TITOLO III - Del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione
Capo I - Dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo


Art. 160

Presupposti per l'ammissione alla procedura
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. L’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può prevedere:

a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;

b) l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori anche i creditori o società da questi partecipate o da costituire nel corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato;

c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;

d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

II. La proposta può prevedere che i creditori muniti di diritto di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lettera d). Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione.

III. Ai fini di cui al primo comma per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza.

IV. In ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari. La disposizione di cui al presente comma non si applica al concordato con continuita' aziendale di cui all'articolo 186-bis. (1)


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(1) Comma aggiunto dall'art. 4 del D.L. 27 giugno 2015, n. 83 in sede di conversione con la L. 6 agosto 2015 n. 132, entrata in vigore il 21 agosto 2015. La modifica si applica ai procedimenti di concordato preventivo introdotti successivamente alla entrata in vigore della citata legge di conversione.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo con transazione fiscale - Cd. infalcidiabilità del credito IVA - Disciplina "ratione temporis" vigente ex art. 182 ter l.fall. - Applicabilità alle proposte formulate nel periodo dal 16 luglio al 28 novembre 2008 - Fondamento.
In tema di omologazione del concordato preventivo con transazione fiscale, la regola della cd. infalcidiabilità dell’IVA trova applicazione anche nelle proposte ex art. 182 ter l.fall. nel testo originario, prima della novella operata dal d.l. n. 105 del 2008, conv. con modif. in l. n. 2 del 2009 e dunque in relazione al periodo decorrente dal 16 luglio 2008 al 28 novembre 2008. Ciò in applicazione delle Decisioni del Consiglio dell’Unione europea 2000/597/CE, 2000/436/CE, 2014/335/UE, Euratom e del disposto degli artt. 2, 250, paragrafo 1, e 273 della Direttiva del Consiglio dell’UE n. 2006/112/CE, secondo le quali tutti gli Stati membri devono adottare le misure legislative e amministrative atte a garantire il prelievo integrale dell’IVA nei loro territori, essendo dunque ammissibile solo ed esclusivamente una mera dilazione nel pagamento di tale imposta, proprio perché già rappresentava risorsa dell’Unione Europea. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2017, n. 21474.


Proposta di concordato preventivo - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento in apposita classe - Necessità - Ragioni - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento, ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura che il tribunale deve assolvere direttamente, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 l.fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale); dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva consentito l’omesso classamento dei crediti contestati soltanto perché, ad unilaterale giudizio del proponente, in relazione a tali crediti il rischio di soccombenza doveva ritenersi remoto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2017, n. 5689.


Concordato preventivo - Concordato cd. "con riserva" - Pagamento non autorizzato di debito scaduto eseguito dopo il deposito della domanda - Inammissibilità della proposta - Automaticità - Esclusione - Accertamento della natura straordinaria, o meno, dell'atto e della frode alle ragioni dei creditori - Necessità.
Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato con riserva, non comporta, in via automatica, l'inammissibilità della proposta, dovendosi pur sempre valutare se detto pagamento costituisca, o meno, atto di straordinaria amministrazione ed, in ogni caso, se la violazione della regola della "par condicio" sia diretta a frodare le ragioni dei creditori, pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta negoziale formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2016, n. 7066.


Fallimento dichiarato nel vigore dell'art. 67 l.fall., come modificato dal d.l. n. 35 del 2005, in consecuzione ad un concordato preventivo anteriore alla novella - Azione revocatoria fallimentare - Disciplina applicabile - Entità del periodo sospetto - Determinazione - Fondamento.
Nell'ipotesi di fallimento dichiarato dopo la modifica, operata con il d.l. n. 35 cit., dell'art. 67 l.fall., in consecuzione rispetto ad un concordato preventivo precedente a tale novella, l'entità del periodo sospetto rilevante ai fini della revoca degli atti pregiudizievoli compiuti anteriormente al concordato stesso va determinata in base al testo della norma vigente al momento dell'apertura di quest'ultimo, attesa l'unitarietà giuridica dell'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016, n. 6045.


Concordato preventivo – Privilegio generale senza collocazione sussidiaria sulla massa immobiliare – Degradazione – Condizioni di legittimità.
L’attribuzione a crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili senza collocazione sussidiaria sugli immobili di una percentuale di pagamento pari a quella prevista dal piano di concordato per i crediti chirografari non costituisce alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione, se si prevede – e si attesta con relazione giurata ex art. 160, co. 2, l.fall. – che i suddetti crediti privilegiati non possano trovare soddisfazione, attraverso la liquidazione, sul ricavato della massa mobiliare. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 26 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Interpretazione del termine assicurare.
Il quarto comma del novellato articolo 160 legge fall. deve essere letto nel senso che in ogni caso il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari laddove per fondatamente deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 08 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Poteri di verifica del tribunale - Oggetto.
Per effetto dell'introduzione del requisito del pagamento di almeno il 20% dell'ammontare dei crediti chirografari, il potere del tribunale è limitato alla verifica che la proposta contenga l'assicurazione di detto soddisfacimento sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo, trattandosi di una verifica della conformità della proposta al modello normativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 08 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Concordato Fiera Roma S.r.l. - Continuità diretta - Apporto di finanza esterna - Concordato sottoposto a condizione del verificarsi di eventi futuri ed incerti - Valutazione dell'asseveratore - Giudizio di verosimiglianza sulla futura realizzabilità degli eventi.
Nell'ipotesi in cui la proposta di concordato preventivo preveda, come condizione per la riuscita del piano, l'avverarsi di eventi futuri ed incerti, questi dovranno essere compiutamente valutati dall'asseveratore, il quale dovrà esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che quegli eventi possono in futuro realmente realizzarsi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Concordato liquidatorio - Utilizzo dell'apporto fornito dalla controllata - Fattispecie - Alterazione delle cause legittime di prelazione - Esclusione.
L'incremento di valore ricavabile dalla dismissione del patrimonio che, sia pur sempre nella prospettiva liquidatoria, può ragionevolmente derivare nel concordato attraverso l'apporto fornito dalla controllata, sia in termini di coinvolgimento nella fase di negoziazione delle vendite, sia di temporanea prosecuzione dell'attività di gestione degli immobili e dei servizi accessori, qualora porti ad attivo concordatario superiore a quello fallimentare, tale differenza, che costituisce il prodotto del piano, potrà essere utilizzata per soddisfare i creditori chirografari. Non viene in tal modo alterato l'ordine delle legittime cause di prelazione in quanto, in base alla previsione di cui all'art. 160, comma 2, legge fall., il privilegio viene circoscritto all'ammontare che il creditore otterrebbe dal fallimento. (Davide Cognolato) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 16 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Creditori destinatari della proposta - Creditori aventi diritto di voto - Creditori destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del credito.
I creditori presi in considerazione dall'articolo 160 legge fall., così come quelli che in base all'articolo 177 legge fall. hanno diritto di voto sulla proposta di concordato preventivo, sono quei creditori contemplati nella proposta stessa come destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Pagamento del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Divieto di non alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione - Incidenza della regola sul trattamento dei creditori privilegiati soddisfatti non integralmente.
La nuova disposizione, introdotta al quarto comma dell'articolo 160 legge fall. dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 che ha convertito il decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, secondo la quale la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, è destinata ad incidere anche sul trattamento dei creditori privilegiati per i quali sia prevista una soddisfazione non integrale, in quanto una soddisfazione di detti creditori in misura complessivamente inferiore alla soglia minima del venti per cento avrebbe l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Pagamento del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Applicazione al trattamento della singola classe - Esclusione - Rilevanza dell'ammontare dei crediti chirografari e non del singolo credito.
La nuova regola introdotta al quarto comma dell'articolo 160 legge fall. dalla legge 6 agosto 2015 n. 132, che ha convertito il decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, secondo la quale la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, non si espande, nel concordato con classi, fino a condizionare il trattamento della singola classe tanto da imporre che per ciascuna classe la proposta debba necessariamente prevedere un pagamento non inferiore a detta soglia; depone a favore di questa interpretazione non solo il principio di ragionevolezza, per il quale è ragionevole prevedere un trattamento minimo per una classe composta ad esempio da creditori muniti di garanzie esterne, ma anche la lettera stessa della norma che si riferisce espressamente allo "ammontare" dei crediti chirografari e non già al singolo credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Soglia minima del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Eccezione per il concordato con continuità aziendale - Realizzazione della causa in concreto del concordato - Percentuale minima del 5%.
L'eccezione alla regola generale contenuta nel nuovo quarto comma dell'articolo 160 legge fall., aggiunto dalla legge 6 agosto 2015 n. 132, che ha convertito il decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, secondo la quale la soglia minima del venti per cento di soddisfazione dell'ammontare dei crediti chirografari non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186-bis legge fall., non consente comunque di proporre ai creditori una percentuale irrisoria; pertanto, affinché possa dirsi realizzata la causa in concreto del concordato, la percentuale prevista per la soddisfazione dei creditori chirografari non potrà essere inferiore al cinque per cento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato misto liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile - Soglia minima del 20% ai creditori chirografari - Criterio della prevalenza.
Nell'ipotesi di concordato cd. misto, liquidatorio e con continuità aziendale, onde evitare il ricorso abusivo alla continuità aziendale al solo scopo di aggirare la regola della soglia minima di pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, dovrà farsi applicazione del criterio della prevalenza, per cui si dovrà ritenere applicabile la regola di cui al quarto comma, primo periodo dell'art. 160 legge fall. ogni qual volta il ricavato dalla liquidazione dei beni estranei al segmento della continuità rappresenti la quota principale dell'attivo concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Indicazione dell'utilità che il debitore si obbliga ad assicurare a ciascun creditore - Promessa di una determinata percentuale del credito - Esclusione - Utilità ceduta i creditori - Misura della soddisfazione ottenibile - Distinzione.
La nuova previsione di cui all'articolo 161, comma 2, lett. e) legge fall., secondo la quale il debitore che propone il concordato deve indicare le utilità che si obbliga ad assicurare a ciascun creditore, deve essere interpretata nel senso per cui l'oggetto dell'obbligazione non si risolve, salvo espressa indicazione in tal senso, in una individuata percentuale del credito, bensì nell'utilità assicurata ai creditori che in un concordato con cessione dei beni sarà costituita dai beni messi a disposizione, posto che una cosa è l'utilità ceduta, altra cosa è la misura della soddisfazione da essa ottenibile, rispetto alla quale, in assenza di espressa obbligazione in tal senso, non vi è impegno da parte del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Soglia del 20% ai creditori chirografari - Indicazione dell'utilità assicurata a ciascun creditore - Interpretazione del termine "assicurare" - Obbligo di garanzia - Esclusione - Mera previsione probabilistica - Esclusione - Proposta che appaia fondata del pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari.
Le modifiche apportate dal decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015 n. 132, agli articoli della legge fallimentare 160, comma 4, (che prevede la soglia minima del venti per cento di pagamento dell'ammontare dei crediti chirografari) e 161, comma 2, lett. e), (secondo la quale il debitore che propone il concordato deve indicare le utilità che si obbliga ad assicurare a ciascun creditore), comportano che la soglia minima di accesso a qualsivoglia tipologia di concordato, con esclusione di quelli nei quali sia prevalente la continuità aziendale, non stia più nella previsione di un pagamento o soddisfazione di almeno il venti per cento dei crediti chirografari o di quelli privilegiati falcidiati, ma consista nella assicurazione di un tale livello di soddisfazione, con la precisazione che il termine "assicurare", pur non potendo essere inteso nel senso di "garantire", seppur relativo a valutazioni prognostiche, non si identifica con una mera previsione probabilistica; la disposizione contenuta nel quarto comma del citato articolo 161 deve, pertanto, essere letta nel senso che in ogni caso il debitore deve proporre "fondatamente" il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato con continuità aziendale - Formulazione della proposta - "Assicurazione" della percentuale di soddisfazione.
Anche nel concordato con continuità aziendale, così come nel concordato in generale, la proposta, seppure non vincolata dalla soglia legale di accesso di cui all'articolo 160, comma 4, legge fall., deve essere formulata in termini di "assicurazione" della percentuale di soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del d.l. 27 giugno 2015 n. 83 - Verifica del presupposto della assicurazione della percentuale minima offerta ai creditori - Giudizio di merito del tribunale sul requisito della assicurazione della percentuale offerta - Ammissibilità - Valutazione riservata ai creditori della concreta prospettiva realizzatoria.
La necessità, conseguente alle modifiche introdotte dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, di una formulazione della proposta concordataria in termini di "assicurazione" della percentuale offerta ai creditori e, quindi, in termini più certi rispetto a quelli di mera previsione che hanno caratterizzato la disciplina previgente, consente al tribunale di esprimere un giudizio di merito in ordine alla rispondenza della assicurazione data dal debitore alla concreta prospettiva realizzatoria, valutazione, quest'ultima, che attiene alla fattibilità economica della proposta e che dovrà essere attestata dal professionista ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fall. e la cui valutazione finale compete ai creditori, anche nell'ipotesi in cui, nel corso della procedura, il commissario giudiziale offra ricostruzioni alternative e diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Ammissione – Condizioni – Divieto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione – Apporto della c.d. finanza esterna da parte del terzo – Esenzione dal divieto – Condizioni – Neutralità patrimoniale – Necessità.
Va ribadito l’orientamento per cui, ai fini dell’ammissibilità della proposta di concordato preventivo, l’art. 160 secondo comma l. fall. deve essere interpretato nel senso che l’apporto del terzo si sottrae al divieto di alterazione della graduazione dei crediti privilegiati solo allorché risulti neutrale rispetto allo stato patrimoniale della società debitrice, non comportando nè un incremento dell’attivo, sul quale i crediti privilegiati dovrebbero in ogni caso essere collocati secondo il loro grado, nè un aggravio del passivo della medesima, con il riconoscimento di ragioni di credito a favore del terzo, indipendentemente dalla circostanza che tale credito sia stato o no postergato (Cass. 2012/9373). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 22 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Apporto di terzo – Finanza c.d. esterna – Qualificazione – Condizioni.
Ai fini della qualificazione dell’apporto del terzo come finanza esterna ciò che assume particolare rilievo è se la somma entri o meno a far parte del patrimonio sociale ed in tale prospettiva assume rilievo il momento in cui la somma viene erogata, se prima o dopo la proposta concordataria, e le condizioni su cui si fonda, dovendosi qualificare finanza esterna che si sottrae al divieto di cui all’art. 160 secondo comma l. fall. solo quella che venga apportata dopo la presentazione della proposta di concordato o dopo l’omologazione, poiché in tali ipotesi l’apporto non incide sull’attivo e sul passivo della società, né il terzo vanta alcun diritto di rimborso verso la società.

(Fattispecie in cui la Corte ha confermato la decisione del Tribunale che aveva qualificato come finanza esterna l’apporto del terzo, rappresentato da impegno irrevocabile a mettere a disposizione una somma in favore della società concordataria condizionatamente all’omologazione e con destinazione specifica in favore di taluni creditori). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 22 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Falcidia dei crediti privilegiati ex art. 160 secondo comma l. fall. – Crediti assistiti da privilegio generale – Ammissibilità.
L’interpretazione letterale e sistematica dell’art. 160 secondo comma l. fall. consente di affermare la possibilità di decurtare non solo il privilegio speciale ma anche il privilegio generale, nella parte in cui il relativo credito risulti incapiente rispetto all’attivo (Una tale interpretazione trova riscontro nell’art. 182 ter l. fall. che ammette una decurtazione dei crediti di enti previdenziali muniti di privilegio generale; come pure l’art. 124 l. fall. dettato in tema di concordato fallimentare prevede la possibilità di un pagamento in percentuale sia del credito munito di privilegio speciale che generale in caso di incapienza dell’attivo). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 22 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Accesso alla procedura da parte di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto la cancellazione dal registro delle imprese - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza.
Alla società che ha cessato la propria attività e che si sia cancellata dal registro delle imprese è precluso l'accesso alla procedura di concordato preventivo per effetto del venir meno dell'impresa il cui risanamento costituisce lo scopo del concordato.

La scelta di cessare l'attività e di procedere alla cancellazione dal registro delle imprese ai sensi del primo comma dell'articolo 2495 c.c. comporta la consapevole rinuncia al diritto di richiedere l'ammissione al concordato preventivo, diritto che si estingue con l'estinzione dell'ente che ne è titolare e che non è trasferibile ai soci, i quali sono successori a titolo particolare della società unicamente nei rapporti obbligatori attivi e passivi che sopravvivono all'estinzione.

Il socio di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto ed ottenuto la cancellazione dal registro delle imprese non può pretendere che torni ad esistenza il diritto di presentare domanda di concordato preventivo per il solo fatto che nei confronti della società estinta sia stata presentata istanza di fallimento entro l'anno dalla cancellazione, atteso che la domanda di ammissione al concordato non è uno dei mezzi attraverso i quali si esplica il diritto di difesa del fallito in sede di istruttoria prefallimentare e non può, pertanto, essere intesa quale strumento dilatorio posto a disposizione dell'impresa insolvente per ritardare la dichiarazione di fallimento.

Non è possibile ravvisare alcuna disparità di trattamento e si rivela, pertanto, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nel fatto che, ai sensi dell'articolo 10 legge fall., l'impresa cancellata, pur non potendo richiedere l'ammissione al concordato, possa essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21286.


Concordato preventivo - Canoni di locazione dell'immobile ipotecato - Rispetto dell'ordine delle cause di prelazione - Destinazione del ricavato dalla locazione al creditore ipotecario - Necessità.
Viola l'ordine delle cause legittime di prelazione di cui all'articolo 160, comma 2, legge fall. la proposta di concordato preventivo che non preveda la destinazione con preferenza al creditore ipotecario di quanto ricavato dalla locazione del bene oggetto del diritto di prelazione fino alla vendita del bene medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 13 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Attestazione della fattibilità del piano condizionata – Ammissibilità .
Nell’ambito di un concordato preventivo in continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall., deve ritenersi ammissibile l’attestazione di fattibilità del piano condizionata alla permanente vigenza di un rapporto negoziale in corso (nella fattispecie, accordo di programma stipulato con il Comune per il quale, peraltro, l’Ente risultava aver avviato il procedimento di decadenza). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 07 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Divieto di alterazione dell'ordine delle cause di prelazione - Principio di ordine pubblico - Esclusione - Deroghe - Transazione fiscale - Stralcio dei creditori privilegiati di cui all'articolo 160, comma 2, l.f. - Pagamento di crediti anteriori per prestazioni di beni e servizi ex articolo 182-quinquies, comma 4, l.f..
Il divieto di alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione non è un principio di ordine pubblico, dal momento che il legislatore ne ha prevista la possibilità di deroga nell'istituto della transazione fiscale di cui all'articolo 182-ter, comma 1, secondo periodo, legge fall.

A sostegno di tale assunto vi è anche la disposizione di cui all'articolo 160, comma 2, legge fall., la quale àncora la misura dello stralcio dei creditori privilegiati e il divieto di alterazione delle dell'ordine delle cause legittime di prelazione con riferimento a quanto ricavato dalla liquidazione fallimentare e non anche a tutte le alternative concretamente praticabili.

Il principio della migliore soddisfazione dei creditori può considerarsi un principio di carattere generale che nel concordato con continuità aziendale consente al debitore di pagare i crediti anteriori per prestazioni di beni e servizi anche quando si tratti di crediti chirografari e vi siano crediti privilegiati che dovrebbero essere soddisfatti prima ed integralmente (182-quinquies, comma 4, legge fall.).

Detto principio appare, pertanto, di applicazione più ampia e tale da giustificare un'alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione non solo nell'ipotesi di prestazioni essenziali alla prosecuzione dell'attività, ma anche in tutti casi in cui il pagamento di un credito di rango inferiore comporti una soddisfazione migliore per gli altri creditori, cosicché il mandato pagamento si tradurrebbe per questi in un pregiudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 07 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Affitto d’azienda anteriore al deposito della domanda di concordato – Carattere liquidatorio del concordato – Sussistenza.
La stipula di un contratto di affitto d’azienda da parte della società concordataria anteriormente al deposito della domanda di concordato che preveda una scadenza ben precisa ed una clausola in forza della quale gli organi della procedura possono in ogni momento provocarne lo scioglimento, non snatura il carattere liquidatorio del concordato, essendo funzionale ad impedire la perdita dell’avviamento aziendale e a renderne, quindi, più agevole, la vendita (v. Tribunale di Ravenna, sez. fallimentare, 29 ottobre 2013). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Valutazione del giudice del merito sulla base della relazione giurata ex articolo 160, comma 2, L.F. - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Computo degli interessi.
In materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi "normali", con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti; la determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, terzo comma, l.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, secondo comma, l.f., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 l.f. (richiamata dall'art. 169 l.f.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Settembre 2015, n. 17461.


Concordato preventivo con riserva – Procedure esecutive e cautelari – Nozione di “patrimonio del debitore” – Leasing immobiliare – Esecuzione per rilascio – Improcedibilità.
E’ improcedibile l’esecuzione per rilascio dell’immobile concesso in leasing dal creditore procedente all’utilizzatore che abbia fatto domanda di concordato preventivo ex art. 161, comma 6, L.F., perché la nozione di “patrimonio del debitore” ex art. 168 L.F. va intesa alla stregua di tutti i beni comunque organizzati in funzione dell’esercizio dell’impresa, cioè di tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo a un soggetto, comprese le aspettative e i diritti di obbligazione. (Nicola Traverso) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Agosto 2015.


Concordato Preventivo - Falcidia creditori privilegiati - Creditori ipotecari - Parte eccedente la capienza immobiliare - Medesimo trattamento dei creditori chirografari - Necessità - Possibilità di un trattamento differenziato degli stessi previa formazione di classi - Ammissibilità - Necessità di motivazione - Sussistenza.
Nell'ipotesi in cui vi siano creditori ipotecari degradati in chirografo per la parte incapiente, per detta eccedenza la proposta deve prevedere il loro soddisfacimento nella medesima misura prevista per il pagamento dei creditori chirografari, ai sensi del combinato disposto degli artt. 161, comma 2, l. fall. e 111, comma 2, n. 3, l. fall., salva la facoltà del debitore di proporre un trattamento differenziato ed un diverso grado di soddisfazione, condizionata alla spiegazione della posizione giuridica e degli interessi economici sottesi alla formazione di diverse classi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Agosto 2015.


Concordato preventivo - Concordato misto - Cessione dei beni ai creditori - Alienazione a soggetti indeterminati - Procedura competitiva - Concordato chiuso - Predeterminazione dell'acquirente e del prezzo di vendita dei beni.
In tutti i casi nei quali il piano concordatario si basa sull'offerta ai creditori anche solo di una parte del patrimonio, attraverso una successiva alienazione a soggetti indeterminati, la sua qualificazione (o riqualificazione, comunque di competenza del tribunale) non può che essere in termini di concordato con cessione dei beni ai creditori, ossia di messa a disposizione dei creditori stessi di uno o più beni affinché la liquidazione avvenga con procedura competitiva. Tale qualificazione può essere esclusa solo ricorrendo allo schema del cd. concordato chiuso, modalità di liquidazione dei beni parimenti ammissibile caratterizzata dalla predeterminazione in sede di proposta sia dell'acquirente sia del prezzo di vendita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Trasferimento della proprietà in favore dei creditori - Esclusione - Mandato irrevocabile all'organo liquidatorio.
La cessio bonorum non comporta alcun trasferimento immediato della proprietà dei beni in favore dei creditori e attribuisce soltanto all'organo liquidatorio della procedura la legittimazione a disporne secondo lo schema del mandato irrevocabile in quanto conferito anche nell'interesse dei terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Concordato misto con continuità aziendale e con cessione di beni - Compatibilità delle due diverse discipline.
Le diverse discipline previste per il concordato in continuità aziendale e per il concordato con cessione dei beni sono fra loro compatibili, pur assolvendo a differenti funzioni sul piano economico-sociale, ben potendo coesistere, accanto al proponente il concordato che continua a condurre l'azienda, la figura di un liquidatore designato dal tribunale con il compito ben definito e circoscritto di procedere alla vendita dei beni il cui controvalore è stato messo a disposizione dei creditori, senza assumere in alcun modo anche l'onere della gestione dell'impresa, rimessa in ogni suo profilo ai soggetti titolari secondo le regole comuni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Pagamento integrale dell'Iva - Alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione - Esclusione - Necessità di ricorso a finanza esterna - Esclusione.
Il pagamento integrale dell'IVA (cui è assimilabile quello delle ritenute) non comporta una "violazione del disposto dell'art. 160, comma 2, L.F. con riguardo al divieto di alterare, con la proposta di concordato, l'ordine delle cause legittime di prelazione (e quindi anche la graduazione dei privilegi prevista dalla legge). E’ proprio della norma eccezionale derogare, in casi determinati, ad un principio generale, posto che l'art. 182-ter L.F., attribuendo al credito IVA, nell'ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti, un trattamento peculiare ed inderogabile dall'accordo delle parti, non produce per ciò solo l'effetto di incidere sul trattamento di tutti gli altri crediti (per i quali continua a valere l'ordine di graduazione), ma sul solo trattamento di quel credito, in quel particolare contesto procedurale (Cass. 25 giugno 2014, n. 14447); ne consegue che il pagamento del credito IVA, così come di quello derivante dal mancato versamento delle ritenute, non presuppone il ricorso a finanza esterna. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Genova, 28 Luglio 2015.


Concordato preventivo – Nozione di “patrimonio del debitore” – Leasing immobiliare – Esecuzione per rilascio – Divieto di azioni esecutive e cautelari – Applicabilità.
Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive contro il debitore che abbia depositato domanda di concordato preventivo vale anche per l’esecuzione per rilascio di immobile concesso in leasing, perché l’art. 168 L.F. non prevede distinzioni in ordine al tipo ed all’oggetto dell’azione esecutiva instaurata, quindi ogni azione esecutiva è idonea ad incidere sul patrimonio del debitore che insta per il concordato. (Nicola Traverso) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfazione dei creditori chirografari - Causa concreta del concordato - Apprezzamento in concreto - Necessità.
L'idoneità della percentuale di soddisfazione offerta ai creditori chirografari a soddisfare la causa concreta del concordato deve essere apprezzata in concreto, sulla base delle peculiarità dello specifico regolamento negoziale e dell'assetto di interessi effettivamente perseguito dalle parti; non può, pertanto, condividersi l'interpretazione secondo la quale il vizio di causa in questione sarebbe ravvisabile tutte le volte in cui la soddisfazione dei suddetti creditori sia inferiore al 5%. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Diritto del fideiussore - Credito condizionale - Previsione - Necessità.
Nella procedura di concordato preventivo, il diritto del fideiussore del debitore deve essere qualificato in termini di credito condizionale già sorto e perfetto al momento del sorgere della posizione di garanzia, anche se sospensivamente condizionato al momento dell'effettivo pagamento di quanto garantito ed indipendentemente, quindi, dalla avvenuta escussione da parte del garante. (La fattispecie riguarda il diritto di regresso del Fondo di garanzia Medio credito centrale di cui al decreto legislativo n. 123 del 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 18 Giugno 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Divieto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione - Apporto del terzo - Esenzione dal divieto - Condizioni - Neutralità patrimoniale - Necessità.
Va ribadito l’orientamento per cui, ai fini dell’ammissibilità della proposta di concordato preventivo, l’art. 160 secondo comma l. fall. deve essere interpretato nel senso che l’apporto del terzo si sottrae al divieto di alterazione della graduazione dei crediti privilegiati solo allorché risulti neutrale rispetto allo stato patrimoniale della società debitrice, non comportando nè un incremento dell’attivo, sul quale i crediti privilegiati dovrebbero in ogni caso essere collocati secondo il loro grado, nè un aggravio del passivo della medesima, con il riconoscimento di ragioni di credito a favore del terzo, indipendentemente dalla circostanza che tale credito sia stato o no postergato (Cass. 2012/9373).

L’allocazione delle risorse provenienti dal patrimonio del debitore non è libera, come sarebbe quella della c.d. finanza esterna che, ove presente, legittima il soddisfacimento in percentuale dei chirografari a prescindere dall’avvenuto integrale soddisfacimento dei privilegiati generali, nel caso in cui questi ultimi non abbiano prospettive di integrale soddisfacimento sulla base del valore di mercato dei beni sui quali il loro privilegio insiste; ciò significa che, in mancanza di apporti esterni al patrimonio del debitore, non è possibile destinare le risorse derivanti da detto patrimonio ai creditori privilegiati di un certo credito se non dopo aver soddisfatto integralmente i creditori con causa di prelazione generale antergata (in tal senso, cfr. Tribunale di Milano 16.3.2013 n.117).

Nel caso di apporto di nuova finanza, non è necessario, per tali nuove risorse, rispettare l’ordine di graduazione delle cause legittime di prelazione, essendo rimessa all’autonomia privata la concreta regolamentazione delle modalità satisfattive, considerando che in tale ipotesi non viene attivata la responsabilità del debitore ex art. 2740 c.c., in relazione all’art. 2741 primo comma c.c.; l’ordine di graduazione delle cause di prelazione non viene infatti alterato in relazione al ricavato della liquidazione dei beni della società concordataria, ma solo con riferimento alla distribuzione delle risorse apportate dal terzo.

(Fattispecie di concordato preventivo prevedente l’apporto di finanza esterna tramite impegno del terzo, subordinato all’omologazione del concordato, di pagare direttamente - tramite versamento a mani del liquidatore - i debiti per tributi non falcidiabili, i compensi dei professionisti e la percentuale del 4 % dei crediti assistiti da privilegio generale e speciale per la parte incapiente, e dei crediti chirografari. La pronuncia respinge l’opposizione all’omologa proposta da creditore assistito da privilegio generale falcidiato, malgrado sia di rango superiore rispetto ai crediti tributari soddisfatti integralmente con l’apporto di finanza esterna). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 18 Giugno 2015.


Concordato preventivo – Falcidia IVA – Transazione fiscale – Risorse dell'Unione Europea – Fattibilità giuridica.
Il diritto dell’imprenditore ad ottenere un concordato preventivo, volto ad evitare il fallimento, deve ragionevolmente contemperarsi con l’obbligo di riscossione dello Stato membro. In detto giudizio di comparazione degli opposti interessi, le esigenze economiche e finanziarie dell'Unione Europea vanno ritenute senz’altro prevalenti rispetto all’interesse del ceto creditorio di vedere ammesso un concordato con apporto di nuove finanze, anche proveniente da terzi, o all’interesse dell’imprenditore  di evitare la declaratoria di fallimento.

Sulle predette esigenze può prevalere solo un diritto fondamentale dell’individuo, e tale non è il diritto di cui agli artt. 160 e ss. L. Fall., poiché in capo all'imprenditore non è possibile configurare un diritto di evitare il fallimento come esplicazione della libertà d’impresa. Né, riguardo ai creditori, le ragioni di stretta convenienza economica, come il pagamento inferiore ma certo in caso di concordato con apporto di finanza terza, a fronte di un pagamento incerto in caso di fallimento, possono prevalere sulle predette ragioni comunitarie. (Edoardo Postacchini) (riproduzione riservata)
Appello Ancona, 01 Giugno 2015.


Concordato preventivo - Pendenza di istanze di fallimento - Presentazione di nuova proposta - Ammissibilità - Indagine sulla effettiva novità della proposta - Necessità.
Non solo deve riconoscersi al debitore la possibilità di depositare una nuova proposta di concordato dopo che sia scaduto il termine fissato ai sensi dell'articolo 161, comma 6, legge fall., ma anche, più in generale, si deve affermare che il deposito di una precedente domanda di concordato non costituisce mai, di per sé solo, elemento ostativo alla presentazione di un nuovo ricorso accompagnato dal piano e dalla relazione, neppure allorquando la prima procedura si sia chiusa prematuramente a causa della revoca dell'ammissione o del mancato raggiungimento della maggioranza prescritta dalla legge. Conseguentemente, la "nuova" proposta concordataria non va bocciata solo perché presentata dopo la scadenza del termine previsto dall'articolo 175 legge fall., in quanto è sempre necessario porre a confronto le due proposte per verificare in concreto se quella successiva sia solamente una copia della precedente, perché solo in questo caso si potrà legittimamente la si potrà dichiarare inammissibile e passare all'esame delle istanze di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino, 27 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Norma eccezionale applicabile solo concordato con continuità aziendale - Applicazione al concordato liquidatorio - Esclusione.
La norma contenuta nell'art. 186 bis, comma 2, lettera c) L.F., che consente la previsione, nel piano concordatario, di una moratoria sino ad un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ha natura eccezionale e si giustifica con la peculiarità, tipica del concordato in continuità, della prosecuzione dell'attività commerciale, la quale giustifica il sacrificio degli interessi dei creditori prelazionari. Detta moratoria non è, quindi, applicabile al concordato liquidatorio nel quale vige, invece, il principio generale che impone al debitore di prevedere l'immediata cessione dei propri beni con effetto dalla data di omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 26 Maggio 2015.


Concordato preventivo – Concordato con riserva – Credito dei professionisti che hanno predisposto la domanda di ammissione alla procedura – Prededuzione interna al concordato ex art. 111 secondo comma l. fall. – Esclusione – Prededuzione del solo credito del professionista attestatore – Sussistenza .
Il beneficio della prededuzione all’interno del concordato preventivo può essere riconosciuto unicamente al credito del professionista attestatore quale credito sorgente “in funzione” ed “in occasione” della procedura di concordato, essendo quella dell’attestatore l’unica figura prevista obbligatoriamente dalle disposizioni di legge in tema di concordato preventivo, dovendosi diversamente riconoscere il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. ai crediti degli altri professionisti che hanno prestato la loro opera a favore della società debitrice anche al fine della predisposizione della domanda e del ricorso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 07 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Inidoneità della proposta a soddisfare le finalità della procedura concorsuale nel caso di soddisfacimento irrisorio dei creditori

Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Potere del tribunale di valutare il merito in caso di opposizione

Concordato preventivo - Valutazione della completezza della attestazione del professionista e dei doveri di trasparenza e corretta informazione
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La previsione di una percentuale irrisoria promessa a favore dei creditori equivale ad un pagamento inconsistente ed impedisce la omologazione del piano concordatario anche tenendo conto dei tempi previsti e della difficoltà di realizzazione dell'attivo immobiliare nella attuale congiuntura economica. (Nel caso in questione la previsione oscillava da un minimo di euro 1.49 ad un massimo di euro 1.75). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)

In caso di opposizione alla omologazione il tribunale può intervenire, risolvendo il contrasto con una valutazione di merito, in esito al predetto giudizio in cui le parti contrapposte possono esercitare completamente il proprio diritto di difesa (Cass. 381/2011; Cass. 22183/2013). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)

Spetta alla autorità giudiziaria esercitare un controllo sulla congruità, trasparenza e corretta informazione della relazione attestativa e sulla sua idoneità a fornire ai creditori elementi rilevanti in ordine alla concreta attuabilità del piano. (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)

Viola il principio di trasparenza e corretta informazione la relazione che attesti la fattibilità del piano concordatario condizionandola a situazioni incerte tra cui liquidità e monetizzazione dell'attivo in periodo di crisi. (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Appello Ancona, 04 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Adempimento di contratto sottoposto a condizione sospensiva - Valutazione prognostica dell'attestatore in ordine alla possibilità di avveramento della condizione - Necessità.
Qualora la proposta di concordato sia basata su di un contratto preliminare di cessione dell'azienda il cui adempimento sia sottoposto a determinate condizioni sospensive, l'attestatore è tenuto ad esprimere una prognosi circa la possibilità di avveramento di dette condizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Proposta basata su contratto preliminare di cessione d'azienda - Stima del valore dell'azienda - Necessità - Valutazione della congruità del prezzo offerto, della legittimità del contratto e del piano.
Qualora la proposta di concordato sia basata su di un contratto preliminare di cessione dell'azienda, il piano e l'attestazione debbono contenere una stima del valore dell'azienda oggetto del contratto, in mancanza della quale è impossibile valutare compiutamente la congruità del prezzo offerto e, quindi, la legittimità del contratto e dell'intero piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Ammissibilità.
La legittimità della scissione societaria come strumento di attuazione di un concordato preventivo è suffragata da una pluralità di dati normativi: l'attuale dettato dell'articolo 2506 c.c., il quale non preclude più la possibilità di scindere una società sottoposta a procedura concorsuale, a differenza di quanto disposto dal testo anteriore alla riforma del diritto societario del 2003; le disposizioni dell'articolo 160, comma 1, L.F., che consentono espressamente di promuovere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei creditori attraverso qualsiasi forma, anche mediante operazioni straordinarie; l'art. 186-bis L.F., la cui ratio è rappresentata dalla tutela della continuità aziendale, continuità alla quale è funzionale la scissione (articolo 2506, commi 1 e 3, c.c.), strumento idoneo per il conseguimento degli obiettivi economici della fattispecie elencate in modo espresso dall'art. 186-bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilevanza della continuità successiva alla omologazione.
Poiché, a norma dell'articolo 186-bis L.F., la continuità deve essere prevista nel piano, che è strumento di attuazione della proposta, si deve ritenere che la continuità al servizio dell'adempimento della stessa sia quella successiva al decreto di omologazione, prima del quale l'impresa è in continuità tutte le volte in cui l'attività prosegue  laddove la tutela dei creditori è affidata al regime delle autorizzazioni di competenza del tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Requisito della continuità aziendale - Assunzione di responsabilità per l'adempimento della proposta.
Nel concordato preventivo che utilizzi la scissione societaria come modalità di esecuzione della proposta concordataria, la possibilità di considerare il concordato come in continuità aziendale è subordinata alla circostanza che la società scissa o scissionaria che prosegue l'attività di impresa assuma, nei confronti del ceto creditorio, la responsabilità per l'adempimento della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Cessione parziale del patrimonio del debitore - Ammissibilità.
Nel concordato preventivo con continuità aziendale è ammissibile la cessione anche parziale del patrimonio del debitore, senza che ciò costituisca violazione dell'articolo 2740 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Scissione societaria - Previsione di responsabilità solidale delle società risultanti dalla scissione dei limiti del valore effettivo del patrimonio assegnato o rimasto - Clausola di salvaguardia in applicazione dell'articolo 2740 c.c..
Con l'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. il legislatore, mediante la previsione secondo la quale ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico, ha introdotto una clausola di salvaguardia che costituisce diretta applicazione dell'articolo 2740 c.c., la quale comporta che tutte le società coinvolte nella scissione siano garanti in via sussidiaria di quella alla quale il debito è stato trasferito, sia pure nei limiti specificati dalla norma del valore effettivo del patrimonio netto a ciascuna società trasferito o rimasto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano concordatario - Esperimento ed esito di azioni revocatorie - Valutazione prognostica riservata ai creditori.
In tema di valutazione della fattibilità del piano concordatario, l'ipotesi di avveramento del c.d. worst case rappresentato dal mancato pagamento dei creditori chirografari per effetto dell'accoglimento delle azioni revocatorie, implica una valutazione prognostica in ordine alla fattibilità della proposta con specifico riferimento alla misura di soddisfacimento dei crediti, valutazione di esclusiva competenza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Descrizione contenuta della proposta - Informazione dei creditori - Individuazione delle concrete modalità operative demandate alla fase esecutiva sotto la vigilanza degli organi della procedura.
Non osta alla omologazione del concordato preventivo la circostanza che la scissione attraverso la quale dovrà essere eseguito il piano non sia stata compiutamente definita dal proponente, posto che la condizione essenziale, al fine di ritenere rispettato il diritto di informazione dei creditori, è che l'operazione di scissione sia stata contemplata nella proposta concordataria e descritta nelle sue linee essenziali, ben potendo le concrete modalità operative essere delineate nella fase esecutiva sotto la vigilanza degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Previsione di pagamento dei creditori mediante obbligazione con scadenza a 15 anni - Inaffidabilità di previsione e attestazione circa il valore dei titoli e la concreta possibilità di adempimento.
La previsione di pagamento dei creditori mediante obbligazioni con scadenza fino a 15 anni dall'emissione rende oggettivamente impossibile e comunque non ragionevolmente affidabile ogni previsione e correlata attestazione circa il valore dei titoli e la concreta possibilità dell'emittente di rimborsarle alla scadenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari - Prestazione in luogo dell'adempimento - Inammissibilità.
È inammissibile la proposta concordataria che preveda il soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari con modalità diverse da quelle indicate dall'articolo 1227 c.c. e rapportabili invece alla fattispecie della prestazione in luogo dell'adempimento di cui all'articolo 1197 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Modalità di liquidazione dei beni - Interpretazione dell'articolo 160, comma 2, L.F. - Riferimento al ricavato in caso di immediata liquidazione - Esclusione.
Quanto alla possibilità che il piano concordatario preveda modalità di liquidazione diverse da quella fallimentare, va tenuto in debito conto la circostanza che l'articolo 160, comma 2, L.F. fa riferimento al "ricavato in caso di liquidazione" e non al ricavato in caso di immediata liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Risoluzione - Clausola limitativa della facoltà di chiedere la risoluzione del concordato - Inammissibilità.
E' illegittima la clausola contenuta della proposta concordataria con la quale si limita la facoltà dei creditori di richiedere la risoluzione del concordato stabilendo che tale facoltà possa essere esercitata "nel caso in cui entro 5 anni dall'omologazione, i creditori abbiano ricevuto almeno un quinto della soddisfazione loro proposta"; l'articolo 186 L.F., infatti, non prevede che il diritto potestativo di richiedere la risoluzione del concordato - che sorge durante la fase di esecuzione, dopo la cessazione della procedura - sia sottoposto a limitazioni ad iniziativa del proponente, né pare che esso possa costituire oggetto di rinuncia o comunque di limitazione che non sia stata negoziata tra il debitore ed ogni singolo creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Incapienza del patrimonio dell'impresa al pagamento dei creditori privilegiati di grado anteriore al 19º - Pagamento integrale di Iva e ritenute - Ricorso a finanza esterna.
Nel concordato preventivo, allo scopo di non alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione, il patrimonio dell'impresa, in ipotesi di incapienza al pagamento dei creditori privilegiati di grado anteriore al 19º, non può essere destinato al soddisfacimento integrale dei crediti per Iva e ritenute. La proposta potrà, pertanto, prevedere la falcidia dei creditori privilegiati ma per il pagamento dei crediti per Iva e ritenute dovrà far ricorso a finanza esterna. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22 Gennaio 2015.


