TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 10

Fallimento dell'imprenditore che ha cessato l'esercizio dell'impresa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo.

II. In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, è fatta salva la facoltà per il creditore o per il pubblico ministero di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività da cui decorre il termine del primo comma. (1)

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(1) Comma modificato dall’art. 2 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La norma è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Prosecuzione e reviviscenza della procedura originaria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze rispetto ai creditori.
La riapertura del fallimento costituisce un fenomeno di reviviscenza, ovvero di prosecuzione nel segno dell’unitarietà, della procedura originaria, atteso che la riapertura prescinde dall’accertamento dell’attuale sussistenza dei presupposti del fallimento, senza che in proposito rilevi la dimensione temporale stabilita dall’art. 10 l.fall., e il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace, ex art. 44 l.fall., rispetto ai creditori anche nella fase successiva, essendo il disposto dell’art. 122 l.fall. riferibile ai soli crediti sorti per l’attività del debitore successiva alla chiusura del suo fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21219.


Fallimento - Imprese soggette - Società - Società cancellata dal registro delle imprese - Art. 10 l.fall. - Capacità processuale - Sussistenza - Conseguenze - Notificazione del ricorso ex art. 145, comma 1, c.p.c. - Validità.
La previsione dell'art. 10 l.fall., per il quale una società cancellata dal registro delle imprese può essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per "fictio iuris", nei confronti della società estinta, non perdendo quest'ultima, in ambito concorsuale, la propria capacità processuale. Ne consegue che pure il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato presso la sede della società cancellata, ai sensi dell'art. 145, comma 1, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5253.


Fallimento – Dichiarazione – Società cancellata dal registro delle imprese – Questione di legittimità costituzionale dell’art. 10 l.f.  – Inammissibilità.
E’ inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 10 del regio decreto 16 marzo 1942 n. 267, (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Verona, sezione fallimentare, con riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui non consente la dichiarazione di fallimento anche oltre il termine di un anno dalla cancellazione del registro delle imprese, qualora il rispetto di tale termine sia impedito dalla proposizione di una domanda di concordato preventivo ed il conseguente procedimento si sia concluso dopo la scadenza del termine annuale, con la dichiarazione di inammissibilità della domanda (come nel caso di specie) o comunque con la dichiarazione di revoca dell’ammissione o la mancata approvazione della proposta o la reiezione all’esito del giudizio di omologa».

[… La questione così prospettata assume, dunque, come sua premessa quella per cui, all’interno del periodo annuale decorrente dalla cancellazione dal registro delle imprese, l’impresa cancellata possa ancora proporre una istanza di concordato preventivo, che andrebbe in tal modo ad affiancarsi ad eventuali contrapposte istanze creditorie volte alla declaratoria del suo fallimento.
La legittimazione dell’impresa cancellata ad attivare una procedura di concordato è però controversa in dottrina, che inclina anzi ad escluderla. E, da ultimo, anche la Corte di legittimità ha affermato che «Alla società che ha cessato la propria attività di impresa, tanto da essere cancellata dal Registro, l’accesso alla procedura concorsuale minore è […] precluso ipso facto, atteso il venir meno del bene al cui risanamento il concordato tende» (Corte di cassazione, sezione sesta civile, ordinanza 20 ottobre 2015, n. 21286).
Su tale decisivo aspetto problematico il Tribunale rimettente nulla, però, argomenta ed omette addirittura di prenderlo in esame.
La questione sollevata va, conseguentemente, dichiarata inammissibile per difetto di motivazione sul presupposto logico-giuridico della sua non manifesta infondatezza. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 13 Gennaio 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Fittizio trasferimento della sede all’estero – Decorso del termine annuale ex art. 10 l.f. – Esclusione – Giurisdizione.
Il fittizio trasferimento della sede all’estero di impresa che abbia in realtà proseguito l’attività in Italia impedisce il decorso del termine annuale per la dichiarazione di fallimento dalla cancellazione dal registro delle imprese di cui all’art. 10 legge fall. così come non sottrae al giudice italiano la giurisdizione ex art. 9 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Gennaio 2017, n. 43.


Società cancellata dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 l.fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento e a proporre eventuale reclamo - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. (novellato dal d.lgs. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 l.fall., che la società sia dichiarata fallita, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione, è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento, tenuto conto che, in generale, tale mezzo di impugnazione è esperibile, ex art. 18 l.fall., da parte di chiunque vi abbia interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Novembre 2016, n. 23393.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notifica al debitore - Irreperibilità del destinatario - Meccanismo previsto dall’articolo 15 l.f. - Cessazione dell’attività - Disattivazione della casella PEC nell’anno successivo.
In caso di esito negativo del duplice meccanismo di notifica previsto dall’art. 15 legge fall., il deposito dell'atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell'imprenditore, degli obblighi impostigli dalla legge.

