TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 205

Relazione del commissario
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'imprenditore o, se l'impresa è una società o una persona giuridica, gli amministratori devono rendere al commissario liquidatore il conto della gestione relativo al tempo posteriore all'ultimo bilancio.

II. Il commissario è dispensato dal formare il bilancio annuale, ma deve presentare alla fine di ogni semestre all'autorità che vigila sulla liquidazione una relazione sulla situazione patrimoniale dell'impresa e sull'andamento della gestione accompagnata da un rapporto del comitato di sorveglianza. Nello stesso termine, copia della relazione e' trasmessa al comitato di sorveglianza, unitamente agli estratti conto dei depositi postali o bancari relativi al periodo. Il comitato di sorveglianza o ciascuno dei suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Altra copia della relazione e' trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per via telematica all'ufficio del registro delle imprese ed e' trasmessa a mezzo di posta elettronica certificata ai creditori e ai titolari di diritti sui beni. (1)

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(1) Periodo aggiunto dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Cosa giudicata civile - Limiti del giudicato - Soggettivi (limiti rispetto a terzi) - Legittimazione disgiuntiva di più soggetti all'azione di rimozione di situazione giuridica - Colegittimato non partecipante al relativo giudizio - Soggezione al giudicato del medesimo - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria relativamente a rapporto fra la società posta in liquidazione ed un terzo - Pendenza di altro giudizio di accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione iniziato dall'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis" - Nel contraddittorio dell'autorità amministrativa e con l'intervento della gestione liquidatoria - Intervento nel primo giudizio dell'ex amministratore nella detta qualità - Lite sulla spettanza della legittimazione in tale giudizio - Nesso di pregiudizialità per incompatibilità fra i due giudizi sulla relativa questione - Sospensione di quest'ultimo giudizio in attesa della definizione dell'altro - Esclusione - Fondamento - Atteggiamento di indifferenza del terzo - Irrilevanza in difetto di estromissione del medesimo.

Procedimento civile - Sospensione del processo - Necessaria - Giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria relativamente a rapporto fra la società posta in liquidazione ed un terzo - Pendenza di altro giudizio di accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione iniziato dall'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis" - Nel contraddittorio dell'autorità amministrativa e con l'intervento della gestione liquidatoria - Intervento nel primo giudizio dell'ex amministratore nella detta qualità - Lite sulla spettanza della legittimazione in tale giudizio - Nesso di pregiudizialità per incompatibilità fra i due giudizi sulla relativa questione - Sospensione di quest'ultimo giudizio in attesa della definizione dell'altro - Esclusione - Fondamento - Atteggiamento di indifferenza del terzo - Irrilevanza in difetto di estromissione del medesimo.
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Nei casi in cui si riconosce a più soggetti la legittimazione disgiuntiva ad agire per rimuovere una certa situazione giuridica, in assenza di norme che prevedano la soggezione al giudicato di chi non abbia agito, sia l'art. 2909 cod. civ., sia l'ovvia esigenza di coerenza con la previsione dell'esercitabilità in via disgiuntiva del diritto di azione e del conseguente atteggiarsi del correlato diritto di difesa, sia l'altrettanto ovvia esigenza di interpretazione conforme a Costituzione (art. 24 Cost.), impongono di escludere che il colegittimato non partecipante al giudizio possa soggiacere al giudicato formatosi, sulla validità della situazione rispetto alla quale aveva il diritto di impugnativa, in un giudizio cui non abbia partecipato. Ciò, nell'ipotesi in cui l'azione di impugnativa esercitata dall'altro colegittimato venga rigettata, si giustifica perché altrimenti si postulerebbe la verificazione, al di fuori di qualsiasi ragione di diritto sostanziale giustificativa, di un effetto sfavorevole a carico del colegittimato assente, in chiara violazione dell'art. 24 della Costituzione, mentre, per l'ipotesi di accoglimento dell'azione di impugnativa, si giustifica perché in tal caso l'eliminazione della situazione, che il colegittimato non partecipante avrebbe a sua volta potuto impugnare, determina il venir meno dell'interesse ad agire da parte sua, in quanto lo scopo cui tendeva la legittimazione concorrente risulta soddisfatto ed è tale ragione che impedisce una sua successiva azione di impugnativa (o comunque un'azione tendente ad ottenere l'accertamento di un diverso modo di essere del rapporto: ad esempio, l'accertamento dell'esistenza della situazione giuridica, che era solo legittimato ad impugnare), piuttosto che il vincolo del giudicato (Sulla base di tali principi la S.C. ha annullato il provvedimento di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ., che era stato adottato in un giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria di una società posta in liquidazione coatta amministrativa contro un terzo, relativamente a rapporto corrente con la società, e nel quale era intervenuto l'ex amministratore della società "in bonis" sostenendo la pregiudizialità di altro giudizio da lui instaurato nel contraddittorio della gestione ma non del terzo ed avente ad oggetto la declaratoria di inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione coatta amministrativa: la S.C. ha escluso la legittimità della disposta sospensione rilevando che il terzo, legittimato esso stesso all'azione relativa a detta declaratoria, non poteva ritenersi soggetto al giudicato nascente da detto giudizio, così venendo meno il presupposto per l'applicazione dell'art. 295 cod. proc. civ.). (massima ufficiale)

Qualora la gestione liquidatoria di una società messa in liquidazione coatta amministrativa abbia agito a tutela di un rapporto giuridico corrente fra la società ed un terzo (nella specie con un'azione di sfratto per morosità) e nel relativo giudizio si sia verificato l'intervento dell'ex amministratore della società "in bonis", quale rappresentante di tale società, e costui abbia contestato la titolarità dell'azione oggetto del giudizio principale in capo alla gestione liquidatoria ed assunto la spettanza della stessa alla società "in bonis", adducendo l'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione coatta e postulando che essa è oggetto di altro giudizio, iniziato dall'ex amministratore nella dedotta qualità, avanti ad altro giudice, nel contraddittorio, oltre che dell'autorità amministrativa (nella specie il Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato), della stessa gestione liquidatoria colà intervenuta, deve escludersi che il nesso di pregiudizialità per incompatibilità, che, in ordine alla titolarità dell'azione esercitata dalla gestione liquidatoria, si determina fra i due giudizi, sia idoneo a giustificare la sospensione necessaria ex art. 295 cod. proc. civ. del giudizio iniziato da detta gestione, in quanto, essendo il presupposto per la sospensione del giudizio ai sensi di tale norma costituito dalla vincolatività dell'accertamento scaturente dal giudizio pregiudicante nel giudizio pregiudicato, nella specie tale presupposto difetta, giacché il terzo nei confronti del quale ha agito la gestione liquidatoria non è parte del processo pregiudicante concernente l'accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione e la vincolatività del giudicato nascente dal processo pregiudicante, per giustificare la sospensione, deve concernere tutte le parti del giudizio pregiudicato. Né a diversa conclusione può pervenirsi in relazione all'eventuale atteggiamento di indifferenza che il terzo abbia assunto rispetto alla questione di legittimazione, insorta per effetto dell'intervento fra la gestione liquidatoria e l'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis", e, quindi, anche rispetto all'esito del giudizio pregiudicante, poiché, in assenza di un provvedimento di estromissione del terzo (la cui adozione potrebbe limitare l'oggetto della lite solo ai pretendenti), la decisione sulla spettanza della legittimazione dev'essere adottata anche nei confronti del terzo (sulla base di tali rilievi la S.C. ha annullato l'ordinanza di sospensione del giudizio principale che vedeva parte il terzo). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 03 Ottobre 2005, n. 19293.