizione delle parti, trattandosi di documenti idonei a fornire la prova della pretesa azionata che avrebbero potuto e dovuto essere depositati unitamente al ricorso in opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La decadenza prevista dal n. 4 del secondo comma dell'articolo 99, legge fallimentare comporta l'impossibilità per il ricorrente di produrre nel corso del giudizio documenti ulteriori rispetto a quelli prodotti unitamente al ricorso in opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 06 Luglio 2011.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria - Configurabilità - Conseguenze - Domande nuove - Ammissibilità - Esclusione..
La richiesta di essere ammessi al passivo con una causa di prelazione non dedotta in sede di insinuazione tempestiva, integra una domanda nuova come tale inammissibile, ove il credito sia stato ammesso in via chirografaria dal giudice delegato. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 01 Luglio 2011.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Impugnazione incidentale tardiva del curatore – Ammissibilità.

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Impugnazione incidentale tardiva del curatore – Non soccombenza – Inammissibilità.
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Il curatore, a fronte della opposizione allo stato passivo presentata dal creditore ammesso solo parzialmente, può chiedere l'esclusione integrale del credito (reformatio in peius), mediante la proposizione di una impugnazione incidentale avverso il decreto di esecutività dello stato passivo, fino al momento del deposito della comparsa di costituzione e risposta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Il Curatore non può impugnare ex art. 98 l.f. un credito ammesso al passivo conformemente alla sua stessa richiesta, per mancanza di interesse all’impugnazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 27 Maggio 2011.


Accertamento del passivo - Opposizione - Facoltà della parte di produrre documenti non prodotti nelle fasi precedenti - Sussistenza - Regolazione delle spese processuali..
In sede di opposizione allo stato passivo l'opponente può produrre documenti nuovi che non abbia provveduto a depositare unitamente alla domanda di insinuazione al passivo o comunque nel procedimento svoltosi innanzi al giudice delegato. Tuttavia, qualora la produzione di documenti che la parte avrebbe potuto produrre in precedenza abbia determinato la necessità dell'ulteriore gravame e di ulteriori spese a carico del fallimento, il giudice potrà tenerne conto nel regolamento delle spese. (Andrea Gibelli) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Maggio 2011.


Accertamento del passivo - Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Acquiescenza - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità..
Alla mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo non può che attribuirsi valenza di acquiescenza alle proposte del curatore in esso contenute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 30 Marzo 2011.


Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione ex artt. 98 e 99 L.F. – Nuove produzioni – Inammissibilità..
Per effetto dell'abrogazione – ad opera del D.L.vo 12.9.2007, n. 169 – delle previgenti disposizioni di cui all’art. art. 93, co. 7, L.F. (in base al quale i documenti non presentanti con la domanda di insinuazione al passivo fallimentare dovevano essere depositati, a pena di decadenza, almeno 15 giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo) e di cui all’art. 99, co. 9, L.F. (in forza del quale il Tribunale, nel corso del giudizio di opposizione, poteva ammettere la produzioni di ulteriori documenti) si deve ritenere che in relazione a procedure fallimentari apertesi dopo il 1 gennaio 2008 resta esclusa la possibilità di produrre in sede opposizione ex artt. 98 e 99 L.F. documentazione non prodotta sino all'udienza di verifica dei crediti avanti il giudice delegato. (Maria Serena Riccobono) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 10 Marzo 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Giudizio di opposizione a seguito di fallimento dichiarato nella vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006 - Prova testimoniale - Assunzione anteriore all'integrazione del contraddittorio nei confronti del fallito - Violazione del legittimo contraddittorio di cui all'art.99 legge fallim. - Esclusione - Fondamento - Conseguenze..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo di un fallimento, dichiarato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, benchè su ricorso anteriore, ma prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, la previsione per cui, ai sensi dell'art. 99 legge fallim. "ratione temporis" vigente, il relativo ricorso va notificato anche a tale soggetto, non trasforma il fallito medesimo in un litisconsorte necessario, attribuendogli la norma solo la facoltà di essere sentito, correlata ad un potere discrezionale e motivato del giudice, secondo un principio di audizione riproduttivo di quello vigente, ex art. 485 cod. proc. civ., nel processo esecutivo singolare; ne consegue che, avendo il predetto adempimento il valore di semplice "denuntiatio litis", la prova assunta (nella specie, per testimoni) in assenza della citata notifica non è inficiata da nullità per lesione del contraddittorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2011, n. 365.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Ricorso depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1° gennaio 2008 - Disciplina applicabile alle impugnazioni - Notifica al fallito - Necessità - Fondamento - Omissione - Conseguenze - Causa di inammissibilità - Esclusione - Rinnovazione dell'atto mancante - Necessità. .
In tema di impugnazioni dello stato passivo fallimentare, la disciplina transitoria contenuta nell'art. 22 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 si applica ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore (1° gennaio 2008) ed alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte dopo tale data; ne consegue che, così come il ricorso per opposizione allo stato passivo depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 ma in data anteriore al 1° gennaio 2008 deve essere notificato anche al fallito, secondo la previsione della sola disciplina normativa del d.lgs. n. 5 cit., pure la corrispondente impugnazione, ai sensi dell'art. 99 legge fallim. "ratione temporis" vigente, va notificata a tale soggetto, che, tuttavia, non è un litisconsorte necessario del curatore, essendo la sua presenza unicamente finalizzata all'eventuale apporto volontario di elementi utili alla decisione. Ne consegue che, avendo il predetto adempimento il valore di semplice "denuntiatio litis", la sua omissione, in difetto di specifica diversa disposizione, non costituisce causa di inammissibilità dell'impugnazione, dovendo il tribunale disporre unicamente la rinnovazione dell'atto mancante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2010, n. 25819.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Poteri istruttori del tribunale - Acquisizione d'ufficio del fascicolo della verifica del passivo avanti al giudice delegato - Esclusione - Fondamento - Conseguenze. .
Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato - ai sensi dell'art.99 legge fall., novellato dal d.lgs. n. 169 del 2007 - dal principio dispositivo, come qualunque ordinario giudizio di cognizione a natura contenziosa, per cui il materiale probatorio che lo concerne è quello prodotto dalle parti o acquisito dal giudice, ai sensi degli artt. 210 e 213 cod. proc. civ., ed è solo quel materiale che ha titolo a restare nel processo; tale principio opera sin dalla fase della verifica dei crediti avanti al giudice delegato decidendo tale organo, ex art. 95 legge fall., nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d'ufficio e a quelle formulate dagli altri interessati. (Affermando detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza con cui il tribunale non aveva acquisito d'ufficio i documenti contenuti nella domanda di insinuazione al passivo e non versati dal creditore, gli uni e l'altra, nel giudizio di opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Novembre 2010, n. 22711.


Opposizione allo stato passivo - Chiamata di terzo - Inammissibilità - Facoltà di intervento di qualunque interessato - Disparità di trattamento rispetto agli altri creditori - Termine perentorio per l'impugnazione..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è inammissibile la chiamata di terzo, attesa l'esclusiva previsione "dell'intervento di qualunque interessato" nei tempi e con le modalità disciplinate dall'art. 99, comma 8 L.F. , anche considerato  che la chiamata in giudizio, ove autorizzata, si tradurrebbe in una inammissibile disparità di trattamento rispetto agli altri creditori, posto che consentirebbe di eludere il termine perentorio, ontologicamente decadenziale, per proporre l’impugnazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 21 Ottobre 2010.


Stato passivo - Opposizione di terzo della gente per la riscossione - Chiamata in giudizio del creditore "sostanziale" - Inammissibilità..
Nel giudizio di opposizione di terzo promosso dall'Agente di riscossione non è ammissibile la chiamata in giudizio del creditore “sostanziale” , anche se l'esclusione degli importi dallo stato passivo  è stata determinata  per motivi attinenti al merito della pretesa creditoria azionata, atteso che l'art. 33  D.Lgs. 13/4/1999 n. 112 prevede l’esclusiva legittimazione processuale del Concessionario per la riscossione a insinuarsi al passivo fallimentare, specularmente e necessariamente contempla “ab origine” la sua legittimazione attiva a proporre l'opposizione a stato passivo ex art. 99 L.F., con ciò imponendogli l'onere di allegare tempestivamente anche le eventuali difese di merito di provenienza dell'Ente titolare del credito. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 21 Ottobre 2010.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Produzione di nuovi documenti - Ammissibilità..
Il divieto di nuove produzioni documentali non può neppure desumersi dall'applicazione automatica dell'art. 345, codice procedura civile, al giudizio di opposizione allo stato passivo attesa la peculiarità di tale mezzo di impugnazione, il quale incarna tanto le caratteristiche del gravame (da cui si desume ad es. il divieto di proporre nuove domande), quanto quelle di una fase procedimentale a cognizione piena nella quale è possibile procedere all'assunzione delle prove che il creditore non sia stato in grado di fornire dinanzi al giudice delegato. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 18 Ottobre 2010.


