TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. II - Degli effetti del fallimento per i creditori

Art. 56

Compensazione in sede di fallimento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.

II. Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell'anno anteriore.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Locazione finanziaria immobiliare - Contratto di mutuo -  Collegamento negoziale - Fallimento dell’utilizzatore - Applicazione della disciplina inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto.
Il collegamento negoziale tra un contratto di locazione finanziaria immobiliare e un contratto di mutuo non influisce sull’autonomia giuridica delle due figure contrattuali, alle quali, in caso di fallimento dell’utilizzatore, dovrà essere applicata la disciplina di natura inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 17 Novembre 2016.


Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Eccezione riconvenzionale di accertamento di un controcredito verso il fallimento – Ammissibilità

Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Domanda riconvenzionale di accertamento di un controcredito e di condanna verso il fallimento – Inammissibilità
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Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, il terzo convenuto può sempre opporre in via di eccezione riconvenzionale la propria pretesa creditoria a prescindere dalla previa insinuazione al passivo. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
 
Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, al terzo convenuto è precluso proporre una autonoma domanda riconvenzionale, dovendo per essa essere proposta una domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’art. 93 L.F. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
Tribunale Savona, 08 Novembre 2016.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Credito - Deduzione della compensazione ed insinuazione al passivo del credito residuo - Decreto di esecutività dello stato passivo - Conseguenze - Parziale estinzione del credito originario - Effetti - Preclusione endofallimentare - Fondamento.
Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016, n. 22044.


Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratti bancari - Anticipazione di denaro e incasso di crediti - Mandato in rem propriam - Patto di compensazione.
I contratti bancari formati da negozi giuridici complessi, caratterizzati dall'anticipazione di denaro e dall'obbligo della banca ad incassare i crediti presso terzi, per poi eventualmente consentire la compensazione di partite contrapposte, rientrano nel novero dei contratti pendenti di cui all’articolo 169-bis legge fall., in quanto, in tali rapporti, la banca non ha esaurito le proprie obbligazioni mediante l'anticipazione all'imprenditore dell'importo di un credito, perché deve ancora completare la prestazione di incasso in virtù del mandato in rem propriam e del patto di compensazione.

Il rapporto non può dunque ritenersi esaurito con la mera messa a disposizione del denaro, con la conseguenza che rientrano nell’ambito di applicazione dell'art 169-bis legge fall. sia il contratto principale di servizio sia i patti accessori, quali il mandato in rem propriam ed il patto di compensazione.

Del resto, l'efficacia del patto di compensazione è ostacolato, oltre che dal generale principio della par condicio creditorum, anche dal divieto ricavabile dall'art. 56 legge fall., applicabile al concordato ex art. 169 legge fall., non potendo dunque la banca invocare la compensazione tra il credito derivante dall'anticipazione del credito e il debito restitutorio conseguente all'incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell'apertura della procedura di concordato ed il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 cit. può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell'apertura della procedura concorsuale, anche nel caso in cui divengano esigibili successivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 03 Ottobre 2016.


Tributi erariali indiretti - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Fermo amministrativo nei confronti del contribuente fallito - Impugnazione dinanzi al giudice tributario - Esame nel merito dell'eccezione di compensazione - Necessità - Fondamento.
In tema di contenzioso tributario, ove sia impugnato dalla curatela il provvedimento di fermo amministrativo ex art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923, con cui l'Amministrazione finanziaria ha sospeso il rimborso del credito IVA, geneticamente maturato anteriormente al fallimento, al fine di ottenerne la compensazione con i propri crediti ammessi al passivo, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare il provvedimento, ma deve esaminare il merito dell'eccezione di compensazione a cui esso è strumentale, atteso che, in virtù dell'art. 56 l.fall., la compensazione rappresenta una forma di autotutela in deroga alla "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Settembre 2016, n. 19335.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno di saldo attivo di conto corrente bancario - Configurabilità come pegno irregolare - Condizioni - Escussione del pegno - Conseguenze in tema di revocatoria fallimentare.
Il pegno di saldo di conto corrente bancario costituito a favore della banca depositaria si configura come pegno irregolare solo quando sia espressamente conferita alla banca la facoltà di disporre della relativa somma mentre, nel caso in cui difetti il conferimento di tale facoltà, si rientra nella disciplina del pegno regolare, ragion per cui la banca garantita non acquisisce la somma portata dal saldo, né ha l'obbligo di restituire al debitore il "tantundem", sicché, difettando i presupposti per la compensazione dell'esposizione passiva del cliente con una corrispondente obbligazione pecuniaria della banca, l'incameramento della somma conseguente all'escussione del pegno rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 67 l.fall. ed è assoggettabile a revocatoria fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16618.


