TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 36

Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Contro gli atti di amministrazione del curatore, contro le autorizzazioni o i dinieghi del comitato dei creditori e i relativi comportamenti omissivi, il fallito e ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell’atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato, omessa ogni formalità non indispensabile al contraddittorio.

II. Contro il decreto del giudice delegato è ammesso ricorso al tribunale entro otto giorni dalla data della comunicazione del decreto medesimo. Il tribunale decide entro trenta giorni, sentito il curatore e il reclamante, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, con decreto motivato non soggetto a gravame.

III. Se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore, questi è tenuto a dare esecuzione al provvedimento della autorità giudiziaria. Se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del comitato dei creditori, il giudice delegato provvede in sostituzione di quest’ultimo con l’accoglimento del reclamo.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 32 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo con cessione dei beni - Potere di sospensione delle operazioni di vendita ex art. 108 l. fall. - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il richiamo, da parte dell'art. 182 l. fall., all'art. 108 l. fall. comporta che il potere di sospensione delle operazioni di vendita in capo al giudice delegato trovi piena esplicazione, senza che la clausola di compatibilità contenuta nel citato art. 182 l. fall. possa indurre a limitarne interpretativamente la portata. Ne consegue, pertanto, che l'esercizio di esso nel concordato preventivo è ancorato ai presupposti di cui all'art. 108 l. fall., senza che la mancata impugnazione di atti estranei e prodromici al subprocedimento di vendita possa precludere ai soggetti legittimati l'impugnazione del diniego di sospensione delle operazioni di vendita. (Nella specie, la Corte ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva dichiarato inammissibile il reclamo spiegato da un creditore contro il diniego di sospensione delle operazioni di vendita pronunciato dal giudice delegato a un concordato preventivo con cessione dei beni, in mancanza di impugnazione del programma di liquidazione sulla base del quale l'ordinanza di vendita era stata emessa.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5271.


Fallimento - Autorizzazione alla esecuzione del programma di liquidazione - Domanda di revoca - Rigetto del giudice delegato in sede di reclamo - Ricorso ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Ragioni.
Il decreto con il quale il giudice delegato abbia respinto il reclamo diretto ad ottenere la revoca dell’autorizzazione all’esecuzione degli atti conformi al programma di liquidazione approvato dal comitato dei creditori è privo dei caratteri di decisorietà e definitività e pertanto non può essere impugnato mediante il ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2018, n. 1902.


Fallimento - Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori - Decorrenza del termine per l’impugnazione - Conoscibilità con l’ordinaria diligenza .
Una ricostruzione ermeneutica dell’art. 36 l. fall., che equipara la conoscenza effettiva ed integrale dell’atto da impugnare alla sua conoscibilità con l’uso dell’ordinaria diligenza, non comporta alcuna compromissione del diritto di difesa della parte legittimata al reclamo e realizza un equilibrato contemperamento degli interessi in gioco: non pare, infatti, ragionevole che le esigenze di speditezza della procedura, rispondenti ad un interesse pubblico, possano soccombere pur quando l’onere di diligenza richiesto alla parte si presenti minimo, consistendo nella semplice presentazione di una tempestiva istanza di accesso agli atti. Al tempo stesso, questa ricostruzione appare coerente col disposto dell’art. 26 l.fall., ove l’esigenza di consolidamento degli atti della procedura è talmente avvertita che tale effetto consegue, “in ogni caso”, al decorso del termine di novanta giorni dal compimento dell’atto, e quindi anche a prescindere dalla sua conoscenza o conoscibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 07 Novembre 2017.


Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione -  Necessaria presentazione ed approvazione del rendiconto - Esclusione - Fondamento.
Il commissario giudiziale, organo cui la legge fallimentare attribuisce funzioni composite di vigilanza, informazione, consulenza ed impulso finalizzate al controllo della regolarità del comportamento del debitore ed alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori, non è soggetto all’obbligo di presentazione del rendiconto, sicchè non trova applicazione l’art. 39 l.fall. che subordina la liquidazione del suo compenso all’approvazione del rendiconto, atteso che, se pure ai sensi dell’art. 165 l.fall., al commissario giudiziale si applicano gli artt. 36, 37, 38 e 39 l.fall.,il rinvio alle citate disposizioni deve ritenersi effettuato nei limiti in cui esse sono compatibili con le specifiche prerogative dell’organo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25330.


Concordato fallimentare – Omologazione – Opposizione – Termine per proporre opposizione al concordato fallimentare – Sospensione feriale – Esclusione

Procedimento civile – Termini processuali – Sospensione – In genere
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Poichè l’opposizione all’omologazione del concordato fallimentare si propone mediante ricorso a norma dell’art. 26 l.fall., richiamato dall’art. 129, comma 3, l.fall., trova applicazione l’art. 36-bis l.fall. a mente del quale tutti i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. non sono soggetti alla sospensione feriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22271.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Fissazione della data di scadenza dell'ultimo pagamento - Termine per la richiesta di risoluzione - Decorrenza.
Il termine per domandare la risoluzione del concordato preventivo, ai sensi dell'art. 186, comma 3, l.fall., nel testo ratione temporis anteriore alle modifiche apportate all’istituto negli artt. 160, comma 4 e 161, comma 2, l.fall. a seguito del d.l. n. 83 del 2015 conv. con modif. dalla l. n. 132 del 2015, decorre dall’ultimo adempimento previsto ma ha natura decadenziale e non processuale, poiché il dedotto inadempimento e la predetta domanda non sono eventi o atti interni alla procedura, che si chiude con l’omologazione, ciò escludendo ogni richiamo pertinente all'art. 36 bis l.fall., che sottrae alla sospensione feriale i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22273.


Fallimento – Procedimento di ripartizione – Deposito – Comunicazione ai creditori – Legittimazione al reclamo – Esclusione dei creditori tardivi sui quali il giudice non si è ancora pronunciato.
L’art. 110, comma 2, l.fall., il quale prescrive che del deposito del progetto di ripartizione deve essere dato avviso a tutti i creditori, compresi quelli per i quali vi sia pendente un giudizio ex art. 98 l.fall., esprime una stretta correlazione tra avviso e legittimazione al reclamo ex art. 36 l.fall., la quale deve essere interpretata nel senso che il novero dei destinatari della comunicazione si cristallizza al deposito del progetto, con esclusione, pertanto, di quei creditori tardivi sulla cui domanda il giudice al momento di detto deposito non si sia ancora pronunciato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Luglio 2017.


Fallimento – Organi – Ruolo del giudice delegato e del curatore – Stipula di contratto di affitto di azienda – Impugnazione – Mezzo processuale.
A seguito della riforma del diritto fallimentare del 2006, si è proceduto ad attribuire al Curatore un più ampio potere gestorio della procedura ed una conseguente discrezionalità in merito agli atti che egli deve adottare per la gestione della stessa.

Ai sensi del combinato disposto degli art. 104 bis e 31 legge fall., il giudice delegato ed il comitato dei creditori hanno un ruolo di supervisione-vigilanza sugli atti del Curatore fallimentare, senza che ciò porti a configurare l’esistenza di un procedimento decisionale congiunto.

La stipula di un contratto di affitto di azienda da parte della Curatela fallimentare, pur dovendosi svolgere sotto il controllo del comitato dei creditori (parere) e del Giudice delegato (autorizzazione), è attività rimessa al potere gestorio del Curatore, con il solo limite della non arbitrarietà.

Nel caso siano rivendicate violazioni di legge nella scelta del soggetto affittuario di azienda da parte della Curatela fallimentare, il soggetto ricorrente deve proporre impugnazione ai sensi dell’art. 36 legge fall. del relativo atto gestorio, non risultando applicabile l’art. 26 legge fall. (Alessandro Merlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 27 Aprile 2017.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione.
I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.

Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Parere vincolante del comitato dei creditori – Omessa menzione.
La mancata menzione, nel provvedimento autorizzativo del giudice delegato, del parere vincolante del comitato dei creditori e di ogni richiamo all’impossibilità di costituzione o funzionamento dell’organo costituisce vizio dell’atto solo se, pur essendo stato costituito e regolarmente funzionante il suddetto comitato, non ne sia stato acquisito il parere favorevole; se, viceversa, il comitato stesso non sia stato ancora costituito, il provvedimento autorizzativo del Giudice delegato, che in questo caso esercita anche i poteri del comitato dei creditori, vale al tempo stesso quale parere favorevole dell’organo mancante, per l’ovvia considerazione che autorizzare qualcosa implica necessariamente la manifestazione espressa di una valutazione favorevole a ciò che si autorizza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Parere vincolante del comitato dei creditori – Omessa menzione.
L’organo di gestione della procedura, fino a quando la vendita non si è perfezionata con il versamento integrale del prezzo, ben può decidere di sospenderla se perviene, anche dopo che il prelazionario abbia dichiarato di volersi avvalere della prelazione sul prezzo scaturito all’esito della gara competitiva, un’offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto. Diversamente opinando, infatti, la prelazione si trasformerebbe in un diritto diverso e di maggiore ampiezza, assumendo i caratteri dell’opzione ovvero del contratto preliminare, istituti negoziali, questi, che non possono trovare ingresso nelle vendite concorsuali in quanto palesemente incompatibili con la natura delle procedure di vendita forzata, nelle quali la scelta dell’acquirente non può avvenire consentendo ad uno degli interessati di sottrarsi alla competizione con gli altri, ciò che non accade, invece, nel caso della prelazione, che non impedisce la corsa al rialzo, anche nei modi di cui al 4° comma dell’art. 107 della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Reclamo al tribunale - Termine.
L'art. 110, comma 3, l.fall., prevedendo che, nei confronti del progetto di riparto dell'attivo fallimentare, i creditori possono proporre reclamo al giudice delegato ai sensi dell'art. 36 l.fall., rinvia integralmente alla disciplina processuale ivi contenuta, compreso il termine di otto giorni per ricorrere al tribunale nei confronti del decreto pronunciato dal giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2016, n. 17948.


Concordato preventivo - Contestazione del creditore in ordine al riconoscimento in privilegio del proprio credito - Ricorso ex articolo 36 l.f. contro il rifiuto del liquidatore - Inammissibilità - Deducibilità in autonomo giudizio ordinario.
Il creditore che nella fase esecutiva di un concordato preventivo chieda il proprio credito contemplato come il chirografario venga trattato come privilegiato non può azionare la propria pretesa con il reclamo di cui all'articolo 36 legge fall. contro gli atti del liquidatore dovendo, invece, la questione essere dedotta e risolta in un autonomo giudizio ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18 Maggio 2016.


