TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. III - Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Art. 66

Azione revocatoria ordinaria
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile.

II. L'azione si propone dinanzi al tribunale fallimentare, sia in confronto del contraente immediato, sia in confronto dei suoi aventi causa nei casi in cui sia proponibile contro costoro.


GIURISPRUDENZA

Tribunale fallimentare - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. su quote societarie - Azione derivante direttamente dal fallimento - Sussistenza

Tribunale delle imprese - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria su quote societarie - Pretesa estranea al rapporto societario - Insussistenza
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Deve affermarsi la competenza inderogabile del tribunale fallimentare nella controversia avente ad oggetto l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore su quote societarie, in quanto trattasi di azione derivante direttamente dal fallimento avente finalità di ricostruzione del patrimonio del fallito. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
 
Non rientra nella competenza del tribunale delle imprese l’azione revocatoria avente ad oggetto quote societarie, in quanto esula dall’ambito operativo delle sezioni specializzate in materia di impresa. Il perimetro della competenza di queste ultime deve infatti essere delimitato avuto riguardo al petitum sostanziale, che postula la verifica in concreto della sussistenza di un legame diretto della stessa con i rapporti sociali, e quindi che la pretesa sia causalmente connotata dall’inerenza al rapporto di società. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 19 Luglio 2018.


Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti sull'azione revocatoria - Cessione dell’azione subordinata all'esecuzione del concordato - Perdita della legittimazione processuale del curatore prima del decreto previsto dall'art. 136 l.fall. - Esclusione.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la perdita della legittimazione processuale del curatore si verifica soltanto con l'emissione del decreto previsto dall'art. 136 l.fall., non determinandosi peraltro l'interruzione del processo sino a quando tale evento non sia stato dichiarato o notificato ai sensi dell'art. 300 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2018, n. 15793.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Strumentalità – Sussistenza.
La strumentalità del procedimento cautelare è ravvisabile anche rispetto alla domanda di condanna al pagamento dell’equivalente del valore del bene, o di risarcimento del danno, formulata dal creditore che agisce in revocatoria allorquando il cespite, oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità della controparte poiché alienato ad un terzo.
La domanda di condanna al pagamento del valore del bene deve ritenersi compresa nella domanda di revoca e, pertanto, non è necessario che la stessa venga formulata congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo essere proposta anche successivamente. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Fumus boni iuris – Sussistenza – Fideiussione rilasciata a garanzia di finanziamenti – Insorgenza del debito.
In caso di fidejussione rilasciata a garanzia di finanziamenti, il debito di considera sorto nel momento in cui avviene l’accreditamento. Pertanto, sussiste la preesistenza delle ragioni creditorie qualora l’atto dispositivo oggetto di revoca venga posto in essere successivamente all’accreditamento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Art 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza.
Ai fini della valutazione del presupposto del periculum in mora, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, la precaria consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in relazione al cospicuo credito vantato dal ricorrente. Sotto il profilo soggettivo, il presupposto risulta integrato dal comportamento assunto dalla resistente nel periodo immediatamente successivo alla notifica dell’atto introduttivo della causa di merito (avendo la stessa alienato in favore di terzi il bene oggetto di revoca), il che fa ingenerare il ragionevole dubbio che la pretesa del ricorrente possa venire in futuro soddisfatta. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Azione revocatoria ordinaria promossa dal creditore individuale - Pendenza del giudizio - Sopravvenuto fallimento del debitore - Improcedibilità dell’azione - Esclusione - Condizioni.
Il sopravvenuto fallimento del debitore non determina l'improcedibilità dell'azione revocatoria ordinaria promossa dal singolo creditore qualora il curatore non manifesti la volontà di subentrarvi, né risulti aver intrapreso, con riguardo al medesimo atto di disposizione già impugnato ex art. 2901 c.c., altra analoga azione a norma dell'art. 66 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2017, n. 29112.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori (Rapporto con l'azione revocatoria ordinaria) - Azione revocatoria ordinaria - Proposizione da parte del curatore fallimentare ex art. 66 l.fall. - Successiva interruzione del processo a seguito di revoca del fallimento - Riassunzione da parte del singolo creditore - Ammissibilità - Effetti.
L’azione revocatoria ordinaria, proposta ai sensi dell’art. 66 l.fall. dal curatore fallimentare, in ipotesi di interruzione del relativo giudizio determinato dalla perdita della capacità processuale dello stesso a seguito della revoca del fallimento, può essere proseguita dal singolo creditore, il quale è legittimato a riassumere il processo giovandosi degli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Maggio 2017, n. 10903.


Azione ex art. 66 l.fall. – Decadenza - Convenuto non residente in Italia - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Ragioni.
L’azione revocatoria ordinaria promossa da una curatela fallimentare nei confronti di un convenuto non residente in Italia appartiene alla giurisdizione del giudice italiano, trattandosi di azione direttamente derivante dalla procedura e ad essa strettamente connessa. Invero, sebbene l’azione ex art. 66 l.fall. sia pur sempre la medesima prevista dall’art. 2901 c.c., la stessa presenta talune peculiarità che la differenziano da quest’ultima - giova a tutti i creditori, e non solo a colui che agisce, con effetto sostanzialmente recuperatorio; va proposta innanzi al tribunale fallimentare nel termine di decadenza triennale di cui all’art. 69-bis l.fall., oltre che a quello di prescrizione quinquennale; il suo esercizio impedisce analoghe iniziative degli altri creditori - e si fonda, pertanto, su di una disposizione che, in quanto costituente deroga alle comuni regole del diritto civile e commerciale, rileva ai fini dell’applicazione delle disposizioni sulla competenza internazionale previste dagli artt. 3 e 25 del reg. CE n. 1346 del 2000 (con conseguente esclusione dell’applicazione del reg. CE n. 44 del 2001). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Aprile 2017, n. 10233.


