TITOLO III - Del concordato preventivo
Capo V - Dell'omologazione e dell'esecuzione del concordato preventivo Degli accordi di ristrutturazione dei debiti

Art. 182

Cessioni (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Se il concordato consiste nella cessione dei beni e non dispone diversamente, il tribunale nomina nel decreto di omologazione uno o più liquidatori e un comitato di tre o cinque creditori per assistere alla liquidazione e determina le altre modalità della liquidazione. In tal caso, il tribunale dispone che il liquidatore effettui la pubblicita' prevista dall'articolo 490, primo comma, del codice di procedura civile e fissa il termine entro cui la stessa deve essere eseguita. (2)

II. Si applicano ai liquidatori gli articoli 28, 29, 37, 38, 39 e 116 in quanto compatibili.

III. Si applicano al comitato dei creditori gli articoli 40 e 41 in quanto compatibili. Alla sostituzione dei membri del comitato provvede in ogni caso il tribunale.

IV. Le vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili e altri beni iscritti in pubblici registri, nonché le cessioni di attività e passività dell’azienda e di beni o rapporti giuridici individuali in blocco devono essere autorizzate dal comitato dei creditori.

V. Alle vendite, alle cessioni e ai trasferimenti legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda di concordato o in esecuzione di questo, si applicano gli articoli da 105 a 108-ter in quanto compatibili. La cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche' delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo, sono effettuati su ordine del giudice, salvo diversa disposizione contenuta nel decreto di omologazione per gli atti a questa successivi. (3)

VI. Si applica l'articolo 33, quinto comma, primo, secondo e terzo periodo, sostituendo al curatore il liquidatore, che provvede con periodicita' semestrale dalla nomina. Quest'ultimo comunica a mezzo di posta elettronica certificata altra copia del rapporto al commissario giudiziale, che a sua volta lo comunica ai creditori a norma dell'articolo 171, secondo comma.



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(1) L'art. 2, comma 2, lett. a) del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132, ha così sostituito la rubrica precedente "Provvedimenti in caso di cessione di beni".
(2) Periodo aggiunto dall'art. 2, comma 2, lett. b) del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(3) Comma sostituito dall'art. 2, comma 2, lett. c) del D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(*) Le modifiche di cui alle note 1 e 3 si applicano anche ai fallimenti e ai procedimenti di concordato preventivo pendenti alla data del 27 giugno 2015 di entrata in vigore del citato decreto legge; quelle di cui alla nota 2 si applicano decorsi trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo 161-quater delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile.

GIURISPRUDENZA

Mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito delle spese ex art. 163, comma 2, n. 4, l.fall. - Prededucibilità - Ricorrenza delle condizioni previste dall'art. 182-quater, comma 2, l.fall. - Necessità.
Nell’ipotesi di concordato preventivo seguito dalla dichiarazione di fallimento, il credito relativo al mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito dell’acconto per le spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ai sensi dell’art. 163, comma 2, n. 4, l.fall., può essere soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell’art. 182-quater, comma 2, l.fall., purché ricorrano le condizioni ivi previste, consentendo in tal modo ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni circa la convenienza del concordato e di formulare una ragionevole prognosi sulle effettive possibilità di adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5662.


Cassazione (ricorso per) - Legittimazione - Attiva - Parte dei precedenti gradi di giudizio o suo successore a titolo universale o particolare - Liquidatore nella procedura di concordato preventivo - Qualità di successore - Esclusione.
La legittimazione al ricorso per cassazione di un soggetto che non ha partecipato al grado precedente del giudizio può essere riconosciuta soltanto se egli sia un successore, a titolo universale o particolare, nel diritto controverso; non possiede la qualità di successore a titolo particolare il liquidatore nella procedura di concordato preventivo, il quale subentra soltanto nella gestione dei beni ceduti e, più in generale, nelle questioni attinenti alla liquidazione ed al carattere concorsuale del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Gennaio 2017, n. 681.


Concordato con cessione dei beni - Commissario liquidatore - Disciplina anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Determinazione del compenso - Criteri - Applicazione dei parametri stabiliti per il compenso del curatore - Necessità - Conseguenze - Preventiva approvazione del rendiconto - Sussistenza.
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il commissario liquidatore svolge funzioni equiparabili a quelle del curatore del fallimento ed ha, pertanto, diritto, al pari di quest'ultimo, ad un compenso che, in mancanza di una specifica disciplina normativa ex art. 182 l.fall., nel testo utilizzabile "ratione temporis", dev'essere quantificato, ai sensi dell'art. 39 l.fall. e del decreto ministeriale ivi richiamato, in una percentuale sull'attivo realizzato o, in assenza di risultati utili della liquidazione, nel minimo legale. Tale compenso, inoltre, come per il curatore, può essere liquidato solo dopo l'approvazione del rendiconto, benchè, nella normativa anteriore alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 5 del 2006, la sua presentazione non sia imposta da una norma di legge ma solo dalla sentenza di omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7591.


Concordato preventivo - Esecuzione - Affitto di azienda con facoltà di acquisto imputando i canoni al corrispettivo - Violazione del principio della competitività delle vendite attuate ai sensi dell’articolo 182 L.F..
Il piano concordatario basato su un contratto di affitto di azienda che preveda la facoltà per la società affittuaria, nel caso in cui la stessa eserciti il diritto di prelazione e si renda acquirente dell’azienda, di imputare i canoni di affitto a pagamento del prezzo è incompatibile con la regola della necessaria competitività delle vendite attuate ai sensi dell’articolo 182 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Esecuzione - Autorizzazione del giudice delegato - Indisponibilità degli organi della procedura - Pregiudizio della fattibilità giuridica della proposta.
La circostanza che determinate previsioni del piano concordatario siano subordinate ad una valutazione discrezionale del giudice delegato, chiamato ad autorizzarne il compimento, pregiudica la fattibilità giuridica della proposta, la quale impegna, senza averne la disponibilità, gli organi della procedura nelle loro determinazioni ha carattere discrezionale ed assume come elemento necessario un accadimento il cui verificarsi è rimesso alla decisione dell’autorità giudiziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile - Rischio tipico dei concordati con cessione dei beni rimesso alla valutazione dei creditori..
L'incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile costituisce un rischio normale nell'ambito dei concordati preventivi con cessione, anche parziale, dei beni; una volta accertata l'esistenza ed il valore di perizia del bene, è, quindi, corretto che di detto rischio si facciano carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Obbligo dell'imprenditore di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio - Garanzia di pagamento dei creditori in una misura percentuale prefissata - Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni - Procedura riconducibile alla più vasta categoria dei procedimenti di esecuzione forzata - Realizzazione della garanzia patrimoniale - Possibilità per i creditori di beneficiare del maggior ricavato dalla vendita dei beni rispetto a quanto promesso

