TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 214

Concordato (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L’autorità che vigila sulla liquidazione, su parere del commissario liquidatore, sentito il comitato di sorveglianza, può autorizzare l’impresa in liquidazione, uno o più creditori o un terzo a proporre al tribunale un concordato, a norma dell’articolo 124, osservate le disposizioni dell’articolo 152, se si tratta di società.

II. La proposta di concordato è depositata nella cancelleria del tribunale col parere del commissario liquidatore e del comitato di sorveglianza, comunicata dal commissario a tutti i creditori ammessi al passivo con le modalita' di cui all'articolo 207, quarto comma (3), e pubblicata mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e deposito presso l’ufficio del registro delle imprese.

III. I creditori e gli altri interessati possono presentare nella cancelleria le loro opposizioni nel termine perentorio di trenta giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario per i creditori e dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie di cui al secondo comma per ogni altro interessato.

IV. Il tribunale, sentito il parere dell’autorità che vigila sulla liquidazione, decide sulle opposizioni e sulla proposta di concordato con decreto in camera di consiglio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 129, 130 e 131.

V. Gli effetti del concordato sono regolati dall’articolo 135.

VI. Il commissario liquidatore con l’assistenza del comitato di sorveglianza sorveglia l’esecuzione del concordato.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 18 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(2) A differenza delle altre modifiche apportate dal D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, le quali si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente, quella di cui alla nota (1) del presente articolo si applica anche alle procedure concorsuali pendenti (art. 22 d.lgs. cit.).
(3) L'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, ha sostituito le parole: «nelle forme previste dall'articolo 26, terzo comma» con le parole: «con le modalita' di cui all'articolo 207, quarto comma». La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dalla cd. l. Prodi - Art. 8, comma 3, lett. b), d.l. n. 70 del 2011 - Chiusura delle procedure - Rigetto dell'omologa del concordato fallimentare - Mancata individuazione dell’assuntore - Conversione in fallimento - Termine semestrale - Decorso - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. con modif. dalla l. n. 95 del 1979 (cd. legge Prodi), ai sensi dell'art. 8, comma 3, lett. b), del d.l. n. 70 del 2011, conv. con modif. dalla l. n. 106 del 2011, in caso di mancata individuazione dell'assuntore del concordato fallimentare ovvero di rigetto della domanda di omologa della relativa proposta, il tribunale può disporre la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, ai sensi degli artt. da 69 a 77 del d.lgs. n. 270 del 1999, senza dover attendere il decorso del termine di sei mesi dalla conclusione dei detti procedimenti, trattandosi di norma tesa ad accelerare la chiusura di procedure aventi ormai funzioni esclusivamente liquidatorie che presuppone un nesso di consequenzialità diretta tra la mancata soluzione concordata e l'apertura del fallimento, salvo che non risultino in corso specifici e ben individuati atti di liquidazione suscettibili di determinare una pressoché immediata chiusura della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2018, n. 10384.


Amministrazione straordinaria - Concordato - Autorizzazione dell’autorità di vigilanza - Ruolo dell’autorità giurisdizionale - Controllo di legittimità - Controllo di merito in presenza di opposizioni - Bilanciamento dell’interesse pubblico e di quello dei creditori - Comparazione fra proposta concordataria e alternativa fallimentare.
La proposta di concordato fallimentare prevista nell’ambito del procedimento amministrativo tracciato dal d.l. 70/2011 va annoverata, stante l’espresso rinvio della disposizione richiamata all’art. 214 l.f., nell’ambito dei c.d. concordati coatti - per i quali la dottrina esclude il carattere negoziale, in ragione della natura degli interessi pubblicistici perseguiti - caratterizzati, in estrema sintesi, sotto il profilo sostanziale, dall’interferenza dell’interesse pubblico rispetto all’interesse del ceto creditorio e, sotto il profilo processuale, dalla necessaria autorizzazione alla presentazione del concordato da parte dell’Autorità amministrativa (che vigila sulla procedura) e dall’assenza di voto da parte del ceto creditorio, cui spetta effettuare una valutazione bilanciata tra il pregiudizio delle ragioni dei creditori e la prosecuzione dell’attività d’impresa, usualmente prospettata in sede di concordati coatti; ragione per cui il concordato non viene sottoposto al voto del ceto creditorio, potendo i creditori unicamente proporre opposizione avverso l’omologa richiesta al Tribunale.

