TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 94

Effetti della domanda (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La domanda di cui all’articolo 93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso del fallimento.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 79 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Accertamento del passivo - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione - Necessità - Esclusione.
Il termine ventennale di efficacia dell'iscrizione ipotecaria, previsto dall'art. 2847 c.c., non opera all'interno della procedura fallimentare, per cui, nei rapporti endofallimentari, il diritto reale di garanzia rimane valido ed efficace tra creditore e debitore fino alla chiusura del Fallimento.

Cassazione civile, 1 aprile 2011, n. 7570: "A differenza di quanto accade nella procedura espropriativa singolare, in cui l'iscrizione non deve avere superato il ventennio alla data della vendita forzata, che coincide e concreta l'espropriazione che il creditore ha il diritto di chiedere ai sensi dell'art. 2808 c. c., in quella fallimentare l'indagine del giudice delegato arretra alla data in cui il creditore esplica e consuma l'unica iniziativa, processuale in senso lato, di cui dispone, chiedendo che il suo credito, assistito dalla garanzia, entri a far parte della massa passiva. La vendita, in sede fallimentare, è disposta su iniziativa del curatore e la garanzia, perciò non si concretizza con essa ma nella partecipazione al concorso con la preferenza scaturente dalla prelazione. Alla data della domanda, se essa tempestiva o tardiva, l'iscrizione non deve aver superato il ventennio, e, se così è, la sua efficacia permane per tutta la durata della procedura. La domanda di ammissione allo stato passivo del credito assistito da prelazione ipotecaria cristallizza, sin dalla data della proposizione, e con effetto permanente, l'efficacia dell'iscrizione, che resta indiscussa ed indiscutibile sino alla fase della distribuzione dell'attivo nella quale la prelazione si realizza. Lo stato passivo approvato è intangibile, e la sua intrinseca efficacia di giudicato non ammette il riesame del credito in alcuno dei suoi aspetti - per tutte Cass. n. 18105/2009-, tanto meno da parte del giudice delegato in sede di riparto. Il creditore consuma il suo potere processuale mediante la domanda di ammissione del credito e non ha il potere, né specularmente ha l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca costituito a garanzia del suo credito che, a partire dal momento in cui entra nel concorso, non è più nella sua disponibilità. In concreto, scansione, durata, esito delle operazioni interne alla procedura sono sottratti ad ogni forma di iniziativa dei creditori, il cui interesse è garantito solo dal corretto espletamento delle funzioni degli organi fallimentari, sul quale il singolo creditore non ha potere d'intervento attivo" (nello stesso senso recentemente in Cass .7/07/2016 n. 13940). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 13 Ottobre 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Efficacia - Nei confronti del coobbligato solidale del fallito - Sussistenza - Fattispecie.
La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del condebitore solidale del fallito, ex art. 1310, comma 1, c.c. (In applicazione del principio, la S.C. ha respinto il motivo del coobbligato in solido della società fallita che, in sede di opposizione a cartella esattoriale, collegava gli effetti permanenti dell'interruzione, non già alla presentazione della domanda, ma alla successiva ammissione al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 Agosto 2016, n. 17412.


Ipoteca - Diritto di espropriare il bene - Diritto di credito - Distinzione - Prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente - Esercizio del diritto di espropriazione - Necessità - Ammissione al passivo del fallimento del debitore - Interruzione della prescrizione - Esclusione.
In tema di ipoteca, l'art. 2880 c.c. detta una disciplina che distingue il diritto di espropriare il bene (che spetta al creditore nei confronti del terzo acquirente) dal diritto di credito (che spetta al creditore nei confronti del debitore), in modo che, per evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente, il creditore è tenuto ad esercitare il diritto di espropriazione del bene ipotecato promuovendo nei termini il processo esecutivo individuale contro il terzo, posto che l'ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità, non costituisce valido atto interruttivo della prescrizione del diritto di garanzia. La regola non trova deroga nemmeno nel disposto del R.D. 16 luglio 1905, n. 646, art. 20, (ove applicabile ratione temporis) che, nell'ipotesi di mancanza della notificazione del subentro dei successori a titolo universale o particolare e degli aventi causa, prevede che gli atti giudiziari, compresi quelli di rinnovazione di ipoteche e di interruzione della prescrizione di esse, possono essere diretti contro il debitore iscritto; in tale eventualità, il privilegio riconosciuto al creditore fondiario è dato dalla possibilità di promuovere l'azione esecutiva individuale direttamente nei confronti del debitore, rivolgendo a quest'ultimo gli atti relativi, anche quando il bene sia stato venduto a terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 Luglio 2016, n. 13940.


Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva.
Può essere riproposte in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Procedimento civile - Compensazione delle spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni.
Deve essere riformata e può essere decisa nel merito la sentenza che abbia errato nel compensare le spese processuali in mancanza di soccombenza reciproca o di "gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione". (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riformato la decisione del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, ha accolto la domanda dell'opponente e compensato le spese di lite). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Fallimento - Esecutorietà dello stato passivo - Esclusione del credito in sede di riparto - Fatti estintivi sopravvenuti.
Il decreto di esecutorietà dello stato passivo non preclude al giudice delegato in sede di riparto di escludere il credito già ammesso al concorso ove il curatore faccia valere il fatto estintivo sopravvenuto all'ammissione. (Nel caso di specie, il credito è stato escluso dal riparto in ragione della integrale soddisfazione del creditore da parte dei coobligati in solido del fallito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 525.


Procedure di insolvenza - Regolamento UE n. 1346 del 29 maggio 2000 - Insinuazione del credito nella lingua ufficiale dello Stato in cui si è aperta la procedura - Applicabilità a procedure interne in cui l'unico elemento di internazionalità o comunque di estraneità rispetto all'ordinamento dello Stato di apertura sia costituito dal fatto che alcuni dei creditori hanno domicilio, residenza o sede all'estero - Esclusione.
L'articolo 42, paragrafo 2, del regolamento UE n. 1346 del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, dove prevede che ciascun creditore che ha la sua residenza abituale, il domicilio o la sede in uno Stato membro diverso dallo Stato di apertura, può insinuare il credito nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali di questo stato, pur pervenendo ad una nozione estensiva di procedura transfrontaliere, non giunge al punto di ricomprendere procedure interne in cui l'unico elemento di internazionalità o comunque di estraneità rispetto all'ordinamento dello Stato di apertura sia costituito dal fatto che alcuni dei creditori hanno domicilio, residenza o sede all'estero; ne consegue che la norma richiamata non è utilizzabile allo scopo di stabilire se alla domanda di ammissione al passivo presentata nell'ambito di una procedura aperta in uno degli Stati membri si applichi o meno la norma di diritto interno italiano contenuta all'articolo 122, comma 1, c.p.c., secondo la quale "in tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Giugno 2015.


Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Uso della lingua italiana - Necessità.
Alla domanda di ammissione al passivo si applica la norma di diritto interno di cui all'articolo 122, comma 1, c.p.c., secondo la quale "in tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana"; la previsione contenuta nell'articolo 94 legge fall, secondo cui la domanda di cui all'articolo 93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso del fallimento, consente, infatti, di affermare che la domanda di ammissione al passivo è un atto processuale avente natura di vera e propria domanda giudiziale introduttiva di un'attività cognitiva idonea a produrre il giudicato formale e sostanziale sui crediti insinuati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Giugno 2015.


Chiusura del fallimento - Effetti - Imposte sui redditi - Riscossione - Contribuente tornato "in bonis" - Potere dell'amministrazione finanziaria di esercitare la pretesa tributaria nei suoi confronti - Sussistenza - Previa insinuazione del credito nel passivo fallimentare - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Tra gli effetti della chiusura del fallimento non è compresa la liberazione del fallito dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare e, pertanto, ai sensi dell'art. 120 della legge fall., nel testo anteriore alla riforma apportatagli con il d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore tornato "in bonis" per la parte non soddisfatta dei loro crediti, sia per capitale che per interessi. Ne consegue che l'amministrazione finanziaria può azionare il proprio credito tributario nei confronti del contribuente tornato "in bonis" (salvo che non ne sia decaduta ex art. 94 legge fall.), senza che - di per sé - la presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del curatore (e del fallito) possa aver comportato l'onere per l'amministrazione di insinuarsi nel passivo del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Marzo 2014, n. 6473.


