TITOLO II - Del fallimento
Capo VII - Della ripartizione dell'attivo

Art. 111-bis

Disciplina dei crediti prededucibili
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. I crediti prededucibili devono essere accertati con le modalità di cui al capo V, con esclusione di quelli non contestati per collocazione e ammontare, anche se sorti durante l’esercizio provvisorio, e di quelli sorti a seguito di provvedimenti di liquidazione di compensi dei soggetti nominati ai sensi dell’articolo 25; in questo ultimo caso, se contestati, devono essere accertati con il procedimento di cui all’articolo 26.



(abrogato il secondo comma) (1)



III. I crediti prededucibili vanno soddisfatti per il capitale, le spese e gli interessi con il ricavato della liquidazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, tenuto conto delle rispettive cause di prelazione, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti. Il corso degli interessi cessa al momento del pagamento. (2)

IV. I crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento che sono liquidi, esigibili e non contestati per collocazione e per ammontare, possono essere soddisfatti ai di fuori del procedimento di riparto se l’attivo è presumibilmente sufficiente a soddisfare tutti i titolari di tali crediti. Il pagamento deve essere autorizzato dal comitato dei creditori ovvero dal giudice delegato. (3)

V. Se l’attivo è insufficiente, la distribuzione deve avvenire secondo i criteri della graduazione e della proporzionalità, conformemente all’ordine assegnato dalla legge.

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(1) Comma abrogato dall’art. 8 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(2) Comma modificato dall’art. 8 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(3) Comma modificato dall’art. 8 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
Le modifiche (1), (2) e (3) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Anche se opposto in compensazione - Fondamento - Fattispecie.
L'accertamento dei crediti prededucibili vantati nei confronti della massa è tutelabile nelle sole forme di cui agli artt. 93 e seguenti l.fall., sicché anche il credito opposto in compensazione può essere riconosciuto esclusivamente in sede fallimentare, deponendo in tal senso l'art. 111-bis, comma 1, l.fall., introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, il quale assoggetta espressamente alle modalità previste per l'accertamento del passivo i crediti prededucibili, con esclusione soltanto di quelli non contestati, per collocazione e ammontare, nonché di quelli sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi dei soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto impugnato, evidenziando che la prededucibilità del credito opposto in compensazione al fallimento, derivante da una sentenza ex art. 2932 c.c. emessa in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento, era stato oggetto di contestazione da parte del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Febbraio 2016, n. 2694.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Implicita - Interpretazione e qualificazione giuridica della domanda - Poteri del giudice di merito - Considerazione del contenuto sostanziale della domanda - Necessità - Fattispecie.
Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell'effettivo suo contenuto sostanziale. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, che aveva ritenuto nuova, perché specificamente formulata solo in sede di opposizione allo stato passivo, la domanda di ammissione di un credito in prededuzione, senza considerare che l'istante, pur non avendo adottato un linguaggio tecnico-giuridico ineccepibile, aveva comunque chiesto "la restituzione dell'integrale importo depositato ammontante ad euro ...", e che l'art. 111-bis l.fall. prevede l'eccezionale esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni prededucibili non contestate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 118.


Concordato preventivo – Consecuzione tra due procedure di concordato – Iscrizione ipotecaria avvenuta nei novanta giorni anteriori alla presentazione della prima domanda di concordato – Inefficacia ex art. 168 terzo comma l. fall. – Esclusione.
Non può ravvisarsi alcuna continuità e consecuzione tra una prima domanda di concordato già dichiarata inammissibile a seguito della revoca dell’ammissione ex art. 173 l. fall., ed una successiva domanda di concordato, in considerazione del fatto che il concetto di consecuzione concerne l’ipotesi in cui ad una procedura concorsuale minore faccia seguito il fallimento.

Il principio di consecuzione tra procedure si fonda sul presupposto dell’esistenza di un rapporto di continuità fra le stesse di natura non tanto temporale ma piuttosto causale; pertanto, soprattutto in presenza di un rilevante intervallo temporale fra le due procedure, ai fini della retrodatazione del periodo sospetto alla data di pubblicazione della domanda di concordato è necessario verificare se il successivo fallimento sia stato dichiarato in base all’accertamento dell’evoluzione negativa di quel medesimo stato di insolvenza che aveva portato al deposito della domanda concordataria; nel caso in esame il trascorrere di circa un anno tra la chiusura della prima procedura e l’inizio della successiva depone non certo a favore del riconoscimento di un simile rapporto.