Tale meccanismo è, inoltre, compatibile con i parametri costituzionali, ivi incluso anche quello di cui all'art. 111 Cost. e ciò anche in ragione delle esigenze di compatibilità tra il diritto di difesa e gli obiettivi di speditezza e operatività, ai quali deve essere improntato il procedimento concorsuale.

Alla luce di ciò, appare giustificato che il tribunale resti esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell'imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza e a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico, con la precisazione che in tale situazione rientra anche il caso dell'imprenditore individuale il quale, cancellatosi dal registro delle imprese per la cessata attività, abbia disattivato la propria casella PEC anche nel periodo dell'anno successivo nel quale, ai sensi della art. 10 legge fall., egli può essere dichiarato fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 09 Settembre 2016, n. 17884.


Fallimento – Cessazione dell’attività – Decorrenza – Prova della cessazione in data anteriore – Esclusione.
Il termine di un anno, entro il quale l'imprenditore che abbia cessato la sua attività può essere dichiarato fallito, ai sensi dell’art. 10 legge fall. (nel testo modificato dal D.Lgs. n. 5 del 2006, e dal D.Lgs. n. 169 del 2007), decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, senza possibilità per l'imprenditore medesimo di dimostrare il momento anteriore dell'effettiva cessazione dell'attività, perché solo dalla suddetta cancellazione la cessazione dell'attività viene formalmente portata a conoscenza dei terzi, salva la possibilità concessa ai creditori e al P.M. di dimostrare che l'attività è di fatto proseguita successivamente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Agosto 2016, n. 17360.


Fallimento - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - Società cooperativa edilizia di abitazione - Scioglimento di diritto per mancato deposito dei bilanci - Dichiarazione di insolvenza anteriore alla cancellazione dal registro delle imprese - Ammissibilità - Fondamento.
Lo scioglimento di diritto, con conseguente perdita della personalità giuridica, della cooperativa edilizia di abitazione che non abbia depositato, nei termini stabiliti, i bilanci relativi agli ultimi due anni, non ne impedisce l'assoggettamento, ove sia accertata l'insolvenza, alla procedura concorsuale stabilita dalla legge in relazione al tipo sociale, atteso che la stessa permane come centro di imputazione degli atti compiuti fino alla data di cancellazione dal registro delle imprese, onde scongiurare il verificarsi di situazioni di incertezza con ripercussioni per i soci e per i terzi, e l'estinzione della società come cooperativa, supponendo quella cancellazione, può avvenire solo a seguito dell'avvenuta liquidazione del patrimonio dell'ente, attraverso l'azione dell'autorità di vigilanza o, se la liquidazione sia stata chiesta dalla società, dei liquidatori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2016, n. 16535.


Fallimento – Scissione – Senza liquidazione – Estinzione totale equivalente alla cessazione – Dichiarazione di fallimento – Ammissibilità.
Lo scioglimento senza liquidazione della società scissa costituisce un evento dissolutivo totale coincidente con l’estinzione della società e con la cessazione della sua attività, il che rende possibile la dichiarazione di fallimento nei termini di cui all’art. 10 l.f. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 26 Luglio 2016.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine per la dichiarazione di fallimento - "Dies a quo" - Individuazione - Società non iscritte nel registro delle imprese - Applicabilità - Modalità - Conoscenza dei terzi - Onere della prova - A carico del resistente.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e si applica anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali, tuttavia, il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche, impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o, comunque, sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. L'onere di fornire la prova di tali circostanze spetta al resistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine annuale ex art.10 l.fall. - Decorrenza - Dalla cancellazione dal registro delle imprese - Prova della cessazione dell'attività in epoca anteriore da parte dell'imprenditore - Possibilità - Esclusione.
Il termine di un anno, entro il quale l'imprenditore individuale che abbia cessato la sua attività può essere dichiarato fallito ai sensi dell'art. 10 l.fall. (nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e dal d.lgs. n. 169 del 2007), decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, senza possibilità per l'imprenditore medesimo di dimostrare il momento anteriore dell'effettiva cessazione dell'attività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8092.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine annuale ex art. 10 l.fall., nel testo anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Decorrenza - Dalla cancellazione dal registro delle imprese - Fondamento - Limite.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto ai fini della dichiarazione di fallimento dall'art. 10 l.fall. nel testo anteriore alle modifiche apportategli con il d.lgs. n. 5 del 2006, decorre, tanto per gli imprenditori individuali che per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, perché solo da tale momento la cessazione dell'attività viene formalmente portata a conoscenza dei terzi, salva la dimostrazione di una continuazione di fatto dell'impresa anche successivamente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2016, n. 4409.