Concordato fallimentare - Esecuzione - Accantonamenti per giudizi pendenti - Sindacato del tribunale - Limiti.
In sede di esecuzione del concordato fallimentare, al tribunale compete la verifica dei criteri applicati dal curatore nel disporre gli accantonamenti dallo stesso effettuati in vista di eventuali giudizi pendenti; in particolare, il tribunale dovrà verificare se gli accantonamenti siano palesemente difformi dalle regole di corretta amministrazione, mentre non potrà entrare nel merito delle singole scelte gestorie e discrezionali in ordine alla concreta misura degli stessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Maggio 2016.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Sentenza - Gravami - Termini - Termine breve ex art. 99, comma 5, l.fall. "ratione temporis" vigente - Ambito di applicabilità - Ai capi attinenti alla formazione dello stato passivo e a quelli intrinsecamente connessi - Fondamento - Fattispecie.
In tema di opposizione allo stato passivo, il termine di trenta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, prescritto dall'art. 99 della l.fall. (nel testo applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006) riguarda sia i capi della sentenza di appello che attengano specificamente alla formazione dello stato passivo, sia quelli trattati nel giudizio di opposizione che risultino connessi in modo intrinseco e non meramente estrinseco, senza che costituisca criterio decisivo il fatto che potessero o meno essere trattati anche fuori dal giudizio di opposizione al passivo. (Nella specie, la S.C. ha osservato che si verteva in ipotesi di connessione intrinseca, poiché l'eccezione di compensazione e la domanda riconvenzionale, formulate dalla curatela nel giudizio d'opposizione allo stato passivo promosso da un dipendente avverso il provvedimento di reiezione dell'istanza di ammissione di crediti retributivi, inerivano al medesimo percorso logico-giuridico che determinava la quantificazione del credito da ammettere, aggiungendo che la conseguente decadenza dell'impugnazione non era esclusa dalla riproposizione davanti al giudice del lavoro, da parte della curatela, della riconvenzionale già avanzata nel giudizio di opposizione allo stato passivo, atteso che la riunione delle cause non impediva a ciascuna domanda di seguire la disciplina processuale sua propria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 Marzo 2016, n. 5299.


Fallimento - Reclamo ex articolo 36 l.f. avverso gli atti del comitato dei creditori e del curatore - Efficacia provvedimentale - Necessità - Autonoma impugnabilità del parere - Esclusione.
Il reclamo ex art. 36 legge fall. avverso gli atti del comitato dei creditori e del curatore è limitato alle ipotesi in cui gli stessi rivestano efficacia esterna ed abbiano natura provvedimentale o decisoria e, come tali, siano idonei ad incidere sulle posizioni dei soggetti interessati; nella diversa ipotesi in cui l’atto sia costituito da un parere reso in vista di un atto di competenza di altro organo, quale ad es. il giudice delegato, il parere non è autonomamente reclamabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Dicembre 2015.


Fallimento - Reclamo ex articolo 36 l.f. avverso gli atti del comitato dei creditori e del curatore - Impugnazione del parere - Esclusione - Impugnazione del parere unitamente all'impugnazione del provvedimento decisorio cui è finalizzato - Necessità.
Il parere, sia pure nell’ipotesi in cui sia previsto come obbligatorio o addirittura come vincolante, costituendo il tipico atto consultivo, non può essere impugnato autonomamente, ma unitamente e strumentalmente all’impugnazione del provvedimento decisorio cui è finalizzato, e solo ove recepito ob relationem da quest’ultimo, ovvero abbia comunque determinato il contenuto dell’atto medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Dicembre 2015.


Fallimento - Reclamo ex articolo 36 l.f. avverso gli atti del comitato dei creditori e del curatore - Irregolarità formali attinenti alla formazione del parere del comitato dei creditori - Rilievo d'ufficio.
Il giudice, investito della decisione in ordine all’ammissibilità dell’istanza di concordato fallimentare ai sensi dell’art. 125 legge fall., può e deve rilevare eventuali irregolarità formali attinenti alla formazione del parere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Dicembre 2015.


Comitato dei creditori - Conflitto di interesse - Natura.
Il conflitto d’interesse di un membro del comitato dei creditori deve essere identificato nell’interesse esterno riconducibile allo stesso, in guisa che egli non possa perseguire l’interesse comune nello specifico affare devoluto alla competenza dell’organo di cui fa parte senza sacrificare il proprio tornaconto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Dicembre 2015.


