LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO VIII
Dell'arbitrato
CAPO V
Delle impugnazioni (1)
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(1) Capo sostituito dall'art. d.ls. 2 febbraio 2006, n. 40, con effetto dal 2 marzo 2006. Ai sensi dell'art. 274 d.ls. n. 40, cit., le disposizioni del Capo «si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto».


Art. 829

Casi di nullità (1)
TESTO A FRONTE

I. L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti:

1) se la convenzione d'arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell'articolo 817, terzo comma;

2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale;

3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812;

4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d'arbitrato, ferma la disposizione dell'articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso;

5) se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5), 6), 7) dell'articolo 823;

6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell'articolo 821;

7) se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata;

8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento;

9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio;

10) se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri;

11) se il lodo contiene disposizioni contraddittorie;

12) se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato.

II. La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo.

III. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. È ammessa in ogni caso l'impugnazione delle decisioni per contrarietà all'ordine pubblico.

IV. L'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa:

1) nelle controversie previste dall'articolo 409;

2) se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato.

V. Nelle controversie previste dall'articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi.



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(1) Il d.ls. 2 febbraio 2006, n. 40, ha sostituito, con effetto dal 2 marzo 2006, l'intero capo quinto. Ai sensi dell'art. 274 d.ls. n. 40, cit., le disposizioni del Capo «si applicano ai procedimenti arbitrali, nei quali la domanda di arbitrato è stata proposta successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto».

GIURISPRUDENZA

Arbitrato - Lodo - Impugnazione per violazione delle regole di diritto - Regime transitorio - D.Lgs. n. 40 del 2006 - Applicazione della legge vigente al momento della stipulazione della convenzione d'arbitrato.
In applicazione della disciplina transitoria dettata dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, l'art. 829 c.p.c., comma 3, come riformulato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 24, si applica nei giudizi arbitrali promossi dopo l'entrata in vigore del suddetto decreto, ma la legge cui lo stesso art. 829 c.p.c., comma 3 rinvia, per stabilire se è ammessa l'impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia, è quella vigente al momento della stipulazione della convenzione d'arbitrato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Maggio 2016, n. 9284.


Arbitrato - Impugnazione del lodo - Errores in iudicando - Esclusione - Contrarietà del lodo all'ordine pubblico - Dispositivo ex se lesivo di tale principio

Mediazione - Mancata iscrizione all'albo - Violazione di previsione di legge qualificabile come d'ordine pubblico - Esclusione - Limitazione contraria alla libera circolazione dei servizi - Violazione del Trattato della Comunità europea - Parziale recepimento della direttiva 2006/123/CE che ha disposto la liberalizzazione dei servizi nel mercato interno

Arbitrato - Decisione - Omesso rilievo di una eventuale causa di nullità del contratto oggetto di statuizione - Contrarietà all'ordine pubblico - Esclusione
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Dalla impossibilità di dedurre errores in iudicando delle impugnative di lodi arbitrali proposte successivamente alla riforma è possibile coerentemente desumere che è solo il "contenuto concreto" dell'accordo che può determinare la contrarietà dello stesso all'ordine pubblico e non già la violazione della normativa applicata dagli arbitri al rapporto controverso, ove questa non si sia trasfusa in un dispositivo ex se lesivo di tale principio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
 
La mancata iscrizione all'albo dei mediatori non rientra nel novero dei mala in sé, contrari alle regole fondamentali dell'ordinamento, bensì dei mala quia prohibita, conseguenti a previsioni di legge non qualificabili come d'ordine pubblico, bensì inerenti a profili organizzativi della professione di mediatore. In ogni caso, la mancata iscrizione all'albo dei mediatori non solo non si configura come una nullità declinabile in termini di contrarietà all'ordine pubblico, anzi siffatta limitazione potrebbe giustificare la disapplicazione della norma interna in quanto in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi che costituisce uno dei principi cardine su cui si fonda l'Unione europea, in quanto previsto dagli articoli 49  - 55 del Trattato della Comunità europea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è possibile affermare che una decisione arbitrale sia contraria all'ordine pubblico laddove abbia omesso di rilevare un'eventuale causa di nullità del contratto su cui ha statuito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 20 Maggio 2015.


Arbitrato - Nullità per mancata pronunzia del lodo nel termine stabilito - Istanza di decadenza di cui all'articolo 821 c.p.c. - Effetti.

