TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 98

Impugnazioni (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo può essere proposta opposizione, impugnazione dei crediti ammessi o revocazione.

II. Con l’opposizione il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contestano che la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta; l’opposizione è proposta nei confronti del curatore.

III. Con l’impugnazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contestano che la domanda di un creditore o di altro concorrente sia stata accolta; l’impugnazione è rivolta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda è stata accolta. Al procedimento partecipa anche il curatore.

IV. Con la revocazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili, decorsi i termini per la proposizione della opposizione o della impugnazione, possono chiedere che il provvedimento di accoglimento o di rigetto vengano revocati se si scopre che essi sono stati determinati da falsità, dolo, errore essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile. La revocazione è proposta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda è stata accolta, ovvero nei confronti del curatore quando la domanda è stata respinta. Nel primo caso, al procedimento partecipa il curatore.

V. Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti con decreto del giudice delegato su istanza del creditore o del curatore, sentito il curatore o la parte interessata.

________________

(1) Articolo sostituito dall’art. 83 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Accertamento del passivo - Credito con rango ipotecario - Domanda di ammissione al passivo - Indicazione del bene gravato dalla garanzia - Necessità - Esclusione - Fondamento.
In tema di ammissione al passivo fallimentare di crediti assistiti da ipoteca, ai sensi dell’art. 93 l.fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - non è necessaria nella domanda l'indicazione, da parte del creditore, del bene su cui tale garanzia grava, atteso che la sua eventuale mancanza rileva unicamente nella fase attuativa, come impedimento di fatto all'esercizio della garanzia stessa, sicché la verifica dell'esistenza del bene non è questione da risolvere in fase di accertamento del passivo, ma, attenendo all'ambito dell'accertamento dei limiti di esercitabilità della prelazione, è demandata alla fase del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2017, n. 17329.


Ricorso per cassazione - Motivi del ricorso - Vizi di motivazione - Omessa ammissione di prova testimoniale o di altra prova - Vizio di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia - Configurabilità - Condizioni - Denuncia in sede di legittimità - Requisiti - Fattispecie.
Il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto carente di motivazione la mancata ammissione delle prove testimoniali, articolate in un ricorso di opposizione allo stato passivo fallimentare e letteralmente riprodotte nel ricorso per cassazione, miranti a dimostrare l’“an debeatur” del credito e, quindi, inerenti a circostanze decisive ai fini della richiesta di ammissione al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5654.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Richiesta dei termini di cui all'art. 183, comma 6, n. 2, c.p.c. - Inammissibilità - Mancata concessione del termine per il deposito di memorie conclusive - Violazione del diritto di difesa - Esclusione.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, integralmente disciplinato dall’art. 99 l.fall., la mancata indicazione, nel ricorso, dei mezzi istruttori necessari a provare il fondamento della domanda comporta la decadenza dagli stessi, non emendabile con la concessione dei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. e, in particolare, di quello indicato al n. 2 della menzionata disposizione, previsto solo per consentire la replica e la richiesta di mezzi in conseguenza di domande ed eccezioni nuove della parte convenuta, laddove l’onere di provare il fondamento della domanda prescinde da ogni eccezione di controparte. Né può invocarsi la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione del termine per memorie conclusive ai sensi dell’art. 99, comma 11, l.fall., che può essere accordato, o meno, dal tribunale in base ad una valutazione discrezionale, avuto riguardo all'andamento del giudizio, che potrebbe anche rendere superflua un’appendice scritta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Marzo 2017, n. 5596.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare.
In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017, n. 5346.


Liquidazione coatta amministrativa – Accertamento del passivo – Mancata ammissione di parte del credito – Rimedio – Opposizione – Domanda tardiva – Eslcusione.
Al fine di stabilire in concreto quale sia il rimedio di cui dispone il creditore, il cui credito non venga ammesso per intero (come nel caso di mancata ammissione degli interessi), occorre verificare se il creditore stesso abbia proposto domanda di ammissione o anche soltanto formulato le sue osservazioni ai sensi dell’art. 207 legge fall.; in tal caso, egli non ha altro rimedio che l'opposizione ai sensi dell’art. 98 legge fall., perché il provvedimento di esclusione, assunto anche implicitamente dal commissario, ha valore di rigetto, contro cui, per evitare la preclusione endofallimentare, occorre reagire ai sensi della norma da ultima richiamata (Cass. 19 febbraio 2003, n. 2476; Cass. 20 febbraio 2004, n. 3397; Cass. 14 ottobre 2010, n. 21241). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26952.


Fallimento - Opposizione alla stato passivo - Incompatibilità del giudice delegato a far parte del collegio giudicante - Nullità della pronuncia - Esclusione - Fondamento - Limiti.
L'incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo, a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione, non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità, salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, può dar luogo soltanto all'esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha l'onere di far valere, in caso di mancata astensione, nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2016, n. 22835.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità - Qualificazione della domanda come insinuazione tardiva - Ammissibilità - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'opposizione allo stato passivo, ove inammissibile come tale, dev'essere qualificata, in ossequio ai principi generali di conservazione degli atti giuridici e di economia dei mezzi processuali, come domanda di insinuazione tardiva, ove della stessa abbia tutti i requisiti di ammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Novembre 2016, n. 22880.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Trattazione davanti ad uno dei componenti del collegio delegato dal presidente - Rimessione al collegio per la decisione - Modalità - Disciplina del rito ordinario di cognizione - Inapplicabilità - Fondamento.
Ai sensi dell'art. 99 l.fall. (nella formulazione derivante dalle modifiche di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), la trattazione dei procedimenti di impugnazione di cui all'art. 98, ivi compreso quello di opposizione allo stato passivo, può avvenire davanti al collegio o ad uno dei suoi componenti, delegato dal presidente ai sensi del comma 3, e, ove si sia optato per questa seconda modalità, l'investitura del collegio per la decisione - possibile anche in via breve da parte del giudice designato, in coerenza con la deformalizzazione tipica del nuovo rito speciale, ispirata ad esigenze di celerità, e senza la concessione dei termini previsti dall'art. 99, comma 11, l.fall., puramente eventuale e facoltativa - non è disciplinata dalle norme del codice di procedura civile, che riguardano il rito ordinario e non sono applicabili, neppure per ragioni logico-sistematiche, allo speciale rito delle impugnazioni dello stato passivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016, n. 12116.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.fall., nel testo anteriore alla riforma - Domanda riconvenzionale - Ammissibilità - Limiti.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, così come disciplinato dall'art. 98 l.fall., nel testo, utilizzabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 5 del 2006, la relazione di dipendenza della domanda riconvenzionale "dal titolo dedotto in giudizio dall'attore", che giustifica la trattazione simultanea delle cause, si configura non già come identità della "causa petendi" (richiedendo, appunto, l'art. 36 c.p.c. un rapporto di mera dipendenza), ma come comunanza della situazione o del rapporto giuridico dal quale traggono fondamento le contrapposte pretese delle parti, ovvero come comunanza della situazione o del rapporto giuridico sul quale si fonda la riconvenzionale con quello posto a base di una eccezione, così da delinearsi una connessione oggettiva qualificata della domanda riconvenzionale con l'azione o l'eccezione proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2016, n. 7070.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Fideiussore del fallito - Legittimazione all'impugnazione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Il fideiussore dell'imprenditore fallito non è attivamente legittimato alle impugnazioni allo stato passivo di cui all'art. 98 l.fall., atteso che, da un lato, la sua posizione è accessoria a quella del debitore principale, a sua volta privo di interesse a veder ridotta la consistenza del proprio passivo, essendo stata la relativa legittimazione attribuita, in sua vece, al curatore fallimentare, e, dall'altro, è estraneo alle ragioni sottostanti all'ammissione dei crediti e, quindi, alla stessa formazione dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 119.


Fallimento - Stato passivo - Ammissione con riserva - Riserva prevista dall'art. 96, comma 2, n. 2, l.fall. - Potere officioso del giudice di merito - Conseguenze - Credito per il rimborso di un prestito obbligazionario fondato su titoli prodotti in copia - Ammissione con riserva dell'esibizione dei titoli in originale - Ammissibilità anche in assenza di istanza di parte.
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione della riserva prevista dall'art. 96, comma 2, n. 2, l.fall. (nel testo conseguente alle modifiche apportate dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo la domanda di insinuazione del credito al rimborso di un prestito obbligazionario, può legittimamente apporre, ove fondata su titoli prodotti in mera copia, la riserva della loro esibizione in originale, pur se l'ammissione con riserva non sia stata richiesta o sia stata richiesta tardivamente. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2015, n. 24449.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Interrogatorio formale o giuramento del fallito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa al cd. regime intermedio.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo (nel regime cd. intermedio di cui al d.lgs. n. 5 del 2006), il fallito, per quanto destinatario della notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, non assume la qualità di parte del giudizio e non può, quindi, rendere interrogatorio formale sui fatti oggetto della domanda, né gli è deferibile il giuramento suppletorio o decisorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2015, n. 15570.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Impugnazione limitata ad alcune statuizioni - Proponibilità di altro distinto gravame - Esclusione - Consumazione del potere di impugnazione.
L'opposizione allo stato passivo proposta ai sensi dell'articolo 98 L.F. nei confronti di alcune soltanto delle statuizioni del provvedimento impugnato determina la consumazione del potere di impugnazione e preclude la proponibilità di altro autonomo gravame in relazione ad ulteriori domande che il creditore aveva formulato nell'unica istanza di insinuazione proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ivrea, 15 Giugno 2015.


Stato passivo - Opposizione - Esercizio delle azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi - Azione revocatoria - Ammissibilità.
Il creditore che impugna lo stato passivo può esercitare tutte le azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi, ivi compresa la revocatoria, in quanto portatore non solo dei propri interessi, ma anche degli interessi di tutti gli altri creditori (Cass. nn. 4959/013 (ord.), 8827/98, 1392/79). Il principio risulta coerente col sistema, posto che, una volta dichiarato esecutivo lo stato passivo, l'inerzia del curatore, che abbia omesso di far valere in via di eccezione, nella sede di verifica a ciò deputata, l'inefficacia dell'atto dal quale deriva il credito o la garanzia ad esso connessa, o che non abbia impugnato il provvedimento di rigetto dell'eccezione assunto dal giudice delegato, finirebbe col pregiudicare le ragioni degli altri, incolpevoli, creditori. Esso si pone, inoltre, in linea di continuità con l'orientamento espresso dalle SS.UU. nella sentenza n. 29420/08, che sottolinea come il mancato esercizio da parte del curatore delle azioni poste a tutela della massa legittimi il singolo creditore a proseguirle nel proprio esclusivo interesse: a maggior ragione, pertanto, tale legittimazione va riconosciuta al creditore impugnante ex art. 98 l. fall., che agisce anche nell'interesse degli altri creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Marzo 2015, n. 4524.


