TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 102

Previsione di insufficiente realizzo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell’udienza stessa, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione, e dal parere del comitato dei creditori, sentito il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura. (1)

II. Le disposizioni di cui al primo comma si applicano, in quanto compatibili, ove la condizione di insufficiente realizzo emerge successivamente alla verifica dello stato passivo. (2)

III. Il curatore comunica il decreto di cui al primo comma trasmettendone copia (3) ai creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo ai sensi degli articoli 93 e 101, i quali, nei quindici giorni successivi, possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed il fallito.

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(1) Comma modificato dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(2) Comma sostituito dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
Le modifiche (1) e (2) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(3) L'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, dopo le parole "primo comma" ha aggiunto le parole "trasmettendone copia". La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Esecutività dello stato passivo - Efficacia endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo - Coordinamento con il principio di intangibilità del riparto dell'attivo - Necessità - Conseguenze.
Nella vigenza del r.d. n. 267 del 1942 anteriormente alla riforma recata dal d.lgs. n. 5 del 2006, l'efficacia solo endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo deve essere coordinata con il principio di intangibilità dei riparti dell'attivo, eseguiti nel corso della procedura; tale principio soffre la sola eccezione contemplata espressamente dall'art. 114 l.fall., sicché se il comportamento del fallito in sede di predisposizione dello stato passivo non può pregiudicare le sue azioni una volta tornato "in bonis", tuttavia le ripartizioni che in base ad esso sono state eseguite nella procedura fallimentare non possono essere rimesse in discussione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2018, n. 4729.


Revocatoria fallimentare - Revocazione di crediti ammessi - Art. 102 l.fall. “ratione temporis” vigente - Necessario accertamento della falsità antecedentemente al giudizio di revocazione dei crediti - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di revocazione del decreto del giudice delegato o della sentenza del tribunale relativamente ad un credito ammesso al passivo, l'art.102 l.fall. nella formulazione vigente ante riforma ex d.lgs n. 5 del 2006, non richiede che l'accertamento della falsità, dell'errore essenziale o del rinvenimento di documenti decisivi sia intervenuto in un diverso procedimento svoltosi anteriormente alla domanda di revocazione, mancandone il riferimento normativo, ben potendo tale accertamento essere svolto in sede di revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2017, n. 24704.


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Il decreto di approvazione dello stato passivo ha efficacia preclusiva solo all’interno della procedura fallimentare poiche’ accerta i diritti dei creditori ai soli fini del concorso e senza alcuna efficacia extrafallimentare così come chiaramente espresso dall’art. 99 L.F. (Studio B&M Avvocati) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 07 Settembre 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Danno ambientale - Credito per le opere di bonifica - Nesso di utilità per la gestione della procedura - Prededuzione.
Qualora sia accertata la responsabilità della società fallita nella causazione del danno ambientale prodotto nel tempo, può essere ammesso in prededuzione il credito del soggetto tenuto a porre in essere le opere di bonifica qualora le stesse abbiano un nesso di utilità con la gestione della procedura in quanto funzionali ad apportare migliorie ai beni dell'attivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 05 Febbraio 2015.


Previsione di insufficiente realizzo - Accertamento dei crediti del lavoratore dipendente per l'attivazione del fondo di garanzia ai sensi della legge n. 297 del 1982 - Impedimento alla attivazione del provvedimento ex articolo 102 L.F. - Esclusione..
La ratio sottesa alla disposizione di cui all'articolo 102 L.F. è quella di evitare la prosecuzione della procedura fallimentare nell'ipotesi in cui, per insussistenza di un attivo, non potrà essere soddisfatto alcun creditore concorsuale; la norma risponde, quindi, ad un interesse generale, il quale prescinde dalle posizioni di singoli creditori ed impedisce la prosecuzione di un procedimento liquidatorio che non potrà avere utilità alcuna. (Nel caso di specie, la Corte ha respinto il reclamo proposto da creditori lavoratori dipendenti avverso il provvedimento del giudice delegato di non far luogo all'accertamento del passivo, escludendo il pregiudizio dagli stessi lamentato in considerazione del fatto che l'accertamento del credito in sede fallimentare non è l'unico modo per ottenere l'intervento del Fondo di garanzia di cui alla legge n. 297 del 1982). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 16 Aprile 2014.


