TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. III - Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Art. 67

Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore:
1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;
2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;
4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

II. Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

III. Non sono soggetti all'azione revocatoria:
a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso;
b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;
c) le vendite ed i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente, purché alla data di dichiarazione di fallimento tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio (1);
d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'art. 28, lettere a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio; in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo; il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore; (2)
e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, nonché dell’accordo omologato ai sensi dell’articolo 182-bis, nonche' gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all'articolo 161; (3)
f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;
g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali e di concordato preventivo.

IV. Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

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(1) La legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha convertito, con modificazioni, il d.l. 22 giugno 2012, n. 83, dopo le parole «entro il terzo grado» ha aggiunto le parole «ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente, purché alla data di dichiarazione di fallimento tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio». La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.
(2) Lettera sostituita dall'art. 33 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.
(3) L'art. 33 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha aggiunto alla fine del periodo le parole «, nonche' gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all'articolo 161;». La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.


GIURISPRUDENZA

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
L’art. 49 del d.lgs. 270/1999 non richiama singoli istituti, bensì le disposizioni della sezione III del capo III della Legge fallimentare, tra cui, quindi è compreso anche l’art. 69 bis L.F., in base al quale l’azione in oggetto deve essere promossa a pena di decadenza non oltre il terzo anno dalla dichiarazione di insolvenza.

La concessione dell’autorizzazione al piano di cessione dei beni aziendali, nel quadro della procedura di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, se costituisce condizione perché il commissario possa proporre l’azione revocatoria, non rappresenta, tuttavia, (ancorché sul punto sussistano anche orientamenti di segno contrario) anche il dies a quo del termine di decadenza dell’esercizio dell’azione revocatoria, né incide sullo stesso dies a quo, che invece coincide con la dichiarazione dello stato di insolvenza. Pertanto nel procedimento concorsuale di amministrazione straordinaria l’azione revocatoria è esperibile dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, anche se soltanto in relazione all’eventuale fase liquidatoria. (Marco Favaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 15 Giugno 2017.


Fallimento – Azione revocatoria – Compensazione – Revocabilità – Esclusione.
In presenza di due crediti contrapposti, l'uno di pertinenza di un terzo e l'altro di un soggetto poi dichiarato fallito, deve ritenersi possibile la compensazione, non soggetta ad alcuna forma dì revocabilità anche se operata in periodo sospetto, in quanto siffatta compensazione è espressamente consentita dall'art. 56legge fall. così da non configurare una forma di pagamento anormale; ciò perchè, a ben vedere, con la compensazione non si effettua alcun pagamento, in quanto il terzo non riceve alcuna somma di denaro, ma gli viene solo consentito di non versare alla proceduta fallimentare l'importo di cui era debitore nei confronti del fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 09 Gennaio 2017.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Credito - Deduzione della compensazione ed insinuazione al passivo del credito residuo - Decreto di esecutività dello stato passivo - Conseguenze - Parziale estinzione del credito originario - Effetti - Preclusione endofallimentare - Fondamento.
Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016, n. 22044.


Fallimento – Azione revocatoria – Di rimesse su conto corrente bancario – Onere di indicazione delle singole rimesse – Esclusione.
In tema di revocatoria fallimentare, non occorre l’indicazione delle singole rimesse da revocare, che la banca è ben in grado di individuare, essendo in possesso della relativa documentazione contabile.
Secondo il nuovo regime introdotto dal decreto legge n.35/2005, il conto corrente bancario, ai fini della revocatoria delle rimesse, va ormai considerato nel complesso delle operazioni in esso transitate, secondo una visione unitaria, e il curatore ha solo l’onere di dimostrarne la scopertura, rispetto al limite dell’affidamento su di esso accordato, mentre la banca, per sottrarsi all’obbligo di restituzione, deve provare che i versamenti non abbiano ridotto in maniera “consistente” e “durevole” l’esposizione debitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 28 Ottobre 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pagamenti relativi a rapporti di durata a prestazioni corrispettive - Revocatoria - Ammissibilità - Fondamento - Corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens" ovvero rapporto in corso alla data del pagamento - Irrilevanza.
Qualsiasi pagamento, ancorché relativo a rapporti di durata a prestazioni corrispettive, è soggetto a revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. (nel testo anteriore al d.l. n. 35 del 2005, conv. nella l. n. 80 del 2005), in considerazione della natura cosiddetta indennitaria di detta azione, per la quale il pregiudizio che la giustifica è in "re ipsa" e consiste nella lesione della "par condicio creditorum", onde è irrilevante che il pagamento oggetto di revoca costituisca il corrispettivo di una prestazione ricevuta dal "solvens", ovvero il fatto che il rapporto sia ancora in corso alla data del pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2016, n. 17044.


Fallimento - Azione revocatola fallimentare - Esenzione per i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro - Esclusione per i pagamenti eseguiti a favore dei somministratori di manodopera - Contratto di somministrazione di lavoro.
L'esenzione da revocatoria di cui all'articolo 67, comma 3, lett. f), non si applica alle imprese di somministrazione, in quanto la ratio di tale norma tende a favorire la continuazione dell'attività d'impresa e a tutelare gli interessi dei lavoratori e dei collaboratori. Il diritto di credito fatto valere da tali imprese, infatti, non deriva da un rapporto di lavoro sottostante, bensì da un contratto di somministrazione, del tutto estraneo al rapporto intercorrente tra somministratore e lavoratore o tra quest'ultimo e l'utilizzatore - fallito -, ne consegue che tale diritto è qualificabile come diritto di credito commerciale che vede i lavoratori assunti e retribuiti direttamente dal somministratore. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 30 Giugno 2016.


Procedimento civile – Revocatoria fallimentare (art. 67 l.fall) – Sentenza costitutiva o dichiarativa – Provvisoria esecutività della sentenza di primo grado ex art. 282 c.p.c. – Insussistenza.
Gli effetti esecutivi della sentenza di condanna rispetto a quelli della pronuncia costitutiva si producono solo con il passaggio in giudicato della decisione in forza del principio enunciato dalle S.U. n. 4059/2010 secondo cui l’art. 283 c.p.c. esclude che le sentenze di accertamento o costitutive e quelle di condanna possano dispiegare i loro effetti immediatamente ossia prima del loro passaggio in giudicato, in quanto alle stesse non si applica il procedimento disciplinato dal terzo libro del codice di procedura civile. (Raffaela Mensorio) (Produzione riservata) Appello Napoli, 23 Giugno 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Consistenza - Durevolezza - Significato.
Ai fini dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., la riduzione consistente e durevole dell’esposizione debitoria della società fallita verso la banca nel semestre antecedente la dichiarazione di fallimento va accertata con riguardo: a) all’entità iniziale, finale e massima dell’esposizione debitoria suddetta; b) alla differenza fra l’ammontare massimo e quello esistente alla data del fallimento delle pretese creditorie della banca nel periodo considerato; c) all’entità delle rimesse bancarie effettuate nel suddetto periodo di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 Aprile 2016.


Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Accertamento di eventuali affidamenti – Mancato deposito contratto conto anticipi – Inesistenza prova affidamento e cessione credito

Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione consistente e durevole – Applicazione al caso concreto – Criteri per la individuazione delle singole rimesse revocabili

Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Applicazione del tetto massimo revocabile di cui all’art. 70 L.F. – Sussistenza
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Il mancato raggiungimento della prova sia della cessione che della sua efficacia nei confronti del debitore ai sensi dell’art. 1264 c.c. comporta che i pagamenti eseguiti da parte dei terzi sul conto della fallita costituiscono in tutto e per tutto atti estintivi eseguiti in favore della società fallita. Peraltro la preesistenza delle obbligazioni dei terzi rispetto ai singoli versamenti non consente di qualificare questi ultimi come adempimento del terzo agli obblighi del correntista verso la banca né come adempimento di obblighi di garanzia (cfr. sul punto Cass. Sent. n. 7074/2005). (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)

Appare idoneo il criterio indicato dalla procedura, ripreso dalla prima giurisprudenza di merito che ha applicato la nuova normativa, sulla base del quale si considera consistente ogni rimessa che supera il 10% dell’importo massimo revocabile ex art. 70 L.F. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)

Per quanto riguarda l’elemento della durevolezza dell’effetto solutorio può invece applicarsi, nel caso di specie, il diverso dato temporale utilizzato dal CTU il quale ha ipotizzato la durevolezza analizzando l’efficacia solutoria in un arco temporale di quattro giorni. Si tratta infatti di una metodologia certamente congrua in considerazione di quanto già evidenziato sulla natura movimentata del conto in questione e dunque del fatto che si tratta di rapporto all’interno del quale la stabilità del rientro va valutata nel breve – ma non brevissimo – periodo. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina, 05 Aprile 2016.


Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà.
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.


Fallimento - Concordato preventivo - Consecuzione tra le procedure - Manifestazione di un'unica crisi d'impresa - Natura unitaria della procedura anche in presenza di iato temporale - Computo dei termini per l'azione revocatoria.
Ove al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, il susseguirsi delle due procedure darà luogo ad una procedura unitaria il cui inizio deve essere individuato nella prima, dalla quale decoreranno i termini per l'esercizio dell'azione revocatoria anche nell'ipotesi in cui tra concordato e fallimento vi sia uno iato temporale, in quanto costituiscono entrambi manifestazione di un'unica situazione di crisi dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016.


Fallimento dichiarato nel vigore dell'art. 67 l.fall., come modificato dal d.l. n. 35 del 2005, in consecuzione ad un concordato preventivo anteriore alla novella - Azione revocatoria fallimentare - Disciplina applicabile - Entità del periodo sospetto - Determinazione - Fondamento.
Nell'ipotesi di fallimento dichiarato dopo la modifica, operata con il d.l. n. 35 cit., dell'art. 67 l.fall., in consecuzione rispetto ad un concordato preventivo precedente a tale novella, l'entità del periodo sospetto rilevante ai fini della revoca degli atti pregiudizievoli compiuti anteriormente al concordato stesso va determinata in base al testo della norma vigente al momento dell'apertura di quest'ultimo, attesa l'unitarietà giuridica dell'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016, n. 6045.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Società di persone - Ammissione a concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento della medesima e dei soci illimitatamente responsabili - Azione revocatoria degli atti depauperativi del patrimonio del socio - Esercizio - Termine - Decorrenza - Momento iniziale - Fondamento.
Anche dopo la riforma della legge fallimentare, nel caso di ammissione di una società di persone al concordato preventivo seguita dalla dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili, ai sensi dell'art.147 l. fall., il termine per l'esercizio dell'azione revocatoria degli atti aventi natura depauperativa, indicati dall'art. 67 l. fall. e posti in essere dal socio o da terzi sul patrimonio di quest'ultimo, decorre dal decreto di ammissione della società al concordato preventivo e non dalla data della sentenza di fallimento del socio. Invero, ai fini della dichiarazione di fallimento e dell'istituto della revocatoria assume rilievo unicamente lo stato d'insolvenza della società, atteso il carattere meramente consequenziale e dipendente dal fallimento della società del fallimento personale del socio, dovendosi peraltro escludere qualsiasi "vulnus" all'affidamento dei terzi, cui sono noti sin dalla data di apertura della prima procedura concorsuale i soggetti potenzialmente sottoposti al fallimento in esito alla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2016, n. 5924.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens – Necessità di identificare le rimesse durevoli e consistenti – Sussistenza

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Consistenza – Durevolezza – Significato
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L’identificazione delle rimesse durevoli e consistenti è accertamento tuttora necessario al fine di identificare le rimesse revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., avendo l’art. 70 co. 3 l.f. introdotto unicamente il limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f., il requisito della consistenza va accertato tenendo in considerazione diversi parametri, senza poter identificare un limite percentuale preciso, ma considerando il valore della rimessa rapportato al rientro complessivo nel periodo sospetto, tenendo conto dell’ammontare del debito nel momento in cui la singola rimessa è stata effettuata, l’entità massima dell’esposizione debitoria del conto corrente, l’entità media dei movimenti in entrata e in uscita dal conto. La durevolezza va intesa invece come relazione che sussiste tra un accredito e i successivi addebiti, definendosi durevole una rimessa che non sia stata seguita, in un lasso di tempo breve, da movimenti in uscita dal conto tali da portare la rimessa al di sotto del limite di consistenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 23 Marzo 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Ipoteca legale ai sensi dell'art. 77 d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602 - Revocabilità - Esclusione.
L'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 d.p.r. 29 settembre 1973 n. 602 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, non è riconducibile all'ipoteca legale prevista dall'art. 2817 c.c., né è ad essa assimilabile, mancando un preesistente atto negoziale il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire; essa, peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art. 2818 c.c. con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria ed avente titolo in un provvedimento del giudice, in quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo; ne deriva che, non rientrando nel disposto dell'art. 67, comma 1, n. 4 legge fall., l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare, limitata a quelle volontarie e giudiziali (Cass. 3 aprile 2014 n. 7868; Cass. 5 marzo 2012, n. 3397; Cass. 1 marzo 2012, n. 3232). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016, n. 4464.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Assoggettabilità del pagamento eseguito con assegno postdatato – Irrilevanza della data di consegna del titolo

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Assoggettabilità del pagamento eseguito con assegno postdatato – Esclusione a titolo di “pagamento nei termini d’uso” ex art.67, 3° comma, lett.c), L.F. – Non sussiste

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Obbligazione restitutoria conseguente alla revocazione del pagamento – Natura di debito di valuta
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Con riguardo all’assegno bancario, il “pagamento” contemplato dall’art.67, 2° comma, Legge Fallimentare dev’essere riferito alla data dell’effettivo incasso, trattandosi del momento in cui si verifica l’estinzione dell’obbligazione, mentre la consegna del titolo rileva come mera promessa di pagamento. L’effetto solutorio-liberatorio si realizza solo con l’incasso della somma portata nel titolo stesso. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Con riferimento all’art.67,3° comma, lett.c), Legge Fallimentare, il concetto di “termini d’uso” fa riferimento alle condizioni di tempo e di modo dei pagamenti normalmente in uso tra i contraenti ed in concreto pattuiti tra le parti, sempre che siano mezzi fisiologici e usuali di pagamento, mentre non possono divenire “termini d’uso” prassi patologiche e forme anormali di pagamento, non concordate dalle parti all’inizio del rapporto negoziale. In particolare, i pagamenti effettuati con rilevante ritardo rispetto alle condizioni convenute dalle parti, in forme diverse da quelle pattuite, oltre che in condizioni peculiari, sono tali da non poter essere considerate d’uso: deve dunque essere esclusa l’operatività della causa di esonero prevista dall’art. 67, comma 3, lett. a), Legge Fallimentare.
Dunque, si considerano avvenuti nei “termini d’uso” e sono esenti da revocatoria i pagamenti effettuati regolarmente alla loro scadenza in relazione alla prassi commerciale tra le parti, mentre non possono beneficiare dell’esenzione i pagamenti effettuati con notevole ritardo rispetto alle condizioni originariamente pattuite. [Nella fattispecie, il giudice ha rilevato che i pagamenti, effettuati con assegni postdatati, non rappresentavano mezzi fisiologici e usuali di pagamento]. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

In tema di azione revocatoria fallimentare, la conseguente obbligazione restitutoria, a contenuto pecuniario, in capo all’accipiens soccombente ha natura di debito di valuta e non di valore, poiché l’atto posto in essere dal fallito è originariamente valido, sopravvenendo la sua inefficacia, a prescindere dall’originaria consapevolezza dei soggetti, solo in esito alla sentenza di accoglimento della domanda, che ha natura costitutiva, avendo ad oggetto l’esercizio di un diritto potestativo e non di un diritto di credito; ne consegue che anche gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Marzo 2016.


Piano attestato - Revocatoria - Esenzione - Requisiti - Inattendibilità del piano ed elementi di valutazione.
La valutazione della inattendibilità del piano attestato, ai fini della revocabilità degli atti posti in essere in esecuzione dello stesso, deve essere accertata in modo rigoroso sulla base di elementi noti in data anteriore e non successiva alla sua esecuzione. La sanzione dell'inapplicabilità dell'esenzione dalla revocatoria può, infatti, essere irrogata solo a seguito dell'accertamento di una completa ed evidente (sia pure in ragione di dati in possesso dei solo creditore) inattendibilità del piano dovuta a contraddizioni interne ovvero a presupposti che per ciò che normalmente può accadere non possono trovare oggettiva concretizzazione. La semplice constatazione che le previsioni imprenditoriali del piano sono caratterizzate da visioni ottimistiche, ma non palesemente fuori da una logica imprenditoriale assennata, non può portare alla negazione del beneficio dell'esenzione dall'azione revocatoria, poiché, altrimenti, si finirebbe per imporre solo l'attestazione di piani più che prudenti e mai ambiziosi (come talvolta è auspicabile che siano) e per di più valutati sotto l'influenza di conoscenze acquisibili solo ex post. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 22 Febbraio 2016.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Distinzione tra conto scoperto e conto passivo – Irrilevanza

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Consistenza – Durevolezza – Significato
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La nuova formulazione dell’art. 67 co. 3 lett. b) l. fall., nel fare riferimento ad un rientro operato dal correntista sul proprio conto tale da ridurne l’esposizione debitoria nei confronti della banca, prescinde dalla distinzione tra atti e pagamenti, ed attribuisce rilievo solo alla situazione di debito del correntista che, a seguito del rientro, sia stata ridotta, denotando quindi il superamento della tradizionale distinzione – ai fini della qualificazione di una rimessa come revocabile o meno – tra conto scoperto e conto passivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Il duplice riferimento dell’art. 67 co. 3 lett. b) l. fall. alla durevolezza ed alla consistenza può anche essere inteso come riferimento ad una riduzione dell’esposizione che permanga durevole, cioè che sia di importo e di durata tale da attestare come il rientro non sia fisiologico alla vita di un conto attivo per la vita della società, ossia caratterizzato da continue movimentazioni, ma sia divenuto di fatto funzionale a soddisfare il credito della banca che si riduca stabilmente con rientri consistenti anche se non necessariamente definitivi, non potendo, invece, operare la previsione nella differente ipotesi, ad es., di un conto corrente congelato. La verifica in ordine alla consistenza e durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria del correntista deve essere condotta caso per caso, e non secondo criteri percentuali fissi, e rapportata all’andamento del conto nel periodo semestrale di osservazione, secondo un criterio non circoscritto all’esame delle singole rimesse, ma al loro andamento complessivo, tenuto anche conto dell’importo medio di esse rapportato, ad es., all’importo medio dell’esposizione debitoria del correntista. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 20 Febbraio 2016.


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Contratto di factoring - Autonoma revocabilità delle singole rimesse.
In linea di principio, non può essere esclusa la revocabilità delle singole rimesse effettuate dai debitori nell'ambito di un rapporto di factoring e ciò in ragione dell'autonomia negoziale che assiste siffatti pagamenti, al pari di quanto pacificamente ritenuto per le rimesse effettuate dal correntista nell'ambito del rapporto di conto corrente bancario con o senza anticipazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 02 Febbraio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria - Contratto di factoring - Versamenti effettuati dai debitori direttamente al factoring - Revocabilità - Esclusione.
I versamenti effettuati dai debitori nell'ambito di un rapporto di factoring non sono revocabili qualora il denaro corrisposto non sia mai entrato nel patrimonio della società fallita in quanto lecitamente trattenuto dal factor quale corrispettivo sulle anticipazione fatte in favore della fallita stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 02 Febbraio 2016.


Verifica dello stato passivo – Credito privilegiato – Mutuo fondiario – Accertamento della finalità tipica del contratto – Insussistenza

Verifica dello stato passivo – Credito privilegiato – Mutuo fondiario – insussistenza della finalità tipica – Nullità del contratto per difetto di causa
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Ancorché il mutuo fondiario non sia un contratto di scopo è rimessa al giudice la possibilità di sindacare l’effettiva funzione assolta dall’operazione di finanziamento per accertare se essa sia assistita da un’autonoma causa o se invece vada inserita in una fattispecie complessa eventualmente volta a perseguire finalità lesive della par condicio. Se, dall’esame della documentazione, emerge che le parti, nella stipulazione del contratto, hanno voluto perseguire una funzione diversa da quella per la quale tale strumento giuridico è previsto dalla legge, il giudice deve negare al negozio posto in essere dalle parti la tutela apprestata dall’ordinamento. (Luciana Cipolla) (riproduzione riservata)

Deve essere ritenuto nullo il contratto di finanziamento erogato a una società controllata e da questa girato, per la maggior parte, alla propria controllante, mediante bonifico bancario. (Luciana Cipolla) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 20 Gennaio 2016.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Presupposti - Esigibilità dei saldi - Giroconto da un conto con saldo attivo ad un altro con saldo passivo esigibile - Pagamento revocabile - Esclusione - Fondamento.
La compensazione tra i saldi attivi e passivi di più rapporti di conto corrente tra banca e cliente, prevista dall'art. 1853 c.c., presuppone non che si tratti di conti chiusi, ma solo che siano esigibili i contrapposti crediti. Ne deriva che, in caso di giroconto da un rapporto con saldo attivo e, come tale, immediatamente disponibile per il cliente (salvo patto contrario ex art. 1852 c.c.), ad uno ancora aperto ma con saldo passivo già esigibile per la banca, l'estinzione di tale debito non consegue ad un pagamento revocabile ai sensi dell'art. 67 l.fall. ma alla compensazione, ammessa dall'art. 56 l.fall., tra il credito della banca verso il cliente poi fallito ed il debito della stessa banca nei confronti di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 512.


Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Pagamento del terzo "debitor debitoris " successivamente al fallimento del debitore esecutato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Sussistenza nei limiti del rapporto tra fallito e creditore procedente - Obbligo di quest'ultimo alla restituzione.
In caso di assegnazione ai sensi dell'art. 553 c.p.c., il pagamento eseguito dal terzo "debitor debitoris" in favore del creditore assegnatario estingue sia il suo debito nei confronti del debitore esecutato che quello di quest'ultimo verso il creditore predetto, sicché, ove lo stesso sia successivo al fallimento del menzionato debitore, è privo di effetti, ex art. 44 l.fall., ma solo nel rapporto obbligatorio tra il fallito e quel creditore, che, pertanto, è l'unico soggetto obbligato alla restituzione al curatore di quanto ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2015, n. 25421.


Revocatoria fallimentare - Contratto di cessione di azioni - Finalità recuperatorie - Competenza del tribunale fallimentare - Sussistenza - Competenza del tribunale delle imprese - Esclusione.
Sussiste la competenza del tribunale fallimentare (e non di quello delle imprese) nel caso di revocatoria (fallimentare e a cascata) avente per oggetto un contratto di cessione di azioni, dato che l'azione ha finalità recuperatoria e vede il curatore agire iure proprio e non in sostituzione del fallito. (Mary Moramarco) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 18 Novembre 2015.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore - Accertamento della mala fede del sub acquirente.
L'azione revocatoria esercitata ex art. 66 legge fall. nei confronti dei terzi aventi causa dal primo acquirente del fallito richiede soltanto l'accertamento della mala fede del sub acquirente consistente nella consapevolezza della revocabilità ai seni dell'art. 67 legge fall. del trasferimento intervenuto tra il primo dante causa ed il debitore fallito. (In sede di reclamo, il Tribunale in composizione collegiale ha confermato il provvedimento di sequestro, per i medesimi motivi). (Mary Moramarco) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 18 Novembre 2015.


Revocatoria fallimentare ex art. 67, secondo comma, L.F. - Indizi rilevanti per la scientia decoctionis - Consegna di numerosi assegni post-datati - Plurime richieste di riscadenziamento dei pagamenti - Chiusura di punti vendita - Rifiuto di consegnare merce - Scientia decoctionis - Sussistenza - Responsabilità aggravata ex art. 96, terzo comma, c.p.c. - Sussistenza.
  Tribunale Padova, 10 Novembre 2015.


Fallimento - Azione revocatoria ex art. 67, comma 2, l.f. - Stato d'insolvenza - Conoscenza effettiva - Necessità - Conoscibilità potenziale ed astratta - Irrilevanza.
Il presupposto soggettivo per la proposizione dell'azione revocatoria di cui all'articolo 67, comma 2, legge fall. consiste nella conoscenza effettiva e concreta, da parte del convenuto, dello stato di insolvenza del debitore successivamente dichiarato fallito e non anche nella conoscibilità, potenziale ed astratta, di tale stato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 06 Novembre 2015.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Esenzione - Eccezioni in senso stretto - Esclusione.
La irrevocabilità di un pagamento per effetto di un'esenzione contenuta nell'articolo 67, comma 3, legge fall. non rientra nelle eccezioni in senso stretto che possono essere esaminate dal giudice solo se sollevate dalla parte, in quanto tutte le ragioni che possono condurre al rigetto della domanda per difetto delle relative condizioni di fondatezza, o per la successiva caducazione del diritto fatto valere, possono essere rilevate anche d'ufficio in base alle risultanze acquisite al processo, sempre che tale rilievo non sia impedito o precluso da specifiche regole processuali (cfr. Cass. 11108/2007 e, nello stesso senso, Cass. 4528/2008 con riferimento all’eccezione di inapplicabilità dell’art. 67, c.1 l.f.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Novembre 2015.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Esenzione relativa ai pagamenti per prestazioni di lavoro - Applicazione ai pagamenti eseguiti a favore dei somministratori di manodopera - Esclusione.
L'esenzione da revocatoria di cui all'articolo 67, comma 3, lett. f) dei pagamenti per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti o altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito non può essere invocata a favore dei pagamenti eseguiti dal fallito ai somministratori di manodopera, i quali non fanno valere un diritto di credito dei lavoratori, bensì un credito proprio, diverso ed estraneo rispetto alle obbligazioni assunte nei confronti dei lavoratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Novembre 2015.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all’articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza deve essere promossa l’azione revocatoria, decorre dalla data di dichiarazione dell’insolvenza. (Marco Favaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Ottobre 2015.


Fallimento - Azione revocatoria - Pagamento di creditori effettuato con il prezzo ricavato da vendita legittima - Mezzi anormali di pagamento ex art. 67, n. 2 legge fall. - Esclusione.
Il pagamento di un debito ipotecario, scaduto ed esigibile, effettuato in periodo sospetto, sia pure materialmente da un terzo, col prezzo di una vera e legittima vendita dell'immobile ipotecato, della quale non è stata chiesta ed ottenuta la revoca, costituisce estinzione con mezzo diretto e normale del debito garantito dal bene, venduto e, quindi, non rientra nell'ipotesi dell'art 67, n. 2, legge fall. (Nel caso di specie, non sono stati ritenuti effettuati con mezzi anormali - e quindi revocabili ex art. 67, n. 2 legge fall. - i pagamenti eseguiti dal notaio a favore di creditori esecutanti nel periodo sospetto con il denaro ricavato da una vendita immobiliare opponibile alla massa, in quanto non impugnata anch'essa con domanda di revoca). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Ottobre 2015, n. 21272.


Unione europea - Regolamento (CE) n. 1346/2000 - Revocatoria - Legge applicabile

Unione europea - Regolamento (CE) n. 1346/2000 - Revocatoria - Legge applicabile - Prova

Unione europea - Regolamento (CE) n. 1346/2000 - Revocatoria - Art. 13 - Legge applicabile

Unione europea - Regolamento (CE) n. 1346/2000 - Revocatoria - Legge applicabile
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L’articolo 13 del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, deve essere interpretato nel senso che la sua applicazione è assoggettata alla condizione che l’atto in questione non possa essere impugnato sul fondamento della legge applicabile a tale atto (lex causae), tenuto conto di tutte le circostanze della fattispecie. (massima ufficiale)
 
Ai fini dell’applicazione dell’articolo 13 del regolamento n. 1346/2000 e nell’ipotesi in cui il resistente in un’azione di nullità, annullamento o inopponibilità sollevi una disposizione della legge applicabile a tale atto (lex causae) secondo cui detto atto è impugnabile unicamente nelle circostanze previste da tale disposizione, incombe a questo resistente eccepire l’assenza di tali circostanze e produrne la prova. (massima ufficiale)

L’articolo 13 del regolamento n. 1346/2000 deve essere interpretato nel senso che i termini «non consente (...), di impugnare tale atto con alcun mezzo» si riferiscono, oltre che alle disposizioni della legge applicabile a tale atto (lex causae) applicabili in materia di insolvenza, al complesso delle disposizioni e dei principi generali di tale legge. (massima ufficiale)

L’articolo 13 del regolamento n. 1346/2000 deve essere interpretato nel senso che il resistente in un’azione di nullità, annullamento o inopponibilità di un atto deve dimostrare che la legge applicabile a tale atto (lex causae), nella sua interezza, non consente di contestare il citato atto. Il giudice nazionale investito di tale azione può decidere che è al ricorrente che incombe produrre la prova dell’esistenza di una disposizione o principio di tale legge in forza di cui l’atto può essere impugnato solo laddove detto giudice consideri che il resistente, in un primo tempo, ha effettivamente dimostrato, alla luce delle norme abitualmente applicabili nel suo diritto processuale nazionale, che l’atto in parola, in forza della stessa legge, non è impugnabile. (massima ufficiale)
Corte Giustizia UE, 15 Ottobre 2015.


Accertamento del passivo - Eccezione in senso stretto - Eccezione revocatoria - Rilievo officioso - Esclusione.
L'eccezione revocatoria rientra tra le eccezioni in senso stretto sottratte al rilievo officioso del giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Ottobre 2015.


Revocatoria fallimentare - Esenzione per i pagamenti nei termini d’uso ex art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. - Individuazione - Pagamenti effettuati nei tempi previsti dal regolamento negoziale concordato inter partes - Esclusione

Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Vittorioso esperimento dell'azione revocatoria - Conseguente obbligazione restitutoria dell'accipiens - Natura giuridica - Debito di valuta - Configurabilità - Conseguenze in ordine alla decorrenza degli interessi ed alla rivalutazione monetaria
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Attesa la ratio ispiratrice dell’art. 67 co. 3 lett. a) - funzionale sia a preservare la continuità dell’attività aziendale per garantire la conservazione dell’impresa in crisi in vista del suo recupero, sia a tutelare i terzi quando la normalità del rapporto lascia presupporre una mancanza di conoscenza in capo a questi ultimi dello stato di insolvenza - l’esenzione da revocatoria prevista da tale disposizione opera sul piano oggettivo senza alcuna rilevanza degli stati soggettivi dell’accipiens, e la locuzione “pagamenti … nei termini d’uso” deve essere intesa come comprensiva sia della qualità e tipologia del pagamento, che deve risultare eseguito con un mezzo fisiologico ed ordinario, sia del dato cronologico del tempo del pagamento, con la conseguenza che per l’operatività dell’esenzione in parola è necessario che il pagamento sia stato effettuato, oltre che con mezzi ordinari, nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

L'obbligazione restitutoria dell'accipiens soccombente in revocatoria ha natura di debito di valuta e non di valore, atteso che l'atto posto in essere dal fallito è originariamente lecito e la sua inefficacia sopravviene solo in esito alla sentenza di accoglimento della domanda, che ha natura costitutiva; ne consegue che anche gli interessi sulla somma da restituirsi decorrono dalla data della domanda giudiziale e che il risarcimento del maggior danno, conseguente al ritardo con cui sia stata restituita la somma di denaro oggetto della revocatoria, spetta solo ove l'attore lo alleghi specificamente e dimostri di averlo subito. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 12 Ottobre 2015.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Azione revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Esclusione.
L'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, non integra un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 del Trattato CE, dal momento che non si tratta di un procedimento di carattere selettivo perché attivabile ordinariamente nel corso della procedura fallimentare: senza che rilevi la distinzione tra fase conservativa e fase liquidatoria. Pertanto, l'azione revocatoria, anche se esercitata durante la prima fase, non comporta aiuti alle imprese sotto forma di un finanziamento forzoso, atteso che è diretta ad ottenere, invece, risorse da destinare all'espropriazione forzata a fini satisfattori, a tutela degli interessi dei creditori. Né rileva che il bene recuperato con l'azione revocatoria non sia destinato immediatamente alla liquidazione ed al riparto tra i creditori, in quanto è sufficiente la sua concorrenza con gli altri beni a determinare il patrimonio ripartibile all'esito del tentativo di risanamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Azione revocatoria fallimentare - Violazione del principio di concorrenza e della parità di condizioni tra imprenditori sul mercato - Esclusione.
La violazione del principio di concorrenza della parità di condizioni tra imprenditori sul mercato per effetto dell'azione revocatoria esperita in sede di amministrazione straordinaria è già stata esclusa dalla Corte Costituzionale (sent. 21 aprile 2006, n. 172), la quale ha già avuto modo di affermare che l'azione ex art. 67 legge fall. trova giustificazione nell'esigenza di ricostruire il patrimonio della società in liquidazione al fine di garantire la tutela della par condicio creditorum, principio informatore delle procedure concorsuali, tra cui anche quella di amministrazione straordinaria (Corte Cost., 27 luglio 2000, n. 379). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Revocatoria fallimentare - Questione di costituzionalità dell'art. 2, secondo comma, d.l. 14 marzo 2005 rispetto all'art. 77 Cost. - Immediata applicazione della nuova disciplina alle revocatorie non ancora definite con sentenza irrevocabile - Manifesta infondatezza.
È manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 2, secondo comma, d.l. 14 marzo 2005 rispetto all'art. 77 Cost., nella parte in cui non si prevede l'immediata applicazione della nuova disciplina delle revocatorie alle cause non ancora definite con sentenza irrevocabile, sebbene introdotta con decreto legge. Il ricorso alla decretazione d'urgenza rientra, infatti, nella discrezionalità del legislatore, senza che ciò determini la necessaria retroattività della disciplina introdotta o la deroga ai principi ordinari della successione delle leggi nel tempo. Costituisce, pertanto, facoltà del legislatore quella di introdurre nuove normative con legge o atto avente forza di legge, e di fissare il dies a quo, fermo restando il limite della irretroattività della legge penale. A questo si aggiunge che il presupposto di necessità ed urgenza inerente la riforma delle revocatorie fallimentari del 2005 ha trovato fondamento nel proposito di assicurare migliori condizioni concorrenziali alle imprese, attraverso una tutela rafforzata delle posizioni giuridiche dei creditori/finanziatori ed inerente alle aspettative di recupero o restituzione delle risorse erogate alle imprese insolventi (Cass, sez. 1, 5 marzo 2008, n. 5962). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Accertamento del passivo - Dichiarazione di esecutività dello stato passivo - Giudicato endofallimentare - Impedimento alla revocatoria degli acconti - Esclusione.
Il giudicato endofallimentare formatosi per effetto della dichiarazione di esecutività dello stato passivo, pur rendendo incontestabile l'ammissione al passivo del credito fatto valere dalla ricorrente a titolo di saldo del corrispettivo per lavori eseguiti per conto della società fallita, non può considerarsi ostativo dell'esercizio dell'azione revocatoria nei confronti del pagamento in acconto ricevuto dalla creditrice, il cui esito positivo non è destinato ad incidere in alcun modo sul relativo accertamento, comportando per la ricorrente esclusivamente la facoltà di insinuare al passivo il proprio credito, previa restituzione delle somme percepite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Settembre 2015, n. 19319.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza.
In tema di azione revocatoria fallimentare ex art. 67 l. fall., esperita dal curatore nei confronti di società avente sede nella Repubblica di San Marino, deve essere affermata la giurisdizione del giudice italiano a norma dell’art. 3 comma 2, ultima parte L. 218/1995 - posto che le azioni fallimentari rientrano tra le materie escluse dall’ambito di applicazione della Convenzione di Bruxelles del 1968 -, in forza dei criteri di collegamento stabiliti per la competenza per territorio.
In particolare, con specifico riferimento alla revocatoria fallimentare, detta competenza si determina in relazione al luogo di apertura del fallimento, per cui va individuato il giudice fornito di giurisdizione in quello che ha emesso la sentenza di fallimento, tanto ai sensi dell’art. 20 c.p.c., essendo il domicilio del curatore il luogo di adempimento dell’obbligazione restitutoria fatta valere con detta azione, quanto ai sensi dell’art. 24 l. fall. che attribuisce a quel giudice la competenza a conoscere di tutte le azioni derivanti dal fallimento (cfr. Sez. Un. n. 17912/2002 e 2692/2007; Cass. n. 8745/2001). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Settembre 2015.


