TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 127

Voto nel concordato (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se la proposta è presentata prima che lo stato passivo venga reso esecutivo, hanno diritto al voto i creditori che risultano dall’elenco provvisorio predisposto dal curatore e approvato dal giudice delegato; altrimenti, gli aventi diritto al voto sono quelli indicati nello stato passivo reso esecutivo ai sensi dell’articolo 97. In quest’ultimo caso, hanno diritto al voto anche i creditori ammessi provvisoriamente e con riserva.

II. I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano al diritto di prelazione, salvo quanto previsto dal terzo comma. La rinuncia può essere anche parziale, purché non inferiore alla terza parte dell’intero credito fra capitale ed accessori.

III. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono assimilati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

IV. I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede, ai sensi dell’articolo 124, terzo comma, la soddisfazione non integrale, sono considerati chirografari per la parte residua del credito.

V. Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti ed affini fino al quarto grado e coloro che sono diventati cessionari o aggiudicatari dei crediti di dette persone da meno di un anno prima della dichiarazione di fallimento.

VI. La stessa disciplina si applica ai crediti delle società controllanti o controllate o sottoposte a comune controllo.

VII. I trasferimenti di crediti avvenuti dopo la dichiarazione di fallimento non attribuiscono diritto di voto, salvo che siano effettuati a favore di banche o altri intermediari finanziari.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 117 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare - Voto - Società controllante, controllata o sottoposta a comune controllo rispetto alla proponente - Conflitto di interesse - Configurabilità - Esclusione dal voto - Fondamento.
In tema di votazione nel concordato fallimentare, devono ritenersi escluse dal voto e dal calcolo delle maggioranze le società che controllano la società proponente o sono da essa controllate o sottoposte a comune controllo, poiché l'art. 127, comma 6, l.fall. contiene una disciplina applicabile in via estensiva a tutte le ipotesi di conflitto tra l'interesse comune della massa e quello del singolo creditore. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Giugno 2018, n. 17186.


Concordato fallimentare - Voto - Conflitto di interesse - Configurabilità - Esclusione dal voto - Ipotesi previste dalla legge - Estensione ad altri casi di conflitto - Creditore proponente il concordato - Divieto di voto - Sussistenza.
Nel concordato fallimentare manca una previsione di carattere generale sul conflitto di interessi, come succede invece nell'ambito delle società (art. 2373 c.c. per la società per azioni e art. 2479 ter per quella a responsabilità limitata), essendo indicate, all'art. 127, commi 5 e 6, l.fall., soltanto alcune ipotesi di esclusione dal voto, dettate dall'esigenza di neutralizzare un conflitto in atto tra l'interesse comune della massa e quello del singolo, sicché il divieto di voto va esteso anche agli altri casi, pure non espressamente disciplinati, in cui sussiste il detto contrasto, come accade tra chi abbia formulato la proposta di concordato e i restanti creditori del fallito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Giugno 2018, n. 17186.


Concordato fallimentare - Omologazione - Opposizione - Interesse ad agire - Accertamento in concreto - Minore convenienza rispetto al fallimento.
Nel concordato fallimentare, la valutazione dell'interesse di cui all'art. 129 legge fall., necessario ai fini della legittimazione all'opposizione, implica un accertamento in concreto e suppone che sia dedotta l'incidenza negativa del concordato, rispetto al fallimento, sulla situazione giuridica di cui l'opponente è titolare; l'opponente, come del resto il creditore dissenziente, deve, infatti, avere una ragione oggettiva per opporsi al concordato, dovendo egli quantomeno allegare uno svantaggio per la posizione sostanziale, derivante dalla soluzione concordataria e non, invece, dal fallimento.

Nel caso di specie, è stata cassata la decisione della corte di merito nella parte in cui ha ritenuto l'azionista di per sé legittimato a opporsi all'omologazione del concordato fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Riconoscimento degli interessi - Valutazione del giudice sulla equivalenza rispetto al pagamento in denaro integrale e immediato.
Il pagamento dilazionato importa comunque un sacrificio per i creditori muniti di privilegio, a fronte del quale, per quanto la dilazione di pagamento sia accompagnata dal decorso degli interessi di legge, non può il giudice sostituirsi al creditore al fine di vagliare la equivalenza rispetto al soddisfacimento derivante dal pagamento in danaro, integrale e immediato, del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Relazione giurata del professionista - Ambito di rilevanza - Limiti.
La relazione giurata del professionista designato dal tribunale è funzionale alla verifica di un valore che consenta di determinare la misura di soddisfazione del credito presumibilmente realizzabile in caso di liquidazione dei beni e dei diritti, quale limite minimo suscettibile di essere previsto nella proposta di concordato.