Accertamento del passivo - Giudizio di opposizione allo stato passivo - Principio dispositivo - Onere dell'opponente di indicare e produrre i mezzi di prova dedotti in sede di verifica avanti al giudice delegato..
Poiché il giudizio di opposizione allo stato passivo non può essere considerato come una mera prosecuzione della fase di verifica dei crediti ed è regolato dal principio dispositivo, al pari di qualunque altro ordinario giudizio di cognizione, ove il materiale probatorio è esclusivamente quello prodotto dalle parti, il creditore opponente è onerato dell'indicazione e della produzione dei mezzi di prova che hanno già formato oggetto di valutazione da parte del giudice delegato in sede di verifica dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 17 Aprile 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Natura impugnatoria..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo disciplinato dall’art. 98 della legge fallimentare si atteggia a giudizio di carattere impugnatorio non del progetto di stato passivo depositato dal curatore (o dal commissario giudiziale) ma del provvedimento del giudice delegato, per cui l’opponente deve censurare quest’ultimo e non il progetto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Mancata presentazione osservazioni al progetto dello stato passivo – Ammissibilità..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo è ammissibile anche nel caso in cui l’opponente, nel corso della procedura prefallimentare, non abbia presentato osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore, perchè la mancanza di osservazioni non comporta acquiescenza alla proposta e conseguente decadenza dalla possibilità di proporre opposizione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Onere probatorio..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo l’onere di dimostrare l’esistenza del credito, cioè di aver contratto l’obbligazione e di aver eseguito la relativa prestazione, grava sull’opponente e non può essere assolto, in presenza di specifica contestazione, con la produzione delle sole fatture, trattandosi di documenti unilateralmente prodotti dalla medesima parte che chiede l’accertamento dell’esistenza del proprio credito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Marzo 2014.


Accertamento del passivo - Giudizio di opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.f. - Eccezioni nuove - Ammissibilità..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è consentita, in ogni caso, la formulazione da parte del curatore o commissario che dir si voglia di eccezioni non sottoposte all’esame del giudice delegato, inclusa quella di prescrizione presuntiva. (Mario Guido) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 06 Marzo 2014.


Accertamento del passivo - Opposizione - Giuramento de scientia - Deduzione - Modalità..
Il giuramento de scientia (o de notitia) è quello deferito sulla conoscenza che la parte abbia di un fatto altrui; la formula giuratoria deve puntualmente rispecchiare questo peculiare contenuto e perciò deve essere redatta, a pena di inammissibilità, in modo che il giurante, ripetendola, affermi o neghi non già un fatto, ma la conoscenza che egli ne abbia, perché soltanto questa, per l’appunto, costituisce l’oggetto del giuramento (nel caso di specie non è stato ritenuto ammissibile il giuramento rivolto ai Commissari, definito de scientia, ma impostato secondo la formula del giuramento de veritate). (Mario Guido) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 06 Marzo 2014.


Accertamento del passivo - Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Decadenza dalla possibilità di proporre opposizione - Esclusione.
In tema di accertamento del passivo, la mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore non comporta acquiescenza alla proposta e conseguente decadenza dalla possibilità di proporre opposizione; infatti, non può trovare applicazione il disposto dell'art. 329 cod. proc. civ., rispetto ad un provvedimento giudiziale non ancora emesso, inoltre l’articolo 95, comma 2, L.F. introdotto dal D.Lgs. 12 dicembre 2007, n. 169, prevede che i creditori possano esaminare il progetto, senza porre a loro carico un onere di replica alle difese e alle eccezioni del curatore entro la prima udienza fissata per l'esame dello stato passivo; deve, pertanto, escludersi che il termine predetto sia deputato alla definitiva e non più emendabile individuazione delle questioni controverse riguardanti la domanda di ammissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2014, n. 321.


Fallimento - Opposizione a stato passivo - Condanna ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c..
Proposta dal locatore opposizione a stato passivo avverso il decreto del G.D. che abbia rigettato sia l'istanza di ammissione del credito per canoni non pagati e indennità di occupazione, sia l'istanza di restituzione di immobile locato, allorquando emerga in giudizio la contemporanea proposizione da parte del medesimo locatore  opponente di un autonomo procedimento di sfratto per il medesimo immobile nei confronti di un soggetto conduttore differente dal fallito, e la opposizione a stato passivo risulti così proposta e coltivata in assenza di ragioni fondate  e per finalità estranee a quelle previste nella legge fallimentare, ricorre il presupposto per la condanna dell’opponente al pagamento di somma ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c., liquidata in misura pari a metà delle spese di lite poste a carico dell’opponente risultato soccombente. (Sergio Cosmai) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 31 Dicembre 2013.


Mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato – Conseguente inammissibilità dell’opposizione allo stato passivo – Esclusione.

Documenti depositati in cancelleria unitamente a ricorso per decreto ingiuntivo prima della dichiarazione di fallimento – Data certa ex art. 2704 c.c. – Opponibilità alla curatela – Sussistenza.
.
La mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato passivo contro l’esclusione del credito non rende inammissibile l’opposizione allo stato passivo successivamente proposta dall’interessato, perché siffatta inammissibilità non è sancita da alcuna espressa previsione di legge e, comunque, non supererebbe il vaglio di costituzionalità sotto il profilo dell’effettività del diritto di difesa, considerati l’estrema ristrettezza del tempo tra il deposito del progetto ed il termine per la formulazione di osservazioni e la non necessità della difesa tecnica nella fase della verifica dei crediti dinanzi al Giudice Delegato. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Devono considerarsi muniti di data certa ex art. 2704 c.c., e quindi opponibili alla curatela in sede di verifica dello stato passivo, i documenti che risultino essere stati depositati in cancelleria, prima dell’apertura del fallimento, unitamente ad un ricorso per decreto ingiuntivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Agosto 2013.


Opposizione allo stato passivo - Intervento e chiamata in causa di terzi nel giudizio - Esclusione..
Dopo la riforma della legge fallimentare del 2006 non è più ammissibile l’intervento ex art. 107 c.p.c. né la chiamata in causa di terzi nel giudizio di opposizione allo stato passivo, trattandosi di un giudizio esclusivamente endofallimentare che viene deciso non con sentenza ma con decreto e che assume rilievo unicamente ai fini del concorso, rivelandosi quindi inidoneo a produrre effetti nei confronti di soggetti diversi dal fallimento e dai creditori concorrenti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Agosto 2013.


Liquidazione coatta amministrativa di società di intermediazione finanziaria - Principio della doppia separazione patrimoniale - Proiezione in ambito concorsuale

Liquidazione coatta amministrativa di società di intermediazione finanziaria - Principio della doppia separazione patrimoniale - Obbligo di restituzione immediata - Esclusione - Verifica della sufficienza dei beni dei patrimoni - Necessità - Conseguenze - Restituzione parziale ex articolo 91 TUB - Ammissibilità
.
L’articolo 21, comma 2, TUB, ove prevede che, nel caso gli strumenti finanziari non risultino sufficienti per l’effettuazione di tutte le restituzioni in favore dei singoli clienti, la situazione di incapienza che ne deriva è necessariamente destinata a riflettersi in misura proporzionale sulle ragioni dei clienti stessi, i quali per la parte del diritto rimasto insoddisfatto concorreranno con i creditori chirografari nella ripartizione dell’attivo ricavato dalla liquidazione del patrimonio della Sim, costituisce la normale proiezione in ambito concorsuale del principio della doppia separazione patrimoniale già introdotto dall’articolo 8, della legge n. 1 del 1991 e ribadito dalle leggi successive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sino a quando non siano definite le opposizioni proposte da coloro che pretendono di avere diritto alla iscrizione della propria posizione nella sezione separata dello stato passivo, la concreta soddisfazione integrale dei diritti, già nominalmente riconosciuti, alla restituzione, in quanto iscritti nella stessa sezione separata, resta condizionata dalla verifica in ordine alla sufficienza dei beni ivi indicati per soddisfare tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. Prima di tale definitivo accertamento (non del passivo della Sim nella sua interezza ma) dei diritti alla restituzione dei beni iscritti nell’apposita sezione separata, il commissario può, a norma dell’articolo 91, comma 4, TUB, procedere a restituzioni parziali, i cui limiti debbono però prudenzialmente essere stabiliti onde non pregiudicare la possibilità di soddisfazione di tutte le pretese restitutorie degli aventi diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2013, n. 17101.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Interruzione dei processi in cui sia parte il curatore - Opposizione allo stato passivo - Riassunzione del giudizio nei confronti del debitore tornato "in bonis" - Possibilità - Conclusioni formulate in termini di insinuazione al passivo piuttosto che di condanna al pagamento del preteso credito - Irrilevanza - Fondamento.
Il riacquisto della capacità processuale del fallito determinato dalla chiusura (o dalla revoca) del fallimento provoca l'interruzione dei processi in cui sia parte il curatore della procedura, per cui il giudizio ex art. 98 legge fall. può essere riassunto nei confronti del debitore tornato "in bonis", o da lui proseguito, al fine di giungere all'accertamento giudiziale sull'esistenza, o meno, del credito di cui si era chiesta l'insinuazione, dovendosi ritenere irrilevante, la circostanza che le conclusioni del creditore continuino ad essere formulate in termini di ammissione al passivo, piuttosto che di condanna al pagamento dell'invocato credito, atteso che la domanda di insinuazione, inserendosi in un processo esecutivo concorsuale e tendendo all'accertamento del credito in funzione esecutiva mediante la sua collocazione sul ricavato dell'attivo fallimentare, ricomprende quella di condanna richiesta nel giudizio ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Maggio 2013, n. 13337.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.
.
L'insinuazione al passivo del credito del coobbligato può aver luogo solo se e nella misura in cui sia già avvenuto il pagamento, che configura il fatto costitutivo del diritto al regresso o della modifica in sede di surrogazione o della sua assunzione, nel rapporto principale, della veste di unico creditore, in quanto l'ammissione al passivo dei crediti con riserva esige una situazione soggettiva non dispiegabile con pienezza soltanto per difetto di elementi accidentali esterni, diversi dal pagamento futuro al creditore comune. Ove, pertanto, tale pagamento sia stato effettuato nel corso di una procedura concorsuale (nella specie, l'amministrazione straordinaria ex art. 1 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270), ed in particolare dopo la proposizione, da parte del fideiussore, della relativa domanda di insinuazione, ma anteriormente alla esecutività dello stato passivo, il giudice, comunque adito ex artt. 53 del citato d. lgs. e 98 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla riforma di cui al d. lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) per l'ammissione al passivo incondizionata, come richiesto "ab origine", in luogo dell'ivi avvenuta ammissione con riserva, non può restringere il suo sindacato critico ancora sul mezzo oppositivo adottato, dovendo, invece, considerare nel merito, e per tutta la sua latitudine, la descritta domanda finalmente fondata sul presupposto solutorio comunque attuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2013, n. 613.


Mutuo fondiario, superamento del limite finanziabile - Nullità parziale del contratto.

Contratto nullo per violazione di norme imperative - Conversione del contratto - Inammissibilità.
.
Il contratto di mutuo fondiario nel quale sia stato superato il prescritto rapporto proporzionale di finanziabilità è nullo per violazione di norme imperative. La nullità colpisce la porzione del contratto che eccede tale limite. (Marco Piras) (riproduzione riservata)

Il contratto affetto da nullità per violazione di norme imperative non ammette conversione. (Marco Piras) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 04 Aprile 2013.


Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Termine decadenziale per sollevare eccezioni in senso stretto da parte del curatore..
La struttura del procedimento di accertamento dello stato passivo, connotata da una prima fase di cognizione sommaria dove non è prevista la formale costituzione del curatore a mezzo di difensore tecnico, implica che il curatore stesso possa proporre le eccezioni in senso stretto, non sollevate in sede di verificazione del passivo, nel giudizio di opposizione allo stato passivo. (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2013, n. 8246.


Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Nomina - Cause di ineleggibilità e di decadenza - Rapporto di prestazione d'opera con la società - Nozione - Lavoro subordinato - Necessità - Esclusione - Carattere oneroso e continuativo dell'attività professionale - Sufficienza - Fattispecie..
In tema di società di capitali, il rapporto continuativo di prestazione di opera retribuita, sancito dall'art. 2399 cod. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) come causa di ineleggibilità alla carica di sindaco delle società per azioni, o di decadenza dall'ufficio in ipotesi di avvenuta elezione, è configurabile non soltanto in presenza di rapporti di lavoro subordinato, ma ogniqualvolta ricorra un legame riguardante lo svolgimento di attività professionali, rese anche nell'ambito di un rapporto di lavoro autonomo, a titolo oneroso e con carattere non saltuario nè occasionale (In applicazione di tale principio, la S.C., respingendo il corrispondente motivo di impugnazione, ha ritenuto concretamente incompatibile con la carica di sindaco della società poi fallita, invocata dal ricorrente quale ragione giustificativa del credito di cui aveva chiesto l'insinuazione al passivo del sopravvenuto fallimento di quest'ultima, la contemporanea, reiterata ed incisiva prestazione professionale da lui svolta, in un limitato arco di tempo e con l'intesa della sua onerosità, per conto della medesima società). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2013, n. 7902.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Verificazione - Contestazione del credito o della garanzia - Proposizione della azione revocatoria ordinaria da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Opposizione allo stato passivo - Proposizione dell'azione in via riconvenzionale da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Mera contestazione del curatore - Sufficienza - Ragioni..
In tema di accertamento del passivo nel fallimento, nella fase di verifica dei crediti non è necessario, per escludere il credito o la garanzia, che venga formalmente proposta dal curatore l'azione revocatoria (nella specie, ordinaria), perché la legge consente al giudice delegato l'indicata esclusione sulla semplice contestazione del curatore medesimo, né quest'ultimo è tenuto a proporre, in via riconvenzionale, tale azione nel giudizio promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 legge fall., potendo la revocabilità dell'atto, che postula un accertamento costitutivo nel quale l'intervento del giudice non ha carattere necessario, farsi valere anche in via di eccezione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1533.


Ammissione al passivo ai sensi dell’art. 101, ultimo comma, L.F. - Onere del creditore di dedurre la causa di non imputabilità del ritardo - Omissione - Inammissibilità del ricorso..
Il creditore che intenda formulare domanda di insinuazione al passivo oltre il termine di cui all’art. 101 L.F., ha l’onere di rappresentare - e dimostrare - le circostanze da cui possa evincersi la non imputabilità del ritardo. Di tali ragioni giustificative, infatti, dovrà tenersi conto ai fini della predisposizione del progetto di stato passivo, di guisa da garantire a tutti i soggetti interessati, prima dell’udienza fissata per l’esame, di prendere adeguata posizione al riguardo. Il difetto di tale allegazione (così come previsto, simmetricamente, per l’omessa indicazione di uno dei requisiti previsti dall’art. 93 L.F.) comporta la declaratoria di inammissibilità dell’istanza, rilevabile d’ufficio anche nell’eventuale, successivo, giudizio di opposizione. (Giampiero Tronci) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 20 Dicembre 2012.


Opposizione allo stato passivo - Ammissione in base a documentazione prodotta in sede di opposizione - Compensazione delle spese..
Quando l'opponente venga ammesso al passivo solo sulla base della documentazione prodotta in sede di opposizione, le spese del giudizio non possono gravare sulla curatela, ma devono quantomeno essere compensate, dovendo essere valutata la condotta dell'opponente e la sua eventuale responsabilità nel aver dato causa al giudizio in questione. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 07 Dicembre 2012.


Domande supertardive di crediti - Causa non imputabile del ritardo - Significato - Colpa del creditore - Fattispecie..
In tema di domande tardive di crediti, la locuzione “causa non imputabile” del ritardo di cui all'articolo 101, legge fallimentare deve essere interpretata nel senso di causa non riferibile a colpa del creditore e, dunque, non riconducibile ad incuria, negligenza, trascuratezza e malafede, ovvero ricollegabile ad un fatto involontario, dovuto a forza maggiore, caso fortuito o ad errore incolpevole di fatto. Devono, quindi, ritenersi irrilevanti, ai fini della prova della non imputabilità del super-ritardo, la complessità dell'organizzazione interna del debitore o l'intervenuto mutamento giurisprudenziale circa la necessità di proposizione della domanda da parte dell'istante. Non versa, invece, in una situazione di super-ritardo imputabile il creditore che, insinuatosi tempestivamente, sia stato ammesso unicamente all'esito del giudizio di opposizione ex articolo 98, legge fallimentare, il creditore che abbia dovuto svolgere tutti i gradi di giudizio per accertare la sua pretesa obbligatoria, il creditore che, per errore o disguido scusabile, sia venuto a conoscenza del proprio credito in tempo non utile per insinuarsi tempestivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Credito del professionista attestatore - Inadempimento - Fattispecie..
È inadempiente il professionista che, incaricato di redigere la relazione di cui all'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, con riferimento alla questione della veridicità dei dati aziendali, si sia limitato a richiamare la relazione redatta dalla società di revisione, senza dar atto di alcuna attività accertativa da lui specificamente svolta, che trascuri di valutare la fattibilità del piano, ometta ogni considerazione sulla omogeneità della posizione giuridica e sugli interessi economici dei creditori che compongono le varie classi, sulla congruità delle diverse percentuali di soddisfazione offerte ai creditori nonché sul raffronto comparativo tra la soddisfazione proposta in sede concordataria e quella realizzabile in sede fallimentare e che, infine, trascuri di riferire sul rispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 27 Novembre 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Società d'intermediazione mobiliare (SIM) - Tutela degli investitori - Principio della doppia separazione patrimoniale - Violazione parziale del principio - Confusione dei patrimoni - Conseguenze - Spettanza di mero diritto di credito concorrente con gli altri crediti vantati dai terzi verso l'intermediario.
Il principio della doppia separazione patrimoniale (già imposto, in materia di intermediazione finanziaria, dall'art. 8, secondo comma, della legge 2 gennaio 1991, n. 1, e poi sancito dall'art. 19 del d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415, vigente al'epoca dei fatti di causa e confermato dall'art. 22 del d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), implicando separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, tende ad assicurare un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, realizzata mediante la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale, permettendo all'investitore l'immediato e completo recupero di quelli riconducibili al proprio patrimonio. Tuttavia, una siffatta tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente di un diritto di credito nei confronti dell'intermediario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo, alla stregua di quanto desumibile dall'articolo 34, terzo comma, del menzionato d.lgs. n. 415 del 1996 (poi sostituito dall'art. 57, terzo comma, del citato d.lgs. n. 58 del 1998), e dal rinvio ivi contenuto all'art. 91 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2012, n. 19459.


Accertamento del passivo - Revocazione - Nuova formulazione dell'articolo 98, comma 4 - Necessità che il fallimento sia ancora aperto - Esclusione..
Diversamente dall'abrogato l'articolo 102, legge fallimentare, il quale disciplinava la revocazione nei confronti dei crediti ammessi al passivo, il nuovo articolo 98, comma 4 non prevede più, quale condizione essenziale di procedibilità dell'azione, la circostanza che il fallimento sia ancora aperto e che non sia stato pronunciato dal tribunale il decreto previsto dall'articolo 109. Il legislatore della riforma ha, infatti, introdotto un termine perentorio entro il quale far valere, a pena di decadenza, il mezzo in esame, termine identificabile in 30 giorni dalla scoperta del fatto o del documento (articolo 99, comma 1). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Dolo, falsità ed errore - Scoperta posteriore al decorso dei termini per l'opposizione o impugnazione - Ratio legis..
Presupposto per il rimedio della revocazione di cui all'articolo 98, comma 4, legge fallimentare, è costituito dalla circostanza che la scoperta del dolo, della falsità o dell'errore, ovvero la mancata conoscenza di documenti decisivi, siano posteriori al decorso dei termini per la proposizione dell'opposizione o dell'impugnazione e ciò al fine di consentire il ricorso a questo rimedio di carattere straordinario solo nei casi in cui il ricorrente sia stato nell'impossibilità di impugnare nei modi ordinari il provvedimento contestato e non anche nei casi in cui egli sia rimasto inerte per motivo a lui imputabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Errore di fatto - Falsa percezione materiale di un fatto - Esclusione di processi interpretativi - Presupposti..
L'errore di fatto che giustifica il ricorso al rimedio straordinario della revocazione nei confronti dei provvedimenti di accoglimento o di rigetto adottati dal giudice delegato nell'ambito dell'accertamento del passivo è quell'errore dovuto a falsa percezione materiale di un fatto dovuta all'ignoranza di documenti decisivi successivamente rinvenuti, ignoranza che ha indotto il giudice a ritenerlo esistente mentre non esisteva, con esclusione, in ogni caso, di qualsiasi rilevanza dei processi interpretativi rimessi alla valutazione del giudice stesso. Per la sussistenza dell'errore di fatto occorrono, in generale, i seguenti quattro presupposti: a) la mancanza di qualsiasi componente valutativo-ricostruttiva; b) il contrasto totale tra l'assunzione dei fatti erroneamente percepiti e gli atti e documenti di causa; c) la decisività del fatto cui attiene l'errore e pertanto il rapporto di causalità tra l'erronea percezione del giudice e la pronuncia da lui emessa tale che, una volta eliminato quest'ultimo, cade il presupposto su cui la pronuncia è basata; d) l'insussistenza di un contrasto tra le parti sul punto erroneamente prospettato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Rinvenimento di documenti decisivi - Disposizione restrittiva del nuovo articolo 98 l.f. - Rinvenimento dei documenti decisivi che la parte non ha potuto produrre in giudizio per causa non imputabile - Ignoranza dei documenti decisivi - Necessità..
Quanto al motivo di revocazione del rinvenimento di documenti decisivi, va rilevato che mentre nella normativa previgente (articolo 102 l.f.) era sufficiente il rinvenimento di documenti decisivi “prima ignorati”, il novellato quarto comma dell'articolo 98, legge fallimentare richiede, più restrittivamente, la “mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile”, formula, questa, che riecheggia quella dell'articolo 395 c.p.c., laddove tale disposizione si riferisce al rinvenimento di documenti decisivi “che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario”. Appare, inoltre, opportuno precisare che la non imputabilità non deve essere riferita alla mancata produzione tempestiva dei documenti, come sembrerebbe suggerire il tenore letterale del citato articolo 98, ma deve piuttosto investire l'ignoranza dei documenti decisivi, in quanto altrimenti si finirebbe per rinnegare il riferimento iniziale alla mancata conoscenza del documento poi reperito, giustificando l’stanza di rievocazione sulla base di documenti di cui fosse precedentemente nota l'esistenza ma che non fosse stato possibile acquisire in giudizio per fatto non imputabile alla parte, come nel caso di inottemperanza del detentore del documento ad un eventuale ordine di esibizione  ex articolo 210 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Revocazione - Mancata conoscenza di documenti decisivi - Nozione di documento - Qualunque elemento del mondo esterno dal quale possa derivare una prova decisiva - Irrilevanza di eventuali fatti sopravvenuti..
Il documento, la cui mancata conoscenza giustifica la proposizione del rimedio straordinario della revocazione nei confronti dei provvedimenti di accoglimento o di rigetto adottati dal giudice delegato in sede di accertamento del passivo, non è solamente quello scritto, ma altresì qualunque elemento del mondo esterno dal quale possa derivare una prova avente carattere di decisività, purché si tratti di falsa percezione di documenti o circostanze già esistenti al momento della decisione oggetto di revocazione, essendo per contro irrilevanti eventuali fatti sopravvenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.


Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Chiamata in causa di terzi - Inammissibilità - Applicazione delle disposizioni che regolano il giudizio ordinario - Esclusione..
Le modifiche apportate alla legge fallimentare dalla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 ed al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 consentono di escludere che nel giudizio di opposizione allo stato passivo possa farsi luogo alla chiamata in causa dei terzi e, più in generale, in considerazione della specialità del procedimento, all'applicazione in via analogica delle disposizioni dettate dal legislatore per regolare il giudizio ordinario di cognizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Ottobre 2012.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Cessione di credito – Efficacia nei confronti del debitore ceduto – Notificazione – Insinuazione al passivo – Equipollenza..
La cessione di credito può essere notificata al debitore ceduto fallito con la stessa insinuazione al passivo. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Curatore – Non disponibilità dei diritti della massa – Confessione – Inammissibilità..
Il Curatore non può rendere confessione in danno della massa, essendo terzo rispetto ad essa, e non potendo quindi disporre del relativo diritto (art. 2731 c.c.) e posto che la relazione è rivolta al Giudice e non alla controparte (v. art. 2735 c.c.). (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Azione di arricchimento senza causa – Introdotta per la prima volta – Inammissibilità..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo non può essere introdotta per la prima volta la domanda di arricchimento senza causa. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria del giudizio - Immutabilità della domanda..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo ha natura impugnatoria ed è quindi caratterizzato dal principio di immutabilità della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 26 Luglio 2012.


Fallimento – Stato Passivo – Opposizione – Data certa – Interessi ultralegali – Calcolo – Criteri – Data computabile..
Per l’opponibilità del contratto di c/c alla procedura fallimentare, ai sensi dell’art. 2704 c.c., la data deve essere non solo certa, ma anche computabile, onde poter stabilire il momento a partire dal quale può essere calcolato l’interesse convenzionale ultralegale, ai sensi dell’art. 1284, co. 3, c.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Luglio 2012.


Fallimento – Stato Passivo – Opposizione – Data certa e computabile – Contratto di c/c – Produzione in giudizio – Idoneità..
Se il contratto non è sottoscritto dalla Banca, esso prende data, certa e computabile, dalla sua produzione in giudizio ad opera della stessa Banca, sicché è solo da questa data (in quanto anteriore al fallimento) che si computano gli interessi al tasso ultralegale, salvo che la controparte della Banca, unica ad aver sottoscritto il contratto, non sia deceduta prima della produzione in giudizio del medesimo. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Luglio 2012.


Fallimento – Stato Passivo – Opposizione – Domande riconvenzionali – Inammissibilità..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo non sono ammesse le domande riconvenzionali del curatore. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Luglio 2012.


Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Mancato deposito del provvedimento impugnato - Inammissibilità del gravame - Esclusione - Inapplicabilità delle norme sull'appello all'opposizione allo stato passivo..
Il mancato deposito del provvedimento impugnato con l'opposizione allo stato passivo non è causa di improcedibilità né di inammissibilità del gravame poiché le cause di definizione in rito del procedimento hanno carattere tassativo e le norme dettate dal codice di procedura civile in tema di appello non sono applicabili in via analogica allo speciale procedimento di opposizione allo stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 20 Luglio 2012.


Chiusura del fallimento - Pendenza di giudizio di opposizione o di domande tardive di ammissione al passivo - Impedimento alla chiusura - Esclusione..
Deve essere confermato l'orientamento della giurisprudenza di legittimità, formatosi in epoca precedente la riforma della legge fallimentare, secondo il quale la chiusura del fallimento, nei casi espressamente previsti, può essere dichiarata nonostante la pendenza di giudizi di opposizione allo stato passivo o di domande tardive di ammissione al passivo. L'applicazione di questo principio comporta che neppure la sopravvenuta ammissione al passivo della domanda proposta in via tardiva possa far venir meno la causa di chiusura del fallimento e comportare l'obbligo di accantonamento dell'importo ammesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Casi di chiusura previsti dall'articolo 118 l.f. - Discrezionalità degli organi fallimentari di protrarre la chiusura - Esclusione..
In presenza di una delle ipotesi previste dall'articolo 118, legge fallimentare nessuna facoltà discrezionale e data agli organi fallimentari di protrarre la procedura e di differirne chiusura. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Causa di chiusura prevista dall'articolo 118, comma 1, n. 1, l.f. - Domande tempestive di ammissione al passivo..
Il termine della presentazione delle domande di ammissione al passivo cui fa riferimento l'articolo 118, comma 1, n. 1, legge fallimentare, il quale prevede la causa di chiusura della procedura di fallimento, è esclusivamente quello di trenta giorni anteriori all'udienza fissata per l'accertamento delle domande tempestive. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Fallimento - Opposizione lo stato passivo - Divieto di jus novorum - Esclusione..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, nonostante la sua natura impugnatoria, non opera la preclusione posta dall’art. 345 c.p.c. in materia di jus novorum e, pertanto, il curatore non è tenuto a circoscrivere le proprie difese nell’ambito delle eccezioni dedotte nella fase precedente, poiché il thema probandum può essere ampliato dalla curatela con nuove allegazioni istruttorie e con la formulazione di eccezioni in senso ampio non preventivamente sottoposte all’esame del giudice delegato, al fine di non comprimerne il diritto di difesa. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2012, n. 8929.


Concordato preventivo - Relazione del professionista attestante la fattibilità del piano della veridicità dei dati aziendali - Verifica della reale consistenza del patrimonio - Verifica della reale esistenza dei crediti - Necessità..
Il professionista che attesta il piano di cui all'articolo 161, legge fallimentare non può limitarsi alla dichiarazione di conformità della proposta ai dati contabili, dovendo invece desumere i dati in questione dalla realtà dell'azienda che egli deve indagare verificando la reale consistenza del patrimonio, esaminando e vagliando i dati che lo compongono. Nell'ambito di questa indagine rientra l'accertamento che i crediti vantati siano esistenti e concretamente esigibili in quanto relativi a debitori solvibili. (Nel caso di specie, non è stato ammesso al passivo il credito del professionista attestatore, il quale aveva omesso di verificare - mediante l'invio ai debitori di una richiesta di conferma scritta delle rispettive posizioni - la effettiva esistenza di posizioni creditorie che rappresentavano buona parte dell'importo che l'impresa proponente metteva a disposizione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 28 Maggio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Regime successivo al d.lgs. n. 5 del 2006 - Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza - Termine dei dieci giorni - Natura ordinatoria - Configurabilità - Fondamento..
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare, il termine di dieci giorni per la notifica al curatore del ricorso, con il decreto di fissazione dell'udienza davanti al giudice delegato, deve considerarsi ordinatorio, dal momento che l'obbligo di notifica al curatore è stato disciplinato dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in maniera identica a quello previsto per la notifica al fallito, restando, a tali fini, irrilevante la soppressione di quest'ultimo con il decreto correttivo del 12 settembre 2007, n. 169. Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2012, n. 8439.


Prova civile - Testimoniale - Capacità a testimoniare - Persone aventi interesse nel giudizio - Incapacità a testimoniare ex art. 246 cod. proc. civ. - Presupposti - Interesse che legittima la partecipazione al giudizio - Caratteri - Incapacità del creditore ammesso allo stato passivo a testimoniare nel giudizio di opposizione promosso da altro creditore - Sussistenza in astratto - Esclusione - Verifica in concreto - Necessità - Fondamento..
L'interesse che determina l'incapacità a testimoniare, ai sensi dell'art. 246 cod. proc. civ., è solo l'interesse giuridico, personale, concreto ed attuale, che comporta o una legittimazione principale a proporre l'azione o una legittimazione secondaria a intervenire nel giudizio proposto da altri. Pertanto, attese l'interpretazione restrittiva del divieto di testimoniare, incidente sul diritto di difesa, e la natura dell'opposizione allo stato passivo fallimentare, divenuta giudizio a trattazione singolare con la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, deve escludersi che il creditore ammesso allo stato passivo sia, in quanto tale, incapace di testimoniare nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso da altro creditore, occorrendo viceversa apprezzare in concreto se l'eventuale intervento ex art. 99, comma 8, legge fall., come sostituito dal d.lgs. n. 169 citato, si correli a un interesse giuridico, personale, concreto ed attuale, alla definizione del predetto giudizio. Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8239.


Accertamento del passivo - Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Preclusione dell'opposizione - Esclusione..
La mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore non preclude la possibilità per il creditore di proporre opposizione allo stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Maggio 2012.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo del creditore privilegiato - Costituzione del Curatore nei giudizi di opposizione allo stato passivo - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione..
Il giudizio di opposizione, così come il suo sviluppo nella fase di legittimità, rappresenta un’ipotesi di contestazione dei crediti, per il quale la decisione di stare in giudizio è rimessa alla sola volontà del curatore. Tale autonomia deroga al disposto normativo di cui agli artt. 25 e 31, legge fallimentare, poiché è strettamente correlata all’attività di formazione dello stato passivo ad egli attribuita, e, pertanto, non necessita dell’autorizzazione del giudice delegato, al quale, a seguito della riforma del 2005, spetta esclusivamente un compito di controllo e vigilanza sulla regolarità della procedura. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2012, n. 8929.


Fallimento - Accertamento del passivo - Mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Implicita adesione alle conclusioni del curatore - Esclusione.

Processo civile - Principio di non contestazione - Rilevanza sul piano probatorio - Estensione alle questioni giuridiche dedotte dalla parte in via di mera difesa o di eccezione - Esclusione.
.
La mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo potrebbe tutt'al più riverberare i suoi effetti nel futuro giudizio di opposizione, precludendo all'opponente di sollevare, in tale sede, eccezioni non rilevabili d'ufficio e di allegare nuovi fatti non dedotti entro l'udienza fissata per l'esame dello stato passivo, ma giammai potrebbe essere interpretata quale comportamento concludente, al quale attribuire il significato di integrale adesione alle conclusioni del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il principio di non contestazione, contenuto nel novellato art. 115 c.p.c., opera soltanto sul piano probatorio, consentendo al giudice di porre a fondamento della decisione i fatti allegati da una parte che non siano specificamente contrastati dalla controparte costituita. Il principio, però, certamente non può estendersi alle questioni giuridiche dedotte dalla parte in via di mera difesa o di eccezione, sulle quali il giudice è tenuto a pronunciare secondo diritto e che dunque, ove infondate, devono essere respinte indipendentemente dal fatto che la controparte le abbia o meno contestate o le abbia, persino, condivise. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2012, n. 5659.


Liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR - Opposizione allo stato passivo - Notifica a uno solo dei commissari liquidatori.
In tema di liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR, ai fini della proposizione della opposizione allo stato passivo, è sufficiente la notificazione effettuata a uno dei due commissari liquidatori, essendo il ricorso in opposizione indirizzato a una sola parte processuale ed essendo la legittimazione congiunta dei commissari richiesta unicamente per la legittimazione attiva e non anche per quella passiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione - Titolarità formale e legittimazione ad agire in giudizio della SGR.
I fondi comuni di investimento (ivi compresi i fondi immobiliari chiusi) sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, in quanto costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale assume la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per fare accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Accertamento del passivo - Domanda tardiva relativa a credito già ammesso - Inammissibilità - Domanda tardiva per interessi attinenti a credito già messo in linea capitale - Domanda tardiva per ritenute fiscali relative a credito di lavoro già insinuato al netto delle ritenute - Inammissibilità..
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. In forza di tale principio, deve ritenersi inammissibile la domanda tardiva di interessi relativa ad un credito già ammesso in linea capitale, così come è inammissibile la domanda tardiva per ritenute fiscali di un credito di lavoro già ha insinuato al passivo al netto di tali ritenute, posto che tali  domande tardive sono fondate sulla stessa causa pretendi di quelle già ammesse al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 15 Marzo 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Decisione assunta con sentenza - Ricorso diretto per cassazione - Ammissibilità - Condizioni..
In materia di impugnazioni, il principio cosiddetto di apparenza e affidabilità comporta necessariamente un'indagine sugli atti, al fine di accertare se l'adozione da parte del giudice di merito di quella determinata forma del provvedimento decisorio sia stata o meno il risultato di una consapevole scelta, ancorché non esplicitata con motivazione "ad hoc", nel qual caso decisiva rilevanza va attribuita alle concrete modalità con le quali si è svolto il procedimento; pertanto, è ammissibile il ricorso diretto per cassazione avverso la "sentenza" che decide all'esito di un procedimento azionato con ricorso per opposizione allo stato passivo, svoltosi con modalità corrispondenti al procedimento ex art. 99 legge fall., qualora la forma del provvedimento non sembri frutto di una meditata valutazione del decidente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Marzo 2012, n. 3672.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Svolgimento di difese che avrebbero potuto essere svolte in sede di verifica del passivo - Inammissibilità..
L’opposizione allo stato passivo è un giudizio impugnatorio di un provvedimento di natura giurisdizionale emesso, in primo grado, dal giudice delegato; conseguentemente, non è ammissibile che la parte ometta di sottoporre al giudice di prime cure osservazioni e documenti nel corso dell’udienza in cui la sua domanda deve essere verificata per poi proporre le proprie istanze e difese con l’opposizione ex art. 98 legge fallimentare. Al contrario, la parte che, per autonoma scelta, trascura di spiegare le proprie difese in primo grado (lasciando spirare i termini prescritti dall’art. 95, comma 2, legge fallimentare), non può pretendere di svolgere l’attività difensiva precedentemente omessa nel secondo grado (come se il primo giudizio non si fosse svolto) e l’opposizione deve, perciò, essere dichiarata inammissibile. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23 Febbraio 2012.


Accertamento del passivo - Produzione di nuovi documenti - Ammissibilità - Divieto di “nova” vigente nel giudizio ordinario d'appello - Applicabilità - Esclusione..
Nel procedimento di opposizione allo stato passivo non trova applicazione il divieto di “nova”, ivi comprese le produzioni documentali, vigente nel giudizio ordinario d'appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 09 Dicembre 2011.


Consorzi - Consorzio stabile - Rapporto tra consorziato del consorzio - Figura del mandato - Esclusione - Privilegio del consorziato di cui all'articolo 1721 c.c. - Esclusione..
Il rapporto giuridico tra consorziato e consorzio stabile (L. 109/1994) non è riconducibile alla figura del mandato di cui agli articoli 1703 seguenti c.c. In caso di fallimento del consorzio, il consorziato non potrà, pertanto, beneficiare di quella particolare forma di privilegio prevista dall'articolo 1721 c.c., in base al quale il mandatario ha diritto di soddisfarsi sui crediti pecuniari sorti dagli affari conclusi con precedenza sul mandante e sui creditori di questo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 06 Dicembre 2011.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Di crediti - In genere - Oggetto della garanzia - Quote di partecipazione ad un fondo comune di investimento senza certificato individuale - Natura - Titolo di credito - Esclusione - Credito - Configurabilità - Fondamento - Costituzione di pegno ex art. 2800 cod. civ. - Condizioni di efficacia - Notificazione alla debitrice..
La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall'obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall'art. 2800 cod. civ., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 2011.


Opposizione lo stato passivo - Riconoscimento di un privilegio ad un credito già ammesso - Scissione dell'accertamento del credito da quello delle cause di prelazione - Esclusione..
Poiché non è possibile scindere l'accertamento del credito da quello delle cause di prelazione, il giudice dell'opposizione allo stato passivo non può modificare il provvedimento adottato dal giudice delegato allo scopo di riconoscere un privilegio non richiesto nell'ambito della verifica del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24 Ottobre 2011.


Fallimento - Impugnazione dei crediti ammessi - Legittimazione del creditore - Onere di contestazione nella fase di accertamento del passivo - Insussistenza.

Fallimento - Stato passivo - Ammissione con privilegio - Impresa in forma societaria - Privilegio dell'agente.
.
Con riferimento alla legittimazione del creditore all'impugnazione ex artt. 98 e 99 l.f. dell'ammissione di altro credito, deve ritenersi che non sussista a carico del creditore un onere di formale "contestazione" del credito concorrente già nell'ambito della fase necessaria della verifica dello stato passivo (ai fini della configurabilità sia del requisito della soccombenza formale sia e comunque dell'interesse a impugnare). (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Ciò che rileva, ai fini dell'attribuzione del privilegio di cui all'art. 2751 bis n. 3 cc., non è la forma societaria o meno in cui viene svolta l'attività, ma la sostanza del rapporto di lavoro che è alla base e la natura prettamente personale dell'attività svolta. In ipotesi di agente che svolge la propria attività in forma societaria (in analogia con quanto si ritiene per l'artigiano e per il piccolo imprenditore) occorre, pertanto, verificare se il rapporto di agenzia è svolto prevalentemente con il lavoro proprio dei titolari e se nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 21 Luglio 2011.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione di credito fondata su titoli diversi ed alternativi - Ammissibilità.

Fallimento - Affitto di ramo d'azienda - Obbligo della curatela di pagamento dei canoni - Prededuzione.
.
E' del tutto legittimo che il ricorrente in opposizione allo stato passivo prospetti a fondamento della pretesa svolta nei confronti della curatela diversi titoli, tra loro alternativi; è, pertanto, infondata la eccezione di nullità che deduca l’incertezza della domanda così proposta. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)

La curatela non è liberata dall'obbligo di corrispondere i canoni relativi ad un contratto di affitto di ramo di azienda per il periodo successivo alla cessione dell'azienda e sino alla liberazione dei locali. Al momento della scadenza del contratto, la curatela è, infatti, tenuta a restituire la cosa locata dovendo altrimenti pagarne i canoni, credito che va senz'altro ammesso in prededuzione, in quanto sorto in occasione, oltre che in funzione, della procedura concorsuale. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 14 Luglio 2011.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria - Configurabilità - Conseguenze - Domande nuove - Ammissibilità - Esclusione..
La richiesta di essere ammessi al passivo con una causa di prelazione non dedotta in sede di insinuazione tempestiva, integra una domanda nuova come tale inammissibile, ove il credito sia stato ammesso in via chirografaria dal giudice delegato. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 01 Luglio 2011.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Impugnazione incidentale tardiva del curatore – Ammissibilità.

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Impugnazione incidentale tardiva del curatore – Non soccombenza – Inammissibilità.
.
Il curatore, a fronte della opposizione allo stato passivo presentata dal creditore ammesso solo parzialmente, può chiedere l'esclusione integrale del credito (reformatio in peius), mediante la proposizione di una impugnazione incidentale avverso il decreto di esecutività dello stato passivo, fino al momento del deposito della comparsa di costituzione e risposta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Il Curatore non può impugnare ex art. 98 l.f. un credito ammesso al passivo conformemente alla sua stessa richiesta, per mancanza di interesse all’impugnazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 27 Maggio 2011.


Società di capitali – Intestazione fiduciaria delle quote – Rilevanza del rapporto fiduciario nei confronti della società – Eslcusione – Revocazione di credito del fiduciario ammesso al passivo – Esclusione – Fattispecie..
Nell’ipotesi di intestazione fiduciaria di quote sociali, la società, che è soggetto terzo rispetto ai soci, è tenuta a considerare la sola situazione risultante dall’interposizione, ossia a considerare socio il fiduciario e ciò indipendentemente dalla sorte e dell’adempimento o meno del pactum fiduciae, tanto che il diritto di recesso può essere esercitato dal solo fiduciario e neppure la revoca del mandato da parte del fiduciante può avere effetti verso la società se non quando sia seguito della effettiva intestazione delle quote in capo al fiduciante. (Nel caso di specie, il Tribunale ha quindi rigettato la domanda di revocazione della ammissione al passivo del credito del fiduciario ritenendo irrilevante l’esito del giudizio volto ad ottenere il riconoscimento della qualità di socio in capo al fiduciante). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 25 Maggio 2011.


Accertamento del passivo - Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Acquiescenza - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità..
Alla mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo non può che attribuirsi valenza di acquiescenza alle proposte del curatore in esso contenute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 30 Marzo 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Giudizio di opposizione a seguito di fallimento dichiarato nella vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006 - Prova testimoniale - Assunzione anteriore all'integrazione del contraddittorio nei confronti del fallito - Violazione del legittimo contraddittorio di cui all'art.99 legge fallim. - Esclusione - Fondamento - Conseguenze..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo di un fallimento, dichiarato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, benchè su ricorso anteriore, ma prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, la previsione per cui, ai sensi dell'art. 99 legge fallim. "ratione temporis" vigente, il relativo ricorso va notificato anche a tale soggetto, non trasforma il fallito medesimo in un litisconsorte necessario, attribuendogli la norma solo la facoltà di essere sentito, correlata ad un potere discrezionale e motivato del giudice, secondo un principio di audizione riproduttivo di quello vigente, ex art. 485 cod. proc. civ., nel processo esecutivo singolare; ne consegue che, avendo il predetto adempimento il valore di semplice "denuntiatio litis", la prova assunta (nella specie, per testimoni) in assenza della citata notifica non è inficiata da nullità per lesione del contraddittorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2011, n. 365.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Ricorso depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1° gennaio 2008 - Disciplina applicabile alle impugnazioni - Notifica al fallito - Necessità - Fondamento - Omissione - Conseguenze - Causa di inammissibilità - Esclusione - Rinnovazione dell'atto mancante - Necessità. .
In tema di impugnazioni dello stato passivo fallimentare, la disciplina transitoria contenuta nell'art. 22 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 si applica ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore (1° gennaio 2008) ed alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte dopo tale data; ne consegue che, così come il ricorso per opposizione allo stato passivo depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 ma in data anteriore al 1° gennaio 2008 deve essere notificato anche al fallito, secondo la previsione della sola disciplina normativa del d.lgs. n. 5 cit., pure la corrispondente impugnazione, ai sensi dell'art. 99 legge fallim. "ratione temporis" vigente, va notificata a tale soggetto, che, tuttavia, non è un litisconsorte necessario del curatore, essendo la sua presenza unicamente finalizzata all'eventuale apporto volontario di elementi utili alla decisione. Ne consegue che, avendo il predetto adempimento il valore di semplice "denuntiatio litis", la sua omissione, in difetto di specifica diversa disposizione, non costituisce causa di inammissibilità dell'impugnazione, dovendo il tribunale disporre unicamente la rinnovazione dell'atto mancante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2010, n. 25819.


