TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 37

Revoca del curatore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale può in ogni tempo, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o d’ufficio, revocare il curatore.

II. Il tribunale provvede con decreto motivato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori. (1)

III. Contro il decreto di revoca o di rigetto dell’istanza di revoca, è ammesso reclamo alla corte di appello ai sensi dell’articolo 26; il reclamo non sospende l’efficacia del decreto. (2)

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(1) Comma sostituito dall’art. 34 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Comma introdotto dall’art. 34 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione -  Necessaria presentazione ed approvazione del rendiconto - Esclusione - Fondamento.
Il commissario giudiziale, organo cui la legge fallimentare attribuisce funzioni composite di vigilanza, informazione, consulenza ed impulso finalizzate al controllo della regolarità del comportamento del debitore ed alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori, non è soggetto all’obbligo di presentazione del rendiconto, sicchè non trova applicazione l’art. 39 l.fall. che subordina la liquidazione del suo compenso all’approvazione del rendiconto, atteso che, se pure ai sensi dell’art. 165 l.fall., al commissario giudiziale si applicano gli artt. 36, 37, 38 e 39 l.fall.,il rinvio alle citate disposizioni deve ritenersi effettuato nei limiti in cui esse sono compatibili con le specifiche prerogative dell’organo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25330.


Provvedimenti in materia fallimentare - Pendenza del termine per impugnare il rendiconto del curatore - Possibilità per il tribunale di disporre la chiusura del fallimento .
La pendenza del termine per proporre impugnazione avverso i provvedimenti del tribunale fallimentare relativi al piano di riparto, alla revoca del curatore e alla approvazione del conto di gestione, non è ostativa alla chiusura del fallimento, spettando anche in tal caso agli organi fallimentari, nell'ambito del potere discrezionale di cui dispongono, apprezzare la convenienza, al fine della realizzazione delle finalità cui il fallimento e preordinato, di mantenere in vita la procedura in vista di un probabile incremento dell’attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19940.


Concordato preventivo - Liquidatore - Responsabilità - Legittimazione all'azione del nuovo liquidatore

Concordato preventivo - Azione di responsabilità nei confronti del liquidatore cessato o revocato - Legittimazione del singolo creditore - Esclusione

Concordato preventivo - Funzioni del liquidatore - Disciplina modellata sulla base delle norme che regolano la liquidazione fallimentare - Funzione di controllo del comitato dei creditori - Parametro della diligenza del liquidatore - Legittimazione esclusiva del nuovo liquidatore all'azione di responsabilità nei confronti del precedente

Concordato preventivo - Funzioni del commissario giudiziale - Amministrazione, gestione, rappresentanza del debitore o del ceto creditorio - Esclusione
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L'azione di responsabilità nei confronti del precedente liquidatore giudiziale del concordato preventivo rientra a pieno titolo tra quelle derivanti dalla liquidazione ed è esercitata, nell'interesse dell'intero ceto creditorio, dal liquidatore nominato in sostituzione di quello cessato o revocato in forza del mandato conferitogli ed a tutela del patrimonio oggetto della gestione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'attuale disciplina, così come in quella anteriore alla riforma, deve escludersi che l'azione di responsabilità nei confronti del liquidatore cessato o revocato spetti al singolo creditore, il quale può agire per ottenere il ristoro dei soli danni derivati in via diretta e immediata dall'inadempimento del soggetto gestore alle obbligazioni discendenti dalla legge e dal contratto, ma non può farne valere la responsabilità in relazione a quegli atti di mala gestio le cui conseguenze pregiudicano la possibilità di soddisfacimento di tutti i creditori sul ricavato dei beni gestiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il legislatore della riforma, proprio al fine di garantire che "le operazioni liquidatorie si svolgano correttamente ed efficacemente nell'interesse dei creditori" (cfr. relazione accompagnatoria al decreto correttivo numero 169/1997), ha significativamente integrato l'antecedente testo dell'articolo 182 estendendo al liquidatore giudiziale l'applicazione, in quanto compatibili, degli articoli 28, 29, 37, 38, 39 e 166 L.F., dettati per il curatore ed ha rimodellato l'attività liquidatoria nel concordato sulla base delle norme che regolano la liquidazione del patrimonio fallimentare, attribuendo al comitato dei creditori una funzione di direzione e di controllo dell'operato del liquidatore. Attraverso il rinvio agli articoli 37 e 38 si è dunque, per un verso, codificata la procedura di revoca del liquidatore e, per l'altro, non solo commisurato il perimetro della responsabilità dell'organo alla diligenza professionale richiesta dalla natura dell'incarico, ma anche specificamente individuato nel nuovo liquidatore il soggetto cui spetta in via esclusiva di agire per farla valere, non sussistendo per quest'ultimo (legittimato a stare in giudizio per tutte le controversie derivanti dalla liquidazione) le ragioni di incompatibilità all'applicazione del secondo comma dell'articolo 28 ricorrenti, invece, per il commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'azione di responsabilità nei confronti del liquidatore giudiziale del concordato cessato o revocato spetta esclusivamente al nuovo liquidatore e non al commissario giudiziale, organo, quest'ultimo, al quale sono attribuite (nella previgente così come nell'attuale disciplina) funzioni composite di vigilanza, informazione, consulenza e d'impulso, complessivamente finalizzate al controllo della regolarità del comportamento del debitore ed alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori, ma non anche di amministrazione o gestione, né di rappresentanza del debitore o del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2015, n. 14052.


