TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 204

Commissario liquidatore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni della liquidazione secondo le direttive dell'autorità che vigila sulla liquidazione, e sotto il controllo del comitato di sorveglianza.

II. Egli prende in consegna i beni compresi nella liquidazione, le scritture contabili e gli altri documenti dell'impresa, richiedendo, ove occorra, l'assistenza di un notaio.

III. Il commissario liquidatore forma quindi l'inventario, nominando se necessario, uno o più stimatori per la valutazione dei beni.


GIURISPRUDENZA

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - In genere - Inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del decreto di liquidazione coatta amministrativa - Legittimazione sostanziale e processuale del commissario - Esclusione - Condizioni - Accertamento in via principale e con efficacia di giudicato - Necessità - Effetti - Decorrenza.
Nel caso di ritenuta inesistenza della revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e del conseguente decreto di messa in stato di liquidazione coatta amministrativa della società, la legittimazione sostanziale e processuale del commissario liquidatore può essere esclusa soltanto per effetto dell'accertamento - compiuto, in via principale, quanto meno tra la società "in bonis" ed il Ministero competente, con l'intervento dello stesso commissario - dell'avvenuta emissione in carenza di potere dei menzionati provvedimenti. Tale accertamento deve risultare da una sentenza passata in giudicato, la quale, traducendosi nell'affermazione dell'inesistenza giuridica della procedura concorsuale, comporta la cessazione dei poteri rappresentativi e gestionali spettanti al commissario, senza peraltro che il venir meno della legittimazione di quest'ultimo implichi l'inesistenza degli atti legalmente compiuti nell'ambito della procedura e nei rapporti con i terzi, operando la predetta declaratoria con efficacia "ex nunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2014.


Procedimento civile - Litisconsorzio - Necessario - In genere - Domanda diretta ad ottenere il rilascio di un bene posseduto o detenuto in virtù di un titolo invalido o inefficace - Soggetto possessore o detentore del bene in base al titolo stesso - Litisconsorzio necessario - Sussistenza - Fattispecie di compagnia di assicurazioni posta in liquidazione coatta amministrativa a seguito di revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa - Domanda, da parte di detta compagnia, di condanna del Ministero, previa dichiarazione di nullità del detto provvedimento, al rilascio del complesso aziendale detenuto dal commissario liquidatore - Qualità di litisconsorte necessario del commissario liquidatore - Configurabilità. .
La domanda diretta ad ottenere il rilascio di un bene da parte di chi lo possegga o detenga sulla scorta di un titolo assertivamente invalido od inefficace implica la richiesta di pronuncia di una sentenza costitutiva dell'obbligo del possessore o detentore di trasferire la disponibilità della cosa, e di subire, in difetto, l'iniziativa recuperatoria del soggetto istante; detta domanda, pertanto, pure se contestualmente denunci la responsabilità di chi abbia posto in essere quel titolo invalido od inefficace, si indirizza anche nei confronti del soggetto che disponga del bene in base al titolo stesso, in quanto una decisione emessa soltanto contro il primo non sarebbe opponibile al secondo, e, dunque, non potrebbe approdare ad un risultato utile per l'attore. Da tanto consegue che ove la compagnia di assicurazioni, destinataria di un provvedimento ministeriale di revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa e di un connesso ordine di liquidazione coatta amministrativa, proponga nei confronti del competente Ministero domanda per ottenere, previo accertamento della nullità di detto provvedimento, il rilascio dei beni di sua proprietà detenuti dal commissario liquidatore, la richiesta di pronuncia di condanna del Ministero ad attuare o disporre il rilascio di quanto detenuto dal commissario ha natura sostanziale di esercizio di azione recuperatoria nel rapporto con il commissario medesimo (il quale, con attribuzioni analoghe a quelle del curatore del fallimento, è consegnatario dei beni inclusi nella procedura, li amministra, ed è anche parte nei giudizi che li riguardano, ai sensi degli artt. 201 e 204 l. fall.), da proporsi, dunque, anche nei suoi confronti in qualità di litisconsorte necessario, tenuto conto che l'autorità ministeriale non svolge atti gestori, né direttamente, né indirettamente per il tramite del commissario, e, comunque, non ha il potere di sostituirsi ad esso o di ordinargli di consegnare ad altri quei beni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2005, n. 10130.


Liquidazione coatta amministrativa – Vendita di beni immobili – Ipoteche e pignoramenti – Cancellazione – Competenza – Autorità di Vigilanza .
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, avuto riguardo al fatto che la vendita degli immobili si inserisce in un fenomeno liquidatorio forzoso, si applica la norma di cui all'art. 2878 n. 7 c.c., il cui preciso riferimento al provvedimento che trasferisce all'acquirente il diritto espropriato, consente all'autorità di vigilanza di ordinare la cancellazione delle ipoteche (e dei pignoramenti) all'atto della vendita, così come fa nel decreto di trasferimento il giudice delegato (o il giudice dell'esecuzione), ai sensi dell'art. 586 cc, senza necessità però di rivolgersi all'autorità giudiziaria soltanto per la cancellazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Giugno 2000.


Liquidazione coatta amministrativa - Atti del commissario - Impugnazione - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Sussistenza - Condizioni rispettive.
Con riguardo all'impugnazione degli Atti del Commissario della liquidazione coatta amministrativa deve essere affermata la giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo, ove si verta in tema di provvedimenti amministrativi, mentre va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, quando si tratti di contratti od in genere Atti di natura privatistica (nella specie, transazione), ricollegandosi l'impugnazione stessa a posizioni di diritto soggettivo. Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Novembre 1989, n. 5223.