TITOLO III - Del concordato preventivo
Capo I - Dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo


Art. 165

Commissario giudiziale
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il commissario giudiziale è, per quanto attiene all'esercizio delle sue funzioni, pubblico ufficiale.

II. Si applicano al commissario giudiziale gli articoli 36, 37, 38 e 39.

III. Il commissario giudiziale fornisce ai creditori che ne fanno richiesta, valutata la congruita' della richiesta medesima e previa assunzione di opportuni obblighi di riservatezza, le informazioni utili per la presentazione di proposte concorrenti, sulla base delle scritture contabili e fiscali obbligatorie del debitore, nonche' ogni altra informazione rilevante in suo possesso. In ogni caso si applica il divieto di cui all'articolo 124, comma primo, ultimo periodo. (1)

IV. La disciplina di cui al terzo comma si applica anche in caso di richieste, da parte di creditori o di terzi, di informazioni utili per la presentazione di offerte ai sensi dell'articolo 163-bis. (1)

V. Il commissario giudiziale comunica senza ritardo al pubblico ministero i fatti che possono interessare ai fini delle indagini preliminari in sede penale e dei quali viene a conoscenza nello svolgimento delle sue funzioni. (2)


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(1) Comma aggiunto dall'art. 3 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(2) Comma aggiunto dall'art. 4 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83 in sede di conversione dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(*) Le modifiche di cui alle note 1 e 2 si applicano ai procedimenti di concordato preventivo introdotti successivamente alla data del 21 agosto 2015 di entrata in vigore della citata legge di conversione.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Decreto del compenso del commissario giudiziale - Motivazione sommaria - Sufficienza.
Il giudice, nel motivare il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, senza doverli trascrivere tutti nel decreto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, comma 6, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2017, n. 16856.


Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Compenso - Curatore o commissario giudiziale - Acconto sul compenso - Decreto di liquidazione - Ricorribilità per cassazione - Esclusione - Revocazione ex art. 397 c.p.c. - Esclusione - Fondamento.
I decreti con cui il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal curatore (o dal commissario giudiziale), sono espressione di un potere discrezionale il cui esercizio, intervenendo in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del rendiconto, non comporta definitivi accertamenti in fatto e in diritto in ordine alla spettanza o alla misura del compenso e non può pregiudicare la futura decisione sul compenso dovuto, sicché non sono ricorribili per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., né sono qualificabili come "sentenze" in senso sostanziale ai fini della revocazione prevista dall'art. 397 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19711.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Liquidazione di acconto sul compenso - Ricorso straordinario per cassazione proposto dal P.M. - Inammissibilità - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione (nella specie, peraltro, proposto dal P.M., privo della titolarità del relativo potere, giusta quanto desumibile dagli artt. 69 c.p.c. e 2907 c.c.) avverso il decreto con cui il tribunale conceda un acconto richiesto dal commissario giudiziale , trattandosi di provvedimento, di carattere discrezionale, che interviene in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del conto, sicché non assume efficacia di cosa giudicata, né può pregiudicare, dopo la presentazione del rendiconto, la futura e definitiva decisione sul compenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Settembre 2015, n. 19580.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Procedimento di revoca dell'ammissione ex art. 173 legge fall. - Qualità di parte del commissario giudiziale - Esclusione - Fondamento - Legittimazione ad impugnare - Insussistenza.
Il commissario giudiziale del concordato preventivo non è parte in senso formale o sostanziale del subprocedimento di revoca, aperto d'ufficio dal tribunale ai sensi dell'art. 173 legge fall. (nella formulazione introdotta dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), come palesato dal fatto che la norma non prevede alcuna comunicazione nei suoi confronti, pur non precludendone la partecipazione; ne deriva che il medesimo non è nemmeno legittimato ad impugnare il provvedimento con il quale la corte d'appello abbia riformato il decreto di revoca dell'ammissione al concordato preventivo emesso dal tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2014, n. 4183.