Fallimento – Affitto dell’azienda – Autorizzazione del Giudice delegato – Reclamo avverso precedente scelta dell’affittuario da parte del curatore – Inammissibilità.
Il reclamo ex art. 36 l.f. avverso l’atto del curatore di scelta dell’affittuario va dichiarato inammissibile se proposto quando il giudice delegato aveva già autorizzato l’affitto dell’azienda in favore del soggetto preventivamente scelto dal curatore.
In casi in cui l’impugnazione è proposta successivamente all’autorizzazione del giudice delegato. all’affitto (successiva a sua volta alla scelta dell’affittuario già operata dal curatore), l’interpretazione della norma di cui all’art. 104-bis l.f. che appare preferibile impone di ritenere che l’unico reclamo esperibile è quello di cui all’art. 26 l.f. avverso il provvedimento del giudice delegato., che, autorizzando l’affitto dell’azienda al soggetto prescelto, necessariamente conferma la correttezza della scelta operata dal curatore. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 11 Giugno 2015.


Fallimento - Spese sostenute per l'amministrazione dell'immobile - IMU - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione - Rapporto tra gli articoli 111-bis, comma 2, e 111-ter l. Fall. - Interpretazione - Conti speciali.
L'articolo 111-bis, comma 2, legge fall. deve essere letto unitamente alla disposizione contenuta nel successivo articolo 111-ter, la quale non pone solo una regola di carattere contabile fine a sé stessa, ma detta un criterio di regolamentazione dell'eventuale conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione, conflitto che va risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione evidenziate nel conto speciale, sia un'aliquota delle spese generali in quanto sostenute nell'interesse di tutti i creditori. Da ciò consegue che il creditore ipotecario avrebbe ragione di opporsi, in virtù dell'articolo 111 bis, comma 2, richiamato, a che con i proventi della locazione sia pagato, ad esempio, il compenso dovuto al perito incaricato della stima dei beni mobili, benché si tratti egualmente di debito della massa, ma detto creditore non potrà pretendere di porre esclusivamente a carico di tutti gli altri creditori il pagamento di spese specificamente inerenti l'immobile sul quale è iscritta ipoteca, tra le quali certamente rientrano quelle inerenti l'amministrazione dell'immobile e quelle dovute all'erario a titolo di IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Maggio 2015.


Fallimento - Atti di amministrazione del curatore - Reclamo - Interesse ad agire - Necessità - Pregiudizio diretto ed immediato alla sfera giuridica del reclamante - Fattispecie in tema di azione di responsabilità.
L'impugnazione ai sensi dell'articolo 36 L.F. degli atti di amministrazione posti in essere dal curatore presuppone la sussistenza in capo al reclamante di un interesse ad agire volto alla rimozione degli effetti pregiudizievoli prodotti in modo diretto e immediato nella sua sfera giuridica dall'atto di amministrazione del curatore. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che l'amministratore della società fallita non avesse interesse ad impugnare l'atto con il quale il curatore aveva promosso azione di responsabilità nei suoi confronti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 22 Dicembre 2014.


Fallimento - Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori - Violazione di legge - Impugnazione delle scelte di merito del curatore - Esclusione - Censura del negozio - Esclusione.
Lo strumento del reclamo previsto dall'art. 36 L.F. non può essere utilizzato per censurare le scelte che riguardo il merito degli atti di  amministrazione della procedura posti in essere dal curatore e tanto meno è invocabile con riferimento al contenuto negoziale dei singoli atti, posto che la locuzione "violazione di legge" deve intendersi riferita alle regole interne al procedimento concorsuale e non a quelle che governano il negozio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 07 Novembre 2014.