Pignoramento di crediti – Effetti – Eccezione di compensazione proposta dal terzo obbligato – Condizioni di ammissibilità – Coesistenza e reciprocità in data anteriore al pignoramento – Necessità e sufficienza.
Il pignoramento comporta ex art. 2917 c.c. l'indisponibilità e la separazione dal restante patrimonio del credito pignorato, che resta, pertanto, insensibile a tutte le posteriori cause di estinzione, ivi compresa la compensazione legale. Perché il terzo obbligato possa far salva l'eccezione di compensazione non è necessario che sussistano in data anteriore alla notifica del pignoramento (o al fallimento) tutte le condizioni per il fondato esercizio dell'eccezione (certezza, liquidità ed esigibilità), ma è sufficiente che la coesistenza (art. 1241 c.c.) tra i reciproci crediti e debiti si sia verificata prima del pignoramento. Non si verifica coesistenza tra crediti anteriore al pignoramento, e quindi non è consentito al terzo obbligato esercitare la compensazione legale, se il credito nei confronti del debitore: 1) non è ancora nato al momento del pignoramento; 2) esiste, ma appartiene ad altri, avendone il terzo acquistato la titolarità, o notificato l’acquisto, soltanto dopo il pignoramento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Agosto 2016.


Fallimento – Effetti del fallimento sui creditori – Compensazione – Credito acquistato successivamente alla dichiarazione di fallimento (o alla presentazione della domanda di concordato preventivo) – Inammissibilità.
L’inammissibilità della compensazione per crediti sorti o acquistati dopo la dichiarazione di fallimento – o dopo la presentazione della domanda di concordato preventivo – trova fondamento nell’effetto di pignoramento generale prodotto dal fallimento (cfr. artt. 42 ss. l.f.) e specificamente nell’art. 2917 c.c. che rende insensibile il credito oggetto di esecuzione a cause estintive sopravvenute. Il principio, nella sua larghezza, trova applicazione indifferentemente a crediti scaduti e non scaduti alla data di apertura del concorso, pur essendo menzionato dall’art. 56 co. 2 l.f. soltanto per quanto concerne i crediti scaduti. Resta ferma l’eccezionalità dell’art. 56 co. 2 l.f. nella parte in cui prevede l’inefficacia per acquisto per atto tra vivi nell’anno anteriore al fallimento di crediti bensì di “radice causale” anteriore, ma non ancora scaduti al momento del fallimento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Agosto 2016.


Tributi erariali indiretti - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Domanda della curatela fallimentare - Eccezione di compensazione dell'Amministrazione finanziaria in sede di contenzioso tributario - Ammissibilità - Tardività della domanda d'insinuazione al passivo - Irrilevanza.
In tema di contenzioso tributario, l'Amministrazione finanziaria può eccepire in compensazione il proprio credito tributario nei confronti del fallito, anche qualora non sia stato oggetto di ammissione al passivo (nella specie, per tardività della domanda d'insinuazione), al solo scopo di conseguire il rigetto della domanda della curatela diretta ad ottenere il rimborso d'imposta, sussistendo la competenza fallimentare, ai sensi dell'art.56 l.fall., solo nel caso in cui sia chiesta la condanna del fallimento al pagamento di un'eventuale differenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016, n. 14615.


Fallimento - Compensazione in sede di fallimento - Divieto per i crediti non scaduti acquistati dopo il fallimento - Estensione del divieto ai crediti scaduti acquistati allo scopo di compensare il debito del cessionario nei confronti del fallito.
Il divieto di compensazione di cui all’art. 56, comma 2, legge fall. per i crediti non scaduti acquistati dopo la dichiarazione di fallimento è applicabile anche ai crediti scaduti acquistati dopo l’apertura della procedura, presumendosi in entrambi i casi l’operazione di acquisto del credito posta in essere al solo fine di sottrarre alla falcidia concorsuale il credito del cedente liberando, nel contempo, il cessionario dalle obbligazioni contratte nei confronti della società fallita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Giugno 2016.


Procedure concorsuali – Procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa – Effetti per i creditori – Giudizio civile pendente – Pronuncia di compensazione – Inammissibilità – Necessità di insinuazione del credito nella procedura – Sussistenza.
Non può essere pronunciata in sede civile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 56 l. fall., la compensazione di un credito vantato dalla società ammessa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa con un controcredito della parte in bonis, specie se tale credito, come quello vantato dalla società attrice, sia illiquido, dovendo ancora essere determinato nel suo esatto ammontare, stante la sua natura risarcitoria.

Merita adesione l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui la regola per la quale le posizioni creditorie verso il fallito o l’impresa assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa siano tutelabili esclusivamente nelle forme previste dagli artt. 92 e 209 l. fall. opera anche qualora sia chiesta la compensazione del credito con altro credito azionato in giudizio dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore, poiché la compensazione può essere riconosciuta soltanto in sede fallimentare o nell’ambito della procedura di liquidazione coatta amministrativa e, anche quando sia stata dedotta solo in via di eccezione, presuppone comunque l’accertamento del debito del fallito o dell’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa (vedi Cass. 4 settembre 2014 n.18691; Cass. 30 luglio 2009 n. 17749; Cass. 2008/7967; Cass. 2008/5063; Cass. 2007/13769; Cass. 2005/453). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 19 Aprile 2016.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Successivo incasso della banca - Compensazione con altri crediti vantati dalla banca - Legittimità - Condizioni e limiti.
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, qualora le operazioni siano compiute anteriormente all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, occorre accertare, nel caso in cui il fallimento (successivamente dichiarato) del medesimo agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa a quella anticipazione contenga una clausola attributiva del diritto di "incamerare" le somme riscosse in favore della banca stessa (cd. patto di compensazione o di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto), atteso che solo in tale ipotesi quest'ultima ha diritto a compensare il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito in dipendenza di operazioni regolate nel medesimo conto corrente senza che rilevi l'anteriorità del credito e la posteriorità del debito rispetto all'ammissione alla procedura concorsuale, non operando, in tale evenienza, il principio della "cristallizzazione dei crediti". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016, n. 3336.