Fallimento - Accertamento del passivo - Obbligo di motivazione in sede di verifica tempestiva - Non sussiste (artt. 96, 98 l.f.).

Fallimento - Passivo - Credito Fondiario - Limite massimo di finanziabilità - Superamento - Conseguenze - (art. 39, co. 4, d.lgs. 1.9.1993 n. 385).

Fallimento - Revocatoria - Garanzia - Mutuo ipotecario - Giroconto su conto passivo - Non contestualità - Sussistenza (art. 67 l.f.).

Fallimento - Revocatoria - Eccezione - Azione riconvenzionale - Cumulo - Conseguenze (art. 67 l.f.).
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Il difetto di motivazione del giudice delegato, quand'anche la motivazione sia del tutto omessa o inconferente, non determina vizio del provvedimento di esclusione del credito, tale da comportarne l'ammissione in sede di opposizione allo stato passivo, sia perché è il tribunale che fornisce la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno, sia perché non è concepibile l'ammissione al passivo soltanto a causa di pretesi vizi della motivazione del provvedimento del giudice delegato, attese le necessarie sommarietà e non definitività dell'accertamento del credito compiuto nella verifica tempestiva. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

E' esclusa la natura fondiaria del credito di finanziamento che viene insinuato al passivo, per il mancato rispetto delle regole che governano tale tipo di credito, con particolare riferimento al superamento della percentuale che la legge pone come limite al finanziamento assistito da garanzia fondiaria, ed alla sostanziale non contestualità della garanzia, con la conseguenza che non opera la norma che prevede il consolidamento dell'ipoteca fondiaria in dieci giorni. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Il mutuo, con contestuale effettiva concessione di ipoteca, utilizzato per estinguere una passività preesistente (eventualmente mediante giroconto), è un negozio indiretto che ha per scopo ulteriore non l'estinzione della passività preesistente (sarebbe un pagamento anomalo), ma la sua trasformazione in un credito privilegiato, esclusa la simulazione, trattandosi di operazioni effettivamente  volute dalle parti. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Qualora il fallimento abbia chiesto la revocatoria della garanzia sia in via di eccezione che in via di azione riconvenzionale, quest'ultima, atteso che il risultato pratico che i due strumenti processuali perseguono è lo stesso, vale a dire l'inefficacia della garanzia per i creditori e l'ammissione del credito in chirografo, deve essere considerata superata dall'eccezione riconvenzionale che ha ad oggetto lo stesso thema decidendum. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 05 Ottobre 2010.


Curatore fallimentare - Fallimento della società e dei soci - Rappresentanza di tutte le procedure riguardanti la società e i soci illimitatamente responsabili - Opposizione allo stato passivo - Notifica di tante copie quante sono le procedure - Necessità - Esclusione..
Nell'ipotesi prevista dall'articolo 148 L.F., il curatore assume da solo la rappresentanza dei fallimenti riguardanti la società e le persone dei soci illimitatamente responsabili e l’opposizione proposta nei suoi confronti non è soggetta al principio della notifica di tante copie dell'atto di impugnazione quanto sono le parti cui l'atto è destinato, dovendosi ritenere che, nel detto caso, il soggetto destinatario sia unico pur rivestendo la rappresentanza di più soggetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.


Opposizione allo stato passivo - Liquidazione coatta amministrativa - Termine per proporre l'opposizione - Regime intermedio ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Trenta giorni - Fondamento..
Il termine per la proposizione dell'opposizione allo stato passivo, nella liquidazione coatta amministrativa è di trenta giorni, come nella procedura fallimentare, anche nel periodo intermedio di vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006, anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007, dovendosi ritenere, in tale segmento temporale, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, implicitamente abrogato per incompatibilità con il nuovo regime improntato all'omogeneità dei termini per impugnare, il secondo comma dell'art. 209 legge fall., successivamente espressamente espunto dalla disciplina normativa delle procedure concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17337.


Fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Mancata comparizione della parte reclamante – Rinuncia tacita all’impugnativa – Esclusione..
La disciplina generale dei procedimenti in camera di consiglio, dettata dagli artt. 737 ss. C.p.c., non regola in alcun modo gli effetti della mancata comparizione delle parti, ma in ossequio al fatto che tali procedimenti sono caratterizzai da particolare celerità e semplicità di forme e che una volta instaurati (di regola, per impulso di parte), sono in via di massima dominati, quanto all’iter di svolgimento, dall’impulso officioso,deve escludersi che il giudice del reclamo possa attribuire, sic et simpliciter, alla mancata comparizione della parte reclamante la valenza di rinuncia tacita all’impugnativa, connettendovi la sanzione processuale dell’improcedibilità di quest’ultima. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 22 Luglio 2010.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Chiamata in causa di terzi – Assicurazioni private – Ammissibilità..
E’ ammissibile, ed anzi doverosa, la chiamata in causa nel giudizio di opposizione allo stato passivo degli enti assicuratori, al fine di rendere loro opponibile la decisione resa in tale sede, e a tutela della massa, che non si veda sottrarre attivo fallimentare dall’INAIL, con l’onere poi di andarlo a recuperare in separato giudizio dagli enti assicuratori, senza poter far valere la già resa decisione, con diseconomia di giudizi e con il rischio del contrasto di giudicati. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 14 Giugno 2010.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Data certa (mancanza) – Inopponibilità – Rilievo d’ufficio – Ammissibilità..
Il rilievo della mancanza di data certa di un documento non costituisce eccezione processuale in senso stretto, e può essere compiuto d’ufficio, in quanto attiene alle condizioni dell’azione, poiché l’anteriorità del credito al fallimento, essendo un fatto costitutivo della domanda, è una condizione per l’ammissione stessa al passivo. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Maggio 2010.


Conto corrente bancario – Prova del credito della banca – Prova del rapporto – Produzione degli estratti conto – Inidoneità – Prova del saldo – Ricostruzione del conto – Produzione di tutti gli estratti conto – Necessità.

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Produzione di documenti non prodotti in sede di domanda di ammissione al passivo – Ammissibilità. (19/05/2010)
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Compete al creditore l’onere di fornire la prova dell’esistenza del rapporto di conto corrente bancario dal quale è sorta la posta a suo credito e tale prova non può essere data mediante la semplice produzione degli estratti conto che sono semplici documenti contabili di parte che riassumono sinteticamente ed unilateralmente l’andamento del rapporto senza provarne l’esistenza. Questa considerazione è ancor più valida nel caso in cui gli estratti conto riportino solo i dati riassuntivi degli ultimi mesi rendendo in tal modo impossibile determinare se e come si siano formate le poste conclusive a debito del correntista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di opposizione allo stato passivo il creditore potrà integrare la prova del proprio credito eventualmente producendo i documenti che non abbia provveduto a produrre in sede di domanda di insinuazione al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 11 Maggio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Ricorso depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1 gennaio 2008 - Notifica al fallito - Necessità - Fondamento..
In tema di fallimento, la disciplina transitoria contenuta nell'art. 22 del d.lgs. n. 169 del 2007 prescrive che le disposizioni del predetto decreto si applichino ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore (1 gennaio 2008) e alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte dopo tale data; ne consegue che il ricorso per opposizione allo stato passivo depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1 gennaio 2008 deve essere notificato anche al fallito, come previsto nella sola disciplina normativa del d.lgs. n. 5 cit., non trattandosi di procedimento assimilabile a quello relativo alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2010, n. 11301.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - Sentenza - Gravami - Termini - Opposizione allo stato passivo - Domanda riconvenzionale proposta nello stesso giudizio - Pronuncia di secondo grado - Ricorso per cassazione - Applicazione del termine breve ex art. 99 della legge fall. - Condizioni - Fattispecie..
In tema di opposizione allo stato passivo, il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado per la proposizione del ricorso per cassazione, prescritto dall'art. 99 della legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis") è applicabile non solo in ordine alle disposizioni della sentenza che attengano specificamente all'ammissione del credito insinuato o della garanzia fatta valere in relazione al credito stesso, ma anche in relazione alle domande riconvenzionali ed a quelle altre domande volte a far valere situazioni strettamente inerenti al giudizio di opposizione allo stato passivo. (Nella specie, a fronte di domanda di ammissione al passivo per crediti garantiti da pegno, il curatore aveva eccepito la nullità del pegno stesso e, in riconvenzionale, ne aveva chiesto la declaratoria di nullità; la S.C. ha ritenuto che ricorresse un caso di connessione intrinseca tra le domande che rendeva operante il termine d'impugnazione dimezzato di cui all'art. 99 della legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2010, n. 10905.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Natura impugnatoria – Configurabilità – Conseguenze – Domande nuove – Ammissibilità – Esclusione – Domande riconvenzionali – Ammissibilità – Esclusione – Fondamento. (29/06/2010).
L'art. 99 della legge fall., nel testo novellato dapprima dal d.lgs. n. 5 del 2006, e successivamente dal d.lgs. n. 169 del 2007, configurando il giudizio di opposizione allo stato passivo in senso inequivocabilmente impugnatorio, esclude l'ammissibilità di domande nuove, non proposte nel grado precedente, quali le domande riconvenzionali, non essendo tali domande previste dal comma quinto di tale disposizione, il quale contiene la precisa indicazione del contenuto della memoria difensiva del curatore fallimentare e specificamente delle difese che in quella sede devono essere svolte a pena di decadenza, comprensiva delle eccezioni e delle prove, mentre non fa menzione di eventuali domande riconvenzionali. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 22 Marzo 2010, n. 6900.


