TITOLO II - Del fallimento
Capo VI - Dell'esercizio provvisorio e della liquidazione dell'attivo
Sez. II - Della vendita dei beni

Art. 108

Poteri del giudice delegato
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, può sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata dagli stessi soggetti entro dieci giorni dal deposito di cui al quarto comma dell’articolo 107, impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.

II. Per i beni immobili e gli altri beni iscritti in pubblici registri, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, il giudice delegato ordina, con decreto, la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo. (1)

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(1) Comma modificato dall’art. 7 del d.lgs. D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Momento perfezionativo della vendita - Accettazione della proposta di acquisto da parte del curatore - Sufficienza - Esclusione - Integrale pagamento del prezzo - Necessità - Fattispecie.
In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, la vendita di beni mobili a regime competitivo disposta ai sensi dell’art. 107 l.fall., nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006, anche in mancanza di un decreto di trasferimento del giudice delegato non può equipararsi a quella volontaria, sicché l’effetto traslativo del bene non dipende dal consenso del curatore (che non assume il ruolo di parte), ma, in ragione della natura di vendita coattiva, si verifica esclusivamente con l’integrale pagamento del prezzo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva dichiarato inammissibile, per difetto di interesse, il reclamo proposto dalla fallita avverso il provvedimento del giudice delegato sull’istanza di sospensione ex art. 108 l.fall., proposta quando la vendita si era ormai perfezionata a seguito del pagamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25329.


Fallimento – Rinuncia alla liquidazione di beni immobili – Cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento – Costi a carico della massa – Esclusione.
In caso di rinuncia alla liquidazione di beni immobili acquisiti all'attivo del fallimento, ex art. 104-ter, comma 8, l.fall., non compete al giudice delegato ordinare la cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento, con relativi costi a carico della massa, potendo - invece - questa essere disposta, su istanza e con oneri a carico di qualsiasi interessato, giusta consenso espresso dal curatore ex art. 2668 c.c. ovvero, se promossa esecuzione forzata sugli stessi beni derelitti, con decreto di trasferimento del giudice dell'esecuzione. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 12 Agosto 2017.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita a trattativa privata - Nullità - Fattispecie.
L’art. 108 l.fall. - nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile “ratione temporis” – non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata, ma solo l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene, onde è nulla, per contrasto con norma imperativa, la vendita a trattativa privata. (Nella specie la S.C., nel confermare la decisione impugnata, ha considerato nullo il contratto di vendita posto in essere in violazione delle norme imperative che regolano il procedimento di liquidazione dell’attivo fallimentare, attesa l’impossibilità di correlare la vendita all’autorizzazione data nel distinto contesto di una transazione intercorsa tra il curatore e la controparte acquirente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2017, n. 11464.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vendita attuata in forma contrattuale – Cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione.
In tema di vendita fallimentare - non importa se attuata in forma contrattuale, e non tramite esecuzione coattiva - trova applicazione l'art. 108, comma 2, legge fall., con la conseguente cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione ed ammissione del creditore ipotecario al concorso, con rango privilegiato sull'intero prezzo pagato, incluso l'acconto versato al venditore in bonis (e quindi, con perfetta equivalenza, sotto questo profilo, ad una vendita nelle forme dell'esecuzione forzata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 08 Febbraio 2017, n. 3310.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Potere discrezionale del giudice.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108 l.fall. (anche nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, senza peraltro che la legge indichi un rigoroso criterio quantitativo cui correlare la conseguente determinazione affidata al prudente apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Gennaio 2017, n. 669.


Concordato preventivo - Procedure competitive di vendita.
La procedura prevista dagli artt. 105 e 108 legge fall. deve essere seguita anche in pendenza di un contratto di affitto d’azienda con offerta irrevocabile di acquisto stipulato prima del deposito del ricorso per l’ammissione al concordato al fine di individuare il migliore contraente. L’effetto traslativo si produce tuttavia solo con la stipula di un successivo contratto di diritto privato senza che sia dato far derivare dal provvedimento di aggiudicazione l’assunzione di un preliminare vincolo negoziale. (Enrico Felli) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Dicembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Immobili – Trattativa privata mediante negozio transattivo – Nullità.
Nessun negozio giuridico attraverso il quale venga attuato il trasferimento a trattativa privata di immobili acquisiti al fallimento si sottrae alla sanzione di nullità ex art. 1418 c.c. - che è destinata ad investire anche quei provvedimenti degli organi fallimentari, direttamente consequenziali alla vendita - onde è vano prospettare che la vendita sia avvenuta nell'ambito di una transazione, negozio che, peraltro, non si sottrarrebbe all'applicazione della norma di cui all'art. 1419 c. c. per la nullità che comunque investe il trasferimento della proprietà degli immobili quando questo avesse costituito l'oggetto di una delle concessioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Immobili – Trattativa privata mediante negozio transattivo – Nullità.
L'art. 108 della legge fallimentare non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata ma soltanto l'alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono con il decreto di trasferimento del bene, onde è nulla per contrarietà a norma imperativa la suddetta vendita a trattativa privata ed è illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi, con o senza incanto, espressamente previsti e disciplinati dall'art. 108 citato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016.


Concordato preventivo – Offerte concorrenti – Ramo di azienda con immobili – Bando di gara ex art. 163-bis l.f. – Modalità – Accordo modificativo della durata del contratto di affitto pendente – Cancellazione formalità a carico della procedura – Esclusione di offerte migliorative – Applicazione dell’art. 108 l.f..
  Tribunale Terni, 08 Novembre 2016.


Fallimento - Contratti pendenti - Scelta del curatore mediante comportamento concludente - Fattispecie.
Poiché l’articolo 72 legge fall. non prescrive alcuna forma per la manifestazione delle intenzioni del curatore in merito alla eventuale prosecuzione del contratto perdente, la stessa può avvenire anche mediante comportamenti concludenti, tra i quali può rientrare la richiesta di autorizzazione al giudice delegato alla vendita del bene immobile oggetto del preliminare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 19 Maggio 2016.


Reclamo contro decreto Giudice Delegato – Soggetti legittimati – Curatore fallimentare – Esclusione – Principi di pubblicità e competitività vendita giudiziaria – Presupposto per impedimento perfezionamento vendita – Successiva offerta migliorativa – Requisito non sufficiente – Rilevante inferiorità del prezzo.
1) Il curatore fallimentare non rientra tra i soggetti legittimati in base all’art. 108 l.f. a formulare istanza al giudice delegato affinché egli eserciti i suoi poteri di sospensione della vendita giudiziaria, essendo lo stesso curatore dotato di un autonomo potere discrezionale di sospensione della vendita ovvero di impedimento del suo perfezionamento.
2) La vendita deve avvenire previa adeguata pubblicità e tramite procedure competitive: tali principi sono violati in caso di mancanza del previo parere del comitato dei creditori e della omessa comunicazione all’aggiudicatario dell’ammissione dell’offerta migliorativa e della nuova gara.
3) L’art. 108 l.f. richiede, quale presupposto sostanziale per l’esercizio del potere di impedimento del perfezionamento della vendita, la rilevante inferiorità del prezzo offerto rispetto a quello giusto tenuto conto delle condizioni del mercato; al riguardo la mera presenza di una offerta successiva migliorativa non può essere considerata da sola un requisito sufficiente da cui inferire la notevole inferiorità del prezzo. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 02 Febbraio 2016.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione per gravi motivi ex articolo 108 legge fall. - Sospensione della liquidazione di cui all'articolo 93, comma 7, legge fall. per i beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione - Distinzione.
La facoltà, riconosciuta a qualunque interessato, di chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di liquidazione ai sensi dell'articolo 108 legge fall., riguarda ipotesi diverse da quella prevista dall'articolo 93, comma 7, legge fall. che consente al creditore di ottenere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015.


Procedure concorsuali - Natura coattiva o meno delle vendite - Distinzione - Criterio - Trasferimento del bene a prescindere dal consenso del proprietario.
Ciò che qualifica le vendite come coattive non è la riconducibilità del trasferimento ad un decreto del giudice dell'esecuzione o del giudice delegato al fallimento, bensì la circostanza che il trasferimento della proprietà del bene avvenga a prescindere dal consenso del soggetto titolare del diritto di proprietà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite coattive - Norme applicabili.
La qualificazione della vendita come forzata (o coattiva) comporta esclusivamente l'applicazione ad essa della speciale disciplina prevista dagli articoli 2919 e seguenti c.c. e non la necessità di rispettare le norme di cui agli articoli 570 e seguenti c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite poste in essere dal curatore a prescindere dal procedimento disciplinato dal codice di procedura civile - Preferenza per la procedura di vendita snella.
L'articolo 107 legge fall., ove autorizza il curatore a prescindere dalla procedura della vendita senza incanto, così come disciplinata dal codice di procedura civile, esprime la preferenza per una procedura di vendita maggiormente snella, la quale deve considerarsi la regola, rispetto all'opzione più formalistica che conduca alla necessaria applicazione dei principi codicistici che governano le vendite forzate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Valutazione di legittimità della procedura di vendita attuata con forme diverse da quelle del codice di procedura civile - Valutazione svincolata dal rispetto delle prescrizioni codicistiche - Principi cardine - Pubblicità e natura competitiva del procedimento.
La valutazione di legittimità della procedura di vendita attuata con forme negoziali alternative a quelle previste dal codice di procedura civile, consentita dalla previsione dell'articolo 107 legge fall., è svincolata dal rigido rispetto delle prescrizioni codicistiche ed è ancorata esclusivamente al rispetto dei due principi che governano la liquidazione dell'attivo fallimentare qualora le vendite siano eseguite dal curatore con forme negoziali: l'idoneità della pubblicità che deve precedere la vendita e la natura competitiva del procedimento utilizzato per l'individuazione del soggetto acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite del curatore attuate con criteri diversi da quelli previsti dal codice di procedura civile - Proroga del termine per il versamento del prezzo - Ammissibilità.
Il fatto che le vendite siano poste in essere dal curatore ai sensi dell'articolo 107 legge fall., al di fuori delle rigide prescrizioni procedimentali dettate dal codice di procedura civile, consente la concessione di una proroga del termine previsto per il versamento del prezzo tutte le volte che ciò risponda a valutazioni di opportunità effettuate nell'interesse della massa dei creditori o, nel caso la vendita riguardi un'azienda, dai lavoratori già assunti dalla società aggiudicataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo - Natura delle vendite - Vendite di natura privatistica - Problemi di compatibilità con il meccanismo della purgazione giudiziale.
La collocazione delle vendite esclusivamente nell'ottica dell'autonomia privata del proponente il concordato solleva gravi problemi di compatibilità, soprattutto con riferimento al meccanismo della purgazione giudiziale dei beni ipotecati di cui all'articolo art. 108, comma 2, L.F. (norma espressamente richiamata dall'art. 182 ma non anche dall'art. 186-bis L.F.), tanto più ove il debitore abbia omesso di indicare procedure specifiche di gara finalizzate alla miglior liquidazione dei beni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Espropriazione forzata - Vendita - Incontro dei consensi tra offerente e giudice - Esclusione - Offerta di acquisto presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro dei consensi tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale necessario dell'atto giurisdizionale di vendita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Vendite forzate - Espropriazione forzata - Fallimento - Aliud pro alio - Tutela dell'acquirente .
Alla vendita forzata, anche fallimentare, deve ritenersi applicabile la tutela dell'acquirente quando il bene aggiudicato appartenga ad un genere del tutto diverso da quello indicato nell'ordinanza di vendita, ovvero manchi delle qualità necessarie per assolvere la sua naturale funzione economico sociale, ovvero risulti compromessa la destinazione del bene all'uso che abbia costituito elemento determinante per l'offerta di acquisto. (Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso perché l'acquirente era consapevole che l'immobile non era stato condonato, avendo ottenuto una concessione di un termine, più volte prorogato, per valutare la persistenza dell'interesse all'acquisto ed eventualmente rinunciare all'aggiudicazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Fallimento - Procedimento di vendita - Decadenza dall'aggiudicazione - Incameramento della cauzione - Impugnazione del decreto del tribunale che decide il reclamo - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità.
Il provvedimento del tribunale che, decidendo il reclamo contro il decreto del giudice delegato, ha dichiarato la decadenza dall'aggiudicazione di un bene immobile e disposto l'incameramento della cauzione, stante il mancato versamento di quanto dovuto per l'oblazione, può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Cost., trattandosi di un provvedimento definitivo per mancanza di rimedi diversi e per l'attitudine a pregiudicare con l'efficacia propria del giudicato il diritto di garanzia dell'acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2015.


Dichiarazione di fallimento - Procedimenti cautelari a tutela del patrimonio dell'impresa - Autorizzazione alla stipula di un contratto di affitto di azienda - Condizioni - Fattispecie..
Il tribunale può, ove sia pendente l'istruttoria prefallimentare, autorizzare la stipula di un contratto di affitto di azienda con lo scopo di mantenere attiva l'impresa garantendo così la continuazione del ciclo produttivo ed assicurando nel contempo il mantenimento dei posti di lavoro. (Nel caso di specie, l'autorizzazione è stata concessa alla condizione del deposito in cancelleria di una perizia giurata sul valore dell'affitto e di una polizza fideiussoria o assicurativa a garanzia del pagamento di 18 mensilità di affitto, con facoltà del tribunale di revocare immediatamente l'autorizzazione in mancanza di essenziali requisiti di affidabilità, ed alla ulteriore condizione della conferma del contratto da parte dei futuri organi della procedura fallimentare, previa consulenza di stima e valutazione del piano di prosecuzione dell'affittuario). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 17 Aprile 2014.


Articolo 108, comma 3, legge fallimentare nel testo vigente anteriormente alla modifica introdotta dall’art. 95 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 (entrata in vigore il 16 luglio 2006) – Liquidazione dell’attivo fallimentare – Potere discrezionale del Giudice di disporre la sospensione della vendita di beni immobili qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto – Possibilità di esercizio anche in assenza di una nuova offerta.

Bene immobile – Necessità di una indagine specifica nel settore del mercato immobiliare al fine dell’accertamento del valore.
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In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, al Giudice delegato è attribuito, ai sensi dell’art. 108, comma 3, legge fallimentare (nel testo “ratione temporis” applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita di un bene immobile, anche senza incanto, anche ad aggiudicazione avvenuta e prima che sia emesso il decreto di trasferimento, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, secondo la determinazione affidata al prudente apprezzamento del Giudice; né occorre una nuova offerta, atteso che il potere del Giudice delegato di sospendere la vendita di immobili, ai sensi dell’art. 108, comma 3, legge fallimentare deve essere riconosciuto non solo nel caso in cui venga effettuata una nuova offerta dalla quale sia ravvisabile una notevole sproporzione tra il prezzo di aggiudicazione e quello in realtà ottenibile, bensì anche nel caso in cui sia stata acquisita una nuova valutazione tecnica, tale da offrire, secondo la regola del prudente apprezzamento del Giudice, la possibilità di seriamente ritenere che il prezzo di aggiudicazione (o, comunque, il prezzo fino a quel momento stabilito) sia notevolmente inferiore a quello giusto. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Posto che il mercato immobiliare risente di variabili macroeconomiche diverse dalla fluttuazione della moneta nel tempo, anche se a questa parzialmente legate, e di condizioni microeconomiche dettate dallo sviluppo edilizio di una determinata zona, che sono completamente avulse dal valore della moneta, l’accertamento del valore del bene immobile richiede un’indagine specifica nel settore del mercato immobiliare, non potendosi, pertanto, ritenere che la differenza nel valore di un bene immobile sulla base di due perizie tra loro distanti temporalmente sia dovuta meramente alla rivalutazione collegata al fenomeno dell’inflazione. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) 
Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8424.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - In genere - Affittuario di azienda di impresa fallita diritto di prelazione, ex art. 3, comma 4, della legge n. 223 del 1991 - Successiva sospensione della vendita - Incidenza sul diritto di prelazione - Sussistenza - Fondamento..
L'affittuario di azienda di impresa assoggettata a fallimento, che eserciti il diritto di prelazione ex art. 3, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, non si trova, rispetto alle vicende della procedura, in una posizione di terzietà, tale da non subire l'incidenza della eventuale sospensione della vendita disposta dal giudice delegato ex art. 108, terzo comma, della legge fall. Egli, infatti, per effetto dell'esercizio del diritto di prelazione, subentra nella posizione dell'aggiudicatario, non essendo scindibili gli effetti favorevoli di tale sua posizione, quale l'aspettativa al trasferimento del bene, da quelli sfavorevoli, tra cui anche l'eventualità che un terzo presenti un'offerta in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2013, n. 2316.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Potere del giudice delegato di sospensione della vendita - Determinazione del giusto prezzo - Valore teorico della perizia di stima - Condizioni di mercato.

