TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. II - Del giudice delegato

Art. 25

Poteri del giudice delegato
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il giudice delegato esercita funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarità della procedura e:

1) riferisce al tribunale su ogni affare per il quale è richiesto un provvedimento del collegio;

2) emette o provoca dalle competenti autorità i provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio, ad esclusione di quelli che incidono su diritti di terzi che rivendichino un proprio diritto incompatibile con l’acquisizione;

3) convoca il curatore e il comitato dei creditori nei casi prescritti dalla legge e ogni qualvolta lo ravvisi opportuno per il corretto e sollecito svolgimento della procedura;

4) su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone l’eventuale revoca dell’incarico conferito alle persone la cui opera è stata richiesta dal medesimo curatore nell’interesse del fallimento;

5) provvede, nel termine di quindici giorni, sui reclami proposti contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori;

6) autorizza per iscritto il curatore a stare in giudizio come attore o come convenuto. L’autorizzazione deve essere sempre data per atti determinati e per i giudizi deve essere rilasciata per ogni grado di essi. Su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone l’eventuale revoca dell’incarico conferito ai difensori (1) nominati dal medesimo curatore;

7) su proposta del curatore, nomina gli arbitri, verificata la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge;

8) procede all’accertamento dei crediti e dei diritti reali e personali vantati dai terzi, a norma del capo V.

II. Il giudice delegato non può trattare i giudizi che abbia autorizzato, né può far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti.

III. I provvedimenti del giudice delegato sono pronunciati con decreto motivato.

________________

(1) Numero modificato dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Organi della procedura - Comitato dei creditori - Potere del giudice delegato di sostituzione dei membri - Natura amministrativa ed ordinatoria - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione.
Il provvedimento con il quale il giudice delegato al fallimento accoglie o respinge la richiesta di sostituzione di un membro del comitato dei creditori ai sensi dell'art. 40 legge fall. ha natura amministrativa ed ordinatoria ed è privo di portata decisoria su posizioni di diritto soggettivo, con la conseguenza che lo stesso non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.

La disciplina regolante la partecipazione agli organi della procedura concorsuale è dettata unicamente a tutela dell'interesse pubblicistico al regolare svolgimento e al buon esito della procedura stessa, incidendo solo indirettamente sugli interessi dei componenti del comitato dei creditori o dei creditori ammessi al concorso (Cass. civ., sez. I, 13 marzo 2015, n.5094). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 23 Maggio 2018, n. 12821.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Risoluzione precedente alla dichiarazione di fallimento - Equo compenso per l’uso della cosa - Determinazione - Potere del giudice delegato - Sussiste.
In materia di insinuazione allo stato passivo dei crediti derivanti da un contratto di leasing che sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento, rientra nei poteri del giudice delegato, ai sensi degli artt. 25, comma 1, n. 8), e 92 e ss. l.fall., provvedere alla determinazione dell'equo compenso per l'uso della cosa ex art. 1526, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11962.


Fallimento - Revoca - Compenso del legale officiato dalla curatela - Pagamento in capo all’Erario.
Pur nella diversità del ruolo del difensore officiato dalla curatela rispetto all’incarico svolto dal curatore - la natura onerosa dell’incarico del difensore della curatela non può che comportare, in assenza di responsabilità di una parte privata, l’attribuzione dell’onere del pagamento in capo all’Erario quale spesa del fallimento al pari del compenso del curatore, sia pure nell’ambito di un procedimento contenzioso, essendo cessati gli organi del fallimento.

L’art. 147 d.P.R. 115/2002 va, quindi, inteso, alla luce dell’interpretazione fatta propria dalla Corte costituzionale in tema di fallimento privo di fondi ai sensi dell’art. 146 d.P.R. cit. (Corte cost., n. 174/2006), nonché del diritto vivente che estende il diritto del curatore a percepire dall’Erario il compenso anche in caso di fallimento revocato, nel senso che in assenza di una responsabilità di una parte privata nella revoca del fallimento, i compensi del difensore del fallimento - la cui liquidazione deve avvenire nell'ambito di un giudizio ordinario - vanno posti a carico dell’Erario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 13 Febbraio 2018.


Fallimento – Organi preposti – Tribunale – Reclamo ex art. 26 l. fall. avverso provvedimento del giudice delegato – Decreto che liquida il compenso in misura inferiore alla richiesta del professionista – Indicazione specifica delle voci scomputate in quanto non comprovate – Necessità.
Il decreto del tribunale pronunciato in sede di reclamo ex art. 26 l.fall avverso il provvedimento del giudice delegato che liquida un compenso professionale deve contenere l’indicazione specifica delle voci di compenso che si ritengono non adeguatamente comprovate, a cui deve conseguire un altrettanto specifico, e corrispondente, scomputo. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2018, n. 657.


Concordato preventivo liquidatorio – Ordine di liberazione dei beni – Ammissibilità.
La ratio dell’art. 560, comma 3, c.p.c., consente al Giudice Delegato, in attuazione della stessa volontà di liquidazione, manifestata dalla parte debitrice con la proposta di concordato, e ad evitare che il medesimo risultato debba essere ottenuto attraverso un iter giudiziario lungo e complesso (in contrasto con l’esigenza di ricondurre il sistema ad un’interpretazione orientata secondo i dettami costituzionali: tra i quali spicca quello della ragionevole durata del processo), di assicurare la fruttuosità dei tentativi della vendita, mediante l’emissione di un ordine di liberazione. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 13 Dicembre 2017.


Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Tardività - Sanatoria - Limiti.
L'autorizzazione a stare in giudizio conferita dal giudice delegato tardivamente in via di ratifica, al curatore fallimentare, vale a sanare retroattivamente il difetto di legittimazione di quest'ultimo, ma fino al limite delle preclusioni già verificatesi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26948.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Artt. 25 e 26 della legge fall. ante riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Partecipazione al collegio del giudice delegato - Nullità deducibile in sede di impugnazione - Esclusione - Eventuale incompatibilità da far valere con istanza di ricusazione - Sussistenza.
Ai sensi degli artt. 25 e 26 l. fall. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), la partecipazione del giudice delegato al collegio chiamato a decidere in ordine al reclamo avverso un suo provvedimento non può dar luogo ad una nullità deducibile in sede di impugnazione, ma, al più, ad un'incompatibilità che deve essere fatta valere mediante l'istanza di ricusazione, da proporsi nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. Né assume rilievo la circostanza che il legislatore abbia successivamente modificato l'art. 25 l. fall., imponendo al giudice delegato un espresso divieto di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, atteso che l'adozione di un diverso modello procedimentale, caratterizzato da una più netta separazione tra le funzioni affidate al giudice delegato e quelle spettanti al tribunale fallimentare, non è di per sé sufficiente a giustificare una interpretazione evolutiva della disposizione previgente, soprattutto alla luce della norma transitoria di cui all'art. 150 del d.lgs. n. 5 del 2006, che espressamente conferma l'applicabilità della legge anteriore alle procedure fallimentari pendenti alla data di entrata in vigore della riforma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24159.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimento sul compenso al difensore della curatela - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento.
Il provvedimento camerale ex art. 26 l.fall., con cui il tribunale rigetta il reclamo contro il decreto del giudice delegato relativo alla liquidazione del compenso al difensore, per l'assistenza in giudizio prestata alla curatela fallimentare, è ricorribile in cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., siccome definitivo ed incidente su diritto soggettivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21826.


Domanda tardiva di rivendica d’immobile – Articolo 31, comma 2 l.fall. – Autorizzazione a stare in giudizio – Necessità – Esclusione – Fattispecie.
In tema di domanda tardiva di rivendica d’immobile, a norma dell’art. 31 l. fall., il curatore può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato. (Nella specie, la domanda di rivendica risultava proposta dopo che era stata disposta la vendita e il ritardo non era giustificato a norma dell’art. 101, comma 3, l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19748.


Fallimento – Sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria – Impugnazione – Legittimazione del curatore.
Il curatore del fallimento è legittimato ad impugnare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria dei beni e il giudice della misura deve apprezzare nel caso concreto il diritto e l'interesse del curatore fallimentare all'impugnativa delle misure cautelari reali, avendo riguardo alla specialità delle norme fallimentari e formulando di volta in volta un giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi anche tenendo conto del principio della prevenzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 27 Luglio 2017, n. 37439.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Estensione ai soci illimitatamente responsabili - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Fattispecie in tema di super società di fatto.
L'istanza di estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili implica lo svolgimento da parte del curatore di attività a carattere contenzioso che presuppone l'autorizzazione del giudice delegato ai sensi dell'art. 25 l.fall.

[Nel caso di specie, l'istanza aveva ad oggetto la richiesta di accertamento dell'esistenza e della insolvenza della super società di fatto occulta tra la società a responsabilità limitata già dichiarata fallita, persone fisiche ed altra società.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 26 Luglio 2017.


Fallimento – Autorizzazione al curatore a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo – Dichiarazione di fallimento – Obbligo di astensione del giudice – Sussistenza.
La concessione al curatore dell’autorizzazione a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo integra un’ipotesi di incompatibilità riconducibile alla previsione di cui all’art. 51, comma 1, n. 4 c.p.c., la quale non priva il giudice della potestas iudicandi in ordine al fallimento del debitore ma dà luogo ad un obbligo di astensione che può esser fatto valere dall’interessato mediante l’istanza di ricusazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2017, n. 12066.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Divisione – Poteri del giudice delegato – Trattazione del giudizio di divisione – Esclusione.
Le norme sulla divisione endoesecutiva (artt. 599-601 c.p.c.) appaiono compatibili coi poteri e con la funzione del giudice delegato limitatamente alla fase di convocazione dei comproprietari del bene indiviso al fine di tentare la separazione in natura della quota di pertinenza del fallimento o al fine di procedere alla vendita transattiva della quota (art. 600, comma 1, c.p.c.); deve, invece, escludersi che il giudice delegato possa trattare il giudizio di divisione eventualmente autorizzato a norma del secondo comma dell’art. 600 c.p.c., a ciò ostando il secondo comma dell’art. 25 legge fall. e, più in generale, l’assenza di previsione normativa che consenta al giudice delegato – che ha funzioni di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura ex art. 25, comma 1, legge fall. – di statuire su diritti diversi da quelli facenti parte dell’attivo fallimentare (quale quelli dei comproprietari), né detta base giuridica appare potersi ricavare dalla “delega” liquidatoria ricevuta dal curatore ex art. 107, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 26 Marzo 2017.


