TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. II - Del giudice delegato

Art. 26

Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che [...] sia diversamente disposto, contro i decreti del giudice delegato e del tribunale, può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte di appello, che provvedono in camera di consiglio.

II. Il reclamo è proposto dal curatore, dal fallito, dal comitato dei creditori e da chiunque vi abbia interesse.

III. Il reclamo è proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrente dalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento per il curatore, per il fallito, per il comitato dei creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento; per gli altri interessati, il termine decorre dall'esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal giudice delegato o dal tribunale, se quest’ultimo ha emesso il provvedimento. La comunicazione integrale del provvedimento fatta dal curatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, telefax o posta elettronica con garanzia dell'avvenuta ricezione in base al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, equivale a notificazione.

IV. Indipendentemente dalla previsione di cui al terzo comma, il reclamo non può più proporsi decorso il termine perentorio di novanta giorni dal deposito del provvedimento in cancelleria.

V. Il reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento.

VI. Il reclamo si propone con ricorso che deve contenere:

1) l'indicazione del tribunale o della corte di appello competente, del giudice delegato e della procedura fallimentare;

2) le generalità del ricorrente e l'elezione del domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito;

3) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa il reclamo, con le relative conclusioni;

4) l'indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

VII. Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro quaranta giorni dal deposito del ricorso.

VIII. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al curatore ed ai controinteressati entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto.

IX. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di quindici giorni.

X. Il resistente deve costituirsi almeno cinque giorni prima dell'udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale o la corte d’appello, e depositando una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.

XI. L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione della parte resistente, con le modalità per questa previste.

XII. All'udienza il collegio, sentite le parti, assume anche d’ufficio i mezzi di prova, eventualmente delegando un suo componente.

XIII. Entro trenta giorni dall'udienza di comparizione delle parti, il collegio provvede con decreto motivato, con il quale conferma, modifica o revoca il provvedimento reclamato.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo con cessione dei beni - Potere di sospensione delle operazioni di vendita ex art. 108 l. fall. - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il richiamo, da parte dell'art. 182 l. fall., all'art. 108 l. fall. comporta che il potere di sospensione delle operazioni di vendita in capo al giudice delegato trovi piena esplicazione, senza che la clausola di compatibilità contenuta nel citato art. 182 l. fall. possa indurre a limitarne interpretativamente la portata. Ne consegue, pertanto, che l'esercizio di esso nel concordato preventivo è ancorato ai presupposti di cui all'art. 108 l. fall., senza che la mancata impugnazione di atti estranei e prodromici al subprocedimento di vendita possa precludere ai soggetti legittimati l'impugnazione del diniego di sospensione delle operazioni di vendita. (Nella specie, la Corte ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva dichiarato inammissibile il reclamo spiegato da un creditore contro il diniego di sospensione delle operazioni di vendita pronunciato dal giudice delegato a un concordato preventivo con cessione dei beni, in mancanza di impugnazione del programma di liquidazione sulla base del quale l'ordinanza di vendita era stata emessa.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2018, n. 5271.


Fallimento – Organi preposti – Tribunale – Reclamo ex art. 26 l. fall. avverso provvedimento del giudice delegato – Decreto che liquida il compenso in misura inferiore alla richiesta del professionista – Indicazione specifica delle voci scomputate in quanto non comprovate – Necessità.
Il decreto del tribunale pronunciato in sede di reclamo ex art. 26 l.fall avverso il provvedimento del giudice delegato che liquida un compenso professionale deve contenere l’indicazione specifica delle voci di compenso che si ritengono non adeguatamente comprovate, a cui deve conseguire un altrettanto specifico, e corrispondente, scomputo. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2018, n. 657.


Fallimento - Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori - Decorrenza del termine per l’impugnazione - Conoscibilità con l’ordinaria diligenza .
Una ricostruzione ermeneutica dell’art. 36 l. fall., che equipara la conoscenza effettiva ed integrale dell’atto da impugnare alla sua conoscibilità con l’uso dell’ordinaria diligenza, non comporta alcuna compromissione del diritto di difesa della parte legittimata al reclamo e realizza un equilibrato contemperamento degli interessi in gioco: non pare, infatti, ragionevole che le esigenze di speditezza della procedura, rispondenti ad un interesse pubblico, possano soccombere pur quando l’onere di diligenza richiesto alla parte si presenti minimo, consistendo nella semplice presentazione di una tempestiva istanza di accesso agli atti. Al tempo stesso, questa ricostruzione appare coerente col disposto dell’art. 26 l.fall., ove l’esigenza di consolidamento degli atti della procedura è talmente avvertita che tale effetto consegue, “in ogni caso”, al decorso del termine di novanta giorni dal compimento dell’atto, e quindi anche a prescindere dalla sua conoscenza o conoscibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 07 Novembre 2017.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Artt. 25 e 26 della legge fall. ante riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Partecipazione al collegio del giudice delegato - Nullità deducibile in sede di impugnazione - Esclusione - Eventuale incompatibilità da far valere con istanza di ricusazione - Sussistenza.
Ai sensi degli artt. 25 e 26 l. fall. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), la partecipazione del giudice delegato al collegio chiamato a decidere in ordine al reclamo avverso un suo provvedimento non può dar luogo ad una nullità deducibile in sede di impugnazione, ma, al più, ad un'incompatibilità che deve essere fatta valere mediante l'istanza di ricusazione, da proporsi nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. Né assume rilievo la circostanza che il legislatore abbia successivamente modificato l'art. 25 l. fall., imponendo al giudice delegato un espresso divieto di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, atteso che l'adozione di un diverso modello procedimentale, caratterizzato da una più netta separazione tra le funzioni affidate al giudice delegato e quelle spettanti al tribunale fallimentare, non è di per sé sufficiente a giustificare una interpretazione evolutiva della disposizione previgente, soprattutto alla luce della norma transitoria di cui all'art. 150 del d.lgs. n. 5 del 2006, che espressamente conferma l'applicabilità della legge anteriore alle procedure fallimentari pendenti alla data di entrata in vigore della riforma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24159.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione dell’attivo - Competenza della corte d’appello - Facoltà degli organi della procedura di sospendere la liquidazione.
La competenza della corte d’appello di disporre la sospensione della liquidazione dell’attivo del fallimento ex art 19 l.fall. cessa con la chiusura del procedimento che definisce la fase del reclamo ex art. 18 l.fall.

Dal momento che la disposizione dell’art. 19 L. Fall. costituisce in ambito fallimentare uno strumento alternativo e sostitutivo del regime ordinario di sospensione dell’efficacia delle sentenze, non risulta consentita, in attesa della decisione finale da parte della Suprema Corte, l’applicazione della disciplina di diritto comune e segnatamente dell’art. 373 c.p.c., che, come noto, si riferisce alla sospensione dell’efficacia esecutiva delle sentenze d’appello impugnate con ricorso per cassazione.

Di fronte a gravi e riscontrati motivi, gli organi della procedura possono in qualsiasi momento valutare l’opportunità di sospendere la liquidazione dell’attivo, restando assicurata la tutela del ricorrente dal generale rimedio del reclamo previsto dall’art. 26 l.fall. (Dario Radice) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 05 Ottobre 2017.


Concordato fallimentare – Omologazione – Opposizione – Termine per proporre opposizione al concordato fallimentare – Sospensione feriale – Esclusione

Procedimento civile – Termini processuali – Sospensione – In genere
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Poichè l’opposizione all’omologazione del concordato fallimentare si propone mediante ricorso a norma dell’art. 26 l.fall., richiamato dall’art. 129, comma 3, l.fall., trova applicazione l’art. 36-bis l.fall. a mente del quale tutti i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. non sono soggetti alla sospensione feriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22271.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Fissazione della data di scadenza dell'ultimo pagamento - Termine per la richiesta di risoluzione - Decorrenza.
Il termine per domandare la risoluzione del concordato preventivo, ai sensi dell'art. 186, comma 3, l.fall., nel testo ratione temporis anteriore alle modifiche apportate all’istituto negli artt. 160, comma 4 e 161, comma 2, l.fall. a seguito del d.l. n. 83 del 2015 conv. con modif. dalla l. n. 132 del 2015, decorre dall’ultimo adempimento previsto ma ha natura decadenziale e non processuale, poiché il dedotto inadempimento e la predetta domanda non sono eventi o atti interni alla procedura, che si chiude con l’omologazione, ciò escludendo ogni richiamo pertinente all'art. 36 bis l.fall., che sottrae alla sospensione feriale i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22273.


Fallimento - Organi - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Interesse ex art. 100 c.p.c. - Necessità - Sussistenza - Fallimento di società di capitali - Provvedimenti sulla liquidazione dei beni sociali – Sospensione della vendita - Legittimazione del legale rappresentante - Esclusione - Ragioni.
Il legale rappresentante della società fallita, a differenza di quest'ultima, non è legittimato a proporre reclamo ex art. 26 l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che abbia negato la sospensione della vendita coattiva dei beni sociali, in quanto egli non vanta alcun reale diritto su quei beni, essendo perciò titolare non del necessario interesse ex art. 100 c.p.c., bensì di un mero interesse di fatto alla conservazione del patrimonio sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21837.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimento sul compenso al difensore della curatela - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento.
Il provvedimento camerale ex art. 26 l.fall., con cui il tribunale rigetta il reclamo contro il decreto del giudice delegato relativo alla liquidazione del compenso al difensore, per l'assistenza in giudizio prestata alla curatela fallimentare, è ricorribile in cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., siccome definitivo ed incidente su diritto soggettivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21826.


Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 l.f. – Modifica – Esclusione – Reclamo ex art. 26 l.f..
Il decreto di revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 l.fall., quantunque non abbia carattere decisorio, non è modificabile dalla autorità giudiziaria che lo ha emesso, ma è reclamabile ai sensi art. 26 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 18 Settembre 2017.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Provvedimento che dispone la vendita senza incanto – Ricorso per cassazione – Esclusione.
Il provvedimento che, nell’ambito della liquidazione dell’attivo, dispone la vendita senza incanto di un bene del fallimento, non ha natura decisoria e definitiva – e non è dunque ricorribile per cassazione - in quanto per un verso non incide su diritti soggettivi, ma si fonda su dedotti impedimenti formali, per altro verso non è definitivo, non essendo pregiudicate le ragioni relative alla titolarità del diritto di proprietà. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2017, n. 20386.


Provvedimenti in materia fallimentare - Pendenza del termine per impugnare il rendiconto del curatore - Possibilità per il tribunale di disporre la chiusura del fallimento .
La pendenza del termine per proporre impugnazione avverso i provvedimenti del tribunale fallimentare relativi al piano di riparto, alla revoca del curatore e alla approvazione del conto di gestione, non è ostativa alla chiusura del fallimento, spettando anche in tal caso agli organi fallimentari, nell'ambito del potere discrezionale di cui dispongono, apprezzare la convenienza, al fine della realizzazione delle finalità cui il fallimento e preordinato, di mantenere in vita la procedura in vista di un probabile incremento dell’attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19940.


Provvedimento decisorio del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Mancata comunicazione - Proposizione entro l'anno dalla pubblicazione - Necessità.
In tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di ripartizione dell'attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui all'art. 26 l.fall., bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell'art. 327 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19939.


Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso i provvedimenti emessi dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato - Termine per la proposizione - Applicabilità della sospensione feriale - Esclusione - Fondamento.
Il termine per proporre ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., avverso i decreti emessi dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato non è soggetto, per la generale previsione introdotta dall'art. 36 bis l. fall., alla sospensione feriale ex art. 3 della l. n. 742 del 1969, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario, svolgendo tale reclamo, nella procedura concorsuale, funzione sostitutiva delle opposizioni previste dagli artt. 615 e 617 c.p.c. nel processo esecutivo individuale; detto termine, inoltre, inizia a decorrere dalla comunicazione del provvedimento alla parte, come eseguita dalla cancelleria – di regola – ai sensi degli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c., o anche in forme equipollenti, purché risulti certa la presa di conoscenza dell’atto da parte del destinatario e la relativa data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19941.


Procedimento di reclamo ex art. 26 l.fall. - Norme sui procedimenti in camera di consiglio - Applicabilità - Conseguenze - Reclamo avverso decreto incidente su diritti soggettivi - Mancata comparizione del ricorrente - Dovere del tribunale di decidere il reclamo - Sussistenza - Eventuale decreto di non luogo a provvedere - Ricorso per cassazione ex art. 111, Cost. - Ammissibilità.
Nel procedimento di reclamo disciplinato dall'art. 26 l.fall., quando si controverta su situazioni incidenti su diritti soggettivi, trovano applicazione le regole generali sui giudizi camerali ex artt. 737 segg. c.p.c. ed il tribunale è tenuto a decidere il reclamo anche nel caso in cui il ricorrente non compaia in camera di consiglio, sicché, qualora dichiari erroneamente "non luogo a provvedere" sul medesimo, questo provvedimento è impugnabile con ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Agosto 2017, n. 19478.


Fallimento – Smaltimento di rifiuti – Responsabilità del curatore del fallimento – Esclusione – Dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi – Esclusione – Curatore destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato – Esclusione.
Nel caso in cui la produzione di rifiuti sia connessa all’esercizio di una attività imprenditoriale di stoccaggio finalizzato al recupero, la curatela fallimentare non può essere destinataria, a titolo di responsabilità di posizione, di ordinanze sindacali dirette alla tutela dell'ambiente per effetto del precedente comportamento omissivo o commissivo dell'impresa fallita, non subentrando la curatela negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità del fallito e non sussistendo, per tal via, alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti.

E’, pertanto, esclusa una responsabilità del curatore del fallimento quale soggetto obbligato allo smaltimento dei rifiuti prodotti dal fallito, o quale destinatario degli obblighi ripristinatori di cui all’art. 192, comma 3, TUA, non essendo il curatore né l’autore della condotta di abbandono incontrollato del rifiuto, né l’avente causa a titolo universale del soggetto inquinatore, posto che la società dichiarata fallita conserva la propria soggettività giuridica e rimane titolare del proprio patrimonio, attribuendosi la facoltà di disposizione al medesimo curatore.

Deve, inoltre, escludersi che il curatore possa ritenersi destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato dei beni ove egli ometta di inventariare tali beni, ovvero, dopo averli inventariati, decida di abbandonarli in quanto beni di nessun valore e fonti di ingentissimi costi per il loro trattamento e smaltimento.

Appare, pertanto, principio acquisito quello secondo cui il curatore del fallimento non può ritenersi né produttore, ancorché come avente causa del fallito, né detentore qualificato (in caso di mancata inventariazione o abbandono dei rifiuti) a termini dell’art. 188 TUA. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 08 Giugno 2017.


Fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 l.fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare, ai sensi dell’art. 26 l.fall., respinge il reclamo avverso l’atto con cui il curatore ha esercitato, giusta l’art. 72 l.fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all’esercizio della funzione di controllo circa l’utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito, sicchè tale provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., potendo, invero, i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall’attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13167.


Fallimento – Organi – Ruolo del giudice delegato e del curatore – Stipula di contratto di affitto di azienda – Impugnazione – Mezzo processuale.
A seguito della riforma del diritto fallimentare del 2006, si è proceduto ad attribuire al Curatore un più ampio potere gestorio della procedura ed una conseguente discrezionalità in merito agli atti che egli deve adottare per la gestione della stessa.

Ai sensi del combinato disposto degli art. 104 bis e 31 legge fall., il giudice delegato ed il comitato dei creditori hanno un ruolo di supervisione-vigilanza sugli atti del Curatore fallimentare, senza che ciò porti a configurare l’esistenza di un procedimento decisionale congiunto.

La stipula di un contratto di affitto di azienda da parte della Curatela fallimentare, pur dovendosi svolgere sotto il controllo del comitato dei creditori (parere) e del Giudice delegato (autorizzazione), è attività rimessa al potere gestorio del Curatore, con il solo limite della non arbitrarietà.

Nel caso siano rivendicate violazioni di legge nella scelta del soggetto affittuario di azienda da parte della Curatela fallimentare, il soggetto ricorrente deve proporre impugnazione ai sensi dell’art. 36 legge fall. del relativo atto gestorio, non risultando applicabile l’art. 26 legge fall. (Alessandro Merlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 27 Aprile 2017.


Fallimento - Esame del fascicolo fallimentare - Provvedimento di diniego emesso in sede di reclamo dal tribunale - Ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie.
È inammissibile, ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost., il ricorso per cassazione proposto nei confronti del decreto del tribunale che respinge il reclamo ex art. 26 l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza del fallito di esaminare il fascicolo fallimentare e di estrarne copia, trattandosi di provvedimento non decisorio e ben potendo il ricorrente proporre nuovamente l'istanza, giustificando in modo specifico la propria richiesta di consultazione ai fini dell'ammissibilità della stessa. (Nella specie, la S.C., in ragione dell’inammissibilità del ricorso, ha ritenuto irrilevante la questione dell’impugnabilità in appello del provvedimento reso dal tribunale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2017, n. 1032.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Reclamo al tribunale - Termine.
L'art. 110, comma 3, l.fall., prevedendo che, nei confronti del progetto di riparto dell'attivo fallimentare, i creditori possono proporre reclamo al giudice delegato ai sensi dell'art. 36 l.fall., rinvia integralmente alla disciplina processuale ivi contenuta, compreso il termine di otto giorni per ricorrere al tribunale nei confronti del decreto pronunciato dal giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2016, n. 17948.


Fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa - Nomina di amministratori giudiziari - Pagamento del compenso maturato - Procedura ex art. 25 l.f. - Esclusione - Accertamento nell’ambito della verifica del passivo - Necessità.
Il pagamento del credito maturato dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale ai sensi dell’articolo 15, comma 8, legge fall. (provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa) ha natura prededotta nel fallimento successivamente dichiarato, nel cui ambito detto credito deve essere accertato con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, così come previsto dall’art. 111-bis, comma 1, legge fall., e non attraverso la procedura per i crediti da compenso nascenti da nomine di ausiliari ai sensi dell’articolo 25 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2016, n. 14536.


Fallimento - Crediti prededucibili - Compensi spettanti agli incaricati del curatore - Liquidazione - Contestazione - Reclamo al collegio ex art. 26 l.f..
L’art. 111-bis, comma 1, legge fall., introdotto dalla novella del D.Lgs. n. 5 del 2006, mentre conferma la necessità di ricorrere al procedimento di verifica dei crediti per quelli prededucibili che risultino comunque contestati, in relazione ai compensi spettanti agli incaricati del curatore, prevede oggi espressamente, per il caso di contestazione, che la liquidazione degli importi spettanti ai detti incaricati avvenga "con il procedimento di cui all'art. 26", cioè tramite reclamo al collegio, cui ancora oggi sono legittimati, oltre naturalmente al curatore e al professionista cui si riferisce la liquidazione, il fallito e qualunque altro interessato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13173.


Impugnazione dei decreti del giudice delegato - Art. 26 l.fall., novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Erronea investitura della corte d'appello - Conseguenze - Fondamento.
Il reclamo avverso i decreti del giudice delegato va proposto, ex art. 26 l.fall., come novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007, innanzi al tribunale in composizione collegiale, sicché ove la corte d'appello, erroneamente investita, ometta di rilevarne l'inammissibilità, l'impugnazione, in sede di legittimità, va dichiarata inammissibile d'ufficio, con cassazione senza rinvio della sentenza erroneamente emessa, riguardando l'erronea individuazione del giudice legittimato a decidere non la competenza ma la valutazione delle condizioni di proponibilità o ammissibilità del gravame medesimo, senza che al gravame inammissibilmente spiegato (con relativo passaggio in giudicato della decisione di primo grado) possa riconoscersi efficacia conservativa del processo di impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Giugno 2016, n. 12005.


Fallimento - Provvedimenti - Reclami - Procedimento - Natura inquisitoria - Conseguenze - Esame della documentazione agli atti del fascicolo fallimentare - Possibilità - Fondamento - Fattispecie nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006.
Il reclamo ex art. 26 l.fall., nella formulazione anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 (applicabile "ratione temporis"), apre un procedimento di tipo inquisitorio, nel quale il tribunale, investito di tutta la procedura e nell'esercizio delle proprie funzioni di controllo sull'operato del giudice delegato, con possibilità di sostituirsi a questi nell'esercizio delle sue attribuzioni, non è vincolato alle richieste delle parti; ne consegue che la conoscenza di ogni atto o documento della procedura ben può essere posta a fondamento della decisione, ancorché l'atto o il documento non abbiano formato oggetto del contraddittorio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto insussistente l'onere, a carico dell'odierno ricorrente, di produrre, anche in sede di reclamo, la documentazione già allegata alla richiesta di liquidazione della parcella, rivolta al giudice delegato, contenuta nel fascicolo fallimentare, avendo quel giudice il potere/dovere di acquisirla d'ufficio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2016, n. 10435.


Opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento - Liquidazione del compenso - Decreto del giudice delegato - Natura - Carattere meramente ricognitivo - Esclusione - Provvedimento di natura giurisdizionale destinato a produrre effetti di giudicato - Configurabilità - Mezzo di impugnazione - Reclamo ex art. 26 l.fall. - Ammissibilità.
Il decreto con il quale il giudice delegato, nell'esercizio della competenza esclusiva al riguardo attribuitagli dalla legge (art. 25, n. 7, l.fall.), liquida i compensi per l'opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento, lungi dall'assumere carattere meramente ricognitivo, concreta un provvedimento di natura giurisdizionale destinato a statuire sul diritto dell'incaricato in maniera irretrattabile e con gli effetti propri della cosa giudicata, suscettibile di impugnazione unicamente con il rimedio endofallimentare del reclamo a norma dell'art. 26 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Maggio 2016, n. 8742.


Provvedimenti in materia fallimentare - Decreto del tribunale avverso provvedimento del giudice delegato reiettivo della richiesta di pagamento in prededuzione di compenso professionale - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.
Il decreto del tribunale, confermativo del provvedimento del giudice delegato con il quale è stata negata l'autorizzazione al pagamento immediato, in prededuzione, del compenso per l'attività professionale giudiziale svolta nell'interesse della procedura, non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo di definitività e decisorietà, suscettibile di modifica in ogni momento ove l'attivo liquidato si palesi sufficiente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2016, n. 6362.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti -  Difensore della curatela - Liquidazione del compenso - Possibilità di tener conto di quanto al fallimento liquidato nel giudizio in cui è stato patrocinato da quel difensore - Condizioni.
La liquidazione del compenso spettante al difensore che abbia patrocinato la curatela in un giudizio, effettuata dal giudice delegato ex art. 25 l.fall., può essere inferiore a quanto corrispondentemente disposto, in favore della curatela, con la sentenza conclusiva di quel giudizio, allorché la stessa non sia ancora passata in giudicato, ma, ove la sua definitiva decisione determini l'importo delle spese processuali dovute alla curatela medesima in misura superiore a quella liquidata al professionista in sede fallimentare, ricevendo "in parte qua" fruttuosa esecuzione, quest'ultimo può invocare tale decisione come titolo per ottenere l'eventuale maggior somma che gli compete per l'opera prestata e che, se incamerata dal cliente, ne determinerebbe un'ingiusta locupletazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2016, n. 4269.


Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Anche se opposto in compensazione - Fondamento - Fattispecie.
L'accertamento dei crediti prededucibili vantati nei confronti della massa è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 93 e seguenti l.fall., sicché anche il credito opposto in compensazione può essere riconosciuto esclusivamente in sede fallimentare, deponendo in tal senso l'art. 111-bis, comma 1, l.fall., introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, il quale assoggetta espressamente alle modalità previste per l'accertamento del passivo i crediti prededucibili, con esclusione soltanto di quelli non contestati, per collocazione e ammontare, nonché di quelli sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi dei soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, evidenziando che la prededucibilità del credito opposto in compensazione al fallimento, derivante da una sentenza ex art. 2932 c.c. emessa in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento, era stato oggetto di contestazione da parte del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Febbraio 2016, n. 2694.


Fallimento - Decreto di liquidazione del compenso - Indicazione, nell'intestazione, del nome di un magistrato non componente il collegio - Nullità del decreto - Esclusione - Errore materiale - Sussistenza - Fondamento.
L'indicazione, nell'intestazione del decreto pronunciato dal tribunale (nella specie, in sede di reclamo ex art. 26 l.fall. avverso la liquidazione del compenso ad un professionista per l'attività da lui prestata nell'interesse di un fallimento), del nome di un giudice diverso da quelli componenti il collegio dinanzi al quale il procedimento è stato discusso e che lo ha trattenuto in decisione, va ascritta ad un mero errore materiale, come tale non comportante la nullità del provvedimento, ma suscettibile di correzione ai sensi dell'art. 287 c.p.c., atteso che l'intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria, si esaurisce nella riproduzione dei dati del verbale di udienza e, in difetto di elementi contrari, debbono ritenersi coincidenti i magistrati indicati nel verbale come componenti del collegio giudicante con quelli che, in concreto, hanno partecipato alla deliberazione del decreto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 2016, n. 2318.


Reclamo contro decreto Giudice Delegato – Soggetti legittimati – Curatore fallimentare – Esclusione – Principi di pubblicità e competitività vendita giudiziaria – Presupposto per impedimento perfezionamento vendita – Successiva offerta migliorativa – Requisito non sufficiente – Rilevante inferiorità del prezzo.
1) Il curatore fallimentare non rientra tra i soggetti legittimati in base all’art. 108 l.f. a formulare istanza al giudice delegato affinché egli eserciti i suoi poteri di sospensione della vendita giudiziaria, essendo lo stesso curatore dotato di un autonomo potere discrezionale di sospensione della vendita ovvero di impedimento del suo perfezionamento.
2) La vendita deve avvenire previa adeguata pubblicità e tramite procedure competitive: tali principi sono violati in caso di mancanza del previo parere del comitato dei creditori e della omessa comunicazione all’aggiudicatario dell’ammissione dell’offerta migliorativa e della nuova gara.
3) L’art. 108 l.f. richiede, quale presupposto sostanziale per l’esercizio del potere di impedimento del perfezionamento della vendita, la rilevante inferiorità del prezzo offerto rispetto a quello giusto tenuto conto delle condizioni del mercato; al riguardo la mera presenza di una offerta successiva migliorativa non può essere considerata da sola un requisito sufficiente da cui inferire la notevole inferiorità del prezzo. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 02 Febbraio 2016.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Osservazioni del creditore anteriori al decreto del G.D. di sua esecutività - Onere ai fini della successiva legittimazione al reclamo - Inconfigurabilità - Ragioni.
In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, i creditori, nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, possono proporre reclamo avverso il decreto che rende esecutivo il progetto di riparto pur quando non abbiano presentato le osservazioni di cui all'art. 110, comma 3, l.fall., configurandosi, di solito, quel decreto come l'unico provvedimento definitivo suscettibile di determinare preclusioni circa la collocazione dei crediti correnti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 502.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Osservazioni del creditore anteriori al decreto del G.D. di sua esecutività - Onere ai fini della successiva legittimazione al reclamo - Inconfigurabilità - Ragioni.
In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, i creditori, nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, possono proporre reclamo avverso il decreto che rende esecutivo il progetto di riparto pur quando non abbiano presentato le osservazioni di cui all'art. 110, comma 3, l.fall., configurandosi, di solito, quel decreto come l'unico provvedimento definitivo suscettibile di determinare preclusioni circa la collocazione dei crediti correnti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 502.


Fallimento - Chiusura - Definitività del provvedimento - Decorso del termine per il reclamo di cui all'articolo 26 legge fall..
Nella disciplina anteriore così come quella successiva alle cd. novelle fallimentari, una decisione va considerata "definitiva" se sia insuscettibile di essere revocata, modificata o riformata dal medesimo giudice o da altro giudice chiamato a provvedere in grado successivo: pertanto, nelle procedure fallimentari giunte a compimento, tale situazione si verifica dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento non è più reclamabile in appello (Cass. 12 luglio 2011, n. 15251, in relazione a fattispecie ratione temporis disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alle modifiche apportate dai d.lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 e 12 settembre 2007 n. 169), e, quindi, nell'ipotesi in cui la decisione che conclude il processo presupposto sia stata depositata ma non notificata, la sua definitività si identifica, nella procedura fallimentare, con il decorso del termine di cui all'art. 26 legge fall. (Cass. 21 gennaio 2015, n. 1091, quanto a fattispecie ratione temporis disciplinate dalle modifiche apportate dai d.lgs. predetti; Cass. 2 settembre 2014, n. 18538). Qualora, pertanto, il reclamo sia stato proposto, la definitività della chiusura del fallimento va individuata nel momento in cui il decreto reso dalla corte d'appello divenga definitivo, per mancata impugnazione per cassazione o per rigetto del ricorso per cassazione. Non si tratta di efficacia retroattiva dell'art. 119 1.f., ma di applicazione dei principi generali sugli effetti delle impugnazioni e della definitività dei provvedimenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2015, n. 20292.


Fallimento - Provvedimenti del giudice delegato reclamabili ex art. 26 L.F. - Ricorso per cassazione - Esclusione.
È inammissibile il ricorso per cassazione avverso un provvedimento del giudice delegato reclamabile innanzi al tribunale ai sensi dell'articolo 26 L.F. (Nel caso di specie, il ricorso è stato proposto nei confronti del provvedimento che aveva respinto le osservazioni mosse al progetto di riparto finale ed escluso il riconoscimento del privilegio preteso del ricorrente). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Ottobre 2015, n. 19847.


Fallimento - Riparto parziale - Reclamo avverso il decreto di esecutività del giudice delegato - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Il decreto con cui il tribunale decide sul reclamo proposto avverso il decreto del giudice delegato che dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui disponga accantonamenti di somme ai sensi dell'art. 113 l.fall., non può essere impugnato per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo, in tale parte, dei caratteri della decisorietà e definitività, posto che le somme accantonate non vengono attribuite ad alcun creditore e, quindi, non sono definitivamente negate al creditore reclamante (ancorché garantito da ipoteca); il ricorso straordinario per cassazione è, invece, ammissibile avverso il medesimo decreto nella parte in cui riconosca l'esistenza di spese in prededuzione a norma dell'art. 111, comma 1, n. 1, l.fall., disponendone altresì il pagamento pur in presenza di contestazioni, atteso che, per tale profilo, il provvedimento assume carattere decisorio, riducendo l'entità delle somme attribuibili ai creditori ammessi e così incidendo sulle loro pretese. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19715.


Concordato fallimentare - Giudizio di omologazione - Divieto del giudice delegato di far parte del collegio - Inapplicabilità.
Il divieto contenuto nell'articolo 25, comma 2, L.F., che vieta al giudice delegato di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, è inapplicabile al giudizio di omologazione del concordato fallimentare previsto dall'articolo 129 L.F., il quale non è assimilabile, ai fini in esame, al decreto contro i provvedimenti del giudice delegato; nell'ambito della procedura concordataria non è, infatti, possibile individuare la previsione di alcun atto dispositivo di tale procedura da parte del giudice delegato, consistendo piuttosto la funzione di tale organo in quel contesto nel coordinare ed organizzare le varie fasi dell'avanzamento prosegue progressivo del procedimento stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento – Affitto dell’azienda – Autorizzazione del Giudice delegato – Reclamo avverso precedente scelta dell’affittuario da parte del curatore – Inammissibilità.
Il reclamo ex art. 36 l.f. avverso l’atto del curatore di scelta dell’affittuario va dichiarato inammissibile se proposto quando il giudice delegato aveva già autorizzato l’affitto dell’azienda in favore del soggetto preventivamente scelto dal curatore.
In casi in cui l’impugnazione è proposta successivamente all’autorizzazione del giudice delegato. all’affitto (successiva a sua volta alla scelta dell’affittuario già operata dal curatore), l’interpretazione della norma di cui all’art. 104-bis l.f. che appare preferibile impone di ritenere che l’unico reclamo esperibile è quello di cui all’art. 26 l.f. avverso il provvedimento del giudice delegato., che, autorizzando l’affitto dell’azienda al soggetto prescelto, necessariamente conferma la correttezza della scelta operata dal curatore. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 11 Giugno 2015.


Espropriazione forzata - Vendita - Incontro dei consensi tra offerente e giudice - Esclusione - Offerta di acquisto presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro dei consensi tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Vendite forzate - Espropriazione forzata - Fallimento - Aliud pro alio - Tutela dell'acquirente .
Alla vendita forzata, anche fallimentare, deve ritenersi applicabile la tutela dell'acquirente quando il bene aggiudicato appartenga ad un genere del tutto diverso da quello indicato nell'ordinanza di vendita, ovvero manchi delle qualità necessarie per assolvere la sua naturale funzione economico sociale, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto. (Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso perché l'acquirente era consapevole che l'immobile non era stato condonato, avendo ottenuto una concessione di un termine, più volte prorogato, per valutare la persistenza dell'interesse all'acquisto ed eventualmente rinunciare all'aggiudicazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Fallimento - Procedimento di vendita - Decadenza dall'aggiudicazione - Incameramento della cauzione - Impugnazione del decreto del tribunale che decide il reclamo - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità.
Il provvedimento del tribunale che, decidendo il reclamo contro il decreto del giudice delegato, ha dichiarato la decadenza dall'aggiudicazione di un bene immobile e disposto l'incameramento della cauzione, stante il mancato versamento di quanto dovuto per l'oblazione, può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost., trattandosi di un provvedimento definitivo per mancanza di rimedi diversi e per l'attitudine a pregiudicare con l'efficacia propria del giudicato il diritto di garanzia dell'acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale - Reclamo su reclamo - Esclusione.
La previsione dell'articolo 26, comma 1, L.F., secondo la quale contro i decreti del giudice delegato del tribunale può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte d'appello, deve essere interpretata nel senso di escludere la reclamabilità in appello del provvedimento con il quale il tribunale abbia già giudicato su reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato. Diversamente opinando, poiché il reclamo proposto avanti il tribunale ha già comportato la consumazione del potere impugnatorio contro la prima decisione, si arriverebbe a consentire una duplicazione del mezzo di tutela (con un'inedita forma di "reclamo sul reclamo") e, in astratto, la possibilità di conseguire quattro gradi di giudizio, con evidente abuso del processo e violazione del principio della sua ragionevole durata (art. 111 Cost.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2949.


Fallimento - Reclamo ex articolo 26 LF nella formulazione originaria - Principio dell'apparenza per l'identificazione del mezzo di impugnazione.
La necessità di impugnare con reclamo ex articolo 26 L.F., nella formulazione originaria, è applicazione del principio dell'apparenza, secondo il quale l'identificazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va operata, a tutela dell'affidamento della parte, con riferimento esclusivo a quanto previsto dalla legge per le decisioni emesse secondo il rito in concreto adottato, con ciò venendo soddisfatte le medesime esigenze di tutela salvaguardate dal c.d. principio dell'apparenza, in riferimento alla qualificazione dell'azione (giusta od errata che sia) effettuata dal giudice.
(Nel caso di specie, è stato dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione del creditore avverso il provvedimento con il quale, in un fallimento vecchio rito, il giudice delegato, in sede di rendiconto, aveva posto a carico del creditore le spese del fallimento revocato. La S.C. ha rilevato che il provvedimento, sebbene emesso erroneamente dal giudice delegato e non dal tribunale ai sensi del vecchio testo dell'art. 21 l.f., era comunque reclamabile ex art. 26 l.f. in base al principio dell'apparenza e, dunque, andava sottoposto a tale rimedio e non già al ricorso per cassazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2948.