Credito della procedura fallimentare nei confronti di una pubblica amministrazione per corrispettivo di appalto - Durc dell'impresa che segnala una irregolarità contributiva - Pagamento diretto agli istituti previdenziali in costanza di fallimento dell'appaltatore - Esclusione.
La disposizione dell’art. 118, c. 6 del d. lgs 163/2006 (c.d. codice dei contratti pubblici) non può essere applicata ad una procedura concorsuale.
E’ illegittimo il rifiuto del committente di versare il prezzo dell’appalto in favore della procedura fallimentare sul solo rilievo di dover corrispondere, proprio in funzione di quella garanzia ex lege, quell’importo agli enti previdenziali.
Il credito relativo al corrispettivo dell’appalto è infatti acquisito alla massa, con la conseguenza che un eventuale pagamento successivo al fallimento sarebbe ritenuto inefficace ai sensi dell’art. 44 L.F.. Tale pagamento verrebbe effettuato da un terzo, con denaro del fallito e a favore di un terzo creditore che, in tal caso, verrebbe preferito nel concorso, poiché otterrebbe in prededuzione una somma che sarebbe dovuta con privilegio di grado posteriore. (Piero Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Settembre 2015.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso da parte dell'assuntore - Chiusura del fallimento - Legittimazione dell'assuntore a rinunciare al ricorso per cassazione proposto dalla curatela - Esclusione.
Qualora il concordato fallimentare con assunzione preveda la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento conseguente alla definitività del provvedimento di omologazione determina una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso regolata dall'art. 111 c.p.c., sicché quest'ultimo, pur potendo intervenire nel giudizio pendente dinanzi alla Corte di cassazione, ma non come parte necessaria né in sostituzione del curatore fallimentare, non è tuttavia legittimato a rinunciare al ricorso già proposto dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015, n. 17339.


Professionista amministratore di società di capitali – Rapporto di lavoro parasubordinato

Revocatoria fallimentare – Compensi dell’amministratore – Esenzione
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Il rapporto tra l’amministratore di una società di capitali e la società stessa deve essere ricondotto nell’ambito del rapporto di lavoro parasubordinato. (Arturo Semprevivo) (riproduzione riservata)
 
Non sono revocabili, ex art. 67 comma 3 lett. f) L.F., i pagamenti dei compensi al commercialista per l’attività di amministratore di una società di capitali che lo abbia scelto per le sue competenze professionali, instaurando con lui un rapporto di lavoro parasubordinato. (Arturo Semprevivo) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 09 Luglio 2015.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cessione dei crediti d'impresa - Opponibilità al fallimento del cedente - Data del pagamento del corrispettivo - Azione revocatoria da parte del curatore - Presupposti.
La cessione dei crediti d'impresa, a norma degli artt. 5 e 7 della legge 21 febbraio 1991, n. 52, è opponibile al fallimento del cedente non già dal momento del perfezionamento dell'atto contrattuale ma dalla data del pagamento del corrispettivo della cessione da parte del cessionario, sempre che il pagamento abbia data certa, sia stato eseguito nell'anno anteriore al fallimento e prima della scadenza del credito ceduto e che il curatore, agendo ex art. 67 legge fall., dimostri la conoscenza da parte del cessionario dello stato di insolvenza del cedente a quella data. Cassazione civile, sez. I, 08 Luglio 2015, n. 14260.


Responsabilità degli amministratori - Gestione della crisi di impresa - Osservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo - Discrimine tra la condotta diligente e la mala gestio - Giudizio ex post sull'esito di una strategia aziendale - Esclusione - Verifica della ponderazione dei profili di rischio.
Il parametro di valutazione dell’operato degli amministratori di una società a responsabilità limitata deve conformarsi al canone normativo dell’osservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società, ai sensi dell’art. 2476, comma 1, cod. civ. Conseguentemente non è corretto ravvisare una responsabilità per mala gestio dell’amministratore ogni volta che, alla stregua di un giudizio ex post, le sue scelte di strategia aziendale si siano rivelate errate, perché il discrimine tra la condotta diligente e la mala gestio dell’amministratore non può sostanziarsi nella verifica ex post dei rischi connessi ad una scelta imprenditoriale alla prova dei fatti è risultata perdente. Occorre invece accertare se l’amministratore, prima di prendere una certa decisione gestionale, abbia approfonditamente ed adeguatamente ponderato tutti i possibili e prevedibili profili di rischio ad essa connessi, ed abbia a tal fine apprezzato altresì tutti i dati e gli elementi di valutazione concretamente acquisibili nel caso specifico. (Nel caso di specie è stata rigettata la misura cautelare richiesta dalla curatela nei confronti degli amministratori di una s.r.l. fallita dopo un piano attestato ex art. 67, lett. d non andato a buon fine dopo un ampio periodo di esecuzione in cui anche il sistema bancario lo aveva attuato con concessione anche di nuova finanza). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 29 Maggio 2015.


Procedure concorsuali - Fallimento di società di persone e soci illimitatamente responsabili conseguente a concordato preventivo dichiarato inammissibile - Revocatoria fallimentare - Consecuzione delle procedure - Ipoteca giudiziale iscritta su beni del socio illimitatamente responsabile - Retrodatazione del periodo sospetto dal deposito della domanda di concordato con riserva e non dalla dichiarazione di fallimento del socio ex art. 147 l. fall. - Sussistenza.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l. fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale del socio fallito decorre dal deposito della domanda di concordato della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, atteso che il carattere meramente consequenziale e dipendente del fallimento del socio rispetto a quello della società comporta che, ai fini della dichiarazione di fallimento, abbia rilevanza unicamente lo stato d'insolvenza della società, indipendentemente dalla sussistenza o meno dello stato d’insolvenza personale del socio (cfr. Cass. 17.2.2012 n.2335). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Si segnala la recente ordinanza della Cassazione, resa in data 10 febbraio 2015, che ha confermato l’orientamento di Cass. 2012/2335).
Tribunale Forlì, 29 Maggio 2015.


Trust - Scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari - Natura gratuita dell'atto - Analogia con il fondo patrimoniale - Fattispecie in tema di azione revocatoria ordinaria promossa da un fallimento nei confronti dell'amministratore della società.
Può dirsi pacifica la qualificazione in termini di gratuità del conferimento di beni in un trust istituito con lo scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari, in analogia con la fattispecie dell'istituto del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 e seguenti c.c. la cui istituzione, mediante conferimento di beni, è pacificamente ritenuto in giurisprudenza un negozio a titolo gratuito, condividendo gli atti del trust e del fondo patrimoniale la causa di segregazione e l'effetto di creazione di un patrimonio separato ed assoggettato ad un vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 22 Maggio 2015.


Fallimento - Azione revocatoria promossa dal curatore - Analogie e differenze con l'azione revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c..
L'art. 66 legge fall. ripropone, in ambito fallimentare, la revocatoria ordinaria codicistica. L'unica differenza fra la revocatoria ex art. 66 e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. è l'ambito di efficacia: la prima, esercitata dal curatore, giova a tutti i creditori, la seconda giova soltanto al creditore che ha esercitato l'azione. Ma le caratteristiche dell'azione sono le medesime, trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. Ragion per cui è errato ritenere che, anche in tema di revocatoria ordinaria, il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 legge fall., poiché è in realtà sufficiente che sia dimostrato il semplice pregiudizio, per la massa dei creditori, dell'atto dispositivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Revocatoria ordinaria - Presupposti - Modifica qualitativa del patrimonio del debitore - Maggiori difficoltà nella soddisfazione dei crediti.
In tema di revocatoria ordinaria, non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis, Cass. civ. Sez. 3 13 dicembre 2011, n. 26723). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Cessione di crediti - Nullità - Azione revocatoria fallimentare - Ripetizione delle somme presso il cessionario ed il debitore ceduto - Buona fede.
In caso di nullità della cessione di crediti, il cedente - nella specie il curatore fallimentare che aveva agito anche in revocatoria - può eccepire la nullità e ripetere le somme, oltre che dal cessionario anche dal debitore ceduto, salvo il caso in cui questi sia in buona fede ex art. 1189 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 10 Aprile 2015.


Revocatoria fallimentare - Articolo 67, comma 1, L.F. - Socio illimitatamente responsabile - Inscientia decoctionis - Società di fatto non iscritta nel registro delle imprese - Onere della prova.
Anche in presenza di una società di fatto o irregolare, l'acquirente convenuto in revocatoria fallimentare ai sensi del primo comma dell'articolo 67 L.F. è onerato di provare la sua ignoranza circa la qualità di socio del disponente e l'insolvenza della società partecipata il cui fallimento sia stato esteso al socio illimitatamente responsabile, senza che possa giovarsi in contrario dell'omessa iscrizione della società nel registro delle imprese, poiché l'attività della società di fatto viene comunque esteriorizzata e resa nota ai terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2015.


Revocatoria fallimentare - Articolo 67, comma 1, L.F. - Atti compiuti dal socio illimitatamente responsabile - Onere della prova - Duplice profilo - Non iscrizione nel registro delle imprese - Irrilevanza.
Nella revocatoria fallimentare promossa ai sensi del primo comma dell'articolo 67 L.F. di atti compiuti dal socio illimitatamente responsabile di società di persone dichiarato fallito assieme alla società, l'onere della prova della non conoscenza dello stato di insolvenza gravante sull'accipiens attiene al duplice profilo della qualità di socio del disponente e dell'insolvenza della società da lui partecipata, in quanto, con riguardo a società non iscritta nel registro delle imprese, il disposto dell'articolo 2193 c.c. non vale a modificare, in relazione al secondo elemento, la citata disciplina dell'onere della prova. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2015.


Azione revocatoria fallimentare - Ipoteca iscritta dall'agente della riscossione dei tributi ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602/73 sugli immobili del debitore - Distinzione dalle ipoteche volontarie o giudiziali - Revocabilità - Esclusione.
L'ipoteca iscritta ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602/73 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, pur non essendo qualificabile come ipoteca legale - dal momento che l'iscrizione non ha luogo automaticamente su specifici beni oggetto di negoziazione al fine di garantire l'adempimento di obbligazioni derivanti da un'operazione di trasferimento della proprietà, ma richiede un'iniziativa del creditore e non presuppone un preesistente atto negoziale - neppure è riconducibile all'ipoteca volontaria, posto che la sua iscrizione prescinde dal consenso del proprietario del bene gravato, od a quella giudiziale, cui la accomuna la subordinazione dell'iscrizione ad un'iniziativa del creditore fondata su un titolo esecutivo precostituito e la finalità di garantire l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria, ma dalla quale si differenzia per la natura del titolo che ne costituisce il fondamento, non rappresentato da un provvedimento giurisdizionale, ma da un atto amministrativo. Si tratta, in definitiva, di figura autonoma, non agevolmente inquadrabile in alcuna delle categorie previste dal codice civile, e perciò non rientrante nel disposto dell'art. 67 l.fall., a norma del quale sono assoggettabili a revocatoria le sole ipoteche volontarie o giudiziali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2015, n. 6997.


Fallimento - Revocatoria fallimentare - Credito del professionista per l'assistenza al concordato preventivo - Esenzione - Ratio.
Per effetto dell'esenzione prevista dall'articolo 67, lett. g), non sono soggetti a revocatoria fallimentare i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti dall'imprenditore per ottenere la prestazione di servizi strumentali (che possono richiedere un ausilio tecnico o giuridico) all'accesso alla procedura di concordato preventivo. In questa norma può essere individuata una comunanza di ratio con quella di cui all'articolo 111, comma 2, che induce a ritenere che nella strumentalità di tali prestazioni rispetto alla procedura il legislatore ravvisa quel nesso funzionale che, in caso di mancato pagamento, giustifica la prededucibilità dei crediti derivanti dalle prestazioni stesse, anche se sorti prima dell'inizio della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 02 Aprile 2015.


Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria fallimentare nei confronti del gestore di linee aeroportuali - Ammissibilità.
Il vettore non è obbligato a corrispondere al gestore i diritti e le tasse aeroportuali, in quanto, in caso di necessità e urgenza, qualora dalla violazione degli obblighi posti a carico del vettore derivino violazioni operative critiche e possibile compromissione del regolare svolgimento di attività operative, il gestore dei servizi aeroportuali può autonomamente applicare, salva successiva ratifica da parte dell'ENAC, le misure della interruzione di una specifica attività sino alla ripresa con correnti modalità o la sospensione di eventuali abilitazioni di esercizio o di accesso previste dal regolamento di scalo e dal manuale dell'aeroporto. In base a tali considerazioni, si deve ritenere esperibile l'azione revocatoria fallimentare ex articolo 67, comma 2, L.F. del vettore nei confronti del gestore dei servizi aeroportuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano, 01 Aprile 2015.


Revocatoria fallimentare - Esenzioni - Interpretazione analogica - Esclusione - Fattispecie in tema di prestazioni professionali del legale della società in stato di insolvenza.
Le esenzioni dall'azione revocatoria di cui all'articolo 67, comma 3,  L.F., in quanto eccezioni, sono di stretta interpretazione e non ne è consentita l'applicazione analogica. Tra le eccezioni in esame non rientrano le prestazioni professionali del legale svolte a favore della società decotta al fine di permetterle di superare tale stato di decozione attraverso l'esito vittorioso di una causa che comporti l'incasso di un cospicuo risarcimento dei danni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 21 Marzo 2015.


Fallimento – Insinuazione al passivo – Giudicato endofallimentare – Pegno regolare – Revocabilità.
Ai fini della revocatoria fallimentare, si versa in ipotesi di pegno regolare laddove l’oggetto del vincolo sia sufficientemente specificato e laddove il potere di disposizione della Banca su titolo vincolato a pegno (ad esempio il potere di vendita dei titoli in caso di inadempimento delle obbligazioni garantite) si configuri piuttosto come una mera modalità attraverso la quale può trovare attuazione coattiva la tutela del creditore pignoratizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 05 Marzo 2015.


Trust - Costituzione di vincolo di vincolo su determinati beni immobili - Revocabilità ex articolo 2901 c.c..
L'atto col quale viene costituito un trust nel quale vengono conferiti i beni immobili è revocabile, ricorrendone i presupposti, ai sensi dell'articolo 2901 c.c. essendo lo stesso un atto titolo gratuito con effetto segregativo al pari di quello ottenibile con il fondo patrimoniale o il conferimento di determinati fondi ad un intermediario finanziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 18 Febbraio 2015.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare avente ad oggetto azienda contenente marchio ed insegna – Provvedimenti cautelari – Competenza della Sezione Specializzata in Materia di Impresa.
Nel caso di azione cautelare avente ad oggetto la richiesta di sequestro giudiziario di un ramo aziendale costituito da beni mobili, marchio registrato ed insegna la competenza è demandata alla Sezione Specializzata in Materia di Impresa e non al tribunale fallimentare competente ex art. 24 L.F.. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 11 Febbraio 2015.


Fallimento – Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Divieto in appello di eccezioni nuove e di deduzione di nuove circostanze – Deduzioni attinenti al "massimo scoperto", alle operazioni bilanciate ed ai saldi attivi – Ammissibilità – Prova della natura solutoria dei versamenti – Onere della prova a carico del curatore.
In tema di revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario, non costituisce ampliamento del thema decidendum e del thema probandum (inammissibili nel giudizio d’appello) le deduzioni attinenti al "massimo scoperto", alle operazioni bilanciate ed ai saldi attivi e cioè deduzioni che nel primo caso ineriscono soltanto ad una questione di diritto circa l'interpretazione da dare all’art. 67 legge fall., (nel testo anteriore alla riforma) e negli altri casi ad elementi quali la scopertura o meno del conto e la destinazione o meno dei versamenti alla creazione di provvista per contestuali operazioni passive; tali elementi non sono, infatti, estranei alla prova della natura solutoria dei versamenti che grava sul fallimento e che implica la produzione degli estratti del conto corrente, dai quali gli elementi in questione emergono il più delle volte senza necessità di ulteriori accertamenti.
(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2015, n. 2536.


Trust - Nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento - Esclusione - Azione revocatoria - Esperibilità - Oggetto dell'impugnazione - Atto di conferimento.
Il conferimento di beni in trust, pur non integrando un'ipotesi di nullità per violazione dei principi inderogabili dell'ordinamento, può tuttavia integrare i presupposti per l'esercizio dell'azione revocatoria, con la precisazione che oggetto dell'impugnazione non sarà l'atto istitutivo del trust, mancante di effetti dispositivi, bensì il conseguente atto di disposizione con il quale i beni sono stati trasferiti al fiduciario trustee o, nell'ipotesi di trust autodichiarato, posti sotto il controllo dello stesso, oppure segregati nel patrimonio del disponente nell'interesse di un beneficiario o per un fine specifico, così come prevede l'articolo 2, comma 2, della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Revocatoria fallimentare – Esenzione per i pagamenti nei termini d’uso ex art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. – Prassi di pagamento non conforme ai termini pattizi o legali – Esclusione.
Il rispetto dei termini contrattuali o legali e l’uso di mezzi ordinari di pagamento consentono l’operatività della causa di esenzione dalla revocatoria ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall., in quanto permette di conciliare l’esigenza di continuità dell’impresa debitrice con il rispetto della par condicio.

La prassi di posticipare i pagamenti rispetto ai termini pattizi e legali, secondo termini non compiutamente definiti e variamente oscillanti, legati alla discrezionalità del debitore, confligge con i connotati generali della condotta tipica ipotizzata dal legislatore ai fini dell’esenzione da revocatoria ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall..

In presenza di espressi termini pattizi, una prassi posticipatoria dei pagamenti non può essere considerata uso contrattuale o deroga pattizia ai termini di adempimento, rimanendo confinata nella sfera di mera tolleranza dei creditori, e quindi non consente di avvalersi della causa di esenzione da revocatoria per pagamenti nei termini d’uso.

Non può configurarsi il regolamento in termini d’uso in caso di pagamento con mezzi anormali, non ordinari e non fisiologici rispetto a quelli di consueto adoperati (nel caso in esame, è stata ravvisata la anormalità nella percezione di assegni postdatati o nella richiesta da parte del creditore, difforme rispetto alle precedenti condizioni di pagamento, di assegni circolari o bonifici). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 03 Febbraio 2015.


Revocatoria fallimentare – Cessione di crediti “pro solvendo” – Accertamento della funzione solutoria – Mezzo anormale di pagamento – Sussistenza – Revocabilità ex art 67 primo comma n.2) l. fall..
E’ revocabile ex art. 67 primo comma n. 2 l. fall., la cessione di credito perfezionata in funzione solutoria, anche nell’ambito di rapporto bancario di anticipazioni s.b.f., quando non sia prevista al momento del sorgere dell’obbligazione ed in tutti i casi in cui si rileva che essa, ancorchè “pro solvendo”, sia diretta all’estinzione di una obbligazione del cedente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24 Gennaio 2015.


Revocatoria fallimentare – Rimesse bancarie – Conto scoperto conto passivo differenza irrilevanza – Onere prova riparto – Rientro consistente e durevole – Nozione – Criterio differenziale art 70 applicabilità periodo precedente – Interpretazione .
Alle revocatorie instaurate a seguito di fallimento dichiarato in epoca successiva alla data del 17 marzo 2005 e prima della data del 1° gennaio 2008 si applica la previsione di cui all’art 70 L. Fall. nella formulazione del DLGS n 169 del 2007 che ha natura interpretativa. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Con riguardo alle revocatorie di rimesse bancarie instaurate secondo la nuova formulazione dell’art 67, comma 3, L. Fall. non opera più la distinzione tra conto scoperto e conto passivo e tra funzione ripristinatoria e solutoria dato che l’unico criterio è costituito dal rientro finalizzato a ridurre l’esposizione debitoria nei confronti della banca. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

A carico della Curatela sussiste l’onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza della fallita da parte della banca nonché, sotto il profilo oggettivo, di provare la consistenza e durevolezza della riduzione, mentre è onere della banca eccepire tempestivamente il limite differenziale previsto dall’art 70 L.Fall.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La nozione di consistenza e durevolezza della riduzione esprime un concetto economico dinamico sia quantitativo che temporale la verifica del quale può essere fatta all’esito di un esame complessivo di tutti gli accrediti e degli addebiti, tenendo conto dell’importo medio delle rimesse dato dalla somma delle stesse divisa per il loro numero, rapportate all’importo medio del saldo  debitore computato all’inizio e a fine del periodo di riferimento; la percentuale che ne emerge individua un criterio di valutazione della consistenza delle rimesse medesime che, rapportata alla loro durata può fornire elementi di valutazione sulla rilevanza delle stesse. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il riferimento al cosiddetto limite differenziale di cui all’art 70 L.Fall. opera solo una volta accertata la sussistenza di rimesse consistenti e durevoli e non integra un criterio sostitutivo di tale indagine imprescindibile. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 23 Dicembre 2014.


Domanda di revocatoria fallimentare – Reiezione – Articolo 13 del Regolamento (CE) n° 1346/2000.
Non è soggetto ad azione revocatoria fallimentare dinanzi ad un tribunale italiano il convenuto, residente in altro Paese comunitario, beneficiato di un atto pregiudizievole per la massa dei creditori allorquando questi provi che tale atto è soggetto alla propria legge e che tale legge non consente, nella fattispecie, di impugnarlo con alcun mezzo. (Mario Riccomagno) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 11 Dicembre 2014.


Azione revocatoria fallimentare - Pagamenti - Diritto controverso - Inefficacia dell'atto - Diritto di credito - Subentro del cessionario nel diritto controverso ex articolo 111 c.p.c. - Esclusione.
Nell'azione revocatoria fallimentare che abbia ad oggetto un pagamento, il diritto controverso va identificato con la inefficacia dell'atto e non con il diritto di credito che venga eventualmente fatto oggetto di cessione, con la conseguenza che il cessionario non può subentrare nel diritto controverso ai sensi dell'articolo 111 c.p.c.. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2014, n. 25660.


Concordato preventivo - Fallimento - Consecuzione tra le procedure - Collegamento causale - Retrodatazione degli effetti dell’insolvenza.
Qualora, a seguito di una verifica a posteriori, venga accertato che lo stato di crisi in base al quale la società debitrice ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo era in realtà uno stato di insolvenza, la efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento intervenuta a seguito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, deve essere retrodatata alla data di presentazione di tale prima domanda, atteso che la ritenuta definitività̀ anche della insolvenza che è alla base della procedura minore, come comprovata ex post dalla sopravvenienza del fallimento, porta ad escludere la possibilità di ammettere, l'autonomia delle due procedure (così Cass. 6.8.2010 n. 18437);  la ratio della retrodatazione non ha infatti come presupposto la continuità temporale fra le procedure, bensì la continuità causale, di modo che, in presenza di un rilevante intervallo temporale fra le due procedure, ai fini della retrodatazione del periodo sospetto alla data di pubblicazione della domanda di concordato sarà necessario verificare se il fallimento sia stato dichiarato in base all'accertamento dell'evoluzione negativa di quel medesimo stato di insolvenza che aveva portato al deposito del primo ricorso; nel caso di specie, malgrado sia trascorso un rilevante lasso temporale fra la revoca dell’apertura del primo concordato e la dichiarazione di fallimento, la società ha cessato la propria attività sin dalla prima procedura concorsuale, potendosi cosi ritenere che tra la procedura concorsuale minore e il fallimento non sia intercorsa una soluzione di continuità, in quanto quest'ultimo ha costituito lo sviluppo logico dell'unica e comune insolvenza che ha dato causa alla prima procedura; il credito chirografario relativo agli interessi maturati sul debito bancario deve pertanto essere cristallizzato alla data di deposito della prima domanda di concordato. (Fattispecie relativa ad una prima domanda di concordato "in bianco” cui ha fatto seguito la revoca dell’ammissione e, a distanza di quattro mesi, la presentazione di una seconda domanda di concordato completa poi sfociata in fallimento per mancato raggiungimento delle maggioranze di legge). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 22 Ottobre 2014.


Fallimento - Azione revocatoria - Consecuzione delle procedure di concordato e di fallimento dei soci illimitatamente responsabili.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l..fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale posto in essere dal socio decorre dal decreto di ammissione della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, atteso che il carattere meramente consequenziale e dipendente del fallimento del socio rispetto a quello della società comporta che, ai fini della dichiarazione di fallimento, abbia rilevanza unicamente lo stato d'insolvenza della società, indipendentemente dalla sussistenza o meno dello stato d’insolvenza personale del socio, dovendosi escludere un vulnus all'affidamento dei terzi, cui sono noti sin dalla data di apertura della prima procedura i soggetti potenzialmente sottoposti al fallimento in esito alla stessa (cfr. Cass. 17.2.2012 n.2335); il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non trova invece applicazione unicamente con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l’efficacia del concordato preventivo della società nei confronti di soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali (Cass. 26.3.2010 n. 7273)".
(Fattispecie in cui il Giudice accoglie l’eccezione di revocatoria fallimentare sollevata dal curatore con riferimento alla ipoteca iscritta dal creditore sui beni personali del socio illimitatamente responsabile quale fideiussore, nei sei mesi precedenti la data di pubblicazione nel registro delle imprese della prima domanda di concordato). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 22 Ottobre 2014.


Revocatoria fallimentare - Scientia decoctionis - Prova (art. 67 l. fall.).
In materia di revocatoria fallimentare, se la conoscenza da parte del terzo contraente dello stato d'insolvenza dell'imprenditore deve essere effettiva e non meramente potenziale, assumendo rilievo la concreta situazione psicologica della parte nel momento dell’atto impugnato e non pure la semplice conoscibilità oggettiva ed astratta delle condizioni economiche della controparte, tuttavia, poichè la legge non pone limiti in ordine ai mezzi a cui può essere affidato l'assolvimento dell'onere della prova da parte del curatore, gli elementi nei quali si traduce la conoscibilità possono costituire elementi indiziari da cui legittimamente desumere la "scientia decotionis"; grava sul curatore l’onere di dimostrare la effettiva conoscenza, da parte del creditore ricevente, dello stato di insolvenza del debitore va inteso nel senso che la certezza logica di tale stato soggettivo (vertendosi in tema di prova indiziaria e non diretta) può legittimamente dirsi acquisita non quando sia provata la conoscenza effettiva, da parte di quello specifico creditore, dello stato di decozione dell’impresa (prova inesigibile perché diretta), né quando tale conoscenza possa ravvisarsi con riferimento ad una figura di contraente astratto (prova inutilizzabile perché correlata ad un parametro, del tutto teorico, di creditore avveduto), bensì quando la probabilità della scientia decoctionis trovi il suo fondamento nei presupposti e nelle condizioni (economiche, sociali, organizzative, topografiche, culturali) nelle quali si sia concretamente trovato ad operare, nella specie, il creditore del fallito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 27 Settembre 2014.


Fallimento - Revocatoria - Mutuo fondiario finalizzato all'estinzione di preesistente esposizione chirografaria - Mezzo anormale di pagamento - Revocabilità.
L'operazione con la quale la somma mutuata viene destinata a estinguere un debito preesistente nei confronti dello stesso istituto mutuante, il quale acquisisce perciò una garanzia ipotecaria prima inesistente, trasformando un credito chirografario in privilegiato senza che il mutuatario acquisisca la disponibilità della somma, costituisce un procedimento indiretto anormalmente solutorio, costituito da un lato dal contratto di mutuo e dall'altro dall'utilizzazione della somma accreditata. Detta operazione, mirando a perseguire uno scopo estraneo rispetto alle finalità tipiche sottese ai negozi posti in essere, integra e da luogo a un pagamento anormale revocabile ex art. 67, comma 1 n. 2 L.F.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 24 Settembre 2014.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Facoltà del curatore di sollevare per la prima volta eccezioni in senso stretto - Sussistenza.
In sede di opposizione allo stato passivo, il curatore può sollevare eccezioni in senso stretto (come quella di revocatoria) non sollevate in sede di verifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 19 Settembre 2014.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Concordato preventivo - Credito del professionista per attività di assistenza, consulenza e redazione della proposta - Credito sorto in funzione della procedura concorsuale - Prededuzione ex art. 111, secondo comma, legge fall. - Configurabilità - Fondamento.
Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza, consulenza ed eventualmente redazione della proposta di concordato preventivo rientra "de plano" tra i crediti sorti "in funzione della procedura concorsuale", e, come tale, va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento ai sensi dell'art. 111, secondo comma, legge fall., fondandosi tale interpretazione: a) sull'esclusione dall'azione revocatoria del pagamento del compenso del professionista ex art. 67, terzo comma, lett. g), legge fall.; b) sull'abrogazione dell'art. 182 quater, quarto comma, legge fall. ad opera del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che riconosceva la prededuzione (ove prevista espressamente nel decreto di ammissione al concordato preventivo) al solo credito del professionista attestatore; c) sull'interpretazione autentica dell'art. 111, secondo comma, legge fall. fornita dall'art. 11, comma 3 quater, d.l. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, che ha esteso la prededuzione anche ai crediti sorti in occasione ed in funzione delle procedure di concordato preventivo cosiddetto con riserva (art. 161, sesto comma, legge fall.), così confermando implicitamente il già vigente regime prededucibile dei medesimi crediti nel concordato preventivo ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Settembre 2014, n. 19013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Azione revocatoria fallimentare - Giudizio pendente - Decreto di chiusura del fallimento - Conseguenze - Cessazione della materia del contendere - Fondamento.
La pendenza della procedura concorsuale si configura come condizione di proseguibilità dell'azione revocatoria fallimentare, in quanto la declaratoria di inefficacia relativa dell'atto impugnato, cui essa è preordinata, ha come termini soggettivi, da un lato, le parti dell'atto, e, dall'altro, i creditori concorsuali costituiti in massa, sicchè, ove la procedura si chiuda senza necessità di liquidare il bene oggetto dell'atto di disposizione, viene meno l'interesse ad ottenere la declaratoria, con la conseguente cessazione della materia del contendere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2014, n. 17709.


Revocatoria fallimentare - Riforma della legge fallimentare - Distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie - Rilevanza - Esposizione debitoria - Interpretazione.
La distinzione tra rimesse di natura solutoria e rimesse di natura ripristinatoria, elaborata dalla giurisprudenza ai fini della individuazione dei pagamenti revocabili ex articolo 67 L.F., conserva la sua validità e rilevanza anche dopo la riforma della legge fallimentare introdotta dal decreto legge 14 marzo 2005, n. 35 e dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5. L'espressione "esposizione debitoria" contenuta nel terzo comma dell'articolo 67 citato, deve, infatti, intendersi riferita ai soli debiti liquidi ed esigibili, requisito, questo, che non ricorre nell'ipotesi in cui i versamenti siano stati effettuati entro i limiti dell'affidamento concesso dalla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 05 Agosto 2014.


Revocatoria fallimentare - Esenzione per i pagamenti nei termini d'uso - Interpretazione - Tempistica coerente con il regolamento negoziale o usuale tra le parti - Pagamento nei termini indicati in fattura - Pagamenti intervenuti in data anteriore - Pagamenti avvenuti in ritardo divenuto consuetudine tra le parti.
Deve intendersi effettuato "nei termini d'uso" quel pagamento eseguito nell'esercizio dell'attività di impresa (indipendentemente dal fatto che si tratti di pagamento di beni o servizi indispensabili all'attività) che non solo sia avvenuto con mezzi normali (ossia con denaro contante, bonifico, assegno o strumenti parimenti ordinari) ma anche con la tempistica coerente con il regolamento negoziale ovvero, in via subordinata, usualmente in essere tra le parti e, dunque, anch'essa caratterizzata da profili di normalità.

Il pagamento nei termini d'uso è certamente quello che interviene, fatta salva l'ipotesi di uno specifico diverso regolamento negoziale, in un arco temporale compreso tra la prestazione del servizio o la consegna del bene e la scadenza del termine che è prassi indicare in fattura per il pagamento. Dalla data di esecuzione della prestazione o di consegna del bene alla data di scadenza del termine indicati in fattura il pagamento è in ogni momento dovuto (ai sensi dell'articolo 1183 c.c., posto che se non è determinato il tempo dell'adempimento il creditore può esigerlo immediatamente) e dunque in qualsiasi momento dovesse sopraggiungere interverrebbe in un arco temporale indubbiamente caratterizzato, in diritto, da profili di normalità, perché normale è il pagamento che interviene dopo l'esecuzione della prestazione ed entro il termine indicato in fattura dal creditore; lo stesso può dirsi per i pagamenti che dovessero intervenire in un tempo successivo, ma assai prossimo, alla scadenza indicata. Anomali, al contrario dovrebbero ritenersi i pagamenti che avvengono in data anteriore alla prestazione del servizio (o alla consegna del bene) ovvero con significativo ritardo rispetto alla data di scadenza indicata in fattura, purché non si tratti di significativo ritardo costante, ossia di ritardo divenuto a sua volta tra le parti una vera e propria consuetudine. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 29 Luglio 2014.