Arbitrato - Nullità per mancata pronunzia del lodo nel termine stabilito - Sanatoria di cui all'articolo 829, comma due, c.p.c. - Esclusione.
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In tema di nullità del lodo per mancata pronuncia nel termine stabilito, la locuzione "salvo il disposto dell'articolo 821 c.p.c." contenuta nell'articolo 829, comma 1, n. 6 c.p.c. deve essere interpretata nel senso che in assenza di una istanza di decadenza presentata ai sensi dell'articolo 821 c.p.c. in data antecedente al deposito del lodo, il deposito del lodo preclude ogni eccezione di tardività, anche se sollevata in un precedente atto difensivo successivo al compiersi della nullità medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La sanatoria prevista dall'articolo 829, comma 2, c.p.c. non può essere ritenuta un mezzo idoneo allo scopo di sanare la violazione del termine per il deposito del lodo, in quanto, se così fosse, gli arbitri potrebbero teoricamente non depositare mai il lodo e ciò nonostante sia stata presentata istanza di decadenza ai sensi dell'articolo 821 c.p.c. Una tale conclusione lascerebbe totalmente priva di tutela la parte che abbia presentato istanza di decadenza ed integrerebbe, altresì, la violazione del principio della ragionevole durata del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 07 Novembre 2012.


Arbitrato - Rinuncia preventiva alle impugnazione del lodo per errores in judicando - Fattispecie - Esclusione della impugnabilità del lodo..
Come è noto, secondo una consolidata giurisprudenza, la rinuncia preventiva alla impugnazione del lodo per errores in judicando non richiede formule sacramentali, posto che, nella pratica, si ravvisa rinunzia ogni qualvolta le parti dichiarino nel compromesso che il giudizio arbitrale dovrà essere insindacabile, ovvero quando autorizzino gli arbitri a decidere secondo equità. Si deve tuttavia ritenere che la locuzione “Il lodo arbitrale sarà definitivo e vincolante” non possa che essere interpretata nel senso che le parti abbiano inteso escludere la impugnabilità del lodo, secondo il dettato dell’art. 829, comma 2, c.p.c. nella previgente formulazione. A tal fine non sarebbe stata certo sufficiente la sola attribuzione della efficacia “vincolante” al decisum, ma la successiva e concorrente previsione della sua “definitività” non consente altra utile e coerente interpretazione della volontà espressa dalle parti, se non quella di affermarne la “stabilità” e di renderlo impermeabile ad eventuali impugnazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Novembre 2012.


Arbitrato - Contraddittorietà delle disposizioni - Presupposti - Contrasto fra le varie parti del dispositivo - Contraddittorietà della motivazione - Distinzione - Impossibilità di comprendere la ratio decidendi per sostanziale inesistenza della motivazione..
Il vizio previsto dall’art. 829, comma 1, n. 4 c.p.c., avente ad oggetto la “contraddittorietà delle disposizioni”, ricorre solo allorchè vi sia contrasto fra le varie parti del dispositivo del lodo, a tal punto inconciliabili da rendere la pronuncia ineseguibile. Per quanto concerne, invece, la contraddittorietà della motivazione, un consolidato orientamento giurisprudenziale afferma che essa può determinare la nullità del lodo soltanto ove si traduca nella impossibilità di comprendere la ratio decidendi per sostanziale inesistenza della motivazione ai sensi dell’art. 829 n. 5. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Novembre 2012.


Arbitrato - Violazione del principio del contraddittorio - Privazione della facoltà di difesa e di contraddire sulle reciproche domande - Ammissione di CTU e di prova testimoniale - Esclusione..
La violazione del principio del contraddittorio si configura allorchè le parti vengano private della facoltà di difesa e, dunque,  di utilmente contraddire sulle reciproche domande. Va tuttavia precisato che la garanzia della effettiva attuazione del principio del contraddittorio non contempla la necessità dell’ammissione di una prova testimoniale richiesta o della formulazione di uno specifico quesito al CTU, in quanto il giudizio preventivo sulla ammissibilità e sulla rilevanza delle prove, ispirato ad esigenze di razionalità e di economia processuale, appartiene alla discrezionalità del Giudice. E così pure appartiene alla discrezionalità del Giudicante il potere di avvalersi dell’ausilio d tecnici e di formulare i quesiti orientando l’indagine sui punti ritenuti rilevanti ai fini della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Novembre 2012.


