TITOLO III - Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I - Dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo

Art. 163

Ammissione alla procedura e proposte concorrenti (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale, ove non abbia provveduto a norma dell’articolo 162, commi primo e secondo, con decreto non soggetto a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo; ove siano previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamente previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.

II. Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale:

1) delega un giudice alla procedura di concordato;

2) ordina la convocazione dei creditori non oltre centoventi (2) giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo ai creditori;

2-bis) in relazione al numero dei creditori e alla entita' del passivo, puo' stabilire che l'adunanza sia svolta in via telematica con modalita' idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei creditori, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione della procedura da soggetti terzi. (3)

3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli articoli 28 e 29;

4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l'intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice. Su proposta del commissario giudiziale, il giudice delegato può disporre che le somme riscosse vengano investite secondo quanto previsto dall’articolo 34, primo comma.

4-bis) ordina al ricorrente di consegnare al commissario giudiziale entro sette giorni copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili e fiscali obbligatorie. (4)

III. Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario giudiziale provvede a norma dell’ articolo 173, primo comma.

IV. Uno o piu' creditori che, anche per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di cui all'articolo 161, rappresentano almeno il dieci per cento dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata ai sensi dell'articolo 161, secondo comma, lettera a), possono presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre trenta giorni prima dell'adunanza dei creditori. Ai fini del computo della percentuale del dieci per cento, non si considerano i crediti della societa' che controlla la societa' debitrice, delle societa' da questa controllate e di quelle sottoposte a comune controllo. La relazione di cui al comma terzo dell'articolo 161 puo' essere limitata alla fattibilita' del piano per gli aspetti che non siano gia' oggetto di verifica da parte del commissario giudiziale, e puo' essere omessa qualora non ve ne siano. (5)

V. Le proposte di concordato concorrenti non sono ammissibili se nella relazione di cui all'articolo 161, terzo comma, il professionista attesta che la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il quaranta per cento dell'ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuita' aziendale di cui all'articolo 186-bis, di almeno il trenta per cento dell'ammontare dei crediti chirografari. La proposta puo' prevedere l'intervento di terzi e, se il debitore ha la forma di societa' per azioni o a responsabilita' limitata, puo' prevedere un aumento di capitale della societa' con esclusione o limitazione del diritto d'opzione. (5)

VI. I creditori che presentano una proposta di concordato concorrente hanno diritto di voto sulla medesima solo se collocati in una autonoma classe. (5)

VII. Qualora la proposta concorrente preveda diverse classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori ai sensi del secondo comma dell'articolo 171, deve essere sottoposta al giudizio del tribunale che verifica la correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi. (5)

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(1) Rubrica modificata dall'art. 3 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(2) L'art. 3 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132, ha sostituito la parola "trenta" con la parola "centoventi".
(3) Numero aggiunto dal D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119. La modifica è entrata in vigore il 4 maggio 2016.
(4) Numero aggiunto dall'art. 4 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83 in sede di conversione dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(5) Comma aggiunto dall'art. 4 del D.L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132.
(*) Le modifiche di cui alle note 1, 2, 4 e 5 si applicano ai procedimenti di concordato preventivo introdotti successivamente alla data del 21 agosto 2015 di entrata in vigore della citata legge di conversione.