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità -Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Condizioni - Inadeguatezza del prezzo rispetto al valore di stima - Sufficienza - Esclusione - Ulteriori criteri di valutazione - Necessità.

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita in caso di prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto - Potere del giudice delegato - Giusto prezzo - Nozione.
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Così come la presenza di una nuova offerta (anche tardiva) può indurre il giudice a riscontrare l'ingiustizia del prezzo di aggiudicazione ai sensi dell'articolo 108 L.F., allo stesso modo la mancanza assoluta di offerte più alte (anche tardive) può indurre lo stesso giudice a ritenere che il prezzo di aggiudicazione sia effettivamente quello congruo, in quanto determinato dalle "condizioni di mercato". È, infatti, opportuno precisare che la eventuale notevole differenza tra il prezzo determinato in base alle condizioni di mercato e quello astratto quantificato nelle perizie di stima non può assurgere a valido parametro di riferimento per l'esercizio del potere di sospensione della vendita riconosciuto al giudice delegato dal citato articolo 108. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108, comma 3, legge fall. (nel testo "ratione temporis" applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, purchè sia esplicitato un coerente criterio idoneo a sorreggere l'esercizio di tale potere, con riguardo alle finalità cui la sua attribuzione risponde - la realizzazione del massimo valore pecuniario in vista del massimo risultato utile per la massa dei creditori - risolvendosi il suo difetto in una violazione di legge; il giudizio deve pertanto riguardare la inadeguatezza del prezzo offerto in sede di aggiudicazione rispetto a quello ritenuto giusto, per essere il primo notevolmente inferiore al secondo, ciò implicando non una mera comparazione tra prezzo offerto e ipotetico astratto valore del bene (nella specie, desunto solo da una nuova perizia), bensì la constatata esistenza di elementi idonei a far seriamente ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto (quali nuove offerte di acquisto, indebite interferenze, modalità di attuazione della vendita precedente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, terzo comma, legge fallimentare, che attribuisce al giudice delegato il potere di sospendere la vendita di un immobile quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, costituisce uno strumento speciale e tipico dell'ordinamento concorsuale, destinato al conseguimento delle migliori condizioni satisfattive della massa dei creditori, al fine di rendere utilizzabili tutte le possibilità concrete di una migliore liquidazione dell'attivo. In relazione, il "giusto prezzo" al quale ragguagliare le offerte precedenti e successive all'aggiudicazione, deve individuarsi come il prezzo realizzabile secondo il gioco delle domande ammissibili ed al rialzo degli interessati, ivi comprese le domande successive all'aggiudicazione (ma anteriori al decreto di trasferimento) che abbiano carattere di serietà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ivrea, 11 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Interesse ad agire..
Nell'ambito di un procedimento di vendita, l'interesse protetto dall'articolo 26, legge fallimentare, il quale prevede che il reclamo può essere proposto “da chiunque vi abbia interesse”, oscilla tra un interesse di mero fatto e la tutela di un diritto soggettivo, con la precisazione che detta tutela presuppone una diretta partecipazione alla gara. La legittimazione al reclamo, pertanto, non richiede necessariamente la sussistenza di un diritto soggettivo, essendo sufficiente un interesse ad un corretto svolgimento della gara che veda coinvolto anche il soggetto portatore dell'interesse stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Analogia con l'opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 c.p.c. - Condizioni di ammissibilità - Legittimazione - Presupposti - Partecipazione alla vendita - Soggetti portatori di un interesse che possa essere soddisfatto attraverso il corretto svolgimento del procedimento di vendita..
Nell'ambito del procedimento di liquidazione dell'attivo fallimentare, il reclamo disciplinato dall'art. 26 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi che trova la sua previsione nell'art. 617 c.p.c. in tema di procedimento esecutivo ordinario e soggiace, quindi, alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l’attività del giudice delegato in veste di giudice dell'esecuzione può essere riconosciuta soltanto a coloro che di tale fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse, suscettibile di essere soddisfatto attraverso il risultato di un'attività processuale conforme a legalità e di essere leso, invece, da un'attività posta in essere in violazione di legge e suscettibile, quindi, di essere reintegrato mediante l'accoglimento del gravame proposto contro l'atto illegittimo e per effetto della caducazione di questo. Tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di quisque de populo, di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato a espropriazione (singolare o collettiva), non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita per tal modo diventando destinatario dell'incidenza dei provvedimenti del giudice, e che non sia altrimenti qualificato, in relazione a posizioni soggettive concretamente apprezzabili e giuridicamente tutelabili, a pretendere il rispetto della legalità nei vari momenti in cui si articola l'attività di liquidazione (così, in motivazione, Cass. n. 2510/1994; nello stesso senso, Cass. n. 11287/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Sospensione della vendita - Disciplina di cui all'articolo 19 l.f. - Applicazione dell'articolo 108 l.f. - Presupposti - Distinzione..
La presenza di una disciplina speciale, che consente la sospensione della liquidazione dell’attivo nelle more della impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento a causa della sua provvisoria esecutività sino al passaggio in giudicato della sentenza di revoca del fallimento, esclude l’applicabilità della disciplina, di carattere generale, di cui all’art. 108, legge fallimentare, che attribuisce il potere di sospensione della liquidazione al giudice delegato limitatamente alle “operazioni di vendita” e per “gravi e giustificati motivi”. L’interpretazione di quest’ultima fattispecie consente di ritenere che il potere di sospensione del giudice delegato si svolge nell’ambito delle modalità di vendita poste in essere dal curatore e non anche in ordine all’an della liquidazione, il cui potere di sospensione, in base alla disciplina speciale recata dall’art. 19, legge fallimentare, spetta, in via esclusiva, alla corte di appello. Le due norme hanno, dunque, sfere applicative differenti con competenze e procedimenti diversi. La disciplina contenuta nell’art. 19 consente alla corte di appello di sospendere la liquidazione dell’attivo in relazione alla pendenza del procedimento di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, compreso il giudizio in cassazione e sino al passaggio in giudicato dell’eventuale sentenza di revoca, avendo tale provvedimento natura cautelare per una tutela inibitoria degli effetti del fallimento limitatamente alla liquidazione del patrimonio; la disciplina di cui all’art. 108 attiene, invece, alle modalità di liquidazione adottate dal curatore, dove i gravi e giustificati motivi devono essere ricercati e individuati in difformità liquidatorie rispetto al programma di liquidazione approvato dal comitato dei creditori ovvero alla autorizzazione agli atti esecutivi del giudice delegato, come anche alla autorizzazione dello stesso giudice delegato per una liquidazione anticipata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Liquidazione dei beni - Natura coattiva delle vendite poste in essere dal liquidatore giudiziale - Potere del giudice delegato di ordinare la cancellazione delle iscrizioni pregiudizievoli - Sussistenza..
Le vendite effettuate dal liquidatore giudiziale del concordato preventivo in conformità alle previsioni del decreto di omologa hanno natura di "vendite forzate", non riconducibili alla libera determinazione dell'imprenditore assoggettato alla procedura concorsuale. Il giudice delegato può, pertanto, ordinare, ai sensi degli articoli 108 e 182 l.f., la cancellazione di tutte le iscrizioni pregiudizievoli gravanti sui beni oggetto di vendita coattiva, così come prevede l'articolo 2884 c.c. (Nel caso di specie, la vendita erano state eseguite mediante rogito notarile). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 08 Maggio 2012.


Concordato fallimentare - Disciplina introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Proposta presentata da un terzo - Contenuto - Previsione di un'eccedenza del valore dei beni trasferiti rispetto all'ammontare del crediti - Ammissibilità - Sussistenza - Limiti - Fondamento.
In tema di omologazione del concordato fallimentare, secondo la nuova disciplina di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, è ammissibile la proposta proveniente da un terzo e che contempli a suo favore, in sede di esecuzione, un'eventuale eccedenza - contenuta nei limiti della ragionevolezza - del valore dei beni trasferiti rispetto all'ammontare di quanto necessario per il pagamento dei crediti concorsuali, poichè essa realizza il giusto guadagno dell'intervento del terzo, che si accolla l'onere ed il rischio dell'operazione e non può dirsi agisca a scopo di liberalità; tale eccedenza è invero equiparabile alle spese necessarie all'esecuzione, da ritenersi giustificate, in analogia all'art.504 cod. proc. civ., ove così sia consentita la trasformazione del patrimonio del debitore negli strumenti volti al soddisfacimento dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Febbraio 2012, n. 2674.


Concordato preventivo - Attività di vendita dei beni effettuate prima dell'omologazione - Atti di straordinaria amministrazione - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Applicazione della disciplina liquidatoria del fallimento - Esclusione..
È inammissibile l'istanza di sospensione delle operazioni di vendita proposta ai sensi dell'articolo 108, legge fallimentare, avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato, nella fase antecedente all'omologa del concordato preventivo, ha autorizzato la cessione dell'azienda del debitore. La disciplina dell'articolo 108, infatti, così come quella relativa a tutti gli atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione del fallimento, non è applicabile alle attività che vengono compiute nella fase precedente l'omologazione del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 01 Dicembre 2011.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Sospensione della vendita - Provvedimento del curatore confermato in sede di reclamo dal giudice delegato - Decreto del tribunale di rigetto dell'impugnazione avverso il detto provvedimento del giudice delegato - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Fondamento.
È ammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di sospensione della vendita di un compendio immobiliare in sede fallimentare, ancorché disposta dal curatore, ai sensi dell'art. 107, quarto comma, della legge fallimentare (nella versione riformata e corretta dall'art. 94 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 ed art. 7 del d.lgs. 12 settembre 2007 n. 169), successivamente confermata dal giudice delegato, in sede di reclamo e, quindi, dal tribunale, in quanto l'attribuzione di tale potere anche al curatore non modifica la natura decisoria e definitiva del provvedimento impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2011.


Esecuzione immobiliare - Sospensione della vendita - Presupposti - Illecite interferenze - Non necessità - Giusto prezzo - Notevole sproporzione - Sufficienza (artt. 584, 586 c.p.c.; art. 108 l.f.)..
L'art. 586 c.p.c. è ispirato alla stessa ratio dell'art. 108 l.f., per cui il potere di sospensione della vendita è subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e giusto prezzo, senza che rilevi l'accertamento, peraltro ben difficilmente attuabile, di ipotetiche illecite interferenze nel procedimento di vendita. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della liquidazione dell'attivo conseguente a proposta di concordato - Facoltà del giudice delegato - Esercizio - Limiti - Emanazione del decreto di trasferimento - Fondamento.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Deposito di atti - Di documenti nuovi - Decreti di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato - Giudizio di legittimità - Produzione - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Decreti di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato - Giudizio di legittimità - Produzione - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze.
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Il potere del giudice delegato al fallimento di sospendere la liquidazione dell'attivo, a seguito della proposta di concordato fallimentare ed ai sensi dell'art. 125 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), può essere esercitato, relativamente all'incanto di beni immobili acquisiti alla procedura, solo fino a quando, intervenuto il versamento del prezzo, non sia stato pronunciato il relativo decreto di trasferimento, ai sensi dell'art. 586 cod. proc. civ., in favore dell'aggiudicatario, atto dal quale soltanto consegue l'effetto traslativo, con trasformazione delle legittime aspettative del predetto soggetto in definitiva acquisizione del diritto di proprietà; ne consegue che da tale momento sono precluse la modifica o la revoca dei precedenti provvedimenti preordinati alla liquidazione, invero suscettibili di tali interventi fino al momento in cui abbiano avuto esecuzione. (massima ufficiale)

In sede di legittimità, ai sensi dell'art. 372 cod. proc. civ., è consentita la produzione da parte del curatore fallimentare, unitamente al controricorso, dei decreti di trasferimento dei beni posti in vendita a seguito del rigetto dell'istanza di sospensione proposta dal ricorrente, trattandosi di documenti relativi all'ammissibilità del ricorso; tale produzione comporta il venir meno dell'interesse all'impugnazione dell'ordinanza - oggetto di ricorso per cassazione - confermativa, da parte del tribunale, del provvedimento con cui il giudice delegato ha negato la sospensione dell'attività liquidatoria. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2011, n. 1344.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Trasferimento - Acquisto di bene immobile in base a vendita forzata - Natura di acquisto a titolo derivativo - Sussistenza - Conseguenze in tema di applicazione della normativa tavolare per atti "inter vivos". .
In tema di regime tavolare l'acquisto di un bene immobile da parte dell'aggiudicatario in sede di esecuzione forzata, pur essendo indipendente dalla volontà del precedente proprietario, ricollegandosi ad un provvedimento del giudice dell'esecuzione, ha natura di acquisto a titolo derivativo e non originario traducendosi nella trasmissione dello stesso diritto del debitore esecutato; ne consegue che a tale acquisto si applicano le speciali regole di efficacia previste dalla normativa tavolare per gli atti "inter vivos". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Ottobre 2010, n. 21830.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione.

Vendita - Obbligazioni del venditore - Consegna della cosa - Cosa diversa dalla pattuita ("aliud pro alio") - In genere - Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione.
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In tema di vizi della cosa venduta, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia emesso decreto di trasferimento d'immobile costituito da "terreno edificabile" che, invece, sia risultato, dopo la vendita forzata del bene, terreno "edificato" di valore notevolmente superiore al prezzo di aggiudicazione, ricorre l'ipotesi della vendita "aliud pro alio" trattandosi di un errore relativo ad un elemento determinante l'offerta di acquisto. Ne consegue la legittimazione attiva del curatore ad esercitare l'azione di annullamento ai sensi degli artt. 1427-1429 cod. civ., non essendo applicabile, all'ipotesi di vendita "aliud pro alio", l'art. 2922 cod. civ. che, pur riguardando anche la vendita disposta in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, esclude la garanzia solo per gli altri vizi della cosa nella vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21249.


Fallimento - Liquidazione aell'attivo - Vendita di immobili -Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione

Vendita - Obbligazioni del venditore - Consegna della cosa - Cosa diversa dalla pattuita ("aliud pro alio") - Decreto di trasferimento - Terreno edificabile - Prezzo di aggiudicazione corrispondente alla qualità accertata - Vendita forzata - Accertamento successivo della natura edificata del terreno - Ipotesi di "aluid pro alio" - Annullamento della vendita per errore - Legittimazione del curatore - Applicabilità dell'art. 2922 cod. civ. - Esclusione
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In tema di vizi della cosa venduta, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia emesso decreto di trasferimento d'immobile costituito da "terreno edificabile" che, invece, sia risultato, dopo la vendita forzata del bene, terreno "edificato" di valore notevolmente superiore al prezzo di aggiudicazione, ricorre l'ipotesi della vendita "aliud pro alio" trattandosi di un errore relativo ad un elemento determinante l'offerta di acquisto. Ne consegue la legittimazione attiva del curatore ad esercitare l'azione di annullamento ai sensi degli artt. 1427-1429 cod. civ., non essendo applicabile, all'ipotesi di vendita "aliud pro alio", l'art. 2922 cod. civ. che, pur riguardando anche la vendita disposta in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, esclude la garanzia solo per gli altri vizi della cosa nella vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21249.


Fallimento - Vendita di immobili - Vendita senza incanto - Avvenuta aggiudicazione - Sospensione della vendita - Potere del giudice delegato - Condizioni - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Fattispecie.

Fallimento - Decreto del giudice delegato - Provvedimento di reclamo - Ricorso ex art. 111 Cost. - Termine per impugnare - Decorrenza - Data della comunicazione del provvedimento di reclamo.
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In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108, comma 3, legge fall. (nel testo "ratione temporis" applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita - anche senza incanto, anche ad aggiudicazione avvenuta e prima che sia emesso il decreto di trasferimento, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, secondo la determinazione affidata al prudente apprezzamento del giudice. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla presentazione di un'offerta in aumento rispetto al prezzo di aggiudicazione, inferiore a quello di stima). (massima ufficiale)

Il termine di sessanta giorni per la proposizione, ai sensi dell'art. 111 Cost., del ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto adottato dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato, nella specie il decreto che pronuncia sulla sospensione della vendita immobiliare, non decorre dalla data del deposito in cancelleria del decreto, bensì dalla sua comunicazione secondo le vigenti disposizioni in materia di procedimenti in camera di consiglio. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2010, n. 16755.