Fallimento - Imprese soggette - Società - Società di persone con due soli soci - Recesso di un socio - Mancata ricostituzione della pluralità dei soci - Estinzione della società - Esclusione - Scioglimento della società - Conseguenze - Fallibilità - Termine di cui all'art. 10 l.fall. - Decorrenza.
Il recesso del socio da una società di persone composta da due soli soci (nella specie, una società in nome collettivo) e la mancata ricostituzione della pluralità della compagine sociale da parte del socio superstite determinano lo scioglimento della società, ex art. 2272, n. 4, c.c., non già la sua estinzione, con conseguente possibilità della stessa di essere sottoposta a fallimento entro l'anno dall'intervenuta cancellazione dal registro delle imprese ai sensi dell'art. 10 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 501.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Procedimento prefallimentare - Nullità della notifica nei confronti del sostituito - Sussiste - Necessità della rinnovazione della notifica nei confronti del nuovo amministratore - Sussiste.
Nel caso di trasferimento di una società all’estero con contestuale nomina di nuovo amministratore, la notificazione è da effettuarsi nei confronti di quest’ultimo, considerandosi nulla l’eventuale notificazione, una volta avvenuto il trasferimento, nei confronti del sostituito.
Tale nullità, in caso di mancata comparizione del debitore in sede prefallimentare, deve essere rilevata dal tribunale che ne dispone la rinnovazione. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Gennaio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Trasformazione eterogenea - Trasformazione di impresa individuale in società a responsabilità limitata - Cancellazione dal registro delle imprese - Decorrenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall..
Poiché la trasformazione eterogenea ha effetto (salvo che consti il consenso dei creditori) decorsi sessanta giorni dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti dall'articolo 2500 c.c., consistente nella cancellazione dal registro delle imprese dell'ente, il termine dell'anno per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale che abbia dato corso alla trasformazione in società a responsabilità limitata decorre dalla cancellazione dell'impresa individuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 05 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Accesso alla procedura da parte di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto la cancellazione dal registro delle imprese - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza.
Alla società che ha cessato la propria attività e che si sia cancellata dal registro delle imprese è precluso l'accesso alla procedura di concordato preventivo per effetto del venir meno dell'impresa il cui risanamento costituisce lo scopo del concordato.

La scelta di cessare l'attività e di procedere alla cancellazione dal registro delle imprese ai sensi del primo comma dell'articolo 2495 c.c. comporta la consapevole rinuncia al diritto di richiedere l'ammissione al concordato preventivo, diritto che si estingue con l'estinzione dell'ente che ne è titolare e che non è trasferibile ai soci, i quali sono successori a titolo particolare della società unicamente nei rapporti obbligatori attivi e passivi che sopravvivono all'estinzione.

Il socio di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto ed ottenuto la cancellazione dal registro delle imprese non può pretendere che torni ad esistenza il diritto di presentare domanda di concordato preventivo per il solo fatto che nei confronti della società estinta sia stata presentata istanza di fallimento entro l'anno dalla cancellazione, atteso che la domanda di ammissione al concordato non è uno dei mezzi attraverso i quali si esplica il diritto di difesa del fallito in sede di istruttoria prefallimentare e non può, pertanto, essere intesa quale strumento dilatorio posto a disposizione dell'impresa insolvente per ritardare la dichiarazione di fallimento.

Non è possibile ravvisare alcuna disparità di trattamento e si rivela, pertanto, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nel fatto che, ai sensi dell'articolo 10 legge fall., l'impresa cancellata, pur non potendo richiedere l'ammissione al concordato, possa essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21286.


Dichiarazione di fallimento - Cancellazione dal registro delle imprese - Presentazione di domanda di concordato preventivo durante la pendenza del termine di cui all'art. 10 legge fall. - Questione di costituzionalità.
E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrarietà agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 10 legge fall. nella parte in cui non consente la dichiarazione di fallimento anche oltre il termine di un anno dalla cancellazione del registro delle imprese, in esito alla procedura di concordato preventivo instaurata durante la pendenza del termine e con la dichiarazione di inammissibilità della domanda o la dichiarazione di revoca dell'ammissione o la mancata approvazione della proposta o la reiezione all'esito del giudizio di omologa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Scadenza del termine di cui all'articolo 10 l.f. - Abuso dello strumento concordatario - Esclusione.
La presentazione della domanda di concordato preventivo in prossimità della scadenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall., oltre il quale non è più possibile dichiarare il fallimento, non è di per sé elemento sufficiente per configurare l'abuso dello strumento concordatario, tanto più quando nel ricorso sia espressa la volontà di assicurare il soddisfacimento concorsuale dei creditori con la liquidazione del patrimonio immobiliare.

