TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 35

Integrazione dei poteri del curatore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le riduzioni di crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l’accettazione di eredità e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione sono effettuate dal curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori.

II. Nel richiedere l’autorizzazione del comitato dei creditori, il curatore formula le proprie conclusioni anche sulla convenienza della proposta. (1)

III. Se gli atti suddetti sono di valore superiore a cinquantamila euro e in ogni caso per le transazioni, il curatore ne informa previamente il giudice delegato, salvo che gli stessi siano già stati autorizzati dal medesimo ai sensi dell’articolo 104-ter comma ottavo. (2)

IV. Il limite di cui al secondo comma può essere adeguato con decreto del Ministro della giustizia.

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(1) Comma aggiunto dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(2) Comma modificato dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Controversia tra ex socio e società successivamente fallita - Clausola compromissoria presente nello statuto sociale (nella specie per arbitrato irrituale) - Eccezione di opponibilità della detta clausola anche al Fallimento - Sussistenza .
In ordine all’opponibilità della clausola compromissoria al Fallimento che agisca vantando un proprio credito verso un terzo, la giurisprudenza ha chiarito che - a differenza dell’opposto caso in cui il credito sia azionato nei confronti dell’impresa fallita, sicché la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo e all’accertamento nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, l.f., al fine di assicurare il rispetto della par condicio creditorum – il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere ta-le clausola (Cass. n. 13089/2015 e n. 6165/2003). A ciò si aggiunge che “l'eccezione con la quale si deduca l'esistenza (o si discuta dell'ampiezza) di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale non pone una questione di competenza dell'autorità' giudiziaria (come nel diverso caso di clausola compromissoria per arbitrato rituale), ma contesta la proponibilità della domanda per avere i contraenti scelto la risoluzione negoziale della controversia rinunziando alla tutela giurisdizionale. La suddetta eccezione non ha pertanto natura processuale ma sostanziale e introduce una questione preliminare di merito in relazione all'esistenza o meno della suddetta rinuncia” (Cass. n. 7525/2007 e n. 4845/2000). (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29 Novembre 2017.


Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Tardività - Sanatoria - Limiti.
L'autorizzazione a stare in giudizio conferita dal giudice delegato tardivamente in via di ratifica, al curatore fallimentare, vale a sanare retroattivamente il difetto di legittimazione di quest'ultimo, ma fino al limite delle preclusioni già verificatesi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26948.


Fallimento - Sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca - Impugnazione - Oggetto del sequestro - Somme in giacenza sul conto corrente della procedura derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari - Legittimazione del curatore - Sussistenza.
Il curatore è legittimato all'impugnativa del provvedimento di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca (nella specie per il reato di cui all'art. 10-bis d.lgs. n. 74 del 2000), nel caso in cui oggetto del sequestro siano le somme in giacenza sul conto corrente della procedura concorsuale derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari, con l'avvertenza tuttavia che il giudice del gravame deve apprezzare nel caso concreto il diritto e l'interesse del curatore fallimentare all'impugnativa delle misure cautelari reali, avuto riguardo alla specialità delle norme fallimentari, da un lato, ed alla specialità delle norme penali dall'altro, formulando di volta in volta un giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi anche tenuto conto del principio della prevenzione.


["Proprio, cogliendo lo spunto incidentale del precedente n. 42469/16 questa Corte ha l'occasione di portare il ragionamento più in là, affermando con certezza la legittimazione all'impugnativa del curatore, in un caso, come quello in esame, in cui oggetto del sequestro sono proprio le somme in giacenza sul conto corrente della procedura concorsuale e derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari. Peraltro, non basta a superare tale peculiare condizione (per la quale non constano precedenti) ed a fondare il difetto di legittimazione del curatore sulla base della considerazione che l'attivo sia riconducibile comunque ai soggetti indagati del reato tributario, perchè, anche se si superasse il criterio della prevenzione come ha inteso fare la sentenza Focarelli nel caso della confisca obbligatoria, non può non osservarsi che nella specie non è nota la composizione della massa attiva fallimentare, e cioè l'origine della giacenza del conto corrente: le somme acquisite potrebbero, ad esempio, essere il risultato del fruttuoso esperimento di azioni revocatorie fallimentari il cui presupposto è proprio la dichiarazione di fallimento o di azioni di responsabilità esercitate nell'interesse dei creditori sociali, in cui quindi il curatore non ha agito in surroga del fallito, bensì in rappresentanza dell'intera massa dei creditori sociali, casi entrambi nei quali è certamente da escludere il diritto di proprietà della società fallita o dell'indagato.

