TITOLO II - Del fallimento
Capo IV - Della custodia e della amministrazione delle attività fallimentari

Art. 84

Dei sigilli (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Dichiarato il fallimento, il curatore procede, secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile, all’apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede principale dell’impresa e sugli altri beni del debitore.

II. Il curatore può richiedere l’assistenza della forza pubblica.

III. Se i beni o le cose si trovano in più luoghi e non è agevole l’immediato completamento delle operazioni, l’apposizione dei sigilli può essere delegata a uno o più coadiutori designati dal giudice delegato.

IV. Per i beni e le cose sulle quali non è possibile apporre i sigilli si procede a norma dell’articolo 758 del codice di procedura civile.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 70 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Smaltimento di rifiuti – Responsabilità del curatore del fallimento – Esclusione – Dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi – Esclusione – Curatore destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato – Esclusione.
Nel caso in cui la produzione di rifiuti sia connessa all’esercizio di una attività imprenditoriale di stoccaggio finalizzato al recupero, la curatela fallimentare non può essere destinataria, a titolo di responsabilità di posizione, di ordinanze sindacali dirette alla tutela dell'ambiente per effetto del precedente comportamento omissivo o commissivo dell'impresa fallita, non subentrando la curatela negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità del fallito e non sussistendo, per tal via, alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti.

E’, pertanto, esclusa una responsabilità del curatore del fallimento quale soggetto obbligato allo smaltimento dei rifiuti prodotti dal fallito, o quale destinatario degli obblighi ripristinatori di cui all’art. 192, comma 3, TUA, non essendo il curatore né l’autore della condotta di abbandono incontrollato del rifiuto, né l’avente causa a titolo universale del soggetto inquinatore, posto che la società dichiarata fallita conserva la propria soggettività giuridica e rimane titolare del proprio patrimonio, attribuendosi la facoltà di disposizione al medesimo curatore.

Deve, inoltre, escludersi che il curatore possa ritenersi destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato dei beni ove egli ometta di inventariare tali beni, ovvero, dopo averli inventariati, decida di abbandonarli in quanto beni di nessun valore e fonti di ingentissimi costi per il loro trattamento e smaltimento.

Appare, pertanto, principio acquisito quello secondo cui il curatore del fallimento non può ritenersi né produttore, ancorché come avente causa del fallito, né detentore qualificato (in caso di mancata inventariazione o abbandono dei rifiuti) a termini dell’art. 188 TUA. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 08 Giugno 2017.


Responsabilità amministrativa delle società e degli enti - Sequestro e confisca - Rapporti con la procedura fallimentare - Acquisizione dei beni oggetto di sequestro finalizzato alla confisca alla massa attiva del fallimento - Comparazione tra i contrapposti interessi - Legittimazione del curatore all'impugnazione del provvedimento di sequestro - Verifica delle ragioni dei terzi di buona fede - Competenza del giudice penale.
Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 231 del 2001.

La verifica delle ragioni dei terzi al fine di accertare la buona fede spetta al giudice penale e non al giudice fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 17 Marzo 2015, n. 11170.


Fallimento - Apposizione dei sigilli - Diritto soggettivo del proprietario del bene - Valutazione comparativa degli interessi in gioco - Reclamo contro gli atti del curatore - Esclusione - Domanda di rivendica e restituzione ex articolo 103 L.F..
L’apposizione dei sigilli risponde ad una funzione cautelare, diretta ad impedire la sottrazione di beni del fallito nel periodo di tempo compreso tra la dichiarazione di fallimento e la redazione dell’inventario, ed in quanto tale integra una misura temporanea del tutto legittima. In tale prospettiva, il diritto soggettivo del proprietario del bene all’interno del quale si trovano i beni nella disponibilità della procedura può subire una compressione, del tutto temporanea, giustificata dalla valutazione comparativa degli interessi in gioco. Da ciò discende che l’apposizione dei sigilli effettuata dalla curatela non integra alcuna violazione di legge e che la tutela del diritto soggettivo oggetto della limitazione derivante dall’apposizione dei sigilli non può realizzarsi con lo strumento di cui all’art. 36 L.F. (oltre all’assenza di violazione di legge alcuna, va considerato che il giudice delegato non potrebbe imporre al curatore un comportamento diverso da quello indicato nella sentenza di fallimento, emessa dal tribunale in composizione collegiale). Lo strumento che realizza la tutela del diritto del proprietario limitato nella facoltà di accesso ai locali è, pertanto, la domanda di cui all’art. 103 L.F., la cui sede di valutazione è l’accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 08 Agosto 2014.


Fallimento – Esecuzione collettiva e concorsuale – Individuazione dei beni del fallito – Atto del curatore – Disciplina applicabile – Modalità di apposizione del vincolo di indisponibilità. (07/09/2010).
Nella procedura concorsuale l’individuazione  dei beni del fallito, sia immobili che mobili, eventualmente anche presso terzi, avviene mediante l’apposizione dei sigilli, che è ora atto del curatore e non più del giudice, e con l’inventario  che, stante il richiamo dell’art. 87, legge fallimentare alle norme del codice di procedura civile, deve essere effettuato con le modalità previste dall’art. 769, codice procedura civile, avente  ad oggetto sia i beni mobili, anche registrati, che immobili. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Apposizione dei sigilli – Beni detenuti da terzi – Diritto del terzo incompatibile con l’acquisizione – Applicabilità della disciplina prevista dal codice di rito – Esclusione. (07/09/2010).
Secondo le norme dettate dal codice di procedura civile agli artt. 752 e ss., l’apposizione dei sigilli deve avvenire esclusivamente sui beni in una situazione - esteriormente palese - di disponibilità del debitore, in applicazione analogica della presunzione di cui all’art. 513 codice procedura civile. Nei casi, invece,  di beni detenuti da terzi, che ne rivendichino la proprietà o comunque che si oppongano all’acquisizione all’attivo fallimentare, non è possibile  procedere né alla loro sigillatura, né, tantomeno, alla loro inventariazione o alla loro acquisizione con i c. d decreti di acquisizione del giudice delegato, la cui legittimità è ora esplicitamente esclusa nell’ipotesi in cui i terzi rivendichino un proprio diritto incompatibile con l’acquisizione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26 Marzo 2010, n. 0.