Concordato preventivo - Concordato preventivo con liquidazione dei beni - Liquidazione del compenso del commissario giudiziale - Articolo del D.M. 25 gennaio 2012, n. 30 - Disapplicazione..
L'articolo 30 del D.M. 25 gennaio 2012, n. 30 appare illegittimo, ingiusto e non sorretto da ragionevole giustificazione nella parte in cui, in caso di concordato preventivo con liquidazione dei beni, riconosce al commissario un compenso determinato sull'attivo della liquidazione, mentre nelle procedure di concordato preventivo senza liquidazione il compenso viene calcolato con riferimento all’attivo e al passivo risultanti dall'inventario redatto i sensi dell'articolo 172, legge fallimentare. In considerazione di ciò, l'articolo 5, comma 1, del citato decreto può essere disapplicato qualora si tratti di liquidare il compenso a favore di commissari giudiziali di concordati preventivi in cui siano previste forme di liquidazione dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 31 Ottobre 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del giudice delegato – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del giudice delegato, e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione – Autorizzazione del G.D. – Non necessità – Diniego di autorizzazione ad effettuare pagamenti in esecuzione del C.P. – Reclamo – Inammissibilità (artt. 26, 36, 164, 165, 182 l.f.)..
L’attività liquidatoria posta in essere in esecuzione del piano concordato non è soggetta di norma ad autorizzazione del G.D., e pertanto un eventuale diniego di autorizzazione ad effettuare un pagamento concordatario non è reclamabile. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Determinazione del compenso - Articolo 5 del decreto ministeriale 25 gennaio 2012, n. 30 - Ingiustificata disparità di trattamento tra commissario giudiziale di concordato con liquidazione dei beni e concordato senza liquidazione - Disapplicazione della norma..
Le diverse modalità di determinazione del compenso del commissario giudiziale, previste dai primi 2 commi dell'articolo 5 del D.M. n. 30/2012 a seconda che si tratti o meno di concordati preventivi liquidatori, determinano una ingiustificata disparità di trattamento tra soggetti chiamati a svolgere le medesime attività, prevalentemente di verifica e controllo, a prescindere dal modello di piano adottato dal debitore ex articolo 160, legge fallimentare, mentre il criterio che ancora il compenso all'attivo realizzato dalla liquidazione è giustificabile piuttosto per la figura del liquidatore nominato ai sensi dell'articolo 182, come previsto dal terzo comma del citato articolo 5 del D.M. n. 30/2012 in ragione della diversa e specifica attività che lo stesso è chiamato a svolgere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 16 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Organi - In genere - Concordato preventivo con cessione dei beni - Incarico di commissario giudiziale e di liquidatore in capo al medesimo soggetto - Conseguenze ai fini della liquidazione del compenso.
In tema di concordato preventivo con cessione di beni, nel caso in cui il medesimo soggetto ricopra il doppio incarico, prima di commissario giudiziale del concordato e poi di liquidatore, il relativo compenso non può prescindere dal distinto ruolo assunto e dal conseguente espletamento di ulteriore e diversa attività, che merita, quindi, separata ed autonoma remunerazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2011, n. 27085.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Dichiarazioni rese in giudizio - Natura confessoria - Insussistenza - Fondamento.
Il commissario giudiziale della procedura di concordato preventivo non ha la capacità di disporre dei diritti dell'impresa, sicché, ai sensi dell'art. 2731 cod. civ., alle dichiarazioni da lui rese in sede giudiziale non può attribuirsi il valore di ammissione di fatti di natura confessoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Agosto 2011, n. 17717.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Natura - Ausiliario del giudice delegato - Esclusione - Ragioni - Autonomia della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Conseguenze - Termine per l'istanza di liquidazione del compenso ai sensi dell'art. 71 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Inapplicabilità - Fattispecie.
Il commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo non è un ausiliario del giudice delegato, in quanto, pur cooperando con quest'ultimo, è nominato dal tribunale e ripete i propri poteri e funzioni, con operatività stabile e previsione non occasionale, direttamente dalla legge fallimentare che, in quanto "lex specialis", prevale su quella generale dettata dal d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 in tema di ausiliari della magistratura; ne consegue che, nella liquidazione dei compensi al predetto organo, disciplinata in via esaustiva dall'art. 165 legge fall. che rinvia all'art. 39 della medesima legge fall. e, con esso, al D.M. 28 luglio 1992, n. 570, è preclusa l'applicazione dell'art. 71, comma secondo, del d.P.R. n. 115 citato, ai sensi del quale la relativa istanza dev'essere proposta, a pena di decadenza, entro cento giorni dal compimento delle operazioni. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione con rinvio del decreto del tribunale che aveva rigettato la domanda di liquidazione del compenso perchè proposta dopo la scadenza del predetto termine, decorrente dalla conclusione della procedura, individuata nella sopraggiunta dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2011, n. 8221.