Non può ritenersi inefficace ex art. 168 terzo comma l. fall. l’iscrizione ipotecaria avvenuta nei novanta giorni anteriori alla presentazione della prima domanda di concordato, dato che non è ipotizzabile o comunque non risulta dimostrata l’esistenza di un rapporto di consecuzione fra le due procedure minori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 03 Novembre 2015.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Esame delle domande di insinuazione al passivo - Concentrazione presso un solo organo pubblico - Conseguenze - Applicazione della disciplina fallimentare relativa ai crediti prededucibili - Esclusione - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa tutti i diritti di credito, compresi quelli prededucibili, sono tutelabili in via dichiarativa esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201, 207 e 209 l.fall., atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo (appartenente al complesso della P.A.) delle domande di accertamento del passivo e, perciò, anche di quelle di coloro che accampino un titolo di credito prededucibile, senza che tale quadro possa ritenersi mutato alla luce della nuova previsione dell'art. 111-bis l.fall. (introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), la cui previsione - di carattere eccezionale e non automaticamente applicabile alla liquidazione coatta amministrativa - consente l'esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni di credito prededucibile non contestate, ma il cui pagamento deve essere autorizzato (ai sensi dell'art. 111-bis, comma 4, l.fall.), e di quelle sorte a titolo di compenso a favore degli incaricati della procedura, che ricevono suggello con un provvedimento del giudice delegato ex art. 25 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2015, n. 16844.


Fallimento - Spese sostenute per l'amministrazione dell'immobile - IMU - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione - Rapporto tra gli articoli 111-bis, comma 2, e 111-ter l. Fall. - Interpretazione - Conti speciali.
L'articolo 111-bis, comma 2, legge fall. deve essere letto unitamente alla disposizione contenuta nel successivo articolo 111-ter, la quale non pone solo una regola di carattere contabile fine a sé stessa, ma detta un criterio di regolamentazione dell'eventuale conflitto tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione, conflitto che va risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione evidenziate nel conto speciale, sia un'aliquota delle spese generali in quanto sostenute nell'interesse di tutti i creditori. Da ciò consegue che il creditore ipotecario avrebbe ragione di opporsi, in virtù dell'articolo 111 bis, comma 2, richiamato, a che con i proventi della locazione sia pagato, ad esempio, il compenso dovuto al perito incaricato della stima dei beni mobili, benché si tratti egualmente di debito della massa, ma detto creditore non potrà pretendere di porre esclusivamente a carico di tutti gli altri creditori il pagamento di spese specificamente inerenti l'immobile sul quale è iscritta ipoteca, tra le quali certamente rientrano quelle inerenti l'amministrazione dell'immobile e quelle dovute all'erario a titolo di IMU maturata dopo la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Maggio 2015.


Fallimento - Compenso del curatore - Avvicendamento di due o più curatori - Liquidazione di un unico compenso da ripartirsi in base all’opera prestata da ciascuno

Fallimento - Compenso del curatore cessato - Impugnazione del provvedimento di liquidazione - Riserva dell’emissione del mandato di pagamento all’esito del giudizio di impugnazione della liquidazione
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Secondo un principio oggi espressamente sancito dall’articolo 39, comma 3, L.F., ma già ampiamente condiviso dalla dottrina e dalla giurisprudenza formatasi prima della riforma della legge fallimentare di cui al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, quando in un fallimento si avvicendano due o più curatori, il compenso deve essere liquidato una sola volta, tenendo conto dell’attivo complessivamente realizzato e del passivo accertato e ripartendo la somma così determinata in base all’opera prestata da ciascun curatore, alla durata di ciascun incarico e ai risultati ottenuti, tenuto conto della sollecitudine e della diligenza con cui sono state espletate le diverse prestazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In base al principio di cui all’articolo 111 bis, comma 3, L.F., espressamente sancito dall’articolo 39, comma 3, L.F., ma già ampiamente condiviso dalla dottrina e dalla giurisprudenza formatasi prima della riforma del 2006, da ritenersi pienamente condivisibile, in quanto conforme ai principi di buona e prudente amministrazione, non può disporsi il pagamento immediato dei crediti prededucibili di cui sia contestata la collocazione o l’ammontare. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto condivisibile il provvedimento del Giudice delegato che ha riservato l’emissione del mandato di pagamento del compenso liquidato al curatore cessato all’esito del giudizio di cassazione avente ad oggetto il provvedimento di liquidazione e ciò in ragione del principio di unitarietà della liquidazione dei compensi e delle spese dovute ai curatori che si sono avvicendati nello stesso fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 14 Ottobre 2014.


