TITOLO V - Della liquidazione coatta amministrativa

Art. 195

Accertamento giudiziario dello stato d'insolvenza anteriore alla liquidazione coatta amministrativa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa con esclusione del fallimento si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo dove l’impresa ha la sede principale, su richiesta di uno o più creditori, ovvero dell’autorità che ha la vigilanza sull’impresa o di questa stessa, dichiara tale stato con sentenza. Il trasferimento della sede principale dell’impresa intervenuto nell’anno antecedente l’apertura del procedimento, non rileva ai fini della competenza.

II. Con la stessa sentenza o con successivo decreto adotta i provvedimenti conservativi che ritenga opportuni nell’interesse dei creditori fino all’inizio della procedura di liquidazione.

III. Prima di provvedere il tribunale deve sentire il debitore, con le modalità di cui all’articolo 15, e l’autorità governativa che ha la vigilanza sull’impresa.

IV. La sentenza è comunicata entro tre giorni, a norma dell’articolo 136 del codice di procedura civile, all’autorità competente perché disponga la liquidazione o, se ne ritiene sussistenti i presupposti, l'avvio della risoluzione ai sensi del decreto di recepimento della direttiva 2014/59/UE (1). Essa è inoltre notificata, affissa e resa pubblica nei modi e nei termini stabiliti per la sentenza dichiarativa di fallimento.

V. Contro la sentenza predetta può essere proposto reclamo da qualunque interessato, a norma degli articoli 18 e 19. (1)

VI. Il tribunale che respinge il ricorso per la dichiarazione d’insolvenza provvede con decreto motivato. Contro il decreto è ammesso reclamo a norma dell’articolo 22.

VII. Il tribunale provvede su istanza del commissario giudiziale alla dichiarazione d’insolvenza a norma di questo articolo quando nel corso della procedura di concordato preventivo di un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, si verifica la cessazione della procedura e sussiste lo stato di insolvenza. Si applica in ogni caso il procedimento di cui al terzo comma.

VIII. Le disposizioni di questo articolo non si applicano agli enti pubblici.

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(1) L'art. 100 del D.Lgs. 16 novembre 2015 n. 180 ha inserito le parole «o, se ne ritiene sussistenti i presupposti, l'avvio della risoluzione ai sensi del decreto di recepimento della direttiva 2014/59/UE». Il citato D.Lgs. è entrato in vigore il 16 novembre 2015, giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

GIURISPRUDENZA

Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento - Effetti - Revocatoria fallimentare - Decorrenza del periodo sospetto nella liquidazione coatta amministrativa - Computo a ritroso dalla data del provvedimento amministrativo se anteriore all'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza.
Nella liquidazione coatta amministrativa, allorché la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza sia successiva al provvedimento amministrativo che dispone la liquidazione coatta, il "periodo sospetto" ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare decorre (a ritroso) necessariamente dalla data del provvedimento amministrativo, perché è in relazione a tale momento che viene accertato - ancorché con sentenza successiva - lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18728.


Liquidazione coatta amministrativa - Dichiarazione dello stato di insolvenza - Attribuzioni patrimoniali in favore della società condizionate all'ammissione alla procedura di l.c.a. - Idoneità incidere sulla valutazione dell'insolvenza - Esclusione - Fondamento.
Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, l'accertamento degli elementi attivi del patrimonio sociale, idonei a consentire l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, non può prescindere dalla valutazione della concretezza ed attualità di tali elementi, sicché non possono assumere rilievo le attribuzioni patrimoniali in favore della società condizionate all'ammissione di questa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, essendo tali attribuzioni non ancora efficaci al momento della valutazione dell'insolvenza, né potendo questa, quale presupposto fattuale di carattere storico (oltre che giuridico) dell'apertura della procedura, essere valutata come esistente al fine di determinare l'efficacia dell'attribuzione e, nel contempo, non più esistente a causa del meccanismo della retroattività della condizione, che è mera "fictio" inidonea a cancellare quel presupposto fattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018, n. 18137.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento successivo - Presupposti.
In tema di liquidazione coatta amministrativa, l'accertamento preventivo e l'accertamento successivo dello stato di insolvenza restano dalle disposizioni della legge fallimentare ancorati ai medesimi presupposti sostanziali; sicché l'accertamento successivo è ammissibile soltanto nei confronti di quegli enti per i quali risulti ammissibile l'accertamento preventivo, anche se in concreto non compiuto, con conseguente esclusione in entrambi i casi degli enti pubblici. (massima ufficiale) Cassazione civile, 30 Aprile 2018, n. 10383.