Fallimento - Domanda di insinuazione al passivo - Rinuncia - Effetti procedimentali - Riproponibilità - Cessione del credito - Riproponibilità della domanda da parte del cessionario - Ammissibilità.
Poiché la rinuncia alla insinuazione al passivo ha natura meramente procedimentale - principio, questo, ricavabile alla stregua dell'articolo 310 c.p.c. -, la domanda rinunciata è riproponibile anche da parte del cessionario del credito, il quale sarà tenuto a dare la prova che la cessione è stata stipulata anteriormente al fallimento soltanto ai fini di una eventuale compensazione (art. 56, comma 2, legge fall.) ovvero ai fini del voto in un eventuale concordato fallimentare (art. 127, ultimo comma, legge fall.), restando la cessione altrimenti opponibile al curatore anche se ha luogo nel corso della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Presupposti - Esigibilità dei saldi - Giroconto da un conto con saldo attivo ad un altro con saldo passivo esigibile - Pagamento revocabile - Esclusione - Fondamento.
La compensazione tra i saldi attivi e passivi di più rapporti di conto corrente tra banca e cliente, prevista dall'art. 1853 c.c., presuppone non che si tratti di conti chiusi, ma solo che siano esigibili i contrapposti crediti. Ne deriva che, in caso di giroconto da un rapporto con saldo attivo e, come tale, immediatamente disponibile per il cliente (salvo patto contrario ex art. 1852 c.c.), ad uno ancora aperto ma con saldo passivo già esigibile per la banca, l'estinzione di tale debito non consegue ad un pagamento revocabile ai sensi dell'art. 67 l.fall. ma alla compensazione, ammessa dall'art. 56 l.fall., tra il credito della banca verso il cliente poi fallito ed il debito della stessa banca nei confronti di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 512.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti sorti ante procedura - Presupposti - Fattispecie in tema di canoni locatizie.
Poiché il titolo del credito per i canoni è costituito dal contratto di locazione, qualora questo sia anteriore alla data di apertura della procedura di concordato preventivo, il credito per i canoni maturati successivamente a tale data può essere compensato con l'eventuale credito vantato dall'impresa in concordato nei confronti del locatore purché anche quest'ultimo credito sia, come quello relativo ai canoni, anteriore alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Novembre 2015, n. 24046.


Art. 169 bis Contratti in corso di esecuzione – Sospensione e scioglimento di contratti bancari – Contratti non compiutamente eseguiti – Applicabilità

Operazioni commerciali riferibili ad un unico rapporto di conto corrente – Inapplicabilità della compensazione
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Pur volendo accedere all'interpretazione che ha equiparato l'oggetto degli articoli 72 e 169 bis L.F., con ciò escludendosi la sospensione o lo scioglimento dei contratti integralmente eseguiti da una delle parti, è evidente come la preclusione non possa operare allorché la prestazione non sia stata eseguita totalmente dall'istituto di credito, circostanza che ricorre, in particolare, quando l'imprenditore non abbia acceduto all'intero ammontare accordato: in queste ipotesi, poiché l'imprenditore, nella vigenza del contratto (sul punto il legislatore è stato lapalissiano con l'introduzione del superfluo ultimo periodo del terzo comma dell'articolo 182 quinquies L.F.) può accedere alle somme accordate e non ancora riscosse, è consentito al tribunale concedere l'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto.

Nell'ipotesi di operazioni commerciali riferibili ad un unico rapporto di conto corrente non può operare la compensazione - la quale presuppone la alterità dei rapporti giuridici - ma si verifica un mero effetto contabile di elisione delle poste attive e passive; ciò determina una illegittima acquisizione delle somme pagate dai terzi debitori in data successiva alla pubblicazione della domanda di concordato, poiché non vi è alcuna compensazione e si tratta di un pagamento vietato riferibile all'imprenditore in forza di una delegazione di pagamento fatta al terzo. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo, 28 Ottobre 2015.


Pegno irregolare - Estinzione del credito - Operazione meramente contabile - Compensazione - Esclusione - Applicazione delle norme che regolano la realizzazione del pegno nel concordato preventivo e nel fallimento - Esclusione.
Esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito è l'effetto di un'operazione meramente contabile, la quale resta fuori dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione, sicché devono ritenersi inapplicabili, in caso di fallimento o di concordato preventivo del debitore concedente, sia le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale, sia la regola di cui all'articolo 53 legge fall., secondo la quale sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignorati, sia, infine, i limiti di compensabilità dei debiti verso il fallito di cui all'articolo 56 legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22 Ottobre 2015.


