TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. II - Degli effetti del fallimento per i creditori

Art. 55

Effetti del fallimento sui debiti pecuniari
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali, agli effetti del concorso, fino alla chiusura del fallimento, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto è disposto dal terzo comma dell’articolo precedente.

II. I debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento.

III. I crediti condizionali partecipano al concorso a norma degli articoli 96, 113 e 113-bis. Sono compresi tra i crediti condizionali quelli che non possono farsi valere contro il fallito, se non previa escussione di un obbligato principale. (1)

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(1) Comma modificato dall’art. 51 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratti bancari - Applicazione - Mandato in rem propriam e patto di compensazione

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Sospensione - Effetti Contratti bancari - Applicazione - Mandato - Clausola di compensazione e mandato per l'incasso
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Tra i contratti pendenti sono da annoverare anche i contratti bancari formati da negozi giuridici complessi, caratterizzati dall'anticipazione di denaro e dall'obbligo della banca ad incassare i crediti presso terzi, per poi eventualmente consentire la compensazione di partite contrapposte; in tali rapporti, la banca non ha, infatti, esaurito le proprie obbligazioni mediante l'anticipazione all'imprenditore dell'importo di un credito, perché deve ancora completare la prestazione di incasso in virtù del mandato in rem propriam e del patto di compensazione (ex multis, Trib. Bergamo, 28 gennaio 2016 e Trib. Como, 3 ottobre 2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La sospensione dei contratti pendenti nel concordato preventivo non opera per una sola parte del rapporto, né limitatamente ad alcune clausole del mandato, ma integralmente, impedendo non solo l'applicazione della clausola di compensazione (trovano, infatti, piena applicazione i precetti tipici della cristallizzazione del patrimonio e del credito di cui agli artt. 45 e 55 legge fall., per come richiamati dall'art. 169 legge fall.) ma nel suo complesso l'esecuzione del mandato per l'incasso (Trib. Milano, 28 maggio 2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 05 Giugno 2018.


Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Ragionevole durata della sua esecuzione – Termine di scadenza del contratto di mutuo.
La durata del piano del consumatore deve necessariamente collocarsi in un ragionevole arco temporale giacché solo in tal modo viene rispettato il principio della ragionevole durata del processo, oltre al fatto che solo così viene ridotto al minimo il sacrificio imposto ai creditori.

Il principio contenuto nell’art. 55, comma 2, L.Fall. secondo il quale “i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento” non trova spazio nelle procedure di sovraindebitamento, trattandosi di norma, di carattere eccezionale non richiamata dalla Legge n. 3/2012 (art. 9, comma 3-quater L. 3/2012; art. 55, comma 2 L.F.). (Marco Locas) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 13 Aprile 2018.


Fallimento del debitore principale – Debito garantito da fideiussione non ancora scaduto – Decorrenza del termine per proporre le istanze contro il debitore

Fideiussione con beneficio di escussione – Fallimento del debitore principale – Decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c. – Istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale
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In caso di fallimento del debitore principale, il debito garantito da fideiussione che non sia ancora scaduto deve intendersi tale, ai sensi dell'art. 55 l.fall., comma 2, alla data di dichiarazione del fallimento, con la conseguenza che da questa data decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell'art. 1957 c.c., comma 1, per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di fideiussione con pattuizione del beneficio di escussione (art. 1944 c.c., comma 2), se il debitore principale fallisce, il creditore garantito, per evitare la decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c., comma 1, non potendo più assumere iniziative individuali, deve proporre istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale previsto dallo stesso art. 1957 c.c., decorrente dalla data di apertura della procedura concorsuale. Viceversa, in ipotesi di fideiussione senza beneficio di escussione (c.d. fideiussione solidale - art. 1944 c.c., comma 1), il creditore, esercitando la facoltà di scelta che è propria delle obbligazioni solidali, potrà promuovere le sue "istanze" indifferentemente nei confronti del debitore principale fallito (mediante domanda di ammissione al passivo del fallimento) ovvero nei confronti del garante (nelle forme ordinarie). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 16 Ottobre 2017, n. 24296.


Fallimento del debitore principale – Debito garantito da fideiussione non ancora scaduto – Decorrenza del termine per proporre le istanze contro il debitore.
In caso di fallimento del debitore principale, il debito garantito da fideiussione che non sia ancora scaduto deve intendersi tale, ai sensi dell'art. 55 l.fall., comma 2, alla data di dichiarazione del fallimento, con la conseguenza che da questa data decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell'art. 1957 c.c., comma 1, per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 16 Ottobre 2017.


Art. 61 l.fall. – Fideiussione e diritto di regresso tra coobbligati falliti – Necessità della previa soddisfazione del creditore – Credito di regresso – Ammissione con riserva – Condizioni.
In tema di concorso di creditori, ex art. 61, comma 2 , l. fall., il fideiussore non ha un credito di regresso prima del pagamento e dunque non può essere ammesso con riserva per un credito condizionale; potrà invece essere ammesso al passivo solo dopo il pagamento, in surrogazione del creditore, considerata la natura concorsuale del credito di regresso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2017, n. 19609.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Fideiussore "solvens" del fallito - Credito di regresso - Natura - Concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva - Necessità - Esclusione.
Il credito di regresso del fideiussore, che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale, ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore "solvens" può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Luglio 2017, n. 17413.


Amministrazione straordinaria – Interessi – Decorso nelle more della procedura – Esclusione.
L’art.55, comma 1, L.F. ha lo scopo specifico di disciplinare la decorrenza degli interessi nel periodo che va dalla declaratoria di fallimento, senza che però sia possibile rinvenire in tale disposizione la volontà di risolvere il problema della debenza degli interessi al di fuori della procedura, problema che deve invece trovare la sua soluzione secondo i principi generali del codice civile.
L’interesse corrispettivo rappresenta un compenso percentuale periodico dovuto dal debitore in cambio della disponibilità di una somma di denaro.
Il cd. spossessamento determina la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio; l’imprenditore fallito non può quindi per definizione trarre un vantaggio dal denaro mutuato dal suo creditore.
Le superiori considerazione escludono a fortiori che si possa configurare in capo all’imprenditore fallito, per tutta la durata della procedura, una condizione di inadempimento colpevole e che quindi, allo stesso possano essere richiesti interessi moratori. [Sulla base del principio sopra esposto, il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo emesso a carico di una società tornata in bonis dopo la chiusura della procedura di amministrazione straordinaria, per il recupero di interessi asseritamente decorsi nel corso della procedura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 17 Marzo 2017.