Esecuzione forzata - Prezzo e valore - Prezzo "notevolmente inferiore a quello giusto" - Sospensione della vendita ex art. 586 cod. proc. civ. - Legittimità - Condizioni - Nozione di "giusto prezzo" - Individuazione - Criteri..
La norma di cui all'art. 586 cod. proc. civ. (come novellata dall'art. 19-bis della legge 203 del 1991), secondo cui il giudice dell'esecuzione "può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto", è formalmente modellata su quella di cui all'art. 108 della legge fall., ma persegue lo scopo di contrastare tutte le possibili interferenze illegittime nel procedimento di determinazione del prezzo delle vendite forzate immobiliari, attesane la collocazione nel più generale contesto della citata legge n. 203 del 1991, ("provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa"). Ne consegue che l'individuazione della nozione di "giusto prezzo" presuppone una ineludibile comparazione tra dati costituiti dal prezzo concretamente realizzato con l'aggiudicazione e da quello che invece, in condizioni di non interferenza di fattori devianti, sarebbe stato conseguito nella procedura di vendita così come concretamente adottata e normativamente disciplinata (senza che, peraltro, possa costituire utile o vincolante parametro il prezzo di mercato), così che, per disporsi la sospensione, la differenza tra le due entità dovrà evidenziarsi in termini di "notevole inferiorità", secondo criteri da adattarsi di volta in volta al caso concreto nel quadro di quell'esigenza di contrasto delle illegalità perseguita dalla norma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Febbraio 2010, n. 4344.


Fallimento - Provvedimento decisorio del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Proposizione oltre l'anno dalla pubblicazione - Inammissibilità - Rilievo del vizio in sede di legittimità - Conseguenze - Cassazione senza rinvio.
In tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di liquidazione dell'attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui all'art. 26 legge fall., bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell'art. 327 cod. proc. civ., conseguendone l'inammissibilità del reclamo stesso ove proposto oltre tale scadenza. In caso di omesso rilievo del vizio da parte del tribunale, la Corte di Cassazione, quando risulti l'inammissibilità del reclamo, deve cassare senza rinvio il decreto impugnato, in applicazione del principio di cui all'art. 382, terzo comma, cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Marzo 2009, n. 7218.


Fallimento - Reclami avverso i decreti del giudice delegato nel procedimento ex art.26 legge fall. - Partecipazione al contraddittorio del curatore fallimentare - Qualità di parte necessaria - Configurabilità - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
In sede di reclamo al tribunale fallimentare, proposto, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso i provvedimenti del giudice delegato, il curatore, controparte del reclamante, partecipa al procedimento in quanto contraddittore necessario. (Fattispecie di reclamo avverso il decreto di trasferimento di bene immobile venduto a seguito di incanto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2009, n. 6710.


Fallimento - Cessione dei beni - Vendita all'incanto - Aggiudicazione provvisoria - Offerta in aumento di sesto - Ordinanza di indizione di nuova gara - Omessa impugnazione - Successiva aggiudicazione all'offerente in aumento di sesto - Reclamo al tribunale - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie..
In tema di liquidazione dell'attivo nel concordato preventivo con cessione dei beni, all'ordinanza di vendita all'incanto emessa dal giudice delegato sono applicabili le disposizioni in tema di offerta di aumento di sesto previste dall'art. 584 cod. proc. civ. (compreso nel richiamo di cui all'art. 105 legge fall.) ed altresì quelle sul regime dell'impugnabilità di cui all'art. 617 cod. proc. civ., non avendo essa natura di provvedimento meramente preparatorio; ne consegue che,per il parallelo richiamo all'art. 26 legge fall., essendo il termine per la predetta impugnazione decorrente dalla pubblicazione dell'avviso ex art. 570 cod. proc. civ., è inammissibile il reclamo al tribunale avverso il provvedimento di aggiudicazione definitiva. (Nella specie, il reclamo era fondato su pretesi vizi del provvedimento, mai impugnato, che aveva disposto la gara sull'offerta di aumento di sesto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2009, n. 3903.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Beni del fallito - Ipoteca a garanzia di debito altrui - Relativo creditore - Ammissione al passivo - Legittimazione - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Intervento in sede di liquidazione - Modalità - Effetti. .
I titolari di diritti di prelazione (nella specie, un'ipoteca) su beni immobili compresi nel fallimento, e già costituiti in garanzia per crediti vantati verso debitori diversi dal fallito, non possono avvalersi del procedimento di verificazione, in quanto l'art. 52 legge fall. sottopone ogni credito a concorso se il fallito si identifica con il debitore, mentre nella specie, essendo il fallito estraneo al rapporto obbligatorio, il debito corrispondente non può incidere sulla massa passiva; i predetti crediti, anche se esclusi dal concorso formale, sono peraltro assoggettabili a verifica, ai sensi dell'art. 108 ultimo comma, legge fall., nella fase posticipata della liquidazione del bene gravato, rappresentando il titolo che costituisce la prelazione una passività di cui il patrimonio del fallito deve essere depurato prima della ripartizione del ricavato ai creditori concorsuali, sempre che la sua validità ed attualità, oltre che opponibilità alla massa, non siano state contestate dal curatore con le apposite azioni. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2009, n. 2429.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Successivo versamento del prezzo - Sopravvenuta causa di chiusura del fallimento ex art. 118,primo comma, n. 2 legge fall. - Conseguenze - Intangibilità del diritto dell'aggiudicatario - Sussistenza - Fattispecie in tema di sospensione della vendita.
In tema di liquidazione fallimentare, gli effetti dell'aggiudicazione, anche provvisoria, restano fermi nei confronti degli aggiudicatari qualora si verifichi la causa di chiusura del fallimento di cui all'art. 118, primo comma, n. 2 legge fall. (nella specie, l'estinzione dei crediti ammessi al passivo ed il pagamento del compenso al curatore e delle spese di procedura), trattandosi di evento assimilabile ad una causa di estinzione del processo esecutivo, le cui norme in materia di vendita trovano applicazione, in quanto compatibili, ai sensi dell'art. 105 legge fall., "ratione temporis" vigente e, con esse, in particolare, l'art. 187-bis disp. att. cod. proc. civ., che assicura l'intangibilità nei confronti dei terzi degli effetti degli atti esecutivi compiuti. (In applicazione del predetto principio, la S.C. ha annullato il decreto con cui tribunale aveva rigettato il reclamo proposto avverso il decreto del giudice delegato che, dopo l'aggiudicazione ed il pagamento del relativo prezzo, aveva emesso, in favore dell'aggiudicatario, il decreto di trasferimento di un immobile e contestualmente sospeso la vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., in presenza della predetta causa di chiusura del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 2009, n. 2433.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Condizioni - Offerta di un maggior prezzo - Sufficienza - Esclusione - Ulteriori criteri di valutazione - Necessità.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108, comma 3, legge fall. (nel testo "ratione temporis" applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, senza che peraltro la legge indichi un rigoroso criterio quantitativo cui correlare la conseguente determinazione, affidata al prudente apprezzamento del giudice; ne consegue che anche la presentazione di un'offerta in aumento (nella specie, del venti per cento) rispetto al prezzo di aggiudicazione - e prima del decreto di trasferimento - non costituisce, di per sè, requisito indispensabile per disporre la citata sospensione, qualora l'inferiorità del prezzo rispetto a quello giusto non sia ricavabile anche da altri elementi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2009.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Decreto di trasferimento all'aggiudicatario e diniego della sospensione della vendita - Ricorribilità diretta per cassazione - Esclusione - Fondamento - Principi generali in tema di opposizioni all'esecuzione individuale - Applicazione alla procedura concorsuale - Configurabilità - Sussistenza.
In tema di vendita fallimentare, i mezzi di tutela offerti agli interessati avverso i relativi provvedimenti del giudice delegato corrispondono, "mutatis mutandis", a quelli esperibili nell'ambito del processo di esecuzione individuale disciplinata dal codice di rito, salvo il necessario coordinamento, per effetto del quale all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ. corrisponde il reclamo ex art. 26 legge fall.; ne consegue, per il caso di mancata previa proposizione di tale mezzo, l'inammissibilità del ricorso per Cassazione proposto direttamente avverso il decreto di trasferimento del bene immobile ed il contestuale rigetto della istanza di sospensione della vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2009.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Condizioni - Inadeguatezza del prezzo rispetto al valore di stima - Sufficienza - Esclusione - Ulteriori criteri di valutazione - Necessità..
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108, comma 3, legge fall. (nel testo "ratione temporis" applicabile), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, purchè sia esplicitato un coerente criterio idoneo a sorreggere l'esercizio di tale potere, con riguardo alle finalità cui la sua attribuzione risponde - la realizzazione del massimo valore pecuniario in vista del massimo risultato utile per la massa dei creditori - risolvendosi il suo difetto in una violazione di legge; il giudizio deve pertanto riguardare la inadeguatezza del prezzo offerto in sede di aggiudicazione rispetto a quello ritenuto giusto, per essere il primo notevolmente inferiore al secondo, ciò implicando non una mera comparazione tra prezzo offerto e ipotetico astratto valore del bene (nella specie, desunto solo da una nuova perizia), bensì la constatata esistenza di elementi idonei a far seriamente ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto (quali nuove offerte di acquisto, indebite interferenze, modalità di attuazione della vendita precedente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2008, n. 28836.


Fallimento - Vendita di immobili - Modalità - Vendita o trattativa privata - Divieto ex art. 108 legge fall. antevigente - Applicazione del divieto alla transazione - Esclusione - Fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo immobiliare nella procedura fallimentare, il divieto di vendere un bene immobile nelle forma della trattativa privata - desumibile dall'art. 108 legge fall. vigente "ratione temporis" - non trova applicazione se il trasferimento avvenga mediante una transazione autorizzata dal giudice delegato, in quanto il negozio transattivo ha un oggetto più ampio della vendita essendo destinato, attraverso reciproche concessioni, alla definizione di una oggettiva situazione di litigiosità tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Ottobre 2008, n. 25136.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita senza incanto - Aggiudicazione ad un prezzo, inferiore a quello giusto - Conseguenze - Revoca della aggiudicazione - Configurabilità - Sussistenza - Fondamento.
In tema di vendita immobiliare senza incanto nel fallimento, il potere di sospensione del giudice delegato, esercitabile (ai sensi dell'art. 108 legge fall., nel testo vigente "ratione temporis") anche dopo il provvedimento di aggiudicazione ed il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento, è suscettibile di interpretazione estensiva, in quanto volto ad evitare che il trasferimento si perfezioni in capo all'aggiudicatario in presenza di situazioni che facciano approvare il prezzo offerto inferiore a quello giusto, e consente pertanto anche la revoca della aggiudicazione, giustificandosi il sacrificio delle aspettative dell'aggiudicatario con la finalità pubblicistica sottesa all'art. 108 cit.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2008, n. 20466.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Aggiudicazione di bene immobile - Natura decisoria - Sussistenza - Effetti - Impugnabilità ex art. 26 legge fall. - Necessità.
Il provvedimento di aggiudicazione di un bene immobile del giudice delegato ha natura decisoria e non meramente amministrativa, in quanto ad esso conseguono posizioni giuridiche soggettive prima inesistenti in favore dell'aggiudicatario, il quale diventa titolare del diritto a contrarre ed a vedersi trasferire il bene oggetto della vendita all'asta, con la conseguenza che tale provvedimento deve essere impugnato ai sensi dell'art. 26 legge fall. entro il termine perentorio di 10 giorni decorrenti dalla sua conoscenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 2008, n. 19737.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Successivo versamento del prezzo - Sospensione della vendita - Potere discrezionale del giudice delegato - Configurabilità - Sussistenza - Fondamento.
In tema di vendita immobiliare nel fallimento, il potere di sospensione del giudice delegato il quale ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato anche dopo il provvedimento di aggiudicazione ed il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento, tenuto conto delle ragioni pubblicistiche che informano la procedura - che, nell'interesse della massa dei creditori, deve tendere alla massima realizzazione delle attività - e del suo impulso officioso, ciò giustificando un'interpretazione estensiva dell'art. 108, terzo comma, legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2008, n. 11565.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Azienda appartenente ad impresa fallita - Prelazione a favore dell'affittuario ex art. 3, comma quarto, della legge n. 223 del 1991 - Esercizio del diritto - Successivo decreto di trasferimento a terzi - Impugnazione da parte del prelazionario - Necessità - Sussistenza - Omissione - Conseguenze

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Azienda appartenente ad impresa fallita - Prelazione a favore dell'affittuario ex art. 3, comma quarto, della legge n. 223 del 1991 - Violazione - Conseguenze - Riscatto dell'azienda - Configurabilità - Esclusione - Tutela obbligatoria - Sussistenza
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In tema di diritto di prelazione da parte dell'imprenditore il quale, a titolo di affitto, ha assunto dal curatore la gestione, anche parziale, di aziende appartenenti ad imprese assoggettate a procedure fallimentari e, ai sensi dell'art. 3, comma quarto, della legge 223 del 1991, ha comunicato l'esercizio del predetto diritto, una volta emesso, ciò nonostante, il decreto di trasferimento dell'azienda in favore di terzi, è onere del prelazionario impugnare, secondo le norme fallimentari, il decreto stesso, trattandosi del provvedimento che viola il suo diritto; ne consegue che, in difetto, trasferita l'azienda e chiuso il fallimento, la posizione soggettiva tutelabile non attiene più al diritto di prelazione in sé, bensì alle sole conseguenze della sua violazione. (massima ufficiale)

In tema di prelazione in favore dell'imprenditore il quale, a titolo di affitto, ha assunto dal curatore la gestione, anche parziale, di aziende appartenenti ad imprese assoggettate a procedure fallimentari, la disposizione di legge speciale dell'art. 3, comma quarto, della legge n. 223 del 1991 ne prevede l'esercizio dopo l'esaurimento delle procedure volte alla determinazione definitiva del prezzo di vendita dell'azienda, ma non conferisce altresì al prelazionario il diritto di riscatto di tale bene nei confronti dell'acquirente per il caso in cui l'esercizio del primo diritto sia stato illegittimamente impedito; ne consegue che la natura non reale della prelazione attribuisce al suo titolare una tutela meramente obbligatoria, con possibile azione risarcitoria del danno eventualmente subito. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 2008, n. 3787.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Ordinanza di trasferimento del bene - Opposizione agli atti esecutivi - Prezzo di aggiudicazione ritenuto notevolmente inferiore a quello giusto - Richiesta di sospensione - Condizioni per l'accoglimento della relativa istanza - Contrasto con possibili interferenze illegittime nella procedura di vendita - Criterio concorrente con quello economico - Configurabilità - Fondamento.
In tema di sospensione della vendita dell' esecuzione immobiliare ai sensi dell'art. 586 cod. proc. civ., il quale prevede, nel testo modificato dall'art. 19 bis legge n. 203 del 1991 e divenuto conforme al modello dell'art.108 legge fall., che il giudice dell'esecuzione può provvedervi quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto , alla determinazione di tale giudizio si giunge - alla stregua di una valutazione necessariamente combinata - mediante la comparazione del prezzo in concreto realizzato con l'aggiudicazione e quello che, in assenza di condizioni di interferenza illegittima nella sua formazione, sarebbe stato conseguito nel processo liquidatorio così come concretamente adottato e normativamente disciplinato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 Novembre 2007, n. 23799.


Concordato fallimentare – Disciplina di cui al d. lgs. n. 5/06 – Controllo preliminare del Giudice delegato – Ambito.

Concordato fallimentare – Disciplina di cui al d. lgs. n. 5/06 – Sospensione della liquidazione – Ammissibilità.
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Nel procedimento di concordato fallimentare regolato dalle disposizioni di cui al d. lgs. n. 5/06 ove manchi la suddivisione dei creditori in classi è preclusa al Giudice delegato ogni valutazione in ordine alla convenienza della proposta e, in ogni caso, allo stesso non è consentito svolgere alcuna considerazione in ordine alla adeguatezza delle garanzie offerte, atteso che la loro indicazione non costituisce più un requisito di ammissibilità della proposta concordataria; al Giudice delegato è invece consentito, oltre al controllo di legittimità, quello volto a verificare la completezza delle informazioni fornite dal Curatore onde consentire ai creditori una consapevole espressione del loro voto. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Nel concordato fallimentare la sospensione della liquidazione dell’attivo deve ritenersi ora disciplinata dall’art. 108 l.f. novellato e, fra gli interessati di cui fa cenno tale norma, va annoverato anche il soggetto proponente il concordato, potendo la prosecuzione dell’attività di liquidazione contrastare se non pregiudicare gli obiettivi avuti di mira con la proposta, sicché l’istanza può trovare accoglimento ove sussistano gravi motivi da valutarsi anche con riguardo all’interesse del proponente. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 20 Febbraio 2007.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decreto di decadenza dell'aggiudicatario di bene immobile per omesso versamento del saldo del prezzo - Reclamo ex art. 26 legge fallim. - Sussistenza di precedente provvedimento definitivo di rigetto di istanza di restituzione della cauzione - Conseguenze - Inammissibilità del reclamo - Cassazione senza rinvio del decreto emesso in sede di reclamo.
È inammissibile il reclamo proposto dall'aggiudicatario di un immobile avverso il decreto del giudice delegato al fallimento, con cui viene dichiarato decaduto dall'aggiudicazione per omesso deposito del prezzo residuo, ove sia già stata definitivamente respinta, con decreto del giudice delegato confermato in sede di reclamo ex art. 26 legge fallim., la richiesta del medesimo aggiudicatario di restituzione della cauzione, atteso che in tal caso si è formato il giudicato in ordine a detta pretesa costituente oggetto anche del provvedimento di decadenza; con la conseguenza che la Corte di cassazione, adìta con ricorso avverso il decreto del tribunale fallimentare che ha deciso sul reclamo avverso tale ultimo provvedimento, deve d'ufficio rilevare l'inammissibilità del reclamo stesso e cassare, quindi, senza rinvio il decreto del tribunale perché l'azione non poteva essere proseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2006, n. 27506.