GIURISPRUDENZA

Bilanciamento dei contrapposti interessi - Valutazione da effettuarsi dopo il deposito del piano.
Nell'ipotesi di contemporanea pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento e di quello per concordato preventivo, ove non sia ravvisabile un manifesto abuso dello strumento concordatario, la valutazione in ordine al bilanciamento tra l'interesse dei creditori al fallimento e quello del debitore all'accesso a soluzioni concordate della crisi può essere differita al momento del deposito del piano e della documentazione di cui all'articolo 161, commi 2 e 3 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 06 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento - Rapporto tra le due procedure - Principio della prevalenza del concordato preventivo sul fallimento - Funzione preventiva del concordato attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori - Contrasto con la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013..
La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa al rapporto tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento, affermando che la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013, non si sarebbe limitata a negare che l'esame della domanda di concordato condizioni quello della richiesta di fallimento, ma, valutando il rapporto tra le due procedure nel loro complesso, abbia negato che l'apertura della seconda sia condizionata all'esaurimento della soluzione concordata della crisi.
Il Collegio è, invece, dell'avviso che la pendenza della procedura di concordato preventivo precluda la possibilità di dichiarare il fallimento e che, più in generale, il principio della prevalenza della procedura di concordato non possa dirsi superato per effetto della eliminazione dell'inciso contenuto nell'articolo 160 L.F., secondo il quale all'imprenditore veniva concessa la facoltà di proporre il concordato preventivo fino a che il suo fallimento non fosse stato dichiarato.
Non può, infatti, escludersi, prosegue la Corte, che il principio della prevalenza sul fallimento del concordato preventivo sia altrimenti ricavabile dal sistema, il quale attribuisce al secondo la funzione di prevenire il fallimento attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori. Tale funzione preventiva comporta che, prima di dichiarare il fallimento, debba essere esaminata l'eventuale domanda di concordato, per far luogo, poi, alla dichiarazione del fallimento solo in caso di mancata apertura della procedura minore. Inoltre, una volta aperta quest'ultima ai sensi dell'articolo 163 L.F., il fallimento non potrà più essere dichiarato sino alla conclusione di essa in senso negativo, ossia con la mancata approvazione ai sensi dell'articolo 169, il rigetto ai sensi dell'articolo 180, ultimo comma, ovvero la revoca dell'ammissione ai sensi dell'articolo 173.
La Corte afferma, quindi, che, allorché sia pendente anche la domanda di concordato, l'istanza (o richiesta) di fallimento non è sospesa ai sensi dell'articolo 295 c.p.c., in quanto manca il rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le due domande e che, in tal caso, non è nemmeno corretto parlare di temporanea improcedibilità della domanda di fallimento, dato che nulla osta ad una decisione di rigetto. Semplicemente il fallimento non potrà essere dichiarato sino all'esito negativo della domanda di concordato.
La Corte precisa, poi, che la regola della temporanea non dichiarabilità del fallimento non trova applicazione con riguardo alle fasi di impugnazione dei provvedimenti che pongono fine alla prospettiva concordataria, per cui non è necessario attendere l'esito dell'impugnazione per dichiarare il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2014, n. 9476.


Concordato preventivo - Termine di cinque anni per la liquidazione dei beni - Valutazione da parte dei creditori..
La proposta di concordato preventivo che prevede un termine di cinque anni per la liquidazione dei beni deve essere sottoposta al voto dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Ottobre 2013.


Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Ammissione del debitore alla procedura di concordato - Improcedibilità della domanda di fallimento.

Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Sospensione del procedimento per dichiarato di fallimento - Regolamento di competenza - Esclusione.
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In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, in caso di ammissione del debitore alla seconda procedura e di contestuale presentazione di un'istanza di fallimento, l'unica soluzione alternativa alla sospensione impropria è quella di dichiarare improcedibile la domanda di fallimento, ai sensi dell'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il provvedimento che dispone la sospensione del procedimento per dichiarazione di fallimento per effetto dell'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo non è impugnabile con regolamento di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Giugno 2013, n. 14684.


Concordato preventivo di gruppo - Cessione parziale dei beni - Inammissibilità - Violazione dell'articolo 2740 c.c...
Non è ammissibile, per violazione dell'articolo 2740 c.c., la proposta concordataria riguardante un gruppo di imprese che abbia natura meramente liquidatoria e che preveda, con riferimento ad alcune società del gruppo, la cessione ai creditori di parte soltanto del patrimonio per destinare la rimanente ai creditori di altre società del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 05 Marzo 2013.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Composizione delle classi – Libertà del debitore – Rispetto del criterio di ragionevolezza dettato dal legislatore – Controllo del Tribunale – Necessità – Collocazione dei creditori – Valutazione di merito del Tribunale – Esclusione..
Nel silenzio del legislatore su come debba essere effettuata in concreto la distribuzione dei creditori all'interno delle classi, deve ritenersi che il debitore nella composizione delle stesse sia libero di assumere le iniziative che crede, con il solo limite dell'applicazione del criterio di ragionevolezza dettato dalla legge, dovendosi escludere, in ogni caso, che il tribunale possa spingersi a valutazioni di merito circa l'opportunità della collocazione di un creditore in una classe piuttosto che nell'altra, potendo il tribunale valutare esclusivamente la correttezza dei criteri utilizzati alla luce del dettato normativo che prescrive come unico parametro l'omogeneità di posizione giuridica e di interessi economici. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Fallimento – Domanda di concordato preventivo – Ricorsi pendenti – Pendenza congiunta – Regime processuale..
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento e quello per l’ammissione al concordato preventivo debbono essere trattati congiuntamente, affinché il Tribunale possa vagliare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità della domanda di concordato anche alla luce del materiale probatorio proveniente dal creditore istante per la dichiarazione di fallimento, decidere prima sulla domanda di concordato e, in caso di inammissibilità o mancata omologazione di quest’ultima, valutare la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Criterio della prevenzione.

Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Preclusioni.

Concordato preventivo – Domanda di concordato – Modificabilità della domanda – Limite ultimo.

Concordato preventivo – Fase preliminare di ammissibilità alla procedura – Giudizio del Tribunale – Natura – Giudizio di fattibilità dell’esperto – Contenuto.
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Benché sia stato soppresso l’inciso del vecchio testo dell’art. 160 l.fall., la domanda di concordato preventivo deve essere trattata con precedenza rispetto ad una domanda di fallimento, attesa la funzione dell’istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il componimento del dissesto previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza secondo la quale la prima sia stata depositata in pendenza dell’iniziativa, ex art. 7, l.fall., del P.M. in esito ad un precedente rigetto di una prima proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss. l.fall. non prevedono alcuna preclusione in ordine alla presentazione della domanda, fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’art. 175, secondo comma, l.fall. prevede esplicitamente che la proposta di concordato preventivo possa essere modificata, anche dopo l’ammissione alla procedura, fino all’inizio delle operazioni di voto nell’adunanza dei creditori, ponendo perciò come limite estremo di modificabilità della domanda la decisione dei creditori di approvazione o meno della proposta, in linea con la natura eminentemente contrattuale che connota il nuovo concordato preventivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In sede di giudizio di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo, il Tribunale non ha alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell’adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, laddove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall’esperto appaia idoneo – sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori e non riproduca in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma operi un vaglio sotto il profilo tanto fattuale che logico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Nuova proposta - Contemporanea pendenza di ricorso per ricerca di fallimento - Esame preliminare della nuova proposta - Necessità..
Qualora sia presentata una nuova proposta di concordato preventivo in seguito al rigetto da parte del tribunale della precedente domanda, l'esame della seconda proposta si pone come preliminare anche in presenza di un'istanza di fallimento, atteso che la domanda di concordato - secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito - deve essere trattata per prima, conformemente alla funzione dell'istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il concordato componimento del dissesto, previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Pendenza di istanza di fallimento - Principio della prevenzione della domanda di concordato - Istanza di fallimento presentata dal pubblico ministero..
Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza che la domanda di concordato sia stata depositata in pendenza della richiesta di fallimento del pubblico ministero in esito al precedente rigetto da parte del tribunale della prima e meno favorevole proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss., legge fallimentare non prevedono alcuna preclusione di sorta alla presentazione di una nuova domanda di concordato fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Suddivisione dei creditori in classi - Finalità - Espressione dell'autonomia privata - Non censurabilità in sede giudiziale..
Nel concordato preventivo, la suddivisione dei creditori in classi ha lo scopo di agevolare la proposta di concordato e costituisce, pertanto, espressione dell'autonomia privata non censurabile in sede giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Agosto 2010.


Concordato preventivo - Assenza di classi - Potere del tribunale di esprimersi sulla necessità di formazione di classi - Limiti - Presenza di opposizioni - Necessità..
Nel caso in cui, nel concordato preventivo, la mancata previsione di classi ponga sullo stesso piano creditori con interessi tra loro non omogenei, il tribunale potrà esprimersi sulla necessità della formazione di classi distinte solo ed esclusivamente in presenza di opposizioni. (Fattispecie di proposta senza previsioni di classi e presenza di creditori forti muniti di garanzie collaterali). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Agosto 2010.


Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Società in nome collettivo con soci illimitatamente responsabili costituiti da società di capitali – Ammissibilità. (12/07/2010).
  Tribunale La Spezia, 08 Luglio 2010.