È comunque ipotizzabile un’interpretazione ragionevole (costituzionalmente orientata al rispetto dell’art. 3 della Costituzione) del combinato disposto degli artt. 10 e 161 legge fall., secondo cui la presentazione dell’istanza di concordato, durante la pendenza del termine previsto dall’art. 10 legge fall., sospende il termine annuale per la dichiarazione di fallimento fino alla definizione della procedura di concordato, tenuto conto del rilievo che: 1) la finalità perseguita dall’art. 10 è realizzata anche dall’instaurazione nel termine annuale del procedimento di liquidazione concorsuale alternativo e prevalente rispetto alla dichiarazione di fallimento; 2) in caso contrario, l’evidenziata prevalenza generale del concordato rispetto al fallimento verrebbe meno, in assenza di un’espressa previsione derogatoria; 3) l’art. 162, comma 2, legge fall., nel prevedere la dichiarazione di fallimento all’esito del procedimento di concordato preventivo, non richiama l’art. 10. (Paola Cuzzocrea) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 17 Luglio 2015.


Fallimento - Decorso dell'anno dalla cancellazione del registro delle imprese - Cessazione dell'attività - Irrilevanza.
Ai fini dell'applicazione dell'articolo 10 legge fall. ciò che rileva non è la cessazione dell'attività svolta dall'imprenditore bensì la cancellazione dello stesso dal registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Nuoro, 03 Giugno 2015.


Fallimento – Cessazione dell’attività d’impresa – Cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese – Termine annuale per la dichiarazione di fallimento.
Per la dichiarazione di fallimento, mentre in caso di cancellazione volontaria della società il fallimento va tassativamente dichiarato entro dodici mesi dalla cancellazione (presunzione iuris et de iure di cessazione dell’attività), l’art. 10 L.F. prevede che per gli imprenditori individuali e collettivi, solo se cancellati d’ufficio, sia possibile dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività dal quale decorre il termine per la dichiarazione di fallimento, così fondando solo una presunzione relativa di cessazione entro l’anno successivo. Sia l’effettuazione di nuove operazioni, sia la liquidazione del patrimonio aziendale, sia la gestione di rapporti con i terzi, creditori o debitori, costituiscono prosecuzione dell’attività di impresa, e la dimostrazione di tali attività permette di superare la predetta presunzione. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 13 Aprile 2015.


Fallimento – Reclamo ex art. 18 L.F. – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Dichiarazione di fallimento oltre l’anno della cancellazione dal registro delle Imprese – Inapplicabilità dell’art. 10 L.F. – Giurisdizione italiana.
L’imprenditore individuale e collettivo può essere dichiarato fallito oltre l’anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese qualora la cancellazione sia la conseguenza del trasferimento all’estero della società e non la conseguenza della effettiva cessazione dell’esercizio dell’attività di impresa.

L’art. 10 LF. a mente del quale l’imprenditore non può essere dichiarato fallito non oltre un anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese ha come necessario presupposto la corrispondenza tra la cancellazione e la cessazione di attività dell’impresa.

Sussiste la giurisdizione italiana allorquando il trasferimento della sede sociale in altro Stato, anche se anteriore all’stanza di fallimento, abbia carattere fittizio o fraudolento e sia attuato dopo il manifestarsi della crisi dell’impresa. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 27 Gennaio 2015.