Procedimento civile - Contumacia - Del convenuto - In genere - Stato passivo - Non ammissione di un credito - Ragioni - Difetto di prova scritta ex art. 2704 cod. civ. - Giudizio di opposizione - Contumacia del curatore - Rilievo probatorio - Modifica dell'onere della prova - Esclusione - Valutabilità in concorso con altri elementi - Ammissibilità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Stato passivo - Non ammissione di un credito - Ragioni - Difetto di prova scritta ex art. 2704 cod. civ. - Giudizio di opposizione - Contumacia del curatore - Rilievo probatorio - Modifica dell'onere della prova - Esclusione - Valutabilità in concorso con altri elementi - Ammissibilità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Verificazione - Opposizione - Conflitto fra creditori anteriori e posteriori alla dichiarazione di fallimento - Criterio regolatore - Anteriorità dei crediti al fallimento - Fondamento - Scrittura privata allegata a documentazione di un credito - Soggezione alle regole di cui all'art. 2704 cod. civ. - Necessità.

Prova civile - Documentale (prova) - Scrittura privata - Data - Certa - In genere - Formazione dello stato passivo fallimentare - Conflitto fra i creditori del fallito - Scrittura privata allegata a documentazione di un credito - Disciplina ex art. 2704 cod. civ. - Applicabilità.
.
La contumacia del convenuto (nella specie, curatore fallimentare), non assume alcun significato probatorio in favore della domanda dell'attore, ma può concorrere, insieme ad altri elementi, a formare il convincimento del giudice, in quanto, di per sé sola considerata, essa non introduce deroghe al principio generale di cui all'art. 2697 cod. civ.; ne consegue che nel giudizio di opposizione allo stato passivo fallimentare, l'anteriorità del credito di cui si chieda l'ammissione al passivo, costituendo elemento costitutivo del diritto di partecipare al concorso e, quindi, alla distribuzione dell'attivo, va provata dal creditore istante, nè forma oggetto di eccezione in senso stretto riservata alla sola iniziativa di parte (curatore o creditori concorrenti). (massima ufficiale)

In sede di formazione dello stato passivo nel fallimento, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, è regolato dal principio di cui all'art. 44 legge fall., derivandone la riserva dei beni del fallito a favore solo dei primi e la preclusione per i creditori posteriori della possibilità di affermare il proprio diritto al concorso; l'opponibilità ai creditori degli atti del fallito solo se compiuti prima della dichiarazione di fallimento, postula infatti che detti creditori, che sono terzi rispetto a tali atti, vantino una situazione di tutela in base ad un'altra norma, l'art. 52 legge fall., che va intesa come se dicesse che "apre il concorso dei creditori anteriori" sul patrimonio del fallito. Ne consegue che, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704, primo comma, cod. civ., in tema di certezza e computabilità della data. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21251.


Fallimento - Accertamento del passivo - Obbligo di motivazione in sede di verifica tempestiva - Non sussiste (artt. 96, 98 l.f.).

Fallimento - Passivo - Credito Fondiario - Limite massimo di finanziabilità - Superamento - Conseguenze - (art. 39, co. 4, d.lgs. 1.9.1993 n. 385).

Fallimento - Revocatoria - Garanzia - Mutuo ipotecario - Giroconto su conto passivo - Non contestualità - Sussistenza (art. 67 l.f.).

Fallimento - Revocatoria - Eccezione - Azione riconvenzionale - Cumulo - Conseguenze (art. 67 l.f.).
.
Il difetto di motivazione del giudice delegato, quand'anche la motivazione sia del tutto omessa o inconferente, non determina vizio del provvedimento di esclusione del credito, tale da comportarne l'ammissione in sede di opposizione allo stato passivo, sia perché è il tribunale che fornisce la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno, sia perché non è concepibile l'ammissione al passivo soltanto a causa di pretesi vizi della motivazione del provvedimento del giudice delegato, attese le necessarie sommarietà e non definitività dell'accertamento del credito compiuto nella verifica tempestiva. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

E' esclusa la natura fondiaria del credito di finanziamento che viene insinuato al passivo, per il mancato rispetto delle regole che governano tale tipo di credito, con particolare riferimento al superamento della percentuale che la legge pone come limite al finanziamento assistito da garanzia fondiaria, ed alla sostanziale non contestualità della garanzia, con la conseguenza che non opera la norma che prevede il consolidamento dell'ipoteca fondiaria in dieci giorni. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Il mutuo, con contestuale effettiva concessione di ipoteca, utilizzato per estinguere una passività preesistente (eventualmente mediante giroconto), è un negozio indiretto che ha per scopo ulteriore non l'estinzione della passività preesistente (sarebbe un pagamento anomalo), ma la sua trasformazione in un credito privilegiato, esclusa la simulazione, trattandosi di operazioni effettivamente  volute dalle parti. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Qualora il fallimento abbia chiesto la revocatoria della garanzia sia in via di eccezione che in via di azione riconvenzionale, quest'ultima, atteso che il risultato pratico che i due strumenti processuali perseguono è lo stesso, vale a dire l'inefficacia della garanzia per i creditori e l'ammissione del credito in chirografo, deve essere considerata superata dall'eccezione riconvenzionale che ha ad oggetto lo stesso thema decidendum. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 05 Ottobre 2010.


Accertamento del passivo – Osservazioni al progetto di stato passivo – Omessa presentazione – Acquiescenza alle conclusioni del curatore – Inammissibilità dell'opposizione. (12/10/2010).
La mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo predisposto dal curatore comporta acquiescenza alle conclusioni dallo stesso formulate e, nell’ipotesi in cui le richieste del curatore siano accolte dal giudice delegato, tale acquiescenza determina l’inammissibilità dell’opposizione ex artt. 98 e 99 legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Settembre 2010, n. 0.


Opposizione allo stato passivo - Liquidazione coatta amministrativa - Termine per proporre l'opposizione - Regime intermedio ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Trenta giorni - Fondamento..
Il termine per la proposizione dell'opposizione allo stato passivo, nella liquidazione coatta amministrativa è di trenta giorni, come nella procedura fallimentare, anche nel periodo intermedio di vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006, anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007, dovendosi ritenere, in tale segmento temporale, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, implicitamente abrogato per incompatibilità con il nuovo regime improntato all'omogeneità dei termini per impugnare, il secondo comma dell'art. 209 legge fall., successivamente espressamente espunto dalla disciplina normativa delle procedure concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17337.


Stato Passivo – Opposizione – Credito professionale – Tenuta della contabilità – Mancata iscrizione ad albo professionale – Nullità del contratto..
La tenuta dei libri paga e matricola e delle contabilità civili e tributarie costituisce oggetto di attività inerente le professioni protette e non dà diritto a compenso ove sia svolta da un soggetto non iscritto ad alcun albo professionale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Giugno 2010.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Chiamata in causa di terzi – Assicurazioni private – Ammissibilità..
E’ ammissibile, ed anzi doverosa, la chiamata in causa nel giudizio di opposizione allo stato passivo degli enti assicuratori, al fine di rendere loro opponibile la decisione resa in tale sede, e a tutela della massa, che non si veda sottrarre attivo fallimentare dall’INAIL, con l’onere poi di andarlo a recuperare in separato giudizio dagli enti assicuratori, senza poter far valere la già resa decisione, con diseconomia di giudizi e con il rischio del contrasto di giudicati. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 14 Giugno 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancata o tardiva costituzione del creditore istante - Estinzione del procedimento - Sussistenza - Estinzione dell'azione - Esclusione - Fondamento..
L'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310, primo comma, cod. proc. civ., secondo cui, in via di principio, l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio, rispondendo tale soluzione al principio di autonomia dell'azione rispetto al processo, applicabile anche alla fase, speciale e sommaria ma di natura giurisdizionale, destinata a concludersi con decreto. Invero non può essere estesa in via analogica all'insinuazione tardiva la decadenza dall'azione (in conseguenza dell'"abbandono" della domanda ai sensi dell'art. 98, terzo comma, della legge fall.), la quale si verifica solo per l'opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura - estranea all'insinuazione tardiva - di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori, senza che assumano rilievo eventuali esigenze di speditezza e celerità, poichè la pendenza dell'insinuazione tardiva non impedisce la chiusura della procedura concorsuale, nè ha effetto in ordine agli accantonamenti previsti dall'art. 113 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2010, n. 12855.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Opposizione – Mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo – Acquiescenza – Esclusione. (31/08/2010).
La mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo, depositato dal curatore, non costituisce ostacolo preclusivo alla presentazione del ricorso in opposizione, in quanto la legge non attribuisce alcun significato di acquiescenza al mancato esercizio di tale facoltà. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 21 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Opposizione – Conformità alla domanda originaria – Non contestazione – Esclusione. (31/08/2010).
Il silenzio del creditore, che mantiene ferma la sua domanda originaria, senza replicare alle conclusioni del curatore, non può essere considerato una mancata contestazione delle eccezioni e conclusioni dello stesso, posto che si potrebbe parlare di acquiescenza solo ove il creditore aderisse alle conclusioni del curatore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 21 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Data certa (mancanza) – Inopponibilità – Rilievo d’ufficio – Ammissibilità..
Il rilievo della mancanza di data certa di un documento non costituisce eccezione processuale in senso stretto, e può essere compiuto d’ufficio, in quanto attiene alle condizioni dell’azione, poiché l’anteriorità del credito al fallimento, essendo un fatto costitutivo della domanda, è una condizione per l’ammissione stessa al passivo. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Maggio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Ricorso depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1 gennaio 2008 - Notifica al fallito - Necessità - Fondamento..
In tema di fallimento, la disciplina transitoria contenuta nell'art. 22 del d.lgs. n. 169 del 2007 prescrive che le disposizioni del predetto decreto si applichino ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore (1 gennaio 2008) e alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte dopo tale data; ne consegue che il ricorso per opposizione allo stato passivo depositato dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ma in data anteriore al 1 gennaio 2008 deve essere notificato anche al fallito, come previsto nella sola disciplina normativa del d.lgs. n. 5 cit., non trattandosi di procedimento assimilabile a quello relativo alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2010, n. 11301.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Mancata comparizione delle parti - Cancellazione della causa dal ruolo ex artt. 181 e 307 cod. proc. civ. - Riassunzione - Ammissibilità - Condizioni.

Procedimento civile - Cancellazione della causa dal ruolo - Per mancata comparizione delle parti - Opposizione allo stato passivo - Mancata comparizione delle parti - Cancellazione della causa dal ruolo - Riassunzione - Ammissibilità - Condizioni.
.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, ai sensi degli artt. 98 e 99 legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis"), trovano applicazione le norme del codice di rito che disciplinano il giudizio di primo grado, a parte le espresse deroghe contenute nella disciplina speciale, per cui il provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo dovuto ad inerzia endoprocessuale delle parti e disposto ex artt. 181 e 307 cod. proc. civ., non determina l'estinzione del processo, nel caso in cui il creditore opponente si sia costituito tempestivamente nel termine perentorio, disposto dal medesimo art. 98, di cinque giorni prima dell'udienza fissata dal giudice delegato per la comparizione delle parti. Ne consegue che, a seguito della predetta cancellazione, il processo può essere riassunto nel termine di un anno dalla data della relativa ordinanza, e, in caso di riassunzione tardiva, l'estinzione può essere dichiarata solo se eccepita dalla parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2010, n. 6623.


Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto ad un'equa riparazione per violazione del termine di durata ragionevole del processo - Legge n. 89 del 2001 - Ambito applicativo - Esercizio di attività giurisdizionale - Necessità - Riferibilità alla liquidazione coatta amministrativa - Esclusione - Conversione di iniziale procedura fallimentare - Rilevanza - Esclusione..
Il diritto all'equa riparazione per le conseguenze dell'irragionevole durata del processo, riconosciuto dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, non è configurabile in relazione alla liquidazione coatta amministrativa, che è procedimento a carattere amministrativo, in cui si innestano fasi di carattere giurisdizionale, quali la dichiarazione dello stato di insolvenza, le relative eventuali impugnazioni e le opposizioni allo stato passivo. Poiché è il deposito dello stato passivo che costituisce il presupposto per le contestazioni davanti al giudice ordinario, la connotazione giurisdizionale sopravviene soltanto con il deposito stesso e per effetto della proposizione delle opposizioni e delle impugnazioni di cui agli artt. 98 e 100 legge fall. o delle insinuazioni tardive. Pertanto, ove non sia dedotta l'esistenza di un contenzioso con riferimento all'avvenuta declaratoria dello stato di insolvenza ed ai giudizi eventualmente da essa derivanti, il procedimento mantiene inalterato il suo carattere amministrativo, a nulla rilevando, come nella specie, che la liquidazione si sia aperta in seguito a conversione dell'iniziale procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Dicembre 2009, n. 28105.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Notificazione del ricorso e del decreto di comparizione delle parti al curatore - Termine - Natura ordinatoria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze in caso di violazione - Costituzione del curatore - Efficacia sanante - Sussistenza - Condizioni..
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare, a seguito delle sentenze della Corte costituzionale 22 aprile 1986, n. 102 e 30 aprile 1986, n. 120, con cui fu dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 98 della legge fall., nella parte in cui faceva decorrere il termine per l'opposizione dal deposito dello stato passivo in cancelleria e non prevedeva la comunicazione al curatore del decreto di fissazione dell'udienza di comparizione, al termine concesso dal giudice delegato, ai sensi del secondo comma dell'art. 98 (nel testo originario, "ratione temporis" applicabile), per la notifica al curatore del ricorso e del conseguente decreto di fissazione dell'udienza, deve attribuirsi natura ordinatoria, anche perchè finalizzato a permettere la costituzione del curatore; ne consegue che la sua inosservanza non determina l'inammissibilità dell'opposizione, restando sanata, ex art. 156 cod. proc. civ., se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato il curatore sia comparso e abbia svolto l'attività cui la notifica del ricorso e del decreto era strumentale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Dicembre 2009, n. 25494.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Fallimento dichiarato tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 - Disciplina c.d. intermedia ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Prova del credito - Produzione di documenti - Termine di decadenza ex art. 93, settimo comma, della legge fall. - Riferibilità alla sola fase di verificazione - Applicabilità nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento - Produzione di documenti con il ricorso introduttivo - Ammissibilità..
In tema di fallimento, qualora sia applicabile la disciplina c.d. intermedia prevista dal d.lgs. n. 5 del 2006 per le procedure apertesi nel periodo compreso tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 (data di entrata in vigore delle ulteriori modifiche apportate al r.d. 16 marzo 1942, n. 267 dal d.lgs. n. 169 del 2007), il termine di decadenza previsto dall'art. 93, settimo comma, della legge fall. per la produzione di documenti a sostegno dell'istanza di ammissione al passivo si riferisce esclusivamente al procedimento di verificazione dei crediti, caratterizzato da sommarietà della cognizione, speditezza dell'istruttoria e non obbligatorietà dell'assistenza tecnica del creditore, mentre nel successivo giudizio di opposizione, avente natura di giudizio a cognizione piena, il creditore può indicare nel ricorso introduttivo i mezzi di prova di cui intende avvalersi ed i documenti prodotti, verificandosi altrimenti una lesione del diritto di difesa del creditore, che sarebbe tenuto a produrre i documenti entro lo stesso termine fissato per il deposito dello stato passivo da parte del curatore, e non essendo applicabile la disciplina di cui all'art. 345 cod. proc. civ., in quanto l'opposizione non è qualificabile come appello. (Principio enunciato dalla S.C. ai sensi dell'art. 363, terzo comma, cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Settembre 2009, n. 19697.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Curatore – Facoltà di sollevare eccezioni durante ed anche oltre l’udienza di verifica del passivo – Ammissibilità. (03/08/2010).
Il curatore, essendo un organo non tecnico del rito civile, non può subire, a scapito della massa, decadenze in senso stretto, e può quindi sollevare eccezioni fino all’udienza di verifica del passivo, ed anche in sede di costituzione nel giudizio di opposizione, a mezzo di un difensore tecnico. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Agosto 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Credito di lavoro - Ammissione al passivo in via privilegiata - Estensione del privilegio agli interessi legali sul capitale e alla rivalutazione monetaria maturati dopo il fallimento - Omesso riconoscimento nel decreto di ammissione al passivo - Rimedio - Opposizione allo stato passivo - Esclusività - Conseguenze - Deduzione come vizio del decreto di esecutività del piano di riparto - Inammissibilità - Fondamento..
Nella ripartizione dell'attivo del fallimento, le osservazioni dei creditori possono investire soltanto la graduazione dei privilegi e la collocazione di ciascun credito rispetto a quelli concorrenti, posto che il decreto di approvazione dello stato passivo, di cui all'art.96 della legge fall., se non impugnato, preclude ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. Pertanto, nel caso in cui il giudice delegato non abbia provveduto d'ufficio al riconoscimento in privilegio della rivalutazione monetaria e degli interessi postfallimentari sui crediti di lavoro (dovuto, ai sensi dell'art.54 della legge fall., a seguito della sentenza della Corte costituzionale 28 maggio 2001, n.162), e tale vizio non sia stato fatto valere con l'opposizione allo stato passivo ex art.98 della legge fall., il creditore non può più far valere tali pretese in sede di reclamo avverso il decreto di esecutività del piano di riparto, predisposto in conformità alle risultanze del predetto stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Agosto 2009, n. 18105.


Fallimento – Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione – Formazione dello stato passivo – Opposizioni – Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Domanda del creditore – Qualificazione come insinuazione tardiva in primo grado – Qualificazione come opposizione allo stato passivo in appello – Ricorso per cassazione – Termine – Riduzione della metà rispetto a quello ordinario – Fondamento – Impugnazione della qualificazione risultante dalla sentenza di appello – Irrilevanza. .
In tema di liquidazione coatta amministrativa degli enti creditizi, qualora il giudice di appello abbia qualificato la domanda proposta dal creditore come opposizione allo stato passivo, riformando la sentenza di primo grado che l'aveva invece qualificata come insinuazione tardiva, è inammissibile, ai sensi dell'art. 325 cod. proc. civ. e dell'art. 88, secondo comma, del d.lgs. n. 385 del 1993, il ricorso per cassazione proposto oltre il termine ridotto di trenta giorni dalla notifica della sentenza di appello, ancorché il ricorrente censuri la qualificazione della domanda risultante da tale sentenza, trovando applicazione il principio dell'ultrattività del rito e quello secondo cui l'individuazione del mezzo d'impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va effettuata sulla base della qualificazione giuridica del rapporto controverso adottata nel provvedimento impugnato. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2009, n. 18013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Domande riconvenzionali - Ammissibilità - Limiti.

Competenza civile - Connessione di cause - In genere - Opposizione alla stato passivo - Domande riconvenzionali - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie.
.
Anche nel giudizio di opposizione allo stato passivo, la relazione di dipendenza della domanda riconvenzionale "dal titolo dedotto in giudizio dall'attore", che giustifica la trattazione simultanea delle cause, si configura non già come identità della "causa petendi" (richiedendo, appunto, l'art. 36 cod. proc. civ. un rapporto di mera dipendenza), ma come comunanza della situazione o del rapporto giuridico dal quale traggono fondamento le contrapposte pretese delle parti, ovvero come comunanza della situazione o del rapporto giuridico sul quale si fonda la riconvenzionale con quello posto a base di una eccezione, sì da delinearsi una connessione oggettiva qualificata della domanda riconvenzionale con l'azione o l'eccezione proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 2009, n. 12985.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Beni del fallito - Ipoteca a garanzia di debito altrui - Ammissione al passivo del creditore ipotecario - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Modalità esecutive compatibili - Espropriazione contro il terzo proprietario ex artt. 602 - 604 cod. proc. civ. - Ammissibilità..
I titolari di diritti di prelazione (nella specie, d'ipoteca) su beni immobili compresi nel fallimento, e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, non possono avvalersi del procedimento di verificazione di cui all'art. 52 legge fall., il quale non sottopone a concorso la posizione soggettiva del terzo, che non è creditore diretto del fallito; nè è configurabile un'ammissione atipica al passivo, che sia circoscritta ai soli beni oggetto della predetta garanzia, valendo per la loro realizzazione in sede esecutiva, in virtù del richiamo di cui all'art. 105 legge fall., le modalità di cui agli artt. 602-604 cod. proc. civ. in tema di espropriazione contro il terzo proprietario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Maggio 2009, n. 11545.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Decreto ingiuntivo - Successiva dichiarazione di fallimento del debitore ingiunto - Opponibilità del decreto alla massa dei creditori - Condizioni - Dichiarazione di esecutività anteriore al fallimento - Necessità - Sussistenza - Fondamento - Ammissione al passivo del credito con riserva di produzione della documentazione attestante la mancata opposizione del decreto ex art. 645 cod. proc. civ. - Opposizione rituale ex art. 98 legge fall. da parte del creditore - Necessità..
Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale solo a seguito della dichiarazione di esecutività ai sensi dell'art. 647 cod. proc. e, dunque, è inopponibile alla massa dei creditori concorsuali se non dichiarato esecutivo prima della sentenza dichiarativa di fallimento, ricorrendo l'esigenza di verificarne l'irrevocabilità soprattutto quando, come nella specie, il provvedimento monitorio è stato emesso, ex art. 633, primo comma, n. 2 cod. proc. civ., senza una vera prova scritta, sulla base della sola notula corredata del parere dell'ordine professionale; ne consegue che se il creditore viene ammesso al passivo, con riserva di produzione del certificato della cancelleria attestante la mancata opposizione ex art. 645 cod. proc. civ., il predetto provvedimento deve essere impugnato nelle forme e nei termini di cui all'art. 98 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2009, n. 6198.