Concordato preventivo con cessione dei beni - Somma ricavata dalla vendita notevolmente inferiore a quella necessaria a garantire il pagamento dei crediti nella percentuale indicata - Risoluzione - Esclusione - Applicazione dell'articolo 1984 c.c. in tema di cessio bonorum - Esclusione
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Nel concordato con cessione dei beni, l'imprenditore assume l'obbligo di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio dell'impresa e non di garantire il pagamento dei crediti in una misura percentuale prefissata. Nella domanda di concordato con cessione, l'indicazione della percentuale di soddisfacimento dei crediti è dunque necessaria al fine di consentire ai creditori di valutare la convenienza della proposta, nonché la sua fattibilità economica, ma, a meno di un'espressa previsione in tal senso, non costituisce manifestazione di una volontà negoziale sulla quale si forma il consenso o l'accettazione, perché ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessaria la soluzione della forma del concordato misto, in cui la cessione è accompagnata dall'impegno a garantire i creditori una percentuale minima di soddisfacimento, laddove l'oggetto dell'obbligazione del concordato con cessione è unicamente l'impegno a mettere i beni a disposizione dei creditori liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne diminuiscano sensibilmente il valore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il concordato con cessione dei beni prevede la realizzazione di un piano di tipo liquidatorio riconducibile, nella fase esecutiva, così come accade nella procedura fallimentare, alla più vasta categoria dei procedimenti in senso lato di esecuzione forzata, nel quale, pertanto, il ricavato della vendita dei beni va distribuito a favore dei creditori, i quali beneficiano dell'eventuale miglior risultato, rispetto a quello promesso, in ragione della garanzia generale per loro rappresentata dal patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che nel concordato con cessione dei beni, ove l'entità del soddisfacimento deriva dal risultato della liquidazione, sul quale non può esservi alcuna preventiva certezza, i creditori che, ciò nonostante, hanno approvato la proposta, possano chiedere la risoluzione nell'ipotesi in cui la somma ricavata dalla vendita dei beni si discosti, anche notevolmente, da quella necessaria a garantire il pagamento dei loro crediti nella percentuale indicata, non potendosi configurare inadempimento rispetto ad un'obbligazione che il debitore non ha assunto. In tal caso, l'inadempimento che giustifica la risoluzione potrà, piuttosto, essere invocato qualora il patrimonio conferito sia risultato privo delle qualità promesse ai sensi dell'articolo 1497 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Né argomenti in senso contrario possono trarsi dall'articolo 1984 c.c., norma dettata in tema di disciplina della cessio bonorum, la quale prevede che, se non vi è patto contrario, il debitore è liberato solo dal giorno in cui i creditori ricevono la parte loro spettante sul ricavato "nei limiti" di quanto ricevuto. Può, infatti, in linea di principio ritenersi che la cessio bonorum costituisca modello di riferimento del concordato con cessione, ma non vi è dubbio che tra i due istituti ricorrano notevoli divergenze, tali da non consentire l'applicazione pedissequa della disciplina codicistica alla procedura concorsuale, la più importante delle quali attiene proprio all'effetto esdebitatorio nei confronti di tutti i creditori, effetto che deriva dall'esecuzione del concordato nei termini in cui è stato accettato dalla maggioranza di costoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6022.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Revoca - Impossibilità di determinare l'esatta stima delle giacenze - Pretesa irrilevanza in ragione della proposta irrevocabile di acquisto da parte di un terzo - Insussistenza - Fondamento.
Ai fini della revoca di un concordato preventivo con cessione dei beni, l'esistenza di un'offerta irrevocabile di acquisto formulata da un terzo non rende irrilevante l'impossibilità, accertata dal tribunale, di determinare l'effettiva consistenza delle giacenze dell'impresa in concordato, atteso che, in caso d'inadempimento del terzo, la cui evenienza rientra tra gli elementi rimessi alla valutazione dei creditori, questi ultimi resterebbero cessionari di beni sulla cui veritiera consistenza non sarebbero stati informati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Vincolo di destinazione a favore dell’impresa in concordato - Attribuzione agli organi della procedura della legittimazione di disporre dell’apporto del terzo - Esclusione..
La costituzione di un vincolo di destinazione in favore dell’impresa in concordato non attribuisce agli organi della procedura legittimazione a disporre dell’apporto del terzo. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 27 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Elenco dei creditori - Riconoscimento dei crediti - Esclusione - Contestazione del debitore in sede di esecuzione del concordato - Ammissibilità..
Nell'ambito del concordato preventivo, l'inserimento di un credito nell'elenco dei creditori non comporta riconoscimento del credito stesso, che il debitore ha comunque facoltà di contestare anche nella fase di esecuzione del concordato, ferma restando la facoltà per il creditore di richiederne l'accertamento avanti al giudice ordinario. (Nel caso di specie, è stata respinta la domanda di risoluzione del concordato fondata sul mancato pagamento di alcuni crediti contenuti nella proposta omologata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 28 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Concordato con liquidazione dei beni - Domanda di accertamento e di condanna dei crediti - Domanda idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto - Legittimazione del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Litisconsorzio necessario..
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza sia "inutiliter data"; tale adempimento non è necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della applicazione del principio sopra enunciato, non assume rilievo il fatto che ad agire per l'accertamento del credito e della sua graduazione sia il debitore piuttosto che il creditore. A radicare un'ipotesi di litisconsorzio necessario del commissario liquidatore nelle cause di accertamento del credito è, infatti, l'idoneità di tale accertamento ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, operazioni che devono essere materialmente eseguite dai commissari liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Designazione effettuata dal proponente.

Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Designazione effettuata dal proponente - Professionista creditore - Inammissibilità.
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In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente, essendo dalla legge attribuito in primis al proponente il concordato di prevedere autonomamente la fase liquidatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio non è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente se il professionista indicato non riveste i requisiti di cui all'art. 28 ul.co. l.f. richiamati dall’art. 182 l.f., per essere ad esempio creditore della società. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 03 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda in esercizio antecedente alla domanda di concordato - Prosecuzione dell'attività per mezzo della cessione dell'azienda - Fattispecie di cui all'articolo 186 bis L.F. - Sussistenza.

Concordato preventivo - Concordato misto, liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile al caso concreto - Criterio della prevalenza delle operazioni di dismissione rispetto al valore dell'azienda in esercizio.
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Può rientrare nella previsione dell’art. 186 bis L.F. l’ipotesi in cui prima della presentazione della domanda di concordato la proponente abbia affittato l’azienda in esercizio, contemplando nel piano la prosecuzione dell’attività per mezzo della cessione dell’azienda. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 19 Settembre 2013.