L’autorità giurisdizionale è dunque tenuta in primo luogo ad effettuare un controllo di legittimità in ordine al corretto espletamento della procedura verificando, ad esempio, l’effettiva competenza dell’autorità adita, l’esistenza del parere positivo dell’Autorità di vigilanza, l’esatto adempimento dell’iter procedimentale, la pubblicazione della proposta nelle forme di legge.

In presenza di opposizioni, il tribunale deve poi effettuare valutazioni, entrando nel merito della proposta, il cui prospettato esito andrà comparato con quello delle ipotesi liquidatorie alternative.

Se dunque l’Autorità amministrativa formula la sua valutazione in ordine al bilanciamento fra l’interesse pubblico e quello dei creditori sulla base di una prospettazione astratta della situazione e sulla scorta del solo parere del commissario liquidatore (sentito il comitato di sorveglianza, se nominato), il tribunale svolge – di contro - la sua comparazione fra proposta concordataria e alternativa fallimentare sulla scorta degli interessi concreti e attuali fatti valere dai creditori tramite le loro opposizioni (così dal combinato disposto degli artt. 129 co.5 l.f., richiamato nei limiti della compatibilità dall’art. 214 l.f.), collocandosi le valutazioni in due momenti distinti della procedura e fondandosi su elementi conoscitivi di diversa ampiezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Amministrazione straordinaria - Proposta di concordato - Ruolo dell’autorità giudiziaria - Valutazione di ammissibilità della proposta - Interesse pubblico - Valutazione in concreto della proposta - Necessità.
L’interesse pubblico, del quale l’autorità giudiziaria dovrà tener conto per operare la valutazione di ammissibilità della proposta concordataria per l’ipotesi in cui siano proposte opposizioni, non può essere individuato nella pura e semplice presentazione di una domanda di concordato, dovendosi escludere che il concordato esprima di per sé un valore per l’ordinamento, piuttosto ciò potendo venire in rilievo in relazione al contenuto in concreto della proposta concordataria. Ne consegue che solo una valutazione in concreto può dar conto dell’effettiva preferenza dello strumento concordatario che non può considerarsi per definizione una obbligata soluzione di uscita dall’amministrazione straordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Amministrazione straordinaria - Proposta di concordato - Professionista incaricato della stima dei beni - Ruolo ausiliario alla formulazione del giudizio di convenienza - Nomina - Competenza dell’autorità di vigilanza.
Il professionista incaricato della stima dei beni svolge un ruolo ausiliario rispetto alla formulazione del giudizio di convenienza sulla proposta di concordato spettante all’autorità di vigilanza e la relativa nomina va, in coerenza, ritenuta di competenza di quest’ultima, fermo restando il sindacato di legittimità dell’autorità in sede di omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Amministrazione straordinaria - Proposta di concordato - Autorizzazione dell’autorità di vigilanza - Mancanza del parere del Comitato di sorveglianza - Disapplicazione dell’atto amministrativo da parte del giudice ordinario.
L’autorità giudiziaria ordinaria può, trattandosi di questione che involge la regolarità di un procedimento a tutela di interessi pubblici, ma nell’ambito di un giudizio tra privati, disapplicare l’atto amministrativo ogni qual volta si accerti che l’iter di formazione dello stesso sia inficiato per carenza di uno degli elementi della fattispecie a formazione progressiva, come nell’ipotesi in cui l’autorizzazione dell’autorità di vigilanza sulla proposta di concordato sia stata rilasciata senza l’acquisizione del parere, pur non vincolante, del Comitato di sorveglianza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Trust liquidatorio - Validità - Accertamento in astratto - Esclusione - Verifica dello scopo perseguito della singola fattispecie - Giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale e di meritevolezza degli interessi al medesimo sottesi.
Il discrimen tra trust liquidatorio valido o invalido non può essere individuato nell'esistenza o non dell'insolvenza del disponente, al momento della sua costituzione.  Il fatto, quindi, che l'imprenditore sia già insolvente al momento dell'istituzione del trust, non può determinarne de plano l'abusività, poiché il ricorso a tale strumento - al pari delle altre soluzioni contemplate dalla legge fallimentare - sarebbe evidentemente finalizzato a evitare il fallimento, che bandirebbe il soggetto in grave stato di dissesto economico dal mercato. L'interprete, nell'analizzare il singolo negozio, al fine di poter valutare la liceità e meritevolezza della sua causa, deve, quindi, verificare se l'interesse concretamente perseguito corrisponda all'interesse tipizzato nello schema in astratto e tener conto di tutti gli interessi concreti che si vogliono obiettivamente realizzare, anche se estranei allo schema tipologico astrattamente prefigurato dalla norma.