Essa non assume alcuna rilevanza quando il proponente abbia confezionato la proposta prevedendo il pagamento del credito in conformità del titolo ma con semplice dilazione. In tal caso, la misura del soddisfacimento non è legata al valore dei beni o dei diritti suscettibili di liquidazione, ma molto più semplicemente all'incidenza del decorso del tempo, per cui ogni valutazione al riguardo, in vista del successivo computo delle maggioranze, può essere effettuata dagli organi della procedura.

Il pagamento integrale ma rateizzato, anche se accompagnato dalla corresponsione degli interessi, comportando un sacrificio della posizione del creditore privilegiato, giustifica  la necessità di garantire la sua partecipazione al voto; non giustifica invece, per difetto di ratio, la necessità di acquisire la relazione del professionista cui fa riferimento l'art. 124, terzo comma, della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale - Partecipazione al voto per la perdita conseguente alla dilazione - Estensione all’intero credito privilegiato - Esclusione.
Anche in materia di concordato fallimentare, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, per cui l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura fallimentare equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione del ritardo, rispetto ai tempi ordinari del fallimento, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti; ne deriva che, una volta determinata in misura percentuale l'entità di tale perdita, la partecipazione al voto dei creditori privilegiati, ai sensi dell'art. 124, quarto comma, legge fall., resta determinata entro la detta misura e non si estende all'intero credito munito di rango privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato preventivo – Partecipazione al voto dei fideiussori non ancora escussi – Esclusione – Rischio di duplicazione di voti in relazione allo stesso credito.
Nonostante il riconoscimento della qualità di creditore condizionale al fideiussore non escusso, va esclusa la possibilità che partecipi al voto in sede di concordato poiché è prevalente l’esigenza di scongiurare il rischio di incremento del passivo ai fini del voto e della conseguente alterazione delle maggioranze, non ostando a tale opzione ermeneutica l’ammissione al passivo dei crediti contestati (art. 176 legge fall.), perché subordinata alla valutazione prognostica del giudice delegato e comunque ispirata dalla ratio tendente a garantire che i votanti coincidano con coloro che poi costituiranno il passivo definitivo. (Antonino Di Somma) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 11 Febbraio 2016.


Fallimento - Domanda di insinuazione al passivo - Rinuncia - Effetti procedimentali - Riproponibilità - Cessione del credito - Riproponibilità della domanda da parte del cessionario - Ammissibilità.
Poiché la rinuncia alla insinuazione al passivo ha natura meramente procedimentale - principio, questo, ricavabile alla stregua dell'articolo 310 c.p.c. -, la domanda rinunciata è riproponibile anche da parte del cessionario del credito, il quale sarà tenuto a dare la prova che la cessione è stata stipulata anteriormente al fallimento soltanto ai fini di una eventuale compensazione (art. 56, comma 2, legge fall.) ovvero ai fini del voto in un eventuale concordato fallimentare (art. 127, ultimo comma, legge fall.), restando la cessione altrimenti opponibile al curatore anche se ha luogo nel corso della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Fallimento - Passività fallimentare (Accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Cessione di credito concorsuale - Prova della anteriorità della cessione al fallimento - Necessità - Esclusione - Limiti - Ammissione al passivo - Modalità.
In sede di accertamento del passivo fallimentare del debitore ceduto, il cessionario di un credito concorsuale è tenuto a dare la prova che la cessione è stata stipulata anteriormente al fallimento soltanto ai fini di una eventuale compensazione (art. 56, secondo comma, legge fall.) ovvero ai fini del voto in un eventuale concordato fallimentare (art. 127, ultimo comma, legge fall.), restando, altrimenti, opponibile al curatore anche se ha luogo nel corso della procedura. Qualora, peraltro, il credito ceduto sia stato già ammesso al passivo, il cessionario dovrà limitarsi a seguire la procedura prevista dall'art. 115 legge fall, mentre, ove il credito non sia stato ancora ammesso al passivo, dovrà dare anche la prova del credito e della sua anteriorità al fallimento se venga in discussione la sua opponibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2014, n. 10454.