Fallimento - Apposizione dei sigilli - Diritto soggettivo del proprietario del bene - Valutazione comparativa degli interessi in gioco - Reclamo contro gli atti del curatore - Esclusione - Domanda di rivendica e restituzione ex articolo 103 L.F..
L’apposizione dei sigilli risponde ad una funzione cautelare, diretta ad impedire la sottrazione di beni del fallito nel periodo di tempo compreso tra la dichiarazione di fallimento e la redazione dell’inventario, ed in quanto tale integra una misura temporanea del tutto legittima. In tale prospettiva, il diritto soggettivo del proprietario del bene all’interno del quale si trovano i beni nella disponibilità della procedura può subire una compressione, del tutto temporanea, giustificata dalla valutazione comparativa degli interessi in gioco. Da ciò discende che l’apposizione dei sigilli effettuata dalla curatela non integra alcuna violazione di legge e che la tutela del diritto soggettivo oggetto della limitazione derivante dall’apposizione dei sigilli non può realizzarsi con lo strumento di cui all’art. 36 L.F. (oltre all’assenza di violazione di legge alcuna, va considerato che il giudice delegato non potrebbe imporre al curatore un comportamento diverso da quello indicato nella sentenza di fallimento, emessa dal tribunale in composizione collegiale). Lo strumento che realizza la tutela del diritto del proprietario limitato nella facoltà di accesso ai locali è, pertanto, la domanda di cui all’art. 103 L.F., la cui sede di valutazione è l’accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 08 Agosto 2014.


Liquidazione coatta amministrativa - Provvedimento - In genere - Accertamento negativo di debito promosso da debitore "in bonis" - Successiva sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa - Prosecuzione del giudizio da parte del commissario liquidatore - Domanda riconvenzionale dell'asserito creditore di pagamento di quel credito - Inammissibilità o improcedibilità in sede ordinaria - Fondamento - Domanda proseguita dal commissario liquidatore - Permanenza presso il giudice adito..
Nell'ipotesi di domanda di accertamento negativo di debito proposta dal debitore "in bonis" e proseguita, successivamente alla sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa, dal commissario liquidatore, nonché di contrapposta domanda riconvenzionale formulata dal convenuto asserito creditore per il pagamento del corrispondente credito, quest'ultima, in quanto assoggettata alle forme dell'accertamento del passivo sancite, dall'art. 209 legge fall. (nella formulazione "ratione temporis" applicabile), deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile, mentre quella proseguita dal commissario liquidatore resta davanti al Tribunale che pronuncerà al riguardo nelle forme del rito ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12062.


Irregolarità nella gestione sociale - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Società in liquidazione o in concordato preventivo - Applicabilità..
Il procedimento previsto dall'articolo 2409 c.c. è applicabile anche alle società in liquidazione e può, quindi, essere attivato anche nei confronti dei liquidatori per le gravi irregolarità da loro commesse nonché nei confronti delle società in concordato preventivo; deve, invece, escludersi la compatibilità della norma in esame con la procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del giudice delegato – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del giudice delegato, e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del G.D. – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità (artt. 26, 36, 164, 165, 182 l.f.)..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del G.D., e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Comitato dei creditori – Impugnazione degli atti – Atti compiuti dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori – Reclamo ex articolo 26 L.F. – Motivazioni di merito e di legittimità..
Il parere emesso dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori rimane pur sempre un provvedimento del giudice delegato e, come tale, reclamabile ai sensi dell'articolo 26, legge fallimentare e che può essere oggetto di revisione sia per ragioni di legittimità che per ragioni di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Aprile 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Liquidazione disposta dal curatore - Modalità - Prefissate dal codice di procedura civile - Necessità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Autonoma reclamabilità degli atti del curatore - Condizioni.
L'art. 107 legge fall., così come riformato e corretto dall'art. 94 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dall'art. 7 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel prevedere che le operazioni di vendita e liquidazione del compendio immobiliare possano essere disposte direttamente dal curatore senza ricorrere al giudice delegato, non impone alcun vincolo che non sia quello di adottare procedure competitive sulla base di un prezzo di stima, che assicurino la massima partecipazione possibile di interessati, posti su un piano di parità informativa conseguito con adeguata pubblicità, non essendo tenuto il curatore a seguire, a pena d'invalidità, le forme previste dal codice di procedura civile. Ne consegue che la mancata prefissione di un termine entro il quale possa essere disposta la sospensione della vendita in presenza di un'offerta migliorativa (applicandosi l'art. 107, quarto comma), non costituisce violazione di legge, atteso che un ingiustificabile ritardo dell'organo della procedura concorsuale nel procedere alle operazioni di trasferimento del bene può essere censurato dall'aggiudicatario mediante reclamo al giudice delegato ai sensi dell'art. 36 legge fall., previa diffida ad adempiere, sotto il profilo della violazione dell'obbligo di correttezza e buona fede derivante da una condotta meramente dilatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2011.