L'analisi del trust, non può limitarsi alla mera verifica della: “validità in astratto”, dovendo piuttosto valutarsi l'impiego che le parti fanno di quello specifico trust nella singola fattispecie e accertare così se esso persegua finalità meritevoli di tutela, o se violi, invece, norme di applicazione necessaria, imperative o di ordine pubblico del nostro ordinamento - in particolare, le norme della legge fallimentare, preordinata a dettare una disciplina liquidatoria del patrimonio della società insolvente nel rispetto della par condicio creditorum - finendo per configurarsi come simulato (sham), in quanto previsto con fine elusivo della legge fallimentare, senza alcun reale vantaggio per i creditori.

Non è dunque sufficiente che lo scopo negoziale che le parti prima facie intendono perseguire - dichiarandolo nell'atto istitutivo - superi in prima battuta il vaglio di liceità, perché conforme ai principi generali dell'ordinamento. Né bisogna a priori ritenere l'istituto valido o invalido, sulla base di fattori quali lo stato d'insolvenza o meno della società disponente al momento della costituzione. Piuttosto, è necessario verificare se lo scopo effettivo perseguito dal disponente sia in contrasto con i suddetti principi.

L’indagine si dovrà spostare necessariamente da un piano dogmatico-teorico a un piano concreto, attraverso il giudizio complessivo di liceità della causa concreta del programma negoziale del trust e di meritevolezza degli interessi sottesi al medesimo, in ossequio ai principi generali che presidiano il giudizio di liceità di qualsiasi fattispecie negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 19 Luglio 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - Concordato speciale - Interesse pubblico - Contenuto - "Par condicio creditorum" - Derogabilità per obbligazione di pari rango - Limiti - Fattispecie. .
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9675.


Concordato - In genere - Liquidazione coatta amministrativa - Interesse pubblico alla prosecuzione dell'attività di impresa - Tutela dell'unità dell'azienda nella fase di liquidazione - Compatibilità - Limiti - Sottrazione alla liquidazione di tutto o parte dell'attivo da destinarsi alla prosecuzione dell'impresa - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, l'interesse pubblico alla prosecuzione dell'attività d'impresa giustifica la scelta, non sindacabile dai creditori sociali, di preservare nella liquidazione l'unità dell'azienda, ma non anche la sottrazione alla liquidazione di tutto o parte dell'attivo per destinarlo alle necessità della prosecuzione dell'impresa insolvente, che comporterebbe un ingiustificato sacrificio delle ragioni dei creditori, cui resterebbe addossato l'onere finanziario della ricapitalizzazione dell'impresa insolvente, e, a favore dell'impresa, l'attribuzione di un beneficio non altrimenti riconosciuto nella materia fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2013, n. 2782.


Amministrazione straordinaria – Concordato – Nomina dell’esperto ex art. 124, comma 3, l.f. – Competenza dell’autorità amministrativa..
In sede di concordato nella liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell’art. 214 l. fall. – applicabile, in quanto espressamente richiamato dall’8, comma terzo, d.l. n. 70/2011, anche alle procedure di amministrazione straordinaria aperte sotto la vigenza della l. n.95/1979 - la designazione dell’esperto estimatore incaricato di redigere la relazione di cui all’art. 124, comma terzo, l. fall. rientra nella competenza dell’Autorità amministrativa che vigila sulla procedura. Tale relazione, infatti, è sostanzialmente prodromica alla presentazione della proposta di concordato, la quale è rimessa all’autorizzazione della stessa Autorità di vigilanza, sicché è da ritenersi sistematicamente coerente che vi sia piena coincidenza tra l’Autorità amministrativa che autorizza la proposta di concordato e quella che nomina l’esperto estimatore. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 14 Giugno 2012.