Concordato Preventivo – Trattamento nel piano del creditore con ipoteca non consolidata – Collocazione privilegiata del relativo credito – Ammissibilità.
L’orientamento della giurisprudenza di legittimità in ordine alla non opponibilità al fallimento del decreto ingiuntivo privo della dichiarazione di esecutorietà apposta in epoca anteriore all’inizio della procedura (si veda in questo senso, ex multis, Cass. 13.1.2014 n.2112) trova giustificazione in funzione dell’insinuazione al passivo fallimentare del relativo credito e si fonda sulla non opponibilità alla massa dei creditori di un credito e della relativa iscrizione ipotecaria che non abbia acquisito il crisma del giudicato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, ma non può estendersi in ambito concordatario, dove il debitore rimane in bonis e deve giocoforza far fronte ai titoli di prelazione legittimamente acquisiti nei suoi confronti, a prescindere dalla loro definitività alla data dell’avvio della procedura.
(Fattispecie di concordato preventivo in cui la società proponente ha considerato in privilegio un credito assistito da ipoteca iscritta in forza di decreto ingiuntivo solo provvisoriamente esecutivo). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 24 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Segnalazioni in Centrale rischi - Segnalazione come "incaglio" o come "sofferenza" - Concordato in bianco e concordato con continuità - Fatti nuovi che giustificano la segnalazione a sofferenza - Ammissione dello stato di crisi da parte del debitore che deposita la domanda di concordato.
La comunicazione della Banca d'Italia del 7 febbraio 2014 precisa che le esposizioni debitorie di imprese ammesse alla procedura di concordato preventivo in bianco o a quella di concordato preventivo con continuità aziendale vengano segnalate alla Centrale rischi come "incagliate", salvo che non sussistano elementi obiettivi nuovi che inducano gli intermediari, nella loro responsabile autonomia, a classificare le esposizioni come "in sofferenza". Può, pertanto, affermarsi che la presentazione di una domanda di concordato preventivo ove l'impresa ammetta apertamente l'esistenza di uno stato di crisi costituisca quell'elemento nuovo che legittima gli intermediari bancari a classificare il debitore nell'ambito delle sofferenze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 22 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Creditori strategici - Creditori anteriori al concordato - Assoggettamento al concorso - Trattamento differenziato - Voto.
I creditori cd. strategici anteriori al concordato di cui all'articolo 182 quinquies L.F. sono soggetti al concorso al pari di tutti gli altri creditori anteriori e non possono, pertanto, essere considerati estranei al concordato. Essi potranno, quindi, essere assoggettati ad un trattamento differenziato, ove chirografari, non avranno diritto al pagamento degli interessi in forza del disposto dell'articolo 55 L.F. ed avranno il diritto al voto soltanto per la parte eventualmente non soddisfatta del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Modalità di liquidazione - Regolazione sussidiaria dell'articolo 182 L.F. - Sindacato del tribunale sulle modalità proposta e approvata dai creditori.
L'articolo 182 L.F. offre una regolazione sussidiaria per l'ipotesi che il proponente non abbia organizzato diversamente la liquidazione concordataria. Pertanto, il voto favorevole sulla proposta espresso dalla maggioranza dei creditori implica la formazione di una sorta di vincolo contrattuale sulla convenienza della proposta concordataria nel suo complesso, ivi compresa la scelta dell'eventuale soggetto cessionario dei beni e le modalità della loro liquidazione, con la conseguenza che il tribunale non può disporre in modo contrario al contenuto del piano, onde evitare di ledere le aspettative del debitore di poter regolare l'insolvenza secondo clausole inserite nella proposta e sottoposte all'approvazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 19 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Controllo del tribunale - Finalità - Garanzia di formazione genuina della maggioranza - Prevenzione di abusi - Rispetto dell'ordine delle cause di prelazione.
Il controllo del tribunale sulla formazione delle classi è connesso al principio di maggioranza che regola l'approvazione del concordato ed è finalizzato a garantire una formazione genuina della maggioranza, evitando possibili abusi, nonché a garantire il rispetto delle loro ordine di graduazione dei privilegi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 15 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Omogeneità giuridica - Significato.
Il concetto di omogeneità giuridica che deve essere tenuto presente nella formazione delle classi attiene alla omogeneità delle posizioni giuridiche, il quale consente la articolazione dei livelli, delle modalità e dei tempi di soddisfo in ragione della qualità delle pretese creditorie chirografarie e privilegiate - queste ultime eventualmente distinte in ragione della specifica causa di prelazione, correlata ai beni presenti nella massa attiva del concordato e dunque conformate al principio della parità di trattamento in relazione alla possibilità di realizzo dei beni soggetti a prelazione -, pretese creditorie contestate, nella misura o nella qualità, pretese assistite da garanzie esterne alla massa attiva, pretese sostenute da titolo esecutivo provvisorio, ecc. Quello della omogeneità giuridica è, in sostanza, un criterio volto a garantire sul piano formale le posizioni più o meno avanzate delle aspettative di soddisfo dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 15 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Omogeneità economica - Significato.
Il concetto di omogeneità economica che accomuna i creditori di una stessa classe consente di individuare i creditori in relazione alla fonte ed alla tipologia socioeconomica del credito (banche, fornitori, lavoratori dipendenti, ecc.) ed è volto a garantire la par condicio creditorum sul piano sostanziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 15 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Soddisfazione dei creditori chirografari in misura inferiore al 3% - Inammissibilità.
La proposta di concordato preventivo che preveda una soddisfazione dei creditori chirografari inferiore al 3% del credito dagli stessi vantato non è idonea a garantire la realizzazione della causa, intesa come funzione economica, del concordato e del riconoscimento al debitore del beneficio della liquidazione concorsuale del suo patrimonio con lo strumento, alternativo al fallimento, del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 04 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Credito di rivalsa Iva - Privilegio speciale - Sussistenza.
Anche nell'ambito del concordato preventivo, al credito di rivalsa iva, vantato dal cedente di beni o al prestatore di servizi, deve essere riconosciuto il privilegio speciale di cui all'articolo 2758, comma 2, c.c. sui beni che hanno formato oggetto della cessione o ai quali si riferisce il servizio, salvo che nella proposta di concordato sia diversamente previsto ai sensi e con le modalità previste dall'articolo 160, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 03 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Falcidia dei crediti per Iva e ritenute in assenza di transazione fiscale - Diversità di trattamento rispetto all'esecuzione fallimentare, a quella individuale ed al concordato preventivo - Giustificazione.
In tema di falcidia dei crediti per Iva e ritenute nell'ambito del concordato preventivo senza transazione fiscale, la diversità di trattamento di detti crediti rispetto all'esecuzione fallimentare ed a quella individuale trova giustificazione nel fatto che in queste ipotesi si è in presenza di un'esecuzione di natura coattiva, imposta al debitore, il quale risponde nei limiti di capienza del proprio patrimonio, mentre nel concordato preventivo si è in presenza di una procedura esecutiva preventiva su base negoziale ove l'imprenditore può accedere alla soluzione di composizione della crisi soltanto nell'ipotesi in cui, per determinati crediti, sia garantito l'integrale soddisfacimento. Nel concordato fallimentare, nell'ambito del quale la falcidia dei crediti è consentita e dove pure si ha una forma di composizione negoziale della crisi, la situazione non è perfettamente equiparabile a quella del concordato preventivo, in quanto, nonostante le innegabili analogie tra le due procedure - soprattutto dopo i recenti interventi legislativi del 2006 e del 2007 che ne hanno accentuato il carattere privatistico -, permangono significative differenze. Il concordato fallimentare, infatti, si inserisce in una procedura fallimentare già in atto ed è un modo alternativo di chiusura del fallimento, mentre il concordato preventivo persegue la finalità di evitarlo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 20 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Apporto di finanza esterna condizionata all’omologa del concordato - Vincolo del rispetto dell’ordine dei privilegi - Esclusione.
Quando il pagamento dei creditori chirografari viene garantito attraverso la messa a disposizione di finanza esterna sospensivamente condizionata all’omologa del concordato, non opera il vincolo del rispetto dell’ordine dei privilegi, in quanto l’apporto non entra far parte del patrimonio del debitore, rendendosi disponibile solo nella fase successiva alla definitiva omologazione dell’accordo concorsuale ed essendo vincolato alla realizzazione della liquidazione concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Durata del piano concordatario - Sindacabilità del tribunale - Applicazione analogica della legge Pinto - Rischi di realizzabilità del piano in funzione della durata.
La ragionevole durata di un piano concordatario può essere dedotta in via analogica dell'articolo 2 bis della legge n. 89 del 2001, la quale fissa in sei anni la durata della procedura di esecuzione concorsuale, fatte salve ipotesi particolari che dovranno essere sorrette da adeguata motivazione e presidiate da misure dirette a prevenire eventuali rischi che possono compromettere la realizzazione del programma concordatario in un arco di tempo particolarmente lungo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 31 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Falcidia del credito Iva - Inammissibilità in assenza di transazione fiscale - Questione pregiudiziale sottoposta alla decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Se i principi e le norme contenuti nell'art. 4 paragrafo 3° del TUE e nella direttiva 2006/112/CE del Consiglio, così come già interpretati nelle sentenze della Corte di Giustizia 17.8.2008, in causa C-132/06, 11.12.2008 in causa n° C-174/07 e 29.3.2012 in causa C-500/10, debbano essere altresì interpretati nel senso di rendere incompatibile una norma interna (e, quindi, per quanto riguarda il caso qui in decisione un'interpretazione degli artt. 162 e 182ter legge fall.) tale per cui sia ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda, con la liquidazione del patrimonio del debitore, il pagamento soltanto parziale del credito dello Stato relativo all'IVA qualora non venga utilizzato lo strumento della transazione fiscale e non sia prevedibile per quel credito — sulla base dell'accertamento di un esperto indipendente e all'esito del controllo formale del Tribunale — un pagamento maggiore in caso di liquidazione fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 30 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Controllo di legittimità del tribunale - Oggetto - Causa concreta - Valutazione di convenienza riservata ai creditori - Rilevanza delle informazioni fornite dalla ricorrente e della relazione del commissario giudiziale

Concordato preventivo - Apporto di finanza esterna - Liquidazione di beni appartenenti a società terza - Conferimento in trust del ricavato - Nomina del commissario giudiziale quale protector del trust
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Nell’ambito della verifica di ammissibilità del concordato preventivo, il tribunale ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta, inteso come effettiva realizzabilità della causa concreta, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine alla convenienza ed al merito di detto giudizio, il quale ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti, formulato sulla scorta delle informazioni che i creditori potranno desumere dalla documentazione prodotta dalla ricorrente e dalla relazione del commissario giudiziale di cui all’articolo 172 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’apporto di finanza esterna al concordato preventivo può aver luogo facendo ricorso alla liquidazione di beni provenienti da società terza, conferendo il ricavato dalla liquidazione in un trust autodichiarato ove sia indicato quale trustee il legale rappresentante di detta società, quale protector il commissario giudiziale e beneficiario la massa dei creditori del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 29 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Omologazione - Provvedimento - Idoneità al giudicato.
Il provvedimento di omologa del concordato, a prescindere dal nomen iuris, è un provvedimento decisorio idoneo ad assumere definitività  con efficacia assimilabile a quella del giudicato. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Omologazione - Qualificazione del concordato contenuta nel provvedimento di omologa - Giudicato - Riqualificazione in sede di risoluzione - Esclusione.
La qualificazione del concordato effettuata in sede di omologa è destinata (in caso di mancata impugnazione del provvedimento di omologa) ad essere coperta dal giudicato e, pertanto, non può essere oggetto di nuova qualificazione in caso di domanda di risoluzione del concordato. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfazione - Assunzione di garanzia - Esclusione.
Nel caso di concordato con cessione dei beni, l’indicazione della percentuale di soddisfazione dei creditori non comporta l’assunzione di alcuna garanzia in tal senso. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Omologazione - Segnalazione in Centrale rischi - Legittimità.
È legittima la segnalazione “a sofferenza” alla Centrale rischi della società che sia stata ammessa alla procedura di concordato preventivo anche nell’ipotesi in cui il concordato sia stato omologato, in quanto l’adempimento al piano concordatario potrà avere luogo solo laddove si verificheranno le condizioni nello stesso previste. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Potere-dovere di rilevare eventuali carenze informative - Incongruenze o contraddizioni emergenti dal piano o dalla relazione del professionista - Sussistenza.
Se è vero che il giudizio sull'attendibilità della previsione di realizzo dei crediti - in relazione alla solvibilità dei debitori, alle garanzie prestate, alla pendenza di eventuali controversie ed all'esistenza di altre circostanze idonee ad impedirne o ritardarne la riscossione - spetta in linea di principio al commissario giudiziale, nell'ambito della verifica che egli è tenuto a compiere, a seguito dell'apertura della procedura, in ordine all'osservanza da parte del debitore del principio di prudenza nell'esposizione dei dati aziendali, ai fini della predisposizione della relazione da sottoporre ai creditori, ai sensi della L. Fall., artt. 172 e 175, ciò non esclude tuttavia il potere-dovere del tribunale (e della corte d'appello in sede di reclamo) di rilevare eventuali carenze informative della documentazione sottoposta al suo esame, ovvero incongruenze o contraddizioni emergenti dal piano stesso e dalla relazione del professionista attestatore, dovendo esso procedere, ai fini dell'ammissione alla procedura, ad una delibazione in ordine alla correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte a sostegno del giudizio di fattibilità del piano, nonché in ordine alla coerenza complessiva delle conclusioni finali prospettate, alla possibilità giuridica di dare esecuzione alla proposta di concordato o all'inidoneità prima facie della stessa a soddisfare in qualche misura i crediti rappresentati, nel rispetto dei termini di adempimento previsti.

Tale delibazione si configura d'altronde come un momento imprescindibile del controllo demandato al tribunale tanto ai fini dell'ammissione alla procedura quanto ai fini dell'omologazione e della revoca, il quale, come ripetutamente affermato dalla Corte, non è limitato alla completezza ed alla congruità logica della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla compatibilità delle relative modalità di attuazione con norme inderogabili e con la causa concreta dell'accordo, avente come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore ed il riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito vantato in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti (cfr. Cass., Sez. Un., 23 gennaio 2013, n. 1521; Cass., Sez. 1, 23 maggio 2014, n. 11497; 31 gennaio 2014, n. 2130).

Nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva rilevato che i creditori non erano stati informati dell'avvenuta cessione del marchio utilizzato dalla ricorrente per la commercializzazione dei propri prodotti, la cui indisponibilità avrebbe impedito di assicurare la continuità aziendale asseritamente perseguita dalla proposta, facendo in tal modo apparire irragionevole la prospettiva di una realizzazione integrale dei crediti vantati nei confronti dei franchisees. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) (1)
Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2014, n. 22045.


Concordato preventivo – Transazione fiscale – Voto negativo delle Agenzie fiscali – Voto positivo della maggioranza dei creditori in sede di adunanza – Perfezionamento della transazione fiscale – Esclusione – Allocazione del credito fiscale a carico della massa altrimenti destinata ai creditori chirografari – Affermazione

Concordato preventivo – Transazione fiscale – Accettazione da parte delle Agenzie fiscali – Condizione dell'ammissibilità della proposta di concordato che preveda la faldicia del credito erariale – Esclusione – Necessità per le Agenzie fiscali di dare l'assenso entro l'adunanza dei creditori e non oltre la stessa – Affermazione
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Con riferimento alla falcidia del credito erariale, prospettata entro il piano e la proposta concordatari quale conseguenza di una proposta di transazione fiscale, là dove il credito troverebbe capienza nella liquidazione del patrimonio sociale, il voto favorevole dei creditori chirografari, in sede di adunanza, non potrebbe superare il voto negativo espresso dall'erario quanto al perfezionamento della transazione fiscale medesima, sì che dall'eventuale voto negativo discenderà la revisione al ribasso della percentuale offerta ai creditori chirografari. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla falcidia del debito erariale che troverebbe capienza nella liquidazione del patrimonio sociale, l'esito della transazione fiscale non può condizionare l'ammissibilità del piano e della proposta concordatari, atteso che il creditore Stato può dare il suo assenso alla transazione fino all'adunanza dei creditori. Tuttavia, proprio perché l'assenso o il diniego del creditore Stato condiziona il trattamento dei chirografi, la decisione al riguardo dev'essere manifestata entro l'adunanza dei creditori e non oltre tale data, dovendo gli altri creditori, nel momento in cui esprimono il loro voto (se del caso anche nei 20 giorni successivi all'adunanza), essere nella condizione di sapere se il credito erariale verrà pagato in misura falcidiata - e quindi residua per loro la soddisfazione prospettata - oppure in misura integrale, dovendo in tal caso essere rivista al ribasso, se non addirittura annullata, anche la soddisfazione dei chirografari. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 14 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Liquidazione demandata ad una NewcCo assuntore - Conferimento in trust delle quote della NewcCo - Nomina a guardian del commissario giudiziale e di persona di fiducia a trustee.
È meritevole di accoglimento la proposta di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori ove l'attività di liquidazione dell'attivo sia demandata ad una NewcCo con funzione di assuntore del concordato, le cui quote siano costituite in un trust di scopo, nell'interesse dei creditori concordatari, con nomina del commissario giudiziale nel ruolo di guardiano del trust e di un soggetto dallo stesso indicato nel ruolo di trustee. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 14 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Falcidia dei privilegi generali - Parziale soddisfacimento dei chirografi - Presupposti - Concordato in continuità - Nozione di "nuova finanza" .
Solo il patrimonio del debitore è vincolato alla soddisfazione, innanzitutto, dei creditori privilegiati speciali e generali secondo l'ordine dei privilegi stabilito dalla legge, e solo in subordine può essere destinato ai chirografari. Il debitore pertanto ha discrezionalità, nell'articolare la proposta ai creditori nel caso in cui l'offerta ai creditori di rango inferiore rispetto a quelli falcidiati, ed ai creditori chirografari, sia alimentata da "nuova finanza", ossia da risorse esterne al patrimonio del debitore: per tale deve intendersi, nel concordato in continuità, a mente dell'art. 160, co. 2, l.fall., tutto l'apporto finanziario che deriva dal concordato, quale che ne sia la fonte, diverso da quello ricavabile dalla liquidazione del patrimonio a valore di mercato, e così pure l'utile che derivi dalla continuità aziendale in tanto in quanto idoneo a garantire ai creditori una soddisfazione maggiore di quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 13 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Appalto pubblico - Credito dei subappaltatori - Prededuzione - Delibazione di fattibilità giuridica - Ammissione.
Il precedente della Cassazione che riconosce la prededuzione al credito dei subappaltatori nel fallimento dell'appaltatore di lavori pubblici è riferibile anche al concordato, sì che - in sede di delibazione della fattibilità giuridica - non può non orientare la proposta ed il piano della debitrice concordataria. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 13 Ottobre 2014.


Concordato preventivo di tipo liquidatorio – Possibilità per l’imprenditore di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi – Assenza di violazione di regole di ordine pubblico – Inapplicabilità del principio di cui all’art. 2740 c.c. nella disciplina del concordato preventivo.
Anche nel concordato di tipo liquidatorio, l’imprenditore può scegliere di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi non violando tale scelta alcuna regola di ordine pubblico, non trovando applicazione l’art. 2740 c.c. nella disciplina del concordato e in generale nella regolazione negoziata della crisi d’impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – Scelta dell’imprenditore di non mettere a disposizione tutti i beni ma solo una parte degli stessi – Necessità che lo stato analitico ed estimativo delle attività comprenda tutti i cespiti della società, e non unicamente quelli messi a disposizione dei creditori con rinvio, per quelli non messi a disposizione, al contenuto della perizia immobiliare.
Nell’ipotesi in cui l’imprenditore non intenda mettere a disposizione dei creditori tutti i propri beni deve elencare nello stato analitico ed estimativo delle attività tutti i cespiti della società, e non unicamente quelli messi a disposizione dei creditori, rinviando per quelli non messi a disposizione al contenuto della perizia immobiliare. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – Necessità di completa informazione dei creditori della scelta dell’imprenditore di predisporre un piano concordatario che non preveda la messa a disposizione del ceto creditorio di tutti i beni.
I creditori devono essere chiaramente informati della scelta dell’imprenditore di predisporre un piano concordatario che non preveda la messa a disposizione del ceto creditorio di tutti i beni. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – L’imprenditore non può scegliere quali aspetti della condizione economico finanziaria dell'impresa rappresentare e quali non rappresentare ai creditori.
Non spetta al proponente il concordato valutare ciò che è rilevante per il ceto creditorio e decidere quali aspetti rappresentare e quali sottendere atteso che, da una scelta discrezionale di questo tipo, potrebbe conseguire una differente prospettazione della reale condizione economico finanziaria dell'impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Possibilità di rilievo d’ufficio della carenza di informazione dei creditori con riguardo ad aspetti rilevanti del piano concordatario e dell’inadeguatezza dell’attestazione – Sindacato che non eccede i confini del sindacato di legittimità.
La carenza di informazione dei creditori con riguardo ad aspetti rilevanti del piano concordatario e l’inadeguatezza dell’attestazione ben possono essere rilevati anche d'ufficio dal tribunale nel giudizio di omologazione, trattandosi di valutazione che non eccede i confini del sindacato di legittimità, non riguardando né l'area economica del piano né la prognosi di adempimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Apporto di finanza esterna - Rispetto dell’ordine delle cause di prelazione e dei tempi di adempimento - Esclusione - Ragionevole durata della procedura.
Nel concordato preventivo, l’apporto di finanza esterna non deve sottostare ai limiti operanti invece per le risorse appartenenti al patrimonio del debitore sia in relazione all’ordine delle cause di prelazione, sia in relazione ai tempi di adempimento, dovendosi comunque ritenere invalicabile il limite della ragionevole durata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 07 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter codice civile - Mandato al liquidatore di nomina giudiziale per la vendita dei beni - Causa concreta del concordato - Compatibilità.
Deve ritenersi compatibile con la causa concreta del concordato preventivo il vincolo di destinazione, operato ai sensi dell’articolo 2645 ter c.c. sul compendio immobiliare di proprietà di un soggetto terzo a favore dei creditori del concordato, il quale preveda un mandato al liquidatore di nomina giudiziale di provvedere alla vendita dei beni ed alla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 07 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Regola generale - Privilegio su determinati beni - Rinvenimento del bene.
Nell'ambito del concordato preventivo, i crediti privilegiati debbono sempre essere pagati per intero, a meno che il proponente non si sia avvalso della facoltà di cui all'articolo 160, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 07 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale.
Nel concordato preventivo deve ritenersi ammissibile la dilazione di pagamento dei creditori privilegiati per cui, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato di tali crediti, il pagamento con dilazione superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della stessa liquidazione, in caso di concordato c.d. liquidativo) equivale a soddisfazione non integrale in ragione della perdita economica conseguente al ritardo (rispetto ai tempi normali) con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita economica conseguente alla dilazione - Determinazione - Accertamento di fatto - Elementi di valutazione.
La determinazione in concreto della perdita economica patita dai creditori privilegiati in seguito alla previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo, di un loro pagamento dilazionato rispetto ai tempi tecnici della procedura ed a quelli necessari alla liquidazione dei beni oggetto del privilegio, costituisce un accertamento di fatto che il giudice del merito dovrà compiere alla luce anche della relazione giurata di cui all’articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati nell’ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F. richiamata dall’art. 169 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Mancata corresponsione degli interessi - Questione attinente la determinazione del credito ai fini del voto.
La mancata corresponsione ai creditori privilegiati degli interessi finalizzati a compensare la perdita derivante dalla dilazione di pagamento dei loro crediti assume rilievo ai fini della determinazione del quantum del credito e ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Falcidia dell’Iva - Ammissibilità in mancanza di transazione fiscale.
Riguardando l'obbligatorietà del pagamento integrale dell'iva il concordato preventivo con transazione fiscale, qualora il debitore non ricorra a tale facoltà, rinunciando così ai relativi possibili benefici del consolidamento del debito fiscale e della cessazione delle liti tributarie, tale obbligatorietà non sussiste al verificarsi dei presupposti ed adempimenti di cui all'art. 160, comma 2, l.fall. Né incide sul punto il dettato di Corte Cost.225/14 statuente rispetto alla diversa ipotesi di c.p. con transazione fiscale. (Antonio Pezzano, Erika Volpini) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 25 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione ulteriore rispetto ai tempi richiesti dalla liquidazione - Diritto di voto corrispondente al sacrificio economico conseguente alla dilazione - Inadeguatezza.
L’attribuzione ai creditori privilegiati del diritto di voto in misura corrispondente al sacrificio economico derivante da una dilazione di pagamento ulteriore rispetto ai tempi necessari alla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio è una soluzione che si rivela inadeguata a garantire il rispetto dei diritti di detti creditori, i quali in tal modo disporrebbero di un diritto di voto sostanzialmente irrilevante rispetto alla massa dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 23 Settembre 2014.


Concordato preventivo – Pagamento dilazionato crediti tributari – Ammissibilità.
E’ ammissibile la domanda di concordato preventivo che preveda una dilazione di 10 anni per il pagamento dei debiti tributari, posto che  il D.M. Economia e Finanze del 6 novembre 2013, art. 3, comma 2, consente ai contribuenti in difficoltà di rateizzare fina a 120 rate il pagamento dei debiti tributari. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 22 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Offerta di pagamento in denaro ai creditori chirografari - Percentuale minima del 5% - Inammissibilità.
Quando la proposta di concordato preventivo prevede la soddisfazione in denaro dei creditori chirografari, la percentuale minima offerta, al di sotto della quale il pagamento diviene inconsistente e, quindi, motivo di inammissibilità della proposta stessa, deve essere individuata nella misura fissa del 5%. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 03 Settembre 2014.


Concordato con continuità aziendale - Concordato di natura mista - Disciplina applicabile.
La natura “mista” del piano di concordato preventivo non esclude che lo stesso debba essere comunque considerato (anche) quale concordato in continuità, nel senso che la prosecuzione diretta od indiretta dell’attività caratteristica può tollerare – in ossequio a quel principio di atipicità della proposta e del piano concordatario fissato dal fondamentale art. 160 co. 1 l.f. – la liquidazione di tutti i cespiti mobiliari o immobiliari che non risultino strettamente necessari, funzionali all’esercizio dell’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Vincolo di beni di terzi al buon esito della procedura - Trust - Idoneità - Condizioni - Rischio di revoca dell’atto di dotazione.
Il trust costituisce strumento idoneo a vincolare i beni di terzi al buon esito della procedura concordataria, a condizione che l’elevato rischio di revoca dell’atto di dotazione da parte dei creditori del disponente non impedisca al trust di svolgere la sua funzione, cioè di garantire che l’apporto sia mantenuto alla finalità a cui il piano lo destina. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Deroga alla par condicio creditorum ed all’ordine delle cause legittime di prelazione - Finanza terza - Necessità.
La deroga alla par condicio creditorum ed all’ordine delle cause legittime di prelazione è ammissibile soltanto quando il piano concordatario sottostante alla proposta sia imperniato, oltre che su una liquidazione dell’intero patrimonio del debitore (che si riveli incapiente con riferimento ai creditori privilegiati), anche sulla messa a disposizione dei creditori di risorse finanziarie esterne al patrimonio del debitore, risorse che in quanto tali possono essere allocate liberamente, senza quindi che sia obbligatorio garantire il soddisfacimento integrale e progressivo dei privilegiati generali prima dei chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Stima del patrimonio ceduto i creditori - Destinazione dell’eccedenza a creditori diversi a quelli imposti dall’ordine delle cause di prelazione - Inammissibilità.
L’indicazione di un valore di mercato attestato dal professionista non autorizza il debitore che cede ai creditori il proprio patrimonio a destinare eventuali risorse aggiuntive a creditori diversi da quelli che vanno soddisfatti prioritariamente, secondo l’ordine di cui agli articoli 2751 e seguenti c.c.; se, infatti, così non fosse, anche nelle proposte concordatarie che sono caratterizzate dalla previsione della cessione dei beni senza indicazione del soggetto acquirente (soggetto che deve quindi essere necessariamente individuato tramite una procedura competitiva attraverso i principi che governano le vendite in sede fallimentare), si finirebbe per qualificare come c.d. finanza nuova quella parte di prezzo integrante un quid pluris rispetto al valore stimato dall’attestatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 06 Agosto 2014.


Attestazione del professionista - Analiticità e motivazione in ordine alla veridicità dei dati aziendali - Valutazione - Principi di attestazione dei piani di risanamento dell’AIDEA-AIRDCEC - Fattispecie.
I “Principi di attestazione dei piani di risanamento” in corso di approvazione da parte dell’Istituto di ricerca AIDEA-AIRDCEC (
www.irdcec.it/node/644, pagg 57-59), pur essendo privi di efficacia normativa, possono essere ritenuti un valido orientamento per la valutazione delle qualità della attestazioni. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che la attestazione del professionista, resa ai sensi dell’articolo 182 bis, comma 1, L.F. fosse carente di analiticità e motivazione in ordine alla veridicità dei dati aziendali, quanto meno in relazione alla sussistenza dei crediti verso clienti e alle scorte di magazzino). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 07 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Informazioni ai creditori - Entità e natura del passivo - Documentazione allegata alla proposta - Relazione del commissario giudiziale - Ammissione provvisoria dei crediti ai fini del voto.
L’informazione ai creditori sull’entità e natura del passivo è affidata alla documentazione allegata alla proposta di concordato nonché alla relazione del commissario giudiziale sulla scorta della verifica dei crediti ed è completata, senza necessità di ulteriori comunicazione, dai risultati dell’ammissione provvisoria dei crediti ai fini del voto. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Abuso del diritto

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Natura dilatoria - Fattispecie

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Profili di inammissibilità per abuso del diritto - Fattispecie

Concordato preventivo - Concordato con continuità aziendale - Percentuale promessa ai creditori - Percentuale meramente indicativa - Inammissibilità
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Il diritto dell’imprenditore di regolare la sua situazione di crisi mediante procedure concorsuali alternative al fallimento incontra un limite invalicabile nell’abuso del diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’iniziativa del debitore deve considerarsi certamente dilatoria ove questi si limiti a riproporre la medesima domanda di concordato già dichiarata inammissibile o improponibile ovvero non omologata senza apportare modifica alcuna né alla proposta né al piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Una nuova proposta di concordato, pur presentando caratteri di novità rispetto ad alta precedente dichiarata inammissibile, improponibile o non omologata, può tuttavia essere ritenuta abusiva qualora: i) la nuova offerta per il completamento dei beni immobili non venga formulata “a corpo” ma sulla base di un computo metrico che potrebbe rivelarsi erroneo; ii) la proposta non sia chiara in ordine alla quantificazione degli interessi sui crediti privilegiati maturati nel corso della procedura; iii) la rinuncia agli interessi legali da parte di determinati istituti bancari risulti formulata in relazione alla prima procedura di concordato e non a quella oggetto della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale la misura della percentuale promessa ai creditori chirografari non può essere meramente indicativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 01 Luglio 2014.


Concordato preventivo – Risoluzione.
La proposta di concordato che indichi la percentuale di soddisfazione dei creditori e il tempo entro il quale gli stessi verranno soddisfatti deve qualificarsi come proposta di cessione con garanzia e, pertanto, qualsiasi sensibile inadempimento nei tempi e nella percentuale del pagamento dei crediti integra gli estremi di un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la risoluzione del concordato (nel caso di specie era previsto il pagamento del 34% dei crediti chirografari in un tempo di circa due anni).

Il dies a quo per la decorrenza del termine di decadenza di cui all’art. 186 l.f., non può essere individuato nell’ultimo atto di liquidazione in quanto tale fase deve ancora essere seguita dal riparto delle somme tra i creditori.

Il concordato preventivo che non riesca ad assicurare una percentuale non simbolica di soddisfazione dei creditori chirografari integra l’inadempimento di non scarsa importanza che ne giustifica la risoluzione.

Laddove sia proposta, oltre alla domanda di risoluzione del concordato, anche quella di fallimento, il Tribunale può, con la medesima sentenza, accogliere entrambe le domande. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Indicazione della percentuale di soddisfazione dei creditori e del tempo necessario - Concordato in garanzia.
La proposta di concordato che indichi la percentuale di soddisfazione dei creditori e il tempo entro il quale gli stessi verranno soddisfatti deve qualificarsi come proposta di cessione con garanzia e, pertanto, qualsiasi sensibile inadempimento nei tempi e nella percentuale del pagamento dei crediti integra gli estremi di un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la risoluzione del concordato (nel caso di specie era previsto il pagamento del 34% dei crediti chirografari in un tempo di circa due anni). (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo – Equiparazione dei creditori privilegiati ai chirografari per la parte residua del credito – Portata sostanziale della disposizione.
La disposizione contenuta nell’art. 177, comma 3, l.f. secondo cui “i creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede ai sensi dell’art. 160 la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito” esplica i propri effetti non solo ai fini del voto, ma anche dal punto di vista sostanziale rendendo chirografario il credito residuo, con la conseguente sua equiparazione ai creditori chirografari in punto di necessità di considerazione di pagamento in percentuale, rendendosi pertanto inammissibile la sua esclusione da ogni previsione di riparto. Ne consegue che la previsione del pagamento del creditore privilegiato in misura corrispondente alla previsione di realizzo dell’immobile ipotecato, senza previsione di alcuna percentuale di pagamento, neanche minima, della parte di credito declassata e chirografaria, con l’effetto di creare per tale valore residuo una classe di chirografari con percentuale di soddisfazione pari a zero, determina l’inammissibilità. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 25 Giugno 2014.