Fallimento - Compensazione - Credito acquistato successivamente alla dichiarazione di fallimento - Esclusione.
L'articolo 56 legge fall., il quale consente ai creditori di compensare con i loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento, non è applicabile all'ipotesi in cui il creditore abbia acquistato il credito verso il fallito in data successiva alla dichiarazione di fallimento. Tribunale Monza, 12 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratti bancari - Scioglimento - Anticipazione con conferimento di mandato irrevocabile all'incasso e patto di compensazione - Cristallizzazione del passivo - Compensazione - Esclusione - Contratti di anticipazione pro solvendo - Opponibilità la procedura - Distinzione - Contratti di garanzia.
Non vi sono i presupposti di cui all'articolo 169 bis L.F. per autorizzare lo scioglimento dei contratti bancari di anticipazione con conferimento alla banca di mandato irrevocabile all'incasso e patto di compensazione, ciò in ragione della cristallizzazione del passivo che si produce con la domanda di concordato ai sensi degli articoli 168 e 169 L.F. con richiamo agli articoli 45 e 56 L.F., in forza dei quali le somme versate dai terzi dopo la domanda non possono essere incamerate dalla banca a compensazione di quanto anticipato, effetto, questo, che si produce automaticamente per effetto del deposito della domanda di concordato e della sua pubblicazione nel registro delle imprese.

Allo stesso modo, non vi è motivo di autorizzare lo scioglimento dei contratti di anticipazione pro solvendo in quanto: se i contratti non sono opponibili alla procedura, non si pone la necessità di ottenerne lo scioglimento, mentre se sono opponibili, gli stessi dovranno considerarsi a garanzia delle anticipazioni, garanzie che non possono essere escusse a causa della pendenza della procedura di concordato, salva l'ipotesi dei contratti di garanzia finanziaria di cui al decreto legislativo n. 170 del 2004, per i quali è espressamente prevista la deroga alle disposizioni di cui all'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 23 Settembre 2015.


Concordato Preventivo – Contratti bancari – Mandato all’incasso – Compensazione – Operatività.
Nel caso in cui la banca, prima dell’apertura della procedura concorsuale, anticipi all’imprenditore l’importo di un credito, assumendo il mandato al relativo incasso nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf”, il rapporto contrattuale, al momento dell’apertura della procedura concorsuale deve considerarsi ancora non compiutamente eseguito da entrambe le parti, posto che la banca deve ancora completare la prestazione di incasso e comunque è tenuta a prestare il servizio continuativo di cassa o a mettere a disposizione le somme concordate.

La banca non può ritenere l’incasso invocando la compensazione tra il credito derivante dall’anticipazione del credito e il debito restitutorio conseguente all’incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell’apertura della procedura di concordato ed il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 l.f. operante anche nel concordato preventivo, può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell’apertura della procedura concorsuale, anche se divengano esigibili dopo.

In caso di mandato all’incasso conferito dall’imprenditore alla banca prima dell’apertura di una procedura concorsuale, nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf” (che rappresenta una forma di finanziamento atipico), qualora l’incasso avvenga dopo l’apertura della procedura concorsuale, deve escludersi la possibilità per la banca di ritenere il pagamento per il principio generale per cui l’accredito su conto corrente con saldo passivo dell’imprenditore soggetto a procedura concorsuale, di un pagamento proveniente da terzi debitori, nella misura in cui riduce il saldo passivo, diviene pagamento dell’imprenditore nei confronti della banca, inefficacie ai sensi dell’art. 44 in caso di fallimento e non consentito in caso di concordato preventivo, fermo il diritto della banca ad ottenere in prededuzione il pagamento del corrispettivo (commissioni e spese). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 31 Agosto 2015.


Fallimento e altre procedure concorsuali – Concordato preventivo e successivo fallimento – Effetti – Per i creditori – Debiti pecuniari – Compensazione.
Nella procedura di concordato preventivo successiva al decreto legge n° 83 del 2012, convertito in legge n° 134 del 2012, nel caso in cui alla domanda di concordato con richiesta di termine, ex articolo 161, comma 6, legge fallimentare, non segua l’ammissione alla procedura, bensì la dichiarazione di fallimento ai sensi dell’articolo 162, comma 2, i crediti verso il fallimento sorti anteriormente al deposito del ricorso con richiesta di termine non sono compensabili con i debiti del fallimento sorti posteriormente al ricorso predetto, atteso che sin dal deposito di esso è sussistente una procedura concorsuale concordataria, con conseguente applicabilità degli articoli 169 e 56 della legge fallimentare. (Luciano Varotti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Marzo 2015.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Pignoramento presso terzi di conto corrente bancario - Dichiarazione positiva della banca terza pignorata - Improcedibilità dell'esecuzione per fallimento del debitore - Giudizio intrapreso dal fallimento del debitore nei confronti della banca per il pagamento del saldo del conto - Eccezione di compensazione relativa ad altro rapporto di conto corrente - Ammissibilità.
In caso di pignoramento presso terzi avente ad oggetto crediti nascenti da rapporto di conto corrente bancario, la dichiarazione positiva resa dall'istituto bancario terzo pignorato nella procedura espropriativa, in seguito dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento del debitore, non preclude alla stessa banca, convenuta in un giudizio ordinario intrapreso dalla curatela fallimentare del debitore esecutato per il pagamento del saldo del conto corrente in precedenza pignorato, di eccepire in compensazione, ai sensi dell'art. 56 legge fall., un proprio controcredito vantato verso il fallimento in forza di un distinto rapporto di conto corrente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2015, n. 4380.


