TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 9-bis

Disposizioni in materia di incompetenza (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il provvedimento che dichiara l’incompetenza è trasmesso in copia al tribunale dichiarato incompetente, il quale dispone con decreto l’immediata trasmissione degli atti a quello competente. Allo stesso modo provvede il tribunale che dichiara la propria incompetenza. (1)

II. Il tribunale dichiarato competente, entro venti giorni dal ricevimento degli atti, se non richiede d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’articolo 45 del codice di procedura civile, dispone la prosecuzione della procedura fallimentare, provvedendo alla nomina del giudice delegato e del curatore.

III. Restano salvi gli effetti degli atti precedentemente compiuti.

IV. Qualora l’incompetenza sia dichiarata all’esito del giudizio di cui all’articolo 18, l’appello, per le questioni diverse dalla competenza, è riassunto, a norma dell’articolo 50 del codice di procedura civile, dinanzi alla corte di appello competente.

V. Nei giudizi promossi ai sensi dell’articolo 24 dinanzi al tribunale dichiarato incompetente, il giudice assegna alle parti un termine per la riassunzione della causa davanti al giudice competente ai sensi dell’articolo 50 del codice di procedura civile e ordina la cancellazione della causa dal ruolo.

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(1) Comma modificato dall’art. 2 del d.lgs. 12 settembre 2007, pubb. in Gazz. Uff. n. 241 del 16 ottobre 2007. La norma è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Incompetenza -  Regolamento di competenza - Inammissibile.
È inammissibile il regolamento di competenza proposto dalle parti avverso il provvedimento con il quale il tribunale, per primo adito in sede prefallimentare, si sia dichiarato incompetente. Le parti non restano senza tutela al riguardo, potendo ricorrere contro l’affermazione o la negazione della competenza in occasione del reclamo alla sentenza emessa dal tribunale ad quem, ai sensi dell’art. 18 l.fall., oppure con il regolamento facoltativo di competenza di cui all’art. 43 c.p.c. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Dicembre 2017, n. 30748.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di incompetenza - Instaurazione del procedimento davanti al giudice competente - Modalità - Notificazione all'indirizzo PEC dell'imprenditore - Notifica presso il domicilio eletto - Esclusione.
Il tribunale che si dichiari incompetente sull’istanza di fallimento provvede, con decreto, all’immediata trasmissione degli atti al giudice competente ex art. 9-bis l.fall., il quale deve dare impulso al procedimento pronunciando, nelle forme prescritte dall’art. 15 l.fall., decreto di comparizione delle parti, notificato in via telematica, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell’imprenditore, non potendo trovare applicazione, nella specie, l’art. 125 disp. att. c.p.c., che prevede la notifica presso il domicilio eletto e riguarda una disciplina del tutto estranea al procedimento prefallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2017, n. 1035.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Concordato preventivo con riserva - Incompetenza per territorio - Momento in cui può essere rilevata da parte del tribunale - Declaratoria di incompetenza - Principio della "translatio iudicii" - Applicabilità.
Nel caso di ricorso per concordato preventivo cd. con riserva, il rilievo della incompetenza per territorio da parte del tribunale adito, ai fini dell'art. 38 c.p.c., può avvenire solo nel momento in cui il giudice disponga di tutti gli elementi necessari per la sua valutazione e, dunque, unicamente con l’allegazione della proposta, del piano e della documentazione di cui all’art. 161 l.fall. L’eventuale declaratoria di incompetenza comporta la trasmissione degli atti al giudice dichiarato competente ex art. 9-bis l.fall., secondo il criterio generale della "translatio iudicii". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Gennaio 2017, n. 907.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Conflitto di competenza - Conservazione degli atti compiuti - Trasmigrazione del procedimento avanti il tribunale competente.
Il principio di conservazione degli atti compiuti nel corso di una procedura fallimentare aperta sulla base di una sentenza di fallimento emessa da tribunale incompetente si rinviene nella trasmigrazione del processo avanti il giudice competente, senza che sia pronunciata la revoca del fallimento. In tale ipotesi, opera, infatti, il principio per cui la risoluzione del conflitto positivo di competenza territoriale tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comportano la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis legge fall. (introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 8), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Competenza per territorio - Principio dell'unitarietà della procedura fallimentare ex art. 9 bis l.fall. - Ambito di applicazione - Delimitazione - Estensione analogica al conflitto relativo a fallimento non ancora dichiarato - Esclusione - Conseguenze - Regolamento di ufficio anche oltre il termine di venti giorni ex art. 9 bis cit. - Esperibilità.
Il principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla sentenza pronunciata dal giudice poi dichiarato incompetente, desumibile dall'art. 9 bis l.fall., non può analogicamente applicarsi, in difetto di "eadem ratio", al conflitto di competenza relativo ad una procedura fallimentare non ancora iniziata, sicché, ove il tribunale dichiari la propria incompetenza a pronunciarsi sul ricorso di fallimento e trasmetta gli atti al tribunale ritenuto competente, quest'ultimo, se, a sua volta, si ritenga incompetente, può richiedere d'ufficio il regolamento di competenza anche oltre il termine di venti giorni stabilito dall'articolo predetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Aprile 2016, n. 6423.