Fallimento – Cessazione dell’attività d’impresa – Cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese – Termine annuale per la dichiarazione di fallimento.
Il secondo comma dell’art. 10 L.F. va interpretato nel senso che, per le imprese individuali e le società cancellate d’ufficio, la cancellazione dal Registro delle Imprese non è sufficiente per far decorrere il termine annuale per la dichiarazione di fallimento, in quanto alla cancellazione deve accompagnarsi anche l’effettiva cessazione dell’attività d’impresa, mediante la disgregazione del complesso aziendale. Si presume infatti che al momento della cancellazione dal Registro l’attività d’impresa sia terminata, ma tale presunzione può essere superata dai creditori e dal Pubblico Ministero provando che di fatto l’impresa abbia continuato ad operare pur dopo l’avvenuta cancellazione. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 17 Dicembre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Socio illimitatamente responsabile - Termine annuale di cui all'articolo 10 L.F. - Computo - Effetti prenotativi dell'istanza di fallimento - Esclusione.
Il dies ad quem del termine annuale dalla cancellazione dal Registro delle imprese previsto dall'articolo 10 L.F. per la dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile è quello della pubblicazione della sentenza di fallimento, dovendosi escludere che l'istanza di fallimento tempestivamente presentata dal creditore possa a tal fine produrre effetti prenotativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 02 Novembre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Continuazione dell’attività imprenditoriale - Venir meno della continuità giuridica per effetto del trasferimento - Esclusione.
Laddove la cancellazione di una società dal Registro delle imprese italiano sia avvenuta non a seguito del procedimento di liquidazione dell’ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell’esercizio dell’impresa e da cui la legge faccia discendere l’effetto necessario della cancellazione, bensì come conseguenza del trasferimento all’estero della sede della società, e quindi sull’assunto che questa continui, invece, a svolgere attività imprenditoriale, benché in altro stato, non trova applicazione l’articolo 10 L.F., atteso che un siffatto trasferimento, almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi sul punto con i principi desumibili dalla legge italiana, non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non comporta, quindi, in alcun modo, la cessazione dell’attività, come peraltro agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lettera c) e 2473, comma 1, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15596.


Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento della sede sociale all’estero - Presunzione di coincidenza del centro di interessi principali dell’impresa, di norma coincidente con la sede legale della società - Giurisdizione italiana - Inapplicabilità

Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento della sede sociale all’estero - Trasferimento fittizio - Onere della prova

Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Trasferimento fittizio della sede sociale all’estero - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Art. 10 l.f. - Inapplicabilità
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Ai sensi dell’art. 9 co 5 LF il trasferimento della sede sociale all’esterno non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana se intervenuto dopo il deposito dell’istanza di fallimento mentre, in ipotesi in cui il trasferimento della sede sia precedente al deposito dell’istanza di fallimento, competente a decidere sulla procedura di insolvenza ai sensi del Regolamento  CE n 1346/2000 è il giudice dello stato membro ove si trovi il centro di interessi principali dell’impresa, di norma coincidente con la sede legale della società, presunzione che può tuttavia essere superata quando vi siano elementi idonei a far ritenere che la sede legale, trasferita in uno stato membro, sia meramente formale e fittizia e non coincidente con il luogo in cui la società eserciti in concreto la propria attività. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)

E’ pacifico che spetti al debitore dare prova di avere effettivamente trasferito la propria attività imprenditoriale all’estero e di aver svolto in quella sede in concreto attività di impresa, al fine di escludere il carattere fittizio dell’operazione in presenza di una situazione di indebitamento della società. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)

La natura fittizia del trasferimento non comporta né il venir meno della giurisdizione né determina come effetto della cancellazione il decorso del termine di cui all’art. 10 LF e ciò in quanto né la cessazione dell’attività né il trasferimento della sede sociale risultano effettivamente intervenuti. (Vincenzo Cannarozzo e Andrea De Benetti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 21 Maggio 2014.


Fallimento - Dichiarazione - Termine annuale previsto dall'articolo 10 L.F. - Limite oggettivo alla dichiarazione di fallimento - Funzione di tutelare i creditori dell'impresa rispetto alla cessazione della qualifica di imprenditore - Esclusione - Tutela dell'affidamento dei terzi altrimenti illimitatamente esposti al pericolo di revocatorie.

Fallimento - Dichiarazione - Termine annuale previsto dall'articolo 10 L.F. - Equivalenza della iscrizione della dichiarazione di fallimento alla cancellazione - Esclusione.
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Il termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese per la dichiarazione di fallimento, stabilito dall'articolo 10 L.F., costituisce un limite oggettivo per la dichiarazione di fallimento e svolge non tanto la funzione di tutelare i creditori rispetto all'inatteso venir meno della qualifica di imprenditore commerciale nel loro debitore, quanto la funzione di garantire la certezza delle situazioni giuridiche e l'affidamento dei terzi (altrimenti esposti illimitatamente al pericolo di revocatorie), ponendo un preciso limite temporale alla possibilità di dichiarare il fallimento di chi non è più imprenditore. Il fallimento dell'ex imprenditore non si configura, infatti, come una forma di eccezionale tutela dei creditori, poiché risponde alla logica della necessità di una procedura concorsuale in presenza della molteplicità e complessità degli interessi normalmente coinvolti del dissesto di un imprenditore commerciale, anche se cessato, a fronte della normale semplicità degli interessi coinvolti nel dissesto del debitore civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non sussiste identità di situazioni, ai fini della pubblicità della cessazione dell'attività d'impresa, tra la cancellazione dell'imprenditore dal registro delle imprese e l'iscrizione nello stesso registro della sua dichiarazione di fallimento. Deve, pertanto, ritenersi ragionevole la mancata attribuzione di rilievo a quest'ultima iscrizione ai fini del decorso del termine annuale previsto dall'articolo 10 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014, n. 10113.