Concordato preventivo – Condizioni per l’ammissione – Asseverazione del piano – Attendibilità – Insussistenza.
L’attestazione che non ha esposto né rilevato che i bilanci erano stati criticati dal collegio sindacale e non approvati dalla assemblea dei soci, e non ha, pertanto, svolto alcuna considerazione in ordine alle contestazioni svolte dal collegio sindacale ai bilanci stessi, quanto meno per confutarle e ritenerle infondate, si presenta assolutamente generica ed inattendibile, ed è inidonea a consentire una ponderata valutazione della fattibilità del piano proposto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 25 Giugno 2014.


Presentazione di nuova proposta di concordato - Abuso del diritto - Revoca del concordato.
Integra la fattispecie dell’abuso dello strumento concordatario la presentazione di una seconda proposta accompagnata da una relazione attestativa superficiale, incongrua e fondata su assunti non suscettibili di riscontro obiettivo, così da apparire complessivamente non credibile e del tutto inidonea allo scopo di rappresentare ai creditori la situazione effettiva della società e giustificare il giudizio di fattibilità che gli stessi sono chiamati ad esprimere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Esecuzione - Causa concreta - Adempimento in tempi ragionevolmente contenuti.
La componente temporale dell'adempimento concorre, unitamente al dato quantitativo (il quantum ragionevolmente ricavabile dalla liquidazione in rapporto alle passività da soddisfare), a formare la causa concreta del concordato, posto che la soddisfazione dei creditori deve avvenire in tempi ragionevolmente contenuti anche nell'ipotesi in cui la proposta qualifichi come non essenziali i tempi di adempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Tempi di adempimento - Indicazione della proposta - Necessità - Ragionevole durata prevista per le procedure liquidatorie - Parametro rilevante per la valutazione dell'adempimento del concordato.
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, i tempi di adempimento che il debitore è tenuto ad indicare nel piano (articolo 161, comma 2, lettera e) L.F.) non possono complessivamente superare la ragionevole durata prevista per le procedure liquidatorie e costituiscono uno dei parametri sui quali misurare l'inadempimento nella fase di esecuzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Funzione - Soddisfacimento dei creditori in misura non irrilevante e in tempi ragionevoli - Impossibilità - Inadempimento di non scarsa importanza - Risoluzione.
Se la funzione del concordato preventivo è quella di risolvere la crisi mediante il soddisfacimento dei creditori in misura non irrilevante e in tempi ragionevoli (Cass. SS.UU. 1521/2013) l'impossibilità di raggiungere tale obiettivo costituisce, da un lato, motivo ostativo all'ammissione alla procedura ed all'omologa e, dall'altro lato, l'accertamento di un inadempimento di non scarsa importanza rilevante ai fini della risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Falcidia del credito per Iva e ritenute - Inammissibilità.
L’intangibilità dei crediti per Iva e per ritenute alla fonte di cui all’articolo 182 ter L.F. sussiste anche per le procedure alle quali non sia applicabile il decreto-legge n. 185 del 2008, il quale ha modificato l’articolo 182 ter, comma 1 L.F., in quanto la disposizione, che esclude la falcidia concordataria sul capitale dell’Iva, ha natura eccezionale e attribuisce al credito un trattamento peculiare ed inderogabile, con la conseguenza che tale norma, di portata sostanziale, si applica ad ogni forma di concordato, ancorché proposto senza ricorrere all’istituto della transazione fiscale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 10 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Cessione parziale dei beni - Deroga all’articolo 2740 c.c. - Inammissibilità

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Deroga al principio di cui all’articolo 2740 c.c.
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La norma di cui all’articolo 2740 c.c., secondo la quale il debitore risponde delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, esprime un principio di carattere generale che può essere derogato, ai sensi del secondo comma, solo nei casi previsti dalla legge, con la conseguenza che non può ritenersi ammissibile un concordato preventivo che preveda la cessione parziale ai creditori dei beni del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La previsione contenuta nell’art. 186 bis L.F., che ammette la possibilità di una prosecuzione dell’attività con parziale cessione dei beni, costituisce una deroga al principio di cui all’articolo 2740 c.c. ed è espressione della volontà ispiratrice della riforma volta alla conservazione del valore dell’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Unico piano aziendale riferito all'impresa di gruppo - Interesse dei creditori e migliore svolgimento dell'attività liquidatoria unitaria - Ammissibilità.
È ammissibile il concordato cosiddetto di gruppo fondato su un piano aziendale riferito all'impresa di gruppo ove il piano risulti rispondente all'interesse dei creditori e favorisca un'attività liquidatoria unitaria in virtù delle strette connessioni esistenti tra le imprese facenti parte del gruppo e preveda l'abbattimento dell'esposizione debitoria infragruppo in modo tale da rendere possibile la prosecuzione dell'attività aziendale nel suo complesso attraverso l'intervento di un assuntore in forma di società appositamente costituita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Unicità della procedura, del piano e della adunanza dei creditori - Computo delle maggioranze riferito non ad ogni singola impresa ma all'unico programma concordatario.
Nel concordato di gruppo, i rapporti che legano le varie imprese del gruppo giustificano e legittimano sia una valutazione sostanziale che una trattazione a livello procedurale unitaria del piano concordatario e quindi una gestione integralmente unitaria della procedura concorsuale, con unica adunanza dei creditori e un computo delle maggioranze riferito non già ad ogni singola d'impresa bensì all'unico programma concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Piano concordatario - Relazione degli attestatori - Distinzione di attività e passività di ogni singola impresa - Idoneità a consentire ai creditori di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta sul proprio credito.
Nel concordato di gruppo, il piano e la relazione redatta dagli esperti attestatori devono tenere distinte le attività e passività di ogni singola impresa e devono consentire ad ogni singolo creditore di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta concordataria sul loro soddisfacimento e l'alternativa in caso di liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Modesta percentuale di soddisfazione dei creditori - Valutazione dell'alternativa liquidazione fallimentare.
Deve ritenersi legittima una modesta percentuale di soddisfacimento (nella specie del 3%) dei creditori chirografari e dei privilegiati in tutto od in parte incapienti laddove il patrimonio venga destinato al soddisfacimento dei rispettivi creditori privilegiati nei limiti della capienza dei beni oggetto della garanzia, sia rispettato l'ordine legale delle cause di prelazione e qualora i creditori chirografari e quelli privilegiati in tutto o in parte incapienti non riceverebbero soddisfacimento alcuno nell'ipotesi della liquidazione fallimentare. (Fattispecie di concordato di gruppo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Dichiarazione di fallimento - Rapporto con il procedimento di concordato preventivo - Superamento del principio di prevenzione e facoltà del debitore di presentare una nuova domanda di concordato alternativa al fallimento - Sussistenza - Riserva in decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento

Rapporto tra procedimento per dichiarazione di fallimento del concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato - Abuso dello strumento processuale - Impedimento alle iniziative recuperatorie del curatore e incidenza negativa sul principio della ragionevole durata del processo
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L’eliminazione dall’articolo 160 L.F. dell’inciso che prevedeva la possibilità per l’imprenditore di proporre il concordato preventivo “fino a che il suo fallimento non è dichiarato” ha determinato il superamento del principio di prevenzione che correlava le due procedure, posponendo la pronuncia di fallimento al previo esaurimento della soluzione concordataria della crisi dell’impresa. Si è, quindi, formato nella giurisprudenza di legittimità l’orientamento secondo cui la facoltà per il debitore di proporre una procedura concorsuale alternativa al suo fallimento non rappresenta un fatto impeditivo alla relativa dichiarazione (Cass. 18190/2012 e 19214/2009), ma una semplice esplicazione del diritto di difesa del debitore, che non potrebbe comunque “disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare”, venendo così a paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore (Cass. 10383/1997) e ad incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo (Cass. 1521/2013). Sulla base di tali principi, non può ritenersi in assoluto preclusa al debitore la possibilità di presentare una nuova domanda di concordato fino a che il fallimento non viene dichiarato, mentre la mera riserva in decisione della causa per la declaratoria di esso non può ritenersi, mancando una norma esplicita in tal senso, il termine ultimo per la proposizione di nuove istanze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non tutte le nuove domande di concordato debbono necessariamente produrre l’effetto di procrastinare la declaratoria del fallimento onde dar corso alla procedura concordataria, ma solo quelle che, sulla base della valutazione del tribunale che deve decidere sulla causa trattenuta in decisione, risultano, seppure all’esito di un esame sommario, non essere esplicazione dell’abusivo uso dello strumento processuale da parte del debitore, con la precisazione che l’abuso è ravvisabile ogni qualvolta la nuova domanda possa produrre l’effetto di paralizzare le iniziative recuperatorie del curatore, ad esempio per il decorso dei termini oltre i quali le azioni non possono più essere esercitate, o possa incidere negativamente sul principio costituzionale della ragionevole durata del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 29 Maggio 2014.


Fattibilità economica del piano - Valutazione officiosa del tribunale - Esclusione - Fattispecie - Incapacità del proponente di formalizzare l'acquisto di cespiti immobiliari, mancata formalizzazione delle garanzie promesse, inattendibilità della valutazione degli immobili - Valutazioni di esclusiva competenza dei creditori..
Non sono oggetto del sindacato officioso del giudice eventuali ragioni di irrealizzabilità in concreto del piano di concordato preventivo, le quali rientrano nella nozione di fattibilità economica riservata esclusivamente alla valutazione dei creditori. L'incapacità del proponente di formalizzare l'acquisto di cespiti immobiliari, la mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi e la ritenuta inattendibilità della valutazione degli immobili quali ragioni dell'eventuale insuccesso del concordato costituiscono elementi che devono essere valutati in via esclusiva dai creditori, sempre che non sia posta in discussione la loro compiuta informazione e che i citati elementi non integrino una assoluta, manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati di soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2014, n. 11497.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Informazione ai creditori - Formazione di un consenso informato - Mancata indicazione delle modalità di liquidazione di beni gravati da ipoteche e azioni revocatorie - Inammissibilità.
Non consente la formazione del consenso informato dei creditori sulla proposta di concordato la relazione del professionista che non chiarisca in quale modo dalla vendita degli immobili di proprietà dell'amministratore e di terzi fideiussori, l'uno gravato da un'ipoteca giudiziale di importo maggiore al suo valore e gli altri oggetto di azioni revocatorie, possano ricavarsi le liquidità necessaria all'attuazione del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2014, n. 11496.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Verifica della fattibilità - Controllo sulla fattibilità giuridica - Ammissibilità - Controllo sulla fattibilità economica - Limiti - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l'incapacità della proponente di formalizzare l'acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l'inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2014, n. 11497.


Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento di interessi meritevoli di tutela - Mandato irrevocabile a vendere i beni vincolati in favore degli organi della procedura e del liquidatore giudiziale.
In particolare il vincolo di destinazione, ex art. 2645 ter c.c., persegue interessi meritevoli di tutela ove lo stesso si innesti su di una procedura di concordato, poiché da questa riceve la propria causa concreta, purché contenga un mandato irrevocabile a vendere gli immobili (o altro atto dispositivo) in favore degli organi della procedura ed in particolare del liquidatore giudiziale nominato dal tribunale, realizzandosi perciò di fatto una irrevocabilità della messa a disposizione dei beni condizionata alla sola omologa del concordato. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Verifica della fattibilità - Controllo sulla fattibilità giuridica - Ammissibilità - Controllo sulla fattibilità economica - Limiti - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva espresso dubbi in ordine alla possibilità della società affittuaria dell'azienda della debitrice di produrre risultati imprenditoriali sufficienti ad assicurare il pagamento dei canoni d'affitto occorrenti al soddisfacimento del fabbisogno concordatario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Termine per l’adempimento del piano - Assenza di una norma che preveda espressamente il termine massimo di durata della procedura concordataria - Applicabilità analogica dell’art. 2 bis L.89/01 - Sussistenza - Piano di concordato che preveda un termine di adempimento superiore a sei anni - Inammissibilità.
Tenendo presente l’assenza di una norma che fissi in modo preciso il limite temporale di durata della procedura concordataria, comprensiva della fase di attuazione del piano di risanamento della crisi d’impresa, occorre procedere, secondo interpretazione analogica, all’applicazione dell’art. 2 bis L.89/01, che fissa in sei anni la durata della procedura di esecuzione concorsuale. (Raffaella Argenzio) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 15 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Ammissibilità - Soddisfazione non integrale conseguente alla perdita derivante dal ritardo.

Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita conseguente - Determinazione e quantificazione - Modalità - Rilevanza di interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni nell'ipotesi alternativa al concordato.

Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Diritto di voto - Equiparazione ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita conseguente al ritardo.
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Nel concordato preventivo, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dei tempi tecnici della procedura (e dalla stessa liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale di essi a causa della perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori conseguono disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La determinazione in concreto della perdita subita dai creditori privilegiati a causa della dilazione del pagamento del loro credito rispetto ai tempi richiesti dalla procedura o dalla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio costituisce un accertamento che il giudice del merito dovrà compiere sulla scorta anche della relazione giurata di cui all'articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati dal privilegio nell'ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché nella disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento dilazionato dei creditori privilegiati, i quali, in tal caso, hanno diritto di voto è sono per tale aspetto equiparati ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori medesimi conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014, n. 10112.


Concordato preventivo - Formulazione della proposta - Configurazione di un privilegio non previsto dalla legge - Diritto di veto sulle decisioni degli oneri della procedura - Esclusione.
L'attuale normativa in tema di concordato preventivo non consente al proponente di configurare l'attribuzione ad un creditore di un privilegio su determinati beni che non sia espressamente previsto dalla legge.

Il proponente il concordato preventivo non può formulare un piano che preveda un diritto di veto sulle decisioni che potranno essere prese dagli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 06 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Dichiarazione di fallimento - Rapporto tra le due procedure - Principio della prevalenza del concordato preventivo sul fallimento - Funzione preventiva del concordato attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori - Contrasto con la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013..
La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa al rapporto tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento, affermando che la sentenza delle Sezioni unite n. 1521 del 2013, non si sarebbe limitata a negare che l'esame della domanda di concordato condizioni quello della richiesta di fallimento, ma, valutando il rapporto tra le due procedure nel loro complesso, abbia negato che l'apertura della seconda sia condizionata all'esaurimento della soluzione concordata della crisi.
Il Collegio è, invece, dell'avviso che la pendenza della procedura di concordato preventivo precluda la possibilità di dichiarare il fallimento e che, più in generale, il principio della prevalenza della procedura di concordato non possa dirsi superato per effetto della eliminazione dell'inciso contenuto nell'articolo 160 L.F., secondo il quale all'imprenditore veniva concessa la facoltà di proporre il concordato preventivo fino a che il suo fallimento non fosse stato dichiarato.
Non può, infatti, escludersi, prosegue la Corte, che il principio della prevalenza sul fallimento del concordato preventivo sia altrimenti ricavabile dal sistema, il quale attribuisce al secondo la funzione di prevenire il fallimento attraverso una soluzione alternativa basata sull'accordo del debitore con la maggioranza dei creditori. Tale funzione preventiva comporta che, prima di dichiarare il fallimento, debba essere esaminata l'eventuale domanda di concordato, per far luogo, poi, alla dichiarazione del fallimento solo in caso di mancata apertura della procedura minore. Inoltre, una volta aperta quest'ultima ai sensi dell'articolo 163 L.F., il fallimento non potrà più essere dichiarato sino alla conclusione di essa in senso negativo, ossia con la mancata approvazione ai sensi dell'articolo 169, il rigetto ai sensi dell'articolo 180, ultimo comma, ovvero la revoca dell'ammissione ai sensi dell'articolo 173.
La Corte afferma, quindi, che, allorché sia pendente anche la domanda di concordato, l'istanza (o richiesta) di fallimento non è sospesa ai sensi dell'articolo 295 c.p.c., in quanto manca il rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le due domande e che, in tal caso, non è nemmeno corretto parlare di temporanea improcedibilità della domanda di fallimento, dato che nulla osta ad una decisione di rigetto. Semplicemente il fallimento non potrà essere dichiarato sino all'esito negativo della domanda di concordato.
La Corte precisa, poi, che la regola della temporanea non dichiarabilità del fallimento non trova applicazione con riguardo alle fasi di impugnazione dei provvedimenti che pongono fine alla prospettiva concordataria, per cui non è necessario attendere l'esito dell'impugnazione per dichiarare il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2014, n. 9476.


Concordato preventivo - Fattibilità - Elevati margini di errore e di opinabilità - Pregiudizio della ragionevole durata e della probabilità di successo - Rischio di fattibilità rimesso ai creditori - Esclusione - Pregiudizio dei creditori dissenzienti..
Non può essere rimesso alla decisione della maggioranza dei creditori, con pregiudizio dei dissenzienti, il rischio di fattibilità di un piano di concordato preventivo i cui margini di opinabilità e di errore siano talmente ampi da inficiarne la ragionevole tenuta e le probabilità di successo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile - Rischio tipico dei concordati con cessione dei beni rimesso alla valutazione dei creditori..
L'incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile costituisce un rischio normale nell'ambito dei concordati preventivi con cessione, anche parziale, dei beni; una volta accertata l'esistenza ed il valore di perizia del bene, è, quindi, corretto che di detto rischio si facciano carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Durata del piano - Valutazione del tribunale in termini di ragionevolezza del rischio assunto - Valutazione in base alla fattispecie concreta..
Benché la durata del piano concordatario incida sulla possibilità di formulare prognosi attendibili, non è corretto fissare in linea generale un termine di durata oltre il quale ritenere il piano comunque non attendibile o viziato da margini di rischio talmente elevati da renderlo inadeguato. La valutazione in questione deve, infatti, essere effettuata in base al caso concreto ed alle caratteristiche del piano proposto, con la precisazione che il controllo del tribunale deve essere effettuato in termini di ragionevolezza del rischio assunto e di probabilità di successo, non certo di certezza del risultato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Termini intermedi di adempimento - Domanda di risoluzione proponibile prima della conclusione delle operazioni di liquidazione..
La previsione di termini di adempimento a favore di determinati creditori con scadenza anticipata rispetto alla completa esecuzione del piano, consente loro di attivarsi in anticipo rispetto alla conclusione delle operazioni di liquidazione per proporre la eventuale domanda di risoluzione per inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Limitata attività di liquidazione di beni non strategici - Nomina del commissario liquidatore - Esclusione..
Qualora il piano preveda la continuazione dell'attività aziendale e la liquidazione di un unico bene non strategico, è possibile soprassedere alla nomina del commissario liquidatore predisponendo tuttavia adeguati strumenti di informazione allo scopo di mantenere costantemente monitorata all'attività del commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Controllo di legittimità in tutte le fasi del concordato - Contenuto - Sindacato sulla fattibilità giuridica - compatibilità con le norme inderogabili - Attitudine del piano a realizzare la causa concreta del concordato.
Nel concordato preventivo, il controllo di legittimità da parte del giudice, che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato, non è limitato alla completezza, alla congruità logica ed alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro.(Redazione IL CASO.it - riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Aprile 2014, n. 9541.


Concordato preventivo – Falcidia dei crediti per Iva – Ammissibilità.

Concordato preventivo – Obbligo dell'integrale pagamento dell'Iva – Esclusione – Carattere procedimentale e natura eccezionale della norma di cui all'articolo 182 ter L.F..

Concordato preventivo – Obbligo pagamento integrale iva anche al di fuori dell’ipotesi di transazione fiscale ex art. 182ter L.F. – Esclusione – Applicazione analogica – Inammissibilità.
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Il principio dell’intangibilità dell’imposta è operativo solo nell’ambito della transazione fiscale prevista dall’art. 182-ter l.f., allorché il debitore abbia deciso di avvalersene. In mancanza di ricorso alla transazione fiscale, è ammissibile la proposta che, nel rispetto del vincolo di cui all’art. 160 l.f., preveda la falcidia del credito I.V.A.. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

L’art. 182-ter l.f. è norma procedimentale di natura eccezionale che deroga all’art. 160 l.f. Pertanto, il debitore che intende proporre una transazione fiscale nell’ambito del concordato preventivo deve pagare per intero l’I.V.A., seppur in modo dilazionato, e può pagare in misura inferiore tutti gli altri privilegi anche poziori, con ordine di privilegio più alto. Trattandosi di norma eccezionale, al di fuori dell’art. 182-ter l.f., trova applicazione il principio generale del rispetto dell’ordine di prelazione di cui all’art. 160, comma 2, l.f.. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

Il divieto di falcidia del credito I.V.A. previsto dall’art. 182-ter l.f. rappresenta un limite imposto espressamente alla “proposta” di transazione fiscale; pertanto, non è possibile estendere il divieto anche al caso in cui il debitore non abbia inteso far ricorso a tale procedura in quanto non è consentita un’interpretazione estensiva dell’art. 182-ter l.f. sia per difetto della eadem ratio sia perché in contrasto con la lettera della legge. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 23 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Risoluzione - Efficacia retroattiva - Attribuzione ai creditori di partecipazione societaria - Prestazione in luogo dell'adempimento - Estinzione dell'originaria obbligazione - Ammissione al passivo del creditore chirografario per la parte del credito non convertita in capitale.
Qualora il concordato preventivo – omologato ma successivamente risolto – preveda la conversione di una parte del credito chirografario in “capitale di rischio” della debitrice, la risoluzione ex art. 186 L.F. spiega i soli effetti retroattivi che appaiono compatibili con la situazione derivante dalla riorganizzazione concordataria. Pertanto, l’attribuzione (conforme al piano) ai propri creditori, da parte della società in concordato, di partecipazioni societarie costituisce “prestazione in luogo dell’adempimento” (datio in solutum ai sensi dell’art. 1197 c.c.) che estingue, con efficacia satisfattiva, l’originaria obbligazione concorsuale così come ristrutturata; conseguentemente, il creditore chirografario non può essere ammesso al passivo del sopravvenuto fallimento per l’intero ammontare del suo credito originario, ma solo per la parte non convertita in capitale di rischio. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 16 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Indicazione della percentuale offerta ai creditori - Mancato rispetto dell'importo promesso e risoluzione del concordato..
Nel concordato con continuità aziendale, così come in quello con cessione dei beni (Cass. 1521/2013), l'indicazione della percentuale obbliga il debitore (salvo sua diversa esplicita manifestazione di volontà) al rigoroso rispetto di quanto promesso ai creditori. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui i creditori dovessero essere pagati in misura inferiore, si verificherebbe un inadempimento integrante causa di risoluzione del concordato, salvo ovviamente verificare l'eventuale scarsa importanza dell'inadempimento stesso. (Paola Castagnoli) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Modifica della proposta - Introduzione di un'ipotesi di fusione subordinata all'omologa del concordato - Inammissibilità.

Concordato di gruppo - Voto dei creditori e ripartizione in classi riferita ad ogni singola società - Necessità.
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Costituisce una modifica inammissibile della proposta concordataria originaria la previsione della fusione per incorporazione della società ricorrente con le società del gruppo di cui la stessa fa parte, sottoposta a condizione sospensiva della definitiva omologa del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del concordato cosiddetto di gruppo, il voto dei creditori e la ripartizione in classi deve essere riferita ad ogni singola società debitrice, pur potendo essere unico il decreto di ammissione alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ferrara, 08 Aprile 2014.


Contratti in corso di esecuzione - Previsione nell'ambito della proposta di concordato - Necessità..
La facoltà di scioglimento o sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169 bis L.F. comporta che il debitore, nello strutturare la proposta concordataria, debba prendere posizione sulle sorti dei contratti in corso, in quanto la scelta in ordine alla prosecuzione o allo scioglimento ha ricadute sul trattamento dei crediti che ne derivano e può incidere profondamente sulla fattibilità del piano: nel caso di prosecuzione ad esempio il debitore deve valutare la presenza di risorse che gli consentano di adempiere regolarmente al contratto, mentre nel caso di scioglimento, dovrà considerare tra le passività da strutturare l'indennizzo da scioglimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Aprile 2014.


Contratti in corso di esecuzione - Parte integrante della proposta di concordato - Vaglio di veridicità e fattibilità del professionista attestatore - Necessità - Verifica del tribunale di conformità e funzionalità dello scioglimento alla soluzione concordataria presentata dall'imprenditore..
L'ipotesi della prosecuzione o dello scioglimento dei contratti di cui all'articolo 169 bis L.F. deve essere valutata dal proponente e gli effetti che ne conseguono devono formare oggetto del vaglio di veridicità e fattibilità del professionista attestatore nell'ambito della propria relazione ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F., mentre al tribunale spetta la verifica di conformità e di funzionalità dello scioglimento dei contratti alla soluzione concordataria in concreto presentata, fino al possibile diniego dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 162 L.F., laddove lo scioglimento o la prosecuzione siano palesemente in contraddizione con tale soluzione o con la sua sostenibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Radicale mutamento della proposta per effetto di comportamento consapevole del debitore - Venir meno della fattibilità giuridica - Inammissibilità..
L'emersione di costi in prededuzione (derivanti, nel caso di specie, dalla mancata comunicazione al terzo contraente dello scioglimento di un contratto in corso di esecuzione ex articolo 169 bis L.F.) che assorbano completamente le risorse destinate ai creditori chirografari, comporta un radicale cambiamento di identità della proposta causato da un comportamento consapevole dell'imprenditore e che si pone in contrasto con la volontà negoziale manifestata con il ricorso. In tale situazione, il tribunale, non ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 179 L.F., constatato il venir meno della fattibilità giuridica della proposta, rigetta la domanda di omologa del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Abuso dello strumento processuale - Domanda di concordato con riserva - Decorrenza del termine di un anno ex articolo 10 L.F. per la dichiarazione di fallimento..
È ravvisabile l'abuso dello strumento concordatario qualora la domanda di concordato con riserva venga presentata allo scopo di evitare la dichiarazione di fallimento per decorso del termine di un anno di cui all'articolo 10 L.F. dalla cancellazione o dalla cessazione dell'attività dell'imprenditore individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 27 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Deroga all'articolo 2112 c.c. - Limiti.
La deroga all'articolo 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis lett b-bis) dell'art. 47 della legge 428 del 2009 può avere ad oggetto esclusivamente le modalità di svolgimento del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario di lavoro eccetera), in quanto per incidere sui diritti assicurati dai commi 1 e 2 dell'articolo 2112 c.c. è necessario l'accordo stipulato con il singolo lavoratore interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 27 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Falcidia di tutti i crediti privilegiati - Ammissibilità - Falcidia del credito Iva in assenza di transazione fiscale - Ammissibilità..
Poiché il ricorso alla transazione fiscale da parte del debitore che propone il concordato preventivo ha natura facoltativa e l'articolo 160 ammette la possibilità di pagare soltanto in percentuale i crediti privilegiati di qualsiasi natura, il debitore che non ritenga conveniente l'utilizzo della transazione fiscale potrà sempre proporre il soddisfacimento parziale dei debiti tributari e contributivi incapienti. In tal caso, non troverà applicazione l'articolo 182 ter L.F., ma il principio generale di cui al citato articolo 160, il quale, in determinate condizioni, consente la falcidia in tutti i crediti privilegiati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 14 Marzo 2014.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Obbligo dell'imprenditore di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio - Garanzia di pagamento dei creditori in una misura percentuale prefissata - Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni - Procedura riconducibile alla più vasta categoria dei procedimenti di esecuzione forzata - Realizzazione della garanzia patrimoniale - Possibilità per i creditori di beneficiare del maggior ricavato dalla vendita dei beni rispetto a quanto promesso

Concordato preventivo con cessione dei beni - Somma ricavata dalla vendita notevolmente inferiore a quella necessaria a garantire il pagamento dei crediti nella percentuale indicata - Risoluzione - Esclusione - Applicazione dell'articolo 1984 c.c. in tema di cessio bonorum - Esclusione
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Nel concordato con cessione dei beni, l'imprenditore assume l'obbligo di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio dell'impresa e non di garantire il pagamento dei crediti in una misura percentuale prefissata. Nella domanda di concordato con cessione, l'indicazione della percentuale di soddisfacimento dei crediti è dunque necessaria al fine di consentire ai creditori di valutare la convenienza della proposta, nonché la sua fattibilità economica, ma, a meno di un'espressa previsione in tal senso, non costituisce manifestazione di una volontà negoziale sulla quale si forma il consenso o l'accettazione, perché ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessaria la soluzione della forma del concordato misto, in cui la cessione è accompagnata dall'impegno a garantire i creditori una percentuale minima di soddisfacimento, laddove l'oggetto dell'obbligazione del concordato con cessione è unicamente l'impegno a mettere i beni a disposizione dei creditori liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne diminuiscano sensibilmente il valore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il concordato con cessione dei beni prevede la realizzazione di un piano di tipo liquidatorio riconducibile, nella fase esecutiva, così come accade nella procedura fallimentare, alla più vasta categoria dei procedimenti in senso lato di esecuzione forzata, nel quale, pertanto, il ricavato della vendita dei beni va distribuito a favore dei creditori, i quali beneficiano dell'eventuale miglior risultato, rispetto a quello promesso, in ragione della garanzia generale per loro rappresentata dal patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che nel concordato con cessione dei beni, ove l'entità del soddisfacimento deriva dal risultato della liquidazione, sul quale non può esservi alcuna preventiva certezza, i creditori che, ciò nonostante, hanno approvato la proposta, possano chiedere la risoluzione nell'ipotesi in cui la somma ricavata dalla vendita dei beni si discosti, anche notevolmente, da quella necessaria a garantire il pagamento dei loro crediti nella percentuale indicata, non potendosi configurare inadempimento rispetto ad un'obbligazione che il debitore non ha assunto. In tal caso, l'inadempimento che giustifica la risoluzione potrà, piuttosto, essere invocato qualora il patrimonio conferito sia risultato privo delle qualità promesse ai sensi dell'articolo 1497 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Né argomenti in senso contrario possono trarsi dall'articolo 1984 c.c., norma dettata in tema di disciplina della cessio bonorum, la quale prevede che, se non vi è patto contrario, il debitore è liberato solo dal giorno in cui i creditori ricevono la parte loro spettante sul ricavato "nei limiti" di quanto ricevuto. Può, infatti, in linea di principio ritenersi che la cessio bonorum costituisca modello di riferimento del concordato con cessione, ma non vi è dubbio che tra i due istituti ricorrano notevoli divergenze, tali da non consentire l'applicazione pedissequa della disciplina codicistica alla procedura concorsuale, la più importante delle quali attiene proprio all'effetto esdebitatorio nei confronti di tutti i creditori, effetto che deriva dall'esecuzione del concordato nei termini in cui è stato accettato dalla maggioranza di costoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6022.


Concordato preventivo - Indicazione dei tempi di soddisfacimento - Giudizio di convenienza riservata ai creditori.
In assenza di previsioni legislative, la specificazione dei tempi di soddisfacimento nel concordato preventivo attiene al giudizio di convenienza riservato ai creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 14 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Causa concreta - Percentuale minima di soddisfazione - Fattispecie.
L’offerta a creditori chirografari di pagamenti parziali nella misura del 4,08% e dell’1% dei loro crediti non consente di ritenere realizzata la causa concreta del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Controllo sulla fattibilità giuridica - Esame degli atti che mettono a disposizione gli apporti dei terzi - Necessità..
Nel giudizio di omologa del concordato preventivo spetta al Tribunale il controllo sulla “fattibilità giuridica” del piano concordatario: tale verifica si realizza (anche) esaminando gli atti coi quali gli apporti dei terzi sono messi a disposizione degli organi della procedura per la loro liquidazione. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 27 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Scioglimento quale aspetto integrante e qualificante della proposta e del piano - Efficacia a seguito del consenso dei creditori e dell'omologa.

Contratti in corso di esecuzione - Scioglimento - Effetto sostanziale definitivo - Esclusione - Effetto procedimentale nell'ambito della proposta di concordato.
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Lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione non costituisce un momento avulso, ma un aspetto integrante e qualificante della proposta e del piano di concordato, il quale acquista efficacia non tramite una manifestazione di volontà del debitore, sia pur autorizzato dal tribunale o dal giudice delegato, ma a seguito del raggiunto consenso della maggioranza dei creditori e della successiva omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'autorizzazione allo scioglimento o alla sospensione dei contratti in corso di esecuzione di cui all'articolo 169-bis L.F. non determina di per sé l'effetto sostanziale del definitivo scioglimento del contratto, ma solo quello procedimentale di consentire al proponente di presentare ai creditori una proposta e un piano che lo prevedano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia, 23 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Fattibilità della proposta - Controllo del tribunale - Contenuto.

Concordato preventivo - Revoca del concordato ex articolo 173 L.F. - Attività di gran lunga superiori al fabbisogno concordatario - Irrilevanza di condotte omissive in ordine a voci del passivo e della eventuale erronea informazione dei creditori.

Concordato preventivo - Fattibilità giuridica della proposta - Compatibilità con norme inderogabili - Valutazione in concreto caso per caso.

Concordato preventivo - Trust - Compatibilità - Attività messe a disposizione da un terzo.
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In tema di fattibilità della proposta di concordato preventivo, rientrano nell'ambito del controllo riservato al tribunale la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del giudizio di fattibilità del piano, l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato, nonché l'eventuale inidoneità della medesima, se emergente prima facie, a soddisfare in qualche misura i crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il valore delle attività messe a disposizione della procedura di concordato preventivo (nel caso di specie da un terzo) sia nettamente superiore al fabbisogno concordatario, deve essere esclusa la possibilità di ritenere che le condotte omissive poste in essere dal debitore possano portare ad una erronea informazione dei creditori o integrare la fattispecie della dolosa pretermissione di voci del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La fattibilità giuridica della proposta deve essere intesa nel senso della compatibilità della medesima a norme giuridiche inderogabili, da valutarsi tenendo conto del contenuto della proposta stessa e delle finalità perseguite; i margini di intervento del giudice chiamato alla verifica in questione non sono, pertanto, identificabili a priori ed in astratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora la proposta di concordato preventivo si fondi anche sul ricavato dalla liquidazione di beni costituiti in trust di proprietà di un terzo, non si pongono i problemi di compatibilità dell'istituto del trust con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 e quindi di sottrazione agli organi della procedura concorsuale dei beni che costituiscono la garanzia patrimoniale del debitore. (Nel caso di specie la proposta destinava alla soddisfazione dei creditori concordatari il 15% del ricavato dalla liquidazione dei beni costituiti in trust da un terzo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 17 Gennaio 2014.


Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Valutazione della meritevolezza - Rilevanza della causa dell'atto e della mera liceità - Comparazione degli interessi coinvolti..
La valutazione di meritevolezza dell'interesse di cui all'articolo 2645 ter c.c. deve essere effettuata non solo con riferimento agli effetti dell'atto costitutivo del vincolo di destinazione ma anche con riferimento alla sua causa. Va, inoltre, precisato che il richiamo all'articolo 1322 c.c. non consente di individuare la meritevolezza unicamente nell'ambito della pubblica utilità o della solidarietà sociale e che la mera liceità dell'atto non rende di per sé l'atto meritevole di tutela, dovendosi, invece, a tal fine comparare l'interesse realizzato mediante l'atto di destinazione con quello dei soggetti che da tale atto subiscono eventuali pregiudizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Vincolo di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo sui beni del debitore che richiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo - Illegittimità - Fattispecie..
Non è meritevole di tutela ai sensi degli articoli 2645 ter e 1322 c.c. l'atto costitutivo di un vincolo di destinazione sui beni del debitore che chiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo nell'ipotesi in cui il vincolo sia istituito a favore dei soli creditori risultante delle scritture contabili e che limiti la costituzione di cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Trust - Funzione di garanzia di adempimento di un'obbligazione - Trasferimento della proprietà - Esclusione - Applicazione dell'imposta di registro in misura fissa..
Ha funzione di garanzia e non traslativa - con conseguente applicazione dell'imposta di registro in misura fissa - il trust che abbia come scopo non il trasferimento di proprietà e ricchezze da disponente a trustee, bensì quello di segregare determinati beni per garantire l'adempimento di una obbligazione, con facoltà per il creditore di alienare detti beni qualora il disponente non adempia all’obbligazione e dovere di restituzione dei medesimi al termine della durata del trust in caso di adempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Padova, 19 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Esclusione.

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Beni destinati alla liquidazione - Soddisfazione del creditore subito dopo la liquidazione.

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per i creditori privilegiati - Esclusione del diritto di voto - Pagamento differito - Pagamento integrale - Esclusione.
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Dall'interpretazione degli articoli 160, comma 2, 177 e 186 bis L.F. si ricava la regola che i creditori privilegiati debbono essere pagati immediatamente dopo l'omologa o in tempi corrispondenti a quelli di una liquidazione fallimentare e che non sono consentite dilazioni ulteriori, se non quella della moratoria annuale introdotta dal citato art. 186 bis per il solo concordato in continuità. L'interpretazione letterale delle norme citate, infatti, indica chiaramente che il legislatore ha inteso consentire esclusivamente una falcidia quantitativa del credito privilegiato, una falcidia collegata non ad una scelta discrezionale o ad una facoltà del proponente il concordato, bensì al dato oggettivo dell'incapienza patrimoniale attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Solamente nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. è consentita una moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, a meno che i beni sui quali insiste la prelazione siano destinati alla liquidazione, ipotesi, quest'ultima, in cui il creditore dovrà essere soddisfatto immediatamente dopo la liquidazione medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nell'art. 186 bis L.F., la quale esclude che la moratoria di un anno attribuisca ai creditori privilegiati il diritto di voto, costituisce la conferma del fatto che il pagamento differito, salvo il caso dell'ipotesi di cui si è detto, non può essere considerato un pagamento integrale ai sensi dell'articolo 177 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo – Impossibilità di pagare una minima percentuale ai creditori chirografari – Impossibilità di soddisfare la causa concreta della proposta – Inammissibilità..
Nel concordato preventivo, l’impossibilità di soddisfare anche solo in una percentuale minima il ceto creditorio chirografario impedisce di operare una valutazione positiva sulla fattibilità economica del piano concordatario, ovvero la idoneità a soddisfarne la causa concreta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 03 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Falcidia dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Verifica dei presupposti di cui all'articolo 160, comma 2, L.F. - Potere del tribunale - Sussistenza..
Compete al tribunale la verifica dei requisiti previsti dall'articolo 160, comma 2, L.F. perché il piano di concordato possa prevedere la soddisfazione dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 27 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Falcidia dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Verifica dei presupposti di cui all'articolo 160, comma 2, L.F. - Comparazione con le ordinarie procedure esecutive individuali..
Il parametro in base al quale il tribunale deve verificare la sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 160, comma 2, L.F. per la falcidia dei creditori muniti di ipoteca è costituito dalla somma ricavabile attraverso le ordinarie procedure esecutive individuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 27 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Presentazione di una seconda proposta - Crediti maturati nella vigenza della prima domanda - Prededuzione - Necessità - Inammissibilità.