Fallimento - Opposizione alla stato passivo - Incompatibilità del giudice delegato a far parte del collegio giudicante - Nullità della pronuncia - Esclusione - Fondamento - Limiti.
L'incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo, a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione, non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità, salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, può dar luogo soltanto all'esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha l'onere di far valere, in caso di mancata astensione, nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2016, n. 22835.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a promuovere o resistere ad un'azione giudiziaria - Nomina di un nuovo difensore da parte del curatore - Conferma da parte del giudice delegato - Ratifica dell'attività compiuta - Validità.
Il decreto con il quale il giudice delegato conferma l'autorizzazione già conferita a promuovere (o a resistere ad) un'azione giudiziaria vale come ratifica dell'attività difensiva espletata dal nuovo difensore nel frattempo designato dal curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Settembre 2016, n. 17765.


Fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio dell’impresa - Nomina di amministratori giudiziari - Pagamento del compenso maturato - Procedura ex art. 25 l.f. - Esclusione - Accertamento nell’ambito della verifica del passivo - Necessità.
Il pagamento del credito maturato dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale ai sensi dell’articolo 15, comma 8, legge fall. (provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa) ha natura prededotta nel fallimento successivamente dichiarato, nel cui ambito detto credito deve essere accertato con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, così come previsto dall’art. 111-bis, comma 1, legge fall., e non attraverso la procedura per i crediti da compenso nascenti da nomine di ausiliari ai sensi dell’articolo 25 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2016, n. 14536.


Fallimento - Crediti prededucibili - Compensi spettanti agli incaricati del curatore - Liquidazione - Contestazione - Reclamo al collegio ex art. 26 l.f..
L’art. 111-bis, comma 1, legge fall., introdotto dalla novella del D.Lgs. n. 5 del 2006, mentre conferma la necessità di ricorrere al procedimento di verifica dei crediti per quelli prededucibili che risultino comunque contestati, in relazione ai compensi spettanti agli incaricati del curatore, prevede oggi espressamente, per il caso di contestazione, che la liquidazione degli importi spettanti ai detti incaricati avvenga "con il procedimento di cui all'art. 26", cioè tramite reclamo al collegio, cui ancora oggi sono legittimati, oltre naturalmente al curatore e al professionista cui si riferisce la liquidazione, il fallito e qualunque altro interessato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13173.


Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Liquidazione coatta amministrativa - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento - Liquidazione del compenso - Decreto del giudice delegato - Natura - Carattere meramente ricognitivo - Esclusione - Provvedimento di natura giurisdizionale destinato a produrre effetti di giudicato - Configurabilità - Mezzo di impugnazione - Reclamo ex art. 26 l.fall. - Ammissibilità.
Il decreto con il quale il giudice delegato, nell'esercizio della competenza esclusiva al riguardo attribuitagli dalla legge (art. 25, n. 7, l.fall.), liquida i compensi per l'opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento, lungi dall'assumere carattere meramente ricognitivo, concreta un provvedimento di natura giurisdizionale destinato a statuire sul diritto dell'incaricato in maniera irretrattabile e con gli effetti propri della cosa giudicata, suscettibile di impugnazione unicamente con il rimedio endofallimentare del reclamo a norma dell'art. 26 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Maggio 2016, n. 8742.


Provvedimenti in materia fallimentare - Decreto del tribunale avverso provvedimento del giudice delegato reiettivo della richiesta di pagamento in prededuzione di compenso professionale - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.
Il decreto del tribunale, confermativo del provvedimento del giudice delegato con il quale è stata negata l'autorizzazione al pagamento immediato, in prededuzione, del compenso per l'attività professionale giudiziale svolta nell'interesse della procedura, non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo di definitività e decisorietà, suscettibile di modifica in ogni momento ove l'attivo liquidato si palesi sufficiente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2016, n. 6362.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti -  Difensore della curatela - Liquidazione del compenso - Possibilità di tener conto di quanto al fallimento liquidato nel giudizio in cui è stato patrocinato da quel difensore - Condizioni.
La liquidazione del compenso spettante al difensore che abbia patrocinato la curatela in un giudizio, effettuata dal giudice delegato ex art. 25 l.fall., può essere inferiore a quanto corrispondentemente disposto, in favore della curatela, con la sentenza conclusiva di quel giudizio, allorché la stessa non sia ancora passata in giudicato, ma, ove la sua definitiva decisione determini l'importo delle spese processuali dovute alla curatela medesima in misura superiore a quella liquidata al professionista in sede fallimentare, ricevendo "in parte qua" fruttuosa esecuzione, quest'ultimo può invocare tale decisione come titolo per ottenere l'eventuale maggior somma che gli compete per l'opera prestata e che, se incamerata dal cliente, ne determinerebbe un'ingiusta locupletazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2016, n. 4269.


Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Anche se opposto in compensazione - Fondamento - Fattispecie.
L'accertamento dei crediti prededucibili vantati nei confronti della massa è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 93 e seguenti l.fall., sicché anche il credito opposto in compensazione può essere riconosciuto esclusivamente in sede fallimentare, deponendo in tal senso l'art. 111-bis, comma 1, l.fall., introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, il quale assoggetta espressamente alle modalità previste per l'accertamento del passivo i crediti prededucibili, con esclusione soltanto di quelli non contestati, per collocazione e ammontare, nonché di quelli sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi dei soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, evidenziando che la prededucibilità del credito opposto in compensazione al fallimento, derivante da una sentenza ex art. 2932 c.c. emessa in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento, era stato oggetto di contestazione da parte del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Febbraio 2016, n. 2694.


Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Delimitazione - Fattispecie.
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria, conferita dal giudice delegato al curatore del fallimento, si estende, senza bisogno di specifica menzione, a tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C., riformando la sentenza impugnata, ha ritenuto non necessarie ulteriori specificazioni nel provvedimento con cui il giudice delegato aveva autorizzato il curatore a costituirsi nel giudizio pendente ex art. 2901 c.c., non potendo questi avanzare altra pretesa se non quella di subentrare nell'azione proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Fallimento - Legittimazione del curatore a stare in giudizio - Sanatoria ex tunc - Ammissibilità.
L'autorizzazione del giudice delegato a promuovere azione giudiziale o a resistere all'altrui azione è da ritenersi condizione di efficacia della sua attività processuale; da ciò consegue la possibilità di sanatoria con efficacia ex tunc anche nel caso in cui l'autorizzazione ad agire o resistere sia data nel successivo giudizio di impugnazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Novembre 2015.


Fallimento – Reclamo promosso dal curatore – In assenza di autorizzazione del giudice delegato – Sopravvenuta autorizzazione del giudice delegato – Efficacia sanante retroattiva – Interruzione del termine previsto per l’impugnazione.
Poiché la sopravvenuta autorizzazione al curatore fallimentare a stare in giudizio ha efficacia sanante retroattiva, il deposito di un reclamo privo dell’autorizzazione interrompe il decorso del termine previsto per l’impugnazione e osta alla formazione del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Novembre 2015.


Concordato fallimentare - Giudizio di omologazione - Divieto del giudice delegato di far parte del collegio - Inapplicabilità.
Il divieto contenuto nell'articolo 25, comma 2, L.F., che vieta al giudice delegato di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, è inapplicabile al giudizio di omologazione del concordato fallimentare previsto dall'articolo 129 L.F., il quale non è assimilabile, ai fini in esame, al decreto contro i provvedimenti del giudice delegato; nell'ambito della procedura concordataria non è, infatti, possibile individuare la previsione di alcun atto dispositivo di tale procedura da parte del giudice delegato, consistendo piuttosto la funzione di tale organo in quel contesto nel coordinare ed organizzare le varie fasi dell'avanzamento prosegue progressivo del procedimento stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Esame delle domande di insinuazione al passivo - Concentrazione presso un solo organo pubblico - Conseguenze - Applicazione della disciplina fallimentare relativa ai crediti prededucibili - Esclusione - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa tutti i diritti di credito, compresi quelli prededucibili, sono tutelabili in via dichiarativa esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201, 207 e 209 l.fall., atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo (appartenente al complesso della P.A.) delle domande di accertamento del passivo e, perciò, anche di quelle di coloro che accampino un titolo di credito prededucibile, senza che tale quadro possa ritenersi mutato alla luce della nuova previsione dell'art. 111-bis l.fall. (introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), la cui previsione - di carattere eccezionale e non automaticamente applicabile alla liquidazione coatta amministrativa - consente l'esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni di credito prededucibile non contestate, ma il cui pagamento deve essere autorizzato (ai sensi dell'art. 111-bis, comma 4, l.fall.), e di quelle sorte a titolo di compenso a favore degli incaricati della procedura, che ricevono suggello con un provvedimento del giudice delegato ex art. 25 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2015, n. 16844.


Fallimento - Reclamo ex articolo 26 LF nella formulazione originaria - Principio dell'apparenza per l'identificazione del mezzo di impugnazione.
La necessità di impugnare con reclamo ex articolo 26 L.F., nella formulazione originaria, è applicazione del principio dell'apparenza, secondo il quale l'identificazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va operata, a tutela dell'affidamento della parte, con riferimento esclusivo a quanto previsto dalla legge per le decisioni emesse secondo il rito in concreto adottato, con ciò venendo soddisfatte le medesime esigenze di tutela salvaguardate dal c.d. principio dell'apparenza, in riferimento alla qualificazione dell'azione (giusta od errata che sia) effettuata dal giudice.
(Nel caso di specie, è stato dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione del creditore avverso il provvedimento con il quale, in un fallimento vecchio rito, il giudice delegato, in sede di rendiconto, aveva posto a carico del creditore le spese del fallimento revocato. La S.C. ha rilevato che il provvedimento, sebbene emesso erroneamente dal giudice delegato e non dal tribunale ai sensi del vecchio testo dell'art. 21 l.f., era comunque reclamabile ex art. 26 l.f. in base al principio dell'apparenza e, dunque, andava sottoposto a tale rimedio e non già al ricorso per cassazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2948.


Fallimento - Ammissione al gratuito patrocinio - Richiesta - Onere del curatore - Scelta dell'avvocato, quantificazione e liquidazione del compenso.
In tema di ammissione al gratuito patrocinio della procedura fallimentare, va precisato che l'iniziativa per il conseguimento del beneficio compete esclusivamente al curatore e non al giudice delegato con la precisazione che la stessa deve essere assunta quando il giudizio non sia ancora stato iniziato o definito e che, in caso di ammissione al beneficio, il difensore dovrebbe essere scelto attingendo all'elenco previsto dall'articolo 81 del TU 115/06 e che la liquidazione dell'onorario non può superare i limiti stabiliti dal successivo articolo 82.