Ammissione al passivo - Crediti tributari - Privilegio - Sospensione degli interessi ex art. 55 l.fall. - Inapplicabilità.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, la sospensione del corso degli interessi prevista dall'art. 55 l.fall. non si applica ai crediti tributari in quanto assisti da privilegio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Marzo 2017, n. 6319.


Fallimento – Accertamento del passivo – Interessi moratori sulle transazioni commerciali ex art. 1, comma 2, legge n. 231 del 2002 – Decorrenza – Determinazione della misura – Necessità.
Il divieto di riconoscimento degli interessi moratori commerciali per debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore (art. 1, comma 2, legge n. 231 del 2002) decorre solo dal momento della dichiarazione di fallimento, per cui rimane fermo il diritto al riconoscimento di quelli già maturati antecedentemente all'accertamento dell’insolvenza del debitore; tali interessi, infatti, si producono automaticamente senza necessità di formale messa in mora del debitore, in quanto la disciplina dei crediti nati nelle cd. «transazioni commerciali» tra imprese hanno un loro peculiare statuto imposto dal diritto comunitario, di natura speciale rispetto alle preesistenti disposizioni del diritto concorsuale (artt. 54 e 55 legge fall.) che non può essere oggetto di interpretazioni abroganti da parte del giudice comune. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché i presupposti della citata disciplina sono previsti dalla legge e la loro applicazione non richiede alcun provvedimento giudiziale, il giudice delegato ai fallimenti, in sede di ammissione del credito al passivo, deve accertare il credito maturato a titolo di interessi moratori maturati fino alla dichiarazione di fallimento, laddove ogni diversa interpretazione delle norme citate si porrebbe in contrasto con il principio di effettività del diritto comunitario (Cass. 9862/2014: 'In tema di transazioni commerciali tra soggetti domiciliati negli Stati membri dell'Unione europea, la sentenza di condanna al pagamento di interessi di mora, che indichi la sola decorrenza e non anche la natura e la misura di essi, sulla base del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, si pone in contrasto con il principio di effettività del diritto comunitario, atteso che ai sensi dell'art. 49, del Regolamento 22 dicembre 2000, n. 44/2001/CE, "ratione temporis" vigente, le decisioni straniere che applicano penalità sono esecutive nello Stato membro richiesto solo se la misura sia definitivamente fissata dai giudici dello Stato membro di origine.') (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2017, n. 3300.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicabilità al pagamento da parte del terzo pignorato - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, comma 1, l.fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore "dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione", non può ritenersi legittimamente applicabile anche al pagamento del terzo pignorato effettuato in adempimento dell'ordinanza di assegnazione del credito. Il procedimento di concordato preventivo non prevede, di fatto, la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell'art. 44 l.fall., e nemmeno è fornito di un ufficio abilitato ad agire in tal senso, essendo applicabili, in virtù del richiamo di cui all'art. 169 l.fall., soltanto le disposizioni degli articoli da 55 a 63 della medesima legge, sicché il pagamento di un debito preconcordatario deve ritenersi in sé legittimo, in quanto atto di ordinaria amministrazione, purché non integri l'ipotesi di un atto "diretto a frodare le ragioni dei creditori", e, quindi, sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173, comma 2, e revocabile in forza dell'art. 167, comma 2. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Giugno 2016.


Procedura di amministrazione delle grandi imprese in crisi ex Legge Prodi-Marzano - Crediti ammessi alla procedura scaduti nel momento del decreto ministeriale di apertura della procedura - Conseguenze sulla maturazione degli interessi sul capitale ammesso - Maturazione interessi verso il debitore ma non verso la procedura - Art. 55 e 120 L.F. - Insussistenza

Chiusura della procedura di amministrazione con integrale pagamento dei crediti ammessi per sorte capitale - Possibilità per i creditori di richiedere al debitore all’esito della procedura il pagamento degli interessi maturati nel corso della procedura - Sussistenza - Esclusione

Cessione del credito della sola sorte interessi maturati nel corso della procedura di amministrazione sul capitale interamente saldato dalla procedura - Nullità del contratto per assenza dell’oggetto 1418 c.c. - Sussistenza

Prescrizione del credito relativo ai soli interessi - Decorrenza del termine durante la procedura - Insussistenza a fronte dello spossessamento dell’azienda che impedisce l’esercizio del diritto e pertanto del maturare della prescrizione fino al decreto di chiusura - Fondatezza - Conseguenza di valutazioni alternative - Necessità di atti interruttivi della prescrizione verso il debitore in amministrazione - Sussistenza - Condizioni e conseguenze

Maturazione degli interessi legali e differenza con gli interessi di mora - Mora ex re - Colpevolezza nel ritardo - Necessità - Procedura di amministrazione delle grandi imprese in crisi - Insussistenza del colpevole ritardo in ragione dello spossessamento
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  Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Carenza di oggetto – Nullità – Sussiste
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È infondata la domanda di condanna al pagamento di interessi cc.dd. post-fallimentari – vale a dire, maturati dopo l’apertura del concorso ed in pendenza della procedura concorsuale (nella specie, di amministrazione straordinaria ex L. n. 95/197) sui crediti chirografari in origine ammessi allo stato passivo –, rivolta dal creditore ammesso al passivo al debitore successivamente tornato in bonis. Una tale domanda, infatti, è rivolta a chiedere la condanna di quest’ultimo al pagamento di interessi di natura moratoria: tuttavia, nell’ipotesi di sottoposizione a procedura concorsuale nessun inadempimento colposo e, conseguentemente, nessuna mora, è imputabile al debitore, in quanto questi è spossessato ex lege dell’amministrazione dei propri beni e mai avrebbe potuto pagare i debiti cristallizzati nello stato passivo per far cessare la maturazione dei pretesi interessi: tale condotta, infatti, concretizzerebbe addirittura gli estremi del reato di bancarotta preferenziale punito dall’art. 216, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