Concordato preventivo - Formazione delle classi - Crediti generati dalla responsabilità di cui all'articolo 2497 c.c. per attività di direzione e coordinamento di società - Responsabilità sussidiaria - Formazione di apposita classe - Necessità.
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Qualora ad una prima proposta di concordato preventivo che non abbia avuto esito positivo, ne faccia seguito una seconda, questa deve prevedere, pena la sua inammissibilità, il beneficio della prededuzione in favore dei crediti sorti nella vigenza del primo concordato e ciò a prescindere dalla esatta loro quantificazione.

La responsabilità derivante dall'attività di direzione e coordinamento di società di cui all'articolo 2497 c.c. ha natura sussidiaria, subordinata all’incapienza del patrimonio della società sottoposta; ne consegue che, nell'ambito del concordato della società preposta, i crediti generati da tale responsabilità devono essere collocati in apposita classe.
Tribunale Rimini, 26 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Esistenza di crediti contestati - Necessaria indicazione della proposta - Informazione dei creditori..
La sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale impone alla società proponente il concordato preventivo - anche quando ritenga le relative pretese prive di fondamento - di farne espressa menzione nella proposta (eventualmente istituendo apposita classe ad essi riservata), assolvendo tale adempimento, sul quale il tribunale deve svolgere il controllo critico ai fini della regolarità della procedura e della valutazione dell’ammissibilità della proposta, ad una fondamentale esigenza di informazione dell’intero ceto creditorio. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 21 Novembre 2013.


Concordato preventivo in continuità aziendale – Causa concreta ed eccessiva durata dei tempi di adempimento – Incompatibilità con i dettami della Legge Pinto – Controllo di legittimità del Tribunale – Declaratoria di inammissibilità giuridica..
La causa concreta del concordato, intesa come funzione economica del medesimo, si invera necessariamente nel superamento della crisi, attraverso il soddisfacimento dei creditori in misura apprezzabile, in una qualsivoglia forma giuridicamente percorribile ed in un lasso di tempo ragionevolmente breve. Una anomala dilatazione della tempistica di acquisizione della liquidità necessaria per il pagamento dei creditori concorsuali è incompatibile persino con i dettami della Legge Pinto e si smarca a priori da qualsivoglia sindacato di convenienza del risultato economico conseguibile dai creditori, dovendosi ritenere che un pagamento eccessivamente dilazionato equivalga ad un “non pagamento”. Ne deriva la valutazione di inammissibilità giuridica del concordato. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 15 Novembre 2013.


Concordato preventivo liquidatorio – Fusione d’azienda in ambito endoconcordatario – Ammissibilità in astratto – Controllo di legittimità del Tribunale e verifica in concreto della sua compatibilità con la fattibilità giuridica del piano..
La fusione d’azienda è ammissibile quale modalità attuativa del concordato preventivo liquidatorio. Qualora tuttavia la fusione concretamente proposta nel piano rechi variabili attuative impronosticabili quanto agli esiti, sì da non consentire l’effettiva realizzabilità della causa concreta della procedura di concordato, e da non garantire il soddisfacimento, anche in misura ridotta, dei creditori chirografari, il controllo di legittimità del Tribunale, per come risultante all’esito della pronuncia delle S.U. n. 1521 del 23 gennaio 2013, impone la declaratoria di inammissibilità del concordato. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 13 Novembre 2013.


Concordato preventivo con riserva - Omesso deposito del piano e della documentazione nel termine fissato - Assenza di istanze o richieste di fallimento - Inammissibilità della procedura di concordato con riserva -  Proponibilità della domanda di concordato..
Il tribunale, a fronte del mancato deposito della proposta, del piano e della documentazione prescritta dall’art. 160, commi 2 e 3, L.Fall. entro il termine fissato ai sensi dell'articolo 161, comma 6, deve convocare il debitore in camera di consiglio e, in mancanza di istanze o richieste di fallimento, dichiarare semplicemente “inammissibile” la procedura di concordato con riserva, come si desume dal combinato disposto degli artt. 161, comma 6, e 162, comma 2, L.Fall., nonchè  dell’art. 161, comma 9, L.Fall., il quale in tal caso esplicitamente esclude, per i due anni successivi, l’ammissibilità di “altra domanda ai sensi del medesimo sesto comma” (concordato con riserva), ferma restando, dunque, la proponibilità di una vera e propria domanda di concordato preventivo, completa di tutti i suoi elementi, ex art. 161, commi 1, 2 e 3, L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Concordato con liquidazione dei beni - Domanda di accertamento e di condanna dei crediti - Domanda idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto - Legittimazione del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Litisconsorzio necessario..
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza sia "inutiliter data"; tale adempimento non è necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della applicazione del principio sopra enunciato, non assume rilievo il fatto che ad agire per l'accertamento del credito e della sua graduazione sia il debitore piuttosto che il creditore. A radicare un'ipotesi di litisconsorzio necessario del commissario liquidatore nelle cause di accertamento del credito è, infatti, l'idoneità di tale accertamento ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, operazioni che devono essere materialmente eseguite dai commissari liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Tempi previsti per l'adempimento - Aspetto che attiene alla convenienza del concordato - Valutazione riservata ai creditori..
Quello dei tempi previsti per l'adempimento è un aspetto che, lambendo il profilo della convenienza del concordato, va rimesso alla valutazione pacificamente riservata ai creditori, fatto salvo il caso limite di una dilatazione temporale non solo consistente, ma anche avulsa da una specifica progettualità economica del piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 07 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Valutazione del tribunale di elementi relativi alla fattibilità del piano - Violazione del limite del controllo di legalità sulla fattibilità giuridica della causa concreta del negozio - Inammissibilità.

Concordato preventivo - Controllo del tribunale sulla fattibilità - Limiti - Valutazione di convenienza intesa come probabilità di successo economico del piano e dei rischi inerenti - Inammissibilità.

Concordato preventivo - Epoca dell'adempimento dei creditori chirografari - Mancata indicazione nella proposta - Elemento ricavabile dal complesso delle altre determinazioni offerte ai creditori.
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Deve essere revocata la sentenza dichiarativa del fallimento -  impugnata unitamente al decreto che ha dichiarato l’inammissibilità del concordato - nel caso in cui il tribunale abbia erroneamente valutato elementi inerenti la fattibilità del piano oltrepassando il controllo di legalità sulla fattibilità giuridica della causa concreta del “negozio” concordatario (costituita dal superamento della situazione di crisi e dal soddisfacimento dei creditori, sia pure ipoteticamente modesto e parziale. (Nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva ritenuto che non vi fossero ragionevoli possibilità di conclusione di un contratto di affitto di azienda con impegno all'acquisto, sottoposto alla condizione sospensiva della conclusione di un accordo sindacale ai sensi dell'articolo 47 della legge n. 428 del 1990 e dei successivi accordi individuali, trascurando, tra l'altro, la possibilità alternativa di vendita frazionata del complesso aziendale per un valore pressoché analogo espressamente prospettata nella domanda di concordato e nel piano ed altresì supportata da apposite perizia di stima). (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)

Il Tribunale non può entrare nel merito del giudizio di convenienza (ovvero della probabilità di successo economico del piano e dei rischi inerenti); detto giudizio è infatti riservato alla sola valutazione dei creditori. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)

L’epoca dell’adempimento dei creditori chirografari, benché non specificata espressamente nella proposta, può ricavarsi dal complesso delle altre determinazioni offerte al vaglio dei creditori. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 07 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Sindacato del giudice sulla fattibilità economica - Limiti - Sindacato esteso a rilievi di carattere valutativo e prognostico - Esclusione..
In sede di giudizio di omologazione del concordato preventivo, il sindacato del giudice è limitato alla verifica della sussistenza o meno di un’assoluta e manifesta non attitudine del piano di concordato a raggiungere gli obiettivi prefissati. Pertanto il sindacato del giudice non si estende alla fattibilità economica quando la sua analisi comporti rilievi di carattere prognostico, per loro natura opinabili e suscettibili di errore. È dunque di esclusiva competenza dei creditori la valutazione circa la probabilità che si realizzino o meno eventi determinanti per il successo del piano di soluzione della crisi. (Margherita Falagiani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Credito privilegiato ex art. 2758 comma 2 c.c. - Pagamento integrale - Necessità, salvo espresso patto concordatario - Inesistenza nel patrimonio del debitore del bene gravato - Irrilevanza..
Salvo che sia diversamente previsto come espresso patto di concordato, consentito dall’art. 160 comma 2 l. fall., il creditore privilegiato ha diritto all’integrale soddisfazione anche qualora il bene gravato dal privilegio non sia presente nel patrimonio del debitore (fattispecie relativa al credito privilegiato per la rivalsa IVA ex art. 2758 comma 2 c.c.). (Margherita Falagiani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Fattibilità - Sindacato del giudice - Verifica diretta del presupposto - Distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica..
La fattibilità, intesa come prognosi di concreta realizzabilità del piano concordatario, è presupposto di ammissibilità del concordato, sul quale il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che non è "di secondo grado", che non si esercita, cioè, sulla sola completezza e congruità logica dell'attestazione del professionista di cui all’articolo 161, comma 3, L.F., ma consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, con la precisazione che la fattibilità si distingue in fattibilità giuridica, intesa come non incompatibilità del piano con norme inderogabili, e fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Sindacato sulla fattibilità giuridica - Natura sostanzialmente illimitata - Fattibilità economica - Natura prognostica e opinabile con margini di errore - Sindacato riservato ai creditori..
Mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica non ha particolari limiti, quello sulla fattibilità economica richiede, invece, valutazioni prognostiche fisiologicamente opinabili e comportanti un margine di errore, nel che è insito anche un margine di rischio del quale è ragionevole siano arbitri i soli creditori, in coerenza con l'impianto generale prevalentemente contrattualistico dell'istituto del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Profilo della fattibilità economica riservato al giudice - Assoluta e manifesta non attitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati - Realizzazione della causa concreta del concordato..
Con riferimento alla fattibilità economica, è individuabile un solo profilo su cui si esercita il sindacato officioso dal giudice (fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto): quello della verifica della sussistenza o meno di un’assoluta, manifesta non attitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, ossia a realizzare la causa concreta del concordato, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole (causa in astratto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Fattibilità economica - Catalogo di elementi prognostici e valutativi riservati ai creditori..
Nell'ambito del concordato preventivo, appartengono al profilo della fattibilità economica e sono, quindi, sottratti al sindacato del giudice in ragione del carattere valutativo e prognostico aspetti quali: a) la mancanza di impegni cogenti da parte delle banche per l'apporto di nuova finanza dopo l'omologazione; b) il forte deficit patrimoniale che ha comportato la totale perdita del capitale in itinere; c) la mancanza di garanzie circa le previste dismissioni di determinati beni immobili; d) la mancanza di copertura del fabbisogno concordatario per un determinato periodo mediante le risorse previste nel piano. Il carattere valutativo dei rilievi sub a) e c) è, infatti, evidente, non comportando la mancanza di impegni cogenti o la mancanza di garanzie necessariamente l'esclusione in futuro dell'apporto della nuova finanza o della vendita degli immobili al prezzo sperato; ma anche i rilievi sub b) e d) si sostanziano nella prognosi di un andamento negativo della futura attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Mancanza del bene oggetto del privilegio - Irrilevanza - Natura pattizia della limitazione di cui all'articolo 160, comma 3, L.F...
Il principio, secondo il quale la mancanza, nel compendio patrimoniale del debitore, del bene gravato da privilegio non impedisce, a differenza che nel fallimento, l'esercizio del privilegio stesso, con la conseguenza che il credito va soddisfatto integralmente, deve considerarsi applicabile anche nel concordato preventivo riformato dal Decreto Legislativo n. 169 del 2007, che ha introdotto la facoltà per il proponente di limitare la soddisfazione dei creditori privilegiati alla sola parte del loro credito che troverebbe capienza nell'ipotesi di liquidazione del bene gravato (L.F., articolo 160, comma 3 riformato). Tale possibilità è, infatti, configurata dalla legge come l'effetto di un patto concordatario, con la conseguenza che, in mancanza di una proposta che dia luogo a un tale patto, non può che farsi applicazione della regola generale di cui si è detto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Ammissione - Credito privilegiato - Pagamento integrale - Necessità - Inesistenza, nel patrimonio del debitore, di bene gravato da privilegio speciale - Irrilevanza - Condizioni - Conseguenze - Fattispecie successiva al d.lgs. n. 169 del 2007.
Anche nel concordato preventivo, come riformato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, vale la regola generale, secondo cui, a differenza che nel fallimento, la mancanza nel compendio patrimoniale del debitore del bene gravato da privilegio non impedisce l'esercizio del diritto di prelazione, con la conseguenza che il credito va soddisfatto integralmente; ciò a condizione, però, che il proponente non si sia avvalso della facoltà, introdotta dal novellato art. 160, terzo comma, legge fall., di limitare la soddisfazione dei creditori privilegiati alla sola parte del loro credito, che troverebbe capienza nell'ipotesi di liquidazione del bene gravato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Concordato preventivo di gruppo - Interesse dei creditori e delle società interessate - Attività liquidatoria unitaria - Ammissibilità..
In assenza di una espressa disciplina normativa, può condividersi l’idea che sia possibile utilizzare lo strumento del concordato preventivo di gruppo laddove ciò risponda all’interesse dei creditori e delle società e favorisca un’attività liquidatoria unitaria in considerazione delle strette connessioni esistenti tra le società stesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 05 Novembre 2013.


Nel concordato preventivo, il debito IVA deve essere sempre pagato per intero, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, poiché la norma che lo stabilisce va considerata inderogabile e di ordine pubblico economico internazionale.

Reato di omesso versamento dell'Iva - Concordato preventivo - Facoltà del debitore di prevedere il pagamento dell'Iva mediante transazione fiscale o la redazione del piano.
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Costituisce diritto vivente il principio (espresso da ultimo da Cass. civ., 16 maggio 2012, n. 7667; ma nello stesso senso anche da Cass. civ, 4 novembre 2011, n. 22931) secondo cui "In tema di omologazione del concordato preventivo con transazione fiscale, secondo l'istituto di cui all'art. 182 ter L.F., anche per le procedure cui non sia applicabile "ratione temporis" l'art. 32 del d.l. 29 novembre 2008, n. 185 (convertito nella legge 28 gennaio 2009, n. 2), che ha modificato il primo comma dell'art. 182 ter l.f., prevedendo espressamente che la proposta, quanto all'IVA, può configurare solo la dilazione del pagamento, sussiste l’intangibilità del predetto debito d'imposta. Le entrate derivanti dall'applicazione di un'aliquota uniforme, valida per tutti gli Stati membri, agli imponibili relativi a detto tributo, costituiscono, infatti, risorse proprie iscritte nel bilancio dell'Unione europea, con la conseguenza che il relativo credito, il quale attiene comunque a tributi costituenti risorse proprie dell'Unione europea, non può essere oggetto di accordo per un pagamento parziale neppure ai sensi dell'art. 182 ter nella versione introdotta dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5." (Franco Benassi - Riproduzione riservata)

L'accesso alla procedura di concordato preventivo è atto di autonomia privata, d'iniziativa del debitore, che mira a sfociare nel cd. patto concordatario con i creditori. Si tratta, quindi, di una scelta tutta interna alla volontà del debitore, che, come tale, non può portare ad elidere gli obblighi giuridici, specie quelli aventi rilievo pubblicistico, quali l’obbligo del versamento dell'IVA, la cui omissione è sanzionata penalmente. Al debitore che chiede l’accesso alla procedura di concordato preventivo, sono, infatti, offerte varie soluzioni, quali la transazione fiscale o la redazione di un piano che, presentato tempestivamente ed in presenza di risorse che permettono il pagamento dei creditori di grado poziore, consenta il pagamento integrale dell’Iva. (La Corte di cassazione ha riformato la decisione con la quale il Tribunale di Napoli, ritenendo l’insussistenza del rato di omesso versamento dell’Iva per essere la società stata ammessa alla procedura di concordato preventivo in data antecedente alla scadenza del pagamento, ha annullato il decreto di sequestro preventivo per equivalente sui beni del legale rappresentante indagato per il reato di omesso versamento dell’iva cui all’art. 10 del d.lgs. n. 74 del 2000) (Franco Benassi - Riproduzione riservata)
Cassazione penale, 31 Ottobre 2013, n. 44283.


Concordato preventivo - Falcidia del credito Iva - Assenza di transazione fiscale - Ammissibilità..
Il divieto di falcidia del credito relativo all'Iva costituisce un limite imposto esclusivamente alla proposta di transazione fiscale, finalizzata a regolare in modo definitivo i rapporti con il fisco nell'ambito del concordato, onde evitare che i possibili mutamenti del carico fiscale possano compromettere l'esito della procedura; tale divieto non può, pertanto, essere esteso in via analogica alla disciplina generale del concordato di cui all'articolo 160 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 24 Ottobre 2013.


Credito Iva - Falcidia - Concordato privo di transazione fiscale - Ammissibilità..
Il trattamento dell'Iva e delle ritenute previdenziali contemplato nell’ambito della sola transazione fiscale trova giustificazione nello “scambio”, caratteristico dell'istituto in questione, tra erario (o enti previdenziali) e debitore proponente, laddove nell'ambito concordatario può, invece, ritenersi ammissibile la falcidia di detto credito al pari di tutti gli altri crediti muniti di privilegio generale, con l'unico limite sancito dall'articolo 160, comma 2, L.F., nel rispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 22 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - In capienza dei creditori muniti di causa di prelazione - Falcidia del credito Iva - Legittimità..
La falcidia del credito Iva, degradato al chirografo per incapienza degli importi destinati a soddisfare i creditori muniti di una legittima causa di prelazione, non è di ostacolo all'omologa del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 12 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Termine di cinque anni per la liquidazione dei beni - Valutazione da parte dei creditori..
La proposta di concordato preventivo che prevede un termine di cinque anni per la liquidazione dei beni deve essere sottoposta al voto dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Falcidia dei crediti per Iva e ritenute - Inammissibilità - Deroga al sistema dell'ordine dei privilegi - Esclusione - Pagamento di Iva e ritenute quale pre-condizione all’ammissibilità del concordato..
La regola secondo la quale l’imprenditore che presenta un piano concordatario deve necessariamente prevedere l'integrale pagamento del credito erariale per Iva e ritenute operate e non versate, non pone alcuna deroga al sistema della graduazione ordinaria dell'ordine delle cause legittime di prelazione: la previsione del pagamento integrale obbligatorio non sottrae il credito erariale al regime della concorsualità, cioè all’ordine dei privilegi ed ai tempi dei pagamenti con i riparti ordinari, né introduce un'ipotesi di prededuzione (posto che manca una previsione normativa espressa che qualifichi il credito come tale), ma impone una sorta di precondizione all’ammissibilità del concordato, nel senso che occorre procedere all’attribuzione allo Stato delle risorse di sua esclusiva pertinenza per Iva e ritenute prima di poter accedere a qualsiasi ipotesi di accordo concorsuale con gli altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Arco temporale necessario al raggiungimento dell'equilibrio economico - Lasso di tempo ragionevole e coerente con le effettive capacità di previsione..
La best practice cui dovrebbe informarsi la redazione dei piani prevede che l'arco temporale del piano necessario al raggiungimento dell'equilibrio economico sia contenuto in un lasso di tempo ragionevole e che sia coerente con le effettive capacità di previsione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Attestazione di fattibilità del piano - Stime previsionali e cautele per il mancato raggiungimento degli obiettivi - Necessità..
E' inidonea ad assolvere alla sua funzione l'attestazione del professionista non accompagnata da stime previsionali e cautele contro possibili effetti negativi dovuti al mancato raggiungimento delle soglie preventivate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Modesta soddisfazione dei creditori - Alternativa preferibile rispetto liquidazione fallimentare - Venir meno della causa concreta del concordato - Esclusione.

Concordato preventivo - Trasformazione di società in accomandita semplice in società in nome collettivo - Venir meno delle garanzie dei soci accomandanti - Motivo di opposizione all’omologa - Esclusione.
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L'attribuzione ai creditori di una modesta percentuale di soddisfacimento (nella specie pari all'1%) non determina il venir meno della causa tipica del concordato che è quella di garantire, seppure in maniera talvolta minimale, una percentuale di soddisfacimento ai creditori che si prospetti come alternativa migliore rispetto alla liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'operazione, subordinata all'omologa del concordato, di trasformazione di una società in accomandita semplice in società in nome collettivo che abbia la conseguenza di far venir meno le garanzie fideiussorie prestate dai soci accomandanti divenuti soci illimitatamente responsabili della società in nome collettivo non può costituire motivo di opposizione all'omologa del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 19 Settembre 2013.


Transazione fiscale - Crediti per Iva e contributi previdenziali - Principio generale della falcidia dei crediti privilegiati - Debitore che non si avvalga della transazione fiscale..
Premesso che il ricorso alla transazione fiscale da parte del debitore è facoltativo e che l'articolo 160 L.F. ammette la possibilità di pagare soltanto in percentuale i crediti privilegiati di qualsiasi natura, il debitore che non ritenga conveniente l'utilizzo della transazione fiscale potrà sempre proporre il soddisfacimento parziale dei debiti tributari e contributivi incapienti. In tal caso, non troverà applicazione l'articolo 182 ter L.F. ma il principio generale di cui al citato articolo 160, il quale, in determinate condizioni, consente la falcidia di tutti i crediti privilegiati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 31 Luglio 2013.


Concordato preventivo – Falcidia dell’Iva – Divieto limitato alla transazione fiscale – Estensione analogica alla disciplina generale del concordato – Inammissibilità..
Il divieto di falcidia del credito per Iva costituisce un limite imposto esclusivamente alla proposta di transazione fiscale finalizzata a regolare in modo definitivo i rapporti per il fisco nell’ambito del concordato onde evitare che possibili mutamenti del carico fiscale possano compromettere l’esito della procedura; tale divieto e non può, pertanto, essere esteso in via analogica alla disciplina generale del concordato, posta dall’art. 160 l.f.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 27 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - In genere - Legittimazione all'opposizione - Qualunque interessato - Nozione - Riferibilità ai soli creditori dissenzienti - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di legittimazione alla opposizione nel giudizio di omologazione del concordato preventivo, la locuzione "qualunque interessato", prevista dall'art. 180, secondo comma, legge fall., non è necessariamente riferibile soltanto a soggetti diversi dai creditori, essendo invece suscettibile di comprendere i creditori non dissenzienti, quali coloro che non abbiano votato favorevolmente alla proposta per non aver preso parte all'adunanza fissata per il voto, o perché non convocati o, ancora, perché non ammessi al voto o, infine, perché astenuti; tali soggetti, infatti, prospettano l'interesse diretto e attuale al giudizio per contrastare l'omologazione, in riferimento al trattamento loro riservato, al di là e in aggiunta a chiunque altro, a qualunque titolo, abbia interesse ad opporsi all'omologazione. (Fattispecie relativa ai creditori fiscali astenuti all'adunanza dei creditori e successivamente autori di dichiarazione contraria alla transazione fiscale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2013.


Dichiarazione di fallimento e concordato preventivo - Rapporti tra le due procedure - Pregiudizialità - Esclusione - Permanenza del rapporto di conseguenzialità in ogni fase del procedimento di concordato fino alla omologazione..
Il rapporto di pregiudizialità logica tra il procedimento per dichiarazione di fallimento e quello di concordato preventivo deve essere escluso (il rapporto tra le due procedure si configura, infatti, quale fenomeno di conseguenzialità e di assorbimento determinante una mera esigenza di coordinamento tra i procedimenti) non soltanto nella fase preparatoria della domanda di concordato, ma in ogni fase successiva del procedimento, anche di avvenuta ammissione, fino alla sua cessazione per effetto della omologazione ai sensi dell'articolo 181 L.F. Soltanto con la formazione di tale giudicato, infatti, una volta che sia stato definitivamente rimosso lo stato di crisi, viene meno il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità - Requisiti - Riconoscimento ai creditori di una sia pur minima percentuale del credito - Realizzazione del piano in tempi ragionevolmente contenuti.

Concordato preventivo - Termine per l'esecuzione del piano - Termine ragionevolmente contenuto - Concordati di natura liquidatoria.
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Nell'ambito del giudizio di fattibilità del concordato preventivo riservato al giudice rientra anche il controllo in ordine al riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minima parte del credito da essi vantato nonché in ordine alla circostanza che tale riconoscimento e quindi la realizzazione del piano concordatario abbia luogo in tempi ragionevolmente contenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il concordato preventivo deve portare alla soddisfazione dei creditori nella misura prevista in un termine ragionevolmente contenuto che per le procedure di natura liquidatoria non può superare quello indicato dal legislatore per i concordati con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 13 Giugno 2013.


Concordato preventivo - Falcidia dei crediti Iva e per ritenute - Inammissibilità..
È inammissibile la proposta di concordato preventivo che prevede la falcidia del credito Iva e per ritenute in violazione dell'articolo 182 ter L.F., il quale esprime un principio di carattere generale e comunque applicabile ad ogni proposta concordataria con o senza transazione fiscale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 11 Giugno 2013.


Concordato con continuità aziendale – Affitto di azienda – Previsione della successiva cessione dell’azienda all’affittuario – Necessità.

Concordato con continuità aziendale – Pagamento dei creditori privilegiati – Moratoria – Superamento del limite  temporale attraverso la formazione del consenso maggioritario sulla proposta – Impossibilità.

Concordato con continuità aziendale – Piano che preveda tempistiche di pagamento eccessivamente dilatate – Esclusione di qualsiasi sindacato di convenienza del risultato economico – Venir meno della causa concreta della proposta.
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Il contratto di affitto di azienda è compatibile con lo strumento del concordato con continuità aziendale quando è propedeutico alla successiva cessione dell'azienda funzionante all'affittuario, cessione che deve, pertanto, essere prevista come obbligatoria nella proposta di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il limite temporale della moratoria stabilito dall'articolo 186 bis, comma 2, lett. c, L.F. non può essere superato attraverso la formazione del consenso sulla proposta concordataria con il sistema delle maggioranze di cui all'articolo 177 L.F.; detto limite può, infatti, essere derogato solo mediante singole pattuizioni (che dovranno essere allegate alla domanda di concordato) con i creditori privilegiati coinvolti, oppure mediante il meccanismo di cui all’art. 182 bis L.F. che modula l’accordo al di fuori dalla sede giurisdizionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La proposta concordataria in continuità aziendale che si basi su un piano industriale di pagamenti dalle tempistiche eccessivamente dilatate sfugge a qualsivoglia sindacato di convenienza del risultato economico conseguibile dai creditori e non consente di ritenere sussistente il rapporto sinallagmatico, tipico della procedura di concordato preventivo, tra soddisfacimento dei creditori e soluzione della crisi. Ciò comporta il venir meno della causa concreta della proposta e la sua inammissibilità (cfr. Cass. S.U. civ. n. 1521 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 11 Giugno 2013.


Concordato preventivo – Concordato preventivo senza transazione fiscale – Pagamento integrale di iva e ritenute – Necessità – Esclusione..
La prescrizione del pagamento per intero di iva e ritenute previsto dall’art. 182 ter l.f. per il concordato preventivo con transazione fiscale non è applicabile al concordato preventivo senza transazione fiscale per ragioni letterali, sistematiche e costituzionali: da un lato, infatti, è regola non introdotta tra i requisiti generali del concordato preventivo ed eccezionale in quanto derogante alla regola cardine del rispetto dell’ordine dei privilegi e dall’altro lato la sua applicazione estensiva contrasterebbe con i principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza in quanto non prevista anche per il fallimento, per il concordato fallimentare e per le procedure esecutive individuali (eccezion fatta per quelle con ricorso all’istituto del sovra-indebitamento) ed in quanto renderebbe inammissibili tutti i concordati per i quali l’imprenditore non possiede moneta per il pagamento dei creditori privilegiati sino alla diciannovesima posizione dell’art. 2778 c.c.. (Francesca Goggiamani) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 29 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Obbligo di pagamento integrale di Iva e ritenute - Incapienza del patrimonio del debitore - Inammissibilità del concordato..
La proposta di concordato preventivo deve necessariamente prevedere il pagamento integrale dei crediti relativi ad iva e ritenute e ciò anche quando nel patrimonio del debitore mancano i beni sui quali insiste il privilegio che li assiste. Da ciò consegue che qualora il patrimonio del debitore non permetta il pagamento di tali crediti, il concordato sarà possibile solo mediante l’apporto di beni di terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Pagamento integrale di Iva e ritenute - Conseguente obbligo di pagamento integrale dei crediti con privilegio potiore - Esclusione..
La norma che nel concordato preventivo impone il pagamento integrale di iva e ritenute anche quando nel patrimonio del debitore mancano i beni sui quali insiste il privilegio che assiste detti crediti non comporta che debbano essere pagati integralmente anche i crediti con privilegi di grado potiore, potendo per questi ultimi essere offerto il pagamento nei limiti di capienza del patrimonio mobiliare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Ammissibilità - Contenuto e limiti - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione..
In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013, n. 13083.


Concordato preventivo - Fattibilità - Nozione - Prognosi di concreta realizzabilità del piano - Presupposto di ammissibilità del concordato - Sindacato diretto del giudice, non di secondo grado rispetto all'attestazione del professionista

Fattibilità del piano concordatario - Distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica - Nozione

Fattibilità economica del piano concordatario - Valutazioni prognostiche opinabili e comportanti un margine di errore e di rischio - Valutazione spettante esclusivamente ai creditori

Concordato preventivo - Sindacato del giudice tendenzialmente illimitato sulla fattibilità giuridica - Sindacato sulla fattibilità economica limitato alla assoluta non attitudine del piano a realizzare la causa concreta del concordato - Minima soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole - Fattispecie

Concordato preventivo - Pendenza di istanze di fallimento - Audizione del debitore nell'ambito della procedura per dichiarazione di fallimento - Ammissibilità
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La fattibilità, intesa come prognosi di concreta realizzabilità del piano concordatario, costituisce un presupposto di ammissibilità del concordato, sul quale il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che non è "di secondo grado", che non si esercita, cioè, sulla sola completezza e congruità logica dell'attestazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, L.F., ma consiste nella verifica diretta del presupposto stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La fattibilità del piano concordatario si distingue tra fattibilità giuridica, intesa come incompatibilità del piano con norme inderogabili, e fattibilità economica, intesa come realizzabilità in concreto del medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La valutazione della fattibilità economica del piano concordatario è intrisa di valutazioni prognostiche fisiologicamente opinabili e comportanti un margine di errore, nel che è insito anche un margine di rischio, del quale è ragionevole che siano arbitri i soli creditori, in coerenza con l'impianto generale prevalentemente contrattualistico dell'istituto del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica del piano concordatario non incontra particolari limiti, quello relativo alla fattibilità economica può avere ad oggetto esclusivamente la verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta non attitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, ossia a realizzare la causa concreta del concordato, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minima soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole. In questa ipotesi, il sindacato officioso del giudice è consentito in quanto, di fronte alla manifesta irrealizzabilità del piano non si pone la necessità di effettuare valutazioni o di assumere rischi di sorta. (Nel caso di specie, è stata cassata la sentenza con la quale la Corte di appello ha respinto il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento, esprimendosi in termini dubitativi circa la possibilità della società affittuaria dell'azienda di produrre risultati imprenditoriali sufficienti ad assicurare il pagamento del canone d'affitto occorrente al soddisfacimento delle esigenze del concordato, dubbi che, a parere della Corte di cassazione, hanno comportato 1 sconfinamento nel merito della valutazione di fattibilità economica del piano, sul quale il giudice non può direttamente intervenire). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il tribunale intenda procedere alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, può procedere all'audizione del deditore nell'ambito di eventuali istanze di fallimento, data la stretta connessione tra i due procedimenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2013, n. 11423.


Concordato preventivo - Potere del giudice di censurare la mancata formazione delle classi - Abuso del diritto - Uso strumentale da parte del debitore della procedura - Nullità ex articolo 1418 c.c...
Il potere del giudice di censurare la mancata formazione di classi può giustificarsi solamente quando la scelta del debitore si concreti in un vero e proprio abuso del diritto in ambito concorsuale, ipotesi, questa, riscontrabile solamente in casi limite, nei quali l'uso strumentale della procedura concordataria da parte del debitore assume rilevanza casuale genetica tale da determinare la nullità del contratto ex articolo 1418 c.c. rilevabile anche d'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Credito privilegiato - Pagamento integrale - Necessità - Inesistenza, nel patrimonio del debitore, di bene gravato da privilegio speciale - Irrilevanza - Ragioni - Conseguenze - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007..
La disciplina del concordato preventivo, vigente anteriormente alle modifiche di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 (inapplicabile, nella specie, "ratione temporis"), caratterizzata dalla inapplicabilità dell'art. 54 legge fall., e dalla condizione essenziale ed indefettibile dell'integrale pagamento dei creditori privilegiati, comporta che, a differenza del fallimento, la mancanza nel compendio patrimoniale del debitore del bene gravato da privilegio non ne impedisce l'esercizio, con la conseguenza che il credito resta privilegiato ed è concretamente riconoscibile la prelazione in sede di riparto dell'attivo. In un tale contesto, infatti, il privilegio assume rilevanza esclusivamente come qualità del credito, che, ex art. 2745 cod. civ., sorge privilegiato in ragione della sua causa secondo le disposizioni di legge, mantenendo, poi, tale qualità per l'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12064.


Concordato preventivo - Apporto di nuova finanza da parte del socio di società a responsabilità limitata - Fattispecie..
Il Tribunale di Chieti ha ritenuto legittima ed accolto la proposta di concordato preventivo con alterazione della par condicio mediante apporto di nuova finanza da parte del socio unico di s.r.l. in quanto svincolata dalla previsione del comma III, art. 182 quater L.F. ed irrilevante sia sull’attivo che sul passivo del debitore come prescritto dalla Corte di cassazione con sentenza 8 giugno 2012, n. 9373, in quanto il piano prevede l’apporto mediante istituzione di trust autodichiarato liquidatorio o, in subordine, il transito sui conti d’ordine del debitore. (Luca Cosentino) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 14 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Contenuto - Verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta - Ammissibilità - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione - Causa concreta del piano - Rilevanza..
In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo di legittimità - che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato preventivo - non è limitato alla completezza, alla congruità logica e alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro. Con particolare riguardo al concordato preventivo con cessione di beni, il controllo di legittimità consiste nella verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11014.


Concordato preventivo – Obbligo pagamento integrale iva anche al di fuori dell’ipotesi di transazione fiscale ex art. 182ter L.F. – Non sussistenza..
La previsione che il credito iva sia trattato come gli altri crediti privilegiati nell’ambito di una procedura esecutiva (quale il concordato preventivo) e debba, dunque, scontare gli eventuali limiti di incapienza del patrimonio del debitore non pare andare incontro ad alcuna violazione dei principi comunitari. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

Se la volontà del legislatore fosse stata quella di creare un trattamento “superprivilegiato” per il credito iva, per le menzionate esigenze comunitarie, ben avrebbe potuto disporne una diversa collocazione nell’ordine dei privilegi; la collocazione della disposizione all’interno dell’art. 182 ter L.F. ne evidenzia la diretta attinenza con l’istituto della transazione fiscale. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

L’intento sottostante alla riforma del concordato preventivo (e della legge fallimentare in generale) è nel senso di facilitare l’uscita dalla crisi imprenditoriale attraverso il ricorso alle procedure di concordato preventivo e non renderla più ardua (come sarebbe certamente accedendo all’interpretazione accreditata dalla Suprema Corte). (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 07 Maggio 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Debito per IVA – Obbligo di pagamento integrale – Sussistenza – Ordine pubblico economico internazionale – Transazione fiscale – Irrilevanza. .
Il debito per IVA va sempre pagato per intero nel concordato preventivo, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, atteso che la norma che lo prevede va considerata di natura inderogabile, come è confermato dalla disciplina della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, e ciò anche con finanza di terzi, posto che il pagamento al 100% dell’IVA deve integrare una previsione del piano concordatario, restando perciò indifferente alla provenienza della finanza occorrente. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Costituzione di autonoma classe composta dai crediti dei soci per finanziamenti postergati ex art. 2467 c.c...
Nel concordato preventivo, nella formazione delle classi, è corretta la costituzione di autonoma classe composta dai crediti dei soci per il rimborso dei finanziamenti effettuati a favore della società, postergati, ai sensi dell'art. 2467 c.c., rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, essendo diversa la loro posizione giuridica, differente sia dai privilegiati che dai chirografari, posto che la citata norma ne prevede il rimborso solo dopo il soddisfacimento degli altri creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Classe composta dai crediti dei soci per rimborso di finanziamenti postergati ai sensi dell'articolo 2467 c.c. - Diritto al voto - Sussistenza..
Nel concordato preventivo con classi, i creditori che appartengono alla classe composta dai crediti di rimborso dei soci per finanziamenti a favore della società postergati ai sensi dell'art. 2467 c.c. devono essere ammessi al voto, atteso che i crediti di cui sono titolari sono anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso per concordato, ed esigibili, non trovando applicazione nella specie l'esclusione di voto prevista dall'art. 177, comma 4, L.F., che è norma eccezionale, soggetta ad interpretazione restrittiva, non suscettibile di interpretazione analogica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Transazione fiscale - Interpretazione del combinato disposto degli articoli 160 e 182 ter L.F. - Pagamento integrale dell'Iva - Violazione del principio costituzionale del buon andamento della P.A. - Disparità di trattamento della P.A. rispetto agli altri creditori - Questione di costituzionalità - Non manifesta infondatezza..
Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 160 e 182 ter L.F., con riferimento all'articolo 97 della Costituzione, nella parte in cui, rendendo necessariamente inammissibile la proposta concordataria che non prevede il pagamento integrale dell'Iva, non consente alla Pubblica amministrazione di valutare in concreto la convenienza della proposta che prospetti un grado di soddisfazione del suo credito in misura pari al valore delle attività del proponente ed in misura superiore a quella derivante dalla liquidazione fallimentare, violando così il principio costituzionale del buon andamento della Pubblica amministrazione, il quale obbliga la stessa a seguire i criteri di economicità e di massimizzazione delle risorse, nonché in relazione all'articolo 3 della Costituzione, nella parte in cui non consente alla Pubblica amministrazione, contrariamente a quanto accade per tutti i creditori privilegiati, di accettare un pagamento inferiore al credito ma superiore a quello ricavabile dalla liquidazione del patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 10 Aprile 2013.


