TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 212

Ripartizione dell'attivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo sono distribuite secondo l'ordine stabilito nell'art. 111.

II. Previo il parere del comitato di sorveglianza, e con l'autorizzazione dell'autorità che vigila sulla liquidazione, il commissario può distribuire acconti parziali, sia a tutti i creditori, sia ad alcune categorie di essi, anche prima che siano realizzate tutte le attività e accertate tutte le passività.

III. Le domande tardive per l'ammissione di crediti o per il riconoscimento dei diritti reali non pregiudicano le ripartizioni già avvenute, e possono essere fatte valere sulle somme non ancora distribuite, osservate le disposizioni dell'art. 112.

IV. Alle ripartizioni parziali si applicano le disposizioni dell'art. 113.


GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell'attivo - Corresponsione di acconti parziali - Violazione della par condicio creditorum - Esclusione.
La corresponsione ad uno o più creditori concorsuali, prima della formazione dello stato passivo, di un acconto parziale non viola la regola fondamentale della par condicio fra i creditori, il cui rispetto va piuttosto verificato in sede di distribuzione finale dell'attivo, ove va accertato se questo sia idoneo a soddisfare tutti i creditori. In tal senso va, infatti, inteso il carattere della provvisorietà che, a differenza dei riparti parziali (articolo 212, comma 4, L.F.), connota gli acconti parziali ai quali fa riferimento il secondo comma dell'articolo 212 L.F. Questa norma, d'altra parte, nel consentire la corresponsione, anche solo ad alcune categorie di creditori, di acconti prima che sia formato lo stato passivo prevede implicitamente una deroga all'applicazione delle regole dettate dall'art. 111 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2015, n. 4741.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - Concordato speciale - Interesse pubblico - Contenuto - "Par condicio creditorum" - Derogabilità per obbligazione di pari rango - Limiti - Fattispecie. .
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9675.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grande imprese in crisi - In genere - Concordato speciale - Interesse pubblico alla continuazione dell'impresa - Pagamento ai creditori - Esclusione dall'attivo di una parte dei beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Acconti parziali differenziati - Carattere provvisorio - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze. .
In tema di concordato della liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto dettata all'art. 214 legge fall. e la sua autonomia dal concordato fallimentare attribuiscono all'interesse pubblico il solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto i creditori non sono chiamati all'approvazione della proposta, ma ad essi spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", regola incompatibile con l'eventuale sottrazione di parte dell'attivo alla garanzia generica di cui all'art. 2740 cod. civ., poiché si tratterebbe di sacrificio senza indennizzo, non giustificabile dall'interesse pubblico alla continuazione dell'impresa; ne consegue che anche gli acconti parziali differenziati, erogabili ai sensi dell'art. 212 legge fall., non possono assumere alcun carattere di stabilità, in quanto la loro natura provvisoria impone il ripristino, con la ripartizione finale, della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2006, n. 20259.