È nulla per carenza di oggetto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c., la cessione di un credito per capitale ammesso allo stato passivo di una procedura concorsuale già previamente ed integralmente soddisfatto dalla procedura stessa, in quanto esso si era già così estinto alla data della cessione e nessun ulteriore credito per interessi cc.dd. post-fallimentari può essere medio tempore venuto ad esistenza. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Interessi compensativi – Indisponibilità giuridica del patrimonio – Non esigibilità – Non decorrenza di interessi – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Domanda di pagamento contro il creditore tornato in bonis – Azionabilità dei crediti per interessi cc.dd. post-fallimentari non soddisfatti – Mancato richiamo alla disciplina fallimentare – Rigetto

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Credito litigioso – Carenza di oggetto – Nullità – Non sussiste

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Difetto di domanda di ammissione – Redazione officiosa dello stato passivo – Sospensione della prescrizione – Non operatività
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Deve ritenersi che non maturino interessi corrispettivi sui crediti ammessi allo stato passivo della procedura di amministrazione straordinaria ex L. 95/1979 (c.d. Legge Prodi), cui è applicabile la disciplina dello spossessamento prevista dalla Legge Fallimentare stante il richiamo dell’art. 1 d.l. n. 26/1979 agli artt. 195 e ss. L.fall.. La condizione di spossessamento del debitore sottoposto a procedura concorsuale, infatti, non rappresenta una mera indisponibilità di fatto, atteso che ciò che si realizza non è l’impossibilità materiale del debitore di adempiere, ma la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio: se ne deve concludere, dunque, che i crediti ammessi allo stato passivo divengano esigibili nei confronti della procedura concorsuale nei modi stabiliti dalla legge, mentre sono inesigibili nei confronti del fallito, in quanto, da un lato, il creditore non può chiedere l’adempimento e, dall’altro, il fallito non può adempiere, sicché manca il requisiti dell’esigibilità previsto dall’art. 1282 c.c. affinché si producano interessi nel corso della procedura concorsuale stessa. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Analogamente deve ritenersi che non maturano interessi moratori sui crediti ammessi al concorso: essi, infatti, configurano una forma di risarcimento del danno in quanto la mora nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie consiste nel ritardo colpevole che giustifica il diritto del creditore al risarcimento del danno quantificato nella misura degli interessi legali ex art. 1224 c.c.. Per contro, il debitore sottoposto a procedura concorsuale non può essere considerato responsabile del ritardo nel pagamento del credito per capitale a partire dal momento in cui, avendo perso la disponibilità del patrimonio, non ha più alcun potere di adempiere. Ne discende che durante la procedura gli interessi moratori non maturano nei confronti del debitore fallito e riprendono a decorrere dalla chiusura della procedura per la sola ipotesi in cui sussista un residuo debito e solo entro tali limiti il creditore potrà agire nei confronti del debitore successivamente tornato in bonis ai sensi dell’art. 120, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Il D.l. n. 26/1979, poi convertito in L. n. 95/1979 (Legge Prodi) e il D.lgs. n. 270/1999, come pure nemmeno le norme sulla liquidazione coatta amministrativa, dalle prime richiamate, fanno riferimento espresso all’art. 120 l.fall., sicché – in ossequio all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., n. 177/2008 e n.23275/06), secondo cui la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo ove espressamente richiamata –, nello specifico caso dell’amministrazione straordinaria è ab origine impossibile che il creditore ammesso al passivo possa agire per ottenere il pagamento degli interessi cc.dd. post-fallimentari nei confronti del debitore tornato in bonis. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Non può predicarsi la nullità ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c. dell’atto di cessione di un credito per capitale ed interessi ammessi allo stato passivo di una procedura concorsuale e già soddisfatti dalla procedura medesima, nonché per interessi cc.dd. post-fallimentari, in quanto essa ha ad oggetto un credito contestato su cui pende un apposito giudizio di accertamento: l’eventualità che il credito contestato risulti inesistente non inficia il contratto di cessione, che ha ad oggetto proprio il credito che potrebbe anche non sussistere nel merito. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Nella procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi l’ammissione allo stato passivo avviene mediante formazione officiosa dello stesso da parte dei Commissari straordinari e i crediti ivi registrati sono quelli per capitale ed interessi anteriori alla sottoposizione alla procedura: non si ha una domanda di insinuazione riconducibile all’art. 94 l.fall. e, pertanto, non si produce l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione ivi previsto. L’ammissione allo stato passivo, rappresentando riconoscimento di debito, interrompe la prescrizione con effetto istantaneo e, anche se si volesse ritenere il contrario, l’effetto sospensivo riguarderebbe i soli crediti per capitale ed interessi nella misura ammissibile al concorso e non, quindi, i cc.dd. interessi post-fallimentari. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Credito agrario - Concorso nel pagamento degli interessi di cui all'art. 6 della l. n. 194 del 1984 - Beneficiario - Cooperativa agricola - Conseguenze nel caso di intervenuta procedura concorsuale di insolvenza - Erogazione della quota di interessi da parte dell'Amministrazione statale in favore della banca mutuante - Esclusione.
In tema di credito agrario, il beneficiario del concorso pubblico nel pagamento degli interessi, previsto dall'art. 6 della l. n. 194 del 1984, va identificato nella cooperativa o nel consorzio di cooperative agricole mutuatari e non nell'istituto di credito mutuante, sicché, ove sia intervenuta una procedura concorsuale di insolvenza a carico dell'impresa beneficiaria, essendo il corso degli interessi sospeso dalla data del provvedimento giudiziale di ammissione alla liquidazione ex art. 55 l.fall., richiamato dall'art. 201 per la liquidazione coatta amministrativa, nessun titolo ha l'istituto di credito per richiederne l'erogazione nei confronti dell'Amministrazione dello Stato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2016.