Azione ex art. 66 l.fall. - Natura ordinaria - Effetti derivanti dalla dichiarazione di fallimento - Applicabilità del termine di decadenza triennale ex art. 69-bis, comma 1, l.fall. - Esclusione - Fondamento.
In materia di fallimento, l'azione revocatoria che il curatore esperisca ai sensi dell’art. 66 l.fall. non è soggetta al termine triennale di decadenza ex art. 69-bis l.fall., a tale interpretazione conducendo argomenti di natura sia letterale (atteso che il primo degli articoli citati stabilisce che l’esercizio dell’azione avvenga ‘secondo le norme del codice civile’, così come il secondo sancisce, per parte propria, che il regime da esso recato si applichi alle sole azioni ‘disciplinate’ dalla sezione della legge fallimentare in cui è collocato), sia sistematica, posto che l’azione conserva natura di revocatoria ordinaria, sia, infine, teleologica, apparendo irragionevole ipotizzare un indebolimento della tutela delle ragioni creditorie allorché esse involgano interessi - quelli della massa dei creditori - di valenza superiore a quello di cui è portatore un singolo creditore privato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8680.


Atti soggetti a trascrizione - Reclamo avverso la trascrizione con riserva eseguita dal Conservatore dei Registri Immobiliari.
La circostanza che nell’atto di citazione introduttivo del giudizio di revocatoria ordinaria non risultino formalmente indicati gli estremi della trascrizione del fondo patrimoniale presso la locale Conservatoria non integra un grave e fondato dubbio sulla trascrivibilità di un atto che, a norma dell’art. 2654 bis cod. civ., giustifichi la trascrizione con riserva dell’atto. (Antonino Chiarenza) (riproduzione riservata) Tribunale Enna, 01 Marzo 2017.


Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.


Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà.
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Rapporti con l'azione revocatoria ordinaria - Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento del debitore pendente il giudizio - Subingresso del curatore nell'azione - Modalità.
Il curatore che, in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 l.fall., intenda subentrare nell'azione revocatoria ordinaria intrapresa da un creditore per fare dichiarare inopponibile, nei suoi confronti, un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore poi fallito durante quel giudizio, accetta la causa nello stato in cui si trova, sicchè l'esercizio di tale facoltà non è soggetto ai limiti entro i quali le parti possono formulare nuove domande o eccezioni nel processo di primo grado, né, ove la lite già penda in appello, al termine previsto per la proposizione del gravame incidentale o alle preclusioni di cui all'art. 345, comma 1, c.p.c., poiché, al contrario, è sufficiente che egli si costituisca in giudizio, anche in appello, dichiarando di voler far propria la domanda proposta ex art. 2901 c.c., per investire il giudice del dovere di pronunciare sulla stessa nei confronti dell'intera massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria del curatore - Subentro nell'azione promossa dal creditore prima del fallimento - Onere della prova.
Nell'ipotesi in cui il curatore fallimentare, anziché promuovere autonomamente l'azione revocatoria ex art. 2901 c.c., scelga di subentrare in quella promossa dal creditore prima del fallimento, egli sarà vincolato alle preclusioni eventualmente maturate, ma potrà beneficiare della posizione processuale del creditore e del regime probatorio più favorevole e non sarà, quindi tenuto, ai fini della dimostrazione dell’eventus damni (a meno che non venga ipotizzata una dolosa preordinazione dell'atto dispositivo al fine di pregiudicare il soddisfacimento del credito) a provare anche che il credito dei creditori ammessi o di alcuni di loro era già sorto al momento dell'atto che si assume pregiudizievole, quale era la consistenza dei loro crediti, quale era la consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio del debitore subito dopo il compimento dell'atto pregiudizievole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 22 Dicembre 2015.


Fallimento – Azione revocatoria ex art. 66 l.f. – Caratteristiche – Sussistenza

Fallimento – Azione revocatoria ex art. 66 l.f. – Compensazione con credito verso il fallito – Insussistenza
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La cessione “pro solvendo” al creditore costituisce modalità anomala di estinzione dell'obbligazione che come tale è assoggettabile all’azione revocatoria ordinaria promuovibile dal curatore ex art. 66 l. fall. Il principio della non sottoponibilità all’azione revocatoria dell’adempimento di un debito scaduto, ex art. 2901 co. 3 c.c., infatti, trova applicazione solo con riguardo all’adempimento in senso tecnico e non con riguardo a negozi, come appunto la cessione di credito, riconducibili ad un atto discrezionale, dunque non dovuto, per il quale l’estinzione dell’obbligazione è l’effetto finale di un’operazione, soggettivamente ed oggettivamente diversa da quella in virtù del quale il pagamento è dovuto (Cass. 2898/08). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il credito verso il fallito non può essere compensato con il debito di restituzione a seguito di esperimento di azione revocatoria, atteso che quest'ultimo è un debito verso la massa e non verso il fallito e, pertanto, manca, perché possa operare la compensazione, il requisito della reciprocità delle obbligazioni, non correndo i rapporti di debito e credito tra i medesimi soggetti (Cass. 10140/98). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 21 Ottobre 2015.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso da parte dell'assuntore - Chiusura del fallimento - Legittimazione dell'assuntore a rinunciare al ricorso per cassazione proposto dalla curatela - Esclusione.
Qualora il concordato fallimentare con assunzione preveda la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento conseguente alla definitività del provvedimento di omologazione determina una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso regolata dall'art. 111 c.p.c., sicché quest'ultimo, pur potendo intervenire nel giudizio pendente dinanzi alla Corte di cassazione, ma non come parte necessaria né in sostituzione del curatore fallimentare, non è tuttavia legittimato a rinunciare al ricorso già proposto dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015, n. 17339.


Azione revocatoria ordinaria - Esercitata dal curatore fallimentare - Caratteristiche - Ambito di efficacia - Sostanziale identità - Onere della prova della conoscenza dello stato insolvenza da parte del terzo - Esclusione - Prova del semplice pregiudizio per la massa dei creditori.
L'art.66 l.fall. ripropone, in ambito fallimentare, la revocatoria ordinaria codicistica. L'unica differenza fra la revocatoria ex art. 66 L.F. e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. è l'ambito di efficacia: la prima, esercitata dal curatore, giova a tutti i creditori, la seconda giova soltanto al creditore che ha esercitato l'azione. Ma le caratteristiche dell'azione sono le medesime, trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. E' quindi errato ritenere che, anche in tema di revocatoria ordinaria, il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 L.F.; è in realtà sufficiente che sia dimostrato il semplice pregiudizio, per la massa dei creditori, dell'atto dispositivo. Pertanto, chi propone questa azione deve unicamente provare la conoscenza, da parte del terzo, del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore, ovverosia la menomazione della garanzia generica di cui all'art. 2740 cod. civ., posto che la norma non richiede, per la sua applicazione, che il debitore sia insolvente, nè che il creditore abbia consapevolezza dello stato di decozione del debitore o della società di cui è parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Maggio 2015.