Concordato preventivo - Cristallizzazione del passivo - Influenza sul patto di compensazione su anticipazione in conto corrente - Esclusione

Concordato preventivo - Anticipazione in conto corrente di crediti - Applicazione della disciplina sui rapporti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169 bis L.F. - Esclusione
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Il principio di cristallizzazione dei crediti non influisce sul cd. patto di compensazione ed elisione di partite di segno opposto operante nell'ambito del rapporto di conto corrente bancario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del rapporto, regolato in conto corrente, dove la banca si presta all'anticipazione dei crediti vantati dal cliente, l'unica prestazione che può dirsi ineseguita dopo l'anticipazione di credito è quella che concerne il pagamento da parte del debitore, la quale si attua mediante l'esecuzione del mandato all'incasso conferito alla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 23 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Compensazione ex articolo 56 LF - Liquidazione della partecipazione del socio escluso avvenuta dopo l’apertura della procedura - Ammissibilità.
Poiché il diritto del socio escluso alla liquidazione della propria partecipazione sorge - anche nelle ipotesi di società cooperativa - nel momento in cui viene adottata la delibera di esclusione, deve ritenersi legittima la compensazione dei crediti vantati dalla società nei confronti del socio con il ricavato dalla vendita della partecipazione anche nell’ipotesi in cui la vendita di quest’ultima sia avvenuta successivamente alla ammissione del socio alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09 Ottobre 2014.


Fallimento - Passività fallimentare (Accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Cessione di credito concorsuale - Prova della anteriorità della cessione al fallimento - Necessità - Esclusione - Limiti - Ammissione al passivo - Modalità.
In sede di accertamento del passivo fallimentare del debitore ceduto, il cessionario di un credito concorsuale è tenuto a dare la prova che la cessione è stata stipulata anteriormente al fallimento soltanto ai fini di una eventuale compensazione (art. 56, secondo comma, legge fall.) ovvero ai fini del voto in un eventuale concordato fallimentare (art. 127, ultimo comma, legge fall.), restando, altrimenti, opponibile al curatore anche se ha luogo nel corso della procedura. Qualora, peraltro, il credito ceduto sia stato già ammesso al passivo, il cessionario dovrà limitarsi a seguire la procedura prevista dall'art. 115 legge fall, mentre, ove il credito non sia stato ancora ammesso al passivo, dovrà dare anche la prova del credito e della sua anteriorità al fallimento se venga in discussione la sua opponibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2014, n. 10454.


Cessione di credito - Fallimento - Credito nei confronti del fallito - Opponibilità al fallimento - Data certa anteriore.
Qualora la cessione di credito abbia ad oggetto non un credito del fallito ma un credito nei suoi confronti, non si pone un problema di opponibilità al fallimento o di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10 Aprile 2014.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Certalex - Credito dell'Erario verso società poi fallita - Debito dell'Amministrazione finanziaria verso la "massa dei creditori" - Compensabilità - Esclusione - Fondamento.
A seguito della presentazione della dichiarazione finale dei redditi da parte del curatore , il credito vantato dall'Amministrazione finanziaria nei confronti di un imprenditore fallito, che con la chiusura della procedura ritorna "in bonis", non può essere opposto in compensazione con un debito della stessa Amministrazione verso la "massa dei creditori", sia perché diversi sono i soggetti delle opposte ragioni di dare ed avere, in quanto il credito opposto dall'Erario ha come soggetto passivo l'imprenditore fallito mentre quello fatto valere dal fallimento con la dichiarazione finale è un credito della massa, sia perché - compensando tali opposte ragioni di dare e avere - verrebbero pregiudicati illegittimamente i creditori concorsuali, per la violazione del principio di parità di trattamento. (Principio affermato ai sensi dell'art. 360 bis, primo comma, n. 1, cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Marzo 2014, n. 6478.


Concordato preventivo - Compensazione tra crediti sorti anteriormente e crediti realizzati in corso di procedura - Autorizzazione - Necessità.
Costituisce atto in frode, al pari del pagamento non autorizzato di crediti anteriori alla procedura, la compensazione dei debiti sorti anteriormente con crediti realizzati in pendenza della procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 06 Febbraio 2014.


Concordato preventivo “con riserva” – Azione giudiziaria finalizzata alla conservazione del patrimonio del debitore ed alla tutela della pari condizione del creditori – Autorizzazione del Tribunale – Non necessità.