Fallimento – Giudizio di opposizione allo stato passivo – Regime giuridico successivo al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 – Documenti nuovi – Produzione – Autorizzazione del tribunale – Condizioni – Indispensabilità e impossibilità della tempestiva produzione – Fondamento – Mancato esercizio – Sindacabilità in Cassazione – Esclusione. (28/09/2010).
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo - che, nella disciplina introdotta con il d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, ha natura impugnatoria ed è fondato sul principio dispositivo, nonché sulle ordinarie regole di ripartizione dell'onere della prova - il potere del tribunale di autorizzare la produzione di ulteriori documenti, diversi da quelli prodotti con il ricorso in opposizione, secondo quanto previsto dall'art. 99, ottavo comma, della legge fall., nel testo stabilito dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, anteriormente alle modifiche apportate dall'art. 6, quarto comma, del d.lgs. 12 settembre 2007 n. 169, è funzionale alla loro eventuale indispensabilità per la decisione, e può trovare giustificazione solo nella precedente provata impossibilità di produrli, non potendo essere invocato dalla parte per supplire alla decadenza derivante dal proprio precedente comportamento omissivo. Ne consegue che, di regola, è insindacabile, in sede di legittimità, il mancato esercizio da parte del tribunale del potere officioso di autorizzare la produzione di nuovi documenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, 18 Marzo 2010, n. 6621.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Mancata comparizione delle parti - Cancellazione della causa dal ruolo ex artt. 181 e 307 cod. proc. civ. - Riassunzione - Ammissibilità - Condizioni.