Concordato preventivo - Azione di responsabilità nei confronti del commissario giudiziale o del commissario liquidatore - Legittimazione del nuovo commissario giudiziale successivamente all'omologa e del nuovo commissario liquidatore - Sussiste..
Anche successivamente alla omologazione del concordato preventivo, il commissario giudiziale è legittimato a proporre l'azione di responsabilità nei confronti del commissario giudiziale o del commissario liquidatore in precedenza nominati. (Fattispecie anteriore alla riforma della legge fallimentare). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22 Novembre 2010.


Curatore - Compenso - Successione di procedure concorsuali - Concordato preventivo e fallimento - Nomina del curatore nella stessa persona del commissario giudiziale - Liquidazione unitaria del compenso - Esclusione - Fondamento - Distinzione delle relative attività - Diversità dei criteri di liquidazione - Sussistenza - Principio di unitarietà delle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione.
Nel caso in cui al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, le funzioni di commissario giudiziale e quelle di curatore fallimentare, anche se affidate alla stessa persona, non si sovrappongono, ma si cumulano, con la conseguenza che anche i relativi compensi vanno liquidati distintamente: diverse sono infatti le attività cui sono tenuti rispettivamente i due organi, così come diversi sono i criteri di liquidazione del compenso, i quali, nel concordato preventivo, non fanno necessariamente riferimento all'attivo realizzato, potendosi anche prescindere dalla liquidazione dei beni del debitore, che costituisce invece un adempimento necessario del curatore fallimentare. Non può trovare quindi applicazione, in riferimento allo svolgimento di entrambe le funzioni, il principio di unitarietà delle procedure concorsuali succedutesi senza soluzione di continuità, il quale non rappresenta un autonomo criterio normativo, destinato a risolvere tutti i problemi di successione tra le due procedure, ma un enunciato meramente descrittivo di soluzioni regolative aventi specifiche e distinte fonti normative. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2006, n. 3156.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Determinato dal tribunale - Carattere esclusivo - Promessa di pagamento e pagamenti ulteriori - Ripetibilità.
Ai sensi del combinato disposto degli artt. 165 e 39, terzo comma, r.d. 16 marzo 1942 n. 267, nessun compenso è dovuto al commissario giudiziale, quale organo della procedura di concordato preventivo, oltre quello liquidato dal tribunale, neppure per rimborso spese; con la conseguenza che le promesse ed i pagamenti fatti contro tale divieto sono nulli, ed è sempre ammessa la ripetizione di ciò che è stato pagato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Marzo 2005, n. 6573.


Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione - Natura decisoria - Ricorribilità in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. - Termine per l'impugnazione - Decorrenza - Proposizione di reclamo o revisione - Irrilevanza - Fondamento - Conseguenze in tema di ricorso per Cassazione avverso eventuale decreto confermativo del primo.
In tema di concordato preventivo, il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale ha natura decisoria, è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. e non è suscettibile di reclamo o di istanza di revisione; ne consegue che l'impugnazione immediata tramite ricorso per Cassazione non può in alcun modo essere posticipata ad un termine successivo all'esito di un eventuale reclamo o istanza di revisione (peraltro non previsti), onde, ove sia impugnato per Cassazione un eventuale decreto confermativo del primo, detta impugnazione deve ritenersi inammissibile per effetto del formarsi del giudicato sul primo decreto, non tempestivamente impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2004, n. 3488.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Determinazione - Criteri ex art. 39 legge fall. e norme regolamentari ivi richiamate - Provvedimento di liquidazione - Opzioni discrezionali del giudice di merito - Motivazione - Obbligo - Sussistenza - Motivazione apparente - Ricorso ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il provvedimento di liquidazione del compenso al commissario giudiziale nominato in una procedura di concordato preventivo o di amministrazione controllata deve essere specificamente motivato in ordine alle specifiche opzioni discrezionali adottate dal giudice di merito sì come a quest'ultimo rimesse dal combinato disposto dell'art. 39 legge fall. e delle norme regolamentari (nella specie, D.M. 28 luglio 1992, n. 570) in esso richiamate, con la conseguenza che tale provvedimento, se dotato di motivazione soltanto apparente, è legittimamente ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2000, n. 4993.