Peraltro, quanto all'interesse ad impugnare, l'idea secondo la quale l'interessato coincida sempre con l'indagato o con la società fallita è tutta da verificare in concreto, perchè, allorquando sui beni siano apposti plurimi vincoli, è ben possibile che l'indagato non abbia alcun interesse, mentre la curatela ne abbia molteplici, sicchè negarle seccamente la legittimazione, sulla base di una tralaticia applicazione del principio della sentenza Uniland finisce per negare la tutela all'avente diritto. Per contro, generalizzare la legittimazione del curatore all'impugnativa, negandola all'indagato o al legale rappresentante della società fallita pure conduce ad un diniego di tutela quando la curatela abbia dimostrato disinteresse per quell'azione giudiziale.

Ribadito che, nella specie, la curatela ha certamente la legittimazione ad impugnare il sequestro dei propri beni, va affermato il seguente principio di diritto: il giudice deve apprezzare nel caso concreto il diritto e l'interesse del curatore fallimentare all'impugnativa delle misure cautelari reali, avuto riguardo alla specialità delle norme fallimentari, da un lato, ed alle specialità delle norme penali dall'altro e formulando di volta in volta un giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi anche tenuto conto del principio della prevenzione."] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 27 Luglio 2017, n. 37439.


Fallimento – Spossessamento beni fallito e responsabilità personale – Differenza – Subentro Curatore posizioni soggettive fallito – Responsabilità oggettiva – Insussistenza.
La curatela fallimentare non subentra negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità dell’imprenditore fallito, in quanto il potere di disporre di beni fallimentari (secondo le particolari regole della procedura concorsuale e sotto il controllo del giudice delegato) non comporta necessariamente il dovere di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 30 giugno 2014 n. 3274). Ne consegue che alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 marzo 2017 n. 520). Infatti la responsabilità del proprietario e di coloro che a qualunque titolo abbiano la disponibilità dell’area interessata dall’abbandono dei rifiuti non è qualificabile come una forma di responsabilità oggettiva, essendo necessario che la responsabilità, sia accertata, in contraddittorio con i soggetti interessati dai soggetti preposti al controllo (Consiglio di Stato, sez. V, 22 febbraio 2016 n. 705). A tale riguardo, occorre rilevare che il curatore fallimentare non ha la disponibilità giuridica del compendio aziendale della società fallita, essendo legittimato ad esercitare in funzione tutoria il possesso e potendo compiere atti di disposizione solo sulla base della autorizzazione del giudice delegato (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 novembre 2014 n. 2623). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) T.A.R. Napoli, 20 Giugno 2017.


Fallimento – Potere del curatore – Giuramento – De scientia – Formula.
Poiché il curatore è privo del potere di disporre autonomamente dei diritti della massa, e detto principio opera anche nel contesto dell’attività di accertamento del passivo, poiché non può essere a lui deferito il giuramento de veritate, al creditore deve essere conservato uno strumento di risposta, ne consegue che il giuramento decisorio nei confronti del curatore va ammesso nella formula de scientia con la seguente formula: “Io sottoscritto curatore, giuro e giurando affermo di essere a conoscenza nella suddetta qualità di curatore che il credito... mi risulta essere stato pagato”, ex art 2960 II comma cc civile. (Isabella Grassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Febbraio 2017.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione.
I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.

Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Parere vincolante del comitato dei creditori – Omessa menzione.
La mancata menzione, nel provvedimento autorizzativo del giudice delegato, del parere vincolante del comitato dei creditori e di ogni richiamo all’impossibilità di costituzione o funzionamento dell’organo costituisce vizio dell’atto solo se, pur essendo stato costituito e regolarmente funzionante il suddetto comitato, non ne sia stato acquisito il parere favorevole; se, viceversa, il comitato stesso non sia stato ancora costituito, il provvedimento autorizzativo del Giudice delegato, che in questo caso esercita anche i poteri del comitato dei creditori, vale al tempo stesso quale parere favorevole dell’organo mancante, per l’ovvia considerazione che autorizzare qualcosa implica necessariamente la manifestazione espressa di una valutazione favorevole a ciò che si autorizza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Parere vincolante del comitato dei creditori – Omessa menzione.
L’organo di gestione della procedura, fino a quando la vendita non si è perfezionata con il versamento integrale del prezzo, ben può decidere di sospenderla se perviene, anche dopo che il prelazionario abbia dichiarato di volersi avvalere della prelazione sul prezzo scaturito all’esito della gara competitiva, un’offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto. Diversamente opinando, infatti, la prelazione si trasformerebbe in un diritto diverso e di maggiore ampiezza, assumendo i caratteri dell’opzione ovvero del contratto preliminare, istituti negoziali, questi, che non possono trovare ingresso nelle vendite concorsuali in quanto palesemente incompatibili con la natura delle procedure di vendita forzata, nelle quali la scelta dell’acquirente non può avvenire consentendo ad uno degli interessati di sottrarsi alla competizione con gli altri, ciò che non accade, invece, nel caso della prelazione, che non impedisce la corsa al rialzo, anche nei modi di cui al 4° comma dell’art. 107 della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Fallimento - Vendite competitive poste in essere dal curatore - Contemporanea pendenza di esecuzione individuale - Improcedibilità - Autorizzazione del comitato dei creditori.
Poiché le modalità della vendita in sede fallimentare possono oggi essere ben diverse da quelle proprie dell’esecuzione individuale, vincolate, queste ultime, alla disciplina del codice di procedura civile, si ritiene opportuno che il curatore venga autorizzato dal comitato dei creditori ad instare per la declaratoria di improcedibilità dell’esecuzione individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Maggio 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Sentenza - Gravami - Termini - Termine breve ex art. 99, comma 5, l.fall. "ratione temporis" vigente - Ambito di applicabilità - Ai capi attinenti alla formazione dello stato passivo e a quelli intrinsecamente connessi - Fondamento - Fattispecie.
In tema di opposizione allo stato passivo, il termine di trenta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, prescritto dall'art. 99 della l.fall. (nel testo applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006) riguarda sia i capi della sentenza di appello che attengano specificamente alla formazione dello stato passivo, sia quelli trattati nel giudizio di opposizione che risultino connessi in modo intrinseco e non meramente estrinseco, senza che costituisca criterio decisivo il fatto che potessero o meno essere trattati anche fuori dal giudizio di opposizione al passivo. (Nella specie, la S.C. ha osservato che si verteva in ipotesi di connessione intrinseca, poiché l'eccezione di compensazione e la domanda riconvenzionale, formulate dalla curatela nel giudizio d'opposizione allo stato passivo promosso da un dipendente avverso il provvedimento di reiezione dell'istanza di ammissione di crediti retributivi, inerivano al medesimo percorso logico-giuridico che determinava la quantificazione del credito da ammettere, aggiungendo che la conseguente decadenza dell'impugnazione non era esclusa dalla riproposizione davanti al giudice del lavoro, da parte della curatela, della riconvenzionale già avanzata nel giudizio di opposizione allo stato passivo, atteso che la riunione delle cause non impediva a ciascuna domanda di seguire la disciplina processuale sua propria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 Marzo 2016, n. 5299.


Fallimento - Integrazione dei poteri del curatore - Istanza di accertamento con adesione - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione.
La mancanza dell’autorizzazione del giudice delegato o del tribunale, prevista dall’art. 35 della legge fallimentare ad integrazione dei poteri spettanti al curatore nello svolgimento di attività negoziale, importa, non già la nullità dei negozi posti in essere, ma l’annullabilità dei medesimi, nullità che, essendo il citato art. 35 dettato nell'interesse dell'amministrazione fallimentare, può essere fatta valere, ai sensi dell'art. 1441 cod. civ., unicamente da quest’ultima.