Concordato preventivo – Omologazione ex art. 182 l. fall. – Creditori non ammessi o ammessi per un importo inferiore – Legittimazione – Sussistenza..
Non vi è alcuna norma che imponga ai creditori non ammessi – ovvero ammessi per un importo inferiore a quello da loro vantato – nell’elenco dei creditori presentato dal debitore che abbia proposto il concordato, come eventualmente rettificato dal commissario giudiziale ai sensi dell’art. 171, comma 1, l. fall., di contestare tale indicazione prima della chiusura dell’adunanza dei creditori, a pena di decadenza. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 176, comma 2, l.fall. consente espressamente ai creditori esclusi – evidentemente dal giudice delegato – dal voto e dal calcolo delle maggioranze necessarie ai fini dell’approvazione del concordato di opporsi a tale esclusione «in sede di omologazione del concordato nel caso in cui la loro ammissione avrebbe avuto influenza sulla formazione delle maggioranze». (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il tribunale deve, in sede di omologazione, riesaminare d’ufficio i provvedimenti di ammissione e di esclusione dei creditori adottati dal giudice delegato ai soli fini del voto e del computo delle maggioranze, anche in assenza di opposizioni in proposito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 06 Agosto 2013.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo - Pagamento dei creditori - Procedura di verificazione dei crediti - Esclusione - Facoltà del liquidatore di modificare le proprie valutazioni in ordine all'esistenza, consistenza e rango dei crediti - Sussistenza..
Le norme che disciplinano il concordato preventivo non prevedono, diversamente da quanto accade per il fallimento, una procedura di verificazione dei crediti concorsuali. E’, quindi sempre possibile per il liquidatore modificare le proprie valutazioni in ordine all'esistenza, alla consistenza e al rango chirografario o privilegiato dei singoli crediti (Cass. 6859/1995) e il creditore che non concordi con le valutazioni del liquidatore può rivolgersi nelle forme ordinarie all'autorità giudiziaria per far accertare il proprio credito in contraddittorio con la procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 28 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo - Pagamento dei creditori - Modalità - Redazione di piani di riparto - Necessità - Esclusione - Diritto dei creditori ad ottenere il pagamento delle somme indicate nei riparti - Esclusione..
Nel concordato preventivo, il liquidatore procede alla distribuzione del ricavato tra i creditori nel modo che ritiene più opportuno, in quanto nessuna norma gli impone di procedere, come prescritto per il fallimento, alla redazione di piani di riparto, la redazione dei quali può tuttavia essere utile per sollecitare, prima di procedere alla distribuzione delle somme disponibili ed a scanso di responsabilità per il liquidatore, eventuali rilievi che rendano necessaria una modificazione dei piani stessi, con la precisazione che deve, in ogni caso, escludersi che la redazione di un piano di riparto conferisca ai creditori un diritto irrevocabile ad ottenere le somme in esso iscritte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 28 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Trust - Compatibilità del modello contrattuale del trust con le norme imperative in materia concorsuale - Giudizio di fattibilità giuridica del tribunale.

Concordato preventivo - Apporto di beni esterni al patrimonio del debitore - Utilizzo del trust - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Apporto di beni di terzi tramite trust - Creditori concordatari garantiti dai beni dei terzi - Nomina del commissario giudiziale in funzione di protector - Attribuzione al giudice delegato del compito di dirimere il contrasto fra protector e trustee.
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L’intersezione fra il modello contrattuale del trust con le disposizioni imperative che l’ordinamento giuridico italiano detta in materia concorsuale impongono particolari cautele ed una valutazione di compatibilità che nell'ipotesi di concordato preventivo si traduce in una valutazione di fattibilità giuridica affidata al tribunale, valutazione, questa, che è espressamente prevista dall’art. 15 della Convenzione dell’Aja 1 luglio 1985, resa esecutiva con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo cui “La Convenzione non ostacolerà l'applicazione delle disposizioni di legge previste dalle regole di conflitto del foro, allorchè non si possa derogare a dette disposizioni mediante una manifestazione della volontà, in particolare nelle seguenti materie: […] e) la protezione di creditori in casi di insolvibilità”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il trust può essere utilizzato nel concordato preventivo per consentire l'apporto di beni esterni al patrimonio del debitore allo scopo di rendere fattibile e di garantire i risultati prospettati ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il concordato preventivo preveda, tramite l'istituzione di un trust, l'apporto di beni di un terzo e alcuni creditori concordatari siano garantiti dal patrimonio del terzo, è opportuno che il nominando commissario giudiziale possa assumere la funzione di protector e che il trustee acquisisca il suo parere prima di procedere agli atti di alienazione dei beni; al giudice delegato potrà essere attribuito il compito di dirimere eventuali contrasti tra protector e trustee. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 04 Aprile 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni – “Concordato di risanamento indiretto”..
Può essere definito quale “concordato di risanamento indiretto” (tale essendo quello in cui l’attività di impresa continua con lo stesso complesso aziendale gestito da un diverso soggetto) la proposta che preveda la cessione dei beni ai creditori e nel contempo la prosecuzione dell’attività mediante affitto dell’azienda ad altra società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 27 Marzo 2013.


Concordato preventivo – Società di capitali – Delibera dell’amministratore – Necessità – Concessione di un termine per la regolarizzazione – Ammissibilità..
Se con il ricorso ex art. 161, comma 6, L.F. la società di capitali non allega la delibera dall'amministratore nelle forme previste dal quarto comma dell'art. 152 L.F. può essere concesso dal Tribunale un termine per la regolarizzazione, in applicazione del principio generale espresso dall’art. 182 c.p.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 14 Marzo 2013.


Concordato preventivo con cessione di beni - Nomina - Commissario giudiziale - Commissario liquidatore - Conflitto di interessi - Funzioni - Sorveglianza esecuzione concordato..
A seguito della recente decisione della Suprema Corte (Cass. N. 1237 del 18.01.2013) non può più essere nominato il liquidatore nella medesima persona del già nominato commissario giudiziale, in considerazione della potenziale situazione di conflitto di interessi tra la funzione gestoria e quella di sorveglianza dell'adempimento del concordato di cui all'art. 185, comma 1, L.F.. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 28 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Giudizio di fattibilità esercitabili dal giudice - Correttezza della indicazione della misura della percentuale offerta ai creditori - Esclusione impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli che ne impediscono la liquidazione o ne alterino il valore..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, non rientra nell'ambito del giudizio di fattibilità esercitabile dal giudice un sindacato sull'aspetto pratico ed economico della proposta e, quindi, sulla correttezza della indicazione della misura di soddisfacimento percentuale offerta ai creditori. In questo tipo di concordato, infatti, la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione ed essendo al contrario sufficiente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, fatta ovviamente salva la possibilità che il debitore assuma una specifica obbligazione in tal senso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del commissario liquidatore - Conflitto di interessi con la funzione di commissario giudiziale - Sussistenza..
La nomina a liquidatore della persona del già nominato commissario giudiziale collide con il requisito (di cui al combinato disposto degli articoli 182, comma 2, e 28, comma 2, legge fallimentare) che il liquidatore sia immune da conflitti di interessi, anche potenziali, situazione, questa, che si verifica, invece, nel caso in cui nella persona del liquidatore si cumulino la funzione gestoria e quella di sorveglianza dell'adempimento del concordato di cui all'articolo 185, comma 1, legge fallimentare. (Nel caso di specie, la Corte ha cassato, senza rinvio ai sensi dell'articolo 382, comma 3, secondo periodo, c.p.c., il provvedimento di omologa pronunciato dal Tribunale nella sola parte in cui nominava quale liquidatore giudiziale della società ammessa al concordato colui era stato nominato commissario giudiziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2013.


