TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 197

Provvedimento di liquidazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il provvedimento che ordina la liquidazione entro dieci giorni dalla sua data è pubblicato integralmente, a cura dell'autorità che lo ha emanato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed è comunicato per l'iscrizione all'ufficio del registro delle imprese, salve le altre forme di pubblicità disposte nel provvedimento.


GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Stato passivo - Opposizioni - Impresa assicuratrice - Rapporto di agenzia - Risoluzione di diritto a seguito dell'assoggettamento a liquidazione - Conseguenze - Diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto - Sussistenza - Diritto alle indennità supplementare e aggiuntiva - Esclusione.
L'assoggettamento dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, determinando la risoluzione di diritto del rapporto di agenzia con il riconoscimento a carico della liquidazione della sola indennità di fine rapporto, ai sensi dell'art. 6, comma 1, del d.l. n. 576 del 1978, conv., con modif., dalla l. n. 738 del 1978, esclude il diritto dell'agente ad insinuarsi al passivo per l'indennità aggiuntiva e di preavviso di cui, rispettivamente, agli artt. 12, comma 4, e 13 dell'Accordo Nazionale Agenti del 1981, così come per tutte le indennità che la disciplina collettiva ricollega all'ipotesi di scioglimento del rapporto per volontà delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2016, n. 4410.


Credito - Credito agrario - Concorso nel pagamento degli interessi di cui all'art. 6 della l. n. 194 del 1984 - Beneficiario - Cooperativa agricola - Procedura concorsuale di insolvenza - Conseguenze con riferimento all'obbligazione dello Stato per interessi e alla garanzia del Fondo interbancario.
La sottoposizione della cooperativa o del consorzio di cooperative agricole beneficiari di credito agevolato a liquidazione coatta amministrativa comporta che il debito dei menzionati enti, avendo ad oggetto la restituzione del capitale ricevuto in prestito, deve considerarsi scaduto alla data della messa in liquidazione coatta e che, sempre da tale data, cessa il regime convenzionale degli interessi, sostituito da quello fallimentare. Ne consegue che viene meno sia l'obbligo di pagamento degli interessi in loro favore da parte dello Stato, sia la garanzia fideiussoria del Fondo interbancario in favore della banca mutuante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2016.


Liquidazione coatta amministrativa – Istruttoria pre fallimentare – Prevenzione – Data di adozione del decreto ministeriale – Improcedibilità dell’istanza di fallimento.
Nei rapporti tra la procedura di liquidazione coatta amministrativa e quella fallimentare, in applicazione del criterio della prevenzione, occorre fare riferimento alla data di adozione del decreto ministeriale e non già a quelle successive di effettuazione degli adempimenti pubblicitari prescritti dall’art. 197 L.F.. (Giorgio Barbieri) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 03 Novembre 2015.


Cosa giudicata civile - Limiti del giudicato - Soggettivi (limiti rispetto a terzi) - Legittimazione disgiuntiva di più soggetti all'azione di rimozione di situazione giuridica - Colegittimato non partecipante al relativo giudizio - Soggezione al giudicato del medesimo - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria relativamente a rapporto fra la società posta in liquidazione ed un terzo - Pendenza di altro giudizio di accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione iniziato dall'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis" - Nel contraddittorio dell'autorità amministrativa e con l'intervento della gestione liquidatoria - Intervento nel primo giudizio dell'ex amministratore nella detta qualità - Lite sulla spettanza della legittimazione in tale giudizio - Nesso di pregiudizialità per incompatibilità fra i due giudizi sulla relativa questione - Sospensione di quest'ultimo giudizio in attesa della definizione dell'altro - Esclusione - Fondamento - Atteggiamento di indifferenza del terzo - Irrilevanza in difetto di estromissione del medesimo.