Azione revocatoria ordinaria - Modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio - Soddisfazione dei crediti resa più incerta o difficile.
In tema di revocatoria ordinaria, non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis, Cass. civ. Sez. 3 13 dicembre 2011, n. 26723).

Nel caso di specie, la Corte territoriale aveva ritenuto che il carattere pregiudizievole dell'atto, consistente nella stipula di un contratto di locazione, l'eventus damni, sia insito nelle caratteristiche dell'atto stesso (lunga durata del contratto, prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato). Tale ricostruzione di fatto, afferente al merito della controversia, non può essere messa in discussione in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Maggio 2015.


Fallimento - Azione revocatoria promossa dal curatore - Analogie e differenze con l'azione revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c..
L'art. 66 legge fall. ripropone, in ambito fallimentare, la revocatoria ordinaria codicistica. L'unica differenza fra la revocatoria ex art. 66 e la revocatoria ex art. 2901 cod. civ. è l'ambito di efficacia: la prima, esercitata dal curatore, giova a tutti i creditori, la seconda giova soltanto al creditore che ha esercitato l'azione. Ma le caratteristiche dell'azione sono le medesime, trattandosi dello stesso istituto trasposto in un diverso settore dell'ordinamento. Ragion per cui è errato ritenere che, anche in tema di revocatoria ordinaria, il curatore sia gravato dalla prova della conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, come avviene in caso di revocatoria fallimentare ex art. 67 legge fall., poiché è in realtà sufficiente che sia dimostrato il semplice pregiudizio, per la massa dei creditori, dell'atto dispositivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Revocatoria ordinaria - Presupposti - Modifica qualitativa del patrimonio del debitore - Maggiori difficoltà nella soddisfazione dei crediti.
In tema di revocatoria ordinaria, non è necessaria una totale compromissione del patrimonio del debitore, ma è sufficiente che la soddisfazione dei crediti sia resa più incerta o difficile, come nel caso di modifica qualitativa e non quantitativa del patrimonio del debitore che metta a rischio la fruttuosità dell'azione esecutiva (ex multis, Cass. civ. Sez. 3 13 dicembre 2011, n. 26723). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015.


Revocatoria ordinaria - Garanzia - Rapporto di accessorietà con il credito - Garanzia contestuale - Revocabilità.
Dal rapporto di accessorietà tra credito e garanzia non discende affatto un principio di non revocabilità della sola garanzia, come è fatto palese dalla disposizione di cui all'art. 2901 c.c., comma 2, il quale presuppone appunto tale revocabilità, ancorché si tratti di garanzia contestuale al credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015.


Fallimento - Azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore - Requisiti soggettivi - Scientia damni - Consapevolezza da parte del terzo convenuto in revocatoria.
Il curatore fallimentare che promuova l'azione revocatoria ordinaria, per dimostrare la sussistenza dell'eventus damni ha l'onere di provare tre circostanze: a) la consistenza dei crediti vantati dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito; b) la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell'atto pregiudizievole; c) il mutamento qualitativo o quantitativo del patrimonio del debitore per effetto di tale atto. Solo se dalla valutazione complessiva e rigorosa di tutti e tre questi elementi emerga che per effetto dell'atto pregiudizievole sia divenuta oggettivamente più difficoltosa l'esazione del credito, in misura che ecceda la normale e fisiologica esposizione di un imprenditore verso i propri creditori, potrà ritenersi dimostrata la sussistenza dell'eventus damni (da ult. Cass. 26331/2008). Conseguentemente il requisito soggettivo della scientia damni consiste nella consapevolezza di tali elementi da parte del terzo convenuto in revocatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015.


Revocatoria ordinaria - Collegamento dell’atto impugnato con uno o più atti successivi - Impugnazione dell’atto più significativo - Fattispecie .
È revocabile ai sensi dell’articolo 2901 c.c. l’operazione, posta in essere con uno o più atti convergenti ad ottenere il medesimo risultato, mediante la quale viene estinta una esposizione debitoria di natura chirografaria attraverso la erogazione di un mutuo ipotecario. In tale ipotesi il creditore che agisce in revocatoria può rivolgere la propria impugnazione contro l’atto più significativo da un punto di vista economico oppure contro quello che meglio riveli gli elementi della frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Settembre 2014.


Fallimento - Azioni revocatorie - Termine decadenziale triennale di cui all'articolo 69 bis - Rapporto tra i termini di tre e cinque anni previsti dalla norma..
Il curatore decade dall'azione revocatoria, sia essa ordinaria ex articolo 66 L.F., sia essa fallimentare ex artt. 67, 69 e 69 bis, secondo comma, L.F., sempre che, con riferimento alla azione revocatoria fallimentare (per la quale non vale il riferimento al termine di prescrizione previsto dagli articoli 66 L.F. e 2903 c.c.), non sia già decorso il termine di cinque anni dalla data dell'atto da revocare, perché altrimenti sarà questo termine che segnerà la decadenza dall'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27 Marzo 2014.


Revocatoria ordinaria – Sopravvenienza del fallimento del debitore – Subentro del curatore fallimentare ex art. 66 l.f. – Conseguenze processuali.

