TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 201

Effetti della liquidazione per i creditori e sui rapporti giuridici preesistenti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Dalla data del provvedimento che ordina la liquidazione si applicano le disposizioni del titolo II, capo III, sezione II e sezione IV e le disposizioni dell'art. 66.

II. Si intendono sostituiti nei poteri del tribunale e del giudice delegato l'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione, nei poteri del curatore il commissario liquidatore e in quelli del comitato dei creditori il comitato di sorveglianza.


GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Facoltà di scioglimento da contratto d'opera professionale ex art. 72 (nel testo anteriore alla modifica di cui al d.lgs. n. 5 del 2006) e 201 l.fall. - Configurabilità - Fondamento.
Il commissario liquidatore di una società in liquidazione coatta amministrativa può sciogliersi da un contratto d'opera professionale, avvalendosi del combinato disposto degli artt. 72 (nel testo anteriore alla modifica di cui al d.lgs. n. 5 del 2006) e 201 l.fall., atteso che la facoltà prevista dal citato art. 72 per la vendita è espressione di un principio di carattere generale, se non derogato da norme specifiche, che può risultare anche per fatti concludenti, costituendo la dichiarazione espressa prevista dal comma 2 della norma solo la condotta legale tipica, nella sua forma ordinaria ma non tassativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10526.


Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Liquidazione coatta amministrativa - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Credito agrario - Concorso nel pagamento degli interessi di cui all'art. 6 della l. n. 194 del 1984 - Beneficiario - Cooperativa agricola - Conseguenze nel caso di intervenuta procedura concorsuale di insolvenza - Erogazione della quota di interessi da parte dell'Amministrazione statale in favore della banca mutuante - Esclusione.
In tema di credito agrario, il beneficiario del concorso pubblico nel pagamento degli interessi, previsto dall'art. 6 della l. n. 194 del 1984, va identificato nella cooperativa o nel consorzio di cooperative agricole mutuatari e non nell'istituto di credito mutuante, sicché, ove sia intervenuta una procedura concorsuale di insolvenza a carico dell'impresa beneficiaria, essendo il corso degli interessi sospeso dalla data del provvedimento giudiziale di ammissione alla liquidazione ex art. 55 l.fall., richiamato dall'art. 201 per la liquidazione coatta amministrativa, nessun titolo ha l'istituto di credito per richiederne l'erogazione nei confronti dell'Amministrazione dello Stato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2016.


Credito - Credito agrario - Concorso nel pagamento degli interessi di cui all'art. 6 della l. n. 194 del 1984 - Beneficiario - Cooperativa agricola - Procedura concorsuale di insolvenza - Conseguenze con riferimento all'obbligazione dello Stato per interessi e alla garanzia del Fondo interbancario.
La sottoposizione della cooperativa o del consorzio di cooperative agricole beneficiari di credito agevolato a liquidazione coatta amministrativa comporta che il debito dei menzionati enti, avendo ad oggetto la restituzione del capitale ricevuto in prestito, deve considerarsi scaduto alla data della messa in liquidazione coatta e che, sempre da tale data, cessa il regime convenzionale degli interessi, sostituito da quello fallimentare. Ne consegue che viene meno sia l'obbligo di pagamento degli interessi in loro favore da parte dello Stato, sia la garanzia fideiussoria del Fondo interbancario in favore della banca mutuante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2016.


Società cooperative - Scioglimento - Cause - Atto dell'autorità - Liquidazione coatta amministrativa per scioglimento di società cooperativa ex art. 2545 septiesdecies c.c. - Giudizio d'appello pendente - Improcedibilità - Esclusione - Prosecuzione del giudizio nei confronti del commissario liquidatore - Ragioni.
Lo scioglimento d'ufficio della società cooperativa, disposto, ai sensi dell'art. 2545 septiesdecies c.c., pendente, nei suoi confronti, un giudizio di appello, non comporta l'improcedibilità del gravame, ma - in applicazione delle norme dettate per la liquidazione coatta amministrativa, ivi compreso l'art. 96, comma 2, n. 3, l.fall., nel testo introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 - la sua prosecuzione e decisione nei confronti del nominato commissario liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2016, n. 1083.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Esame delle domande di insinuazione al passivo - Concentrazione presso un solo organo pubblico - Conseguenze - Applicazione della disciplina fallimentare relativa ai crediti prededucibili - Esclusione - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa tutti i diritti di credito, compresi quelli prededucibili, sono tutelabili in via dichiarativa esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201, 207 e 209 l.fall., atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo (appartenente al complesso della P.A.) delle domande di accertamento del passivo e, perciò, anche di quelle di coloro che accampino un titolo di credito prededucibile, senza che tale quadro possa ritenersi mutato alla luce della nuova previsione dell'art. 111-bis l.fall. (introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), la cui previsione - di carattere eccezionale e non automaticamente applicabile alla liquidazione coatta amministrativa - consente l'esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni di credito prededucibile non contestate, ma il cui pagamento deve essere autorizzato (ai sensi dell'art. 111-bis, comma 4, l.fall.), e di quelle sorte a titolo di compenso a favore degli incaricati della procedura, che ricevono suggello con un provvedimento del giudice delegato ex art. 25 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2015, n. 16844.