Giurisdizione civile – Giurisdizione ordinaria e amministrativa – Giurisdizione in materia tributaria – Dichiarazione IVA a debito – Fallimento del contribuente – Invito al pagamento rivolto al curatore del fallimento – Assenza di contestazioni circa l' "an" o il "quantum" della pretesa ed omessa allegazione di fatti modificativi, estintivi o impeditivi – Contestazione circa la sufficienza ai fini dell'ammissione al passivo – Giurisdizione ordinaria – Devoluzione. .
Non sussiste una controversia tributaria, relativa all'accertamento della fondatezza di una pretesa fiscale, bensì una controversia concernente esclusivamente l'accertamento della idoneità del titolo dedotto ai fini dell'ammissione al passivo fallimentare - con la conseguente giurisdizione del giudice ordinario - allorché si discuta esclusivamente circa la sufficienza, o meno, a tal fine, dell'invito al pagamento, notificato ai sensi dell'art. 60, sesto comma, del d.P.R. n. 633 del 1972 dall'Amministrazione finanziaria al curatore del fallimento, sulla base delle risultanze della dichiarazione IVA del contribuente, e manchi la contestazione, ad opera del curatore, riguardo all' "an" ed al "quantum" della pretesa fiscale o l'allegazione di fatti modificativi, estintivi o impeditivi. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Marzo 2009, n. 5165.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Iscrizione al passivo di un credito per capitale assistito da ipoteca - Disciplina relativa alla collocazione nello stesso grado delle spese di costituzione, iscrizione, rinnovazione dell'ipoteca - Estensione ai compensi per l'anticipata estinzione del mutuo, ai premi di assicurazione ed ai "rischi di cambio" - Ammissibilità - Esclusione..
L'iscrizione al passivo concorsuale del credito derivante da un mutuo ipotecario non fa collocare nello stesso grado anche il credito relativo alle spese per l'anticipata estinzione del mutuo, per premi di assicurazione e per i cd. "rischi di cambio"; ciò in quanto l'art. 2855, comma 1, cod. civ. fa riferimento a specifiche spese relative alla costituzione, iscrizione e rinnovazione dell'ipoteca, non assimilabili a quelle garanzie supplementari correlate a determinati rischi, da cui la banca ha inteso premunirsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2009, n. 2213.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Anatocismo – Mancanza di reciprocità – Invalidità della clausola – Rilevabilità di ufficio anche se non eccepita dal curatore durante la verifica del passivo..
La natura imperativa della norma di cui all’art. 1283 codice civile consente la rilevabilità di ufficio della nullità della clausola anatocistica nella fase dell’opposizione, a prescindere dal rilievo del G.D. durante la verifica del passivo, attesa la sommarietà della stessa e la non esaustività delle contestazioni del curatore nella prima fase, non essendo il medesimo un organo che disponga di tutte le necessarie competenze tecnico-giuridiche per sollevare ogni possibile eccezione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 04 Dicembre 2008.


Fallimento – Omessa contestazione delle conclusioni del curatore – Opposizione allo stato passivo – Inammissibilità..
La mancata presentazione di osservazioni al progetto di stato passivo predisposto dal curatore comporta acquiescenza alle conclusioni dallo stesso formulate e, nell’ipotesi in cui le richieste del curatore siano accolte dal giudice delegato, tale acquiescenza determina l’inammissibilità dell’opposizione ex artt. 98 e 99 legge fall. ove l’impugnazione non si fondi su circostanze sopravvenute all’istanza di insinuazione al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 18 Novembre 2008.


Fallimento - Accertamento del passivo - Pagamento del terzo al creditore ipotecario - Effetti - Surrogazione legale e subingresso nella causa di prelazione - Condizioni - Annotazione della surrogazione - Necessità - Esecuzione in data successiva alla sentenza di fallimento - Ammissibilità - Fondamento..
In tema di pagamento, effettuato dal terzo, del credito vantato dal creditore ipotecario del fallimento, la surroga "ex lege" del "solvens" nel diritto di credito implica la trasmissione, in suo favore, dell'ipoteca spettante all'originario creditore e, ai fini dell'ammissione al passivo, altresì il riconoscimento del diritto di privilegio ad essa correlato, purchè vi sia stata, oltre all'istanza di ammissione al passivo, l'annotazione della surrogazione ex art.2843 cod. civ., anche se in data posteriore al fallimento; la natura costitutiva di tale formalità, invero, non rende applicabile l'art.45 legge fall. - pur nella disciplina anteriore a quella introdotta dal nuovo testo dell'art.115, secondo comma, legge fall. - poichè il predetto pagamento, lasciando immutato nella sua oggettività il rapporto obbligatorio, si limita a modificarne il profilo soggettivo, e non configura un atto pregiudizievole per i creditori. Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 2008, n. 16669.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Azione riconvenzionale revocatoria – Ammissibilità – Condizioni..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è ammissibile la revocatoria proposta in via di riconvenzionale dal Fallimento, in quanto si fondi sul medesimo fatto o rapporto già dedotto in giudizio e non implichi alcun ampliamento della materia già portata alla cognizione del giudice. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Maggio 2008, n. 0.


Fallimento – Accertamento del passivo – Obbligo di motivazione in sede di verifica tempestiva – Non sussiste. (26/04/2010).
Anche dopo la riforma dell’accertamento del passivo, il difetto di motivazione del Giudice delegato, quand’anche la motivazione sia del tutto omessa o inconferente, non determina vizio del provvedimento di esclusione del credito, tale da comportarne l’ammissione in sede di opposizione allo stato passivo, sia perché è il Tribunale che fornisce la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno, sia perché non è concepibile l’ammissione al passivo soltanto a causa di pretesi vizi della motivazione del provvedimento del Giudice delegato, attesa la sommarietà e non definitività dell’accertamento del credito compiuto nella verifica tempestiva. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Maggio 2008.


Fallimento – Stato passivo – Revocazione di crediti ammessi – Mancata conoscenza di documenti decisivi non prodotti per causa non imputabile – Documenti già in possesso del curatore dall’inizio della procedura – Infondatezza..
Mentre, nel regime previgente la riforma, la revocazione era accoglibile per il solo fatto del ritrovamento di documenti decisivi, tanto che l’ammissibilità del rimedio straordinario dipendeva dal solo fatto dell’astratta idoneità dei documenti rinvenuti a determinare una modificazione del provvedimento impugnato in senso favorevole alla parte ricorrente e dalla circostanza che quest’ultima ne avesse ignorato l’esistenza, ora, la nuova disciplina dettata dalla riforma richiede invece che l’omessa tempestiva produzione del documento sia dipesa da causa non imputabile alla parte che propone l’impugnazione. (Nel caso di specie, il tribunale ha respinto il ricorso per revocazione proposto dal curatore e fondato sull’esistenza di un documento in possesso del curatore sin dall’inizio della procedura). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Aprile 2008.


Opposizione a stato passivo ex art. 98 l.f. nel testo previgente - Eccezioni in senso stretto sollevate dal curatore - Onere di formale costituzione - Necessità..
Essendo il giudizio introdotto ex artt. 98 e segg. l.f. lo sviluppo in sede contenziosa, a cognizione piena e con rito conforme a quello ordinario - fatta esclusione per la parte introduttiva - della fase di accertamento dei crediti, il curatore ove intenda far valere eccezioni in senso stretto (nella specie di prescrizione) ha l'onere di costituirsi formalmente in tale giudizio, non essendo sufficiente avere prospettato la questione in sede di verifica dello stato passivo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Agosto 2007.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Costituzione oltre 5 gg. prima dell’udienza – Termine perentorio – Abbandono della domanda – Presunzione assoluta (art. 98 l.f.)..
Il mancato rispetto del termine perentorio di 5 gg. prima dell’udienza di cui all’art. 98 l.f., per la costituzione in giudizio del creditore, comporta l’abbandono della domanda, che si presume in via assoluta, senza possibilità di dimostrare il contrario neppure con eventuali altri comportamenti concludenti in senso opposto a quello presunto. Tribunale Vicenza, 28 Settembre 2006, n. 0.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Costituzione – Formalità – Presentazione della nota d’iscrizione a ruolo – Non necessità – Formalità ex art. 165 c.p.c. – Sufficienza (artt. 98 l.f., 165 c.p.c.). .
Per la costituzione in giudizio è sufficiente il deposito in cancelleria del fascicolo di parte contenente il ricorso notificato nonché la procura e tutti i documenti offerti in comunicazione, e non è affatto necessaria la presentazione della nota di iscrizione a ruolo, in quanto il rapporto attore-giudice è già instaurato con l’iniziale deposito del ricorso. Tribunale Vicenza, 28 Settembre 2006, n. 0.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Tardiva costituzione – Raggiungimento dello scopo – Non applicabilità (artt. 98 l.f., 156 c.p.c.). .
Nel caso in cui l’opponente si costituisca in udienza, non può invocarsi il principio sancito dall’art. 156 c.p.c. - di non rilevabilità della nullità di un atto per avvenuto raggiungimento dello scopo - che attiene esclusivamente alle ipotesi di inosservanza di forme in senso stretto e non di termini perentori, per i quali siano state dettate apposite o separate disposizioni. Tribunale Vicenza, 28 Settembre 2006, n. 0.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Tardiva costituzione – Improcedibilità – Nuova domanda tardiva – Inammissibilità (artt. 98, 101 l.f.). .
L’improcedibilità dell’opposizione comporta non solo l’estinzione del giudizio primieramente iniziato, ma anche la decadenza dalla possibilità di riproporre la stessa domanda una seconda volta. Tribunale Vicenza, 28 Settembre 2006, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di società fallita - Insorgenza del tributo dopo la dichiarazione di fallimento - Debito di massa prededucibile ex art. 111 legge fall. - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di fallimento, l'obbligo di pagamento della tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di una società fallita - tassa prevista dall'art. 5, commi trentunesimo e segg., del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953 (convertito nella legge 28 febbraio 1983, n. 53) -, qualora sia sorto dopo la dichiarazione di fallimento, costituisce indubbiamente un debito di massa e, come tale, prededucibile ai sensi dell'art. 111 legge fall., il quale riguarda tutte le obbligazioni sorte appunto dopo la dichiarazione di fallimento e collegate alla gestione del patrimonio del fallito, nel quale certamente rientrano le autovetture anzidette, delle quali la curatela ha la disponibilità. Ne consegue che legittimamente il relativo credito tributario viene fatto valere, in caso di contestazione, in sede contenziosa con il procedimento previsto dagli artt. 98 e segg. legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2004.


Mezzi di impugnazione – Individuazione – Qualificazione dell'azione da parte del giudice investito della controversia – Principio c.d. dell'"apparenza" – Rilevanza esclusiva – Sussistenza – Fattispecie in tema di termine per l'appello avverso una sentenza resa in esito a domanda definita dal giudice di accertamento negativo, e non di opposizione allo stato passivo della procedura concorsuale..
L'individuazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale deve essere compiuta in base al principio c.d. dell'"apparenza", ossia con riferimento esclusivo alla qualificazione dell'azione esperita, per come essa sia stata operata dal giudice del provvedimento stesso, e indipendentemente dalla sua esattezza (sindacabile solo dal giudice cui spetta la cognizione dell'impugnazione prescelta secondo il predetto criterio). Pertanto, ove l'azione diretta ad ottenere una sentenza dichiarativa dell'inesistenza giuridica della condizione cui era stata subordinata l'ammissione di una credito al passivo di una procedura concorsuale, sia stata qualificata dal giudice come un'azione di accertamento negativo (e non come un'opposizione allo stato passivo della procedura, riconducibile entro i parametri dell'art. 98 l. fall.), la sentenza di primo grado assume la configurazione di un'ordinaria sentenza di accertamento e l'appello, contro di essa proposto, non è soggetto agli speciali termini prescritti dalla legge fallimentare per le impugnazioni in materia di opposizione allo stato passivo delle procedure concorsuali. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2003, n. 17526.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - In genere - Mancata ammissione al passivo di un credito - Omessa opposizione allo stato passivo - Reclamo ex art. 26 legge fall. in sede di riparto - Ammissibilità - Esclusione.
Il provvedimento di ammissione di un credito al passivo fallimentare costituisce per ogni creditore il titolo necessario per trovare soddisfazione coattiva sul patrimonio del debitore fallito. In mancanza, quindi, di un provvedimento di ammissione adottato nella procedura prevista dagli artt. 93 e segg. legge fallimentare, il creditore, che non abbia proposto opposizione allo stato passivo, può soltanto chiedere l'ammissione al passivo di detto credito in via tardiva, qualora non si sia verificata una preclusione, mentre non gli è consentito proporre reclamo ex art. 26 legge fallimentare avverso la mancata previsione del credito in sede di riparto, ancorché trattasi di credito prededucibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 1996, n. 2566.