Fallimento - Azione revocatoria - Conoscenza dello stato d'insolvenza - Gruppo di società e conoscenza dello stato d'insolvenza delle società del gruppo - Elemento indiziario idoneo a formare la consapevolezza dello stato di decozione della società che ha compiuto l'atto.
In tema di gruppo di società, la distinta personalità giuridica e l'autonomia patrimoniale di cui restano dotate le società appartenenti al medesimo gruppo, nonostante il vincolo derivante dal rapporto di collegamento o di controllo, se da un lato comporta che l'accertamento dello stato di insolvenza necessario per sottoporre ciascuna di esse ad amministrazione straordinaria debba essere effettuato con l'esclusivo riferimento alla situazione economica di ogni singola società, dall'altro lato non esclude, ai fini della revocatoria dei pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti in favore di un terzo estraneo al gruppo, la possibilità che la conoscenza dello stato di insolvenza della società del gruppo, o di una loro consistente parte, possa contribuire, in concorso con altri elementi indiziari, a formare nel terzo la consapevolezza dello stato di decozione della società che ha compiuto l'atto della cui revocabilità si tratta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2014.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Legge n. 95 del 1979 - Azione revocatoria - Esercizio nella procedura di amministrazione straordinaria - Aiuto di Stato vietato dall'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Esercizio dell'azione prima o durante la liquidazione dei beni aziendali - Rilevanza ai fini dell'individuazione dell'aiuto di Stato - Esclusione.
L'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare nell'ambito dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, come regolata dalla legge 3 aprile 1979, n. 95 (di conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 30 gennaio 1979, n. 26) non integra un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 87 (ora 92) del Trattato CE, trattandosi di procedimento attivabile ordinariamente nel corso della procedura falimentare, senza che rilevi la distinzione tra fase conservativa e fase liquidatoria, onde ricavarne che l'azione revocatoria non comporta aiuti alle imprese sotto il profilo di un finanziamento forzoso unicamente se esercitata nella seconda fase, atteso che l'azione revocatoria, anche quando esercitata durante la fase conservativa, è diretta a produrre risorse da destinare alla espropriazione forzata a fini satisfattori, di tutela degli interessi dei creditori. Né rileva che il bene recuperato con l'azione revocatoria non sia destinato immediatamente alla liquidazione ed al riparto tra i creditori, poiché è sufficiente che esso concorra con gli altri beni a determinare il patrimonio ripartibile al termine del tentativo di risanamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Amministrazione straordinaria ex l. n. 95 del 1979 - Azione revocatoria fallimentare - Termine di prescrizione - Decorrenza - Dal decreto di apertura della procedura e di nomina del commissario - Fondamento.
In tema di amministrazione straordinaria ai sensi della legge 3 aprile 1979, n. 95, l'azione revocatoria fallimentare è esperibile solo dalla data del decreto che dispone l'apertura della procedura e la nomina del commissario, essendo quest'ultimo l'unico soggetto legittimato all'esercizio della suddetta azione, con la conseguenza che il relativo termine di prescrizione non decorre dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, bensì solo dalla data del decreto di nomina del commissario governativo, ossia dal momento in cui, a norma dell'art. 2935 cod. civ., il diritto può essere fatto valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014.


Azione revocatoria ordinaria e fallimentare - Sequestro giudiziario avente ad oggetto il bene oggetto dell’atto revocato - Ammissibilità.
E’ ammissibile il rimedio cautelare del sequestro giudiziario del bene oggetto dell’atto revocato, con riferimento all’azione revocatoria ordinaria e fallimentare, ancorchè all’azione revocatoria siano estranei effetti restitutori di detto bene, risolvendosi essa nella mera dichiarazione di inefficacia relativa dell’atto medesimo, che consente al creditore di sottoporre ad esecuzione forzata il bene, pur restando questo in proprietà del terzo beneficiario dell’atto revocato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Luglio 2014.


Azione revocatoria ordinaria e fallimentare - Affitto d’azienda in favore del “subacquirente” - Sequestro conservativo ex art. 2905 secondo comma c.c. avente ad oggetto i canoni di affitto - Inammissibilità  .
Non è possibile disporre il sequestro conservativo ex art. 2905 secondo comma c.c. sui canoni d’affitto di azienda versati dal “subacquirente” in relazione a contratto stipulato dall’avente causa dal fallito, poiché essi non rappresentano ciò che è uscito dal patrimonio di quest’ultimo, nè spettano al curatore fallimentare; soprattutto i canoni non sono un bene giuridico in senso stretto, rappresentando piuttosto la misura di un diritto di credito accessorio a quello relativo al valore della cosa oggetto della revocatoria. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Luglio 2014.


Azione revocatoria fallimentare - Revocatoria di contratto di locazione stipulato anteriormente al fallimento - Vendita forzata dell'immobile locato - Intervento dell'aggiudicatario - Inammissibilità - Fondamento - Interesse del curatore alla prosecuzione del giudizio - Sussistenza - Ragioni.
Il trasferimento dell'immobile oggetto di contratto di locazione stipulato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, e per la cui revoca il curatore abbia agito nei confronti del conduttore, non determina una successione ex art. 111 cod. proc. civ. dell'aggiudicatario, atteso che con la vendita forzata dell'immobile si trasferisce la locazione (nei limiti di opponibilità previsti dall'art. 2923 cod. civ.), ma non anche il diritto di farne dichiarare l'inefficacia. Ne consegue l'inammissibilità dell'intervento dell'aggiudicatario nel giudizio promosso dal curatore ex art. 67 legge fall., dovendosi ritenere che l'interesse di quest'ultimo a proseguire il giudizio non venga meno poiché la pronuncia di inefficacia (i cui effetti retroagiscono al momento della proposizione della domanda giudiziale, rendendo inopponibile alla massa il contratto di locazione ed il canone pattuito) costituisce il presupposto perché la curatela possa pretendere il riconoscimento, a titolo di danni, del pagamento di una somma idonea a compensare il fallimento del mancato godimento del bene, senza alcuna necessaria correlazione con il canone pattuito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2014, n. 16652.


Revocatoria fallimentare - Consecuzione delle procedure di concordato preventivo e fallimento - Retrodatazione del periodo sospetto alla apertura del concordato - Principio di consecuzione delle procedure concorsuali - Accertamento con valenza giudicato dello stato di insolvenza - Presunzione dell’esistenza ab origine dello stato di insolvenza.
In tema di revocatoria fallimentare, la retrodatazione del periodo sospetto al momento di apertura della procedura di concordato preventivo (nei casi in cui non sia ratione temporis applicabile la novella dell’art. 69 bis L.F.) può ritenersi collegata al concetto di consecuzione delle procedure concorsuali, le quali rappresentano più fasi di un procedimento unitario. A tal fine, la sentenza di fallimento può contenere un accertamento, con valenza di giudicato nel successivo giudizio revocatorio, del fatto che il debitore si trovasse in stato di insolvenza al momento della pronuncia del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo e, in assenza di tale accertamento, qualora al concordato preventivo segua il fallimento, è possibile legittimamente presumere che il debitore si trovasse ab origine in stato di insolvenza, comprovato ex post dalla sopravvivenza del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17 Luglio 2014.


Revocatoria fallimentare - Scientia decoctionis - Prova - Valore confessorio delle dichiarazioni rese dal debitore.
Quando le procedure esecutive sono state promosse dal medesimo creditore convenuto, si è in presenza di univoci e gravi elementi presuntivi che anche da soli appaiono sufficienti a integrare la scientia decoctionis. Tra questi rientrano quelli costituti da un panorama istruttorio caratterizzato da ulteriori elementi: quando cioè il tenore della corrispondenza, che atttesta la precisa confessione della società debitrice alla creditrice, rivela di non poterne soddisfare le spettanze, ipotizzando un pagamento concordato solo in misura ridotta “a saldo e stralcio”, formulando, invece, l’esplicita richiesta di non procedere nel tentativo di esecuzione forzata, viceversa proseguita. (Isabella Grassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 11 Luglio 2014.


Revocatoria fallimentare - Scientia decoctionis - Prova - dichiarazioni del debitore al creditore ante richiesta del decreto provvisoriamente esecutivo - Pagamento del terzo pignorato nel periodo sospetto.
Quando le procedure esecutive sono state promosse dal medesimo creditore convenuto, si è in presenza di univoci e gravi elementi presuntivi che anche da soli appaiono sufficienti a integrare la scientia decoctionis. Tra questi rientrano quelli costituti da un panorama istruttorio caratterizzato da ulteriori elementi: quando cioè il tenore della corrispondenza, che attesta la precisa confessione della società debitrice alla creditrice, rivela di non poterne soddisfare le spettanze, ipotizzando un pagamento concordato solo in misura ridotta “a saldo e stralcio”, formulando, invece, l’esplicita richiesta di non procedere nel tentativo di esecuzione forzata, viceversa proseguita.

Allo scopo di far emergere la scientia decoctionis valgono le espressioni impiegate dalla medesima creditrice, nella sua richiesta di un decreto ingiuntivo dichiarato provvisoriamente esecutivo, ottenuto grazie alla circostanza addotta dalla creditrice che la debitrice non era in grado di adempiere alle proprie obbligazioni. Nel caso de quo vi si lamentavano i pregressi ritardi e la necessità di intimare reiterati solleciti, ormai da tempo rimasti senza successo e senza concrete prospettive di pagamento.

Da parte di chi si trovi a beneficiare dell’atto solutorio contestato, poiché l’art 67, 2 comma non prevede un consilium fraudis, ma richiede semplicemente che in quel momento il soggetto “fosse a conoscenza” dell’insolvenza del debitore poi fallito, nel caso de quo (pagamento da parte del terzo pignorato a poco più di tre mesi prima della pronuncia di fallimento della debitrice, in presenza di plurime situazioni di criticità conclamata, analiticamente riportate e documentate ai fini di una corretta ratio decidendi), si realizza un esempio tipico di conoscenza “diretta” dell’altrui insolvenza in quanto il creditore ha dovuto addirittura giungere all’esecuzione forzata nei confronti del debitore onde soddisfare i propri diritti. (Isabella Grassi) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 11 Luglio 2014.


Revocatoria fallimentare di atti a titolo oneroso i cui effetti siano cessati prima della proposizione della domanda – Infondatezza della domanda per carenza di interesse.
Deve ritenersi infondata, per carenza di interesse dell’attore, l’azione revocatoria avente ad oggetto un contratto i cui effetti siano cessati prima della proposizione della domanda, come anche prima della decisione. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Luglio 2014.


Revocatoria fallimentare - Esenzione di cui all'articolo 67, comma 3, n. 2 L.F. - Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. - Ratio - Versamenti effettuati su un conto che consenta l'effettivo riutilizzo del denaro - Necessità.
Le disposizioni di cui agli articoli 67, comma 3, n. 2 e 70 della legge fallimentare sono state volute per quei rapporti nei quali il correntista debitore che abbia effettuato un pagamento possa riutilizzare il denaro esistente sul conto. Dette norme mirano, infatti, ad evitare che i versamenti funzionali o seguiti da nuovi impieghi da parte del correntista possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo in tal modo la banca al rischio di dover restituire più di quanto la stessa abbia potuto effettivamente beneficiare. L'esenzione e la limitazione di cui alle norme sopra citate possono, pertanto, operare solo in presenza di un rapporto continuativo, il quale sia in concreto caratterizzato dal meccanismo sopra descritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Giugno 2014.


Azione revocatoria fallimentare di pagamenti e giudicato endofallimentare sulla domanda di ammissione al passivo presentata dal convenuto - Possibile conflitto di giudicati - Insussistenza

Azione revocatoria di pagamenti - Esenzione di cui all’art. 67, comma 3 lett. a) L.F. - Pagamento eseguito in favore di società in liquidazione - Insussistenza
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Nel caso in cui il convenuto in revocatoria eccepisca l’improcedibilità dell’azione per la sussistenza del giudicato endofallimentare in relazione alla domanda di ammissione al passivo, non può esservi alcun conflitto tra giudicati quando il credito ammesso al passivo concerna quella parte non ancora pagata del complessivo importo derivante dai rapporti commerciali tra le parti. (Raffaella Argenzio) (riproduzione riservata)

L’esenzione dalla revocatoria prevista dall'art. 67, comma 3 lett. a) L.F. concerne i soli pagamenti effettuati nell’esercizio dell’impresa nei termini d’uso, e dunque non vi rientrano i pagamenti effettuati nel corso della liquidazione della società. (Raffaella Argenzio) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 17 Maggio 2014.


Revocatoria fallimentare - Esenzioni di cui all’articolo 67, comma 3, L.F. - Eccezioni al principio generale della revocabilità di pagamenti di debiti liquidi ed esigibili di cui all’articolo 67, comma 2, L.F. - Rilevanza della distinzione tra rimesse ripristinatorie e solutorie anche dopo la riforma del 2005

Revocatoria fallimentare - Versamenti per anticipazioni in conto corrente - Atti di pagamento anormali - Esclusione

Revocatoria fallimentare - Versamenti per anticipazioni in conto corrente - Atti solutori anomali - Esclusione - Natura solutoria del pagamento della banca - Distinzione

Operazioni bancarie - Anticipo dietro presentazione di ricevuta bancaria, di fattura con cessione di credito o mandato all’incasso in rem propria con patto di compensazione - Mezzo di pagamento anormale - Esclusione - Rilevanza delle operazioni bancarie considerate nella loro globalità

Revocatoria fallimentare - Significato dell’aggettivo “durevole” - Stabilità nel tempo dell’effetto solutorio - Determinazione del periodo successivo mediante criterio relativo e non assoluto - Rilevanza della frequenza delle movimentazioni del conto

Revocatoria fallimentare - Significato dell’aggettivo “consistente” – idoneità dell’atto a ledere la par condicio creditorum - Utilizzo di parametri interni al rapporto di conto corrente - Ampio spettro di criteri utilizzabili dal giudice con inevitabile valutazione discrezionale - Rilevanza dell’entità massima dell’esposizione debitoria nel semestre antecedente, dell’entità media delle rimesse, dell’ammontare dell’esposizione debitoria
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Le fattispecie di esonero dall’azione revocatoria di cui all’articolo 67, comma 3, L.F. sono eccezioni al principio generale della revocabilità di pagamenti di debiti liquidi ed esigibili espresso dall’art. 67, comma 2, L.F. Pertanto, la distinzione tra rimesse ripristinatorie della provvista e rimesse solutorie, mantiene rilievo anche dopo la riforma del 2005 della disciplina delle azioni revocatorie, con la conseguenza che la natura solutoria della rimessa è e rimane un presupposto indispensabile per la sua potenziale revocabilità, ulteriormente condizionata dai requisiti della consistenza e durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’azione revocatoria fallimentare, i versamenti corrispondenti ad anticipazioni dietro presentazione di ricevute bancarie o fatture su conto affidato non possono essere di per sé considerati atti solutori anormali, in quanto l’accreditamento eseguito dalla banca sul conto corrente costituisce un ordinario atto di ripristino della provvista assicurata dall’affidamento, secondo una dinamica che risponde alla fisiologia dei rapporti tra la banca e il suo cliente commerciale, ma soprattutto secondo lo schema contrattuale in essere tra banca e cliente affidato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le anticipazioni effettuate dalla banca in conto corrente sono prestiti ad utilizzo ripetuto, in cui ad una pluralità di finanziamenti consegue una pluralità di estinzioni, così che gli accrediti possono essere considerati atti di natura solutoria soltanto ove vengano effettuati a copertura di precedenti anticipazioni rimaste insolute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’anticipo dietro presentazione di ricevuta bancaria o fattura, accompagnato dalla cessione del credito o da un mandato all’incasso in rem propriam con patto di compensazione, non può rappresentare un mezzo di pagamento anormale perché interviene quale atto esecutivo di un contratto tra le parti, banca e cliente. Sono, in realtà, le operazioni bancarie considerate nella loro globalità, comprensive quindi della contestuale cessione di credito, o dalla compensazione tra il credito della banca originato dall’anticipazione ed il debito della banca dipendente dall’incasso del credito per conto del cliente che possono essere considerati atti di pagamento anomali, ma non l’anticipazione che li precede, salvo che quest’ultima vada a coprire eventuali precedenti anticipi seguiti da insoluti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il significato dell’aggettivo “durevole”, contenuto nell’articolo 67, comma 3, L.F. deve essere individuato nel concetto di stabilità nel tempo dell’effetto solutorio e si risolve nel ritenere che soltanto il versamento (con effetto retroattivo consistente) che non venga compensato da successivi prelevamenti (non necessariamente di importo corrispondente, ma anche superiore, o inferiore ma non tali da ridurre il ripianamento al di sotto della individuata soglia di consistenza), abbia l’effetto di determinare la durevole riduzione dell’esposizione debitoria. Nella determinazione del periodo successivo rilevante ai detti fini, si deve far ricorso ad un criterio relativo e non assoluto, dipendente dalla valutazione della frequenza delle movimentazioni del conto, per cui è innegabile che lo stesso periodo possa avere una rilevanza diversa se riferito ad un conto caratterizzato da un’intensa movimentazione o piuttosto ad un conto con movimentazioni occasionali. Ne deriva che qualche giorno di stabilità sarà sufficiente solo in presenza di un conto con rimesse e prelevamenti infra giornalieri, non nell’ipotesi in cui il conto sia caratterizzato da movimentazioni più rarefatte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per stabilire quale sia la soglia oltre la quale la restituzione alla banca possa dirsi consistente, deve escludersi che sia possibile riferirsi ad un criterio quantitativo assoluto, che prescinda cioè dagli elementi caratterizzanti la fattispecie concreta. La premessa pare difficilmente contestabile, rispondendo ad una regola interpretativa imperniata sul buon senso e sulla considerazione, in apparenza convincente, secondo cui la revocabilità in concreto di un atto potenzialmente pregiudizievole per la massa dei creditori va necessariamente fatta dipendere dalla sua idoneità a ledere la par condicio in misura apprezzabile e non trascurabile. Tuttavia, se l’intento del legislatore fosse davvero soltanto quello di escludere dall’ambito di applicazione della norma di cui all’art. 67, comma 2 l. fall. quelle operazioni che non siano idonee, da un lato a depauperare il patrimonio del fallito in maniera significativa, dall’altro a compromettere in misura altrettanto significativa il diritto dei creditori concorsuali ad un soddisfacimento imparziale, la revocabilità potrebbe essere esclusa anche in presenza di rimesse per importi rilevanti, in ragione dell’entità complessiva del dissesto, ove quest’ultima sia tale da ridurre l’impatto pregiudizievole della rimessa sulla singola posizione creditoria concorsuale. In altri termini, l’entità del dissesto finirebbe per condizionare, dall’esterno, la revocabilità della rimessa, il che non pare accettabile, pur considerando l’indubbia indeterminatezza del criterio normativo. Più corretto deve quindi ritenersi che il legislatore abbia voluto tutelare la banca rispetto ad obblighi restitutori eccessivi, ed abbia espresso tale esigenza di contenimento sia con la previsione della necessaria consistenza (e durevolezza) della rimessa, sia con la norma di chiusura di cui all’art. 70, comma terzo L.F., che limita l’obbligo restitutorio alla differenza tra la massima esposizione debitoria nel semestre sospetto e quella cristallizzata al momento di apertura del concorso dei creditori del correntista. Per escludere la revocabilità della rimessa è pertanto necessario riferirsi esclusivamente a parametri interni al rapporto (di conto corrente) in essere tra banca e correntista poi dichiarato fallito. Ne consegue un inevitabile ampio spettro di criteri utilizzabili dal giudice, la cui discrezionalità si rivela inevitabilmente ampia. Tali parametri possono essere integrati dall’entità massima dell’esposizione debitoria del conto corrente nel semestre antecedente al fallimento, dall’entità media delle rimesse (ed eventualmente anche dei prelevamenti) sul conto, nel periodo sospetto o nel periodo immediatamente antecedente al semestre, dall’ammontare dell’esposizione debitoria nel momento in cui la rimessa della cui consistenza si tratta è stata effettuata, infine dall’importo massimo di cui possa essere chiesta la restituzione, così come individuato applicando il principio di cui all’art. 70, ultimo comma L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 28 Aprile 2014.


Fallimento - Azioni revocatorie - Termine decadenziale triennale di cui all'articolo 69 bis - Rapporto tra i termini di tre e cinque anni previsti dalla norma..
Il curatore decade dall'azione revocatoria, sia essa ordinaria ex articolo 66 L.F., sia essa fallimentare ex artt. 67, 69 e 69 bis, secondo comma, L.F., sempre che, con riferimento alla azione revocatoria fallimentare (per la quale non vale il riferimento al termine di prescrizione previsto dagli articoli 66 L.F. e 2903 c.c.), non sia già decorso il termine di cinque anni dalla data dell'atto da revocare, perché altrimenti sarà questo termine che segnerà la decadenza dall'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27 Marzo 2014.


Concordato preventivo – Fallimento – Consecuzione – Crediti dei professionisti che hanno svolto attività professionale “in funzione” – Utilità – Strumentalità – Crediti sorti prima della procedura di Concordato..
L’art. 111, secondo comma, l. fall. interpretato alla luce del disposto dell’art. 67, lett. g) l. fall. consente di affermare che il credito sorto “in funzione” di una procedura concorsuale è senza dubbio anche quello sorto “per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali”, non rilevando la natura del credito stesso, per essere sorto in periodo anteriore al fallimento. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

L’accesso alla procedura di concordato preventivo garantisce di per sé un vantaggio per i creditori riferibile alla consecutio tra procedure, posto che, quantomeno, si otterrà l’effetto di cristallizzazione della massa (art. 55 l. fall.) e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell’esperimento della azione revocatoria fallimentare. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

L’art. 182 quater implicitamente conferma che possono essere ritenuti prededucibili anche crediti sorti prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo, atteso che l’espressione “in funzione”, richiamando il concetto di “servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali, consente di intendere l’enunciato “strumentale a” come sinonimo di “funzionale”. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

La consecuzione tra procedure non è esclusa dalla circostanza che tra procedura “minore” e procedura principale sia intercorsa una soluzione di continuità, atteso che la continuità tra procedure non si risolve in un mero dato temporale, configurandosi, per converso, come fattispecie di consecuzione (più che di successione) tra le medesime. Il fallimento è, dunque, il logico corollario della condizione di dissesto che ha dato causa alla precedente procedura concorsuale. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6031.


Azione revocatoria ex art. 67 co. 2 l. fall. - Prova della scientia decoctionis - Presunzione di conoscenza dell’insolvenza sulla base di indizi obiettivamente non rassicuranti - Sussistenza.

Azione revocatoria ex art. 67 co. 2 l. fall. - Pagamenti eseguiti dal convenuto in revocatoria in favore di terzi nell’interesse del debitore -  Insussistenza azione restitutoria.
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A fronte di ritardi cronici nei pagamenti e di comunicazioni, indipendentemente dalle promesse di adempimento, di contenuto obbiettivamente non rassicurante, è del tutto presumibile che il creditore avesse verificato sulla base delle normali informazioni commerciali e dei pubblici dati contabili di bilancio l’esistenza del conclamato stato di decozione provato dalla perdita di quasi due terzi del capitale sociale, dai generalizzati inadempimenti e dall’iscrizione d’ipoteca giudiziale per un notevole importo. (Carmen Chiara Vitale) (riproduzione riservata)

L’accoglimento dell’azione revocatoria non comporta anche l’inefficacia dei pagamenti eventualmente eseguiti dall’accipiens nell’interesse del debitore insolvente in favore di soggetti terzi nei confronti dei quali, pertanto, non v’è alcuna azione restitutoria. (Carmen Chiara Vitale) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 21 Febbraio 2014.


Azione revocatoria ex art. 67 l.f. – Dies a quo di decorrenza del periodo sospetto – Data di deposito in cancelleria della sentenza di fallimento – Esclusione – Data di iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese – Sussistenza..
In tema di revocatoria ex art. 67 l.f., ai fini dell’individuazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del periodo sospetto, deve farsi riferimento non alla data di deposito in cancelleria della sentenza di fallimento, ma alla data (se diversa) in cui tale sentenza è stata iscritta nel registro delle imprese, ovvero, in caso di consecutio di concordato preventivo e fallimento, alla data di iscrizione in tale registro del ricorso di ammissione al concordato preventivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Gennaio 2014.


Procedure di insolvenza - Azione revocatoria contro soggetto non avente domicilio sul territorio di uno Stato membro dell’Unione Europea - Competenza del giudice dello Stato che ha aperto la procedura di insolvenza.
L’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, deve essere interpretato nel senso che i giudici dello Stato nel territorio del quale è stata aperta la procedura di insolvenza sono competenti a conoscere di un’azione revocatoria fondata sull’insolvenza contro il convenuto non avente il suo domicilio sul territorio di uno Stato membro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 16 Gennaio 2014.


Revocatoria fallimentare - Ipoteca fiscale ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 77 - Revocabilità - Esclusione.
L'iscrizione di ipoteca fiscale ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 77, sugli immobili del debitore e dei coobbligati al pagamento dell'imposta, non è riconducibile all'ipoteca legale prevista dall'art. 2817 cod. civ., nè è ad essa assimilabile, mancando un preesistente atto negoziale, il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire; essa, peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art. 2818 cod. civ., con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria ed avente titolo in un provvedimento del giudice, in quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo. Ne deriva che, non rientrando nel disposto della L. Fall., art. 67, comma 1, n. 4, l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare, limitata a quelle volontarie e giudiziali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2014.


Revocatoria fallimentare – Cessione di crediti in funzione assolutoria – Mezzo anormale di pagamento – Presunzione della conoscenza dello stato di insolvenza in capo al cessionario – Prova diretta dell’insussistenza dello stato di insolvenza..
In tema di azione revocatoria fallimentare la cessione di credito in funzione solutoria, quando non sia prevista al momento del sorgere dell'obbligazione ovvero non sia attuata nell'ambito della disciplina della cessione dei crediti di impresa di cui alla Legge n. 52 del 1991, integra sempre gli estremi di un mezzo anormale di pagamento, indipendentemente dalla certezza di esazione del credito ceduto; ne consegue la presunzione della conoscenza dello stato di insolvenza in capo al cessionario, che può vincere tale presunzione non con una prova diretta dell'insussistenza dello stato di insolvenza, che rappresenta solo da un punto di vista logico un presupposto dell'azione, ma con la prova di circostanze tali da fare ritenere ad una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza che l'imprenditore si trovava in una situazione di normale esercizio dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2013.


Revocatoria fallimentare – Pagamenti nei termini d’uso – Onere della prova della sussistenza della causa di esenzione ex art. 67, comma 3, lett. a, L.F..

Revocatoria fallimentare – Pagamenti nei termini d’uso – Individuazione – Cash and carry – Sussistenza della causa di esenzione ex art. 67, comma 3, lett. a, L.F..

Revocatoria fallimentare – Cash and carry – Revocatoria della comprevendita – Non conoscenza dello stato di insolvenza.
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Mentre compete al curatore di dimostrare la conoscenza in capo al convenuto dello stato di insolvenza, è, invece, onere del convenuto dimostrare l’esistenza della causa di esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui alla lettera a del terzo comma dell’articolo 67 L.F. relativo ai pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa nei termini d’uso. (riproduzione riservata)

I pagamenti in contanti effettuati alla cassa di un cash and carry sono eseguiti con un mezzo fisiologico ed ordinario nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti sicchè non sono revocabili perchè eseguiti nei termini d’uso di cui alla lettera a del terzo comma dell’articolo 67 L.F. (riproduzione riservata)

Occorre provare la conoscenza effettiva, quand'anche con presunzioni, con riferimento alla tipologia professionale del cassiere di un cash and carry per revocare il contratto di compravendita, stipulato ed eseguito alla cassa. (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 04 Novembre 2013.


Trust liquidatorio - Costituzione del trust in situazione di dissesto - Nullità - Esclusione - Applicazione della disciplina prevista nell'atto istitutivo del trust - Cessazione per impossibilità di raggiungere lo scopo..
Il trust liquidatorio costituito quando l'impresa si trovi in stato di dissesto non è ab origine nullo o inefficace ai sensi dell'articolo 13 della convenzione dell'Aja per contrasto con le norme di diritto pubblico che prevedono la liquidazione concorsuale; in detta ipotesi, infatti, la disciplina applicabile sarà quella prevista dall'atto istitutivo del trust o, in mancanza, dalla legge regolatrice prescelta, per il caso di impossibilità del trust di raggiungimento dello scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni..
Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente ab origine nullo (o inefficace), ex art. 13 Conv. Aja, per contrasto con la legge fallimentare, atteso che l'ordinamento conosce altri strumenti di autonomia privata attraverso i quali i debitori, ivi comprese le società commerciali, possono gestire per via negoziale e stragiudiziale il rapporto con i creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente simulato e non è necessariamente volto a creare un ostacolo alle pretese creditorie e a dilazionare eventuali istanze di fallimento, se nel trust risultano conferiti anche beni personali di soci, perché in questo caso risulta effettivo, meritevole di tutela ed anzi vantaggioso per i creditori, che vedono incrementato il patrimonio destinato alla propria soddisfazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la società che ha costituito un trust liquidatorio successivamente fallisca, si verificherà una impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust stesso e dovrà verificarsi di volta in volta cosa prevedano l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In caso di fallimento della società che ha costituito un trust liquidatorio, se l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti prevedono scopi incompatibili con la procedura concorsuale, il Curatore ha a disposizione lo strumento specifico dell'azione revocatoria per tornare in possesso dei beni conferiti in trust, azione da esercitarsi contro l'atto di dotazione del trust. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Revocatoria fallimentare – Pagamenti nei termini d’uso – Individuazione – Pagamenti effettuati con mezzo fisiologico ed ordinario nei tempi utilizzati dalle parti nel corso del rapporto.

Revocatoria fallimentare – Pagamenti nei termini d’uso – Onere della prova della sussistenza della causa di esenzione ex art. 67, comma 3, lett. a, L.F..
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I pagamenti nei termini d’uso di cui alla lettera a del terzo comma dell’articolo 67 L.F. sono quelli eseguiti con mezzo fisiologico ed ordinario ed altresì effettuati non necessariamente nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti ma nei tempi in concreto utilizzati dalle parti nel corso dell’intero rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Mentre compete al curatore di dimostrare la conoscenza in capo al convenuto dello stato di insolvenza, è, invece, onere del convenuto dimostrare l’esistenza della causa di esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui alla lettera a del terzo comma dell’articolo 67 L.F. relativo ai pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa nei termini d’uso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 18 Giugno 2013.


Assegnazione della casa familiare ex art. 155 quater primo comma c.c. – Revocabilità: presupposti. .
Gli atti suscettibili di azione revocatoria, anche fallimentare ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. devono avere un contenuto di disposizione patrimoniale, vale a dire devono comportare l’uscita del bene (anche parziale) o del credito dal patrimonio del debitore ed è quindi escluso che vi rientrino atti come l’assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma c.c. che non hanno contenuto patrimoniale, ma sono espressione di un dovere imposto dalla legge ai genitori nei confronti dei figli attinente a mantenimento, istruzione, educazione della prole. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

L’atto di assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma è revocabile solo nel caso in cui abbia costituito un diritto di abitazione perpetuo a favore del coniuge non fallito, andando a sostituire in tutto o in parte l’obbligo di mantenimento, eventualmente anche in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, a regolamentazione esclusiva delle condizioni patrimoniali della separazione e dei rapporti fra i coniugi, e non nel caso in cui l’assegnazione della casa familiare sia chiaramente connessa con l’interesse del minore che continua a risiedervi insieme alla madre affidataria.  In quest’ultima ipotesi la curatela fallimentare – a prescindere dai termini delle azioni revocatorie – può sempre chiedere - ove cessino le condizioni previste dall’art. 155 quater cod. civ. - di procedere alla divisione dell’immobile, previo accertamento della sopravvenuta inopponibilità ai terzi anche eventuali futuri acquirenti dello stesso del provvedimento di assegnazione debitamente trascritto. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 17 Giugno 2013.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Curatore agente in revocatoria - Qualità di terzo nei rapporti tra fallito e creditori - Conseguenze - Disciplina di cui all'art. 2710 cod. civ. - Inapplicabilità..
L'art. 2710 cod. civ., che attribuisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, individua l'ambito operativo della sua speciale disciplina nel riferimento, necessariamente collegato, all'imprenditore ed al rapporto di impresa, sicchè non può trovare applicazione con riguardo al curatore del fallimento, il quale, agendo in revocatoria nella sua funzione di gestione del patrimonio del fallito, assume, rispetto ai rapporti tra quest'ultimo ed il creditore, la qualità di terzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11017.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Concessione di forniture di carburante - Gestore - Obbligo del concessionario - Insussistenza - Fondamento - Pagamenti del gestore - Revocabilità..
Non si sottraggono alla revocatoria fallimentare i pagamenti effettuati quale corrispettivo per la fornitura di carburante in favore del concessionario del relativo impianto di distribuzione dal soggetto cui sia stata affidata la gestione dello stesso, non essendo la figura del primo assimilabile a quella del cosiddetto legal-monopolista in ordine all'obbligo contrattuale alla base di tale fornitura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8418.