Credito - Credito agrario - Concorso nel pagamento degli interessi di cui all'art. 6 della l. n. 194 del 1984 - Beneficiario - Cooperativa agricola - Procedura concorsuale di insolvenza - Conseguenze con riferimento all'obbligazione dello Stato per interessi e alla garanzia del Fondo interbancario.
La sottoposizione della cooperativa o del consorzio di cooperative agricole beneficiari di credito agevolato a liquidazione coatta amministrativa comporta che il debito dei menzionati enti, avendo ad oggetto la restituzione del capitale ricevuto in prestito, deve considerarsi scaduto alla data della messa in liquidazione coatta e che, sempre da tale data, cessa il regime convenzionale degli interessi, sostituito da quello fallimentare. Ne consegue che viene meno sia l'obbligo di pagamento degli interessi in loro favore da parte dello Stato, sia la garanzia fideiussoria del Fondo interbancario in favore della banca mutuante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Valutazione del giudice del merito sulla base della relazione giurata ex articolo 160, comma 2, L.F. - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Computo degli interessi.
In materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi "normali", con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti; la determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, terzo comma, l.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, secondo comma, l.f., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 l.f. (richiamata dall'art. 169 l.f.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Settembre 2015, n. 17461.


Concordato Preventivo – Contratti bancari – Mandato all’incasso – Compensazione – Operatività.
Nel caso in cui la banca, prima dell’apertura della procedura concorsuale, anticipi all’imprenditore l’importo di un credito, assumendo il mandato al relativo incasso nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf”, il rapporto contrattuale, al momento dell’apertura della procedura concorsuale deve considerarsi ancora non compiutamente eseguito da entrambe le parti, posto che la banca deve ancora completare la prestazione di incasso e comunque è tenuta a prestare il servizio continuativo di cassa o a mettere a disposizione le somme concordate.

La banca non può ritenere l’incasso invocando la compensazione tra il credito derivante dall’anticipazione del credito e il debito restitutorio conseguente all’incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell’apertura della procedura di concordato ed il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 l.f. operante anche nel concordato preventivo, può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell’apertura della procedura concorsuale, anche se divengano esigibili dopo.

In caso di mandato all’incasso conferito dall’imprenditore alla banca prima dell’apertura di una procedura concorsuale, nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf” (che rappresenta una forma di finanziamento atipico), qualora l’incasso avvenga dopo l’apertura della procedura concorsuale, deve escludersi la possibilità per la banca di ritenere il pagamento per il principio generale per cui l’accredito su conto corrente con saldo passivo dell’imprenditore soggetto a procedura concorsuale, di un pagamento proveniente da terzi debitori, nella misura in cui riduce il saldo passivo, diviene pagamento dell’imprenditore nei confronti della banca, inefficacie ai sensi dell’art. 44 in caso di fallimento e non consentito in caso di concordato preventivo, fermo il diritto della banca ad ottenere in prededuzione il pagamento del corrispettivo (commissioni e spese). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 31 Agosto 2015.


Credito derivante da contatto di mutuo - Onere della prova - Ripartizione - Criteri - Accertamento del capitale residuo - Prova della risoluzione - Esclusione - Fondamento.
Il creditore che agisce in sede di verifica del passivo fallimentare in base ad un contratto di mutuo è tenuto a fornire la prova dell'esistenza del titolo, della sua anteriorità al fallimento e della disciplina dell'ammortamento, con le scadenze temporali e con il tasso di interesse convenuti, mentre il debitore mutuatario (e, per esso, il curatore) ha l'onere di provare il pagamento delle rate di mutuo scadute prima della dichiarazione di fallimento, atteso che le rate successive, agli effetti del concorso, si considerano scadute alla data della sentenza dichiarativa, a norma dell'art. 55, comma 2, l.fall., e non è, dunque, necessario, per l'accertamento del capitale residuo, provare la risoluzione del contratto, che rileva solo ai fini degli interessi di mora. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2015, n. 16214.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Ammissione tempestiva del credito al capitale - Effetti - Domanda tardiva del credito agli interessi - Preclusione - Esclusione - Fondamento - Limiti - Fattispecie in tema di compenso per prestazioni professionali.
La proposizione tardiva della domanda di ammissione al passivo fallimentare del credito accessorio agli interessi moratori, in quanto fondata sul ritardo nell'adempimento, non è preclusa, stante la diversità della rispettiva "causa petendi", dalla definitiva ammissione in via tempestiva del credito relativo al capitale (nella specie, a titolo di compenso per attività professionale), salvo che gli interessi costituiscano una mera componente della pretesa già azionata, come nel caso del credito risarcitorio da illecito aquiliano. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Interessi sulle transazioni commerciali - Applicazione alle procedure concorsuali - Giudicato anteriore al fallimento - Limitazione soggettiva dell’efficacia dell’accertamento contenuto in un provvedimento giurisdizionale.
L’art. 1, 2° comma, lettera a) del D.Lgs. 231/2002 ai sensi del quale “le disposizioni del presente decreto non trovano applicazione per: a) debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore” importa che gli interessi commerciali non possono essere riconosciuti in alcun modo nei confronti di una procedura concorsuale, né sino alla data del fallimento, né tantomeno in presenza di un giudicato anteriore al fallimento: la disposizione in questione ha portata speciale rispetto alla previsione di cui all’art. 2909 c.c., trattandosi di un caso di limitazione soggettiva dell’efficacia dell’accertamento contenuto in un provvedimento giurisdizionale, con la conseguenza che, una volta che si sostiene che gli interessi commerciali non sono dovuti (per debiti oggetto di procedure concorsuali) sin dall’origine (e non solo dalla data dell’apertura della procedura), non può che ritenersi che tale esclusione valga in relazione ad ogni credito, accertato o meno anteriormente all’apertura della procedura stessa. (Dario Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 02 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Interessi sui crediti privilegiati - Spettanza.
Nell'ambito del concordato preventivo, gli interessi sui crediti privilegiati continuano a maturare anche in corso di procedura, per cui, con riferimento ai titolari di tali crediti, non può parlarsi di pagamento integrale qualora in esso non siano compresi gli interessi fino all'adempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 Gennaio 2015.