Fallimento - Crediti prededucibili sorti prima del fallimento - Crediti prededucibili sorti in corso di procedura - Modalità di pagamento - Distinzione

Fallimento - Crediti prededucibili sorti prima del fallimento - Ammissione al passivo - Credito non contestato dal curatore - Assenza di crediti prededucibili sorti nel corso della procedura - Pagamento al di fuori del riparto - Eccezione - Ammissibilità
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I crediti prededucibili sorti prima fallimento ed ammessi come tali in sede di verifica del passivo devono, di regola, essere pagati mediante il procedimento di riparto, ciò a differenza di quelli sorti nel corso del fallimento, i quali, se certi, liquidi, esigibili e non contestati, possono essere soddisfatti anche al di fuori del riparto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il credito sorto anteriormente al fallimento che sia stato ammesso al passivo in prededuzione e che non sia stato contestato in sede di verifica dei crediti dal curatore, può, qualora non vi siano crediti in prededuzione sorti nel corso della procedura, essere pagato al di fuori del riparto secondo quanto previsto dall’art. 111 bis, comma 3, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 07 Agosto 2014.


Fallimento - Crediti prededucibili - Crediti prededucibili così qualificati da specifica disposizione di legge - Crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali - Precetto di carattere generale - Eccezione al principio della par condicio creditorum - Scopo di favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa.

Fallimento - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Meccanismo volto a soddisfare tutte le obbligazioni che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi del ceto creditorio - Crediti sorti in occasione o in funzione di procedure concorsuali - Criterio cronologico e strumentale - Collegamento occasionale o funzionale - Interpretazione - Pagamento di crediti avvenuto nell'interesse della massa.