Concordato preventivo - Trust - Compatibilità del modello contrattuale del trust con le norme imperative in materia concorsuale - Giudizio di fattibilità giuridica del tribunale.

Concordato preventivo - Apporto di beni esterni al patrimonio del debitore - Utilizzo del trust - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Apporto di beni di terzi tramite trust - Creditori concordatari garantiti dai beni dei terzi - Nomina del commissario giudiziale in funzione di protector - Attribuzione al giudice delegato del compito di dirimere il contrasto fra protector e trustee.
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L’intersezione fra il modello contrattuale del trust con le disposizioni imperative che l’ordinamento giuridico italiano detta in materia concorsuale impongono particolari cautele ed una valutazione di compatibilità che nell'ipotesi di concordato preventivo si traduce in una valutazione di fattibilità giuridica affidata al tribunale, valutazione, questa, che è espressamente prevista dall’art. 15 della Convenzione dell’Aja 1 luglio 1985, resa esecutiva con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo cui “La Convenzione non ostacolerà l'applicazione delle disposizioni di legge previste dalle regole di conflitto del foro, allorchè non si possa derogare a dette disposizioni mediante una manifestazione della volontà, in particolare nelle seguenti materie: […] e) la protezione di creditori in casi di insolvibilità”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il trust può essere utilizzato nel concordato preventivo per consentire l'apporto di beni esterni al patrimonio del debitore allo scopo di rendere fattibile e di garantire i risultati prospettati ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il concordato preventivo preveda, tramite l'istituzione di un trust, l'apporto di beni di un terzo e alcuni creditori concordatari siano garantiti dal patrimonio del terzo, è opportuno che il nominando commissario giudiziale possa assumere la funzione di protector e che il trustee acquisisca il suo parere prima di procedere agli atti di alienazione dei beni; al giudice delegato potrà essere attribuito il compito di dirimere eventuali contrasti tra protector e trustee. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 04 Aprile 2013.


Concordato preventivo – Fattibilità economica riservata ai creditori – Aspetti demandati alla valutazione del tribunale..
Devono ritenersi esclusi dalla valutazione del Tribunale i giudizi sulla meritevolezza del debitore, al contenuto della proposta e alla percentuale minima offerta, nonché in ordine alla convenienza economica del concordato preventivo proposto, previsti nei previgenti artt. 160 e 181 l.fall. e attualmente invece rimessi alla valutazione esclusiva dei creditori, unitamente alla cd. “fattibilità economica”, in omaggio all'impronta  squisitamente negoziale che il legislatore ha voluto attribuire alla procedura.  In tale contesto, il giudizio del Tribunale  riguarderà: i) la sussistenza del requisito soggettivo (e cioè della qualità di imprenditore non piccolo ex art. l 1.fall.) e del requisito oggettivo, e cioè la sussistenza di uno "stato di crisi" dell'impresa, stato non meglio definito, ma nel quale possono essere ricomprese tutte quelle situazioni di difficoltà economica e finanziaria dell'impresa, sia che esse si siano già tradotte, sia che non si siano ancora attualmente tradotte (“cd. insolvenza prospettica”), nella  irreversibilità rilevante ai sensi dell’art. 5 l.fall.; ii) l'avvenuta articolazione di un piano tendente o alla ristrutturazione dei debiti o al pagamento dei crediti, “attendibile”, nel senso che i dati aziendali devono non solo essere veridici, ma i beni e le attività dell’azienda devono essere correttamente valutati e tale giudizio sulla corretta valutazione deve essere condotto dal Tribunale sulla base, ovviamente anche delle verifiche compiute su impulso del  commissario giudiziale; iii) la “fattibilità giuridica” del piano, nel senso che lo stesso deve presentare una certa coerenza rispetto alla proposta formulata, e cioè che il piano deve essere serio, ovvero concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle che si potranno concretamente ed effettivamente realizzare con un certo grado di ragionevolezza a seguito della eventuale attività liquidatoria demandata agli organi della procedura, in caso di cessione dei beni; ciò significa che la percentuale concordataria offerta deve, sulla base di una previsione seria e ragionevole (condotta ancora una volta sulla base delle verifiche del  commissario giudiziale), poter essere rispettata; altrimenti non potrebbe ritenersi conclusa quella fattispecie negoziale, sulla cui scia il legislatore della riforma ha voluto rileggere l'istituto in oggetto, scaturente tra la proposta concordataria e l'accettazione della stessa da parte dei creditori che hanno espresso il proprio voto in relazione a quel contenuto della proposta (cfr. in tal senso Cass. civ. S.U., 23 gennaio 2013, n. 1521). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 27 Marzo 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni – “Concordato di risanamento indiretto”..
Può essere definito quale “concordato di risanamento indiretto” (tale essendo quello in cui l’attività di impresa continua con lo stesso complesso aziendale gestito da un diverso soggetto) la proposta che preveda la cessione dei beni ai creditori e nel contempo la prosecuzione dell’attività mediante affitto dell’azienda ad altra società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 27 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Presentazione di più domande di concordato di contenuto diverso - Ammissibilità - Presentazione di domande identiche o con differenziazioni marginali con il fine di procrastinare il vaglio dell'istanza di fallimento - Inammissibilità - Abuso dello strumento concordatario..
Nulla vieta all’imprenditore in crisi che non sia stato capace una prima volta di incontrare l’interesse dei propri creditori di ripresentare una differente proposta che abbia effettivo carattere innovativo, prevedendo, ad esempio, una diversa formazione dell’attivo, ove eventualmente siano fatti confluire altri cespiti o finanziamenti ottenuti da terzi, un diverso contenuto satisfattivo del ceto creditorio in termini percentuali, differenti tempistiche di pagamento ovvero nuove forme di garanzia dei pagamenti già prospettati. Per contro non corrisponde a un interesse né dell’ordinamento, nel cui ambito anche al procedimento fallimentare deve essere assicurata una ragionevole durata, né del ceto creditorio perdere tempo a esaminare successive proposte concordatarie che abbiano identico contenuto, si differenzino per aspetti del tutto marginali e siano inidonee a mutare in concreto il quadro, giuridico e/o economico, già qualificato come inadeguato o insoddisfacente; una domanda di tal fatta, non perseguendo alcun interesse sostanziale se non quello di procrastinare il vaglio dell’istanza di fallimento, costituirebbe un chiaro abuso dello strumento processuale a disposizione dell’imprenditore in crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 12 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Offerta migliorativa successiva alla votazione - Inammissibilità - Obbligazione naturale..
Poiché le modificazioni alla proposta di concordato successive alla votazione dei creditori devono considerarsi inammissibili, l'impegno del debitore di pagare una percentuale maggiore che venga assunto dopo la votazione può essere considerato alla stregua di un'obbligazione naturale la quale, una volta adempiuta, non consente la ripetizione di quanto corrisposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Suddivisione dei creditori in classi - Discrezionalità del proponente - Verifica del tribunale circa la genuinità del voto..
Nel concordato preventivo la scelta di effettuare una suddivisione dei creditori in classi è rimessa alla discrezionalità dell'imprenditore proponente il concordato e il sindacato del tribunale deve limitarsi a verificare la presenza di omogeneità -per posizione giuridica e/o interesse economico- tra i creditori inseriti nella medesima classe, affinchè il voto espresso a maggioranza sia il più possibile genuino, evitando che il voto delle singole classi possa essere inquinato dalla posizione peculiare di taluno dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Suddivisione dei creditori in classi - Suddivisione tra istituti bancari e fornitori - Legittimità..
Nel concordato preventivo con suddivisione dei creditori in classi è del tutto legittima la collocazione in classi diverse di istituti bancari e fornitori, essendo differente e meritevole di valorizzazione la posizione soggettiva di chi eroga credito rispetto al fornitori di beni e servizi, differenziandosi sia per struttura imprenditoriale che per diversa capacità di sopportare un differimento nei pagamenti oltre che, di regola, per dimensione dei crediti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Suddivisione dei creditori in classi - Classe costituita dal solo socio accomandante - Ammissibilità..
Nel concordato preventivo di una società in accomandita semplice con suddivisione dei creditori in classi è corretta la costituzione di una classe costituita dal solo socio accomandante, quale creditore della società, posto che l'accomandante della società è portatore di un interesse economico rispetto all'approvazione del concordato differente da quello degli altri creditori e quindi è indispensabile che il suo voto sia espresso separatamente, mediante l’isolamento in un'apposita classe. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Marzo 2013.


Concordato con cessione dei beni - Cessione parziale - Presupposti - Conservazione dell'impresa - Violazione del principio della garanzia patrimoniale di cui all'articolo 2740 c.c...
La cessione parziale dei beni ai creditori è ammissibile solamente nell'ambito di un concordato che favorisca la conservazione dell'impresa; essa non può, pertanto, essere prevista in un concordato esclusivamente liquidatorio ove i creditori devono potersi soddisfare sull'intero patrimonio del debitore, così come previsto dall'articolo 2740 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 05 Marzo 2013.


Concordato preventivo di gruppo - Presupposti..
Deve ritenersi ammissibile la proposta concordataria relativa ad un gruppo di imprese a condizione che siano rispettate le regole della competenza territoriale del tribunale che su di essa dovrà pronunciarsi, che siano tenute distinte le masse attive e passive e che il calcolo delle maggioranze venga effettuato con riferimento ad ogni singola società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 05 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Limiti al controllo del tribunale sulla fattibilità economica del piano - Riclassificazione dell'attivo - Inammissibilità della valutazione della fattibilità..
È illegittimo il giudizio del tribunale, posto a fondamento della decisione di inammissibilità del concordato preventivo, nel quale entrino in discussione aspetti relativi alla fattibilità economica del piano, trattandosi di giudizio prognostico che presenta fisiologicamente margini di opinabilità ed implica possibilità di errore e, quindi, profili di rischio del quale devono farsi carico esclusivamente i creditori dopo che siano stati correttamente informati. (Nel caso di specie è stata riformata la decisione del tribunale, il quale, discostandosi dalla valutazione espressa dal professionista attestatore, aveva proceduto autonomamente ad una riclassificazione e riduzione dell'attivo ed aveva ritenuto invendibili determinati cespiti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 27 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Falcidia del credito Iva e dei crediti previdenziali - Ammissibilità..
Nell'ambito del concordato preventivo, deve ritenersi ammissibile la falcidia del credito Iva e per ritenute previdenziali al pari di tutti gli altri crediti muniti di privilegio generale, con l'unico limite sancito dall'articolo 160, comma 2, legge fallimentare, ivi compreso quello del rispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazione. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 29 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Compiti del professionista attestatore - Certificazione della veridicità dei dati - Valutazione sulla fattibilità del piano - Indipendenza e professionalità dell'attestatore..
Nel concordato preventivo, il professionista attestatore ha il compito di certificare la veridicità dei dati rappresentati dall'imprenditore e di esprimere una valutazione in ordine alla fattibilità del piano dallo stesso proposto, fornendo dati, informazioni e valutazioni sulla base di riscontri effettuati dall'interno, elementi, questi, che il giudice potrebbe altrimenti acquisire soltanto nominando un consulente tecnico. Il professionista attestatore, pur non essendo un consulente del giudice, deve, pertanto, avere caratteristiche di indipendenza (significativamente rafforzate dalla sanzioni penali di cui all'articolo 236 bis, legge fallimentare) e professionalità tali da garantire una corretta attuazione del dettato normativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Valutazione del professionista attestatore - Controllo del giudice - Prevalenza - Potere del giudice di discostarsi dal giudizio espresso dal professionista - Sussistenza..
Benché, nel concordato preventivo, al professionista attestatore sia demandato il compito di certificare la veridicità dei dati forniti dall'imprenditore e di esprimere una valutazione in ordine alla fattibilità del piano dallo stesso proposto, occorre precisare che il controllo del giudice su questi aspetti non è di secondo grado, destinato cioè a realizzarsi soltanto sulla completezza e congruità logica della motivazione offerta dal professionista anche sotto il profilo del collegamento effettivo tra i dati riscontrati ed il giudizio espresso; il giudice può, infatti, discostarsi dal giudizio espresso dal professionista, così come potrebbe fare a fronte di non condivise valutazioni di un suo ausiliario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Convenienza della proposta - Distinzione - Fattibilità giuridica e fattibilità economica - Distinzione e contenuti - Giudizio di fattibilità giuridica riservato al giudice - Giudizio di fattibilità economica riservato ai creditori..
Premesso che la fattibilità del piano di concordato non deve essere confusa con la convenienza della proposta (vale a dire con il giudizio di merito certamente sottratto al tribunale e riservato ai creditori), occorre precisare che la fattibilità, intesa come una prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta nei termini prospettati, implica una ulteriore distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica. La verifica della fattibilità giuridica spetta sicuramente al giudice, il quale dovrà esprimere un giudizio negativo sull'ammissibilità della proposta quando le sue modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili. È, invece, di competenza esclusiva dei creditori il giudizio in ordine alla fattibilità economica del concordato, posto che questa valutazione consiste in un giudizio prognostico che comporta margini di opinabilità e possibilità di errore che si traducono inevitabilmente in un fattore di rischio per i soggetti interessati; è quindi ragionevole, in coerenza con l'impianto generale dell'istituto del concordato preventivo, che di tale rischio si facciano esclusivo carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Individuazione dei margini di intervento del giudice - Causa concreta del concordato - Variabilità del contenuto della proposta - Valutazione delle concrete modalità proposte dal debitore - Contenuto necessario della proposta - Superamento della crisi e soddisfazione dei creditori..
Allo scopo di individuare i margini di intervento del giudice nell'ambito a lui riservato della valutazione della fattibilità giuridica del concordato, occorre individuare la causa concreta del procedimento di concordato sottoposto al suo esame, intendendosi per causa concreta le modalità attraverso le quali, per effetto ed in attuazione della proposta del debitore, le parti del procedimento intendono realizzare la composizione dei rispettivi interessi. Poiché, tuttavia, il legislatore non ha inteso predeterminare il contenuto della proposta e non è, quindi, possibile stabilire con una previsione generale ed astratta i margini dell'intervento del giudice, si dovrà tener conto delle concrete modalità proposte dal debitore per la composizione della propria esposizione debitoria, fermo restando che la proposta di concordato deve necessariamente avere ad oggetto il superamento della crisi e la soddisfazione in qualche misura dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Controllo del giudice sulla fattibilità - Completezza e regolarità della documentazione - Scopo dell'informazione ai creditori - Accertamento della fattibilità giuridica della proposta - Valutazione della effettiva idoneità alla regolazione della crisi ed alla soddisfazione dei creditori - Termini di adempimento della proposta - Rilevanza ai fini del giudizio di fattibilità del concordato..
Nel concordato preventivo, il controllo del giudice sulla fattibilità del concordato deve essere effettuato verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria di fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta (si pensi, a titolo esemplificativo, alla cessione di beni altrui), sia infine valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura consistente nella regolazione della crisi e nella soddisfazione almeno parziale dei creditori nel rispetto dei termini di adempimento previsti, profilo, quest'ultimo, che incide sulla valutazione della proposta nel suo complesso e di conseguenza sul giudizio di fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Giudizio di fattibilità esercitabili dal giudice - Correttezza della indicazione della misura della percentuale offerta ai creditori - Esclusione impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli che ne impediscono la liquidazione o ne alterino il valore..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, non rientra nell'ambito del giudizio di fattibilità esercitabile dal giudice un sindacato sull'aspetto pratico ed economico della proposta e, quindi, sulla correttezza della indicazione della misura di soddisfacimento percentuale offerta ai creditori. In questo tipo di concordato, infatti, la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione ed essendo al contrario sufficiente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, fatta ovviamente salva la possibilità che il debitore assuma una specifica obbligazione in tal senso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Convenienza economica - Giudizio riservato ai creditori - Necessità di una puntuale informazione - Oggetto - Compito del professionista attestatore e del commissario giudiziale..
Affinché i creditori possano esprimere il giudizio loro riservato sulla convenienza economica della proposta di concordato, concorrendo così a garantire il giusto esito della procedura, è necessario che essi ricevano una puntuale informazione circa i dati, le verifiche interne e le connesse valutazioni, incombenti, questi, che assumono un ruolo centrale nello svolgimento della procedura ed ai quali debbono provvedere dapprima il professionista attestatore (rispetto al quale il d.l. 83 del 2012, oltre a sottolinearne la necessaria indipendenza, ha introdotto pesanti sanzioni nel caso di falsità nelle attestazioni o nelle relazioni), in funzione dell'ammissibilità al concordato, e successivamente il commissario giudiziale prima dell'adunanza dei creditori ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2013.


Concordato preventivo – Convocazione del debitore per la declaratoria di inammissibilità e la eventuale dichiarazione di fallimento – Richiesta di un termine per la presentazione della domanda di concordato con riserva – Inammissibilità..
La richiesta di termine per presentare domanda di pre-concordato, avanzata all’udienza collegiale fissata per l’eventuale declaratoria di inammissibilità della originaria domanda di concordato e nella quale il debitore è stato convocato per rendere conto dei profili di inammissibilità (eventualmente modificando la proposta) e per l’eventuale e conseguente declaratoria di fallimento, integra uno sviamento dell’iter processuale idoneo a paralizzare ad libitum, in assenza delle condizioni di ammissibilità del concordato originariamente proposto, un eventuale istanza di fallimento del creditore, con conseguente ingiustificato pregiudizio della massa creditoria. (Nella fattispecie, la domanda di concordato era stata presentata nel periodo antecedente all’entrata in vigore del D. L. 83/2012 (cd. Decreto Sviluppo), il quale ha introdotto rilevanti novità nella disciplina del concordato preventivo, tra cui la possibilità per il debitore di presentare la domanda di ammissione “con riserva” e di depositare successivamente il piano e la proposta). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 15 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Convenienza della proposta - Valutazione riservata ai creditori..
La valutazione in ordine alla convenienza della proposta di concordato preventivo è riservata ai creditori e non è valutabile dal tribunale nemmeno in sede di opposizione all'omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Gennaio 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Debito per IVA – Obbligo di pagamento integrale – Sussistenza – Ordine pubblico economico internazionale – Transazione fiscale – Irrilevanza. .
Il debito per IVA va sempre pagato per intero nel concordato preventivo, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, atteso che la norma che lo prevede va considerata inderogabile e di ordine pubblico economico internazionale, come confermato dalla recentissima disciplina della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 27 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Relazione ex art. 160, comma 2, l.f. per il caso di falcidia dei creditori privilegiati - Sottoscrizione del professionista che assiste il debitore - Ammissibilità..
Neppure la disciplina attuale (più restrittiva di quella vigente all’epoca del deposito della domanda), vieta che la relazione ex art. 160, comma 2, l.f. in caso di falcidia dei creditori privilegiati sia sottoscritta dallo stesso professionista che assiste il debitore nella redazione della domanda di concordato. (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo - Previsione di determinata percentuale - Soddisfazione in concreto pari a zero - Possibilità di risultati superiori alle attese nel corso dell'attività liquidatoria..
Il fatto che la proposta di concordato preventivo preveda una determinata percentuale di soddisfazione che poi in concreto potrebbe essere pari a zero, non equivale a privare di qualsiasi soddisfazione una classe di creditori chirografari, non potendo escludersi che la loro soddisfazione possa derivare da risultati dell’attività liquidatoria superiori alle attese (nel caso di specie maggiori somme potevano derivare dall’annullamento di un accertamento tributario impugnato o dal mancato utilizzo di un fondo rischi relativo a svalutazioni risultate non necessarie). (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo - Formazione di una pluralità di classi con il medesimo trattamento - Oggettiva diversità di interessi - Ammissibilità..
La formazione di una pluralità di classi con il medesimo trattamento deve ritenersi ammissibile qualora sia giustificata da un’oggettiva diversità di interessi (nel caso concreto non può ritenersi giuridicamente identica la posizione dei creditori muniti di privilegio speciale garantiti aliunde con quella dei creditori muniti di privilegio generale, in relazione alla quota chirografaria non assistita da privilegio). (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo - Trattamento delle classi - Graduazione dei privilegi - Alterazione delle cause legittime di prelazione - Divieto del pagamento dei creditori di grado successivo quando non siano stati integralmente soddisfatti quelli di grado precedente..
L'articolo 160, legge fallimentare, nella parte in cui stabilisce che il trattamento riservato a ciascuna classe non può avere l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione, ha lo scopo di impedire la soddisfazione del creditore di grado successivo qualora non sia stato integralmente soddisfatto quello di grado precedente, salvo che siano utilizzate risorse finanziarie non provenienti dal patrimonio assoggettato al concorso che costituiscano apporti “neutri” di terzi estranei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Interessi pubblicistici alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza - Sussistenza - Potere interdittivo del tribunale sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Sussistenza in fase di ammissione al concordato - Finalità di consentire il voto ai creditori alle sole soluzioni contrattuali dotate di plausibilità giuridica ed economica.

Concordato preventivo - Natura prodromica, rispetto al giudizio riservato ai creditori, del potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano.

Concordato preventivo - Potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Giudizio di omologazione - Assenza di opposizioni - Sussistenza.

Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità del piano riservato al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori - Rischio di manovre fraudolente o truffaldine.
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Se è vero che nella regolazione dell'insolvenza e della crisi d’impresa intervengono, unitamente agli interessi privatistici dei creditori, anche rilevanti interessi pubblicistici dello Stato alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza, anche attraverso il ricorso a soluzioni negoziali rimesse all'autonomia privata del debitore e dei creditori, allora è necessario riconoscere al tribunale, già in sede di giudizio di ammissione al concordato, un potere interdittivo in ordine alla verifica di fattibilità giuridica ed economica del piano, così da fare in modo che siano sottoposte alla volontà negoziale dei creditori solo quelle soluzioni contrattuali dell’insolvenza e della crisi di impresa che siano dotate di plausibilità giuridica ed economica e tali da consentire ai creditori una corretta valutazione della convenienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano di concordato preventivo è prodromico rispetto al giudizio di convenienza riservato ai creditori, i quali vengono così posti in condizione di esprimere un consenso informato sui citati aspetti di fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere di controllo della fattibilità giuridica ed economica del piano deve essere riconosciuto al tribunale non solo nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo ma anche in quella di omologa ed anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La soluzione interpretativa che, nel concordato preventivo, vorrebbe demandare il giudizio sulla fattibilità del piano esclusivamente al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori comporta il rischio che la maggioranza del ceto creditorio avalli manovre fraudolente o truffaldine dell'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina, 18 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Previsioni di piano e proposta unitari - Separazione delle masse - Approvazione separata della proposta da parte dei creditori di ogni società - Necessità..
È ammissibile il cosiddetto concordato di gruppo, il quale preveda un piano unitario ed una proposta unitaria rivolta a tutti i creditori delle società del gruppo, a condizione però che la proposta preveda la separazione di ciascuna massa e l'approvazione separata  della proposta da parte dei creditori di ogni società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 24 Settembre 2012.


Concordato preventivo – Obbligatorietà del classamento – Indici..
In tema di concordato preventivo, il classamento non è obbligatorio se non sono proposte modalità satisfattive diverse per creditori con uguale posizione giuridica e che, quindi, è obbligatorio il classamento se sono proposte modalità diverse per creditori con uguale posizione giuridica o modalità uguali per creditori con diversa posizione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Falcidiabilità – IVA – Inammissibilità..
Il debito di Imposta sul Valore Aggiunto non è suscettibile di falcidia, a prescindere dalla circostanza secondo la quale la falcidiabilità sia prevista nell’ambito di una transazione fiscale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Mancanza di classamento – Proposizione di una nuova proposta – Abuso..
La mancanza di classamento (a fronte della palese disomogeneità di interessi e qualificazioni giuridiche), quale artificio per impedire la piena espansione del divieto ex art. 160 II comma l.f., e la proposizione di una nuova proposta di concordato, quale espediente per far recedere il subprocedimento ex art. 173 l.f., sostanziano un abuso dello strumento concordatario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 30 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari - Necessità.

Concordato preventivo - Valutazione del tribunale sulla fattibilità della proposta - Limiti - Condizioni - Valutazione dell'effettiva sussistenza dei dati e della idoneità delle poste attive a soddisfare i creditori chirografari - Necessità.

Concordato preventivo - Valutazione del tribunale della effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori - Rischio di realizzo dei beni immobili in situazione di crisi di mercato.
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Tra i requisiti di ammissibilità di una proposta di concordato preventivo vi è la prevedibilità del pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari. Ciò emerge dall'impianto della legge, la quale prevede la possibilità di falcidia delle classi dei creditori ma non la loro pretermissione e rimanda l'approvazione del concordato proprio al voto dei creditori chirografari. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)

Al tribunale non compete il giudizio sulla fattibilità in concreto del concordato preventivo, quel giudizio prognostico sull’effettiva capacità delle attività cedute a far fronte al passivo; il giudice è, tuttavia, tenuto a verificare l’effettiva sussistenza di tali dati e la loro idoneità a soddisfare almeno in minima parte i creditori chirografari. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che buona parte del valore attribuito agli immobili non fosse effettivamente realizzabile ed ha altresì sottolineato l'omissione nella proposta delle poste attive ricavabili da azioni recuperatoria e revocatorie di atti di cessione d’immobili e partecipazioni). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel compiere la valutazione dell'effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori del concordato, il tribunale non può ignorare il rischio di realizzo dei beni immobili derivante dalle attuali condizioni di crisi del mercato, le quali fanno transitare l'alea da un profilo di fattibilità ad un profilo di ammissibilità, posto che il rischio in questione costituisce un dato oggettivo. (Antonio Pezzano - Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 27 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - In genere - Controllo sulla regolarità della procedura - Assenza di violazioni di legge - Indagine del tribunale - Doverosità - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento di tali crediti in apposita classe - Funzione informativa essenziale per l'intero ceto creditorio - Configurabilità - Ragioni - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento , ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura assolto direttamente dal tribunale, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 legge fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale), e, dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Fattispecie relativa a crediti erariali, oggetto di contestazione giudiziale e relativi a proposta di transazione fiscale non oggetto di adesione nel concordato preventivo da parte del creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Cessione parziale dei beni - Violazione del principio di cui all'articolo 2740 c.c. - Inammissibilità..
Viola la regola di ordine pubblico posta dall'articolo 2740 c.c., secondo la quale ogni debitore risponde delle obbligazioni con tutto il suo patrimonio, la proposta di concordato che preveda una cessione soltanto parziale dei beni e ciò nonostante prospetti determinati vantaggi compensativi per i creditori. (Nel caso di specie, la proposta riguardava un concordato di gruppo ove parte del ricavato dalla cessione dei beni di una società veniva destinato al soddisfacimento dei creditori di altre società del gruppo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Concordato in continuità - Conservazione di parte del patrimonio in capo alla proponente - Ammissibilità..
Solamente nell'ambito del concordato in continuità, in un'ottica di favore verso il risanamento dell'impresa, è possibile proporre ai creditori la conservazione di parte del patrimonio in capo alla proponente e la cessione ai creditori di asset non strategici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Luglio 2012.


Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e per concordato preventivo - Rapporti e interferenze - Preferenza della procedura concordataria - Condizioni - Limiti - Criteri..
In tema di rapporti e interferenze tra procedimento per dichiarazione di fallimento e domanda di ammissione a concordato preventivo, sulla scorta della più recente elaborazione giurisprudenziale, sembra doversi affermare che il tribunale possa precludere al debitore la facoltà (ampiamente riconosciuta ed oggi anzi incentivata dall’ordinamento) di coltivare la prospettiva concordataria, dando invece la precedenza all’istanza di fallimento proposta dal creditore (o dal p.m.), solo laddove la domanda di ammissione a concordato preventivo: a) non sia rituale e completa, ai sensi degli artt. 160 e 161, legge fallimentare; b) ovvero configuri una evidente forma di abuso dello strumento concordatario, anche attraverso condotte penalmente sanzionabili (ad es. bancarotta fraudolenta per distrazione, ex art. 216 n. 1, legge fallimentare, ovvero bancarotta semplice ex art. 217 nn. 3 e 4, legge fallimentare, per aver compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, ovvero aggravato il proprio dissesto astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento); c) ovvero pregiudichi definitivamente, e in concreto, una più proficua liquidazione fallimentare, in danno della massa dei creditori (ad es., per il consolidamento di un’ipoteca, o la prescrizione di possibili azioni di massa esperibili dal curatore, che venissero medio tempore a maturare). Non pare, invece, che il dato processuale della contemporanea pendenza dei due procedimenti consenta una dilatazione degli ordinari poteri di controllo del tribunale, in particolare quanto a fattibilità della proposta concordataria, né, tantomeno, una riesumazione dei poteri giudiziali di vaglio della meritevolezza e convenienza del concordato, secondo la originaria formulazione dell’art. 162, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 18 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Previsione di una percentuale minima di soddisfazione - Aleatorietà - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Distinzione rispetto all'istituto previsto dal codice civile agli articoli 1977 seguenti.
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Non è aleatoria la proposta di concordato preventivo che preveda la cessione di tutti i beni ai creditori e la loro soddisfazione in una determinata percentuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La cessio bonorum prospettata nell'ambito di una proposta di concordato preventivo non è identificabile con l’istituto contrattuale previsto dal codice civile in considerazione della sua diversità ontologica, in quanto la prima produce effetti nei confronti di tutti i creditori anteriori, anche di quelli dissenzienti e assenti, mentre l’istituto negoziale previsto dagli artt. 1977 e ss. c.c. vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti e, salvo patto contrario, produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto da essi ricevuto (Cass. 15 settembre 2011, n 18864). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 17 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Modifiche ante operazioni di voto – Modifiche non radicalmente innovative – Ammissibilità. .
Laddove il debitore, motivandone le ragioni e lasciando immutato l'originario impianto concordatario di ristrutturazione della propria situazione debitoria, apporti, prima dell'inizio delle operazioni di voto, delle modifiche alla proposta concordataria, deve ritenersi, nel silenzio assoluto della legge al riguardo, che le modifiche apportate - purché non siano innovative al punto da impedire ai creditori di fare affidamento sull'assetto originario per essere variate le caratteristiche fondamentali della proposta - non possano condurre a configurare una proposta nuova rispetto a quella originaria, potendo quindi, tali modifiche, essere definite de plano dal giudice delegato, senza bisogno né di una nuova relazione dell'esperto, né di un nuovo vaglio di ammissibilità da parte del tribunale. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Composizione delle classi – Libertà del debitore – Rispetto del criterio di ragionevolezza dettato dal legislatore – Controllo del Tribunale – Necessità – Collocazione dei creditori – Valutazione di merito del Tribunale – Esclusione..
Nel silenzio del legislatore su come debba essere effettuata in concreto la distribuzione dei creditori all'interno delle classi, deve ritenersi che il debitore nella composizione delle stesse sia libero di assumere le iniziative che crede, con il solo limite dell'applicazione del criterio di ragionevolezza dettato dalla legge, dovendosi escludere, in ogni caso, che il tribunale possa spingersi a valutazioni di merito circa l'opportunità della collocazione di un creditore in una classe piuttosto che nell'altra, potendo il tribunale valutare esclusivamente la correttezza dei criteri utilizzati alla luce del dettato normativo che prescrive come unico parametro l'omogeneità di posizione giuridica e di interessi economici. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Previsione di falcidia dell'IVA – Violazione dell'art. 182 ter l.f. – Esclusione – Art. 32 comma 5, D.L. 29.11.2008 n. 185 convertito, con modificazioni, in L. 28.1.2009, n. 2 – Natura eccezionale..
Poiché la qualificazione dell'art. 32, n. 5 del D.L. 185 del 2008 in termini di norma eccezionale deve indurre a ritenere che il suo ambito di applicazione non possa estendersi oltre il perimetro dell'istituto per il quale è stata dettata, e cioè per la transazione fiscale, non si può sostenere l'intangibilità del credito IVA in qualsiasi procedura di concordato preventivo perché ciò significherebbe introdurre un ulteriore requisito di ammissibilità, non previsto dalla legge. Se, infatti, il legislatore avesse voluto sancire tale principio, lo avrebbe dovuto fare espressamente, trattandosi di disposizione che deroga all'ordine dei privilegi e che quindi è, a sua volta, eccezionale rispetto all'art. 160 l.f. Peraltro, l'adesione ad una interpretazione “estensiva” di suddetta norma equivarrebbe a precludere al debitore l'accesso alla procedura concordataria ogni qual volta questi non avesse nel suo patrimonio risorse sufficienti a pagare integralmente l'IVA, risultato questo che contrasta con le intenzioni del legislatore, il quale ha invece inteso sempre di più potenziare le forme alternative di risoluzione della crisi di impresa. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Cessionari pro solvendo – Diritto di voto – Riconoscimento..
Sebbene la fattispecie del credito del cessionario pro solvendo possa essere assimilata a quella del credito condizionale, in quanto il credito è condizionato all'inadempimento del debitore ceduto, tuttavia, argomentando sulla base dell'art. 169 l.f., deve ritenersi che i cessionari pro solvendo abbiano diritto di voto per effetto dell'espresso richiamo all'art. 55 comma 3 l.f., nonché all'art. 61 l.f. Infatti, a tutti gli effetti, i crediti che non possono farsi valere contro il debitore, se non previa escussione di un obbligato principale, sono crediti che partecipano al concorso e che sono ammessi a votare, così come il creditore di più coobligati in solido, in base alla regola dettata dall'art. 1292 c.c., concorre per l'intero credito nel concordato di quello che vi è stato ammesso. (Nel caso di specie, per di più, non si poteva non tenere conto del voto dei cessionari pro solvendo poiché non sussisteva prova che il debito della società ricorrente si fosse estinto). (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Soci finanziatori – Postergazione ex lege – Diritto di voto – Esclusione..
In base al principio generale dettato dall'art. 177 l.f., secondo il quale il diritto di voto non compete a coloro le cui sorti non sono incise dai concreti assetti concordatari, per cui non sono legittimati ad esprimersi sull'approvazione di una proposta che vede esclusivamente come destinatari terzi soggetti, è coerente con suddetto principio escludere dal voto i soci postergati (non destinatari, nel caso di specie, di alcun pagamento, neppure derivato dalla finanza esterna) la cui posizione non è influenzata dall'esito, qualunque esso sia, del concordato. D'altra parte, l'esclusione dal voto è coerente anche con la previsione della postergazione ex art. 2467 c.c. che risponde all'esigenza di “sanzionare”, in un certo qual modo, i soci di quelle società a ristretta base sociale quali storicamente sono le s.r.l. - normalmente dotati degli strumenti per cogliere prima di tutti gli altri creditori i sintomi del rischio di insolvenza - per avere concesso credito alla società allorché essa versava in condizioni economico-finanziarie tali da richiedere invece un apporto di capitale. Per cui non sarebbe ragionevole, in sede di concordato preventivo, attribuire a chi ha, in un certo senso, “violato le regole del gioco” - scegliendo la più comoda strada del finanziamento anziché del conferimento, ed evitando così di farsi carico della funzione partecipativa del rischio di impresa - un trattamento “premiale” , nel senso di concedere a tali soci la possibilità di pronunciarsi e di incidere, magari in maniera determinante, sulla posizione dei creditori terzi. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Variazioni nella composizione delle classi ante operazioni di voto – Creditori ipotecari degradati in chirografo – Diritto di voto – Criteri di computo..
Nell'ipotesi in cui vi siano creditori ipotecari degradati in chirografo per la parte di incapienza, appare corretto l'iter di calcolare il loro voto per la parte di credito per la quale, sulla base della stima dei tecnici incaricati dalla procedura, essi non trovano integrale soddisfazione. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Istituti bancari garantiti da fideiussioni – Diritto di voto – Riconoscimento..
Per gli istituti bancari garantiti da fideiussioni vale quanto può affermarsi a proposito dei cessionari pro solvendo, ovvero che, in forza del richiamo espresso operato dall'art. 169 all'art. 55 l.f., i crediti condizionali devono essere assoggettati alla procedura e dunque computati nel calcolo delle maggioranze ed ammessi al voto. Ciò tanto più ove si consideri che essi sono stati costituiti in classe apposita ed individuati come destinatari del pagamento di una percentuale, cosa che non sarebbe avvenuta ove fossero stati valutati come crediti futuri ed eventuali, da appostare in appositi fondi rischi ma da non considerare ai fini del voto. Alla previsione di falcidia del credito deve infatti fare da corollario il diritto del creditore ad esprimersi sulla proposta. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo – Proposta concordataria – Suddivisione dei creditori in classi – Creditori chirografari – Previsione di integrale soddisfazione – Impegno dell'assuntore all'accollo del pagamento dell'onere concordatario – Diritto di voto – Esclusione..
Laddove si preveda di soddisfare integralmente i creditori chirografari, in base al principio generale desumibile dalla lettera di cui all'art. 177 l.f., vale a dire che all'integrale pagamento corrisponde una sostanziale indifferenza per le sorti del concordato, deve escludersi il diritto di voto per tali creditori, tanto più quando il pagamento integrale non sia meramente vagheggiato o sperato, ma rappresenti una certezza, nell'ipotesi in cui (come nel caso di specie) vi sia un assuntore che si impegni ad accollarsi il pagamento dell'onere concordatario al fine di vedersi trasferire tutte le attività che sono in capo alla società ricorrente. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 16 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Nomina del liquidatore da parte del proponente - Ammissibilità - Possesso dei requisiti di cui all'articolo 28 l.f. - Necessità..
Nella proposta di concordato preventivo deve ritenersi ammissibile la nomina del liquidatore da parte dell'imprenditore a condizione che il soggetto indicato sia in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 28, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Società poste in liquidazione - Continuazione dell'attività d'impresa - Contrasto con gli articoli 2486 e 2489 c.c. che limita i poteri degli amministratori - Esclusione - Condizioni..
La proposizione di una domanda di concordato che preveda la continuazione dell'attività di impresa posta in liquidazione è compatibile con la previsione di cui all'articolo 2489 c.c., il quale limita il potere dei liquidatori agli atti utili per la liquidazione della società, ed anche con la previsione di cui all'articolo 2486 c.c., il quale limita i poteri degli amministratori della società non ancora posta in liquidazione alla conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale. La falcidia dei crediti ed il conseguente abbattimento del passivo previsti nel concordato consentono, infatti, di eliminare le condizioni patrimoniali che avevano imposto la messa in liquidazione della società; la previsione del conseguimento di utili e la conservazione dell'avviamento aziendale consentono, inoltre, di tutelare l'integrità del patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 30 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Integrale pagamento dell'Iva - Applicabilità della prescrizione alla sola transazione fiscale - Applicazione al concordato senza transazione fiscale - Esclusione..
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale la regola della intangibilità dell'Iva, espressamente prevista per la proposta di concordato che si avvalga dell'istituto della transazione fiscale, sarebbe applicabile anche nel caso in cui la transazione fiscale non sia stata attivata. Detta interpretazione, se condivisa, porterebbe alla creazione di una norma sulla collocazione del credito destinata ad operare non solo nell'ambito del concordato preventivo ma anche nelle procedure esecutive individuali e comporterebbe, altresì, lo stravolgimento del fondamentale principio della inalterabilità dell'ordine delle cause di prelazione che regola e limita la libertà del proponente nel formulare la proposta di ristrutturazione dei debiti ed informazione delle classi di creditori. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 30 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Accertamento della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano - Valutazione del tribunale - Esclusione..
In sede di ammissione alla procedura di concordato preventivo, al tribunale non compete il sindacato su un accertamento della veridicità dei dati aziendali essendo tale valutazione, unitamente a quella di fattibilità del piano, riservata al professionista attestatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Giugno 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Divieto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione - Apporto del terzo - Esenzione dal divieto - Condizioni - Neutralità patrimoniale - Necessità..
Ai fini dell'ammissibilità della proposta di concordato preventivo, l'art. 160, secondo comma, legge fall. (nel testo sostituito dall'art. 2 del d.l. n. 35 del 2005, conv. in legge n. 80 del 2005) deve essere interpretato nel senso che l'apporto del terzo si sottrae al divieto di alterazione della graduazione dei crediti privilegiati solo allorché risulti neutrale rispetto allo stato patrimoniale della società debitrice, non comportando né un incremento dell'attivo, sul quale i crediti privilegiati dovrebbero in ogni caso essere collocati secondo il loro grado, né un aggravio del passivo della medesima, con il riconoscimento di ragioni di credito a favore del terzo, indipendentemente dalla circostanza che tale credito sia stato o no postergato. Cassazione civile, sez. I, 08 Giugno 2012, n. 9373.