Azione revocatoria ordinaria – Consapevolezza del terzo – Prova presuntiva - Ammissibilità.
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Qualora, dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, sopraggiunga la dichiarazione di fallimento del debitore, la legittimazione alla prosecuzione dell'azione medesima compete in via esclusiva al curatore fallimentare, il quale agisce come sostituto processuale della massa dei creditori concorsuali che risultano privati della legittimazione ad iniziare o proseguire l'azione per tutta la durata della procedura fallimentare: da ciò consegue che l'azione revocatoria proposta dal creditore diviene improcedibile e che il creditore non può rimanere nel processo né come parte né come interventore adesivo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

In ordine alla consapevolezza dell'evento dannoso da parte del terzo (c.d. consilium fraudis), non occorre la c.d. partecipatio fraudis essendo sufficiente la consapevolezza generica del pregiudizio alle ragioni dei creditori complessivamente considerate, che può essere provata anche mediante presunzioni (nel caso di specie tale consapevolezza è stata desunta dalla vendita contestuale da parte della debitrice di una pluralità di immobili, dalla circostanza che la società terza acquirente era socia della società debitrice-venditrice nonché dall’esistenza di stretti legami parentali fra soci e amministratori della società venditrice e di quella acquirente, tutte caratterizzate da una ristretta base sociale). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)  
Tribunale Mantova, 19 Aprile 2013.


Accordi di ristrutturazione dei debiti - Completa inefficacia rispetto a tutti i soggetti estranei.

Accordi di ristrutturazione dei debiti - L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria.
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Quello previsto dall’art. 182 bis l.f. è un istituto ontologicamente diverso dalle procedure concorsuali, un procedimento che “veste” (dall’esterno) un “momento” di natura negoziale, assicurando a quest’ultimo determinati effetti giuridici che, in mancanza di omologazione, non potrebbero determinarsi. Poiché gli accordi integrano un “momento” negoziale, qualificato da un procedimento inteso a garantire all’autonomia contrattuale di debitore e creditori aderenti determinati effetti, ne consegue la completa inefficacia degli stessi rispetto a tutti i soggetti estranei. Tale conclusione è peraltro conforme al principio generale per cui il contratto vincola soltanto le sue parti, salvo le eccezioni previste dalla legge (art. 1372, comma 2 c.c.). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

L’omologazione di un accordo di ristrutturazione esclude la revocabilità degli atti costitutivi delle garanzie, che si presentano quali atti esecutivi degli accordi, e che negli accordi sono espressamente richiamati. L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria, per ragioni di corretta interpretazione (sistematica) della norma esonerativa e per la considerazione che, in ogni caso, della fattispecie di cui all’art. 2901 c.c. non sarebbe configurabile il consilium fraudis, essendo gli accordi funzionali alla liberazione di risorse necessarie per il pagamento integrale dei creditori estranei. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Marzo 2013.


Azione revocatoria ordinaria - Scissione societaria - Esperibilità - Esclusione.
È inammissibile l'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. dell'atto di scissione societaria e ciò anche nell'ipotesi in cui detta azione sia promossa dal curatore fallimentare ai sensi dell'articolo 66 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Febbraio 2013.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Verificazione - Contestazione del credito o della garanzia - Proposizione della azione revocatoria ordinaria da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Opposizione allo stato passivo - Proposizione dell'azione in via riconvenzionale da parte del curatore - Necessità - Esclusione - Mera contestazione del curatore - Sufficienza - Ragioni..
In tema di accertamento del passivo nel fallimento, nella fase di verifica dei crediti non è necessario, per escludere il credito o la garanzia, che venga formalmente proposta dal curatore l'azione revocatoria (nella specie, ordinaria), perché la legge consente al giudice delegato l'indicata esclusione sulla semplice contestazione del curatore medesimo, né quest'ultimo è tenuto a proporre, in via riconvenzionale, tale azione nel giudizio promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 legge fall., potendo la revocabilità dell'atto, che postula un accertamento costitutivo nel quale l'intervento del giudice non ha carattere necessario, farsi valere anche in via di eccezione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1533.


Scissione societaria - Revocatoria ordinaria - Ammissibilità - Esistenza del rimedio dell'opposizione alla scissione - Preclusione dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. - Esclusione - Pregiudizio ai creditori derivante dalla maggiore difficoltà della riscossione del credito.
È esperibile l'azione revocatoria ai sensi dell'articolo 2901 c.c. nei confronti dell'atto di segregazione patrimoniale contenuto in una scissione societaria e ciò nonostante i creditori dispongano del rimedio dell'opposizione alla scissione previsto dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e possano far conto sulla tutela prevista dall'articolo 2506 quater, comma 3, c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione alla scissione prevista dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e l’azione revocatoria sono rimedi profondamente diversi, tanto che appare difficile sostenere che il primo possa sostituire il secondo: l’opposizione impedisce la venuta in essere dell'atto pregiudizievole, mentre la revocatoria lo rende inefficace ex post; all'opposizione va attribuito un carattere di specialità, rispetto all'actio pauliana, avente carattere generale; la revocatoria ordinaria richiede la sussistenza dell'elemento psicologico della conoscenza del pregiudizio arrecato al patrimonio del debitore. Queste considerazioni impediscono di ritenere che l’esistenza del rimedio dell’opposizione precluda l’esercizio dell’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c., anche perché quando la legge, con riguardo all’atto di scissione, ha voluto precludere l’esperimento di determinate azioni, lo ha esplicitamente affermato, come nell’ipotesi delle domande intese a far dichiarare l’invalidità dell’atto ove, una volta eseguite le iscrizioni dell’atto medesimo, più non possono condurre alla dichiarazione dell’invalidità (art. 2504 quater c.c., in materia di fusione di società, richiamato, per la scissione, dall’art. 2506 ter, co. 5, c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio alle ragioni del creditore conseguente ad un atto di scissione societaria può essere individuato nella mera maggiore difficoltà della riscossione del credito in ragione della sottoposizione delle ragioni del creditore al beneficium ordinis ed al molto oneroso beneficium excussionis che la legge pone a favore della società assegnataria dei beni; deve, poi, essere considerata la limitazione della responsabilità al valore effettivo del patrimonio netto, la quale comporta il rischio di soggiacere ad un accertamento giudiziale del valore del patrimonio e di dover esercitare le proprie ragioni contro più società ove vi sia incapienza parziale. A ciò si aggiunga il fatto che la massa dei creditori della società fallita, ove fosse esperibile l'azione revocatoria ordinaria, si troverebbe esposta al concorso sui beni assegnati alla società beneficiaria con i creditori di quest'ultima i quali, invece, non possono vantare pretese sul patrimonio della società assegnante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 17 Settembre 2012.


Revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. - Fallimento del debitore prima della sua costituzione nel giudizio promosso dal singolo creditore - Interruzione del processo - Necessità di citazione in riassunzione ad opera del curatore fallimentare con l'osservanza dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c. - Insussistenza - Comparsa di costituzione volontaria del curatore ex articolo 299 c.p.c. e 66 L.F. in sostituzione dell'attore - Ritualità..
Qualora il giudizio di revocatoria ordinaria promosso dal singolo creditore si interrompa a seguito della dichiarazione di fallimento del debitore prima della costituzione in giudizio di quest'ultimo, il curatore che decida di subentrare nell'azione in forza della legittimazione riconosciutagli dall'articolo 66, legge fallimentare non è tenuto a riassumere il processo notificando la riassunzione nel rispetto dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c., perché può semplicemente proseguire il processo in luogo del creditore depositando la comparsa di costituzione ai sensi degli articoli 299 c.p.c. e 66, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Maggio 2012.


Revocatoria fallimentare – Revocabilità della transazione stipulata con l’assistenza della direzione provinciale del lavoro – Azione revocatoria ordinaria – Revocatoria fallimentare..
La transazione contenuta in un verbale di conciliazione redatto davanti alla Direzione Provinciale del Lavoro può essere impugnata dalla curatela fallimentare - anche in via di eccezione in base al disposto dell'art. 95, primo comma l. fall - essendo un contratto con cui le parti si fanno reciproche concessioni, sia ai sensi dell'art. 66 l. fall, secondo le regole ordinarie del codice civile, quale atto dispositivo posto in essere dal debitore in pregiudizio delle ragioni dei creditori, sia ai sensi dell'art. 67, n. 1, l. fall, quale atto a titolo oneroso relativo a obbligazioni sproporzionate posto in essere nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 17 Febbraio 2012.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Cessione di crediti – Revocatoria ordinaria – Presupposti..
Il cessionario che compra al valore nominale dei crediti incagliati assume per definizione il rischio dell’inadempimento parziale (o integrale) dei debitori ceduti, e quindi di provocare per i suoi creditori una certa riduzione della garanzia patrimoniale, in misura pari a quanto non verrà riscosso, che non potrà compensare la perdita certa rappresentata dal corrispettivo pagato per la parte non riscossa; l’operazione è revocabile quando chi acquista ha un bilancio già negativo, perché riduce ulteriormente la garanzia patrimoniale esistente in favore dei propri creditori, tenuto anche conto della maggior difficoltà liquidatoria dei crediti acquistati, e anche in presenza di riserve, qualora queste non siano sufficienti a coprire il rischio dell’inadempimento dei debitori ceduti. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Maggio 2011.


Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Sussistenza - Limiti - Giudizio che coinvolge anche un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento.
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della legge fallimentare, vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito; ne consegue che, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2011, n. 8984.


Azione revocatoria pauliana – Donazione modale – Carattere di liberalità – Sussistenza. .
L’esistenza di un onere a carico del donatario non intacca il contenuto liberale dell’atto di disposizione compiuto dal donante. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 01 Aprile 2011.


Azione revocatoria ordinaria - Vendita di quote di società a responsabilità limitata - Sequestro giudiziario in corso di causa - Pregiudizio e periculum in mora - Presupposti..
Nell'ambito di procedimento cautelare in corso di causa volto ad ottenere il sequestro giudiziario di quote di società a responsabilità limitata, la cui alienazione è oggetto di azione revocatoria ordinaria, l'elemento oggettivo del pregiudizio alle ragioni dei creditori è facilmente individuabile nel fatto che le quote sono uscite dal patrimonio della società successivamente fallita in un contesto di chiara sofferenza economica ed in cambio di una somma di denaro, bene, questo, facilmente occultabile e distraibile. Nella fattispecie, poi, il requisito del periculum - inteso, trattandosi di provvedimento di sequestro giudiziario, come opportunità di provvedere alla custodia o alla gestione del bene - è costituito dal fatto che le quote di società a responsabilità limitata sono suscettibili di facile alienazione e, in caso di gestione non corretta, di rapido depauperamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Febbraio 2011.


Fallimento – Azione revocatoria nei confronti del subacquirente – Facoltà del giudice di qualificare l'azione come revocatoria ordinaria – Esclusione. (28/09/2010).
Il curatore può agire in revocatoria nei confronti del subacquirente esclusivamente con la revocatoria ordinaria ai sensi degli artt. 66, legge fallimentare e 2901, codice civile e, ove l’azione proposta sia stata espressamente qualificata come revocatoria fallimentare ex art. 67, legge fallimentare, il giudice non può, ritenendone sussistenti i presupposti, qualificarla come revocatoria ordinaria. (Nella fattispecie il curatore aveva agito con la revocatoria fallimentare sia nei confronti dell’avente causa dal fallito che del sub acquirente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 09 Settembre 2010.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Citazione - Contenuto - Nullità - In genere - Pluralità di domande giudiziali - Proposizione alternativa o subordinata - Ammissibilità - Condizioni - Onere della domanda e dovere di chiarezza - Conseguenze - Accoglimento di una di esse - Vizio di ultrapetizione - Esclusione - Ragioni - Pertinenza di ciascuna al "petitum". .
Nello stesso giudizio possono essere proposte, in forma alternativa o subordinata, due diverse richieste tra loro incompatibili, senza che con ciò venga meno l'onere della domanda ed il dovere di chiarezza che l'attore è tenuto ad osservare nelle proprie allegazioni; ne consegue che non incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che accolga una delle domande come sopra proposte, in quanto il rapporto di alternatività e di subordinazione tra esse esistente non esclude che ciascuna di esse rientri nel "petitum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2010, n. 16876.


