TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 137

Risoluzione del concordato (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Se le garanzie promesse non vengono costituite o se il proponente non adempie regolarmente gli obblighi derivanti dal concordato, ciascun creditore può chiederne la risoluzione.

II. Si applicano le disposizioni dell’articolo 15 in quanto compatibili.

III. Al procedimento è chiamato a partecipare anche l'eventuale garante.

IV. La sentenza che risolve il concordato riapre la procedura di fallimento ed è provvisoriamente esecutiva.

V. La sentenza è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.

VI. Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.

VII. Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti dal proponente o da uno o più creditori con liberazione immediata del debitore.

VIII. Non possono proporre istanza di risoluzione i creditori del fallito verso cui il terzo, ai sensi dell’articolo 124, non abbia assunto responsabilità per effetto del concordato.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 9 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento d’ufficio - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza.
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del rinvio contenuto nell’art. 186 l.fall. all’art. 137 l.fall. nella parte in cui non consente al giudice di dichiarare d’ufficio il fallimento dell’imprenditore a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo.

“… questa Corte, con la sentenza n. 240 del 2003, richiamata dal rimettente, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 8 del r.d. n. 267 del 1942, sollevata in riferimento all’art. 111 Cost., affermando che rientra «nella discrezionalità del legislatore riconoscere al giudice il potere officioso sopra descritto ovvero disporre che il giudice riferisca in ogni caso dell’insolvenza, perché si attivi, al pubblico ministero», senza dunque ritenere il carattere costituzionalmente imposto di una tale previsione;

… la successiva sentenza n. 184 del 2013 … ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 76 e 77 Cost., dell’art. 4 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell’articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), che ha sostituito l’art. 6 del r.d. n. 267 del 1942 ed ha eliminato il potere del tribunale di dichiarare d’ufficio il fallimento, sottolineando che detta norma «risponde ad un criterio di coerenza interno al sistema», tenuto conto che «[i]l nostro ordinamento processuale civile è, sia pure in linea tendenziale e non senza qualche eccezione, ispirato dal principio ne procedat judex ex officio (sentenza n. 123 del 1970), così da escludere che in capo all’organo giudicante siano allocati anche significativi poteri di impulso processuale»;

… la coerenza della norma censurata con il novellato sistema della legge concorsuale fondamentale è stata rimarcata anche dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’abrogazione espressa del potere del tribunale di dichiarare d’ufficio il fallimento, nel caso di risoluzione del concordato preventivo, realizzata dall’art. 17, comma 1, del d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato il citato art. 186, ha avuto «valore meramente ricognitivo di una abrogazione implicita che è stata indotta» dalla riformulazione dell’art. 6 del r.d. n. 267 del 1942, «in modo da rendere incompatibile la sopravvivenza dell’istituto nell’ambito della disciplina del concordato preventivo» (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 15 maggio 2015, n. 9934); …” (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 25 Ottobre 2017, n. 222.


Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione d’ufficio del fallimento - Questione di costituzionalità - Manifesta infondatezza.
E' manifestamente infondata la questione di costituzionalità del combinato disposto degli articoli 137 e 186 l.fall. - sollevata con riferimento agli artt. 3, 35, 38 e 41 della Costituzione - nella parte in cui non prevede che, a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo ad iniziativa di uno o più creditori, il tribunale possa dichiarare d’ufficio il fallimento dell’imprenditore, qualora non vi sia domanda in tal senso da parte dei creditori, del pubblico ministero o dello stesso debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 25 Ottobre 2017, n. 222.


Fallimento – Riapertura – Debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale – Ammissione al passivo – Esclusione.
La riapertura del fallimento (nella specie a seguito di inadempimento del concordato fallimentare) integra una semplice prosecuzione (una "riviviscenza") della procedura originaria, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21846.