Fallimento e concordato preventivo - Rapporto tra i procedimenti - Contemporanea pendenza avanti giudici diversi di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento e di procedura di concordato - Regolamento d'ufficio della competenza - Conseguenze.
Qualora la sentenza dichiarativa di fallimento sia stata impugnata con reclamo, allegando sia l'incompetenza del tribunale che l'ha pronunziata sia la mancata instaurazione del contraddittorio, e qualora il diverso tribunale innanzi al quale pende una procedura di concordato preventivo abbia chiesto, ritenendosi competente, il regolamento d'ufficio della competenza, ricorrono le condizioni per l'applicazione analogica dell'art. 48 c.p.c.; ne consegue la nullità della sentenza se la corte di appello dichiara la sospensione del processo solo dopo avere pronunziato sulle questioni diverse da quella della competenza e successivamente, in sede di regolamento, viene dichiarata l'incompetenza del tribunale che ha emesso la sentenza di fallimento. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Contemporanea pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento - Coordinamento fra le procedure - Contestuale pendenza di procedimenti connessi - Verifica da parte del giudice adito per secondo della propria e dell’altrui competenza.
Nell’ipotesi in cui il procedimento di concordato preventivo e l’istruttoria prefallimentare pendano innanzi a giudici diversi, il coordinamento tra le due procedure può essere ottenuto facendo ricorso agli istituti del processo che regolano la contestuale pendenza di procedimenti connessi e, quindi, facendo applicazione del principio sancito dalla Suprema corte in numerose decisioni, secondo il quale il giudice adito per secondo non può limitarsi a constatare la prevenzione, ma deve verificare l’ambito della propria e dell’altrui competenza e quindi che il primo giudice sia competente per la causa proposta per seconda come per la causa già avanti a lui pendente. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale che, ritenuta la propria competenza, ha dichiarato il fallimento della società nonostante questa avesse presentato domanda di concordato preventivo con riserva avanti ad altro tribunale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 27 Ottobre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di incompetenza - Trasmissione degli atti al tribunale competente - Applicazione a procedimento di concordato preventivo ed alle domande di preconcordato - Esclusione..
La disciplina di cui all'art. 9bis, legge fallimentare, secondo cui  il tribunale che ha dichiarato la propria incompetenza trasmette gli atti al tribunale individuato come competente, non é applicabile alle decisioni assunte in tema di concordati preventivi ed alle domande di preconcordato. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 28 Novembre 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Conflitto positivo di competenza tra tribunali fallimentari - Risoluzione - Effetti - Primo fallimento dichiarato da tribunale incompetente - Caducazione - Esclusione - Prosecuzione del procedimento davanti al giudice competente - Necessità - Fondamento - Unitarietà del procedimento fallimentare - Configurabilità - Applicabilità nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Sussistenza - Periodo sospetto per l'esercizio dell'azione revocatoria ex art.67 legge fall. - Computo a ritroso dalla prima sentenza di fallimento - Configurabilità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Risoluzione di conflitto positivo di competenza territoriale fra due tribunali fallimentari - Prosecuzione dell'unitaria procedura avanti al tribunale dichiarato competente - Conservazione degli effetti sostanzialie della prima dichiarazione di fallimento - Conseguenze sulle azioni revocatorie ex art. 67 legge fall. - Computo del periodo sospetto - Dalla prima sentenza di fallimento.
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La risoluzione del conflitto positivo di competenza (territoriale) tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comporta la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis della legge fall. (introdotto dall'art. 8 del d.lgs. n. 5 del 2006), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. Ne consegue che anche il periodo sospetto cui si riferisce l'azione revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art.67 legge fall., decorre a ritroso dalla prima dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22544.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Statuizione del tribunale sulla competenza - Forma del provvedimento - Decreto - Esigenze di celerità del procedimento..
In mancanza di esplicita previsione normativa circa la forma del provvedimento che statuisce sulla competenza territoriale del tribunale fallimentare, è possibile affermare che quella del decreto si appalesi la più idonea in quanto si uniforma alla tipologia di provvedimento scelta dal legislatore per le statuizioni di rigetto della domanda di fallimento, è conforme ai principi generali del processo ordinario espressi dall'articolo 279, comma 1, c.p.c., il quale prevede la forma dell'ordinanza per le decisioni che attengono alla sola competenza ed, infine, perché rispettosa delle esigenze di drastica riduzione dei tempi del processo perseguiti dal legislatore della riforma del procedimento ordinario che sicuramente si attagliano al rito fallimentare da sempre improntato a criteri di estrema celerità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Settembre 2010.