Fallimento — Concordato preventivo — Rigetto dell’omologazione — Reclamo — Annullamento del rigetto — Rimessione al tribunale per l’omologazione del concordato – Opportunità — Analogia con art. 22 l.f...
La Corte d’Appello che accoglie il reclamo contro il diniego di omologazione deve rimettere l’intera decisione sull’omologazione al Tribunale, per un principio di economia processuale e di ragionevolezza, oltre che di praticità gestionale, in applicazione analogica dell’art. 22, co. 4, l.f.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Proposta del debitore - Ammissibilità - Requisiti..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni la fase della liquidazione avviene ad opera della procedura concorsuale tramite i suoi organi, e tra essi il liquidatore giudiziale, la cui designazione può anche costituire oggetto della proposta del debitore volta a fissare le modalità di esecuzione del piano, ai sensi dell’art. 182 L.F.. E’ altresì certo che la nomina del liquidatore debba avvenire nel rispetto dei requisiti soggettivi - tra cui le incompatibilità di cui all’art. 28 L.F. - previsti per la nomina a curatore ed ivi richiamati; in difetto, la designazione sostitutiva compete al Tribunale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 10 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Professionista mandatario della società e dei suoi organi sociali - Espressione di interessi specifici dalla mandante - Incompatibilità ex art. 28 L.F..
Un professionista mandatario della società in concordato e dei suoi organi sociali è espressione degli interessi specifici della propria mandante, non potendo, pertanto, ritenersi assolto il prerequisito della terzietà stabilito dal citato art. 28 L.F, condizione indefettibile per l’espletamento delle funzioni dell’organo di liquidazione giudiziale. Nell’ottica del cd. “contratto di concordato” (cfr. Cassazione civile, sez. I , 23 giugno 2011, n. 13818) un professionista già mandatario della società è oggettivamente portatore di interessi riferibili ad una sola delle parti del “contratto” de quo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 10 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Indipendenza del professionista attestatore - Nomina del liquidatore giudiziale..
Le recenti ulteriori modifiche apportate alla disciplina del concordato preventivo dal cd. Decreto Sviluppo, che (seppur non applicabile ratione temporis al caso di specie), hanno adeguatamente rinforzato la garanzia di “indipendenza” rispetto al debitore del professionista attestatore con la fissazione di limiti ben precisi quali quelli indicati dall’art. 67 3° co. lett d) l.fall.. Appare, pertanto, logico che analogo principio vada applicato con riferimento alla nomina di organi della procedura quali il liquidatore giudiziale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 10 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - In genere - Controllo sulla regolarità della procedura - Assenza di violazioni di legge - Indagine del tribunale - Doverosità - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento di tali crediti in apposita classe - Funzione informativa essenziale per l'intero ceto creditorio - Configurabilità - Ragioni - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento , ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura assolto direttamente dal tribunale, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 legge fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale), e, dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Fattispecie relativa a crediti erariali, oggetto di contestazione giudiziale e relativi a proposta di transazione fiscale non oggetto di adesione nel concordato preventivo da parte del creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Previsione di una percentuale minima di soddisfazione - Aleatorietà - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Distinzione rispetto all'istituto previsto dal codice civile agli articoli 1977 seguenti.
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Non è aleatoria la proposta di concordato preventivo che preveda la cessione di tutti i beni ai creditori e la loro soddisfazione in una determinata percentuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La cessio bonorum prospettata nell'ambito di una proposta di concordato preventivo non è identificabile con l’istituto contrattuale previsto dal codice civile in considerazione della sua diversità ontologica, in quanto la prima produce effetti nei confronti di tutti i creditori anteriori, anche di quelli dissenzienti e assenti, mentre l’istituto negoziale previsto dagli artt. 1977 e ss. c.c. vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti e, salvo patto contrario, produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto da essi ricevuto (Cass. 15 settembre 2011, n 18864). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 17 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Nomina del liquidatore da parte del proponente - Ammissibilità - Possesso dei requisiti di cui all'articolo 28 l.f. - Necessità..
Nella proposta di concordato preventivo deve ritenersi ammissibile la nomina del liquidatore da parte dell'imprenditore a condizione che il soggetto indicato sia in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 28, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Esecuzione del piano - Adozione di procedure competitive - Valutazione di compatibilità con il piano concordatario - Necessità..
Gli atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del piano concordatario (artt. 182, ultimo comma, e 107, legge fallimentare) debbono essere effettuati tramite procedure competitive quando ciò sia compatibile con lo stesso concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del giudice delegato – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del giudice delegato, e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del G.D. – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità (artt. 26, 36, 164, 165, 182 l.f.)..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del G.D., e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Omologazione - Opposizione - Contestazioni relative alla natura privilegiata del credito - Limiti - Valutazione in sede di liquidazione - Proposizione di giudizio ordinario..
In sede di opposizione all'omologazione del concordato preventivo, devono ritenersi inammissibili contestazioni volte ad ottenere la appostazione in privilegio piuttosto che in chirografo di determinati crediti; dette questioni sono infatti decise dal giudice delegato esclusivamente ai fini del voto, posto che la natura privilegiata o meno del credito ai fini della sua effettiva soddisfazione deve essere valutata dal liquidatore ed eventualmente trattata in apposito giudizio avanti al giudice ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 09 Maggio 2012.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Cessione del credito risarcitorio per la responsabilità degli organi sociali - Esercizio dell'azione - Legittimazione del liquidatore..
Nell'ambito del concordato preventivo, ove tra i beni ceduti rientri anche il credito risarcitorio per l'eventuale responsabilità civile dei componenti degli organi della società, la legittimazione all'esercizio della relativa azione competerà non solo alla società ma anche al liquidatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 09 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Liquidazione dei beni - Natura coattiva delle vendite poste in essere dal liquidatore giudiziale - Potere del giudice delegato di ordinare la cancellazione delle iscrizioni pregiudizievoli - Sussistenza..
Le vendite effettuate dal liquidatore giudiziale del concordato preventivo in conformità alle previsioni del decreto di omologa hanno natura di "vendite forzate", non riconducibili alla libera determinazione dell'imprenditore assoggettato alla procedura concorsuale. Il giudice delegato può, pertanto, ordinare, ai sensi degli articoli 108 e 182 l.f., la cancellazione di tutte le iscrizioni pregiudizievoli gravanti sui beni oggetto di vendita coattiva, così come prevede l'articolo 2884 c.c. (Nel caso di specie, la vendita erano state eseguite mediante rogito notarile). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 08 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Omologazione - Disposizioni circa le modalità di esecuzione - Concordato con cessione dei beni - Nomina dei liquidatori e del comitato dei creditori - Modalità di adempimento contenute nel provvedimento di omologa..
L'art. 181, legge fallimentare non prevede più che in sede di omologazione siano impartite disposizioni circa le modalità di esecuzione del concordato; tuttavia, con specifico riferimento al concordato con cessione dei beni, l'articolo 182, legge fallimentare continua a prevedere la nomina di uno o più liquidatori e del comitato dei creditori, così come l'articolo 185 continua a fare riferimento alle modalità di adempimento stabilite col provvedimento di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Procedura esecutiva pendente - Subentro del commissario giudiziale o del commissario liquidatore - Esclusione..
Il rinvio contenuto nell'articolo 182, ultimo comma, legge fallimentare alle disposizioni di cui agli articoli da 105 a 108 ter non può intendersi riferito alla possibilità di subentro nella procedura esecutiva pendente del commissario giudiziale o del commissario liquidatore del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 18 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Impossibilità emersa nel corso della liquidazione di pagare i creditori chirografari e parte dei privilegiati - Risoluzione..
Può essere pronunciata la risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni, ai sensi dell'articolo 186, legge fallimentare, qualora sia accertata la impossibilità di corrispondere una qualsiasi percentuale ai creditori chirografari e di soddisfare integralmente i creditori privilegiati. (Nel caso di specie l'impossibilità di pagare i creditori chirografari è stata evidenziata dal commissario giudiziale nella relazione semestrale e l'impossibilità di pagare parte dei creditori privilegiati è stata ricondotta al decorso degli interessi sui crediti ipotecari e privilegiati). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 01 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Esdebitazione totale - Condizioni - Limiti..
Nonostante la proposta concordataria, secondo l'attuale apertura dell'art. 160 l.f., possa conformarsi con modalità tali da consentire l'esdebitazione del debitore per effetto della cessio bonorum e senza garanzia di una determinata percentuale, è assorbente il principio che nel contratto di cessione dei beni ai creditori appare deducibile dall'art 1984 c.c. (definita norma derogabile ma nello stesso tempo norma imperativa), e conseguentemente l'unica chance di esdebitazione totale che può avere il debitore, il quale propone un concordato per cessione dei beni, può ricorrere solo laddove egli, utilizzando la cessione come strumento di attuazione (e non di sostituzione) dell'obbligazione di pagamento, comunque sottometta la proposta concordataria alla comune area della risoluzione per inadempimento, proponendo la trasformazione dell'originaria obbligazione di pagamento in una obbligazione comunque analoga, anche se di dimensione quantitativamente più ridotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina dei liquidatori - Competenza esclusiva del tribunale - Sussistenza..
Nei casi in cui la proposta concordataria per cessione dei beni implichi una attività liquidatoria, spetta sempre al tribunale, alla stregua del carattere imperativo delle prescrizioni contenute nell'articolo 182, legge fallimentare, il potere di stabilire le modalità della liquidazione ed altresì il potere di nominare i liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Procedimento - Termine per la costituzione delle parti ex art. 180, secondo comma, legge fall. - Natura - Perentorietà - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Costituzione tardiva del commissario giudiziale - Ammissibilità..
In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, l'omessa previsione, circa la natura del termine per la costituzione delle parti nel procedimento relativo, osta alla qualificazione della sua perentorietà, essendo perentori solo i termini processuali espressamente dichiarati tali dal legislatore; pertanto, è ammissibile la costituzione del commissario giudiziale, benché avvenuta oltre il termine di dieci giorni prima della data fissata per l'udienza, non solo in considerazione del predetto silenzio serbato dall'art. 180, secondo comma, legge fall. e dell'assenza di sanzione in caso di mancata osservanza, ma anche tenuto conto che le modifiche introdotte dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 hanno improntato il procedimento di omologa ad una libertà di forma, nella fase introduttiva, cui non risulta funzionale la previsione di una rigidità dei tempi di costituzione, tanto più che alle parti è consentito anche successivamente integrare le proprie allegazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Natura contrattuale - Mancanza della volontà concorde di tutte le parti interessate.