Il provvedimento con il quale il giudice delegato liquida gli onorari spettanti all'avvocato che ha difeso il fallimento, deve essere motivato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 13 Febbraio 2015.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio del curatore - Mancanza - Sanatoria con efficacia retroattiva - Dovere del giudice di assegnare un termine perentorio per la sanatoria.
La mancanza dell'autorizzazione del curatore a stare in giudizio si risolve in un difetto di legittimazione processuale sanabile in ogni momento con efficacia retroattiva anche per i precorsi gradi di giudizio, ricordando che, ai sensi dall'attuale testo dell'articolo 182, comma 2, c.p.c., il giudice che rilevi l'esistenza di tale vizio ha l'obbligo (e non più la mera facoltà) di assegnare un termine perentorio per la sanatoria e non può emettere una pronuncia di rigetto nel rito se non dopo che tale termine sia inutilmente decorso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Gratuito patrocinio a spese dello Stato - Fallimento - Attestazione del giudice delegato della mancanza di fondi - Attestazione in relazione allo specifico giudizio - Necessaria delibazione dell'opportunità della costituzione - Autorizzazione ex articolo 25 L.F. - Forma - Fattispecie.
La disposizione di cui all'articolo 144 del d.p.r. n. 115 del 2002, secondo la quale "nel processi in cui è parte il fallimento, se il decreto del giudice delegato attesta che non è disponibile il denaro per le spese, il fallimento si considera ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato…" va letta in collegamento con l'articolo 25, comma 1, n. 6) L.F., nel senso che la attestazione relativa alla mancanza di fondi non può essere data in via generale ed astratta, ma in relazione allo specifico giudizio nel quale il curatore dovrà costituirsi, quale rappresentante della massa, in veste di attore o di convenuto. Ciò comporta la previa, doverosa delibazione dell'opportunità della costituzione, posto che, in caso contrario (ovvero limitandosi ad attestare che la procedura è priva di fondi e, dunque, a prendere atto dell'iniziativa giudiziaria che il fallimento sta per assumere), il giudice delegato finirebbe col venir meno ai suoi doveri di diligenza, di fatto consentendo al curatore di agire o resistere in giudizio ancorché privo della necessaria autorizzazione. Al riguardo va poi precisato che, poiché il provvedimento ex articolo 25 L.F. non necessita di formule sacramentali, la mera attestazione del giudice delegato in ordine alla mancanza di fondi, che fa seguito alla istanza con la quale il curatore gli rappresenta che il fallimento non dispone della liquidità necessaria a sostenere le spese del processo, va interpretata quale contestuale, implicita autorizzazione alla costituzione in quel processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Fallimento - Istanza di fallimento in estensione proposta dal curatore - Autorizzazione a stare in giudizio - Necessità - Esclusione.
Il curatore non è obbligato a munirsi dell'autorizzazione del giudice delegato a stare in giudizio per promuovere il procedimento di estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F. L'articolo 25 n. 6, L.F. prescrive, infatti, l'autorizzazione allorché il curatore debba stare in giudizio "come attore o convenuto", mentre il procedimento di estensione per la dichiarazione di fallimento non è riducibile ad un processo tra parti contrapposte in cui l'istante assume la veste di attore ed il fallendo quella di convenuto, vuoi perché il legittimato all'azione non è titolare di un diritto soggettivo al fallimento del debitore, vuoi perché l'accoglimento della domanda è idoneo a dar luogo ad un accertamento costitutivo valevole erga omnes. Inoltre, la decisione di agire o di resistere in giudizio non può più configurarsi come frutto di una scelta sostanzialmente spettante al giudice delegato, ma deve, al contrario, ritenersi una scelta del curatore, rispetto alla quale l'autorizzazione del giudice testimonia l'avvenuto controllo della legittimità (e non anche del merito) dell'iniziativa, controllo che non è necessario qualora detta iniziativa sia doverosa e la legittimazione del curatore sia già espressamente prevista dalla legge come nell'ipotesi dell'estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Fallimento - Decisione di agire o resistere in giudizio - Scelta del curatore - Autorizzazione del giudice delegato - Controllo di legittimità e non di merito.
La decisione di agire o di resistere in giudizio non può più configurarsi come frutto di una scelta sostanzialmente spettante al giudice delegato, ma deve, al contrario, ritenersi una scelta del curatore, rispetto alla quale l'autorizzazione del giudice testimonia l'avvenuto controllo della legittimità (e non anche del merito) dell'iniziativa, controllo che non è necessario qualora detta iniziativa sia doverosa e la legittimazione del curatore sia già espressamente prevista dalla legge. (Fattispecie in tema di estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Fallimento - Vendite fallimentari - Poteri di vigilanza del giudice delegato - Verifica e valutazione dell’attività gestoria - Vendita fallimentare con partecipazione di trust - Fattispecie.
Il generale potere di vigilanza e di controllo riconosciuto al giudice delegato dal primo comma dell’articolo 25 L.F., impone una verifica della legalità degli atti, ivi compresi quelli relativi alle vendite fallimentari. L’esercizio di tale funzione di vigilanza involge la verifica e la valutazione dell’attività gestoria in relazione a tutti gli aspetti della procedura ed è un potere riconosciuto non solo in linea generale dall’articolo 25, comma 1, L.F. ma anche dall’articolo 31, comma 1, L.F. in relazione all’attività di amministrazione del patrimonio fallimentare. (Nel caso di specie il collegio ha dichiarato legittimo il provvedimento con il quale il giudice delegato ha provveduto alla revoca dell’ordinanza di vendita ritenendo necessari approfondimenti in ordine alla perizia di stima dei beni, alla natura giuridica del trust ed alla sua legittimazione a partecipare alla gara ad acquistare i beni nell’ambito della vendita fallimentare nonché in relazione a possibili profili di violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale secondo le quali il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri ed a quelle procedurali che regolano il regime delle vendite con incanto che vietano al debitore di acquisire beni all’asta direttamente, per interposta persona o mediante fiduciario). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Giugno 2014.


Compromesso e arbitrato - Clausola compromissoria stipulata dal fallito - Efficacia nei confronti del fallimento - Procedimento arbitrale successivo alla dichiarazione di fallimento - Efficacia nei confronti del fallimento del contratto nel quale la clausola è inserita - Rilevanza..
In tema di efficacia nei confronti del fallimento della clausola compromissoria stipulata dal fallito, nell'ipotesi in cui il procedimento arbitrale debba iniziare successivamente alla dichiarazione di fallimento, la opponibilità al curatore della clausola dipende pur sempre dalla efficacia nei confronti del fallimento del contratto nel quale la stessa è inserita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 23 Agosto 2013.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento in estensione - Autorizzazione del curatore a stare in giudizio - Necessità..
Il fallimento in estensione di cui all'articolo 147 L.F. è una procedura del tutto autonoma rispetto alla prima dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che il curatore che agisce chiedendo l'estensione del fallimento deve essere autorizzato dal giudice delegato ai sensi dell'articolo 25 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Curatore - Capacità processuale - Autorizzazione a stare in giudizio - Mancanza - Sanatoria con effetto retroattivo - Ammissibilità..
La mancata autorizzazione del curatore a stare in giudizio attiene alla capacità processuale ed integra un difetto di legittimazione ad processum che può essere sanato in qualsiasi stato e grado del giudizio con efficacia retroattiva mediante manifestazione della parte legittimamente rappresentata della volontà di considerare legittimo l'iter processuale precedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732.


Fallimento - Giudizi promossi dal curatore - Incompatibilità del giudice delegato che li abbia autorizzati..
Il giudice delegato a norma dell’art. 25, comma, 2 l. fall. non può trattare i giudizi che ha autorizzato, a maggior ragione in assenza di una previa approvazione del programma di liquidazione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Curatore - Declaratoria di nullità di decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. e condanna del curatore alla restituzione degli stessi - Allegata risoluzione di una permuta anteriore al fallimento - Qualità di terzo del curatore convenuto - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.
Il curatore del fallimento, nei cui confronti siano proposte una domanda di nullità di un decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. ed altra di condanna alla restituzione di detti titoli, sul presupposto dell'avvenuta risoluzione per mutuo dissenso, in epoca anteriore al fallimento, di un contratto di permuta dei titoli medesimi, concluso dall'imprenditore poi fallito, non sta in giudizio in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito (e, dunque, nella veste processuale di terzo), bensì nella stessa posizione sostanziale e processuale che sarebbe spettata a quest'ultimo, trattandosi di azione vertente su poste passive entrate a far parte del patrimonio già prima della dichiarazione di fallimento ed indipendentemente dal dissesto, successivamente verificatosi. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la decisione censurata dal curatore, assumendo che questi, senza impugnare l'atto, ne aveva contestato gli effetti in sé, così assumendo la medesima posizione del fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2012, n. 18844.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo del creditore privilegiato - Costituzione del Curatore nei giudizi di opposizione allo stato passivo - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione.

Fallimento - Opposizione lo stato passivo - Divieto di jus novorum - Esclusione.
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Il giudizio di opposizione, così come il suo sviluppo nella fase di legittimità, rappresenta un’ipotesi di contestazione dei crediti, per il quale la decisione di stare in giudizio è rimessa alla sola volontà del curatore. Tale autonomia deroga al disposto normativo di cui agli artt. 25 e 31, legge fallimentare, poiché è strettamente correlata all’attività di formazione dello stato passivo ad egli attribuita, e, pertanto, non necessita dell’autorizzazione del giudice delegato, al quale, a seguito della riforma del 2005, spetta esclusivamente un compito di controllo e vigilanza sulla regolarità della procedura. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata)