Fallimento – Ricorsi pendenti – Domanda di concordato preventivo – Regime – Improcedibilità - Esclusione..
La presentazione della domanda di concordato preventivo non comporta l’improcedibilità delle istanze di fallimento eventualmente pendenti, atteso che il concetto di azioni esecutive contenuto nell’art. 168 l.f. deve essere esteso anche alla sentenza dichiarativa di fallimento e che il relativo divieto è operativo soltanto all’esito della successiva ammissione e sino al momento della definitiva omologazione, di talché, in caso di inammissibilità della domanda o di mancata omologazione, il tribunale dovrà procedere alla valutazione delle istanze di fallimento già proposte. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Soddisfazione parziale dei creditori privilegiati - Creazione di una classe di creditori ipotecari parzialmente soddisfatti con retrocessione per la differenza fra i creditori chirografari - Perizia attestante la soddisfazione in misura non inferiore a quella ottenibile della liquidazione - Necessità..
Quando la proposta di concordato prevede la soddisfazione parziale dei creditori privilegiati ipotecari è necessaria, pena l'inammissibilità della proposta, la nomina di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, comma 3, lett. d), LF, che rediga una perizia giurata attestante la soddisfazione del creditore in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione non essendo sufficiente la creazione di una classe di creditori ipotecari parzialmente soddisfatti, con retrocessione per la differenza fra i creditori chirografari, essendo assodato che nell'ipotesi di falcidia del creditore privilegiato la valutazione della convenienza della proposta è consustanziale alla stessa formulazione del piano, senza necessità che i creditori falcidiati siano riuniti in una classe al fine di accedere al rimedio di cui all'art. 180, comma 4,. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Creazione di classi in maniera artificiosa allo scopo di ottenere il consenso - Inammissibilità..
La proposta di concordato deve considerarsi inammissibile anche quando la creazione di classi in maniera artificiosa miri semplicemente a rendere la stessa più facilmente approvabile, mediante la formazione del consenso nella maggioranza delle classi, onde aggirare il principio fissato dall'art. 177, comma 1, LF, sulle maggioranze necessarie per l'approvazione del concordato. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Sindacato del tribunale sulla convenienza e fattibilità della proposta - Esclusione - Controllo del parere dell'esperto in relazione ai requisiti richiesti dalla legge - Corretta informazione dei creditori..
Nonostante la giurisprudenza sul punto non sia concorde, è preferibile ritenere che il tribunale - esclusa la sindacabilità della convenienza e fattibilità della proposta - mantenga un potere di controllo non tanto della legittimità sostanziale del piano proposto, quanto della rispondenza del parere espresso dall'esperto ai requisiti voluti dalla legge, essendo volto alla tutela della corretta informazione dei creditori. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Fideiussori e garanti in genere - Collocazione in apposita classe - Opportunità - Rilevanza delle sole garanzie prestate per debiti liquidi - Esclusione di quelle relative a responsabilità risarcitorie..
Nella proposta di concordato preventivo appare opportuna la formazione di una apposita classe per crediti derivanti da obbligazioni di garanzia condizionate al mancato pagamento da parte del debitore principale, limitatamente a quelle garanzie prestate in favore di terzi a fronte dei debiti liquidi del debitore e con esclusione quindi di quelle relative ad eventuali responsabilità risarcitorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 09 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Effetto esdebitatorio - Indicazione di una percentuale di soddisfazione dei crediti - Necessità..
L'effetto esdebitatorio del concordato preventivo con cessione dei beni non consegue alla semplice messa a disposizione dei beni bensì all'effettivo pagamento della percentuale dei crediti che la proposta prevede di pagare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 09 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Modifica della proposta originaria - Nuovo vaglio di ammissibilità - Necessità.

Concordato preventivo - Inammissibilità della proposta - Esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento - Esercizio del diritto di difesa.
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Qualora, dopo il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il debitore modifichi l’originaria proposta apportandovi elementi di novità tali da farne una proposta sostanzialmente diversa da quella originaria, il tribunale deve procedere ad un nuovo vaglio di ammissibilità ai sensi degli artt. 160 e ss legge fallimentare. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
 
Alla declaratoria di inammissibilità della proposta di concordato deve seguire l’esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento pendenti al momento del deposito della proposta e, ove il debitore avesse già esercitato il diritto di difesa, il tribunale deve conseguentemente dichiarare il fallimento. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Siracusa, 02 Maggio 2012.


Società per azioni - Applicazione dell'articolo 2467, comma 1, c.c. - Postergazione dei finanziamenti infragruppo..
L'articolo 2467, comma 1, c.c., laddove prevede che il rimborso dei finanziamenti dei soci (o della società controllante) a favore della società controllata è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell'anno precedente dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito, è applicabile anche alle società per azioni limitatamente all'ipotesi dei finanziamenti cosiddetti infragruppo ma non anche ai finanziamenti effettuati dai singoli soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Inclusione nell'unica classe dei creditori chirografari dei creditori postergati ex articolo 2467 c.c. - Illegittimità..
Non è conforme ai criteri di corretta formazione delle classi l'inclusione del credito da finanziamento della società controllante all'interno dell'unica classe dei creditori chirografari, non potendo il tribunale valutare se i restanti creditori chirografari, una volta resi edotti della presenza di crediti postergati ex articolo 2467 c.c., ne abbiano accettato il trattamento in misura pari al proprio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Proposta di nomina del liquidatore giudiziale - Requisiti di cui all'articolo 28 L.F. - Necessità..
Può a cogliersi la proposta di nomina a liquidatore giudiziale del liquidatore civilistico della società qualora lo stesso sia in possesso dei requisiti di cui all'articolo 28, legge fallimentare, espressamente richiamato dall'articolo 182, comma 2. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare l'ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta - Sussistenza - Effettiva realizzabilità della proposta di mandata ai creditori.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Vincolo a beneficio dei creditori del concordato preventivo - Opponibilità ai creditori ipotecari successivi.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Meritevolezza - Ulteriore delimitazione degli interessi dei privati possono perseguire - Esclusione.

Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento della soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione - Meritevolezza - Sussistenza.
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Nel concordato preventivo il tribunale può stigmatizzare esclusivamente ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta la cui realizzabilità spetta esclusivamente alla libera valutazione di convenienza e di affidabilità del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il vincolo di destinazione ex art. 2645-ter del codice civile costituito a beneficio di tutti i creditori e trascritto prima del deposito del ricorso per concordato preventivo è opponibile ai creditori ipotecari successivi. (Vito Misino) (riproduzione riservata)

Il rinvio generico contenuto nell'articolo 2645-ter c.c. alla meritevolezza di cui all'articolo 1322, comma 2, c.c. non legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sicuramente meritevole di tutela il fine perseguito dall'impresa che, anteriormente al deposito del ricorso per concordato preventivo, costituisca sul patrimonio un vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. al fine di consentire la soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione. Detta iniziativa consente, infatti, la conoscibilità dello stato di crisi e preserva il patrimonio da eventuali atti di distrazione o da iniziative destinate ad avvantaggiare solo alcuni creditori in pregiudizio degli altri. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 26 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Presentazione di un unico ricorso da parte di due società legate dal rapporto di controllo che abbiano deliberato la fusione in vista del concordato - Distinzione delle masse e delle votazioni - Necessità..
Deve ritenersi ammissibile la presentazione di un unico ricorso per concordato preventivo, basato su un piano unitario, da parte di due società legate da rapporto di controllo e da una sostanziale direzione unitaria e che in vista del concordato abbiano previsto e deliberato la fusione; l'attivo e il passivo di ogni società dovranno essere tenuti distinti sino alla adunanza dei creditori e le votazioni dovranno essere autonome, in modo da poter ricostruire la volontà dei creditori di ciascuna società ed evitare che il peso di un eventuale dissenso di ciascuno dei componenti delle due masse creditorie perda o diminuisca la propria rilevanza in conseguenza della fusione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Aprile 2012.


Concordato preventivo – Classi di creditori – Trattamenti identici tra le varie classi – Ammissibilità – Facoltà di scelta del proponente..
E’ possibile il classamento dei creditori disgiunto dall’offerta di trattamenti diversificati tra le varie classi, ricollegandosi in principalità la suddivisione dei creditori in classi ai diversi interessi di cui essi sono portatori, non potendosi interpretare come congiunte le previsioni della lett. c) e d) dell’art. 160 l.f., alla luce dell’ampia libertà di scelta lasciata dal legislatore al proponente il concordato nell’individuazione delle forme e modalità di soddisfacimento dei crediti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Aprile 2012.


Concordato preventivo – Crediti assistiti da cause legittime di prelazione – Pagamento differito – Compatibilità del differimento con la liquidazione fallimentare – Ammissibilità – Soddisfazione integrale..
I crediti assistiti da cause legittime di prelazione per il quali è previsto il pagamento non immediato ma con ragionevole dilazione devono comunque essere qualificati come creditori soddisfatti integralmente, se la dilazione è compatibile con i tempi che anche la liquidazione fallimentare comporterebbe. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Aprile 2012.


Concordato preventivo – Crediti assistiti da cause legittime di prelazione – Pagamento differito – Ammissibilità – Soddisfazione integrale – Esclusione del diritto di voto..
I crediti assistiti da cause legittime di prelazione per i quali è previsto il pagamento non immediato ma con dilazione compatibile con i tempi della liquidazione fallimentare, per il disposto dell’art. 177 l.f., non avranno diritto di voto se non rinunciano espressamente, in tutto o in parte, al diritto di prelazione, trattandosi di creditori soddisfatti integralmente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Aprile 2012.


Concordato preventivo - Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo di destinazione su beni immobili allo scopo di evitare l'aggressione dei creditori prima della presentazione della domanda di concordato - Fattibilità - Esclusione..
Non può ritenersi fattibile il piano di concordato preventivo qualora il debitore, prima di depositare la domanda, abbia costituito sui propri beni immobili un vincolo di destinazione ai sensi dell'articolo 2645 ter c.c. allo scopo, dichiarato, di evitare che l'aggressione disordinata del patrimonio dell'impresa in crisi possa comportare una dispersione di valore in danno dei creditori ed impedire un'equa distribuzione degli effetti dell'insolvenza. (Nel caso di specie, il tribunale - sulla scorta di quanto riferito dal commissario giudiziale - ha revocato l'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, evidenziando, tra le varie ragioni poste a fondamento del provvedimento di revoca, che l'atto costitutivo del vincolo destinava i beni immobili esclusivamente al soddisfacimento dei creditori che avrebbero aderito al concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 13 Marzo 2012.


Fallimento - Verifica del passivo - Omessa formulazione di osservazioni da parte del creditore - Acquiescenza alle conclusioni del curatore - Esclusione.

Concordato preventivo - Relazione giurata del professionista di cui all'articolo 160, comma 2, L.F. - Funzione - Illustrazione al debitore ed ai creditori della fattibilità del piano - Individuazione dei beni con cause di prelazione - Accertamento del valore - Comparazione con il trattamento riservato ai creditori preferenziali rispetto alla liquidazione - Necessità - Funzione di garanzia a tutela dei creditori con diritto di prelazione.
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Il mancato deposito di osservazioni e al piano di riparto e la mancata partecipazione dell'insinuante alla udienza di verifica dei crediti non determinano alcuna acquiescenza alla tesi del curatore, dal momento che l'articolo 95, legge fallimentare parla di "osservazioni" al piano di riparto e non di contestazione formale dello stesso, mentre l'assenza della parte all'udienza di verifica non può comunque comportare l'accettazione delle conclusioni del curatore. Le osservazioni di cui parla l'articolo 95 citato sono dirette a consentire una migliore illustrazione della pretesa dell'insinuante in relazione alla posizione assunta dal curatore nel progetto di stato passivo ma non valgono di certo a costituire un obbligo di contestazione a carico della parte interessata e non possono pertanto comportare preclusioni processuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scopo della relazione giurata del professionista di cui all'articolo 160, comma 2, legge fallimentare, la quale deve essere redatta con la necessaria diligenza professionale, valutabile con riguardo alla natura dell'attività prestata, è quello di illuminare lo stesso debitore che formula la proposta ed i creditori sulle modalità di risoluzione della crisi con particolare riferimento alla reale concreta situazione patrimoniale e finanziaria ed alla fattibilità del piano concordatario. L’attestatore deve, quindi, individuare i beni sui quali insistono eventuali cause di prelazione ed accertarne il valore di mercato per poi comparare detto valore con il trattamento riservato ai creditori preferenziali dalla proposta e verificare altresì che questi non vengano trattati in maniera deteriore rispetto a quanto potrebbero nel ricevere in caso di liquidazione. L'attestatore, con riferimento al piano concordatario, assolve pertanto ad una funzione di garanzia al fine di evitare che particolari categorie di creditori (quelle più tutelata dalla legge in ragione della causa del credito e delle garanzie acquisite) restino pregiudicate dalla soluzione concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 29 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Falcidia dei creditori privilegiati - Condizioni - Credito dell'erario - Transazione fiscale - Necessità..
Nel concordato preventivo, la falcidia dei creditori privilegiati è ammessa a condizione che la misura del soddisfacimento proposto non sia inferiore a quella realizzabile sul ricavato dalla vendita dei beni sui quali il privilegio insiste e che il trattamento stabilito per ciascuna classe non abbia l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione. Pertanto, solo nel caso in cui, attraverso una perizia giurata del professionista abilitato, si attesti che il bene su cui insiste il privilegio non ha capienza tale da garantire il pagamento integrale dei creditori prelatizi, è possibile un loro soddisfacimento parziale, non inferiore al valore di realizzo del bene. Alla luce di questi principi, appare evidente che non è possibile destinare parte del ricavato dai beni sui quali grava il privilegio al pagamento dei creditori chirografari a meno che il creditore privilegiato sia rappresentato dall'erario che abbia prestato il consenso ad una transazione fiscale che preveda appunto la falcidia del proprio credito (fatta eccezione per l'Iva il cui pagamento può essere solo dilazionato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Transazione fiscale - Obbligatorietà - Esclusione..
Atteso che né dall'articolo 160, né dall‘articolo 182 ter l. fall., si desume la volontà legislativa di porre in dubbio il principio di indisponibilità della pretesa tributaria (certamente operante nel momento accertativo ed impositivo), né di porre una deroga della parità di trattamento dei creditori (oltre i limiti generali fatti propri dall‘articolo 2741 c.c.) pur in seno al momento prettamente satisfattivo e della riscossione, la transazione fiscale prevista dall'articolo 182 ter, l. fall. non è un procedimento obbligatorio. L'imprenditore che si trovi nelle condizioni previste dall'art. 160 può formulare pertanto una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento integrale ovvero la falcidia dei crediti tributari, anche senza seguire l'iter descritto dall'articolo 182 ter. Logico corollario è che in tale evenienza il debitore non perseguirà gli effetti del consolidamento del debito fiscale e della cessazione del contenzioso che la citata norma ricollega all'esito positivo della transazione fiscale, la quale deve perciò essere considerata come facoltativa per quel debitore che, per qualsiasi motivo, non avesse interesse a conseguire gli effetti anzidetti. (Ambrogio Colombo) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano , 31 Gennaio 2012.


Concordato preventivo - Omessa previsione del pagamento integrale delle ritenute previdenziali operate e non versate - Inammissibile..
Laddove la proposta concordataria abbia previsto il pagamento solo parziale del debito per ritenute previdenziali operate e non versate va dichiarata inammissibile la domanda di concordato. (Ambrogio Colombo) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 31 Gennaio 2012.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Unica domanda di concordato - Previsione di un'unica massa attiva - Approvazione del concordato mediante distinte e separate adunanze e maggioranze - Necessità..
Qualora con riferimento ad un gruppo di imprese venga presentata un'unica domanda di concordato, con previsione di un'unica massa attiva da ripartire tra i creditori di tutte le società, l'approvazione del concordato da parte dei creditori dovrà aver luogo in adunanze separate e votazioni distinte per ciascuna società con conseguenti, rispettive e distinte maggioranze. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18 Gennaio 2012.


Concordato preventivo - Estensione dell'effetto esdebitativo ai soci illimitatamente responsabili - Concordato di gruppo - Esplicita formale richiesta delle imprese del gruppo di richiedere in proprio l'effetto esdebitativo del concordato - Effetti..
L'effetto esdebitativo previsto dall'articolo 184, comma 2, legge fallimentare in ordine alla estensione automatica del concordato preventivo di società di persone ai soci illimitatamente responsabili deve intendersi limitato alle obbligazioni sociali e non a quelle che riguardano i singoli soci, i creditori dei quali conservano, pertanto, impregiudicati i propri diritti nei loro confronti. L'effetto esdebitatorio in questione potrà, tuttavia, estendersi ai soci della società di persone nell'ipotesi di cosiddetto "concordato di gruppo" nel quale detti soci siano a loro volta imprese, le quali, nella domanda di concordato, non si siano limitate ad invocare l'effetto esdebitatorio parziale di cui al citato secondo comma dell'articolo 184, ma abbiano dichiarato di agire anche "in proprio" e non solo nella qualità di soci illimitatamente responsabili ed abbiano altresì chiesto di essere "tutti" ammesse alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Ammissibilità..
Nonostante il legislatore abbia ritenuto di non dettare una definizione positiva di una realtà economica in continua evoluzione quale il gruppo di imprese, non può che essere vista con favore e consentita quale esplicazione dell'autonomia privata la scelta di proporre un concordato che coinvolga l'impresa anche qualora questa si configuri in forma di gruppo di imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Concordato di società in nome collettivo costituita al fine di presentare il concordato di gruppo - Ammissibilità..
In considerazione della meritevolezza giuridica che deve riconosciuta al tentativo di superamento della crisi d'impresa attraverso l'esdebitazione dell'imprenditore insolvente per deliberazione dei creditori concorsuali, deve ritenersi ammissibile il concordato preventivo di una società in nome collettivo risultante dal conferimento in essa dei complessi aziendali delle altre società appartenenti al gruppo e ciò anche nell'ipotesi in cui detta società sia stata costituita allo scopo specifico di presentare un concordato preventivo di gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 23 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Incremento del patrimonio esistente per effetto di apporto lavorativo successivo alla domanda di concordato - Nuova finanza..
E’ equiparabile a finanza terza, e quindi liberamente destinabile dal debitore ai propri creditori, il maggior attivo conseguibile nel concordato preventivo, rispetto al fallimento, grazie alla peculiarita' della proposta concordataria (Nella specie trattavasi di nuove realizzazioni patrimoniali sorte grazie anche all'attività prestata gratuitamente dai soci, che hanno permesso di trasformare semi-lavorati  in macchine finite). (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 22 Dicembre 2011.


Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione di fattibilità del Commissario – Rigetto – Limiti del controllo – Opportunità di rimessione alle S.U...
La legittimità della valutazione negativa dei Giudici di merito in ordine alla fattibilità del piano concordatario sulla previsione di fattibilità di un concordato con cessione integrale dei beni pone in rilievo l’orientamento prevalente contrario alla sindacabilità nel merito della proposta rispetto ad un orientamento che ha inteso ridimensionare la valenza contrattuale dell’adesione dei creditori ritenendo prevalente il rilievo d’ufficio di una causa di nullità assoluta. Valutando che tale causa di nullità assoluta si configura come impossibilità dell’oggetto e quindi rientra nell’ambito della stessa fattibilità e risulta dissonante rispetto alla precedente linea giurisprudenziale, emerge l’opportunità di vagliare l’ipotesi di rimessione dell’esame alle S.U. (1) (Biancamaria Sparano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2011.


Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Fattibilità del piano - Sussistenza - Controllo attraverso l'attività di verifica del commissario giudiziale - Contenuto del controllo sulla fattibilità del piano..
Nell'ambito del concordato preventivo, il tribunale mantiene, anche nella fase di omologazione, un potere di controllo finalizzato all'accertamento della perduranza di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato, controllo condotto non più sulla base della documentazione prodotta dalla ricorrente, bensì di tutta l'attività di verifica compiuta su impulso del commissario giudiziale dopo la presentazione del ricorso ed a seguito del decreto di ammissione alla procedura. Il tribunale, in particolare, conserva un potere di controllo sulla fattibilità del piano, il quale deve essere coerente con la proposta, serio e concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle realizzabili un'attività liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 11 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Voto dei creditori - Conflitto di interessi - Formazione di una classe costituita dal creditore in conflitto - Incidenza sulla formazione della maggioranza delle classi - Aggravamento del conflitto..
Nel concordato preventivo, il conflitto di interessi che riguardi i creditori aventi diritto al voto non può essere eliminato mediante la creazione di apposite classi costituite dai singoli creditori in conflitto; questa soluzione, infatti, non fa altro che aggravare il conflitto di interessi perché consente a tali creditori di incidere sull'esito del concordato concorrendo alla formazione della maggioranza per classi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Esdebitazione totale - Condizioni - Limiti..
Nonostante la proposta concordataria, secondo l'attuale apertura dell'art. 160 l.f., possa conformarsi con modalità tali da consentire l'esdebitazione del debitore per effetto della cessio bonorum e senza garanzia di una determinata percentuale, è assorbente il principio che nel contratto di cessione dei beni ai creditori appare deducibile dall'art 1984 c.c. (definita norma derogabile ma nello stesso tempo norma imperativa), e conseguentemente l'unica chance di esdebitazione totale che può avere il debitore, il quale propone un concordato per cessione dei beni, può ricorrere solo laddove egli, utilizzando la cessione come strumento di attuazione (e non di sostituzione) dell'obbligazione di pagamento, comunque sottometta la proposta concordataria alla comune area della risoluzione per inadempimento, proponendo la trasformazione dell'originaria obbligazione di pagamento in una obbligazione comunque analoga, anche se di dimensione quantitativamente più ridotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Potere di controllo del tribunale - Veridicità della proposta e fattibilità del piano - Esclusione - Controllo di legittimità - Garanzia che la soluzione negoziale della crisi persegua interessi meritevoli di tutela..
Il controllo del tribunale in sede di ammissibilità della proposta di concordato, se da una parte non può limitarsi ad un mero controllo formale della documentazione allegata, dall'altra non può certo invadere la competenza del controllo effettuato dal professionista attestatore e dal commissario giudiziale, avente ad oggetto i controlli tecnici sulla veridicità della proposta e sulla fattibilità del piano. Il controllo del tribunale deve essere svolto in ossequio alla ratio legis sottesa all'istituto del concordato preventivo, la quale ha come scopo la regolazione negoziale delle difficoltà economiche e finanziarie dell'impresa nonché l'esaltazione della dimensione pattizia dell'istituto, con riduzione dello spazio di intervento dell'autorità giudiziaria, alla quale resta tuttavia affidata una essenziale funzione di garanzia volta ad assicurare un controllo di legalità sul procedimento di formazione del consenso dei creditori e sulla corretta formazione delle classi. In considerazione di questi principi, si ritiene che il controllo del tribunale debba essere letto alla luce degli interessi pubblici sottesi a tutte le procedure fallimentari, consistenti nella tutela di una libera iniziativa economica privata che non sia contrasto con l'utilità sociale. Il controllo del tribunale deve, pertanto, consistere in una valutazione di legittimità intesa a verificare che la proposta ed il relativo piano, nonché i documenti allegati, siano funzionali al raggiungimento di un interesse meritevole di tutela ovvero alla definizione della situazione di crisi in cui versa l'impresa tramite la stipulazione di un accordo con i creditori, accordo che, per svolgere la suddetta funzione, deve essere sufficientemente completo per poter essere sottoposto al vaglio tecnico del commissario giudiziale e quindi al “consenso informato” da parte dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 26 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Pagamento integrale dell'Iva - Necessità..
La norma che prescrive l'integrale pagamento (anche se dilazionato) dell'Iva non è una norma processuale, legata allo specifico procedimento di transazione fiscale, ma una norma sostanziale relativa al trattamento dei crediti nell'ambito dell'esecuzione concorsuale, dettata da motivazioni che attengono alla peculiarità del credito e che prescindono dalle modalità con cui si svolge la procedura di crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Necessario pagamento integrale dell'Iva - Pagamento integrale dei creditori privilegiati con grado anteriore - Esclusione..
La necessità che la proposta di concordato preventivo preveda l'integrale pagamento dell'Iva non comporta necessariamente anche l'integrale pagamento di tutti i crediti privilegiati con grado anteriore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Pagamento dell'Iva - Ricorso avverso la pretesa del fisco - Ammissibilità - Obbligo di pagamento dell'imposta definitivamente accertata..
L'obbligo, nell'ambito del concordato preventivo, dell'integrale pagamento dell'Iva non comporta di per sé l'accettazione della pretesa fiscale, in quanto nel concordato senza transazione fiscale il contribuente ha facoltà di opporsi a detta pretesa, con la conseguenza che l'obbligo di pagamento riguarda esclusivamente l'imposta definitivamente accertata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo svolta dalle liquidatore volontario della proponente - Conferimento alla massa concordataria dei beni di altre società mediante costituzione di trust - Attribuzione al commissario giudiziale della funzione di protector ed al liquidatore volontario quella di trustee - Concordato senza classi - Pagamento integrale di particolare categoria di creditori chirografari..
Il caso in sintesi. Il concordato preventivo omologato dal Tribunale di Pescara non prevede la figura del liquidatore giudiziale e ciò allo scopo di beneficiare del know-how tecnico/commerciale del rappresentante legale della società nelle operazioni di liquidazione di particolari macchinari nonché di contenere le spese di procedura, posto che per tali attività il liquidatore volontario ha rinunciato ad ogni compenso.
Altro aspetto di interesse riguarda il fatto che una terza società conferisce il proprio patrimonio a favore della massa concordataria (la quale ne potrà beneficiare dopo che siano stati pagati i creditori della conferente) in un trust auto dichiarato, ove il commissario giudiziale assume la veste di protector ed il liquidatore quella di trustee. La coincidenza delle figure del commissario giudiziale della procedura e di protector del trust eleva la capacità di controllo e di vigilanza sull’attività liquidatoria e consente altresì un ulteriore contenimento dei costi.
Il concordato in argomento si caratterizza, altresì, per l’assenza di divisione in classi dei creditori chirografari, pur considerando che la proposta, accettata dalla maggioranza dei creditori, prevede per alcuni chirografari il pagamento in misura integrale (rispetto alla misura parziale prevista per altri dello stesso rango). Tale pagamento integrale è ottenuto mediante la destinazione a detti soggetti della eccedenza (rispetto alla percentuale prevista per i creditori chirografari della proponente) del risultato della liquidazione dei beni conferiti in trust della terza società. (Luca Cosentino) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 11 Ottobre 2011.


Concordato preventivo - Concordato di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili - Ammissibilità. Fattibilità del piano - Potere del tribunale di accertare la fattibilità del piano in sede di ammissione alla procedura - Esclusione..
  Tribunale Prato, 22 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Accertamento della fattibilità dell'accordo intervenuto tra debitore e creditori - Esclusione - Verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura e dell'assenza dei fatti o atti idonei a dare impulso al procedimento di revoca ex art. 173 legge fall. - Doverosità - Fondamento..
In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, nel perimetro di controllo (di legittimità anche sostanziale) demandato al tribunale non rientra il potere-dovere di accertare la fattibilità dell'accordo intervenuto tra il debitore proponente ed i creditori, in quanto essi, se informati, sin dall'inizio e durante le fasi successive, in modo veritiero e trasparente sulla situazione aziendale e sulle ragioni di sostegno del piano concordatario, ben possono accordare a quest'ultimo preferenza, rispetto alla liquidazione concorsuale; ne consegue che di tale scelta consapevole il tribunale, verificando la persistenza delle stesse condizioni di ammissibilità della procedura e l'assenza di fatti di revoca ex art. 173 legge fall., deve limitarsi a prendere atto. (Nella specie il commissario giudiziale, costituendosi senza però svolgere rituale opposizione, aveva evidenziato, nel suo parere motivato, il "deficit" del fabbisogno concordatario ed il tribunale, su tale rilievo, aveva respinto la proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011.


Concordato preventivo - Omologazione del concordato - Regime conseguente alla nuova legge fallimentare - Vizi genetici della proposta concordataria - Radicale e manifesta inadeguatezza del piano di risanamento - Possibilità di accertamento da parte del giudice - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie..
In tema di omologazione del concordato preventivo, sebbene, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, al giudice sia precluso il giudizio sulla convenienza economica della proposta, non per questo gli è affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura, dovendo, invece, egli intervenire, anche d'ufficio ed in difetto di opposizione ex art. 180 legge fall., sollevando le eccezioni di merito, quale quella di nullità, ex art. 1421 cod. civ.; in particolare, se è vero che l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete ai soli creditori, ove sussista, invece, un vero e proprio vizio genetico della causa, accertabile in via preventiva in ragione della totale ed evidente inadeguatezza del piano, non rilevata nella relazione del professionista attestatore, il giudice deve procedere ad un controllo di legittimità sostanziale, trattandosi di vizio non sanabile dal consenso dei creditori e così svolgendo il predetto giudice una funzione di tutela dell'interesse pubblico, evitando forme di abuso del diritto nella utilizzazione impropria della procedura. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che l'omessa considerazione, nella proposta di concordato, di un ingente credito privilegiato, di radice causale anteriore alla detta proposta, operasse come causa di impossibilità dell'oggetto, così alterando l'ipotesi prospettata di soddisfacimento delle obbligazioni sociali, su cui confidava il consenso del ceto creditorio, dovendosi perciò rigettare la domanda di omologazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Natura contrattuale - Mancanza della volontà concorde di tutte le parti interessate.

Concordato preventivo - Cessio bonorum di cui agli articoli 1977 seguenti CC - Distinzione - Vincolo al divieto di azioni esecutive dei soli creditori consenzienti - Liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dai creditori.
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L'istituto del concordato preventivo non è riducibile ad un mero contratto di diritto privato e ciò in considerazione della mancanza della concorde volontà di tutte le parti interessate secondo la rituale modalità di incontro della proposta e della conforme accettazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La diversità tra l'istituto della cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 e seguenti del codice civile rispetto alla cessione dei beni attuata mediante il concordato preventivo risiede soprattutto nel fatto che quest'ultimo istituto vincola solo i creditori che ne sono parte al divieto di azioni esecutive sui beni ceduti (articolo 1980, comma 2, c.c.) e, salvo patto contrario (espressione, che richiede una scelta), produce la liberazione del debitore nei limiti di quanto ricevuto dal creditore (articolo 1984 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2011, n. 18864.


Concordato preventivo - Formazione delle classi - Criteri - Giustificazione della differenziazione di trattamento - Necessità - Manipolazione delle risultato della votazione - Principio di buona fede - Abuso del diritto..
Nella formazione delle classi, alla differenziazione di trattamento deve corrispondere una apprezzabile rilevanza sul piano economico e ciò al fine di evitare un'articolazione di classi costruite in modo del tutto arbitrario al solo scopo di manipolare il risultato della votazione in violazione del principio della buona fede; questo principio esplica, infatti, la sua funzione anche nell'ambito degli strumenti di regolazione della crisi d'impresa alternativi al fallimento con lo scopo di arginare l'abuso delle facoltà che la legge riconosce al debitore che propone un concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Uso strumentale della facoltà di formare le classi - Abuso del procedimento - Fattispecie - Inammissibilità della proposta.

Concordato preventivo - Convenienza della proposta e fattibilità del piano - Distinzione - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza.
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Si concreta in un abuso del procedimento, strumentale al raggiungimento della maggioranza delle classi, la formazione di una classe composta da un solo creditore, il quale in base al criterio della omogeneità degli interessi economici, andrebbe collocato in altra classe. (Nella specie, la maggioranza era stata raggiunta proprio grazie al voto della classe in questione, composta dallo studio professionale che assisteva il proponente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di omologazione, il tribunale può e deve verificare la persistenza delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo e quindi dell'attuabilità del piano. Premesso che i requisiti della convenienza e della fattibilità debbono essere tenuti distinti, si osserva, infatti, che mentre il legislatore ha "privatizzato" il requisito della convenienza, la cui valutazione è rimessa al solo ceto creditorio, giacché ha previsto espressamente che possa essere valutata dal tribunale solo a seguito di ricorso di un creditore appartenente ad una classe dissenziente, ha, invece, rimesso al tribunale, come ribadito dall'articolo 173, legge fallimentare, la valutazione dei requisiti di ammissibilità e quindi anche della fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 05 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.

Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.

Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.

Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.
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Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale)

Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2011, n. 13818.


Concordato preventivo – Proposta – Transazione fiscale – Crediti contributivi ed assistenziali – D.M. 4 agosto 2009 – Rispetto delle condizioni regolamentari – Violazione – Inammissibilità. .
In considerazione del carattere imperativo delle disposizioni regolamentari di cui all’art. 3 del D.M. 4 agosto 2009, integrative dell’art. 182 ter, legge fallimentare., che prevedono, in occasione di una proposta di concordato preventivo con transazione fiscale, il pagamento integrale dei crediti privilegiati per i contributi dovuti all’INPS per l’assicurazione obbligatoria di invalidità, vecchiaia e superstiti (artt. 2753-2778 n. 1 c.c.), dei crediti privilegiati per premi dovuti all’INAIL ed il pagamento non inferiore al trenta per cento di tutti i creditori chirografari degli stessi enti, va dichiarata inammissibile la domanda di concordato preventivo che non si conformi a tale normativa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 15 Giugno 2011.


Debitore ammesso al concordato preventivo con cessione di beni - Commissario liquidatore - Obbligo di effettuare la ritenuta di acconto in qualità di sostituto di imposta - Configurabilità - Ragioni.
Il debitore ammesso al concordato preventivo, con cessione dei beni ai creditori e nomina del commissario liquidatore, può, se non diversamente previsto, proseguire nell'esercizio dell'impresa, conservando la sua capacità processuale e continuando ad essere soggetto passivo di imposta e destinatario di tutti gli obblighi di natura fiscale connessi alla prosecuzione della sua attività, anche se conseguenti a quelle attività per suo conto svolte dal liquidatore, per cui è tenuto ad operare la ritenuta d'acconto sui compensi erogati ai lavoratori dipendenti o ai lavoratori autonomi equiparati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 08 Giugno 2011, n. 12422.