Concordato preventivo - Cessio bonorum di cui agli articoli 1977 seguenti CC - Distinzione - Vincolo al divieto di azioni esecutive dei soli creditori consenzienti - Liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dai creditori.
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L'istituto del concordato preventivo non è riducibile ad un mero contratto di diritto privato e ciò in considerazione della mancanza della concorde volontà di tutte le parti interessate secondo la rituale modalità di incontro della proposta e della conforme accettazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La diversità tra l'istituto della cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 e seguenti del codice civile rispetto alla cessione dei beni attuata mediante il concordato preventivo risiede soprattutto nel fatto che quest'ultimo istituto vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti (articolo 1980, comma 2, c.c.) e, salvo patto contrario (espressione, che richiede una scelta), produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dal creditore (articolo 1984 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Obbligatorietà. Potere di indicazione del debitore - Limiti - Rispetto dei requisiti soggettivi per la nomina curatore - Difetto - Potere integrativo del tribunale - Sussistenza.

Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina dei difensori.

Potere di designazione  a cura del giudice delegato - Insussistenza - Potere di nomina da parte del liquidatore giudiziale - Sussistenza.
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Nel concordato preventivo con cessione dei beni, la fase della liquidazione avviene ad opera della procedura concorsuale tramite i suoi organi, e tra essi il liquidatore giudiziale, la cui designazione può anche costituire oggetto della proposta del debitore volta a fissare le modalità di esecuzione del piano, ai sensi dell’art. 182 legge fallim., ma nel necessario rispetto dei requisiti soggettivi – tra cui le incompatibilità di cui all’art. 28 legge fallim. – previsti per la nomina a curatore ed ivi richiamati; in difetto, la designazione sostitutiva compete al tribunale, che non può tuttavia attribuire al giudice delegato, investito di limitati poteri di controllo, altresì la facoltà di nomina dei professionisti la cui opera sia richiesta nella fase di gestione, appartenendo tale prerogativa e responsabilità al medesimo commissario liquidatore. (massima ufficiale)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, la fase della liquidazione deve necessariamente avvenire ad opera della procedura concorsuale tramite i suoi organi, e tra essi il liquidatore giudiziale, la cui designazione può anche costituire oggetto della proposta del debitore volta a fissare le modalità di esecuzione del piano, ai sensi dell’art. 182 legge fallim., ma nel necessario rispetto dei requisiti soggettivi – tra cui le incompatibilità di cui all’art. 28 legge fallim. – previsti per la nomina a curatore ed ivi richiamati; in difetto, la designazione sostitutiva compete al tribunale. (Antonio Pezzano)