Fallimento - Compenso dell'ausiliario del giudice per la stima degli immobili - Liquidazione - Impugnazione del provvedimento del giudice delegato - Opposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002 esclusione - Reclamo ex articolo 26 L.F. - Specialità della disciplina del reclamo endofallimentare.
Contro il decreto di liquidazione dei compensi emesso dal giudice delegato è esperibile il reclamo previsto dall'art. 26 L.F. e non l'opposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 (norma che ha sostituito la L. n. 319 del 1980, art. 11, atteso che detta legge, ad eccezione dell'art. 4, Onorari commisurati al tempo, è stata abrogata dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 299, sulle spese di giustizia) talchè deve ritenersi tardivo il ricorso depositato nei venti giorni dalla comunicazione del decreto del giudice delegato. E' pur vero che nel D.P.R. n. 115 del 2002 non mancano disposizioni relative alle procedure concorsuali, e segnatamente quelle di cui agli artt. 146 e 147, le quali però, attenendo esclusivamente alla prenotazione a debito, all'anticipazione ed al recupero delle spese in caso di mancanza di denaro nell'attivo o di revoca della dichiarazione di fallimento, non intaccano l'autonomia del sistema normativo che disciplina la liquidazione del compenso dovuto al curatore o al commissario giudiziale (Sez. 1, Sentenza n. 8221 del 2011). Non è errata, dunque, l'affermazione di specialità della disciplina del reclamo endofallimentare contenuta nel provvedimento impugnato, con la conseguenza che contro il provvedimento di liquidazione andava proposto reclamo ex art. 26, L.F. nel termine di dieci giorni dalla comunicazione e non nel termine previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2015, n. 1050.


Fallimento - Stato passivo - Interpretazione - Controversie in sede di ripartizione dell'attivo del fallimento - Decreto di esecutività dello stato passivo - Assimilabilità al titolo esecutivo dell'esecuzione individuale - Interpretazione del decreto di esecutività dello stato passivo - Apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità.
In sede di ripartizione dell'attivo del fallimento, oggetto della cognizione del giudice delegato sono solo le questioni relative alla graduazione dei crediti ed all'ammontare della somma distribuita, restando esclusa la proponibilità, in tale sede, di ogni altra questione relativa all'esistenza, qualità e quantità dei crediti e dei privilegi, in quanto riservata in via esclusiva al procedimento dell'accertamento del passivo (ex plurimis e da ultimo Cass. 10 giugno 2011, n. 12732). Pertanto ancorché non possa parlarsi propriamente di titolo esecutivo, il decreto di esecutività dello stato passivo svolge nella procedura fallimentare la stessa funzione svolta dal titolo esecutivo giudiziale nell'esecuzione individuale e cioè determina la misura del credito che può essere soddisfatta coattivamente. Ne consegue che anche l'interpretazione del decreto di esecutività dello stato passivo, come quella del titolo esecutivo giudiziale nell'esecuzione individuale, si risolve nell'apprezzamento di un fatto, come tale incensurabile in sede di legittimità sé esente da vizi logici o giuridici, e non consiste in una interpretazione che si risolve nella ricerca del significato oggettivo della regola o del comando di cui il provvedimento è portatore e che richiede l'applicazione, in via analogica, dei canoni ermeneutici prescritti dall'articolo 12 e seguenti d.p.c.c., in ragione dell'assimilabilità per natura ed effetti dei provvedimenti giurisdizionali agli atti normativi (per tale assimilazione v. Cass. s.u. 9 maggio 2008, n. 11501). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2015.


Decreto reso dal Tribunale all’esito di reclamo ex art. 26 l.f. – Pronuncia sulle spese – Reclamo dinanzi alla Corte d’Appello – Ammissibilità – Esclusione – Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. – Ammissibilità.
E’ inammissibile il reclamo dinanzi alla Corte d’Appello proposto avverso il decreto reso dal Tribunale ai sensi dell’art. 26 l.f., che abbia condannato il reclamante alla rifusione delle spese di lite, posto che il provvedimento concernente il regolamento delle spese di lite, emesso in sede di reclamo, è ricorribile per Cassazione ex art. 111 Cost.. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 02 Dicembre 2014.


Fallimento - Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. - Reclamo ex art. 26 l. fall. - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo non è autonomamente reclamabile - in analogia con quanto previsto, rispettivamente, dagli artt. 162, secondo comma, in caso di mancata ammissione alla procedura, e 179, primo comma, legge fall., per la mancata approvazione del concordato da parte dei creditori - ogni qualvolta ad esso non faccia seguito la dichiarazione di fallimento, trattandosi di decisione priva di contenuto intrinsecamente decisorio, attesa la proponibilità di una nuova proposta di concordato; detto decreto peraltro può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. quando, essendo fondato sull'insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi per l'accesso alla procedura o sul difetto di giurisdizione, abbia carattere decisorio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 17 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Facoltà del proponente di controdedurre alle osservazioni del commissario giudiziale.
Nel procedimento di concordato preventivo non è previsto un termine successivo al deposito della relazione del commissario giudiziale di cui all’articolo 172 L.F. per consentire al proponente di replicare alle osservazioni in essa contenute, non essendo prevista nel sistema la ricerca di una “superiore sintesi” tra le diverse opzioni valutative, nè la facoltà per il debitore di controdedurre in ordine alle valutazioni commissariali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Ottobre 2014.


Fallimento – Reclamo ex art. 26 l.f. contro il provvedimento del giudice delegato autorizzatorio dell’affitto di azienda – Ammissibilità – Esclusione.
E’ inammissibile il reclamo ex art. 26 l.f. avverso il provvedimento del giudice delegato autorizzatorio dell’affitto di azienda ai sensi dell’art. 104-bis co. 1 l.f., posto che la scelta dell’affittuario dell’azienda fallita rappresenta un atto del curatore che rimane tale anche se sia stato trasfuso nel suddetto provvedimento autorizzatorio del giudice delegato, il quale sotto tale profilo ha il valore di una mera presa d’atto della scelta del curatore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Luglio 2014.


Fallimento – Provvedimento del giudice delegato autorizzatorio della concessione del diritto di prelazione all’affittuario ex art. 104-bis co. 5 l.f. – Assenza del comitato dei creditori – Sostituzione ex art. 41 co. 4 l.f. del giudice delegato al comitato dei creditori nel parere favorevole alla concessione della prelazione – Necessità – Esclusione.
La sostituzione del giudice delegato al comitato dei creditori nelle ipotesi previste dall’art. 41 co. 4 l.f. è prevista soltanto al fine di “provvedere” in sua vece, ed il potere surrogatorio del giudice delegato deve quindi intendersi limitato alla concessione o al diniego di autorizzazioni e all’approvazione o alla richiesta di modifica del programma di liquidazione, e non può essere esteso, invece al rilascio di pareri. Ne consegue che, in assenza del comitato dei creditori, il giudice delegato può autorizzare, ai sensi dell’art. 104-bis co. 5 l.f., la concessione del diritto di prelazione all’affittuario di ramo di azienda, senza necessità di esprimere, in surroga del comitato stesso, il parere favorevole previsto dall’art. 104-bis co. 5 l.f.. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Luglio 2014.


Fallimento - Provvedimento del giudice delegato - Reclamo - Potere di sospensione del collegio - Sussistenza.
Nonostante il potere di sospensione dell’efficacia del provvedimento del giudice delegato non sia espressamente attribuito al collegio adito in sede di reclamo ex art. 26 l. fall., il tribunale può esercitare detto potere visto che allo stesso, in ambiti diversi, sono conferiti poteri cautelari; è il caso degli artt. 15, comma 8, l. fall. e 25, comma 1, l. fall.; nonché dello specifico potere di sospensiva attribuito dall’art. 19 l. fall. alla corte d’appello in sede di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 10 Luglio 2014.


Fallimento - Vendite fallimentari - Poteri di vigilanza del giudice delegato - Verifica e valutazione dell’attività gestoria - Vendita fallimentare con partecipazione di trust - Fattispecie.
Il generale potere di vigilanza e di controllo riconosciuto al giudice delegato dal primo comma dell’articolo 25 L.F., impone una verifica della legalità degli atti, ivi compresi quelli relativi alle vendite fallimentari. L’esercizio di tale funzione di vigilanza involge la verifica e la valutazione dell’attività gestoria in relazione a tutti gli aspetti della procedura ed è un potere riconosciuto non solo in linea generale dall’articolo 25, comma 1, L.F. ma anche dall’articolo 31, comma 1, L.F. in relazione all’attività di amministrazione del patrimonio fallimentare. (Nel caso di specie il collegio ha dichiarato legittimo il provvedimento con il quale il giudice delegato ha provveduto alla revoca dell’ordinanza di vendita ritenendo necessari approfondimenti in ordine alla perizia di stima dei beni, alla natura giuridica del trust ed alla sua legittimazione a partecipare alla gara ad acquistare i beni nell’ambito della vendita fallimentare nonché in relazione a possibili profili di violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale secondo le quali il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri ed a quelle procedurali che regolano il regime delle vendite con incanto che vietano al debitore di acquisire beni all’asta direttamente, per interposta persona o mediante fiduciario). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Giugno 2014.


Concordato con riserva - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del tribunale - Reclamo ex articolo 26 L.F. - Ammissibilità.
I decreti emessi dal tribunale ai sensi dell’articolo 161, comma 7, L.F. di autorizzazione al compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione nel periodo di concordato con riserva devono ritenersi impugnabili ai sensi dell’articolo 26 L.F. e ciò anche se l’articolo 164 L.F. si riferisce ai soli decreti del giudice delegato. La mancata menzione, in detto articolo, dei decreti del tribunale è, infatti, frutto di un difetto di coordinamento della norma conseguente alla introduzione, avvenuta nel 2012, della disciplina del concordato con riserva, la quale demanda al tribunale il controllo sugli atti di straordinaria amministrazione durante il periodo di concordato con riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 11 Luglio 2013.


Fallimento - Decreto di chiusura - Reclamo - Termine - Applicabilità dell'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Esclusione - Limiti.
In tema di chiusura del fallimento, l'inapplicabilità, con riferimento al termine per la proposizione del reclamo avverso il corrispondente decreto, della disciplina dettata dall'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ., deriva dalla peculiarità del procedimento fallimentare, nella specie giustificabile con la natura di procedimento incidentale da riconoscersi al reclamo endofallimentare, sicchè la "conoscenza del processo" di cui alla citata norma va riferita alla conoscenza del procedimento fallimentare, conseguendone, pertanto, che quella disposizione potrebbe fondatamente essere invocata solo dal creditore che non abbia ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9321.


Domanda d'ammissione al passivo - Inammissibilità dichiarata "de plano" per tardività - Opposizione ai sensi degli artt. 98 e 99 legge fall. - Proponibilità - Fattispecie.
Il decreto del giudice delegato che, senza fissazione di udienza, sancisca l'inammissibilità della domanda tardiva di credito, perché formulata oltre il termine di cui all'art. 101 l. fall., così impedendo alla parte istante di fornire la prova della non imputabilità ad essa del ritardo, è impugnabile con l'opposizione di cui all'art. 99 legge fall., trattandosi di provvedimento che concorre alla formazione definitiva dello stato passivo ed incide sul diritto alla partecipazione al concorso del creditore. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha cassato la sentenza impugnata, che aveva erroneamente riqualificato come reclamo ex art. 26 legge fall. l'opposizione, invece correttamente proposta dal creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Interesse ad agire..
Nell'ambito di un procedimento di vendita, l'interesse protetto dall'articolo 26, legge fallimentare, il quale prevede che il reclamo può essere proposto “da chiunque vi abbia interesse”, oscilla tra un interesse di mero fatto e la tutela di un diritto soggettivo, con la precisazione che detta tutela presuppone una diretta partecipazione alla gara. La legittimazione al reclamo, pertanto, non richiede necessariamente la sussistenza di un diritto soggettivo, essendo sufficiente un interesse ad un corretto svolgimento della gara che veda coinvolto anche il soggetto portatore dell'interesse stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Analogia con l'opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 c.p.c. - Condizioni di ammissibilità - Legittimazione - Presupposti - Partecipazione alla vendita - Soggetti portatori di un interesse che possa essere soddisfatto attraverso il corretto svolgimento del procedimento di vendita..
Nell'ambito del procedimento di liquidazione dell'attivo fallimentare, il reclamo disciplinato dall'art. 26 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi che trova la sua previsione nell'art. 617 c.p.c. in tema di procedimento esecutivo ordinario e soggiace, quindi, alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l’attività del giudice delegato in veste di giudice dell'esecuzione può essere riconosciuta soltanto a coloro che di tale fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse, suscettibile di essere soddisfatto attraverso il risultato di un'attività processuale conforme a legalità e di essere leso, invece, da un'attività posta in essere in violazione di legge e suscettibile, quindi, di essere reintegrato mediante l'accoglimento del gravame proposto contro l'atto illegittimo e per effetto della caducazione di questo. Tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di quisque de populo, di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato a espropriazione (singolare o collettiva), non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita per tal modo diventando destinatario dell'incidenza dei provvedimenti del giudice, e che non sia altrimenti qualificato, in relazione a posizioni soggettive concretamente apprezzabili e giuridicamente tutelabili, a pretendere il rispetto della legalità nei vari momenti in cui si articola l'attività di liquidazione (così, in motivazione, Cass. n. 2510/1994; nello stesso senso, Cass. n. 11287/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Sospensione della vendita - Disciplina di cui all'articolo 19 l.f. - Applicazione dell'articolo 108 l.f. - Presupposti - Distinzione..
La presenza di una disciplina speciale, che consente la sospensione della liquidazione dell’attivo nelle more della impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento a causa della sua provvisoria esecutività sino al passaggio in giudicato della sentenza di revoca del fallimento, esclude l’applicabilità della disciplina, di carattere generale, di cui all’art. 108, legge fallimentare, che attribuisce il potere di sospensione della liquidazione al giudice delegato limitatamente alle “operazioni di vendita” e per “gravi e giustificati motivi”. L’interpretazione di quest’ultima fattispecie consente di ritenere che il potere di sospensione del giudice delegato si svolge nell’ambito delle modalità di vendita poste in essere dal curatore e non anche in ordine all’an della liquidazione, il cui potere di sospensione, in base alla disciplina speciale recata dall’art. 19, legge fallimentare, spetta, in via esclusiva, alla corte di appello. Le due norme hanno, dunque, sfere applicative differenti con competenze e procedimenti diversi. La disciplina contenuta nell’art. 19 consente alla corte di appello di sospendere la liquidazione dell’attivo in relazione alla pendenza del procedimento di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, compreso il giudizio in cassazione e sino al passaggio in giudicato dell’eventuale sentenza di revoca, avendo tale provvedimento natura cautelare per una tutela inibitoria degli effetti del fallimento limitatamente alla liquidazione del patrimonio; la disciplina di cui all’art. 108 attiene, invece, alle modalità di liquidazione adottate dal curatore, dove i gravi e giustificati motivi devono essere ricercati e individuati in difformità liquidatorie rispetto al programma di liquidazione approvato dal comitato dei creditori ovvero alla autorizzazione agli atti esecutivi del giudice delegato, come anche alla autorizzazione dello stesso giudice delegato per una liquidazione anticipata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell’attivo - Piano di riparto - Liquidazione coatta amministrativa - Piano di riparto - Opposizione - Decisione - Natura del provvedimento - Appellabilità.
In tema di liquidazione coatta amministrativa, analogamente a quanto disposto dall'art. 116 legge fall. in materia di approvazione del rendiconto del curatore fallimentare, l'opposizione al piano di riparto di cui all'art. 213 legge fall., viene definita con provvedimento che, prescindendo dalla sua veste formale, ha natura di sentenza e soggiace, pertanto, all'ordinario regime impugnatorio, con la conseguente appellabilità dello ed inammissibilità del ricorso immediato per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2012, n. 15949.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del giudice delegato – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del giudice delegato, e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del G.D. – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità (artt. 26, 36, 164, 165, 182 l.f.)..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del G.D., e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Comitato dei creditori – Impugnazione degli atti – Atti compiuti dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori – Reclamo ex articolo 26 L.F. – Motivazioni di merito e di legittimità..
Il parere emesso dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori rimane pur sempre un provvedimento del giudice delegato e, come tale, reclamabile ai sensi dell'articolo 26, legge fallimentare e che può essere oggetto di revisione sia per ragioni di legittimità che per ragioni di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Liquidazione di compenso professionisti - Legittimazione del creditore - Sussistenza..
Il singolo creditore è legittimato a proporre reclamo ai sensi dell'articolo 26, legge fallimentare avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, nell'ambito della procedura di concordato preventivo, provvede alla liquidazione del compenso di un professionista che ha assistito l'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012.


Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Reclamo incidentale - Ammissibilità..
Nell'ambito del procedimento di reclamo di cui all'articolo 26, legge fallimentare deve ritenersi ammissibile la proposizione del reclamo incidentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012.


Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Termine per la proposizione - Reclamo incidentale - Udienza di discussione del reclamo principale..
Il termine lungo per la proposizione del reclamo di cui al quarto comma dell'articolo 26, legge fallimentare deve essere rispettato da colui che propone reclamo principale e non dal reclamante in via incidentale. Il reclamo incidentale può, pertanto, essere proposto fino all'udienza fissata per la discussione del reclamo principale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Impugnazione degli atti del giudice delegato - Intervento in giudizio del creditore - Ammissibilità..
Il creditore dell'impresa ammessa alla procedura di concordato preventivo è legittimato ad intervenire nel giudizio di impugnazione dei decreti del giudice delegato di cui all'articolo 26, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 01 Dicembre 2011.


Fallimento - Reclamo contro i decreti del giudice delegato del tribunale - Decorrenza del termine per gli altri interessati - Definizione di "altri interessati" - Terzi non creditori che subiscono effetti pregiudizievoli alla propria posizione di diritto soggettivo..
L'espressione "altri interessati" contenuta nel terzo comma dell'articolo 26, legge fallimentare sta ad indicare la posizione di soggetti terzi che assumono di subire i effetti pregiudizievoli indirettamente derivanti da provvedimenti di natura decisoria destinati ad incidere sulla situazione soggettiva di diritto di cui sono titolari e quindi in un ambito del tutto diverso dalla posizione dei creditori che subiscono, quale effetto diretto del provvedimento, gli esiti del decreto di esdebitazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Novembre 2011, n. 24215.


Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 LF - Provvedimento di revoca e omessa pronuncia di fallimento - Reclamabilità - Esclusione - Ricorso per cassazione ex articolo 111 Cost...
Qualora il tribunale, provveda alla revoca del concordato senza contestualmente dichiarare il fallimento, il decreto non sarà autonomamente reclamabile ma impugnabile mediante il ricorso per Cassazione di cui all'articolo 111 Cost.. (Fabio Fantin) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Agosto 2011.


Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Consulenza sulle scritture contabili e la documentazione liquidazione del compenso da parte del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Legittimazione del pubblico ministero - Spettanza - Insussistenza. .
Il Pubblico Ministero, nel concordato preventivo riformato, non è parte necessaria della procedura e la comunicazione, a tale organo, della domanda del debitore non vale a conferirgli alcuna legittimazione generale all’impugnativa degli atti di liquidazione dei compensi, nella specie riconosciuti dal giudice delegato al professionista incaricato di verificare le scritture contabili e la documentazione del ricorso, e ciò per il principio di specialità del procedimento ex art. 26 legge fallim. che, per tali controversie, prevale sulla disciplina di cui all’art.11, comma 5, della legge 8 luglio 1980, n.319 (ora sostituito dal d.P.R. 30 maggio 2002, n.115). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2011, n. 16136.


Amministrazione straordinaria - Ripartizione dell'attivo ex art. 67 D.Lgs. 270/99 - Reclamo avverso il progetto di ripartizione ex art. 110, comma 3 L.F. e 26 L.F. nei testi vigenti successivamente all'entrata in vigore del D.Lgs. 5/2006, ma anteriormente all'entrata in vigore del D.Lgs. 169/2007. Notificazione del reclamo ex art. 26, comma 8, L.F. - Nozione di controinteressati - Ricomprensione in tale nozione dei creditori in prededuzione ex art. 52 D.Lgs. 270/99 - Omessa notificazione del reclamo agli stessi - Nullità del decreto che decide sul reclamo..
E’ affetto da nullità insanabile il decreto del Tribunale che decida sul reclamo proposto nelle forme dell'art. 26 L.F., ma ai sensi dell'art. 36 L.F., avverso il progetto di ripartizione di cui agli artt. 67 D.Lgs. 270/99 e 110 L.F. di cui sia stata omessa la notificazione ai creditori in prededuzione (art. 52 D.Lgs. cit.) dei quali nel progetto stesso era previsto il pagamento di una frazione del loro credito, posto che tali creditori rivestono la qualifica di controinteressati ai sensi dell’art. 26, comma 8, L.F.. (Giovanni Gobbi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 22 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Provvedimento di nomina di C.T.U. - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Ragioni.
Nel procedimento per l'ammissione al concordato preventivo, il pubblico ministero non è legittimato a proporre reclamo avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi in favore del consulente tecnico, nominato dal giudice delegato, sia perché, a seguito della modifica introdotta con il d.l. 14 marzo 2005, n. 35 (conv. con modifiche in l. 14 maggio 2005, n. 80), non gli è più riconosciuto il potere di intervento necessario nel procedimento in questione, sia perché non è applicabile l'art. 11, quinto comma, della legge 8 luglio 1980, n. 319, in quanto incompatibile con la disposizione speciale contenuta nell'art. 26 legge fall. (applicabile alla procedura concordataria ex art. 164 legge fall.) che indica con precisione tutti i soggetti legittimati all'impugnazione dei provvedimenti di reclamo del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2011, n. 16136.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere - Sentenza di omologazione passata in giudicato - Effetti - Decadenza degli organi fallimentari - Limiti - Procedimento pendente ex art. 26 l.f. - Perdurante "vis attractiva" del tribunale fallimentare - Sussistenza - Provvedimenti del giudice delegato - Impugnazione da parte dell'assuntore - Ammissibilità - Fondamento.
La chiusura della procedura di fallimento per effetto del passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato fallimentare, ancorchè possa comportare l'assunzione dei relativi obblighi da parte di un terzo, non incide di per sè sul procedimento pendente ex art.26 legge fall., in tema di reclamo avverso i provvedimenti del giudice delegato di liquidazione di compensi al CTU ed al legale della curatela, nè priva il curatore della legittimazione processuale - nella specie, passiva - atteso che tale concordato, fino a quando non sia interamente eseguito e salvo il caso in cui preveda l'immediata liberazione del debitore, non determina la decadenza degli organi fallimentari, i quali rimangono in carica, per il buon fine del concordato medesimo; ne consegue che la "vis attractiva" del tribunale fallimentare, e non del giudice ordinario, continua a permettere il sindacato degli atti emanati nel corso della procedura giurisdizionale, con l'impugnativa promuovibile dal citato assuntore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Luglio 2011, n. 16040.


Concordato fallimentare - Procedimento di selezione tra una pluralità di proposte - Provvedimento del tribunale ex articolo 26 l.f. - Ricorso per cassazione - Sospensione del giudizio di omologa ex articolo 295 c.p.c. - Esclusione..
In pendenza di ricorso per cassazione avverso il provvedimento reso dal tribunale su reclamo ex art. 26 l.fall. relativo alla ritualità del procedimento di selezione tra una pluralità di proposte concordatarie, non vi sono spazi per la sospensione ex art. 295 c.p.c. del giudizio di omologa, in ragione del diniego di effetto sospensivo del reclamo disposto dall’art. 26 l.fall., nonché del fatto che per effetto della mancata sospensione non possono essere paventati effetti irreversibili: da un lato perché l’immediata efficacia rientra nel sistema della legge concorsuale, dall’altro lato perché l’invocata sospensione dell’omologazione non avrebbe altra conseguenza che la prosecuzione della liquidazione concorsuale, con la concreta possibilità di dover fari i conti con altrettanti effetti legittimamente provocati e non più revocabili. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 15 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento.
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento.
Il provvedimento del tribunale che respinge il reclamo proposto avverso il decreto col quale il giudice delegato nel procedimento di concordato preventivo, antecedente all'omologazione, autorizzi il debitore al compimento di atti di disposizione di beni di sua proprietà, non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento, con funzioni tutorie ed integrative dei poteri negoziali del debitore medesimo - il quale in questa fase conserva l'amministrazione dei propri beni e l'esercizio dell'impresa - che non decide su diritti soggettivi e non pregiudica il diritto dell'interessato a far valere le proprie ragioni in sede contenziosa, impugnando direttamente l'atto negoziale. Cassazione civile, sez. VI, 07 Luglio 2011, n. 15074.


Stato passivo - Intangibilità - Condizioni - Effetti nella successiva ripartizione dell'attivo - Credito ipotecario - Ammissione al passivo con la causa di prelazione richiesta - Omesso rinnovo dell'iscrizione ipotecaria nel ventennio dalla prima formalità - Conseguenze - Inefficacia sopravvenuta dell'ipoteca - Esclusione - Fondamento - Differenze con l'esecuzione singolare.
In tema di ripartizione dell'attivo nel fallimento, posto che il decreto di approvazione dello stato passivo, di cui all'art. 96 legge fall., se non impugnato, preclude ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione, la sua intangibilità non ammette il riesame del credito da parte del giudice delegato in sede di finale distribuzione, mediante degradazione a chirografo, di un credito già ammesso in via ipotecaria; ne consegue che nemmeno il mancato rinnovo dell'iscrizione ipotecaria alla scadenza del ventennio dal compimento della prima formalità pubblicitaria, attenendo al solo profilo dell'efficacia e perciò non estinguendo nè il titolo ipotecario, nè il diritto di credito garantito, costituisce ragione per la degradazione, in quanto in materia non opera l'istituto della prescrizione, e dunque dell'ipotizzabilità della interruzione, con riguardo all'apertura del fallimento, essendo invece sufficiente, perchè la garanzia giovi al creditore, che questi abbia richiesto ed ottenuto l'ammissione al passivo del proprio credito, senza che, alla data della domanda, l'iscrizione stessa abbia superato il ventennio, permanendo tale efficacia per tutto il corso della procedura; in questo modo l'istituto si adatta alla sistematica concorsuale, nella quale il creditore, depositata la domanda, consuma il suo potere processuale nè ha più il potere o l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca, che cessa di essere nella sua disponibilità una volta ammesso, a differenza di quanto accade nell'esecuzione singolare, in cui l'iscrizione non deve aver superato il ventennio alla data della vendita forzata, che concreta l'espropriazione che il creditore ha diritto di chiedere, mentre nella procedura concorsuale la vendita è disposta su iniziativa del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2011, n. 7570.


Concordato fallimentare - Selezione di plurime proposte - Reclamo ex art. 26 l.fall. del soggetto escluso - Oggetto - Proposizione di opposizione fondata su identici vizi - Inammissibilità - Nuova disciplina del concordato fallimentare - Reti di distribuzione delle competenze tra gli organi della procedura - Natura negoziale dell'istituto - Ridefinizione dei controlli del tribunale..
Qualora la società che abbia partecipato alla fase di selezione tra le plurime proposte, senza risultarne vincitrice, abbia proposto reclamo ex art. 26 l.fall. lamentando l’illegittimità della proposta o la violazione di norme processuali, è inammissibile l’opposizione all’omologa incentrata sui medesimi vizi. L’orientamento della Cassazione, in forza del quale le condizioni di ammissibilità della proposta resterebbero sempre riesaminabili in sede di omologazione, non può accogliersi nel contesto della nuova disciplina del concordato fallimentare, che ha determinato una redistribuzione delle competenza tra gli organi della procedura nel contesto di un’accentuata negozialità dell’istituto, nonché una ridefinizione dell’oggetto dei controlli del tribunale e dello stesso giudizio di omologazione. Ne segue che le eventuali illegittimità degli atti in cui si snoda l’iter concordatario debbono essere fatte valere con il rimedio tipico del reclamo, in cui tali doglianze trovano la loro sede naturale ed unica di espressione, senza possibilità che le stesse siano proposte per la prima volta con opposizione all’omologazione (ostandovi la definitività dell’atto e la sanatoria conseguente al mancato reclamo) o che sia in tale sede riproposta (ostandovi il principio del ne bis in idem). (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Concordato fallimentare - Reclamo di provvedimenti del giudice delegato - Rigetto - Proposizione di ricorso per cassazione - Sospensione necessaria del giudizio di omologazione - Esclusione..
Se avverso il provvedimento del tribunale, che ha rigettato il reclamo con cui si era interinalmente dedotta una illegittimità di un provvedimento del giudice delegato assunto nell’iter concordatario, viene proposto ricorso per cassazione, non si impone la sospensione necessaria del giudizio di omologazione ex art. 295 c.p.c., sia perché non sussiste tra i diversi giudizi un rapporto di pregiudizialità sostanziale, tale da rendere necessaria una sospensione onde prevenire il rischio di un conflitto di giudicati; sia perché tra gli oggetti dei due giudizi sussiste un’inevitabile distinzione, tale che l’uno non influisce sull’esito dell’altro se non indirettamente. Nell’art. 26 l.fall., d’altronde, il legislatore ha compiuto una scelta netta in senso contrario all’effetto sospensivo del reclamo, chiaramente volta a favorire la celerità del procedimento e a rendere inefficaci iniziative strumentali di eventuali contro interessati al buon esito dello stesso, con accettazione del rischio che il successivo accoglimento del reclamo renda più complessa la gestione degli effetti di tale sopravvenienza sul piano giuridico e materiale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Concordato fallimentare – Omologazione – Pendenza di giudizio in Corte di Cassazione ex art. 111 Cost. avverso decisione del Tribunale su reclamo ex art. 26 l.f. – Sospensione necessaria del procedimento di omologazione ex art. 295 c.p.c. – Insussistenza dei presupposti..
Il fatto che il provvedimento assunto dal tribunale ex art. 26 l.f. sia stato impugnato con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. e che il relativo procedimento sia pendente non comporta la sospensione necessaria del procedimento di omologazione del concordato fallimentare a norma dell’art. 295 c.p.c., non ponendosi un problema di giudicato in rapporto ad un decreto di omologazione di concordato fallimentare, e tantomeno potendosi ipotizzare un rischio di conflitto tra giudicati con riguardo agli esiti dei due procedimenti. (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Marzo 2011.


Fallimento - Verifica del passivo - Ammissione della domanda con riserva - Scioglimento della riserva - Impugnazione - Modalità..
In mancanza di espressa disposizione, si deve ritenere che il provvedimento con il quale il giudice delegato modifica lo stato passivo e dispone il definitivo accoglimento della domanda accolta con riserva, possa essere impugnato con il reclamo previsto dall'articolo 26, legge fallimentare, il quale rappresenta lo strumento impugnatorio residuale per tutte le ipotesi in cui non sia dalla legge diversamente disposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 15 Febbraio 2011.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda supertardiva – Reclamo ex art.26  L.F. – Inammissibilità..
E’ inammissibile il reclamo avverso il decreto con il quale il giudice delegato ha dichiarato improcedibile ex art. 101, comma 4, legge fallimentare la domanda tardiva di credito depositata oltre il termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, laddove sia richiesta al tribunale in sede di reclamo unicamente l’ammissione del credito, essendo devoluto in via esclusiva agli organi della procedura fallimentare nelle forme di cui agli artt. 95 ss., legge fallimentare il vaglio circa la sussistenza del credito ed il relativo rango. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Richiesta di omologazione - Legittimazione esclusiva dal proponente..
Il procedimento di omologazione del concordato fallimentare non prevede l'impulso d'ufficio bensì l'iniziativa da parte del proponente; l'articolo 129, legge fallimentare, applicabile nel cd. rito intermedio ma anche nell'attuale disciplina, prevede, infatti, che l'unico legittimato a richiedere l'omologazione sia colui che propone il concordato al quale, proprio per consentirgli l'iniziativa, viene comunicato il provvedimento del giudice delegato che, tra l'altro, contiene la notizia dell'avvenuta approvazione della proposta da parte dell'assemblea dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Richiesta di omologazione - Termine - Decorrenza..
Nel silenzio della norma, si deve ritenere che la richiesta di omologazione del concordato fallimentare di cui all'art. 129, comma 3, legge fallimentare, debba essere presentata nel termine di 10 giorni previsto dall'art. 26. Questa opzione si giustifica con il richiamo complessivo allo speciale giudizio camerale che il riferimento a tale norma comporta e con la considerazione che solo per gli opponenti viene previsto un termine particolare e quindi derogatorio di quello in esame, senza considerare che l'altra soluzione (ritenere che il proponente godrebbe dello stesso termine assegnato agli interessati per l’opposizione) comporterebbe l'inconveniente pratico di costringere gli opponenti ad attivarsi anche in assenza di iniziativa del proponente e quindi inutilmente, considerato che tale inerzia comporta l'improcedibilità della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Parere del curatore - Impugnazione del provvedimento che ordina la comunicazione della proposta al comitato dei creditori - Impugnazione - Modalità..
Il parere reso dalla curatela sulla proposta di concordato fallimentare non è impugnabile con il reclamo ex art. 26, l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che ordina la comunicazione ai creditori della proposta medesima, onde provocarne il voto, bensì con il differente mezzo previsto dall’art. 36, l.fall.. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose - Rivendica da parte del terzo della proprietà del bene immobile ricompreso nell'attivo e domanda di sottrazione di esso all'esecuzione concorsuale - Ricorso proposto ex art. 619 cod. proc civ. contro il provvedimento di vendita - Qualificazione da parte del tribunale fallimentare come reclamo ex art. 26 legge fall. - Erroneità - Fondamento - Conseguenze - Disciplina anteriore alla riforma del d.lgs. n. 5 del 2006 - Fattispecie. .
Nelle procedure fallimentari aperte anteriormente alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 e tuttora regolate, ai sensi dell'art.150 del predetto decreto, dalla disciplina previgente, il terzo che rivendichi la proprietà di un bene immobile acquisito al fallimento - per essere soggetto alla vendita forzata - può proporre, finchè la vendita non abbia avuto luogo, opposizione nelle forme e nei termini di cui all'art.619 cod. proc. civ., essendo invece esclusa l'esperibilità, avverso il provvedimento del giudice delegato, del reclamo endofallimentare regolato dall'art. 26 legge fall. (In applicazione di detto principio, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, qualificando come reclamo endofallimentare l'opposizione di terzo, ne aveva dichiarato l'inammissibilità, per tardiva proposizione rispetto alla notifica del provvedimento di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2010, n. 23513.