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, nonostante la sua natura impugnatoria, non opera la preclusione posta dall’art. 345 c.p.c. in materia di jus novorum e, pertanto, il curatore non è tenuto a circoscrivere le proprie difese nell’ambito delle eccezioni dedotte nella fase precedente, poiché il thema probandum può essere ampliato dalla curatela con nuove allegazioni istruttorie e con la formulazione di eccezioni in senso ampio non preventivamente sottoposte all’esame del giudice delegato, al fine di non comprimerne il diritto di difesa. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 2012, n. 8929.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo del creditore privilegiato - Costituzione del Curatore nei giudizi di opposizione allo stato passivo - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione..
Il giudizio di opposizione, così come il suo sviluppo nella fase di legittimità, rappresenta un’ipotesi di contestazione dei crediti, per il quale la decisione di stare in giudizio è rimessa alla sola volontà del curatore. Tale autonomia deroga al disposto normativo di cui agli artt. 25 e 31, legge fallimentare, poiché è strettamente correlata all’attività di formazione dello stato passivo ad egli attribuita, e, pertanto, non necessita dell’autorizzazione del giudice delegato, al quale, a seguito della riforma del 2005, spetta esclusivamente un compito di controllo e vigilanza sulla regolarità della procedura. (Cristina Muratori) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2012, n. 8929.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio del curatore - Sanatoria con effetto ex tunc...
Deve essere condiviso l'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo il quale l'originario difetto di autorizzazione a stare in giudizio del curatore può essere sanato con effetto ex tunc. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Omologazione - Costituzione in giudizio del commissario giudiziale - Liquidazione dell'onorario del professionista che lo assiste - Individuazione del valore della causa - Criterio del passivo concordatario - Irrilevanza - Criterio dell'utile conseguibile dal concordato - Ammissibilità..
Ai fini della liquidazione dell'onorario spettante al legale incaricato dell'assistenza tecnica del commissario giudiziale nell'ambito del giudizio di omologazione del concordato preventivo, il valore della causa non coincide con il passivo accertato (siccome nella diversa ipotesi di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento), nè può considerarsi indeterminabile, corrisponde bensì all'utile conseguibile dal concordato e quindi al passivo concordatario che sarà soddisfatto all'esito della procedura. (Matteo Tassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 14 Luglio 2011.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Riconducibilità dell'azione esperita alla autorizzazione - Contestazione - Natura - Interpretazione di un atto processuale - Conseguenze - Fattispecie relativa ad azione di inefficacia ex art. 44 legge fall. di atti del fallito successivi alla dichiarazione di fallimento in caso di autorizzazione all'esercizio dell'azione di pagamento del prezzo della vendita a rate di azienda.
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria , conferita dal giudice delegato ex artt. 25, comma 1, n. 6 e 31, legge fall., al curatore del fallimento, si estende, senza bisogno di specifica menzione, a tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce l'autorizzazione e l'eventuale limitazione di quest'ultima, in rapporto alla maggiore latitudine dell'azione effettivamente esercitata, costituisce una questione interpretativa di un atto di natura processuale, deducibile in sede di legittimità soltanto qualora sia stata proposta nel giudizio di merito; ne consegue che, ove ciò sia accaduto ed il giudice di merito si sia pronunciato, il mezzo impugnatorio consentito è quello dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., negli stretti limiti in cui è consentito il sindacato di legittimità sulla motivazione. (Nella specie, facendo applicazione di detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata sul punto del difetto di legittimazione del curatore, attore in un giudizio per la dichiarazione di inefficacia, ex art. 44 legge fall., di atto di disposizione patrimoniale del fallito, nonostante l'autorizzazione ad agire fosse stata data dal giudice delegato per proporre genericamente l'azione contrattuale di adempimento, al fine del recupero delle rate di prezzo dell'azienda venduta dallo stesso fallito prima del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 2011, n. 10652.


Fallimento – Revoca – Spese della procedura – Compenso del curatore – Parte obbligata alla rifusione – Erario..
In caso di revoca di un fallimento la cui dichiarazione non sia conseguenza di un comportamento del debitore che abbia indotto il giudice in errore circa la sussistenza dei presupposti dello stesso, né di un comportamento colposo del creditore, le spese della procedura ed il compenso del curatore sono a carico dell’Erario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - In genere - Operazioni di vendita con incanto - Liquidazione dei compensi al notaio delegato - Disciplina - Art. 2 D.M. Giustizia n. 313 del 1999 - Applicabilità - Disapplicazione per contrasto con prontuario interregionale notarile - Inammissibilità - Fondamento. .
In tema di liquidazione del compenso al notaio, delegato dal giudice delegato alle operazioni di vendita all'incanto di beni fallimentari, trovano applicazione le norme di cui all'art. 2 del D.M. Giustizia n. 313 del 1999 (emesso in attuazione della legge n. 302 del 1998), senza possibilità di disapplicazione delle stesse se in contrasto, come nella specie, con le tariffe recepite in un prontuario compilato da un comitato interregionale notarile; infatti la disapplicazione del regolamento è legittima qualora questo sia in contrasto con una fonte di diritto sovraordinata e non pure quando l'atto normativo ad esso poziore consista nella delibera di un organo professionale, privo di vincolatività al di fuori di un recepimento consensuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2011, n. 1342.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Riconducibilità dell'azione esperita alla autorizzazione - Contestazione - Natura - Interpretazione di un atto processuale - Conseguenze - Deducibilità della questione in sede di legittimità - Condizioni - Fattispecie..
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria conferita ex artt. 25, comma 1, n. 6 e 31, legge fall., al curatore del fallimento dal giudice delegato copre, senza bisogno di una specifica menzione, tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce l'autorizzazione, e l'eventuale limitazione di quest'ultima, in rapporto alla maggiore latitudine dell'azione effettivamente esercitata, costituisce una questione interpretativa di un atto di natura processuale, deducibile in sede di legittimità soltanto qualora sia stata proposta nel giudizio di merito; ne consegue che, ove ciò sia accaduto, ed il giudice di merito si sia pronunciato, il mezzo impugnatorio consentito è quello dell'art.360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., negli stretti limiti in cui è consentito il sindacato di legittimità sulla motivazione. (Nella specie, il curatore, chiedendo di poter agire per la revocabilità di un'ipoteca volontaria prestata dalla società fallita per debito di terzi, aveva poi concluso l'istanza, ed era stato conseguentemente autorizzato, a proporre genericamente l'azione revocatoria dell'art. 67 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22540.


Fallimento – Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori – Partecipazione del curatore con l'assistenza di un difensore – Necessità dell'autorizzazione del giudice delegato – Incompatibilità del giudice alla trattazione del reclamo..
Se il curatore dovesse partecipare al procedimento di reclamo previsto dall'articolo 36, legge fallimentare, avvalendosi dell'assistenza di un difensore, la sua costituzione dovrebbe essere autorizzata dal giudice delegato, il quale, tuttavia, in base alla previsione dell'articolo 25, comma 2, legge fallimentare, non potrebbe poi trattare il reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 10 Agosto 2010.


Fallimento – Atti del fascicolo fallimentare – Diritto dei terzi alla consultazione – Presupposti..
I terzi, e tra questi il difensore nominato dal curatore, non hanno un diritto alla consultazione del fascicolo fallimentare, ma possono presentare istanza in tal senso al giudice delegato, che discrezionalmente valuterà il loro interesse in bilanciamento con le esigenze di segretezza, o anche solo riservatezza, della procedura; tale valutazione è soggetta a revisione in sede di reclamo al tribunale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Giugno 2010.


Fallimento – Estensione al socio illimitatamente responsabile – Potere del giudice delegato di autorizzare il curatore alla richiesta di estensione – Natura – Incompatibilità del giudice che dichiara il fallimento – Insussistenza. (26/10/2010).
Il potere attribuito al tribunale dal novellato articolo 147, legge fallimentare, di estendere il fallimento ai soci illimitatamente responsabili ha natura integrativa di quello del curatore, il quale mira alla realizzazione di un effetto che la legge prevede come conseguenza della dichiarazione di fallimento. Pertanto, l'autorizzazione del giudice delegato al curatore a richiedere l'estensione del fallimento non è qualificabile come esercizio dei poteri di cui all'art. 25, n. 6, legge fallimentare, in quanto rientra in quei poteri di vigilanza che il giudice delegato esercita sugli organi della procedura e non si pone, con riferimento al suo esercizio ed alla successiva dichiarazione di fallimento, alcun problema di incompatibilità. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Maggio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Opposizione ex art. 18 della legge fall. (nel testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio del fallimento - Nullità ex art. 158 cod. proc. civ. - Esclusione - Incompatibilità ai sensi dell'art. 51 n. 4 cod. proc. civ. - Configurabilità - Conseguenze - Obbligo di astensione - Sussistenza - Conseguenze - Istanza di ricusazione - Necessità..
La sentenza emessa in primo grado nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, ai sensi degli art. 18 e 19 della legge fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), dallo stesso collegio che ha provveduto alla dichiarazione di fallimento, non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice ma, avendo il giudizio di opposizione il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra l'ipotesi di astensione obbligatoria prevista dall'art. 51 n. 4 cod. proc. civ., da far valere esclusivamente mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione formulata ai sensi dell'art. 52 cod. proc. civ. nel corso del procedimento ove si sia verificata l'incompatibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2010, n. 10900.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - In genere - Debito di massa - Contestazione - Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. - Necessità - Conseguenze - Attivazione del procedimento camerale endofallimentare - Istanza al giudice delegato - Rigetto - Reclamo - Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale - Nullità dell'intero procedimento - Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione - Sussistenza - Fattispecie..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli artt. 93 e segg. o 101 della legge fall., in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretende d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo emesso al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso ex art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri ex art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione di somma versata sul conto corrente intestato al fallito dopo l'apertura del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2010, n. 9623.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Pagamento dei creditori - Ritardo nel pagamento della somma attribuita nel piano di riparto - Interessi compensativi o moratori - Maturazione - Esclusione - Fondamento..
In tema di fallimento, il ritardo nel pagamento della somma spettante al creditore ammesso in base al piano di riparto non gli attribuisce il diritto di percepire gli interessi compensativi o moratori per il periodo compreso tra la data di esecutività del piano ed il pagamento, in quanto l'ammissione del credito al passivo e l'inclusione del relativo importo nel piano di riparto non determinano una novazione del credito, né lo trasformano in un credito nei confronti della massa, con la conseguenza che gli interessi maturati e maturandi, dovendo considerarsi pur sempre accessori di un credito nei confronti del fallito, non possono dar vita ad un autonomo e distinto credito nei confronti della massa, ostandovi d'altronde sia la disciplina dettata dagli artt. 54 e 55 della legge fall., sia, per gli interessi moratori, il carattere satisfattivo della procedura concorsuale, incompatibile con la mora nell'adempimento delle obbligazioni pecuniarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8185.


Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Legge n. 89 del 2001 - Equa riparazione - Violazione del termine di ragionevole durata del processo - Accertamento - Fallimento - Dichiarazione tardiva di credito - Riferimento al tempo intercorso tra l'istanza ex art. 101 della legge fall. e l'ammissione del credito - Necessità.
In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata di una procedura fallimentare, la durata del procedimento di insinuazione tardiva va determinata avendo riguardo al tempo intercorso tra la proposizione dell'istanza ex art. 101 della legge fall., con cui il creditore diventa parte della procedura, ed il provvedimento di ammissione del credito (nella specie, emesso dal giudice delegato), non potendosi cumulare con tale periodo quello precedente di svolgimento della procedura concorsuale, al quale il creditore è rimasto estraneo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8169.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Legali del liquidatore e della procedura - Assistenza tecnica prestata nel giudizio di risoluzione del concordato - Competenze professionali - Decreto di liquidazione - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Fondamento. .
In tema di concordato preventivo, il P.M. non è legittimato a proporre reclamo, ai sensi degli artt. 26 e 164 della legge fall., avverso il decreto di liquidazione delle competenze professionali spettanti ai difensori del liquidatore e della procedura per l'attività prestata nel giudizio di risoluzione del concordato, non essendo detta legittimazione ricollegabile né al suo intervento nella procedura, il quale, pur essendo previsto dall'art. 162 della legge fall. a garanzia dell'interesse generale al corretto ingresso e svolgimento della procedura esdebitatoria, non costituisce espressione di un potere d'azione, tale da abilitarlo all'impugnazione ai sensi degli artt. 70, primo comma, n. 1 e 72, primo comma, cod. proc. civ., né all'art. 740 cod. proc. civ., non trattandosi di decreto emesso all'esito di un procedimento camerale nel quale sia richiesto il suo parere, né infine all'art. 11, quinto comma, della legge n. 319 del 1980, non essendo la funzione del difensore equiparabile a quella degli ausiliari del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2010, n. 7953.