Fallimento - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - Società cooperativa edilizia di abitazione - Scioglimento di diritto per mancato deposito dei bilanci - Dichiarazione di insolvenza anteriore alla cancellazione dal registro delle imprese - Ammissibilità - Fondamento.
Lo scioglimento di diritto, con conseguente perdita della personalità giuridica, della cooperativa edilizia di abitazione che non abbia depositato, nei termini stabiliti, i bilanci relativi agli ultimi due anni, non ne impedisce l'assoggettamento, ove sia accertata l'insolvenza, alla procedura concorsuale stabilita dalla legge in relazione al tipo sociale, atteso che la stessa permane come centro di imputazione degli atti compiuti fino alla data di cancellazione dal registro delle imprese, onde scongiurare il verificarsi di situazioni di incertezza con ripercussioni per i soci e per i terzi, e l'estinzione della società come cooperativa, supponendo quella cancellazione, può avvenire solo a seguito dell'avvenuta liquidazione del patrimonio dell'ente, attraverso l'azione dell'autorità di vigilanza o, se la liquidazione sia stata chiesta dalla società, dei liquidatori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2016, n. 16535.


Liquidazione coatta amministrativa - Dichiarazione di insolvenza di istituto bancario - Instaurazione del contraddittorio - Obbligo di sentire i cessati legali rappresentanti - Convocazione dei commissari straordinari e del commissario della risoluzione.
Ai fini della dichiarazione di insolvenza della banca e dell’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa, deve ritenersi validamente instaurato il contraddittorio e soddisfatto l’obbligo di sentire i cessati legali rappresentanti qualora del procedimento vengano informati i commissari straordinari nonché il commissario rispettivamente dell’amministrazione straordinaria e della procedura di risoluzione che abbiano preceduto la liquidazione coatta, dovendo in tali soggetti identificarsi i cessati rappresentanti legali della banca di cui al primo comma dell’articolo 82 TUB. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 19 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie.
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Liquidazione coatta amministrativa - Dichiarazione stato di insolvenza - Assistenza di un difensore - Esclusione.
In assenza di specifica disposizione normativa, il commissario liquidatore di un’impresa posta in liquidazione coatta amministrativa che chieda la dichiarazione dello stato di insolvenza dell’impresa non ha bisogno del ministero di un difensore. (Monica Poggioli) (riproduzione riservata) Appello Roma, 10 Dicembre 2014.


Fallimento e procedure concorsuali - Cooperativa mutualistica - Dichiarazione d'insolvenza - Limite di euro trentamila dei debiti scaduti e non pagati - Applicabilità - Esclusione..
La dichiarazione d’insolvenza di una società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell’art. 195 della legge fallimentare, non è impedita dalla circostanza che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare sia complessivamente inferiore a euro trentamila, non applicandosi in tal caso l’art. 15, ultimo comma, della legge medesima. Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9681.