Concordato preventivo – Pagamento non autorizzato di crediti concorsuali – Inammissibilità della proposta – Esclusione – Atto di frode – Esclusione – Condizioni. .
Non è di ostacolo all’ammissione alla procedura di concordato preventivo la circostanza che la società istante abbia effettuato, in data successiva al deposito della proposta di concordato, pagamenti di crediti concorsuali non autorizzati dal Tribunale ai sensi dell’art. 182-quinquies, comma 4, l. fall., quante volte la descritta condotta esuli, per le concrete modalità di esecuzione e per la qualità soggettiva dei beneficiari, da profili di manifesta frode nei confronti degli altri creditori concorsuali. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
 
L’assenza di una autorizzazione giudiziale, pure imposta dal richiamato art. 182-quinquies, comma 4, l.fall., non è equiparabile, quanto agli effetti negativi sulla sorte della procedura concordataria, a quella prevista per gli atti di straordinaria amministrazione, ex art. 167, comma 2, l. fall., restando peraltro ancora controverso in giurisprudenza se il pagamento di crediti anteriori al concordato costituisca atto di straordinaria amministrazione (come mostra di ritenere, sia pure a determinate condizioni, Cass. 12 Gennaio 2007, n. 578), ovvero possa essere senz’altro ricondotto nell’ambito dell’ordinaria amministrazione (così Cass. 29 novembre 2005, n. 26036). (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
 
Il prescritto provvedimento del tribunale ex art. 182-quinquies l.fall., nelle intenzioni del legislatore della novella del 2012 (per effetto del combinato disposto dei novellati artt. 67, comma 3, lett. e), e 217-bis l.fall.), sembra teso, nell’ambito del concordato preventivo, esclusivamente ad assicurare, da un lato, che i pagamenti autorizzati siano esentati – in caso di successivo fallimento – da una revocatoria fallimentare e, dall’altro, che i soggetti coinvolti restino esonerati da responsabilità per il reato di bancarotta preferenziale, senza quindi mostrare sicure refluenze sui presupposti di ammissibilità della medesima procedura concorsuale. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 18 Marzo 2013.


Accordi di ristrutturazione dei debiti - Completa inefficacia rispetto a tutti i soggetti estranei.

Accordi di ristrutturazione dei debiti - L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria.
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Quello previsto dall’art. 182 bis l.f. è un istituto ontologicamente diverso dalle procedure concorsuali, un procedimento che “veste” (dall’esterno) un “momento” di natura negoziale, assicurando a quest’ultimo determinati effetti giuridici che, in mancanza di omologazione, non potrebbero determinarsi. Poiché gli accordi integrano un “momento” negoziale, qualificato da un procedimento inteso a garantire all’autonomia contrattuale di debitore e creditori aderenti determinati effetti, ne consegue la completa inefficacia degli stessi rispetto a tutti i soggetti estranei. Tale conclusione è peraltro conforme al principio generale per cui il contratto vincola soltanto le sue parti, salvo le eccezioni previste dalla legge (art. 1372, comma 2 c.c.). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

L’omologazione di un accordo di ristrutturazione esclude la revocabilità degli atti costitutivi delle garanzie, che si presentano quali atti esecutivi degli accordi, e che negli accordi sono espressamente richiamati. L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria, per ragioni di corretta interpretazione (sistematica) della norma esonerativa e per la considerazione che, in ogni caso, della fattispecie di cui all’art. 2901 c.c. non sarebbe configurabile il consilium fraudis, essendo gli accordi funzionali alla liberazione di risorse necessarie per il pagamento integrale dei creditori estranei. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Marzo 2013.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. - Pagamenti nei termini d'uso - Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. - Locuzione "nei termini d'uso" - Qualità e tipologia del pagamento e dato cronologico.

Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. - Pagamenti nei termini d'uso - Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. - Locuzione "nei termini d'uso" - Fonti di prova.
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I “termini d’uso” di cui all’art. 67 co. 3 lett. b) l.f. attengono sia alle modalità di pagamento, sia ai termini di pagamento che in concreto e ordinariamente le parti hanno previsto e attuato durante lo svolgimento del rapporto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La prova di tali elementi va ricavata, in primo luogo, dalle modalità contrattuali con cui sono stati regolati i pagamenti in precedenti rapporti negoziali, ovvero dalle modalità con cui sono stati regolati i pagamenti nel contratto in oggetto ovvero, in mancanza di specifica pattuizione o regolamentazione (orale o scritta), dalla prassi praticata nel settore e sul territorio. Non può invece prendersi a parametro di riferimento la modalità di estrinsecazione del rapporto tra le parti, ove la stessa sia difforme da quanto contrattualmente previsto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Indipendenza del professionista attestatore - Requisiti..
Nella relazione attestativa che accompagna la domanda di concordato preventivo, il professionista deve dichiarare espressamente la propria indipendenza ovvero la mancanza di interessi personali nell'operazione, di rapporti professionali o personali con soggetti che vi abbiano interesse, tali da compromettere l'indipendenza di giudizio, nonché la mancata prestazione, nei cinque anni antecedenti la presentazione della proposta, di consulenza al debitore, neppure attraverso associati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 27 Febbraio 2013.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione societaria - Esperibilità - Esclusione.
È inammissibile l'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. dell'atto di scissione societaria e ciò anche nell'ipotesi in cui detta azione sia promossa dal curatore fallimentare ai sensi dell'articolo 66 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Febbraio 2013.


Revocatoria fallimentare - Riduzione consistente e durevole dell'esposizione debitoria - Rilevanza della riduzione complessiva - Consistenza - Determinazione percentuale rispetto al saldo debitore medio..
In tema di revocatoria fallimentare, l’art. 67, comma 3, lett. b), L.F., che prevede la revocabilità delle rimesse bancarie effettuate nei sei mesi antecedenti la dichiarazione di fallimento che abbiano ridotto “in modo consistente e durevole” l’esposizione nei confronti della banca, si riferisce alla riduzione consistente del debito per effetto di più rimesse, non delle singole operazioni a sé stanti, dovendosi necessariamente fare riferimento all’effetto complessivo delle rimesse; la consistenza può essere determinata in base ad una percentuale fissa rispetto ad un valore di riferimento (nella specie, è stato ritenuto adeguato il parametro della consistenza individuato nella misura del 10%, rapportato al “saldo debitore medio”, anziché all’importo massimo revocabile, individuato dall’art. 70 L.F. - non applicabile ratione temporis - nella differenza tra la massima esposizione debitoria raggiunta dal fallito nel “periodo sospetto” e quella riscontrata al momento dell’apertura della procedura). Tribunale Venezia, 01 Febbraio 2013.


Attestazione del professionista - Espressa dichiarazione di non versare nelle condizioni di incompatibilità previste dalla legge - Necessità..
Il professionista attestatore, oltre a dichiarare il possesso dei requisiti e l'assenza delle incompatibilità di cui all'articolo 28 L.F., non deve limitarsi a dichiarare il possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, comma 3, lett. d), L.F. ma deve aggiungere espressamente di non aver prestato negli ultimi cinque anni, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo dello stesso, al fine di rendere più esplicita l'osservanza delle nuove disposizioni sulla sua indipendenza, previste dal novellato articolo 161, comma 3, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Gennaio 2013.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Debito chirografario garantito da mutuo ipotecario - Negozio indiretto - Configurabilità - Revocabilità dell'ipoteca - Sussistenza - Conseguenze..
Qualora venga dichiarato il fallimento dell'obbligato, è revocabile ex art. 67 legge fall. l'ipoteca, accessoria ad un mutuo, che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente, ma la revoca di detta ipoteca non comporta necessariamente l'esclusione dall'ammissione al passivo di quanto erogato per il suddetto mutuo, essendo l'ammissione incompatibile con le sole fattispecie della simulazione e della novazione, e non anche con quella del negozio indiretto, poiché, in tal caso, la stessa revoca dell'intera operazione - e, quindi, anche del mutuo - comporterebbe pur sempre la necessità di ammettere al passivo la somma (realmente) erogata in virtù del mutuo revocato, e ciò in quanto all'inefficacia del contratto conseguirebbe pur sempre la necessità di restituzione, sia pur in moneta fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 2013, n. 1807.


Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento dei soci - Distinzione tra i due fallimenti - Funzione - Limiti - Azioni revocatorie contro atti del socio - Curatela del fallimento sociale - Legittimazione attiva - Sussistenza - Fondamento..
In ipotesi di fallimento di una società di persone e dei soci illimitatamente responsabili (ai sensi dell'art. 147 legge fall.), il curatore del fallimento sociale è legittimato ad agire in revocatoria contro atti del socio, in quanto la distinzione tra i due fallimenti è unicamente finalizzata a limitare il concorso dei creditori particolari del socio al solo fallimento del proprio debitore, senza alcuna possibilità di partecipazione al fallimento sociale, mentre il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l'intero anche in quello del socio, che ha natura derivativa e prescinde dall'insolvenza di questi, sicché, tra l'altro, l'accrescimento del patrimonio del socio, in conseguenza dell'accoglimento di azioni revocatorie, produce risultati positivi agli effetti del soddisfacimento delle ragioni dei creditori della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2013, n. 1778.


Revocatoria fallimentare - Pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso - Pagamenti preferenziali a carattere distrattivo - Ipotesi di reato - Esenzione da revocatoria - Esclusione.

Revocatoria fallimentare - Pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso - Razio della norma - Tendenza a rafforzare la fiducia del fornitore nell'impresa debitrice.
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Non possono considerarsi pagamenti eseguiti nei termini d'uso, e non sono quindi esentati dalla revocatoria ai sensi dell'articolo 67, comma 3, lettera a) legge fall., i pagamenti a carattere preferenziale e distrattivo che dall'imprenditore siano stati effettuati in concomitanza e nell'ambito di condotte idonee a configurare ipotesi di reato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La ratio dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui all'articolo 67, comma 3, lettera a), legge fall., in ordine ai pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso, può essere individuata anche nella circostanza che detti pagamenti tendono a rafforzare la fiducia del fornitore nell'impresa debitrice. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 14 Gennaio 2013.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. - Pagamenti nei termini d'uso - Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. - Locuzione "nei termini d'uso" - Qualità e tipologia del pagamento e dato cronologico.

Revocatoria ex art. 67 co. 1 n. 2 l.f. - Patto di riserva di proprietà apposto sulle singole fatture di vendita dei beni ai sensi dell’art. 11 del d. lgs. 231/2002 - Opponibilità alla curatela.
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La locuzione “nei termini d’uso”, contenuta nell’art. 67 co. 3 lett. a) legge fallimentare, deve essere intesa in un duplice profilo, attinente sia al tempo sia alle modalità del pagamento, ed impone di attenersi al criterio della regolarità dell’adempimento, implicando quindi la contestualità e/o la normalità dello scambio, con la conseguenza che devono ritenersi esenti da revocatoria i pagamenti avvenuti regolarmente alla loro scadenza in relazione alla prassi commerciale, mentre non possono beneficiare dell’esenzione in parola i pagamenti effettuati in ritardo, a maggior ragione se avvenuti a seguito di solleciti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

E’ opponibile alla curatela, la quale agisca ai sensi dell’art. 67 co. 1 n. 2 l.f. per la revocatoria degli atti di restituzione di beni acquistati dalla fallita e non pagati al venditore, il patto di riservato dominio che, ai sensi dell’art. 11 del d. lgs. 231/2002, risulti apposto sulle fatture di vendita dei singoli beni. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 24 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Professionista attestatore - Mancanza di terzietà - Irrilevanza rispetto alle modifiche apportate dal commissario giudiziale nella relazione ex art. 172 l.f...
L’eventuale mancanza di terzietà dei professionisti attestatori quanto al contenuto delle loro relazioni deve ritenersi irrilevante in quanto superata ed assorbita dalle rettifiche apportate dal commissario giudiziale nella sua relazione ex art. 172 l.f.. (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. – Principio della non contestazione – Specificità della contestazione – Specificità dell'allegazione – Rilevanza..
Ai sensi dell’art. 115 c.p.c. il grado di specificità della contestazione dei fatti affermati da parte attrice, esigibile dal convenuto, deve essere necessariamente commisurato al grado di specificità delle allegazioni attoree, con la conseguenza che qualora la curatela abbia domandato, nell’atto introduttivo, la revoca di pagamenti individuati mediante l’indicazione della data, dell’importo e del bene cui il pagamento si riferiva, senza tuttavia offrire ulteriori indicazioni sulle modalità di esecuzione degli atti solutori, deve ritenersi specifica la semplice dichiarazione del convenuto, in sede di comparsa di costituzione, di contestare i pagamenti revocandi, con riserva di svolgere più puntuali difese a fronte di una loro più precisa identificazione da parte della curatela. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Novembre 2012.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. – Difetto di legittimazione passiva – Mera difesa – Assenza di limiti temporali..
Il difetto di legittimazione passiva eccepito dal convenuto in revocatoria integra una mera difesa, non soggetta ad alcun limite temporale, che il Tribunale è chiamato in ogni caso a verificare, posto che l’identità tra parte convenuta e accipiens costituisce una delle condizioni fattuali di fondatezza della domanda. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Novembre 2012.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. – Scientia decoctionis – Prosecuzione del rapporto con il debitore fallito – Irrilevanza..
Nell’ambito della revocatoria fallimentare non vale in linea di principio ad escludere la scientia decoctionis in capo al convenuto la decisione di proseguire il rapporto con il debitore, che è circostanza in sé e per sé neutra, potendo l’accipiens essere mosso dalle più varie motivazioni, compresa quella di ottenere, per lo meno, dei pagamenti parziali, o, addirittura, nutrire false speranze sulla reversibilità della crisi. Tribunale Milano, 19 Novembre 2012.


Revocatoria ex art. 67 co. 2 l.f. – Pagamenti nei termini d'uso – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Locuzione "nei termini d'uso" – Qualità e tipologia del pagamento e dato cronologico..
I “termini d’uso” di cui all’art. 67 co. 3 lett. b) l.f. sono quelli vigenti soggettivamente tra le parti da accertare in concreto e sulla base, oltre che del contratto inter partes, delle specifiche modalità di svolgimento del rapporto, con la conseguenza che sfuggono all’esenzione in parola, e sono quindi revocabili, anche se contrattualmente previsti, i pagamenti eseguiti in via anticipata rispetto alla fatturazione ed alla consegna del bene alla fallita, trattandosi di modalità di esecuzione del rapporto che diverge sia da quelle in precedenza adottate dalle parti, sia da quelle consuete nella prassi commerciale. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Novembre 2012.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Distinzione tra conto passivo e conto scoperto - Irrilevanza.

Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Consistenza - Rafforzativo di durevolezza - Significato - Non effimero o che persiste stabilmente nel tempo.

Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Progressiva e rilevante riduzione dell'esposizione debitoria che sia perdurata in un arco sufficientemente ampio di tempo seppur con versamenti di modesto importo - Requisito della consistenza e durevolezza - Sussistenza.
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La distinzione fra rimesse ripristinatorie della disponibilità e rimesse solutorie non ha più alcun rilievo, posto che il termine rimesse utilizzato dal legislatore prescinde dalla distinzione fra atti e pagamenti, con la conseguenza che l'esposizione debitoria va riferita al debito che il correntista ha verso la banca a prescindere dall'utilizzo o meno di linee di credito formalmente accordate ovvero di semplici tolleranze di scoperto o fidi di fatto. (Alberto Cimolai) (riproduzione riservata)

Il termine consistente utilizzato dal legislatore non può essere disgiunto dal termine durevole e tale requisito va considerato piuttosto sotto il profilo qualitativo, come mero rafforzativo del termine durevole; in tal senso, la formula consistente non esprime un diverso concetto rispetto al termine durevole ma il binomio costituisce una endiadi tesa a rafforzare quest'ultimo, che è quello realmente rilevante (ed è rappresentato dall'alterazione del ritmo di movimentazione del conto rispetto ai parametri normali di utilizzo dello stesso); consistente significa pertanto non effimero o che persiste stabilmente nel tempo avendo consentito un rientro della banca, se non definitivo, comunque duraturo e tale da poter essere qualificato come pagamento di un debito liquido e esigibile. (Alberto Cimolai) (riproduzione riservata)

Anche una progressiva riduzione dell'esposizione debitoria che sia perdurata in un arco sufficientemente ampio di tempo, seppur con versamenti di modesto importo ma che l'abbiano incisa in maniera rilevante, va considerata consistente e durevole quando sia andata ad alterare il normale utilizzo del conto, dovendo la riduzione essere comunque valutata nel suo complesso. (Alberto Cimolai) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 24 Ottobre 2012.


Azione revocatoria ex articolo 67 comma 1 n. 3 legge fallimentare – Necessità di intendere il concetto di preesistenza non in senso formale o meramente cronologico..
Per affermare che l’ipoteca costituisca una garanzia per debiti preesistenti non scaduti, non basta notare che l'iscrizione ipotecaria venne concretamente eseguita tre giorni dopo, in quanto, ai fini della revocatoria fallimentare, il concetto di contestualità va inteso, non già in senso formale o meramente cronologico, bensì in senso logico, ovvero sostanziale e causale. La minima sfasatura temporale dipende infatti dalle modalità esecutive delle prestazioni contrattuali ed appare in certa misura inevitabile (non è possibile sottoscrivere il contratto e contemporaneamente iscrivere l'ipoteca nei registri immobiliari). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Settembre 2012.


Azione revocatoria ex articolo 67 comma 2 legge fallimentare – Possibilità di assolvere l’onere probatorio della conoscenza in capo alla banca dello stato d’insolvenza tramite presunzioni..
Ai fini dell’esercizio dell’azione revocatoria ex articolo 67 comma 2 legge fallimentare, quanto al presupposto soggettivo, ossia alla conoscenza in capo alla banca dello stato d'insolvenza, l'onere probatorio grava sulla curatela, ma può tipicamente essere assolto attraverso presunzioni, riguardando un dato interno alla sfera mentale del soggetto (il banchiere), che di regola non si espone a diretta visibilità. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Settembre 2012.


Provenienza della fideiussione prestata a favore di una banca da altra banca appartenente allo stesso gruppo bancario – Presunzione della situazione di difficoltà dell’imprenditore..
La provenienza della garanzia fideiussoria prestata a favore di una banca da altra banca appartenente allo stesso gruppo bancario costituisce chiaro sintomo della difficoltà dell'imprenditore nel reperire mezzi liquidi con le proprie forze. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Settembre 2012.


Utilizzo della provvista fornita con nuovo mutuo per pagare la rata in scadenza di vecchio mutuo – Costituisce indizio di scientia decoctionis..
Un indizio di scientia decoctionis sta nel fatto che il pagamento della rata in scadenza del vecchio mutuo avvenga grazie alla provvista fornita col nuovo mutuo. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Settembre 2012.


Revocatoria fallimentare - Decorrenza nel periodo sospetto - Consecuzione di procedura di concordato preventivo il fallimento - Presentazione di 2 successive domande di concordato - Retrodatazione degli effetti alla data di presentazione della prima domanda..
E' applicabile il principio di consecuzione delle procedure di concordato preventivo e di fallimento, con conseguente retrodatazione degli effetti della sentenza di fallimento alla data della presentazione della domanda di concordato, qualora la sentenza di fallimento valuti a posteriori che lo stato di crisi dell'imprenditore aveva indotto questi alla presentazione della domanda di concordato. (Nel caso di specie si sono susseguite due domande di ammissione al concordato preventivo: la prima era stata dichiarata inammissibile, la seconda veniva ammessa; concordato veniva poi revocato ai sensi dell'art. 173 L.F.. Il Tribunale ha disposto la retrodatazione a decorrere dalla data di presentazione della prima domanda di ammissione al concordato preventivo). (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Luglio 2012.


Revocatoria fallimentare - Scissione societaria - Revocabilità..
L'atto di scissione, in quanto atto dispositivo di tipo organizzatorio idoneo ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori, è assoggettabile all'azione revocatoria fallimentare ed all'azione revocatoria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 09 Maggio 2012.


Azione revocatoria - Pagamenti nei termini d'uso - Esenzione - Ratio - Tutela dell'interesse alla prosecuzione dell'attività dell'impresa dell'accipiens - Locuzione "nei termini d'uso" - Qualità e tipologia del pagamento e dato cronologico..
La ratio della causa di esenzione da revocatoria introdotta dall’art. 67, comma 3, lett. a) legge fallimentare deve essere ricondotta alla necessità di tutelare l’interesse alla prosecuzione dell’attività d’impresa dell’accipiens, garantendogli la tranquillità derivante dal consolidamento dei pagamenti ricevuti nello svolgimento dell’attività imprenditoriale e nei termini d’uso (e quindi siano tali, oggettivamente, da non far sorgere sospetto alcuno in merito alla solvibilità del debitore). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Tenuto conto di detta ratio, la locuzione “nei termini d’uso”, contenuta nell’art. 67 co. 3 lett. a) legge fallimentare, deve ritenersi comprensiva sia della “qualità” e tipologia del pagamento (che deve risultare eseguito con un mezzo fisiologico ed ordinario), sia del dato cronologico (cioè del tempo del pagamento). Con la conseguenza che per l’operatività della causa di esenzione in discorso è necessario che il pagamento sia stato effettuato, oltre che con mezzi ordinari, nei tempi previsti dal regolamento negoziale accettato dalle parti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 03 Maggio 2012.


Accertamento del passivo - Accertamento della compensazione dedotta dal creditore - Efficacia extraconcorsuale - Preclusione delle azioni revocatorie, recuperatorie e risarcitorie - Esclusione..
L'ammissione al passivo di un credito per un importo inferiore a quello originario per effetto della compensazione dedotta dal creditore con crediti vantati dal fallito non può avere efficacia extra fallimentare e non comporta, pertanto, alcuna preclusione di azioni revocatorie, recuperatorie e risarcitorie che il curatore intenda proporre mediante un giudizio ordinario di cognizione. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Aprile 2012.


Azione revocatoria fallimentare - Pagamenti effettuati nei termini d'uso - Esenzione - Ratio della norma - Consolidamento di pagamenti ricevuti nello svolgimento dell'attività imprenditoriale - Rilevanza della regolamento negoziale - Pagamenti effettuati in ritardo - Revocabilità..
Ratio della causa di esonero prevista dall'articolo 67, comma 3, lettera a, legge fallimentare per i pagamenti effettuati "nei termini d'uso" è quella di tutelare l'interesse alla prosecuzione dell'attività di impresa, garantendo il consolidamento di pagamenti ricevuti nello svolgimento dell'attività imprenditoriale e nei termini d'uso, in quanto pagamenti oggettivamente tali da non far sorgere sospetto sulla solvibilità del debitore. Il concetto di "termini d'uso" fa riferimento alle condizioni di tempo e di modo dei pagamenti normalmente in uso tra i contraenti e in concreto pattuiti tra le parti, a condizione che siano mezzi fisiologici e usuali di pagamento. Dal punto di vista cronologico possono, pertanto, considerarsi usuali i termini di pagamento in concreto adottati tra le parti nel regolamento negoziale da esse stipulato, piuttosto che quelli normalmente adottati da operatori del settore, mentre non possono definirsi tali prassi patologiche e forme anomale di pagamento non concordate sin dall'inizio del rapporto negoziale. (Nel caso di specie, sono stati ritenuti assoggettabili a revocatoria i pagamenti effettuati in ritardo rispetto alle scadenze pattuite) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Aprile 2012.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Rappresentazioni astratte – Inidoneità.

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Procedimenti esecutivi – Procedimenti monitori – Contiguità territoriale.

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Convenuto non banca – Risultanze di bilancio – Inidoneità.

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Convenuto non banca – Informazione della Centrale rischi – Inidoneità.

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Eterogeneità imprenditoriale – Inidoneità.

Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova – Cassa integrazione – Pubblicazione – Quotidiano nazionale – Inidoneità.
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Le astratte rappresentazioni dello stato di insolvenza (nella specie, mancata specificazione del modo di atteggiarsi del rapporto obbligatorio, mancata abitualità, consistenza economica), poiché prive degli apprezzabili addentellati della gravità, precisione e concordanza, risultano inidonee a rivelare, anche a livello presuntivo, la scientia decoctionis in capo alla convenuta nel contesto di un’azione revocatoria. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

La pronuncia, nel periodo sospetto, di numerosi decreti ingiuntivi e la pendenza di numerose procedure esecutive a carico della debitrice, non rappresentano indici rilevatori della scientia decoctionis della convenuta in assenza di una contiguità territoriale tra le quest’ultima e le procedure medesime. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In materia di azione revocatoria fallimentare esercitata nei confronti di una società diversa da un istituto bancario, le risultanze di bilancio non sono idonee a fondare la prova della scientia decoctionis della convenuta, non potendosi affermare che, nella fisiologia dei rapporti commerciali, sussista un onere di acquisizione dei bilanci di clienti e controparti contrattuali in generale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In materia di azione revocatoria fallimentare esercitata nei confronti di una società diversa da un istituto bancario, le risultanze della Centrale Rischi, trattandosi di un canale informativo tipico dei rapporti con gli istituti di credito, non sono idonei a soddisfare i requisiti della precisione, gravità e concordanza necessari per raggiungere la prova della scientia decoctions. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’eterogeneità dei settori di attività delle società parti di un giudizio revocatorio impedisce di configurare un’astratta conoscibilità, in capo alla convenuta, della situazione contabile pendente tra la fallita ed altri operatori commerciali. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

La pubblicazione, anche su un quotidiano diffuso a livello nazionale, della messa in cassa integrazione di numerosi  lavoratori, in assenza di ulteriori fattori di riscontro, non è idoneo a rilevare di per sé univocamente lo stato di crisi irreversibile di un’azienda, potendo, il ricorso alla cassa integrazione guadagni, essere compatibile anche con una prospettiva di rilancio e di risanamento aziendale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 20 Aprile 2012.


Revocatoria fallimentare - Revoca di rimesse in conto corrente bancario - Natura solutoria - Rilevanza.

Revocatoria fallimentare - Rimesse successive alla revoca dell'affidamento - Revocabilità.
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Ai fini della revocabilità delle rimesse su conto corrente bancario, la distinzione tra rimesse aventi natura solutoria (effettuate su conto scoperto) e rimesse aventi natura meramente ripristinatoria (effettuate su conto soltanto passivo) mantiene la sua rilevanza anche nell'alveo della nuova normativa. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Quando la banca procede alla revoca dell'affidamento, ogni rimessa successiva costituisce un pagamento parziale che interviene su un conto non più meramente passivo, bensì scoperto ed è pertanto revocabile, se produce l'effetto di ridurre in modo consistente e durevole l'esposizione debitoria. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 16 Aprile 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Competenza a decidere l'inefficacia di un atto pregiudizievole - Spettanza - Al tribunale che ha dichiarato il fallimento - Configurabilità - Pronunzie restitutorie consequenziali - Competenza - Al tribunale che ha dichiarato il fallimento del beneficiario - Modalità - Principio di cristallizzazione del passivo e costitutività dell'azione revocatoria - Conseguenze - Improponibilità verso un fallimento - Ammissione al passivo del credito - Inamissibilità..
Il combinato disposto degli artt. 24 e 52 legge fall. implica che il tribunale da cui è stato dichiarato il fallimento del debitore che ha compiuto l'atto pregiudizievole ai creditori, per il quale si prospetti un'azione di revoca ex art. 67 legge fall., resta il solo competente a decidere l'inefficacia o meno dell'atto, mentre le successive e consequenziali pronunzie di restituzione competono al tribunale che ha dichiarato il fallimento del beneficiario del pagamento revocato, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; in ogni caso, la cristallizzazione della massa passiva alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo dell'azione revocatoria non ne permettono l'esperimento contro un fallimento, dopo la sua pronuncia, conseguendone l'annullamento della eventuale ammissione al passivo in cui la domanda si sia trasfusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Marzo 2012, n. 3672.


Ipoteca ex 77 D.P.R. 602/73 - Revocabilità ex art. 67 R.D. 267/1942 - Esclusione..
L’art. 67, comma 1, n. 4 legge fallimentare prescrive la revocabilità delle sole ipoteche giudiziali e volontarie; l’ipoteca di cui all’art. 77 D.P.R. 602/73 non è né giudiziale né volontaria; quindi non può essere suscettibile di revoca in sede fallimentare. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 05 Marzo 2012, n. 3398.


Ipoteca iscritta ai sensi dell’art. 77 D.p.r. 602/1973 dal concessionario della riscossione dei tributi - Revocabilità ex articolo 67, comma 1, n. 4, L.F. - Esclusione..
Se è vero che l'ipoteca iscritta dall’ente esattore ai sensi dell’art. 77 del D.p.r. 602/1973 è assimilabile a quella giudiziale sul duplice piano delle modalità di iscrizione e della genericità dell'obbligazione garantita, è ugualmente evidente la differenza che emerge fra le due fattispecie, atteso che la richiesta di iscrizione della prima non è sorretta da un provvedimento giudiziale ma, piuttosto, da provvedimento amministrativo. Tale diversità è sufficiente per far ritenere che non sia possibile eccepire la revocatoria e il mancato consolidamento dell’ipoteca sulla base dell’art. 67, comma 1, n. 4, legge fallimentare. D’altra parte, conferma indiretta di ciò si trae dalla peculiarità della natura del credito fatto valere e dalla disciplina di favore del creditore che il legislatore, in ragione della qualità del medesimo, ha inteso attuare in forza delle finalità pubblicistiche della sua attività, individuabili nella necessità di favorire l'adempimento del debito fiscale e di assicurare una pronta riscossione delle entrate erariali. (Fabrizio Tentoni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 05 Marzo 2012, n. 3399.


Azione revocatoria fallimentare - Natura distributiva dell'azione - Pagamento tenuto in sede esecutiva per credito ipotecario - Revocabilità..
La natura distributiva e non indennitaria dell'azione revocatoria, anche di recente ribadita dalle Sezioni unite della Corte di cassazione, consente di affermare che la presunzione di danno che caratterizza l'atto revocabile ai sensi dell'articolo 67, comma 2, legge fallimentare esclude che la natura pregiudizievole dell'atto possa dipendere da valutazioni concrete legate all'andamento della singola procedura fallimentare; il pregiudizio che l'atto arreca non può ritenersi escluso neanche nell'ipotesi in cui il pagamento oggetto di revocatoria sia stato ottenuto nell'ambito di una procedura esecutiva per un credito ipotecario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 01 Marzo 2012.


Revocatoria fallimentare – Revocabilità della transazione stipulata con l’assistenza della direzione provinciale del lavoro – Azione revocatoria ordinaria – Revocatoria fallimentare..
La transazione contenuta in un verbale di conciliazione redatto davanti alla Direzione Provinciale del Lavoro può essere impugnata dalla curatela fallimentare - anche in via di eccezione in base al disposto dell'art. 95, primo comma l. fall - essendo un contratto con cui le parti si fanno reciproche concessioni, sia ai sensi dell'art. 66 l. fall, secondo le regole ordinarie del codice civile, quale atto dispositivo posto in essere dal debitore in pregiudizio delle ragioni dei creditori, sia ai sensi dell'art. 67, n. 1, l. fall, quale atto a titolo oneroso relativo a obbligazioni sproporzionate posto in essere nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 17 Febbraio 2012.


Azione revocatoria nei confronti del terzo - Dichiarazione di inefficacia relativa dell'atto rispetto al creditore - Finalità conservativa del bene - Sequestro conservativo - Ammissibilità..
L'azione revocatoria nei confronti di soggetto diverso dal debitore è diretta alla declaratoria di inefficacia relativa dell'atto nei confronti del creditore e ciò al fine di rendere il bene trasferito assoggettabile all'azione esecutiva. In tal caso, la finalità conservativa che è sottesa all'esperimento dell'azione può essere assicurata in via cautelare attraverso il sequestro conservativo di cui all'articolo 2905 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 19 Gennaio 2012.


Azione revocatoria fallimentare - Cessione di quote societarie - Cessione a prezzo irrisorio - Atto a titolo gratuito - Esclusione - Revocabilità ex articolo 67, comma 1, n. 1, legge fallimentare..
Deve escludersi la natura gratuita e pertanto la revocabilità ai sensi dell'articolo 64, legge fallimentare dell'atto di cessione di quote a prezzo irrisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 14 Gennaio 2012.


Accertamento del passivo - Eccezione revocatoria del curatore - Natura e distinzione dalla autonoma domanda di inefficacia.

Opposizione allo stato passivo - Contumacia della curatela - Mancata riproposizione dell'eccezione revocatoria fondata su rimesse effettuate su conto corrente bancario che hanno ridotto in modo consistente e durevole l'esposizione debitoria - Irrilevanza ai fini dell'esame da parte del Giudice.
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Il curatore quando, in sede di accertamento del passivo, solleva l'eccezione revocatoria rispetto ad un titolo o ad una prelazione, non chiede una pronuncia di inefficacia degli stessi ma invoca un accertamento degli elementi costitutivi dell'azione all'esclusivo fine di paralizzare la pretesa creditoria; quando, pertanto, il giudice pronuncia su detta eccezione non dichiara l'inefficacia ma si limita ad escludere un credito o una prelazione a causa della revocabilità del titolo sul quale si fondano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In caso di contumacia della curatela nel giudizio di opposizione allo stato passivo, e quindi di mancata riproposizione della eccezione revocatoria fondata su rimesse bancarie che hanno ridotto in modo consistente e durevole l'esposizione debitoria, il giudice può comunque procedere all'esame della questione trattandosi di mero accertamento contabile di dare ed avere per il quale non valgono le limitazioni vigenti per la compensazione in senso tecnico. (Andrea Gibelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 27 Dicembre 2011.


Revocatoria fallimentare - Ipoteca del concessionario - Revocabilità..
L'ipoteca iscritta  dal concessionario per la riscossione dei tributi - ai sensi dell'art. 77 d.P.R. n. 602 del 1973 - sugli immobili di proprietà della società fallita con riferimento al credito tributario risultante dai ruoli non può essere  qualificata come ipoteca legale, giacché non avviene a prescindere, comunque, dalla valutazione discrezionale dell'amministrazione in ordine alla sua necessità ed opportunità e non è pertanto sottratta al regime di revocatoria fallimentare di cui all'art. 67, n. 4), legge fallimentare. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 09 Dicembre 2011.


Mediazione cd. obbligatoria – Art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010 – Contratti bancari – Azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – Obbligo della mediazione preventiva – Non sussiste. .
La mediazione cd. obbligatoria, prevista dall’art. 5, comma I, d.lgs. 28/2010, costituisce una condizione per l'esercizio dell'azione giudiziaria, altrimenti libero, con la conseguenza che l'elenco di materie, contenuto nella norma, in relazione alla quali il previo esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità, deve essere interpretato restrittivamente. Ne deriva che l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., anche se giustificata da un contratto bancario che ricade sotto il fascio applicativo dell’art. 5, I cit., non deve essere preceduta dall’obbligo preliminare della mediazione. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 27 Ottobre 2011.