Procedimento civile - Cancellazione della causa dal ruolo - Per mancata comparizione delle parti - Opposizione allo stato passivo - Mancata comparizione delle parti - Cancellazione della causa dal ruolo - Riassunzione - Ammissibilità - Condizioni.
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Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, ai sensi degli artt. 98 e 99 legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis"), trovano applicazione le norme del codice di rito che disciplinano il giudizio di primo grado, a parte le espresse deroghe contenute nella disciplina speciale, per cui il provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo dovuto ad inerzia endoprocessuale delle parti e disposto ex artt. 181 e 307 cod. proc. civ., non determina l'estinzione del processo, nel caso in cui il creditore opponente si sia costituito tempestivamente nel termine perentorio, disposto dal medesimo art. 98, di cinque giorni prima dell'udienza fissata dal giudice delegato per la comparizione delle parti. Ne consegue che, a seguito della predetta cancellazione, il processo può essere riassunto nel termine di un anno dalla data della relativa ordinanza, e, in caso di riassunzione tardiva, l'estinzione può essere dichiarata solo se eccepita dalla parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2010, n. 6623.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Eccezioni sollevabili dal curatore – Decadenze – Limiti. (27/07/2010).
Il curatore non può incorrere in decadenze processuali prima dell’intervento del legale della procedura nel processo, poiché egli non è un organo dotato di competenze tecniche tali da poter giustificare la pesante sanzione conseguente al mancato esercizio di attività processuali, che costituiscono onere in senso tecnico per la parte. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Dicembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Notificazione del ricorso e del decreto di comparizione delle parti al curatore - Termine - Natura ordinatoria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze in caso di violazione - Costituzione del curatore - Efficacia sanante - Sussistenza - Condizioni..
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare, a seguito delle sentenze della Corte costituzionale 22 aprile 1986, n. 102 e 30 aprile 1986, n. 120, con cui fu dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 98 della legge fall., nella parte in cui faceva decorrere il termine per l'opposizione dal deposito dello stato passivo in cancelleria e non prevedeva la comunicazione al curatore del decreto di fissazione dell'udienza di comparizione, al termine concesso dal giudice delegato, ai sensi del secondo comma dell'art. 98 (nel testo originario, "ratione temporis" applicabile), per la notifica al curatore del ricorso e del conseguente decreto di fissazione dell'udienza, deve attribuirsi natura ordinatoria, anche perchè finalizzato a permettere la costituzione del curatore; ne consegue che la sua inosservanza non determina l'inammissibilità dell'opposizione, restando sanata, ex art. 156 cod. proc. civ., se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato il curatore sia comparso e abbia svolto l'attività cui la notifica del ricorso e del decreto era strumentale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Dicembre 2009, n. 25494.


Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo – Acquisizione di ufficio del fascicolo della procedura fallimentare – Esclusione – Fondamento – Autorizzazione a stare in giudizio – Produzione da parte del curatore – Necessità – Omissione – Inefficacia della costituzione in giudizio – Configurablità. (07/05/2010).
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, regolato dal principio dispositivo come qualunque ordinario giudizio di cognizione a natura contenziosa, diversamente da quello di opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - nel quale il fascicolo della procedura è acquisibile d'ufficio, in ragione della natura inquisitoria del procedimento che porta all'apertura del fallimento e del quale l'opposizione costituisce la prosecuzione - materiale probatorio è quello prodotto dalle parti o acquisito dal giudice, ai sensi degli artt. 210 e 213 cod. proc. civ., ed è solo quel materiale che ha titolo a restare nel processo; ne consegue che il curatore deve produrre l'autorizzazione del giudice delegato a resistere nel relativo giudizio e che in mancanza, essendo inefficace la sua costituzione, deve esserne dichiarata la contumacia. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2009, n. 24415.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Fallimento dichiarato tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 - Disciplina c.d. intermedia ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Prova del credito - Produzione di documenti - Termine di decadenza ex art. 93, settimo comma, della legge fall. - Riferibilità alla sola fase di verificazione - Applicabilità nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento - Produzione di documenti con il ricorso introduttivo - Ammissibilità..
In tema di fallimento, qualora sia applicabile la disciplina c.d. intermedia prevista dal d.lgs. n. 5 del 2006 per le procedure apertesi nel periodo compreso tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 (data di entrata in vigore delle ulteriori modifiche apportate al r.d. 16 marzo 1942, n. 267 dal d.lgs. n. 169 del 2007), il termine di decadenza previsto dall'art. 93, settimo comma, della legge fall. per la produzione di documenti a sostegno dell'istanza di ammissione al passivo si riferisce esclusivamente al procedimento di verificazione dei crediti, caratterizzato da sommarietà della cognizione, speditezza dell'istruttoria e non obbligatorietà dell'assistenza tecnica del creditore, mentre nel successivo giudizio di opposizione, avente natura di giudizio a cognizione piena, il creditore può indicare nel ricorso introduttivo i mezzi di prova di cui intende avvalersi ed i documenti prodotti, verificandosi altrimenti una lesione del diritto di difesa del creditore, che sarebbe tenuto a produrre i documenti entro lo stesso termine fissato per il deposito dello stato passivo da parte del curatore, e non essendo applicabile la disciplina di cui all'art. 345 cod. proc. civ., in quanto l'opposizione non è qualificabile come appello. (Principio enunciato dalla S.C. ai sensi dell'art. 363, terzo comma, cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Settembre 2009, n. 19697.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Curatore – Facoltà di sollevare eccezioni durante ed anche oltre l’udienza di verifica del passivo – Ammissibilità. (03/08/2010).
Il curatore, essendo un organo non tecnico del rito civile, non può subire, a scapito della massa, decadenze in senso stretto, e può quindi sollevare eccezioni fino all’udienza di verifica del passivo, ed anche in sede di costituzione nel giudizio di opposizione, a mezzo di un difensore tecnico. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Agosto 2009.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Principio dispositivo – Applicazione – Acquisizione d’ufficio del fascicolo della procedura fallimentare – Esclusione..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo, al pari di qualunque altro giudizio di cognizione di natura contenziosa, è retto dal principio dispositivo e il giudice non può procedere d’ufficio all’acquisizione del fascicolo della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Dicembre 2008.


