TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. I - Degli effetti del fallimento per il fallito

Art. 49

Obblighi del fallito (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L’imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.

II. Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura, i soggetti di cui al primo comma devono presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori.

III. In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice può autorizzare l’imprenditore o il legale rappresentante della società o enti soggetti alla procedura di fallimento a comparire per mezzo di mandatario.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 46 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 1 gennaio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Legittimazione dell'amministratore di società di capitali - Legittimazione all'impugnazione - Qualità di parte - Necessità.
L'articolo 18 legge fall., attribuendo a qualunque interessato la facoltà di proporre opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, consente di riconoscere la relativa legittimazione, iure proprio, anche all'amministratore di una società di capitali, il quale, pur non essendo direttamente assoggettato al fallimento, in virtù dell'autonoma soggettività giuridica di cui è dotata la società, è portatore di un interesse concreto ed attuale alla rimozione della relativa pronuncia, per gli effetti che possono derivarne a suo carico sia sul piano morale che su quello patrimoniale, in relazione all'eventuale contestazione di reati o alla proposizione di azioni di responsabilità, per i quali sia tenuto a rispondere personalmente, nonché alle particolari restrizioni previste nei suoi confronti del combinato disposto degli articoli 49 e 146 legge fall. Tale interesse, pur consentendogli non solo di proporre opposizione alla dichiarazione di fallimento emessa nei confronti della società, ma anche di spiegare intervento nel giudizio di opposizione promosso da quest'ultima, per sostenere le ragioni da essa fatte valere, non gli attribuisce tuttavia, nel caso in cui non sia stato egli stesso a promuovere il giudizio, la posizione di soggetto legittimato ad impugnare la relativa sentenza: qualora vi abbia partecipato, il suo intervento è infatti riconducibile non già al primo, ma al secondo comma dell'articolo 105 c.p.c. e gli consente pertanto di aderire all'impugnazione proposta dalla società fallita, ma non di impugnare autonomamente la sentenza emessa nei confronti di quest'ultima, dove essa non abbia esercitato la relativa facoltà o abbia prestato acquiescenza alla sentenza impugnata; nel caso in cui non abbia partecipato al giudizio, la sua legittimazione all'impugnazione non è invece ricollegabile agli articoli 110 e 111 c.p.c., non rivestendo egli la qualità di successore a titolo universale o particolare della società fallita, con la conseguenza che trova applicazione la regola generale secondo cui la qualità di parte legittimata a proporre appello o ricorso per cassazione, come a resistervi, spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano formalmente assunto la veste di parte nel primo precedente grado di giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19727.


Fallimento - Obblighi del fallito - Obbligo di presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori - Violazione - Reato di cui combinato disposto degli artt. 49, 220 e 226 L.F..

Fallimento - Obblighi del fallito - Obbligo di presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori - Obbligo riguardante tutti coloro che hanno ricoperto funzioni amministrative o liquidatorie nel periodo oggetto di esame.

Fallimento - Obblighi del fallito - Obbligo di presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori - Violazione - Potere del giudice delegato di disporre la convocazione del fallito - Sussistenza.
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La violazione da parte del fallito dell'obbligo previsto dall'articolo 49 L.F. di presentarsi personalmente agli organi della procedura per fornire informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura stessa integra il reato di cui al combinato disposto degli artt. 49, 220 e 226 della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’obbligo previsto dall'articolo 49 L.F. di presentarsi personalmente agli organi della procedura per fornire informazioni o chiarimenti deve intendersi riferito a tutti coloro che hanno ricoperto funzioni amministrative o liquidatorie nel periodo oggetto d’esame e non solo all’ultimo amministratore o liquidatore della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il giudice delegato ha il potere di convocare avanti a sé il fallito che non ottemperi all'obbligo previsto dall'articolo 49 L.F. di presentarsi personalmente per fornire informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 11 Marzo 2013.


Obblighi del fallito – Restrizioni alla libertà di circolazione – Permesso del Giudice Delegato – Abrogazione..
L’art. 49 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nella nuova formulazione operata dall’art. 46 del D.lgs. n. 5/2006, ha inteso contemperare in modo diverso rispetto al passato la tutela degli interessi dei creditori e degli organi della procedura con la condizione del fallito, non prevedendo più restrizioni alla libertà di circolazione nella forma prevista dalla precedente normativa (che sanciva l'obbligo del fallito di non allontanarsi dalla sua residenza senza il permesso del giudice delegato del fallimento, mentre l’attuale disciplina si limita a prevedere obblighi di comunicazione del domicilio e della residenza e di presenza in caso di richiesta di informazioni, ma non misure preventive di carattere limitativo della libertà di circolazione).
Il rispetto di tali nuovi obblighi è garantito dalla sanzione penale prevista dall’art. 220 della nuova legge fallimentare secondo cui è punito con la reclusione da sei a diciotto mesi il fallito, il quale, fuori dei casi preveduti all'art. 216, nell'elenco nominativo dei suoi creditori denuncia creditori inesistenti od omette di dichiarare l'esistenza di altri beni da comprendere nell'inventario, ovvero non osserva gli obblighi imposti dagli artt. 16, nn. 3 e 49. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Bologna, 01 Settembre 2006.