Fallimento - Accertamento del passivo - Giudicato endoconcorsuale - Effetti - Preclusione endoconcorsuale limitata al diritto fatto valere in via sommaria in sede di verifica del passivo..
La pronuncia di rigetto del credito in sede di verifica dello stato passivo produce effetti di giudicato endoconcorsuale, una preclusione pro iudicato idonea a produrre l’immutabilità degli effetti del provvedimento, la quale non si estende agli antecedenti logici necessari, al rapporto complesso su cui si fonda il diritto dedotto in via sommaria, ma è limitata al diritto immediatamente fatto valere in via sommaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 09 Gennaio 2013.


Fallimento - Errore essenziale di fatto - Nozione - Accertamento del passivo - Conflitto fra giudicati - Revocazione - Esclusione..
L’errore essenziale di fatto si concreta non già in un inesatto apprezzamento del materiale probatorio od in una errata valutazione giuridica di un fatto, ma in una falsa percezione della realtà da parte del giudice; in sede concorsuale, non può, quindi, essere considerato tale il conflitto fra giudicati, posto che l'articolo 96 L.F. non prevede quale ipotesi di revocazione l'errore di diritto e in particolare il conflitto di giudicati, ma solo la falsità, il dolo, l'errore essenziale di fatto o il rinvenimento di documenti decisivi prima ignorati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 09 Gennaio 2013.


Conto corrente (contratto di) - Contenuto del conto - In genere - Credito di una banca garantito da mutuo ipotecario - Acquisto del bene ipotecato da parte di un terzo - Fallimento del mutuatario - Azione della banca nei confronti del terzo acquirente - Valore probatorio dell'estratto conto - Limiti - Verifica in sede fallimentare - Necessità..
Ove una banca sia creditrice di una somma a titolo di mutuo e tale credito sia garantito da ipoteca su un bene immobile poi acquistato da un terzo, il soddisfacimento dell'intero credito garantito, comprensivo di interessi, attraverso l'espropriazione forzata individuale o fallimentare in danno del debitore, estingue anche l'ipoteca nei confronti del terzo; ne consegue che - dichiarato il fallimento del mutuatario - la banca, potendo agire anche nei confronti del terzo nei limiti della somma garantita, al fine di provare l'esatto ammontare del credito residuo non può valersi dell'efficacia probatoria dell'estratto conto dichiarato conforme alle scritture contabili, ma deve provare tale ammontare in base alla verifica giudiziale in sede fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Settembre 2009, n. 20656.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Finale - Decreto del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Decisione - Necessità di interpretare la domanda di insinuazione - Operazione riservata al tribunale fallimentare investito del reclamo - Sindacato in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare, come si evince dall'art.94 legge fall., ha natura e funzione di vera e propria domanda giudiziale introduttiva di una attività cognitiva idonea a produrre il giudicato formale e sostanziale sui crediti insinuati. Ne consegue che è riservato al tribunale fallimentare, investito del reclamo avverso il decreto del giudice delegato di approvazione ed esecutività del piano di riparto, il compito di interpretare, in correlazione a detto provvedimento, il contenuto e le finalità della domanda di insinuazione allo stato passivo fallimentare e che le relative valutazioni soggiacciono, nel giudizio di legittimità, a un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e al riscontro di una motivazione coerente e logica. (Nella specie, in applicazione del principio affermato, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso un provvedimento con cui il tribunale, respingendo un reclamo proposto contro il decreto del giudice delegato dichiarativo dell'esecutività del piano di riparto finale, aveva ritenuto che l'avvenuta ammissione di un istituto di credito fondiario al passivo del fallimento "come da domanda, salvo conguaglio in sede di distribuzione, secondo le norme sul credito fondiario", dovesse intendersi limitata al contenuto più propriamente postulatorio del ricorso ex art.93 legge fall. e non estesa a quanto rappresentato in seguito nell'istanza circa il necessario modularsi del credito in dipendenza delle clausole contrattuali e delle disposizioni di legge sul credito fondiario, specie in punto di interessi legati alla garanzia ipotecaria, e che l'espressione adoperata dal giudice delegato si riferisse a possibili compensazioni con somme che il creditore fondiario avrebbe potuto riscuotere in sede di eventuale esecuzione individuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2005, n. 14471.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda di ammissione al passivo - Giudicato interno nella procedura di accertamento del passivo - Sussistenza - Conseguenze - Successiva domanda di insinuazione tardiva - Novità in base al "petitum" e alla "causa petendi" - Necessità - Fattispecie in tema di interessi.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'ammissibilità della domanda tardiva relativa agli interessi sul capitale richiesto in sede ordinaria, avendo le due pretese la medesima "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.