Fallimento - Organi del Fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decreto di decadenza dell'aggiudicatario di bene immobile per omesso versamento del saldo del prezzo - Reclamo ex art. 26 legge fallim. - Sussistenza di precedente provvedimento definitivo di rigetto di istanza di restituzione della cauzione - Conseguenze - Inammissibilità del reclamo - Cassazione senza rinvio del decreto emesso in sede di reclamo.
È inammissibile il reclamo proposto dall'aggiudicatario di un immobile avverso il decreto del giudice delegato al fallimento, con cui viene dichiarato decaduto dall'aggiudicazione per omesso deposito del prezzo residuo, ove sia già stata definitivamente respinta, con decreto del giudice delegato confermato in sede di reclamo ex art. 26 legge fallim., la richiesta del medesimo aggiudicatario di restituzione della cauzione, atteso che in tal caso si è formato il giudicato in ordine a detta pretesa costituente oggetto anche del provvedimento di decadenza; con la conseguenza che la Corte di cassazione, adìta con ricorso avverso il decreto del tribunale fallimentare che ha deciso sul reclamo avverso tale ultimo provvedimento, deve d'ufficio rilevare l'inammissibilità del reclamo stesso e cassare, quindi, senza rinvio il decreto del tribunale perché l'azione non poteva essere proseguita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2006, n. 21506.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata respinta l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo dell'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2006, n. 19667.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Applicabilità - Potere del giudice delegato di sospensione della vendita ex art. 108 legge fall. - Incompatibilità - Esclusione.
In tema di vendita all'incanto di beni immobili in sede fallimentare, il rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile contenuto nell'art. 105 legge fall. comprende anche la disposizione dettata dall'art. 584 cod. proc. civ., concernente l'istituto dell'offerta in aumento di sesto, il quale non è incompatibile con la previsione, nell'art. 108 legge fall., di un più generale e discrezionale potere del giudice delegato di sospensione della vendita nel caso in cui ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, come è confermato dalla previsione per le esecuzioni immobiliari di un analogo potere (art. 586, comma primo, cod. proc. civ., sost. dall'art. 19-bis del d.l. 13 maggio 1991, n. 152, conv. con modif. in legge 12 luglio 1991, n. 203). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Applicabilità - Fattispecie in tema di termine per l'offerta in aumento ex art. 584 cod. proc. civ..
Tra gli affari civili urgenti, previsti dall'art. 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale , di cui all'art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (Nella specie, si è ritenuto quindi soggetto a sospensione il termine per la presentazione dell'offerta in aumento di sesto, ex art. 584 cod. proc. civ., in relazione ad una vendita di immobile in sede fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Azienda appartenente ad impresa fallita - Prelazione a favore dell'affittuario ex art. 3, comma quarto, della legge n. 223 del 1991 - Spettanza - Condizioni - Sussistenza in capo all'impresa fallita dei requisiti per beneficiare della cassa integrazione - Necessità.
Il diritto di prelazione in favore dell'imprenditore il quale, a titolo di affitto , ha assunto la gestione, anche parziale, di aziende appartenenti ad imprese assoggettate a procedure fallimentari, costituisce uno speciale incentivo di carattere sociale che è previsto dall'art. 3, comma quarto, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (recante norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamento di disoccupazione e avviamento al lavoro) per il solo caso in cui l'intervento dell'affittuario, garantendo la continuazione dell'attività lavorativa dei dipendenti dell'impresa fallita, valga ad evitare l'erogazione da parte dello Stato di provvidenze di carattere sociale a favore dei dipendenti medesimi. Pertanto, detto diritto di prelazione, non costituendo un istituto di carattere generale suscettibile di applicazione a qualsiasi procedura concorsuale, non può essere riconosciuto quando, per difetto dei necessari presupposti di legge, all'impresa fallita non può essere applicato il trattamento di intervento straordinario previsto nella citata legge n. 223 del 1991. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2006, n. 9694.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato con cessione dei beni - Decreto di trasferimento di bene immobile emesso dal giudice delegato - Impugnazione - Interesse e legittimazione del debitore ad impugnare - Sussistenza - Fondamento.
L'interesse e la legittimazione dell'imprenditore in concordato preventivo con cessione dei beni ad impugnare il decreto di trasferimento di bene immobile emesso - nell'ambito della liquidazione concordataria - dal giudice delegato non sono esclusi né dalla circostanza della avvenuta perdita, da parte dell'imprenditore, della disponibilità del bene per effetto della cessione concordataria, atteso che l'interesse e la legittimazione in questione non hanno riguardo alla disponibilità dei beni ceduti, bensì alla regolarità ed efficienza dell'attività liquidatoria (al fine di conseguire, mercé il suo proficuo risultato, l'esdebitazione programmata con la proposta di concordato e di impedire l'evoluzione della procedura nel fallimento), né dalla circostanza che l'eventuale rimozione del decreto di trasferimento comporterebbe comunque la rinnovazione dello stesso, atteso che anche nella esecuzione del concordato preventivo al giudice delegato è consentito l'esercizio del potere di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, ed a fronte di tale eventualità la possibilità di caducazione del provvedimento traslativo e dell'esercizio successivo di tale potere sospensivo realizza l'interesse in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Settembre 2005, n. 19210.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Vendita immobiliare - Provvedimento di aggiudicazione del giudice delegato - Reclamo ai sensi dell'art. 26 legge fallim. - Ammissibilità - Ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita di immobili nel fallimento, il provvedimento di aggiudicazione del giudice delegato è soggetto a reclamo al Tribunale ai sensi dell'art. 26 legge fallim. e, pertanto, avverso lo stesso non è ammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Settembre 2004, n. 18533.


Tributi locali posteriori alla riforma tributaria del 1972 - Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Immobile compreso nel fallimento - Versamento dell'imposta e presentazione della dichiarazione - Termine - "Dies a quo" - Individuazione - Data del decreto di trasferimento dell'immobile - Rilevanza - Fondamento.
In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), nell'ipotesi in cui l'immobile sia compreso nel fallimento (o nella liquidazione coatta amministrativa), l'art. 10, comma 6, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, stabilisce che l'imposta - dovuta per ciascun anno di possesso rientrante nel periodo di durata del procedimento - "è prelevata, nel complessivo ammontare, sul prezzo ricavato dalla vendita" e che il termine per il versamento dell'imposta e per la presentazione della dichiarazione è "di tre mesi dalla data in cui il prezzo è stato incassato". Ad un tal riguardo, la decorrenza di detto termine trimestrale deve essere individuata con riferimento alla data del decreto di trasferimento dell'immobile emesso dal giudice delegato - e non già a quella di versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario del bene -, atteso che, in considerazione del potere del giudice delegato di sospendere la vendita fino all'emissione di detto decreto (alla quale soltanto consegue l'effetto traslativo), prima di tale provvedimento la vendita non può considerarsi perfezionata e, quindi, la somma da versare ai fini dell'imposta non può essere ancora "prelevata" dal curatore (o dal commissario liquidatore) "sul prezzo ricavato dalla vendita", come esige il chiaro tenore letterale della norma citata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 Settembre 2004, n. 17636.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita immobiliare - Potere discrezionale del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione - Legittimità - Offerta di un prezzo maggiore di quello di aggiudicazione - Rilevanza.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere del giudice delegato di sospendere la vendita immobiliare allorché ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato anche dopo il provvedimento di aggiudicazione ed il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, e in tale ambito il maggior prezzo da taluno offerto anche dopo l'aggiudicazione costituisce un valido indice di valutazione, al quale ragguagliare le offerte precedenti, per la realizzazione del "giusto prezzo ". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Agosto 2004, n. 16994.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Procedimento relativo - Struttura - Art. 159 cod. proc. civ. - Applicabilità - Condizioni - Limiti.
Il procedimento di liquidazione delle attività fallimentari si presenta, analogamente al processo esecutivo, strutturato non già come una sequenza continua di atti ordinati ad un unico provvedimento finale - secondo lo schema proprio del processo di cognizione - bensì come una successione di subprocedimenti, cioè una serie autonoma di atti preordinati a distinti provvedimenti successivi. Tale autonomia di ciascuna fase rispetto a quella precedente comporta che le situazioni invalidanti, che si producano nella fase che è conclusa dalla ordinanza di autorizzazione della vendita, sono suscettibili di rilievo nel corso ulteriore del processo -mediante reclamo ex art. 26 L.F.- solo in quanto impediscano che il processo consegua il risultato che ne costituisce lo scopo, e cioè l'espropriazione del bene pignorato come mezzo per la soddisfazione dei creditori, mentre ogni altra situazione invalidante, di per sè non preclusiva del conseguimento dello scopo del processo, deve essere eccepita con una distinta impugnazione. Ne consegue che la suddivisione del procedimento esecutivo in fasi autonome strumentalmente propedeutiche a distinti provvedimenti successivi e la immediata impugnabilità dei singoli provvedimenti con i mezzi specifici e nei termini previsti dalla legge comportano una riduzione dell'operatività dell'art. 159 cod. proc. civ., in virtù del quale la nullità di un atto si estende agli atti successivi che ne siano indipendenti, ma tale norma opera altresì nell'ambito degli atti appartenenti a uno stesso subprocedimento, qual è quello della vendita, che si conclude con il trasferimento del bene espropriato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2004, n. 16856.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita da parte del giudice delegato - Finalità - Esplicitazione dei criteri - Necessità - Omissione - Violazione di legge - Fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, ma la mancata esplicitazione da parte di esso, o del tribunale in sede di decisione sul reclamo, di un coerente criterio idoneo a sorreggere l'esercizio di tale potere, con riguardo alle finalità cui la sua attribuzione risponde - la realizzazione del massimo valore pecuniario in vista del massimo risultato utile per la massa dei creditori -, si risolve in una violazione di legge, atteso che è lo stesso disposto dell'art. 108 legge fall. che, a un tempo, attribuisce al giudice il suddetto potere e ne indirizza l'esercizio, attraverso il conseguimento del "giusto prezzo ", verso la finalità della liquidazione dei beni nella procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2004, n. 15493.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sopraggiungere, prima del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste per la chiusura del fallimento ai sensi dell'art. 118, numero 2), legge fall. - Conseguenze - Caducazione del potere - dovere di emettere il decreto di trasferimento - Esclusione - Ragioni e fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il verificarsi, prima della emissione del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste dall'art. 118, primo comma, numero 2), legge fall. per la chiusura del fallimento, non priva il giudice delegato del potere - dovere di emettere detto decreto, giacché (salvo il potere di sospensione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., ma solo in caso di avvenuta aggiudicazione ad un prezzo notevolmente inferiore a quello giusto) una volta che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, per esso si consolida il diritto al trasferimento coattivo, secondo un principio ricavabile dall'art. 632, secondo comma, cod. proc. civ., applicabile alla vendita fallimentare in virtù del rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile dettato dall'art. 105 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2004, n. 12969.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita di immobili - Modalità - Bene immobile - Vendita a trattativa privata - Nullità - Autorizzazione del giudice delegato - Illegittimità.
L'art. 108 legge fallimentare non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata , ma solo l'alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene, onde è nulla, per contrasto con una norma imperativa, la vendita a trattativa privata ed è, pertanto, illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi, con o senza incanto, espressamente previsti e disciplinati dalla succitata norma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2004, n. 3624.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunale   fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere (dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2004.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Bene oggetto di contratto di affitto di azienda munito di patto prelazione- Subentro del curatore ai sensi dell'art. 80 LF - Vendita ai sensi dell'art. 108 LF -Esercizio del diritto di prelazione da parte dell'affittuario - Ammissibilità - Fattispecie.
A seguito della scelta posta in onere dal curatore fallimentare, ai sensi dell'art. 80 L.F., di subentrare nel contratto di affitto di azienda munito di clausola di prelazione  , la vendita del bene caduto nel fallimento, e già oggetto di tale contratto, è compatibile con l'esercizio del diritto di prelazione convenzionale ad esso inerente. Infatti, L'art. 14 della legge n. 49 del 1985 (che lo ha attribuito alle cooperative di dipendenti di imprese soggette a procedure concorsuali), e la legge n. 223 del 1991 (che lo ha garantito all'imprenditore affittuario di imprese soggette alle medesime procedure), per quanto abbiano natura di leggi speciali, confermano la piena compatibilità' di tale esercizio del diritto di prelazione con le procedure liquidatore dell'attivo  , in generale, e della vendita ex arte. 108 L.F., in particolare (In applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso per Cassazione dell'aggiudicatario del bene posto all'asta, avverso l'ordinanza del Tribunale Fallimentare che aveva respinto il reclamo contro il decreto del Giudice Delegato, con il quale era stato disposto il trasferimento di un immobile in favore dell'affittuario dell'azienda fallita, in forza di clausola di prelazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2004.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare di un immobile - Oggetto di contratto di affitto di azienda con patto di prelazione - Nel quale il fallimento subentri ex art. 80 LF - Diritto di prelazione dell'affittuario - Ammissibilità - Esercizio - Momento - Individuazione.
In tema di vendita fallimentare, il bene immobile oggetto di un contratto di affitto di azienda  , in cui il fallimento sia subentrato, ai sensi dell'art. 80 LF, e che contenga una clausola di prelazione, una volta posto in vendita all'asta, ai sensi dell'art. 108 LF, attribuisce all'affittuario il diritto di esercitare la prelazione solo dopo che sia stata superata la fase dell'aggiudicazione, senza alcun intralcio delle altre fasi relative alla vendita, sulla base del prezzo raggiunto in via definitiva nel corso dell'asta pubblica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2004.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Prelazione - Legale o convenzionale - Applicabilità in sede di vendita fallimentare - Esclusione - Limiti.
Salvo esplicite deroghe in senso contrario, vi è una generale incompatibilità del diritto di prelazione con le vendite coattive, e in particolare con quelle fallimentari; tale incompatibilità vale non solo per le prelazioni legali, ma anche, a maggior ragione, per quelle di origine convenzionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2003, n. 17523.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della vendita in caso di prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto - Anche quando sia già intervenuta l'aggiudicazione e sino all'emissione del decreto di trasferimento - Potere del giudice delegato - Sussistenza - Giusto prezzo - Nozione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere di sospendere la vendita di un immobile, attribuito dall'art. 108, terzo comma, legge fall. al giudice delegato, quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato, ricorrendone le condizioni, anche allorché sia già intervenuta l'aggiudicazione e fino a quando non sia stato emesso il decreto di trasferimento. Il "giusto prezzo ", infatti, costituisce il parametro al quale il giudice delegato deve commisurare quello di aggiudicazione, in presenza di una nuova e maggiore offerta, in funzione del conseguimento, nella fase di liquidazione concorsuale, delle migliori condizioni satisfattive della massa dei creditori, e resta individuato come il prezzo realizzabile secondo il giuoco delle offerte e dei successivi rialzi degli interessati, dei quali sia stata verificata la serietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Agosto 2003, n. 12701.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Terzo aspirante all'acquisto di un bene della massa - Richiesta di sindacato sulle modalità adottate per la vendita - Difetto di legittimazione - Vendita a trattativa privata di beni mobili - Libertà di procedura - Conseguenze in tema di presentazione delle offerte di acquisto.
Il terzo che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare non è legittimato a chiedere alcun sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in sede concorsuale, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto soggettivo all'osservanza della relativa disciplina. In particolare, nel caso (come nella specie) di vendita a trattativa privata di beni mobili - a prescindere dalla circostanza se essa debba essere preceduta o meno da pubblicità in caso di vendita di massa -, la vendita stessa è comunque soggetta alla più ampia libertà di procedure, secondo quanto di volta in volta disposto dal Giudice, con la conseguenza che, ai fini della presentazione delle offerte di acquisto, non è necessario che il giudice emani un provvedimento formale di vendita a trattativa privata dei beni, dovendo, per converso, ritenersi del tutto legittimo che l'interessato all'acquisto presenti, in qualsiasi momento, un'offerta al curatore, anche a prescindere dalla circostanza che il bene risulti formalmente in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2002, n. 17247.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedura di concordato preventivo con cessione dei beni - Sospensione della vendita disposta dal G.D. - Revoca della sospensione ed aggiudicazione da parte del Tribunale - Provvedimento relativo - Impugnazione per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Legittimazione dell'imprenditore concordatario - Sussistenza.
È impugnabile per cassazione , ai sensi dell'art. 111 Cost., il provvedimento con il quale, nella procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, il Tribunale, revocando la sospensione della vendita disposta dal G.D., aggiudichi i beni posti in vendita ed ordini all'aggiudicatario il versamento del prezzo. La legittimazione all'impugnazione spetta all'imprenditore concordatario, in considerazione del diritto degli interessati alla realizzazione del migliore risultato possibile nella liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8278.