Fallimento - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Crediti derivanti da attività professionale per la redazione della domanda di concordato - Attività svolta in giudizi già pendenti - Adeguatezza funzionale agli interessi della massa - Verifica - Necessità.
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L’art. 111, comma 2, L.F., come modificato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, nell'indicare come prededucibili i crediti "così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge", detta un precetto di carattere generale, il quale, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo, in caso di fallimento, la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il collegamento dei crediti prededucibili con le procedure concorsuali, espressamente previsto dal nuovo testo dell’art. 111, comma 2, L.F., consente di affermare che la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all'interno della procedura, ma tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono per l'effetto sugli interessi dell'intero ceto creditorio: in tal senso depone il duplice criterio cui è subordinato il riconoscimento della prededucibilità al di fuori dei casi in cui essa costituisca il risultato di un'espressa qualificazione di legge, dovendosi ritenere che, attraverso la limitazione del beneficio ai crediti sorti "in occasione o in funzione" di procedure concorsuali, il legislatore abbia inteso riferirsi in via alternativa ad obbligazioni derivanti da attività svolte nell'ambito della procedura o comunque strumentali alle finalità della stessa. Va, infatti, precisato che, al di fuori dell'ipotesi in cui il credito si riferisca ad obbligazioni contratte direttamente dagli organi della procedura per gli scopi della procedura stessa, il collegamento occasionale ovvero funzionale deve intendersi riferito al nesso, non tanto cronologico nè solo teleologico, tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, strumentale in quanto tale a garantire la sola stabilità del rapporto tra il terzo e l'organo fallimentare, ma altresì nel senso che il pagamento di quel credito, ancorchè avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa, e dunque risponde allo scopo della procedura, in quanto inerisce alla gestione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il rilievo conferito al rapporto di strumentalità tra l'attività da cui sorge l'obbligazione e la realizzazione delle finalità proprie della procedura concorsuale, svincolando la prededucibilità dal mero dato cronologico della contestualità tra la prestazione da cui trae origine il credito e la pendenza della procedura concorsuale, consente di estenderne il riconoscimento oltre l'ambito specifico dell'attività professionale prestata ai fini della redazione della domanda di concordato e della correlata assistenza in giudizio; non può quindi escludersi l'ammissione al beneficio dei crediti derivanti da attività svolte in giudizi già pendenti alla data apertura della procedura, in virtù d'incarichi precedentemente conferiti dall'imprenditore, a condizione ovviamente che dalla relativa verifica ne emerga l'adeguatezza funzionale agli interessi della massa. Non può d'altronde contestarsi, in linea di principio, il beneficio che quest'ultima può trarre da azioni giudiziarie eventualmente intraprese per il recupero di beni o di crediti dell'imprenditore o dalla difesa in giudizio nei confronti di azioni intentate da terzi, i cui vantaggi, in termini di accrescimento dell'attivo o di salvaguardia della sua integrità, possono ben costituire oggetto di valutazione, nell'ambito dell'accertamento previsto dall’art. 111 bis, L.F. indipendentemente dalla mancanza di una preventiva autorizzazione degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2014, n. 8958.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Finanziamento ponte (in funzione del C.P.) – Utilizzato per pagare i professionisti nel concordato con riserva – Prededuzione – Non spettanza..
Non spetta la prededuzione al finanziatore che ha prestato del denaro (con mutuo di scopo) al soggetto che si accinge a chiedere il concordato preventivo, il quale, nella consapevolezza dello stesso finanziatore, utilizzi la somma ricevuta per pagare i professionisti del concordato, anticipando l’effetto prededuttivo voluto dalla legge, che non è però ancora riscontrabile all’atto del pagamento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento..
Il credito dei professionisti del concordato, quali garanti della buona riuscita della proposta e del piano concordatari, sulla base della buona fede e degli obblighi di protezione, può godere in astratto della prededuzione, ma questa collocazione può essere accertata soltanto dopo l’omologazione del concordato, ovvero dopo la verifica dello stato passivo nel fallimento eventualmente successivo, sicché i professionisti non possono essere pagati prima di tale momento, per l’impossibilità di sapere se vi siano, con assoluta certezza, risorse sufficienti a pagare tutti i crediti in prededuzione ed i creditori privilegiati di grado pari o poziore, ed accertare sia l’adeguatezza funzionale rispetto alla procedura concorsuale del loro operato che la concreta utilità per la massa, oltre alla continuità procedurale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento..
Il credito dei professionisti (advisor, attestatore, legale, stimatore, etc.) che hanno collaborato alla preparazione del concordato, sorto prima  dell’apertura della procedura di concordato non rientra nella fattispecie prevista dalla norma di cui all’art. 182quinquies, co. 4, in quanto i professionisti de quibus non possono essere considerati fornitori strategici di beni e servizi di supporto alla continuità aziendale, ma solo occasionali prestatori d’opera professionale, né la loro prestazione appare essere infungibile e neppure di supporto alla continuità aziendale, anzi essendosi esaurita anteriormente all’apertura della procedura. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione nel preconcordato – Interpretazione autentica..
La norma di interpretazione autentica dell’art. 111, co. 2, l.f. si applica a tutte le prededuzioni sorte "in occasione o in funzione di procedure concorsuali", ivi comprese tutte quelle sorte nell'ambito del preconcordato, anche se previste espressamente come tali e (solo apparentemente) non comprese tra i crediti sorti in occasione o in funzione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione – Momento rilevante – Riparto..
La prededuzione nel preconcordato può venire in rilievo solo nel caso del mancato pagamento, e quindi solo nel momento del riparto (concordatario o fallimentare), sicché nel preconcordato si deve lasciare l'imprenditore libero di pagare chi vuole, salvo poi chiedere in restituzione al creditore ciò che gli è stato pagato in eccesso rispetto alla percentuale di soddisfazione che risulterà a lui effettivamente spettante nel riparto. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Art. 111 legge fall. - Crediti per costi di bonifica di immobili acquisiti alla massa - Soddisfacimento in prededuzione in sede di riparto - Condizioni - Utilità per la massa - Sussistenza - Fondamento.
Poiché l'avvenuta bonifica di immobili acquisiti alla massa fallimentare arreca un vantaggio a quest'ultima, escludendo che tali cespiti, in sede di liquidazione dell'attivo, vengano alienati gravati dall'onere reale di cui all'art. 17, comma 10, del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, il credito per i corrispondenti costi si qualifica come prededucibile, sussistendone il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, oggi menzionato dall'art. 111 legge fall., da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando, così, la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2013, n. 5705.