Concordato preventivo – Crediti per finanziamento soci – Postergazione – Finalità – Tutela dei creditori terzi – Finanziamenti erogati in forma indiretta da parti correlate ai soci – Riconducibilità ai soci e applicazione degli artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. – Mancata previsione di una classe ad hoc – Inammissibilità del concordato..
La postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. è finalizzata alla tutela dei creditori terzi; ciò vale a maggior ragione quando i finanziamenti siano erogati dai soci di società sottocapitalizzate e con compagini ristrette. L’apporto di capitale di rischio, ancorchè sub specie mutui, non attribuisce, infatti, ai soci finanziatori di una società in crisi il diritto di concorrere in pari grado con gli altri creditori sociali; diversamente opinando, il rischio d’impresa verrebbe trasferito di fatto su costoro. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

Ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi della disciplina della postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. anche nel caso di finanziamenti erogati in forma soggettivamente indiretta, poiché la ratio legis prescinde dalla necessaria identità formale del socio e del finanziatore; ciò si verifica sia nei casi di interposizione fittizia o reale, sia quando si tratti di finanziamenti erogati da parti correlate o comunque riconducibili ai soci. Secondo l’art. 2427 n. 22 bis c.c. e l’art. 98 Tuir, la correlazione sussiste quando vi sia identità degli interessi economici perseguiti e coordinamento dei relativi processi decisionali, cosicchè le operazioni di riferimento sono imputabili ai soci ancorchè eseguite da soggetti diversi. (Nella fattispecie è stato ritenuto operante il principio di correlazione ai soci, trattandosi di finanziamento effettuato da una srl partecipata in via esclusiva da altra srl controllata e amministrata dai soci della prima. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

In presenza di crediti rivenienti da finanziamento soci e postergati ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c., è inammissibile la proposta di concordato preventivo che non preveda la formazione di una classe ad hoc per i titolari dei crediti anzidetti. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 16 Maggio 2011.


Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Criterio della prevenzione.

Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Preclusioni.

Concordato preventivo – Domanda di concordato – Modificabilità della domanda – Limite ultimo.

Concordato preventivo – Fase preliminare di ammissibilità alla procedura – Giudizio del Tribunale – Natura – Giudizio di fattibilità dell’esperto – Contenuto.
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Benché sia stato soppresso l’inciso del vecchio testo dell’art. 160 l.fall., la domanda di concordato preventivo deve essere trattata con precedenza rispetto ad una domanda di fallimento, attesa la funzione dell’istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il componimento del dissesto previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza secondo la quale la prima sia stata depositata in pendenza dell’iniziativa, ex art. 7, l.fall., del P.M. in esito ad un precedente rigetto di una prima proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss. l.fall. non prevedono alcuna preclusione in ordine alla presentazione della domanda, fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’art. 175, secondo comma, l.fall. prevede esplicitamente che la proposta di concordato preventivo possa essere modificata, anche dopo l’ammissione alla procedura, fino all’inizio delle operazioni di voto nell’adunanza dei creditori, ponendo perciò come limite estremo di modificabilità della domanda la decisione dei creditori di approvazione o meno della proposta, in linea con la natura eminentemente contrattuale che connota il nuovo concordato preventivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In sede di giudizio di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo, il Tribunale non ha alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell’adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, laddove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall’esperto appaia idoneo – sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori e non riproduca in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma operi un vaglio sotto il profilo tanto fattuale che logico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 10 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Operazione straordinaria - Costituzione di nuova s.n.c. attraverso conferimenti d'azienda delle società di capitali in crisi - Presentazione di un'unica domanda di concordato a cura della s.n.c. - Ammissibilità.

Accantonamento delle somme spettanti ai creditori contestati - Termine prestabilito sulla base della medesima ratio di altro accantonamento legislativamente previsto - Ammissibilità.
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Alla luce del novellato art. 160, legge fallimentare, deve ritenersi ammissibile un concordato preventivo, che, pur formalmente non di gruppo, permetta comunque un'articolata gestione della crisi d'impresa attraverso la costituzione di una società in nome collettivo il cui patrimonio sia il risultato dei conferimenti aziendali delle società di capitali in crisi, le quali, divenendo soci illimitatamente responsabili, fruiscono anch'esse, ai sensi dell'art. 184, comma 2, legge fallimentare, dell'efficacia del concordato preventivo che, a completamento dell'operazione straordinaria in esame, la neo costituita società in nome collettivo presenterà. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)

Considerata l'analoga ratio posta a base della previsione temporale di 3 anni di cui all'art. 510, c.p.c., ben può ritenersi congruo un medesimo termine fissato dal giudice dell'omologa rispetto alla durata massima degli accantonamenti inerenti i crediti contestati ed entro il quale i creditori dovranno far accertare i crediti non riconosciuti dal debitore. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 02 Maggio 2011.


Concordato preventivo - Gruppo d'imprese - Presentazione di un'unica domanda - Ammissibilità - Condizioni - Ratio..
Nonostante nella procedura fallimentare nessuna norma sia dedicata al fenomeno del gruppo di imprese, il quale trova attenzione solo per i rapporti che possono instaurarsi tra fallimento e amministrazione straordinaria, si deve ritenere che sia ammissibile una domanda di concordato preventivo che consista in un unico ricorso riferibile alla impresa di gruppo e che sia supportato da un unico piano aziendale; detta domanda di concordato dovrà tenere distinte le masse patrimoniali delle singole società e, quanto alla adunanza dei creditori, dovrà prevedere singole votazioni, e separate deliberazioni, in ragione di ciascuna organizzazione societaria e dell'insieme di creditori ad esse riferibili. Questa soluzione appare praticabile alla luce del principio dell'autonomia negoziale sancito dall'articolo 1322, c.c., il quale, nella specie, consente di realizzare le finalità del concordato preventivo con riferimento a tutte le conformazioni che costituiscono pratica esplicazione dell'impresa, impedendo che la procedura si risolva in un’apprensione soltanto parziale e comunque imperfetta della realtà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 07 Marzo 2011.


Concordato preventivo – Proposta di concordato – Oggetto del contratto – Determinatezza dell’oggetto del contratto – Contenuto.

Concordato preventivo – Proposta di concordato – Trattamento dei creditori privilegiati – Ratio legis.

Concordato preventivo – Proposta di concordato preventivo – Trattamento dei creditori privilegiati – Pagamento dilazionato – Inammissibilità.
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Dovendo la proposta concordataria conformarsi al criterio di determinatezza dell’oggetto del contratto, quella che preveda il soddisfacimento dei creditori in termini monetari, deve contenere la specifica indicazione non solo della percentuale di pagamento offerta ma anche del tempo del pagamento in termini di ragionevole certezza. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo l’esclusione dal voto dei creditori privilegiati si giustifica solo in ragione del fatto che i diritti di tali creditori non vengono in alcun modo intaccati, dovendosi per essi prevedere il pagamento integrale, da effettuarsi in denaro ed immediatamente, fatti salvi i tempi tecnici necessari alla liquidazione dei beni per la parte del ricavato a ciò destinata. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Un proposta di concordato preventivo che preveda un pagamento dilazionato dei creditori privilegiati tra i dodici ed i ventiquattro mesi è inammissibile. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 14 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Obbligo di formazione delle classi – Esclusione..
Nella formulazione della proposta di concordato fallimentare l'utilizzazione delle classi non è in alcun modo prevista come obbligatoria, bensì come ipotesi meramente alternativa a quella della classica suddivisione dei creditori secondo il rango, privilegiato o chirografario, del credito. Una volta esclusa l'applicazione della disciplina del conflitto di interessi nei casi in cui il conflitto attenga la posizione contrastante dei singoli creditori in quanto tali è, infatti, evidente che l'obbligo delle classi non può derivare dalle diverse situazioni individuali che possono portare a valutazioni variegate sulla proposta, dal momento che dette situazioni sono potenzialmente tante quante sono i creditori e un loro censimento, prima ancora che arbitrario, sarebbe impossibile e comunque porterebbe ad una proliferazione assurda delle classi e alla predisposizione di tante classi quanto sono i creditori, senza considerare che, in assenza di parametri normativi di riferimento, la valutazione del giudice rischierebbe di confinare pericolosamente con una sostanziale discrezionalità. Analoghe considerazioni valgono in relazione al problema dei creditori provvisti di garanzie fornite da terzi, in quanto la loro posizione non è giuridicamente diversa, nel rapporto con il debitore principale insolvente o in crisi, da quella degli altri creditori e muta solo sotto il profilo pratico, così come può avvenire per altri creditori per effetto di situazioni non classificabili e solo indirettamente incise dalla proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato preventivo – Falcidia del credito privilegiato dell’ Erario – Transazione fiscale – Necessità – Esclusione..
Nel concordato preventivo in caso di soddisfazione parziale del credito privilegiato dell’Erario non è necessario proporre  la transazione fiscale. (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Febbraio 2011.


Concordato preventivo – Crediti contestati – Diritto al voto – Formazione delle classi..
Poiché la ratio dell'articolo 160, legge fallimentare implica il pieno riconoscimento e la conseguente indicazione dei crediti  vantati dai destinatari della proposta di concordato, con la conseguenza che il loro riconoscimento rileva ai fini del voto e del calcolo delle maggioranze, deve ritenersi inammissibile la proposta la quale preveda due sole classi, di cui una senza diritto di voto e formata da un solo creditore chirografario, il cui credito sia contestato ed al quale venga offerta una percentuale diversa rispetto a quella offerta per i crediti non contestati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Febbraio 2011.


Concordato preventivo - Concordato cd. di gruppo - Presupposti - Caratteristiche del gruppo - Caratteristiche della proposta di concordato..
Deve ritenersi ammissibile la gestione integralmente unitaria del concordato cd. di gruppo - con unica adunanza dei creditori e computo delle maggioranze riferito all'unico programma concordatario - qualora il gruppo risponda alla definizione dottrinale di "aggregazioni di imprese in forma individuale o collettiva, formalmente autonome e indipendenti l'una dall'altra, ma assoggettate tutte a direzione unitaria" nonché alle connotazioni elaborate dalla giurisprudenza in termini di "unicità della struttura organizzativa e produttiva, con integrazione fra le attività esercitate dalle varie imprese, coordinamento tecnico, amministrativo e finanziario rimesso ad un unico soggetto direttivo"; la gestione unitaria della procedura appare, inoltre, opportuna nel caso in cui la configurazione del concordato di gruppo preveda l'intervento di un assuntore appositamente costituito al fine di rilevare tutte le attività ed il concordato venga inscindibilmente collegato al conseguimento dell'obiettivo della continuità aziendale, con mantenimento dei livelli occupazionali ed abbattimento dell'esposizione debitoria complessiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 30 Dicembre 2010.


Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Continuazione dell'impresa - Stipulazione in corso di procedura di contratti di finanziamento - Continuazione dei rapporti di anticipazione di effetti - Estinzione per compensazione decreto della banca sorto prima del concordato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Ammissibilità..
Nel corso di un concordato preventivo cd. di risanamento e che preveda la continuazione dell'impresa, deve ritenersi possibile, sia pure con l'autorizzazione del giudice delegato, la stipulazione di contratti di finanziamento nonché la prosecuzione di rapporti di anticipazione di effetti che prevedano l'estinzione per compensazione (mediante l'incasso in corso di procedura dei titoli anticipati) del credito della banca sorto prima del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Dicembre 2010.


Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Prosecuzione dell'attività - Ristrutturazione dell'attività aziendale - Autorizzazione degli organi della procedura alla stipula di un contratto di finanziamento..
Deve ritenersi ammissibile la proposizione di un concordato preventivo che consista in un piano industriale di risanamento basato sulla prosecuzione, previa sua ristrutturazione, dell'attività aziendale ed altresì in buona parte incentrato sull'apporto di nuova finanza. (Nel caso di specie il tribunale, dichiarando aperta la procedura di concordato, ha autorizzato il legale rappresentante della società proponente a concludere un contratto di finanziamento dell'importo di euro 1 milione alle condizioni previste nel piano). (Franco Benassi) (Riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 16 Dicembre 2010.


Concordato Preventivo - Vecchio rito - Cessione dei beni pro solvendo - Liquidazione fino al quaranta per cento - Esclusione - liquidazione integrale - Ammissione..
L'omologazione della proposta di concordato preventivo “vecchio rito” prevedente "la cessione pro solvendo di tutti i beni esistenti ... per il soddisfacimento del 100% dei crediti privilegiati e di almeno il 40% per cento dei crediti chirografari” comporta l'onere per il commissario liquidatore di procedere alla vendita dei beni fino all'integrale soddisfo di tutti i creditori o fino alla liquidazione di tutti i beni perchè l'indicata misura del 40% non è la percentuale di soddisfazione dei crediti chirografari  ma una  mera previsione di realizzo presuntiva. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 13 Dicembre 2010.


Concordato preventivo - Apporto di nuova finanza - Rispetto dell'ordine dei privilegi - Non necessità..
Nel concordato preventivo, devono ritenersi correttamente formate le classi anche qualora il debitore disponga delle risorse estranee al patrimonio del debitore, le risorse pervenute da terzi (la c.d. nuova finanza), senza rispettare l’ordine dei privilegi. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 09 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Trasformazione della proponente in società di persone - Delibera condizionata all'omologa del concordato - Ammissibilità..
Non osta all'ammissibilità del concordato preventivo il fatto che la proposta sia stata preceduta da una delibera di trasformazione della proponente da società a responsabilità limitata in società di persone, delibera sottoposta alla condizione sospensiva dell'omologa del concordato preventivo ed adottata allo scopo di consentire ai soci illimitatamente responsabili di conferire nella società il proprio patrimonio per la soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 05 Novembre 2010.


Società di persone - Concordato preventivo - Estensione ai soci illimitatamente responsabili del concordato della società - Esclusione - Estraneità del patrimonio dei soci al concordato..
I soci illimitatamente responsabili non hanno facoltà di presentare autonoma domanda di concordato preventivo né è possibile sostenere che a loro possa automaticamente essere esteso il concordato che riguarda la società, con la conseguenza che il patrimonio personale di detti soci resta estraneo alla procedura di concordato preventivo ove vige il principio generale per il quale la procedura è riservata esclusivamente all'imprenditore commerciale e la norma contenuta nell'articolo 147, legge fallimentare, che prevede l'estensione della procedura concorsuale a soggetti privi della natura di imprenditore commerciale, ha natura eccezionale e non è suscettibile di applicazione analogica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Società di persone - Concordato preventivo - Indicazione nella proposta dei beni dei soci illimitatamente responsabili - Valore di semplice informazione ai creditori..
Posto che il patrimonio personale dei soci illimitatamente responsabili rimane estraneo al concordato preventivo, l'indicazione contenuta nella proposta di concordato del valore dei beni di detti soci beni e dei loro creditori particolari deve essere interpretata come semplice informazione fornita ai creditori della società affinché, conoscendo la situazione della compagine sociale, possano esprimere il voto con maggiore consapevolezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Concordato preventivo - Nozione di "crisi" - Stato di insolvenza - Distinzione - Rischio di insolvenza - Previsione della incapacità di pagare i debiti di prossima scadenza..
La situazione di "crisi" che, ai sensi dell'articolo 160, legge fallimentare, consente all'impresa l'accesso alla procedura di concordato preventivo si distingue dallo stato di insolvenza e deve essere intesa come "rischio di insolvenza", situazione, questa, che si verifica quando l'imprenditore, pur potendo adempiere i debiti scaduti, preveda che non sarà in grado di adempiere ai debiti di prossima scadenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Fallimento – Ammissione al Concordato Preventivo – Successiva dichiarazione di fallimento – Principio di consecuzione – Applicabilità anche dopo la riforma del D.Lgs. n. 5 del 2006 – Sussistenza – Conseguenze – Domanda di ammissione al passivo ed eccezione di compensazione – Epoca di insorgenza del credito e decorrenza degli interessi – Retrodatazione della domanda di ammissione al Concordato Preventivo – Configurabilità. (28/09/2010).
Anche dopo la riforma del d.lgs. n. 5 del 2006, in caso di dichiarazione di fallimento che consegua alla previa ammissione del medesimo debitore alla procedura di concordato preventivo, si applica tuttora il principio di consecuzione delle due procedure, con conseguente retrodatazione alla domanda di ammissione al concordato del calcolo degli interessi e della data di opponibilità della compensazione, risultando lo stato di crisi accertato dal tribunale di natura irreversibile, dunque sostanzialmente identico al presupposto dell’insolvenza di cui all’art. 5 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, 06 Agosto 2010, n. 18437.


Concordato Preventivo – Crediti per contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e relativi accessori – Condizioni di accettazione da parte degli enti previdenziali degli accordi sui crediti contributivi – Norme regolatrici – Vincolatività per il proponente il concordato – Sussistenza. (26/10/2010).
Con il decreto ministeriale 4 agosto 2009, emanato ai sensi dell'articolo 32, comma sei, del decreto legge 29 novembre 2008, numero 185, il legislatore ha ritenuto di stabilire precisi limiti al pagamento, nell'ambito del concordato preventivo (o di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis, legge fallimentare), dei crediti per contributi dovuti agli enti gestori di forme di previdenza e di assistenza. Da ciò consegue che tali limiti dovranno essere rispettati non solo dalle pubbliche amministrazioni interessate al fine di vincolare la loro condotta in presenza di proposte di concordato, ma anche da coloro che formulino proposte di concordato che involgano crediti contributivi, il cui trattamento non potrà pertanto derogare ai limiti fissati dalle citate disposizioni legislative. (Nel caso di specie, il tribunale ha disposto che la proposta di concordato preventivo avrebbe dovuto prevedere: a) il pagamento integrale dei crediti privilegiati per contributi dovuti all’INPS per l’assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (artt. 2753-2778, n. 1, c.c.) e dei crediti privilegiati per premi dovuti all’INAIL (art. 4.3 del decreto-legge 9-10-1989, n. 338, convertito dalla legge 7-12-1989, n. 389); b) il pagamento non inferiore al trenta per cento di tutti i crediti chirografari di INPS ed INAIL). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Agosto 2010, n. 0.


Concordato Preventivo – Elenco nominativo dei creditori – Crediti dei fornitori – Mancata distinzione tra la parte imponibile e la parte di credito per rivalsa IVA – Ammissibilità della degradazione a chirografario – Esclusione. (26/10/2010).
Il credito per rivalsa Iva, assistito da privilegio speciale ex art. 2758, comma 2, codice civile, può essere degradato a chirografario solo attraverso il meccanismo previsto dall’art. 160, comma 2, legge fallimentare, ossia sulla base di una “relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, comma 3, lettera d), legge fallimentare; tale effetto, al contrario, non si produce indicando generalmente, nell’elenco nominativo dei creditori ex art. 161, legge fallimentare, i crediti dei c.d. fornitori come chirografari, senza distinguere la parte imponibile dalla parte di credito per rivalsa Iva. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Agosto 2010, n. 0.


Concordato Preventivo – Condizioni di Ammissibilità della Proposta – Soddisfazione non integrale dei creditori muniti di privilegio, pegno ed ipoteca – Relazione giurata del professionista. (26/10/2010).
La «relazione giurata» del professionista prevista dall’art. 160, comma 2, legge fallimentare, (cosa ben diversa dalla relazione ex art. 161, terzo comma, legge fallimentare), si pone come presupposto per l’ammissione alla procedura, la cui sussistenza deve essere verificata d’ufficio dal tribunale e la cui mancanza comporta l’inammissibilità della proposta. A tal fine la stessa deve chiaramente indicare in quale precisa misura percentuale ciascun credito prelatizio (che non si voglia pagare integralmente) potrebbe essere soddisfatto sul bene (o sui beni) oggetto della prelazione (che assiste il credito) in caso di liquidazione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Agosto 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Cessione contrattuale – Cessione parziale – Esclusione. (26/10/2010).
La cessione dei beni ai creditori prevista nell'ambito del concordato preventivo, riguarda tutti i beni esistenti nel patrimonio del debitore, così come disposto dall'articolo 160, comma 2, n. 2, della legge fallimentare, nel testo anteriore alla riforma. Ne consegue che, in sede di concordato, non è configurabile una cessione ai creditori di una parte soltanto dei beni, posto che, in tal caso, non potrebbe prodursi l'effetto esdebitatorio del concordato, diversamente da quanto, invece, accade con la cessione contrattuale prevista dall'articolo 1977, codice civile, ove i creditori cessionari hanno facoltà di agire in via esecutiva anche sui beni non ceduti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Creditori privilegiati – Pagamento immediato in denaro – Necessità – Dilazione di pagamento – Esclusione dal voto – Inammissibilità. (26/10/2010).
Nel concordato preventivo l'esclusione dal voto dei creditori privilegiati si giustifica solo in ragione del fatto che i diritti di tali creditori non vengono in alcun modo intaccati, dovendosi per essi prevedere il pagamento integrale, da effettuarsi in denaro ed immediatamente, fatti ovviamente salvi i tempi tecnici necessari alla liquidazione dei beni per la parte del ricavato a ciò destinata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2010, n. 0.


Concordato preventivo di risanamento – Prosecuzione dell’attività aziendale – Monitoraggio dell’andamento della gestione aziendale – Necessità – Compatibilità con gli impegni di pagamento – Costante verifica – Necessità. (27/07/2010).
In sede di omologa di concordato preventivo di risanamento è necessario prevedere un rigoroso e frequente monitoraggio dell’andamento della gestione aziendale al fine di accertare che il processo di formazione del flusso monetario della gestione operativa sia idoneo, nella quantità e nei tempi, a soddisfare gli impegni di pagamento che il debitore si è assunto nei confronti del ceto creditorio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Luglio 2010.


Concordato preventivo - Risanamento - Realizzazione del piano in un arco temporale molto lungo - Realizzazione condizionata al verificarsi di eventi non conoscibili - Fattibilità - Esclusione..
Non è fattibile un piano di risanamento che preveda un arco temporale lunghissimo e sia condizionato dal verificarsi di plurimi accadimenti e da possibili fatti nuovi  sopravvenienti ignoti e/o inconoscibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 22 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Società in nome collettivo con soci illimitatamente responsabili costituiti da società di capitali – Ammissibilità. (12/07/2010).
  Tribunale La Spezia, 08 Luglio 2010.


Concordato preventivo – Ammissibilità della proposta – Poteri del Tribunale – Fattibilità del piano. (31/08/2010).
Il controllo del Tribunale in sede di ammissione della proposta di concordato preventivo non è più circoscritto entro i limiti della verifica della "completezza e regolarità della documentazione", ma ad esso compete una verifica della fattibilità del piano, che costituisce la concreta idoneità della proposta concordataria a realizzare le complesse ipotesi dell'art 160 legge fallimentare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Azione di pagamento proposta dal debitore prima della ammissione al concordato - Prosecuzione dopo l'omologazione - Litisconsorzio necessario degli organi della procedura - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il giudizio promosso dal debitore per la riscossione di un proprio credito prima dell'ammissione alla procedura e proseguito dopo l'omologazione, non richiede l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore dei beni nominato dal tribunale, non determinandosi in capo agli organi della procedura il trasferimento della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma esclusivamente dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore conserva il diritto di esercitare in proprio le azioni e resistervi nei confronti dei terzi a tutela del suo patrimonio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11520.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Azione di pagamento proposta dal debitore prima della ammissione al concordato - Prosecuzione dopo l'omologazione - Litisconsorzio necessario degli organi della procedura - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, il giudizio promosso dal debitore per la riscossione di un proprio credito prima dell'ammissione alla procedura e proseguito dopo l'omologazione, non richiede l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore dei beni nominato dal tribunale, non determinandosi in capo agli organi della procedura il trasferimento della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma esclusivamente dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore conserva il diritto di esercitare in proprio le azioni e resistervi nei confronti dei terzi a tutela del suo patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11520.


Concordato preventivo – Revocatoria fallimentare – Pagamenti effettuati in esecuzione di un concordato  – Soci finanziatori – Obbligo di restituzione. (03/08/2010).
Se é indubbio che, nel fallimento, il pagamento fatto al socio creditore è revocabile (quando ricorrono le condizioni dell’art. 2467), lo stesso deve affermarsi per i pagamenti effettuati in esecuzione di un concordato preventivo sfociato in fallimento, in deroga a quanto previsto dall’art. 67, comma 2, lett. e). Dal che si deduce che i soci finanziatori non possono ricevere alcunché nel concordato, posto che diritto al concorso e obbligo di restituzione sono tra loro incompatibili. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo –  Destinatari della proposta – Effetti – Soci finanziatori – Esclusione. (03/08/2010).
I soci finanziatori, postergati ex lege, non sono destinatari della proposta concordatari e, quindi, non risentono in nessuna maniera degli effetti del concordato (se non come soci). Ne deriva che nel concordato i postergati legali sono sostanzialmente estranei alla procedura, che si pone, rispetto ad essi, come res inter alios acta e destinata ad avere effetti sulla loro posizione solo dopo la chiusura della stessa, esattamente come avviene per i soci in quanto tali. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo –  Destinatari della proposta – Effetti – Soci finanziatori – Esclusione. (03/08/2010).
I soci finanziatori, postergati ex lege, non sono destinatari della proposta concordatari e, quindi, non risentono in nessuna maniera degli effetti del concordato (se non come soci). Ne deriva che nel concordato i postergati legali sono sostanzialmente estranei alla procedura, che si pone, rispetto ad essi, come res inter alios acta e destinata ad avere effetti sulla loro posizione solo dopo la chiusura della stessa, esattamente come avviene per i soci in quanto tali. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 26 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Transazione fiscale – Indisponibilità della pretesa  tributaria – Esclusione nell’ambito della procedura concordataria. (27/07/2010).
Né dall'articolo 160 né dall‘articolo 182 ter, si desume la volontà legislativa di porre il principio di indisponibilità della pretesa tributaria (certamente operante nel momento accertativo ed impositivo), non soltanto a fondamento di una deroga della parità di trattamento dei creditori (oltre i limiti generali fatti propri dall‘articolo 2741 codice civile), ma nemmeno alla base del momento prettamente satisfattivo e della riscossione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Riduzione e rateazione dei crediti erariali e previdenziali – Ammissibilità – Rateazione degli altri crediti privilegiati – Esclusione. (22/06/2010).
Mentre sono legittime, perché consentite dall’art. 182 ter, le clausole della proposta di concordato che prevedono la riduzione o la rateazione dei crediti tributari e previdenziali a prescindere dalla quantificazione della soddisfazione realizzabile sul ricavato in caso di liquidazione sulla base di relazione giurata (art. 160, comma 2, legge fallimentare), sono, invece, da reputarsi illegittime e tali da comportare l’inammissibilità della proposta quelle clausole che prevedono una dilazione di pagamento degli altri creditori privilegiati (banche e fornitori), posto che i creditori muniti di cause legittime di prelazione hanno sempre diritto al pagamento immediato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Rateazione dei crediti erariali e previdenziali – Previsione del pagamento degli interessi al tasso legale – Necessità. (22/06/2010).
Sono illegittime quelle clausole della domanda di concordato preventivo che propongono la rateizzazione dei crediti tributari e previdenziali senza prevedere anche il pagamento degli interessi al tasso legale per tutto il periodo della dilazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Suddivisione dei creditori in classi e previsione di trattamenti differenziati – Deroga alla par condicio creditorum – Interpretazione restrittiva – Necessità. (22/06/2010).
La norma di cui all’art. 160, legge fallimentare che, in tema di concordato preventivo, consente di prevedere trattamenti differenziati tra creditori suddivisi in classi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei, costituisce una deroga al principio generale della par condicio creditorum e, come tale, non può che ricevere una stretta interpretazione; ne consegue che i) tale norma non potrà essere applicata ai creditori privilegiati cui si offra il pagamento integrale; ii) qualora vengano offerti trattamenti differenziati ai creditori chirografari ed a quelli prelatizi non integralmente soddisfatti, dovranno essere formate classi distinte di creditori suddivisi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei; iii) non potranno essere formate classi distinte di creditori laddove non si intenda offrire loro trattamenti differenziati, in quanto ciò urterebbe contro il principio di eguaglianza sotto il profilo del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Trattamenti differenziati tra creditori – Omessa suddivisione in classi – Inammissibilità. (22/06/2010).
In sede di ammissione al concordato preventivo, il tribunale deve procedere d’ufficio alla valutazione di correttezza dei criteri di formazione delle classi (art. 163, comma 1, legge fallimentare) sicchè la previsione di trattamenti differenziati in mancanza di suddivisione in classi, ovvero la suddivisione in classi non collegata a trattamenti differenziati e la non corretta formazione delle classi sono cause di inammissibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Procedimento di ammissione alla procedura – Indagine del tribunale – Veridicità dei dati e fattibilità del piano – Esclusione – Funzione della relazione del professionista attestatore. (22/06/2010).
In sede di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, il tribunale non opera una valutazione sulla veridicità dei datti e sulla fattibilità del piano, aspetti, questi, che, in questa prima fase, sono attestati dalla relazione professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d), legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Previsione di garanzie – Non necessità – Valutazione del loro contenuto e dell’affidabilità – Giudizio di convenienza affidato ai creditori – Validità delle clausole di garanzia – Indagine del tribunale – Ammissibilità. (22/06/2010).
La nuova disciplina del concordato preventivo non prevede la necessità di garanzie di adempimento della proposta, per cui la prestazione o meno di garanzie, la specie o il contenuto di esse, la misura di copertura dell’onere concordatario che realizzano, la loro affidabilità e serietà costituiscono tutti elementi attinenti il merito della proposta e che riguardano la «convenienza» del concordato, la cui valutazione spetta esclusivamente ai creditori in sede di voto e non al tribunale. Il tribunale se non potrà valutare dette garanzie sotto il profilo dell’affidabilità e della convenienza, potrà tuttavia verificare d’ufficio la legittimità delle clausole che le prevedono e la loro validità sub specie di eventuali cause di inesistenza o di nullità dei negozi costitutivi delle medesime e dichiarare eventualmente inammissibile la domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Prestazione di garanzie di adempimento della proposta – Contenuto – Garanzia a favore dei creditori uti singuli – Necessità. (22/06/2010).
Le eventuali garanzie offerte con la proposta di concordato debbono essere prestate a favore non della massa dei creditori indistintamente considerata nella sua globalità, bensì dei singoli creditori concordatari, in modo che – ove si tratti di garanzie personali, sorga un valido rapporto obbligatorio fra il garante e ciascuno dei creditori (nei cui confronti si esplicano gli effetti del concordato) con oggetto ben determinato o determinabile, così che il singolo creditore, in caso di inadempimento, possa agire in giudizio e conseguire un titolo esecutivo nei confronti del garante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Omologazione – Potere del tribunale di ordinare la riformulazione della proposta – Esclusione. (11/05/2010).
In sede di omologa del concordato preventivo, il tribunale non ha alcuna facoltà di ordinare la riformulazione della proposta attraverso una diversa formazione delle classi. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Creditori chirografari – Maggiore attribuzione al ceto bancario rispetto ad altri creditori di minire entità – Ammissibilità. (11/05/2010).
Risponde al requisito richiesto dall’art. 169, comma 1, lett. c) (suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei) l’attribuzione di una percentuale più alta al ceto bancario, in ragione del maggior sacrificio richiesto, rispetto ad altra classe formata da crediti chirografari di piccola entità. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Aprile 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Valorizzazione delle garanzie di terzi – Formazione di classi distinte – Necessità. (11/05/2010).
E’ corretta la suddivisione in due classi distinte dei creditori appartenenti al ceto bancario in modo tale da valorizzare le garanzie offerte da terzi, le quali costituiscono una prospettiva di soddisfacimento del credito garantito ulteriore rispetto a quella concordataria. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08 Aprile 2010, n. 0.


CONCORDATO PREVENTIVO - AMMISSIONE - DOMANDA - Disciplina anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007 - Proposta di concordato - Condizioni - Pagamento non integrale dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, l'art. 177 della legge fall., nella parte in cui, anche nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, non riconosce ai creditori privilegiati il diritto di voto sulla proposta concordataria, conferma - per il periodo anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007, che ne ha espressamente previsto la possibilità - l'inammissibilità di una proposta che non preveda il pagamento integrale dei crediti privilegiati, giustificandosi detta esclusione con il difetto di qualsiasi interesse all'esito della domanda di concordato, in quanto il trattamento dei crediti privilegiati non può subire alcuna conseguenza giuridicamente apprezzabile dall'eventuale accoglimento della proposta, e non potendo trovare applicazione in via analogica l'art. 124 della legge fall., relativo al concordato fallimentare, attesa la compiutezza della disciplina del concordato preventivo, nè potendosi attribuire natura interpretativa all'art. 183-ter, riguardante la transazione fiscale, ed al d.lgs. n. 169 del 2007. Cassazione civile, 22 Marzo 2010, n. 6901.


Concordato preventivo – Attestazione del piano – Funzione di garanzia – Esclusione di verifiche di merito da parte del tribunale – Attestazione della veridicità dei dati – Assunzione di responsabilità del professionista – Illustrazione delle verifiche compiute – Necessità. (26/05/2010).
L’interpretazione dell’art. 161, comma 3, legge fallimentare suggerisce di valorizzare la fondamentale funzione di garanzia che la relazione dell’attestatore assume nell’ambito del procedimento a fronte della scelta di esimere il tribunale, ai fini dell’ammissione, da ogni verifica nel merito. In considerazione di ciò, il professionista dovrà attestare, con chiara ed inequivoca assunzione di responsabilità, la veridicità dei dati aziendali, così come esposti nella situazione patrimoniale prodotta e posti alla base del piano, nonché la fattibilità del piano stesso, illustrando congruamente, al fine di consentire al tribunale il controllo sulla completezza e logicità dell’iter argomentativo, le verifiche compiute in ordine alla suddetta veridicità dei dati (con riferimento ovviamente sia alle poste passive che alle poste attive) e gli elementi di fatto e le valutazioni che il professionista ha ritenuto idonee a dimostrare con ragionevole certezza - benché con i limiti propri di un giudizio prognostico - l’attuabilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Attestazione del piano – Relazione del professionista – Osservanza delle regole tecniche contabili richieste – Rinvio a verifica svolte dal professionista – Motivazione – Rinvio ad altri elaborati – Produzione – Necessità. (26/10/2010).
Il professionista che, ai sensi dell’art. 161, comma 3, legge fallimentare, attesta il piano concordatario, deve svolgere tutte le verifiche che, secondo le regole tecniche della revisione contabile e delle discipline che rilevano in ordine alla concreta articolazione della proposta concordataria, siano necessarie ai fini dell’attestazione richiesta, ossia ai fini della sua idoneità ad assicurare, secondo una valutazione ex ante, la ragionevole certezza dell’attuazione del piano. Non può, quindi, ritenersi ammissibile, in sede di attestazione, l’utilizzo di formule generiche volte a delimitare la portata dell’attestazione stessa, e quindi della responsabilità ad essa connessa, mediante il semplice rinvio ad alcune verifiche, pur concretamente svolte dall’attestatore, ma che omettano qualunque motivazione sulla ritenuta adeguatezza delle stesse in seguito ad un loro vaglio critico e prive di assunzione di responsabilità in ordine al loro recepimento. In ogni caso, qualora la relazione faccia riferimento, come detto con le necessarie verifiche ed assunzione di responsabilità, ad altri elaborati peritali, piani attestati o ad altri analoghe relazioni, di tali documenti dovrà necessariamente essere effettuata la produzione in giudizio al fine di porre i destinatari interessati al piano e gli organi di controllo nelle condizioni di vagliarne criticamente il loro contenuto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Offerte di acquisto – Valorizzazione di crediti – Due diligence – Necessità. (26/05/2010).
Qualora l’attuabilità del piano concordatario si fondi anche su offerte di acquisto dei beni dell’impresa, la verifica dei valori esposti non può prescindere dall’analisi delle garanzie o quanto meno della solidità patrimoniale degli offerenti, valutazione, questa da effettuarsi mediante adeguata due diligence anche con riferimento ai crediti di maggiore entità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2010, n. 0.


Oggetto: Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Presupposti per l'ammissione alla procedura - Proposta di concordato formulata dall'imprenditore in stato di crisi ai creditori e fondata su un piano che può prevedere, tra l'altro, la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione e, ove siano previste diverse classi di creditori, previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi - Istanza di ammissione alla procedura proposta da società in stato di liquidazione che ha presentato un piano contraddistinto dalla mancata suddivisione dei creditori in classi - Omessa previsione che il tribunale dichiari aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei.
Dispositivo: manifesta inammissibilità.
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  Corte Costituzionale, 12 Marzo 2010, n. 98.


Continuità delle procedure – Concordato preventivo – Fase dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo – Fallimento – Prededucibilità – Decorrenza del presupposto della continuità delle procedure – Decreto di ammissione al concordato. (07/09/2010).
Nella fase di predisposizione e di deposito  della domanda di concordato preventivo sussiste esclusivamente un interesse del debitore, il quale pone in essere una attività meramente privata, tendente a risolvere la crisi dell’impresa e/o a evitare il fallimento, secondo modelli alternativi di soddisfazione dei creditori tipicamente liquidatori o di risanamento dell’impresa, che non ha ancora ricevuto né il vaglio dell’autorità giudiziaria né quello dei creditori; solo con il decreto di ammissione può dirsi integrato il presupposto della continuità delle procedure. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 06 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Fallimento – Prededucibilità – Carattere della normativa applicabile. (07/09/2010).
Le norme relative alla prededucibilità dei crediti hanno carattere eccezionale e sono di stretta interpretazione, dato che introducono una deroga al principio della par condicio creditorum e alle cause legittime di prelazione e le stesse non possono prescindere dall’interesse per la massa dei creditori che solo può giustificare il sacrificio delle loro ragioni e la posposizione dei loro crediti, rispetto alle spese di procedura e ai crediti funzionali al suo svolgimento secondo le modalità indicate nella proposta. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 06 Marzo 2010, n. 0.


Procedimento civile - Successione nel processo - A titolo particolare nel diritto controverso - In genere - Società in stato di insolvenza - Azione ex art. 2394 cod. civ. del liquidatore - Terzo assuntore del concordato preventivo - Ammissibilità - Fondamento - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Configurabilità.

Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Verso i creditori sociali - Società in stato di insolvenza - Azione ex art. 2394 cod. civ. del liquidatore - Terzo assuntore del concordato preventivo - Ammissibilità - Fondamento - Successione a titolo particolare nel diritto controverso - Configurabilità.
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Il terzo assuntore del concordato preventivo di una società in stato di insolvenza è legittimato, in qualità di successore a titolo particolare del liquidatore, a spiegare intervento nel giudizio di responsabilità da quest'ultimo promosso, ai sensi dell'art. 2394 cod. civ., nei confronti degli amministratori e dei sindaci delle società, in rappresentanza della massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Febbraio 2010, n. 4309.