Amministrazione straordinaria - Ripartizione dell'attivo ex art. 67 D.Lgs. 270/99 - Reclamo avverso il progetto di ripartizione ex art. 110, comma 3 L.F. e 26 L.F. nei testi vigenti successivamente all'entrata in vigore del D.Lgs. 5/2006, ma anteriormente all'entrata in vigore del D.Lgs. 169/2007. Notificazione del reclamo ex art. 26, comma 8, L.F. - Nozione di controinteressati - Ricomprensione in tale nozione dei creditori in prededuzione ex art. 52 D.Lgs. 270/99 - Omessa notificazione del reclamo agli stessi - Nullità del decreto che decide sul reclamo..
E’ affetto da nullità insanabile il decreto del Tribunale che decida sul reclamo proposto nelle forme dell'art. 26 L.F., ma ai sensi dell'art. 36 L.F., avverso il progetto di ripartizione di cui agli artt. 67 D.Lgs. 270/99 e 110 L.F. di cui sia stata omessa la notificazione ai creditori in prededuzione (art. 52 D.Lgs. cit.) dei quali nel progetto stesso era previsto il pagamento di una frazione del loro credito, posto che tali creditori rivestono la qualifica di controinteressati ai sensi dell’art. 26, comma 8, L.F.. (Giovanni Gobbi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 22 Luglio 2011.


Comitato dei creditori - Violazione delle norme sul conflitto di interessi - Mancata impugnazione della delibera del comitato - Mancata richiesta di sostituzione del membro in conflitto - Ripercussione del vizio sulle fasi successive della procedura - Esclusione..
Il vizio derivante da una situazione di conflitto di interessi di un componente del comitato dei creditori non si ripercuote sulle fasi successive del procedimento qualora non sia stata formulata richiesta di sostituzione del membro del comitato ritenuto in conflitto di interessi o la delibera del comitato non sia stata tempestivamente reclamata ai sensi dell'art. 36, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Parere del curatore - Impugnazione del provvedimento che ordina la comunicazione della proposta al comitato dei creditori - Impugnazione - Modalità..
Il parere reso dalla curatela sulla proposta di concordato fallimentare non è impugnabile con il reclamo ex art. 26, l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che ordina la comunicazione ai creditori della proposta medesima, onde provocarne il voto, bensì con il differente mezzo previsto dall’art. 36, l.fall.. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Fallimento – Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori – Assistenza tecnica di un difensore – Necessità – Esclusione..
Il curatore può partecipare al procedimento previsto dall'articolo 36, legge fallimentare, (Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori) anche senza l'assistenza di un difensore. Il reclamo in questione non è, infatti, uno strumento di impugnazione in senso proprio, ma, piuttosto, uno strumento di controllo da parte del giudice delegato sugli atti del curatore e del comitato dei creditori, che dà luogo ad un procedimento fortemente destrutturato ove il curatore interviene personalmente a tutela dell'interesse della procedura e non di un interesse personale. Il richiamo contenuto nella citata norma all'esigenza di tutela del contraddittorio evoca certamente il rispetto di garanzie processuali, ma non offre alcun argomento per individuare l'intensità di tale garanzie, nè conferma la necessità della difesa tecnica, posto che le esigenze del contraddittorio debbono essere rispettate anche in procedimenti di natura contenziosa nei quali le parti possono stare in giudizio personalmente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Agosto 2010.