Concordato preventivo in continuità – Rapporti pendenti – Art. 72 l. fall. – Applicazione

Concordato preventivo in continuità – Scadenza dei debiti – Onnicomprensività – Finanziamenti utili a continuità – Ricomprensione

Concordato preventivo in continuità – Dichiarazione del creditore ipotecario di non avvalersi della decadenza dell’art. 1186 c.c. e con applicazione dell’art. 55 l. fall. – Interpretazione – Moratoria
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Possono considerarsi pendenti nel concordato preventivo con continuità i soli contratti che potrebbero essere considerati pendenti anche nel fallimento e, quindi, i soli contratti a prestazioni corrispettive in cui le reciproche prestazioni siano ineseguite anche parzialmente da entrambe le parti ai termini dell’art. 72 l. fallimentare. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
 
Il principio della scadenza del debito al momento della domanda di concordato opera per qualsiasi proposta concordataria, che preveda o meno la cessione ai creditori, non essendovi alcuna deroga all’art. 55 l. fall. nella disposizione dell’art. 186 bis l. fall. La regola dell’art. 55 l. fall. vale, perciò, anche per i rapporti di finanziamento «utili» alla continuità aziendale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La dichiarazione del creditore ipotecario che rileva «l’assenza di decadenza dal beneficio del termine e la volontà di non rendere applicabile il disposto dell’art. 55 l.f. secondo comma» non può essere intesa come dichiarazione di deroga dell’art. 55 l. fall., norma peraltro inderogabile, bensì come consenso a una dilazione del pagamento del residuo debito ipotecario, oltre il termine annuale di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. c), l. fall., e si misura in conformità delle scadenze dell’originario piano di ammortamento. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita economica conseguente alla dilazione - Determinazione - Accertamento di fatto - Elementi di valutazione.
La determinazione in concreto della perdita economica patita dai creditori privilegiati in seguito alla previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo, di un loro pagamento dilazionato rispetto ai tempi tecnici della procedura ed a quelli necessari alla liquidazione dei beni oggetto del privilegio, costituisce un accertamento di fatto che il giudice del merito dovrà compiere alla luce anche della relazione giurata di cui all’articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati nell’ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F. richiamata dall’art. 169 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Creditore di coobbligati solidali - Insinuazione al passivo del coobbligato in solido del fallito - Diritto a partecipare al concorso per l'intero credito - Sussistenza - Fattispecie in tema di erronea apposizione di riserva atipica.
Il creditore ha diritto di concorrere nel fallimento del coobbligato fallito per l'intero debito per capitale e accessori sino all'integrale pagamento, anche nel caso in cui, in data successiva al fallimento, abbia ricevuto un pagamento parziale da un altro coobbligato. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, respingendo l'opposizione allo stato passivo, aveva confermato l'ammissione del credito del coobbligato al passivo del fallimento «con riserva di detrazione di quanto eventualmente ricavato sui beni del terzo garante responsabile in solido»). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Ammissibilità - Soddisfazione non integrale conseguente alla perdita derivante dal ritardo.

Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita conseguente - Determinazione e quantificazione - Modalità - Rilevanza di interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni nell'ipotesi alternativa al concordato.

Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Diritto di voto - Equiparazione ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita conseguente al ritardo.
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Nel concordato preventivo, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dei tempi tecnici della procedura (e dalla stessa liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale di essi a causa della perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori conseguono disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La determinazione in concreto della perdita subita dai creditori privilegiati a causa della dilazione del pagamento del loro credito rispetto ai tempi richiesti dalla procedura o dalla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio costituisce un accertamento che il giudice del merito dovrà compiere sulla scorta anche della relazione giurata di cui all'articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati dal privilegio nell'ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché nella disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento dilazionato dei creditori privilegiati, i quali, in tal caso, hanno diritto di voto è sono per tale aspetto equiparati ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori medesimi conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014, n. 10112.


Stato passivo - Ammissione con riserva - Circostanza condizionante erroneamente indicata dal creditore - Rigetto della domanda - Esclusione - Fondamento - Apposizione della (esatta) condizione all'ammissione del credito - Potere officioso del giudice di merito - Fattispecie.
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione di una condizione all'ammissione del credito costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo una domanda di insinuazione, può sia apporvi una condizione eventualmente prevista dalla legge e risultante dagli atti, sia rettificare l'indicazione della circostanza condizionante ivi erroneamente prospettata. (Così statuendo, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, reiettivo di un'opposizione ex artt. 98 e 209 legge fall. riguardante l'invocata ammissione del credito di regresso di un fideiussore al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa apertasi nei confronti del debitore garantito, perché dal primo condizionata all'esito del giudizio ex art. 645 cod. proc. civ. vertente su quel credito, invece che, ai sensi dell'art. 61, secondo comma, legge fall., al totale soddisfacimento del creditore principale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2013, n. 24539.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.
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L'insinuazione al passivo del credito del coobbligato può aver luogo solo se e nella misura in cui sia già avvenuto il pagamento, che configura il fatto costitutivo del diritto al regresso o della modifica in sede di surrogazione o della sua assunzione, nel rapporto principale, della veste di unico creditore, in quanto l'ammissione al passivo dei crediti con riserva esige una situazione soggettiva non dispiegabile con pienezza soltanto per difetto di elementi accidentali esterni, diversi dal pagamento futuro al creditore comune. Ove, pertanto, tale pagamento sia stato effettuato nel corso di una procedura concorsuale (nella specie, l'amministrazione straordinaria ex art. 1 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270), ed in particolare dopo la proposizione, da parte del fideiussore, della relativa domanda di insinuazione, ma anteriormente alla esecutività dello stato passivo, il giudice, comunque adito ex artt. 53 del citato d. lgs. e 98 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla riforma di cui al d. lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) per l'ammissione al passivo incondizionata, come richiesto "ab origine", in luogo dell'ivi avvenuta ammissione con riserva, non può restringere il suo sindacato critico ancora sul mezzo oppositivo adottato, dovendo, invece, considerare nel merito, e per tutta la sua latitudine, la descritta domanda finalmente fondata sul presupposto solutorio comunque attuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2013, n. 613.


Fideiussore del debitore richiedente il concordato – Diritto di voto – Sussistenza. .
Il fideiussore del debitore che abbia domandato il concordato preventivo ha diritto, oltre che di partecipare all'adunanza dei creditori, anche di esprimere il voto sulla proposta concordataria, posto che il suo debito deve ritenersi scaduto - al pari di quello del debitore principale - per effetto del combinato disposto degli artt. 169 e 55 l.f., restando però sottratto agli effetti del concordato a norma dell'art. 184 l.f., con la conseguenza che egli potrà essere costretto a soddisfare per l'intero il creditore garantito, anche ove quest'ultimo venga parzialmente soddisfatto dal debitore principale. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Ariano Irpino, 24 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Scioglimento e sospensione - Contratto di mutuo - Natura di contratto pendente - Esclusione..
Il contratto di mutuo stipulato ed adempiuto dalla mutuante prima del deposito della domanda di concordato preventivo non può qualificarsi come rapporto pendente, poiché l'obbligazione restitutoria gravante sul mutuatario si configura come debito disciplinato dall'articolo 55, legge fall. in forza del richiamo contenuto nell'articolo 169, legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 16 Gennaio 2013.