Fallimento - Estensione fallimento al socio illimitatamente responsabile - Ricusazione giudice del collegio che come G.D. ha previamente autorizzato curatore alla richiesta di estensione - Infondatezza..
L'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile consiste nel rimediare ad una lacuna della sentenza dichiarativa di fallimento ed attuare quanto espressamente previsto dal nuovo articolo 147, legge fallimentare, secondo cui il fallimento della società "produce", quale effetto ex lege , ma non più d'ufficio richiedendo l'istanza del curatore, il fallimento anche dei soci illimitatamente responsabili. Ne consegue che l'autorizzazione del giudice delegato  al curatore ex art. 147, 4° comma, legge fallimentare, deve considerarsi alla stregua di un semplice nulla osta e come tale non integra alcuna delle ipotesi che può dar luogo alla ricusazione di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 25 Novembre 2009.


Fallimento – Crediti prededucibili sorti nel corso della procedura – Valutazione del loro integrale pagamento – Necessità – Liquidazione del compenso al difensore – Omessa autorizzazione all’emissione del mandato di pagamento. .
Qualora non sia possibile presumere che l’attivo del fallimento consenta di soddisfare i crediti liquidi, esigibili e non contestati sorti nel corso del fallimento, il giudice delegato che liquida i compensi spettanti al difensore del fallimento può negare l’autorizzazione al prelievo dal conto della procedura ed il relativo provvedimento è impugnabile ai sensi dell’art. 26 legge fall. nel termine di dieci giorni dalla sua comunicazione da parte del cancelliere o dal momento in cui l’interessato ne ha estratto la copia integrale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 02 Settembre 2009.


Fallimento – Gratuito patrocinio – Esistenza di liquidità – Ammissibilità – Condizioni..
Può essere ammesso al beneficio del gratuito patrocinio di cui al DPR 30 maggio 2002, n. 115, il fallimento che, pur disponendo di fondi liquidi, non sia in grado di provvedere al pagamento integrale dei debiti prededucibili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Gennaio 2009, n. 0.


Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Fallimento - Ragionevole durata - Individuazione - Criteri - Colpevole ritardo - Prova - Oggetto.
In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, non essendo possibile predeterminare astrattamente la ragionevole durata del fallimento, il giudizio in ordine alla violazione del relativo termine richiede un adattamento dei criteri previsti dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, e quindi un esame delle singole fasi e dei subprocedimenti in cui la procedura si è in concreto articolata, onde appurare se le corrispondenti attività siano state svolte senza inutili dilazioni o abbiano registrato periodi di stallo non determinati da esigenze ben specifiche e concrete, finalizzate al miglior soddisfacimento dei creditori concorsuali. A tal fine, occorre tener conto innanzitutto del numero dei soggetti falliti, della quantità dei creditori concorsuali, delle questioni indotte dalla verifica dei crediti, delle controversie giudiziarie innestatesi nel fallimento, dell'entità del patrimonio da liquidare e della consistenza delle operazioni di riparto. Secondariamente, chi ritiene che il notevole protrarsi della procedura sia dipeso dalla condotta dei suoi organi ne deve provare l'inerzia ingiustificata o la neghittosità nello svolgimento delle varie attività di rispettiva pertinenza, o nel seguire i processi che si siano innestati nel tronco della procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2008, n. 8497.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.


Fallimento – Giudizi di impugnazione dello stato passivo – Autorizzazione del giudice delegato a stare in giudizio – Esclusione – Potere del curatore di nomina dei procuratori – Sussistenza..
Per effetto delle modifiche apportate dalla riforma alla legge fallimentare, nei giudizi relativi a contestazioni dello stato passivo, il curatore non necessità dell’autorizzazione a stare in giudizio ed è titolare del potere di designazione dei procuratori ad litem. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 10 Luglio 2007.


Organi del fallimento – Nomina degli avvocati – Potere del curatore – Esclusione – Limiti..
Il potere del curatore di designazione degli avvocati previsto dall’art. 25, 6° comma L.F. è limitato ai soli casi in cui il curatore ponga in essere una attività giurisdizionale di impugnazione o contestazione di atti del giudice delegato o del Tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 22 Marzo 2007.


Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Danno patrimoniale indennizzabile - Conseguenza immediata e diretta della non ragionevole durata del processo - Necessità - Fattispecie in tema di fallimento

Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto all'equa riparazione - Preliminare accertamento della durata ragionevole del processo presupposto - Necessità - Fattispecie in tema di procedura fallimentare
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Il danno patrimoniale indennizzabile come conseguenza della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, è soltanto quello che costituisce "conseguenza immediata e diretta" del fatto causativo (art. 1223 cod. civ., richiamato dall'art. 2, comma 3, legge cit. attraverso il rinvio all'art. 2056 stesso codice), in quanto sia collegabile al superamento del termine ragionevole e trovi appunto causa nel non ragionevole ritardo della definizione del processo presupposto. (Nella fattispecie la S.C. ha pertanto escluso l'indennizzabilità del danno - subito dal creditore ammesso al passivo di una procedura fallimentare protrattasi oltre la durata ragionevole - consistente nella impossibilità di recupero del credito per la insufficienza dell'attivo fallimentare). (massima ufficiale)

Il giudice investito della domanda di equa riparazione del danno derivante dalla irragionevole durata del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, deve preliminarmente accertare se sia stato violato il termine di ragionevole durata, identificando puntualmente quale sia la misura della durata ragionevole del processo in questione, essendo questo un elemento imprescindibile, logicamente e giuridicamente preliminare, per il corretto accertamento dell'esistenza del danno e per l'eventuale liquidazione dell'indennizzo. (Nella fattispecie, la S.C. ha cassato il decreto della corte di appello che, sulla domanda di equa riparazione proposta da un creditore ammesso al passivo di un fallimento, pur affermando che la procedura fallimentare aveva avuto una durata irragionevole e pur avendo liquidato, forfettariamente una somma a titolo di danno morale, non aveva, però, indicato precisamente la misura della durata della procedura eccedente il termine ragionevole). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2005, n. 17999.


Fallimento – Accertamento del passivo – Debito "di massa" – Contestazione – Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 e 101 legge fall. – Necessità – Conseguenze – Attivazione del procedimento camerale endofallimentare – Istanza al giudice delegato – Rigetto – Reclamo – Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale – Nullità dell'intero procedimento – Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione – Sussistenza – Fattispecie in tema di richiesta di restituzione di somme versate per spese della procedura di concordato preventivo. .
Nel fallimento, anche il debito cosiddetto "di massa", che sia controverso per non essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento, deve essere verificato attraverso il procedimento previsto dagli artt. 93 e segg. e 101 legge fall., come l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando esso la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretenda d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso "ex" art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri "ex" art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione, da parte di alcuni acquirenti di alloggi, della somma da essi versata nella cancelleria a copertura delle spese della procedura di concordato preventivo cui il venditore era stato precedentemente ammesso, nell'intento di evitare il fallimento di quest'ultimo). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Settembre 2005, n. 17839.


Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto ad un'equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo "ex lege" 89/2001 - Procedure fallimentari - Applicabilità.
Il diritto ad un'equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (ex lege n. 89 del 2001) è legittimamente esercitabile anche in relazione ai procedimenti in materia fallimentare, dei quali il giudice chiamato ad applicare la legge citata ha l'obbligo di verificare la durata alla stregua dei criteri di cui all'art. 2, che, come è noto, impone di aver riguardo alla complessità del caso e, in relazione ad essa, al comportamento delle parti, del giudice e di ogni altra autorità comunque chiamata a concorrere o contribuire alla risoluzione della controversia, tra cui non rientrano soltanto le autorità amministrative, ma anche gli uffici giudiziari investiti della decisione di cause pregiudiziali o collegate a quelle di cui si discute (quali, ad esempio, quelle aventi ad oggetto le azioni revocatorie proposte dal curatore fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Maggio 2004, n. 10122.


Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Potere di impugnazione di una sentenza - Autorizzazione del giudice delegato - Mancanza - Conseguenza - Capacità processuale - Difetto - Sanatoria - Ammissibilità - Condizioni.
Il difetto di capacità processuale del curatore del fallimento, che, entro il termine breve dell'art. 325, c.p.c., abbia appellato una sentenza senza essere munito dell'autorizzazione del giudice delegato, può essere sanato, con efficacia retroattiva, dalla successiva autorizzazione, che può sopravvenire anche dopo la scadenza del termine di impugnazione, purché il giudice di appello non abbia già dichiarato inammissibile l'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2003, n. 17540.


Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Mancanza - Capacità processuale - Difetto - Sanatoria - Ammissibilità - Limiti.
Il difetto di capacità processuale del curatore del fallimento, che abbia agito in giudizio senza essere munito dell'autorizzazione del giudice delegato - che attiene alla "legitimatio ad processum", ossia all'efficacia e non alla validità della costituzione del fallimento procedente - può essere sanato, con efficacia retroattiva, dalla successiva intervenuta autorizzazione, salvo che il giudice di appello abbia già dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, ovvero che si sia verificata una preclusione, come il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Marzo 2003, n. 4136.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Terzo aspirante all'acquisto di un bene della massa - Richiesta di sindacato sulle modalità adottate per la vendita - Difetto di legittimazione - Vendita a trattativa privata di beni mobili - Libertà di procedura - Conseguenze in tema di presentazione delle offerte di acquisto.
Il terzo che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare non è legittimato a chiedere alcun sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in sede concorsuale, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto soggettivo all'osservanza della relativa disciplina. In particolare, nel caso (come nella specie) di vendita a trattativa privata di beni mobili - a prescindere dalla circostanza se essa debba essere preceduta o meno da pubblicità in caso di vendita di massa -, la vendita stessa è comunque soggetta alla più ampia libertà di procedure, secondo quanto di volta in volta disposto dal Giudice, con la conseguenza che, ai fini della presentazione delle offerte di acquisto, non è necessario che il giudice emani un provvedimento formale di vendita a trattativa privata dei beni, dovendo, per converso, ritenersi del tutto legittimo che l'interessato all'acquisto presenti, in qualsiasi momento, un'offerta al curatore, anche a prescindere dalla circostanza che il bene risulti formalmente in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2002, n. 17247.