Fallimento – Sentenza che definisce la causa di opposizione allo stato passivo – operazioni di credito a medio e lungo termine – Applicazione del regime sostitutivo di cui all’art. 15 DPR 29 settembre 1973, n. 601 – Esclusione – Applicazione dell’imposta di registro – Presupposti – Sussistenza..
L’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, prevista dall’art. 15 del DPR 29 settembre 1973, n. 601, che per le operazioni di credito a medio e lungo termine prevede, in presenza di determinati requisiti, il pagamento di una imposta sostitutiva, non si applica agli atti giudiziari relativi alle stesse operazioni che non fruiscono pertanto dell’esonero dai tributi sostituiti. La sentenza emessa nel giudizio di opposizione allo stato passivo è quindi assoggettata all’obbligo di registrazione in termine fisso e l’imposta di registro è dovuta in misura proporzionale ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera c) della Tariffa, parte prima, del TUR, il quale prevede l’applicazione dell’aliquota dell’1 per cento agli atti dell’autorità giudiziaria “…di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale…”. La base imponibile per la tassazione della sentenza del Tribunale è rappresentata dell’intero credito ammesso allo stato passivo del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Agenzia entrate, 17 Dicembre 2008, n. 479/E.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Anatocismo – Mancanza di reciprocità – Invalidità della clausola – Rilevabilità di ufficio anche se non eccepita dal curatore durante la verifica del passivo..
La natura imperativa della norma di cui all’art. 1283 codice civile consente la rilevabilità di ufficio della nullità della clausola anatocistica nella fase dell’opposizione, a prescindere dal rilievo del G.D. durante la verifica del passivo, attesa la sommarietà della stessa e la non esaustività delle contestazioni del curatore nella prima fase, non essendo il medesimo un organo che disponga di tutte le necessarie competenze tecnico-giuridiche per sollevare ogni possibile eccezione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 04 Dicembre 2008.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Produzione di nuovi documenti – Regime successivo al d.lgs. 169/2007 – Ammissibilità..
Deve ritenersi ammissibile la produzione di nuovi documenti in sede di opposizione allo stato passivo; a favore di tale soluzione depone l’abrogazione, ad opera del d.lgs. n. 169/2007, del comma ottavo dell’art. 93 legge fall. (che imponeva, a pena di decadenza, il deposito dei documenti non presentati con la domanda di ammissione al passivo almeno quindici giorni prima dell’udienza di verifica) ed il tenore letterale del n. 4) del secondo comma dell’art. 99 legge fall., il quale prevede l’onere dell’opponente di indicare i mezzi di prova ed i documenti di cui intende avvalersi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 28 Novembre 2008.


Opposizione allo stato passivo – Questione di competenza del giudice amministrativo – Competenza concorrente del giudice fallimentare – Sussistenza..
Nell'ipotesi in cui sia chiesta l'ammissione al passivo di un credito e l'ammissione sia contestata con opposizione ex art. 98 legge fall., fermo restando la devoluzione al giudice amministrativo delle questioni ad esso riservate, non viene tuttavia meno il potere del giudice fallimentare di ammettere con riserva il credito stesso, considerandolo come condizionale e sciogliendo tale riserva all'esito della definizione del giudizio amministrativo (fattispecie relativa al credito al credito di un comune nei confronti della società incaricata del servizio di tesoreria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Maggio 2008, n. 12371.