Arbitrato - Impugnazioni - Modifica dell'articolo 829 c.p.c. introdotta dal decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 - Questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 829 c.p.c., con riferimento agli articoli 2, 24 e 102 Costituzione - Manifesta infondatezza..
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 829 c.p.c., con riferimento agli articoli 2, 24 e 102 della costituzione, nella parte in cui, a seguito della riforma introdotta dal decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, non consente l'impugnazione del lodo per violazione delle regole di diritto ove le parti non abbiano esplicitamente previsto tale facoltà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La “nuova” regola introdotta dal legislatore del 2006 di escludere, in via generale, l’impugnabilità del lodo arbitrale per error in iudicando (restano, ovviamente, salvi i rimedi per error in procedendo, così come quelli tipizzati al primo comma dell’art. 829 cod. proc. civ.), rappresenta un punto di equilibrio fra: a) la valorizzazione dell’autonomia privata, poiché si stabilisce che spetti alla libera scelta dei contraenti se rendere impugnabile, o meno, il lodo per tale tipo di vizio; b) l’irrobustimento della reciproca fiducia fra le parti, poiché si prevede che i contraenti, almeno “di norma”, confidino nella giustezza e nella correttezza del lodo, tanto da escludere la sua impugnabilità; c) l’introduzione di elementi di deflazione del carico giudiziario civile; d) la salvaguardia di un accertamento giurisdizionale della nullità del lodo esteso anche agli errori di diritto (con eventuale, conseguente, giudizio rescissorio) attraverso la pattuizione ad hoc. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La scelta del legislatore del 2006 di consentire l'impugnazione del lodo arbitrale per errore di diritto esclusivamente nei casi in cui tale possibilità sia stata espressamente prevista dalle parti, non lede il principio dell'autonomia privata enunciato dall'articolo 41 della Costituzione, ma si colloca in un giusto equilibrio tra l'interesse dello Stato a garantire che sia sempre assicurato un livello essenziale di tutela dei diritti dei consociati, qualora questi decidano di ricorrere alla giustizia privata, e l'interesse ad evitare che le parti vengano messe in una troppo agevole condizione di ricorrere all'arma dell'impugnativa di nullità incrementando il contenzioso civile di cause ulteriori provenienti dal settore arbitrale. La facoltà per le parti di impugnare il lodo per violazione delle norme di diritto purché lo dispongano espressamente esclude in radice una violazione del principio di autonomia privata e rafforza quello della certezza del diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non lede il legittimo affidamento delle parti contraenti nella certezza del diritto la disposizione a carattere transitorio contenuta nel decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, nella parte in cui prevede l'applicazione della nuova disciplina (la quale, modificando l'articolo 829 c.p.c., consente l'impugnativa del lodo per errori di diritto solo nel caso in cui le parti abbiano espressamente previsto tale facoltà) ai procedimenti arbitrali instaurati successivamente alla sua entrata in vigore anche nell'ipotesi in cui il lodo sia stato stipulato in data anteriore. La citata disposizione normativa non impedisce, infatti, alle parti di modificare le proprie pattuizioni al fine di mantenere immutata detta facoltà di impugnazione anche nella vigenza della nuova normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 18 Aprile 2012.


Arbitrato - Natura privatistica - Sussistenza - Estraneità alla giurisdizione - Conseguenze - Disciplina della procura "ad litem" prevista dal codice di rito civile - Estensione automatica al procedimento arbitrale - Esclusione - Introduzione del giudizio arbitrale tramite lettera raccomandata - Validità - Condizioni - Fattispecie..
In considerazione della natura privatistica dell'arbitrato - che rinviene il suo fondamento nel potere delle parti di disporre liberamente dei propri diritti e che, perciò, non è riconducibile alla giurisdizione - deve ritenersi che la disciplina della procura "ad litem" contenuta nel codice di rito civile non sia estensibile automaticamente al procedimento arbitrale, salvo diversa volontà delle parti espressamente manifestata nell'atto di conferimento del potere agli arbitri; ne consegue che, ove manchi tale esplicito richiamo, l'atto introduttivo del giudizio arbitrale può essere effettuato, in conformità a quanto previsto nell'apposita clausola compromissoria, anche tramite lettera raccomandata proveniente dall'avvocato di una delle parti sfornito di procura alle liti. (Principio enunciato in riferimento ad una fattispecie regolata, "ratione temporis", dalla legge 5 gennaio 1994, n. 25, di riforma dell'arbitrato, prima che sulla materia intervenisse la successiva riforma di cui agli artt. 20-25 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40). Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2011, n. 9839.