Liquidazione coatta amministrativa - Insolvenza - Valutazione con riferimento al momento dell'ammissione alla procedura - Fatti sopravvenuti - Irrilevanza..
La valutazione della sussistenza del requisito dell'insolvenza deve essere effettuata con riferimento al momento della emanazione del decreto di ammissione alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, così che devono a tal fine ritenersi ininfluenti eventuali fatti sopravvenuti, quali la stipula di un atto di transazione od altre iniziative che abbiano determinato la capienza del patrimonio dell'impresa al fine del soddisfacimento dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Febbraio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - In genere - Procedimento - Istanza del commissario liquidatore - Legittimati al contraddittorio ex artt. 195 e 15 legge fallim. - Soggetti investiti della legale rappresentanza alla data dell'insolvenza - Poteri processuali del commissario governativo - Configurabilità - Conseguenze - Fattispecie..
Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di insolvenza di una società, su richiesta, ai sensi dell'art. 202 legge fallim., del commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa, il contraddittorio, per l'esercizio del diritto di difesa, deve essere instaurato, ex artt.195 e 15 legge fallim., nei confronti dell'organo che aveva la rappresentanza legale dell'ente stesso alla data cui si fa risalire detta insolvenza, nella specie dichiarata avendo riguardo al momento della messa in liquidazione della società; ne consegue che, in caso di previo commissariamento governativo, legittimato al contraddittorio è solo il commissario governativo alla predetta epoca investito della carica, la quale comprende, di regola, tra i poteri di gestione ordinaria, le medesime prerogative degli amministratori, ivi inclusa la piena rappresentanza processuale. (Affermando detto principio, la S.C. ha escluso la necessità di convocazione altresì dell'ultimo legale rappresentante della società prima del suo commissariamento, nonchè del commissario governativo che aveva preceduto, nella carica, quello in essere all'epoca della riferita insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 24547.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - In genere - Procedimento - Istanza del commissario liquidatore - Legittimati al contraddittorio ex artt. 195 e 15 legge fallim. - Soggetti investiti della legale rappresentanza alla data dell'insolvenza - Poteri processuali del commissario governativo - Configurabilità - Conseguenze - Fattispecie. .
Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di insolvenza di una società, su richiesta, ai sensi dell'art. 202 legge fallim., del commissario liquidatore della liquidazione coatta amministrativa, il contraddittorio, per l'esercizio del diritto di difesa, deve essere instaurato, ex artt. 195 e 15 legge fallim., nei confronti dell'organo che aveva la rappresentanza legale dell'ente stesso alla data cui si fa risalire detta insolvenza, nella specie dichiarata avendo riguardo al momento della messa in liquidazione della società; ne consegue che, in caso di previo commissariamento governativo, legittimato al contraddittorio è solo il commissario governativo alla predetta epoca investito della carica, la quale comprende, di regola, tra i poteri di gestione ordinaria, le medesime prerogative degli amministratori, ivi inclusa la piena rappresentanza processuale. (Affermando detto principio, la S.C. ha escluso la necessità di convocazione altresì dell'ultimo legale rappresentante della società prima del suo commissariamento, nonchè del commissario governativo che aveva preceduto, nella carica, quello in essere all'epoca della riferita insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 22547.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - In genere - Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza.
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma secondo, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 legge fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2006, n. 9408.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza.
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma secondo, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 legge fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2006, n. 9408.


