TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. I - Degli effetti del fallimento per il fallito

Art. 47

Alimenti al fallito e alla famiglia
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato, sentiti il curatore ed il comitato dei creditori, può concedergli un sussidio a titolo di alimenti per lui e per la famiglia. (1)

II. La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.

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(1) Comma modificato dall’art. 44 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Liberazione della casa adibita ad abitazione del fallito -  Divieto fino all’inizio della liquidazione delle attività.
La locuzione «fino alla liquidazione delle attività», contenuta nell’art. 47, comma 2, legge fall., la quale segna il termine prima del quale non è possibile distrarre la casa del fallito da tale uso deve essere interpretata nel senso che l’ordine di liberazione dell’immobile non possa essere emesso fino a che non abbia inizio la liquidazione delle attività della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 03 Giugno 2016.


Fallimento - Alimenti - Non distraibilità dell'abitazione del fallito ex art. 47, secondo comma, legge fall. - Applicabilità in caso di precedente vendita dell'immobile - Esclusione - Fondamento..
L'articolo 47 L.F., prevedendo il diritto del fallito di conservare l'alloggio di sua proprietà destinato ad abitazione per sé e la sua famiglia fino al momento della vendita, non può essere invocato nell'ipotesi in cui il terzo pretenda il rilascio dell'immobile divenuto di sua proprietà, in quanto il diritto del fallito di conservare il godimento dell'alloggio non ha rilevanza esterna, ma vale soltanto nell'ambito del fallimento medesimo presupponendo che tale alloggio risulti ancora acquisito alla massa attiva. Nè rileva in senso contrario l'esistenza di altri beni invenduti in quanto, in difetto di ogni specifica previsione della legge in tal senso, la norma in esame non può essere letta come obbligo a vendere l'abitazione del fallito per ultima ma deve essere letta, in conformità al dato letterale, come impossibilità di distrarre il bene dall'uso abitativo del fallito; e ciò fino alla vendita occorrendo considerare da una parte l'interesse del fallito a conservare fin quando sia possibile la propria abitazione e dall'altro l'interesse dei creditori ad una più sollecita soddisfazione dei propri diritti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 Novembre 2013, n. 25763.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Liberazione dell'immobile - Applicabilità dell'art. 560, comma 3, c.p.c..

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Liberazione dell'immobile - Applicabilità dell'art. 560, comma 3, c.p.c. - Liberazione disposta all'inizio della liquidazione.
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L’art. 560 comma 3° c.p.c. è norma del codice di rito compatibile con la liquidazione fallimentare prevista dall’art. 107 comma 2° L.F. e l’ordine di liberazione dev’essere emesso dal Giudice Delegato al più tardi al momento dell’aggiudicazione del bene. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

In caso di liquidazione dell’immobile destinato ad abitazione del fallito, l’ordine di liberazione può essere emesso anche prima dell’aggiudicazione, purché sia iniziata la liquidazione di tale bene (che non necessariamente deve seguire la liquidazione degli altri cespiti). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 26 Ottobre 2013.


Fallimento - Diritto di abitazione del fallito nella casa di abitazione - Obbligo del curatore di alienare la casa soltanto alla fine della liquidazione - Esclusione..
L'articolo 47, comma 2, legge fallimentare, il quale prescrive che la casa di proprietà del fallito non può essere distratta dall'uso abitativo fino alla liquidazione delle attività, non può essere interpretato nel senso che il curatore sia tenuto a vendere la casa del fallito solo dopo aver liquidato tutti gli altri beni compresi nell'attivo fallimentare. La norma in questione, infatti, obbliga soltanto il curatore a lasciare il debitore nella sua casa di abitazione finché questa non venga venduta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Febbraio 2011.


Esecuzione forzata immobiliare – Diritto del debitore di abitare la propria casa fino alla vendita – Sussistenza – Diritto dei creditori di imporgli un canone fino al rilascio – Insussistenza..
I creditori non sono titolari di alcun diritto reale sul bene esecutato per quale il debitore sia tenuto a corrispondere un canone a loro favore per poter abitare la sua casa fino alla vendita ed al conseguente rilascio dell’immobile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Marzo 2009.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Immobile destinato ad abitazione coniugale - Procedimento di liquidazione - Eventuali irregolarità - Coniuge del fallito - Deducibilità - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile di proprietà del fallito destinato ad abitazione coniugale, il coniuge del fallito difetta di legittimazione a far valere eventuali irregolarità del procedimento di liquidazione, perché rispetto ad esse - e alla loro riparazione in funzione di un migliore risultato liquidatorio - non sussiste un interesse diretto e tutelabile del coniuge stesso, ma soltanto un interesse indiretto e di mero fatto a ritardare il momento in cui, con il compimento della liquidazione, l'immobile dovrà essere liberato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario del bene una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.