Concordato fallimentare - Omologazione - Riforme cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Parere del curatore ex art. 125 legge fall. - Differenze con la relazione del professionista ex art. 161 legge fall. - Carenze o inesattezze del parere - Vizio di regolarità della procedura - Configurabilità - Esclusione.
Nel procedimento di concordato fallimentare risultante dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, il parere reso dal curatore sui presumibili risultati della liquidazione e sulle garanzie offerte, ai sensi dell'art. 125 legge fall., svolge una funzione diversa - più ridotta e limitata - rispetto a quella svolta dalla relazione del professionista ex art. 161 legge fall. nel concordato preventivo, atteso che, mentre quest'ultima costituisce lo strumento fondamentale perché i creditori possano venire a conoscenza delle vicende imprenditoriali, finanziarie ed economiche di un'impresa normalmente ancora in attività, il primo è reso con riferimento ad un'impresa fallita, della quale vengono accertati dagli organi fallimentari sia le attività, che le passività. Ne consegue che la maggiore conoscenza del ceto creditorio circa la situazione economico-finanziaria e patrimoniale dell'impresa fallita implica che il parere del curatore non debba incentrarsi in modo specifico sulla congruenza e non contraddittorietà della proposta concordataria, e che eventuali ulteriori carenze, omissioni o erronee indicazioni in esso contenute, ivi comprese le inesattezze in ordine all'indicazione delle percentuali di soddisfacimento dei creditori, non possono inficiare la regolarità del procedimento, ben potendo i creditori, del resto, valutare - in autonomia e alla luce della documentazione fornita dagli organi fallimentari - eventuali imprecisioni e contraddizioni o possibili divergenze interpretative della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione - Riforma della legge fallimentare di cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Poteri di controllo del tribunale - Individuazione.
A seguito della riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, ad eccezione dell'indagine sull'eventuale abuso dell'istituto. La valutazione sul contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è, invece, devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre al giudice delegato spetta soltanto un controllo sulla ritualità della proposta medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Concordato preventivo – Voto – Rapporto tra controllante e controllata – Società soggette a procedura concorsuale – Conflitto di interessi – Esclusione..
Per quanto attiene l'espressione del voto nel concordato preventivo, deve essere escluso il possibile conflitto di interessi derivante dal rapporto tra società controllata e società controllante qualora entrambe le società siano soggette a procedura concorsuale. In questo caso, infatti, le determinazioni di detti soggetti non sono rimesse alla libera ed autonoma volontà dei loro organi rappresentativi, in quanto sono sottoposte al filtro o alla sostituzione degli organi della procedura. (Nel caso di specie, è stato escluso il conflitto di interessi in relazione al voto che il curatore fallimentare della società controllante ha espresso nel concordato preventivo della controllata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Aprile 2012.