Considerato che l'art.185 legge fall. non attribuisce al giudice delegato poteri di sorveglianza della fase esecutiva del concordato preventivo e che il novellato art. 25 comma 1 n. 6 legge fall. ha sostituito il curatore al giudice delegato nel potere di nomina dei professionisti in caso di fallimento, anche su un piano di interpretazione sistematica deve concludersi che, essendo attribuito al liquidatore giudiziale ogni potere inerente la gestione esecutiva del concordato preventivo, anche tale facoltà di nomina è di sua competenza. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15699.


Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.

Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.

Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.

Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
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Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale)

Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011, n. 13818.


Concordato preventivo – Proposta – Transazione fiscale – Crediti contributivi ed assistenziali – D.M. 4 agosto 2009 – Rispetto delle condizioni regolamentari – Violazione – Inammissibilità. .
In considerazione del carattere imperativo delle disposizioni regolamentari di cui all’art. 3 del D.M. 4 agosto 2009, integrative dell’art. 182 ter, legge fallimentare., che prevedono, in occasione di una proposta di concordato preventivo con transazione fiscale, il pagamento integrale dei crediti privilegiati per i contributi dovuti all’INPS per l’assicurazione obbligatoria di invalidità, vecchiaia e superstiti (artt. 2753-2778 n. 1 c.c.), dei crediti privilegiati per premi dovuti all’INAIL ed il pagamento non inferiore al trenta per cento di tutti i creditori chirografari degli stessi enti, va dichiarata inammissibile la domanda di concordato preventivo che non si conformi a tale normativa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 15 Giugno 2011.


Debitore ammesso al concordato preventivo con cessione di beni - Commissario liquidatore - Obbligo di effettuare la ritenuta di acconto in qualità di sostituto di imposta - Configurabilità - Ragioni.
Il debitore ammesso al concordato preventivo, con cessione dei beni ai creditori e nomina del commissario liquidatore, può, se non diversamente previsto, proseguire nell'esercizio dell'impresa, conservando la sua capacità processuale e continuando ad essere soggetto passivo di imposta e destinatario di tutti gli obblighi di natura fiscale connessi alla prosecuzione della sua attività, anche se conseguenti a quelle attività per suo conto svolte dal liquidatore, per cui è tenuto ad operare la ritenuta d'acconto sui compensi erogati ai lavoratori dipendenti o ai lavoratori autonomi equiparati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 08 Giugno 2011, n. 12422.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni ai creditori - Indicazione del liquidatore concordatario effettuata dal debitore - Ammissibilità - Condizioni - Limiti..
Il fatto che il legislatore abbia lasciato sostanzialmente immutato il primo comma dell'articolo 182, legge fallimentare induce a ritenere che la proposta di concordato preventivo possa anche stabilire che il tribunale non faccia luogo alla nomina dei liquidatori, soprattutto nel caso in cui sia prevista la traslazione immediata ai creditori del diritto di proprietà di tutti i beni ceduti, ovvero la cessione dei beni a uno o più assuntori, ovvero ancora nell'ipotesi in cui sia stata effettuata la liquidazione di tutti i beni prima della presentazione della proposta concordataria. Si deve quindi ritenere possibile che il debitore stesso nell'ambito del piano indichi la persona che assumerà l'incarico di liquidatore e che il debitore possa altresì stabilire esplicite previsioni circa le modalità di liquidazione dei beni. In tal caso, fermo restando che il tribunale non è vincolato dall'indicazione del liquidatore effettuata dal debitore, tale indicazione potrà essere rispettata qualora il soggetto indicato abbia ben cooperato con gli organi della procedura, non siano state individuate ragioni ostative alla sua nomina e, soprattutto, nel caso in cui lo svolgimento di detta funzione abbia luogo senza corrispettivo e quindi con indubbio vantaggio economico per i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 06 Giugno 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Attribuzione delle modalità esecutive della liquidazione all'amministratore giudiziario e liquidatore della società debitrice - Previsione nel piano - Conseguenze - Nomina di un liquidatore giudiziale ovvero fissazione di ulteriori modalità esecutive - Potere del tribunale - Configurabilità - Esclusione - Limiti. .
In tema di concordato preventivo, ai sensi dell'art. 182 legge fall., nel testo applicabile "ratione temporis", vigente anteriormente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, è precluso al tribunale nella sentenza di omologazione nominare un liquidatore giudiziale ovvero fissare ulteriori modalità esecutive (prevedendo, per esempio, la necessità della preventiva autorizzazione del giudice delegato per gli atti di straordinaria amministrazione ovvero la nomina, da parte di questi, di coadiutori, professionisti o difensori), qualora nella proposta di concordato si specifichi che il piano di liquidazione debba essere predisposto ed attuato dall'amministratore giudiziario-liquidatore, cui viene conferito il più ampio potere discrezionale sulle modalità esecutive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2011, n. 1345.


Concordato preventivo – Cessio bonorum – Affidamento delle attività liquidatorie ai legali rappresentanti della società debitrice – Esclusione – Conflitto di interessi – Sussistenza. (26/10/2010).
Nel concordato preventivo con cessione dei beni di una società non è possibile che i beni vengano ceduti agli amministratori o ai liquidatori della debitrice, in quanto la cessio bonorum implica la perdita per il debitore del potere di amministrare e disporre dei beni ceduti e ed anche perché detti soggetti si troverebbero in una situazione di evidente conflitto di interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Luglio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Azione di pagamento proposta dal debitore prima della ammissione al concordato - Prosecuzione dopo l'omologazione - Litisconsorzio necessario degli organi della procedura - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il giudizio promosso dal debitore per la riscossione di un proprio credito prima dell'ammissione alla procedura e proseguito dopo l'omologazione, non richiede l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore dei beni nominato dal tribunale, non determinandosi in capo agli organi della procedura il trasferimento della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma esclusivamente dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore conserva il diritto di esercitare in proprio le azioni e resistervi nei confronti dei terzi a tutela del suo patrimonio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11520.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Azione di pagamento proposta dal debitore prima della ammissione al concordato - Prosecuzione dopo l'omologazione - Litisconsorzio necessario degli organi della procedura - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il giudizio promosso dal debitore per la riscossione di un proprio credito prima dell'ammissione alla procedura e proseguito dopo l'omologazione, non richiede l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore dei beni nominato dal tribunale, non determinandosi in capo agli organi della procedura il trasferimento della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma esclusivamente dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore conserva il diritto di esercitare in proprio le azioni e resistervi nei confronti dei terzi a tutela del suo patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11520.