Fallimento - Stato passivo - Principio di esclusività dell'accertamento del credito nelle forme di cui agli artt. 93 ss. legge fall. - Applicabilità ai crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del Curatore - Sussistenza - Possibilità di riconoscimento in assenza di contestazione - Sussistenza.
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui alla L. Fall., art. 92, e segg.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie.

A tale principio non si sottraggono i crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore, attesane la predicabilità in termini di costi della procedura, i quali sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti di massa, per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto de plano del giudice delegato L. Fall., ex art. 26, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui all'art. 93, e segg. stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, in subiecta materia, del tribunale fallimentare (Sez. 1^, Sentenza n. 11379 del 11/11/1998; Sez. 1^, Sentenza n. 515 del 15/01/2003). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, 18 Novembre 2010, n. 23353.


Concordato fallimentare - Reclamo ex articolo 26 l.f. - Contestazione dell'operato del comitato dei creditori - Litisconsorzio necessario - Sussistenza..
Nell'ambito del concordato fallimentare, qualora, in sede di reclamo ai sensi dell'art. 26, legge fallimentare, si contesti anche l'operato del comitato dei creditori, questo deve essere ritenuto litisconsorte necessario del procedimento e ciò in considerazione del ruolo di organo attivo della procedura attribuitogli dalla riforma nonchè della legittimazione processuale allo stesso riconosciuta dal nuovo testo dell’articolo citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 12 Novembre 2010.


Fallimento - Liquidazione aell'attivo - Vendita di immobili -Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione

Vendita - Obbligazioni del venditore - Consegna della cosa - Cosa diversa dalla pattuita ("aliud pro alio") - Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione
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In tema di vizi della cosa venduta, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia emesso decreto di trasferimento d'immobile costituito da "terreno edificabile" che, invece, sia risultato, dopo la vendita forzata del bene, terreno "edificato" di valore notevolmente superiore al prezzo di aggiudicazione, ricorre l'ipotesi della vendita "aliud pro alio" trattandosi di un errore relativo ad un elemento determinante l'offerta di acquisto. Ne consegue la legittimazione attiva del curatore ad esercitare l'azione di annullamento ai sensi degli artt. 1427-1429 cod. civ., non essendo applicabile, all'ipotesi di vendita "aliud pro alio", l'art. 2922 cod. civ. che, pur riguardando anche la vendita disposta in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, esclude la garanzia solo per gli altri vizi della cosa nella vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21249.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - In genere - Creditore non ammesso al passivo - Vendita in sede fallimentare del bene oggetto della garanzia - Contestazione, in sede di piano di riparto dell'attivo, di atti della liquidazione - Inammissibilità - Fattispecie. .
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare non è possibile rimettere in discussione l'importo dei crediti ammessi e le cause di prelazione riconosciute o escluse in sede di verificazione del passivo, attesa l'efficacia preclusiva, nell'ambito della procedura concorsuale, del decreto di approvazione dello stato passivo, nè sono ammesse contestazioni attinenti ad altre fasi della procedura, in quanto il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi e, comunque, alla collocazione dei diversi crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2010, n. 20180.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 legge fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Natura ordinatoria - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie. .
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare ai sensi dell'art. 26 legge fall.respinge il reclamo avverso l'atto con cui il curatore ha esercitato, ai sensi dell'art. 72 legge fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente (nella specie, vari preliminari di compravendita immobiliare) non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all'esercizio della funzione di controllo circa l'utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito. Ne consegue che detto provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., potendo invero i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall'attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18622.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Rendiconto di gestione del curatore - Contestazioni da parte del fallito - Approvazione del conto da parte del giudice delegato - Potere del giudice delegato - Esclusione - Reclamo al collegio oltre tre giorni dalla comunicazione ex art. 26 legge fall. - Decreto di rigetto per tardività - Illegittimità del provvedimento - Fondamento - Termine per reclamare - Dieci giorni ex art. 26 legge fall. - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Rendiconto del curatore - Contestazioni del fallito - Fase contenziosa - Rimessione al collegio - Obbligatorietà - Approvazione del rendiconto da parte del giudice delegato - Natura del provvedimento - Decisorietà - Termini per il reclamo al collegio ex art. 26 legge fall. - Dieci giorni - Omesso rispetto - Conseguenze - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006.
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In tema di giudizio di rendiconto del curatore, ai sensi dell'art.116 legge fall. - nel testo, "ratione temporis" vigente, anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - la contestazione svolta dal debitore avanti al giudice delegato preclude che questi possa dichiarare l'approvazione del rendiconto stesso, essendo necessario rimettere le parti ex art. 189 cod. proc. civ. avanti al collegio, cui solo compete pronunciare in sede contenziosa; ne consegue che anche il termine entro cui proporre reclamo al collegio avverso il predetto decreto del giudice delegato, che ha indubbia natura decisoria - e lede il fondamentale diritto del fallito al giudizio da parte del giudice naturale precostituto per legge, ex art.25 Cost. - non è di tre giorni, bensì di dieci giorni, come previsto dall'art. 26 legge fall. per i provvedimenti ordinatori. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione senza rinvio, sia del provvedimento del giudice delegato, sia dell'ordinanza con cui il collegio aveva erroneamente dichiarato inammissibile il reclamo, perchè tardivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 2010, n. 18436.


Fallimento – Atti del fascicolo fallimentare – Diritto dei terzi alla consultazione – Presupposti..
I terzi, e tra questi il difensore nominato dal curatore, non hanno un diritto alla consultazione del fascicolo fallimentare, ma possono presentare istanza in tal senso al giudice delegato, che discrezionalmente valuterà il loro interesse in bilanciamento con le esigenze di segretezza, o anche solo riservatezza, della procedura; tale valutazione è soggetta a revisione in sede di reclamo al tribunale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Giugno 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Proposta di concordato fallimentare - Provvedimento d'inammissibilità del giudice delegato - Reclamo - Decreto del tribunale - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato fallimentare, il decreto con cui il tribunale, nella specie accogliendo il reclamo proposto ex art. 26 della legge fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che abbia dichiarato inammissibile la relativa proposta, dispone la prosecuzione della procedura, non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi, come per l'apertura della procedura di concordato preventivo, di provvedimento ordinatorio privo del carattere di definitività, avendo funzione meramente delibatoria delle condizioni di ammissibilità di detto concordato, le quali restano riesaminabili, senza alcuna preclusione e senza alcun pregiudizio giuridicamente rilevante sulle posizioni soggettive degli interessati, in sede di sentenza di omologazione del concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 2010, n. 4864.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - In genere - Reclamo - Proposizione - Termine breve - Decorrenza - Modalità - Mancata osservanza - Conseguenze - Termine lungo - Applicabilità - Fondamento..
In tema di reclamo endofallimentare avverso i decreti del giudice delegato, ai sensi dell'art. 26, comma terzo, legge fall. (mod. dal d.lgs. n. 5 del 2006), il termine di dieci giorni decorre, per l'istante, dalla comunicazione integrale del provvedimento o dalla sua notificazione fatta dal curatore con modalità idonee a garantirne l'avvenuta ricezione (posta, posta elettronica, telefax); pertanto, nel caso in cui il curatore si sia limitato a dare comunicazione dell'esito negativo dell'istanza, realizzando solo una parziale ed incompleta conoscenza del provvedimento, deve applicarsi il termine lungo di novanta giorni, di cui al quarto comma dell'articolo richiamato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2010, n. 4783.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Fallimento - Dichiarazione tardiva di crediti - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
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In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione tardiva dei crediti al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dall'art. 3 cit., che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Novembre 2009, n. 24665.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Credito di lavoro - Ammissione al passivo in via privilegiata - Estensione del privilegio agli interessi legali sul capitale e alla rivalutazione monetaria maturati dopo il fallimento - Omesso riconoscimento nel decreto di ammissione al passivo - Rimedio - Opposizione allo stato passivo - Esclusività - Conseguenze - Deduzione come vizio del decreto di esecutività del piano di riparto - Inammissibilità - Fondamento..
Nella ripartizione dell'attivo del fallimento, le osservazioni dei creditori possono investire soltanto la graduazione dei privilegi e la collocazione di ciascun credito rispetto a quelli concorrenti, posto che il decreto di approvazione dello stato passivo, di cui all'art.96 della legge fall., se non impugnato, preclude ogni questione relativa all'esistenza del credito, alla sua entità, all'efficacia del titolo da cui deriva e all'esistenza di cause di prelazione. Pertanto, nel caso in cui il giudice delegato non abbia provveduto d'ufficio al riconoscimento in privilegio della rivalutazione monetaria e degli interessi postfallimentari sui crediti di lavoro (dovuto, ai sensi dell'art.54 della legge fall., a seguito della sentenza della Corte costituzionale 28 maggio 2001, n.162), e tale vizio non sia stato fatto valere con l'opposizione allo stato passivo ex art.98 della legge fall., il creditore non può più far valere tali pretese in sede di reclamo avverso il decreto di esecutività del piano di riparto, predisposto in conformità alle risultanze del predetto stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Agosto 2009, n. 18105.


Concordato preventivo - Cessione di beni - Domanda del debitore per la restituzione di beni non contemplati dal concordato - Azione ordinaria di cognizione - Ammissibilità - Fondamento.
Le domande con cui il debitore assoggettato alla procedura di concordato preventivo con cessione dei beni intenda far accertare che una parte del patrimonio acquisito dal liquidatore giudiziale non è compresa nell'attivo societario contemplato dal concordato stesso (trattandosi nella specie di beni della Federazione italiana dei consorzi agrari costituenti un patrimonio a gestione separata, in quanto risultanti da operazioni condotte nell'interesse e per conto dello Stato, ai sensi degli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 1235 del 1948, ratificato dalla legge n. 561 del 1956, applicabile "ratione temporis") e chieda perciò la condanna del medesimo liquidatore alla relativa restituzione, sono proponibili nelle forme dell'azione ordinaria di cognizione; infatti, al pari dalla controversia promossa da un terzo che rivendichi su determinati beni un diritto incompatibile con la loro cessione ai creditori in funzione liquidatoria, l'analoga contestazione mossa dal debitore non rinviene, nella disciplina concordatizia, un espresso o inequivoco divieto di attuarsi se non mediante il sistema di tutela interno rappresentato dai decreti del giudice delegato, adottabili ex artt. 26 e 164 legge fall. e reclamabili avanti al tribunale, non inerendo tali rimedi ad un sistema speciale ed esclusivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Luglio 2009, n. 16504.


Fallimento - Provvedimento decisorio del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Proposizione oltre l'anno dalla pubblicazione - Inammissibilità - Rilievo del vizio in sede di legittimità - Conseguenze - Cassazione senza rinvio.
In tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di liquidazione dell'attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui all'art. 26 legge fall., bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell'art. 327 cod. proc. civ., conseguendone l'inammissibilità del reclamo stesso ove proposto oltre tale scadenza. In caso di omesso rilievo del vizio da parte del tribunale, la Corte di Cassazione, quando risulti l'inammissibilità del reclamo, deve cassare senza rinvio il decreto impugnato, in applicazione del principio di cui all'art. 382, terzo comma, cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Marzo 2009, n. 7218.


Fallimento - Reclami avverso i decreti del giudice delegato nel procedimento ex art.26 legge fall. - Partecipazione al contraddittorio del curatore fallimentare - Qualità di parte necessaria - Configurabilità - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
In sede di reclamo al tribunale fallimentare, proposto, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso i provvedimenti del giudice delegato, il curatore, controparte del reclamante, partecipa al procedimento in quanto contraddittore necessario. (Fattispecie di reclamo avverso il decreto di trasferimento di bene immobile venduto a seguito di incanto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2009, n. 6710.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Decreto ingiuntivo - Successiva dichiarazione di fallimento del debitore ingiunto - Opponibilità del decreto alla massa dei creditori - Condizioni - Dichiarazione di esecutività anteriore al fallimento - Necessità - Sussistenza - Fondamento - Ammissione al passivo del credito con riserva di produzione della documentazione attestante la mancata opposizione del decreto ex art. 645 cod. proc. civ. - Opposizione rituale ex art. 98 legge fall. da parte del creditore - Necessità..
Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale solo a seguito della dichiarazione di esecutività ai sensi dell'art. 647 cod. proc. e, dunque, è inopponibile alla massa dei creditori concorsuali se non dichiarato esecutivo prima della sentenza dichiarativa di fallimento, ricorrendo l'esigenza di verificarne l'irrevocabilità soprattutto quando, come nella specie, il provvedimento monitorio è stato emesso, ex art. 633, primo comma, n. 2 cod. proc. civ., senza una vera prova scritta, sulla base della sola notula corredata del parere dell'ordine professionale; ne consegue che se il creditore viene ammesso al passivo, con riserva di produzione del certificato della cancelleria attestante la mancata opposizione ex art. 645 cod. proc. civ., il predetto provvedimento deve essere impugnato nelle forme e nei termini di cui all'art. 98 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2009, n. 6198.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita di immobili - In genere - Condono differito di cui all'art. 40 della legge n. 47 del 1985 (e succ. mod.) - Presupposti - Applicazione limitata alle procedure in corso all'epoca di entrata in vigore della legge - Esclusione - Anteriorità del credito per cui si procede o si interviene rispetto all'entrata in vigore della legge - Necessità - Sussistenza - Fattispecie.

Urbanistica - In genere.
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La disposizione di cui all'ultimo comma dell'art. 40 della legge n. 47 del 1985 (introdotto dal d.l. n. 146 del 1985, n. 146, conv. con mod. dalla legge n. 298 del 1985, poi ulteriormente modificata) - secondo la quale nella ipotesi in cui l'immobile rientri nelle previsioni di sanabilità e sia oggetto di trasferimento derivante da procedure esecutive, la domanda di sanatoria può essere presentata entro centoventi giorni dall'atto di trasferimento dell'immobile - trova applicazione, anche nel caso in cui la vendita forzata abbia luogo nell'ambito di una procedura fallimentare, purché il credito per il quale si procede (o insinuato al passivo) sia sorto anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 47 del 1985 (a prescindere dalla data delle successive sue modificazioni) e, quindi, non limitatamente alle procedure in corso alla predetta data, non rilevando la data di inizio della procedura di vendita forzata del bene. (Principio di diritto enunciato dalla S.C. rigettando il motivo di ricorso proposto da un comune avverso la decisione del tribunale che, in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato, aveva ritenuto che l'apertura della procedura concorsuale consentiva al terzo acquirente di un immobile irregolarmente edificato di avvalersi del cosiddetto condono differito, l'esercizio del quale faceva venir meno la precedente acquisizione dell'immobile ad opera del medesimo comune, la quale non era impeditiva dello svolgersi e dell'esito naturale della procedura di vendita del bene in ambito fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4640.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Esecuzione - Decreto del tribunale in ordine all'esecuzione del concordato - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Contestazione circa la misura e la qualità del credito soddisfatto - Ammissibilità - Esclusione - Giudizio di cognizione ordinaria - Necessità - Conseguenze - Fattispecie..
E inammissibile il ricorso per cassazione proposto ex art. 111 Cost. avverso il decreto del tribunale fallimentare che, in sede di esecuzione del concordato fallimentare, si sia pronunciato su di una questione attinente alla misura di un credito da soddisfare, in quanto tale provvedimento, non potendo avere ad oggetto questioni decise con la sentenza di omologazione, le quali devono trovare la loro soluzione in sede contenziosa nelle forme ordinarie, non è idoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti. (Principio reso dalla S.C. con riguardo al decreto del tribunale, emesso su reclamo avverso il piano di riparto depositato dal curatore ed attributivo al ricorrente soltanto della percentuale concordataria, anziché dell'intero importo del credito vantato, avendo il creditore ricorrente dedotto che erroneamente il proprio voto favorevole era stato interpretato come rinunzia al privilegio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3921.