Concordato fallimentare - Creditori aventi diritto al voto - Nozione - Voto dei creditori privilegiati - Condizioni - Fattispecie..
In base all'articolo 127, legge fallimentare e prescindendo dall'ipotesi della proposta presentata sulla base dell'elenco provvisorio dei creditori, "gli aventi diritto al voto sono quelli indicati nello stato passivo esecutivo ai sensi dell'articolo 97" e quindi in linea teorica tutti i creditori ammessi al passivo, siano essi chirografari o privilegiati. Per questi ultimi, tuttavia, l'esercizio in concreto del diritto di voto è possibile o, per meglio dire, efficace solo in tre ipotesi: allorquando la proposta ne prevede l'integrale pagamento se rinunciano al diritto di prelazione, come dispone esplicitamente il secondo comma della norma citata; quando la proposta non ne prevede il pagamento integrale per insufficiente capienza del bene gravato, come precisa ancora il secondo comma richiamando il terzo comma dell'articolo 124; oppure, come dispone implicitamente la stessa norma, se la proposta non prevede il pagamento neppure parziale quali privilegiati per la totale insussistenza o incapienza del bene che dovrebbe costituire la garanzia. Con riferimento alle ultime due ipotesi, occorre tuttavia tener presente che un credito astrattamente privilegiato deve essere ammesso al passivo come tale anche in caso di omesso rinvenimento del bene su cui grava la garanzia, essendo rimandato alla fase del riparto l'accertamento della sussistenza in concreto del privilegio ammesso e quindi della sua realizzabilità; ma è proprio la facoltà concessa al proponente di far valutare il bene per dimostrare l'insufficienza del suo valore a garantire l'integrale pagamento che conferma la possibilità di prevedere un soddisfacimento su presupposti diversi da quelli risultanti dallo stato passivo, dal momento che solo in presenza di un credito ammesso in toto in privilegio si pone il problema del suo degrado, totale o parziale, al chirografo. Appare quindi evidente che è ben possibile che la proposta di concordato, pur a fronte di un'ammissione al passivo di un credito come privilegiato, ne preveda ab origine il soddisfacimento quale credito chirografario in proporzione all'intero ammontare sul presupposto della ritenuta certezza della definitiva irrealizzabilità del privilegio per l'insussistenza del bene costituente la garanzia, ferma restando la valutazione di ritualità della stessa da parte del giudice delegato che potrebbe ritenere non provata l'insussistenza del bene gravato e quindi non conforme la proposta al modello legale, e quella dei creditori votanti circa la affidabilità della previsione e quindi della fattibilità del concordato, stante l'obbligo del proponente di onorare il debito nella misura di legge se il bene viene poi rinvenuto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Conflitto di interessi tra i creditori votanti uti singuli - Esclusione..
Poiché l'esistenza di una posizione di conflitto di interessi tra soggetti acquisisce giuridica rilevanza quale causa di vizio di un atto o di fonte di risarcimento del danno solo quando vi sia un contrasto tra un centro autonomo di interessi e il suo rappresentante e quindi quando uno stesso soggetto compia un atto o manifesti una volontà rivestendo contemporaneamente due ruoli che potenzialmente potrebbero comportare scelte differenti, nessun conflitto può essere ravvisato nell'ambito del concordato fallimentare tra i creditori uti singuli e quali appartenenti alla massa nel momento in cui si esprimono nell'ambito dell'assemblea dei votanti. Il fallimento non è, infatti, un soggetto giuridico autonomo del quale i creditori siano in qualche modo partecipi e il complesso dei creditori concorrenti viene costituito in corpo deliberante in modo del tutto casuale e involontario, così che non è avvinto da alcun patto che comporti la necessità di valutare un interesse comune trascendente quello dei singoli. Nell'ambito della tutela del proprio credito, e prescindendo dall'eventuale ruolo svolto in organismi ristretti specificamente rappresentativi dell'intero ceto quale il comitato dei creditori, ogni creditore è legittimamente (nell'ambito delle regole procedurali) homo homini lupus, nel senso che può valutare esclusivamente il proprio interesse rappresentando unicamente se stesso. Non va inoltre trascurato il fatto che un conflitto tra i creditori è immanente nel sistema, posto che è normale che la massa attiva sia insufficiente per il soddisfacimento integrale dei creditori e che quindi sia interesse di ciascuno di loro, al fine di garantire il proprio maggior soddisfacimento, opporsi al riconoscimento del credito altrui e quindi alla sua partecipazione al riparto. Ulteriore conferma di questa ricostruzione è individuabile nell’opera del legislatore che non ha inserito una norma generale sul conflitto di interessi nell'ambito delle votazioni ma ne ha, al contrario, implicitamente escluso la sussistenza disciplinando specificamente i casi di rilevanza del conflitto, così che la partecipazione al voto costituisce la regola, mentre l'esclusione costituisce un'eccezione e, come tale, deve essere espressamente prevista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Relazione conclusiva dopo l'approvazione della proposta di concordato fallimentare del curatore - Funzione informativa - Configurabilità - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere - Relazione conclusiva del comitato dei creditori in caso di concordato proposto dal curatore - Portata - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Concordato - Proposta - Deposito nel regime intermedio tra il d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007 - Parere del comitato dei creditori - Invito a pronunziarsi in un certo termine e qualificazione del silenzio come assenso - Ammissibilità - Fondamento - Condizioni - Succinta motivazione - Necessità - Limiti - Fattispecie relativa a fallimento dichiarato prima del d.lgs. n. 5 del 2006.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Consultazione nel concordato fallimentare - Parere richiesto separatamente a ciascun componente con avviso della corrispondenza della mancata risposta entro un dato termine a parere favorevole - Legittimità - Succinta motivazione - Previsione solo con il d.lgs. n. 5 del 2006 - Portata - Fattispecie.
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In tema di concordato fallimentare (nella specie, proposto dal curatore) la relazione conclusiva che il comitato dei creditori, ai sensi dell'art. 129 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), deve depositare, nello stesso termine dato dal giudice delegato per le eventuali opposizioni, e cioè non meno di quindici giorni e non oltre trenta giorni, dalla comunicazione dell'avvenuta approvazione della proposta stessa da parte dei creditori, svolge essenzialmente una funzione informativa, volta cioè a fornire al tribunale elementi di fatto che gli permettano il giudizio di omologazione, senza incidenza sul diritto di difesa o il principio del contraddittorio, non potendo tra l'altro, il comitato dei creditori, prendere posizione, stante l'identità di termine, sulle eventuali opposizioni; ne consegue che il mancato deposito della predetta relazione costituisce una mera irregolarità, non ostativa alla omologazione del concordato. (massima ufficiale)