Provvedimenti in materia fallimentare - Giudice delegato - Utilizzazione di un esperto per la valutazione di un immobile acquisito al fallimento - Richiesta di un creditore concorsuale di partecipare, tramite un consulente di parte, al procedimento di valutazione - Rigetto - Provvedimento del tribunale confermativo, in sede di reclamo, del decreto del giudice delegato - Impugnazione con ricorso per cassazione - Inammissibilità.
Il decreto del tribunale fallimentare, confermativo del decreto del giudice delegato, con il quale questo abbia respinto la richiesta di un creditore del fallito, inteso ad ottenere che l'esperto nominato per la stima degli immobili da porre in vendita proceda all'espletamento dell'incarico in contraddittorio con un consulente di parte nominato dall'istante, non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, atteso che non ha carattere decisorio, non implicando il coinvolgimento di posizioni di diritto soggettivo, ma soltanto carattere ordinatorio, essendo volto ad escludere una non prevista e non necessaria partecipazione del creditore (attraverso un consulente di parte) al procedimento per la liquidazione dei beni acquisiti al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2001, n. 4919.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Inapplicabilità.
Tra gli affari civili urgenti, previsti dall'art. 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art. 3 della legge 7 ottobre 1969 ,n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, di cui all'art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Novembre 2000, n. 15290.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Offerte dopo l'incanto - Fase del cosiddetto rincaro - Disciplina - Art. 580 cod. proc. civ. - Applicabilità.
Nell'esecuzione forzata per espropriazione immobiliare - così come nella vendita di immobili in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare - la fase che si apre con l'aumento del sesto è retta dall'ordinanza di vendita prevista dall'articolo 576 cod. proc. civ. come integrato dall'articolo 580 cod. proc. civ.; pertanto l'offerente deve prestare la cauzione e depositare la somma corrispondete approssimativamente alle spese di vendita nella misura fissata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 2000, n. 12544.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita senza incanto - Sospensione - Ammissibilità - Condizioni - Provvedimento esplicito e autonomo di sospensione - Necessità - Esclusione - Apertura di una nuova gara - Implicito provvedimento di sospensione della vendita - Configurabilità.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, benché nella vendita senza incanto non trovi attuazione l'istituto dell'aumento del sesto di cui all'art. 584 cod. proc. civ., tuttavia è pur sempre consentito al giudice delegato sospendere la vendita ai sensi dell'art. 108 comma terzo legge fall. quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello "giusto"; tale sospensione non necessita di una espressa deliberazione, dovendo invece ritenersi implicitamente presupposta nel decreto di fissazione di una ulteriore gara intervenuto prima dell'esaurimento della vendita e dopo la presentazione di offerte in aumento, dovendosi, peraltro, specificare che, in questo caso, le offerte in aumento non rilevano come condizione di apertura una nuova gara, bensì come indici della sproporzione (per difetto) del prezzo raggiunto rispetto a quello "giusto" e quindi come presupposto per l'esercizio del potere discrezionale di sospendere (anche implicitamente) la vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2000, n. 12164.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della vendita in caso di prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto - Giusto prezzo - Nozione - Potere del giudice delegato - Discrezionalità - Limiti - Impugnazione ex art. 111 Cost. del provvedimento di accoglimento o rigetto della sospensione - Ammissibilità - Limiti.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, terzo comma, legge fall. (che attribuisce al giudice delegato il potere di sospendere la vendita di un immobile quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto), costituisce uno strumento speciale e tipico dell'ordinamento concorsuale, destinato al conseguimento delle migliori condizioni satisfattive della massa dei creditori, al fine di rendere utilizzabili tutte le possibilità concrete di una migliore liquidazione dell'attivo. Sicché, il "giusto prezzo " al quale ragguagliare le offerte precedenti e successive all'aggiudicazione deve individuarsi come il prezzo realizzabile secondo il gioco delle domande ammissibili ed al rialzo degli interessati, ivi comprese le domande successive all'aggiudicazione (ma anteriori al decreto di trasferimento) che abbiano carattere di serietà. L'esercizio in concreto del potere discrezionale attraverso un provvedimento che sospenda o non la vendita deve essere sorretto, perché non si traduca in una irrazionale conduzione del procedimento di liquidazione dell'attivo fallimentare ed in una violazione delle finalità della liquidazione stessa nella quale sono coinvolti gli interessi che nel procedimento trovano tutela giuridica, da una motivazione tale da resistere alla censura di violazione di legge (nei termini dianzi precisati), proponibile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2000, n. 10266.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclami avverso i decreti del giudice delegato in materia di vendita fallimentare - Principio del contraddittorio - Osservanza - Necessità - Reclamo avverso il provvedimento di sospensione della vendita - Mancato rispetto di detto principio - Conseguenze - Nullità del procedimento di reclamo e del conseguente decreto - Natura decisoria di detto decreto - Rilevabilità della violazione per mezzo del ricorso straordinario ex art. 111 Cost. - Aventi titolo alla partecipazione al contraddittorio - Reclamante, curatore ed altri soggetti risultanti destinatari degli effetti della decisione - Offerente poi astenutosi dal partecipare alla vendita senza incanto con le modalità previste dalla legge - Qualità di parte - Esclusione - Fondamento.
In sede di reclamo al Tribunale fallimentare avverso i provvedimenti emessi dal giudice delegato in materia di vendita di beni acquisiti all'attivo fallimentare, deve osservarsi a pena di nullità - deducibile con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost., configurandosi il relativo decreto del Tribunale come provvedimento di natura decisoria e di carattere definitivo - il principio del contraddittorio, con conseguente necessità di convocazione, in camera di consiglio, del reclamante, del curatore e dei soggetti che, in relazione allo specifico oggetto del reclamo, risultino destinatari degli effetti della decisione. Nel novero di tali soggetti non rientra, nel caso in cui si verta, come nella specie, in tema di sospensione della vendita disposta a norma dell'art. 108 legge fall., chi, dopo aver presentato un'offerta, non abbia acquisito la qualità di parte nel subprocedimento di vendita senza incanto, disposta dal giudice delegato a seguito di questa e di altre offerte, per essersi volontariamente astenuto, pur avendone avuto notizia, dal partecipare alla vendita stessa nei modi di cui agli artt. 571 e seguenti cod. proc. civ. Costui, infatti, non può che essere riconosciuto titolare di un interesse di mero fatto in ordine al procedimento di cui si tratta, giuridicamente non differenziato, ne' qualificato, rispetto all'interesse di cui è portatore qualsiasi altro soggetto che, rimasto estraneo allo svolgimento di una prima fase dell'attività processuale di liquidazione, ritenga conveniente, in esito agli sviluppi di esso, inserirsi nelle eventuali, successive fasi in cui tale attività abbia ad articolarsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2000, n. 3522.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Istanza di sospensione della vendita di beni immobili ex art.108 legge fall. - Rigetto - Reclamo al Tribunale - Intervento volontario svolto dall'aggiudicatario - Ammissibilità - Interesse dell'aggiudicatario - Sussistenza.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, qualora il giudice delegato rigetti l'istanza di sospensione della vendita, proposta ex art. 108 legge fall., per essere già stato disposto il trasferimento dei beni all'aggiudicatario, in caso di reclamo al Tribunale avverso tale decreto è ammissibile l'intervento volontario dell'aggiudicatario stesso, a nulla rilevando la circostanza che il provvedimento di sospensione della vendita sia insuscettibile di giudicato, e che, pertanto, costui sia comunque nella condizione di poter concorrere alla eventuale, nuova vendita (sicché mancherebbe l'interesse dell'aggiudicatario ad opporsi alla emanazione di tale provvedimento), in quanto l'interesse che legittima l'intervento del soggetto di cui si tratta è, piuttosto, quello a mantenere la validità della già avvenuta aggiudicazione dei beni in suo favore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Giugno 1999, n. 6582.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Ordinanza di vendita senza incanto di beni del fallimento - Mancata audizione del comitato dei creditori - Conseguenze - Revoca da parte del Giudice Delegato - Legittimità - Fondamento - Limiti temporali.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, comma terzo della legge fallimentare attribuisce al giudice delegato (in deroga al disposto dell'art. 487 cod. proc. civ., richiamato dall'art. 105 Legge Fallimentare) il potere di sospendere e revocare il proprio provvedimento di autorizzazione alla vendita di beni mobili o immobili del fallimento per ogni vizio di legittimità che lo infici sino alla emissione del decreto di trasferimento dei beni stessi, atteso che il riferimento al "prezzo offerto" di cui al citato art. 108, seppur indicativo di una vicenda "fisiologica" di sospensione, non esaurisce le ipotesi di esercizio di tale potere. Ne consegue la legittimità del provvedimento di revoca dell'ordinanza di vendita senza incanto fondato sulla rilevazione, da parte del G.D., della mancata audizione del comitato dei creditori (che esprime un parere condizionante la legittimità dell'autorizzazione alla vendita), anche se si sia già proceduto all'aggiudicazione del bene ed al versamento del prezzo, e purché non risulti già emesso il decreto di trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1999, n. 5341.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita disposta dal G.D. - Legittimità - Limiti temporali.
In tema di fallimento, il potere di sospensione della vendita forzata che compete al giudice delegato si configura come facoltà discrezionale il cui esercizio, subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e "giusto prezzo", può trovare estrinsecazione fino a che non sua stato pronunciato, in favore dell'aggiudicatario, il decreto di trasferimento che, ponendosi come momento conclusivo del subprocedimento di vendita coattiva, costituisce il titolo formale dell'acquisto definitivo da parte del privato e la fonte di un diritto soggettivo perfetto non ulteriormente suscettibile di legittima caducazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 1999, n. 1148.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunal e fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ., direttamente applicabili alla fattispecie, trattandosi di comunicazione da effettuarsi nell'ambito di una procedura regolata dagli art. 703 e segg. cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1999, n. 396.


Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Concordato con cessione dei beni - Vendita di un cespite disposta dal giudice delegato - Sospensione della vendita dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo - Legittimità - Condizioni.
Il giudice delegato al concordato con cessione dei beni, dopo aver disposto una vendita (in virtù di attribuzioni di potere riconosciutegli in sentenza ovvero su richiesta del liquidatore), ha facoltà di ordinarne la sospensione (art. 108, comma terzo legge fall.) anche dopo l'aggiudicazione, e fino a quando non sia stato emesso il decreto di trasferimento - ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo -, tutte le volte che, a seguito di un'offerta in aumento anche inferiore al sesto ovvero altre circostanze, egli si convinca che il prezzo corrisposto è notevolmente inferiore al valore del cespite aggiudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 1998, n. 12185.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Esclusione della garanzia per vizi della cosa - Ambito di applicazione - Ipotesi di "aliud pro alio" - Esclusione dal predetto ambito - Ipotesi di parziale inesecuzione del contratto - Rimedi - Restituzione di parte del prezzo - Diritto dell'acquirente - Sussistenza - Natura.
L'esclusione della garanzia per i vizi della cosa, prevista dall'art. 2922 cod. civ. in riferimento alla vendita forzata compiuta nell'ambito dei procedimenti esecutivi, si riferisce alle fattispecie previste dagli articoli da 1490 a 1497 cod. civ., e cioè ai vizi della cosa e alla mancanza di qualità, e non riguarda l'ipotesi di "aliud pro alio" tra il bene oggetto dell'ordinanza e quello oggetto dell'aggiudicazione, deducibile anche rispetto alla vendita forzata, con conseguente annullamento della vendita. Tuttavia, nell'ipotesi in cui il bene trasferito sia solo quantitativamente diverso da quello descritto nell'ordinanza di vendita, e la domanda dell'interessato sia diretta semplicemente alla restituzione di parte del prezzo, è escluso il ricorso al rimedio regolato dall'art. 1497 cod. civ. ed il conseguente annullamento della vendita. La parziale inesecuzione del contratto fa sorgere, invero, il diritto dell'acquirente alla ripetizione di parte del prezzo (obbligazione, questa, che si configura come debito di valuta e non di valore), rimedio ammissibile anche in caso di esecuzione forzata. Ed infatti, l'art. 2921, secondo comma, cod. civ., consentendo all'aggiudicatario che non riesca a conseguire una parte del bene il diritto a ripetere una parte proporzionale del prezzo di aggiudicazione, impedisce che si verifichi un indebito arricchimento di coloro che dovranno ripartirsi il prezzo ricavato dalla vendita, in applicazione del principio generale della ripetizione dell'indebito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 1998, n. 10015.


Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Diritto di prelazione da parte dell'affittuario di azienda di impresa soggetta a concordato preventivo ex art. 3, quarto comma, della legge n. 223 del 1991 - Esercizio - Successiva sospensione della vendita - Incidenza sul diritto di prelazione - Sussistenza .
L'affittuario di azienda di impresa soggetta a concordato preventivo , che eserciti diritto di prelazione ex art. 3, quarto comma, della legge n. 223 del 1991, non si trova, rispetto alle vicende della procedura, in una posizione di terzietà , tale da non subire l'incidenza della eventuale sospensione della vendita disposta dal giudice delegato ex art. 108, terzo comma, della legge fall.. Egli, infatti, per effetto dell'esercizio del diritto di prelazione, subentra nella posizione dell'aggiudicatario, non essendo scindibili gli effetti favorevoli di tale sua posizione quale l'aspettativa al trasferimento del bene da quelli sfavorevoli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Agosto 1998, n. 8666.