Giudice delegato nel fallimento - Provvedimenti preordinati al trasferimento del bene espropriando - Modifica o revoca - Ammissibilità - Limiti.
I provvedimenti del giudice delegato nel fallimento sono (al pari di quelli del giudice dell'esecuzione) revocabili e/o modificabili, d'ufficio o su istanza di parte, sino a quando essi non abbiano avuto esecuzione e, quindi, ove siano preordinati al trasferimento del bene espropriato, fino a quando non sia stato pronunciato il relativo decreto, cui consegue l'effetto traslativo non prodotto, viceversa, dalla sola ordinanza di aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2001, n. 697.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Giudice già partecipante alla decisione sulla dichiarazione di fallimento - Sua partecipazione al giudizio di opposizione - Nullità della relativa decisione - Esclusione - Fondamento.
Non è affetta da nullità la decisione sulla opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento cui abbia partecipato un giudice già componente il collegio decidente sulla dichiarazione del medesimo fallimento, giacché l'attuazione dell'imparzialità del giudice nel processo civile viene affidata agli istituti dell'astensione e della ricusazione, nel cui ambito va verificata in concreto la sussistenza di atti il cui compimento da parte del giudice comporti valutazioni di merito tali da pregiudicare le successive decisioni, dovendosi peraltro rilevare che, nella fattispecie, essendo la sentenza dichiarativa di fallimento emessa al termine di un giudizio a cognizione sommaria, ed intervenendo invece quella di opposizione all'esito di un giudizio a cognizione piena, non può ritenersi che il secondo giudizio sia pregiudicato dal precedente, onde neppure astrattamente sarebbe configurabile la situazione di incompatibilità che avrebbe legittimato la ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2000, n. 12410.


Fallimento - Attività fallimentari - Amministrazione - In genere - Provvedimenti di amministrazione e gestione dei beni del fallimento - Natura non decisoria - Ricorso per cassazione ex art. 111, secondo comma Cost. - Inammissibilità - Fattispecie in materia di affitto di azienda.
È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'articolo 111, secondo comma Cost. avverso i provvedimenti del giudice delegato e del tribunale in sede di reclamo costituenti esercizio del potere di amministrazione e gestione dei beni acquisiti al fallimento e delle funzioni di direzione della procedura fallimentare; in tale categoria si iscrivono i provvedimenti che concedono, negano o revocano l'autorizzazione all'affitto di azienda. (massima ufficiale) Cassazione civile, 24 Novembre 1999, n. 13123.


Curatore del fallimento - Autorizzazione del giudice delegato per ogni grado del giudizio - Necessità - Mancanza - Legittimazione autonoma all'impugnazione - Configurabilità - Esclusione - Potere della Corte di Cassazione di invitare il curatore a depositare l'autorizzazione - Insussistenza.
Il curatore del fallimento, pur essendo l'organo deputato ad assumere la qualità di parte nelle controversie inerenti la procedura fallimentare, non è fornito di una capacità processuale autonoma, capacità che deve essere integrata dall'autorizzazione del giudice delegato in relazione a ciascun grado del giudizio; sicché, in mancanza di autorizzazione, sussiste il difetto di legittimazione processuale, indipendentemente dalla legittimità della posizione processuale assunta dal curatore stesso nei precorsi gradi. Tale autorizzazione deve essere depositata, a pena di inammissibilità, insieme con il ricorso per cassazione proposto dalla curatela, senza possibilità per la S.C., in caso di omesso deposito dell'autorizzazione, di invitare la parte ad effettuare il menzionato deposito (invito che può essere, invece, rivolto dai giudici di merito in sede di istruzione probatoria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999, n. 5308.


Giudice delegato - Poteri - Di adozione di provvedimenti urgenti per l'acquisizione di sopravvenienze attive del fallito - Limiti - Di beni oggetto di rivendicazione di un diritto esclusivo incompatibile, da parte di terzi - Esclusione - Conseguenze - Inesistenza giuridica di un'eventuale provvedimento del genere, e dell'eventuale provvedimento assunto dal Tribunale in sede di reclamo - Conseguenze - Idoneità al giudicato e suscettibilità di ricorso ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio del fallito implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso dello stesso fallito o del coniuge o di altri soggetti che ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. In tale seconda ipotesi il decreto del giudice delegato, così come il decreto reso dal Tribunale in esito al reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà degli interessati di farne valere, in ogni tempo ed in ogni sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 1999, n. 891.


Giudice delegato - Poteri - Di adozione di provvedimenti urgenti per l'acquisizione di sopravvenienze attive del fallito - Limiti - Di beni oggetto di rivendicazione di un diritto esclusivo incompatibile, da parte di terzi - Esclusione - Conseguenze - Inesistenza giuridica di un'eventuale provvedimento del genere, e dell'eventuale provvedimento assunto dal Tribunale in sede di reclamo - Conseguenze - Idoneità al giudicato e suscettibilità di ricorso ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio del fallito implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso dello stesso fallito o del coniuge o di altri soggetti che ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. In tale seconda ipotesi il decreto del giudice delegato, così come il decreto reso dal Tribunale in esito al reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà degli interessati di farne valere, in ogni tempo ed in ogni sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Luglio 1997, n. 6353.


Reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato fissante un termine, al curatore, per l'eventuale subingresso al fallito, in un contratto ancora non eseguito - Conseguente provvedimento del Tribunale adito, di dichiarazione di avvenuto automatico scioglimento del contratto, con conseguenze restitutorie - Sua riconducibilità ai poteri del Tribunale - Esclusione - Carenza assoluta di potere - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Idoneità della pronuncia suddetta al giudicato, e sua impugnabilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Rilevabilità della nullità in ogni tempo e sede - Configurabilità.
Esula del tutto dai suoi poteri, il Tribunale il quale, adito in sede di reclamo ex art. 26 della legge fall. avverso un provvedimento del Giudice Delegato il quale abbia fissato un termine al Curatore per l'eventuale subingresso al fallito in un contratto preliminare, dichiari che il contratto in questione debba intendersi automaticamente sciolto per l'avvenuto decorso del termine fissato dal Giudice Delegato, con le conseguenze di carattere restitutorio connesse al predetto scioglimento. Con tale pronuncia, infatti, il Tribunale, lungi dal mantenersi nell'alveo dell'attività amministrativa di gestione del patrimonio fallimentare, finisce per statuire, in via definitiva, su una questione di diritti soggettivi circa l'asserito automatico scioglimento del contratto, la quale non può certo essere risolta nell'ambito della procedura ex art. 26 della Legge Fallimentare, ma va decisa in un ordinario processo di cognizione, nel conflitto tra le parti contendenti. Una tale pronuncia, risultando emessa in radicale carenza di potere, non è idonea a disporre della situazione giuridica in contestazione, non è suscettibile di passare in cosa giudicata, e resta in facoltà di qualsiasi interessato farne valere, in ogni tempo e sede, la radicale nullità e la conseguente inidoneità a produrre effetti giuridici. E, pertanto, essendo priva di carattere decisorio, non può neppure essere impugnata con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 1997, n. 4590.


Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento - Portata - Estensione

Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento - Suo sopravvento solo in sede di giudizio di appello - Efficacia sanante "ex tunc" - Sussistenza - Limiti
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L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria, conferita, ex artt. 25, n. 6, e 31, legge fall., al curatore del fallimento, dal giudice delegato, copre, senza bisogno di una specifica menzione, tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento del previsto obiettivo principale del giudizio cui l'autorizzazione si riferisce. (massima ufficiale)

La mancanza di autorizzazione, da parte del giudice delegato, al curatore, perché svolga attività processuale (nella fattispecie: l'esperimento dell'azione revocatoria ex art. 64 legge fall.), essendo attinente all'efficacia di attività processuale nell'esclusivo interesse del fallimento procedente, è suscettibile di sanatoria, con effetto "ex tunc", anche mediante l'autorizzazione per il giudizio di appello, sempre - però - che l'inefficacia degli atti non sia stata, nel frattempo, già accertata e sanzionata dal giudice. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 15 Maggio 1997, n. 4310.


Fallimento - Giudice delegato - Poteri - Provvedimenti urgenti per l'acquisizione di beni mobili del fallito - Limiti.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fall., di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali beni mobili, in possesso del fallito o del coniuge o di altri soggetti che non ne contestino le spettanze al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Settembre 1996, n. 8004.


Procuratore legale del fallimento - Poteri - Estensione - Disciplina ex art. 1708 cod. civ. - Applicabilità - Potere di nomina di un consulente di parte - Configurabilità - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione.
I poteri del procuratore legale del fallimento - una volta che sia stato nominato dal curatore su autorizzazione del giudice delegato - non differiscono da quelli ordinari, previsti in linea generale dall'art. 84 cod. proc. civ., ed i rapporti tra il professionista ed il fallimento sono retti dall'art. 1708 cod. civ. - applicabile anche con riguardo alla procura "ad litem" -, a norma del quale il mandato al procuratore - difensore, che conferisce il potere di conduzione della lite; si estende anche agli atti necessari al compimento dell'incarico, secondo un apprezzamento tecnico rientrante nei poteri del legale per l'ordinaria conduzione del processo, tra i quali rientra la nomina di un consulente di parte, a norma dell'art. 87 cod. proc. civ., senza che sia necessaria ne' la nomina della parte in senso sostanziale, ne' un mandato "ad hoc" della stessa, ne', infine, l'autorizzazione del giudice delegato, trattandosi della scelta di un difensore tecnico ausiliare del legale, non già di un ausiliare del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Dicembre 1995, n. 12904.


Fallimento - Giudice delegato - Poteri - Autorizzazione a promuovere un'azione giudiziale - Difetto - Sanatoria - Ammissibilità - Limiti.
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziale ex art, 25 n. 6 legge fall. quale condizione di efficacia dell'attività processuale della curatela, non deve necessariamente contenere la specifica menzione di tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento del previsto obiettivo cui il giudizio si riferisce, essendo sufficiente il riferimento al contenuto essenziale del giudizio da promuovere. Il difetto di autorizzazione, essendo attinente all'efficacia dell'attività processuale nell'interesse esclusivo del fallimento procedente, è suscettivo di sanatoria (nella specie, mediante l'autorizzazione al giudizio di appello) anche con effetto "ex tunc", sempre che l'inefficacia degli atti non sia stata già accertata e sanzionata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Agosto 1995, n. 9035.


Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione a stare in giudizio previa ammissione al gratuito patrocinio - Intervento di detta ammissione successivamente alla instaurazione del giudizio - Efficacia sanante "ex tunc" - Ammissibilità.
In considerazione della funzione di tutela dell'interesse pubblico affidata dalla legge al "munus publicum" del curatore fallimentare, l'autorizzazione del giudice delegato al curatore medesimo, che sia parte processuale, a stare in giudizio in nome e per conto del fallimento, anche se tardiva ha efficacia sanante della pregressa attività processuale dallo stesso svolta con efficacia "ex tunc", indipendentemente dal verificarsi di decadenze meramente processuali (come la scadenza del termine di impugnazione), che non incidano su diritti quesiti di natura sostanziale. Detta sanatoria si verifica anche nella ipotesi in cui il giudice delegato abbia autorizzato il curatore a stare in giudizio previa ammissione al gratuito patrocinio e tale ammissione sia intervenuta solo in un momento successivo alla instaurazione dello stesso (nella specie la ammissione al gratuito patrocinio intervenuta prima del giudizio era stata decretata da commissione incompetente), in quanto tale fattispecie corrisponde esattamente, per identità di "ratio", a quella della autorizzazione tardiva, nel senso che in ambedue le ipotesi l'avveramento della condizione o l'adozione del provvedimento di autorizzazione producono effetti retroattivi rispetto alla pregressa attività processuale svolta dal curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1995, n. 2570.