In tema di concordato fallimentare, proposto (nella specie, dal curatore) nella vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007, in una procedura di fallimento disciplinata, ad ogni altro effetto, dal testo originario del r.d. n. 267 del 1942, perchè aperta anteriormente all'entrata in vigore del cit. d.lgs. n. 5 ed ai sensi dell'art.150 dello stesso, il parere che il comitato dei creditori è chiamato a rendere, su richiesta del giudice delegato ed avendo riguardo ai presumibili risultati della liquidazione, non è regolato più specificamente ai sensi dell'art.125 legge fall. e dunque le sue modalità di espressione fanno rinvio implicito all'art.41 legge fall. il quale, anche dopo i menzionati interventi di riforma, non esige che tale organo sia convocato per emettere una delibera collegiale, mentre una succinta motivazione è stata richiesta solo con il d.lgs. n. 5 del 2006; ne consegue che il parere può risultare anche da separate dichiarazioni dei suoi singoli componenti ed eventualmente, allorchè si tratti - come nella specie - di organo già costituito prima di tale modifica normativa, può manifestarsi anche col silenzio - assenso, nel caso in cui la richiesta sia stata formulata con l'avvertenza che la mancata manifestazione del parere entro un termine stabilito sarà considerata come parere favorevole. Al relativo funzionamento si applica, infatti, ai sensi dell'art. 150 cit., la disciplina dell'art.41 legge fall. nel testo anteriore, apparendo irragionevole che il comitato sia tenuto ad esprimersi, nella medesima procedura, con regole diverse, tanto più che, in ogni caso, l'intervenuta approvazione del concordato da parte dei creditori - cui soltanto spetta ogni valutazione di convenienza - determina la sanatoria di ogni irregolarità del predetto parere, unico vizio in cui incorrerebbe se anche privo di motivazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2010, n. 24026.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Esecuzione - Decreto del tribunale in ordine all'esecuzione del concordato - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Contestazione circa la misura e la qualità del credito soddisfatto - Ammissibilità - Esclusione - Giudizio di cognizione ordinaria - Necessità - Conseguenze - Fattispecie..
E inammissibile il ricorso per cassazione proposto ex art. 111 Cost. avverso il decreto del tribunale fallimentare che, in sede di esecuzione del concordato fallimentare, si sia pronunciato su di una questione attinente alla misura di un credito da soddisfare, in quanto tale provvedimento, non potendo avere ad oggetto questioni decise con la sentenza di omologazione, le quali devono trovare la loro soluzione in sede contenziosa nelle forme ordinarie, non è idoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti. (Principio reso dalla S.C. con riguardo al decreto del tribunale, emesso su reclamo avverso il piano di riparto depositato dal curatore ed attributivo al ricorrente soltanto della percentuale concordataria, anziché dell'intero importo del credito vantato, avendo il creditore ricorrente dedotto che erroneamente il proprio voto favorevole era stato interpretato come rinunzia al privilegio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3921.