Provvedimenti in materia fallimentare - Provvedimento del giudice delegato di autorizzazione alla vendita - Decreto del tribunale reso in sede di reclamo - Impugnabilità ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del tribunale fallimentare reso in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato di autorizzazione alla vendita ha carattere decisorio in quanto decide su contestazioni in ordine alla legittimità di un provvedimento del giudice delegato non di contenuto meramente ordinatorio, ma incidente su diritti soggettivi. Consegue che nei suoi confronti è esperibile il ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1998, n. 4187.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita - Potere del giudice delegato - Fattispecie.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare e di sospensione della vendita a norma dell'art. 108 legge fall., pur se il giudice delegato non può determinare il "giusto prezzo", quale termine di paragone per la formulazione del giudizio di "notevole" inferiorità del prezzo di aggiudicazione rispetto a quello di mercato in base al mero fatto della maggiore entità offerta da un terzo, può tuttavia ritenere il dato della maggiore offerta come elemento idoneo, in relazione ad una valutazione su ogni altra circostanza, per desumere che il prezzo di aggiudicazione sia notevolmente inferiore a quello giusto (nel caso di specie era stato valutato l'elemento nuovo della maggiore offerta (sia pure condizionata) nel quadro degli altri elementi già acquisiti, in ordine alla determinazione del valore di mercato dell'azienda oggetto di vendita, e della sperimentata constatazione della inadeguatezza per difetto de valore di stima, in quanto riferito alla valutazione delle componenti aziendali frazionate e non all'azienda funzionante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 1997, n. 10788.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Provvedimenti del giudice delegato - Sequestro della somma versata a titolo di cauzione - Abnormità - Fondamento - Conseguenze - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - "Actio nullitatis" e domanda restitutoria innanzi al giudice ordinario - Ammissibilità.
Il provvedimento con il quale il giudice delegato, in occasione di una vendita di beni immobili, dispone il sequestro della somma versata a titolo di cauzione da un partecipante all'incanto che aveva dichiarato di recedere dall'offerta costituisce provvedimento abnorme, sia perché nessuna norma lo consente, sia perché connotati del provvedimento di sequestro sono la strumentalità e la provvisorietà, condizioni nella specie non ricorrenti. Consegue che è inammissibile il ricorso per Cassazione proposto avverso detto provvedimento a norma dell'art. 111 Cost., mentre è esperibile dinanzi al giudice ordinario la "actio nullitatis" e la conseguente domanda di restituzione della somma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Settembre 1997, n. 9521.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata rigettata l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo all'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 1997, n. 7764.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita in caso di prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto - Potere del giudice delegato - Giusto prezzo - Nozione..
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, terzo comma, legge fallimentare, che attribuisce al giudice delegato il potere di sospendere la vendita di un immobile quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, costituisce uno strumento speciale e tipico dell'ordinamento concorsuale, destinato al conseguimento delle migliori condizioni satisfattive della massa dei creditori, al fine di rendere utilizzabili tutte le possibilità concrete di una migliore liquidazione dell'attivo. In relazione, il "giusto prezzo" al quale ragguagliare le offerte precedenti e successive all'aggiudicazione, deve individuarsi come il prezzo realizzabile secondo il gioco delle domande ammissibili ed al rialzo degli interessati, ivi comprese le domande successive all'aggiudicazione (ma anteriori al decreto di trasferimento) che abbiano carattere di serietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 1996, n. 10539.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Offerte in aumento successive all'incanto ed all'aggiudicazione - Sospensione o revoca della vendita - Mancanza - Indizione, da parte del giudice delegato, di un nuovo incanto, in luogo della gara tra gli offerenti - Ulteriori offerte in aumento - Ammissibilità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare mediante vendita di immobili, nell'ipotesi in cui il giudice delegato, dopo l'espletamento dell'incanto e la conseguente aggiudicazione, disponga, sulla base di offerte in aumento - senza contemporaneamente provvedere a sospendere o revocare la disposta vendita - anziché la gara tra gli offerenti (artt. 573 e 584 cod. proc. civ., un nuovo incanto, non sono ammesse dopo l'espletamento di questo, con conseguente aggiudicazione, (ulteriori) offerte in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 1996, n. 9354.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita - Sospensione - Ammissibilità - Condizioni - Notevole sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e prezzo contenuto in una nuova offerta o determinabile attraverso nuova valutazione tecnica - Rilevanza.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere del giudice delegato di sospendere la vendita di immobili, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., deve essere riconosciuto non solo nel caso in cui venga effettuata (pur successivamente al termine stabilito dalla legge per l'aumento del sesto) una nuova offerta dalla quale sia ravvisabile una notevole sproporzione tra il prezzo di aggiudicazione e quello in realtà ottenibile, bensì anche nel caso in cui sia stata acquisita, ad opera dell'ufficio, una nuova valutazione tecnica , tale da offrire, secondo la regola del prudente apprezzamento del giudice, la possibilità di seriamente ritenere che il prezzo di aggiudicazione (o, comunque, il prezzo fino a quel momento stabilito) sia notevolmente inferiore a quello giusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 1996, n. 8832.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Trasferimento all'acquirente di beni immobili del fallito - Decreto relativo - Impugnabilità - Reclamo al tribunale - Ammissibilità.
Il provvedimento con il quale il giudice delegato, prima dell'integrale versamento del prezzo, dispone il trasferimento all'acquirente della proprietà di beni immobili del fallimento, ordinando la cancellazione delle ipoteche iscritte sugli stessi, può essere impugnato dai creditori ipotecari con reclamo al Tribunale fallimentare nel termine di dieci giorni dalla notifica. Il provvedimento di quest'ultimo, a sua volta, può essere dai medesimi impugnato con ricorso per cassazione, incidendo, come il primo, su diritti soggettivi e non essendo altrimenti impugnabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Trasferimento all'acquirente di beni dal fallimento prima del decreto che dichiari esecutivo lo stato passivo - Decreto relativo - Impugnabilità - Soggetti legittimati.
Qualora il decreto di trasferimento all'acquirente della proprietà di beni venduti dal fallimento venga emesso dal giudice delegato prima del decreto che dichiara esecutivo lo stato passivo, previsto dall'art. 97 legge fallimentare, sono legittimati ad impugnarlo tutti i creditori, compresi gli ipotecari, che hanno presentato domanda di ammissione al passivo, senza che si possa pretendere la sospensione, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., del procedimento instaurato con il reclamo avverso il decreto di trasferimento summenzionato in attesa che la qualità di creditore ipotecario sia definitivamente accertata in sede di verifica dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Consecuzione di procedure concorsuali - Preliminare di vendita di bene concluso nel corso del concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Decreto del giudice delegato di trasferimento del bene compromesso - Illegittimità.
In tema di consecuzione di procedure concorsuali, è illegittima la emanazione da parte del giudice del decreto di trasferimento della proprietà di beni immobili del fallimento per dare attuazione ad un contratto preliminare di vendita degli stessi, concluso nel corso della procedura di concordato preventivo, restando escluso che tale contratto, ancorché autorizzato dal giudice delegato nel corso di tale procedura ai sensi dell'art. 167 legge fallimentare, valga a fondare un potere del giudice delegato al fallimento che la legge non gli conferisce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Complesso immobiliare aziendale - Vendita - Sospensione dopo l'esercizio da parte dell'affittuario del diritto di prelazione - Relativo decreto del giudice delegato - Conferma da parte del Tribunale - Ricorso per cassazione avverso il provvedimento di conferma - Ammissibilità.
Il decreto con il quale il giudice delegato dispone la sospensione della vendita fallimentare del complesso immobiliare aziendale, acquisito al fallimento, dopo che l'affittuario ha esercitato il diritto di prelazione ai sensi dell'art. 3, quarto comma, della legge 23 luglio 1991 n. 223, ha natura decisoria, in quanto incide sulla pretesa dell'aggiudicatario a conseguire la proprietà dei beni e sul diritto di prelazione spettante all'affittuario. Pertanto, avverso il provvedimento del Tribunale confermativo di quello del giudice delegato è esperibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 1995, n. 6966.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Trasferimento - Norme del contratto di vendita - Applicabilità, se compatibili - Obbligo di diligenza nella custodia del bene aggiudicato prima della consegna all'aggiudicatario - Sussistenza - Violazione dell'obbligo predetto - Conseguenze.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro di consensi, tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale dell'atto giurisdizionale di vendita; con la conseguente applicabilità delle norme del contratto di vendita non incompatibili con la natura dell'espropriazione forzata, quale l'art. 1477 cod.civ. concernente l'obbligo di consegna della cosa da parte del venditore. Ne deriva che, in relazione allo "ius ad rem" (pur condizionato al versamento del prezzo), che l'aggiudicatario acquista all'esito dell'"iter"esecutivo, è configurabile un obbligo di diligenza e di buona fede dei soggetti tenuti alla custodia e conservazione del bene aggiudicato, così da assicurare la corrispondenza tra quanto ha formato l'oggetto della volontà dell'aggiudicatario e quanto venduto. Pertanto, qualora l'aggiudicatario lamenti che l'immobile aggiudicato sia stato danneggiato prima del deposito del decreto di trasferimento, il giudice è tenuto a valutare la censura dell'aggiudicatario medesimo, diretta a prospettare la responsabilità del custode (nella specie, della curatela fallimentare che aveva proceduto alla vendita forzata), in base ai principi generali sull'adempimento delle obbligazioni (art. 1218 cod. civ.), per inadeguata custodia del bene posto in vendita, fino al trasferimento dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 1995, n. 1730.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Mobili iscritti in pubblici registri - Vendita - Preventivo avviso al creditore con diritto di prelazione sugli stessi - Necessità - Vendita senza incanto - Consenso di detto creditore - Necessità.
L'art. 108 della legge fallimentare, nella parte in cui subordina la vendita di beni immobili al preventivo avviso al creditore ammesso al passivo con diritto di prelazione sui medesimi, ed altresì esige, per la vendita senza incanto, il suo consenso, pone regole correlate al regime di pubblicità previsto per detti beni ed alla natura della garanzia che essi offrono, e, pertanto, deve ritenersi operante, per analogia, pure con riguardo ai mobili iscritti in pubblici registri, soggetti, sotto gli indicati profili, a disciplina in tutto similare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 1995, n. 1618.


Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato Concordato con cessione di beni - Bene - Vendita da parte del giudice delegato - Sospensione dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo - Ammissibilità - Condizione.
Al giudice delegato al concordato con cessione di beni, il quale provveda, in virtù di attribuzioni di potere contenute nella sentenza di omologazione oppure su richiesta del liquidatore, alla vendita di un bene, compete il potere di disporre la sospensione della stessa, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, della legge fallimentare, anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. ed ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo, allorché, sulla base di una offerta in aumento, anche inferiore al sesto, o di altre circostanze, si convinca che il prezzo offerto è notevolmente inferiore a quello giusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 1994, n. 6560.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Istanza di sospensione della vendita - Presentazione - Effetti- Sospensione della procedura prima della definitività del provvedimento di sospensione - Esclusione - Decreto di trasferimento - Pronuncia - Ammissibilità.
Con riguardo alla liquidazione dell'attivo fallimentare, la presentazione dell'istanza di sospensione della vendita di immobili ex art. 108, terzo comma, R.D. 16 marzo 1942 n. 267 non determina la sospensione della procedura di vendita sino a che non diventi definitivo il provvedimento che pronuncia sull'istanza stessa, ne' inibisce al giudice delegato la pronuncia del decreto di trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 1994, n. 3771.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Vendita immobiliare - Sospensione dopo l'aggiudicazione - Reclamo avverso il relativo provvedimento - Termine - Decorrenza.
Il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo al Tribunale Fallimentare contro il provvedimento, decisorio, del giudice delegato di sospensione, ex art. 108, terzo comma, Legge Fallimentare della vendita immobiliare dopo l'aggiudicazione, decorre dalla comunicazione del provvedimento medesimo, che deve essere eseguita dal cancelliere nelle forme previste dal codice di rito (artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Aprile 1994, n. 3509.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita di un immobile - Sospensione - Cauzione depositata per l'offerta di acquisto - Ritiro a seguito di ordine di restituzione - acquiescenza dell'aggiudicatario al provvedimento di sospensione - Configurabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, qualora il giudice delegato, nel disporre la sospensione della vendita di un immobile (art. 108, terzo comma, legge fall.), ordini la restituzione della somma depositata quale cauzione per l'offerta di acquisto, il ritiro di tale somma non costituisce manifestazione univoca della volontà dell'aggiudicatario di prestare acquiescenza al provvedimento di sospensione a lui sfavorevole, integrando unicamente l'adempimento dell'obbligo di ottemperare alla disposizione impartita dal giudice alla cancelleria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 1994, n. 2754.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita di immobili a trattativa privata - Nullità - Configurabilità - Deducibilità da parte di terzo estraneo alla procedura fallimentare - Condizioni.
Anche il terzo estraneo alla procedura fallimentare è legittimato a far valere la nullità di negozi giuridici conclusi dal curatore in attuazione di provvedimenti autorizzativi viziati, come la vendita di immobili del fallimento a trattativa privata senza l'osservanza della norma imperativa dell'art. 108 Legge Fallimentare, quando la sussistenza di una posizione specifica e differenziata di tale soggetto rispetto a quella della generalità dei cittadini, unitamente alla coincidenza della pretesa del medesimo con l'interesse generale del fallimento, valga a configurare in capo al terzo la titolarità di un'interesse giuridicamente rilevante, in quanto rivolto ad ottenere l'effettiva possibilità di partecipare - attraverso l'indispensabile rispetto delle forme previste dalla legge ed allo scopo finale di conseguire l'indicato obbiettivo - alla vendita immobiliare, in coincidenza con l'interesse proprio del fallimento di realizzare dalla vendita stessa un prezzo più alto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 1994, n. 2510.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Complesso immobiliare della società fallita - Vendita - Ordinanza del giudice delegato - Cooperativa avente in gestione l'azienda - Diritto di prelazione - Riconoscimento in sede di reclamo - Relativo decreto del Tribunale fallimentare - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Il decreto del tribunale fallimentare che, accogliendo il reclamo avverso l'ordinanza del giudice delegato di vendita del complesso immobiliare di proprietà della società fallita, riconosce il diritto della opponente cooperativa, che precedentemente aveva in gestione l'azienda, alla prelazione prevista dall'art. 14 legge n. 49 del 1985, è impugnabile per cassazione , a norma dell'art. 111 Cost., in quanto statuisce, in via decisoria e definitiva, sulla controversia tra il diritto soggettivo dell'aggiudicatario al trasferimento del bene e quello di prelazione vantato dalla opponente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 1994, n. 865.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Offerta di un prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Vendita immobiliare - Sospensione - Ammissibilità - Limiti.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere del giudice di sospendere la vendita immobiliare, ex art. 108 comma terzo legge fall., quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, e di continuare il procedimento in atto ad un diverso prezzo base ovvero di iniziare un nuovo procedimento di vendita, anche di tipo differente, può essere esercitato, pure nelle vendite immobiliari senza incanto, anche dopo il provvedimento di aggiudicazione ed il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 1993, n. 11187.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Provvedimento relativo - Impugnazione con ricorso per Cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
Contro il provvedimento del tribunale, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione , a norma dell'art. III Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, aveva negato la sospensione della vendita di un complesso industriale, nonostante la presentazione di una nuova offerta in aumento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 1993, n. 10421.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Istanza del fallito di sospensione della vendita e di nuova perizia per la valutazione dei beni - Giudice delegato - Rigetto - Tribunale fallimentare - Conferma del rigetto in sede di reclamo - Decreto relativo - Impugnazione con ricorso per cassazione - Inammissibilità.
Contro il decreto del tribunale fallimentare confermativo, in sede di reclamo, del provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza del fallito volta ad ottenere la sospensione della vendita, per l'insufficienza dei prezzi a base d'asta, e l'effettuazione di una nuova perizia per la valutazione dei beni, non può essere proposto ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., difettando il detto decreto del carattere di decisorietà, in quanto la suddetta istanza è volta a sollecitare l'ulteriore esplicazione del potere discrezionale del giudice fallimentare nella determinazione di nuovi prezzi a base, e cioè un provvedimento ordinatorio, non implicante il coinvolgimento di posizioni di diritto soggettivo ne' la risoluzione di controversie riguardanti diritti di terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1993, n. 9595.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Giudice delegato - Vendita - Sospensione - Potere - Esercizio - Limite temporale.
In tema di vendita di immobili acquisiti al fallimento, la facoltà che l'art. 108, terzo comma, legge Fallimentare attribuisce al giudice delegato di sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitata anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. (al quale, per la vendita senza incanto, rinvia l'art. 574) ed ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 1993, n. 7453.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Immobili gravati da ipoteca a favore di un Istituto di Credito fondiario - Vendita - Relativo provvedimento del giudice delegato - Impugnazione con regolamento di competenza - Inammissibilità.
Il giudice delegato al fallimento che disponga la vendita dei beni immobili gravati da ipoteca a favore di un Istituto di credito fondiario , ancorché già assoggettati alla procedura esecutiva speciale ex art. 42 T.U. 16 luglio 1905 n. 646, esplica solo poteri ordinatori del processo, essendo organo istituzionalmente privo di "potestas judicandi" sulla competenza. Ne consegue che il provvedimento da detto organo adottato ex art. 108, secondo comma, Legge Fallimentare (come anche il provvedimento confermativo adottato dal Tribunale in sede di reclamo ex art. 26 Legge fall.), non decidendo neppure implicitamente problemi di competenza, non è impugnabile per regolamento di competenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Luglio 1993, n. 7313.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità- Ordinanza di vendita - Obbligo di notifica ex art. 108, ultimo comma, R.D. n. 267 del 1942 - Violazione - Fallito - Deduzione di detta violazione - Ammissibilità - Esclusione.
Il fallito non è legittimato a far valere la violazione del principio normativo di cui all'art. 108, ultimo comma, del R.D. 15 marzo 1942 n. 267, secondo cui un estratto dell'ordinanza che dispone la vendita è notificato dal curatore a ciascuno dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione sull'immobile , nonché ai creditori ipotecari iscritti, in quanto detta notifica è prescritta nell'esclusivo interesse dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1993, n. 6158.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti Vendita di un immobile - Revoca dopo l'intervenuta aggiudicazione ma prima del trasferimento del bene - Provvedimento del Tribunale fallimentare confermativo della revoca - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità.
È impugnabile con ricorso per cassazione il provvedimento del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato, con cui sia stata revocata la vendita di un bene immobile del fallimento dopo l'intervenuta aggiudicazione, ma prima dell'emanazione del decreto di trasferimento del bene, trattandosi di un provvedimento definitivo, perché non altrimenti impugnabile, e di natura decisoria, in quanto esso incide sulle aspettative dell'aggiudicatario, tutelate secondo le disposizioni del codice di rito in base al rinvio contenuto nell'art. 105 legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 1993, n. 5751.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Mutuatario - Fallimento - Istituti di credito fondiario - Esecuzione individuale sui beni ipotecati - Prosecuzione - Ammissibilità - Giudice delegato al fallimento - Vendita coattiva dei beni - Ammissibilità - Condizioni - Fattispecie.
Il potere degli istituti di credito fondiario, di proseguire l'esecuzione individuale sui beni ipotecati - iniziata a norma del R.D. n. 645 del 1905 - anche dopo la dichiarazione di fallimento del mutuatario, non esclude che il giudice delegato al fallimento possa disporre la vendita coattiva dei beni perché le due procedure espropriative non sono incompatibili ed il loro concorso va risolto in base all'anteriorità del provvedimento che dispone la vendita. (Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'ordinanza di vendita emessa dal giudice delegato, in quanto la vendita dello stesso immobile, pur ordinata anteriormente nella procedura esecutiva individuale, era stata, nella stessa, "sospesa" e non ancora rifissata, dovendosi pertanto ritenere provvisoriamente revocata la relativa ordinanza del giudice dell'esecuzione). (V. Sent. 393/1988, Corte Costituzionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 1993, n. 1025.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita - Sospensione - Ammissibilità - Condizioni - Vendita - Modalità - Irrilevanza - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere del giudice delegato di sospendere la vendita di un immobile, ai sensi dell'art. 108 terzo comma della legge fallimentare, deve essere riconosciuto sia se la vendita è stata disposta con incanto, sia nell'ipotesi in cui sia stata ordinata senza incanto, poiché, al fine dell'esercizio di detto potere. le offerte in aumento del prezzo rilevano, non come condizioni per procedere ad una nuova gara, ma solo come indici della sproporzione - per difetto - del prezzo raggiunto dall'immobile rispetto a quello "giusto", indipendentemente dalla forma e dalle modalità della vendita, nonché dall'osservanza della disciplina delle offerte successive all'incanto dettata dall'art. 584 cod. proc. civ., (norma non applicabile nella procedura concorsuale, per incompatibilità con l'esigenza di realizzare, nel comune interesse dei creditori, un ricavato quanto più possibile corrispondente al giusto prezzo dell'immobile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1992, n. 11887.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita - Sospensione ex art. 108 legge fall. - Potere - Esercizio - Forma adottata per la vendita - Irrilevanza - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Inapplicabilità - Illegittimità di detta disciplina per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. - Questione relativa - Manifesta infondatezza.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 108 terzo comma legge fallimentare - che riconosce al giudice delegato il potere di sospendere le operazioni di trasferimento dell'immobile, indipendentemente dalla forma adottata per la vendita (con o senza incanto) e senza che alla stessa sia applicabile la disciplina delle offerte in aumento dell'art. 584 cod. proc. civ. -, perché detta norma non viola il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 Cost., dato che la diversità del regime della vendita fallimentare, rispetto a quello dettato dal codice di rito per l'esecuzione individuale, trova razionale giustificazione nelle esigenze tipiche della procedura concorsuale, correlate alla tutela dell'interesse collettivo dei creditori, ne' contrasta con i precetti dell'art. 24 Cost., considerato che la legge appresta specifici rimedi giurisdizionali a tutela dei diritti dell'aggiudicatario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1992, n. 11887.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Opposizione di terzo all'esecuzione - Proposizione al giudice delegato - Vendita di beni del fallito - Sospensione - Istanza - Rigetto - Relativo provvedimento del Tribunale fallimentare in sede di reclamo - Ricorribilità per cassazione - Ammissibilità - Esclusione.
Non è impugnabile per cassazione, ai sensi dell'art. 111, secondo comma Cost. il provvedimento ammesso dal tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, reclamo avverso il decreto con il quale il giudice delegato, investito dell'opposizione di terzo all'esecuzione, con riguardo ad una vendita di beni del fallito, rigetta l'istanza di sospensione della vendita, formulata nell'opposizione stessa e fissa l'udienza di comparizione delle parti per la trattazione della causa di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 1992, n. 10974.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Decisione - Impugnazione - Mezzi - Ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Contro il provvedimento del tribunale fallimentare, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione, "ex" art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso - nel processo esecutivo individuale - contro la sentenza pronunciata ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario di un bene del fallito una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Immobile destinato ad abitazione coniugale - Procedimento di liquidazione - Eventuali irregolarità - Coniuge del fallito - Deducibilità - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile di proprietà del fallito destinato ad abitazione coniugale, il coniuge del fallito difetta di legittimazione a far valere eventuali irregolarità del procedimento di liquidazione, perché rispetto ad esse - e alla loro riparazione in funzione di un migliore risultato liquidatorio - non sussiste un interesse diretto e tutelabile del coniuge stesso, ma soltanto un interesse indiretto e di mero fatto a ritardare il momento in cui, con il compimento della liquidazione, l'immobile dovrà essere liberato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario del bene una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Provvedimenti del giudice delegato - Revoca o modifica - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie.
Le particolari disposizioni contenute nell'art. 108 legge fall., che consentono al giudice delegato di sospendere la vendita degli immobili per notevole inadeguatezza del prezzo fino a che non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, non escludono l'applicabilità nell'espropriazione concorsuale, tramite il rinvio operato dall'art. 105 legge fall., del principio generale di cui all'art. 487 cod. proc. civ., per il quale le ordinanze del giudice dell'esecuzione sono revocabili o modificabili finché non abbiano avuto esecuzione (nella specie, trattavasi di un modesto aggiustamento del prezzo, intervenuto prima dell'esecuzione dell'ordinanza di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 1992, n. 3916.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere discrezionale del giudice delegato - Configurabilità - Esercizio - Condizione - Esercizio successivo all'aggiudicazione - Legittimità - Limite temporale.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, terzo comma, legge fall. - secondo cui il giudice può sospendere la vendita immobiliare, quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto - assegna al giudice delegato un potere discrezionale esercitabile, alla stregua di una interpretazione estensiva di detta norma, anche dopo l'aggiudicazione, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 1992, n. 2420.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita senza incanto - Aggiudicazione - Successiva sospensione della vendita ex art. 108, terzo comma, legge fall. - Decreto del tribunale confermativo di quello del giudice delegato - Natura - Impugnazione - Ricorso per cassazione - Ammissibilità .
Il decreto del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato che abbia sospeso, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., la vendita senza incanto di un immobile, del quale sia stata già disposta l'aggiudicazione, ha carattere decisorio - ed è, pertanto, impugnabile per cassazione - atteso che ha natura sostanziale di revoca dell'aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 1992.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto - Accertamento ai fini della sospensione della vendita - Maggiore prezzo offerto da un terzo - Riferimento - Ammissibilità - Limiti.
Ai fini della sospensione della vendita immobiliare, ex art. 108, terzo comma, legge fall., il giudice delegato, pur se non può determinare il giusto prezzo in base al solo fatto della maggiore entità offerta da un terzo, può valutare tale elemento, in relazione ad ogni altra circostanza, per desumere che il prezzo di aggiudicazione sia notevolmente inferiore a quello giusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 1992.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo Precedente aggiudicazione non ancora eseguita - Prezzo notevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Offerta - Provvedimento del giudice delegato - Di "sospensione" della vendita in corso e di nuova vendita all'incanto ad un prezzo base più alto - Natura - Presupposti ex art. 108 terzo comma della legge fallimentare - Sussistenza - Necessità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il provvedimento, con cui il giudice delegato, di fronte ad un'offerta notevolmente superiore rispetto al prezzo di una precedente aggiudicazione, non ancora eseguita (mediante versamento del prezzo ed emanazione del provvedimento di trasferimento del bene), "sospenda" la vendita in corso e disponga contestualmente una nuova vendita all'incanto ad un prezzo base più alto, costituisce una revoca dell'ordinanza di aggiudicazione, ai sensi dell'art. 487 cod.proc.civ. (applicabile in virtù del rinvio contenuto nell'art. 105 legge fall.), non una sospensione della vendita e, pertanto, non esige i presupposti richiesti per tale sospensione dall'art. 108 terzo comma della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 1992, n. 1209.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita all'asta - Comitato dei creditori - Parere - Obbligatorietà - Esclusione.
Ai fini della vendita di immobili appartenenti all'attivo fallimentare, la richiesta, ai sensi dell'art. 108 legge fall., del parere del comitato dei creditori (non prevista, peraltro, a pena di nullità) è obbligatoria solo quando il giudice delegato intenda procedere a vendita senza incanto, e non anche quando per la liquidazione dell'attivo sia prescelto il sistema della vendita all'asta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1992, n. 930.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita con incanto - Esperto designato per la valutazione dell'immobile - Irritualità della nomina ed omissione del finanziamento - Conseguenze - Prezzo d'asta - Determinazione - Invalidità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita con incanto di immobili appartenenti all'attivo fallimentare, la circostanza che l'esperto designato dal giudice delegato per la valutazione dell'immobile sia stato irritualmente nominato e non abbia prestato giuramento non costituisce ragione di invalidità della determinazione del prezzo d'asta, posto che l'osservanza di queste formalità non è prescritta dalla legge a pena di nullità della relazione di consulenza e che il giudice, in veste di "peritus peritorum", può utilizzare i dati fornitigli dall'esperto, indipendentemente dalla ritualità della nomina e dalla prestazione del giuramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1992.