Concordato preventivo – Natura contrattuale – Valutazione di fattibilità – Parametro dell’inadempimento di scarsa importanza – Attribuzione di beni d liquidare – Accettazione dell’alea da parte dei creditori – Riduzione delle ipotesi di risoluzione. (31/05/2010).
La distinzione introdotta dalla nuova disciplina del concordato preventivo tra proposte che offrono la soddisfazione monetaria pura e semplice dei creditori e quelle che invece prevedono l’attribuzione di beni di altra natura, si riflette sul giudizio di fattibilità del concordato e sulla disciplina della sua risoluzione. Per le proposte del primo genere, la soglia da tenere presente per la valutazione di eventuali scostamenti dalle previsioni sarà quella della scarsa importanza dell’inadempimento (identificabile nella misura di un quarto). Diversamente, per le proposte nelle quali ai creditori, in luogo del pagamento monetario, viene offerta l’attribuzione di un determinato bene in funzione della sua liquidazione ad opera del liquidatore giudiziale, lo spazio per una risoluzione del concordato appare più ristretto in considerazione del fatto che ai creditori viene trasferita l’alea relativa al realizzo del valore del bene prospettato nella proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Cessione dei beni ai creditori – Indicazione della percentuale offerta come elemento descrittivo del bene attribuito ai creditori – Conseguenze. (31/05/2010).
Qualora la proposta di concordato preventivo preveda il trasferimento ai creditori di beni materiali o di crediti verso terzi, l’indicazione nella proposta del valore di detti beni non costituisce promessa del pagamento della percentuale offerta ma solo uno degli elementi di descrizione, da considerarsi meramente orientativo, dei beni stessi. In tale ipotesi, infatti, i creditori, accettando la proposta di concordato che prevede una prestazione alternativa, accettano anche l’alea in ordine all’effettivo valore di realizzo di tale prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Piano misto con attribuzione delle attività ad un assuntore e parziale cessione dei beni – Attribuzione dell’incarico di liquidatore al titolare dell’impresa debitrice – Ammissibilità – Modalità di svolgimento dell’incarico..
Il piano oggetto della proposta di concordato preventivo può prevedere che il soddisfacimento dei creditori abbia luogo ricorrendo sia alla attribuzione delle attività ad un assuntore sia alla cessione ai creditori di alcuni cespiti (nella specie un immobile). Con riferimento a questo secondo aspetto, è inoltre possibile, in presenza di determinate condizioni, affidare l’attività di liquidazione all’amministratore dell’impresa debitrice, disponendo che lo stesso provveda al deposito dell’elenco dei creditori privilegiati, che richieda, per il compimento di atti di straordinaria amministrazione, l’autorizzazione del comitato dei creditori ed il parere del commissario giudiziale nonché, per la nomina di avvocati, procuratori, tecnici o coadiutori, l’autorizzazione del giudice delegato, che depositi una relazione periodica con le informazioni di cui all’art. 33 legge fallim. ed il piano di riparto e che presenti, infine, il conto della gestione ai sensi dell’art. 116 legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Febbraio 2009.


Prescrizione civile - Sospensione - Per rapporti tra le parti - Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - In genere - Cessione dei beni ai creditori - Sospensione della prescrizione - Inapplicabilità - Fondamento.
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L'art. 2941, n. 6, del codice civile, che dispone la sospensione della prescrizione tra le persone i cui beni siano sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all'amministrazione altrui e quelle da cui l'amministrazione è esercitata, non è applicabile estensivamente ai rapporti tra debitore e creditori del concordato preventivo con cessione dei beni, perché la titolarità dell'amministrazione dei beni ceduti spetta esclusivamente al liquidatore, il quale la esercita non in nome o per conto dei creditori concordatari, bensì nel rispetto delle direttive impartite dal tribunale; peraltro, esclusa l'interpretazione analogica in materia di cause di sospensione della prescrizione, nemmeno l'interpretazione estensiva potrebbe giustificarsi sul piano logico-sistematico, atteso che le cause di sospensione si ricollegano a situazioni di impossibilità di fatto o di difficoltà ad esercitare il diritto, in ragione di particolari rapporti tra le parti, mentre, nella specie, il liquidatore (o il collegio dei liquidatori), pur operando nell'interesse dei creditori, non è tenuto ad osservare eventuali direttive da questi provenienti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Febbraio 2009, n. 3270.