Concordato preventivo - Crediti prededucibili - Crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo - Requisito dell'occasionalità - Interpretazione restrittiva - Atto inerente in modo necessario il funzionale alla procedura..
Il criterio dell'«occasionalità» di cui all'art. 111, comma 2, legge fallimentare, pur afferendo l'aspetto temporale dell'atto potenzialmente prededucibile, deve in ogni caso interpretarsi in senso restrittivo: deve cioè trattarsi di atto comunque inerente in modo necessario, funzionale alla procedura, nel senso di comportare un'utilità per la procedura stessa e quindi, quantomeno indirettamente, per tutti i creditori concorsuali. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Disciplina dei rapporti pendenti - Effetti - Definizione di atti di straordinaria amministrazione - Atti nuovi sorti nel corso della procedura - Prosecuzione di rapporto pendente - Autorizzazione degli organi della procedura - Non necessità..
Dalla mancata previsione, nel concordato preventivo, della sospensione dei rapporti pendenti - prevista, invece, dall'articolo 72, legge fallimentare - nonché dalla previsione che nel concordato il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa, è possibile dedurre che gli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato siano soltanto quelli nuovi, quelli cioè sorti nel corso della procedura, e non anche i contratti ed i rapporti giuridici pendenti. Sulla base delle considerazioni che precedono è inoltre possibile dedurre che la prosecuzione di un contratto pendente non possa considerarsi atto eccedente l'ordinaria amministrazione, trattandosi di comportamento dovuto per l'imprenditore, il quale è comunque tenuto ad onorare gli impegni presi. Per la prosecuzione del rapporto concernente un contratto perdente non è, pertanto, necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Previsione di credito prededucibile - Valutazione del giudice delegato nel successivo fallimento - Valutazione del requisito della inerenza necessaria..
La circostanza che nella proposta di concordato preventivo una determinata passività sia stata prospettata come prededucibile non comporta che, in caso di fallimento, il relativo credito mantenga tale natura ove il giudice delegato, investito ex art. 111-bis, legge fallimentare, valuti l'insussistenza del requisito della «inerenza necessaria», requisito che costituisce il presupposto per il riconoscimento della prededuzione. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Credito prededucibile - Requisito del inerenza necessaria - Indennità di occupazione dell'immobile successiva risoluzione del rapporto di locazione - Credito derivante dalla semplice permanenza delle merci nei locali - Esclusione..
Il requisito della inerenza necessaria, richiesto per il riconoscimento della produzione ad un credito sorto nell'ambito della procedura di concordato preventivo, non può essere riconosciuto al credito costituito dalla indennità di occupazione di un immobile maturata dopo la risoluzione del contratto di locazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato e la dichiarazione di fallimento qualora il credito derivi non già dalla prosecuzione di un rapporto valutato come essenziale nel piano di concordato ma semplicemente dal permanere di fatto delle merci e delle attrezzature nei locali dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Fallimento – Riparto – Privilegio speciale su macchine (legge Sabatini) – Collocazione anteriore ai privilegi generali – Esclusione..
La legge Sabatini non crea alcun particolare tipo di privilegio, infatti opera un semplice richiamo all’art. 2762 c.c., per cui non è comparabile con il caso del privilegio industriale previsto dall’art. 3 D.L.C.P.S. n. 1075/47; di conseguenza, il relativo credito privilegiato non può avvalersi del disposto di cui all’art. 2777, u.c., c.c., per il quale i privilegi speciali mobiliari cedono solo ai crediti per spese di giustizia e a quelli ex art. 2751bis, c.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Febbraio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Piano di riparto in procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" 95 del 1979 - Concorso di creditori ammessi in prededuzione - Incapienza parziale dell'attivo - Criteri di soddisfacimento - Rispetto delle cause e del grado di prelazione di ciascuno - Necessità - Conseguenze - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Indennità di fine rapporto dovuta in prededuzione ex art.4 d.l. n. 414 del 1981 - Anticipo ai lavoratori dal Fondo di garanzia "ex lege" 297 del 1982 - Surroga dell'INPS - Concorso con credito del singolo creditore ammesso allo stesso titolo ed insinuato in proprio - Disciplina della rispettiva prededuzione - Criterio del "prior in tempore potior in jure" - Esclusione - Applicazione delle regole comuni di graduazione secondo le rispettive cause di prelazione - Configurabilità - Fattispecie.