Liquidazione coatta amministrativa - Proposta di concordato - Modifica della originaria proposta - Autorizzazione dell'autorità amministrativa - Necessità - Rilevabilità d'ufficio..
Spetta all'autorità amministrativa di vigilanza la valutazione della conformità all'interesse pubblico della proposta di concordato di cui all'articolo 214, legge fallimentare per le imprese sottoposte a liquidazione coatta amministrativa. L'autorizzazione dell'autorità di vigilanza necessaria per la presentazione del concordato deve, pertanto, essere rinnovata qualora l'impresa debitrice intenda modificare ed integrare l'originaria proposta e la mancanza del requisito in questione è rilevabile d'ufficio dal giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Amministrazione straordinaria – Domanda di concordato fallimentare – Clausola risolutiva – Revocabilità.

Amministrazione straordinaria – Domanda di concordato fallimentare – Potere del tribunale di valutazione del merito della proposta – Sussistenza.
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Deve ritenersi legittima la revoca della domanda di concordato tempestivamente avvenuta entro il termine di apertura del procedimento di omologazione, tenuto anche conto delle particolari modalità di approvazione della proposta di concordato previste dall'art. 214 l.fall. (nuovo testo) in tema di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria, ove il procedimento si apre su ricorso del proponente (previa autorizzazione degli organi di vigilanza) e non é prevista alcuna votazione dei creditori e calcolo di maggioranze per silenzio assenso, ma solo la facoltà per i creditori dissenzienti e per gli altri interessati di proporre opposizione all'omologazione.

Nella nuova disciplina del concordato fallimentare, in caso di opposizione dei creditori dissenzienti, sussiste il potere del Tribunale di vagliare nel merito la proposta di concordato e non di limitarsi ad un mero controllo di legittimità sulla regolarità della procedura e l'esito della votazione.
Tribunale Udine, 05 Giugno 2008.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - In genere - Approvazione - Presupposti - Valutazione - Prevalenza dell'interesse pubblico su quello dei creditori - Esclusione - Conseguenze - Cessione parziale dei beni - Diritto dei creditori ad un trattamento non deteriore rispetto all'alternativa ipotesi di liquidazione - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, l'art. 214 legge fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche di cui all'art. 22 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 - delinea una disciplina peculiare dell'istituto, rispetto a quella del concordato fallimentare di cui all'art. 124 legge fall., nella quale tuttavia l'interesse pubblico si attua nella sola scelta di convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa (rimessa all'autorità amministrativa), e non prevale su quello dei creditori concorrenti alla soddisfazione delle loro ragioni, il quale si attua mediante le eventuali opposizioni; ne consegue che la tutela del credito, secondo i principi di responsabilità patrimoniale ex art. 2740 cod. civ., fonda la possibile approvazione del concordato se il sacrificio, anche parziale, dei creditori in funzione della conservazione dell'impresa sia almeno equivalente a quello che ad essi viene prospettato dall'alternativa ipotesi della liquidazione. (La S.C., cassando la sentenza impugnata, ha fatto applicazione del principio nel caso di approvazione del concordato di un consorzio agrario con una parte dell'attivo mantenuta in capo all'impresa, essendo stata giustificata la sottrazione dei beni dalla finalità conservativa in sè considerata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2008.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - In genere - Procedure pendenti alla data del 1 gennaio 2008 - Art. 18, comma 5, del d.lgs. n. 169 del 2007 - Applicabilità - Limiti - Concordati anteriori - Requisiti prescritti dal testo originario dell'art. 214 legge fall. - Applicabilità.
In tema di liquidazione coatta amministrativa, l'integrale sostituzione dell'art. 214 legge fall. ad opera dell'art. 18, comma 5, del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, trova integrale applicazione, ai sensi dell'art. 22, comma 3, del citato d.lgs., anche alle procedure pendenti alla data di entrata in vigore della predetta riforma, dunque dal 1 gennaio 2008, ma i concordati anteriori a tale data debbono continuare ad essere valutati alla stregua dei requisiti di legittimità propri delle norme vigenti "ratione temporis", dunque, nella specie, secondo il testo dell'originario r.d. 16 marzo 1942, n. 267. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Marzo 2008.