Concordato fallimentare – Valutazione della proposta – Parere del curatore – Funzione – Potere del tribunale di controllo sostanziale in applicazione dei principi di correttezza e buona fede – Ammissibilità..
La limitazione dei poteri del tribunale in ordine alla valutazione della convenienza della proposta di concordato fallimentare operata dalle recenti riforme è stata bilanciata dalla disciplina dei compiti del curatore e del comitato dei creditori. Il parere del curatore, in particolare, deve essere espresso con chiarezza e precisione al fine di consentire ai creditori di esprimere il proprio voto sulla base di una informativa piena e compiuta. Il tribunale, tuttavia, può esercitare un controllo sulla concreta fattibilità del concordato e un sindacato volto a censurare eventuali deficienze, falsità, incongruenze della proposta, dei pareri e della documentazione sulla base dei quali essa è stata approvata. Tale potere del tribunale si configura come potere di controllo sostanziale in applicazione dei principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ. (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto  che il parere del curatore, a causa della incompleta rappresentazione dei dati necessari per consentire ai creditori una corretta valutazione della proposta, comportasse l’invalidità del voto favorevole dagli stessi espresso). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Creditori aventi diritto al voto ed esclusi dal computo delle maggioranze – Cessioni successive alla dichiarazione di fallimento – Inclusione dei cessionari nel computo delle maggioranze – Necessità..
I soggetti diversi da banche e intermediari finanziari che in data successiva alla dichiarazione di fallimento si sono resi cessionari di crediti nei confronti del fallito (art. 127, comma 6, legge fall.), devono essere ricompresi nel computo delle maggioranze per l’approvazione del concordato. Ad essi, infatti, diversamente da quanto previsto da quelli indicati ai commi 4 e 5 dello stesso articolo (coniuge, parenti ed affini e loro cessionari, società controllanti, controllate o soggette a comune controllo), per i quali la norma prevede espressamente anche l’esclusione dal computo delle maggioranze, il legislatore ha inteso precludere la sola possibilità di esprimere il proprio voto di dissenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 09 Luglio 2008.


Concordato fallimentare – Computo dei crediti ammessi al voto – Determinazione dell’ammontare del credito ipotecario non capiente – Criteri - Valore nominale del credito – Rilevanza..
Ove, ai fini della determinazione dell’ammontare dei crediti ammessi al voto, si debba determinare l’importo del credito vantato dal creditore ipotecario non capiente e quindi degradato al chirografo, nel caso di proposta che preveda il soddisfacimento parziale di un creditore privilegiato ai sensi dell’art. 124 III co. l.f., si deve avere riguardo al valore nominale del credito che presumibilmente rimarrebbe insoddisfatto calcolando quanto residua detratto l’importo già distribuito con precedente riparto parziale giacché solo per tale somma il creditore è ancora tale e può venire a subire un concreto pregiudizio dall’approvazione del concordato, mentre non si può tener conto del presumibile importo delle spese (generali e particolari) imputabili a tale credito sia perché di ciò non fa menzione l’art. 124 l.f., laddove l’art. 127 l.f. (che, in generale, regola la partecipazione al voto) fa riferimento unicamente ai creditori indicati nello stato passivo, sia perché è necessario trattare in modo omogeneo tutti i creditori. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Equivalenza del voto nullo alla dichiarazione di dissenso – Rilevanza del voto esclusivamente quale manifestazione contraria all’approvazione. .
Nell’ipotesi in cui un voto venga considerato nullo, il creditore che lo ha espresso va  considerato consenziente atteso che, ai sensi dell’art. 125 l.f., il voto viene richiesto unicamente per far esprimere ai creditori la dichiarazione di dissenso con la conseguenza che può assumere rilievo solo quello diretto ad esprimere in modo inequivocabile una manifestazione contraria all’approvazione. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Revoca o modifica del voto – Termine fissato per la votazione – Ammissibilità..
Possono prendersi in considerazione solo i voti o le manifestazioni di revoca o modifica di quelli originariamente espressi che pervengano in cancelleria entro il termine fissato per la votazione dal giudice delegato, essendo irrilevante ogni manifestazione successiva ciò desumendosi a) dalla regola del silenzio-assenso enunciata dall’art. 128 l.f.; b) dal fatto che la possibilità di manifestazioni tardive di voto non è stata prevista dal legislatore; c) dalla circostanza che la variazione del numero dei creditori ammessi o dell’ammontare dei crediti che avvenga dopo la scadenza non influisce sul calcolo della maggioranza. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Mutamento nella titolarità di credito ammesso al passivo – Insinuazione tardiva – Necessità..
Anche nel sistema introdotto dal d. lgs 5/06 il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo non dispensa il nuovo creditore dall'onere di presentare domanda di insinuazione tardiva dovendosi in proposito ritenere che la norma di cui all’art. 128 u.c. l.f. contenga solamente la disciplina di carattere sostanziale mentre, per quella processuale, continui a valere, ratione temporis ed in difetto di specifico richiamo alla disciplina introdotta con il d. lgs. 5/06, il disposto di cui all’art. 101 l.f. nel testo introdotto dal r.d. 267/42 non essendo sufficiente la mera notifica della cessione al curatore. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Diritto al voto – Mutamento nella titolarità di credito ammesso al passivo – Mancanza di insinuazione al passivo del nuovo titolare – Legittimazione al voto dell’originario creditore - Sussistenza..
Poiché ai sensi dell’art. 127 l.f. hanno diritto di partecipare al voto (nel caso di proposta concordataria presentata dopo il decreto di esecutività dello stato passivo) i creditori indicati nello stato passivo reso esecutivo ex art. 97 l.f. (nonché, deve ritenersi, anche quelli successivamente ammessi ex artt. 98 e 101 l.f. nonostante l’infelice formulazione della norma), nel caso di subingresso di un creditore ad un altro in corso di procedura senza che il nuovo titolare si sia insinuato al passivo del fallimento, legittimato ad esprimere il voto nel concordato rimane l’originario creditore insinuato al passivo. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Diritto al voto del creditore pagato da un terzo dopo l’ammissione al passivo – Insussistenza..
Il creditore ammesso al passivo fallimentare, soddisfatto da un terzo in un momento successivo all’ammissione allo stato passivo e anteriore alla dichiarazione del suo voto, non è più creditore e non ha diritto di votare nel concordato fallimentare in quanto, essendo indifferente al suo esito, l’esercizio del voto assumerebbe una connotazione emulativa integrando un caso di abuso del diritto. Tribunale Roma, 17 Marzo 2008, n. 0.