Azione revocatoria - Revocatoria ordinaria promossa dal curatore fallimentare - Interesse concreto ed attuale alla formulazione di capi di condanna di natura restitutoria - Sussistenza - Controversia sulla detenzione qualificata del bene - Sequestro giudiziario - Ammissibilità..
Nell'esercizio dell'azione revocatoria, il curatore fallimentare può avere un interesse concreto ed attuale a richiedere oltre la declaratoria di inefficacia relativa degli atti impugnati quale contenuto del capo principale di domanda, anche ulteriori e conseguenti capi di condanna di natura restitutoria, al fine di attuare una migliore e più efficace salvaguardia delle finalità liquidatorie insite nello spossessamento che caratterizza la liquidazione fallimentare. In ragione di ciò e del fatto che l'azione revocatoria esperita dalla curatela ai sensi dell'articolo 64, legge fallimentare inerisce ad una controversia non sulla proprietà, ma certamente sulla detenzione qualificata del bene, può essere concesso il sequestro giudiziario dell'azienda oggetto dell'atto impugnato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 18 Ottobre 2011.


Ipoteca iscritta dall’esattore ai sensi dell'articolo 77 d.p.r. n. 602/1999 - Revocatoria fallimentare - Esclusione..
L’ipoteca iscritta dall’esattore a garanzia dei debiti tributari in quanto ipoteca legale non é soggetta a revocatoria fallimentare. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 12 Ottobre 2011.


Revocatoria fallimentare - Ipoteca fiscale - Natura legale - Esclusione da revocatoria..
L'ipoteca c.d. fiscale (prevista dall'art. 77 del d.p.r. n. 602/73 - Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) ha natura legale e pertanto è esentata dalla revocatoria ex art. 67, commi 1 e 2, legge fallimentare f. (nell'ambito del contrasto giurisprudenziale, una tale interpretazione è indotta non solo dalla lettera dell'art. 67 , che non contempla la revocabilità delle ipoteche legali, ma anche dall'art. 89 del d.p.r. 602/73, il quale esenta dalla revocatoria i pagamenti di imposte scadute con la conseguenza che, a fortiori, deve essere esentata la costituzione dell'ipoteca). (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 12 Ottobre 2011.


Piano attestato di risanamento - Articolo 67, comma 3, lett. d), L.F. - Nomina del professionista attestatore - Competenza..
Il piano attestato di risanamento di cui all'articolo 67, comma 3, lett. d), legge fallimentare ha natura contrattuale, per cui la nomina del professionista che ne deve attestare la ragionevolezza non può che spettare al debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 13 Settembre 2011.


Fallimento e procedure concorsuali - Revocatoria fallimentare - Sentenza di primo grado - Immediata esecutività per i capi condannatori - Configurabilità..
La sentenza di revocatoria fallimentare, anche se oggetto di impugnazione, costituisce titolo esecutivo, anticipatamente rispetto al suo passaggio in giudicato, per il capo di condanna alle restituzioni verso la massa dei creditori, cui sia tenuta la controparte, nonostante la natura di accertamento costitutivo in cui tale azione si sostanzia; da un lato, invero, l’art. 282 codice procedura civile non opera distinzioni fra tipologie di sentenze, dall’altro, la stessa riformata disciplina fallimentare contempera il credito della massa (che obbliga all’accantonamento di quanto restituito) con il credito del convenuto (ammesso con riserva). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011, n. 16737.


Piano attestato di risanamento - Nomina dell'esperto attestatore - Individuazione da parte dell'imprenditore - Requisiti - Rilevanza del richiamo dell’art. 2501 bis c.c...
Spetta all'imprenditore la nomina dell'esperto che, in base all'articolo 67, comma 3, lett. d) deve attestare l'idoneità del piano al risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria. L'esperto in questione deve possedere i requisiti previsti dall'articolo 28, lett. a) e b), legge fallimentare, mentre il richiamo all'articolo 2501 bis, comma 4, c.c. deve intendersi riferito al contenuto ed ai requisiti della relazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27 Luglio 2011.


Opposizione allo stato passivo – Ipoteca ex. Art. 77 D.P.R. 602/703, natura giudiziale – Revocabilità ex art. 67 L.F...
L'ipoteca iscritta dal concessionario per la riscossione sulla base del ruolo ai sensi dell'art. 77 D.P.R. 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) è priva del carattere dell’automaticità per cui non ha natura di ipoteca legale e, conseguentemente, è revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 4, legge fallimentare, in quanto assimilabile all'ipoteca giudiziale. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 18 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Curatore subentrato in procedure esecutive in corso - Inefficacia degli atti di alienazione nei suoi confronti - Sussistenza - Conseguenze in tema di azione revocatoria intentata dal curatore

Esecuzione forzata - Pignoramento - Effetti - In genere - Curatore subentrato in procedure esecutive in corso - Inefficacia degli atti di alienazione nei suoi confronti - Sussistenza - Conseguenze in tema di azione revocatoria intentata dal curatore
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Non hanno effetto nei confronti del curatore del fallimento, che subentri nella posizione del creditore pignorante ex art. 107 legge fall., gli atti di alienazione di beni sottoposti a pignoramento, applicandosi il disposto dell'art. 2913 cod.civ., con conseguente irrilevanza dell'azione revocatoria intrapresa dal fallimento, attesa la priorità temporale del pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 2011, n. 15249.


Ipoteca fiscale - Revocabilità - Sussistenza - Natura legale della ipoteca - Esclusione - Interpretazione restrittiva dell'art. 89 DPR n. 602/1973 che sottrae a revocatoria i pagamenti di imposta e in nome la iscrizione di ipoteca..
L'ipoteca assiste il credito fiscale non ha natura legale ma giudiziale e, come tale, è soggetta all'azione revocatoria. Quanto alla esenzione da revocatoria di cui all'art. 89 DPR n. 602/1973, norma che deve essere interpretata in modo restrittivo, occorre precisare che tale disposizione sottrae alla revocatoria il pagamento dell'imposta e non certo l'iscrizione dell'ipoteca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Luglio 2011.


Revocatoria fallimentare – Regime delle esenzioni – Pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa nei termini d’uso – Nozione di termini d’uso riferita alle modalità e al tempo dell’esecuzione – Pagamenti eseguiti in ritardo con mezzi non usuali..
L’art. 67, co. 3, lett. a) l.f. nel testo modificato dalla l. 14 maggio 2005, n. 80, includendo nel regime delle esenzioni dalla revocatoria fallimentare i pagamenti relativi a forniture rientranti nella corrente conduzione dell’azienda a condizione che siano eseguiti “nei termini d’uso”, si riferisce tanto alle modalità quanto al tempo dell’esecuzione di guisa che occorre verificare se, sotto entrambi i profili indicati, la prestazione eseguita dall’imprenditore in bonis nel periodo sospetto si collochi nell’area delle normali relazioni commerciali intrattenute fra le parti, ovvero sia connotata da profili di anormalità o atipicità. A tal proposito rileva non solo il requisito temporale dei pagamenti eseguiti, i quali potrebbero essere non già contestuali alla controprestazione ricevuta, ma cadenzati nel tempo o inclusi in un piano di rientro concordato a cagione della situazione di difficoltà dell’impresa, bensì l’inusualità degli stessi, ove questi, pur se eseguiti con mezzi normali, siano però difformi dalle modalità concordate o normalmente praticate con quel determinato fornitore o con fornitori del medesimo settore merceologico, ovvero ancora risultino chiaramente finalizzati, per caratteristiche qualitative o quantitative, a favorire un creditore rispetto agli altri. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 24 Giugno 2011.


Fallimento – Revoca – Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori – Azione revocatoria – Sorte del bene oggetto dell’atto di revoca..
In seguito alla revoca della sentenza di fallimento, qualora il bene oggetto dell'atto revocato sia ancora presente nel patrimonio del debitore questi deve restituirlo al terzo; se, al contrario, il bene sia stato venduto dal Curatore, il terzo diviene creditore del prezzo, rimanendo preclusa la possibilità di recuperare il bene dall'acquirente, in ragione della necessità di rispettare l’alienazione fatta dal curatore ai sensi dell'articolo 18, comma 15, l.f.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado - Sentenza di natura costitutiva - Distinzione dei capi di condanna legati alla pronuncia costitutiva con vincolo sinallagmatico - Statuizione di condanna contenuta nella domanda di accoglimento della revocatoria fallimentare - Vincolo sinallagmatico - Inesistenza - Provvisoria esecuzione..
Al fine di stabilire se si possa anticipare, in via provvisoria, l'esecuzione delle statuizione di condanna contenuta nella sentenza che abbia natura costitutiva (nella quale indubbiamente rientra quella di accoglimento dell'azione revocatoria fallimentare) occorre distinguere in concreto, volta per volta, le statuizioni meramente dipendenti dell'effetto costitutivo da quelle che invece a tale effetto sono legate da un vero e proprio nesso sinallagmatico che non consente la scissione dei capi di condanna consequenziali alla pronuncia costitutiva. Nonostante la condanna al pagamento delle somme afferenti agli atti oggetto di revocatoria dipenda dalla pronuncia costitutiva di accertamento della loro inefficacia, pur tuttavia detta condanna non è legata dal rapporto di sinallagmaticità sopra indicato così che la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado ben può essere riferita alle statuizioni di condanna in essa contenute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 12 Maggio 2011.


Fallimento del titolare di conto corrente bancario con scoperto garantito da fideiussione - Accreditamento di somme sul conto, da parte del fideiussore, con riduzione dello scoperto - Mancata prova di debiti del fideiussore verso il fallito - Presunzione di adempimento del proprio debito fideiussorio da parte del fideiussore - Inefficacia dell'accreditamento ex art. 44 legge fall. o revocabilità ex art. 67 legge fall. - Esclusione - Fondamento.
Il principio di autonomia contrattuale consente che il fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario possa estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi); ne consegue che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto (del conto stesso) per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 legge fall. ovvero all'azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 2011, n. 10004.


Fallimento - Azione revocatoria - Ipoteca iscritta dal concessionario ex articolo 77 d.p.r. 602 del 1973 - Natura legale - Esclusione - Natura giudiziale - Revocabilità..
L'ipoteca iscritta dal concessionario della riscossione dei tributi sulla base dell'art. 77 d.p.r. 602 del 1973 non ha natura di ipoteca legale in quanto la norma citata non prevede una diretta costituzione dell'ipoteca, ma solo la possibilità di costituirla sulla base dell'iniziativa volontaria e autonoma del concessionario. Manca, dunque, l'automaticità dell'iscrizione ipotecaria, così come la stessa non deve essere iscritta d'ufficio occorrendo l'iniziativa - eventuale - e l'impulso del creditore. È, infatti, lo stesso articolo 77 a stabilire che il concessionario procede all'iscrizione dell'ipoteca sulla base di un'autonoma valutazione al fine di assicurare il risultato della sua attività. L'ipoteca che iscrive il concessionario alla discussione trova invero il suo fondamento nella legge, ma nel senso che la previsione normativa consente di equiparare il ruolo al titolo giudiziale onde permettere su impulso di parte l'iscrizione di ipoteca da parte del concessionario, il quale viene in tal modo assimilato al creditore che abbia iscritto l'ipoteca in forza di titolo giudiziario, senza la collaborazione del suo creditore e senza quindi alcuna automaticità prevista dalla legge come accade, invece, delle ipoteche legali propriamente dette. (Nel caso di specie, l'ipoteca del concessionario, assimilata all'ipoteca giudiziale, è stata ritenuta revocabile ed il credito ammesso al passivo in chirografo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 05 Maggio 2011.


Procedimento esecutivo – Esecutività della condanna dipendente dall’accoglimento di revocatoria fallimentare..
E’ suscettibile di esecuzione forzata, prima del passaggio in giudicato, la statuizione di condanna contenuta in una sentenza costitutiva di accoglimento dell’azione revocatoria fallimentare (avente ad oggetto nella specie la cessione di crediti), non valendo la soluzione prescelta dalle Sezioni unite con riguardo alla pronuncia ex art. 2932 c.c.. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Maggio 2011.


Revocatoria fallimentare – Ipoteca fiscale – Equiparabilità all’ipoteca legale o a quella giudiziale – Soggezione alla revocatoria fallimentare di cui all’art. 67..
L’ipoteca fiscale di cui all’art. 77 del dpr 602/73 sorgendo non direttamente dalla legge ma avendo titolo nel ruolo, è soggetta alla medesima disciplina dell’ipoteca giudiziale, dalla quale si distingue solo per esserne titolo un atto amministrativo e non uno giudiziale, ed è quindi assoggettata alla revocatoria di cui all’art. 67, n.4, legge fallimentare. (Alberto Crivelli) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 29 Aprile 2011.


Chiusura del fallimento - Effetti - Giudizio per revocatoria fallimentare pendente avanti alla Corte di cassazione - Chiusura della procedura concorsuale - Conseguenze - Cessazione della materia del contendere - Fondamento.
La chiusura del fallimento intervenuta nel corso del giudizio di revocatoria fallimentare pendente avanti alla Corte di cassazione determina la improseguibilità del giudizio e la cessazione della materia del contendere tra il terzo convenuto in revocatoria e l'amministrazione fallimentare, in quanto la pendenza della procedura si configura quale condizione di proseguibilità dell'azione, poichè la declaratoria di inefficacia relativa dell'atto impugnato, in cui essa consiste, ha come termini soggettivi le parti dell'atto e, dall'altro lato, i creditori concorrenti riuniti in massa; inoltre, con la chiusura della procedura senza la necessità di liquidare il bene già oggetto dell'atto di disposizione, viene meno anche l'interesse alla predetta pronuncia di inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2011, n. 9386.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda di ammissione del credito - Di riduzione della compensazione e richiesta di ammissione del credito residuo - Efficacia endofallimentare del provvedimento di ammissione del credito residuo - Preclusione di questioni attinenti validità ed efficacia del titolo - Azione revocatoria - Preclusione..
Al fine di applicare il principio affermato dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con la sentenza 14 luglio 2010, n. 16508 (1) e, quindi, di verificare se il provvedimento ammissivo del residuo credito vantato comporti l’efficacia preclusiva del giudicato endofallimetare nei confronti dell'azione revocatoria dei pagamenti parziali, occorre verificare se il creditore, in sede di domanda di ammissione al passivo, abbia dedotto la compensazione di parte del proprio credito con tali pagamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)


(1) Cass. Sez. Un. Civili 17 luglio 2010, n. 16508: “Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo al quale il decreto è opposto in compensazione. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non fosse proponibile la revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali eseguiti dal fallito e dei quali, in sede di verifica dello stato passivo, era stata accertata l’estinzione per compensazione).”
Tribunale Monza, 12 Aprile 2011.


Azione revocatoria fallimentare ex art. 67. 2° comma l.fall. – Natura distributiva e non indennitaria – Necessità di un eventus damni quale presupposto – Esclusione – Esistenza di un credito del convenuto in revocatoria, già ammesso al passivo fallimentare in privilegio – Irrilevanza sull’interesse ad agire del fallimento.

Pagamento di somme eseguito dal terzo acquirente del bene venduto in sede di procedura esecutiva – Pagamento del terzo – Esclusione – Revocabilità.

Assegnazione di somme in sede esecutiva anche a titolo di rimborso delle spese di lite – Revocabilità – Inclusione.
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Non può ravvisarsi la carenza di interesse ad agire del fallimento in revocatoria, nel caso in cui il convenuto sia titolare di un credito ammesso in privilegio al passivo fallimentare, sul presupposto che la somma che eventualmente debba restituirsi al fallimento, sarebbe comunque destinata a soddisfare il credito privilegiato, con conseguente inutilità dell’esperita azione. Infatti l’art. 67 l. fall. non richiede l’ulteriore requisito del danno effettivo (a differenza di quanto avviene per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c., sul punto v. Cass. 403/01 cit.), e ciò discende dalla natura dell’azione revocatoria fallimentare che – come precisato in particolare dalla sentenza delle Sezioni Unite 7028/06 – non ha funzione indennitaria, ma distributiva, essendo diretta a ripristinare l’attivo concorsuale al fine di consentire il soddisfacimento dei crediti nel rispetto del principio della par condicio creditorum. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata)

Non può assumere rilievo il fatto che parte delle somme oggetto di revocatoria siano state assegnate in sede di esecuzione forzata e, quindi, pagate da un terzo (acquirente del bene venduto in sede esecutiva), e non dal fallito: infatti, a prescindere dalla considerazione per cui la giurisprudenza, a certe condizioni, ammette anche la revocabilità di pagamenti effettuati dal terzo (v. ad es. Cass. sez. 1, n. 9143 del 17/04/2007), è evidente come nel caso di specie il pagamento possa attribuirsi al terzo solo formalmente o di fatto (poiché è lui che ha versato materialmente la somma poi assegnata ai creditori procedenti), mentre a livello sostanziale e giuridico è attribuibile al debitore fallito. Infatti, il versamento del terzo non è stato fatto al fine di estinguere il debito del fallito, bensì ha trovato causa nell’acquisto del bene venduto in sede esecutiva, sicché la somma pagata è entrata a far parte (se non materialmente, per lo meno giuridicamente ed economicamente) del patrimonio del fallito ed il pagamento ai creditori è stato quindi eseguito con denaro di quest’ultimo. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata)

Non può escludersi dalla revocabilità la somma assegnata dal G.E. a titolo di rimborso delle spese legali della procedura esecutiva, posto che tale pagamento costituisce pur sempre l’estinzione di un debito esistente in capo al fallito e che, peraltro, le somme versate a titolo di spese legali per il recupero del credito possono considerarsi a questo accessorie e rientrare quindi nella nozione di pagamento estintivo del debito ex art. 67 l.fall.. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 31 Marzo 2011.


Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario - Distinzione tra conto passivo e conto scoperto - Irrilevanza.

Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario - Durevolezza della riduzione dell'esposizione - Elementi di valutazione - Azzeramento finale della posizione debitoria - Rilevanza.

Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario - Valutazione della massima esposizione al momento della rimessa revocabile con riferimento a tutte le linee di credito accordate - Ammissibilità.

Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario - Onere della banca di provare la carenza dei presupposti di cui all'art. 70 l.f. - Sussistenza.
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Nella nuova azione revocatoria regolata dagli art. 67 e 70 L.fall. così come modificati dal D.L. n. 35/2005, poi convertito in legge dalla L. 80/2005, risulta del tutto superata e priva di rilievo la distinzione tra conto passivo e conto scoperto utilizzata ante riforma dalla giurisprudenza per individuare le rimesse aventi natura solutoria e quindi revocabili; pertanto l'unico dato che assume rilievo per definire la natura solutoria ai fini della revocatoria è costituito dalla riduzione consistente e durevole dell'esposizione debitoria del cliente verso la banca, a prescindere dalla circostanza che la rimessa operi nell'ambito del fido o piuttosto extra fido. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui sul conto corrente confluisca una rimessa che riduce o estingue l'esposizione formatasi per effetto di utilizzi dell'apertura di credito, ma successivamente il saldo debitore ritorni nella sua consistenza originaria per effetto dell'addebito sul conto di rimborsi in favore della banca di finanziamenti import-export, deve comunque ritenersi che la rimessa abbia ridotto in maniera durevole l'esposizione debitoria complessiva nei limiti in cui, prima della chiusura del conto, abbia azzerato definitivamente in favore della banca il saldo creditore. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

L'art. 70 della L. fall., che individua l'importo massimo revocabile nella differenza tra la massima esposizione debitoria raggiunta dal fallito nel periodo sospetto e l'ammontare residuo riscontrato al momento dell'apertura del concorso, integra una condizione impeditiva che va eccepita tempestivamente, ritualmente e compiutamente dalla parte interessata (la banca convenuta) la quale ha l'onere di allegare quale fosse l'esatto ammontare di tale differenza precisando dunque quale fosse la massima esposizione al momento della rimessa (tenendo conto di tutte le linee di credito accordate al cliente a prescindere dal fatto che al momento della rimessa fossero state già formalmente contabilizzate sul conto) e quella finale. La parte interessata ha altresì l'onere di provare, producendo idonea documentazione, le proprie allegazioni, e ciò sia in base al generale principio secondo cui l'onere di provare circostanze impeditive è a carico della parte che solleva la relativa eccezione (art. 2697 c.c.) sia in base ai principi sulla vicinanza della prova, essendo indiscutibile che, rispetto al fallimento, la banca si trova sicuramente in posizione avvantaggiata, potendo disporre di tutta la documentazione bancaria idonea a ricostruire i rapporti avuti con il fallito. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 24 Febbraio 2011.


Piano attestato di risanamento - Art. 67, comma 3, lett. d) l.f. - Richiamo all'art. 2501 bis, comma 4, c.c. - Oggetto - Nomina del professionista - Competenza del tribunale - Esclusione..
Il richiamo contenuto nell'articolo 67, comma 3, lett. d) legge fallimentare all'art. 2501 bis, comma 4, codice civile concerne esclusivamente la relazione attestativa e non altri diversi profili, quali la procedura di nomina del professionista che dovrà svolgere la verifica di veridicità e formulare il giudizio di ragionevolezza. Sotto il profilo sistematico, del resto, risulta evidente come, riferendosi la figura del piano attestato a un piano aziendale suscettibile di realizzazione contrattuale, ossia sulla base aziendale di contratti per la soluzione della crisi di impresa, la nomina del professionista che deve attestare la ragionevolezza del piano di risanamento non può che spettare al debitore, insieme agli altri protagonisti della operazione aziendale e contrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2011.


Piano di risanamento ex art. 67, comma 3, lett. d) l.f. - Nomina dal professionista attestatore - Assegnazione di un termine per l'espletamento dell'incarico..
  Tribunale Bergamo, 17 Febbraio 2011.


Procedura di insolvenza di rilevanza comunitaria - Azione revocatoria - Applicazione della lex loci concursus - Deroga pattizia - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie..
Il principio per cui le procedure di insolvenza di rilevanza comunitaria sono assoggettate alla lex loci concursus, sancito in via generalizzata dall'art. 4, par. 1 del reg. CE n. 1346 del 20 maggio 2000 e dall'art. 4, par. 2, lett. m) avuto riguardo alle azioni dirette a ottenere l'inopponibilità degli atti pregiudizievoli per la massa dei creditori, subisce una significativa deroga ad opera dell'art. 13 dello stesso regolamento, il quale stabilisce l'inapplicabilità del citato art. 4, par. 2, lett. m) quando il beneficiario dell'atto provi che quest'ultimo è soggetto alla legge di uno Stato membro diverso da quello di apertura della procedura. L'azione revocatoria esercitata nell'ambito di una procedura di insolvenza aperta in uno degli Stati membri sarà, pertanto, regolata dalla legge sostanziale di uno Stato membro diverso qualora risulti che le parti abbiano espressamente assoggettato il relativo negozio ad una legge diversa da quella dello stato di apertura della procedura. (Nel caso di specie, ritenuta applicabile la legge sostanziale tedesca, la quale prevede un termine diverso per l'esercizio dell'azione, è stata ritenuta improponibile l'azione revocatoria di un atto assoggettato dalle parti alla legge tedesca, nonostante la procedura di amministrazione straordinaria si fosse aperta in Italia). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Febbraio 2011.


Revocatoria fallimentare - Atti anormali - Articolo 67, comma 1, n. 2) legge fallimentare - Presupposti - Danno patrimoniale - Lesione della par condicio creditorum - Necessità..
Per la revocabilità di determinate operazioni, delle quali si affermi il carattere anomalo (articolo 67, comma 1, n. 2), legge fallimentare), occorre che le stesse abbiano avuto un riflesso negativo sul patrimonio del debitore, implicando la fuoriuscita di denaro o di altri beni o valori sui quali la massa dei creditori ammessi al concorso non possa più soddisfarsi oppure che gli atti in questione abbiano comunque in qualche modo indebitamente alterato la regola della par condicio creditorum. A tal fine, non è pertanto sufficiente prospettare un piano di rientro o l'ottenimento di maggiori garanzie, dovendosi, invece, riscontrare una concreta ed effettiva lesione della par condicio che comporti un aggravamento dell'insolvenza o una modifica della collocazione del creditore (il cosiddetto pregiudizio nella sua accezione più vasta), fattispecie, queste, che non si rinvengono qualora la banca assoggettata a revocatoria non abbia ridotto il proprio credito o non ne abbia mutato la collocazione da chirografario in privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 20 Gennaio 2011.


Revocatoria fallimentare - Concordato preventivo e fallimento - Principio della prosecuzione delle procedure - Stato di crisi come presupposto del concordato - Dichiarazione di fallimento come accertamento ex post della natura irreversibile dello stato di crisi..
Nell’ipotesi di consecuzione di procedure concorsuali, in base al principio dell’unitarietà delle procedure concorsuali, che fa ravvisare nel fallimento una fase ulteriore di un procedimento unitario, il computo a ritroso del periodo sospetto previsto dall’art. 67, comma 2, legge fallimentare decorre dalla data di ammissione al concordato preventivo e non dalla data del fallimento (cfr Cass. n. 28445/2008, Cass. 5527/2006, Cass. n. 21326/2005), principio, questo, ribadito, anche di recente, dalla Suprema Corte, con la sentenza n. 18437/2010. La circostanza che il presupposto del concordato preventivo sia lo stato di crisi che, pur ricomprendendo lo stato d’insolvenza, non necessariamente coincide con esso, poiché lo stato di difficoltà finanziaria ed economica non si evolve necessariamente nella definitiva ed irreversibile impossibilità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, non fa venire meno l’unitarietà tra le due procedure del concordato preventivo e del fallimento, rappresentando il fallimento l’atto terminale del procedimento. Si deve, inoltre rilevare che qualora lo stato di insolvenza sia requisito della richiesta di ammissione al concordato preventivo, l’unitarietà delle due procedure, del concordato e del fallimento, sarebbe palese, e che, anche nell’ipotesi in cui alla base del procedimento di concordato vi sia lo stato di crisi, la successiva dichiarazione di fallimento costituirebbe un accertamento ex post della natura irreversibile di tale stato e dunque della sua coincidenza con quello di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Gennaio 2011.


Azione revocatoria fallimentare - Natura costitutiva - Provvisoria esecutività della sentenza di primo grado - Capo di condanna relativo al corrispettivo dell'atto revocato - Esclusione - Sospensione dell'esecuzione..
Se è vero che l'atto oggetto di revocatoria ai sensi dell'articolo 67, legge fallimentare, è valido ed efficace sino a quando la sentenza che lo revoca non sia divenuta irrevocabile, si deve allora ritenere che gli effetti di tale pronuncia, avente natura costitutiva, non possano essere anticipati riconoscendo la provvisoria esecutività del capo della pronuncia di condanna al pagamento dei corrispettivi revocati. (Nel caso di specie, in sede di opposizione all'esecuzione ex articolo 615, codice di procedura civile, è stata sospesa l'esecuzione avviata sul presupposto della provvisoria esecutività della pronuncia di revoca). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 21 Dicembre 2010.


Azione revocatoria - Natura costitutiva - Provvisoria esecutività dei capi di condanna - Sussistenza..
La pronuncia di condanna al pagamento dei corrispettivi degli atti oggetto di revocatoria è indubbiamente dipendente dalla pronuncia di natura costitutiva di accertamento dell'inefficacia di tali atti; essa non si pone tuttavia in un rapporto di corrispettività sinallagmatico con la pronuncia costitutiva di inefficacia tale da impedire il riconoscimento della provvisoria esecutività del capo di condanna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - "Eventus damni" - Oggetto - Lesione della "par condicio creditorum" - Presunzione legale assoluta - Configurabilità - Conseguenze - Pagamento di un credito privilegiato generale - Revocabilità - Fondamento. .
Nella revocatoria fallimentare di debiti liquidi ed esigibili, prevista dall'art. 67, secondo comma, legge fall., l'"eventus damni" è "in re ipsa" e consiste nel fatto stesso della lesione della "par condicio creditorum", ricollegabile, per presunzione legale assoluta, all'atto di disposizione patrimoniale posto in essere dal fallito, con la conseguenza che sul curatore grava soltanto l'onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell'"accipiens", mentre la circostanza che il pagamento (come nella specie) sia stato effettuato per soddisfare un credito assistito da privilegio generale non esclude tale possibile lesione, né fa venir meno l'interesse all'azione da parte del curatore, poiché è solo in seguito alla ripartizione dell'attivo che può verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che potrebbero insinuarsi anche successivamente all'esercizio dell'azione revocatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2010, n. 25571.


Fallimento – Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori – Azione revocatoria fallimentare – Mutuo fondiario – Requisiti.

Fallimento – Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori – Azione revocatoria fallimentare – Mutuo fondiario – Ipoteca – Non contestualità - Revocabilità.

Fallimento – Revocatoria – Mutuo ipotecario – Debito preesistente – Garanzia non contestuale – Configurabilità – Negozio indiretto – Revocabilità – Pagamento anomalo – Non revocabilità.
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Nel mutuo fondiario: 1) la garanzia deve essere concessa dallo stesso mutuatario; 2) la somma erogata non deve superare il tetto stabilito dal CICR (oggi l’80% del valore dell’immobile); 3) la garanzia deve essere contestuale al finanziamento. La mancanza di una di queste condizioni esclude che si possa applicare la normativa speciale del mutuo fondiario, inclusa la sostanziale irrevocabilità della garanzia. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Qualora il mutuo dichiarato fondiario sia stato utilizzato per estinguere passività pregresse, esso è servito per trasformare un debito chirografario in privilegiato; perciò l’ipoteca concessa non può considerarsi contestuale ed è revocabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

La concessione di un mutuo ipotecario, con finalità di estinzione di passività preesistenti, costituisce negozio indiretto che dà luogo ad un pagamento anomalo. Conseguenza di ciò è la revoca della garanzia, anche qualora essa venga costituita in parte con incidenza su un debito preesistente ed in parte in funzione di un debito contestualmente venuto in essere, attesa l’unicità della garanzia che la rende unitariamente non contestuale. Va esclusa, invece, la revoca del pagamento, poiché scopo della operazione non fu tanto l’estinzione del debito, quanto la sua trasformazione da debito chirografo in privilegiato. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 15 Dicembre 2010.


Azione revocatoria fallimentare - Art. 67 n. 2, primo comma L. Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006) - Locazione finanziaria - Accordo di compensazione con il fornitore concluso nel periodo “sospetto” - Pagamento con mezzi anormali - Insussistenza.

Azione revocatoria fallimentare - Art. 67, secondo comma L. Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006) - Prova della conoscenza dello stato di insolvenza - Equiparazione di una società finanziaria ad una banca - Insussistenza.

Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza dello stato di insolvenza - Indici di bilancio: insufficienza, in assenza di altri indizi concordanti.

Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza dello stato di insolvenza - Piani di rientro rispettati: insufficienza, in assenza di altri indizi concordanti.
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Il pagamento ricevuto dal locatore finanziario, a seguito dell’inadempimento del locatario, mediante riscossione dei depositi infruttiferi costituiti in garanzia dal fornitore, successivamente fallito, a fronte dell’acquisto da parte del fornitore del credito del locatore verso il locatario (nel caso di specie, una società partecipata dalla società fornitrice) non costituisce pagamento con mezzi anormali, revocabile ai sensi dell’art. 67 n. 2 primo comma L.Fall. (ante riforma attuata con D.lgs. n. 5 del 16 gennaio 2006), anche se concluso nel periodo “sospetto”. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’azione revocatoria fallimentare la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del tradens da parte dell’accipiens, non può desumersi sic et simpliciter dalla qualificazione professionale dell’accipiens, se trattasi di una società di leasing che, quanto ad avvedutezza ed esperienza valutativa, non può essere equiparata tout court ad una banca. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’azione revocatoria fallimentare, la valutazione della prova della conoscenza dello stato di insolvenza del tradens, mediante i cc.dd. “indici” di bilancio (sulla solidità patrimoniale, sulla situazione finanziaria e sulla riclassificazione del conto economico) deve essere condotta con estrema cautela, costituendo prova certa e positiva dello stato di insolvenza solo quando i risultati dell’analisi dei bilanci si pongano in termini di assoluta evidenza e di lampante conclusività, ovvero si possano corroborare in forza di altri e più oggettivi elementi di giudizio, acquisibili all’interno del più vasto compendio istruttorio di causa. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)

I piani di rientro concordati con la società, successivamente fallita, non sono sufficienti, di per sé, a provare lo stato di insolvenza quando vengano rispettati. (Daniela Schiatti) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 30 Novembre 2010.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Principio della consecuzione delle procedure.