Nel caso di specie, la Corte ha cassato la decisione della CTR Lombardia, la quale aveva affermato la nullità dell'istanza di accertamento con adesione proposta dal curatore a causa della mancata preventiva autorizzazione del giudice delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 Giugno 2015, n. 13242.


Procedura fallimentare - Curatore - Responsabilità per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita - Applicazione dell’articolo 36 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602 - Presupposti - Comportamento contra legem del curatore.
In tema di responsabilità del curatore fallimentare per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita, è possibile far ricorso all’articolo 36 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602, secondo il quale il liquidatore di soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche che non adempiono all’obbligo di pagare rispondono in proprio del pagamento delle imposte se soddisfano crediti di ordine inferiore a quelli tributari o assegnano beni a soci o associati senza avere prima soddisfatto i crediti tributari. La citata disposizione esprime, infatti, un principio di carattere generale, secondo il quale ciascuno risponde di un evento nella misura in cui ha concorso a cagionarlo; si deve, inoltre, precisare che perché si possa parlare di concorso nel mancato pagamento di un’imposta è necessario che tale omissione sia l’effetto di un comportamento contra legem del curatore e non la conseguenza della mera incapienza dell’attivo. Solo dove un depauperamento dell’erario vi sia e sia dovuto ad un utilizzo contra legem del patrimonio fallimentare si potrà poi porre il problema se la responsabilità del curatore venga meno per effetto del controllo che gli organi della procedura esercitano sulla sua condotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Luglio 2014.


Procedura fallimentare - Curatore - Responsabilità per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita - Indicazione nell’atto di addebito delle ragioni della responsabilità - Necessità - Cattivo utilizzo dell’attivo fallimentare - Esercizio del diritto di difesa del curatore - Eventuale rilevanza dell’intervento determinante degli organi di controllo della procedura.
Ove l’amministrazione ritenga di affermare una responsabilità solidale del curatore fallimentare per i debiti tributari del fallimento (maturati o meno nel corso della procedura fallimentare) deve indicare nell’atto di addebito le ragioni che determinano tale responsabilità, la quale deve nascere da un cattivo utilizzo dell’attivo fallimentare (ad esempio seguito del pagamento di crediti di ordine inferiore a quelli tributari), ponendo il curatore in condizione di esercitare le sue difese anche adducendo - se del caso - l’intervento determinante degli organi di controllo della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Luglio 2014.


Compromesso e arbitrato - Clausola compromissoria stipulata dal fallito - Efficacia nei confronti del fallimento - Procedimento arbitrale successivo alla dichiarazione di fallimento - Efficacia nei confronti del fallimento del contratto nel quale la clausola è inserita - Rilevanza..
In tema di efficacia nei confronti del fallimento della clausola compromissoria stipulata dal fallito, nell'ipotesi in cui il procedimento arbitrale debba iniziare successivamente alla dichiarazione di fallimento, la opponibilità al curatore della clausola dipende pur sempre dalla efficacia nei confronti del fallimento del contratto nel quale la stessa è inserita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Agosto 2013.


Tribunale fallimentare - Competenza - Azioni che derivano dal fallimento - Recupero di un credito scaturito da contratto stipulato dal fallito - Clausola compromissoria - Opponibilità al fallimento.