Domanda di concordato fallimentare – Risoluzione del concordato – Effetti – Art. 140, comma 3, l.fall. – Applicabilità – Restituzione della cauzione prestata dall’assuntore – Esclusione – Fondamento.
In tema di concordato fallimentare, la sua risoluzione determina ex art. 140, comma 3, l. fall. l’acquisizione della cauzione versata all’atto della domanda, quale conseguenza del trasferimento a carico del proponente del rischio della mancata attuazione della proposta; ciò sia nel caso di proposta formulata dal debitore che da un terzo assuntore, non estraneo all’iniziativa e dunque alla funzione della cauzione di evitare iniziative fraudolente o dilatorie a supporto della serietà della proposta concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2017, n. 19604.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Decreto reiettivo del reclamo avverso il rigetto della domanda di risoluzione - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Il decreto con cui la corte d'appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza del creditore di risoluzione del concordato preventivo, confermi il predetto diniego, non è impugnabile con ricorso ex art. 111 Cost., attesa la sua inidoneità a precludere una rinnovazione della richiesta da parte del medesimo reclamante o di altri creditori insoddisfatti, mancando i profili di definitività necessari per rendere ammissibile il ricorso straordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2016, n. 2990.


Liquidazione coatta amministrativa - Risoluzione del concordato - Procedimento in camera di consiglio - Difesa tecnica - Necessità.
Ai sensi dell'articolo 215, comma 1, L.F. nella liquidazione coatta amministrativa, la risoluzione del concordato pronunciata dal tribunale con sentenza in camera di consiglio, emessa su ricorso del curatore o di uno o pù creditori, a differenza di quanto previsto per il concordato fallimentare dall'articolo 137, comma 1, il giudizio, pur svolgendosi secondo la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, non può essere promosso dal tribunale anche d'ufficio o su semplice rapporto del curatore o del comitato dei creditori, ma deve essere necessariamente instaurato con un atto avente i requisiti previsti dall'articolo 125 c.p.c. e soggetto all'osservanza dell'articolo 82, comma 3, c.p.c., che, nei giudizi davanti al tribunale, impone alle parti l'obbligo di stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente. In tal senso depone innanzitutto la considerazione secondo cui il procedimento in esame, pur svolgendosi nelle forme previste dagli articoli 737 e seguenti c.p.c., non costituisce espressione di giurisdizione volontaria, ma, avendo ad oggetto una controversia su diritti soggettivi, riveste carattere contenzioso e conduce, in caso di accoglimento della domanda, ad un provvedimento decisorio suscettibile di acquistare, in difetto di impugnazione, l'autorità di giudicato, con la conseguenza che, analogamente a quanto accade per tutti gli altri procedimenti destinati a concludersi con un provvedimento incidente su diritti soggettivi o status ed idoneo ad acquistare efficacia definitiva, si svolgano gli stessi con rito ordinario o camerale, trova applicazione il principio inderogabile della necessità della difesa tecnica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19723.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Termine annuale - Decorrenza - Indicazione della proposta omologata di un termine specifico per l'adempimento delle obbligazioni concordatarie.

Concordato preventivo - Esecuzione - Provvedimenti attuativi o integrativi resi dal giudice delegato della fase successiva all'omologa - Natura esecutiva o di istruzioni agli organi della procedura - Modifica della proposta e dei termini di adempimento - Esclusione.
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Il termine di un anno previsto dal terzo comma dell'articolo 186 L.F. per la proposizione del ricorso per la risoluzione del concordato preventivo ha natura decadenziale e perentoria e, al fine di determinare la sua decorrenza, è necessario che la proposta concordataria preveda un termine specifico per l'adempimento delle obbligazioni concordatarie e non un generico rinvio alla conclusione delle operazioni di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Eventuali provvedimenti attuativi o integrativi resi dal giudice delegato nella fase successiva all'omologa del concordato preventivo sono riconducibili al novero della giurisdizione esecutiva; essi possono, quindi, assumere valenza esecutiva o il carattere di istruzioni agli organi della procedura, ma non possono spingersi a modificare i contenuti e i termini della proposta concordataria approvata dai creditori ed omologata. Pertanto, un eventuale provvedimento del giudice delegato che autorizzi una dilazione di pagamento ad un terzo contraente della procedura concordataria non determina alcuno spostamento del termine di adempimento delle obbligazioni concordatarie, potendo unicamente avere rilievo sul piano della gravità dell'inadempimento concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 21 Marzo 2014.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Concordato fallimentare - Creditori estranei al fallimento - Divieto di azioni esecutive ex art. 51 legge fall. - Permanenza - Limiti..
In tema di procedure concorsuali, il divieto di azioni esecutive per i creditori anteriori al fallimento sancito dall'art. 51 legge fall. permane, anche per quelli rimasti ad esso estranei, fino all'esecuzione (o risoluzione o annullamento) del concordato fallimentare il cui provvedimento di omologazione sia stato regolarmente trascritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2013, n. 11027.