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Fallimento dichiarato successivamente alla riforma della legge fallimentare ma conseguente a concordato aperto prima della riforma - Principio della consecuzione delle procedure - Applicazione delle nuove disposizioni sulla revocatoria - Esclusione - Retrodatazione dell'inizio della procedura alla data di apertura del concordato.
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Anche dopo la riforma del diritto fallimentare, in caso di dichiarazione di fallimento che consegua alla previa ammissione del medesimo debitore alla procedura di concordato preventivo, vige il principio di consecuzione delle due procedure che vanno considerate unitariamente. (Antonino Spadaro) (riproduzione riservata)

Ai fini di cui all’art. 2, comma 2, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, il quale stabilisce che le disposizioni sostitutive degli artt. 67 e 70 della legge fallimentare si applicano alle azioni revocatorie proposte nell’ambito di procedure “iniziate” dopo la sua entrata in vigore, l’inizio della procedura va individuato nel momento di instaurazione di quella che ha preceduto il fallimento (nel caso di specie di concordato preventivo). (Antonino Spadaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Siracusa, 19 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Riconducibilità dell'azione esperita alla autorizzazione - Contestazione - Natura - Interpretazione di un atto processuale - Conseguenze - Deducibilità della questione in sede di legittimità - Condizioni - Fattispecie..
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria conferita ex artt. 25, comma 1, n. 6 e 31, legge fall., al curatore del fallimento dal giudice delegato copre, senza bisogno di una specifica menzione, tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce l'autorizzazione, e l'eventuale limitazione di quest'ultima, in rapporto alla maggiore latitudine dell'azione effettivamente esercitata, costituisce una questione interpretativa di un atto di natura processuale, deducibile in sede di legittimità soltanto qualora sia stata proposta nel giudizio di merito; ne consegue che, ove ciò sia accaduto, ed il giudice di merito si sia pronunciato, il mezzo impugnatorio consentito è quello dell'art.360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., negli stretti limiti in cui è consentito il sindacato di legittimità sulla motivazione. (Nella specie, il curatore, chiedendo di poter agire per la revocabilità di un'ipoteca volontaria prestata dalla società fallita per debito di terzi, aveva poi concluso l'istanza, ed era stato conseguentemente autorizzato, a proporre genericamente l'azione revocatoria dell'art. 67 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22540.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Competenza per territorio - Conflitto positivo di competenza tra tribunali fallimentari - Risoluzione - Effetti - Primo fallimento dichiarato da tribunale incompetente - Caducazione - Esclusione - Prosecuzione del procedimento davanti al giudice competente - Necessità - Fondamento - Unitarietà del procedimento fallimentare - Configurabilità - Applicabilità nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Sussistenza - Periodo sospetto per l'esercizio dell'azione revocatoria ex art.67 legge fall. - Computo a ritroso dalla prima sentenza di fallimento - Configurabilità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Risoluzione di conflitto positivo di competenza territoriale fra due tribunali fallimentari - Prosecuzione dell'unitaria procedura avanti al tribunale dichiarato competente - Conservazione degli effetti sostanzialie della prima dichiarazione di fallimento - Conseguenze sulle azioni revocatorie ex art. 67 legge fall. - Computo del periodo sospetto - Dalla prima sentenza di fallimento.
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La risoluzione del conflitto positivo di competenza (territoriale) tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comporta la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis della legge fall. (introdotto dall'art. 8 del d.lgs. n. 5 del 2006), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. Ne consegue che anche il periodo sospetto cui si riferisce l'azione revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art.67 legge fall., decorre a ritroso dalla prima dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22544.


Ipoteca dell’Agente della Riscossione - Art. 77 D.P.R. 602/1973 - Natura di ipoteca giudiziale - Tutela dell'interesse pubblico limitata alla possibilità di iscrizione mediante atto amministrativo - Revocabilità..
Deve ritenersi che l’ipoteca prevista dall’art. 77 dpr 602/73 abbia natura riconducibile a quella giudiziale e che la natura pubblicistica del credito sia già adeguatamente tutelata dalla possibilità dell’ente riscossore di avvalersi per l’esecuzione coattiva di un atto meramente amministrativo che tiene luogo del provvedimento giudiziale altrimenti richiesto. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 04 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Modifiche introdotte dal d.l. n. 35 del 2005 - Applicazione retroattiva - Esclusione - Art. 70 legge fall. - Norma innovativa - Conseguenze - Applicabilità solo alle azioni proposte in relazione a procedure aperte dopo il cit. d.l...
Le modifiche apportate all'istituto della revocatoria fallimentare a seguito dell'art. 2, comma 2, del d.l. n. 35 del 2005 (convertito nella legge n. 80 del 2005) si applicano soltanto alle azioni proposte nell'ambito di procedure concorsuali iniziate dopo l'entrata in vigore del decreto stesso, trattandosi di norme innovative che introducono una disciplina diversa per situazioni identiche. Analogicamente l'art. 70 legge fall. relativa alla revocabilità delle rimesse bancarie, è norma irretroattiva, a carattere innovativo e non d'interpretazione autentica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20834.


Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Onere della prova del curatore - Riduzione dell'esposizione oltre il limite dell'affidamento..
Nell'azione revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario il curatore ha l'onere di provare la riduzione dell'esposizione maturata sul conto corrente oltre il limite dell'affidamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20834.


Fallimento - Accertamento del passivo - Obbligo di motivazione in sede di verifica tempestiva - Non sussiste (artt. 96, 98 l.f.).

Fallimento - Passivo - Credito Fondiario - Limite massimo di finanziabilità - Superamento - Conseguenze - (art. 39, co. 4, d.lgs. 1.9.1993 n. 385).

Fallimento - Revocatoria - Garanzia - Mutuo ipotecario - Giroconto su conto passivo - Non contestualità - Sussistenza (art. 67 l.f.).

Fallimento - Revocatoria - Eccezione - Azione riconvenzionale - Cumulo - Conseguenze (art. 67 l.f.).
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Il difetto di motivazione del giudice delegato, quand'anche la motivazione sia del tutto omessa o inconferente, non determina vizio del provvedimento di esclusione del credito, tale da comportarne l'ammissione in sede di opposizione allo stato passivo, sia perché è il tribunale che fornisce la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno, sia perché non è concepibile l'ammissione al passivo soltanto a causa di pretesi vizi della motivazione del provvedimento del giudice delegato, attese le necessarie sommarietà e non definitività dell'accertamento del credito compiuto nella verifica tempestiva. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

E' esclusa la natura fondiaria del credito di finanziamento che viene insinuato al passivo, per il mancato rispetto delle regole che governano tale tipo di credito, con particolare riferimento al superamento della percentuale che la legge pone come limite al finanziamento assistito da garanzia fondiaria, ed alla sostanziale non contestualità della garanzia, con la conseguenza che non opera la norma che prevede il consolidamento dell'ipoteca fondiaria in dieci giorni. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Il mutuo, con contestuale effettiva concessione di ipoteca, utilizzato per estinguere una passività preesistente (eventualmente mediante giroconto), è un negozio indiretto che ha per scopo ulteriore non l'estinzione della passività preesistente (sarebbe un pagamento anomalo), ma la sua trasformazione in un credito privilegiato, esclusa la simulazione, trattandosi di operazioni effettivamente  volute dalle parti. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Qualora il fallimento abbia chiesto la revocatoria della garanzia sia in via di eccezione che in via di azione riconvenzionale, quest'ultima, atteso che il risultato pratico che i due strumenti processuali perseguono è lo stesso, vale a dire l'inefficacia della garanzia per i creditori e l'ammissione del credito in chirografo, deve essere considerata superata dall'eccezione riconvenzionale che ha ad oggetto lo stesso thema decidendum. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 05 Ottobre 2010.


Revocatoria fallimentare - Atti revocabili - Partecipazione del fallito - Necessità..
Oggetto dell'azione revocatoria ex art. 67 II comma  L.F. sono  unicamente gli atti  compiuti con la partecipazione  del fallendo.
Non può quindi essere oggetto di  revocatoria la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa  formulata contro il fallendo  da soggetto altro e diverso (Fattispecie in tema di risoluzione di rapporto di leasing). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Roma, 01 Ottobre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Scrittura privata non autenticata - Data certa - Contestazione - Eccezione di parte - Necessità - Revocatoria fallimentare - Eccezione del curatore fallimentare - Configurabilità - Fondamento. .
In tema di prova civile, la contestazione sulla mancanza di data certa nella scrittura privata si configura come eccezione in senso stretto che, in quanto tale, può essere proposta solo dalla parte. Pertanto, in ipotesi di revocatoria fallimentare, al curatore - che è parte in tale giudizio e che dal complesso dei dati sottoposti al suo esame può correttamente identificare il momento genetico dell'atto (e, quindi, la sua antecedenza o meno alla dichiarazione di fallimento) - compete proporre l'eccezione di mancanza data certa nella scrittura privata contestata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Settembre 2010, n. 20268.


Fallimento – Azione revocatoria nei confronti del subacquirente – Facoltà del giudice di qualificare l'azione come revocatoria ordinaria – Esclusione. (28/09/2010).
Il curatore può agire in revocatoria nei confronti del subacquirente esclusivamente con la revocatoria ordinaria ai sensi degli artt. 66, legge fallimentare e 2901, codice civile e, ove l’azione proposta sia stata espressamente qualificata come revocatoria fallimentare ex art. 67, legge fallimentare, il giudice non può, ritenendone sussistenti i presupposti, qualificarla come revocatoria ordinaria. (Nella fattispecie il curatore aveva agito con la revocatoria fallimentare sia nei confronti dell’avente causa dal fallito che del sub acquirente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 09 Settembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Revocatoria di rimesse bancarie su conto corrente - Regime anteriore al d.l. n. 35 del 2005 - Applicazione del criterio del c.d. massimo scoperto - Esclusione - Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse su conto corrente bancario, non è applicabile in via retroattiva il criterio del c.d. massimo scoperto (il quale consiste nella differenza tra il massimo del saldo passivo raggiunto dal conto nell'anno antecedente il fallimento ed il saldo finale alla data della sentenza di fallimento), introdotto nel terzo comma dell'art. 70 della l. fall. dall'art. 2 del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. nella legge 14 maggio 2005, n. 80: ne deriva che, nel regime anteriore alla nuova disciplina, le rimesse devono essere revocate, ricorrendone le condizioni, nella loro sommatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2010, n. 19043.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Natura costitutiva - Conseguenze - Prescrizione - Interruzione con semplice atto di costituzione in mora - Inammissibilità - Esercizio dell'azione giudiziale - Necessità - Estinzione del giudizio - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie relativa a domanda proposta dal curatore in via riconvenzionale in giudizio di opposizione a stato passivo.

Prescrizione civile - Interruzione - Atti interruttivi - Costituzione in mora - Rilevanza in tema di azione revocatoria fallimentare - Configurabilità - Esclusione - Esercizio dell'azione giudiziale - Necessità - Fattispecie relativa a domanda riconvenzionale proposta dal curatore in giudizio di opposizione allo stato passivo, poi estinto.
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In tema di revocatoria fallimentare, nel regime antevigente applicabile "ratione temporis", la prescrizione del diritto potestativo all'azione revocatoria, può essere interrotto unicamente con l'esercizio dell'azione giudiziale e non con un semplice atto di messa in mora ma l'effetto interruttivo rimane fermo ai sensi dell'art. 2945 cod. civ. anche nell'ipotesi di estinzione del giudizio, non rilevando a tale specifico fine la rilevata natura costitutiva dell'azione. (Fattispecie relativa ad azione revocatoria formulata come domanda riconvenzionale in un giudizio, successivamente estintosi, di opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2010, n. 18438.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Inefficacia di versamenti su conto corrente di azienda bancaria - Cessione ad altra banca delle attività e passività aziendali - Azione revocatoria - Legittimazione passiva della cessionaria - Fondamento..
In tema di azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto le rimesse su conto corrente a favore di una banca, la cui azienda sia poi stata ceduta ad altra banca, la legittimazione passiva sussiste in capo alla cessionaria ove risulti, come nella fattispecie, che con l'azienda bancaria siano state trasferite tutte le attività e passività aziendali, dunque anche i debiti futuri derivanti dall'azione revocatoria, in quanto obbligazioni ad oggetto determinabile, perchè all'atto della convenzione erano identificabili gli eventuali debiti, risultanti dalla contabilità, in relazione ai pagamenti eseguiti dai debitori poi falliti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Luglio 2010, n. 17668.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Citazione - Contenuto - Nullità - In genere - Pluralità di domande giudiziali - Proposizione alternativa o subordinata - Ammissibilità - Condizioni - Onere della domanda e dovere di chiarezza - Conseguenze - Accoglimento di una di esse - Vizio di ultrapetizione - Esclusione - Ragioni - Pertinenza di ciascuna al "petitum". .
Nello stesso giudizio possono essere proposte, in forma alternativa o subordinata, due diverse richieste tra loro incompatibili, senza che con ciò venga meno l'onere della domanda ed il dovere di chiarezza che l'attore è tenuto ad osservare nelle proprie allegazioni; ne consegue che non incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che accolga una delle domande come sopra proposte, in quanto il rapporto di alternatività e di subordinazione tra esse esistente non esclude che ciascuna di esse rientri nel "petitum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2010, n. 16876.


Accertamento del passivo – Eccezione di compensazione dei pagamenti parziali – Ammissione al passivo del conguaglio – Accertamento della compensazione quale caos è istintiva della pretesa – Preclusione e non fallimentare – Azione revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali – Esclusione. (07/09/2010).
Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo al quale il decreto è opposto in compensazione. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non fosse proponibile la revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali eseguiti dal fallito e dei quali, in sede di verifica dello stato passivo, era stata accertata l’estinzione per compensazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Credito - Deduzione della compensazione ed insinuazione al passivo del credito residuo - Ammissione al passivo del credito residuo - Decreto di esecutività dello stato passivo - Conseguenze - Parziale estinzione del credito originario - Effetti - Preclusione endofallimentare - Fondamento

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Creditore e debitore verso il fallito - Importo del credito superiore a quello del debito - Richiesta di ammissione al passivo per la somma risultante dal conguaglio e dalla compensazione - Accoglimento della domanda - Portata - Preclusione endofallimentare
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Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamenti di crediti liquidi ed esigibili - Revocabilità - Negozi fonte dell'obbligazione di pagamento - Irrevocabilità - Irrilevanza..
In tema di revocatoria di cui all'art. 67, secondo comma, della legge fall., i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili devono essere considerati atti giuridici distinti dal rapporto che ne costituisce la causa, rilevando nella loro obiettiva natura di atti estintivi delle obbligazioni del fallito e pregiudizievoli per la massa dei creditori, e sono, pertanto, suscettibili di revoca indipendentemente dalla revocabilità dei negozi in adempimento dei quali essi sono stati effettuati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Luglio 2010, n. 15980.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti – Sugli atti pregiudizievoli ai creditori – Azione revocatoria fallimentare – Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie – In genere - Rimessa in conto corrente bancario - Effettuazione tramite "point of sale" (POS) - Pagamento - Configurabilità - Conseguenze - Revocabilità..
In tema di azione revocatoria fallimentare di rimesse bancarie in conto corrente, il modulo operativo detto "point of sale" (POS), consentendo al correntista di far affluire sul proprio conto corrente pagamenti effettuati da clienti con carta di credito, determina il verificarsi di un pagamento, che, in quanto tale, è potenzialmente oggetto di revocatoria, ai sensi dell'art. 67 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 2010, n. 15781.


Azione revocatoria fallimentare – Inefficacia della cessione di azienda comprensiva della vita e dell'insegna – Competenza esclusiva delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale – Sussistenza. (31/08/2010).
La cognizione dell'azione revocatoria proposta dal fallimento ai sensi dell'articolo 67, legge fallimentare, volta a far dichiarare l'inefficacia dell'atto di cessione di un ramo d'azienda "con tutti i beni strumentali, ivi comprese la ditta e la insegna" spetta alla competenza per materia delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Fermo, 21 Giugno 2010.


Revocatoria fallimentare – Ipoteca iscritta dal concessionario per la riscossione dei tributi – Natura di ipoteca legale – Esclusione – Revocabilità..
L'iscrizione della ipoteca del concessionario per la riscossione dei tributi ai sensi dell'articolo 77 del D.P.R. n. 602 del 1999 non consegue direttamente dalla previsione normativa ma richiede un atto volontario del creditore, ragione per la quale la garanzia in questione non  ha  natura di ipoteca legale e non gode quindi dell'esenzione dall'azione revocatoria prevista dall'art. 67, comma 1, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 09 Giugno 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo gratuito - Garanzia reale prestata dal terzo successivamente all'insorgenza del debito garantito - Mancanza di corrispettivo - Atto a titolo gratuito - Configurabilità - Conseguenze - Fallimento del garante - Inefficacia dell'atto ex art.64 della legge fall. - Sussistenza..
La garanzia reale (nella specie un'ipoteca) prestata dal terzo in un momento successivo all'insorgenza del debito garantito, ove non risulti correlata ad un corrispettivo economicamente apprezzabile proveniente dal debitore principale o dal creditore garantito, è qualificabile come atto a titolo gratuito. Ne consegue, in caso di sopravvenienza del fallimento del garante, che il suddetto atto esula dalla previsione dell'art. 67 del r.d. 16 marzo 1942 n. 267, in tema di revocatoria delle garanzie a titolo oneroso, e resta soggetto, ai sensi e nel concorso dei requisiti fissati dal precedente art. 64, alla sanzione di inefficacia contemplata per i negozi gratuiti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Maggio 2010, n. 12507.


Fallimento - Azione revocatoria - Pagamento effettuato dal fideiussore - Prova che il denaro sia stato fornito dal fallito o che vi sia stata rivalsa nei suoi confronti - Necessità..
Non è revocabile il versamento effettuato dal terzo fideiussione qualora non risulti provato che lo stesso sia stato effettuato con denaro fornito dal fallito o che fosse nella sua disponibilità, ovvero che, prima del fallimento, vi sia stata rivalsa da parte del terzo nei confronti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 10 Maggio 2010.


Concordato preventivo – Revocatoria fallimentare – Pagamenti effettuati in esecuzione di un concordato  – Soci finanziatori – Obbligo di restituzione. (03/08/2010).
Se é indubbio che, nel fallimento, il pagamento fatto al socio creditore è revocabile (quando ricorrono le condizioni dell’art. 2467), lo stesso deve affermarsi per i pagamenti effettuati in esecuzione di un concordato preventivo sfociato in fallimento, in deroga a quanto previsto dall’art. 67, comma 2, lett. e). Dal che si deduce che i soci finanziatori non possono ricevere alcunché nel concordato, posto che diritto al concorso e obbligo di restituzione sono tra loro incompatibili. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Applicazione ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del d.l. n. 35/2005 – Esclusione – Normativa di interpretazione autentica – Esclusione. (14/05/2010).
L’eccezione contenuta nell’art. 67, legge fallimentare, con riferimento a determinati tipi di atti revocabili non è applicabile a fattispecie relative a procedure dichiarate prima dell’entrata in vigore di detta norma, alla quale non può peraltro essere riconosciuta natura di norma di interpretazione autentica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Aprile 2010, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Applicazione ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del d.l. n. 35/2005 – Dies a quo – Dichiarazione di fallimento – Ratio. (14/05/2010).
Con riferimento all’azione revocatoria, appare logica e razionale la scelta del legislatore che, nel dettare il regime transitorio della normativa in materia fallimentare introdotta con il decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, fissa come dies a quo per l’applicazione della nuova disciplina la dichiarazione di fallimento e non la data di inizio dei relativi giudizi. Ciò che legittima la revoca di un determinato atto non è, infatti, il puro e semplice compimento dell’atto stesso, di per sé legittimo ed efficace, bensì la successiva dichiarazione di fallimento che apre il concorso tra i creditori e l’esigenza del ripristino della par condicio a ritroso nel tempo. Del resto, non avrebbe potuto ritenersi ragionevole l’opposta soluzione che avrebbe rimesso l’applicazione delle nuove norme alla discrezionalità del curatore che ha facoltà di scegliere quando promuovere il giudizio o di rimanere addirittura inerte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Amministrazione controllata - Cessazione dell’amministrazione controllata - Rimessione "in bonis" - Successiva dichiarazione di fallimento - Revocatoria di pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata - Onere della prova - Oggetto - Identità dello stato di insolvenza - Necessità - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Amministrazione controllata - Rimessione "in bonis" - Successiva dichiarazione di fallimento - Revocatoria di pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata - Onere della prova - Oggetto - Identità dello stato di insolvenza - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
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Il decreto di rimessione "in bonis" dell'impresa assoggettata ad amministrazione controllata, certificando l'avvenuto superamento dello stato di dissesto che ha dato luogo alla procedura, evidenzia l'assenza d'interdipendenza e continuità tra la stessa e l'eventuale successiva dichiarazione di fallimento. Pertanto, il fallimento che agisca in revocatoria relativamente a pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata, è tenuto, al fine di escludere la prededucibilità dei crediti cui si riferiscono i pagamenti, a fornire la prova dell'identità dello stato d'insolvenza che ha dato luogo alle due procedure, in quanto tale prova, che sarebbe superflua in caso di consecuzione tra amministrazione controllata e fallimento, si rende invece necessaria in ragione della buona riuscita del tentativo di risanamento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che, pur escludendo la consecuzione tra le procedure, in quanto il fallimento era stato dichiarato otto mesi dopo la positiva chiusura dell'amministrazione controllata, aveva accolto l'azione revocatoria, desumendo la conoscenza dello stato d'insolvenza dall'avvenuta ammissione dell'impresa alla procedura minore e dalla stipulazione nel corso della stessa di un accordo stragiudiziale con il quale il creditore rinunciava a parte dei propri crediti anteriori all'apertura della procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Aprile 2010, n. 9289.


Società di persone – Concordato preventivo – Successiva dichiarazione di fallimento – Debiti personali dei soci – Principio della consecuzione processuale – Inapplicabilità – Conseguenze – Ipoteca giudiziale a carico del socio – Opponibilità al fallimento – Decorrenza – Interessi passivi – Opponibilità al fallimento – Decorrenza – Dalla data della dichiarazione di fallimento – Fondamento. (29/06/2010).
Il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non può essere applicato con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l'efficacia del concordato preventivo della società nei confronti dei soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali. Ne consegue che ai fini dell'opponibilità di eventuali ipoteche al fallimento o del computo degli interessi sui crediti vantati nei confronti dei singoli soci, non rileva la data di ammissione della società di persone al concordato preventivo, ma quella della successiva dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 147 della legge fall., dei soci illimitatamente responsabili. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 26 Marzo 2010, n. 7273.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Stato d'insolvenza del debitore - Conoscibilità da parte del terzo - Insufficienza - Effettività della conoscenza - Necessità - Prova per presunzioni - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie..
In tema di revocatoria fallimentare, il presupposto soggettivo, ai sensi dell'art. 67 della legge fall., è costituito dalla conoscenza effettiva da parte del terzo dello stato d'insolvenza del debitore e non dalla semplice conoscibilità, sebbene la relativa dimostrazione possa fondarsi anche su elementi indiziari purchè caratterizzati dagli ordinari requisiti della gravità, precisione e concordanza prescritti dagli artt. 2727 e 2729 cod. civ. Tuttavia, tali condizioni non possono essere riscontrate nella mera esistenza di esecuzioni individuali, in quanto non soggette a forme pubblicitarie, o nelle iscrizioni ipotecarie a carico del debitore, quando non si sia dato conto di circostanze, quali la contiguità territoriale tra creditore e luogo delle procedure e l'esistenza di rapporti professionali tra creditore e debitore, che, in virtù di concreti collegamenti, permettano di ritenere effettivamente conosciuta e non solo conoscibile la "scientia decoctionis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2010, n. 5256.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Rimessa in conto corrente - Denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno consolidatosi - Revocabilità - Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare, la rimessa in conto corrente bancario effettuata con denaro proveniente dalla vendita di un bene costituito in pegno ormai consolidatosi in favore della stessa banca è revocabile, ai sensi dell'art. 67 della legge fall., non assumendo alcun rilievo la circostanza che il ricavato della vendita sia destinato a soddisfare un credito privilegiato, in quanto l'"eventus damni" deve considerarsi "in re ipsa", consistendo nella lesione della "par condicio creditorum" ricollegabile all'uscita del bene dalla massa in forza dell'atto dispositivo, e non potendosi escludere "a priori" il pregiudizio delle ragioni di altri creditori privilegiati, insinuatisi in seguito al passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2010, n. 4785.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Art. 11 d.lgs. n. 231 del 2002 - Patto di riservato dominio - Opponibilità ai creditori - Condizioni - Applicabilità ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002 - Esclusione - Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare, l'art. 11, terzo comma, del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231 (emanato in attuazione della direttiva n. 2000/35/CE del 29 giugno 2000), il quale stabilisce che la riserva di proprietà, preventivamente concordata per iscritto tra l'acquirente ed il venditore, è opponibile ai creditori del primo se confermata nelle singole fatture delle successive forniture, aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili, non ha carattere interpretativo, come si desume dal primo comma, ai sensi del quale la norma non si applica ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002, e dal fatto che nel testo del terzo comma manca ogni elemento in grado di evidenziare che la norma interpretante si sia saldata con la norma interpretata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2010, n. 3990.


Fallimento – Curatore – Sostituzione processuale – Esistenza di un creditore soddisfatto garantito da privilegio fondiario – Interesse ad agire per la dichiarazione di revoca degli atti traslativi stipulati dal fallito – Esistenza..
Costituisce ius receptum il principio secondo cui l'interesse del curatore all'esperimento almeno dell’azione revocatoria con riguardo agli atti traslativi stipulati dal fallito, non può essere di per sé escluso per il solo fatto che un creditore, interamente o parzialmente soddisfatto, sia garantito da privilegio fondiario, sotto il profilo della mancanza di un pregiudizio per la massa, atteso che tale pregiudizio non può essere negato "a priori", ma soltanto in esito al riparto dell'attivo fallimentare che assicuri il concreto soddisfacimento di tutti i creditori privilegiati in pari grado. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 01 Febbraio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - In genere (rapporti con l’azione revocatoria ordinaria) - Azione del curatore ex art. 66 della legge fall. - Natura giuridica - Azione revocatoria ordinaria - Requisito oggettivo - Inefficacia ex art. 67 della legge fall. del trasferimento eseguito dal fallito - Requisito soggettivo nel subacquirente - Consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento - Necessità - Fondamento..
L'azione revocatoria esercitata dal curatore fallimentare, si sensi dell'art. 66, secondo comma, della legge fall., nei confronti di terzi aventi causa del primo acquirente del fallito, pur presupponendo l'esercizio della revocatoria fallimentare nei confronti dell'atto dispositivo posto in essere dal fallito che è all'origine della catena dei trasferimenti, e la conseguente dichiarazione d'inefficacia di tale atto, è una revocatoria ordinaria, il cui accoglimento presuppone l'accertamento della mala fede del subacquirente consistente nella consapevolezza della revocabilità, ai sensi dell'art. 67 della legge fall. del trasferimento intervenuto tra il primo dante causa ed il debitore fallito a nulla rilevando che la sentenza dichiarativa di fallimento o la domanda revocatoria del curatore siano state trascritte prima o dopo l'atto stipulato dai terzi aventi causa dal primo acquirente del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2009, n. 27230.


Imposte sul reddito – Ipoteca iscritta sulla base del ruolo – Natura – Revocabilità..
L'ipoteca iscritta sulla base del ruolo ai sensi dell'art. 77 D.P.R. 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) dal concessionario per la riscossione non ha natura di ipoteca legale ed è quindi revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 4, legge fallimentare, in quanto assimilabile all'ipoteca giudiziale. (Fabrizio Tentoni) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 04 Dicembre 2009.


Trust – Lesione degli interessi dei creditori – Strumenti di tutela – Azioni revocatorie..
Dall’applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 15 della convenzione dell’Aja, consegue che qualora il trust leda gli interessi dei creditori la tutela a questi accordata sarà quella riconosciuta dalla lex fori in presenza di atti lesivi dei loro diritti, tutela che in Italia si realizza mediante l’azione revocatoria ordinaria o fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Trust – Natura gratuita od onerosa dell’atto istitutivo – Rapporto tra disponente e beneficiari – Rilevanza – Piano attestato ex art. 67, lett d) legge fall. – Natura solutoria – Sussistenza..
Benchè dal punto di vista del disponente l’atto di trasferimento dei beni in trust abbia carattere gratuito, al fine di determinare la natura gratuita od onerosa di tale atto, occorre fare riferimento al rapporto tra disponente e destinatari, con la conseguenza che avrà natura liberale l’atto con il quale il disponente assoggetta determinati beni al trust con finalità liberali nei confronti dei beneficiari, mentre avrà natura onerosa l’atto con il quale i beni siano destinati all’adempimento di una obbligazione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse natura solutoria l’atto istitutivo di un trust finalizzato al superamento della crisi dell’impresa mediante la predisposizione di un piano ai sensi dell’art. 67 lett d) legge fall.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009, n. 0.


Sequestro giudiziario - Revocatoria ordinaria - Incompatibilità - Revocatoria fallimentare - Ammissibilità.
Il sequestro giudiziario ex art. 670 n. 1) c.p.c. è incompatibile con l’azione di revocatoria ordinaria, mentre è ammissibile in caso di revocatoria fallimentare. La revocatoria ordinaria, infatti, non implica una statuizione (diretta o indiretta) sulla proprietà o possesso dei beni su cui si intende incidere, ma piuttosto mira alla dichiarazione di inefficacia dell’atto pregiudizievole, senza che il suo accoglimento determini effetti restitutori o reintegratori né in capo al debitore né, tantomeno, in capo al creditore istante. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 23 Ottobre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - "Scientia decoctionis" - Nozione - Mera conoscibilità astratta alla stregua dell'ordinaria diligenza - Sufficienza - Esclusione - Conoscenza concreta - Necessità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Colpevole ignoranza dello stato di insolvenza - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie..
In tema di azione revocatoria fallimentare, la sussistenza del requisito della "scientia decoctionis" non può essere desunta dalla mera conoscibilità dello stato di insolvenza e, pur giovando al fine del suo accertamento le presunzioni evincibili da circostanze esterne obiettive - tali da indurre ragionevolmente una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza a ritenere che la controparte del rapporto si sia trovata in stato di dissesto - la effettiva conoscenza, da parte del creditore, dello stato di insolvenza del debitore, in quanto elemento positivo della predetta azione, non può essere ravvisata per il fatto che la ignoranza di tale insolvenza sia colpevole. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la sussistenza del requisito in esame, ritenendo che, dalla relazione degli amministratori e dal bilancio di una società posta in liquidazione coatta amministrativa e poi dichiarata insolvente, si potesse al più ricavare la notizia di uno stato di difficoltà, a fronte del quale, oltretutto, gli amministratori non avevano messo la società in liquidazione, ma avevano pareggiato la perdita con le riserve di apposito fondo e reclamato finanziamenti pubblici promessi, confidando, con tali risorse e l'aumento di capitale deliberato, nella prosecuzione dell'attività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Settembre 2009, n. 20482.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - "Scientia decoctionis" - Nozione - Mera conoscibilità astratta alla stregua dell'ordinaria diligenza - Sufficienza - Esclusione - Conoscenza concreta - Necessità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Colpevole ignoranza dello stato di insolvenza - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie..
In tema di azione revocatoria fallimentare, la sussistenza del requisito della "scientia decoctionis" non può essere desunta dalla mera conoscibilità dello stato di insolvenza e, pur giovando al fine del suo accertamento le presunzioni evincibili da circostanze esterne obiettive - tali da indurre ragionevolmente una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza a ritenere che la controparte del rapporto si sia trovata in stato di dissesto - la effettiva conoscenza, da parte del creditore, dello stato di insolvenza del debitore, in quanto elemento positivo della predetta azione, non può essere ravvisata per il fatto che la ignoranza di tale insolvenza sia colpevole. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la sussistenza del requisito in esame, ritenendo che, dalla relazione degli amministratori e dal bilancio di una società posta in liquidazione coatta amministrativa e poi dichiarata insolvente, si potesse al più ricavare la notizia di uno stato di difficoltà, a fronte del quale, oltretutto, gli amministratori non avevano messo la società in liquidazione, ma avevano pareggiato la perdita con le riserve di apposito fondo e reclamato finanziamenti pubblici promessi, confidando, con tali risorse e l'aumento di capitale deliberato, nella prosecuzione dell'attività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Settembre 2009, n. 20482.


Revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Regime ante riforma – Partite bilanciate – Condizioni – Prova – Accordo sulla diversa destinazione del versamento – Necessità – Prova documentale opponibile al fallimento – Necessità..
Poiché in tema di revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario, si presume sia revocabile ogni rimessa effettuata su conto scoperto, affinché le cd. partite bilanciate siano sottratte a tale effetto, la banca dovrà dimostrare non solo la prossimità cronologica o la corrispondenza degli importi delle movimentazioni di segno opposto, ma anche l’esistenza di un accordo che attribuisca al versamento destinazione diversa da quella tipica del conto corrente e tale dimostrazione potrà avvenire solo mediante la produzione di un documento opponibile alla curatela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 17 Settembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento oggetto dell'azione revocatoria - Dichiarazione giudiziale d'inefficacia - Conseguenze - Restituzione della somma in favore della massa - Domanda esplicita - Necessità - Esclusione - Fondamento..
L'azione revocatoria fallimentare avente ad oggetto un pagamento, ai sensi dell'art. 67 della legge fall., mira ad ottenere la reintegrazione della garanzia patrimoniale del debitore fallito, che intanto si realizza in quanto il corrispondente importo sia recuperato attraverso la sua restituzione; ne consegue che per la produzione di tale effetto non è necessaria un'esplicita domanda, perché il suo perseguimento è compreso necessariamente nel "petitum" originario; il debito di restituzione sorge infatti con la sentenza costitutiva che, pronunciando la revoca, attualizza, al momento del suo passaggio in giudicato, il diritto potestativo esercitato dalla massa con l'azione del curatore e volto proprio ad ottenere il recupero delle somme versate dal debitore in violazione della "par condicio". (Nella specie, la domanda di restituzione delle rimesse revocate era stata formulata solo in sede di precisazione delle conclusioni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2009, n. 19989.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Epoca del pagamento - Contestualità o meno con l'adempimento della controprestazione - Rilevanza - Esclusione..
In tema di revocatoria fallimentare, l'art. 67, secondo comma, della legge fall. menziona, tra gli atti la cui dichiarazione di inefficacia è subordinata alla prova della conoscenza dello stato d'insolvenza da parte dell'"accipiens", i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, senza fare alcuna distinzione tra pagamenti effettuati all'adempimento della controprestazione e pagamenti non contestuali; pertanto, il pagamento del prezzo di una fornitura di merce, sia esso dovuto ed eseguito al momento dell'adempimento della controprestazione, e cioè alla consegna della cosa, sia esso dovuto ed eseguito successivamente, è, in ogni caso, al detto fine, pagamento di un debito liquido ed esigibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18238.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pegno di titoli costituito dal terzo a garanzia delle obbligazioni del fallito - Vendita dei titoli da parte della banca creditrice su ordine del garante - Accreditamento dell'importo sul conto corrente del fallito - Estinzione dello scoperto di conto - Omessa rivalsa da parte del terzo prima del fallimento - Revocabilità del versamento - Esclusione - Fondamento..
In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo garante sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67, secondo comma, della legge fall., quando risulti che con esse il terzo, utilizzando mezzi propri e senza rivalersi nei confronti del debitore prima del fallimento, non ha posto la somma nella disponibilità giuridica e materiale del debitore, ma si è limitato ad adempiere l'obbligazione di garanzia nei confronti della banca creditrice. Pertanto, nel caso in cui il terzo dia ordine alla banca di vendere titoli di Stato da lui costituiti in pegno a garanzia delle obbligazioni assunte dal fallito e di accreditare il relativo controvalore sul conto corrente del debitore, l'operazione realizza una mera annotazione contabile, cioè un atto neutro rispetto al conto corrente, che riduce l'esposizione passiva senza avere, ai fini predetti, natura solutoria con riguardo al patrimonio del fallito, non acquisendo quest'ultimo la disponibilità economica e giuridica della somma stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18234.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Stato di insolvenza - Presunzione di conoscenza ex art. 67, primo comma, legge fall. - Prova contraria - Oggetto - Assenza di circostanze evidenzianti l'insolvenza - Insufficienza - Positiva dimostrazione di fatti idonei a far ritenere, secondo criteri di ordinaria diligenza, una situazione di normalità nell'esercizio dell'impresa - Riferibilità temporale al momento dell'atto revocando - Necessità..
In tema di revocatoria fallimentare, al fine di vincere la presunzione di conoscenza dello stato d'insolvenza, posta dall'art.67, primo comma, n.1 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), grava sul convenuto l'onere della prova contraria, la quale non ha contenuto meramente negativo, e non può quindi essere assolta con la sola dimostrazione dell'assenza di circostanze idonee ad evidenziare lo stato d'insolvenza, occorrendo invece la positiva dimostrazione che, nel momento in cui è stato posto in essere l'atto revocabile, sussistessero circostanze tali da fare ritenere ad una persona di ordinaria prudenza ed avvedutezza che l'imprenditore si trovava in una situazione di normale esercizio dell'impresa. Ne consegue che, ai fini della prova positiva della "inscientia decoctionis", la mancanza di protesti cambiari e di procedure esecutive immobiliari a carico della società fallita può in concreto non assurgere a decisiva rilevanza, pur trattandosi di indizi rivelatori di insolvenza, nè la medesima prova può derivare dall'allegazione di una circostanza (come i dati contabili dei bilanci della debitrice) appresa dalla parte convenuta solo dopo la conclusione dell'atto (nella specie, una compravendita immobiliare con prezzo notevolmente sproporzionato rispetto al valore del bene) e comunque non tale da consentire all'uomo medio di rendersi conto della esistenza di una situazione di insolvenza dell'altro contraente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2009, n. 17998.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Revocatoria di rimesse bancarie - Conto corrente con apertura di credito - Revoca del fido - Deduzione per la prima volta in appello - "Mutatio libelli" - Configurabilità - Esclusione – Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse in conto corrente bancario, l'allegazione per la prima volta in appello da parte del curatore della revoca del fido concesso dalla banca non costituisce un'inammissibile "mutatio libelli", restando inalterati sia i fatti costitutivi della domanda, consistenti nel versamento confluito sul conto corrente di corrispondenza della società fallita nel periodo sospetto, sia il "petitum immediato", avente ad oggetto fin dall'inizio l'intero importo della rimessa qualificata solutoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2009, n. 17747.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Cessione di credito in funzione solutoria - Mezzo anormale di pagamento - Configurabilità - Presupposti - Sussistenza di debiti scaduti ed esigibili al momento della prestazione - Necessità - Difetto - Conseguenze - Non assoggettabilità della cessione alla revocatoria - Utilizzo delle somme riscosse a ripianamento di debiti successivi - Rilevanza - Esclusione - Fondamento..
La cessione di credito si caratterizza come anomala, rispetto al pagamento effettuato in danaro o con titoli di credito considerati equivalenti e come tale è assoggettabile a revocatoria fallimentare, a norma dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall., se compiuta in funzione solutoria, cioè per estinguere un debito pecuniario scaduto ed esigibile; ne consegue che, qualora la cessione abbia avuto luogo contestualmente alla concessione di un'apertura di credito, alla data della quale il conto corrente del cedente successivamente fallito presentava un saldo attivo, deve essere escluso il predetto carattere solutorio, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che una parte delle somme riscosse per effetto dell'incasso dei crediti ceduti sia stata in prosieguo destinata al ripianamento della scopertura del conto corrente, qualora la relativa esposizione sia sorta successivamente alla predetta cessione, effettuata in funzione di garanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2009, n. 17683.


Azione revocatoria fallimentare – Elemento soggettivo – Conoscenza dello stato di insolvenza – Dati di bilancio – Elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti – Riduzione del capitale sociale per perdite – Valutazione nell’ambito del contesto complessivo – Necessità..
In tema di revocatoria fallimentare, la possibilità di dedurre dai bilanci l’esistenza dell’elemento soggettivo della conoscenza dello stato di insolvenza richiede che i relativi dati siano univoci in tal senso, che non si prestino a diverse interpretazioni; soltanto così essi potranno, infatti, definirsi gravi, precisi e concordanti e consentire il ricorso alla prova presuntiva; da questo principio consegue che la riduzione del capitale sociale per perdite non è sufficiente, di per sé sola, a ritenere la sussistenza dell’elemento soggettivo in questione, posto che tale operazione dovrà essere valutata non autonomamente, bensì nel contesto globale della situazione delineata dai bilanci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Luglio 2009, n. 0.


Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Natura solutoria della rimessa – Necessità – Esistenza di apertura di credito – Rilevanza..
La natura solutoria delle rimesse in conto corrente bancario assume rilevanza anche nell’ambito della nuova disciplina dettata dalla riforma delle legge fallimentare (artt. 67 e 70), con la conseguenza che, ai fini della loro revocabilità, dovranno essere prese in considerazione soltanto quelle rimesse intervenute su conto scoperto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Luglio 2009, n. 0.


Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Consistenza della riduzione dell’esposizione – Elementi di valutazione – Entità massima dell’esposizione – Media dei valori in entrata e in uscita – Rilevanza..
Il requisito della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria determinata dalla rimessa in conto corrente bancario è condizionato dall’entità massima dell’esposizione, dall’entità media dei versamenti in entrata e delle voci in uscita nonché dall’ammontare del debito nel momento in cui la rimessa è effettuata. (Nel caso di specie, il Tribunale, facendo applicazione del suddetto principio, ha ritenuto che potessero essere prese in considerazione soltanto le rimesse superiori del 10% dell’importo massimo revocabile determinato ai sensi dell’art. 70 legge fall.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Luglio 2009, n. 0.


Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Durevolezza della riduzione dell’esposizione – Elementi di valutazione – Stabilità nel tempo della riduzione – Parametro della soglia di consistenza..
Il requisito della “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria determinata dalla rimessa in conto corrente bancario consiste nell’apprezzabile stabilità nel tempo dell’effetto solutorio della rimessa stessa e tale effetto si realizza soltanto ove il versamento non sia seguito, per un determinato lasso di tempo, la cui entità dipenderà dalla maggiore o minore intensità di movimentazione del singolo conto corrente, da prelievi in grado di ridurre il ripianamento al di sotto della soglia di consistenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Luglio 2009, n. 0.


Azione revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Rapporto tra conto anticipi e conto corrente – Valutazione della consistenza e durevolezza – Rilevanza..
Allo scopo di valutare la consistenza e la durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria determinata dalla rimessa ai sensi e per gli effetti di cui alla lettera b) dell’art. 67, comma 3, legge fall., si potrà avere riguardo sia al conto corrente sia al conto anticipi qualora l’unicità del rapporto intercorso tra le parti evidenzi tra i conti medesimi un intenso collegamento funzionale, tale da consentire all’istituto di credito di avere sempre a disposizione i dati necessari al fine di valutare la solvibilità del cliente ed il suo progressivo indebitamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Luglio 2009, n. 0.


Ammissione al passivo fallimentare – Eccezione revocatoria – Applicabilità dell’art. 95 l.f. nel testo vigente a fallimenti dichiarati prima del 16 luglio 2006 – Esclusione..
Non può ritenersi che la regola sancita dall’art. 95, comma 1, legge fallimentare, nella sua nuova formulazione, secondo cui "il curatore può eccepire (...) l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione", abbia cristallizzato un principio già vigente nella struttura della legge fallimentare ante riforma sicché la norma, nell’attuale versione, non è applicabile ai fallimenti dichiarati prima del 16 luglio 2006 in relazione ai quali vale invece il principio secondo cui il diritto ad eccepire la revocabilità ex art. 67, comma 1 legge fallimentare della causa di prelazione del credito è soggetto a prescrizione al pari di ogni altro diritto. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 21 Luglio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Effetti - Natura costitutiva dell'azione - Conseguenze - Obbligazioni pecuniarie restitutorie - Interessi - Decorrenza - Dalla costituzione in mora, se anteriore alla domanda giudiziale ovvero, in difetto, da quest'ultima - Fattispecie..
In tema di azione revocatoria fallimentare (nella specie, avente per oggetto la dichiarazione di inefficacia, ai sensi dell'art. 67 della legge fall., di una cessione di credito, ritenuta di carattere solutorio), la natura costitutiva della predetta azione implica che gli interessi sulla somma dovuta in restituzione - cui va condannata la parte "accipiens" - decorrono dalla correlativa costituzione in mora, che, in difetto di atti anteriori di tale contenuto, va individuata nella domanda giudiziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Giugno 2009, n. 14896.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Natura e scopi - Conseguenze - Condanna all'equivalente monetario del bene oggetto dell'atto revocato - Domanda nuova - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Proponibilità anche in appello - Ammissibilità..
Oggetto della domanda di revocatoria fallimentare non è il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità ad esecuzione e, quindi, la liquidazione di un bene che, rispetto all'interesse dei creditori, viene in considerazione soltanto per il suo valore; ne consegue, non solo che la condanna al pagamento dell'equivalente monetario ben può essere pronunciata dal giudice, anche d'ufficio, in ogni caso in cui risulti impossibile la restituzione del bene, ma anche che la relativa domanda può essere proposta per la prima volta nel giudizio d'appello, in quanto non nuova, ma ricompresa implicitamente nell'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Giugno 2009, n. 14098.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere Art. 11 d.lgs. n. 231 del 2002 - Patto di riservato dominio - Opponibilità ai creditori - Condizioni - Conseguenze..
In tema di revocatoria fallimentare, l'art. 11 del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, emanato in attuazione della direttiva 2000/35/CE, il quale stabilisce che la riserva di proprietà, preventivametne concordata per iscritto tra l'acquirente ed il venditore, è opponibile ai creditori del compratore se è confermata nelle singole fatture delle successive forniture aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili, non si applica ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002; pertanto, con riguardo a tali contratti, il terzo che invochi in proprio favore il patto di riservato dominio deve provare che tale patto abbia data certa anteriore ai sensi dell'art. 1524 cod. civ., anche nel caso in cui i beni, oggetto dell'azione revocatoria abbiano cessato di essere nel possesso del fallito anteriormente alla dichiarazione di fallimento, in quanto il carattere recuperatorio dell'attivo proprio di questa azione comporta che gli effetti della dichiarazione di fallimento siano anticipati al momento in cui è stato compiuto l'atto revocato, purchè nei limiti del periodo sospetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2009, n. 13759.


Procedimento civile - Eccezione - In genere - Azione revocatoria per la dichiarazione d'inefficacia di pagamenti - Riferibilità del pagamento a terzi - Eccezione in senso proprio - Configurabilità - Mera difesa - Esclusione - Rilevabilità d'ufficio - Condizioni - Onere di allegazione - Sussistenza.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Azione revocatoria per la dichiarazione d'inefficacia di pagamenti - Riferibilità del pagamento a terzi - Eccezione in senso proprio - Configurabilità - Mera difesa - Esclusione - Rilevabilità d'ufficio - Condizioni - Onere di allegazione - Sussistenza.
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In tema di azione revocatoria fallimentare, propone un'eccezione in senso proprio, non una mera difesa, la banca che, convenuta in giudizio per la dichiarazione d'inefficacia dei pagamenti ricevuti, deduca di averli ottenuti non dal fallito, bensì da terzi, in ragione di una preesistente cessione o costituzione in pegno dei crediti di cui quei pagamenti costituivano adempimento: con tale deduzione, infatti, la convenuta fa valere un fatto modificativo dell'effetto giuridico postulato dall'attore, il quale, tuttavia, può essere rilevato anche d'ufficio dal giudice, ove il fatto modificativo risulti allegato, atteso il principio della rilevabilità d'ufficio di tutte le eccezioni, salvo espressa previsione della rilevabilità solo ad iniziativa di parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2009, n. 13762.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - A termine i a rate - Patto di riservato dominio - Sopravvenuto fallimento dell'acquirente - Efficacia del patto in capo al terzo - Condizioni - Data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento - Necessità - Conseguenze - Limiti - Fattispecie in materia di revocatoria promossa dal curatore..
Quando il curatore fallimentare agisce in revocatoria, ai sensi dell'art. 67 legge fall., impugnando l'atto con cui il fallito ha disposto dei beni in favore del creditore contestualmente spogliandosi del possesso, il terzo che invoca in proprio favore il patto di riservato dominio sui beni oggetto della predetta azione, deve provare che tale patto abbia data certa anteriore al fallimento, ai sensi dell'art. 1524 cod. civ., anche nel caso in cui ne sia venuto meno il possesso, da parte del fallito, anteriormente alla dichiarazione di fallimento; ciò perchè, in virtù del carattere recuperatorio dell'attivo proprio dell'azione revocatoria, gli effetti della dichiarazione di fallimento sono anticipati al momento in cui l'atto revocato è stato compiuto, purchè nei limiti del periodo sospetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2009, n. 13568.


Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Piano attestato – Nomina dell’esperto attestatore – Competenza del tribunale – Esclusione..
Compete all’imprenditore la nomina dell’esperto chiamato ad attestare la ragionevolezza del piano di cui all’art. 67, comma 3, lett. d) legge fallimentare, avendo il riferimento esplicito all’art. 28 lett. a) e b) – introdotto dalla legge 12 settembre 2007, n. 169 – chiaramente escluso l’applicazione dell’art. 2501 sexies codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 04 Giugno 2009.


Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione consistente e durevole – Applicazione al caso concreto – Criteri per la individuazione delle singole rimesse revocabili..
Il termine “consistente” di cui all’art. 67, comma 3 lett b), legge fallimentare, è sinonimo di “ingente” e di “cospicuo” e non può essere inteso in termini assoluti; pertanto, al fine di individuare, caso per caso, la soglia oltre la quale la singola rimessa ha ridotto in misura consistente e durevole l’esposizione debitoria, si dovrà tener conto dell’andamento fisiologico del conto - avendo riguardo ad ogni singola rimessa anziché a gruppi di rimesse - e del ritmo usuale delle operazioni. In concreto, il CTU dovrà: a) determinare l’importo medio di ogni rimessa ed il saldo medio del conto a seguito della rimessa; b) rapportare il primo valore al secondo e determinare la relativa incidenza media percentuale, ossia la misura percentuale della riduzione conseguente ad ogni rimessa; c) considerare quindi come rimesse che abbiano ridotto in maniera consistente l’esposizione debitoria solo quelle che di volta in volta hanno avuto una incidenza percentuale sul saldo da esse determinato superiore alla media; d) così individuate le rimesse consistenti, potrà essere determinata la durata media della riduzione in relazione al periodo di osservazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Maggio 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Presupposto - Conoscenza dello stato d'insolvenza da parte del contraente - Necessità - Mera conoscibilità - Insufficienza - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Pluralità di protesti - Distribuzione dell'onere della prova tra curatore e creditore..
In materia di revocatoria fallimentare, se la conoscenza da parte del terzo contraente dello stato d'insolvenza dell'imprenditore deve essere effettiva e non meramente potenziale, assumendo rilievo la concreta situazione psicologica della parte nel momento dell'atto impugnato e non pure la semplice conoscibilità oggettiva ed astratta delle condizioni economiche della controparte, tuttavia, poichè la legge non pone limiti in ordine ai mezzi a cui può essere affidato l'assolvimento dell'onere della prova da parte del curatore, gli elementi nei quali si traduce la conoscibilità possono costituire elementi indiziari da cui legittimamente desumere la "scientia decotionis". In tale contesto, i protesti cambiari, in forza del loro carattere di anomalia rispetto al normale adempimento dei debiti d'impresa, s'inseriscono nel novero degli elementi indiziari rilevanti, con la precisazione che trattasi, non già di una presunzione legale "iuris tantum", ma di una presunzione semplice che, in quanto tale, deve formare oggetto di valutazione concreta da parte del giudice di merito, da compiersi in applicazione del disposto degli artt.2727 e 2729 cod. civ., con attenta valutazione di tutti gli elementi della fattispecie. Consegue, sul piano della distribuzione dell'onere della prova, che l'avvenuta pubblicazione di una pluralità di protesti può assumere rilevanza presuntiva tale da esonerare il curatore della prova che gli stessi fossero noti al convenuto in revocatoria, su quest'ultimo risultando, in tal caso, traslato l'onere di dimostrare il contrario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2009, n. 10209.


Azione revocatoria – Comunione tra i coniugi – Litisconsorzio necessario – Condizioni – Limiti..
Qualora uno dei coniugi, in regime di comunione legale dei beni, abbia da solo acquistato o venduto un bene immobile da ritenersi oggetto della comunione, il coniuge rimasto estraneo alla formazione dell'atto devesi ritenere litisconsorte necessario nelle controversie in cui si chieda al giudice una decisione che incida direttamente ed immediatamente sul diritto, mentre non può ritenersi tale in quelle controversie in cui si chieda una decisione che incida direttamente ed immediatamente sulla validità od efficacia del contratto. Ne consegue che non sussiste un’ipotesi di litisconsorzio necessario nelle cause di revocatoria ex artt. 66 e 67 legge fall., atteso che l'accoglimento dell'azione revocatoria in materia fallimentare in favore del disponente fallito non determina alcun effetto restitutorio nè, tantomeno, un effetto traslativo a favore della massa dei creditori, ma comporta la inefficacia relativa dell'atto rispetto alla massa dei creditori, rendendo il bene trasferito assoggettabile all'esecuzione concorsuale, senza peraltro caducare, ad ogni altro effetto, l'atto di alienazione nei confronti dell'acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Aprile 2009, n. 9660.


Piano attestato di risanamento ex art. 67, comma 3, legge fallimentare – Nomina del perito attestatore – Competenza – Delega al presidente del tribunale..
Benché la nomina del perito chiamato ad attestare, ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. d) legge fallimentare, la ragionevolezza del piano di risanamento dell’esposizione debitoria competa all'imprenditore, essa può tuttavia essere delegata al Presidente del Tribunale, in veste vicaria, quando l'imprenditore ritenga utile connotarla di una maggiore "terzietà" ai fini di un più positivo apprezzamento da parte dei creditori, nella prospettiva delle credibilità realizzativa del piano stesso. (Si segnala che il provvedimento si pone in parziale contrasto con i provvedimenti 16 luglio 2008 del Tribunale di Milano e 31 marzo 2008 del Tribunale di Mantova - pubblicati in questa rivista - che hanno negato la competenza del Tribunale alla nomina del perito "attestatore".) (Pierluigi Vedova) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 20 Aprile 2009.


Mutuo – Mutuo di scopo legale – Caratteristiche – Rilievo causale dello scopo – Sussistenza – Conseguenze – Patto di compensazione tra debito preesistente e somme mutuate – Nullità del contratto per mancanza originaria della causa – Condizione – Mancata realizzazione dell'opera per cui il finanziamento era stato concesso – Configurabilità..
Nel cosiddetto mutuo di scopo legale (nella specie, per la costruzione di un complesso edilizio), poiché il mutuatario non si obbliga solo a restituire la somma mutuata, con i relativi interessi, ma anche a realizzare l'attività programmata, siffatto impegno assume rilievo causale nell'economia del contratto: pertanto, l'accertamento di un eventuale difetto di causa non può prescindere dalla verifica dell'attuazione o meno di tale risultato, con la conseguenza che il patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso il mutuante, non determinano la nullità del contratto per mancanza originaria della causa, solo qualora sia stata realizzata l'opera per la quale i finanziamenti sono stati concessi. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2009, n. 8564.


Ripetizione di indebito – Oggettivo – Declaratoria di nullità del contratto – Obblighi restitutori – Decorrenza degli interessi – Dal giorno del pagamento – Condizioni – Consapevolezza dell'"accipiens" – Fattispecie in tema mutuo di scopo legale. .
Nell'ipotesi di nullità di un contratto, la disciplina degli eventuali obblighi restitutori è mutuata da quella dell'indebito oggettivo, con la conseguenza che qualora l'"accipiens" sia in mala fede nel momento in cui percepisce la somma da restituire è tenuto al pagamento degli interessi dal giorno in cui l'ha ricevuta. (Nella specie, relativa a un mutuo di scopo legale per la costruzione di un complesso edilizio non realizzato, la S.C. ha ritenuto superata la presunzione di buona fede del mutuatario, avendo riconosciuto la nullità del contratto, per mancanza originaria della causa, sulla base dell'esistenza di un patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedenti, così da risultare evidente la consapevolezza del mutuatario, che aveva prestato il consenso all'effettuazione delle trattenute). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 08 Aprile 2009, n. 8564.


Mutuo – Mutuo di scopo legale – Caratteristiche – Rilievo causale dello scopo – Sussistenza – Conseguenze – Patto di compensazione tra debito preesistente e somme mutuate – Nullità del contratto per mancanza originaria della causa – Condizione – Mancata realizzazione dell'opera per cui il finanziamento era stato concesso – Configurabilità. .
Nel cosiddetto mutuo di scopo legale (nella specie, per la costruzione di un complesso edilizio), poichè il mutuatario non si obbliga solo a restituire la somma mutuata, con i relativi interessi, ma anche a realizzare l'attività programmata, siffatto impegno assume rilievo causale nell'economia del contratto: pertanto, l'accertamento di un eventuale difetto di causa non può prescindere dalla verifica dell'attuazione o meno di tale risultato, con la conseguenza che il patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso il mutuante, non determinano la nullità del contratto per mancanza originaria della causa, solo qualora sia stata realizzata l'opera per la quale i finanziamenti sono stati concessi. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 08 Aprile 2009, n. 8564.


Piano attestato ex art. 67, comma 3, lett. d) legge fallimentare - Nomina dell’esperto - Competenza del tribunale - Esclusione..
La nomina dell’esperto incaricato di attestare, ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. d) legge fallimentare, la ragionevolezza del piano di risanamento dell’esposizione debitoria non compete al tribunale bensì unicamente all’imprenditore. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 31 Marzo 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento ricevuto dal curatore del creditore fallito - Successivo fallimento del "solvens" - Esercizio con successo dell'azione revocatoria - Conseguenze - Insinuazione al passivo della curatela del fallimento del "solvens" - Natura del credito - Credito di massa - Esclusione - Fondamento..
Allorché il curatore fallimentare abbia ricevuto un pagamento poi assoggettato ad azione revocatoria, ex art.67 legge fall., esercitata con successo dal curatore del "solvens", a sua volta dichiarato fallito, la circostanza non vale a trasformare il conseguente credito restitutorio, in capo alla parte vittoriosa, in obbligazione prededucibile; ai fini del riconoscimento di tale qualità, infatti, costituiscono debiti di massa, ex art.111 legge fall., solo le spese di procedura e le obbligazioni contratte dall'amministrazione del fallimento e per la continuazione autorizzata dell'esercizio dell'impresa, mentre non rileva che il credito tragga origine da un versamento effettuato in favore dell'organo concorsuale, limitandosi questi a subentrare nella posizione sostanziale e processuale del fallito ed in tale veste conseguendo un pagamento lecito, reso inefficace con la predetta azione costitutiva. Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2009, n. 6709.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interesse ad agire - Revocatoria fallimentare - Dichiarazione d'inefficacia di ipoteca giudiziale - Ammissione del credito garantito in chirografo - Interesse ad agire del curatore - Esclusione - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Dichiarazione d'inefficacia di ipoteca giudiziale - Ammissione del credito garantito in chirografo - Interesse ad agire del curatore - Esclusione - Fondamento.
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La curatela fallimentare non ha l'interesse ad agire in ordine alla domanda di revoca dell'ipoteca che il creditore non abbia fatto valere in sede di ammissione al passivo, sia perchè non è ravvisabile un interesse concreto ed attuale a prevenire il rischio di una rivalsa, meramente eventuale, relativa alle spese di cancellazione, sia perchè la dichiarazione d'inefficacia dell'ipoteca determina l'annotazione ex art. 2655 cod. civ., ma non la sua cancellazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2009, n. 4831.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Estinzione di debito pecuniario scaduto ed esigibile, mediante trasferimento di "res pro pecunia" - "Datio in solutum" - Configurabilità - Conseguenze - Assoggettamento ad azione revocatoria fallimentare ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. - Sussistenza - Trasferimento realizzato attraverso un valido contratto di compravendita - Rilevanza - Esclusione..
Qualora un debito pecuniario, scaduto ed esigibile, venga estinto dall'obbligato mediante una prestazione diversa, consistente nel trasferimento di una "res pro pecunia", va riconosciuta la ricorrenza di una "datio in solutum", con il conseguente assoggettamento ad azione revocatoria fallimentare, a norma dell'art. 67, primo comma, numero 2), legge fall., indipendentemente dallo strumento negoziale adottato dalle parti per attuare il suddetto trasferimento e, quindi, anche quando il trasferimento medesimo sia effetto di un valido contratto di compravendita, che evidenzi l'indicato intento dei contraenti, per la mancata corresponsione del prezzo di vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3905.


Revocatoria fallimentare – Conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca – Operazione di vendita e di lease back – Riduzione dello scoperto di conto – Elemento soggettivo – Sussistenza..
Può essere indice di conoscenza dello stato di insolvenza da parte di un operatore particolarmente avveduto, quale può essere una banca, l’attuazione di un’operazione di vendita e lease back con il fine di procurare all’impresa una provvista finanziaria utilizzata per ridurre lo scoperto di conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 14 Febbraio 2009, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Accrediti relativi ad effetti s.b.f. – Insoluti – Onere della prova..
In tema di revocatoria fallimentare di accrediti relativi ad effetti s.b.f., una volta dimostrato l’accredito del titolo da parte della banca, con conseguente riduzione dello scoperto di conto, incombe sull’istituto di credito l’onere di provare l’esistenza di un insoluto riferibile all’anticipazione effettuata e tale da incidere negativamente sulla solutoria della medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 14 Febbraio 2009, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Giroconto dal conto s.b.f. al conto ordinario – Natura solutoria – Sussistenza..
Nel caso di giroconto dal conto s.b.f. al conto corrente ordinario, il riaccredito della somma sul conto scoperto non ha natura meramente contabile, ma assume funzione satisfattoria, tale da integrare, a seconda dei casi, una rimessa ripristinatoria o solutoria. (Gianluigi Gentili) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 14 Febbraio 2009, n. 0.


Contratto di mutuo – Mutuo di scopo – Perseguimento di scopi diversi da quelli pattuiti – Difetto di causa – Nullità..
In tema di contratto di finanziamento, l’erogazione delle somme per scopi diversi da quelli previsti in contratto, può determinare il venir meno della ragione stessa del negozio e la conseguente sua nullità per mancanza di causa. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che l’erogazione del finanziamento da parte della banca facesse parte di una complessa operazione attuata al fine di rinegoziare il rapporto con l’impresa poi fallita ottenendo una garanzia ipotecaria sul debito del correntista). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 05 Febbraio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Prova della mancanza della "scientia decoctionis" - Condizioni - Prosecuzione del rapporto con il debitore - Sufficienza - Esclusione - Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare, la mera prosecuzione di un rapporto con il debitore non può, di per sè, essere considerata decisiva ai fini della esclusione della "scientia decoctionis", in quanto anche in questa situazione il creditore (nella specie, una banca) può essere indotto a continuare le proprie prestazioni dalle più varie motivazioni, come quella di ottenere, almeno, dei pagamenti parziali o di accrescere le proprie garanzie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2009, n. 1617.


Revocatoria fallimentare – Pagamento eseguito a mezzo di assegno bancario – Individuazione della data del pagamento – Registrazione in conto dell’addebito – Data valuta – Irrilevanza..
In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti eseguiti con assegno bancario, l’effetto estintivo dell’obbligazione - e quindi il soddisfacimento del credito - non si realizza nel momento in cui il titolo viene emesso e consegnato al creditore ma in quello in cui viene riscosso; a tal fine avrà quindi rilievo la data di registrazione dell’addebito in conto corrente, essendo irrilevante la data della valuta, la quale riguarda solamente la decorrenza degli interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Gennaio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - In genere (rapporti con l’azione revocatoria ordinaria) - Azione nei confronti dei terzi subacquirenti dall'avente causa del fallito - Natura - Revocatoria ordinaria - Qualificazione giudiziale - Ammissibilità - Condizioni - Accoglimento - Presupposti - Revocatoria fallimentare nei confronti dell'atto compiuto dal fallito - Mala fede del terzo - Cosa determinata oggetto dell'azione - Fondamento..
L'azione revocatoria esercitata dal curatore nei confronti dei terzi aventi causa dal primo acquirente del fallito, pur presupponendo l'esercizio della revocatoria fallimentare nei confronti dell'atto dispositivo posto in essere da quest'ultimo e la sua conseguente dichiarazione d'inefficacia, si atteggia come una revocatoria ordinaria, e come tale può essere qualificata dal giudice sulla base dei fatti rappresentati dal curatore, il quale è tenuto a provare la mala fede del sub-acquirente a titolo oneroso, intesa come consapevolezza che l'atto d'acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il debitore fallito era revocabile ex art. 67 legge fall.; se però l'azione revocatoria ha per oggetto il pagamento eseguito dal debitore, poi fallito, con mezzo normale e per debiti scaduti, la sua stessa esperibilità va negata ai sensi dell'art. 2901, terzo comma, cod. civ., trattandosi di atto dovuto, privo di contenuto negoziale e non assimilabile all'atto di disposizione patrimoniale revocabile ai sensi del primo comma dell'art. citato; in ogni caso, l'azione revocatoria ordinaria permette di far valere il diritto di sequela e dunque il suo effetto recuperatorio nei confronti dei predetti terzi acquirenti solo se l'oggetto dell'azione sia una cosa determinata che, sebbene trasferita ad un terzo, mantenga la sua individualità, come non può essere il danaro che, una volta incassato, si confonde con la restante parte del patrimonio del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 2008, n. 28988.


Amministrazione controllata - Presupposto - Temporanea difficoltà di adempiere alle proprie obbligazioni - Sostanziale coincidenza con lo stato di insolvenza posto a fondamento del fallimento - Conseguenze - Dichiarazione di fallimento successiva al decreto di ammissione all'amministrazione controllata - Periodo sospetto per la revocatoria dei pagamenti - Decorrenza - Dalla data di apertura del fallimento - Esclusione - Dalla data di ammissione alla procedura di amministrazione controllata - Configurabilità - Fondamento - Principio di consecuzione tra le due procedure - Elementi - Continuità temporale - Rilevanza - Limiti - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di successione del fallimento all'amministrazione controllata, il computo a ritroso del cosiddetto periodo sospetto di cui all'art. 67 legge fallimentare, ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria avente per oggetto pagamenti costituiti dalle rimesse in conto corrente bancario, decorre dalla data del decreto di ammissione alla prima procedura e non da quella della dichiarazione di fallimento; tra le due procedure, la continuità non si risolve infatti in un mero dato temporale, ma si configura come fattispecie di consecuzione (più che di successione) tra esse, il fallimento rappresentando lo sviluppo della condizione di temporanea difficoltà denunciata dall'imprenditore che chiede il beneficio dell'amministrazione controllata, essendosi rivelata errata la prognosi di risanamento alla base di quest'ultima. (Principio di diritto enunciato dalla S.C. in un caso in cui la convocazione dei creditori disposta con il decreto di ammissione alla procedura di amministrazione controllata non aveva avuto luogo in quanto la società era stata dichiarata fallita). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2008, n. 28445.


Fallimento - Pegno avente per oggetto titoli del debito pubblico - Attribuzione convenzionale al creditore bancario del potere di vendita diretta della cosa data in garanzia - Realizzazione del pegno con imputazione del corrispettivo a diminuzione del credito - Revocabilità dell'incasso - Esclusione - Fondamento. .
In tema di pegno avente per oggetto titoli del debito pubblico, gli atti di incasso del controvalore dei titoli stessi venduti dalla banca creditrice e accreditati sul conto corrente del cliente poi fallito, con corrispondente parziale riduzione della sua esposizione debitoria nel periodo sospetto, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67 legge fall., rivestendo natura di atti di escussione delle garanzie pignoratizie e non di pagamenti di debiti liquidi ed esigibili. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2008, n. 26898.


Azione revocatoria – Esenzioni – Piano attestato di risanamento – Nomina del professionista – Competenza del Presidente del Tribunale – Esclusione..
La scelta del professionista - iscritto nei revisori contabili e che abbia i requisiti di cui all’art. 28 lett. a) e b) legge fall.- che deve attestare il piano di risanamento di cui all’art. 67, comma 3, lett. d) legge fall. non è di competenza del Presidente del Tribunale ma dell’imprenditore che elabora il piano. (Fattispecie successiva all’entrata in vigore del d. lgs. n. 169/2007). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2008.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Somministrazione - Scioglimento dal contratto o subingresso - Scelta da parte del curatore - Forma tacita - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie in tema di somministrazione.
L'esercizio da parte del curatore o di altro organo di procedura concorsuale della facoltà di scelta tra lo scioglimento o il subingresso nel contratto di somministrazione pendente, ai sensi degli artt. 72 e 74 legge fall. (nel testo, vigente "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), può anche essere tacito, per effetto di fatti concludenti incompatibili con la facoltà alternativa, non essendosi in presenza di un negozio formale e descrivendo il citato art. 72, comma 2, legge fall. (già prevedente la dichiarazione espressa) solo la condotta legale tipica, nella sua forma ordinaria ma non tassativa. (Principio affermato dalla S.C., con riguardo alla revocatoria di pagamenti relativi a contratto il subentro nel quale, da parte dell'organo concorsuale, era stato correttamente escluso, dai giudici di merito, perchè avvenuto per implicito, quale effetto dell'esercizio dell'azione revocatoria e dell'alienazione dell'azienda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2008, n. 18834.