Fallimento – Azione revocatoria ordinaria esercitata nel fallimento – Effetti derivanti dall’esercizio da parte del curatore – Azione nuova rispetto a quella esperibile dai creditori – Esclusione..
La dichiarazione di fallimento del debitore comporta  soltanto la sostituzione del curatore ai creditori nella legittimazione a proporre l'azione revocatoria ordinaria ex art. 66 l.f., la devoluzione della cognizione della stessa al Tribunale fallimentare e l’estensione a vantaggio indistintamente di tutti i creditori degli effetti dell'accoglimento della domanda, senza minimamente incidere sui requisiti sostanziali dell'azione, atteso che, pur assumendo il carattere di "azione di massa", resta pur sempre ancorata alle specifiche condizioni previste dall'art. 2901 cod. civ.; il che, inoltre, induce ad escludere che possa configurarsi come azione nuova ed autonoma rispetto a quella già esperibile dai singoli creditori. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 01 Febbraio 2010.


Fallimento – Azione revocatoria ordinaria esercitata nel fallimento – Onere probatorio in capo al curatore – Eventus damni..
Il curatore fallimentare che intenda promuovere l'azione revocatoria ordinaria, per dimostrare la sussistenza dell'eventus damni, ha l'onere di provare tre circostanze: la consistenza del credito vantato dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito; la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell'atto pregiudizievole; il mutamento qualitativo o quantitativo del patrimonio del debitore per effetto di tale atto. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 01 Febbraio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - In genere (rapporti con l’azione revocatoria ordinaria) - Azione del curatore ex art. 66 della legge fall. - Natura giuridica - Azione revocatoria ordinaria - Requisito oggettivo - Inefficacia ex art. 67 della legge fall. del trasferimento eseguito dal fallito - Requisito soggettivo nel subacquirente - Consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento - Necessità - Fondamento..
L'azione revocatoria esercitata dal curatore fallimentare, si sensi dell'art. 66, secondo comma, della legge fall., nei confronti di terzi aventi causa del primo acquirente del fallito, pur presupponendo l'esercizio della revocatoria fallimentare nei confronti dell'atto dispositivo posto in essere dal fallito che è all'origine della catena dei trasferimenti, e la conseguente dichiarazione d'inefficacia di tale atto, è una revocatoria ordinaria, il cui accoglimento presuppone l'accertamento della mala fede del subacquirente consistente nella consapevolezza della revocabilità, ai sensi dell'art. 67 della legge fall. del trasferimento intervenuto tra il primo dante causa ed il debitore fallito a nulla rilevando che la sentenza dichiarativa di fallimento o la domanda revocatoria del curatore siano state trascritte prima o dopo l'atto stipulato dai terzi aventi causa dal primo acquirente del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2009, n. 27230.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Natura e scopi - Conseguenze - Condanna all'equivalente monetario del bene oggetto dell'atto revocato - Domanda nuova - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Proponibilità anche in appello - Ammissibilità..
Oggetto della domanda di revocatoria fallimentare non è il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità ad esecuzione e, quindi, la liquidazione di un bene che, rispetto all'interesse dei creditori, viene in considerazione soltanto per il suo valore; ne consegue, non solo che la condanna al pagamento dell'equivalente monetario ben può essere pronunciata dal giudice, anche d'ufficio, in ogni caso in cui risulti impossibile la restituzione del bene, ma anche che la relativa domanda può essere proposta per la prima volta nel giudizio d'appello, in quanto non nuova, ma ricompresa implicitamente nell'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Giugno 2009, n. 14098.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - In genere (rapporti con l’azione revocatoria ordinaria) - Azione revocatoria ordinaria proseguita dal curatore fallimentare - Termine di prescrizione - Decorrenza - Dalla data dell'atto impugnato - Fondamento - Interruzione ad opera di uno dei creditori - Efficacia a favore del fallimento - Sussistenza..
Qualora sia stata proposta un'azione revocatoria ordinaria per fare dichiarare inopponibile ad un singolo creditore un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, a seguito del fallimento del debitore, sopravvenuto in pendenza del relativo giudizio, il curatore può subentrare nell'azione, in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 legge fall., accettando la causa nello stato in cui si trova. Di conseguenza, trattandosi di un'azione che il curatore trova nella massa fallimentare e che si identifica con quella che i creditori avrebbero potuto esperire prima del fallimento, da un lato la relativa prescrizione, anche nei confronti della curatela, decorre, ai sensi dell'art. 2903 cod. civ., dalla data dell'atto impugnato, dall'altro l'interruzione della prescrizione, ad opera di uno dei creditori cui il curatore sia subentrato ex art. 66 cit., giova alla massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 2009, n. 12513.


Azione revocatoria – Comunione tra i coniugi – Litisconsorzio necessario – Condizioni – Limiti..
Qualora uno dei coniugi, in regime di comunione legale dei beni, abbia da solo acquistato o venduto un bene immobile da ritenersi oggetto della comunione, il coniuge rimasto estraneo alla formazione dell'atto devesi ritenere litisconsorte necessario nelle controversie in cui si chieda al giudice una decisione che incida direttamente ed immediatamente sul diritto, mentre non può ritenersi tale in quelle controversie in cui si chieda una decisione che incida direttamente ed immediatamente sulla validità od efficacia del contratto. Ne consegue che non sussiste un’ipotesi di litisconsorzio necessario nelle cause di revocatoria ex artt. 66 e 67 legge fall., atteso che l'accoglimento dell'azione revocatoria in materia fallimentare in favore del disponente fallito non determina alcun effetto restitutorio nè, tantomeno, un effetto traslativo a favore della massa dei creditori, ma comporta la inefficacia relativa dell'atto rispetto alla massa dei creditori, rendendo il bene trasferito assoggettabile all'esecuzione concorsuale, senza peraltro caducare, ad ogni altro effetto, l'atto di alienazione nei confronti dell'acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Aprile 2009, n. 9660.


Revocatoria ordinaria (azione pauliana) – Condizioni e presupposti (esistenza del credito, “eventus damni, consilium fraudis et scientia damni”) – Atto compiuto da una società – Conoscenza del pregiudizio – Stato soggettivo dell'amministratore legale rappresentante – Rilevanza – Fondamento. .
In tema di azione revocatoria ordinaria, qualora l'alienante sia una società, il requisito della "scientia damni" va accertato avendo riguardo all'atteggiamento psichico della (o delle) persone fisiche che la rappresentano, ai sensi del principio stabilito dall'art. 1391 cod. civ., applicabile all'attività delle persone giuridiche. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 2009, n. 8735.