Riapertura del fallimento - Risoluzione del concordato - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Reviviscenza della originaria procedura fallimentare - Configurabilità - Risoluzione pronunciata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 relativa a concordato fallimentare omologato anteriormente al d.lgs. n. 5 del 2006 - Disciplina applicabile - Individuazione.
La riapertura del fallimento conseguente alla risoluzione del concordato fallimentare comporta la reviviscenza dell'originaria procedura concorsuale, e non una nuova, autonoma procedura. Ne consegue che ove tale risoluzione, benché pronunciata successivamente all'entrata in vigore dei d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, riguardi un concordato fallimentare omologato anteriormente ad essi, si producono gli effetti di cui agli artt. 122 e 123 legge fall., nei rispettivi testi previgenti, ed al fallimento riaperto, in quanto nuova fase di una procedura che era stata definita secondo la legge anteriore, continuano ad applicarsi le norme preesistenti, atteso il chiaro tenore testuale dell'art. 22 del citato d.lgs. n. 169 del 2007. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8427.


Concordato preventivo - Previsione di incapienza per i creditori chirografari - Risoluzione ai sensi degli articoli 186 e 137 l.f...
Qualora, dopo l'omologazione del concordato preventivo e durante la sua esecuzione, il valore delle attività patrimoniali, ricavabili con il piano industriale basato sulla prosecuzione dell'attività aziendale, risulti assolutamente insufficiente a soddisfare in modo non irrisorio i creditori chirografari, deve essere dichiarata, su istanza di soggetto a ciò legittimato, la risoluzione del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013.


Risoluzione del concordato - Decorrenza del termine annuale previsto dagli articoli 137 e 186 L.F. - Indicazione della data prevista per l'ultimo pagamento - Distinzione..
Il termine di un anno, previsto dagli articoli 137 e 186 L.F., entro il quale può essere chiesta la risoluzione del concordato decorre: i) dall'esaurimento delle operazioni di liquidazione (le quali si compiono non soltanto con la vendita dei beni dell'imprenditore, nonché con la predisposizione e comunicazione del piano di riparto, ma anche con gli effettivi pagamenti, compresi quelli consegnati ad eventuali sopravvenienze attive), nel caso non sia stata fissata la data di scadenza dell'ultimo pagamento; ii) dalla data espressamente indicata nella proposta omologata come data di scadenza per l'esecuzione dell'ultimo dei pagamenti nella stessa proposta previsti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2011, n. 27666.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Concordato preventivo con cessione dei beni - Somme ricavabili dalla liquidazione - Prevedibile insufficienza - Conseguenze - Risoluzione - Configurabilità - Condizioni - Colpa del debitore - Irrilevanza - Fattispecie relativa a cessione dei beni senza liberazione immediata del debitore.
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto a norma dell'art. 186 legge fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati; la ragione della predetta risoluzione, inoltre, può anche consistere, come nella specie, nell'obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare, senza che alcun rilievo assuma l'eventuale colpa del debitore che, in caso di consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione, ove non sia prevista la sua liberazione immediata ed invece operi il trasferimento in favore degli organi della procedura della legittimazione a disporre dei beni ceduti ex art. 1977 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2011, n. 13446.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - In genere - Concordato preventivo con cessione dei beni - Somme ricavabili dalla vendita - Prevedibile insufficienza - Conseguenze - Risoluzione - Configurabilità - Condizioni..
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, deve essere risolto per inadempimento ai sensi dell'art. 186 della legge fall., con la conseguente apertura della procedura fallimentare, quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i privilegiati. (Nella fattispecie, era stato accertato che la società debitrice, ammessa al concordato, non aveva provveduto neanche al deposito delle spese di giustizia, non erano stati pagati i privilegiati ed era impossibile provvedervi anche per l'assoggettamento ad espropriazione di beni del fideiussore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2010, n. 7942.