Fideiussore "solvens" del fallito - Credito di regresso - Natura - Concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva - Necessità - Esclusione.
Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore "solvens" può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2012, n. 11144.


Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfocato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. degli interessi sul corrispettivo – Ammissibilità..
Gli interessi prodotti dal credito professionale per l’assistenza all’imprenditore nel procedimento di omologazione del concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione - che dovendosi ritenere sorto “in occasione” della procedura concorsuale di Concordato preventivo deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, co. 2, l. fall. -, devono anch’essi essere collocati in prededuzione,  dovendo loro essere riconosciuta la stessa natura del creduto cui accedono. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Giugno 2012.


Fallimento – Revoca – Effetti nei confronti dei creditori – Sospensione del corso degli interessi..
Con la revoca del fallimento, la sospensione del corso degli interessi, ai sensi dell'art. 55, primo comma l.f., viene meno, con la conseguenza che andranno computati anche quelli maturati dal momento della dichiarazione di fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento – Revoca – Effetti nei confronti dei creditori – Ripartizione delle somme residue – Attesa della scadenza del termine originario..
In caso di revoca del fallimento, per effetto dell'art. 55 l.f., comma secondo, il creditore di una somma di denaro che sia stato pagato, in tutto o in parte, prima della scadenza del termine originario dell'obbligazione, non può fare istanza di ripartizione in virtù di quanto disposto dal secondo comma dell‘articolo 1185 del cod. civ., ma deve rispettare il termine originario per l'eventuale residuo degli interessi. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento – Revoca – Effetti nei confronti dei creditori – Compensazione..
In esecuzione del provvedimento di revoca del fallimento, ad avvenuta compensazione, i creditori possono pretendere l’ammontare della somma rispetto al quale, in sede fallimentare, siano rimasti eventualmente insoddisfatti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione con riserva - Pagamento con riserva di ripetizione, da parte del debitore, di somma portata da sentenza esecutiva oggetto di appello - Successivo fallimento del creditore - Riassunzione del giudizio di appello nei confronti del curatore - Domanda di ammissione al passivo del credito restitutorio, in prededuzione e con riserva - Diniego di ammissione al passivo - Opposizione - Rigetto - Fondamento - Tutela interinale endofallimentare del preteso creditore - Configurabilità - Limiti - Fattispecie.
In tema di ammissione al passivo con riserva dei crediti soggetti a condizione, l'art. 55, terzo comma, legge fall., nel prevedere siffatta partecipazione al concorso, è norma eccezionale, che devia dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e, come tale, non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale; ne consegue che se, una parte abbia pagato, con riserva di ripetizione, una determinata somma, in virtù di sentenza di condanna di primo grado esecutiva, riassumendo poi l'appello nei confronti del curatore del creditore, nel frattempo dichiarato fallito, il vantato credito restitutorio - insinuato al passivo - attiene ad una prestazione eseguita e ricevuta a suo tempo nella consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti; le relative esigenze di tutela possono trovare applicazione solo nell'eventuale misura dell'accantonamento prudenziale operato dal curatore, in applicazione analogica dell'art.113 legge fall. che prevede l'accantonamento di somme concernenti un credito eventuale prededucibile, percepite dalla procedura in virtù di sentenza esecutiva, a differenza di quello, meramente concorsuale, che sorgerebbe in capo al ricorrente. (Principio affermato dalla S.C. in sede di conferma del decreto del tribunale di rigetto dell'opposizione allo stato passivo del predetto credito restitutorio, non ammesso al passivo stesso). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2011, n. 8765.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Liquidazione coatta amministrativa di compagnia di assicurazione - Crediti da lavoro - Rivalutazione - Ammissibilità - Limiti temporali - Fondamento..
In tema di liquidazione coatta amministrativa di compagnia di assicurazione, il meccanismo di rivalutazione di cui all'art. 429 cod. proc. civ., riguardante i crediti da lavoro resta fermo per effetto della declaratoria d'incostituzionalità (v. Corte costituzionale, sent. n. 204 del 1989) del combinato disposto dell'art. 59 legge fall. e dello stesso art. 429, terzo comma, cod. proc. civ. - nella parte in cui non prevede la rivalutazione di tale credito tra l'apertura del fallimento e la definitività dello stato passivo - nonché dell'art. 55, primo comma, e 54, terzo comma, legge fall. - nella parte in cui non estendono il privilegio agli interessi dovuti su tali crediti nel periodo successivo alla dichiarazione di fallimento - con la conseguenza che i crediti vantati dai lavoratori delle compagnie assicurative poste in liquidazione coatta amministrativa sono suscettibili di rivalutazione dall'inizio della procedura concorsuale sino al deposito dello stato passivo, per effetto dell'art. 201 della citata legge fall. che espressamente sancisce l'applicabilità alla procedura di liquidazione coatta amministrativa di tutte le disposizioni contenute nel titolo II, capo III, sez. II, della detta legge con rinvio operato al testo vigente del citato art. 59 legge fall., così come modificato per effetto della declaratoria di incostituzionalità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 Agosto 2010, n. 18894.


Fallimento – Ammissione al Concordato Preventivo – Successiva dichiarazione di fallimento – Principio di consecuzione – Applicabilità anche dopo la riforma del D.Lgs. n. 5 del 2006 – Sussistenza – Conseguenze – Domanda di ammissione al passivo ed eccezione di compensazione – Epoca di insorgenza del credito e decorrenza degli interessi – Retrodatazione della domanda di ammissione al Concordato Preventivo – Configurabilità. (28/09/2010).
Anche dopo la riforma del d.lgs. n. 5 del 2006, in caso di dichiarazione di fallimento che consegua alla previa ammissione del medesimo debitore alla procedura di concordato preventivo, si applica tuttora il principio di consecuzione delle due procedure, con conseguente retrodatazione alla domanda di ammissione al concordato del calcolo degli interessi e della data di opponibilità della compensazione, risultando lo stato di crisi accertato dal tribunale di natura irreversibile, dunque sostanzialmente identico al presupposto dell’insolvenza di cui all’art. 5 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, 06 Agosto 2010, n. 18437.