Concordato preventivo – Natura contrattuale – Accentuazione. (31/05/2010).
Il nuovo quadro normativo che disciplina l’istituto del concordato preventivo è caratterizzato da una netta accentuazione del profilo negoziale, come si evince in particolare dalla rimessione ai creditori, in via esclusiva, di ogni valutazione in ordine alla convenienza, per cui il concordato ha assunto ora indiscutibilmente i caratteri del contratto, sia pur caratterizzato, sotto il profilo della formazione della volontà dal lato dei creditori, dal principio maggioritario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Natura contrattuale – Determinazione dell’oggetto del contratto – Necessità – Modalità di soddisfazione dei creditori – Pagamento di una percentuale – Attribuzione di altri beni – Distinzione – Modifica dell’originaria prestazione – Descrizione del bene offerto – Necessità. (31/05/2010).
La nuova disciplina del concordato preventivo, che ha conferito all’istituto una netta impronta contrattualistica, richiede che la proposta rispetti il requisito della determinatezza dell’oggetto del contratto. Pertanto, nell’ambito dell’ampia fenomenologia della proposta concordataria prospettata in via esemplificativa nell’art. 160 legge fallimentare, si può distinguere tra offerte di soddisfacimento monetario dei crediti e offerte che prevedono invece l’attribuzione di un altro bene in varie forme, quali la conversione dei crediti stessi in capitale, obbligazioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito. Nella prima ipotesi, la proposta incide sull’originario rapporto contrattuale tra debitore e creditore unicamente sotto il profilo dei termini o dell’entità del pagamento monetario, mentre, nella seconda, la modifica attiene alla natura stessa della prestazione, con la conseguenza che, nel primo caso, la regola della determinatezza dell’oggetto del contratto impone al proponente la specifica indicazione della percentuale di pagamento offerta, mentre, nel secondo caso, quello in cui la proposta incide sulla natura della prestazione, deve essere chiaramente descritto il bene che si offre ai creditori, affinché questi possano adeguatamente valutare l’alea in ordine all’effettivo valore presente e futuro di quanto sarà ad essi trasferito come modalità alternativa di soddisfazione del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Omogeneità di interessi economici – Garanzie di terzi – Rilevanza..
La natura chirografaria dei crediti se da un lato integra il requisito dell’omogeneità di posizione giuridica, dall’altro lato non è di per sé sufficiente a dimostrare l’omogeneità degli interessi economici, atteso che l’interesse economico del singolo creditore deve essere necessariamente valutato in concreto e conseguentemente tenendo adeguatamente conto anche della eventuale esistenza di garanzie esterne, le quali possono consentire al creditore una maggiore possibilità di soddisfacimento rispetto ai creditori privi di tali garanzie. La mancata valorizzazione di tali garanzie nell’ambito della valutazione dell’interesse economico del singolo creditore pregiudicherebbe la funzione di questo requisito, in quanto consentirebbe l’inserimento in un'unica classe di creditori con diverse prospettive di soddisfacimento dei propri crediti, con conseguente alterazione della genuinità del meccanismo di formazione della volontà della maggioranza della classe, soprattutto ove i creditori con garanzie esterne fossero titolari dei crediti di maggiore entità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Novembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Proposta di concordato senza classi – Esistenza di un’unica classe chirografaria – Trasparenza della proposta – Suddivisione in classi – Necessità – Scopo..
Qualora il concordato non preveda la suddivisione in classi, si deve ritenere che in realtà ci si trovi in presenza di un’unica classe di creditori chirografari, composta da creditori di vario tipo e che vi sia pertanto la necessità di operare una suddivisione in classi allo scopo di assicurare alla proposta la necessaria trasparenza, evitando la commistione di interessi disomogenei quali quelli di creditori muniti di garanzie di terzi o di privilegiati declassati a chirografari per la parte incapiente del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 23 Novembre 2009, n. 0.


Fallimento e concordato preventivo – Contemporanea pendenza dei due procedimenti – Principio della consecuzione della procedura concorsuale – Automatica conversione del concordato nel fallimento – Esclusione – Necessaria valutazione del vantaggio conseguibile dai creditori per effetto della procedura di concordato – Condizioni. (27/07/2010).
In seguito alle recenti riforme della legge fallimentare, che hanno modificato il presupposto oggettivo del concordato preventivo ed escluso la conversione automatica ed ufficiosa in fallimento nei casi di inammissibilità della proposta, di sopravvenuto accertamento di circostanze negative da parte del commissario giudiziale o di mancata approvazione o omologazione del concordato, può considerarsi ormai definitivamente tramontato il cosiddetto principio della consecuzione della procedura concorsuale, secondo cui il concordato preventivo si convertiva automaticamente e senza alcuna soluzione di continuità in fallimento. Da ciò consegue che la mera presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo non comporta sempre e comunque l'obbligo di dichiarare l'improcedibilità delle istanze di fallimento pendenti, dovendo infatti il tribunale, prima di accertare la regolarità formale della domanda di concordato e la sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 160 e 161, legge fallimentare, valutare se l'accoglimento della proposta comporterà un maggiore vantaggio per i creditori rispetto alla soluzione fallimentare: solo in questo caso potrà dichiarare l'improcedibilità delle istanze di fallimento ed accogliere la domande di ammissione alla procedura di concordato. Pertanto, quando il concordato si fonda sullo stato di insolvenza e la relativa domanda venga depositata nel corso dell'istruttoria prefallimentare o ad istruttoria chiusa, la prevalenza della procedura di concordato rispetto al fallimento è giustificata solo se la proposta concordataria è finalizzata a conseguire due, alternativi, obiettivi: (i) la conservazione imprenditoriale e la ripresa dell'attività produttiva, oppure (ii) il soddisfacimento dei creditori mediante un modello tipicamente liquidatorio che deve, però, sostanziarsi in un programma economicamente più vantaggioso rispetto a quello conseguibile con la liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 04 Novembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n.5 del 2006 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Configurabilità - Adeguatezza nel merito - Esclusione..
In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 169 del 2007, il controllo del tribunale, ai sensi dell'art. 163 della legge fall., ha per oggetto la completezza e la regolarità della documentazione, senza che possa valutarne l'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2009, n. 22927.


Concordato preventivo – Trattamento differenziato dei creditori – Formazione delle classi – Necessità..
Il ricorso alla formazione delle classi è indispensabile tutte le volte che il piano del concordato preventivo preveda trattamenti differenziati tra i creditori e ciò indipendentemente dalla eterogeneità dei loro interessi economici. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 21 Ottobre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Soddisfazione parziale dei creditori privilegiati – Relazione del professionista – Contenuto – Ipotesi di riparto fallimentare – Indicazione delle azioni recuperatorie, di responsabilità e revocatorie – Necessità..
La funzione della relazione di cui all’art. 160, comma 2, legge fallimentare è quella di individuare la misura minima della percentuale di soddisfazione che i creditori privilegiati, dei quali il piano non prevede l’integrale soddisfazione, otterrebbero in caso di liquidazione; la relazione dovrà a tal fine ricostruire un’ipotesi di riparto fallimentare che prenda in considerazione tutti i diritti mobiliari, ivi compresi i diritti di credito, le azioni di responsabilità verso gli organi sociali nonché le azioni revocatorie ordinarie e fallimentari. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 21 Ottobre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Soddisfazione parziale dei creditori privilegiati – Classi – Rispetto delle cause di prelazione – Nuova finanza..
Il principio contenuto nell’ultimo periodo dell’art. 160, comma 2, legge fallimentare, secondo il quale, in caso di soddisfazione non integrale dei creditori privilegiati, il trattamento stabilito per ciascuna classe non deve alterare l’ordine delle cause di prelazione, può essere derogato solo nel caso di apporto di nuova finanza. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 21 Ottobre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili – Diverso grado di soddisfazione – Trattamento differenziato mediante collocazione in classi diverse – Ammissibilità..
I crediti dei lavoratori, degli enti previdenziali e quelli tributari, benché assistiti da privilegio generale sui beni mobili, hanno posizione giuridica non omogenea in considerazione del diverso grado di soddisfazione ed è quindi legittima la previsione nel piano di concordato preventivo di un loro trattamento differenziato mediante collocazione in classi diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 07 Ottobre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Agosto 2009, n. 18236.


Fallimento – Concordato preventivo – Piano – Pagamenti – Dimensione temporale – Incertezza – Inammissibilità della domanda. (20/07/2010).
E’ inammissibile una domanda di concordato preventivo che non definisca con certezza la dimensione temporale dei pagamenti, e/o che li faccia dipendere dalla (lunga) durata del contenzioso in essere con terzi. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 06 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento – Concordato preventivo – Classi di creditori – Diversa collocazione ex lege – Uguale trattamento nel piano – Inammissibilità. (20/07/2010).
E’ inammissibile una domanda di concordato preventivo che presenti un piano con suddivisione in classi dei creditori, secondo cui gli stessi, pur avendo diversa collocazione ex lege, vengono trattati con la stessa percentuale di pagamento, poiché alla diversa collocazione dei privilegi deve corrispondere anche un diverso trattamento, per non alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 06 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento – Concordato preventivo – Decreto di inammissibilità – Convocazione dei creditori e del P.M. istanti – Iniziativa d’ufficio – Esclusione. (20/07/2010).
La convocazione da parte del G.D. dei creditori già istanti, e/o del P.M. (già istante), a seguito di declaratoria di inammissibilità del concordato preventivo, serve a consentire di esercitare i diritti ed i poteri che la legge attribuisce a tali soggetti, cioè l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento; ha valenza di atto (dovuto) meramente amministrativo e non può essere perciò confusa con l’iniziativa giurisdizionale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 06 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento – Concordato preventivo dichiarato inammissibile – Consecuzione tra procedure – Esclusione. (20/07/2010).
Non può esservi consecuzione tra procedure (o degli effetti delle procedure) ove la prima di esse non sia neppure iniziata per inammissibilità del relativo ricorso. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 06 Luglio 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Indicazione della percentuale offerta ai creditori – Necessità..
La proposta di concordato preventivo deve contenere l’indicazione specifica della percentuale offerta ai creditori, non potendo l’indicazione di tale dato essere affidata ad un calcolo più complesso od essere addirittura riferita all’importo che si ricaverà dalla liquidazione dell’attivo; depongono a favore di tale conclusione la natura pattizia dell’accordo con i creditori, nell’ambito del quale le rispettive prestazioni devono essere determinate o determinabili al fine di operare, al momento del voto, la valutazione di convenienza rispetto al fallimento, nonché la necessità di consentire al tribunale di esprimere un giudizio di comparazione in caso di cram down. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 23 Giugno 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Effetti - Risoluzione del concordato con garanzia con conseguente dichiarazione di fallimento - Legittimazione ad agire nei confronti del garante - Spettanza - Curatore fallimentare - Esclusione - Creditori concordatari "uti singuli" - Sussistenza..
In caso di dichiarazione di fallimento conseguente alla risoluzione di un concordato preventivo accompagnato da garanzia prestata da terzi per l'adempimento delle obbligazioni assunte dal debitore, la legittimazione ad agire nei confronti del garante non compete al curatore del fallimento, bensì individualmente ai creditori che risultino tali sin dall'atto dell'apertura della procedura concordataria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Maggio 2009, n. 11396.


Fallimento – Concordato preventivo – Principio di consecuzione delle procedure – Validità – Sussistenza – Interessi successivi alla domanda di concordato – Esclusione..
Qualora il presupposto oggettivo dell’ammissione dell’imprenditore alla procedura di concordato preventivo sia costituito dallo “stato di insolvenza” e tale procedimento sfoci, senza soluzione di continuità, in successiva dichiarazione di fallimento, non può ravvisarsi alcun ostacolo normativo all’applicazione del principio giurisprudenziale della “consecuzione delle procedure”, sussistendo identità di fondamento oggettivo delle stesse, legislativamente previsto nella nuova disciplina, che non si discosta quindi, per tali aspetti, da quella previgente. (Nel caso di specie, il Tribunale ha respinto l’opposizione allo stato passivo avverso il provvedimento del Giudice Delegato che aveva escluso gli interessi sul credito capitale maturati successivamente alla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo cui è seguito il fallimento). (av) Tribunale Mantova, 09 Aprile 2009.


Concordato preventivo – Suddivisione in classi – Finalità conservative o liquidatorie – Formazione delle classi – Distinzione – Tutela del dissenso – Necessità – Funzione del tribunale..
Qualora il concordato preventivo persegua fini conservativi, attraverso la ristrutturazione del debito e la soddisfazione dei creditori con modalità alternative rispetto al pagamento, la suddivisione in classi presenta maggiore analogia con l’ipotesi del chapter eleven, cui il legislatore si è ispirato e che nel modello statunitense pare principalmente destinato a favorire il debitore consentendogli di superare il dissenso di alcuni creditori. Qualora, invece, il concordato persegua fini liquidatori, ove le finalità satisfattorie si realizzano tramite pagamento in termini monetari, le classi sono dalla dottrina più attenta avvertite come uno strumento anche di tutela dei creditori, che acquisiscono così informazione piena e corretta e che possono correlare la loro situazione a quella di creditori che si trovano in una posizione omogenea per interessi e per collocazione giuridica, orientando il proprio consenso in modo libero e informato; proprio questa finalità giustifica il potere del tribunale di esaminare e censurare le suddivisioni in classi che siano finalizzate a inertizzare comunque il volere dei creditori annegandone il dissenso all’interno di classi composte da creditori con interessi economici non omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 07 Aprile 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Approvazione dei creditori – Voto del creditore – Effetti proporzionati alla dimensione economica del credito – Principio di eguaglianza – Rilevanza costituzionale – Potere del tribunale – Giustificazione..
Benché nel concordato preventivo, il legislatore abbia fatto in modo che il dissenso di ciascun creditore influisse sull’approvazione della proposta in proporzione alla dimensione economica del credito, occorre tenere presente che il fenomeno dell’insolvenza continua pur sempre a muoversi in un panorama costituzionale nell’ambito del quale l’art. 3 della Carta Fondamentale impone all’organo giudiziario – nella specie il tribunale – una funzione tutoria e di controllo di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 07 Aprile 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili – Diverso grado di soddisfazione – Trattamento differenziato – Ammissibilità..
I crediti dei lavoratori, degli enti previdenziali e quelli tributari, benché assistiti da privilegio generale sui beni mobili, hanno posizione giuridica non omogenea in considerazione del diverso grado di soddisfazione ed è quindi legittima la previsione nel piano di concordato preventivo di un loro trattamento differenziato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Contenuto della proposta – Clausola secondo cui il voto favorevole alla proposta concordataria importa rinuncia al credito eccedente la percentuale concordataria residuato nei confronti della società conferente l’azienda nel patrimonio dell’ente che ha proposto il concordato – Inammissibilità..
Deve ritenersi inammissibile la clausola contenuta in una proposta di concordato preventivo con la quale viene unilateralmente stabilito dalla proponente che il voto favorevole alla procedura di concordato da parte dei creditori chirografari importi la rinuncia di essi al residuo credito chirografario eccedente la percentuale chirografaria ed esistente nei confronti della diversa società che ha conferito l’azienda nel patrimonio di quella che ha chiesto l’ammissione al concordato; non può, infatti, assegnarsi al voto espresso dai creditori valore negoziale diverso da quello connesso alla sola partecipazione alle regole di maggioranza poste a soluzione del conflitto da insolvenza e con riferimento alla sola società proponente. (mb) Tribunale Bologna, 17 Febbraio 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Piano misto con attribuzione delle attività ad un assuntore e parziale cessione dei beni – Attribuzione dell’incarico di liquidatore al titolare dell’impresa debitrice – Ammissibilità – Modalità di svolgimento dell’incarico..
Il piano oggetto della proposta di concordato preventivo può prevedere che il soddisfacimento dei creditori abbia luogo ricorrendo sia alla attribuzione delle attività ad un assuntore sia alla cessione ai creditori di alcuni cespiti (nella specie un immobile). Con riferimento a questo secondo aspetto, è inoltre possibile, in presenza di determinate condizioni, affidare l’attività di liquidazione all’amministratore dell’impresa debitrice, disponendo che lo stesso provveda al deposito dell’elenco dei creditori privilegiati, che richieda, per il compimento di atti di straordinaria amministrazione, l’autorizzazione del comitato dei creditori ed il parere del commissario giudiziale nonché, per la nomina di avvocati, procuratori, tecnici o coadiutori, l’autorizzazione del giudice delegato, che depositi una relazione periodica con le informazioni di cui all’art. 33 legge fallim. ed il piano di riparto e che presenti, infine, il conto della gestione ai sensi dell’art. 116 legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Febbraio 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Piano per l'ammissione - Soci finanziatori - Inserimento nel piano di cui facciano parte creditori chirografari - Esclusione - Deroga al principio di postergazione - Limiti.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Applicabilità.
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Ai fini della formazione del piano di ammissione al concordato preventivo, i soci finanziatori non possono essere inseriti nel piano del quale facciano parte anche altri creditori chirografari, sia per la loro diversa posizione nei confronti della società rispetto ai terzi sia, e soprattutto, in applicazione dell’art. 2467, comma 1, cod. civ., che ha introdotto il principio della postergazione delle loro ragioni creditorie rispetto a quelle degli altri creditori, principio derogabile soltanto con il consenso della maggioranza di ciascuna classe di creditori. (fonte: CED – Corte di Cassazione)

La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale si applica al giudizio di omologazione del concordato preventivo, come si desume anche dall’art. 36 bis L.F., introdotto dall’art. 33 d.lgs. n. 5 del 2006, che, stabilendo che non sono soggetti alla sospensione feriale i termini processuali di cui ai precedenti articoli 26 e 36 della citata legge, consente di ritenere applicabile, “a contrario”, la sospensione a tutti gli altri procedimenti, compreso quello di omologazione. (fonte: CED – Corte di Cassazione)
Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 2009, n. 2706.


Fallimento ed altre procedure concorsuali – Concordato preventivo - Piano per l'ammissione - Soci finanziatori - Inserimento nel piano di cui facciano parte creditori chirografari - Esclusione - Deroga al principio di postergazione – Limiti..
Ai fini della formazione del piano di ammissione al concordato preventivo, i soci finanziatori non possono essere inseriti nel piano del quale facciano parte anche altri creditori chirografari, sia per la loro diversa posizione nei confronti della società rispetto ai terzi sia, e soprattutto, in applicazione dell’art. 2467, comma 1, cod. civ., che ha introdotto il principio della postergazione delle loro ragioni creditorie rispetto a quelle degli altri creditori, principio derogabile soltanto con il consenso della maggioranza di ciascuna classe di creditori. (fonte: CED – Corte di Cassazione).
Cassazione civile, 04 Febbraio 2009, n. 2706.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Crediti di rimborso dei soci per finanziamento a favore della società - Postergazione rispetto agli altri creditori - Condizioni - Presupposti di cui all'art. 2467 cod. civ. - Conseguenze in materia di suddivisione dei creditori in classi - Collocazione dei soci finanziatori in autonoma classe di creditori chirografari - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Derogabilità del principio - Condizioni. .
In tema di suddivisione dei creditori in classi nell'ambito della domanda di ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, i crediti di rimborso dei soci per finanziamenti a favore della società - in quanto postergati rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, se i finanziamenti sono stati effettuati verso una società in eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione che avrebbe giustificato un conferimento di capitale, e da restituire, se percepiti nell'anno anteriore all'eventuale fallimento, ai sensi dell'art. 2467, primo comma, cod. civ. - non possono essere inseriti in un piano di cui facciano parte anche altri creditori chirografari, violando tale collocazione la necessaria omogeneità degli interessi economici alla cui stregua, ex art. 160, primo comma, lett. c), legge fall., vanno formate le classi. Tuttavia, trattandosi pur sempre di creditori, da soddisfare dopo l'estinzione degli altri crediti, è ammessa la deroga al principio della postergazione, se risulta il consenso della maggioranza di ciascuna classe e non già il solo consenso della maggioranza assoluta del totale dei crediti chirografari. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 2009, n. 2706.


Concordato preventivo – Formazione delle classi – Valutazione degli interessi omogenei della classe – Esistenza di garanzie che assistono i crediti – Rilevanza – Alterazione del meccanismo di formazione della volontà della classe – Sussistenza..
Nell’ipotesi in cui la proposta di concordato preventivo preveda la suddivisione dei creditori in classi, il tribunale, nel valutare l’omogeneità, sotto il profilo della convenienza, della posizione dei creditori appartenenti a ciascuna classe, dovrà tener conto di eventuali garanzie di terzi; dette garanzie, dal punto di vista economico e con riferimento alle concrete possibilità di soddisfacimento del creditore, assumono sicuramente rilievo e sono tali, qualora non se ne dovesse tenere conto, da alterare il meccanismo di formazione della volontà della maggioranza all’interno della classe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Dicembre 2008.


Concordato preventivo – Transazione fiscale – Pagamento in percentuale del credito tributario – Ordine dei privilegi – Rilevanza – Ammissibilità..
In ipotesi di transazione fiscale, il criterio indicato nell'art. 182 ter legge fall., per cui il credito tributario assistito da privilegio può essere pagato in percentuale purché non siano offerte condizioni e garanzie inferiori a quelle offerte ai creditori che hanno grado di privilegio inferiore o posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie fiscali, può dirsi rispettato anche nell'ipotesi in cui siano attribuite percentuali differenti e maggiori ad altri creditori aventi uguale privilegio generale sui mobili, a condizione che risulti rispettato l'ordine di soddisfazione sancito dagli artt. 2777 e ss. cod. civ.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 30 Ottobre 2008.


Concordato preventivo – Creditori privilegiati – Differente trattamento in base al grado di privilegio – Ammissibilità..
Benchè i crediti dei lavoratori e quelli dell’erario sia entrambi assistiti da privilegio generale sui mobili, nell’ambito del concordato preventivo la diversità del grado di privilegio è di per sé idonea a giustificare una differenziazione della loro posizione giuridica e quindi la previsione di differenti percentuali di pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 08 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Domanda di proroga della C.I.G.S. – Individuazione del soggetto competente alla richiesta del beneficio..
In tema di concordato preventivo, qualora vi sia incertezza interpretativa in ordine all’organo della procedura legittimato, successivamente al procedimento di omologa, a chiedere la proroga della CIGS, l’autorizzazione del Giudice delegato va rilasciata tanto al Commissario giudiziale quanto al Liquidatore giudiziale, considerando come un unicum inscindibile le relazioni da allegare alla domanda di proroga ex art. 3, secondo comma, l. n. 223/1991 nel frattempo predisposte dagli stessi. (Luca Mandrioli) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 16 Settembre 2008.


Concordato preventivo – Giudizio di ammissibilità – Oggetto del controllo del tribunale – Rispondenza dei dati attestati dal professionista – Informazione sulla situazione economica – Sufficienza dei mezzi offerti – Necessità.

Rigetto della proposta di concordato – Mezzi di gravame – Esclusione – Impugnazione della sentenza di fallimento – Motivi attinenti all’ammissibilità del concordato – Ammissibilità.
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Nel regime cd. intermedio, in sede di verifica delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo, il tribunale, sia pure nell’ambito di una funzione di garanzia, deve orientarsi al controllo della regolarità formale della proposta ed alla verifica della completezza della documentazione di supporto. Sotto il primo profilo, il controllo verte sull’accertamento della rispondenza con tutti gli elementi acquisiti dei dati considerati ed attestati da professionista qualificato; sotto il secondo profilo, il controllo deve tendere ad accertare che risulti fornita un’adeguata informazione sulla situazione economica con indicazione analitica della sufficienza dei mezzi offerti rispetto agli obiettivi perseguiti. Con riferimento alla relazione, il tribunale, pur senza sovrapporre il proprio giudizio a quello del professionista, alla cui responsabilità è affidata l’attestazione di veridicità e di fattibilità, deve pur sempre procedere alla verifica della serietà dei criteri adottati per esprimere le attestazioni di sua competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche nel cd. regime intermedio che precede il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento si possono far valere motivi attinenti alla ammissibilità della proposta di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Salerno, 02 Settembre 2008.


Concordato preventivo – Controllo del tribunale nel merito della proposta – Sussistenza..
Per effetto delle modifiche apportate dal D. Lgs. n. 169/2007, il controllo del tribunale nell’ambito della procedura di concordato preventivo non è più limitato alla verifica della completezza e regolarità della documentazione, ma si estende alla verifica nel merito della fondatezza della proposta. Se, infatti, la valutazione del requisito della convenienza della proposta è rimesso alla valutazione dei creditori che si esprimono con la votazione, il requisito del controllo della fattibilità del piano è valutato dal tribunale allo scopo di consentire ai creditori di votare in modo informato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 01 Luglio 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Relazione del professionista – Attestazione della veridicità dei dati – Funzione di garanzia nei confronti dei terzi..
Il professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo ed al quale viene demandata l’attestazione della veridicità dei dati aziendali è tenuto ad una verifica puntuale ed analitica di tali dati e delle scritture contabili. La figura di questo professionista viene in rilievo non tanto per il rapporto fiduciario che lo lega al cliente bensì per la sua competenza professionale e la funzione di garante anche nei confronti dei terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 01 Luglio 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Pagamento parziale dei creditori privilegiati – Applicazione della norma ai soli creditori muniti di pegno o ipoteca..
Dopo la modifica apportata all’art. 160 dal D. Lgs. n. 169/2007, non possono sussistere dubbi sul fatto che la possibilità di pagamento parziale dei creditori privilegiati è limitata ai soli creditori muniti di pegno o ipoteca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 01 Luglio 2008, n. 0.


Concordato preventivo – Transazione fiscale – Mancata adesione delle parti – Valutazione dell’esito della liquidazione fallimentare – Rispetto dell’ordine delle cause di prelazione – Necessità..
Se è vero che la clausola relativa alla transazione fiscale partecipa alla vicenda del concordato preventivo al pari degli altri crediti privilegiati, tanto che il concordato può essere omologato anche in mancanza di adesione dell’erario alla transazione, è altrettanto vero che la parziale soddisfazione del relativo credito privilegiato può aver luogo solo nel rispetto dei principi contenuti prima nell’art. 124 ed ora anche nell’art. 160 legge fall. della previsione di insufficiente realizzo sulla base di una stima sull’esito della liquidazione fallimentare e del rispetto dell’ordine delle cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 14 Maggio 2008.


Concordato preventivo – Proposta irrisoria di soddisfazione e pagamento dei creditori – Inammissibilità..
E’ inammissibile, per manifesta irragionevolezza, la proposta di concordato preventivo che preveda una percentuale di soddisfacimento dei creditori chirografari in misura sostanzialmente irrisoria (nel caso di specie pari allo 0,03%) non potendosi essa qualificare come offerta di pagamento parziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Aprile 2008.


Concordato preventivo – Regime vigente fino al 31 dicembre 2007 – Transazione fiscale – Pagamento integrale dei creditori privilegiati – Necessità..
In base all’art. 160 legge fall., nel testo modificato dal d. lgs. 5/06 vigente sino al 31 dicembre 2006 prima dell’entrata in vigore del d. lgs. 169/07, la proposta di concordato non poteva prevedere il pagamento parziale dei creditori privilegiati; pertanto, i crediti tributari privilegiati dovevano essere pagati per intero, salva la possibilità di una loro riduzione per effetto della transazione fiscale di cui all’art. 182-ter legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 08 Aprile 2008.


Concordato preventivo - Proposta depositata prima del 1 gennaio 2008 - Disciplina transitoria - Nozione di procedura di concordato "pendente" - Natura plurifasica del procedimento - Applicazione "anticipata" della normativa di cui al decreto correttivo - Opportunità.

Creditori privilegiati erariali e previdenziali incapienti - Formazione di un'unica classe - Ammissibilità.
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Alle proposte di concordato non ancora omologate alla data del 1 gennaio 2008 dovrà essere applicata la normativa “riformata e corretta” di cui al d. lgs. n. 169/2007, mentre alle proposte che alla data suddetta non siano ancora state omologate dovrà essere applicata la disciplina “intermedia” introdotta dal d. lgs. n. 5/2006. Depongono a favore di tale soluzione, tra le altre, le seguenti considerazioni: i) ai fini dell’applicazione della norma transitoria di cui all’art. 22 del d. lgs. n. 169/2007, la procedura non può considerarsi “pendente” fino a che non sia intervenuta la votazione dei creditori; ii) appare illogico applicare alle fasi della votazione e della omologazione, che avranno luogo dopo il 1 gennaio 2008, una normativa che il legislatore ha inteso rivedere e correggere; iii) la sussistenza di una dettagliata disciplina per la riduzione dei creditori privilegiati incapienti. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata)

In particolare, qualora siano incapienti tanto i creditori privilegiati erariali quanto quelli previdenziali, è corretta la formazione di una unica classe con un trattamento paritario di tali posizioni. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 04 Dicembre 2007.


Concordato preventivo – Poteri del tribunale nelle fasi di ammissione e omologazione – Natura..
Nel procedimenti di concordato preventivo, il tribunale, al momento dell’ammissione, ove la proposta non contenga la suddivisone in classi dei creditori deve limitarsi a controllare soltanto la regolarità e la completezza della documentazione; allo stesso modo, nella fase della omologazione, in mancanza di classi e di opposizioni di merito e qualora siano state raggiunte le maggioranze di legge, resta precluso al tribunale ogni indagine relativa alla fattibilità e alla convenienza del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Marzo 2007, n. 0.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato con cessione dei beni - Decreto di trasferimento di bene immobile emesso dal giudice delegato - Impugnazione - Interesse e legittimazione del debitore ad impugnare - Sussistenza - Fondamento.
L'interesse e la legittimazione dell'imprenditore in concordato preventivo con cessione dei beni ad impugnare il decreto di trasferimento di bene immobile emesso - nell'ambito della liquidazione concordataria - dal giudice delegato non sono esclusi né dalla circostanza della avvenuta perdita, da parte dell'imprenditore, della disponibilità del bene per effetto della cessione concordataria, atteso che l'interesse e la legittimazione in questione non hanno riguardo alla disponibilità dei beni ceduti, bensì alla regolarità ed efficienza dell'attività liquidatoria (al fine di conseguire, mercé il suo proficuo risultato, l'esdebitazione programmata con la proposta di concordato e di impedire l'evoluzione della procedura nel fallimento), né dalla circostanza che l'eventuale rimozione del decreto di trasferimento comporterebbe comunque la rinnovazione dello stesso, atteso che anche nella esecuzione del concordato preventivo al giudice delegato è consentito l'esercizio del potere di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, ed a fronte di tale eventualità la possibilità di caducazione del provvedimento traslativo e dell'esercizio successivo di tale potere sospensivo realizza l'interesse in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2005, n. 19210.


Nuovo concordato preventivo – Ammissione – Presupposti – Stato di crisi e di insolvenza – Controllo della documentazione da parte del Tribunale..
Lo stato di crisi che in base all’art. 160 della legge fallimentare, modificato dall’art. 2 del d. lgs. 14 maggio 2005, n. 35, costituisce la condizione per l’ammissione dell’imprenditore alla procedura di concordato preventivo, deve intendersi comprensivo anche della nozione di insolvenza che costituisce il presupposto per la dichiarazione di fallimento. Tribunale Mantova, 25 Agosto 2005.


Concordato preventivo - Società di persone con soci illimitatamente responsabili - Richiesta di concordato preventivo - Estensione degli effetti agli atti posti in essere dai soci dispositivi del loro patrimonio individuale - Esclusione.
La disposizione contenuta nell'art. 184 legge fall., che estende ai soci illimitatamente responsabili di società di persone l'efficacia remissoria del concordato preventivo, si riferisce ai debiti sociali, nel senso che il pagamento della percentuale concordataria ha effetto liberatorio anche nei loro confronti, senza con ciò determinare l'estensione della procedura al patrimonio dei soci, che resta estraneo ad essa. Agli atti di disposizione del socio non può, pertanto, essere estesa la disciplina dettata dall'art. 167 legge fall. che prevede l'inopponibilità, ai creditori sociali anteriori alla procedura, degli atti di disposizione posti in essere dal debitore ammesso alla procedura, che va identificato nella sola società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 2001, n. 11343.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Provvedimenti per la cessione dei beni - Controversia instaurata da un creditore - Petitum di condanna o comunque idoneo a influire sul riparto - Legittimazione passiva - Litisconsorzio necessario dell'imprenditore e del liquidatore giudiziale dei beni - Sussistenza - Conseguenze..
In caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo con cessione dei beni, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea ad influire sulle operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell'imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale dei beni, quale contraddittore necessario. Ne consegue che, qualora la sentenza di omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni nella quale si provveda alla nomina del liquidatore giudiziale intervenga dopo che l'imprenditore sia stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, onde evitare che la sentenza "inutiliter data"; tale adempimento non è tuttavia necessario nella particolare ipotesi in cui la sentenza di omologazione nomini liquidatore dei beni non un nuovo soggetto, ma il medesimo imprenditore già convenuto in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Luglio 2001, n. 10250.


Concordato preventivo - Approvazione - Possibilità per il debitore di migliorare le proprie offerte - Esclusione.
In tema di concordato preventivo, dopo la manifestazione di voto da parte dei creditori ai sensi dell'art. 175 legge fallimentare, e in caso di mancata approvazione della proposta di concordato, il debitore non ha più la possibilità di formulare proposte migliorative della originaria offerta, dovendosi definitivamente escludere ogni ulteriore sviluppo della procedura concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1999, n. 13582.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Con cessione dei beni - Cessione dei beni - Portata - Efficacia traslativa diretta dei diritti sui beni - Configurabilità - Esclusione - Riconducibilità all'istituto di cui all'art. 1977 cod. civ. - Sussistenza - Conseguenze.
La cessione dei beni proposta con la istanza di concordato preventivo non si perfeziona già con il deposito di essa o - quantomeno - con il decreto di ammissione assecondato dalla pubblicità prevista dall'art. 166 della legge fallimentare, e neppure con la sentenza di omologazione del concordato, dovendosi invece l'istituto in questione ricondurre, sia pure con le caratteristiche proprie di un procedimento complesso ed articolato, alla figura generale della cessione dei beni ai creditori prevista dall'art. 1977 cod. civ., la quale si sostanzia in un mandato irrevocabile a gestire e liquidare i beni del debitore, senza alcuna efficacia traslativa della proprietà, e con il quale si conferisce agli organi della procedura la legittimazione a disporre dei beni dell'imprenditore al fine di soddisfare il ceto creditorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999.


Concordato preventivo - Ammissione - Effetti - Disciplina ex art. 2914 cod. civ. - Applicabilità - Esclusione - Applicazione limitatamente al concordato con cessione di beni - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
Ai fini dell'inapplicabilità, in tema di concordato preventivo, della disposizione di cui all'art. 2914 cod. civ. non acquisisce rilievo la distinzione fra concordato preventivo con cessione di beni e concordato preventivo remissorio solutorio. Ogni possibilità di applicazione della disposizione suddetta è infatti, anche nel caso di concordato preventivo con cessione di beni, resistita dalla circostanza per cui la equiparazione al pignoramento in essa disposizione delineata ha ragione di essere, ai sensi degli artt. 54, terzo comma e 45 della legge fallimentare, solo per il fallimento e non per il concordato preventivo, la cui funzione, in entrambe le fattispecie sopra richiamate, è profondamente diversa da quella del fallimento, non potendosi, dalla presenza di elementi comuni quali quelli del divieto di esercizio di azioni esecutive individuali e della insensibilità del patrimonio assoggettato al procedimento rispetto ad ogni nuova obbligazione, desumersi identità di disciplina anche con riguardo alla disciplina di cui all'art. 2914 cit. In ogni caso una diversità di disciplina sul punto non potrebbe desumersi dalla differenza di struttura delle due su richiamate forme di concordato preventivo, posto che il concordato con cessione di beni si connota semplicemente per i profili della liberazione del debitore in termini più ampi ( art. 186 della legge fallimentare ) e della indeterminatezza della percentuale assicurata ai creditori chirografari. Non a caso - del resto - in entrambe le suddette forme il debitore conserva l'amministrazione del patrimonio in quanto titolare dell'impresa che resta in esercizio, nonché la legittimazione a compiere atti di amministrazione, senza distinzione, in termini di efficacia, tra quelli anteriori alla proposta di concordato e quelli successivi. Ne consegue che, salve la presenza della direzione del giudice delegato e della vigilanza del commissario giudiziale, e l'esigenza dell'autorizzazione del primo per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione ( senza la quale essi sono inefficaci ed idonei a produrre la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173 della legge fallimentare), i limiti alla generale opponibilità, ai creditori, degli atti compiuti sul patrimonio sono solo quelli previsti dalla legge, e - cioè - dagli artt. 167 e 168 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 1999.


Concordato preventivo - Approvazione - Omologazione - Garanzia del concordato - Cessione dei beni di un terzo - Natura - Norme applicabili.
La cessione dei beni di un terzo nell'interesse del debitore, quale mezzo di attuazione e di garanzia del concordato preventivo, ancorché riconducibile in linea di principio allo schema negoziale di cui all'art. 1977 cod. civ., presenta tuttavia caratteristiche peculiari che non consentono di ritenere applicabile, sic et simpliciter, le regole proprie del contratto, andando essa a collocarsi nel quadro di un complesso procedimento che si pare formalmente col decreto di cui all'art. 163 legge fallimentare e si conclude con la fase d esecuzione e di liquidazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 1996.


Concordato preventivo - Decreto di ammissione - Pubblicità - Efficacia costitutiva della pubblicità - Esclusione - Ignoranza da parte dei creditori della presentazione del ricorso per concordato preventivo - Irrilevanza.
La pubblicità del decreto che dichiara aperta la procedura di concordato preventivo non ha efficacia costitutiva e non condiziona gli effetti preliminari della procedura che, per il testuale tenore dell'art. 168 legge fallimentare, si ricollegano alla proposta del debitore e quindi retroagiscono alla data di presentazione del ricorso. Ne consegue che è irrilevante la circostanza che di tale presentazione i creditori non abbiano avuto conoscenza, poiché la disciplina normativa non prevede tale conoscenza come presupposto per rendere operativo il divieto per i creditori (aventi titolo o causa anteriore al decreto) di iniziare o proseguire azioni esecutive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 1996.