Accertamento del passivo - Revocazione dei crediti ammessi - Istanza relativa - Natura - Proposizione - Soggetto legittimato - Creditore ammesso - Fondamento - Creditore erroneamente ammesso - Proponibilità - Esclusione..
L'istanza di revocazione contro crediti ammessi (art. 102 r.d. 16 marzo 1942 n. 267) ha carattere di impugnazione straordinaria, volta a conseguire il risultato che l'esecuzione collettiva vada a favore degli effettivi creditori. Ne consegue che solo un creditore ammesso, in quanto partecipe al concorso, essendo portatore di un interesse concreto ed attuale, è legittimato alla proposizione dell'istanza diretta all'esclusione di un credito o di una garanzia da cui sia pregiudicato, dovendosi invece escludere che il creditore erroneamente ammesso possa conseguire un provvedimento favorevole (come il riconoscimento della prededuzione), mentre ove intenda essere escluso, potrà rinunziare alla ammissione, ovvero sollecitare il curatore a proporre istanza di revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9318.


Ammissione al passivo - Domanda di ammissione tardiva del credito - Conseguenze - Rischio di parziale incapienza - Inserimento immediato nello stato passivo - Ammissibilità - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo del credito comporta solo il rischio di parziale incapienza, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento del giudice delegato che disponga l'inserimento immediato nello stato passivo di una domanda di ammissione tardiva, alla stessa maniera di quelle tempestive; infatti, la fissazione di una nuova adunanza, pur in mancanza di particolari ragioni ostative alla decisione nell'adunanza già fissata, contrasterebbe con l'obbiettivo del sollecito espletamento delle operazioni di verifica dei crediti perseguito dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Marzo 2012, n. 4792.


Fallimento - Accertamento del passivo - Previsione di insufficiente realizzo e assenza del parere del Comitato dei Creditori - Potere surrogatorio del Giudice Delegato ex art. 41, 4° co. l.fall. - Sussistenza.

Fallimento - Creditore di lavoro subordinato iscritto al Fondo di Garanzia dell’I.N.P.G.I. - Identica matrice normativa, comunitaria e interna, del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.G.I. e dell’I.N.P.S. - Diritto dell’ex-dipendente dell’impresa fallita di accedere al Fondo I.N.P.G.I. pur in assenza dello stato passivo - Sussistenza. 

Fallimento - Decreto del Tribunale ex art. 102, 1° co. l.fall. di non dar luogo al procedimento di accertamento del passivo - Reclamo ex art. 102 u.c. l.fall. dell’ex dipendente iscritto all’I.N.P.G.I. - Infondatezza.
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Nella impossibilità di costituire il comitato dei creditori, il cui parere è richiesto (inter alia) dal primo comma dell’art. 102, legge fallimentare ai fini del decreto con cui il tribunale disponga di non farsi luogo all’accertamento del passivo, provvede in via vicaria il giudice delegato ex art. 41, comma 4, legge fallimentare. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

Con la circolare n. 32 del 2010 l’INPS ha modificato la prassi precedente, consentendo agli iscritti al Fondo di Garanzia di usufruire delle relative prestazioni anche in assenza del procedimento di accertamento del passivo nei fallimenti dell’ex-datore di lavoro; analoga facoltà spetta ai lavoratori subordinati iscritti al Fondo di Garanzia dell’I.N.P.G.I., trattandosi di Ente con identica matrice comunitaria e disciplinato dalle stesse norme di diritto interno. La natura privatistica dell’I.N.P.G.I. rispetto a quella pubblicistica dell’I.N.P.S varrebbe, semmai, a connotare come illecito l’eventuale diniego di intervento del Fondo di Garanzia I.N.P.G.I. con conseguente facoltà dell’interessato di promuovere contro l’Ente le opportune iniziative giudiziali a tutela dei propri diritti. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 07 Marzo 2012.