Commissario giudiziale - Compenso - Liquidazione - Provvedimento relativo - Obbligo di motivazione sui criteri applicati - Sussistenza - Inosservanza - Censurabilità in cassazione.
Il provvedimento con il quale il Tribunale liquida, ex art. 39 legge fallimentare, il compenso al commissario giudiziale, ove ometta di motivare la opzione discrezionale che quella disciplina rimette al giudice entro limiti di valore - minimo o massimo - rapportati all'ammontare di attivo e passivo registrato nella procedura (e come risultante dall'inventario redatto ai fini di concordato preventivo e di amministrazione controllata), è soggetto a cassazione ove impugnato in sede di legittimità ex art. 111 Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Marzo 2000, n. 3308.


Concordato preventivo - Organi - Commissario giudiziale - Funzioni - Differenze rispetto al curatore fallimentare - Conseguenze - Obbligo di rendere il conto al giudice delegato - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
Nella procedura di concordato preventivo il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa sotto la direzione del giudice delegato e sotto la vigilanza del commissario giudiziale. Quest'ultimo non rappresenta il debitore ma esercita funzioni di mero controllo e di consulenza quale ausiliario del giudice, vigilando sull'esecuzione del concordato, e - pertanto - ne’ prima ne’ dopo l'omologazione svolge funzioni attive di gestione, con la conseguenza che egli ne’ deve, ne’ può presentare al giudice il conto della gestione, così come invece la legge richiede per il curatore fallimentare. Ne consegue che il rinvio dell'art. 165 della legge fallimentare all'art. 38 della stessa legge (che impone al curatore di rendere il conto della gestione ai sensi dell'art. 116) non possa essere inteso in senso assoluto, ma vada circoscritto nei limiti consentiti dalla specifica disciplina della procedura di concordato preventivo e dalle differenti funzioni che il commissario giudiziale svolge rispetto al curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 1998, n. 4800.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compenso - Liquidazione - Attività prestata prima della chiusura delle operazioni - Determinazione - Criteri - Poteri discrezionali del tribunale fallimentare - Motivazione - Adeguatezza - Necessità.
In sede di liquidazione dei compensi al commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo, al detto commissario, cessato dalle funzioni prima della chiusura delle operazioni, il compenso va liquidato, tenuto conto dell'opera prestata, secondo i principi dettati dall'art. 5 primo comma D.M. 28 luglio 1992 n. 570, ossia adottando le percentuali di cui all'art. 1 dello stesso D.M. sull'ammontare dell'attivo e del passivo risultanti dall'inventario redatto ai sensi dell'art. 172 legge fall.; la concreta determinazione del compenso, nel quadro dei suddetti principi, rientra nel potere discrezionale del tribunale fallimentare, ma l'esercizio di tale potere dev'essere congruamente motivato, in guisa da consentire il controllo della correttezza del suo uso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 1997, n. 9149.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Liquidatore - Rendiconto ex art. 116 della legge fallimentare - Presentazione - Obbligo - Esclusione - Compenso - Liquidazione - Momento rilevante.
Nel procedimento di concordato preventivo con cessione dei beni, il commissario giudiziale ed il liquidatore non sono tenuti a presentare il rendiconto di cui all'art. 116 l. fall. E, pertanto, il compenso a loro spettante va liquidato dopo l'esecuzione del concordato ovvero al momento in cui il concordato venga per qualsiasi causa a cessare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 1981.