Liquidazione coatta amministrativa - Prosecuzione dell'attività - Mancanza di autorizzazione - Acquisizione alla procedura delle somme affluite sui conti correnti - Eccezioni opponibili dalla banca - Deduzione delle passività.
È applicabile anche al caso della società posta in liquidazione coatta amministrativa che abbia proseguito l'attività di impresa per un certo periodo di tempo ed in assenza dell'autorizzazione del commissario giudiziale il principio secondo il quale le somme affluite sul conto corrente della medesima in epoca successiva all'apertura della procedura e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione possono essere immediatamente apprese dal curatore; in tal caso, la banca convenuta per la restituzione di dette somme potrà opporre, in via di eccezione e con onere della prova a suo carico, che le rimesse sul conto costituiscono provento della gestione di un'attività esercitata dall'impresa dopo l'apertura della procedura, dalle quali devono essere detratti i pagamenti eseguiti a terzi mediante assegni bancari tratti sul conto e costituenti passività sostenute per la produzione del reddito e ciò indipendentemente dal fatto che le somme in questione siano riferibili ad una nuova attività iniziata in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento o a quella stessa attività che l'impresa già esercitava e che, nonostante la mancanza di autorizzazione, abbia successivamente proseguito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 05 Maggio 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Liquidazione coatta amministrativa di compagnia di assicurazione - Crediti da lavoro - Rivalutazione - Ammissibilità - Limiti temporali - Fondamento..
In tema di liquidazione coatta amministrativa di compagnia di assicurazione, il meccanismo di rivalutazione di cui all'art. 429 cod. proc. civ., riguardante i crediti da lavoro resta fermo per effetto della declaratoria d'incostituzionalità (v. Corte costituzionale, sent. n. 204 del 1989) del combinato disposto dell'art. 59 legge fall. e dello stesso art. 429, terzo comma, cod. proc. civ. - nella parte in cui non prevede la rivalutazione di tale credito tra l'apertura del fallimento e la definitività dello stato passivo - nonché dell'art. 55, primo comma, e 54, terzo comma, legge fall. - nella parte in cui non estendono il privilegio agli interessi dovuti su tali crediti nel periodo successivo alla dichiarazione di fallimento - con la conseguenza che i crediti vantati dai lavoratori delle compagnie assicurative poste in liquidazione coatta amministrativa sono suscettibili di rivalutazione dall'inizio della procedura concorsuale sino al deposito dello stato passivo, per effetto dell'art. 201 della citata legge fall. che espressamente sancisce l'applicabilità alla procedura di liquidazione coatta amministrativa di tutte le disposizioni contenute nel titolo II, capo III, sez. II, della detta legge con rinvio operato al testo vigente del citato art. 59 legge fall., così come modificato per effetto della declaratoria di incostituzionalità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 Agosto 2010, n. 18894.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Effetti - Per i creditori - Attività venatoria - Risarcimento danni - Società assicuratrice posta in liquidazione coatta amministrativa - Temporanea improcedibilità della domanda azionata in sede ordinaria - Sussistenza - Rilevabilità d'ufficio anche in sede di giudizio di cassazione - Ammissibilità - Fondamento..
In materia di risarcimento danni conseguenti ad attività venatoria, ove la società assicuratrice del responsabile venga sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, si determina, oltre alla perdita della capacità (anche) processuale degli organi societari, anche la temporanea improcedibilità - fino alla conclusione della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo - della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria, rilevabile d'ufficio anche nella fase del giudizio di cassazione, in difetto di una norma analoga a quella dettata - in tema di responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e natanti - dall'art. 25 della legge 24 dicembre 1969, n. 990. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Marzo 2010, n. 5662.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci - Appello avverso la sentenza del tribunale - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di poteri in materia giudiziale del commissario liquidatore nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, non si applica, neppure in via analogica, l'art. 31, secondo comma, legge fall., che impone l'autorizzazione del giudice delegato perché il curatore fallimentare possa stare in giudizio, atteso che il legislatore, mentre ha attribuito al detto commissario gli stessi poteri che competono al curatore (art. 201 legge fall.), ha regolato l'esercizio dei poteri del primo non con un rinvio generalizzato alla disciplina dell'esercizio dei poteri da parte del secondo, ma con un rinvio specifico da ritenersi perciò esaustivo (art. 206 legge fall.); ne consegue che i predetti poteri vanno integrati dall'autorizzazione dell'autorità amministrativa di vigilanza solo se si tratta di promuovere l'azione di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ. e di compiere gli atti di cui all'art. 35 legge fall., nonché quelli necessari per la continuazione dell'esercizio dell'impresa, e non anche nel caso di proposizione di impugnazioni (nella specie, la S.C., in applicazione del suddetto principio, ha giudicato ammissibile, l'appello proposto dal commissario non munito di specifica autorizzazione dell'autorità di vigilanza, avverso la sentenza in materia di azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2008, n. 24908.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Vendita a termine o a rate - Vendita con riserva di proprietà - Fallimento del compratore - Subentro del curatore - Diritto del venditore di chiedere la risoluzione del contratto per il pregresso inadempimento del fallito - Esclusione.
Nella vendita con riserva di proprietà in corso alla data della dichiarazione del fallimento (o, come nella fattispecie, della liquidazione coatta amministrativa) del compratore, il venditore ha facoltà: di richiedere la restituzione della cosa (eventualmente anche dopo aver già ottenuto l'ammissione al passivo della parte di prezzo ancora dovutagli) nell'ipotesi di scioglimento del contratto per non essersi il curatore (o commissario) avvalso della facoltà di subentrare nello stesso; di proseguire l'azione di risoluzione del contratto per inadempimento del compratore poi fallito intrapresa prima della dichiarazione del fallimento; non può, invece, dopo tale dichiarazione, ove il curatore si sia avvalso della facoltà di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso per il pregresso inadempimento del fallito, perché il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest'ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori e la cristallizzazione delle loro posizioni giuridiche, con la conseguenza che la pronunzia di risoluzione non può produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, che sarebbero lesivi della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2004, n. 2261.