Concordato preventivo – Poteri del commissario giudiziale e del liquidatore – Legittimazione a stare in giudizio per la società – Esclusione – Limiti..
La procedura di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma solo dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore cedente conserva il diritto di esercitare le azioni o di resistervi nei confronti dei terzi, soprattutto dopo che sia intervenuta la sentenza di omologazione. Per effetto di tale sentenza viene, infatti, meno il potere di gestione del commissario, mentre quello del liquidatore, basandosi sul mandato ricevuto, è limitato ai rapporti obbligatori sorti nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione, fra le quali certamente non può essere compresa quella concernente il riconoscimento di un compenso per incarico professionale conferito dalla società debitrice con iniziativa estranea alla procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 22 Ottobre 2008.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Natura giuridica delle vendite eseguite direttamente dall'imprenditore o dal liquidatore giudiziale - Finalità satisfattorie dei creditori analoghe a quelle della procedura esecutiva fallimentare - Natura di esecuzione forzata - Sussistenza..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, la vendita dei beni ceduti, anche quando vi provvede direttamente l'imprenditore o, a maggior ragione, il liquidatore di nomina giudiziale, ha luogo in un contesto proceduralizzato dai dettami del concordato omologato, attraverso atti che il medesimo debitore non sarebbe più ormai libero di non compiere, per finalità satisfattorie dei creditori del tutto analoghe a quelle della procedura esecutiva fallimentare ed in un ambito di controlli pubblici del pari destinati a garantire il raggiungimento di tale finalità. Da ciò consegue che (in generale, ma tanto più quando ci si sia proceduto alla nomina di un commissario liquidatore, con compiti per molti aspetti non dissimili da quelli di un curatore fallimentare) anche la fase esecutiva del concordato per cessione dei beni è riconducibile ad una più vasta categoria di procedimenti di esecuzione forzata (in senso lato) al pari della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato relativi all'attività di vendita - Atti di giurisdizione esecutiva - Ricorribilità in cassazione..
I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza (ora decreto) di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita dei beni del debitore ceduti ai creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel novero degli atti di giurisdizione esecutiva e tale natura deve riconoscersi ai successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Concordato preventivo - Funzione del liquidatore giudiziale nominato nel provvedimento di omologa - Tutela degli interessi dei creditori in vista della migliore riuscita della liquidazione dei beni ceduti - Legittimazione a resistere all'opposizione proposta dal debitore avverso provvedimenti esecutivi ritenuti non conformi alla legge - Sussistenza..
Il liquidatore designato dal provvedimento di omologazione del concordato è chiamato a svolgere una funzione di tutela degli interessi dei creditori in vista della migliore riuscita della liquidazione dei beni ceduti. Nell'attuazione di tale compito egli è, evidentemente, anche tenuto a far sì che la liquidazione si svolga in modo legittimo, donde il suo interesse e la sua sicura legittimazione a resistere all'opposizione proposta dal debitore avverso eventuali provvedimenti esecutivi ritenuti non conforme alla legge, se del caso coltivando il giudizio anche in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Disposizioni del tribunale in ordine alle modalità della liquidazione così come dettate nel provvedimento di omologazione - Idoneità al passaggio in giudicato - Esclusione..
Le disposizioni eventualmente dettate dal tribunale nel provvedimento di omologa del concordato preventivo in ordine alle modalità di liquidazione dei beni hanno natura meramente integrativa della volontà delle parti e non sono pertanto idonee al passaggio in giudicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Concordato preventivo – Patrimonio costituito da complesso immobiliare in costruzione – Proposta che prevede la diretta gestione del patrimonio con finalità – Fattispecie con cessione dei beni – Esclusione – Nomina di liquidatore e comitato dei creditori – Esclusione..
Non può qualificarsi “con cessione dei beni” la proposta di concordato, che pur prevedendo la sostanziale dismissione del tempo del patrimonio sociale si prefigga nell’immediato – proprio al fine di reperire le risorse finanziarie indispensabili all’esecuzione del piano – l’ultimazione del complesso immobiliare dell’impresa debitrice e quindi la diretta gestione del patrimonio sociale con finalità conservative. In tale ipotesi, non appare né corretta né necessaria la nomina di un liquidatore giudiziale e di un comitato di creditori ex art. 182 legge fall., dovendosi ritenere sufficiente la funzione di controllo che sarà svolta dal commissario giudiziale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Luglio 2008.


Concordato preventivo con cessione dei beni – Compenso del commissario liquidatore – Liquidazione in base al risultato utile della gestione – Mancanza di risultati utili – Liquidazione al minimo di legge..
Il compenso del commissario liquidatore nominato nel concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere liquidato in relazione al risultato utile della liquidazione, per cui lo stesso è commisurato ad una percentuale sull'attivo realizzato. Pertanto, come per il curatore, così anche per il liquidatore, nel caso in cui l'attività svolta non abbia portato risultati utili, il compenso va determinato nel minimo di legge previsto dagli art. 1 e 2 del d.m. 8 luglio 1992, n. 570. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Aprile 2008, n. 9178.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Attività di liquidazione non particolarmente complessa – Nomina di liquidatore giudiziale – Necessità – Esclusione..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni non è necessaria la nomina di un liquidatore giudiziale qualora l’attività di liquidazione da compiere non sia di particolare complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 20 Marzo 2008.


Concordato preventivo con cessione dei beni – Mandato ai liquidatori – Sospensione della prescrizione dei crediti – Sussistenza..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, ai creditori viene conferito, per il tramite dei liquidatori giudiziali che agiscono in veste di loro rappresentanti, un mandato a liquidare i beni del debitore, così come avviene nella cessio bonorum di cui agli artt. 1977 e segg. cod. civ. E poichè i liquidatori ricevono tale investitura da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, deve ritenersi operante, rispetto ai crediti accertati nell’ambito del concordato, la causa di sospensione della prescrizione prevista dall’art. 2941, n. 6 cod. civ.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Gennaio 2006.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato con cessione dei beni - Decreto di trasferimento di bene immobile emesso dal giudice delegato - Impugnazione - Interesse e legittimazione del debitore ad impugnare - Sussistenza - Fondamento.
L'interesse e la legittimazione dell'imprenditore in concordato preventivo con cessione dei beni ad impugnare il decreto di trasferimento di bene immobile emesso - nell'ambito della liquidazione concordataria - dal giudice delegato non sono esclusi né dalla circostanza della avvenuta perdita, da parte dell'imprenditore, della disponibilità del bene per effetto della cessione concordataria, atteso che l'interesse e la legittimazione in questione non hanno riguardo alla disponibilità dei beni ceduti, bensì alla regolarità ed efficienza dell'attività liquidatoria (al fine di conseguire, mercé il suo proficuo risultato, l'esdebitazione programmata con la proposta di concordato e di impedire l'evoluzione della procedura nel fallimento), né dalla circostanza che l'eventuale rimozione del decreto di trasferimento comporterebbe comunque la rinnovazione dello stesso, atteso che anche nella esecuzione del concordato preventivo al giudice delegato è consentito l'esercizio del potere di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, ed a fronte di tale eventualità la possibilità di caducazione del provvedimento traslativo e dell'esercizio successivo di tale potere sospensivo realizza l'interesse in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2005, n. 19210.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedura di concordato preventivo con cessione dei beni - Sospensione della vendita disposta dal G.D. - Revoca della sospensione ed aggiudicazione da parte del Tribunale - Provvedimento relativo - Impugnazione per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Legittimazione dell'imprenditore concordatario - Sussistenza.
È impugnabile per cassazione , ai sensi dell'art. 111 Cost., il provvedimento con il quale, nella procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, il Tribunale, revocando la sospensione della vendita disposta dal G.D., aggiudichi i beni posti in vendita ed ordini all'aggiudicatario il versamento del prezzo. La legittimazione all'impugnazione spetta all'imprenditore concordatario, in considerazione del diritto degli interessati alla realizzazione del migliore risultato possibile nella liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8278.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Controversia instaurata da un creditore - Petitum di condanna o comunque idoneo a influire sul riparto - Legittimazione passiva - Litisconsorzio necessario dell'imprenditore e del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Conseguenze..
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza "inutiliter data"; tale adempimento non è tuttavia necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Luglio 2001, n. 10250.


Concordato preventivo - Accertamento dei crediti vantati nei confronti del debitore - Legittimazione passive di quest'ultimo - Sussistenza - Sentenza emessa nei confronti del debitore medesimo - Efficacia nei confronti della liquidazione concordataria.
Legittimato passivo in ordine all'accertamento dei crediti vantati nei confronti del debitore ammesso al concordato preventivo è tale debitore e non il commissario giudiziale, o il liquidatore qualora si tratti di concordato con cessione dei beni, e la sentenza emessa nei confronti del detto debitore è destinata a far stato ai fini della liquidazione concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Marzo 1987, n. 2234.