Concordato preventivo - Abuso dello strumento processuale - Domanda di concordato con riserva - Decorrenza del termine di un anno ex articolo 10 L.F. per la dichiarazione di fallimento..
È ravvisabile l'abuso dello strumento concordatario qualora la domanda di concordato con riserva venga presentata allo scopo di evitare la dichiarazione di fallimento per decorso del termine di un anno di cui all'articolo 10 L.F. dalla cancellazione o dalla cessazione dell'attività dell'imprenditore individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 27 Marzo 2014.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale - Mutamento dell'attività esercitata - Cessazione dell'attività ex art. 10 legge fall. - Insussistenza.
Ai fini dell'art. 10 legge fall., non sussiste cessazione dell'attività dell'imprenditore individuale allorquando quest'ultimo ne muti l'oggetto, non consentendo la predetta norma di distinguere l'una o l'altra delle attività dal medesimo esercitate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Imprenditore individuale mai iscritto nel registro delle imprese - Art. 10, secondo comma, legge fall. - Conoscenza, da parte dei terzi, della cessazione da oltre un anno dell'attività d'impresa - Facoltà di dimostrazione - Sussistenza - Fattispecie.
La facoltà di dimostrare la data di conoscenza, da parte dei terzi, dell'effettiva cessazione della propria attività, al fine di far da essa decorrere il termine di cui all'art. 10, primo comma, legge fall., deve essere riconosciuta anche all'imprenditore che non sia mai stato iscritto nel registro delle imprese. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto carente di prova l'assunto del ricorrente, già esercente senza autorizzazione attività di intermediazione finanziaria, circa la conoscenza in capo ai terzi dell'effettiva cessazione del suo svolgimento, giudicando insufficienti la dedotta risonanza mediatica dell'avvenuto sequestro di computers e di conti correnti bancari, o l'avere gli stessi appreso, in qualità di persone offese sentite dal P.M., dell'esistenza di un procedimento penale per l'esercizio abusivo di detta attività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Registro imprese - Società in liquidazione - Mancata presentazione del bilancio per un triennio - Cancellazione d'ufficio - Competenza del giudice delegato - Esclusione - Competenza del conservatore del registro delle imprese - Sussiste.

Registro imprese - Società in liquidazione - Mancata presentazione del bilancio per un triennio - Cancellazione d'ufficio - Fattispecie.

Registro imprese - Società in liquidazione - Mancata presentazione del bilancio per un triennio - Conseguenze - Presunzione iuris tantum o di juris et de iure - Distinzione - Competenza - Giudice del registro.
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Il soggetto legittimato a  disporre la cancellazione d’ufficio delle società per le quali non è stato depositato il bilancio in fase di liquidazione, ai sensi dell’art. 2490, comma 6, c.c., è il Conservatore del Registro delle imprese e non il Giudice del registro. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) 

La cancellazione d'ufficio prevista dall'art. 2490, comma 6, c.c. non è riconducibile alla cancellazione d’ufficio ex art. 2191 c.c. e 17 d.p.r. 581/1995 e neppure  all’iscrizione d’ufficio prevista dall’art. 2190 c.c. e 16 d.p.r. 581/1995. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non spetta al Conservatore del registro imprese ma al  Giudice del registro, adito ex art. 2191 c.c., determinare se il mancato deposito del bilancio per un triennio rappresenti una presunzione iuris et de iure di inattività della società ovvero una presunzione iuris tantum di inattività e, prima ancora, se la cancellazione dal registro delle imprese sia il provvedimento consequenziale all’inattività della società e sia quindi conseguenza di un atto volontario, benché omissivo, del liquidatore, ovvero costituisca un fatto giuridico di per sé produttivo di quegli effetti estintivi previsti dalla legge. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lodi, 23 Novembre 2010.


Fallimento - Dichiarazione - Cessione dell'azienda - Società regolarmente iscritta nel registro delle imprese - Cessazione dell'attività d'impresa - Esclusione..
In ipotesi di società regolarmente iscritta nel registro delle imprese, la cessione dell'azienda non può in alcun modo essere equiparata alla cancellazione dell'impresa, in quanto quest'ultima rappresenta un dato formale certo cui il legislatore ha inteso ricollegare determinati effetti. In proposito, è opportuno osservare che la giurisprudenza ha dato rilievo alla cessione dell'azienda per dedurne la cessazione dell'attività dell'impresa solo in presenza di società irregolari non iscritte nel registro delle imprese e ciò al fine di porre in essere il necessario bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche, individuando il momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o comunque sia stata dagli stessi conosciuta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 18 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 legge fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento.

Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Liquidazione - Liquidatori - Cancellazione della società - In genere - Art. 2495 cod. civ., come modificato dal d.lgs. n. 6 del 2003 - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione immediata della società - Configurabilità - Procedimento per la dichiarazione di fallimento - Contraddittorio - Con il liquidatore sociale - Necessità - Conseguenze - Legittimazione a reclamare la sentenza di fallimento - Sussistenza - Fattispecie.
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In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art.2495 cod. civ. (novellato dal d.lgs. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 legge fall., che la società sia dichiarata fallita se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento, tenuto conto che, in generale, tale mezzo di impugnazione è esperibile, ex art. 18 legge fall., da parte di chiunque vi abbia interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Novembre 2010, n. 22547.


Società – Fusione – Nuova formulazione dell’art. 2540 bis cod. civ. – Espunzione di ogni riferimento alle società estinte – Vicenda modificativa ed evolutiva del medesimo soggetto – Applicazione degli art. 10 e 11 legge fall. – Esclusione. (29/06/2010).
La nuova formulazione dell’art. 2504 bis, comma 1, codice civile non contiene più alcun riferimento alle società estinte, così che la fusione deve ora essere intesa come vicenda modificativa dei contratti sociali delle entità coinvolte senza che si abbia la produzione di alcun effetto successorio od estintivo; per tale motivo, in assenza della vicenda estintiva della società incorporante, non potranno trovare applicazione gli art. 10 e 11 della legge fallimentare e l’eventuale dichiarazione di fallimento potrà riguardare la sola società incorporante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 18 Giugno 2010, n. 0.


Fallimento – Imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa – Riforma – Decorrenza del dies a quo – Cancellazione dal registro delle imprese. (28/09/2010).
Per quanto riguarda il termine annuale entro cui è consentito il fallimento occorre rilevare che l’art. 10 l. fall. ha in proposito operato – con scelta discontinua rispetto al passato – una vera e propria semplificazione / presunzione stabilendo che per gli imprenditori individuali e collettivi il dies a quo comincia a decorrere dalla cancellazione dal registro delle imprese (comma 1), con ciò mutando il principio di valutazione da quello, precorso, di effettività a quello, attuale, di pubblicità. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa – Cancellazione dal registro delle imprese – Natura dell’atto di cancellazione – Principio dell’effettività – In operatività. (28/09/2010).
La cancellazione è atto formale e fintantoché non sia stata chiesta ed ottenuta non opera il termine ex art. 10 l.fall. Da ciò consegue l’inoperatività del principio di effettività non solo per le società di fatto o irregolari, ma anche per le società regolari e gli imprenditori individuali iscritti (o non iscritti) assoggettabili a fallimento anche quando l’attività sia da tempo cessata, solo in conseguenza dell’omissione della richiesta di cancellazione dal registro delle imprese in ossequio al principio di certezza delle situazioni giuridiche. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Società - Termine per la dichiarazione di fallimento - Decorrenza dalla cancellazione dal registro delle imprese - Sopravvenuto decreto di cancellazione della cancellazione ex art. 2191 cod. civ. - Conseguenze - Presunzione di continuazione della società - Fondamento..
In tema di dichiarazione di fallimento di una società, ai fini del rispetto del termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, previsto dall'art. 10 legge fall., l'iscrizione nel registro delle imprese del decreto con cui il giudice del registro, ai sensi dell'art. 2191 cod. civ., ordina la cancellazione della pregressa cancellazione della società già iscritta nello stesso registro, fa presumere sino a prova contraria la continuazione delle attività d'impresa, atteso che il rilievo, di regola, solo dichiarativo della pubblicità, se avvenuta in assenza delle condizioni richieste dalla legge, comporta che la iscrizione del decreto, emanato ex art. 2191 cod. civ., determina solo la opponibilità ai terzi della insussistenza delle condizioni che avevano dato luogo alla cancellazione della società alla data in cui questa era stata iscritta e, di conseguenza, la stessa cancellazione, con effetto retroattivo, della estinzione della società, per non essersi questa effettivamente verificata; nè è di ostacolo a tale conclusione l'estinzione della società per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, a norma dell'art. 2495 cod. civ., introdotto dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, atteso che la legge di riforma non ha modificato la residua disciplina della pubblicità nel registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Aprile 2010, n. 8426.


