TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 30

Qualità di pubblico ufficiale
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il curatore, per quanto attiene all'esercizio delle sue funzioni, è pubblico ufficiale.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Smaltimento di rifiuti – Responsabilità del curatore del fallimento – Esclusione – Dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi – Esclusione – Curatore destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato – Esclusione.
Nel caso in cui la produzione di rifiuti sia connessa all’esercizio di una attività imprenditoriale di stoccaggio finalizzato al recupero, la curatela fallimentare non può essere destinataria, a titolo di responsabilità di posizione, di ordinanze sindacali dirette alla tutela dell'ambiente per effetto del precedente comportamento omissivo o commissivo dell'impresa fallita, non subentrando la curatela negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità del fallito e non sussistendo, per tal via, alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti.

E’, pertanto, esclusa una responsabilità del curatore del fallimento quale soggetto obbligato allo smaltimento dei rifiuti prodotti dal fallito, o quale destinatario degli obblighi ripristinatori di cui all’art. 192, comma 3, TUA, non essendo il curatore né l’autore della condotta di abbandono incontrollato del rifiuto, né l’avente causa a titolo universale del soggetto inquinatore, posto che la società dichiarata fallita conserva la propria soggettività giuridica e rimane titolare del proprio patrimonio, attribuendosi la facoltà di disposizione al medesimo curatore.

Deve, inoltre, escludersi che il curatore possa ritenersi destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato dei beni ove egli ometta di inventariare tali beni, ovvero, dopo averli inventariati, decida di abbandonarli in quanto beni di nessun valore e fonti di ingentissimi costi per il loro trattamento e smaltimento.

Appare, pertanto, principio acquisito quello secondo cui il curatore del fallimento non può ritenersi né produttore, ancorché come avente causa del fallito, né detentore qualificato (in caso di mancata inventariazione o abbandono dei rifiuti) a termini dell’art. 188 TUA. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 08 Giugno 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Parere favorevole del curatore - Vincolo in ordine all'ammissione al passivo di un credito - Esclusione - Limiti - Obbligo per il giudice delegato di formulare specifiche eccezioni ufficiose - Fondamento.
In sede di accertamento del passivo, il curatore, in quanto parte pubblica (al pari del PM), ha il dovere di non nascondere gli elementi di cui sia entrato in possesso per ragioni dell'ufficio esercitato (che è pur sempre quello di assicurare ai creditori la loro "par condicio", senza avvantaggiarne ma anche danneggiarne alcuni), specie quando questi siano il risultato del concreto atteggiarsi del principio di vicinanza della prova. Ne consegue che il suo parere favorevole all'ammissione di un credito allo stato passivo fallimentare non può essere disatteso dal giudice delegato in via astratta e generalizzata, in assenza di fatti che impongano di formulare eccezioni ufficiose agli elementi di prova che risultino già in possesso del curatore e senza che tali elementi siano specificamente verificati, eventualmente anche nel contraddittorio delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 535.


Curatore fallimentare - Attività professionale del dottore commercialista iscritto all'albo - Copertura assicurativa - Sussistenza.
Il carattere pubblicistico della funzione di curatore fallimentare non impedisce la qualificazione dell'attività dello stesso svolta come professionale che, salvo espressa esclusione, rientra nella copertura della polizza per i rischi derivanti dalla professione di commercialista iscritto all'albo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2015, n. 12872.


Fallimento - Ufficio di curatore - Interesse super individuale - Natura ordinatoria e non decisoria del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca - Ricorso straordinario per cassazione - Esclusione.
Anche dopo l'entrata in vigore della riforma della legge fallimentare è possibile affermare che la nomina a curatore del fallimento ed il mantenimento dell'incarico rispondono all'esigenza, super individuale e non riconducibile al mero rapporto con i creditori, del corretto svolgimento e del buon esito della procedura, non essendo configurabile una posizione giuridicamente rilevante del curatore alla quale corrisponde la natura meramente ordinatoria e non decisoria tanto del decreto di accoglimento o di rigetto dell'istanza di revoca dall'ufficio, quanto del provvedimento, di conferma o di riforma del decreto emesso dalla corte di appello in sede di reclamo. Deve, pertanto, essere escluso che contro detto provvedimento possa proposto ricorso straordinario per cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento - Curatore - Organo ausiliario dell'amministrazione della giustizia - Conseguimento di interessi di natura pubblicistica alla più sollecita composizione del dissesto - Correlato nteresse privatistico dei creditori ad ottenere il soddisfacimento delle proprie ragioni.
La posizione del curatore è quella di un organo ausiliario dell'amministrazione della giustizia, tenuto all'adempimento dei doveri del suo ufficio con la diligenza che può meglio consentire il conseguimento dell'interesse, di natura pubblicistica, alla più sollecita composizione del dissesto dell'impresa, al quale si correla l'interesse strettamente privatistico dei creditori ad ottenere il soddisfacimento delle proprie ragioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Attribuzioni - In genere - Parere sulla richiesta di liquidazione del compenso a favore del professionista nominato legale della procedura in cause civili - Valore certificatorio dell'attività svolta - Esclusione - Accertamento, valutazione dell'entità e del risultato dell'opera svolta - Spettanza - Al giudice delegato - Provvedimento determinativo del compenso - Autonomia rispetto al parere del curatore - Sussistenza - Conseguenze. .
In tema di provvedimento con cui il giudice delegato, nell'esercizio della competenza esclusiva al riguardo attribuitagli dalla legge (art. 25 n. 7 legge fall., nel testo vigente anteriormente al d.lgs. n. 5 del 2006), liquida i compensi per l'opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento, il parere del curatore consiste in una mera dichiarazione di scienza senza alcun valore certificatorio, spettando al giudice che ha provveduto alla nomina ogni accertamento della prestazione svolta dall'incaricato oltre che della relativa entità e dei risultati; ne consegue l'insindacabilità, rispetto al predetto parere, sia del decreto del giudice delegato, sia, a maggior ragione, del provvedimento del tribunale fallimentare, adito dall'incaricato in sede di reclamo ex art. 26 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2008, n. 2004.