Fallimento - Competenza funzionale del Tribunale Fallimentare - Arbitrato - Conciliabilità.
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La regola dettata dall'articolo 24, legge fallimentare, secondo la quale il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore, riguarda solo le azioni che scaturiscono dallo stato di insolvenza e non anche quelle esperite dal curatore per recuperare i crediti del fallito, azioni, queste, che non derivano dal fallimento, in quanto sono già comprese nel patrimonio dell'impresa fallita nella cui posizione il curatore subentra. Pertanto, il curatore che intenda agire per il recupero di crediti sorti sulla base di un contratto regolato da clausola compromissoria non potrà fare a meno di far proprio il regolamento contrattuale originario e di rispettare la clausola compromissoria che ne faccia parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La presunta inconciliabilità dell’istituto della competenza funzionale ed inderogabile del Tribunale  Fallimentare e dell’arbitro è ad oggi esclusa dallo stesso dato normativo (art. 35 L.F.), ove cioè il curatore viene legittimato – con decreto motivato del tribunale fallimentare, su proposta del giudice delegato e previo parere del comitato dei creditori – a stipulare non solo transazioni, ma anche compromessi. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 14 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Azione del nuovo curatore nei confronti del terzo corresponsabile del danno unitamente al curatore revocato - Transazione con cessione al terzo dei diritti vantati dalla massa nei confronti del curatore revocato - Surrogazione del terzo nei diritti vantati dal fallimento o regresso per avvenuto pagamento - Configurabilità - Legittimazione del terzo all'azione di responsabilità verso il curatore cessato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione - Ragioni - Fattispecie.
Esercitata l'azione risarcitoria, da parte del nuovo curatore fallimentare, nei confronti di una banca, per la sottrazione di somme depositate su libretto di deposito a risparmio nominativo intestato ad un fallimento, ma oggetto di indebiti prelievi da parte di persona non autorizzata e diversa dal cessato curatore e conclusa con il predetto terzo una transazione, con restituzione da parte della banca degli importi così prelevati e cessione a suo favore dei diritti vantati dalla massa nei confronti del cessato curatore fallimentare, la successiva azione con cui la banca chieda affermarsi la responsabilità del cessato curatore non necessita dell'autorizzazione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 38 legge fall.; con essa, infatti, detto terzo non agisce come organo della procedura o sostituto del curatore, bensì a tutela di un interesse proprio, avendo provveduto al risarcimento, e perciò a titolo di surroga nei diritti vantati dal fallimento verso il curatore revocato, e dunque ex art. 1203 n. 3 cod. civ. ovvero in regresso ex art. 1299 cod. civ., ma in ogni caso con autonoma legittimazione, che ha il suo titolo proprio nell'adempimento della predetta transazione, ex art. 35 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2011.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – dichiarazione dello stato di insolvenza – Nomina di un comitato dei creditori – Ammissibilità. (31/08/2010).
A seguito della dichiarazione dello stato di insolvenza di una grande impresa in crisi ai sensi del d.lgs. 270/99 e dell’affidamento al commissario giudiziale della gestione dell’impresa stessa con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione può procedersi alla nomina di un comitato dei creditori – sebbene non espressamente nella fase iniziale della procedura – al fine dell’espressione del parere previsto per il compimento di atti di straordinaria amministrazione dall’art. 35 LF richiamato dall’art. 19, comma 3, d.lgs. n. 270/1999. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Contratti pendenti – Contratto preliminare di vendita – Facoltà di scioglimento del curatore – Natura discrezionale di ordinaria amministrazione – Autorizzazione del giudice delegato – Esclusione..
La scelta del curatore tra l'esecuzione e lo scioglimento del contratto preliminare costituisce peraltro espressione di un potere discrezionale e si realizza mediante un atto che non è di straordinaria amministrazione, tal per cui può essere compiuto senza alcuna specifica autorizzazione del giudice delegato. (Fattispecie relativa a fallimento dichiarato nell’anno 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 05 Gennaio 2009, n. 0.


Fallimento – Organi della procedura – Giudice delegato e del comitato dei creditori – Potere di autorizzare gli atti di straordinaria amministrazione – Questione di legittimità costituzionale – Inammissibilità..
Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale i)degli artt. 35 e 41, commi primo e quarto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituiti dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, nella parte in cui prevedono che, affinché il curatore fallimentare possa effettuare atti di straordinaria amministrazione, sia necessaria la previa autorizzazione del comitato dei creditori e non più quella del giudice delegato, così come era, invece, previsto anteriormente alla riforma della procedure concorsuali realizzata con il d.lgs. n. 5 del 2006 e ii)dell'art. 35 del r.d. n. 267 del 1942, come sostituito dal d.lgs. n. 5 del 2006, nella parte in cui, pur prevedendo che il curatore del fallimento, in caso di effettuazione di atti di straordinaria amministrazione il cui valore sia superiore a cinquantamila euro, o in ogni caso per le transazioni, debba previamente informare il giudice delegato, non attribuisce a quest'ultimo, ove ravvisi ipotesi di illegittimità formale o sostanziale dell'atto in questione, il potere di inibirne il compimento. Corte Costituzionale, 07 Novembre 2008, n. 365.