Provvedimenti in materia fallimentare - Vendita di un immobile del fallito - Provvedimento di sospensione dopo l'aggiudicazione - Reso dal Tribunale fallimentare in sede di reclamo - Natura - Impugnazione - Ricorso per Cassazione - Ammissibilità.
Il provvedimento, con il quale si sospende, dopo l'aggiudicazione, la vendita di un immobile del fallito (art. 108 terzo comma del R.D. 16 marzo 1942 n. 267), è atto decisorio, incidente sulle posizioni di diritto soggettivo dell'aggiudicatario e degli altri partecipanti alla gara, e, pertanto, ove reso dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro decreto del giudice delegato, è impugnabile con ricorso per Cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 1991, n. 13258.


Fallimento - Liquidazione dell'altro - Vendita di immobili - Modalità. Presentazione di seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Sospensione della vendita - Competenza - Limiti temporali.
In tema di vendita immobiliare in sede fallimentare, la presentazione di una seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione, tale da far ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto e concretamente realizzabile, può essere presa in considerazione ai fini della sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, l.f. (la quale può essere disposta, per ottenere una migliore liquidazione), oltre che dal giudice delegato, dal tribunale in sede di reclamo, anche dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario, trovando unico limite nel decreto di trasferimento della proprietà del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 1991, n. 486.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Operazioni di liquidazione dell'attivo - Contestazione della legittimità in correlazione e posizioni di diritto soggettivo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
A differenza dei provvedimenti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi compreso quello che dispone la vendita con incanto, che hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso i detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo, assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono, pertanto, impugnabili con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost.. Pertanto deve riconoscersi carattere decisorio al provvedimento del tribunale fallimentare in ordine al reclamo di un creditore ipotecario, che abbia chiesto la sospensione della vendita con incanto e la revoca del relativo provvedimento del giudice delegato deducendo il diritto (nella specie, ex art. 30 del R.d. 29 luglio 1927 n. 1443), ad assumere in via esclusiva quale creditore ipotecario l'iniziativa della procedura liquidatoria della società titolare di concessione mineraria per la captazione di acque minerali, con conseguente contestazione del potere degli organi della procedura di provvedere alla vendita delle attività inventariate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 1990, n. 9737.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Aggiudicazione - Fallimento del debitore prima del decreto di trasferimento - Poteri del curatore.
Qualora, nel corso di esecuzione per espropriazione immobiliare, sopravvenga il fallimento del debitore, dopo l'aggiudicazione dell'immobile pignorato, ma prima del decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ., ed il curatore, optando per l'assorbimento di detta procedura nella liquidazione concorsuale, si limiti a chiedere ed ottenere declaratoria d'inefficacia di quel trasferimento, senza mettere in discussione la precedente aggiudicazione, si deve escludere che il curatore possa contestare le singole clausole dell'aggiudicazione medesima (nella specie, clausola di compensazione parziale del prezzo di aggiudicazione avvenuto in favore del creditore ipotecario espropriante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 1990, n. 5641.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione o al versamento del prezzo - Legittimità - Termine finale - Emissione del decreto di trasferimento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108 terzo comma del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il quale contempla la sospensione della vendita d'immobile, ove si ritenga il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto, assegna al giudice delegato un potere discrezionale, che è esercitabile anche dopo l'aggiudicazione , e pure se l'aggiudicatario abbia effettuato il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, e che, inoltre, può ricollegarsi anche ad una offerta in aumento del prezzo presentata dopo il termine di dieci giorni di cui all'art. 584 primo comma cod. proc. civ., perché tale norma dell'esecuzione individuale deve ritenersi inapplicabile, nella procedura concorsuale, per incompatibilità con l'esigenza di realizzare, attraverso la vendita coattiva, un ricavato conforme al comune interesse dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 1989, n. 1580.


Rivendicazione - Identificazione dei fondi - Controversia in ordine ad una porzione di beni immobili espropriati in danno di un fallito ed aggiudicati a due distinti soggetti - Accertamento della proprietà rispettiva da parte del giudice - Criteri.
Qualora due aggiudicatari di beni immobili, espropriati in danno di un fallito, controvertano in ordine ad una porzione dei beni medesimi, sostenendo entrambi che la stessa va ricompresa nell'oggetto del trasferimento disposto in loro rispettivo favore, il giudice del merito adito con Azione di rivendica ed accertamento della proprietà può e deve procedere all'interpretazione di detti titoli, al fine di stabilirne l'esatta portata e di individuare i beni che ne formano oggetto, facendo ricorso, in caso d'insufficienza o contraddittorietà degli elementi in essi contenuti, agli altri Atti della procedura espropriativa e, in particolare, ai provvedimenti di vendita ed ai relativi bandi. Ove poi la relativa indagine non consenta di pervenire a risultati certi ed univoci in ordine all'estensione ed ai limiti dell'effetto traslativo, i dati emergenti dagli Atti anzidetti dovranno da detto giudice essere coordinati ed integrati con tutti gli altri elementi utili al fine dell'esatta individuazione dei beni trasferiti (estremi catastali, soggetti e proprietà confinanti, consistenza oggettiva della proprietà immobiliare in capo al fallito ed a suoi danti causa) desumibili dagli Atti di provenienza degli immobili, e, in generale, da qualsiasi altra fonte di prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Luglio 1988, n. 4732.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Provvedimenti impugnabili - Giudice delegato - Vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento - Esperibilità del regolamento di competenza - Esclusione.
Con riguardo al provvedimento del giudice delegato, che abbia disposta la vendita all'incanto di bene acquisito al fallimento, deve negarsi l'esperibilità del regolamento di Competenza , per sostenere che detto giudice avrebbe illegittimamente modificato una precedente ordinanza collegiale ed altresì non tenuto conto della sospensione della procedura derivante dalla pendenza d'impugnazione contro tale ordinanza, trattandosi di provvedimento non qualificabile come sentenza, per cui le indicate questioni attengono a violazioni di norme processuali, ivi incluse quelle sulla ripartizione interna di funzioni fra organi dello stesso ufficio giudiziario, estranee alla Competenza e denunciabili con lo strumento del reclamo al tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1988, n. 2870.


Fallimento - Passività fallimentari - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Termine finale.
Il termine finale per l'insinuazione tardiva dei crediti nello stato passivo del fallimento si identifica con quello con cui diviene definitivo il provvedimento del giudice delegato che approva e rende esecutivo il piano di riparto finale dell'attivo (art. 117 legge fallimentare), senza che sia richiesto l'esaurimento delle ripartizioni dell'attivo fallimentare con il pagamento dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 1988, n. 2201.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita dei beni immobili nel fallimento - Competenze del giudice delegato - Provvedimento relativo emesso dal tribunale fallimentare.
Il provvedimento con il quale venga disposta la vendita dei beni immobili nel fallimento, che ha natura meramente ordinatoria, non può essere impugnato con regolamento di Competenza , per essere stato emesso dal tribunale fallimentare anziché dal giudice delegato, trattandosi di violazione di criteri di ripartizione interna dei compiti tra organi dello stesso ufficio giudiziario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 1988, n. 1260.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione - Mancata notifica dell'ordinanza di vendita - Deduzione da parte del fallito - Difetto di interesse

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La mancata notificazione dell'estratto dell'ordinanza del giudice delegato al fallimento, che dispone la vendita a ciascuno dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione sullo immobile, nonché ai creditori ipotecari iscritti, come disposto dall'art. 108, quarto comma, legge fall., può essere fatta valere solo dai detti creditori e non dal fallito che non vi ha interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 1987, n. 8558.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Aspirante all'acquisto di un bene - Richiesta di sindacato sulle modalità di vendita - Difetto di legittimazione.
Il terzo, che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare, non è legittimato a chiedere un Sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in Sede concorsuale del bene medesimo, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto, all'osservanza delle relative regole. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 1987, n. 5442.