Procedimento civile - Sospensione del processo - Necessaria - Giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria relativamente a rapporto fra la società posta in liquidazione ed un terzo - Pendenza di altro giudizio di accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione iniziato dall'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis" - Nel contraddittorio dell'autorità amministrativa e con l'intervento della gestione liquidatoria - Intervento nel primo giudizio dell'ex amministratore nella detta qualità - Lite sulla spettanza della legittimazione in tale giudizio - Nesso di pregiudizialità per incompatibilità fra i due giudizi sulla relativa questione - Sospensione di quest'ultimo giudizio in attesa della definizione dell'altro - Esclusione - Fondamento - Atteggiamento di indifferenza del terzo - Irrilevanza in difetto di estromissione del medesimo.
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Nei casi in cui si riconosce a più soggetti la legittimazione disgiuntiva ad agire per rimuovere una certa situazione giuridica, in assenza di norme che prevedano la soggezione al giudicato di chi non abbia agito, sia l'art. 2909 cod. civ., sia l'ovvia esigenza di coerenza con la previsione dell'esercitabilità in via disgiuntiva del diritto di azione e del conseguente atteggiarsi del correlato diritto di difesa, sia l'altrettanto ovvia esigenza di interpretazione conforme a Costituzione (art. 24 Cost.), impongono di escludere che il colegittimato non partecipante al giudizio possa soggiacere al giudicato formatosi, sulla validità della situazione rispetto alla quale aveva il diritto di impugnativa, in un giudizio cui non abbia partecipato. Ciò, nell'ipotesi in cui l'azione di impugnativa esercitata dall'altro colegittimato venga rigettata, si giustifica perché altrimenti si postulerebbe la verificazione, al di fuori di qualsiasi ragione di diritto sostanziale giustificativa, di un effetto sfavorevole a carico del colegittimato assente, in chiara violazione dell'art. 24 della Costituzione, mentre, per l'ipotesi di accoglimento dell'azione di impugnativa, si giustifica perché in tal caso l'eliminazione della situazione, che il colegittimato non partecipante avrebbe a sua volta potuto impugnare, determina il venir meno dell'interesse ad agire da parte sua, in quanto lo scopo cui tendeva la legittimazione concorrente risulta soddisfatto ed è tale ragione che impedisce una sua successiva azione di impugnativa (o comunque un'azione tendente ad ottenere l'accertamento di un diverso modo di essere del rapporto: ad esempio, l'accertamento dell'esistenza della situazione giuridica, che era solo legittimato ad impugnare), piuttosto che il vincolo del giudicato (Sulla base di tali principi la S.C. ha annullato il provvedimento di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ., che era stato adottato in un giudizio iniziato dalla gestione liquidatoria di una società posta in liquidazione coatta amministrativa contro un terzo, relativamente a rapporto corrente con la società, e nel quale era intervenuto l'ex amministratore della società "in bonis" sostenendo la pregiudizialità di altro giudizio da lui instaurato nel contraddittorio della gestione ma non del terzo ed avente ad oggetto la declaratoria di inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione coatta amministrativa: la S.C. ha escluso la legittimità della disposta sospensione rilevando che il terzo, legittimato esso stesso all'azione relativa a detta declaratoria, non poteva ritenersi soggetto al giudicato nascente da detto giudizio, così venendo meno il presupposto per l'applicazione dell'art. 295 cod. proc. civ.). (massima ufficiale)

Qualora la gestione liquidatoria di una società messa in liquidazione coatta amministrativa abbia agito a tutela di un rapporto giuridico corrente fra la società ed un terzo (nella specie con un'azione di sfratto per morosità) e nel relativo giudizio si sia verificato l'intervento dell'ex amministratore della società "in bonis", quale rappresentante di tale società, e costui abbia contestato la titolarità dell'azione oggetto del giudizio principale in capo alla gestione liquidatoria ed assunto la spettanza della stessa alla società "in bonis", adducendo l'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione coatta e postulando che essa è oggetto di altro giudizio, iniziato dall'ex amministratore nella dedotta qualità, avanti ad altro giudice, nel contraddittorio, oltre che dell'autorità amministrativa (nella specie il Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato), della stessa gestione liquidatoria colà intervenuta, deve escludersi che il nesso di pregiudizialità per incompatibilità, che, in ordine alla titolarità dell'azione esercitata dalla gestione liquidatoria, si determina fra i due giudizi, sia idoneo a giustificare la sospensione necessaria ex art. 295 cod. proc. civ. del giudizio iniziato da detta gestione, in quanto, essendo il presupposto per la sospensione del giudizio ai sensi di tale norma costituito dalla vincolatività dell'accertamento scaturente dal giudizio pregiudicante nel giudizio pregiudicato, nella specie tale presupposto difetta, giacché il terzo nei confronti del quale ha agito la gestione liquidatoria non è parte del processo pregiudicante concernente l'accertamento dell'inesistenza del provvedimento di messa in liquidazione e la vincolatività del giudicato nascente dal processo pregiudicante, per giustificare la sospensione, deve concernere tutte le parti del giudizio pregiudicato. Né a diversa conclusione può pervenirsi in relazione all'eventuale atteggiamento di indifferenza che il terzo abbia assunto rispetto alla questione di legittimazione, insorta per effetto dell'intervento fra la gestione liquidatoria e l'ex amministratore in rappresentanza della società "in bonis", e, quindi, anche rispetto all'esito del giudizio pregiudicante, poiché, in assenza di un provvedimento di estromissione del terzo (la cui adozione potrebbe limitare l'oggetto della lite solo ai pretendenti), la decisione sulla spettanza della legittimazione dev'essere adottata anche nei confronti del terzo (sulla base di tali rilievi la S.C. ha annullato l'ordinanza di sospensione del giudizio principale che vedeva parte il terzo). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 03 Ottobre 2005, n. 19293.