Oggetto: Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Presupposti per l'ammissione alla procedura - Proposta di concordato formulata dall'imprenditore in stato di crisi ai creditori e fondata su un piano che può prevedere, tra l'altro, la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione e, ove siano previste diverse classi di creditori, previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi - Istanza di ammissione alla procedura proposta da società in stato di liquidazione che ha presentato un piano contraddistinto dalla mancata suddivisione dei creditori in classi - Omessa previsione che il tribunale dichiari aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei.
Dispositivo: manifesta inammissibilità.
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  Corte Costituzionale, 12 Marzo 2010, n. 98.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Omogeneità di interessi economici – Garanzie di terzi – Rilevanza..
La natura chirografaria dei crediti se da un lato integra il requisito dell’omogeneità di posizione giuridica, dall’altro lato non è di per sé sufficiente a dimostrare l’omogeneità degli interessi economici, atteso che l’interesse economico del singolo creditore deve essere necessariamente valutato in concreto e conseguentemente tenendo adeguatamente conto anche della eventuale esistenza di garanzie esterne, le quali possono consentire al creditore una maggiore possibilità di soddisfacimento rispetto ai creditori privi di tali garanzie. La mancata valorizzazione di tali garanzie nell’ambito della valutazione dell’interesse economico del singolo creditore pregiudicherebbe la funzione di questo requisito, in quanto consentirebbe l’inserimento in un'unica classe di creditori con diverse prospettive di soddisfacimento dei propri crediti, con conseguente alterazione della genuinità del meccanismo di formazione della volontà della maggioranza della classe, soprattutto ove i creditori con garanzie esterne fossero titolari dei crediti di maggiore entità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Novembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Proposta di concordato senza classi – Esistenza di un’unica classe chirografaria – Trasparenza della proposta – Suddivisione in classi – Necessità – Scopo..
Qualora il concordato non preveda la suddivisione in classi, si deve ritenere che in realtà ci si trovi in presenza di un’unica classe di creditori chirografari, composta da creditori di vario tipo e che vi sia pertanto la necessità di operare una suddivisione in classi allo scopo di assicurare alla proposta la necessaria trasparenza, evitando la commistione di interessi disomogenei quali quelli di creditori muniti di garanzie di terzi o di privilegiati declassati a chirografari per la parte incapiente del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 23 Novembre 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18236.


Concordato preventivo – Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione – Classi di creditori – Valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi – Omessa previsione – Irragionevolezza – Questione di costituzionalità – Non manifesta infondatezza..
E’ rilevante e non manifestamente infondata - per violazione dell'art. 3 Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 163, primo comma, in relazione all'art. 162, secondo comma e all'art. 160, primo comma, lett. c) (come modificati dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui non prevede che il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. Tribunale Biella, 23 Aprile 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Compenso - Successione del fallimento al concordato preventivo - Compenso del curatore e del commissario giudiziale - Liquidazione unitaria - Esclusione - Fondamento - Distinzione delle relative attività - Diversità dei criteri di liquidazione - Sussistenza - Principio di unitarietà delle procedure concorsuali - Applicabilità - Esclusione. .
Nel caso in cui al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, la legge assegna al commissario un compenso distinto e autonomo rispetto a quello che viene corrisposto al curatore del fallimento sopravvenuto, diverse essendo le attività cui sono tenuti rispettivamente i due organi, così come diversi sono i criteri di liquidazione del compenso, i quali, nel concordato preventivo con garanzia, fanno riferimento,ai sensi degli artt. 1 e 5 del d.m. n. 570 del 1992, all'attivo ed al passivo risultanti dall'inventario; ne consegue che, al fine predetto, non si applica il principio di unitarietà delle procedure concorsuali, il quale opera invece all'interno di ciascuna di esse, quando vi sia successione di più commissari giudiziali o più curatori fallimentari, avendo per quell'ipotesi la legge considerato un solo compenso, frazionabile in base all'opera prestata da ciascuno. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, al commissario giudiziale - tra l'altro non nominato anche curatore nel successivo fallimento - aveva riconosciuto un compenso "pro parte", tenuto conto dell'attivo realizzato e del passivo accertato). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3901.


Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Concordato con cessione dei beni - Vendita di un cespite disposta dal giudice delegato - Sospensione della vendita dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo - Legittimità - Condizioni.
Il giudice delegato al concordato con cessione dei beni, dopo aver disposto una vendita (in virtù di attribuzioni di potere riconosciutegli in sentenza ovvero su richiesta del liquidatore), ha facoltà di ordinarne la sospensione (art. 108, comma terzo legge fall.) anche dopo l'aggiudicazione, e fino a quando non sia stato emesso il decreto di trasferimento - ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo -, tutte le volte che, a seguito di un'offerta in aumento anche inferiore al sesto ovvero altre circostanze, egli si convinca che il prezzo corrisposto è notevolmente inferiore al valore del cespite aggiudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 1998, n. 12185.


Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato Concordato con cessione di beni - Bene - Vendita da parte del giudice delegato - Sospensione dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo - Ammissibilità - Condizione.
Al giudice delegato al concordato con cessione di beni, il quale provveda, in virtù di attribuzioni di potere contenute nella sentenza di omologazione oppure su richiesta del liquidatore, alla vendita di un bene, compete il potere di disporre la sospensione della stessa, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, della legge fallimentare, anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. ed ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo, allorché, sulla base di una offerta in aumento, anche inferiore al sesto, o di altre circostanze, si convinca che il prezzo offerto è notevolmente inferiore a quello giusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 1994, n. 6560.