Concordato fallimentare - Nuovo rito - Mancanza di opposizione - Omologazione - Procedimento semplificato - Oggetto del controllo.

Voto espresso da Curatore di fallimento di società controllata - Divieto di cui all’art. 127 VI co. l.f. - Inoperatività.
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Sulla omologazione di concordato fallimentare disciplinato dal d. lgs. 5/06 ove non siano state proposte opposizioni né si sia avuto il dissenso di una classe deve pronunciarsi, con procedura semplificata, il Collegio in Camera di Consiglio ai sensi dell’art. 129, IV co. l.f. senza necessità che venga attivato il procedimento previsto dall’art. 26 l.f. e, in tale fase, l’ambito del controllo rimesso al Tribunale è circoscritto alla verifica del regolare svolgimento della procedura e dell’esito della votazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 127 VI co. l.f. ove la società controllata sia fallita la quale, pertanto, tramite il Curatore, può legittimamente votare nel fallimento della società controllante atteso che non sussiste il pericolo che la volontà del ceto creditorio venga condizionata da ragioni estranee alla mera valutazione in ordine alla convenienza della proposta e che il Curatore agisce non quale rappresentante della società fallita (titolare del credito) bensì quale organo di giustizia per conto e nell’interesse della massa dei creditori di quest’ultima. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 26 Aprile 2007.


Concordato preventivo – Esclusione dal computo del voto della società controllante – Norma a carattere eccezionale – Applicablità al concordato preventivo – Esclusione..
Ha carattere eccezionale e non è quindi applicabile al voto espresso nel procedimento per concordato preventivo la disposizione di cui all’art. 127, VI comma, legge fallimentare che esclude dal voto e dal computo delle maggioranze le società controllanti, quelle controllate e quelle soggette al comune controllo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Marzo 2007, n. 0.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Ammissione con riserva - Crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - Ammissione con riserva - Partecipazione al riparto finale - Potere dello esattore - Provvedimento di sospensione del processo in pendenza della istanza di ammissione con riserva - Natura di sentenza - Sottoscrizione del solo presidente del collegio - Nullità.
A norma dell'art. 45, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973 l'ammissione al passivo fallimentare con riserva dei crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - essendo tali crediti equiparabili a quelli condizionali indicati dal terzo comma dell'art. 55 della legge fallimentare - conferisce all'esattore i poteri di partecipare al riparto finale sia pure mediante accantonamento, e di conseguire la realizzazione del proprio credito per l'ipotesi che questo sia positivamente accertato in Sede giurisdizionale. Pertanto, il provvedimento di sospensione del processo (in pendenza della detta istanza di ammissione con riserva dei predetti crediti) fino alla definizione del giudizio innanzi alle commissioni tributarie, equivalendo a rigetto della istanza stessa, ha natura di sentenza anche se adottato con la Forma dell'ordinanza, ed è giuridicamente inesistente se sottoscritto dal solo Presidente del collegio. ( Conf 1297/81, mass n 411890, sull'ultima parte; ( Conf 1806/74, mass n 369999, sulla prima parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 1987, n. 8761.