Concordato preventivo “con riserva” – Diritto della banca di trattenere, a titolo di compensazione, importi afferenti ad anticipi su ricevute bancarie erogati al debitore prima della data di efficacia del ricorso – Infondatezza.
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Nel concordato preventivo “con riserva” ex art. 161, comma 6 L.F., nelle more del termine concesso per la presentazione del piano e della proposta di concordato, deve considerarsi atto di ordinaria amministrazione, effettuabile dal debitore senza autorizzazione del tribunale, ogni azione giudiziaria finalizzata alla conservazione del patrimonio del debitore ed alla tutela della pari condizione dei creditori. (Paolo Martini) (riproduzione riservata)

Deve essere disatteso l’orientamento giurisprudenziale di cui alla Sentenza della Cassazione n. 17999/2011, in base al quale le banche hanno diritto di trattenere gli importi, relativi ad anticipi erogati “al salvo buon fine”, ricevuti successivamente alla data di efficacia del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Ciò per il fatto che, nell’ambito della giurisprudenza di legittimità, esso risulta isolato e contrario ad altro orientamento ben più radicato e meditato (Cfr. Cassazione n. 10548/2009), in quanto massimamente rispettoso del principio generale enunciato dall’art. 56 L.F. e della ratio ad essa sottesa di cristallizzazione del passivo per il massimo soddisfacimento dei creditori concorsuali. (Paolo Martini) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 21 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Atti di ordinaria e straordinaria amministrazione - Contratti in corso di esecuzione - Compensazione dei crediti vantati dalla banca mandataria all'incasso - Condizioni - Patto di compensazione anteriore all'apertura della procedura di concordato - Necessità..
Posto che le operazioni di anticipo o sconto di fatture presso istituti bancari o di factoring che siano in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso per concordato preventivo, sono normalmente da ritenersi atti di ordinaria amministrazione, occorre tener presente che la giurisprudenza di legittimità, in applicazione del combinato disposto degli articoli 169 e 56, legge fallimentare, ha ritenuto non compensabili i crediti vantati dalla banca mandataria all'incasso verso il debitore concordatario con le somme riscosse dopo il deposito della domanda di concordato, salva l'ipotesi in cui vi sia uno specifico patto di compensazione anteriore all'apertura della procedura relativo alla cessione del credito, patto in base al quale la banca sia legittimata a riscuotere il credito cedutole anteriormente non già come mandataria (ossia per conto del mandante), ma come vera è propria cessionaria. Infatti, a differenza della cessione del credito, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma comporta l'obbligo di costui di restituire al mandante la somma riscossa, obbligo che sorge non al momento del conferimento del mandato, ma all'atto della riscossione del credito medesimo, con la conseguenza che, se avvenuto in epoca successiva al deposito della domanda di concordato preventivo, non è idoneo a soddisfare il presupposto della preesistenza di entrambi i crediti contrapposti alla procedura, presupposto, questo, necessario (unitamente a quello della reciprocità, ossia al fatto di riguardare gli stessi soggetti) ai fini della compensazione in sede concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 12 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Anticipazioni bancarie regolate in conto corrente - Diritto della banca di trattenere le somme ricavate dal portafoglio anticipato prima della procedura di concordato preventivo - Sussistenza..
Deve ritenersi operante anche dopo l'inizio della procedura di concordato preventivo la clausola contrattuale che attribuisce alla banca il diritto di incamerare le somme incassate in relazione ad anticipazioni effettuate prima dell'inizio della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22 Novembre 2011, n. 2606.


Concordato preventivo - Anticipazioni su ricevute bancarie in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti della banca verso il correntista poi fallito - Legittimità - Condizioni e limiti..
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il correntista - successivamente ammesso al concordato preventivo - agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del "diritto di incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. patto di compensazione o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto); solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che nè l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, nè gli organi concorsuali - ove alla prima procedura ne sia conseguita altra - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito) (1). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Settembre 2011, n. 17999.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda di ammissione del credito - Di riduzione della compensazione e richiesta di ammissione del credito residuo - Efficacia endofallimentare del provvedimento di ammissione del credito residuo - Preclusione di questioni attinenti validità ed efficacia del titolo - Azione revocatoria - Preclusione..
Al fine di applicare il principio affermato dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con la sentenza 14 luglio 2010, n. 16508 (1) e, quindi, di verificare se il provvedimento ammissivo del residuo credito vantato comporti l’efficacia preclusiva del giudicato endofallimetare nei confronti dell'azione revocatoria dei pagamenti parziali, occorre verificare se il creditore, in sede di domanda di ammissione al passivo, abbia dedotto la compensazione di parte del proprio credito con tali pagamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)


(1) Cass. Sez. Un. Civili 17 luglio 2010, n. 16508: “Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo al quale il decreto è opposto in compensazione. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non fosse proponibile la revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali eseguiti dal fallito e dei quali, in sede di verifica dello stato passivo, era stata accertata l’estinzione per compensazione).”
Tribunale Monza, 12 Aprile 2011.