Rivendicazione di immobile acquisito al fallimento - Successivamente alla vendita - Nei confronti dell'aggiudicatario - Preventiva impugnazione del provvedimento che ha disposto la vendita - Necessità - Esclusione.
Con riguardo a bene immobile acquisito al fallimento, l'esperibilità di Azione di rivendicazione da parte del terzo proprietario , nelle forme del processo ordinario, nei confronti della curatela, e, dopo la vendita, nei confronti dell'aggiudicatario, non richiede la preventiva impugnazione, con reclamo al tribunale fallimentare, del provvedimento con il quale il giudice delegato ha disposto detta vendita, o degli Atti successivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1985, n. 6072.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Decreti del giudice delegato - Carattere ordinatorio - Provvedimenti del tribunale resi in sede di reclamo - Carattere decisorio - Configurabilità - Condizioni - Ricorso per cassazione ex art. 11 cost. - Ammissibilità.
Mentre i decreti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi incluso quello che dispone la vendita di un bene, hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo (nella specie, quella del creditore titolare di garanzia ipotecaria che denunciava la mancata notificazione del decreto di vendita), assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono pertanto impugnabili con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1985, n. 2252.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Di mobili iscritti in pubblici registri - Notificazione di un estratto dell'ordinanza di vendita ai creditori o titolari di diritto di prelazione - Obbligatorietà - Inosservanza - Conseguenze - Illegittimità del provvedimento di vendita - Reclamo al tribunale - Ammissibilità - Termini.
In Sede di liquidazione dell'attivo fallimentare, la vendita di beni mobili iscritti in pubblici registri, ivi compresi gli autoveicoli, pur potendo essere disposta a trattativa privata, come consentito dall'art. 106 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, resta soggetta alla disposizione del quarto comma del successivo art. 108, circa l'Obbligo di notificare un estratto dell'ordinanza di vendita ai creditori ipotecari o titolari di diritto di prelazione , tenuto conto che tale norma, ancorché specificatamente dettata per i beni immobili, si pone in correlazione al regime pubblicitario per essi previsto, e, quindi, deve trovare applicazione analogica nei riguardi dei suddetti mobili registrati, sottoposti ad analogo sistema di pubblicità. Il difetto dell'indicata notificazione comporta l'illegittimità del provvedimento che dispone la vendita medesima, la quale può essere fatta valere del creditore con reclamo al tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 26 del citato decreto, indipendentemente dal termine contemplato da questa ultima norma (il quale può decorrere solo dalla data della notificazione stessa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1985, n. 2252.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita - Potere del giudice delegato - Condizioni - Limiti - Facoltà di disporre una nuova gara e di fissare un nuovo prezzo base - Sussistenza - Funzione - Scadenza del termine già fissato per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara - Irrilevanza.
In Sede di vendita di beni fallimentari, l'art. 108 terzo comma del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il quale conferisce al giudice delegato il potere di sospendere la vendita medesima, con o senza incanto, quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, deve ritenersi applicabile fino al momento in cui venga pronunciato il decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, essendo la norma rivolta ad assicurare la realizzazione del massimo valore pecuniario, a tutela degli interessi della massa e dello stesso debitore. Pertanto, anche dopo che sia scaduto il termine (di natura ordinatoria) fissato dal giudice delegato per la presentazione in cancelleria delle domande di partecipazione alla gara, il medesimo giudice, a fronte di una successiva migliore offerta , e nell'Esercizio dell'indicato potere, ha la facoltà di disporre una nuova gara, nonché di fissare un nuovo prezzo base indipendentemente da quello della precedente gara, ove ciò corrisponda alle predette finalità della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1985, n. 2259.


Credito - Credito fondiario - Fallimento del mutuatario - Prosecuzione dell'esecuzione individuale promossa dall'istituto mutuante - Istanza di vendita - Ammissibilità - Liquidazione da parte degli organi fallimentari dello stesso bene - Ammissibilità - Prevalenza dell'esecuzione individuale o concorsuale - Criterio della priorità.
A norma dell'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646 sul credito fondiario, la cui applicabilità è fatta salva dall'art. 51 della legge fallimentare, la sopravvenienza del fallimento del mutuatario non travolge l'esecuzione individuale che l'istituto mutuante abbia intrapreso su bene immobile, oggetto di garanzia ipotecaria, e non fa quindi venir meno il diritto dell'istituto medesimo di chiederne la vendita. Peraltro, tale diritto non esclude il concorrente diritto degli organi del fallimento di procedere alla liquidazione dello stesso bene, in quanto incluso nella massa attiva, mentre la prevalenza dell'esecuzione individuale o di quella concorsuale resta regolata dal criterio temporale della priorità dell'Esercizio dello uno o dell'altro degli indicati diritti (fermo restando, in caso di vendita in Sede fallimentare, l'Obbligo dell'immediata attribuzione all'istituto di credito fondiario delle somme spettantigli, alla stregua della prelazione che gli compete). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Gennaio 1985, n. 582.


Cause di prelazione - Ipoteca - Oggetto dell'ipoteca - Ipoteca iscritta su stabilimento industriale - Estensione ai macchinari - Condizioni - Fallimento del debitore - Disintegrazione del complesso industriale - Conseguenze.
L'estensione dell'ipoteca iscritta su uno stabilimento industriale ai macchinari in esso impiegati non è riconducibile al disposto dell'art. 2810 n. 1 cod. civ. in tema di pertinenza, dato che detti macchinari, rientrando fra gli elementi del complesso aziendale, globalmente rivolti a realizzare la funzione produttiva, non sono qualificabili come meri accessori al servizio di beni immobili, ma va riconosciuta, ai sensi dell'art. 2811 cod. civ., solo se ed in quanto i macchinari medesimi si presentino incorporati all'immobile, per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (e non quindi per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso). Ove sussista tale incorporazione, l'estensione dell'ipoteca non resta esclusa dalla circostanza che, sopravvenuto il fallimento del debitore, si abbia la disintegrazione del complesso aziendale, con la vendita dei singoli beni in sede concorsuale, poiché una tale successiva scorporazione non può travolgere "ex tunc" il già verificatosi ampliamento dell'oggetto dell'ipoteca in applicazione del citato art. 2811 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Locazione - Trasferimento a titolo particolare della cosa locata (alienazione) - In genere - Immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione - Intenzione di trasferimento a titolo oneroso - Diritto di prelazione a favore del conduttore disposto dall'art. 38 della legge n. 392 del 1978 (cosiddetta legge sull'equo canone) - Ambito di applicazione - Vendita coattiva dell'immobile - Sede fallimentare - Inclusione - Inammissibilità.
Il diritto di prelazione spettante ai sensi dell'art. 38 della legge 27 luglio 1978 n. 392 al conduttore di un immobile adibito ad uso diverso da quello di abitazione nei confronti del locatore che "intenda" trasferire a titolo oneroso l'immobile locato non sussiste nel caso di vendita disposta nella procedura di fallimento a carico del locatore, anche se la locazione non preesista al fallimento stesso ma sia intervenuta direttamente con la amministrazione fallimentare, atteso che nella detta ipotesi si tratta di vendita coatta, e non volontaria, e che quel diritto è incompatibile con le finalità e le esigenze pubblicistiche proprie della procedura fallimentare, che non può tollerare intralci o remore derivanti da una norma regolante soltanto il rapporto privatistico tra locatore e conduttore. Ne' in tal modo si realizza alcuna disparità di trattamento costituzionalmente rilevante, essendo manifesta la diversità di posizione dei conduttori di immobili compresi nel patrimonio di un fallito, come di tutti i titolari di rapporti contrattuali con il fallito, rispetto agli altri conduttori o contraenti, determinata da esigenze di tutela di interessi pubblici e privati nella procedura concorsuale, considerati preminenti nella scelta legislativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 1984, n. 3298.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Potere del giudice delegato di sospendere la vendita in caso di notevole inferiorità del prezzo offerto rispetto a quello giusto - Provvedimento relativo - Discrezionalità - Obbligo di adeguata motivazione - Sussistenza.
L'art. 108, terzo comma, della legge fallimentare, il quale, in tema di disciplina delle modalità della vendita degli immobili, autorizzi il giudice delegato alla sospensione della medesima quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, prevede una facoltà che ha natura discrezionale ma non è esercitabile ad libitum dal giudice, il quale (come il tribunale in Sede di decisione del reclamo avverso il provvedimento del G.d.) è, in ogni caso, tenuto a motivare adeguatamente, e con esatto e coerente criterio, il suo convincimento al riguardo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Maggio 1983, n. 3265.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Offerta di un terzo rimasto estraneo e conseguente sospensione della vendita - Condizioni.
Il terzo, il quale, rimasto estraneo al procedimento di vendita di immobile acquisito al fallimento (nella specie, senza incanto), si dichiari successivamente pronto ad offrire un prezzo superiore a quello in base al quale il bene stesso è stato aggiudicato, (ma non ancora trasferito), può conseguire la sospensione della vendita stessa, a norma dell'art. 108 terzo comma della legge fallimentare ed al fine di partecipare ad un'eventuale nuova gara, non in base al mero fatto della maggior entità della propria offerta, ne' in relazione alla denuncia di irregolarità della formazione del prezzo di aggiudicazione, ma solo quando detta offerta, valutata in relazione ad ogni altra circostanza, sia tale da evidenziare che l'indicato prezzo di aggiudicazione "sia notevolmente inferiore a quello giusto". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Luglio 1982, n. 4329.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione o al versamento del prezzo - Legittimità - Termine finale - Emissione del decreto di trasferimento.
In tema di vendita di immobili acquisiti al fallimento la facolta che l'art 108, terzo comma, della legge fallimentare attribuisce al giudice delegato di sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, puo essere esercitata anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art 586 cod proc civ, ed ancorche l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 1981, n. 322.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - Esame - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della liquidazione dell'attivo dopo la presentazione della proposta di concordato - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo al versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario - Legittimità.
Il potere del giudice delegato, ai sensi dell'art 125 terzo comma della legge fallimentare, di sospendere la liquidazione dell'attivo dopo la presentazione di una proposta di concordato, in base alla valutazione discrezionale degli interessi dei creditori, puo essere esercitato, con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile acquisito al fallimento, anche dopo che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, e fino a quando non sia stato emanato in suo favore il decreto di trasferimento di cui all'art 586 cod proc civ, atteso che solo con tale provvedimento le semplici aspettative dell'assegnatario medesimo si traducono in definitiva acquisizione del diritto di proprietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 1979, n. 2991.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Provvedimento del giudice delegato autorizzativo di una vendita a trattativa privata - Mancata impugnazione ex artt 23 e 26 della legge fallimentare - Deduzione della nullità in sede contenziosa ordinaria - Ammissibilità

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - A trattative private - Divieto - Autorizzazione di tale modalità - Illegittimità.
La mancata impugnazione, ai sensi degli artt 23 e 26 legge fallimentare, del provvedimento del giudice delegato autorizzativo di una vendita a trattativa privata non preclude di far valere in Sede contenziosa ordinaria la nullita della stessa vendita a termini dell'art 108 legge fallimentare. (massima ufficiale)

Ai sensi dell'art 108 RD 16 marzo 1942, n 267, nella procedura fallimentare l'alienazione degli immobili non puo avvenire che nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, culminante nel decreto di trasferimento e non consente la vendita a trattative private , ed e pertanto illegittimo il provvedimento del giudice delegato che l'autorizza. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 06 Gennaio 1979, n. 58.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Adozione della procedura della vendita immobiliare - Sospensione della vendita immobiliare - Sospensione della vendita dopo l'aggiudicazione e prima del versamento del prezzo - Divieto - Limiti - Condizioni.
Nella vendita fallimentare mobiliare, qualora venga adottata dal giudice delegato la procedura della vendita immobiliare, con il versamento del prezzo di acquisto in un momento successivo all'incanto, deve ritenersi preclusa al giudice medesimo la possibilita di disporre la sospensione della vendita dopo la aggiudicazione e prima del versamento del prezzo, ai sensi dell'art 108 terzo comma della legge fallimentare, in relazione ad offerte di aumento del sesto del prezzo medesimo, ove tali offerte siano state presentate dopo il decorso del termine di dieci giorni dall'incanto, fissato dall'art 584 primo comma cod proc civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1978, n. 5437.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita - Impugnabilità - Reclamo al tribunale fallimentare - Decreto di quest'ultimo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Offerente ad un prezzo più alto di quello di aggiudicazione e richiedente senza esito la sospensione - Legittimazione.
Il provvedimento, con il quale il giudice delegato statuisca sulla sospensione della vendita di attivita fallimentari, in applicazione del disposto di cui al terzo comma dell'art 108 del RD 16 marzo 1942 n 267, e impugnabile con reclamo al tribunale fallimentare, a norma e nel termine dell'art 26 del citato decreto. Il decreto del tribunale fallimentare sul reclamo, integrando un provvedimento giurisdizionale a contenuto decisorio e carattere definitivo, e impugnabile con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art 111 della Costituzione, da parte di ogni interessato, e, quindi, anche da chi abbia offerto un prezzo piu elevato di quello di aggiudicazione, e chiesto senza esito l'indicata sospensione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1978, n. 5437.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Decreto di trasferimento del giudice delegato - Natura - Mezzi di impugnazione.
Il decreto, con il quale il giudice delegato al fallimento dispone il trasferimento di un bene immobile in favore dell'aggiudicatario, configura atto del processo esecutivo privo di natura e portata decisoria su diritti soggettivi, e, pertanto, ferma restando l'esperibilita del reclamo al tribunale, ai sensi dell'art 26 della legge fallimentare, non e impugnabile con ricorso per Cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 1977, n. 4431.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita ex art. 108, terzo comma, della legge fallimentare - Reclamo - Decreto confermativo del tribunale - Natura ordinatoria - Ricorso per cassazione - Improponibilità.
Il provvedimento con il quale il giudice delegato del fallimento sospende la vendita di immobile, prima del trasferimento del medesimo, nell'ipotesi di cui all'art 108 terzo comma della legge fallimentare (notevole inferiorita del prezzo offerto rispetto a quello ritenuto giusto), e impugnabile solo con reclamo al tribunale , a norma e nel termine di cui all'art 26 della citata legge. Il decreto emesso dal tribunale su detto reclamo, ove confermativo della sospensione, ha natura ordinatoria e non decisoria, e, pertanto, non e suscettibile di ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Novembre 1976, n. 4219.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita a trattativa privata - Provvedimento di vendita senza incanto - Reclamo - Decreto di revoca del tribunale - Impugnazione - Legittimazione attiva.
Il decreto, con cui il tribunale fallimentare, pronunciando in Sede di reclamo, abbia revocato il provvedimento, emesso dal giudice delegato, di sospensione della vendita a trattativa privata di un immobile pertinente al fallimento, nonche la vendita dello stesso senza incanto, e impugnabile da colui che, offrendo un prezzo superiore a quello della vendita a trattativa privata, aveva chiesto il provvedimento (di sospensione della vendita medesima) poi revocato, poiche e evidente l'interesse di lui alla sopravvivenza di quel singolo provvedimento, anche se non alla regolarita della intera procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1975, n. 3184.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita a trattativa privata - Conclusione - Immediato effetto traslativo - Sospensione della vendita - Per prezzo inferiore - Potere del giudice delegato - Insussistenza.
Quando il curatore del fallimento sia stato autorizzato dal giudice delegato a vendere a trattativa privata un immobile pertinente al fallimento, e la vendita autorizzata sia stata conclusa, l'effetto traslativo della proprieta del bene immediatamente conseguente alla conclusione di tale negozio preclude al giudice delegato l'Esercizio del potere di sospendere la vendita, ai sensi dell'art 108, terzo comma, legge fallimentare, per apparire il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1975, n. 3184.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita di mobili - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Inapplicabilità.
Fra gli affari civili urgenti, previsti dall'art 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art 3 della legge 7 ottobre 1969 n 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, di cui all'art 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 1975, n. 1013.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Registrati - Autorizzazione alla vendita - Notificazione ai creditori con diritto di prelazione - Necessità - Reclami - Decorrenza del termine.
Nella procedura fallimentare, il provvedimento con il quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili iscritti in pubblici registri deve essere portato a conoscenza dei creditori ipotecari, o titolari di similare diritto di prelazione ; solo da tale conoscenza decorre, nei confronti di detti creditori, il termine per proporre davanti al tribunale il reclamo previsto dall'art 26 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 1975, n. 1013.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Sostituzione del creditore istante da parte del curatore - Discrezionalità - Impugnazione del provvedimento - Impossibilità.
La natura discrezionale dei poteri spettanti al giudice delegato in ordine alla sostituzione del creditore istante da parte del curatore fallimentare nella procedura esecutiva in genere e alla sospensione della vendita in specie, non permette di impugnare gli Atti di detta procedura, qualora lo stesso giudice non si sia avvalso dei menzionati poteri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Ottobre 1970, n. 1923.