Fallimento – Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori – Partecipazione del curatore con l'assistenza di un difensore – Necessità dell'autorizzazione del giudice delegato – Incompatibilità del giudice alla trattazione del reclamo..
Se il curatore dovesse partecipare al procedimento di reclamo previsto dall'articolo 36, legge fallimentare, avvalendosi dell'assistenza di un difensore, la sua costituzione dovrebbe essere autorizzata dal giudice delegato, il quale, tuttavia, in base alla previsione dell'articolo 25, comma 2, legge fallimentare, non potrebbe poi trattare il reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Agosto 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Fallimento - Dichiarazione tardiva di crediti - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
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In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione tardiva dei crediti al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dall'art. 3 cit., che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Novembre 2009, n. 24665.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Atto di gestione del curatore assunto come pregiudizievole alla massa dei creditori - Domanda di accertamento della personale responsabilità del curatore - Provvedimento di rigetto del giudice delegato in sede di reclamo "ex" art. 36 legge fall. - Ricorso al Tribunale - Decreto di rigetto - Ricorribilità in cassazione "ex" art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Il provvedimento del Tribunale fallimentare confermativo, in sede di ricorso ai sensi dell'art. 36 legge fall., del decreto con il quale il giudice delegato abbia rigettato l'istanza di accertamento della personale responsabilità del curatore per un comportamento di carattere processuale dedotto come pregiudizievole per la massa dei creditori, non è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111 Cost., essendo privo del carattere della definitività, stante la riproponibilità della questione in sede di approvazione del rendiconto del curatore "ex" art. 116 legge fall., atteso che il giudizio che si instaura ai sensi di quest'ultima disposizione in caso di mancata approvazione del conto del curatore può avere per oggetto anche l'accertamento delle personali responsabilità del curatore stesso per il compimento di atti che abbiano arrecato pregiudizio alla massa o ai diritti dei singoli creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2002.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto pronunziato dal Tribunale fallimentare in sede di reclamo - Termine di proposizione - Decorrenza - Dalla comunicazione del provvedimento.
Il termine di sessanta giorni per la proposizione del ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto pronunziato in sede di reclamo dal tribunale fallimentare ai sensi dell'art. 36 legge fall. decorre, non dalla data di deposito in cancelleria del suddetto decreto, bensì dalla comunicazione di esso secondo le vigenti disposizioni in materia di procedimenti in camera di consiglio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2002.


Diritto del creditore di far valere la simulazione degli atti del debitore - Estinzione - Legittimazione del curatore - Sussistenza.
Poiche a seguito della dichiarazione di fallimento nelle controversie in corso relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore (art 43 legge fallimentare) ed in considerazione del divieto di iniziare o proseguire sui beni compresi nel fallimento qualsiasi Azione esecutiva individuale (art 51 legge fallimentare), il creditore perde il diritto di far valere la simulazione degli Atti del debitore, la quale puo essere fatta valere esclusivamente dal curatore. Tale disciplina manifestamente non si pone in contrasto con l'art 3 cost dal momento che tutti i creditori del fallito si trovano nella stessa condizione, mentre la pretesa disparita di trattamento nei confronti dei creditori di soggetto non fallito si giustifica per la tutela di interessi generali e pubblici connessi con la funzione e le finalita della procedura concorsuale. Ne viola l'art 24 cost in quanto l'Esercizio del diritto di difesa, lungi dall'essere impedito e solamente disciplinato con riguardo alle esigenze pubblicistiche del processo fallimentare ed inoltre tale disciplina, attraverso il previsto controllo sull'operato del curatore, attraverso il comitato dei creditori, il giudice delegato ed il tribunale (artt 41, 25, 23 legge fallimentare) nonche il potere di reclamo relativamente a tale operato, tutela il creditore anche per quanto attiene l'eventuale inerzia del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 1981, n. 2564.