Liquidazione coatta amministrativa – Azione revocatoria – Prescrizione — Termine – Decorrenza.
Nella liquidazione coatta amministrativa, il termine di prescrizione, ai fini dell'esercizio delle azioni recuperatorie soggette a prescrizione, decorre dal secondo dei due provvedimenti (amministrativo o giurisdizionale), cioè soltanto a partire dal momento in cui il diritto (di azione) è in concreto esercitabile: infatti, prima del decreto non c’é ancora un Commissario, e, quindi, il diritto non può essere esercitato, mentre prima della dichiarazione di insolvenza l’azione non è ancora sorta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Giugno 2000.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione - Domande di riconoscimento e pagamento di debiti - Proponibilità.
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi, secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 della legge medesima, contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati, non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti si inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali, ivi compreso il divieto di azioni individuali dei creditori, salva restando l'operatività di questi principi, quando, in presenza di situazioni deficitarie di quegli enti, si apra la liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Maggio 1989, n. 2627.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti soppressi ex legge n. 1404 del 1956 - Formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie - Proponibilità e proseguibilità delle domande giudiziali dei creditori - Persistenza - Principi relativi al fallimento ed alle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione - Limiti.
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi , secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 della legge medesima, (contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati) non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti si inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali, ivi compreso il divieto di azioni individuali dei creditori, salva restando l'operatività di questi principi, quando, in presenza di situazioni deficitarie di quegli enti, si apra la liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 Gennaio 1989, n. 561.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti mutualistici soppressi ex legge N. 833 del 1978 - Proposizione dell'azione da parte del creditore di uno di detti enti - Previa presentazione della domanda amministrativa - Necessità - Esclusione.
Con riguardo alla liquidazione degli enti di diritto pubblico soppressi affidata, dal terzo comma dell'art. 77 della legge 23 dicembre 1978 n. 833 (concernente l'istituzione del servizio sanitario nazionale) allo speciale ufficio liquidazioni presso il ministero del tesoro di cui alla legge 4 dicembre 1956 n. 1404, le Disposizioni degli artt. 8 e 9 di tale legge, contemplanti la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, previa istanza dei creditori interessati, non interferiscono sulla proponibilità e proseguibilità in Sede giudiziaria delle domande con le quali i creditori stessi chiedano il riconoscimento ed il pagamento delle loro spettanze, atteso che gli indicati adempimenti S'inseriscono in una procedura amministrativa, tendenzialmente rivolta al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze dell'ente soppresso, cui non sono estensibili i principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali. Pertanto, chi si afferma creditore di uno degli enti mutualistici predetti può proporre Azione senza che questa sia condizionata dall'Onere di presentazione della domanda amministrativa di cui all'art. 8 della citata legge n. 1404 del 1956, considerato anche che il riferimento allo speciale ufficio liquidazioni presso il ministero del tesoro, operato dall'art. 77, comma terzo, della citata legge n. 833 del 1978, ha l'intento non di richiamare l'intero corpo normativo della legge del 1956 ma solo d'indicare l'ufficio incaricato di procedere alla liquidazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 16 Giugno 1986, n. 4025.


Enti pubblici - Soppressione ed estinzione - Liquidazione degli enti soppressi ex legge N. 1404 del 1956 - Formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie - Proponibilità e proseguibilità delle domande giudiziali dei creditori - Persistenza - Principi relativi al fallimento ed alle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione - Limiti.
In tema di liquidazione dei soppressi enti di diritto pubblico (nella specie, INAM), secondo la disciplina della legge 4 dicembre 1956 n. 1404, gli adempimenti contemplati dagli artt. 8 e 9 di tale legge, per la formazione in via amministrativa di un elenco delle posizioni debitorie, sono rivolti al sollecito ed integrale soddisfacimento delle pendenze, senza implicare l'applicazione dei principi che regolano il fallimento e le altre procedure concorsuali (salvo che si apra la liquidazione coatta amministrativa degli enti medesimi), e, pertanto, non determinano l'improponibilità od improseguibilità della domanda diretta a far valere il credito in via giudiziaria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Giugno 1986, n. 4010.


Fallimento - Società - Attribuzione della qualità di ente di gestione fiduciaria - Ex art. 45 del D.P.R. n. 449 del 1959 - Condizioni.

Fallimento - Banca o istituto di credito - Configurabilità - Condizioni.
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L'attribuzione ad una società di capitali della qualità di ente di gestione fiduciaria, secondo la previsione dell'art. 45 del d.P.R. 13 febbraio 1959 n. 449, ed anche al fine della sua sottrazione alla procedura fallimentare ed assoggettabilità a liquidazione coatta amministrativa, postula che detta società raccolga beni e risparmi di terzi, per effettuare investimenti produttivi di utili, e che inoltre tale attività sia stata autorizzata dal ministero dell'industria.

La qualità di banca o di istituto di credito, a norma della legge bancaria di cui al R.d.l. 12 marzo 1936 n. 375, (e successive modificazioni) ed anche al fine del suo assoggettamento a liquidazione amministrativa e non a fallimento, richiede, anche a prescindere dall'esigenza di un provvedimento autorizzativo della banca d'Italia, il congiunto svolgimento sia dell'attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, in Forma indeterminata ed indiscriminata, sia di quella di Esercizio del credito mediante impiego del risparmio raccolto, attraverso le tipiche operazioni bancarie, e non può essere pertanto riconosciuta ad una società che si limiti a svolgere solo l'una o l'altra delle predette attività.
Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Gennaio 1986, n. 62.