Fallimento – Dichiarazione di – Competenza – Trasferimento di sede legale all’estero – Fittizietà – Cancellazione dal registro imprese – Irrilevanza. .
Ove il trasferimento all’estero della sede della società dovesse rivelarsi fittizio, non potrà darsi rilievo alla circostanza della cancellazione da oltre un anno dal registro delle imprese ed applicarsi l’art. 10, legge fallimentare, dovendosi, invece, concludere per la perdurante operatività dell’impresa in Italia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 26 Marzo 2010, n. 0.


Estensione del fallimento al socio non occulto illimitatamente responsabile di società di persone – Dichiarazione successiva al fallimento della società – Decorrenza del termine annuale dal fallimento della società – Preclusione – Sussistenza. (20/07/2010).
Il fallimento del socio non occulto illimitatamente responsabile che, a causa di anomalie del procedimento fallimentare, non sia stato dichiarato con la sentenza che ha dichiarato il fallimento della società, deve essere dichiarato entro un anno da detto fallimento, evento, questo, che determina lo scioglimento della società ed è più che idoneo, al pari della cancellazione dal registro delle imprese, ad offrire ai terzi sufficienti garanzie di conoscenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 03 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Art. 10 legge fall. - Termine per la dichiarazione di fallimento - "Dies a quo" - Cessazione dell'attività d'impresa - Società non iscritta nel registro delle imprese - Applicabilità - Sussistenza - Modalità - Riferimento alla conoscenza da parte dei terzi - Fattispecie in tema di fallimento di società di fatto..
Il principio, emergente dalla sentenza 21 luglio 2000, n. 319 e dalle ordinanze 7 novembre 2001, n. 361 ed 11 aprile 2002, n. 131 della Corte costituzionale, secondo cui il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 legge fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, anziché dalla definizione dei rapporti passivi, non esclude l'applicabilità del predetto termine anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, o comunque sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. (Nella specie, la sentenza di fallimento aveva dato atto che la società di fatto era iscritta all'Albo delle imprese artigiane presso la Camera di Commercio ma non risultava mai cancellata, non vi erano stati variazione della compagine sociale o scioglimento della società, nè poteva assumere rilevanza la cancellazione della partita IVA, riguardando esclusivamente i rapporti con il Fisco). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2009, n. 6199.


Fallimento – Dichiarazione – Cancellazione dell’impresa dal registro delle imprese – Decorrenza del termine annuale – Individuazione del dies a quo..
Ai sensi dell'art. 10 legge fall. il dies a quo per il computo del termine annuale della cancellazione dell’impresa non può essere identificato nè con la data della richiesta di cancellazione formulata dall'imprenditore nè, ancor meno, con l'unilaterale fissazione da parte sua della data di cessazione dell'attività in forza della quale la cancellazione venga richiesta; esso va, invece, identificato con il fatto oggettivo della cancellazione assunta dall'ufficio con la sua inserzione nel registro e con conseguente ostensione dell'evento alla conoscenza di tutti i terzi. Il debitore non è inoltre ammesso a provare la conoscenza che il singolo creditore abbia della cessazione dell'attività imprenditoriale in data antecedente alla data della cancellazione dal registro delle imprese. Appello Salerno, 14 Gennaio 2009.


Imprenditore individuale - Mancata cancellazione dell’iscrizione presso la Camera di Commercio - Applicabilità dell’art. 10 II co. l.f. - Insussistenza..
L’imprenditore individuale che risulti ancora iscritto presso la Camera di Commercio non può dimostrare, agli effetti di cui all’art. 10 l.f., il diverso momento dell’effettiva cessazione dell’attività, poiché la regola stabilita dal secondo comma dell’art. 10 l.f., introducendo una deroga rispetto a quella contenuta nel primo comma, concerne solamente gli imprenditori che siano stati cancellati dall’apposito albo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Aprile 2007.


Dichiarazione di fallimento – Prova della effettiva cessazione dell’attività – Ammissibilità – Limiti.

Dichiarazione di fallimento – Mancato raggiungimento dei parameri dimensionali – Indagine sulla natura di piccolo imprenditore – Esclusione.
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La dimostrazione circa il diverso momento dell’effettiva cessazione dell’attività ex art. 10 l.f. può essere data solo con riguardo agli imprenditori individuali ed a quelli collettivi che siano stati cancellati d’ufficio mentre per le società che risultino ancora iscritte all’apposito registro il termine in questione comincia a decorrere dal momento della avvenuta cancellazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Il mancato raggiungimento dei parametri dimensionali previsti dall’art. 1 l.f. comporta la sottrazione dell’imprenditore al fallimento senza che occorra ulteriormente indagare se costui sia da considerare piccolo alla stregua dei criteri previsti dall’art. 2083 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 01 Febbraio 2007.