Fallimento – Azione revocatoria fallimentare - Appalti di enti locali - Anticipazioni sul corrispettivo - Natura giuridica - Attribuzione all'appaltatore della posizione di debitore - Esclusione - Conseguenze - Ritenute operate dall'amministrazione all'atto del pagamento - Funzione solutoria - Esclusione - Revocabilità ex art. 67 della legge fall. - Esclusione. , Anticipazioni sul prezzo - Appalti di enti locali - Natura - Attribuzione all'appaltatore della posizione di debitore - Esclusione - Conseguenze - Ritenute operate dall'amministrazione all'atto del pagamento - Funzione solutoria - Esclusione - Conseguente non revocabilità ex Legge 16/03/1942 n. 267 art. 67..
Le anticipazioni all'appaltatore di opere pubbliche, previste dalla dall'art. 12 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 (come modificato dall'art. 2 del d.P.R. 30 giugno 1972, n. 627) e successivamente dall'art. 3 della legge 10 dicembre 1981, n. 741, non attribuiscono all'appaltatore medesimo la posizione di debitore, costituendo una parte del compenso spettante per consentirgli di far fronte ai costi iniziali; conseguentemente le ritenute successivamente operate dall'amministrazione committente, all'atto del pagamento delle rate dovute in occasione di ogni stato di avanzamento, non determinano l'estinzione, parziale o totale, di un'obbligazione e dunque, difettando ogni funzione solutoria, non risultano assoggettabili a revocazione ai sensi degli artt. 67 e 167-188 legge fall. (Fonte: CED – Suprema Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2008, n. 17946.


Mutuo fondiario – Costituzione di garanzia ipotecaria per crediti chirografari – Simulazione – Esclusione – Atto anormale – Revocabilità ex art. 67, comma 1, legge fall...
Nel caso di un mutuo fondiario indirizzato a realizzare l'estinzione di un pregresso rapporto obbligatorio chirografario intercorrente tra la banca mutuante e il soggetto mutuatario, la fattispecie non integra quella del negozio simulato, quanto un vero e proprio procedimento indiretto, realmente voluto dalle parti al fine di garantire il mutuante - attraverso la sostituzione del precedente credito chirografario con un credito munito di causa di prelazione - dal rischio della dichiarazione di fallimento del mutuatario. Tale operazione provoca tuttavia la lesione della par condicio creditorum ed è revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 1, legge fallimentare, quale atto solutorio anormale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 18 Giugno 2008, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Indicazione del numero di conto e delle rimesse effettuate nell’anno anteriore - Indeterminatezza della domanda – Esclusione..
In tema di revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente, non è affetta da nullità per indeterminatezza dell’oggetto o della “causa petendi” (ai sensi del combinato disposto degli artt. 163, comma terzo, nn. 3 e 4, e 164, comma quarto, cod. proc. civ., nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990), la domanda con cui la curatela ha indicato il numero di conto corrente su cui erano affluiti i versamenti e l’agenzia presso cui era stato intrattenuto il rapporto, precisando di voler chiedere la dichiarazione di inefficacia di tutte le rimesse effettuate nell’anno anteriore al fallimento ed evidenziando le stesse nell’estratto conto prodotto dallo stesso attore. Cassazione civile, 28 Maggio 2008, n. 0.


Revocatoria fallimentare – Prospettazione in via cumulativa o alternativa di diverse ipotesi di inefficacia anche tra loro incompatibili – Ammissibilità..
Non è indeterminata la domanda di revocatoria che, quale causa petendi della postulata inefficacia degli atti individuati, prospetti alternativamente o cumulativamente più ipotesi tra quelle elencate nell’art. 67 legge fall., posto che è indiscusso in giurisprudenza il principio secondo cui nello stesso giudizio possono essere proposte, in forma alternativa o subordinata, due diverse richieste tra loro incompatibili, senza con ciò venir meno all’onere della domanda e al dovere di chiarezza che l’attore è tenuto ad osservare nelle proprie allegazioni. Non incorre quindi nel vizio di ultrapetizione il giudice che accolga una delle domande come sopra proposte, in quanto il rapporto di alternatività e di subordinazione tra esse esistente non esclude che ciascuna di esse rientri nel petitum. Cassazione civile, 28 Maggio 2008, n. 0.


Pegno - Intimazione e termine per la vendita - Derogabilità - Revocatoria fallimentare del pagamento eseguito dal terzo datore di pegno - Esclusione..
In tema di pegno, la disciplina dettata dall'art. 2797 cod. civ. è derogabile consensualmente non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal secondo comma, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purchè essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale, preso atto dell'accordo intervenuto tra una banca ed il terzo datore di pegno per la vendita di titoli dati in garanzia ed il trasferimento del ricavato sul conto corrente del debitore principale, a riduzione del debito garantito, aveva escluso che tale accordo comportasse lo spossessamento della cosa data in garanzia e l'estinzione del pegno, negando pertanto la revocabilità del pagamento, a seguito del fallimento del terzo garante). (fonte: CED, Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2008, n. 13998.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione..
Nel caso in cui un immobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario, sia stato oggetto di vendita a favore di un terzo, il potere, riconosciuto all'istituto di credito fondiario dall'art. 42 del r.d. n. 645 del 1905 (sostituito dall'art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993, ma applicabile nella specie "ratione temporis"), di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale anche in costanza di fallimento, ovvero d'intervenire nell'esecuzione forzata promossa da altri, e di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata, senza obbligo di rimetterla al curatore, con il solo onere di insinuarsi al passivo della procedura fallimentare per consentire la graduazione dei crediti, esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare al fine di ottenere la dichiarazione d'inefficacia della compravendita nei confronti della massa dei creditori, venendo in tal caso meno uno dei presupposti dell'azione, costituito dall'impossibilità di assoggettare direttamente il bene all'esecuzione concorsuale, in quanto, ponendosi la vendita del bene nell'ambito dell'esecuzione individuale come alternativa a quella nell'ambito della procedura fallimentare, il curatore deve limitarsi a chiedere il versamento della somma assegnata all'istituto, qualora quest'ultimo non abbia chiesto l'ammissione al passivo o il suo credito risulti incapiente, e non può neppure pretendere dal terzo acquirente la differenza tra il valore del bene e l'importo eventualmente inferiore ricavato dalla vendita forzata. (fonte: CED, Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2008, n. 13996.


Fallimento – Società e consorzi – Società con soci a responsabilità illimitata – Fallimento dei soci – Dichiarazione di fallimento in estensione – Natura costitutiva – Efficacia "ex nunc" – Fondamento – Conseguenze – Fattispecie in tema di computo del periodo sospetto nell'azione revocatoria fallimentare. .
In tema di estensione del fallimento ai sensi dell'art. 147 legge fallimentare, qualora, dopo la dichiarazione di fallimento di una società con soci a responsabilità illimitata, si accerti l'esistenza di altro socio illimitatamente responsabile (ovvero, dopo la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale, risulti l'esistenza di una società di fatto tra lo stesso imprenditore ed altro od altri soci), la successiva dichiarazione di fallimento ha natura costitutiva ed effetto "ex nunc", in virtù del carattere autonomo che (pur in seno al "simultaneus processus") va ad essa riconosciuta. (Nell'affermare tale principio, la S.C. ha ritenuto che il termine dell'anno anteriore al fallimento, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 4 legge fall. ed ai fini della revocabilità di un'ipoteca costituita dal socio illimitatamente responsabile di una società di persone, andasse computato con riferimento alla data del fallimento del socio e non a quella della prima procedura concorsuale instaurata a carico della società). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2008, n. 13421.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Conto corrente bancario - Fallimento del titolare - Rimesse sul conto corrente da parte di un terzo - Revocabilità - Condizioni - Utilizzo di provvista del debitore ovvero esercizio della rivalsa prima del fallimento - Necessità - Sussistenza - Fattispecie in tema di adempimento, da parte del terzo acquirente di immobile ipotecato, di obbligazione ipotecaria preesistente verso la banca. .
In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67, secondo comma, legge fall., quando risulti che attraverso tali atti il terzo non ha posto la somma nella disponibilità giuridica e materiale del debitore, ma - senza utilizzare una provvista del debitore e senza rivalersi nei suoi confronti prima del fallimento - ha adempiuto ad un'obbligazione, per quanto già gravante sul debitore, in relazione ad un rapporto esistente con la banca creditrice, per evitare le conseguenze cui l'esporrebbe l'inadempimento, dunque nel proprio interesse. (Principio enunciato dalla S.C. in riferimento al pagamento effettuato in favore della banca creditrice del fallito da un terzo acquirente di immobili ipotecati in favore della banca stessa, al fine di ottenere la cancellazione dell'ipoteca, in difetto di prova che la rimessa costituisse anche il pagamento del prezzo della compravendita). (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2008, n. 13092.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Azione riconvenzionale revocatoria – Ammissibilità – Condizioni..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è ammissibile la revocatoria proposta in via di riconvenzionale dal Fallimento, in quanto si fondi sul medesimo fatto o rapporto già dedotto in giudizio e non implichi alcun ampliamento della materia già portata alla cognizione del giudice. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Maggio 2008, n. 0.


Fallimento – Azione revocatoria – Condanna alla restituzione – Debito di valore – Sussistenza – Interessi e rivalutazione – Decorrenza..
Il debito del revocato è un debito di valore, attesa la sua intrinseca illiceità nell’ambito dello speciale ordinamento concorsuale e perciò deve essere rivalutato dal giorno del fatto oggetto di revoca (con gli interessi maturati sulla somma annualmente rivalutata), fino al passaggio in giudicato della sentenza, atteso che anche il debito di valore si trasforma in debito di valuta con la liquidazione giudiziale; gli interessi maturano ulteriormente fino al saldo effettivo, sul debito di valuta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Maggio 2008, n. 0.


Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Natura solutoria delle rimesse – Necessità.

Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione consistente – Criterio percentuale riferito alla differenza tra il massimo scoperto nel periodo sospetto ed il saldo finale.

Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione durevole – Apprezzabile stabilità nel tempo – Criterio relativo dipendente dalla frequenza delle movimentazioni del conto.
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Anche dopo le modifiche apportate dal d. lgs. 35/2005, le rimesse in conto corrente bancario oggetto di azione revocatoria devono avere natura solutoria, nel senso che devono essere intervenute su conto scoperto o non assistito da contratto di apertura di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché si deve ritenere che l’intento del legislatore fosse quello di escludere dall’ambito di applicazione della revocatoria fallimentare quelle operazioni che non sono idonee a depauperare in modo significativo il patrimonio del fallito, il criterio di valutazione della natura consistente della restituzione alla banca può essere espresso in termini percentuali e, in mancanza di indicazioni da parte del legislatore, riferito all’importo massimo revocabile indicato dall’art. 70 legge fall. (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto che dovessero essere considerate rimesse con effetto solutorio consistente quelle superiori al 10% della differenza tra il massimo scoperto nel periodo cd. sospetto ed il saldo al momento del fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La natura durevole di una rimessa in conto corrente bancario oggetto di azione revocatoria fallimentare andrà individuata nell’apprezzabile stabilità nel tempo dell’effetto solutorio e detta stabilità dovrà essere valutata facendo ricorso ad un criterio relativo dipendente dalla frequenza delle movimentazioni del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 27 Marzo 2008.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Factoring - Cessione di crediti - Configurabilità - Condizioni - Qualificazione della fattispecie - Criteri.
In tema di revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 del 2005), degli atti solutori anomali connessi all'esecuzione di un contratto di "factoring", stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 21 febbraio 1991, n. 52, la qualificazione della fattispecie - consistente in una convenzione atipica attuata mediante la cessione, "pro solvendo" o "pro soluto", della titolarità dei crediti di un imprenditore, derivanti dall'esercizio della sua impresa, ad un altro imprenditore ("factor"), con effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i medesimi, se la cessione è globale e i crediti sono esistenti, ovvero differito al momento in cui vengano ad esistenza, se i crediti sono futuri o se, per adempiere all'obbligo assunto con la convenzione, è necessario trasmettere i crediti stessi con distinti negozi di cessione - esige la ricostruzione degli effetti giuridici voluti dalle parti con il predetto contratto, e non già di quelli pratico-economici, al fine di accertare se esse hanno optato per la "causa vendendi" o per la "causa mandati" o per altra ancora, e se la cessione del credito abbia funzione di garanzia o funzione solutoria, ovvero se le parti abbiano voluto soltanto il conferimento di un mandato " in rem propriam", potendo coesistere una pluralità di operazioni economiche, ed essendo assoggettabile alla revocabilità la cessione del credito se prevista come mezzo di estinzione non contestuale al sorgere del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6192.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Sottoposizione a concorso - Esclusione - Fondamento.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto di soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori, per effetto di un'operazione contabile, parimenti estranea all'ambito di operatività della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2008.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - - Pegno rotativo - Sostituzione dell'oggetto della garanzia - Validità - Effetti - Nuova e distinta garanzia - Esclusione - Conseguenze - Computo dei termini per l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare - Riferimento alla data della stipulazione del patto.
Il patto di rotatività del pegno si attua mediante una fattispecie a formazione progressiva che trae origine dall'accordo scritto e di data certa delle parti, cui segue la sostituzione dell'oggetto del pegno, senza necessità di ulteriori stipulazioni e con effetti ancora risalenti alla consegna dei beni originariamente dati in pegno, a condizione che nella convenzione costitutiva tale possibilità di sostituzione sia prevista espressamente, e purchè il bene offerto in sostituzione non abbia un valore superiore a quello sostituito; ne consegue, ai fini dell'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare, che la continuità dei rinnovi fissa la genesi del diritto reale di garanzia al momento della stipulazione originaria e non a quello successivo della sostituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2008.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Conoscenza dello stato di insolvenza – Preliminare di vendita seguito da contratto definitivo – Effettivo trasferimento della proprietà – Rilevanza..
Nel caso in cui siano stipulati prima un contratto preliminare di compravendita, poi il contratto definitivo, l'accertamento degli elementi e dei presupposti dell'azione revocatoria fallimentare, anche in riferimento alla conoscenza dell'insolvenza, secondo l'orientamento di questa Corte al quale va data continuità, deve essere compiuto con riguardo al secondo, quale negozio in virtù del quale si verifica il trasferimento definitivo del diritto di proprietà, non anche al contratto preliminare di vendita (Cass. n. 2967 del 1993; n. 3165 del 1994; n. 500 del 1992; n. 11798 del 1991; n. 264 del 1981). Infatti, è con il contratto definitivo che il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla garanzia della massa dei creditori, integrando così la fattispecie normativa in esame. Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2008, n. 2005.


Revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Partite bilanciate – Esistenza di accordo tra banca e cliente della diversa destinazione del versamento – Prova mediante documentazione opponibile alla curatela – Necessità..
Nell’ambito dell’azione revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, II comma, legge fall., poiché ogni rimessa effettuata su conto scoperto si presume abbia natura di pagamento revocabile, al fine di sottrarre le cd. partite bilanciate alla revocatoria sarà necessario dimostrare - al di là della mera prossimità cronologica o della corrispondenza contabile dalle operazioni di segno opposto - il diverso accordo intervenuto fra cliente e banca in forza del quale il versamento è stato effettuato per uno scopo diverso da quello di diminuire il credito della banca. La prova di tale pattuizione è a carico del convenuto istituto di credito e il relativo accertamento implica la esistenza di una documentazione opponibile alla curatela, non essendo possibile desumere che il versamento su di un conto scoperto sia destinato a costituire provvista disponibile solo sulla scorta del successivo operare della banca e cioè dell’avere questa consentito prelievi o eseguito pagamenti per importi pressoché coincidenti con quelli dei versamenti. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2007, n. 23393.


Fallimento e procedure concorsuali – Azione revocatoria fallimentare – Consolidamento dell’ipoteca fondiaria – Mutuo finalizzato alla trasformazione di preesistente credito chirografario – Mezzo anormale di pagamento..
Se l'erogazione di un mutuo fondiario ipotecario è posta in essere allo scopo indiretto di trasformare il credito chirografario preesistente della banca in credito privilegiato, ai fini del mancato consolidamento dell’ipoteca fondiaria è sufficiente che si azioni il meccanismo revocatorio ex art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. e non è necessario che si giunga alla declaratoria di nullità del contratto di mutuo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Ottobre 2007, n. 20622.


Pagamento del terzo "assegnato" eseguito dopo la dichiarazione di fallimento - Assoggettabilità a revocatoria fallimentare - Necessità - Esclusione - Inefficacia del pagamento ex art. 44 legge fall. - Configurabilità.
Il debitore, dopo la dichiarazione di fallimento, perde ai sensi dell'art. 44 legge fall., il diritto di disporre del proprio patrimonio e non può effettuare alcun pagamento (anche non volontario), per cui non vanno attuate le ordinanze di assegnazione del giudice dell'esecuzione pur emesse prima, restando irrilevante che all'epoca della loro pronuncia il creditore conoscesse o meno lo stato di insolvenza dell'esecutato.(Il principio è stato affermato dalla S.C. in tema di conseguenze dell'assegnazione di un credito - nella specie vantato verso l'Ufficio I.V.A. - ottemperata dal terzo "assegnato" posteriormente al fallimento, ciò realizzando un pagamento viziato da inefficacia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2007, n. 18714.


Azione revocatoria – Esenzioni – Piano attestato di risanamento – Nomina dell’esperto di cui all’art. 2501 bis cod. civ. – Competenza del Presidente del Tribunale – Esclusione..
Il richiamo contenuto nell’art. 67, comma 3, lett. d) legge fall. alla “ragionevolezza attestata ai sensi dell’art. 2501 bis, quarto comma del codice civile” si riferisce alla scelta degli esperti che devono attestare il piano ed al tipo di ragionevolezza del medesimo ma non alla competenza per la loro nomina. Ne consegue che la scelta del soggetto che attesta il piano non è di competenza del Presidente del Tribunale ma è effettuata dall’imprenditore che lo elabora. (Fattispecie antecedente all’entrata in vigore del d. lgs. n. 169/2007). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 02 Agosto 2007.


Fallimento – Revocatoria – Ipoteca iscritta dal Concessionario per la riscossione dei tributi – Ipoteca giudiziale – Assimilabilità (art. 77 dpr 26 febbraio 1999 n. 602)..
L’ipoteca iscritta dal Concessionario per la riscossione dei tributi sulla base della norma che facoltizza l’iscrizione con il solo ruolo esecutivo ha, in materia di revocatoria, la stessa disciplina prevista per gli atti costitutivi di ipoteca sulla base di un titolo giudiziale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 05 Luglio 2007.


Revocatoria fallimentare – Regime transitorio di cui al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 – Questione di costituzionalità – Manifesta infondatezza..
Risponde ad un criterio di ragionevolezza ed alla necessità di prevedere uguale trattamento per tutti i creditori della stessa impresa fallita la scelta del legislatore di applicare le nuove disposizioni alle azioni revocatorie originate da procedure iniziate solo dopo l’entrata in vigore del d.l. 14 marzo 2005, n. 35. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 24 Maggio 2007.


Azione revocatoria fallimentare – Gruppo di imprese – Azioni recuperatorie – Rilevanza del gruppo nei rapporti con le singole imprese che lo compongono – Sussistenza.

Amministrazione di grandi imprese in crisi – Azione revocatoria promossa nella fase di liquidazione – Aiuto di stato – Compatibilità con la legislazione europea – Distinzione – Limiti.
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Anche nella definizione del contesto processuale delle azioni lato sensu recuperatorie al legislatore non è estranea una considerazione di rilevo, non solo di mero fatto, della nozione assunta dal gruppo. Il che non si tramuta in compartecipazione cognitiva automatica di ogni vicenda del gruppo a livello di analisi del singolo rapporto commerciale e pur tuttavia sembra potersi affermare che la natura giuridica dell’interesse di gruppo perseguito dalla singola impresa-società che ne faccia parte qualifica in modo originale il suo statuto economico-organizzativo, al punto da orientare i criteri con cui esaminare le relazioni dei suoi specifici partners. Non è, quindi, possibile predicare una indistinta indifferenza o neutralità giuridica alle vicende del gruppo da parte di coloro che hanno instaurato relazioni d’impresa con una società dell’aggregato, dovendosi graduare la valutazione di diligenza nel seguire la criticità di quei rapporti alla luce di massime di esperienza connesse alla diversità soggettiva ed alla maggiore o minore strutturalità di tali relazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è qualificabile come aiuto di stato l’esercizio di azione revocatoria nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria qualora l’azione venga esercitata nella fase liquidatoria, una volta esaurito il periodo di continuazione dell’attività, al fine di realizzare la par condicio creditorum e ciò pur essendo incompatibile la legge 95/79 con l’assetto normativo vigente in ambito comunitario, atteso che la nozione di aiuto di stato individua un atto in base a cui, senza la necessità di ulteriori misure di attuazione, siano adottabili singole misure di aiuto a favore di imprese, laddove, nel caso di specie, non vi è prova che posteriormente al decreto di apertura della procedura via siano stati altri aiuti di stato né che tale decreto abbia implicato ex se un’alterazione della concorrenza. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 08 Maggio 2007.


Revocatoria fallimentare – Associazione temporanea di imprese – Obbligo della capogruppo di pagamento dei corrispettivi alle associate – Contratto di mandato – Revocabilità ex art. 67, II comma L.F. – Sussistenza..
E’ revocabile ex art. 67, II comma L.F. l’atto con il quale la capogruppo di un’associazione temporanea di imprese - in adempimento ad accordo qualificabile come mandato - paghi alle altre associate la quota loro spettante dei corrispettivi versati dal committente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Aprile 2007.


Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Conseguenze - Omologazione del concordato - Chiusura del fallimento - Improcedibilità delle azioni revocatorie - Esclusione - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Esclusione - Interruzione del giudizio - Condizioni - Trasferimento subordinato all'esecuzione del concordato - Decreto di accertamento - Necessità.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento, conseguente al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non determina l'improcedibilità delle predette azioni, verificandosi una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso ; in tal caso, tuttavia, non è consentita la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ai sensi dell'art. 111, primo comma, cod. proc. civ., in quanto la chiusura della procedura, comportando il venir meno della legittimazione processuale del curatore, impone di far luogo all'interruzione del processo. Peraltro, nel caso in cui il trasferimento sia subordinato alla completa esecuzione del concordato, producendosi l'effetto traslativo soltanto a seguito del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi dell'art. 136 della legge fall., procede al relativo accertamento, è a tale provvedimento che dev'essere ricollegata la perdita della legittimazione processuale del curatore, restando fino ad allora vincolate tutte le attività all'interesse dei creditori, e permanendo in carica gli organi del fallimento ai fini della sorveglianza sull'adempimento del concordato. In ogni caso, perché abbia luogo l'interruzione, è necessario che l'evento sia dichiarato dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall'art. 300 cod. proc. civ., proseguendo altrimenti il processo legittimamente nei confronti del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4766.


Fallimento - Accertamento del passivo - Revocatoria di garanzia ipotecaria - Prescrizione dell'azione - Eccezione del curatore - Ammissibilità..
Anche nel regime previgente la novella fallimentare, il curatore, in sede di verifica dei crediti, poteva eccepire la revocabilità della garanzia anche nel caso in cui fosse decorso il termine di prescrizione per la proposizione in via autonoma dell’azione revocatoria. Non essendovi limiti temporali alla presentazione della domanda di ammissione al passivo, sarebbe infatti incoerente ed antieconomico ritenere che il curatore sia gravato in ogni caso dell’onere di proporre tempestivamente tutte le azioni idonee a far valere l’inefficacia di prelazioni riferibili a crediti che potrebbero anche non formare mai oggetto di domanda di ammissione al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Febbraio 2007.


Accollo c.d. non allo scoperto – Pagamento del terzo accolante, obbligato verso il debitore poi fallito, al creditore di quest’ultimo – Pagamento del terzo soggetto a revocatoria fallimentare..
L’accollo c.d. non allo scoperto rientra tra i possibili modi di pagamento del terzo soggetti a revocatoria fallimentare; quando l’accollante è obbligato verso il debitore il suo pagamento vale infatti ad estinguere entrambi i debiti, estinzione che si verifica automaticamente con l’unico pagamento eseguito dal terzo accollante al creditore del suo creditore. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21 Dicembre 2006.


Revocatoria fallimentare – Cessione di azienda bancaria – Legittimazione passiva del cessionario – Sussistenza – Iscrizione del debito nelle scritture contabili – Irrilevanza.

Revocatoria fallimentare – Erogazione di mutuo ipotecario per il pagamento di credito non garantito del mutuante – Pagamento con mezzi anormali – Revocabilità.
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In base all’art. 58, 5° comma del d. lgs. n. 385/1993 (T.U.L.B.), il cessionario dell’azienda bancaria, decorsi tre mesi dalla cessione, risponde in via esclusiva dei debiti relativi all’azienda ceduta, ivi compreso quello derivante dall’azione revocatoria. L’ampio tenore di tale norma consente di affermare che ai fini della responsabilità del cessionario non è necessario che il debito risulti iscritto nei libri contabili e, con specifico riferimento all’azione revocatoria, posto che non si tratta di un debito che necessiti di iscrizione, rileva unicamente il fatto che la relativa passività sia collegata ad un rapporto facente capo alla cedente e sia già maturata in capo ad essa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’attribuzione al soggetto che eroga un mutuo ipotecario della facoltà di soddisfare il proprio preesistente credito di natura chirografaria, conferisce all’intera operazione, costituita da negozi collegati, carattere anormale, con conseguente revocabilità ai sensi dell’art. 67, I comma L.F. degli atti di estinzione del debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 11 Agosto 2006.


Fallimento – Ipoteca legale del Concessionario ex art. 18 d. lgs. n. 46/99 – Revocatoria fallimentare di garanzie per debiti scaduti – Crediti di natura non tributaria e per contributi obbligatori dovuti ad enti previdenziali – Ammissibilità..
E’ revocabile ex art. 67, primo comma n. 4 l. fall. ante riforma, l’ipoteca “legale” iscritta ai sensi dell’art. 18 d. lgs. n. 46/99 dal Concessionario per la riscossione dei tributi per la parte in cui l’iscrizione è relativa a crediti di natura non tributaria bensì a rapporti di diritto privato, ivi compresi i crediti degli enti previdenziali per gli omessi versamenti dei contributi obbligatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 22 Giugno 2006.


Azione revocatoria fallimentare – Modifica delle condizioni di separazione consensuale – Trasferimento di beni immobili – Costituzione di diritti reali – Revocabilità..
L'accordo con il quale i coniugi, nel quadro della complessiva regolamentazione dei loro rapporti in sede di separazione consensuale, stabiliscano il trasferimento di beni immobili o la costituzione di diritti reali minori sui medesimi, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria fallimentare ai sensi degli art. 67 e 69 l. fall., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo stesso, cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione; né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione; né, infine, nella circostanza che il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore siano stati pattuiti in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione, non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. Tale conclusione si impone a fortiori allorché il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore non facciano parte delle originarie condizioni della separazione consensuale omologata, ma formino invece oggetto di un accordo modificativo intervenuto successivamente fra i coniugi, del quale esauriscano i contenuti. (Nella specie, con l'accordo impugnato, il coniuge poi fallito - assegnatario della casa coniugale alla stregua delle condizioni della separazione consensuale omologata - a modifica di tali condizioni, aveva costituito a favore dell'altro coniuge, per tutta la durata della sua vita, il diritto di abitazione sulla predetta casa coniugale, ottenendo in cambio l'esonero dal versamento di una somma mensile, precedentemente pattuito a titolo di contributo alle spese per il reperimento di altro alloggio da parte del coniuge beneficiario). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 2006, n. 8516.


Revocatoria fallimentare – Modifiche introdotte dalla l. 80/2005 – Norma di interpretazione autentica – Esclusione..
Non può riconoscersi alla legge 80/05 natura di legge di interpretazione autentica in relazione al disposto di cui all’art. 67 l.f. sia perché il legislatore non l’ha qualificata in tal modo sia in considerazione della diversità di disciplina fra le due norme, circostanza questa che appare particolarmente evidente in tema di revocatoria delle rimesse in conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Febbraio 2006.


Cessione "pro solvendo" o "datio in solutum" condizionata al pagamento del debito assegnato - Conseguenze - Fallimento del debitore pignorato - Azione revocatoria ex art. 67 legge fall. o dichiarazione d'inefficacia ex art. 44 legge fall. - Oggetto - Assegnazione - Esclusione - Pagamento - Sussistenza.
Poiché nel procedimento di espropriazione presso il terzo debitore l'effetto dell'ordinanza di assegnazione si configura come una cessione "pro solvendo" o una "datio in solutum" condizionata al pagamento della somma dovuta in favore del creditore procedente , l'effetto satisfattivo del diritto del creditore non coincide con il predetto provvedimento, che chiude il procedimento esecutivo e determina il trasferimento del credito pignorato, ma è rimesso alla successiva riscossione dell'importo assegnato. È a quest'ultimo momento, pertanto, che occorre fare riferimento, in caso di fallimento del debitore assoggettato ad esecuzione, ai fini della verifica in ordine della dichiarazione d'inefficacia dell'atto ai sensi dell'art. 44 della legge fall., ovvero alla sua revocabilità ai sensi dell'art. 67 della stessa legge, senza che assuma alcun rilievo la circostanza che l'assegnazione abbia avuto luogo in epoca anteriore ai termini previsti da dette disposizioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 2006, n. 1544.


Pagamenti coattivi di debiti del fallito nell'ambito di procedure di espropriazione presso terzi - Pagamento del terzo "assegnato" eseguito dopo la dichiarazione di fallimento - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Configurabilità - Anteriorità al fallimento dell'ordinanza di assegnazione - Irrilevanza - Ragione.
In tema di pagamenti coattivi di debiti del fallito nell'ambito di procedure di espropriazione presso terzi, come è revocabile, ai sensi dell'art. 67, secondo comma, legge fall., il pagamento - e non già l'ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell'esecuzione - eseguito dal terzo debitore "assegnato" in favore del creditore "assegnatario" nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, così pure è inefficace, ai sensi dell'art. 44 legge fall., il medesimo pagamento ove sia intervenuto successivamente a tale dichiarazione, ancorché in base a provvedimento di assegnazione di data anteriore. Né vale opporre che, ai fini sia della revoca che dell'inefficacia, sarebbe determinante non già il soddisfacimento del creditore, ma il depauperamento del debitore, che si realizza con l'assegnazione coattiva del credito: giacché, al contrario, oggetto tanto dell'una che dell'altra è il pagamento - cui si connette la violazione della "par condicio creditorum" - il quale si perfeziona solo con l'adempimento da parte del "debitor debitoris", come risulta dall'inequivoco disposto degli artt. 553, comma primo, cod. proc. civ. e 2928 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2006, n. 463.


Revocatoria fallimentare – Natura costitutiva – Provvisoria esecuzione del capo di condanna della sentenza di primo grado – Ammissibilità..
La sentenza che dichiari la revocatoria è suscettibile di essere posta in esecuzione relativamente ai capi di condanna in essa contenuti e ciò indipendentemente dalla natura costitutiva del capo avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia degli atti revocati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 30 Novembre 2005.


Conferimento di azienda bancaria – Revocatoria fallimentare – Legittimazione passiva della cessionaria – Sussistenza..
Se l’atto di cessione o di conferimento di azienda bancaria fa riferimento a tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo alla cedente, nella cessione devono intendersi compresi, pur se non specificamente menzionati, le soggezioni e gli oneri connessi con i rapporti giuridici precedenti, fra i quali, dunque, anche le eventuali azioni revocatorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 31 Maggio 2003.


Fallimento – Società e consorzi – Società con soci a responsabilità illimitata – Fallimento dei soci – Successiva dichiarazione di fallimento di altro socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento "in estensione" di detto socio – Effetto "ex nunc" – Fondamento – Fattispecie..
In tema di procedure concorsuali, qualora, dopo la dichiarazione di fallimento di una società con soci a responsabilità illimitata, si accerti l'esistenza di altro socio illimitatamente responsabile (ovvero, dopo la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale, risulti l'esistenza di una società di fatto tra lo stesso imprenditore ed altro od altri soci), la successiva dichiarazione di fallimento "in estensione" del socio occulto ha effetto soltanto "ex nunc", in virtù del carattere autonomo che (pur in seno al "simultaneus processus") va ad essa riconosciuta (nell'affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha per l'effetto ritenuto che, ai fini della revocabilità di un'ipoteca costituita dal socio occulto, il termine "dell'anno anteriore al fallimento", ai sensi dell'art. 67 primo comma n. 4 della legge fallimentare, andasse legittimamente computato con riferimento alla data del fallimento del socio occulto e non anche a quella della prima procedura concorsuale instaurata a carico degli altri soci). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Giugno 2002, n. 8257.


Scissione - Azione revocatoria fallimentare - Pagamento con mezzo anormale - Esclusione.
Il solo atto di scissione, disgiunto dal successivo atto di fusione, non può configurare un pagamento con mezzo anormale, revocabile ex art. 67, comma 1, n. 2, legge fall., ove il debito dell'impresa fallita sia nei confronti della incorporante e non della società incorporata, la quale, proprio perché nata dalla scissione, non esisteva ancora prima del compimento di detta operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Scissione - Revocabilità - Nullità - Iscrizione dell'atto di fusione nel registro delle imprese - Esclusione.
Ai sensi dell'art. 2504-quater c.c., 'eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione a norma del comma 2 dell'art. 2504, l'invalidità dell'atto di fusione non può essere pronunciata', disposizione, questa, che si applica anche all'atto di scissione, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2504-novies ultimo comma c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Natura, caratteri ed effetti dell'azione.
La revocatoria fallimentare, cosi come la revocatoria ordinaria, non e una azione di nullità, perché l'atto revocato resta pienamente valido fra le parti e la revoca ha effetto nei riguardi dei creditori di colui che ha compiuto l'atto di disposizione del patrimonio, e limitatamente al danno arrecato alle loro ragioni. L'azione medesima ha carattere recuperatorio o restitutorio, ma non perché abbia come fine la restituzione delle somme pagate o delle cose vendute nel patrimonio dell'alienante, bensì perché, mirando a reintegrare la garanzia patrimoniale dei creditori, restituisce il bene alienato a tale garanzia, ponendolo a disposizione dei creditori perché possano esercitarvi l'Azione esecutiva. ( V 435/62, 1263/58). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1963.