Fallimento - Cessione dei beni - Vendita all'incanto - Aggiudicazione provvisoria - Offerta in aumento di sesto - Ordinanza di indizione di nuova gara - Omessa impugnazione - Successiva aggiudicazione all'offerente in aumento di sesto - Reclamo al tribunale - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie..
In tema di liquidazione dell'attivo nel concordato preventivo con cessione dei beni, all'ordinanza di vendita all'incanto emessa dal giudice delegato sono applicabili le disposizioni in tema di offerta di aumento di sesto previste dall'art. 584 cod. proc. civ. (compreso nel richiamo di cui all'art. 105 legge fall.) ed altresì quelle sul regime dell'impugnabilità di cui all'art. 617 cod. proc. civ., non avendo essa natura di provvedimento meramente preparatorio; ne consegue che,per il parallelo richiamo all'art. 26 legge fall., essendo il termine per la predetta impugnazione decorrente dalla pubblicazione dell'avviso ex art. 570 cod. proc. civ., è inammissibile il reclamo al tribunale avverso il provvedimento di aggiudicazione definitiva. (Nella specie, il reclamo era fondato su pretesi vizi del provvedimento, mai impugnato, che aveva disposto la gara sull'offerta di aumento di sesto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3903.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Condizioni - Offerta di un maggior prezzo - Sufficienza - Esclusione - Ulteriori criteri di valutazione - Necessità.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108, comma 3, legge fall. (nel testo "ratione temporis" applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, senza che peraltro la legge indichi un rigoroso criterio quantitativo cui correlare la conseguente determinazione, affidata al prudente apprezzamento del giudice; ne consegue che anche la presentazione di un'offerta in aumento (nella specie, del venti per cento) rispetto al prezzo di aggiudicazione - e prima del decreto di trasferimento - non costituisce, di per sè, requisito indispensabile per disporre la citata sospensione, qualora l'inferiorità del prezzo rispetto a quello giusto non sia ricavabile anche da altri elementi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2009.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Aggiudicazione di bene immobile - Natura decisoria - Sussistenza - Effetti - Impugnabilità ex art. 26 legge fall. - Necessità.
Il provvedimento di aggiudicazione di un bene immobile del giudice delegato ha natura decisoria e non meramente amministrativa, in quanto ad esso conseguono posizioni giuridiche soggettive prima inesistenti in favore dell'aggiudicatario, il quale diventa titolare del diritto a contrarre ed a vedersi trasferire il bene oggetto della vendita all'asta, con la conseguenza che tale provvedimento deve essere impugnato ai sensi dell'art. 26 legge fall. entro il termine perentorio di 10 giorni decorrenti dalla sua conoscenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 2008, n. 19737.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decreto di decadenza dell'aggiudicatario di bene immobile per omesso versamento del saldo del prezzo - Reclamo ex art. 26 legge fallim. - Sussistenza di precedente provvedimento definitivo di rigetto di istanza di restituzione della cauzione - Conseguenze - Inammissibilità del reclamo - Cassazione senza rinvio del decreto emesso in sede di reclamo.
È inammissibile il reclamo proposto dall'aggiudicatario di un immobile avverso il decreto del giudice delegato al fallimento, con cui viene dichiarato decaduto dall'aggiudicazione per omesso deposito del prezzo residuo, ove sia già stata definitivamente respinta, con decreto del giudice delegato confermato in sede di reclamo ex art. 26 legge fallim., la richiesta del medesimo aggiudicatario di restituzione della cauzione, atteso che in tal caso si è formato il giudicato in ordine a detta pretesa costituente oggetto anche del provvedimento di decadenza; con la conseguenza che la Corte di cassazione, adìta con ricorso avverso il decreto del tribunale fallimentare che ha deciso sul reclamo avverso tale ultimo provvedimento, deve d'ufficio rilevare l'inammissibilità del reclamo stesso e cassare, quindi, senza rinvio il decreto del tribunale perché l'azione non poteva essere proseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2006, n. 27506.


Fallimento - Organi del Fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decreto di decadenza dell'aggiudicatario di bene immobile per omesso versamento del saldo del prezzo - Reclamo ex art. 26 legge fallim. - Sussistenza di precedente provvedimento definitivo di rigetto di istanza di restituzione della cauzione - Conseguenze - Inammissibilità del reclamo - Cassazione senza rinvio del decreto emesso in sede di reclamo.
È inammissibile il reclamo proposto dall'aggiudicatario di un immobile avverso il decreto del giudice delegato al fallimento, con cui viene dichiarato decaduto dall'aggiudicazione per omesso deposito del prezzo residuo, ove sia già stata definitivamente respinta, con decreto del giudice delegato confermato in sede di reclamo ex art. 26 legge fallim., la richiesta del medesimo aggiudicatario di restituzione della cauzione, atteso che in tal caso si è formato il giudicato in ordine a detta pretesa costituente oggetto anche del provvedimento di decadenza; con la conseguenza che la Corte di cassazione, adìta con ricorso avverso il decreto del tribunale fallimentare che ha deciso sul reclamo avverso tale ultimo provvedimento, deve d'ufficio rilevare l'inammissibilità del reclamo stesso e cassare, quindi, senza rinvio il decreto del tribunale perché l'azione non poteva essere proseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2006, n. 21506.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata respinta l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo dell'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2006, n. 19667.


Fallimento - Ripartizione parziale - Previsione di accantonamenti - Decreto del tribunale su reclamo, "in parte qua", avverso il decreto di esecutività - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Esclusione.
Il decreto emesso dal tribunale fallimentare sul reclamo avverso il decreto con cui il giudice delegato dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui dispone accantonamenti di somme, non può essere impugnato per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., atteso che le somme sottratte alla ripartizione non vengono definitivamente negate al creditore reclamante (ancorché garantito da ipoteca), o attribuite ad altri, ma soltanto ne è rinviata la distribuzione al piano di riparto finale, sicché la relativa statuizione ha carattere meramente ordinatorio. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2006, n. 2329.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato con cessione dei beni - Decreto di trasferimento di bene immobile emesso dal giudice delegato - Impugnazione - Interesse e legittimazione del debitore ad impugnare - Sussistenza - Fondamento.
L'interesse e la legittimazione dell'imprenditore in concordato preventivo con cessione dei beni ad impugnare il decreto di trasferimento di bene immobile emesso - nell'ambito della liquidazione concordataria - dal giudice delegato non sono esclusi né dalla circostanza della avvenuta perdita, da parte dell'imprenditore, della disponibilità del bene per effetto della cessione concordataria, atteso che l'interesse e la legittimazione in questione non hanno riguardo alla disponibilità dei beni ceduti, bensì alla regolarità ed efficienza dell'attività liquidatoria (al fine di conseguire, mercé il suo proficuo risultato, l'esdebitazione programmata con la proposta di concordato e di impedire l'evoluzione della procedura nel fallimento), né dalla circostanza che l'eventuale rimozione del decreto di trasferimento comporterebbe comunque la rinnovazione dello stesso, atteso che anche nella esecuzione del concordato preventivo al giudice delegato è consentito l'esercizio del potere di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, ed a fronte di tale eventualità la possibilità di caducazione del provvedimento traslativo e dell'esercizio successivo di tale potere sospensivo realizza l'interesse in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2005, n. 19210.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobile - Decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario - Istanza dell'acquirente diretta ad ottenere la dichiarazione o l'annullamento del decreto - Decreto di rigetto del giudice delegato - Decisione del tribunale - Impugnazione "ex" art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
Avverso il decreto del tribunale che decide sul reclamo nei confronti del provvedimento del giudice delegato, adottato in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, di rigetto dell'istanza dell'acquirente del bene diretta ad ottenere la dichiarazione di nullità, ovvero l'annullamento o la revoca della vendita dell'immobile, in quanto gravato da un vincolo non indicato negli atti della procedura e tale da far prefigurare la vendita di 'aliud pro aliò, è proponibile da parte di quest'ultimo il ricorso straordinario per cassazione per violazione di legge "ex" art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di natura decisoria incidente sul diritto di garanzia dell'acquirente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Febbraio 2005.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Vendita immobiliare - Provvedimento di aggiudicazione del giudice delegato - Reclamo ai sensi dell'art. 26 legge fallim. - Ammissibilità - Ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita di immobili nel fallimento, il provvedimento di aggiudicazione del giudice delegato è soggetto a reclamo al Tribunale ai sensi dell'art. 26 legge fallim. e, pertanto, avverso lo stesso non è ammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Settembre 2004, n. 18533.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Procedimento relativo - Struttura - Art. 159 cod. proc. civ. - Applicabilità - Condizioni - Limiti.
Il procedimento di liquidazione delle attività fallimentari si presenta, analogamente al processo esecutivo, strutturato non già come una sequenza continua di atti ordinati ad un unico provvedimento finale - secondo lo schema proprio del processo di cognizione - bensì come una successione di subprocedimenti, cioè una serie autonoma di atti preordinati a distinti provvedimenti successivi. Tale autonomia di ciascuna fase rispetto a quella precedente comporta che le situazioni invalidanti, che si producano nella fase che è conclusa dalla ordinanza di autorizzazione della vendita, sono suscettibili di rilievo nel corso ulteriore del processo -mediante reclamo ex art. 26 L.F.- solo in quanto impediscano che il processo consegua il risultato che ne costituisce lo scopo, e cioè l'espropriazione del bene pignorato come mezzo per la soddisfazione dei creditori, mentre ogni altra situazione invalidante, di per sè non preclusiva del conseguimento dello scopo del processo, deve essere eccepita con una distinta impugnazione. Ne consegue che la suddivisione del procedimento esecutivo in fasi autonome strumentalmente propedeutiche a distinti provvedimenti successivi e la immediata impugnabilità dei singoli provvedimenti con i mezzi specifici e nei termini previsti dalla legge comportano una riduzione dell'operatività dell'art. 159 cod. proc. civ., in virtù del quale la nullità di un atto si estende agli atti successivi che ne siano indipendenti, ma tale norma opera altresì nell'ambito degli atti appartenenti a uno stesso subprocedimento, qual è quello della vendita, che si conclude con il trasferimento del bene espropriato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2004, n. 16856.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Partecipazione dei creditori tardivi - Cause di non imputabilità del ritardo - Apprezzamento del giudice di merito - Sindacabilità in Cassazione per vizi della motivazione - Esclusione.
L'ordinanza emessa dal tribunale sul reclamo ex art. 26 legge fall. avverso il decreto del giudice delegato che, in sede di formazione del piano di riparto, disattende le osservazioni formulate da un creditore, non è censurabile in cassazione per vizi della motivazione, essendo il ricorso ammesso soltanto per violazione di legge ai sensi dell'art. 111 Cost.; ne consegue che non è censurabile in sede di legittimità la motivazione (purché sussistente) dell'apprezzamento di merito circa la sussistenza (o non) di cause del ritardo della insinuazione ai sensi dell'art. 101 legge fall. non imputabili al creditore tardivo, rilevanti, ai sensi dell'art. 112 legge fall., agli effetti della partecipazione al riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2004, n. 10578.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunale   fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere (dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2004.


Provvedimenti in materia fallimentare - Decreto del Tribunale su reclamo in materia di ripartizione dell'attivo - Questioni relative agli accantonamenti - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione.
Il ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto emesso dal tribunale in sede di reclamo avverso provvedimenti del giudice delegato in materia di ripartizione dell'attivo, è inammissibile quando abbia ad oggetto questioni relative all'ammontare delle somme accantonate, dal momento che l'accantonamento non incide su un diritto soggettivo, e la relativa statuizione è quindi priva del requisito della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2003, n. 14330.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Terzo aspirante all'acquisto di un bene della massa - Richiesta di sindacato sulle modalità adottate per la vendita - Difetto di legittimazione - Vendita a trattativa privata di beni mobili - Libertà di procedura - Conseguenze in tema di presentazione delle offerte di acquisto.
Il terzo che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare non è legittimato a chiedere alcun sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in sede concorsuale, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto soggettivo all'osservanza della relativa disciplina. In particolare, nel caso (come nella specie) di vendita a trattativa privata di beni mobili - a prescindere dalla circostanza se essa debba essere preceduta o meno da pubblicità in caso di vendita di massa -, la vendita stessa è comunque soggetta alla più ampia libertà di procedure, secondo quanto di volta in volta disposto dal Giudice, con la conseguenza che, ai fini della presentazione delle offerte di acquisto, non è necessario che il giudice emani un provvedimento formale di vendita a trattativa privata dei beni, dovendo, per converso, ritenersi del tutto legittimo che l'interessato all'acquisto presenti, in qualsiasi momento, un'offerta al curatore, anche a prescindere dalla circostanza che il bene risulti formalmente in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2002, n. 17247.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita di rami di azienda - Trattativa privata - Autorizzazione del G.D. - Reclamo al tribunale fallimentare - Ammissibilità - Revoca da parte dello stesso G.D. - Ammissibilità - Mezzi di impugnazione avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione - Esperibilità - Esclusione.
Il provvedimento con il quale il G.D. abbia autorizzato la vendita di beni fallimentari (nella specie, due rami d'azienda) a trattativa privata è, al tempo stesso, revocabile da parte dello stesso giudice e reclamabile dinanzi al tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., essendone, per converso, esclusa l'impugnabilità con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Settembre 2002, n. 13583.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - Sentenza di omologazione - In genere - Beni del fallimento - Trasferimento nel patrimonio dell'assuntore - Titolo esecutivo - Sentenza di omologazione - Decreti attuativi ed integrativi del GD - Natura meramente esecutiva - Conseguenze - Impugnabilità in Cassazione ex art. 111 Cost. dei decreti del GD o di quelli emessi in sede di reclamo dal tribunale - Esclusione.
Il trasferimento dei beni all'assuntore del concordato fallimentare trova titolo diretto ed immediato nella relativa sentenza di omologazione, mentre i successivi, eventuali decreti del giudice delegato - ivi compresi quelli contenenti la specifica descrizione dei beni necessaria ai fini della trascrizione - hanno carattere meramente esecutivo, con la conseguenza che detti decreti, al pari di quelli emessi dal tribunale su reclamo ex art. 26 legge fall., non risolvendo alcun conflitto tra assuntore e terzo, non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2002, n. 12862.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedura di concordato preventivo con cessione dei beni - Sospensione della vendita disposta dal G.D. - Revoca della sospensione ed aggiudicazione da parte del Tribunale - Provvedimento relativo - Impugnazione per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Legittimazione dell'imprenditore concordatario - Sussistenza.
È impugnabile per cassazione , ai sensi dell'art. 111 Cost., il provvedimento con il quale, nella procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, il Tribunale, revocando la sospensione della vendita disposta dal G.D., aggiudichi i beni posti in vendita ed ordini all'aggiudicatario il versamento del prezzo. La legittimazione all'impugnazione spetta all'imprenditore concordatario, in considerazione del diritto degli interessati alla realizzazione del migliore risultato possibile nella liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8278.


Concordato preventivo - Istruzioni del giudice delegato sulla liquidazione in pendenza d'appello - Ricorso per cassazione - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, le istruzioni date dal giudice delegato al liquidatore in ordine al comportamento da tenere, a seguito di impugnazione della sentenza di omologazione, esauriscono la loro efficacia nei rapporti tra gli organi della procedura; esse rappresentano, quindi, un atto interno intrinsecamente inidoneo a risolvere, con efficacia nei confronti del debitore, il contrasto in ordine alla sussistenza del potere - dovere del liquidatore di procedere alla liquidazione dei beni prima del passaggio in giudicato della sentenza che ha omologato il concordato; pertanto, poiché il provvedimento del giudice delegato è privo di efficacia decisoria, il decreto emesso dal Tribunale su reclamo non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2001, n. 15833.


Fallimento - Provvedimento del Tribunale in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura fallimentare - Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 cost. - Sussistenza - Limiti.
Contro il provvedimento del Tribunale che decide in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura concorsuale (nella specie, autorizzazione alla vendita in massa delle attività mobiliari di un'azienda) è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa in sede di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. e dichiarata espressamente non impugnabile dall'art. 618 cod. proc. civ., giacché entrambi i provvedimenti risolvono un incidente (di tipo cognitorio) in ordine alla ritualità di un atto della procedura esecutiva; in tali ipotesi, tuttavia, il ricorso per Cassazione è consentito soltanto per violazione di legge, dovendosi perciò escludere l'ammissibilità di censure volte a sollecitare un sindacato sull'adeguatezza della motivazione del provvedimento impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2000, n. 6386.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Provvedimento del tribunale ex art. 26 legge fall. sulla ritualità del procedimento ex art. 116 legge fall. - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto con cui il tribunale, in sede di reclamo ex art. 26 legge fall., decide sulla ritualità dello svolgimento del procedimento prefigurato dall'art. 116 legge fall., incidente su diritti delle parti e, in particolare, sul diritto del fallito a partecipare al giudizio medesimo, è impugnabile da quest'ultimo con ricorso straordinario per cassazione, dal momento che il provvedimento stesso ha, per un verso, natura "decisoria" sul predetto diritto (art. 24 Cost.) attribuitogli dalla legge e, per altro verso, carattere "definitivo", perché non altrimenti impugnabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2000.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclami avverso i decreti del giudice delegato in materia di vendita fallimentare - Principio del contraddittorio - Osservanza - Necessità - Reclamo avverso il provvedimento di sospensione della vendita - Mancato rispetto di detto principio - Conseguenze - Nullità del procedimento di reclamo e del conseguente decreto - Natura decisoria di detto decreto - Rilevabilità della violazione per mezzo del ricorso straordinario ex art. 111 Cost. - Aventi titolo alla partecipazione al contraddittorio - Reclamante, curatore ed altri soggetti risultanti destinatari degli effetti della decisione - Offerente poi astenutosi dal partecipare alla vendita senza incanto con le modalità previste dalla legge - Qualità di parte - Esclusione - Fondamento.
In sede di reclamo al Tribunale fallimentare avverso i provvedimenti emessi dal giudice delegato in materia di vendita di beni acquisiti all'attivo fallimentare, deve osservarsi a pena di nullità - deducibile con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost., configurandosi il relativo decreto del Tribunale come provvedimento di natura decisoria e di carattere definitivo - il principio del contraddittorio, con conseguente necessità di convocazione, in camera di consiglio, del reclamante, del curatore e dei soggetti che, in relazione allo specifico oggetto del reclamo, risultino destinatari degli effetti della decisione. Nel novero di tali soggetti non rientra, nel caso in cui si verta, come nella specie, in tema di sospensione della vendita disposta a norma dell'art. 108 legge fall., chi, dopo aver presentato un'offerta, non abbia acquisito la qualità di parte nel subprocedimento di vendita senza incanto, disposta dal giudice delegato a seguito di questa e di altre offerte, per essersi volontariamente astenuto, pur avendone avuto notizia, dal partecipare alla vendita stessa nei modi di cui agli artt. 571 e seguenti cod. proc. civ. Costui, infatti, non può che essere riconosciuto titolare di un interesse di mero fatto in ordine al procedimento di cui si tratta, giuridicamente non differenziato, ne' qualificato, rispetto all'interesse di cui è portatore qualsiasi altro soggetto che, rimasto estraneo allo svolgimento di una prima fase dell'attività processuale di liquidazione, ritenga conveniente, in esito agli sviluppi di esso, inserirsi nelle eventuali, successive fasi in cui tale attività abbia ad articolarsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2000, n. 3522.


Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - In genere - Provvedimenti di amministrazione e gestione dei beni del fallimento - Natura non decisoria - Ricorso per cassazione ex art. 111, secondo comma Cost. - Inammissibilità - Fattispecie in materia di affitto di azienda.
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'articolo 111, secondo comma Cost. avverso i provvedimenti del giudice delegato e del tribunale in sede di reclamo costituenti esercizio del potere di amministrazione e gestione dei beni acquisiti al fallimento e delle funzioni di direzione della procedura fallimentare; in tale categoria si iscrivono i provvedimenti che concedono, negano o revocano l'autorizzazione all'affitto di azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, 24 Novembre 1999, n. 13123.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vendita di immobili – In genere –  Reclamo ex art. 26 legge fall. – Legittimazione –  Condizioni.
Nella liquidazione dell'attivo fallimentare il reclamo disciplinato dall'art. 26 legge fall. tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cod. proc. civ. e soggiace alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l'attività del giudice delegato può essere riconosciuta soltanto a coloro che della fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse. Consegue che tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di "quisque de populo", di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato ad espropriazione, non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 1999, n. 11287.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Istanza di sospensione della vendita di beni immobili ex art.108 legge fall. - Rigetto - Reclamo al Tribunale - Intervento volontario svolto dall'aggiudicatario - Ammissibilità - Interesse dell'aggiudicatario - Sussistenza.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, qualora il giudice delegato rigetti l'istanza di sospensione della vendita, proposta ex art. 108 legge fall., per essere già stato disposto il trasferimento dei beni all'aggiudicatario, in caso di reclamo al Tribunale avverso tale decreto è ammissibile l'intervento volontario dell'aggiudicatario stesso, a nulla rilevando la circostanza che il provvedimento di sospensione della vendita sia insuscettibile di giudicato, e che, pertanto, costui sia comunque nella condizione di poter concorrere alla eventuale, nuova vendita (sicché mancherebbe l'interesse dell'aggiudicatario ad opporsi alla emanazione di tale provvedimento), in quanto l'interesse che legittima l'intervento del soggetto di cui si tratta è, piuttosto, quello a mantenere la validità della già avvenuta aggiudicazione dei beni in suo favore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Giugno 1999, n. 6582.


Giudice delegato - Poteri - Di adozione di provvedimenti urgenti per l'acquisizione di sopravvenienze attive del fallito - Limiti - Di beni oggetto di rivendicazione di un diritto esclusivo incompatibile, da parte di terzi - Esclusione - Conseguenze - Inesistenza giuridica di un'eventuale provvedimento del genere, e dell'eventuale provvedimento assunto dal Tribunale in sede di reclamo - Conseguenze - Idoneità al giudicato e suscettibilità di ricorso ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio del fallito implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso dello stesso fallito o del coniuge o di altri soggetti che ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. In tale seconda ipotesi il decreto del giudice delegato, così come il decreto reso dal Tribunale in esito al reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà degli interessati di farne valere, in ogni tempo ed in ogni sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 1999, n. 891.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunal e fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ., direttamente applicabili alla fattispecie, trattandosi di comunicazione da effettuarsi nell'ambito di una procedura regolata dagli art. 703 e segg. cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1999, n. 396.


Crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore - Assimilabilità ai crediti relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa - Conseguenze - Domanda giudiziale proposta in via ordinaria anziché in sede fallimentare - Inammissibilità - Fattispecie in tema di risarcimento danni derivanti da occupazione abusiva di locali oggetto di sfratto dell'azienda del fallito risultava sfrattata prima del fallimento.
I crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore , attesane la predicabilità in termini di "costi" della procedura, sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti "di massa", per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto "de plano" del giudice delegato ex art. 26 della legge fallimentare, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui agli artt. 93 segg stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, "in subiecta materia", del tribunale fallimentare (principio affermato dalla S.C. con riferimento ad una vicenda di credito risarcitorio da occupazione abusiva, da parte del fallimento, di un immobile già occupato a titolo di locazione dal fallito per l'esercizio dell'impresa, ed in relazione al quale era stata pronunciata sentenza di sfratto definitiva in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 1998, n. 11379.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata rigettata l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo all'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 1997, n. 7764.


Giudice delegato - Poteri - Di adozione di provvedimenti urgenti per l'acquisizione di sopravvenienze attive del fallito - Limiti - Di beni oggetto di rivendicazione di un diritto esclusivo incompatibile, da parte di terzi - Esclusione - Conseguenze - Inesistenza giuridica di un'eventuale provvedimento del genere, e dell'eventuale provvedimento assunto dal Tribunale in sede di reclamo - Conseguenze - Idoneità al giudicato e suscettibilità di ricorso ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio del fallito implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso dello stesso fallito o del coniuge o di altri soggetti che ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. In tale seconda ipotesi il decreto del giudice delegato, così come il decreto reso dal Tribunale in esito al reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà degli interessati di farne valere, in ogni tempo ed in ogni sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Luglio 1997, n. 6353.


Reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato fissante un termine, al curatore, per l'eventuale subingresso al fallito, in un contratto ancora non eseguito - Conseguente provvedimento del Tribunale adito, di dichiarazione di avvenuto automatico scioglimento del contratto, con conseguenze restitutorie - Sua riconducibilità ai poteri del Tribunale - Esclusione - Carenza assoluta di potere - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Idoneità della pronuncia suddetta al giudicato, e sua impugnabilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Rilevabilità della nullità in ogni tempo e sede - Configurabilità.
Esula del tutto dai suoi poteri, il Tribunale il quale, adito in sede di reclamo ex art. 26 della legge fall. avverso un provvedimento del Giudice Delegato il quale abbia fissato un termine al Curatore per l'eventuale subingresso al fallito in un contratto preliminare, dichiari che il contratto in questione debba intendersi automaticamente sciolto per l'avvenuto decorso del termine fissato dal Giudice Delegato, con le conseguenze di carattere restitutorio connesse al predetto scioglimento. Con tale pronuncia, infatti, il Tribunale, lungi dal mantenersi nell'alveo dell'attività amministrativa di gestione del patrimonio fallimentare, finisce per statuire, in via definitiva, su una questione di diritti soggettivi circa l'asserito automatico scioglimento del contratto, la quale non può certo essere risolta nell'ambito della procedura ex art. 26 della Legge Fallimentare, ma va decisa in un ordinario processo di cognizione, nel conflitto tra le parti contendenti. Una tale pronuncia, risultando emessa in radicale carenza di potere, non è idonea a disporre della situazione giuridica in contestazione, non è suscettibile di passare in cosa giudicata, e resta in facoltà di qualsiasi interessato farne valere, in ogni tempo e sede, la radicale nullità e la conseguente inidoneità a produrre effetti giuridici. E, pertanto, essendo priva di carattere decisorio, non può neppure essere impugnata con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 1997, n. 4590.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Trasferimento all'acquirente di beni dal fallimento prima del decreto che dichiari esecutivo lo stato passivo - Decreto relativo - Impugnabilità - Soggetti legittimati.
Qualora il decreto di trasferimento all'acquirente della proprietà di beni venduti dal fallimento venga emesso dal giudice delegato prima del decreto che dichiara esecutivo lo stato passivo, previsto dall'art. 97 legge fallimentare, sono legittimati ad impugnarlo tutti i creditori, compresi gli ipotecari, che hanno presentato domanda di ammissione al passivo, senza che si possa pretendere la sospensione, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., del procedimento instaurato con il reclamo avverso il decreto di trasferimento summenzionato in attesa che la qualità di creditore ipotecario sia definitivamente accertata in sede di verifica dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Fallimento - Ripartizioni parziali - Accantonamento - Relativo decreto del giudice delegato - Impugnazione - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
I decreti con i quali il giudice delegato determina le percentuali di accantonamento nelle ripartizioni parziali a norma dell'art. 113 legge fallimentare sono sempre impugnabili col reclamo al tribunale fallimentare, ma non sono successibili di ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., a meno che, per la deviazione dal loro schema tipico, abbiano determinato lesione, in via definitiva, di un diritto soggettivo di uno dei soggetti implicati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1996, n. 3470.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - In genere - Mancata ammissione al passivo di un credito - Omessa opposizione allo stato passivo - Reclamo ex art. 26 legge fall. in sede di riparto - Ammissibilità - Esclusione.
Il provvedimento di ammissione di un credito al passivo fallimentare costituisce per ogni creditore il titolo necessario per trovare soddisfazione coattiva sul patrimonio del debitore fallito. In mancanza, quindi, di un provvedimento di ammissione adottato nella procedura prevista dagli artt. 93 e segg. legge fallimentare, il creditore, che non abbia proposto opposizione allo stato passivo, può soltanto chiedere l'ammissione al passivo di detto credito in via tardiva, qualora non si sia verificata una preclusione, mentre non gli è consentito proporre reclamo ex art. 26 legge fallimentare avverso la mancata previsione del credito in sede di riparto, ancorché trattasi di credito prededucibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 1996, n. 2566.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Trasferimento - Norme del contratto di vendita - Applicabilità, se compatibili - Obbligo di diligenza nella custodia del bene aggiudicato prima della consegna all'aggiudicatario - Sussistenza - Violazione dell'obbligo predetto - Conseguenze.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro di consensi, tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale dell'atto giurisdizionale di vendita; con la conseguente applicabilità delle norme del contratto di vendita non incompatibili con la natura dell'espropriazione forzata, quale l'art. 1477 cod.civ. concernente l'obbligo di consegna della cosa da parte del venditore. Ne deriva che, in relazione allo "ius ad rem" (pur condizionato al versamento del prezzo), che l'aggiudicatario acquista all'esito dell'"iter"esecutivo, è configurabile un obbligo di diligenza e di buona fede dei soggetti tenuti alla custodia e conservazione del bene aggiudicato, così da assicurare la corrispondenza tra quanto ha formato l'oggetto della volontà dell'aggiudicatario e quanto venduto. Pertanto, qualora l'aggiudicatario lamenti che l'immobile aggiudicato sia stato danneggiato prima del deposito del decreto di trasferimento, il giudice è tenuto a valutare la censura dell'aggiudicatario medesimo, diretta a prospettare la responsabilità del custode (nella specie, della curatela fallimentare che aveva proceduto alla vendita forzata), in base ai principi generali sull'adempimento delle obbligazioni (art. 1218 cod. civ.), per inadeguata custodia del bene posto in vendita, fino al trasferimento dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 1995, n. 1730.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decisione - Partecipazione del medesimo giudice delegato al collegio del Tribunale Fallimentare - Obbligo di astensione ex art. 51, n. 4, cod. proc. civ. - Violazione - Esclusione.
In materia fallimentare, la partecipazione del giudice delegato, anche quale relatore, al collegio del Tribunale Fallimentare che decide su reclami contro i provvedimenti del medesimo giudice delegato, ancorché di natura giurisdizionale (nella specie, decreto in tema di ripartizione dell'attivo) trova la sua ragione nel principio di concentrazione processuale di ogni controversia presso gli organi del fallimento e nella particolare posizione di detto giudice delegato, il quale è garante della rapidità delle fasi processuali, per la continuità della sua conoscenza su fatti, rapporti, situazioni, richieste e mutazioni soggettive ed oggettive della procedura, e, pertanto, non implica violazione dell'obbligo di astensione previsto dall'art. 51, n. 4, cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 1994, n. 5429.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità - Mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice della esecuzione - Esclusione.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice, in quanto idoneo ad incidere su diritti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo, è suscettibile di reclamo al tribunale fallimentare ex art. 26 legge Fall. e non è impugnabile con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile, atteso che il rinvio operato dall'art. 106 Legge Fall. riguarda esclusivamente le norme di detto codice che disciplinano il procedimento di vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 1994, n. 3694.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Vendita immobiliare - Sospensione dopo l'aggiudicazione - Reclamo avverso il relativo provvedimento - Termine - Decorrenza.
Il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo al Tribunale Fallimentare contro il provvedimento, decisorio, del giudice delegato di sospensione, ex art. 108, terzo comma, Legge Fallimentare della vendita immobiliare dopo l'aggiudicazione, decorre dalla comunicazione del provvedimento medesimo, che deve essere eseguita dal cancelliere nelle forme previste dal codice di rito (artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Aprile 1994, n. 3509.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Complesso immobiliare della società fallita - Vendita - Ordinanza del giudice delegato - Cooperativa avente in gestione l'azienda - Diritto di prelazione - Riconoscimento in sede di reclamo - Relativo decreto del Tribunale fallimentare - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Il decreto del tribunale fallimentare che, accogliendo il reclamo avverso l'ordinanza del giudice delegato di vendita del complesso immobiliare di proprietà della società fallita, riconosce il diritto della opponente cooperativa, che precedentemente aveva in gestione l'azienda, alla prelazione prevista dall'art. 14 legge n. 49 del 1985, è impugnabile per cassazione , a norma dell'art. 111 Cost., in quanto statuisce, in via decisoria e definitiva, sulla controversia tra il diritto soggettivo dell'aggiudicatario al trasferimento del bene e quello di prelazione vantato dalla opponente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 1994, n. 865.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Provvedimento relativo - Impugnazione con ricorso per Cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
Contro il provvedimento del tribunale, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione , a norma dell'art. III Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, aveva negato la sospensione della vendita di un complesso industriale, nonostante la presentazione di una nuova offerta in aumento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 1993, n. 10421.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Istanza del fallito di sospensione della vendita e di nuova perizia per la valutazione dei beni - Giudice delegato - Rigetto - Tribunale fallimentare - Conferma del rigetto in sede di reclamo - Decreto relativo - Impugnazione con ricorso per cassazione - Inammissibilità.
Contro il decreto del tribunale fallimentare confermativo, in sede di reclamo, del provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza del fallito volta ad ottenere la sospensione della vendita, per l'insufficienza dei prezzi a base d'asta, e l'effettuazione di una nuova perizia per la valutazione dei beni, non può essere proposto ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., difettando il detto decreto del carattere di decisorietà, in quanto la suddetta istanza è volta a sollecitare l'ulteriore esplicazione del potere discrezionale del giudice fallimentare nella determinazione di nuovi prezzi a base, e cioè un provvedimento ordinatorio, non implicante il coinvolgimento di posizioni di diritto soggettivo ne' la risoluzione di controversie riguardanti diritti di terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1993, n. 9595.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti Vendita di un immobile - Revoca dopo l'intervenuta aggiudicazione ma prima del trasferimento del bene - Provvedimento del Tribunale fallimentare confermativo della revoca - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità.
È impugnabile con ricorso per cassazione il provvedimento del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato, con cui sia stata revocata la vendita di un bene immobile del fallimento dopo l'intervenuta aggiudicazione, ma prima dell'emanazione del decreto di trasferimento del bene, trattandosi di un provvedimento definitivo, perché non altrimenti impugnabile, e di natura decisoria, in quanto esso incide sulle aspettative dell'aggiudicatario, tutelate secondo le disposizioni del codice di rito in base al rinvio contenuto nell'art. 105 legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 1993, n. 5751.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Libretto di risparmio costituito dal fallito - Banca - Disconoscimento di una propria posizione debitoria - Somma portata dal libretto - Ordine di consegna al fallimento - Natura - Atto inesistente - Configurabilità - Impugnazione - Mezzi.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso del fallito o del coniuge o di altri soggetti che non ne contestino le spettanze al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. Pertanto, il decreto con cui il giudice delegato ordini ad una banca di consegnare la somma portata da un libretto di risparmio, costituito presso la stessa dal fallito, nonostante la banca disconosca una propria posizione debitoria (deducendo, in ipotesi, la compensazione con un corrispondente credito), configura - così come il provvedimento reso dal Tribunale in esito al reclamo - un atto giuridicamente inesistente, per carenza assoluta del potere di emetterlo, con la conseguenza che, avverso lo stesso - non suscettibile di passaggio in cosa giudicata -, non è esperibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., restando denunciabile, in ogni tempo e sede, con azione di nullità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 1993, n. 1402.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Opposizione di terzo all'esecuzione - Proposizione al giudice delegato - Vendita di beni del fallito - Sospensione - Istanza - Rigetto - Relativo provvedimento del Tribunale fallimentare in sede di reclamo - Ricorribilità per cassazione - Ammissibilità - Esclusione.
Non è impugnabile per cassazione, ai sensi dell'art. 111, secondo comma Cost. il provvedimento ammesso dal tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, reclamo avverso il decreto con il quale il giudice delegato, investito dell'opposizione di terzo all'esecuzione, con riguardo ad una vendita di beni del fallito, rigetta l'istanza di sospensione della vendita, formulata nell'opposizione stessa e fissa l'udienza di comparizione delle parti per la trattazione della causa di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 1992, n. 10974.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Deposito successivo alla chiusura della procedura concorsuale - Decreto del giudice delegato di non luogo a provvedere - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Reclamo al Tribunale ex art. 26 legge fall. - Esperibilità.
In tema di fallimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. il decreto con il quale il giudice delegato, anziché provvedere all'istruzione della causa a norma degli artt. 98 e 99 legge fall., ha dichiarato non luogo a provvedere su di una opposizione allo stato passivo in quanto depositata successivamente alla chiusura della procedura concorsuale, atteso che, mentre con riguardo al provvedimento di chiusura del fallimento va proposto reclamo alla Corte di Appello a norma dell'art. 119 legge fall., il detto decreto resta soggetto al reclamo al Tribunale e a norma dell'art. 26 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 1992, n. 6444.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Provvedimento del giudice delegato di esecuzione di un piano di riparto parziale - Reclamo - Decreto di sospensione del riparto e di accantonamento delle somme emesso dal Tribunale fallimentare - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti del decreto del tribunale fallimentare che, decidendo sul reclamo contro il provvedimento del giudice delegato che abbia reso esecutivo un piano di riparto parziale, abbia ordinato la sospensione del riparto e l'accantonamento delle somme fino all'esito del giudizio di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, ritenendo sussistenti i presupposti previsti dall'art. 113 n. 3 legge fallimentare, atteso che tale decreto difetta di carattere decisorio, in quanto non incide sui diritti soggettivi dei creditori, ne' limita le possibilità di soddisfarne i crediti, ma assume solo natura cautelare ed ordinatoria circa tempi, cadenze e modi del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1992, n. 5358.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Decisione - Impugnazione - Mezzi - Ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Contro il provvedimento del tribunale fallimentare, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione, "ex" art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso - nel processo esecutivo individuale - contro la sentenza pronunciata ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario di un bene del fallito una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Immobile destinato ad abitazione coniugale - Procedimento di liquidazione - Eventuali irregolarità - Coniuge del fallito - Deducibilità - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile di proprietà del fallito destinato ad abitazione coniugale, il coniuge del fallito difetta di legittimazione a far valere eventuali irregolarità del procedimento di liquidazione, perché rispetto ad esse - e alla loro riparazione in funzione di un migliore risultato liquidatorio - non sussiste un interesse diretto e tutelabile del coniuge stesso, ma soltanto un interesse indiretto e di mero fatto a ritardare il momento in cui, con il compimento della liquidazione, l'immobile dovrà essere liberato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario del bene una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Beni detenuti da terzi - Contestazione da parte del terzo dell'appartenenza del bene all'asse fallimentare - Decreto di acquisizione degli stessi al fallimento e provvedimento confermativo del Tribunale - Provvedimenti autonomi - Configurabilità - Tutela del terzo - Azione di nullità - Esperibilità.
Il decreto di acquisizione al fallimento di beni detenuti da terzi, ai sensi dell'art. 25 n. 2 legge fall., può essere emesso dal giudice delegato nel caso in cui il terzo non contesti l'appartenenza del bene all'asse fallimentare e non, invece, quando egli opponga un proprio diritto soggettivo, prospettato come incompatibile e prevalente rispetto all'espropriazione collettiva (nella specie, il terzo, presso cui la merce era stata costituita in pegno, invocava la disciplina speciale della legge 10 maggio 1938 n. 745, relativa ai monti di credito su pegno). In tale secondo ipotesi, il decreto di acquisizione che venga ugualmente emesso dal giudice delegato, e poi il provvedimento del tribunale che lo confermi in esito a reclamo, devono considerarsi abnormi, per carenza del relativo potere, con la conseguenza che compete al terzo una tutela cognitiva autonoma, sotto forma di azione di nullità, non il ricorso per cassazione "ex" art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Aprile 1992, n. 4214.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita senza incanto - Aggiudicazione - Successiva sospensione della vendita ex art. 108, terzo comma, legge fall. - Decreto del tribunale confermativo di quello del giudice delegato - Natura - Impugnazione - Ricorso per cassazione - Ammissibilità .
Il decreto del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato che abbia sospeso, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., la vendita senza incanto di un immobile, del quale sia stata già disposta l'aggiudicazione, ha carattere decisorio - ed è, pertanto, impugnabile per cassazione - atteso che ha natura sostanziale di revoca dell'aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 1992.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Decreto sul reclamo avverso il rigetto della istanza di sospensione della vendita ex art. 108 legge fallimentare - Natura - Impugnazione - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto pronunciato dal Tribunale fallimentare sul reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., ha contenuto decisorio e carattere definitivo ed è, pertanto, impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1992.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice è suscettibile di reclamo al Tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., in quanto idoneo ad incidere su diretti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 1991, n. 3482.