"Legitimatio ad processum" - Accertamento - In ogni stato e grado del processo - Ammissibilità - Limite - Produzione dell'atto o documento probante la legittimazione - Sanatoria retroattiva - Sussistenza - Limite - Accertamento della mancanza delle capacità da parte del giudice del merito con conseguente valutazione della validità dell'atto compiuto in mancanza di essa - Operatività della sanatoria - Inammissibilità.
La "legitimatio ad processum", riferita alla capacità delle parti a stare in giudizio, in proprio o con la debita rappresentanza, assistenza o autorizzazione, costituisce un presupposto processuale che attiene alla regolare costituzione del rapporto processuale e l'accertamento della sua esistenza o della sua mancanza può essere compiuto in ogni stato e grado del processo, sinanche in sede di legittimità, con il solo limite della formazione del giudicato che preclude la proposizione o la riproposizione della relativa questione. Pertanto, la produzione dell'atto o documento da cui risulti la sussistenza di detta legittimazione, produzione ammissibile anche nel giudizio di cassazione, ai sensi dell'art. 372, primo comma, cod. proc. civ., non essendo assoggettata alle preclusioni, anche di ordine cronologico, riguardanti l'acquisizione del materiale probatorio occorrente per decidere la causa nel merito, ha l'effetto di sanare retroattivamente le irregolarità che inficiano i precedenti gradi del giudizio, fermo restando che tale sanatoria non opera quando i giudici di merito abbiano già rilevato la mancanza del presupposto processuale, traendone le debite conseguenze in ordine alla validità dell'atto compiuto in mancanza di esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Gennaio 1995, n. 267.


Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Coadiutore del curatore - Procura ad litem - Rilascio al difensore del fallimento - Specifica delega del curatore e autorizzazione del giudice delegato - Mancanza - Procura ad "litem" - Invalidità - Autorizzazione a stare in giudizio - Successivo rilascio da parte del giudice delegato e produzione in giudizio - Sanatoria nella predetta invalidità con effetto retroattivo - Ammissibilità.
La invalidità della procura ad "litem" rilasciata al difensore del fallimento del coadiutore del curatore in base a delega di quest'ultimo (art. 32, primo comma, legge fallimentare) priva della necessaria specificità e dell'autorizzazione del giudice delegato, resta sanata - anche in fase di gravame - con effetto retroattivo e con il solo limite dei diritti quesiti di natura sostanziale, quando l'autorizzazione da parte del giudice delegato a stare in giudizio in nome e per conto del fallimento sia, comunque, successivamente conseguita e prodotto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Gennaio 1995, n. 185.


Decreto del giudice delegato per acquisire mobili o immobili detenuti da terzi - Diritto dei terzi - Incompatibilità con la pretesa degli organi fallimentari - Predetto decreto e provvedimento di conferma del Tribunale - Provvedimenti abnormi - Configurabilità - Provvedimento del Tribunale - Impugnazione con ricorso per Cassazione - Inammissibilità - "Actis nullitatis" - Esperibilità.
Il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 25 n. 2 legge fallimentare allo scopo di acquisire mobili o immobili detenuti da terzi, i quali rivendichino su di essi un proprio diritto (esclusivo), incompatibile con la pretesa degli organi fallimentari, e il provvedimento di conferma emesso su reclamo dal Tribunale devono considerarsi abnormi per carenza del relativo potere e quindi insuscettibili di passare in giudicato. Pertanto, il ricorso per Cassazione proposto a norma dell'art. 111 della Costituzione avverso detto ultimo provvedimento è inammissibile, mentre resta proponibile in ogni tempo, per accertare la sua inidoneità a produrre effetti giuridici, l'"actio nullitatis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Gennaio 1995, n. 2.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decisione - Partecipazione del medesimo giudice delegato al collegio del Tribunale Fallimentare - Obbligo di astensione ex art. 51, n. 4, cod. proc. civ. - Violazione - Esclusione.
In materia fallimentare, la partecipazione del giudice delegato, anche quale relatore, al collegio del Tribunale Fallimentare che decide su reclami contro i provvedimenti del medesimo giudice delegato, ancorché di natura giurisdizionale (nella specie, decreto in tema di ripartizione dell'attivo) trova la sua ragione nel principio di concentrazione processuale di ogni controversia presso gli organi del fallimento e nella particolare posizione di detto giudice delegato, il quale è garante della rapidità delle fasi processuali, per la continuità della sua conoscenza su fatti, rapporti, situazioni, richieste e mutazioni soggettive ed oggettive della procedura, e, pertanto, non implica violazione dell'obbligo di astensione previsto dall'art. 51, n. 4, cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Giugno 1994, n. 5429.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Commissario dell'amministrazione straordinaria - Azione revocatoria ex art. 67 legge fall.re - Esercizio - Preventivo consenso della autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria, in quanto munito degli stessi poteri del commissario della liquidazione coatta amministrativa, in forza del rinvio di cui all'art. 1 del D.L. 30 gennaio 1979 n. 26 (convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95), è direttamente abilitato all'esercizio dell'azione revocatoria, ai sensi dell'art. 67 della legge fallimentare, senza necessità di preventivo consenso dell'autorità di vigilanza (artt. 203 e 206 della citata legge fallimentare). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 Aprile 1994, n. 4167.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Mancanza - Legittimazione all'impugnazione - Difetto - Configurabilità - Legittimità della posizione processuale dal curatore assunta nei gradi precedenti - Irrilevanza

Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Curatore - Sentenza - Impugnazione - Autorizzazione del giudice delegato - Mancanza - Capacità processuale - Difetto - Sanatoria - Ammissibilità - Limiti
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Il curatore del fallimento non è fornito di capacità processuale generale ed autonoma, bensì di capacità che dev'essere integrata dall'autorizzazione del giudice delegato al fallimento in relazione a ciascun grado del giudizio, per cui, in mancanza di autorizzazione, sussiste il difetto di legittimazione del curatore in sede di impugnazione, indipendentemente dalla legittimità della posizione processuale da costui assunta nei gradi precorsi e ancorché in primo grado il medesimo curatore, autorizzato dal giudice delegato, avesse conferito al difensore procura a stare in giudizio anche per i gradi successivi. (massima ufficiale)

Il difetto di capacità processuale del curatore del fallimento, che abbia impugnato una sentenza senza essere munito dell'autorizzazione del giudice delegato, può essere sanato, con efficacia retroattiva, dalla successiva intervenuta autorizzazione, salvo che il giudice di appello abbia già dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, ovvero che si sia verificata una preclusione, come il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 1993, n. 3189.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Libretto di risparmio costituito dal fallito - Banca - Disconoscimento di una propria posizione debitoria - Somma portata dal libretto - Ordine di consegna al fallimento - Natura - Atto inesistente - Configurabilità - Impugnazione - Mezzi.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso del fallito o del coniuge o di altri soggetti che non ne contestino le spettanze al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare. Pertanto, il decreto con cui il giudice delegato ordini ad una banca di consegnare la somma portata da un libretto di risparmio, costituito presso la stessa dal fallito, nonostante la banca disconosca una propria posizione debitoria (deducendo, in ipotesi, la compensazione con un corrispondente credito), configura - così come il provvedimento reso dal Tribunale in esito al reclamo - un atto giuridicamente inesistente, per carenza assoluta del potere di emetterlo, con la conseguenza che, avverso lo stesso - non suscettibile di passaggio in cosa giudicata -, non è esperibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., restando denunciabile, in ogni tempo e sede, con azione di nullità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 1993, n. 1402.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Difensore della curatela nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Liquidazione del compenso - Competenza esclusiva del giudice delegato - Provvedimento di liquidazione emesso dal Tribunale fallimentare - Invalidità.
La liquidazione del compenso al difensore della curatela nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, a norma dell'art. 25 n. 7 R.D. 16 marzo 1942 n. 267 rientra nella competenza esclusiva del giudice delegato: è, pertanto, invalido il provvedimento di liquidazione emesso dal Tribunale, in quanto adottato nell'esercizio di funzioni di cui risulta investito un altro organo giurisdizionale dello stesso ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Novembre 1992, n. 12015.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Provvedimento del giudice delegato di esecuzione di un piano di riparto parziale - Reclamo - Decreto di sospensione del riparto e di accantonamento delle somme emesso dal Tribunale fallimentare - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti del decreto del tribunale fallimentare che, decidendo sul reclamo contro il provvedimento del giudice delegato che abbia reso esecutivo un piano di riparto parziale, abbia ordinato la sospensione del riparto e l'accantonamento delle somme fino all'esito del giudizio di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, ritenendo sussistenti i presupposti previsti dall'art. 113 n. 3 legge fallimentare, atteso che tale decreto difetta di carattere decisorio, in quanto non incide sui diritti soggettivi dei creditori, ne' limita le possibilità di soddisfarne i crediti, ma assume solo natura cautelare ed ordinatoria circa tempi, cadenze e modi del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1992, n. 5358.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Beni detenuti da terzi - Contestazione da parte del terzo dell'appartenenza del bene all'asse fallimentare - Decreto di acquisizione degli stessi al fallimento e provvedimento confermativo del Tribunale - Provvedimenti autonomi - Configurabilità - Tutela del terzo - Azione di nullità - Esperibilità.
Il decreto di acquisizione al fallimento di beni detenuti da terzi, ai sensi dell'art. 25 n. 2 legge fall., può essere emesso dal giudice delegato nel caso in cui il terzo non contesti l'appartenenza del bene all'asse fallimentare e non, invece, quando egli opponga un proprio diritto soggettivo, prospettato come incompatibile e prevalente rispetto all'espropriazione collettiva (nella specie, il terzo, presso cui la merce era stata costituita in pegno, invocava la disciplina speciale della legge 10 maggio 1938 n. 745, relativa ai monti di credito su pegno). In tale secondo ipotesi, il decreto di acquisizione che venga ugualmente emesso dal giudice delegato, e poi il provvedimento del tribunale che lo confermi in esito a reclamo, devono considerarsi abnormi, per carenza del relativo potere, con la conseguenza che compete al terzo una tutela cognitiva autonoma, sotto forma di azione di nullità, non il ricorso per cassazione "ex" art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Aprile 1992, n. 4214.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare - Notificazione al fallimento dopo la formazione dello Stato passivo e prima della redazione del piano di reparto - Efficacia della cessione nei confronti del fallimento - Condizioni - Insinuazione tardiva - Necessità- Pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza aver effettuato l'insinuazione tardiva - Provvedimento di rigetto del giudice delegato - Decreto confermativo del tribunale - Ricorso per cassazione ex art. 3 Cost. - Inammissibilità.
La cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare, notificata al fallimento dopo la formazione dello stato passivo e prima della redazione del piano di riparto, può essere fatta valere nei confronti del fallimento stesso solo attraverso l'insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 101 del R.D. 16 febbraio 1942 n. 267, non essendo sufficiente la mera notificazione e dovendosi provvedere al controllo, da parte del giudice fallimentare, dell'effettività (non della validità) della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito, rispetto al fallimento, in relazione al suo nuovo titolare, con la conseguenza - in considerazione dell'esperibilità di questa diversa forma di tutela - che non è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto del tribunale confermativo del provvedimento del giudice delegato, con il quale sia stata respinta la pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza avere prima provveduto alla insinuazione suddetta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1991, n. 12999.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Provvedimenti impugnabili - Giudice delegato - Vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento - Esperibilità del regolamento di competenza - Esclusione.
Con riguardo al provvedimento del giudice delegato, che abbia disposta la vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento, deve negarsi l'esperibilità del regolamento di Competenza , per sostenere che detto giudice avrebbe illegittimamente modificato una precedente ordinanza collegiale ed altresì non tenuto conto della sospensione della procedura derivante dalla pendenza d'impugnazione contro tale ordinanza, trattandosi di provvedimento non qualificabile come sentenza, per cui le indicate questioni attengono a violazioni di norme processuali, ivi incluse quelle sulla ripartizione interna di funzioni fra organi dello stesso ufficio giudiziario, estranee alla Competenza e denunciabili con lo strumento del reclamo al tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1988, n. 2870.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita dei beni immobili nel fallimento - Competenze del giudice delegato - Provvedimento relativo emesso dal tribunale fallimentare.
Il provvedimento con il quale venga disposta la vendita dei beni immobili nel fallimento, che ha natura meramente ordinatoria, non può essere impugnato con regolamento di Competenza , per essere stato emesso dal tribunale fallimentare anziché dal giudice delegato, trattandosi di violazione di criteri di ripartizione interna dei compiti tra organi dello stesso ufficio giudiziario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 1988, n. 1260.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Aspirante all'acquisto di un bene - Richiesta di sindacato sulle modalità di vendita - Difetto di legittimazione.
Il terzo, che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare, non è legittimato a chiedere un Sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in Sede concorsuale del bene medesimo, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto, all'osservanza delle relative regole. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 1987, n. 5442.