Fallimento - Ufficio di curatore - Interesse super individuale - Natura ordinatoria e non decisoria del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca - Ricorso straordinario per cassazione - Esclusione.
Anche dopo l'entrata in vigore della riforma della legge fallimentare è possibile affermare che la nomina a curatore del fallimento ed il mantenimento dell'incarico rispondono all'esigenza, super individuale e non riconducibile al mero rapporto con i creditori, del corretto svolgimento e del buon esito della procedura, non essendo configurabile una posizione giuridicamente rilevante del curatore alla quale corrisponde la natura meramente ordinatoria e non decisoria tanto del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca dall'ufficio, quanto del provvedimento, di conferma o di riforma del decreto emesso dalla corte di appello in sede di reclamo. Deve, pertanto, essere escluso che contro detto provvedimento possa proposto ricorso straordinario per cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento – Organi preposti al fallimento – Curatore – Adempimento degli obblighi di stima del compendio fallimentare e riparto ai creditori dell’attivo acquisito – Violazione – Causa legittimante la revoca del curatore – Sussistenza.
Integrano violazione dei doveri connessi all’ufficio di curatore - come tali legittimanti la revoca dell’incarico - sia il ritardo nelle operazioni di stima degli immobili appresi al fallimento (nel caso di specie, operazioni non ancora ultimate a distanza di due anni dall’apertura della procedura), sia il mancato riparto ai creditori, da effettuarsi ogni quattro mesi ai sensi dell’art. 110 l. f., delle somme già facenti parte dell’attivo, risultando in tal modo compromesso l’interesse dei medesimi a conseguire quanto prima la liquidazione dell’attivo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 29 Gennaio 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Responsabilità del curatore revocato - Azione di surroga o di regresso verso il medesimo esperita da terzo corresponsabile che abbia transatto con la procedura - Autorizzazione del giudice delegato ex art. 38 legge fall. - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il terzo corresponsabile dei danni arrecati alla massa fallimentare, che abbia provveduto al risarcimento surrogandosi nei diritti vantati dal fallimento verso il curatore revocato, ai sensi dell'art. 1203, n. 3, cod. civ., ovvero agisca in regresso, ai sensi dell'art. 1299 cod. civ., è titolare di una legittimazione autonoma ad agire, senza che sia a tal fine necessaria l'autorizzazione del giudice delegato richiesta dall'art. 38 legge fall. per l'azione di responsabilità proposta dal nuovo curatore quale organo della procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Febbraio 2014, n. 3706.


Fallimento – Revoca del curatore – Procedimento applicabile – Contraddittorio – Presenza di tutti gli organi della procedura. (07/09/2010).
Nel giudizio avente ad oggetto la richiesta di revoca del curatore, la decisione deve essere adottata non con il procedimento previsto dall’art. 36, legge fallimentare, ma con il diverso procedimento di cui all’art. 37, legge fallimentare, che prevede la partecipazione del giudice delegato al collegio fallimentare che decide sull’istanza, oltre che del comitato dei creditori e del P. M.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Compenso - Diritto - Sussistenza - Revoca del curatore - Efficacia ostativa al riconoscimento del diritto al compenso - Esclusione.
Salva la facoltà dell'amministrazione fallimentare di far valere le eventuali responsabilità del curatore (anche) in sede di rendiconto di gestione a norma dell'art. 116 legge fall. (e, quindi, prima della liquidazione del compenso), l'eventuale revoca del curatore stesso (o l'esistenza dei presupposti per una sua revoca) non spiegano alcun effetto ostativo alla liquidazione del compenso, che spetta in ogni caso al detto organo fallimentare in relazione all'attività prestata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 1999, n. 7778.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere.
La pendenza del termine per proporre impugnazione ex art 111 Costituzione avverso i provvedimenti del tribunale fallimentare relativi al piano di reparto , alla revoca del curatore e alla approvazione del conto di gestione, non e ostativa alla chiusura del fallimento, spettando anche in tal caso agli organi fallimentari, nell'ambito del potere discrezionale di cui dispongono, apprezzare la convenienza, al fine della realizzazione delle finalità cui il fallimento e preordinato, di mantenere in vita la procedura in vista di un probabile incremento dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 1979, n. 1569.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Approvazione da parte del tribunale - Impugnazioni - Ricorso per cassazione - Censure relative all'omissione di rapporto al PM per reati commessi dal curatore od alla omessa revoca dello stesso curatore - Inammissibilità.
Con il ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art 111 della Costituzione, avverso la pronuncia del tribunale fallimentare inerente all'approvazione del rendiconto del curatore, non sono ammissibili doglianze relative al mancato rapporto al procuratore della Repubblica, per illeciti commessi dal curatore , ai sensi dell'art 3 c.p.p., ovvero alla mancata instaurazione di procedimento di revoca del curatore medesimo per tali illeciti, ai sensi dell'art 37 della legge fallimentare, in quanto dette norme sono rivolte alla tutela di interessi pubblici superiori, e non conferiscono al fallito od ai creditori alcun diritto soggettivo ad ottenerne l'applicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 1977, n. 3470.