Previsione di insufficiente realizzo - Applicazione dell'articolo 102 L.F. - Pregiudizio del diritto dei lavoratori di accesso al fondo di garanzia dell'Inps - Esclusione..
In presenza delle condizioni indicate dall'articolo 102 L.F. (mancanza di attivo da distribuire ad alcuno dei creditori, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura), il tribunale deve astenersi dal procedere alla verifica del passivo. In proposito, va precisato che tale decisione non può pregiudicare il diritto del lavoratore all'accesso al fondo di garanzia dell'Inps, poiché l'articolo 2 della legge n. 297 del 1982 non prevede l'ammissione al passivo del fallimento come requisito per l'accesso al fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 18 Novembre 2010.


Accertamento del passivo - Previsione di insufficiente realizzo - Omissione del procedimento di verifica dei crediti - Crediti da lavoro dipendente - Intervento del fondo di garanzia dell'Inps - Condizioni - Titolo esecutivo - Ricorso al giudice del lavoro..
L'omissione del procedimento di accertamento del passivo nell'ipotesi prevista dall'articolo 102, comma 1, legge fallimentare, non pregiudica il diritto dei creditori lavoratori dipendenti ad ottenere l'intervento del Fondo di garanzia previsto dalla legge n. 297 del 1982, posto che, così come l'Inps ha espressamente specificato nella circolare n. 32 del 2010, il lavoratore potrà comunque chiedere l'intervento del Fondo seguendo la procedura e producendo la documentazione in detta circolare indicate, eventualmente facendo ricorso al giudice del lavoro per munirsi del titolo esecutivo a tal fine necessario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 17 Novembre 2010.


Fallimento – Verifica del passivo – Previsione di insufficiente realizzo – Omissione della fase di verifica del passivo – Natura sub procedimentale – Crediti da lavoro dipendente – Intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. – Presupposti – Sussistenza. (15/06/2010).
Se l'istituto del Fondo di Garanzia si pone l'obiettivo (comunitariamente imposto) di fornire al lavoratore una tutela ‘ad ampio spettro’ di fronte all'insolvenza del datore di lavoro e se tale tutela deve operare anche nei confronti di un datore di lavoro che non sia stato dichiarato fallito perché non assoggettabile alla procedura concorsuale per la mancanza del presupposto soggettivo ovvero oggettivo, a maggior ragione dovrà riconoscersi l'intervento del Fondo di Garanzia anche nell'ipotesi nella quale il datore di lavoro sia non soltanto assoggettabile, ma in concreto effettivamente assoggettato al fallimento, ancorché ragioni di mera speditezza ed economia processuale abbiano deposto per l'omissione della fase (puramente subprocedimentale) della verifica del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Maggio 2010.