Accertamento del passivo – Eccezione di compensazione dei pagamenti parziali – Ammissione al passivo del conguaglio – Accertamento della compensazione quale caos è istintiva della pretesa – Preclusione e non fallimentare – Azione revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali – Esclusione. (07/09/2010).
Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo al quale il decreto è opposto in compensazione. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non fosse proponibile la revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali eseguiti dal fallito e dei quali, in sede di verifica dello stato passivo, era stata accertata l’estinzione per compensazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Credito - Deduzione della compensazione ed insinuazione al passivo del credito residuo - Ammissione al passivo del credito residuo - Decreto di esecutività dello stato passivo - Conseguenze - Parziale estinzione del credito originario - Effetti - Preclusione endofallimentare - Fondamento

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Creditore e debitore verso il fallito - Importo del credito superiore a quello del debito - Richiesta di ammissione al passivo per la somma risultante dal conguaglio e dalla compensazione - Accoglimento della domanda - Portata - Preclusione endofallimentare
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Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Compensazione - Operatività - Condizioni - Momento dell'effetto compensativo - Rilevanza - Esclusione - Compensazione giudiziale - Ammissibilità..
La disposizione contenuta nell'art. 56 della legge fall. rappresenta una deroga al concorso, a favore dei soggetti che si trovino ad essere al contempo creditori e debitori del fallito, non rilevando il momento in cui l'effetto compensativo si produce e ferma restando l'esigenza dell'anteriorità del fatto genetico della situazione giuridica estintiva delle obbligazioni contrapposte. Le stesse esigenze poste a base della citata norma giustificano l'ammissibilità anche della compensazione giudiziale nel fallimento, per la cui operatività è necessario che i requisiti dell'art. 1243 cod. civ. ricorrano da ambedue i lati e sussistano al momento della pronuncia, quando la compensazione viene eccepita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Aprile 2010, n. 10025.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Credito opposto in compensazione di controcredito del fallimento – Accertamento – Rito fallimentare – Necessità. (27/07/2010).
L’accertamento di ogni credito nei confronti del fallito va fatto in sede fallimentare, anche se non comporta prima facie conseguenza alcuna per lo stato passivo, essendo finalizzato solo, in via di eccezione, alla compensazione con il controcredito. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 22 Dicembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Leasing traslativo - Fallimento del compratore - Dichiarazione del curatore di scioglimento dal contratto - Efficacia "ex tunc" - Credito restitutorio del fallimento per le attribuzioni patrimoniali eseguite dal fallito - Compensabilità con il controcredito del concedente per risarcimento danni da inadempimento - Configurabilità - Fondamento..
In tema di leasing traslativo, nel caso di fallimento del compratore, la dichiarazione del curatore di scioglimento dal contratto non ancora compiutamente eseguito, ai sensi del secondo comma dell'art. 72 legge fall., ha effetti "ex tunc", con la conseguenza che il credito restitutorio per le prestazioni effettuate dal compratore fallito (nella specie, i canoni pagati) non nasce dalla dichiarazione del curatore nè dalla sentenza di fallimento, ma trova il suo fatto genetico nel venir meno della giustificazione contrattuale dell'attribuzione patrimoniale stessa fin dal momento della sua esecuzione; collocandosi tale momento anteriormente alla dichiarazione di fallimento, il suddetto credito diviene compensabile con il controcredito del concedente, sorto anch'esso anteriormente a detta dichiarazione, e relativo al risarcimento dei danni per l'inadempimento del fallito, anche quando gli effetti dello scioglimento siano regolati dall'art. 1526 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 2009, n. 11145.


Concordato preventivo – Effetti – In genere – Compensazione – Ammissibilità – Condizioni – Preesistenza dei crediti reciproci – Necessità – Fattispecie in tema di mandato all'incasso..
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 della legge fallimentare (richiamato dall'art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all'incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima debba aver luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 2009, n. 10548.


Concordato preventivo - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Necessità - Fattispecie in tema di mandato all'incasso.
In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 della legge fall. (richiamato dall'art. 169 della medesima legge), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca un mandato all'incasso di un proprio credito, attribuendole la facoltà di compensare il relativo importo con lo scoperto di un conto corrente da lui intrattenuto con la medesima banca; a differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, ma l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima debba aver luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 2009, n. 10548.


Fallimento - Società - Credito per conferimenti nei confronti del socio - Compensazione con crediti del socio - Ammissibilità..
L'obbligo del socio di conferire in danaro il valore delle azioni sottoscritte in occasione di un aumento del capitale sociale è un debito pecuniario che può essere estinto per compensazione con un corrispondente credito pecuniario nei confronti della società, anche a norma dell’art. 56 della legge fallimentare. Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2009, n. 6711.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Sottoposizione a concorso - Esclusione - Fondamento.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto di soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori, per effetto di un'operazione contabile, parimenti estranea all'ambito di operatività della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2008.


Fallimento – Crediti scaduti acquistati dopo la dichiarazione di fallimento – Compensazione con crediti del fallito – Divieto..
I crediti scaduti prima della dichiarazione di fallimento ed acquistati per atto tra vivi dopo l’apertura della procedura concorsuale non possono essere compensati con i crediti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 12 Gennaio 2005.