Giudice delegato - Poteri - Acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto incompatibile con la loro inclusione nell'attivo fallimentare - Divieto - Conseguente inesistenza del decreto di acquisizione e del provvedimento reso dal tribunale in esito a reclamo - Impugnabilità dei provvedimenti suddetti con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione.
La facoltà del giudice delegato, a norma dell'art. 25 n. 2 della legge fallimentare, di adottare provvedimenti urgenti per la conservazione del patrimonio implica il potere di emettere decreti di acquisizione alla procedura concorsuale di eventuali sopravvenienze attive, in possesso del fallito, o del coniuge o di altri soggetti che non ne contestino la spettanza al fallimento, ma non anche di disporre l'acquisizione di beni sui quali il terzo possessore rivendichi un proprio diritto esclusivo incompatibile con la loro successiva inclusione nell'attivo fallimentare (nella specie, immobile detenuto dalla moglie del fallito, in forza di vincolo di destinazione a fondo patrimoniale costituito in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento). In tale seconda ipotesi, il decreto del giudice delegato, così come il provvedimento reso dal tribunale in esito a reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti, per carenza assoluta del relativo potere, con l'ulteriore conseguenza che avverso i medesimi, non suscettibili di acquistare autorità di giudicato, non è esperibile il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, restando in facoltà di qualsiasi interessato di farne valere, in ogni tempo ed in ogni Sede, la radicale nullità ed inidoneità a produrre effetti giuridici. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 1984, n. 2258.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Effetti - Limiti - Fattispecie - Richiesta di sequestro conservativo in corso di cause - Necessità dell'autorizzazione - Esclusione.
Il provvedimento con il quale il giudice delegato autorizza il curatore ad agire in giudizio per il fallimento concerne la pretesa sostanziale che si intende dedurre in giudizio, ma non riguarda le modalità o la qualificazione dell'Azione o la condotta processuale del difensore del fallimento, sicché l'autorizzazione include, senza necessità di specifica menzione e salvo che non sia diversamente stabilito in concreto, tutte quelle istanze o pretese che siano strumentalmente pertinenti al conseguimento del previsto oggetto principale del giudizio cui essa si riferisce, in ordine alle quali il curatore e il difensore del fallimento possono liberamente determinarsi. Ne consegue, con riguardo al sequestro conservativo, che la autorizzazione del giudice delegato è necessaria quando esso venga richiesto ante causam, perché allora con l'istanza si dà in pratica inizio al giudizio, dovendo essere necessariamente seguita dalla citazione per la convalida e per il merito; non è necessaria, invece, quando l'istanza venga formulata in corso di causa, poiché in tal caso essa, pur dando luogo ad un autonomo giudizio di convalida, costituisce soltanto un mezzo processuale strettamente accessorio e strumentale rispetto alla domanda di merito, essendo diretta ad evitare che, durante il tempo occorrente alla definizione del giudizio autorizzato, venga ad essere pregiudicato il soddisfacimento del diritto fatto valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Aprile 1983, n. 2672.


Diritto del creditore di far valere la simulazione degli atti del debitore - Estinzione - Legittimazione del curatore - Sussistenza.
Poiche a seguito della dichiarazione di fallimento nelle controversie in corso relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore (art 43 legge fallimentare) ed in considerazione del divieto di iniziare o proseguire sui beni compresi nel fallimento qualsiasi Azione esecutiva individuale (art 51 legge fallimentare), il creditore perde il diritto di far valere la simulazione degli Atti del debitore, la quale puo essere fatta valere esclusivamente dal curatore. Tale disciplina manifestamente non si pone in contrasto con l'art 3 cost dal momento che tutti i creditori del fallito si trovano nella stessa condizione, mentre la pretesa disparita di trattamento nei confronti dei creditori di soggetto non fallito si giustifica per la tutela di interessi generali e pubblici connessi con la funzione e le finalita della procedura concorsuale. Ne viola l'art 24 cost in quanto l'Esercizio del diritto di difesa, lungi dall'essere impedito e solamente disciplinato con riguardo alle esigenze pubblicistiche del processo fallimentare ed inoltre tale disciplina, attraverso il previsto controllo sull'operato del curatore, attraverso il comitato dei creditori, il giudice delegato ed il tribunale (artt 41, 25, 23 legge fallimentare) nonche il potere di reclamo relativamente a tale operato, tutela il creditore anche per quanto attiene l'eventuale inerzia del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 1981, n. 2564.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Impugnazione davanti al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, da parte del creditore ammesso al passivo, per illegittimo mutamento nell'ordine dei privilegi - Inammissibilità - Contestazioni del rendiconto - Forme - Oggetto - Questioni sulla graduazione dei crediti - Esclusione - Deduzione di tali questioni in sede della ripartizione finale e con reclamo avverso il provvedimento di approvazione del relativo piano - Ammissibilità

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Avverso il rendiconto finale che il curatore del fallimento abbia presentato e depositato a norma dell'art 116 del RD 16 marzo 1942 n 267, il creditore ammesso al passivo non ha facolta di insorgere davanti al giudice delegato ed al tribunale fallimentare, nei modi di cui agli artt 25 e 26 del predetto decreto, per lamentare un illegittimo mutamento nell'ordine dei privilegi (nella specie, in relazione all'applicazione della sopravvenuta legge 29 luglio 1975 n 426), atteso che le contestazioni avverso tale rendiconto possono essere formulate solo all'udienza all'uopo fissata ai sensi del secondo comma del citato art 116, e, ove non si raggiunga un accordo, vanno decise con sentenza in esito a procedimento ordinario di cognizione, e che inoltre le contestazioni medesime non possono investire anche questioni sulla graduazione dei crediti, deducibili esclusivamente nella diversa Sede della ripartizione finale dell'attivo e con reclamo avverso il provvedimento di approvazione del relativo piano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1980, n. 6350.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio - Nomina del difensore - Sufficienza.
E' valida ed efficace l'autorizzazione a stare in giudizio conferita dal giudice delegato al fallimento mediante ed attraverso la sola nomina del legale e l'incarico datogli di iniziare tutte le necessarie azioni per far dichiarare la nullita di una compravendita simulante un mutuo con patto commissorio, quando la nomina del legale e l'incarico datogli siano contenuti in un verbale di adunanza del comitato dei creditori nel cui corso il curatore e i creditori avevano prospettato al giudice delegato l'opportunita e la necessita di iniziare le azioni per il recupero del bene nell'interesse del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 1965, n. 563.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - In genere - Autorizzazione a stare in giudizio - Nomina del difensore del fallimento - Sufficienza - Condizioni.
E' valida ed efficace l'autorizzazione a stare in giudizio data dal giudice delegato mediante la sola nomina del difensore del fallimento apposta in calce immediatamente dopo l'istanza del curatore contenente sia la richiesta di autorizzazione a stare in giudizio sia quella di nomina del difensore stesso, sempre che l'istanza indichi sufficientemente quale sia l'Azione cui il provvedimento autorizzativo del giudice deve riferirsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Marzo 1964, n. 512.


Fallimento - Curatore - Poteri - Azioni giudiziarie - Autorizzazione a stare in giudizio - Mancanza - Effetti - Nullità e non inesistenza della sentenza.
Gli Atti del procedimento posti in essere con l'intervento del curatore non autorizzato dal giudice delegato al fallimento, sono invalidi. La sentenza, che chiude il procedimento stesso, deve considerarsi nulla ma non inesistente, essendo pronunziata con l'intervento della parte legittimata ad agire o a resistere (il curatore) e non mancando di alcun altro dei requisiti che la rendono idonea a produrre i suoi effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1963, n. 2665.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Avvocati e incaricati - Compenso - Decreto di liquidazione - Natura giurisdizionale - Gravami - Cosa giudicata.
Benche emesso con il rito dei procedimenti in camera di consiglio, il decreto con il quale il giudice delegato liquida a norma dell'art 25 legge fallimentare i compensi dovuti agli avvocati od a qualsiasi altro incaricato per l'opera prestata nell'interesse del fallimento, ha natura giurisdizionale e contenuto decisorio, al pari del provvedimento collegiale di liquidazione del compenso dovuto al curatore. Ove le eventuali ragioni di illegittimita non siano fatte valere col reclamo al tribunale e, in ultima istanza, con ricorso per Cassazione ovvero le impugnazioni siano respinte, il decreto diviene definitivo acquistando efficacia di cosa giudicata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 1963, n. 1867.