Fallimento – Previsione di insufficiente realizzo – Credito di trattamento di fine rapporto di lavoro –  Accesso al fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto – Applicabilità anche all’art. 102 l.f.. (27/07/2010).
Pur in presenza del mancato coordinamento tra la l. 29 maggio 1982, n. 297 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e le norme in materia pensionistica) e l’art. 102 legge fallimentare, deve considerarsi che l'articolo 2 della prima ammetta che il Fondo di Garanzia possa intervenire anche con riguardo a datori di lavoro non assoggettati a fallimento, a condizione che sia dimostrato l'infruttuoso esperimento dell'esecuzione forzata. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Intervento del Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto – Ammissibilità nell’ipotesi di previsione di insufficiente realizzo. (27/07/2010).
L'intervento del Fondo di Garanzia deve riconoscersi anche nell'ipotesi nella quale il datore di lavoro sia non soltanto assoggettabile, ma in concreto effettivamente assoggettato al fallimento, ancorché ragioni di mera speditezza ed economia processuale abbiano deposto per l'omissione della fase della verifica del passivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Intervento del Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto – Prova dell’insolvenza – Sentenza dichiarativa di Fallimento. (27/07/2010).
Ai fini dell’intervento del Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto, nella situazione in cui il datore di lavoro sia effettivamente stato dichiarato fallito, ma faccia difetto soltanto la fase di accertamento del passivo, la prova dell'insolvenza è data dalla stessa sottoposizione alla procedura concorsuale che proprio su tale presupposto indefettibilmente si basa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Mancata formazione dello stato passivo per insufficiente realizzo – Corresponsione da parte dell’Inps del Tfr – Surrogazione legale nelle ragioni del lavoratore soddisfatto – Possibilità di esercizio nei confronti del datore di lavoro tornato in bonis. (27/07/2010).
La mancata formazione dello stato passivo fallimentare, per previsione di insufficiente realizzo, non esclude che l'Inps possa esercitare, una volta corrisposto il tfr al lavoratore attraverso il Fondo di Garanzia, il diritto di surroga legale nei confronti del datore di lavoro tornato in bonis, in base al settimo comma dell'articolo 2 l. 297/82. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Crediti da lavoro dipendente – Imprenditore non soggetto a fallimento – Intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. – Presupposti – Sussistenza. (29/06/2010).
Quando un datore di lavoro è assoggettabile a fallimento, ma in concreto non può essere dichiarato fallito per avere cessato l'attività di impresa da oltre un anno, esso va considerato "non soggetto” a fallimento e pertanto opera la L. n. 297 del 1982, art. 2, comma 5, a sensi del quale il lavoratore può conseguire le prestazioni del fondo di garanzia costituito presso l'INPS alle condizioni previste dal comma stesso. Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 Gennaio 2009, n. 1178.


Fallimento – Previsione di insufficiente realizzo – Esclusione del procedimento di accertamento del passivo – Condizioni..
Ricorrono i presupposti previsti dall’art. 102 legge fall. ed è quindi possibile non far luogo al procedimento di accertamento del passivo, in quelle procedure di fallimento in cui nessun bene venga reperito ed inventariato, non vi siano prospettive di esperire utilmente azioni recuperatorie o revocatorie e non vi siano dipendenti cui verrebbe precluso il ricorso al fondo di garanzia dell’INPS. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Settembre 2007.


Fallimento – Previsione di insufficiente realizzo – Provvedimento del tribunale che dispone di non far luogo alla verifica – Pronuncia successiva alla verifica tempestiva dei crediti – Ammissibilità..
Ove dalla relazione del curatore emerga con certezza l’impossibilità di acquisire attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che hanno chiesto l’ammissione al passivo, deve ritenersi che il provvedimento di cui all’art. 102 l. fall., nonostante la lettera della legge, possa essere adottato anche in un momento successivo alla già intervenuta verifica tempestiva dei crediti atteso che obiettivo della norma è quello di evitare un protrarsi antieconomico del procedimento fallimentare, sollevando il curatore dall’obbligo di redigere il programma di liquidazione e rendendo il più possibile celeri le operazioni fallimentari. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Agosto 2007.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Revocazione dei crediti ammessi - Accantonamento in via cautelare delle somme spettanti al creditore - Competenza.
In Sede di procedura fallimentare, la Competenza a statuire lo accantonamento - in via cautelare - delle somme spettanti ad un creditore, contro la cui ammissione al passivo sia stata proposta istanza di revocazione, è riservata dall'art. 102, comma quarto, legge fallimentare al giudice di detto giudizio, e non al giudice delegato al fallimento (ancorché le due funzioni si cumulino nella persona dello stesso magistrato), restando affidato al secondo il compito di adottare nel decreto approvativo del piano di riparto, le Disposizioni esecutive dell'accantonamento, se già disposto. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 1986, n. 1547.