Dichiarazione dei redditi finale da parte del curatore ex art. 10 d.p.R. n. 600 del 1973 - Credito del fallimento per indebita ritenuta sugli interessi - Maturati su deposito bancario intestato al fallimento - Controcredito dell'Amministrazione finanziaria verso l'imprenditore fallito - Compensazione - Esclusione - Ragioni.
A seguito della presentazione della dichiarazione finale dei redditi da parte del curatore, il credito vantato dall'Amministrazione finanziaria nei confronti di un imprenditore fallito, che con la chiusura della procedura ritorna "in bonis", non può essere opposto in compensazione con un debito della stessa Amministrazione verso la "massa dei creditori", sia perché diversi sono i soggetti delle opposte ragioni di dare ed avere, in quanto il credito opposto dall'Erario ha come soggetto passivo l'imprenditore fallito mentre quello fatto valere dal fallimento con la dichiarazione finale è un credito della massa, sia perché - compensando tali opposte ragioni di dare e avere - verrebbero pregiudicati illegittimamente i creditori concorsuali, per la violazione del principio di parità di trattamento (Nella specie la Corte ha negato la possibilità di compensare un credito del Fisco verso l'imprenditore fallito con quello relativo alle ritenute, indebitamente operate dalla banca, sugli interessi maturati sul deposito bancario intestato alla procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 Luglio 2003.


Fallimento - Effetti per i creditori - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Compensazione - Esclusione - Effetti del fallimento o della L.C.A. del debitore concedente - Insinuazione del credito garantito - Necessità - Esclusione - Modalità e limiti ex artt. 53 e 56 legge fall. - Applicabilità - Esclusione.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto a soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori. Esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito stesso è effetto di un'operazione meramente contabile, che resta fuori, pertanto, dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione (potendo, per l'effetto, sorgere soltanto l'obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza della somma o dei beni oggetto del pegno), sicché devono ritenersi inapplicabili, in caso di fallimento o (come nella specie) di liquidazione coatta amministrativa del debitore concedente, sia le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale, sia la regola di cui all'art. 53 legge fall. - secondo cui sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignoratizi -, sia, infine, i limiti alla compensabilità dei debiti verso il fallito di cui all'art. 56 della citata legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 2003, n. 5111.


Fallimento - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti vantati dalla banca nei confronti del correntista poi dichiarato fallito - Legittimità - Condizioni e limiti - Preesistenza di una convenzione di compensazione o di annotazione ed elisione di partite di segno opposto rispetto alle procedure concorsuali - Necessità.
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il fallimento (successivamente dichiarato) del correntista agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del diritto di "incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. "patto di compensazione" o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto). Solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che ne' l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, ne' il curatore fallimentare - ove alla prima procedura sia conseguito il fallimento - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 1998, n. 2539.


Anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca successivamente all'ammissione alla procedura di amministrazione controllata del correntista - Compensazione con altri crediti nei confronti del correntista successivamente fallito - Ammissibilità - Condizioni - Originario patto di compensazione o di annotazione ed elisione di partite di segno opposto - Necessità.
In relazione ad un'operazione di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, effettuata prima dell'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, qualora il fallimento del correntista agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, occorre accertare se la convenzione relativa all'operazione di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto preveda o meno una clausola che attribuisca alla banca il diritto di "incamerare" le somme riscosse, ossia il cosiddetto patto di compensazione o, secondo altra definizione, il patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto, in quanto solo in tale ipotesi la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito verso la stesso cliente conseguenti ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che il suo credito sia anteriore all'ammissione alla procedura di amministrazione controllata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 1997, n. 7194.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente - Fallimento del correntista successivamente all'ammissione alla procedura di concordato preventivo - Somma incassata dalla Banca presso i terzi debitori dopo il deposito della istanza di concordato preventivo - Compensazione con crediti nei confronti del fallimento - Ammissibilità - Condizioni.
La procedura di concordato preventivo inizia con l'emissione del decreto del Tribunale, che la dichiara aperta e nomina il giudice delegato ed il commissario giudiziale (art. 163 legge fall.), non già con il deposito del ricorso per l'ammissione all'indicata procedura, il quale è rilevante per i soli effetti previsti dagli artt. 168 e 169 legge fall., tra cui il divieto di compensazione, vigente, pertanto, per i creditori fin dalla presentazione della domanda di concordato (art. 56 legge fall.). Ne deriva che, in relazione ad operazione di "anticipazione su ricevute bancarie" regolata in conto corrente, qualora il fallimento del correntista agisca in giudizio per chiedere la restituzione dell'importo delle ricevute, incassate dalla banca presso i terzi debitori dopo il deposito dell'istanza di concordato preventivo del correntista medesimo, il giudice del merito deve accertare se la banca risulti incaricata della riscossione dei crediti indicati nelle ricevute in forza di un accordo comportante la cessione dei crediti stessi o, comunque, il diritto della banca d'incamerare le somme riscosse, ovvero sulla base di un mandato a riscuotere (con successivo obbligo di rimettere al cliente quanto riscosso, a norma dell'art. 1713 cod. civ.), in quanto solo in quest'ultima ipotesi la banca non avrebbe diritto a compensare il suo debito (di versamento al cliente delle somme riscosse) con i crediti da essa vantati verso lo stesso, ancorché sorti prima della presentazione della domanda di concordato operando il divieto di compensazione di cui al richiamato art. 56 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1994.