Liquidazione coatta amministrativa - Commissario liquidatore - Affermazioni ed ammissioni compiute in giudizio - Efficacia probatoria - Insussistenza.
Il commissario liquidatore, al pari del curatore del fallimento, non dispone dei diritti della massa dei creditori della società in liquidazione coatta amministrativa, così che, alle affermazioni da lui compiute in sede giudiziale, non può attribuirsi il valore di ammissione di fatti, di natura confessoria, idonea a sollevare la controparte dall'onere della prova in ordine alla sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per l'opponibilità alla procedura di determinati atti o negozi giuridici. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 1998, n. 4774.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Ammissione al passivo della procedura - Sentenza relativa - Appello - Proposizione da parte del Commissario liquidatore - Autorizzazione dell'organo di vigilanza - Necessità - Esclusione.
Nella procedura di liquidazione amministrativa, la disciplina dei poteri del commissario liquidatore è esaustiva e deve, perciò, essere esclusa l'applicabilità analogica di norme non richiamate nell'ambito di quella. Pertanto, il commissario liquidatore può proporre, senza l'autorizzazione dell'organo di vigilanza, appello avverso la sentenza che disponga l'ammissione al passivo della procedura, essendo prevista tale autorizzazione solo quando si tratti di promuovere l'azione di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ. (art. 206, comma primo, legge fallimentare) e di porre in essere gli atti di cui all'art. 35 legge fallimentare, nonché quelli necessari per la continuazione dell'impresa (art. 206, secondo comma, legge fallimentare). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 1995, n. 2454.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Esercizio - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Oggetto.
Al commissario liquidatore nella liquidazione coatta amministrativa non si applica, neppure in via analogica, l'art. 31, secondo comma, legge fall., che impone l'autorizzazione (del giudice delegato) perché il curatore fallimentare possa stare in giudizio, atteso che il legislatore, mentre ha attribuito al detto commissario gli stessi poteri che competono al curatore fallimentare (art. 201 legge fall.), ha regolato l'esercizio dei poteri del primo non con un rinvio generalizzato alla disciplina dell'esercizio dei poteri da parte del secondo, ma con un rinvio, di carattere specifico, da ritenersi perciò esaustivo (art. 206 legge fall.). Pertanto, il commissario liquidatore, per l'esercizio dei poteri che gli spettano, ha bisogno dell'autorizzazione (dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione), oltre che nell'ipotesi particolare di azione giudiziaria di responsabilità prevista dal primo comma dell'art. 206 legge fall., solo per il compimento degli atti di cui al secondo comma del medesimo articolo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 1993, n. 2223.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Integrazione dei poteri per transazioni, rinunce, ricognizione di diritti di terzi - Rinuncia agli atti esecutivi da parte del curatore subentrato al creditore istante - Rinunzia alle liti - Configurabilità - Esclusione - Attività di liquidazione dell'attivo - Sussistenza - Concessione della relativa autorizzazione - Competenza del giudice delegato.
Poiche la rinuncia agli Atti esecutivi da parte del curatore del fallimento - subentrato al creditore istante ai sensi dell'art 107 legge fall nell'espropriazione immobiliare in corso - va inquadrata nell'ambito di quell'attivita che detto soggetto svolge ai fini della 'liquidazione dell'attivo' e non fra la 'rinunzia alle liti', la concessione della relativa autorizzazione, ex art 35 legge fall compete sempre al giudice delegato, qualunque sia il valore dell'atto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 1981, n. 783.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Integrazione - Autorizzazione dell'autorità amministrativa - Azione di responsabilità contro gli amministratori ed i controllori - Transazioni e rinuncia - Necessità - Proposizione di impugnazione - Esclusione.
Nella liquidazione coatta amministrativa i poteri del Commissario liquidatore in materia giudiziale debbono essere integrati dall'autorizzazione dell'autorita amministrativa che esercita la vigilanza sulla liquidazione solo quando si tratta di promuovere l'Azione di responsabilita di cui agli artt 2393 e 2394 cod civ (art 206 comma primo RD 16 marzo 1942 n 267) o di porre in essere gli Atti di cui all'art 35 del citato RD n 267 del 1942 e non anche nel caso di proposizione di impugnazioni. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 1972, n. 1935.