Fallimento - Liquidazione dell'altro - Vendita di immobili - Modalità. Presentazione di seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Sospensione della vendita - Competenza - Limiti temporali.
In tema di vendita immobiliare in sede fallimentare, la presentazione di una seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione, tale da far ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto e concretamente realizzabile, può essere presa in considerazione ai fini della sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, l.f. (la quale può essere disposta, per ottenere una migliore liquidazione), oltre che dal giudice delegato, dal tribunale in sede di reclamo, anche dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario, trovando unico limite nel decreto di trasferimento della proprietà del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 1991, n. 486.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Operazioni di liquidazione dell'attivo - Contestazione della legittimità in correlazione e posizioni di diritto soggettivo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
A differenza dei provvedimenti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi compreso quello che dispone la vendita con incanto, che hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso i detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo, assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono, pertanto, impugnabili con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost.. Pertanto deve riconoscersi carattere decisorio al provvedimento del tribunale fallimentare in ordine al reclamo di un creditore ipotecario, che abbia chiesto la sospensione della vendita con incanto e la revoca del relativo provvedimento del giudice delegato deducendo il diritto (nella specie, ex art. 30 del R.d. 29 luglio 1927 n. 1443), ad assumere in via esclusiva quale creditore ipotecario l'iniziativa della procedura liquidatoria della società titolare di concessione mineraria per la captazione di acque minerali, con conseguente contestazione del potere degli organi della procedura di provvedere alla vendita delle attività inventariate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 1990, n. 9737.


Rivendicazione - Identificazione dei fondi - Controversia in ordine ad una porzione di beni immobili espropriati in danno di un fallito ed aggiudicati a due distinti soggetti - Accertamento della proprietà rispettiva da parte del giudice - Criteri.
Qualora due aggiudicatari di beni immobili, espropriati in danno di un fallito, controvertano in ordine ad una porzione dei beni medesimi, sostenendo entrambi che la stessa va ricompresa nell'oggetto del trasferimento disposto in loro rispettivo favore, il giudice del merito adito con Azione di rivendica ed accertamento della proprietà può e deve procedere all'interpretazione di detti titoli, al fine di stabilirne l'esatta portata e di individuare i beni che ne formano oggetto, facendo ricorso, in caso d'insufficienza o contraddittorietà degli elementi in essi contenuti, agli altri Atti della procedura espropriativa e, in particolare, ai provvedimenti di vendita ed ai relativi bandi. Ove poi la relativa indagine non consenta di pervenire a risultati certi ed univoci in ordine all'estensione ed ai limiti dell'effetto traslativo, i dati emergenti dagli Atti anzidetti dovranno da detto giudice essere coordinati ed integrati con tutti gli altri elementi utili al fine dell'esatta individuazione dei beni trasferiti (estremi catastali, soggetti e proprietà confinanti, consistenza oggettiva della proprietà immobiliare in capo al fallito ed a suoi danti causa) desumibili dagli Atti di provenienza degli immobili, e, in generale, da qualsiasi altra fonte di prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Luglio 1988, n. 4732.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Provvedimenti impugnabili - Giudice delegato - Vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento - Esperibilità del regolamento di competenza - Esclusione.
Con riguardo al provvedimento del giudice delegato, che abbia disposta la vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento, deve negarsi l'esperibilità del regolamento di Competenza , per sostenere che detto giudice avrebbe illegittimamente modificato una precedente ordinanza collegiale ed altresì non tenuto conto della sospensione della procedura derivante dalla pendenza d'impugnazione contro tale ordinanza, trattandosi di provvedimento non qualificabile come sentenza, per cui le indicate questioni attengono a violazioni di norme processuali, ivi incluse quelle sulla ripartizione interna di funzioni fra organi dello stesso ufficio giudiziario, estranee alla Competenza e denunciabili con lo strumento del reclamo al tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1988, n. 2870.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - In materia di liquidazione del compenso - Disciplina ex art. 26 della Legge Fallimentare - Illegittimità costituzionale - Sentenze n. 42 del 1981, n. 303 del 1985 e n. 55 del 1986 della corte costituzionale - Impugnabilità di detto provvedimento con reclamo al tribunale - Ricorso per cassazione avverso la pronuncia del tribunale ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il provvedimento, di natura decisoria, con il quale il giudice delegato liquida il compenso in favore di chi abbia prestato la sua opera per il fallimento (nella specie, stimatore), è impugnabile con reclamo al tribunale nel termine di dieci giorni dalla data della comunicazione, ai sensi dell'art. 26 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267 (nel testo risultante a seguito degli interventi della Corte costituzionale con le sentenze n. 42 del 1981, n. 303 del 1985 e n. 55 del 1986), e la pronuncia del tribunale su tale reclamo, parimenti di carattere decisorio, è a sua volta ricorribile per Cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 1987, n. 2652.


Rivendicazione di immobile acquisito al fallimento - Successivamente alla vendita - Nei confronti dell'aggiudicatario - Preventiva impugnazione del provvedimento che ha disposto la vendita - Necessità - Esclusione.
Con riguardo a bene immobile acquisito al fallimento, l'esperibilità di Azione di rivendicazione da parte del terzo proprietario , nelle forme del processo ordinario, nei confronti della curatela, e, dopo la vendita, nei confronti dell'aggiudicatario, non richiede la preventiva impugnazione, con reclamo al tribunale fallimentare, del provvedimento con il quale il giudice delegato ha disposto detta vendita, o degli Atti successivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1985, n. 6072.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Partecipazione dei creditori tardivi - Provvedimento del giudice delegato sulla relativa istanza - Ricorso immediato per cassazione ex art. 111 cost. - Esclusione - Reclamo al tribunale ex art. 26 della legge fallimentare - Ammissibilità.
Il decreto, con il quale il giudice delegato, a norma dell'art. 112 della legge fallimentare, provvede sull'istanza proposta dal creditore insinuato tardivamente, per essere ammesso al prelievo dall'attivo delle somme che sarebbero a lui spettate in occasione di precedente ripartizione, integra un provvedimento decisorio su posizioni di diritto soggettivo, avverso il quale deve essere esclusa la diretta esperibilità del ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, stante la sua impugnabilità con reclamo al tribunale ai sensi dell'art. 26 della legge fallimentare (nel testo risultante per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, che non ha eliminato dall'ordinamento l'istituto del reclamo, ma solo inciso sulla sua regolamentazione positiva). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 1985, n. 5529.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Opposizione ad atti esecutivi - Dichiarazione di inammissibilità da parte del tribunale fallimentare - Provvedimento relativo - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 cost..
Con riguardo all'opposizione avverso Atti di procedura esecutiva immobiliare, iniziata prima del fallimento del debitore e proseguita previa sostituzione del curatore al creditore procedente ai sensi dell'art. 107 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il provvedimento, con il quale il tribunale fallimentare, previa affermazione della propria Competenza a conoscere dell'opposizione medesima a norma dell'art. 26 del citato decreto, ne dichiari l'inammissibilità, perché tardivamente proposta, è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, in considerazione del suo carattere definitivo e contenuto decisorio. ( V 385/80, mass n 403768). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1985, n. 3177.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione.
Poiché la sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, dichiarativa dell'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, nel modo previsto dalla norma medesima, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dello attivo, non comporta l'eliminazione dall'ordinamento del suddetto istituto del reclamo, ma solo la sua diversa regolamentazione in base alle norme generali fissate dagli artt. 737-742 cod. proc. civ., il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, resta esperibile avverso il decreto adottato dal tribunale sul reclamo, non avverso il decreto del giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Giudice delegato - Poteri - Acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare - Divieto - Conseguente inesistenza del decreto di acquisizione e del provvedimento reso dal tribunale in esito a reclamo - Impugnabilità dei provvedimenti suddetti con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 n. 2 della legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso del fallito, o del coniuge o di altri soggetti che non ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro successiva inclusione nell'attivo fallimentare (nella specie, immobile detenuto dalla moglie del fallito, in forza di vincolo di destinazione a fondo patrimoniale costituito in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento). In tale seconda ipotesi, il decreto del giudice delegato, così come il provvedimento reso dal tribunale in esito a reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà di qualsiasi interessato di farne valere, in ogni tempo ed in ogni Sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 1984, n. 2258.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Impugnazione davanti al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, da parte del creditore ammesso al passivo, per illegittimo mutamento nell'ordine dei privilegi - Inammissibilità - Contestazioni del rendiconto - Forme - Oggetto - Questioni sulla graduazione dei crediti - Esclusione - Deduzione di tali questioni in sede della ripartizione finale e con reclamo avverso il provvedimento di approvazione del relativo piano - Ammissibilità

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Avverso il rendiconto finale che il curatore del fallimento abbia presentato e depositato a norma dell'art 116 del RD 16 marzo 1942 n 267, il creditore ammesso al passivo non ha facolta di insorgere davanti al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, nei modi di cui agli artt 25 e 26 del predetto decreto, per lamentare un illegittimo mutamento nell'ordine dei privilegi (nella specie, in relazione all'applicazione della sopravvenuta legge 29 luglio 1975 n 426), atteso che le contestazioni avverso tale rendiconto possono essere formulate solo all'udienza all'uopo fissata ai sensi del secondo comma del citato art 116, e, ove non si raggiunga un accordo, vanno decise con sentenza in esito a procedimento ordinario di cognizione, e che inoltre le contestazioni medesime non possono investire anche questioni sulla graduazione dei crediti, deducibili esclusivamente nella diversa Sede della ripartizione finale dell'attivo e con reclamo avverso il provvedimento di approvazione del relativo piano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1980, n. 6350.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Crediti accertati solo nell'an e non anche nel quantum - Ammissione al riparto - Esclusione - Istanza per la sospensione dell'esecutività del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum - Controversia su diritti soggettivi - Insussistenza - Decisione negativa del giudice delegato - Reclamo - Decisione del tribunale - Impugnabilità per cassazione - Esclusione.
I creditori, il cui diritto sia stato giudizialmente accertato solo nell'an e non anche nel quantum, nel caso di fallimento del debitore non possono, data l'illiquidita e l'incertezza dei loro crediti, essere ammessi al riparto neppure con dichiarazioni tardive. Pertanto, l'istanza di tali creditori per la sospensione della esecutivita del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum dei loro diritti non involge una controversia su diritti soggettivi e cosi non importa che la decisione negativa del giudice delegato abbia effetti decisori su posizioni di diritto soggettivo, con la ulteriore conseguenza che la successiva decisione del tribunale fallimentare sul reclamo dei predetti creditori non e impugnabile in Cassazione a norma dell'art 111 cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 1979, n. 4999.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita - Impugnabilità - Reclamo al tribunale fallimentare - Decreto di quest'ultimo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Offerente ad un prezzo più alto di quello di aggiudicazione e richiedente senza esito la sospensione - Legittimazione.
Il provvedimento, con il quale il giudice delegato statuisca sulla sospensione della vendita di attivita fallimentari, in applicazione del disposto di cui al terzo comma dell'art 108 del RD 16 marzo 1942 n 267, e impugnabile con reclamo al tribunale fallimentare, a norma e nel termine dell'art 26 del citato decreto. Il decreto del tribunale fallimentare sul reclamo, integrando un provvedimento giurisdizionale a contenuto decisorio e carattere definitivo, e impugnabile con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art 111 della Costituzione, da parte di ogni interessato, e, quindi, anche da chi abbia offerto un prezzo piu elevato di quello di aggiudicazione, e chiesto senza esito l'indicata sospensione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1978, n. 5437.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita a trattativa privata - Provvedimento di vendita senza incanto - Reclamo - Decreto di revoca del tribunale - Impugnazione - Legittimazione attiva.
Il decreto, con cui il tribunale fallimentare, pronunciando in Sede di reclamo, abbia revocato il provvedimento, emesso dal giudice delegato, di sospensione della vendita a trattativa privata di un immobile pertinente al fallimento, nonche la vendita dello stesso senza incanto, e impugnabile da colui che, offrendo un prezzo superiore a quello della vendita a trattativa privata, aveva chiesto il provvedimento (di sospensione della vendita medesima) poi revocato, poiche e evidente l'interesse di lui alla sopravvivenza di quel singolo provvedimento, anche se non alla regolarita della intera procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1975, n. 3184.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Registrati - Autorizzazione alla vendita - Notificazione ai creditori con diritto di prelazione - Necessità - Reclami - Decorrenza del termine.
Nella procedura fallimentare, il provvedimento con il quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili iscritti in pubblici registri deve essere portato a conoscenza dei creditori ipotecari, o titolari di similare diritto di prelazione ; solo da tale conoscenza decorre, nei confronti di detti creditori, il termine per proporre davanti al tribunale il reclamo previsto dall'art 26 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 1975, n. 1013.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Contestazioni - Fase contenziosa - Rimessione al collegio - Obbligatorietà - Approvazione del rendiconto - Provvedimento abnorme del giudice delegato - Impugnabilità in cassazione.
Insorte contestazioni sul conto della gestione presentato dal curatore del fallimento, il giudice delegato, rimettendo le parti davanti al collegio, apre nella procedura fallimentare una fase contenziosa, nella quale assume la veste di giudice istruttore e perde il potere di dichiarare approvato il conto; pertanto, ove revochi la disposta rimessione al collegio ed approvi il rendiconto del curatore, pone in essere un provvedimento abnorme che, in quanto incidente su situazioni di diritto soggettivo e non altrimenti impugnabile, e suscettibile di ricorso per Cassazione ai sensi dello art 3 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 1975, n. 1009.