Accertamento del passivo – Eccezione di compensazione dei pagamenti parziali – Ammissione al passivo del conguaglio – Accertamento della compensazione quale caos è istintiva della pretesa – Preclusione e non fallimentare – Azione revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali – Esclusione. (07/09/2010).
Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo al quale il decreto è opposto in compensazione. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che non fosse proponibile la revocatoria fallimentare dei pagamenti parziali eseguiti dal fallito e dei quali, in sede di verifica dello stato passivo, era stata accertata l’estinzione per compensazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Fallimento del venditore di immobili – Evizione del terzo acquirente – Pagamento del debito ipotecario – Credito condizionale – Esclusione. (29/06/2010).
Il pagamento del debito ipotecario ad opera del compratore evitto agisce come atto causale della relativa fattispecie legale, la quale costituisce un tipico diritto potestativo, e non come sua condizione sospensiva, posto che il menzionato elemento potestativo integra l'essenza stessa della situazione giuridica in questione e non si limita a condizionare semplicemente la efficace operativa di una situazione già perfetta nella sua struttura giuridica. Prima di tale pagamento non ricorre l’ipotesi del credito condizionale di cui agli artt. 55 e 95 della legge fallimentare. (Enrico Quaranta) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Credito condizionale – Partecipazione al concorso – Norma eccezionale – Applicazione analogica esclusione. (29/06/2010).
La norma dell’art. 55, legge fallimentare, che prevede la partecipazione al concorso con riserva ex artt. 95 e 113 della stessa legge dei crediti condizionali, è di natura eccezionale, deviano dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e come tale non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale. Deve quindi escludersi l'ammissione con riserva ove l’evento condizionale costituisca diversamente elemento costitutivo della fattispecie. (Enrico Quaranta) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Ammissione al passivo di un credito per capitale relativo a mutuo ipotecario - Spese di anticipata estinzione del mutuo - Collocazione nello stesso grado del credito ipotecario - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Inefficacia di pattuizioni contrarie..
L'ammissione al passivo concorsuale, in via ipotecaria, del credito per capitale derivante da un mutuo ipotecario non comporta la collocazione nello stesso grado anche del credito relativo alle spese per l'anticipata estinzione del mutuo, trovando applicazione il principio generale, desumibile dagli artt. 55 e 72 della legge fall., che, quale riflesso della cristallizzazione di tutti i crediti alla data di apertura della procedura concorsuale, esclude il risarcimento dei danni per qualunque ipotesi di scioglimento del contratto a seguito del fallimento, sia essa o meno dipendente dalla volontà del curatore. Tale principio, in quanto derivante da una norma imperativa, rende inefficace l'eventuale clausola con cui si estenda l'applicazione delle sanzioni per l'anticipata restituzione della somma mutuata anche al caso in cui lo scioglimento del contratto sia determinato dal fallimento del debitore, a titolo di indennizzo negoziale per l'incompleta realizzazione del programma contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19219.


Concordato preventivo – Azioni di accertamento – Interessi e rivalutazione monetaria – Efficacia endoconcorsuale – Par condicio creditorum..
Nel corso della procedura di concordato preventivo, è precluso ai creditori con titolo anteriore al decreto di ammissione alla procedura esclusivamente l'esercizio delle azioni esecutive e non anche quelle di accertamento e di condanna, le quali restano proponibili davanti al giudice competete anche per ciò che riguarda gli interessi moratori e la svalutazione, il cui corso non è sospeso per effetto di tale procedura. Il principio di cristallizzazione anche dei crediti risarcitori alla data di presentazione della domanda di concordato per via del richiamo all'applicazione dell’art. 55 legge fallimentare, operato dall'art. 169, ha infatti portata interna alla procedura concorsuale. Nè dalla pronuncia di condanna nei confronti dell'imprenditore ammesso al concordato preventivo potrebbe derivare alcun pregiudizio alla "par condicio creditorum", considerato che il credito giudizialmente accertato nella sua integrità, con sentenza passata in giudicato dopo l'omologazione del concordato stesso, potrà essere soddisfatto - se non assistito da cause di prelazione (o di prededucibilità) - nei limiti della percentuale concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 08 Giugno 2009, n. 13181.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Interessi - In genere.

Tributi erariali indiretti (Riforma Tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) – Accertamento e riscossione - Pagamento dell’imposta accertata - Interessi - Credito Iva - Natura privilegiata - Contribuente ammesso ad amministrazione straordinaria - Estensione del privilegio agli interessi - Sussistenza - Fondamento.
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In tema di I.V.A., la natura privilegiata del credito, prevista dall'art. 62, terzo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, comporta che l'ammissione del contribuente all'amministrazione straordinaria non sospende la decorrenza degli interessi dovuti per il ritardo nel versamento dell'imposta, a partire dalla data di ammissione alla procedura concorsuale; infatti, l'art. 55, primo comma, della legge fall., nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, fa salvo il disposto dell'art. 54, terzo comma, che, nel testo risultante dalla parziale dichiarazione d'illegittimità costituzionale intervenuta con sentenza n. 162 del 2001, estende il diritto di prelazione agli interessi maturati nel periodo successivo alla data di assoggettamento dell'impresa all'amministrazione straordinaria, nei limiti indicati nell'art. 2749 cod. civ., coerentemente con il vincolo derivante dai principi stabiliti dalla Corte di Giustizia CE, secondo i quali il regime di amministrazione straordinaria delle imprese in crisi è contrario alle disposizioni del Trattato CE (art. 87 e 88 par. 3) nella parte in cui prevede una sospensione dei debiti di natura pubblica (come quelli tributari), consentendo un esercizio dell'impresa a tempo indeterminato al di fuori di un programma di risanamento in tempi ragionevoli, in modo da creare un vantaggio selettivo solo per alcune imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Aprile 2009, n. 9106.