Verifica del passivo – Procedimento di impugnazione di cui agli artt. 98 e 99 l. fall. – Nuovi mezzi di prova – Ammissibilità. .
Nell’ambito del giudizio di impugnazione di cui agli artt. 98 e 99 l. fall. sono ammissibili mezzi di nuovi mezzi di prova rispetto a quelli dedotti in sede di verifica dello stato passivo. Tribunale Milano, 04 Marzo 2008.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Contestazione del curatore - Decreto del giudice delegato di non ammissione al passivo - Natura - Atto radicalmente inesistente - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Rimedi.
Il decreto con il quale il giudice delegato, in presenza dell'opposizione del curatore, in luogo di provvedere alla istruzione della causa e rimettere la decisione al collegio, direttamente escluda, in tutto o in parte, il credito oggetto della domanda d'insinuazione tardiva al passivo della procedura fallimentare o comunque neghi il rango privilegiato richiesto, è atto radicalmente inesistente, in quanto emesso da un giudice privo di poteri decisori, e pertanto insuscettibile di produrre effetti giuridici; ne consegue che il giudice davanti al quale esso venga impugnato con uno dei mezzi previsti dal codice di rito non può pronunciare nel merito né rimettere le parti dinanzi al primo giudice, ma deve limitarsi a dichiarare l'inesistenza del provvedimento impugnato, restituendo le parti nella situazione in cui esse si trovavano prima della pronuncia del provvedimento dichiarato inesistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2008, n. 3013.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Di credito - Sentenze relative - Impugnazioni - Modalità e termini - Riduzione dei termini ex art. 99 legge fallimentare - Applicabilità - Esclusione - Successive domande aventi oggetto diverso - Ammissibilità - Fattispecie.
Le cause introdotte a seguito di dichiarazioni tardive di credito (ex art. 101 legge fallimentare) non rappresentano, a differenza delle opposizioni allo stato passivo, lo sviluppo, in sede contenziosa, della precedente fase di verificazione e di accertamento dei crediti, ma presentano i caratteri del normale giudizio di cognizione, da istruirsi a norma dell'art. 175 e seguenti cod. proc. civ., e soggetto, come tale, ai principi del rito ordinario anche con riferimento alle modalità ed ai termini per la proposizione delle impugnazioni, con conseguente esclusione della riduzione dei termini stessi, prevista dall'art. 99 della legge fallimentare per i giudizi di opposizione allo stato passivo. Ne discende che il creditore può proporre una domanda tardiva per altri crediti che non siano stati comunque oggetto di precedenti giudizi, anche se fondati sul medesimo rapporto, quando si sia in presenza di un distinto oggetto sostanziale dell'azione. (Nella specie, relativa a una prima domanda per conseguire il t.f.r. e di successiva domanda di ammissione al passivo per crediti diversi - differenze paga, mensilità aggiuntive, ferie, etc. - la S.C. ha cassato la sentenza di merito, rilevando che i due giudizi introdotti dalla lavoratrice erano contraddistinti da assoluta diversità per "petitum" e "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Marzo 2007, n. 4950.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Specialità del procedimento – Riforma del codice di procedura civile – Costituzione del Curatore – Preclusioni e decadenze – Effetti..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, pur a seguito delle modifiche introdotte al codice di procedura civile con la novella di cui alla legge 80/05 e successive modifiche, deve ritenersi inapplicabile, quanto alla costituzione del Curatore, il sistema di preclusioni di cui agli art. 166 e 167 c.p.c. potendo egli costituirsi anche nel corso dell'udienza di comparizione fissata dal Giudice Delegato, senza necessità (al fine di proporre domande riconvenzionali o eccezioni non rilevabili d’ufficio senza incorrere in decadenze) di provvedere a tale adempimento almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Maggio 2006.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere -  Sentenza di omologazione - Effetti - Passività fallimentari - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Opposizione - Riassunzione del giudizio dopo l'omologazione del concordato - Rito fallimentare - Applicazione - Necessità.
La chiusura della procedura di fallimento per effetto della omologazione del concordato fallimentare non fa venire meno la competenza del tribunale originariamente adito in ordine al giudizio di opposizione allo stato passivo, giudizio che, in forza del principio della "perpetuatio iurisdictionis", deve essere riassunto, dopo la eventuale sospensione disposta per l'ammissione del fallito al predetto concordato, davanti allo stesso tribunale, onde proseguire con il rito proprio del giudizio fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Agosto 1998, n. 8521.