Liquidazione coatta amministrativa – Azione revocatoria – Prescrizione — Termine – Decorrenza.
Nella liquidazione coatta amministrativa, il termine di prescrizione, ai fini dell'esercizio delle azioni recuperatorie soggette a prescrizione, decorre dal secondo dei due provvedimenti (amministrativo o giurisdizionale), cioè soltanto a partire dal momento in cui il diritto (di azione) è in concreto esercitabile: infatti, prima del decreto non c’é ancora un Commissario, e, quindi, il diritto non può essere esercitato, mentre prima della dichiarazione di insolvenza l’azione non è ancora sorta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Giugno 2000.


Fallimento - Revocatoria fallimentare nei confronti di convenuto dichiarato fallito nelle more del giudizio - Prosecuzione davanti al foro del pregresso fallimento - Necessità - Pronunzia di pagamento o di restituzione conseguenziali alla dichiarazione d'inefficacia dell'atto - Tribunale della dichiarazione di fallimento del terzo - Competenza - Spettanza - Convenuto in revocatoria assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Predetti principi. Applicabilità.
Qualora il convenuto in revocatoria fallimentare sia dichiarato fallito nelle more del giudizio, tale giudizio prosegue davanti al foro del pregresso fallimento, in cui il curatore ha proposto la domanda revocatoria, atteso che il conflitto ravvisabile tra l'art. 24 legge Fall. (secondo cui il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere delle azioni che ne derivano) e l'art. 52 legge Fall. (per il quale, aperto il fallimento, ogni credito deve essere accertato secondo le norme previste per la insinuazione e la verificazione dello stato passivo) deve essere risolto nel senso che, mentre il tribunale che ha dichiarato il fallimento del debitore che ha compiuto l'atto pregiudizievole ai creditori resta competente a decidere l'inefficacia (o meno) dell'atto, le pronunzie di pagamento o di restituzione, conseguenziali alla dichiarazione d'inefficacia, competono al tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi. Questo principio è del pari applicabile anche nel caso che il convenuto in revocatoria sia assoggettato a liquidazione coatta amministrativa per il rinvio contenuto nell'art. 201, primo comma, all'art. 52, secondo comma legge Fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 1994, n. 7583.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Esercizio - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Oggetto.
Al commissario liquidatore nella liquidazione coatta amministrativa non si applica, neppure in via analogica, l'art. 31, secondo comma, legge fall., che impone l'autorizzazione (del giudice delegato) perché il curatore fallimentare possa stare in giudizio, atteso che il legislatore, mentre ha attribuito al detto commissario gli stessi poteri che competono al curatore fallimentare (art. 201 legge fall.), ha regolato l'esercizio dei poteri del primo non con un rinvio generalizzato alla disciplina dell'esercizio dei poteri da parte del secondo, ma con un rinvio, di carattere specifico, da ritenersi perciò esaustivo (art. 206 legge fall.). Pertanto, il commissario liquidatore, per l'esercizio dei poteri che gli spettano, ha bisogno dell'autorizzazione (dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione), oltre che nell'ipotesi particolare di azione giudiziaria di responsabilità prevista dal primo comma dell'art. 206 legge fall., solo per il compimento degli atti di cui al secondo comma del medesimo articolo. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 1993, n. 2223.