Dichiarazione di fallimento – Fallimento dichiarato da tribunale incompetente – Ritardo nella trasmissione degli atti al tribunale competente – Nuova dichiarazione di fallimento – Indicazione degli atti fatti salvi. (31/08/2010).
Ove venga dichiarata l'incompetenza del tribunale che per primo ha dichiarato il fallimento, qualora gli atti della procedura vengano trasmessi con notevole ritardo al tribunale competente, quest'ultimo, anziché limitarsi a disporre la prosecuzione della procedura fallimentare, potrà pronunciare una nuova sentenza di fallimento, indicando gli atti compiuti nell'ambito della prima procedura che dovranno essere fatti salvi. (Nel caso di specie, gli atti erano stati trasmessi al tribunale competente con un ritardo di oltre otto mesi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 02 Luglio 2010.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Conflitto (Regolamento d’ufficio) - Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Conflitto positivo di competenza tra tribunali fallimentari - Risoluzione - Effetti - Primo fallimento dichiarato da tribunale incompetente - Caducazione - Esclusione - Prosecuzione del procedimento davanti al giudice competente - Necessità - Fondamento - Unitarietà del procedimento fallimentare - Configurabilità - Applicabilità nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Sussistenza.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Conflitto positivo di competenza tra tribunali fallimentari - Risoluzione - Effetti - Primo fallimento dichiarato da tribunale incompetente - Caducazione - Esclusione - Prosecuzione del procedimento davanti al giudice competente - Necessità - Fondamento - Unitarietà del procedimento fallimentare - Configurabilità - Applicabilità nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Sussistenza.
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La risoluzione del conflitto positivo di competenza (territoriale) tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comporta la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti il tribunale ritenuto competente presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis della legge fall. (introdotto dall'art. 8 del d.lgs. n. 5 del 2006), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2010, n. 13316.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Estinzione per inattività delle parti – Insussistenza – Definizione d’ufficio del procedimento – Necessità. (19/04/2010).
La procedura per la dichiarazione di fallimento non è un procedimento di parti ma è permeato di prevalenti poteri d’ufficio in relazione alla sua finalità pubblicistica, sicché prescinde dall’impulso di parte. Pertanto, presentato un ricorso per dichiarazione di fallimento e dichiarata l’incompetenza da parte del tribunale adìto, ovvero dichiarata la competenza di altro tribunale dalla Suprema Corte a seguito di regolamento di competenza, indipendentemente dall’inerzia, dalla volontà e dalla diligenza della parte, il processo, che non conosce estinzione ai sensi degli artt. 307 e 310 codice procedura civile, non può non persistere fino a che il fascicolo pervenga al tribunale dichiarato competente a pronunciarsi sull’istanza di fallimento e detto organo emani la sua decisione definendo il processo stesso. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Appello Milano, 26 Marzo 2010.