Fallimento – Concordato preventivo – Principio di consecuzione delle procedure – Validità – Sussistenza – Interessi successivi alla domanda di concordato – Esclusione..
Qualora il presupposto oggettivo dell’ammissione dell’imprenditore alla procedura di concordato preventivo sia costituito dallo “stato di insolvenza” e tale procedimento sfoci, senza soluzione di continuità, in successiva dichiarazione di fallimento, non può ravvisarsi alcun ostacolo normativo all’applicazione del principio giurisprudenziale della “consecuzione delle procedure”, sussistendo identità di fondamento oggettivo delle stesse, legislativamente previsto nella nuova disciplina, che non si discosta quindi, per tali aspetti, da quella previgente. (Nel caso di specie, il Tribunale ha respinto l’opposizione allo stato passivo avverso il provvedimento del Giudice Delegato che aveva escluso gli interessi sul credito capitale maturati successivamente alla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo cui è seguito il fallimento). (av) Tribunale Mantova, 09 Aprile 2009.


Fallimento – Interessi ex art. 4 d. lgs 231/2002 maturati prima dell’apertura della procedura – Ammissibilità – Interessi maturati per il periodo successivo – Esclusione..
Gli interessi previsti dall’art. 4 del d. lgs. N. 231/2002 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) decorrono automaticamente, senza formale necessità di messa in mora, dal primo giorno successivo al mancato pagamento. Con riguardo alle procedure concorsuali, i crediti relativi alle transazioni commerciali in esame produrranno interessi fino alla dichiarazione di fallimento ma non per il periodo successivo, stante la previsione secondo cui la disposizione non si applica “ai debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2008.


Fallimento – Effetti – Per i creditori – Concorso dei creditori – Fideiussore del fallito – Pagamento del creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale – Credito di regresso nei confronti del fallito – Assenza di precedente ammissione al passivo con riserva – Azionabilità da parte del fideiussore solvente anche in via di insinuazione tardiva – Fondamento – Limiti..
Il credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale fallito ha natura concorsuale in quanto, oltre a trarre origine da un atto giuridico anteriore all'apertura della procedura fallimentare, esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto e può quindi essere esercitato dal "solvens", nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche quando questi non abbia chiesto e ottenuto in precedenza la insinuazione al passivo con riserva, ex art.55 legge fall., della propria pretesa di rivalsa. (Fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2008, n. 903.


Fallimento - Stato passivo - Ammissione con riserva - Dei crediti condizionali - Credito condizionale - Nozione - Fattispecie in tema di garanzia impropria in ordine al pagamento degli oneri di urbanizzazione, assunta pattiziamente nei confronti dell'acquirente dal venditore, poi fallito, di terreno da lottizzare a scopo edilizio - Ammissione al passivo dell'acquirente condizionatamente al pagamento di tali oneri - Esclusione.
L'art. 55, terzo comma, legge fall., nel prevedere la partecipazione al concorso con riserva (a norma degli artt. 95 e 113 della stessa legge) dei crediti condizionali, è norma eccezionale, che devia dal principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, e come tale non suscettibile di applicazione analogica a diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, in tal caso versandosi in ipotesi, non già di mera inesigibilità della pretesa, ma di credito non ancora sorto ed eventuale. Pertanto, in presenza di un patto, qualificabile di garanzia impropria, con il quale l'originario proprietario del terreno da lottizzare a scopo edilizio, successivamente fallito, assuma su di sè l'onere di tutte le spese di urbanizzazione, in tal senso obbligandosi verso l'acquirente del singolo lotto, deve escludersi l'ammissione con riserva dell'acquirente al passivo fallimentare subordinatamente all'avvenuto pagamento, da parte sua, degli oneri in questione, giacché detto pagamento costituisce elemento costitutivo della fattispecie, e non condizione di efficacia del patto di garanzia impropria, di tal che prima di esso non è ipotizzabile un diritto dell'acquirente in attesa di divenire operativo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2003, n. 11953.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Ammissione con riserva - Crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - Ammissione con riserva - Partecipazione al riparto finale - Potere dello esattore - Provvedimento di sospensione del processo in pendenza della istanza di ammissione con riserva - Natura di sentenza - Sottoscrizione del solo presidente del collegio - Nullità.
A norma dell'art. 45, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973 l'ammissione al passivo fallimentare con riserva dei crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - essendo tali crediti equiparabili a quelli condizionali indicati dal terzo comma dell'art. 55 della legge fallimentare - conferisce all'esattore i poteri di partecipare al riparto finale sia pure mediante accantonamento, e di conseguire la realizzazione del proprio credito per l'ipotesi che questo sia positivamente accertato in Sede giurisdizionale. Pertanto, il provvedimento di sospensione del processo (in pendenza della detta istanza di ammissione con riserva dei predetti crediti) fino alla definizione del giudizio innanzi alle commissioni tributarie, equivalendo a rigetto della istanza stessa, ha natura di sentenza anche se adottato con la Forma dell'ordinanza, ed è giuridicamente inesistente se sottoscritto dal solo Presidente del collegio. ( Conf 1297/81, mass n 411890, sull'ultima parte; ( Conf 1806/74, mass n 369999, sulla prima parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 1987, n. 8761.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - In genere - Fallimento del compratore - Proposizione di domanda di risoluzione da parte del venditore - Ammissibilità - Esclusione - Anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto - Irrilevanza - Utile esperibiltà dell'azione - Esclusivamente prima della dichiarazione di fallimento.
Il principio, in forza del quale, dopo il fallimento del compratore, il venditore non può proporre domanda di risoluzione, ancorché con riguardo a pregresso inadempimento del compratore medesimo, in considerazione dell'indisponibilità dei beni già acquisiti al fallimento a tutela della "par condicio creditorum", trova applicazione anche nell'analogo caso di domanda diretta a far accertare, sempre con riguardo ad anteriore inadempimento, l'anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto stesso, con la conseguenza che, anche in tale ipotesi, la domanda resta utilmente esperibile solo prima della dichiarazione di fallimento (e sempreché, vertendosi in tema di immobili, sia stata debitamente trascritta). ( V 3471/77, mass n 387040; ( V 2252/71, mass n 353075). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1982, n. 6713.