Azione revocatoria ordinaria – Atto di disposizione a favore di trust – Mancanza di corrispettivo – Natura gratuita dell’atto – Scientia damni – Prova per presunzioni – Revocabilità..
Posto che la mancata previsione di un corrispettivo è indice di gratuità dell’atto di trasferimento di beni in trust, può essere accolta l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. di tale atto ove risulti provata, anche per presunzioni, la consapevolezza in capo al debitore disponente del pregiudizio arrecato agli interessi del creditore. (Franco Benassi) Tribunale Cassino, 08 Gennaio 2009, n. 0.


Fallimento e procedure concorsuali - Azione revocatoria ordinaria - Successivo fallimento del debitore - Intervento in giudizio del curatore - Legittimazione esclusiva - Composizione di contrasto..
Il fallimento del debitore, pendendo il giudizio di revocatoria ordinaria promossa contro di lui dal creditore ex art. 2901 cod. civ., permette al curatore sia di subentrare nel relativo processo sia di proporre ex novo la medesima azione, ex art. 66 legge fall.; in entrambi i casi la legittimazione processuale dell’organo concorsuale è comunque esclusiva, non potendo cumularsi a quella del creditore singolare, data la finalità tipica ed essenziale dell’azione revocatoria, cioè consentire il soddisfacimento esecutivo, derivando da tale sbocco inevitabile la perdita di interesse attuale per il creditore. L’azione di quest’ultimo, se esercitata, diviene dunque improcedibile. (Fonte: Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Dicembre 2008, n. 29420.


Fallimento e procedure concorsuali - Azione revocatoria ordinaria - Successivo fallimento del debitore - Mancato subentro in giudizio del curatore - Legittimazione del creditore - Composizione di contrasto..
Il promuovimento dell’azione revocatoria ordinaria da parte del creditore ex art. 2901 cod. civ., pur permettendo al curatore del successivo fallimento di subentrare nel relativo processo ovvero di proporre ex novo la medesima azione ex art. 66 legge fall., non esclude, in caso di inerzia dell’organo concorsuale, la prosecuzione dell’azione del creditore individuale. (Fonte: Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Dicembre 2008, n. 29421.


Revocatoria ordinaria - Pregiudizio alle ragioni del creditore - Desumibilità dal collegamento dell'atto impugnato con uno o più atti successivi - Ammissibilità - Necessità di impugnare l'ultimo o gli ultimi atti lesivi della garanzia patrimoniale - Esclusione - Impugnazione dell'atto più significativo - Sufficienza - Atto soggetto a revoca.
Agli effetti dell'azione revocatoria, deve ritenersi lesivo del credito anteriore anche l'atto oneroso che sia collegato con uno o più atti successivi, in modo da risultare tutti convergenti, per il breve periodo di tempo in cui sono stati compiuti o per altre circostanze, al medesimo risultato lesivo; in tal caso il creditore che agisca in revocatoria non è tenuto ad impugnare l'ultimo o gli ultimi atti con i quali si sia perfezionata la totale distruzione della garanzia del suo credito, ma può rivolgere la propria impugnativa contro quello più significativo da un punto di vista economico o che meglio riveli gli elementi della frode. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Maggio 2008, n. 13404.


Domande principali di nullità e di garanzia proposte da curatore fallimentare - Domanda subordinata di revocatoria ordinaria - Irrilevanza della domanda subordinata - Clausole di proroga di competenza in favore di giudice straniero nei contratti cui si riferiscono le domande principali - Opponibilità al curatore - Condizioni - Azioni non dipendenti dal fallimento - Configurabilità - Connessione con domande avanzate nei confronti di società italiana - Esclusione.
Con riferimento alle domande volte a far dichiarare in via principale la nullità di un contratto e a far valere la garanzia per vizi di un contratto di appalto - non rilevando ai fini della giurisdizione la domanda di revocatoria ordinaria proposta in via subordinata - proposte dal curatore di un fallimento dichiarato in Italia nei confronti di una società francese, la giurisdizione è del giudice francese sulla base delle clausole di attribuzione esclusiva della competenza in favore delle corti francesi contenute nei contratti ai quali le domande si riferiscono (art. 23 Regolamento CE n. 44 del 2000); clausole opponibili alla curatela, trattandosi di azioni facenti capo alla società fallita nella cui posizione la curatela subentra (art. 42 legge fall.) e non di azioni derivanti dal fallimento per le quali avrebbe operato il criterio di collegamento della Convenzione di Bruxelles del 1968 (resa esecutiva con legge n. 804 del 1971, ora sostituita con il suddetto Regolamento); né rileva la contestuale citazione in giudizio di una società avente sede in Italia, non presentando le domande avanzate nei confronti di questa elementi di connessione (art. 6 del Regolamento cit.) con quelle avanzate nei confronti della società francese. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Aprile 2008, n. 9745.


Revocatoria ordinaria - Proposizione dell'azione da parte del creditore individuale - Successivo fallimento del debitore - Legittimazione del curatore - Sussistenza - Mancata costituzione in giudizio - Legittimazione del creditore alla prosecuzione dell'azione - Effetti - Inefficacia dell'atto di disposizione patrimoniale - Conseguente configurabilità del diritto alla soddisfazione del credito mediante espropriazione forzata individuale.
L'azione revocatoria ordinaria può essere validamente proseguita dal singolo creditore, anche dopo il fallimento del debitore, in quanto la sopravvenuta legittimazione del curatore non ha carattere esclusivo e non determina l'improseguibilità dell'azione individuale. Pertanto, in caso di sopravvenuto fallimento del debitore dopo la sentenza di primo grado e di mancata costituzione del curatore nel giudizio d'appello, il creditore può, comunque, ottenere la declaratoria d'inefficacia dell'atto di disposizione patrimoniale e soddisfare il proprio credito mediante l'espropriazione forzata del bene oggetto della pronuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2008, n. 5272.