Dichiarazione di fallimento da parte di tribunale incompetente – Regolamento di competenza con cassazione della sentenza del tribunale incompetente e rinvio ad altro tribunale indicato come competente dalla Corte di Cassazione – Distinzione tra accertamento dei requisiti oggettivi e soggettivi e regolazione della procedura di fallimento – Stabilità degli effetti cd. sostanziali –  Decorrenza del periodo sospetto per la revocatoria dal periodo antecedente alla prima dichiarazione di fallimento anche se pronunciata da Tribunale incompetente - Sussistenza..
La sentenza dichiarativa di fallimento ha una duplice efficacia: di accertamento dei presupposti oggettivi ed oggettivi (art. 16, comma 1 legge fall.) e di regolazione della procedura concorsuale (art. 16, comma 2). Pertanto, nel caso in cui ad una prima dichiarazione di fallimento da parte di tribunale incompetente segua una seconda dichiarazione da parte di altro tribunale indicato come competente dalla Corte di Cassazione, ad essere invalidati sono solo gli effetti di regolazione della procedura concorsuale, mentre rimangono fermi, benché ribaditi dalla seconda pronuncia, gli effetti di accertamento dei presupposti oggettivi e soggettivi accertati dalla prima e ciò in virtù del principio della unitarietà della procedura concorsuale e della stabilità degli effetti dell’accertamento della sentenza di fallimento anche ai fini dell’esercizio dell’azione revocatoria. (E’ stata quindi cassata la sentenza che ha respinto la domanda di revocatoria della curatela affermando che il computo a ritroso del periodo sospetto dovesse essere effettuato non dalla prima ma dalla seconda sentenza di fallimento). Cassazione civile, 28 Maggio 2008, n. 0.


Dichiarazione di fallimento da parte di tribunale incompetente – Regolamento di competenza con cassazione della sentenza del tribunale incompetente e rinvio ad altro tribunale indicato come competente dalla Corte di Cassazione in seguito a regolamento di competenza – Conservazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento – Tutela dei principi di “ragionevole durata del processo” e del “giusto processo”..
Nell’ipotesi in cui ad una prima dichiarazione di fallimento da parte di tribunale successivamente riconosciuto incompetente, segua una seconda dichiarazione di fallimento da parte di tribunale che, in sede di conflitto positivo virtuale, ovvero anche di regolamento facoltativo di competenza sia dalla Corte di Cassazione designato competente, il decorso degli interessi sui crediti chirografari ammessi al passivo resta sospeso, ai sensi dell’art. 55 l. fall., già dalla prima delle predette due sentenze.
La conservazione degli effetti sostanziali della dichiarazione di fallimento proveniente da giudice incompetente si rivela più “adeguata” sia in relazione all’obiettivo della “ragionevole durata del processo” - con il quale sarebbe meno compatibile la prospettiva della riapertura ex novo della procedura innanzi al secondo tribunale –, sia in relazione alla garanzia del processo “giusto”, quale è quello articolato in modo da garantire una risposta coerente ed adeguata alle esigenze di tutela fatte valere con l’atto che vi ha dato impulso. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Dicembre 2007, n. 26619.