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In tema di riparto nelle procedure concorsuali, in caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione - nella specie, l'uno, relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, riconosciuto per tale qualità ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella l. 544 del 1981) e gli altri, in capo all'INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere tale ente direttamente pagato altri lavoratori della medesima impresa, come consentito dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e solo dall'entrata in vigore di tale legge, quanto al medesimo T.F.R. non percepito - e qualora non risulti una completa capienza dell'attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto "pro quota" e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, secondo un principio già nel sistema e che la disciplina dell'art. 111-bis legge fall., non applicabile "ratione temporis", ha indicato come criterio ermeneutico di riferimento. (Principio affermato dalla S.C. relativamente ad una fattispecie - disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alla novella di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5 - di riparto interno ad una procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" n. 95 del 1979, nella quale correttamente il giudice del merito aveva escluso che il soddisfacimento dei predetti crediti prededucibili potesse avvenire alla stregua del criterio cronologico del "prior in tempore potior in jure"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011, n. 5141.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto dovuta in prededuzione ex art.4 d.l. n. 414 del 1981 - Anticipo ai lavoratori dal Fondo di garanzia "ex lege" 297 del 1982 - Surroga dell'INPS - Concorso con credito del singolo creditore ammesso allo stesso titolo ed insinuato in proprio - Disciplina della rispettiva prededuzione - Criterio del "prior in tempore potior in jure" - Esclusione - Applicazione delle regole comuni di graduazione secondo le rispettive cause di prelazione - Configurabilità - Fattispecie.
In tema di riparto nelle procedure concorsuali, in caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione - nella specie, l'uno, relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, riconosciuto per tale qualità ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella l. 544 del 1981) e gli altri, in capo all'INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere tale ente direttamente pagato altri lavoratori della medesima impresa, come consentito dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e solo dall'entrata in vigore di tale legge, quanto al medesimo T.F.R. non percepito - e qualora non risulti una completa capienza dell'attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto "pro quota" e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, secondo un principio già nel sistema e che la disciplina dell'art. 111-bis legge fall., non applicabile "ratione temporis", ha indicato come criterio ermeneutico di riferimento. (Principio affermato dalla S.C. relativamente ad una fattispecie - disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alla novella di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5 - di riparto interno ad una procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" n. 95 del 1979, nella quale correttamente il giudice del merito aveva escluso che il soddisfacimento dei predetti crediti prededucibili potesse avvenire alla stregua del criterio cronologico del "prior in tempore potior in jure"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Fallimento - Stato passivo - Principio di esclusività dell'accertamento del credito nelle forme di cui agli artt. 93 ss. legge fall. - Applicabilità ai crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del Curatore - Sussistenza - Possibilità di riconoscimento in assenza di contestazione - Sussistenza.
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui alla L. Fall., art. 92, e segg.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie.

A tale principio non si sottraggono i crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore, attesane la predicabilità in termini di costi della procedura, i quali sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti di massa, per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto de plano del giudice delegato L. Fall., ex art. 26, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui all'art. 93, e segg. stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, in subiecta materia, del tribunale fallimentare (Sez. 1^, Sentenza n. 11379 del 11/11/1998; Sez. 1^, Sentenza n. 515 del 15/01/2003). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, 18 Novembre 2010, n. 23353.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.