Concordato fallimentare - Assuntore - Cessione delle azioni revocatorie - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Conseguenze - Omologazione del concordato - Chiusura del fallimento - Improcedibilità delle azioni revocatorie - Esclusione - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Esclusione - Interruzione del giudizio - Condizioni - Trasferimento subordinato all'esecuzione del concordato - Decreto di accertamento - Necessità.
In tema di concordato fallimentare con assunzione, qualora la relativa proposta contempli la cessione delle azioni revocatorie, la chiusura del fallimento, conseguente al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non determina l'improcedibilità delle predette azioni, verificandosi una successione a titolo particolare dell'assuntore nel diritto controverso ; in tal caso, tuttavia, non è consentita la prosecuzione del processo tra le parti originarie, ai sensi dell'art. 111, primo comma, cod. proc. civ., in quanto la chiusura della procedura, comportando il venir meno della legittimazione processuale del curatore, impone di far luogo all'interruzione del processo. Peraltro, nel caso in cui il trasferimento sia subordinato alla completa esecuzione del concordato, producendosi l'effetto traslativo soltanto a seguito del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi dell'art. 136 della legge fall., procede al relativo accertamento, è a tale provvedimento che dev'essere ricollegata la perdita della legittimazione processuale del curatore, restando fino ad allora vincolate tutte le attività all'interesse dei creditori, e permanendo in carica gli organi del fallimento ai fini della sorveglianza sull'adempimento del concordato. In ogni caso, perché abbia luogo l'interruzione, è necessario che l'evento sia dichiarato dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall'art. 300 cod. proc. civ., proseguendo altrimenti il processo legittimamente nei confronti del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4766.


Azione revocatoria ordinaria - Sopravvenuta chiusura del fallimento - Cessazione della materia del contendere - Sussistenza - Fondamento.
La sopravvenuta chiusura del fallimento comporta la cessazione della materia del contendere in ordine all'azione revocatoria ordinaria , esperita dal curatore ai sensi dell'art. 66 legge fall., la quale, non diversamente dalla revocatoria fallimentare, è destinata a produrre effetti non già solo a beneficio di singoli creditori, bensì indistintamente a vantaggio di tutti i creditori ammessi al concorso, con il corollario che il bene del quale il debitore si sia disfatto con l'atto oggetto di revoca è destinato ad essere appreso dalla curatela per poter essere poi sottoposto a vendita forzata nell'interesse della massa; il che non può accadere una volta che la procedura concorsuale si sia definitivamente conclusa (non rilevando, ovviamente, l'eventualità del tutto ipotetica di una successiva riapertura in presenza di una delle condizioni prevedute dall'art. 121 legge fall.), atteso che la chiusura del fallimento comporta la decadenza del curatore dalla sua funzione (art. 120, comma primo, legge fall.) e quindi non solo ne mina alla radice la legittimazione a stare in giudizio nell'interesse dei creditori del fallito (i quali riacquistano il libero esercizio delle azioni individualmente loro spettanti: art. 120 cit., comma secondo), ma impedisce anche ogni prospettiva di apprensione e di messa in vendita, da parte del medesimo curatore, del bene oggetto dell'azione revocatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Ottobre 2005, n. 19443.


Revocatoria ordinaria - Proposizione da parte del creditore - Sopravvenienza del fallimento del debitore - Conseguenze - Legittimazione esclusiva del curatore alla prosecuzione dell'azione - Sussistenza - Legittimazione del creditore procedente - Esclusione - Conseguenze processuali - Subingresso del curatore nel giudizio di appello - Partecipazione a titolo di terzo interveniente in causa - Esclusione - Partecipazione in forza di una propria ed autonoma legittimazione - Configurabilità.
Il principio secondo il quale, dopo la dichiarazione di fallimento, la legittimazione a proporre le azioni a tutela della massa - tra cui la revocatoria ordinaria - spetta, in via esclusiva, al curatore comporta che, ove l'"actio pauliana" sia stata introdotta dal creditore individuale prima dell'apertura della procedura concorsuale, egli perde ogni legittimazione alla prosecuzione del giudizio (nella specie, di appello), essendo destinato a subentrargli il curatore fallimentare, in forza, peraltro, di una propria ed autonoma legittimazione, non assimilabile a quella dell'interveniente in qualità di terzo, ex art. 105 cod. proc. civ. (qualità cui conseguirebbe, per converso, un'ipotesi di preclusione alla prosecuzione del giudizio, in grado di appello, ex artt. 304, 404 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2002, n. 10921.


Scissione - Azione revocatoria fallimentare - Pagamento con mezzo anormale - Esclusione.
Il solo atto di scissione, disgiunto dal successivo atto di fusione, non può configurare un pagamento con mezzo anormale, revocabile ex art. 67, comma 1, n. 2, legge fall., ove il debito dell'impresa fallita sia nei confronti della incorporante e non della società incorporata, la quale, proprio perché nata dalla scissione, non esisteva ancora prima del compimento di detta operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Scissione - Revocabilità - Nullità - Iscrizione dell'atto di fusione nel registro delle imprese - Esclusione.
Ai sensi dell'art. 2504-quater c.c., 'eseguite le iscrizioni dell'atto di fusione a norma del comma 2 dell'art. 2504, l'invalidità dell'atto di fusione non può essere pronunciata', disposizione, questa, che si applica anche all'atto di scissione, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2504-novies ultimo comma c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2001.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Effetti - Giudizi in corso intrapresi dal curatore - Prosecuzione da parte del fallito o nei suoi confronti - Necessità - Limiti - Giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare - Mancata cessione all'assuntore della relativa azione - Prosecuzione di detto giudizio tra le parti originarie - Ammissibilità - Intervento o chiamata in causa dell'assuntore - Facoltà.
Sopravvenuto il concordato fallimentare, mentre i giudizi in corso intrapresi dal curatore del fallimento che riguardano rapporti facenti capo al fallito devono essere proseguiti da lui o nei suoi confronti, avendo egli riacquistato la capacità di stare in giudizio personalmente relativamente ad essi, invece, il giudizio di revocatoria ordinaria o fallimentare, in cui il curatore agisce per conto dei creditori che ne sono titolari e del quale il concordato non comporti l'improcedibilità per essere stata l'Azione ceduta all'assuntore in esecuzione del concordato stesso, prosegue tra le parti originarie, secondo la disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., salva la facoltà dell'assuntore cessionario di intervenirvi o la facoltà delle altre parti di chiamarlo, con la possibilità di estromissione del dante causa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Maggio 1983, n. 3186.